Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

29 maggio, 2011

L'Esterichia Coli enteroemorragico mette in ginocchio il mercato europeo di cetrioli: 10 vittime e 270 casi accertati in Germania...

0 commenti
Defragra dalla Germania il caso europeo dei cetrioli killer, in quanto potenzialmente contaminati da un batterio in grado di causare una grave forma di emorragia enterica. Secondo le più recenti stime, ad oggi le vittime tedesche, causate dalla vendita al dettaglio di una partita contaminata, sarebbero salite a dieci, con circa 300 casi accertati. Il domenicale svizzero "Der Sonntag" cita oggi due nuovi casi nella Confederazione elvetica, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo (Ecdc) ha riferito di altri 25 casi sospetti in Svezia, sette in Danimarca, tre in Gran Bretagna, due in Austria e uno in Olanda.

Non è ancora chiara l'origine dell'infezione, dato che fino adesso il batterio tendeva a colonizzare gli ortaggi senza però arrivare ad una carica batterica e ad una virulenza tali da causare problemi nel consumo a crudo di tali cibi; per sicurezza, le autorità sanitarie tedesche sconsigliano per ora anche il consumo di pomodori e insalata crudi, soprattutto se prodotti in Germania settentrionale. I primi sospetti in verità si erano puntati sulla Spagna dopo il ritrovamento del batterio in cetrioli prodotti in Andalusia. La contaminazione però sarebbe potuta avvenire durante il percorso di distribuzione. Questi cetrioli sono distribuiti anche in Danimarca ad esempio, ma la Commissione Europea fa sapere che sono analizzati in queste ore anche cetrioli olandesi e danesi. "I tedeschi hanno fatto sapere che i cetrioli sono stati distribuiti anche in Ungheria, Austria e Lussemburgo", ha detto il portavoce dell'autorità sanitaria ceca, Michal Spacil.

Le autorità tedesche hanno avvertito oggi che "fino a quando gli esperti in Germania e in Spagna non saranno capaci di identificare con certezza l'origine dell'agente patogeno, l'allarme generale resterà in vigore", ha dichiarato il ministro tedesco per l'Alimentazione, l'Agricoltura e la tutela dei consumatori, Ilse Aiger, in un'intervista al quotidiano domenicale Bild am Sonntag. "Le autorità competenti stanno facendo tutto quanto è in loro potere per chiarire questa vicenda, sul piano nazionale e internazionale", ha aggiunto.

Il Codacons italiano ha intanto chiesto alle autorità sanitaria italiane "misure urgenti" per bloccare le importazioni di cetrioli da tutta l'Europa, a tutela della salute in relazione all'infezione causata dal batterio.

"Il ministero della Salute e gli altri organi competenti devono bloccare immediatamente le importazioni di cetrioli e cetriolini provenienti da tutta Europa", afferma in una nota il presidente Codacons, Carlo Rienzi. È anche indispensabile, prosegue la nota, "effettuare controlli stringenti su tutta l'ortofrutta diretta in Italia e proveniente dalla Spagna e dall'Olanda. Queste misure - secondo Rienzi - sono necessarie per evitare il diffondersi del pericoloso batterio anche nel nostro Paese". L'associazione invita infine "i cittadini a verificare con attenzione la provenienza degli alimenti, obbligatoria su tutte le etichette di frutta e verdura".

Escherichia coli (abbreviato solitamente con E. coli) è la specie più nota del genere Escherichia: al suo interno si distinguono almeno 171 sierotipi caratterizzati da diverse combinazioni degli antigeni O,H,K,F. È una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino  di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo), sono necessari per la digestione corretta del cibo. Nelle acque destinate al consumo umano, nelle acque di piscina, nelle acque adibite alla balneazione, ma anche in altri tipi di prodotti come alimenti e cosmetici, è prescritta l’assenza obbligatoria di Escherichia coli in relazione al suo ruolo di indicatore primario di contaminazione fecale. La mancata rispondenza al valore parametrico stabilito costituisce una non conformità del prodotto. I ceppi di E. coli enteroemorragico sono i principali responsabili di malattia nei paesi industrializzati. Si calcola che questi batteri causino circa 73.000 infezione e quasi 600 morti ogni anno negli USA. Circa 50 sierotipi causano malattia; tuttavia il sierogruppo principalmente responsabile è O157:H7. L'ingestione di meno di 100 bacilli può causare la malattia; questa è stata associata al consumo di carne di manzo non ben cotta, di latte non pastorizzato, di succhi di frutta contaminati e di verdura cruda.

La malattia si manifesta a carico dell'intestino crasso dopo un periodo di incubazione di 3-4 giorni durante i quali inizia a comparire una diarrea non sanguinolenta. Circa al terzo giorno compaiono forti dolori addominali accompagnati da diarrea sanguinolenta. I ceppi EHEC sono in grado di promuovere un'istopatologia A/E (vedi EPEC) e di secernere la tossina Stx-1 (identica alla tossina di Shigella) insieme alla tossina Stx-2 (60% di analogia alla tossina di Shigella). Entrambe le tossine sono codificate da fagi lisogeni e hanno una subunità A e cinque subunità B, in grado di legarsi al globotriaosilceramide o Gb3. Il legame con questo recettore promuove l'internalizzazione della subunità A nell'enterocita; questa è in grado di legarsi al frammento di RNA ribosomiale 28s, bloccano la sintesi proteica. La distruzione degli enterociti, accompagnata da una diminuzione della capacità di assorbimento, comporta la presenza di una diarrea molto liquida e sanguinolenta.
La produzione di Stx-2 si associa spesso (nel 10% dei ragazzi con diarrea da EHEC) alla sindrome uremico-emolitica (HUS), caratterizzata da insufficienza renale acuta, trombocitopenia, anemia emolitica e microangiopatia. Infatti Stx-2 è in grado di legarsi con maggior affinità al Gb3 espresso dalle cellule renali, provocandone la distruzione. Inoltre le tossine Stx sono in grado di stimolare la produzione di TNF-α e interleuchina-6 che, oltre a sostenere il quadro infiammatorio, promuovono l'esposizione di Gb3. E. coli O157:H7, al contrario degli altri sierotipi, non fermenta il sorbitolo; questo permette l'identificazione nei terreni agar Mac Conkey contenenti sorbitolo (si valutano le colonie che mancano dell'attività fermentativa. Tuttavia l'esame colturale deve essere affiancato dall'identificazione delle tossine mediante test immunoenzimatici commerciali.

FONTI:
www.tmnews.it

www.wikipedia.org
Leggi tutto...

L'Unione Europea bandisce per motivi "preventivi" il WiFi dalle scuole...

0 commenti
Mentre in Italia il ministro Brunetta promuove il WiFi nelle scuole, il Consiglio Europeo ha redatto un documento nel quale viene consigliato il ban delle connessioni wireless dagli edifici scolastici, non solo questo, ma anche il divieto di utilizzare telefonini ed ogni altra forma di connessione senza fili. Non ci sono prove scientifiche che mettano in relazione l'esposizione ai campi elettromagnetici con l'insorgere di malattie quali cancro, leucemie ed altri disturbi, ma esiste uno studio che parla della sindrome da intolleranza elettromagnetica, che viene riconosciuta come una malattia a tutti gli effetti in Svezia. Secondo lo studio, questa sindrome potrebbe essere collegata a malattie come cancro e Alzheimer, anche se al momento mancano prove evidenti.

Su queste considerazione, il Consiglio Europeo ha deciso di redigere il documento con lo scopo cautelativo di proteggere i ragazzi in fase di crescita, la categoria di persone più sensibili a fattori esterni come appunto le radiazioni.

Sebbene non ci siano conferme scientifiche, infatti, il Consiglio ritiene che sia meglio prevenire anzichè ripetere quanto accaduto in passato con sostanze come il tabacco, il cui collegamento con il cancro è stato accertato soltanto dopo costosi studi e, soprattutto, dopo che milioni di persone si sono ammalate dopo averne abusato.


FONTE: www.dreambox.it
Leggi tutto...

22 maggio, 2011

Novak "Nole" Djokovic, dalla celiachia al primo posto del ranking tennistico

0 commenti
C’è un piccolo segreto nella carriera di Novak Djokovic, 23enne di Belgrado, numero uno in pectore del tennis mondiale. Prima di battere Rafa Nadal quattro volte di fila a Indian Wells, Miami, Madrid e Roma e prima d’incantare il mondo con un tennis d’intensità inaudita, ha vinto il match più importante della sua carriera a tavola. Contro l’intolleranza al glutine. Da qui è partita la scalata al trono della racchetta che potrebbe concretizzarsi proprio al Roland Garros di Parigi.

La nuova vita del campione serbo comincia nei quarti di finale degli Australian Open del 2010 dove gioca contro il francese Tsonga. Sopra due set a uno, è stroncato dai dolori di stomaco. Esce dal campo per andare a vomitare in bagno. Torna e le forze l’hanno ormai abbandonato. Perde malamente al quinto. Quel giorno Nole, come viene comunemente chiamato, capisce che c’è qualcosa da aggiustare nel proprio fisico. E’ numero tre del ranking: il braccio non si discute, figurarsi il talento. Serve però più potenza e resistenza per combattere ad armi pari con Federer e soprattutto Nadal. Individua il problema (celiachia) e chiama accanto a se un nutrizionista, Igor Cetojevic. Che cancella pane e pasta tradizionali e prepara una dieta tutta integrale dove soia e pollo al vapore sono elementi indispensabili (insieme ai carboidrati sostituitivi n.d.r.). Insieme al sushi. Pianificando la logistica di ogni torneo ancor oggi la maggiore preoccupazione del suo staff è proprio quella di trovare un hotel con la cucina attrezzata per pasti in linea con la sua dieta.

E’ stato così anche a Roma. L’alimentazione è il primo tassello dell’ascesa sul quale Djokovic mette poi una mole di lavoro impressionante che lo porta a costruire dal dicembre 2010 al maggio di quest’anno una striscia di trentanove successi consecutivi su tre superfici diverse. Oggi non ce n’è per nessuno, Nadal compreso. Più vince e più si rafforza la sua convinzione di essere il migliore. La sfida al vertice con lo spagnolo la sta dominando non solo agonisticamente ma con la testa. Rafa ha dimostrato di soffrirlo, i tifosi anche al Foro Italico hanno cominciato a passare dalla sua parte. Piace quella determinazione feroce accompagnata da un po’ di spavalderia. Sembra un condottiero invincibile che brandisce la parola magica del suo Paese, inat. Significato: una cosa si può fare in modo tradizionale, oppure in un altro. Nole, come i serbi, sceglie la seconda opzione per dare qualcosa in più.


AUTORE: Gianni Valenti
FONTE: http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Tennis/17-05-2011/vero-segreto-novak-801231928844.shtml
Leggi tutto...

06 maggio, 2011

Effetto Gelmini: niente posti regionali aggiuntivi in Sicilia per gli specializzandi in Medicina...

1 commenti
Cinque milioni di euro in meno rispetto allo scorso anno per finanziare i posti regionali dedicati agli specializzandi in sicilia. E' questo in sintesi l'effetto principale che la politica regionale ha messo in atto in risposta alle norme della Riforma Gelmini. Risultato: la gran parte dei soldi verranno investiti per garantire il pagamento degli stipendi dei specializzandi già assunti, tagliando nettamente il finanziamento per i posti regionali aggiuntivi per chi invece vorrebbe entrare quest'anno, con il risultato che verranno garantiti solo i posti minimi per settore con ovviamente una competizione tale da poter creare alterazioni ben immaginabili. A nulla sono valsi i tentativi attuati dai comitati esistenti di proteggere il proprio futuro: niente soldi, niente posti, niente lavoro, per quest'anno e fino a quando non verranno pagati i debiti pubblici (quindi da qui all'eternità). Di seguito il comunicato SISM in cui si descrive brevemente la situazione:

--------------------------------------
Cari colleghi, purtroppo le notizie che ci sono giunte nelle ultime ore sono a dir poco sconfortanti. Apprendiamo, infatti, che oltre alla mancata approvazione in sede di Legge Finanziaria dell'auspicato "Piano di rientro", in sede di Bilancio, non sarebbe stato implementato il Capitolo di spesa relativo ai posti aggiuntivi regionali con i 3 milioni di euro approvati tanto in Commissione Sanità quanto in Commissione Bilancio. La dotazione attuale, pertanto, per il corrente anno accademico risulterebbe pari a circa 18.4 milioni di euro a fronte dei circa 23 stanziati nello scorso anno. Ricordiamo per inciso che i fondi in questione servono per la maggior parte a coprire gli stipendi dei colleghi iscritti tra il 2 ed il 6 anno di corso, mentre la  parte residua sarebbe disponibile in linea teorica a finanziare i contratti aggiuntivi per il corrente anno accademico 2010/2011. Ci ritroviamo quindi di fronte alla peggiore delle ipotesi avanzata. In data odierna, pertanto, le Università alla luce degli ulteriori tagli al capitolo del bilancio rispetto allo scorso anno, pari a circa 5 milioni di euro, si sono dichiarate indisponibili, come del resto ampiamente preannunciato, a mettere a concorso per il corrente anno accademico posti aggiuntivi regionali, chiedendo alla Regione, in mancanza di chiarimenti e provvedimenti formali, di utilizzare le esigue somme disponibili quale parziale anticipazione per ammortizzare parte del debito residuo pari a circa 20 milioni di euro (vedasi allegata nota della Conferenza dei Rettori Siciliani a firma del Prof Lagalla). In data odierna, a seguito di tale notizia sconfortante, abbiamo provveduto a contattare il Gabinetto dell'Assessore Regionale della Sanità per chiedere spiegazioni e ci è stato risposto che cercheranno di fare una mediazione politica coi Rettori per cercare quanto meno di convincerli a mettere a concorso parte dei posti finanziabili. Nel dichiararci profondamente delusi per la situazione spiacevole che si è venuta a creare, vi rimandiamo ad eventuali prossimi aggiornamenti in caso di ulteriori evoluzioni della vicenda. 

Fonte: Il Comitato aspiranti specializzandi Catania, Messina, Palermo. Le sedi SIGM Catania, Messina, Palermo e Reggio Calabria.
Leggi tutto...

03 maggio, 2011

Test di ingresso: si parte il 5 settembre, si prospettano novità sulle domande di logica e sui punteggi

0 commenti
L'annuncio del ministero dell'Istruzione per le facoltà universitarie a numero programmato. Per modalità e contenuti si annuncia un decreto, mentre si ipotizzano modifiche in una parte delle domande del "quizzone"
Parte il 5 settembre la lotteria dei test di ammissione alle facoltà a numero programmato a livello nazionale. Il sito del Miur (il ministero dell'Istruzione, Università e della Ricerca) annuncia che "il decreto con cui saranno definiti le modalità ed i contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale per l'anno accademico 2011/2012 è in corso di perfezionamento", ma "al fine di offrire anticipata informativa agli studenti interessati e consentire agli Atenei di provvedere adeguatamente alla pianificazione degli aspetti organizzativi legati alle prove concorsuali sia livello nazionale che a livello locale, si anticipano le date di effettuazione delle prove".

Per accedere alle facoltà di Medicina e chirurgia, in lingua italiana, e Odontoiatria e protesi dentaria, gli studenti dovranno cimentarsi nel consueto test a risposta multipla lunedì 5 settembre 2011. Il giorno dopo, martedì 6 settembre, sarà la volta degli aspiranti veterinari e mercoledì 7 settembre toccherà a coloro che intendono iscriversi alla facoltà di Architettura. La batteria di test, si chiude giovedì 8 settembre con la selezione per accedere alle Professioni sanitarie: ostetrici, infermieri, logopedisti, solo per citarne alcune.

Per conoscere il numero dei posti che i 500 mila studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori dovranno contendersi ateneo per ateneo occorrerà aspettare gli appositi decreti che il ministro, Mariastella Gelmini, emanerà nelle prossime settimane. Ma come avviene ormai da anni lo scoglio più difficile da superare sarà quello per diventare medico. L'anno scorso, i posti messi a disposizione furono 8.755. Anche la selezione per le professioni sanitarie è piuttosto rigida, ma i posti disponibili sono parecchi di più: l'anno scorso superarono i 28 mila.

Ma con quali regole gli studenti italiani si contenderanno a settembre i posti? Poco più di un mese fa, la Gelmini ha annunciato di volere, già da quest'anno, rivedere il meccanismo di accesso alle facoltà a numero chiuso. E per modificare in meglio la lotteria dei test ha avviato un tavolo tecnico che sta lavorando in tal senso. L'idea sarebbe quella di consentire agli studenti di concorrere per l'eccesso a più di un ateneo e/o di far valere lo stesso test di accesso per due facoltà: Odontoiatria e Medicina. E la stessa data  -  il 5 settembre 2011  -  fissata per entrambe le facoltà fa pensare che questa novità verrà introdotta già quest'anno.

E' allo studio anche la possibilità di sostituire nel quizzone parte delle domande di cultura generale con quesiti di natura logico-deduttiva che esaltino, spiega il ministro, le capacità di analisi e di ragionamento dei candidati. Quella dei test di ammissione si è rivelata una vera e propria lotteria perché, negli anni passati, uno studente escluso in un ateneo con un punteggio sarebbe stato idoneo in un altro ateneo. Ma per realizzare queste novità occorre fare in fretta. Intanto, il business dei corsi di preparazione alle selezioni universitarie è già partito. Per prepararsi con cura si possono spendere anche 5 mila euro

Fonte: Unime.eu
Leggi tutto...

02 maggio, 2011

Briciole di Medicina (16° Puntata) - Aterosclerosi e colesterolo, poche semplici regole per un controllo ottimale...

0 commenti
Gli eventi iniziali nella formazione dell'aterosclerosi (aterogenesi) vanno identificati nel danno dell'endotelio e nell'accumulo e successiva aggregazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL) nell'intima delle arterie, due eventi che si influenzano a vicenda. L'accumulo delle LDL è dovuto non solo all'aumento della permeabilità dell'endotelio funzionalmente o anatomicamente danneggiato, ma anche al loro legarsi ai costituenti della matrice extracellulare dell'intima; legame che aumenta il tempo di residenza in loco delle lipoproteine. I macrofagi  fagocitano le lipoproteine infiltrate ed ossidate nell'intima e si trasformano nelle cellule schiumose, che caratterizzano le strie lipidiche (fatty streaks). La secrezione di citochine e di fattori di crescita, principalmente di derivazione macrofagica, induce la migrazione delle cellule muscolari lisce dalla media nell'intima, dove proliferano, si differenziano nel fenotipo “sintetico” e sintetizzano matrice extracellulare, determinando la trasformazione delle fatty streak nelle lesioni avanzate. Alla crescita delle lesioni può contribuire l'adesione di piastrine all'intima denudata e il formarsi di trombi intramurali, conseguenti alla erosione/ulcerazione delle placche aterosclerotiche.

Il ruolo fondamentale nello sviluppo della reazione infiammatoria cronica dell'intima è svolto dalla ossidazione delle LDL, che restano intrappolate nella matrice extracellulare dello spazio subendoteliale. L'ossidazione delle LDL è dovuta ad enzimi e metaboliti ossidanti prodotti dalle cellule della parete arteriosa, soprattutto dai monociti-macrofagi reclutati nell'intima in conseguenza del danno endoteliale a varia eziologia. Inizialmente, si ha la perossidazione della componente lipidica delle LDL, che interferisce scarsamente sull'interazione delle LDL con il recettore ApoB-E (o LDL-R); tali MM-LDL (LDL minimamente ossidate) sono “cavalli di Troia” fisicamente simili alle LDL, ma con un carico di macromolecole bioattive, che viene introdotto nella cellula con la endocitosi delle MM-LDL.

Nelle fasi successive, si generano prodotti dei lipidi perossidati e prodotti aldeidici (malondialdeide, MDA; 4-idrossinonenale), che possono modificare covalentemente la componente proteica delle LDL; queste OX-LDL “sabotatori cellulari” non vengono più riconosciute da LDL-R, ma si legano agli "scavenger receptors" (SR: SR-A, CD36 e CD68). Poiché gli SR non sono soggetti a regolazione a feedback-negativo, le OX-LDL non solo introducono nelle cellule che le fagocitano macromolecole attive, ma in aggiunta causano l'accumulo intracellulare di esteri del colesterolo, responsabile della trasformazione in cellule schiumose o foam cells, caratteristiche del tessuto aterosclerotico.

L'interazione con i corrispondenti recettori LDL-R e SR (e la conseguente generazione di messaggeri intracellulari, in particolare i radicali liberi dell'ossigeno o ROS) e l'introduzione nella cellula di prodotti ossidati sono la base biochimica dell'azione patogena delle LDL. Le OX-LDL attivano nelle cellule (endotelio, macrofagi, cellule muscolari lisce), alcuni fattori di trascrizione (es. NF-κB), che inducono l'espressione di geni che codificano per molecole adesive, citochine e fattori di crescita e che danno l'avvio alla risposta infiammatoria.

Ad esempio, nell'endotelio, i geni per le molecole adesive ICAM-1, VCAM-1 e E selettina, per il fattore chemiotattico MCP-1 e per il Fattore Tessutale sono sotto il controllo del fattore di trascrizione redox-sensibile NF-κB. Kume N nel 1991 ha suggerito che le cellule endoteliali assorbono le OX-LDL attraverso una via recettoriale che non coinvolge gli scavenger receptors. Sawamura, T., N. Kume, e altri nel 1997 hanno identificato il primo recettore delle cellule endoteliali per le Ox-LDL, che è stato denominato LOX-1 (lectinlike Ox-LDL receptor-1).

Le manifestazioni cliniche dell'aterosclerosi compaiono in genere dopo i quaranta-cinquanta anni di età e sono dovute alla ischemia (riduzione del flusso ematico) nel letto vasale dipendente dall'arteria lesa. La riduzione del flusso dipende sia dal restringimento del lume arterioso in corrispondenza delle lesioni aterosclerotiche sia dalla presenza di meccanismi di compenso insufficienti. Il principale meccanismo di compenso è rappresentato dall'instaurarsi di circoli collaterali, che consentono al sangue di raggiungere i territori ipoirrorati attraverso i vasi adiacenti.

Le manifestazioni croniche sono conseguenti ad un restringimento stabile dell'arteria colpita, che rende il flusso ematico fisso, cioè incapace di aumentare quando le condizioni funzionali lo richiedono, come ad esempio durante gli sforzi fisici. Di conseguenza la sintomatologia, in particolare il dolore, tende ad essere assente a riposo e a presentarsi in occasione di esercizio fisico più o meno intenso, a seconda della gravità dell'ostruzione arteriosa e dell'efficienza dei circoli collaterali. Tipiche sindromi croniche sono: angina pectoris stabile, angina abdominis, claudicatio intermittens, nella quale il dolore insorge durante la deambulazione e scompare tipicamente dopo pochi minuti di riposo.

Obiettivi

Il colesterolo LDL deve essere considerato l’obiettivo primario della terapia e l’obiettivo terapeutico da raggiungere è rappresentato da valori inferiori a 100 mg/dl. (Livello della prova I, Forza della raccomandazione A) Nei diabetici con malattia cardiovascolare e fattori multipli di rischio cardiovascolare non correggibili, valori di colesterolo LDL inferiori a 70 mg/dl possono rappresentare un obiettivo terapeutico opzionale. (Livello della prova II, Forza della raccomandazione B) Ulteriore obiettivi della terapia sono il raggiungimento di valori di trigliceridi inferiori a 150 mg/dl e di colesterolo HDL inferiori a 40 mg/dl nell’uomo e inferiori a 50 mg/dl nella donna. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Il colesterolo non HDL può essere utilizzato come obiettivo secondario (30 mg in più rispetto ai valori di colesterolo LDL) in particolare nei diabetici con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Anche i valori di apoB (inferiori a 90 mg/dl o 80 mg/dl nei pazienti a rischio molto elevato) possono essere utilizzati come obiettivo secondario in particolare nei pazienti con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl tenendo, però, presente che ci sono dei costi aggiuntivi e che le metodiche di dosaggio non sono ancora uniformemente standardizzate. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione C). Il riso rosso fermentato è un validissimo aiuto, è un integratore, non un farmaco e vi riporto lo studio di: Francini-Pesenti Francesco, Brocadello Filippo. Unità Operativa di Nutrizione Clinica; Azienda Ospedaliera di Padova, che testimonia la sua validità, superiore alle statine farmacologiche. Il riso rosso fermentato è usato da secoli nella cucina tradizionale cinese per condimento dei cibi. La fermentazione del riso ad opera di un fungo, il Monascu purpureus, porta alla sintesi di pigmenti e di alcune statine (monacoline), la più rappresentata delle quali è la monacolina K o lovastatina.

I valori di colesterolo prescritti per i soggetti diabetici dall' ADA (the American Diabetes Association) sono:








si sta diffondendo però tra i medici la convinzione di ridurre i valori di controllo dell'LDL, almeno per i pazienti ad alto rischio di infarto, così Drs. Jan Breslow and Andy Plump, e molti altri medici, Dr. Nancy Bohannon and other diaTribe advisory board members including Dr. Satish Garg of the Barbara Davis Center for Childhood Diabetes in Denver e la US National Institutes of Health Adult Treatment Panel suggeriscono un valore di LDL inferiore a 70 mg/dL per le persone diabetiche.








come aumentare HDL

-non fumare
-perdere peso
-migliorare il controllo glicemico
-1 ora di attività fisica al giorno, almeno.
- alcol con moderazione, 1 o 2 bicchieri al giorno
-consumare alimenti ricchi in omega3 ( olio di pesce, noci, semi di lino)

come ridurre LDL

- impiego di statine (dietro ricetta medica)
- evitare cibi ricchi in grassi monoinsaturi ( pancetta, salsicce, cocco, tuorlo d'uovo, latte intero)
- evitare i grassi transgenici (e idrogenati) come margarina, ramen precotto ( per chi ama il giappone), cibi fritti, alcuni dolci.
- consumare alimenti ricchi di fibre solubili, legumi, frutta, cereali integrali, farina d'avena.

FONTI: www.wikipedia.it e www.farmaciamalcontenta.it e www.diatribe.us e www.diabetando.net

Leggi tutto...

23 aprile, 2011

Sempre più numerosi i medici stranieri impiegati in Italia: +30% negli ultimi 10 anni

0 commenti
È sempre più "global" la classe medica in Italia: negli ultimi dieci anni il numero di "camici bianchi" stranieri, fra medici e dentisti, è cresciuto del 30%, dai 10.900 del 2001 fino a sfiorare quota 15mila (14.737).

Sono i dati presentati sul sito del AMSI, "Associazione dei medici di origine straniera in Italia", presieduta dal palestinese Foad Aodi. Una progressiva globalizzazione della categoria sanitaria dunque che annovera arrivi da Paesi membri Ue, come Germania (oltre mille) e Grecia (864). E poi dalla Svizzera (868), dall’Iran (756), fino a singoli casi di medici della Jamaica, Taiwan, Gibuti, Nuova Zelanda, e altri.

Tutti nati all’estero, ma iscritti all’Ordine dei medici e degli odontoiatri italiani. «Nel giro di sette anni - stima il presidente Amsi Foad Aodi - il numero dei medici stranieri è destinato ad aumentare di un altro 40%. Un bene, vista la prevista carenza di camici bianchi nel nostro Paese». Nella geografia nazionale, dall’analisi del servizio studi previdenziali e documentazione dell’Enpam emerge che i quasi 15 mila medici stranieri lavorano principalmente al Nord. Si concentrano soprattutto in Lombardia (2.588), Veneto (1.425) Emilia Romagna (1.408) e Piemonte (1.019). Tanti anche gli iscritti agli ordini professionali del Lazio (2.303). I medici di origine straniera iscritti in Toscana sono invece 927, divisi a metà: 464 uomini e 463 donne. Le regioni `fanalino di coda´ per numero di camici bianchi nati all’estero sono Basilicata (71), Molise (63) e Valle D’Aosta (37). Curioso - per numero di residenti - il dato relativo al Trentino Alto Adige, dove esercitano ben 543 medici stranieri. Tanti se si prendono come parametro altre regioni. In Campania ad esempio - dove risiedono oltre 3 milioni di persone - i medici e i dentisti nati all’estero sono 677.

Gli ordini provinciali più poliglotti sono naturalmente nelle grandi città: Roma (2.038) e Milano (1.116) su tutte. Segue Torino con 647 professionisti iscritti. I professionisti stranieri, precisa ancora Amsi, sono soprattutto pediatri, medici di famiglia, ginecologi e specialisti che operano nell’area dell’emergenza. «Il 65-80% lavora nel privato» sottolinea Aodi perché, spiega, «senza la cittadinanza i medici extracomunitari non possono fare concorsi pubblici e questo ha impedito a molti di inserirsi veramente. Noi - conclude il presidente Aodi - siamo per un’immigrazione qualificata, e chiediamo che dopo cinque anni di lavoro legale in Italia si possa finalmente accedere ai concorsi pubblici, anche senza cittadinanza. A lavorare nel pubblico sono soprattutto gli stranieri arrivati negli anni `60, ´70 e `80 - provenienti soprattutto da Iran, Grecia, Palestina, Giordania - che si sono laureati e specializzati in Italia. E che in buona parte, nel frattempo, hanno ottenuto la cittadinanza».

FONTE: Il secolo XIX
Leggi tutto...

Lampade al neon non piacciono ai tedeschi: sarebbero cancerogene, secondo una recente ricerca...

0 commenti
Le lampadine a risparmio energetico hanno avuto negli ultimi anni una larghissima diffusione a livello commerciale, contribuendo a limitare il consumo di energia e il costo della bolletta in ogni casa. Tuttavia, probabilmente in un futuro non lontano, il modello attuale più comune di tali lampade dovrà essere accantonato e il loro uso complessivo ridimensionato, in tutto per ragioni di sicurezza.

Infatti in un articolo pubblicato su di una rivista tedesca si sottolineano gli aspetti di una recente ricerca in cui alcuni scienziati tedeschi avrebbero rilevato il come le lampade fluorescenti compatte (CFL) emettano gradualmente durante il loro riscaldamento sostanze chimiche cancerogene e tossiche, tra cui fenoli, naftalene, e stirene. Tali lampade dunque, sempre secondo quanto raccomandato nelle considerazioni del pool che ha condotto la ricerca, dovrebbero essere utilizzate "molto economicamente" e "non devono essere utilizzate in aree non ventilate e sicuramente non in prossimità della testa" in quanto ciò faciliterebbe l'inalazione delle particelle nocive.

Altri esperti britannici tuttavia rassicurano, dalle pagine del "Telegraph", in merito a tale allarme, precisando la vacuità dei risultati ottenuti nonchè la necessità di ulteriori ricerche e specificando il come la quantità di particelle effettivamente prodotte dalla lampada riscaldata sarebbe ben al di sotto dei livelli di tolleranza.

Fonte: Newser
Leggi tutto...

14 aprile, 2011

Diabete e il microinfusore: vantaggi e svantaggi della terapia di infusione continua sottocutanea

0 commenti
Il microinfusore è un dispositivo che consente l’infusione continua, 24 ore su 24, di insulina nel tessuto sottocutaneo favorendo il raggiungimento del miglior controllo glicemico possibile. Il microinfusore è in grado di somministrare insulina nel tessuto sottocutaneo in due modalità: 1) Infusione basale continua, cioè quella che serve a mantenere normali i valori della glicemia nel periodo di digiuno. 2) Bolo rapido. È un bolo insulinico regolato e attivato direttamente dalla persona in base alle esigenze del momento (pasto o valori glicemici troppo elevati).

Caratteristica peculiare dei microinfusori moderni è quella di infondere insulina in maniera continua con la possibilità di variare la velocità di infusione durante la giornata secondo le necessità dell’individuo, riproducendo così in modo più preciso la presenza fisiologica dell’ormone nel corpo che varia nell'arco della giornata.

Oggi esistono diversi modelli di microinfusori, ma tutti hanno ormai dimensioni così ridotte da poter essere portati a contatto con il corpo senza che si notino, più o meno come avviene per un qualsiasi telefono cellulare. I microinfusori più recenti sono dei piccoli computer, in grado di emettere segnali acustici in caso di problemi tecnici di funzionamento (per esempio occlusione del set di erogazione oppure batteria scarica). Il funzionamento è garantito da una batteria che consente un’autonomia variabile da due settimane a due mesi. Grazie all’azione di un motore interno e di un set d’infusione, l’insulina contenuta in un’apposita cartuccia viene iniettata nel tessuto sottocutaneo.

Il set di infusione si compone di un piccolo ago di plastica, la cannula, collocato sotto la cute assieme a un tubicino, anch’esso in materiale plastico. Ogni due-tre giorni il set deve essere sostituito per evitare infezioni. L’inserimento del set è facilitato dall’uso di un ago introduttore che viene poi successivamente rimosso.

Alcuni microinfusori, poi, possono essere integrati con sistemi di monitoraggio continuo della glicemia, per un controllo dei valori glicemici ancora più precisi.

Se il percorso addestrativo e l'impostazione dei parametri del micro viene fatta a dovere i suoi vantaggi rispetto la terepia multiiniettiva vengono sfruttati al meglio.

Elenco qui sotto i principali vantaggi e svantaggi



*********** VANTAGGI ****************


1) Meno buchi e maggior discrezione. Il micro è grande come un telefonino contiene una pompa e una fiala di insulina. Poi è collegato con un tubicino che si attacca ad un cerotto applicato sulla pelle che riene ferma una microcannula in teflon inserita sottocute. I comandi si possono dare sia sul micro stesso moppure tramite telecomando. Il cerotto cannula si cambia ogni 3 giorni

2) Diminuzioni ipo gravi: il micro infonde in modo continuo piccole quantità programmate per ora di insulina solo rapida. questa infusione "basale" sostituisce le lente. Ai pasti poi si erogano unità (dette boli) di rapida come con la penna con la differenza che basta premere un bottone. Non vi è quindi accavallamento di insulina lenta e rapida che determina ipo gravi

3) Migliore gestione dello sport potendi ridurre l'infusione basale prima e durante l'attività

4) Migliore gestione di stati di malattia , potendo aumentare l'infusione basale .

5) Migliore gestione di alimenti come la pizza complicati da gestire per la concomitanza di carboidrati e grassi. Con questi alimenti nei quali l'innalzamento glicemico è rallentato e prolungato normalmente con le penne servono 2 o più iniezioni di rapida differiti. Con il micro si può decidere di erogare parte del bolo subito e la restante diluita in un tot ore

6) Minore fabbisogno insulinico dia, il tipo di infusione si sola rapida e continua determina un numero di unità complessive dia generalmente già -20% rispetto la multiiniettiva


************* SVANTAGGI *****************

1) Accettazione di un'appendice permanentemente attaccata al corpo, con la dovuta attenzione necessaria per la gestione del tubicino (problema in futuro risolvibile con la commercializzazione dell'Ipod)

2) Scarsa praticità in talune situazioni del sistema pompa-tubo-cerotto/cannula (doccia, mare, sport acquatici)

3) Minor numero di sede di immissione di insulina (addome e, talvolta, gluteo)

4) Possibilità di sviluppo di segni cutanei antiestetici (macchie, microcicatrici, lipodistrofia) nell'area di utilizzo (soprattutto se non si effettua il cambio della cannula con un accurato procedimento di disinfettazione e nei tempi corretti)

5) Necessità di raggiungere una piena conoscenza per il controllo del proprio micro, con l'abituale uso del bloccatasti per impedire eventuali digitazioni involontarie

6) Necessità di porre grande attenzione alla manutenzione e alla protezione del proprio microinfusore, in quanto ha un costo molto elevato (n.b. solitamente coperto dalla propria ASL regionale, per cui la dotazione per il diabetico è gratuita)



*********** NOVITA' IN ARRIVO ****************************

Alcuni dei svantaggi di cui sopra potrebbero essere ridimensionati notevolmente dall'arrivo dei micro cerotti dove il tubo di collegamento tra cerotto/cannula e pompa non esiste.

Vi è un cerotto con cannula e sopra un guscio contenente fiala e pompa. Il tutto è controllato da un telecomando



******************** ATTENZIONE ************************

L'avviamento alla terpia insulinica in infusione continua sottocutanea deve avvenire con un processo graduale che prevede insegnamento di concetti basilari come:

- conta cho

- rapporti insulina/carboidrati ai pasti

- fattore di correzione

- durata e azione dell'insulina rapida utilizzata

- gestione dell'infusione basale

- gestione dei vari tipi di bolo

- utilizzo e comprensione del suggeritore bolo



Tale processo deve prevedere momenti di verifica del grado di apprendimento ed autonomia del paziente prima di lasciarlo a tu per tu con lo strumento.

Da parte dei medici inoltre particolare attenzione va dedicata all'impostazione della basale "su misura" ora per ora in base al fabbisogno insulinico del paziente

Se tutto ciò non avviane si assiste molto frequentemente a peggioramento del compensio e della glicata con l'aggravio di una minore praticità che dunque elevano il rischio di un ritorno alla multiiniettiva (drop-out).


Molto di frequente ahimè i micro vengono applicati senza insegnare concetti come la conta cho e/o con basali "piatte" (uguali per le 24h) o tarate non in base al reale misurato fabbisogno bensì sulla base dei fenomeni di "alba" e "tramonto" citati nelle letterature.

DIFFIDATE dunque di centri nei quali il micro viene consegnato frettolosamente al paziente per motivi diciamo "commerciali".



FONTE DELLA PARTE INTRODUTTIVA DI PRESENTAZIONE DEL MICROINFUSORE: Wikipedia
AUTORE DELLA PARTE DEL POST RELATIVA A VANTAGGI E SVANTAGGI: Biagio Barletta
FONTE ARTICOLO RELATIVO A VANTAGGI E SVANTAGGI: Nota su Profilo Facebook dell'autore
Leggi tutto...

07 aprile, 2011

Ricercatori calabresi scoprono un'anomalia genetica presente nel 10% delle pazienti con Diabete di tipo 2

0 commenti
Dalla ricerca sulle malattie rare nuova luce su una delle malattie metaboliche più diffuse nel mondo, il diabete mellito di tipo 2: il gruppo di ricerca dell'Università di Catanzaro "Magna Græcia" coordinato da Antonio Brunetti ha scoperto che in un diabetico su dieci è presente una sorta di "firma genetica" che aumenta di sedici volte il rischio di sviluppare questa malattia, che nel mondo colpisce 250 milioni di persone.

Pubblicato sulle pagine del Journal of American Medical Association (JAMA), lo studio è stato finanziato anche da Telethon e ha coinvolto quasi 9000 pazienti diabetici, di cui 4000 italiani. Da molti anni Brunetti studia la resistenza all'insulina, ovvero la ridotta risposta dei tessuti all'azione dell'ormone che controlla i livelli di zucchero nel sangue. Questo fenomeno, tipico delle persone affette da diabete di tipo 2, si riscontra in modo ancora più accentuato in alcuni individui affetti da rare malattie genetiche come la sindrome di insulino resistenza e acanthosis nigricans di tipo A, il leprecaunismo e la sindrome di Rabson-Mendenhall. "Queste forme rare si sono rivelate un ottimo modello sperimentale per lo studio del diabete" spiega Brunetti.
"Grazie al supporto di Telethon, nel 2005 abbiamo dimostrato come la resistenza all'insulina può dipendere da alterazioni nel gene HMGA1, che contiene le informazioni per una proteina che "accende" il gene per il recettore dell'insulina, la molecola che si affaccia fuori dalla cellula, cattura l'ormone, traduce il suo messaggio e lo trasmette all'interno della cellula".

Scoperta questa alterazione in 4 pazienti affetti da forme rare di insulino-resistenza, Brunetti e collaboratori si sono chiesti se questo difetto potesse essere riscontrato anche nella forma più comune della malattia, per la quale ancora oggi la causa non è ben nota. Per cercare una correlazione tra la malattia e difetti nel gene HMGA1, i ricercatori calabresi hanno quindi raccolto una casistica molto ampia di pazienti diabetici: 3278 pazienti italiani, 970 americani e 354 francesi, e oltre 4000 individui sani di controllo. Studiandone il patrimonio genetico, Brunetti e il suo gruppo hanno scoperto come circa il 10% delle persone affette da diabete di tipo 2 presenti varianti funzionali del gene HMGA1. "Questo risultato ha delle grandi ricadute nella pratica clinica" spiega il ricercatore. "Fino ad oggi non era mai stato individuato un fattore genetico con un'associazione così forte con la malattia. Innanzitutto la presenza di queste varianti potrà servire come indicatore precoce del diabete di tipo 2, specialmente negli individui con familiarità diabetica".

Ma non è tutto: anche la risposta ad eventuali terapie farmacologiche e la progressione della malattia con gli anni possono essere influenzate dalla presenza di questi determinanti genetici. "Questo lavoro è un ottimo esempio di come lo studio delle malattie rare possa avere ricadute molto più ampie e fare luce su patologie che colpiscono invece milioni di persone nel mondo. Il prossimo passo sarà andare a fondo dei meccanismi con cui difetti nel gene HMGA1 rendono l'organismo resistente all'azione dell'insulina, in modo da poter disegnare in futuro terapie specifiche per questo tipo di pazienti diabetici", conclude Brunetti.

FONTE: Molecularlab.it
Leggi tutto...

Il russare, il sonno e la prevenzione di patologie cardiache: l'importanza del dormir bene...

0 commenti
Sono stati necessari anni prima che, sulla base di numerose evidenze cliniche e strumentali (polisonnografia), si consolidasse, nella mentalità medica e della gente comune, l’idea che il russare non è soltanto un fastidioso e curioso rumore emesso da alcuni soggetti durante la respirazione nel sonno, bensì una condizione patologica. Il russare (o russamento) è un rumore provocato dalle vibrazioni del palato molle al passaggio di aria durante l’inspirazione. Il russamento è cioè espressione di una subostruzione delle vie aeree in sonno (ostruzione ipnogenica) e occorre principalmente nella fase dell’addormentamento e nel sonno lento profondo. Di fatto questo disturbo rappresenta il primo stadio della sindrome delle apnee morfeiche altrimenti detta "sleep apnea ostruttiva" e la precede spesso di molti anni.

E’ documentato che, per il sopraggiungere di vari fattori (tra i principali: l’età, l’aumento di peso, l’uso cronico di fumo e alcolici, patologie che provocano ostruzione a livello nasale o oro-faringeo), l’ostruzione ipnogenica solo parziale delle vie aeree responsabile del russamento, diviene completa e porta alla comparsa di apnee nel sonno, con relativo calo dell’ossigeno nel sangue. La comparsa delle apnee comporta inoltre una progressiva frammentazione del sonno; infatti alla fine di ogni apnea il soggetto ha un alleggerimento della profondità del sonno o addirittura un fugace risveglio.

Conseguentemente nel tempo il soggetto con sleep apnea ostruttiva sviluppa sonnolenza diurna, calo della capacità di concentrazione e della memoria. Si configura cosi’ il quadro clinico tipico dei pazienti sleep-apnoici caratterizzato da lunga storia di russamento, successiva sonnolenza eccessiva diurna , generalmente in soggetto di sesso maschile, di mezza età e in soprappeso corporeo.

La prevalenza della sleep apnea ostruttiva nella popolazione generale è del 4% negli uomini e del 2% nelle donne. Nelle donne il disturbo si riscontra soprattutto dopo la menopausa. La sleep apnea ostruttiva e’ tipicamente una patologia della mezza eta’ ma puo’ colpire anche soggetti in età infantile, in particolare soggetti con ipertrofia adeno-tonsillare. Varie evidenze cliniche, epidemiologiche e strumentali hanno chiaramente documentato che il russamento di per sè e ancor più la sleep apnea rappresentano un fattore di rischio per la salute cardio-cerebro-vascolare, indipendentemente dal fatto di essere spesso in associazione con altri noti fattori di rischio vascolare, quali il soprappeso corporeo, l’età, il diabete, il fumo e l’alcol.

I soggetti sleep apnoici sono più frequentemente ipertesi. Inizialmente il primo segno è subdolo e questi soggetti presentano valori pressori nei limiti della norma di giorno ma hanno valori alterati di notte (di notte la pressione dovrebbe normalmente avere valori più bassi rispetto a quelli diurni e invece in questi soggetti ciò non si verifica),. Successivamente i valori pressori aumentano anche nelle ore diurne. I pazienti con sleep apnea hanno una più alta incidenza di cardiopatie ischemiche e ictus cerebrale.

Spesso a complicare il quadro interviene il fatto che una lesione vascolare cerebrale può a sua volta essere causa ex novo di una sleep apnea o peggiorare una sleep apnea pre-esistente. I meccanismi attraverso cui la sleep apnea nuoce al sistema cardiocircolatorio sono molteplici e non ancora tutti chiariti. Sia per l’aumento della pressione intratoracica negativa con aumento del ritorno venoso sia per la vasocostrizione provocata dall’ipossiemia, la sleep apnea comporta aumento della pressione sia a livello del circolo polmonare sia a livello sistemico. Nella sleep apnea possono generarsi, verosimilmente in relazione a un maggior tono del simpatico, aritmie cardiache di varia gravità (extrasistolia sopraventricolare e ventricolare, flutter, fibrillazione atriale etc…).

Sono inoltre segnalati in questi pazienti aumento della viscosità ematica, aumento della proteina C reattiva e della resistenza all’insulina, tutti fattori che entrano nella fisiopatologia del danno vascolare. Non esiste, a tutt’oggi, una terapia farmacologica efficace per la sleep apnea ostruttiva. L’intervento curativo è multidisciplinare. Un ruolo importante ha il calo ponderale tramite dieta e la correzione di eventuali patologie di pertinenza otorinolaringologica (deviazione del setto nasale,ipertrofia dei turbinati, ipertrofia adeno-tonsillare, ipertrofia palato molle e ugola). In molti casi il trattamento può risolversi nell’applicazione, di notte, di un ventilatore a pressione positiva che “pompa” l’aria attraverso una mascherina nasale e/o buccale e forza così’ il flusso aereo senza far occorrere le apnee.




a cura del dott. Cesare Arezzo Specialista in Fisiopatologia Respiratoria
Centro per la Diagnosi e Terapia dei Disturbi Respiratori Sonno Correlati
Fisiopatologia Respiratoria - Ospedale "San Paolo" di Bari

Ulteriori info su: www.cesarearezzo.it

Leggi tutto...

DEFEND-1: un progetto internazionale sull'uso dello Otelixizumab per ostacolare l'emersione del diabete mellito

1 commenti
Sconfiggere il diabete mellito di tipo 1 senza ricorrere al trapianto: è l’obiettivo del progetto internazionale Defend-1, di cui l’Università Campus Bio-Medico di Roma è centro di coordinamento italiano. Questa patologia autoimmune, che distrugge le cellule del pancreas produttrici di insulina, fa registrare ogni anno nel nostro Paese circa 3mila nuovi casi nella fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Proprio i malati di diabete di tipo 1 neo-diagnosticati e di età superiore ai 18 anni sono i soggetti cui è interessato lo studio, il primo controllato, internazionale e di ampia portata che preveda l’utilizzo dell’otelixizumab, un anticorpo monoclonale, cioè a bersaglio specifico, in grado di regolare i linfociti responsabili dell’attacco alle cellule che producono l’insulina.

Il Laboratorio di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Campus Bio-Medico di Roma, diretto dal Professor Paolo Pozzilli, ha reclutato il primo paziente in Italia e opererà in collaborazione con altri centri di ricerca universitari e ospedalieri italiani.

Tra questi: l’Università ‘Sapienza’, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, gli Ospedali Pertini e San Camillo (a Roma), il Polo Pontino della Sapienza (a Latina), l’Ospedale San Raffaele di Milano e le Università di Bari e di Palermo.

La partecipazione al progetto Defend-1 da parte di università e ospedali dislocati su tutto il territorio nazionale consentirà ai potenziali candidati un accesso più facile a questa terapia innovativa.

“Il diabete di tipo 1 – spiega Pozzilli – genera, come per le allergie, una risposta iperreattiva dell’organismo umano: in soggetti predisposti geneticamente, alcuni linfociti e autoanticorpi distruggono le beta-cellule, produttrici di insulina. Il protocollo che oggi portiamo a livello di trials clinici, verificherà il funzionamento di speciali cellule immunitarie regolatrici, prodotte dall’organismo stesso grazie all’otelixizumab. Questa terapia dovrebbe colpire e neutralizzare i linfociti alterati, preservando le beta-cellule sane ancora presenti nei pazienti neo-diagnosticati. In questo modo, contiamo di ottenere anche un certo recupero funzionale di quelle danneggiate ma che ancora producono insulina”.

La ricerca raccoglierà informazioni sulla sicurezza e l’efficacia dell’utilizzo di otelixizumab nell’arco di due anni ed è il frutto di dieci anni di studi internazionali. L’anticorpo monoclonale otelixizumab è già stato sperimentato con successo nel mondo in due studi pilota pubblicati negli ultimi anni sul New England Journal of Medicine.

“Il successo di questa cura convalidato su larga scala – sottolinea Pozzilli – significherebbe, tra l’altro, un parziale mantenimento dell’autonomia nella produzione insulinica per questi pazienti, con una notevole riduzione del fabbisogno esterno e, di conseguenza, un maggior controllo della glicemia, unito a una minore incidenza futura delle complicanze del diabete, che interessano occhi, rene e sistema nervoso”.

I pazienti interessati a ricevere ulteriori informazioni sui centri universitari e ospedalieri che partecipano alla sperimentazione possono contattare il numero verde 800.98.44.49.

FONTE: http://www.unicampus.it

Ulteriori info su:
www.diabetando.net
Leggi tutto...

30 marzo, 2011

Iperinsulinismo congenito e Diabete Mellito: curare l'una, capire l'altra?

0 commenti
Una ricerca condotta da ricercatori europei ha creato una svolta nella comprensione del diabete mellito, dopo che era stata trovata una cura per una malattia rara correlata. Il team, guidato da scienziati dell'Università di Manchester nel Regno Unito, ha scoperto nuove cure per affrontare l'iperinsulinismo congenito (CHI), una rara e potenzialmente letale malattia dell'infanzia, che è l'opposto clinico del diabete mellito. Lo studio, pubblicato nella rivista Diabetes, è stato portato avanti da collaboratori clinici in ospedali in Belgio, Francia e Regno Unito.

Il CHI si manifesta quando il pancreas produce troppa insulina, mentre il diabete mellito si manifesta quando il pancreas ne produce troppo poca. Nelle cellule del pancreas sane che producono insulina, un piccolo gruppo di proteine agisce da interruttore e regola quanta insulina viene rilasciata. Ma quando queste proteine non funzionano bene, le cellule possono rilasciare o troppo poca insulina, che porta al diabete mellito, o troppa insulina, che porta all'iperinsulinismo congenito.

La cura attuale per il CHI ha una bassa percentuale di successo, e per coloro che soffrono di questa malattia nella sua forma più grave, spesso prevede la rimozione del pancreas. "Il CHI causa dei livelli dello zucchero nel sangue pericolosamente bassi che, se non trattati adeguatamente, possono portare a convulsioni e danni cerebrali. Si tratta di una malattia complessa causata da difetti genetici che mantengono attive le cellule che producono l'insulina quando invece dovrebbero essere spente," ha commentato la dott.ssa Karen Cosgrove, uno dei leader della ricerca dalla Facoltà di Scienze della vita dell'Università di Manchester.

In questo studio, i ricercatori hanno curato le cellule in condizioni appositamente modificate allo scopo di recuperare la funzione degli interruttori interni che controllano il rilascio di insulina. Questi esperimenti sono la prima prova che gli esiti dei difetti genetici possono essere invertiti nelle cellule umane che producono l'insulina. La dott.ssa Cosgrove spiega come questi risultati si sono basati sulla precedente ricerca del team sul modo in cui i difetti genetici portano a un rilascio incontrollato di insulina nei pazienti. "Ora noi abbiamo prelevato le cellule da pazienti subito dopo un intervento chirurgico e abbiamo dimostrato che, in alcuni casi, è possibile correggere i difetti nelle cellule incriminate."

Anche se tutto sommato più raro rispetto al suo più famoso opposto clinico, il CHI si manifesta approssimativamente ogni 25.000/50.000 nati ed è, secondo le informazioni dell'ente di beneficienza Congenital Hyperinsulinism International, la più frequente causa di ipoglicemia in neonati e bambini. Fino al 50% dei bambini con CHI possono soffrire di danni cerebrali se la loro malattia non viene diagnosticata o se la cura dell'ipoglicemia è inefficace.

Il CHI si manifesta per molteplici ragioni: tra queste ci sono i difetti genetici o problemi alla nascita come la sofferenza fetale dovuta alla mancanza di ossigeno al cervello o la nascita prematura. Si può verificare anche la comparsa di difficoltà nell'apprendimento, paralisi cerebrale o cecità.

Le implicazioni di questo studio saranno accolte favorevolmente non solo da chi soffre di CHI, ma anche da coloro che hanno il diabete mellito, poiché si spera che queste scoperte condurranno a nuovi progressi nella cura del diabete mellito. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (WHO), oltre 220 milioni di persone nel mondo attualmente soffrono di diabete mellito e più dell'80% dei morti da diabete mellito si verificano in paesi a basso e medio reddito.

La WHO prevede anche che entro il 2030 le morti per diabete mellito saranno raddoppiate rispetto ai livelli del 2005. La comparsa del diabete mellito tipo 2 può essere provocata da una dieta dannosa, una mancanza di attività fisica regolare, obesità e fumo. Il diabete mellito aumenta anche gravemente il rischio di malattie cardiache e ictus, e il 50% dei soggetti con il diabete muore a causa di malattie cardiovascolari.

Il collegamento con altre malattie si estende anche alla fibrosi cistica, poiché uno dei farmaci usati nello studio sul CHI sta attualmente venendo testato clinicamente per curare pazienti che soffrono anche di questa malattia. I ricercatori sperano che queste scoperte aprano la strada a ulteriori progressi e migliorino quindi le vite di coloro che in tutto il mondo soffrono di CHI, diabete mellito e fibrosi cistica.

FONTE: Molecularlab.it
Leggi tutto...

"So long and thanks for all the fish", un fallimento l'incontro fra il CNSU e il ministro Gelmini...

0 commenti
Quindici minuti. Nei giorni scorsi il CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) ha incontrato Maria Stella Gelmini e questo è quanto riporta l'Unione degli Universitari (UDU): "Maria Stella Gelmini ha dedicato agli studenti un tempo davvero ridotto, solo quindici minuti. Volevamo discutere con il Ministro di alcuni punti importanti: delle modifiche apportate in questi giorni dagli statuti delle università riguardo ai lavori delle commissioni, dello stato di benessere delle nostre università e soprattutto esporre le esigenze degli studenti italiani.
Abbiamo lanciato la campagna "Uniamo i diritti" per ottenere una Carta Nazionale dei diritti dello studente universitario; attualmente non esistono dei diritti garantiti e codificati in un sistema di regole che devono essere rispettati. Sono necessarie delle norme che regolino gli esami, i tirocini, la didattica, diritto di valutazione, diritto alla mobilità e soprattutto il diritto allo studio. Dobbiamo ricordarci che la democrazia, senza studenti, non esisterebbe".

La campagna, oltre agli studenti di più di quaranta atenei universitari d'Italia, vede tra i promotori anche esponenti del mondo politico e dello spettacolo: Fiorella Mannoia, Franca Rame, Dario Fo, Vera Lamonica, Domenico Pantaleo, Rossana Dettori, Silvia Calamandrei.

FONTE: Molecularlab.it
Leggi tutto...

Neolaureati siciliani di medicina in rivolta per la mancata assegnazione dei posti regionali di specializzazione

0 commenti
"" Cari cari amici e cari colleghi, è arrivato il momento di parlarci chiaro e tondo, perchè mi pare che la situazione non sia molto chiara: STANDO ALLA SITUAZIONE ATTUALE NON CI SARà PER NOI NESSUN POSTO REGIONALE! Come vi abbiamo già spiegato nelle precedenti emails, infatti, Catania, Palermo e Messina stanno chiedendo di utilizzare i fondi destinati alle borse di studio regionali per pagare il debito della sanità sicula. Oggi abbiamo fatto la riunione del comitato specializzando, ed è con GRANDISSIMO RAMMARICO CHE HO VISTO SOLO UNA VENTINA DI PERSONE PRESENTI! Dobbiamo renderci conto che la situazione è GRAVISSIMA, e se non ci muoviamo perderemo gran parte dei nostri futuri posti di lavoro! VI PREGO DI NON DARE ASCOLTO A CHI VI DICE: "MA SI, TANTO è OGNI ANNO COSì, POI ALLA FINE I POSTI REGIONALI LI DANNO...". Allo stato attuale é un Utopia!

Stiamo organizzando un'altra riunione del comitato aspiranti specializzandi per VENERDì 1 APRILE, ALLE ORE 12.00: io e michele abbiamo richiesto l'aula Metchnikoff, e siamo in attesa della conferma della concessione da parte del Preside. In tal riunione si dovrà organizzare la manifestazione del 5 o 6 aprile a palermo (ancora la data è in forse, ve la comunicheremo a breve), a cui parteciperà la sezione di Messina e quelle di Catania e Palermo. Michele oggi pomeriggio sta andando già ad informarsi per prenotare un autobus per partire per questa riunione: VI RIBADISCO LA NECESSITà ASSOLUTA DI PARTECIPARE SIA ALLA RIUNIONE DI VENERDì 1 APRILE AL POLICLINICO CHE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 5-6 APRILE A PALERMO! C’è IN BALLO IL NOSTRO FUTURO!

PREGHIAMO CHI VOLESSE VENIRE A PALERMO (SPERO TUTTI!), DI CONTATTARCI AL PIù PRESTO, PERCHè DOBBIAMO PRENOTARE L’AUTOBUS:

Per info contattare :

dott. ssa Domenica Vadalà
email : dome.vadala@tiscali.it cellulare 3408071842

Dr. Antonio Simone Laganà
email antonio.lagana@hotmail.com

Dr. Michele Greco
email grecomichele@gmail.com

FONTE: UNIME.EU
Leggi tutto...

14 marzo, 2011

Generazione "mille euro" ? Secondo "Datagiovani" anche meno, ma non per i laureati nel settore sanitario...

0 commenti
Dimenticate la generazione mille euro. Oggi la busta paga di un giovane al primo impiego è ben più leggera: 823 euro netti al mese. Il centro studi Datagiovani ha passato ai raggi x 313mila under 30 al primo impiego (e che lavorano da non più di un anno) per tratteggiare il quadro degli stipendi medi delle new entry sul mercato del lavoro. E l'immagine che ne emerge è una cartina dell'Italia con evidenti differenze sul territorio: al Nord il guadagno è di 876 euro, il 6% in più rispetto alla media, mentre nel Mezzogiorno lo stipendio non arriva a 750 euro. Il gender pay gap, poi, è ben evidente sin dall'inizio della carriera: «Mentre i maschi neoassunti sfiorano 900 euro mensili - spiega Michele Pasqualotto, ricercatore di Datagiovani - le ragazze si fermano a 750, con un gap del 20 per cento».

Nell'industria si registrano gli stipendi d'ingresso più alti: 937 euro al mese, il 14% oltre la media. Anche chi lavora nelle costruzioni e nelle attività dei servizi riesce a strappare qualcosa in più rispetto alla media (circa 30 euro). I più penalizzati sono, invece, i giovani che iniziano a lavorare nel commercio, con uno stipendio di 650 euro, il 20% in meno. Spostando il focus sulla posizione nella professione e tralasciando i gradini più elevati, risulta che sono i giovani impiegati a innalzare la media retributiva al primo impiego, con 912 euro mensili, dato che operai (737 euro) e apprendisti (722 euro) intascano oltre il 10% in meno rispetto al valore medio. E, ovviamente, sono le buste paga degli atipici a pesare di meno: 801 euro contro gli 867 degli assunti a tempo indeterminato.

Il titolo di studio "tecnico" è una carta decisiva per strappare stipendi migliori. Se un giovane neoassunto che si è fermato alle scuole dell'obbligo deve accontentarsi inizialmente di poco più di 700 euro al mese, un diplomato sfiora gli 800 euro, e se ha ultimato un percorso di studi in un istituto tecnico percepisce da subito 861 euro. «È evidente - precisa Pasqualotto - la crisi dei licei: la bassa professionalizzazione si traduce in bassi stipendi, pari a nemmeno 700 euro». Mettendo sotto la lente lauree e specializzazioni, risulta che un neoassunto con un titolo tecnico ha una busta paga media di poco inferiore ai 1.100 euro, può superare i 1.300 se ha una laurea in campo sanitario, mentre deve accontentarsi di circa 950 euro se ha seguito un corso umanistico.

Il confronto con le retribuzioni 2009, rivalutate secondo gli indici dei prezzi al consumo, mostra una flessione a livello nazionale dei salari di ingresso dei giovani del 2,6 per cento. Il calo più ampio si registra al Nord (-6%), seguito dal Mezzogiorno (-3,3%), mentre al Centro i valori sono in controtendenza (+5,2 per cento).
Sono le classi di età più giovani (fino ai 24 anni), le ragazze ed i contratti a tempo determinato a essere stati maggiormente penalizzati, con diminuzioni intorno al 3%, e coloro che hanno trovato lavoro nel settore del commercio (-13,6 per cento). Buone notizie, invece, per i laureati, che hanno registrato un incremento dei salari di ingresso (+5,9%), a dispetto della contrazione del 7,3% subita dai diplomati.

FONTE: Il sole 24 ore
Leggi tutto...

13 marzo, 2011

La sindrome di ipersensibilità al glutine: stessi sintomi della celiachia, meccanismi differenti...

0 commenti
D’ora in poi tutti coloro che soffrono degli stessi sintomi della celiachia, ovvero dolore e gonfiore addominale, calo di peso, colon irritabile, emicrania, stanchezza cronica e anemia, non verranno più chiamati `falsi celiaci´ o `quasi celiaci´.

Per il loro disturbo c’è finalmente una diagnosi: gluten sensivity (GS). Si tratta di una ipersensibilità al glutine ma con marcate differenze biologiche rispetto alla celiachia,ed è un disturbo che colpisce sei volte di più della celiachia e che finora non era conosciuto dalla comunità scientifica. In Italia ne soffrirebbero 3 milioni di persone, a fronte dei circa 500mila celiaci, ovvero una stima pari al 5% della popolazione italiana. Negli Stati Uniti le persone colpite sono ben 20 milioni.

L’identificazione della gluten sensivity si deve ad un gruppo di ricercatori della School of Medicine dell’università del Maryland a Baltimora e della Seconda Università degli Studi di Napoli.

Ma la firma della scoperta è decisamente italiana. Il gruppo di ricerca americano, infatti, è coordinato da Alessio Fasano, `cervello´ fuggito a Baltimora, da anni impegnato nella ricerca sulla celiachia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista BMC Medicine ed è destinato «ad aprire un nuovo paradigma scientifico», ha detto Fasano. «Abbiamo riscontrato che esisteva una massa critica di pazienti non celiaci con sintomi sovrapponibili a questa malattia - sottolinea Fasano - una massa di dimensioni importanti per i quali non si poteva parlare di allergia al frumento. Siamo partiti da qui, per capire il loro disturbo».

Per lo studio sono stati arruolati 42 pazienti celiaci, 26 con gluten sensivity e un gruppo di controllo. Dai dati è emerso che «esistono differenze a livello molecolare e di risposta immunitaria ma le due condizioni sono entrambe attivate dall’ingestione di glutine», precisa Fasano. «Nella celiachia si attiva un meccanismo autoimmune condizionato da una risposta adattativa del sistema immunitario - aggiunge Fasano -. Anche nella GS c’è un meccanismo genetico che però riguarda il sistema immunitario innato, senza interessamento della funzione della barriera intestinale, dove si riscontrano segni di infiammazione ma non di danno, come avviene nella celiachia». Sia i celiaci che i pazienti con GS trovano sollievo eliminando il glutine dalla dieta.

Il prossimo passo della ricerca sarà individuare marker specifici per la GS, come esistono per la celiachia. Grazie a questa ricerca, pazienti che fino ad ora ricevevano diagnosi errate di disturbo funzionale o colon irritabile oppure l’effetto benefico ottenuto eliminando il glutine veniva etichettato come placebo, oggi avranno una diagnosi. «Si farà chiarezza sugli effetti del glutine nei bambini autistici - afferma Fasano - e nella schizofrenia».

L’ipotesi è che nelle persone con autismo vi sia un difetto della permeabilità intestinale per il quale entrerebbero in circolo sostanze tossiche e il primo imputato è il glutine, «ma l’incidenza della celiachia in questi soggetti è del 2% - dichiara Fasano - mentre l’ipersensibilità al glutine arriva al 17-18%». Analoga considerazione vale per i soggetti schizofrenici. «Il 20-22% dei casi presenta segni che possono far sospettare una sensibilità al glutine», aggiunge. Del resto,«il glutine è una molecola tossica - conclude Fasano - è l’unica proteina alimentare che non si digerisce completamente. E negli ultimi 100-150 anni il grano per la produzione alimentare è stato arricchito di glutine».

Fonte: Ansa Salute
Leggi tutto...

12 marzo, 2011

L'apocalisse del Giappone, terremoto maremoto e radioattività. E l'Italia?

0 commenti
La devastante forza dello Tsunami che ha colpito ieri la zona
qualche ora dopo il terremoto. Fonte: NHK tv
In questi giorni stiamo seguendo tutti le notizie che da ieri giungono dal Giappone in merito all'apocalisse che ha colpito il paese. Un terremoto di 8.9 verificatosi poco a largo rispetto al versante orientale e che ha provocato una distruzione aggravata dalla devastante furia del Tsunami. Come se non fossero bastati terremoto prima e maremoto poi, ecco scatenarsi l'allarme "radioattività". Il grave incidente al reattore nucleare di Fukushima ha provocato il lancio di un allarme dalle autorità, con un'evacuazione immediata per tutti gli abitanti fino a 20 km di distanza rispetto al reattore, situato a circa 250 km dalla capitale Tokio. Il numero di contaminati dovrebbe essere estremamente basso, ma allarma la dichiarazione per cui tutti coloro che si sono ritrovati a distanza di qualche chilometro dal nocciolo avrebbero "assorbito una quantità di radiazioni pari alla quantità limite assorbita annualmente". Valore limite che, a dire il vero, risulta essere molto molto basso. Buone notizie invece provengono per quanto riguarda un'ulteriore pericolo che può verificarsi in questi casi a distanza di qualche settimana dalla tragedia: la buona disponibilità di acqua potabile (trasportata e distribuita manualmente visto che la rete idrica è saltata), di cibo (tradizionale come l'Onigiri, cioè le famose polpette di riso e alga tanto care agli autori dei manga giapponesi) e farmaci, nonchè il tempestivo intervento della popolazione civile, dovrebbe scongiurare il rischio di epidemie. Particolarmente colpita la prefettura di Sendai e di Rikuzentakata, le morti si sono verificate soprattutto a causa del maremoto che ha creato onde alte fino a 10 metri. Si azzardano già le prime cifre in merito ai possibili decessi: le autorità parlano di una possibile stima finale di circa quindicimila persone.

Come mezzo di prevenzione per scongiurare i pericoli di un tumore alla tiroide (patologia che per esempio negli anni seguenti al 1986 ha colpito gravemente le popolazioni delle cittadine ucraine che si trovavano a breve distanza da Chernobyl) le autorità giapponesi stanno procedendo alla distribuzione di iodio a dosi moderate. Lo iodio, atomo fondamentale per la genesi degli ormoni T3 e T4 cioè triiodotironina e tetraiodotironina o tiroxina, può essere utilizzato per proteggere dal tumore alla tiroide in caso di esposizione alla radiottività in un incidente nucleare. Ovviamente è opportuno specificare che si tratta di un mezzo preventivo usato in questo particolare caso di emergenza e che può esso stesso arrecare dei danni all'organismo, soprattutto se lo iodio viene fornito in eccesso rispetto al fabbisogno della ghiandola. Attualmente le agenzie parlano di tre persone probabilmente esposte alle radiazioni della centrale, nonchè di una decina di operai della struttura feriti nell'esplosione verificatasi stamane e che ha distrutto la gabbia esterna di contenimento di uno dei reattori, provocando una leggera perdita di Cesio radioattivo.

L'apocalisse che ha colpito il Giappone dovrebbe far riflettere anche in Italia, dove da molti anni si sostiene un fermo ritorno al nucleare. Sebbene in Italia non si siano mai registrati terremoti di energia e violenza paragonabile a quanto accaduto nel giappone (il terremoto accaduto in questo caso aveva un'energia distruttiva ventimila volte superiore all'energia sprigionata dal terremoto dell'Aquila di due anni fa), è da considerare fermamente che una eventuale collocazione di una centrale in una zona ad elevato rischio sismico, come per esempio vaste regioni della sicilia o del centro italia, potrebbe potenzialmente portare ad un disastro senza precedenti, visto che nel nostro paese non abbiamo quell'organizzazione strutturale antisismica e anticalamità che è riscontrabile in Giappone. Bassi i pericoli teorici invece per quanto riguarda il rischio contaminazione per i vapori già fuoriusciti, e soprattutto nel caso in cui la situazione dei reattori nucleari giapponesi dovesse ulteriormente precipitare: secondo recenti calcoli la nube sarebbe trasportata dai venti verso il Pacifico, soffermandosi alle porte delle coste occidentali degli Stati Uniti, per cui non potrebbe in alcun modo verificarsi un'esposizione diretta, ma è ovvio che si tratterebbe comunque di un disastro ambientale di preoccupante gravità, visto anche che molti dei prodotti ittici consumati a basso costo provengono dai mari del Pacifico.

Buone notizie invece provengono per quanto riguarda un'ulteriore pericolo che può verificarsi in questi casi a distanza di qualche settimana dalla tragedia: la buona disponibilità di acqua potabile, cibo e farmaci, nonchè il tempestivo intervento della popolazione civile, dovrebbe scongiurare il rischio di epidemie. Non scongiurato il rischio di possibili ulteriori tsunami dovuti alle scosse di assestamento che si stanno verificando copiosamente negli ultimi due giorni.
Leggi tutto...

03 marzo, 2011

Cassazione: no a dimissioni rapide, altolà alle logiche mercantili sui tempi di ricovero

0 commenti
Le dimissioni dei pazienti dagli ospedali devono essere decise solo in base a valutazioni di "ordine medico" e non secondo i criteri di economicità presenti nelle linee guida delle strutture sanitarie per il contenimento della spesa sanitaria. E' quanto stabilito dalla Cassazione che ha annullato l'assoluzione di un medico dall'accusa di omicidio colposo di un paziente dimesso, secondo le linee guida, dopo 9 giorni da un intervento cardiaco. Per liberarsi da ogni responsabilità, a un medico non basta, quindi, dire di essersi "attenuto scrupolosamente alle linee guida" previste per i professionisti.

Il caso era nato all'ospedale di Busto Arsizio, nel Milanese. Il dottor Roberto G. aveva dimesso il paziente Romildo B. dopo un ricovero di nove giorni dall'intervento di angioplastica all'arteria anteriore per curare un infarto esteso del miocardio. Poche ore dopo il signor Romildo era morto. Il medico era stato chiamato a rispondere di omicidio colposo per dimissioni frettolose. La perizia legale aveva accertato che se l'uomo non fosse stato dimesso, sarebbe sopravvissuto per le rapide cure che avrebbe ricevuto in reparto.

In primo grado il medico che firmò le dimissioni venne condannato a 8 mesi di reclusione e a risarcire i danni morali ai familiari. In appello invece, fu assolto "perché il fatto non costituisce reato" in quanto il medico aveva seguito le linee guida in tema di dimissioni. Tesi non condivisa dalla Cassazione che ha accolto il reclamo della procura e dei familiari.

Per I supremi giudici le linee guida non sono chiare, non si conosce nulla dei loro contenuti, nè da quale autorità provengano, e neppure di quale sia il loro livello di scientificità. I togati dubitano che non siano altro che "uno strumento per garantire l'economicitàdella gestione della struttura ospedaliera". "A nessuno - prosegue la Cassazione - è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute".

I giudici ricordano poi ai medici che prima di tutto devono rispondere al loro codice deontologico in base al quale hanno il dovere "di anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza". Quindi non sono tenuti "al rispetto di quelle direttive laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente, e non possono andare esenti da colpa ove se ne lascino condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione a livello ragionieristico".

Adesso per il medico delle dimissioni affrettate si apre un nuovo processo. I giudici dovranno anche entrare nel merito di un paziente che, oltre ad essere stato colpito da infarto, aveva anche un quadro clinico che consigliava prudenza in quanto era fumatore e obeso. Forse neppure da tenere in considerazione per le linee guida.


FONTE: Tgcom.it
Leggi tutto...

Cassazione conferma condanna a produttori di valvole cardiache difettose

0 commenti

Per lo scandalo valvole cardiache all'ospedale Molinette di Torino devono essere confermate le tre condanne nei confronti dei titolari delle case produttrici. Lo ha chiesto il sostituto procuratore generale della Cassazione Sante Spinaci, sollecitando il rigetto del ricorso presentato dai difensori dei produttori delle valvole tri technologies, i brasiliani Rubens de Souza e Ivan Sergio Casagrande e Henry Thomas Reis. I primi due sono stati condannati dalla Corte d'Appello di Torino, lo scorso 23 marzo, a tre mesi di reclusione per omicidio colposo e il progettista americano Reis a due mesi.Secondo la pubblica accusa di Piazza Cavour, la sentenza d'Appello va confermata in quanto e' ben motivata. Per i difensori dei produttori delle valvole cardiache, invece, i tre imputati vanno assolti perche' mancherebbe ''la prova che i difetti presentati dalle valvole cardiache siano dovuti al materiale utilizzato''.Il verdetto della quarta sezione penale e' atteso nelle prossime ore. Da rilevare ancora che nel processo si sono costituite oltre 30 parti civili per chiedere i danni legati allo scandalo che scoppio' nell'ospedale torinese nel 2002.
Fonte: ADNKRONOS
Leggi tutto...

02 marzo, 2011

Aggiornamento grafico per il blog

0 commenti
Come avrete visto da questo inizio di Marzo sono cambiate alcune cose relative alla grafica del sito. La vecchia ma simpatica grafica "Harbor" è stata abbandonata a favore di un nuovo profilo più leggero e professionale, in grado di supportare meglio l'aumento di traffico avvenuto negli ultimi mesi. Come potete vedere alcuni aspetti grafici sono ancora da sistemare al dettaglio (qualche incompatibilità nell'uso di programmi come Internet Explorer o Firefox o Chrome, perchè quel che va bene per l'uno spesso non va bene per l'altro), entro il fine settimana l'aggiornamento verrà completato.

Infine, piccola nota curiosa: abbiamo accontentato alcuni che in queste settimane per email ci hanno chiesto di rimuovere quella immagine di "intro" un pò "polemica", sono sicuro che in molti avranno notato che in questi mesi accanto al nome del sito il simbolo greco non era esattamente quello della medicina... ;-)
Leggi tutto...

17 febbraio, 2011

In arrivo test antidroga obbligatori per medici e infermieri

2 commenti
Test antidroga per medici, infermieri, ostetriche e forse anche insegnanti. Arriva finalmente in cantiere il giusto provvedimento promosso dal Dipartimento politiche antidroga mediante un'intesa con i rappresentanti di categoria, ma che ora verrà portato all'esame della Conferenza Stato-Regioni per la sua promozione definitiva. Giusto in quanto rappresenta un meccanismo di protezione sia per gli studenti che per gli stessi operanti, costretti cosi a porsi nelle condizioni operative migliori per esercitare il proprio mestiere. Purtroppo il provvedimento non riguarderà tutta la categoria: gli amministrativi, i dirigenti, i medici legali e il personale sanitario non a contatto con i pazienti verranno infatti esclusi dall'obbligo. Non è ancora conosciuta la modalità con la quale tali controlli verranno effettuati: tempi e modi, controllo sangue o urine o semplici capelli. In tutti i casi è prevista l'obbligatorietà, ed è un provvedimento auspicato da tempo dagli stessi operatori del settore.

«Stiamo progressivamente estendendo questi controlli, che sono partiti per camionisti, autisti e piloti, anche ad altre categorie a rischio come i medici, che saranno i prossimi» commenta il sottosegretario Carlo Giovanardi. «In questa azione - dice Giovanardi - che è una delle tante che mettiamo in campo, come il nuovo codice della strada che prevede controllo antidroga per chi prende la patente, ci conforta il fatto che mentre cresce questa rete di controlli preventivi, cala il consumo di sostanze stupefacenti nostro Paese. Il che significa che le politiche di educazione, di informazione nelle scuole e nelle famiglie, le politiche di deterrenza, come ad esempio i controlli stradali, e queste misure stanno dando risultati positivi: e questo vuol dire vite umane salvate, impedire eventi tragici e fatali determinati da chi opera sotto l'effetto di sostanze». «Il problema - spiega il responsabile delle politiche antidroga - è di intervenire prima che la mamma disperata faccia appello per televisione perchè la figlia è morta di ecstasy o il figlio è stato travolto da un'auto guidata da un conducente ubriaco o fatto di droga o entrambi. O, ancora, prima che un paziente sia curato da un medico che perde il controllo perchè fatto di cocaina», come probabilmente accaduto a Napoli secondo quanto emerso ieri da un'operazione di polizia.

«Insomma - conclude Giovanardi - sono tutte misure prese per salvaguardare la sicurezza e la salute dei cittadini. Chi fa professioni che mettono a rischio la sicurezza e vuole assumere sostanze cambia mestiere». Vi aspettate proteste dai medici? «Penso di no, come non protestano militari, tranvieri, piloti, non vedo perchè dovrebbero protestare i medici».

«Ci sarà probabilmente - spiega il capo del Dipartimento, Giovanni Serpelloni - una differenziazione tra alcune categorie, considerate maggiormente a rischio, i cui lavoratori dovranno essere sottoposti tutti, periodicamente, a controlli antidroga e altre dove invece si sceglierà di intervenire con i test solo per una parte, tipo un 50% di lavoratori. Questo anche per motivi di copertura finanziaria». Gli insegnanti potrebbero rientrare in quest'ultima tipologia di controlli.
Leggi tutto...

16 febbraio, 2011

Briciole di Medicina (15° Puntata) - I disturbi respiratori nel sonno

0 commenti
I disturbi respiratori del sonno rappresentano una percentuale non trascurabile delle patologie dell'apparato respiratorio. A causa della sempre maggiore attenzione verso questa particolare classe di patologie, la loro incidenza negli ultimi anni ha registrato un netto incremento. Il motivo per il quale per molto tempo questi disturbi sono stati sottovalutati probabilmente risiede nel fatto che essi non da tutti vengono riconosciuti come fenomeni patologici. Infatti, il principale dei disturbi respiratori del sonno,la sindrome delle apnee ostruttive, è caratterizzata dal russamento, che dalla maggior parte dei pazienti è considerato normale o, tuttalpiù come un "fastidio acustico" per chi convive con il russatore.

Che cos’è la sindrome delle apnee durante il sonno?

La sindrome delle apnee durante il sonno è una malattia molto seria descritta per la prima volta nel 1965 come una alterazione patologica caratterizzata da "pause" o interruzioni del normale respiro (appunto le apnee) durante il sonno.
E’caratterizzato da una eccessiva sonnolenza diurna non imputabile ad altri fattori e/o due o più dei seguenti sintomi: russamento rumoroso, senso di soffocamento/respiro ansimante durante il sonno, risvegli notturni ricorrenti, sonno non ristoratore, stanchezza diurna, ridotta capacità di concentrazione, presenza nel monitoraggio notturno di episodi di apnea più ipopnea con microrisvegli (arousal) correlati alla sforzo respiratorio.
Il termine "apnea" dunque identifica una pausa della respirazione. Chiunque occasionalmente può trattenere il respiro, ad esempio per effettuare una immersione in acqua oppure per evitare odori sgradevoli. Tuttavia quando la pausa non è decisa spontaneamente ma si verifica durante il sonno e si prolunga per 10 secondi o più, allora il fenomeno diventa anormale, e se si ripete per molte volte nel corso della notte di sonno, può comportare rischi importanti per la salute visibili pure durante la veglia.

Quanti tipi di apnea esistono?

Ci sono due tipi di apnee durante il sonno: centrali ed ostruttive. Le prime, molto meno comuni, si manifestano quando i centri cerebrali responsabili dell'attività respiratoria non riescono ad inviare i segnali appropriati ai muscoli respiratori, e questo causa l'impossibilità della gabbia toracica ad espandersi.
Le seconde, molto più diffuse, si manifestano quando l'impedimento alla respirazione è dato da un ostacolo al flusso aereo a livello delle alte vie respiratorie. In tale tipo di apnee, gli sforzi per continuare la respirazione saranno comunque presenti, anche se inefficaci a promuovere il passaggio dell'aria dalla bocca (o dal naso) fino ai polmoni. L'ostacolo non è di tipo fisso, per lo più caratterizzato dal parziale collasso delle pareti del faringe, e può essere superato da una inspirazione più potente (e rumorosa !). Questa inspirazione più potente è ugualmente comandata dai centri respiratori che impongono alla gabbia toracica di generare un movimento più energico; anche lo stimolo nervoso, quindi, è più vigoroso e, pertanto, anche se il soggetto sta dormendo, si verifica (anche se per pochissimi secondi) un micro-risveglio che è spesso inavvertito a livello della coscienza. Quando i micro-risvegli (anche se inavvertiti) sono frequenti, la qualità del sonno peggiora e il soggetto può svegliarsi al mattino "più stanco di prima".

Nei momenti fra una apnea e la successiva quasi sempre si possono sentire rumori da russamento (quasi sempre decisamente fragorosi), e spesso il paziente può avvertire momenti di reale soffocamento. Come già detto, a causa dei ripetuti micro-risvegli, il sonno risulta frammentato tanto da perdere il proprio carattere e la propria funzione di riposo, e questo comporta il giorno dopo la pesante sensazione di eccessiva sonnolenza diurna.

Chi può essere più facilmente affetto dalla sindrome apnee notturne?

La sindrome delle apnee durante il sonno si manifesta in tutte le età ed è sicuramente più comune nel sesso maschile. Il 4 % di uomini e il 2 % di donne nella popolazione generale presentano un alto numero di apnee per notte e lamentano eccessiva sonnolenza durante il giorno: quindi è stato calcolato che circa due milioni di Italiani possano soffrire di questa malattia, anche se per i motivi di scarsa consapevolezza cui si è accennato solo in una esigua minoranza fino ad ora è stato possibile porre la certezza diagnostica.
Le persone più a rischio sono coloro che presentano forte russamento notturno, che sono sovrappeso, che hanno la pressione del sangue alta e che presentano anormalità fisiche a livello del naso o della gola. Inoltre la sindrome delle apnee durante il sonno sembra ricorrere con maggiore frequenza negli stessi gruppi familiari, suggerendo una possibile predisposizione su base ereditaria.

Da che cosa è causata la sindrome delle apnee notturne?

Il tratto orofaringeo è privo di un supporto rigido come, ad esempio per la trachea ed i bronchi che sono dotati di uno "scheletro" cartilagineo che ne impedisce la chiusura. Ciononostante, anche in questo tratto del collo (che è comune sia alle vie aeree che digestive) il passaggio dell'aria è sempre assicurato da muscoli "dilatatori" che sono comandati dal sistema nervoso autonomo e non richiedono, pertanto, un controllo volontario. Durante il sonno, l'attività di questi muscoli si riduce fisiologicamente ed è possibile avvertire il tipico "respiro pesante" di chi dorme, o sta per addormentarsi, magari mentre voi state parlando ! Questo fenomeno acquista una maggiore importanza nei soggetti che hanno una ridotta pervietà nasale, di un'ipertrofia adenotonsillare o di una qualunque patologia che restringa il calibro delle stesse vie aeree. Inoltre nei soggetti obesi, e particolarmente in quelli che presentano un accumulo di grasso nel collo, la pervietà delle vie aeree superiori nel sonno tende ad essere ridotta. La prima conseguenza che è possibile notare nel sonno è, quindi, il russamento. Il russamento è dovuto alla vibrazione delle strutture molli faringee, e si associa ad una riduzione del flusso aereo; solo in una minoranza di soggetti, per fortuna, il russamento può essere causa di importanti disturbi respiratori. In questi casi estremi le vie aeree superiori, per la riduzione dell'attività dei muscoli faringei, si restringono a tal punto da collassarsi: compare così l'apnea ostruttiva che consiste nella successione di sforzi inspiratori inefficaci ai fini della respirazione.

Nel corso di un episodio di apnea ostruttiva gli sforzi respiratori divengono progressivamente più intensi, senza che però le vie aeree riescano a riaprirsi, fino a quando il sommarsi degli stimoli derivanti dalla mancanza di ossigeno, e dall'incremento della concentrazione di anidride carbonica nel sangue determina la comparsa di un "micro-risveglio", per lo più avvertito dal coniuge come un rumoroso sobbalzo del respiro.

In molti casi, il consumo di bevande alcooliche (o di farmaci "tranquillanti") prima di dormire, aumentano lo stato di flaccidità muscolare che, rendendo più difficili i "micro-risvegli" che interrompono le apnee, può peggiorare sensibilmente il quadro clinico e portare ad un notevole incremento sia del numero delle apnee che della loro durata.

Quali sono gli effetti dannosi?


Le conseguenze della sindrome delle apnee ostruttive vanno dai disturbi dell'umore al pericolo di vita. Le conseguenze sono dovute al fatto che durante le apnee l'ossigenazione del sangue viene ad essere temporaneamente compromessa spesso in modo serio, e poiché il fenomeno può ripetersi decine (se non centinaia !) di volte ogni notte, questo si traduce in uno stato di "stress" reiterato per gli organi più sensibili allo stato di ossigenazione ematica: cuore e cervello. Così per una malattia che origina dal sonno, presto le conseguenze diventano visibili e si palesano durante il giorno, durante la veglia.
E' infatti comune che la sindrome delle apnee durante il sonno si accompagni ad alterazioni della pressione sanguigna (ipertensione) e del battito cardiaco (aritmie). Inoltre i pazienti con la sindrome delle apnee durante sonno hanno un rischio maggiore rispetto alla popolazione normale di avere episodi di infarto cardiaco o di ictus cerebrale. A causa della eccessiva sonnolenza diurna, che può arrivare a compromettere le normali occupazioni di vita sociale e lavorativa, i pazienti con le apnee notturne hanno inoltre un elevatissimo rischio di incorrere in incidenti automobilistici.
Come si riconosce la sindrome delle apnee durante il sonno?

I sintomi clinici che aiutano nella diagnosi della sindrome delle apnee durante sonno sono dovuti alla povera qualità del sonno:
- sonnolenza continua durante il giorno, con difficoltà a rimanere svegli durante la lettura del giornale o la visione di un film alla TV
- estrema affaticabilità e perdita di ogni energia
- depressione o irritabilità
- difficoltà di concentrazione
- mal di testa mattutino
- disturbi del desiderio e della potenza sessuale
- anamnesi positiva per incidenti automobilistici o lavorativi
Dal punto di vista fisico si tratta spesso, ma non sempre, di persone sovrappeso, quando non francamente obese, con collo grosso e tozzo o problemi di anomalie anatomiche a livello di naso e gola.
Quasi sempre si tratta di formidabili russatori, che rendono molto difficile la vita del coniuge nelle ore notturne.
Cosa fare?

Sulla base di quanto riferito dal paziente, nonché dei segni clinici fisici, il medico è solitamente in grado di porre sospetto di sindrome delle apnee durante sonno.

La certezza della diagnosi e soprattutto la valutazione della gravità del quadro patologico, necessitano tuttavia di un esame specialistico chiamato polisonnografia.
Si tratta di un esame non invasivo, che consiste nella registrazione durante una notte, di tutti i parametri cardiaci, respiratori, dello stato di ossigenazione del sangue e della attività cerebrale al fine di determinare se le apnee ci sono davvero, quali alterazioni eventualmente comportano al livello dell'apparato cardio-respiratorio e sulla qualità del sonno e come, di conseguenza, possano essere curate.

La polisonnografia è un esame che richiede notevole competenza specifica e può essere praticato in molti centri ospedalieri o privati accreditati situati sul territorio nazionale. Data la complessità dei disturbi, che come detto possono interessare più organi ed apparati, da alcuni anni sono nati veri e propri Centri Specializzati nella Diagnosi e Cura dei Disturbi Cardio-Respiratori Durante il Sonno.

Come si cura?

La terapia specifica per la sindrome delle apnee durante il sonno deve essere tagliata su misura per ogni singolo paziente, basandosi sulla storia clinica, sulla visita medica, e sui risultati dell'esame polisonnografico. I farmaci, per lo più, non sono di alcuna efficacia nel trattamento della sindrome delle apnee del sonno.

Ecco le terapie più indicate:
Terapia con CPAP (Continuos Positive Airway Pressure)
La terapia più efficace e maggiormente utilizzata per la cura delle apnee ostruttive durante il sonno viene effettuata sottoponendo il paziente, durante le ore di sonno, a ventilazione meccanica positiva attraverso una speciale maschera nasale che viene applicata attorno alle narici. Con tale metodica, chiamata CPAP (Continuos Positive Airway Pressure), una pressione d'aria costante viene mantenuta di continuo nelle vie aeree superiori tanto da impedire meccanicamente il collasso delle strutture anatomiche della gola (impedendo, quindi, che si verifichino le apnee). E' ovviamente importante stabilire la minima pressione esterna in grado di prevenire le apnee in modo da ridurre il disagio del paziente, che comunque è generalmente limitato. E' altresì importante che le regolazioni di pressione del ventilatore vengano compiute da personale esperto e che l'efficacia venga successivamente validata da esami di controllo. La terapia CPAP è efficace in quasi tutti i pazienti; è per lo più ben tollerata e comporta solo minimi effetti collaterali. I progressi tecnologici hanno portato ad indubbi miglioramenti nel comfort delle mascherine nasali e nella silenziosità degli apparecchi di ventilazione.

Terapia comportamentale


Trattandosi generalmente di soggetti obesi, è un aspetto della terapia molto importante, e nei casi lievi può addirittura risolvere il problema. L'approccio più utilizzato consiste ovviamente in un adeguato programma dietetico teso al calo ponderale cospicuo. E' inoltre importante evitare il consumo di bevande alcoliche prima di coricarsi, per non peggiorare la situazione apnoica. Poiché in alcuni casi il decubito laterale (destro o sinistro) possiede un deciso effetto protettivo sulla apnea rispetto al decubito supino diritto, decisi miglioramenti possono essere ottenuti con speciali sistemi che impediscono o riducono di fatto la permanenza a letto in posizione supina diritta.
Terapia con apparecchi ortodontici
Apparecchi dentali che, in casi selezionati e qualora ne ricorrano le condizioni, riposizionano la mascella e spostano in avanti la lingua, si sono dimostrati utili, in alcuni pazienti con forme di sindrome delle apnee del sonno di gravità modesta. L'incapacità di assicurare il risultato "a priori" e l'alto costo di commissione "alla cieca" rappresentano a tutt'oggi un freno all'impiego su larga scala di queste protesi.

Terapia chirurgica

Alcuni pazienti con sindrome delle apnee durante il sonno possono aver bisogno di un approccio chirurgico. Sebbene diverse procedure chirurgiche siano state proposte, nessuna per ora è completamente efficace e priva di rischi. A volte è necessario più di un intervento prima di realizzare pieni benefici. L'approccio chirurgico sicuramente è di prima valutazione nei soggetti di età pediatrica, ove le apnee riconoscono molto spesso, come causa principale, la presenza di tonsille o adenoidi ipertrofiche o polipi nasali o comunque alterazioni anatomiche di competenza otorinolaringoiatrica. Fra le procedure chirurgiche bisogna ricordare l'uvulopalatinofaringoplastica (UPPP) che porta a rimuovere l'eccesso di tessuto nella parte posteriore della gola (tonsille, uvula e palato molle). Si tratta di un intervento chirurgico molto complesso ed invasivo, spesso mal tollerato dal soggetto, le cui percentuali di successo variano dal 30 al 50 %. Non sono noti i benefici sul lungo termine e, come per gli apparecchi ortodontici, è difficile stabilirne " a priori" il reale beneficio. Considerando gli effetti benefici delle terapie non chirurgiche di cui si è accennato prima, molto raramente tali interventi vengono proposti ed attuati per la cura della sindrome delle apnee durante il sonno.

Articolo a cura del dott. Cesare Arezzo - Specialista in Fisiopatologia Respiratoria, Centro per la diagnosi e terapia dei Disturbi Respiratori Sonno Correlati - Fisiopatologia Respiratoria - Ospedale San Paolo Bari 


Ulteriori informazioni su www.cesarearezzo.it

Fonte immagine: www.info-salute.net
Leggi tutto...

01 febbraio, 2011

Il futuro non arriva: subito in tilt il sistema di trasmissione telematica dei certificati ...

0 commenti
Il call center che non risponde, la linea che cade in continuazione, i medici infuriati per il tempo perso a cercare di collegarsi e per un disservizio che, secondo le previsioni, potrebbe ritorcersi contro di loro sotto forma di sanzione (fino al licenziamento). E' questo lo scenario di caos e proteste nella giornata inaugurale del sistema di trasmissione telematica obbligatoria dei certificati medici voluto dal ministro Brunetta.

A poche ore dall'avvio ufficiale, il sistema di trasmissione on line dei certificati è andato in tilt, non reggendo l'urto della marea di connessioni tentate dai medici. Lo denuncia la Cgil funzione pubblica e lo denunciano anche attraverso mail al giornale molti professionisti. La Cgil critica direttamente il ministro Brunetta e la "flessibilità mostrata in extremis" che non "corrisponde alla rigidità delle norme riguardanti le sanzioni, che colpiscono i medici convenzionati, sui quali incombe la mannaia del licenziamento, ma che avranno ricadute negative anche per i medici ospedalieri, ai quali i cittadini potrebbero impropriamente rivolgersi per ottenere il certificato cartaceo".

Il bilancio della "riforma", dalla prima mattina, è di lunghe attese al call-center con ritardi e disagi nell'assistenza ai cittadini. Il sistema dei certificati medici on line - che riguarda 18 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati - "non è ancora entrato a regime ed è arrivato il momento anche per il ministro brunetta di prenderne atto e intervenire per evitare il caos. Chiediamo - conclude la Fp Cgil - l'immediata sospensione delle sanzioni fino alla preannunciata riunione dei sindacati dei medici con il ministro".

Accuse anche dalla Fimmg: "I nostri medici ci segnalano che il sito è bloccato già da ieri sera e ancora in queste prime ore del mattino" denuncia il segretario nazionale, Giacomo Milillo "e per una risposta dal call center si impiegano fino a 18 minuti. Per questo ci sentiamo presi in giro dal ministro Brunetta. I lavoratori che credono ai trionfalistici comunicati stampa del ministero dell'Innovazione pretendono dal loro medico il certificato on-line, ma il sistema non funziona. Il governo deve ricondurre il ministro Brunetta alla ragionevolezza".

FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari