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23 dicembre, 2014

Ribadito il "No" alla tonsillectomia "in regime ambulatoriale" per l'elevato rischio di emorragia precoce

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 «L’intervento chirurgico di rimozione delle tonsille deve essere eseguito con un ricovero del paziente per 24 ore, con pernottamento in ospedale. La trasformazione in regime ambulatoriale di questo tipo di operazione rischia di esporre a gravi rischi i pazienti ed è in contrasto con le linee guida nazionali e internazionali che i clinici devono rispettare». E’ la presa di posizione della Società italiana di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale che ha inviato al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, una lettera di diffida per contestare il decreto della Regione con il quale questi interventi, in età adulta e pediatrica, vengono inclusi fra quelli in regime ambulatoriale. «Si tratta - spiega Giuseppe Spriano, presidente Sio - di una decisione molto grave. La complicanza più temibile della tonsillectomia è rappresentata dalla emorragia precoce. Per questo l’ospedalizzazione per 24 ore è irrinunciabile».

Ogni anno oltre 50.000 italiani, tra cui molti bambini, si sottopongono a questo tipo di intervento. «L’obbligatorietà ad attenersi a tale disposizione - si legge nella lettera di diffida - configurerebbe la responsabilità della Regione per tutte le complicanze che dovessero verificarsi nei pazienti operati sottoposti a tale intervento in un regime che non prevede il pernottamento». Non solo. «Le disposizioni prima richiamate - continua la Sio nella lettera di diffida - espongono a gravi azioni di responsabilità i medici e incidono sulla loro autonomia decisionale. Inoltre si osserva come le decisioni, assunte dai medici, rispondono a criteri tecnici sui quali è inopportuno e illegittimo incidere». Per questo la Sio chiede la modifica del decreto in linea con le raccomandazioni contenute nelle linee guida nazionali e internazionali.

«Le tonsille - continua Spriano - sono le nostre `sentinelle´, poste alla porta di ingresso del corpo. Durante la stagione fredda sono costrette agli straordinari. Anche se sembrano piccole, presentano un’ampia superficie perché hanno insenature per aumentare il contatto con gli anticorpi». «Sono principalmente due i casi - conclude Spriano - in cui dobbiamo intervenire chirurgicamente. Se una persona soffre di sindrome dell’apnea ostruttiva, e non riesce a respirare di notte, l’asportazione delle tonsille (e adenoidi) rappresenta la rimozione dell’ostacolo. Il secondo motivo è costituito dalle tonsilliti ricorrenti. Quando un paziente si ammala cinque o più volte l’anno le tonsille diventano inutili o addirittura dannose perché possono essere un focolaio infettivo. L’intervento deve essere eseguito in anestesia generale con un ricovero di una notte». «Il dolore post-operatorio provoca nella maggioranza dei pazienti difficoltà a mangiare. La classica dieta è il gelato perché freddo, morbido e nutriente. Nelle settimane successive i sintomi tendono a diminuire ed è possibile tornare a condurre una vita normale.

FONTE: Corriere.it
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07 dicembre, 2012

Diabete: lo scompenso potrebbe agire come fattore di rischio per lo sviluppo di sordità

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Oltre ai problemi ai reni, cardiovascolari, ai nervi e alla visita il diabete potrebbe essere la causa scatenante di perdita parziale dell'udito. Lo afferma uno studio della Niigata University pubblicato da Clinical Endocrinology and Metabolism, secondo cui il rischio sarebbe doppio anche per i giovani. Secondo alcune teorie gli alti livelli di zuccheri nel sangue dovuti al diabete potrebbero danneggiare i vasi sanguigni della chiocciola. Per verificarlo i ricercatori hanno analizzato 13 studi precedenti effettuati tra il 1977 e il 2011, per un totale di piu' di 7mila pazienti. In media le persone diabetiche hanno riportato un rischio maggiore di 2,15 volte di perdita di udito rispetto ai non malati. Se si scompone il dato per eta' negli under 60 la probabilita' era 2,61 volte piu' alta, mentre nei piu' anziani di 1,58 volte: "Questi risultati dovrebbero far suonare un campanello d'allarme - scrivono gli autori - perche' la sordita' e' associata anche a depressione e demenza". E' importante dunque che i diabetici si sottopongano a controlli periodici dell'udito anche se non e' ancora chiaro in che modo la malattia lo danneggi. Comunque simili risultati necessitano di essere confermati da test più accurati che prendano in considerazione altri fattori, come una misurazione precisa del livello di rumore e dei differenti tipi di diabete.

FONTE: Agi.it Salute
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