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AFORISMA DEL GIORNO

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21 ottobre, 2016

L'ovaio può produrre "nuove" cellule uovo oltre alle preesistenti? Ricerca in campo oncologico pone nuove prospettive...

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Una scoperta riportata dal Guardian sembrerebbe contraddire uno dei dogmi sulla vita riproduttiva femminile: quello secondo il quale le donne nascono con un determinato numero di cellule uovo, e che in nessun modo si può aumentare questa riserva, che anzi è destinata ad assottigliarsi col tempo. Ma un piccolo studio dell'Università di Edimburgo, condotto su un gruppo di pazienti oncologiche, dimostrerebbe che le giovani donne trattate con un particolare farmaco chemioterapico hanno una densità di cellule uovo maggiore di quella di donne sane della stessa età. Gli ovuli extra sembrano giovani, simili a quelli tipici dell'età prepuberale, un aspetto compatibile con la loro recente formazione.

La ricerca, fatta attraverso biopsie ovariche, era inizialmente mirata ad accertare che il trattamento antitumorale, chiamato ABVD, non causasse problemi di fertilità come altri farmaci usati contro il cancro (in questo caso, il linfoma di Hodgkin). Ma se confermata, al di là degli effetti del farmaco in sé, vorrebbe dire che in certe situazioni, le ovaie possono produrre nuove cellule uovo: quelle delle pazienti trattate hanno mostrato un numero di ovuli da due a quattro volte maggiore rispetto ai soggetti di controllo. Tuttavia sono in molti a sollevare dubbi sui risultati. Gli ovuli "extra" osservati potevano essere già presenti, e sono stati forse riportati in superficie per lo stress della terapia; oppure i follicoli - le unità funzionali dell'ovaio - potrebbero essersi divisi in due o più parti in risposta al trattamento.

Autrice: Elisabetta Intini
Fonte. Focus.it http://www.focus.it/scienza/salute/il-corpo-femminile-puo-produrre-nuove-cellule-uovo
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06 agosto, 2009

La rinuncia a caffè, sigarette e alcol aumenta del 33% le chance di rimanere incinta

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Dalla Gran Bretagna una novità relativa all'aumento delle chance per ottenere l'inizio di una gravidanza: la rinuncia a sostanze stimolanti quali alcol, nicotina e caffè comporta un aumento delle probabilità del 33% di rimanere incinta. Emma Derbyshire, ricercatrice della Manchester Metropolitan University, ha spiegato come in una ricerca condotta su di un pool di un migliaio di giovani donne in periodo fertile si è osservato un aumento di quasi 1 su 3 della possibilità di ottenere l'inizio di una gravidanza attraverso l'adozione di uno stile di vita basato sull'abbandono o sulla progressiva riduzione delle quantità di sostanze che agiscono come "eccitanti". Per ottenere buoni risultati il consiglio generale è di abbandonare il fumo, l'alcol e di non superare l'assunzione di una sola tazza di caffè al giorno, sostanze che devono essere attentamente moderate anche e soprattutto nel periodo gravidico per non complicare lo stato fisiologico della donna in attesa.
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03 giugno, 2009

Vigevano: vuole figlio da marito in coma, il tribunale si oppone “Non verificata la volontà dell’uomo”

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Il Tribunale di Vigevano ha respinto una richiesta a procedere con la procreazione assistita avanzata dai familiari di un uomo in coma irreversibile dovuto a un grave tumore al cervello. Una coppia di Vigevano, lei originaria dell'Europa dell'Est, lui un operaio ricoverato in gravissime condizioni alla clinica Maugeri di Pavia e attualmente in coma a causa di un tumore al cervello, era salita recentemente alla cronaca per la ferma volontà della moglie di esaudire il loro desiderio di avere un bambino. Tuttavia qualche mese fa il padre dell'uomo aveva chiesto di ricostruire la volontà del figlio per ottenere, in qualità di tutore, il permesso di esprimerla e, quindi, il consenso per l'accesso alla procreazione medicalmente assistita.

Il tribunale si è quindi opposto alla richiesta sulla base del fatto che, in seguito alle testimonianze di familiari e medici dell'uomo non è stato possibile ricostruire delle prove di certezza sulla sua volontà di accedere alla procreazione medicalmente assistita. Non ci sarebbero quindi per stabilire che lui, nel pieno delle facoltà, avesse manifestato la decisione, qualora si fosse trovato nelle condizioni attuali, di avere un figlio ricorrendo alla fecondazione assistita. Secondo il collegio inoltre mancherebbe uno dei requisiti previsto dalle legge 40, cioè quello relativo all'infertilità della coppia.

Si è concluso così il primo round di quella che si preannuncia una battaglia giudiziaria con il legale della moglie che ha già dichiarato di voler impugnare il provvedimento del Tribunale. Anche se, parallelamente, la famiglia potrebbe rivolgersi a qualche centro all'estero per andare avanti lungo la strada scelta.

Uno dei dottori che si era interessato qualche mese fa al caso, il dr. Severino Antinori (già alla ribalta delle cronache mediche in passato per casi simili), ha dichiarato all’Ansa “Quella di oggi è una sentenza talebana e religiosa, in un paese più teocratico e clericale e meno laico di quanto dovrebbe essere. Faremo (n.d. lui e la coppia seguita) ovviamente ricorso alla Cassazione, in cui ripongo grande fiducia ma è chiaro che ora la donna prenderà gli spermatozoi del marito e se ne andrà all'estero. Probabilmente lo farà e credo che la inciterò io stesso in questo senso”
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14 aprile, 2009

USA: uomo diventa padre da campione congelato 22 anni prima

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Un uomo della North Carolina che da adolescente è stato malato di leucemia è diventato papà di una bambina 22 anni dopo aver consegnato il suo sperma a una banca della fertilità perchè fosse congelato. Stella Biblis, la neonata, è stata concepita in provetta grazie al seme che il padre aveva fatto conservare su richiesta della madre, disperata alla prospettiva di non poter diventare nonna. «È un vero miracolo», ha detto Chris Biblis, il protagonista della vicenda, alla ABC tenendo in braccio la bambina, al suo fianco la moglie Melodie, una infermiera. Biblis ha oggi 39 anni: ne aveva 13 quando si ammalò di leucemia, una malattia lo costrinse a sottoporsi a lunghe cure tra cui una radioterapia che lo rese sterile. Secondo i medici della clinica di Charlotte che ha effettuato la fecondazione in provetta, la Reproductive Endocrinology Associates, il caso è da Guinness per l'arco di tempo in cui lo sperma è rimasto congelato prima dell'uso. La donazione del campione di sperma risale al 1986: pareva un gesto futile all'epoca, quasi disperato, e non solo per le condizioni di salute del teen-ager. Tre anni dopo Chris venne dichiarato guarito. «Ero un ragazzo, pensavo solo che volevo una vita come tutti gli altri. La prospettiva di essere sposato, di avere un figlio era l'ultima cosa che mi passava per la testa», ha detto il neo-papà alla tv americana. Sua figlia Stella è nata in marzo, in eccellente salute, ma solo oggi i suoi genitori l'hanno presentata ai media. Il caso di Biblis è stato reso pubblico per mostrare i passi da gigante fatti dalle terapie contro l'infertilità negli ultimi due decenni. La procedura sofisticata usata per far nascere Stella non esisteva quando, a metà anni Ottanta, lo sperma di suo padre fu messo nel congelatore. Il metodo dell'iniezione di sperma intracitoplasmica permette di selezionare una cellula di sperma sana e inserirla in un ovulo in laboratorio: venne testato per la prima volta con successo solo nel 1992.

FONTE: Ansa.it e Leggo.it


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06 marzo, 2009

News varie: gene COL4A1, prioni, eosinofili coinvolti nell'infarto, drospirenone.

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Ecco per voi un po' di notizie di questa settimana:


[1] I ricercatori del Cnr hanno individuato un gene ritenuto responsabile della regolazione della rigidita' arteriosa. Lo studio e' stato pubblicato sulla rivista Circulation Cardiovascular Genetics. La rigidita' arteriosa, di cui si tende a soffrire in eta' avanzata o per errati stili di vita e' ad alto rischio per l'insorgenza di aterosclerosi o ipertensione. Un gene, il COL4A1, e' implicato in questa patologia, aprendo la strada a nuovi trattamenti di queste malattie.


[2] Una scienziata ricercatrice italiana, Chiara Zurzolo, professore associato di biologia applicata alla Federico II di Napoli, si e' guadagnata la copertina di Nature Cell Biology. La scienziata, che lavora alla facolta' di medicina, ha scoperto come si trasmette il prione della mucca pazza dall'intestino al cervello dell'uomo. La ricerca e' stata condotta in collaborazione con l'istituto Pasteur di Parigi e finanziata da fondi europei e dalla fondazione Telethon. Apre nuove frontiere per la cura della malattia di Creutzfeldt-Jakob.


[3] Scoperto il coinvolgimento di un tipo di cellule immunitarie conosciute nelle allergie, i globuli bianchi eosinofili, nell'infarto. Il risultato ottenuto da un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Verona e' stato possibile grazie a uno studio pubblicato di recente sulla rivista Nature Genetics insieme a un secondo lavoro internazionale cui l'ateneo scaligero ha a sua volta preso parte e che ha permesso di isolare un gran numero di geni legati all'infarto.


[4] Quante donne soffrono usualmente di dolori al basso ventre? I disturbi premestuali fermano per almeno un giorno al mese la vita di un'italiana su quattro in eta' fertile. Lo rileva un sondaggio della Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia compiuto su di un campione di 743 donne. Per il 70% questi disturbi compromettono la vita lavorativa e scolastica, per il 53% quella di coppia, per il 43% quella sociale. Contro i disturbi premestruali tra un mese sara' disponibile anche in Italia la Yaz, nuova pillola specifica a base di drospirenone. Intanto, con una percentuale del 28,6%,le donne della Sardegna si confermano la maggiori utilizzatrici della pillola contraccettiva. Seguono le regioni del Nord, con l'eccezione del Veneto che, col 16,1%, si pone nella media nazionale. Sono i dati di un sondaggio su 7.600 donne, condotto sul sito www.sceglitu.it. Dal sondaggio emerge che le italiane non sono fedeli ai metodi contraccettivi: il 10% ricorre a quella di emergenza e il 27,5% delle under 25 non e' mai andato dal ginecologo.


FONTE: Ansa.it Salute e altri siti
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24 febbraio, 2009

Una donna su otto malata di endometriosi

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Mal di pancia, forti dolori mestruali, disturbi ciclici urinari o intestinali, dolori durante i rapporti sessuali. Potrebbero essere i sintomi di una malattia diffusissima e misteriosa: l'endometriosi. Ben tre milioni di donne ne sono colpite solo in Italia, circa una su otto, ma nella fascia di eta' 29-39 anni ne e' affetta addirittura una su due. Con rischi non da poco: dal 30 al 40% delle malate arriva all'infertilita', e ci sono anche casi di tumore ovarico (fino al 3%) o di Hpv. Pochissime di queste donne sanno di essere malate, tanto che in media c'e' un ritardo di nove anni tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi. Per questo il Ministero della Salute, in collaborazione con l'Azienda Ospedaliera Sant'Andrea di Roma, ha varato una campagna di comunicazione capillare (dal titolo "Quello che non so di me") per favorire una connoscenza migliore dei sintomi dell'endometriosi, stimolare il ricorso al medico di fiducia, prevenire il rischio infertilita'. Il tutto tramite un video di tre minuti, realizzato da giovani e destinato ai giovani (con la colonna sonora dei Velvet), che sara' proiettato fino al 16 marzo nelle 172 sale del circuito Warner Village Cinemas. E poi opuscoli informativi, locandine, calendari e messaggi radiofonici. "L'endometriosi e' una malattia silenziosa - ha spiegato il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che ha presentato l'iniziativa insieme al direttore generale del Sant'Andrea Vitaliano De Salazar e al prof. Massimo Moscarini - a cui spesso le donne non danno peso finche' il dolore non e' forte. Comporta aspetti invalidanti, come le assenze dal lavoro, e il rischio di infertilita'. Per questo il 9 marzo faremo un convegno al Ministero, mentre un Gruppo di Studio nazionale si riunira' per fornire ai ricercatori uno strumento utile per lo sviluppo di una ricerca interdisciplinare per chiarire gli aspetti ancora sconosciuti della patologia". L'endometriosi infatti, pur cosi' diffusa, e' un mistero: tecnicamente, spiega il prof. Moscarini, capodipartimento di Ginecologia al S.Andrea, "e' una malattia estrogeno-dipendente in cui il tessuto endometriale determina delle lesioni al di fuori dell'utero". Tuttavia "non esiste ad oggi alcun protocollo terapeutico riconosciuto e la maggior parte delle attuali cure mediche non sono adatte a lungo termine a causa degli effetti collaterali". Difficile anche una diagnosi efficace, senza contare la terapia, "che ha un grosso problema di recidiva, fino al 35%". Serve insomma ancora uno sforzo per far luce sulla malattia: tuttavia, denuncia Moscarini, "la ricerca sull'endometriosi e' scarsamente finanziata, probabilmente a causa della difficolta' di sviluppare proposte di ricerca competitive su una malattia compessa e poco comprensibile, che colpisce esclusivamente le donne".

FONTE: Agi.it Salute
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17 febbraio, 2009

Chiede prelievo sperma del marito in coma ma l'ospedale dice no

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Ha chiesto il prelievo del liquido seminale del marito in coma, per avere un bambino tramite la fecondazione assistita, ma l'ospedale non ha dato l'autorizzazione. È successo a Pavia, dove il 30 gennaio la Direzione Sanitaria del Policlinico San Matteo ha ricevuto la richiesta ("effettuata verbalmente", precisa il nosocomio) della donna per prelevare il seme del marito 35enne, ricoverato in coma presso la Struttura Complessa di Rianimazione II. "Non essendo il paziente in grado di esprimere un valido consenso alla procedura - riferisce la Fondazione San Matteo - come richiesto dalla norma, la famiglia, in maniera autonoma, ha richiesto e ottenuto, da parte del Tribunale di Pavia, la nomina dell'amministratore di sostegno, nella figura del padre del paziente, finalizzato a decidere in merito al prelievo di liquido seminale. La Direzione Sanitaria della Fondazione Policlinico San Matteo, alla quale quest'ultimo ha fatto richiesta per l'effettuazione della procedura, ha risposto che 'la richiesta non poteva essere esaudita in quanto non finalizzata ad un trattamento diagnostico e/o terapeutico correlato alla gestione clinica del malato, ma si trattava di una richiesta personale da parte della signorà e che 'il centro di procreazione assistita del San Matteo non è dotato delle attrezzature nè delle autorizzazione occorrenti alla conservazione del liquido seminalè". Il nosocomio di Pavia, infatti, ribadisce che "la normativa italiana attualmente impedisce l'uso di liquido seminale per inseminazione in situazioni diverse da coppia eterosessuale con problemi di sterilità, in grado di esprimere un consenso valido". In questi ultimi giorni l'amministratore di sostegno ha contattato l'Azienda Ospedaliera di Padova per il relativo prelievo. "È questa struttura - conclude la Direzione Sanitaria della Fondazione San Matteo - che deve accettare di effettuare il prelievo e mettersi in contatto con noi per accedere nel Policlinico. Nessuna richiesta in questo senso è arrivata per ora a questa Fondazione".

FONTE: Aduc Salute
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14 agosto, 2008

La pillola? Spesso è causa di rottura del rapporto di coppia: ecco il perchè...

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Secondo uno studio inglese pubblicato sulla rivista "Proceedings of the Royal Society Biological Sciences", l'assunzione della pillola anticoncezionale potrebbe modificare la percezione degli odori da parte della donna e in tal modo andare a modificare il rapporto di coppia. L'odore emanato dalla pelle di una persona è una delle tante variabili genetiche che caratterizzano l'individuo e sarebbe questo uno dei segnali che porterebbe a una scelta "genetica" del proprio patner (negli animali è scientificamente provato data la liberazione dei cosiddetti "feromoni", nell'uomo vi sono ancora dubbi scientifici e numerose ricerche inconcluse). Secondo i ricercatori, le donne che assumono la pillola anticoncezionale, a causa della variazione del tasso di ormoni nel sangue, tendono a preferire uomini con odore simile al proprio, per cui lo smettere volontariamente di assumere la pillola potrebbe determinare un "segnale psicologico" che porterebbe la donna a non provare più attrazione per il proprio compagno.

I ricercatori hanno quindi compiuto una prova su di un campione di 100 donne volontarie invitandole ad annusare, prima e dopo l’assunzione del contraccettivo, dei campioni di "odore cutaneo" di 97 uomini e, fra questi, di scegliere coloro che ritenevano più gradevoli. Come spiegato dai ricercatori: "I risultati dimostrano che le donne che prendono l’anticoncezionale preferiscono uomini con odori simili al proprio. Questo può quindi portare, una volta sospesa l'assunzione della pillola, non solo a problemi di fertilità, ma anche a una rottura della coppia quando la donna smette di assumere la pillola, visto che la percezione dell’odore gioca un ruolo importante nell’essere attratti dal partner". Anche la direttrice del centro di ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele Resnati di Milano, A. Graziottin, sottolinea l’importanza dello studio evidenziando come i risultati, se confermati, "potrebbero spiegare l'improvviso calo di desiderio sessuale lamentato dal 20% delle donne che assumono la pillola".

La pillola anticoncezionale o pillola contraccettiva è un farmaco contraccettivo ormonale considerato attualmente il più sicuro tra quelli reversibili. La pillola è stata dapprima approvata per uso contraccettivo negli Stati Uniti nel 1960, e divenne molto popolare. Oggi è utilizzata da più di 100 milioni di donne nel mondo e da almeno 12 milioni di donne negli Stati Uniti. In Italia l'utilizzo dell'anticoncezionale è largamente diffuso, circa il 60% delle donne tra i 15 e i 35 anni utilizza la pillola classificando il nostro paese fra i primi posti in Europa.

La pillola contraccettiva agisce grazie alla combinazione di piccole quantità di un estrogeno (generalmente etinilestradiolo) e di un progestinico e l'assunzione quotidiana di questi due ormoni inibisce gli eventi ormonali che inducono l'ovulazione. Provoca inoltre l'ispessimento della mucosa cervicale rendendo così difficoltoso il passaggio degli spermatozoi attraverso la cervice stessa e un assottigliamento dell'endometrio rendendo difficoltoso l'impianto di un eventuale ovulo fecondato. L'inefficacia contraccettiva della pillola, misurata in base all'indice di Pearl (numero di gravidanze per 100 donne/anno) è molto bassa, inferiore all'1%.
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22 luglio, 2008

Fertilità: dieta influenza la fecondita' di uomo e donna

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Per fare piu' figli e restare fecondi piu' a lungo gli uomini hanno bisogno di carboidrati e le donne di carne. Secondo una ricerca australiana, le diverse diete possono influenzare fortemente la longevita' e il successo riproduttivo in tutto il mondo animale, esseri umani compresi, e hanno diversi effetti sui maschi e sulle femmine. Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology e' stato condotto dal prof. Alexei Maklakov ma non nell'uomo, solo su di una specie di grilli neri.

FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-22_122222974.html
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17 giugno, 2008

Prodotti chimici per la casa possono influire sulla fertilità

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Attualmente nell'UE sono in uso oltre 100.000 sostanze chimiche, che si trovano in una serie di prodotti per la casa. Tra queste ci sono gli ftalati usati in molti prodotti in PVC (come i giocattoli per bambini a alcuni cosmetici) e i muschi artificiali usati nei deodoranti per ambienti. Fino ad oggi possediamo una conoscenza limitata sugli effetti che questi prodotti hanno sulla nostra salute e sull'ambiente.Un nuovo progetto finanziato dall'UE con 2,9 Mio EUR e denominato REEF (Reproductive Effects of Environmental Chemicals in Females) intende indagare l'impatto delle sostanze chimiche comuni sulla fertilità femminile. REEF è uno dei tre progetti che fanno parte del gruppo NECTAR (Network for Environmental Chemical Toxicants Affecting Reproduction) da poco avviato e che ha ottenuto un contributo dall'UE di 10 Mio EUR.Il dott. Paul Fowler lavora nel campo della fisiologia della riproduzione presso l'Università di Aberdeeen ed è il coordinatore del progetto. "Per oltre 60 anni c'è stata una crescente preoccupazione riguardo alla possibile interferenza delle sostanze chimiche ambientali sullo sviluppo dei bambini e delle bambine nel ventre materno," ha commentato. "Queste sostanze chimiche derivano da una serie di fonti industriali, commerciali e agricole e possiedono il potenziale di influire sullo sviluppo del sistema riproduttivo maschile e femminile."Team appartenenti all'Istituto nazionale francese per la ricerca agricola (INRA), all'Università di Nottingham, all'Università di Aberdeen e al Macaulay Institute nel Regno Unito, studieranno l'impatto di piccole quantità di sostanze chimiche ambientali su feti di pecora nell'utero. Queste sostanze si trovano nei liquami umani (che vengono frequentemente sparsi sui campi in cui pascola il bestiame) e vengono assorbite in piccolissime quantità dagli animali. La conseguenza è che la loro presenza può essere difficile da rilevare con i normali test.Mangiare la carne ottenuta da questo bestiame è solo uno dei modi in cui l'uomo può assorbire queste sostanze, che possono avere serie conseguenze per la salute. Queste sostanze chimiche possono bioaccumularsi rimanendo nel nostro organismo per lungo tempo, localizzate principalmente nel tessuto grasso. La conseguenza è che possono essere trasmesse durante la gravidanza. Pertanto, gruppi di ricerca REEF della Martin Luther University in Germania e dell'Università di Milano in Italia studieranno ovuli ed embrioni di topo esposti a queste sostanze chimiche, allo scopo di iniziare a comprendere alcuni dei meccanismi coinvolti.Il dott. Richard Lea della School of Veterinary Medicine and Science, uno dei ricercatori coinvolti nel REEF, afferma che la ricerca contribuirà a colmare una lacuna importante della conoscenza. "Anche se la fertilità maschile è stata molto studiata in anni recenti, questa è la prima volta che verrà presa in esame la fertilità femminile. Attualmente si sa poco circa gli effetti delle sostanze chimiche simili agli ormoni sullo sviluppo del feto femminile, quindi le conseguenze per lo sviluppo riproduttivo delle femmine potrebbero essere maggiori che nei maschi."Per i prossimi tre anni REEF esaminerà il modo in cui le sostanze chimiche vengono trasmesse dalla madre al feto e in che modo questo influisce sul feto. Anche se queste sostanze chimiche non hanno ancora influenzato la fertilità degli animali in questa generazione, ci sono sempre più prove che la prossima e le future generazioni potranno avere problemi derivanti dall'esposizione a sostanze chimiche ambientali in età intrauterina. Per estensione, questo potrebbe avere serie conseguenze anche per gli esseri umani.

FONTE: Molecularlab.it -> http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6074

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SENTIERI DELLA MEDICINA

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