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AFORISMA DEL GIORNO

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24 giugno, 2013

Speranze per la Sla, positivi i primi test con trapianto di staminali cerebrali umane

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Sono considerati positivi (senza effetti avversi) i primi test di trapianto di cellule staminali cerebrali su sei pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (n.d.a. era scritto amniotica ma era un refuso!). Lo ha annunciato il professor Angelo Vescovi, coordinatore degli studi, in un convegno a Roma. La ricerca è stata autorizzata dall'Istituto Superiore di Sanità e concepita dall'associazione Neurothon. La prima parte della sperimentazione, iniziata il 25 giugno dello scorso anno con il primo trapianto al mondo di cellule staminali cerebrali umane, scevre da qualunque problematica etica e morale, è terminata con successo a fine marzo di quest'anno. Non sono stati rilevati eventi avversi legati alle procedure mediche con risultati migliori della sperimentazione parallela in corso in Usa.

«Siamo soddisfatti ed orgogliosi di aver mantenuto la promessa fatta ai nostri sostenitori, ai malati e alle loro famiglie, di avviare una sperimentazione di terapia cellulare sulla Sla» ha detto il professore Angelo Vescovi. «Il nostro è uno studio sperimentale condotto secondo i più rigorosi criteri scientifici ed etici, per una malattia neurologica mortale». La sperimentazione, ha precisato il biologo, viene svolta secondo la normativa internazionale in accordo alle regole dell'European Medicine Agency e con le cellule prodotte in stretto regime di norme di buona fabbricazione, vale a dire riconosciute dalle commissioni sanitarie nazionali come idonee all'utilizzo di studi clinici, con certificazione dell'Aifa, confermando l'Italia fra i paesi che fanno test di avanguardia nell'ambito delle staminali.

Alla luce dei dati preliminari dei primi test, l'Istituto superiore e l'Aifa hanno autorizzato l'avvio della seconda parte della sperimentazione che prevede il trapianto in zone più alte del midollo spinale, cioè nella regione cervicale. «La nostra ricerca - ha sottolineato Vescovi - è sostenuta da un'associazione no profit e il nostro metodo, in opera dal 1999, non è stato brevettato. Grazie al nostro metodo con pochissimi campioni di cellule fetali neuronali prelevate da aborti spontanei è possibile produrre una quantità illimitata di cellule staminali».

FONTE: Ansa.it
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06 giugno, 2013

Diabete: ricostruito pancreas utilizzando cellule staminali del midollo

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Un passo avanti nella lotta al diabete arriva dal San Raffaele di Milano. Scienziati del Diabetes Research Institute (Dri) dell'istituto hanno ricostruito, per la prima volta al mondo, parte delle funzioni del pancreas nel midollo osseo di pazienti affetti dal diabete di tipo 3c. Lo studio, condotto su 4 pazienti e appena pubblicato su Diabetes, è stato possibile grazie al via libera del Centro nazionale trapianti e al supporto di programmi di ricerca della Comunità europea e del Miur.

I ricercatori hanno recuperato le cellule endocrine dal pancreas di malati a cui era stato asportato l'organo. Si tratta delle cellule che hanno il compito di produrre gli ormoni fondamentali per il corretto funzionamento dell'organismo, fra cui anche l'insulina. Con le cellule prelevate, gli scienziati hanno ricostruito le funzioni del pancreas nel midollo osseo degli stessi pazienti. In questo modo, spiegano, è stato possibile ottenere una sorta di 'organo puzzle'. Il tessuto endocrino impiantato nel midollo di 4 pazienti ha attecchito ed ha funzionato, dopo un periodo di osservazione di quasi 3 anni.

Il diabete di tipo 3c - precisano dal San Raffaele di Milano - colpisce i pazienti ai quali viene asportato chirurgicamente il pancreas e che perdono le funzioni svolte dall'organo. La più importante è la regolazione del metabolismo degli zuccheri che dipende dalla produzione di ormoni come l'insulina e il glucagone. Le conseguenze per il paziente sono una peggiore qualità di vita e il rischio di complicanze, anche gravi, come il coma ipoglicemico. Da qui l'importanza di una tecnica come quella testata con successo a Milano, che potrebbe di fatto prevenire l'insorgenza del diabete 3c.

Secondo il team di ricercatori, si tratta di risultanto importante per tutto il mondo della medicina. "L'approccio utilizzato in questi pazienti è innovativo e dimostra per la prima volta - sottolinea Lorenzo Piemonti, responsabile del programma di trapianto di isole e dell'Unità della biologia delle beta cellule al Dri dell'Irccs San Raffaele - che è possibile per un tessuto non ematopoietico, e nella fattispecie endocrino, sopravvivere e funzionare in un ambiente molto particolare come quello del midollo osseo, dove normalmente vivono le cellule staminali dedicate principalmente alla creazione del sangue. È un risultato straordinario e potrebbe aprire in generale scenari inaspettati nel campo della medicina rigenerativa".

"Normalmente, nella pratica clinica - continua Fabio Ciceri, responsabile Unità ematologia e programma trapianto cellule staminali - fino ad oggi il midollo osseo è stato utilizzato per accogliere trapianti di cellule staminali ematopoietiche in pazienti con malattie come la leucemia. E' straordinario vedere come in realtà questo ambiente sia in grado di accogliere anche altri tipi di tessuti".

"Prevenire l'insorgenza del diabete post-chirurgico mediante l'uso del tessuto autologo è un concetto innovativo che offre una nuova prospettiva terapeutica ai pazienti con malattie del pancreas", affermano Gianpaolo Balzano e Paola Maffi, primi autori dello studio e responsabili, rispettivamente, dell'Unità di chirurgia pancreatica e Unità trapianto isole.

FONTE: Repubblica.it
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08 ottobre, 2012

Premio Nobel per la Medicina a John Gurdon e Shinya Yamanaka per la loro ricerca nel campo delle staminali

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Può una cellula matura tornare bambina? E può un organismo adulto ritornare embrione? I due esperimenti che sembrano capovolgere le regole della logica oltre che della biologia sono stati portati a termine a oltre 40 anni da distanza l'uno dall'altro dallo scienziato inglese John Gurdon,79 anni, e da quello giapponese Shinya Yamanaka, 50 anni, che oggi hanno vinto il Nobel per la medicina.

Gordon è il padre storico della clonazione, che tanto fermento ha causato sul fronte della bioetica. Yamanaka quegli stessi malcontenti ha invece contribuito a sedarli, inventando una tecnica che permette di ottenere cellule staminali senza bisogno di toccare gli embrioni. Entrambi sono riusciti a invertire le lancette del tempo della vita "riprogrammando" individui e cellule adulti per riportarli allo stato embrionale.

Con un esperimento che è diventato un classico dei manuali di biologia, Gurdon nel 1962 clonò una rana. Prese una cellula da un individuo adulto. Ne isolò il nucleo e lo inserì all'interno di una cellula uovo dopo aver rimosso il nucleo originario di quest'ultima. Ne nacque un girino in piena salute. Il nucleo di una cellula di una vecchia rana era stato in grado di guidare la cellula uovo verso la formazione di una rana giovane. "Gordon  -  scrive oggi l'Accademia delle Scienze di Stoccolma che assegna il Nobel  -  aveva scoperto che la specializzazione delle cellule è reversibile".

Dagli anni '60 a oggi la clonazione venne replicata su molte specie animali (famosi la pecora Dolly e il cane Snuppy) e divenne quasi un fenomeno da baraccone, con la setta dei raeliani intenta a clonare un essere umano e speculazioni sul modo migliore per riportare in vita un dinosauro. Difficilmente questa tecnica avrebbe potuto dare una mano concreta alla medicina senza l'aiuto di Yamanaka, che nel 2006 prese delle cellule adulte di topo e inserendovi una manciata di geni le trasformò in staminali dalle caratteristiche del tutto simili alle cellule di un embrione. L'esperimento di Yamanaka era estremamente semplice ed elegante. Come una sorta di pietra filosofale, il suo metodo forniva ai medici staminali in quantità per tentare di curare le malattie più svariate, e senza bisogno di distruggere embrioni.

Le staminali di Yamanaka (chiamate ips, induced pluripotent stem cells) sono oggi il cuore dell'attività della maggior parte dei laboratori di medicina rigenerativa. Non sono ancora state usate in esperimenti sull'uomo perché si è notato che il loro Dna non è in ordine al 100 per cento. Ma gli scienziati giudicano questi problemi in via di risoluzione. Le cellule di un paziente malato potranno un giorno essere prelevate, trasformate in staminali grazie al metodo di Yamanaka e poi fatte specializzare nel tipo di tessuto richiesto per correggere diabete, lesioni al midollo spinale, distrofie muscolari e tutte le malattie che la medicina rigenerative promette un giorno di trattare.

Il Nobel al tandem Gurdon-Yamanaka dimostra come una scoperta di biologia fondamentale apparentemente inutile (la clonazione di un girino) possa portare un giorno a delle applicazioni reali in medicina. Anche se nel mezzo ci sono ben 40 anni di sforzi e di ricerche, un tempo infinito per chi ha una malattia da combattere oggi.

Il premio Nobel per la medicina è il primo ad essere annunciato. Domani è il turno della fisica, mercoledì della chimica e giovedì della letteratura. A causa della crisi economica, la fondazione Nobel quest'anno ha diminuito il montante del premio del 20 per cento, stabilendolo a 8 milioni di corone (930.940 euro) contro i 10 milioni in palio dal 2001.

Autrice: Elena Dusi
FONTE: Repubblica.it
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27 dicembre, 2011

La grande sfida di una riparazione più efficiente del tessuto cardiaca passa per le molecole Cardionogen?

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Dai risultati di una ricerca pubblicata dalla rivista "Chemistry & Biology" si apprendono nuove speranze per trovare una cura biologica per le lesioni a carico del tessuto cardiaco. Un team di ricercatori dell'Università di Shanghai ha scoperto alcune molecole in grado di spingere le staminali a trasformarsi in cardiomiociti, cioè in cellule del muscolo cardiaco.  Gli "infarti da ischemia" del tessuto miocardico rappresentano una delle cause più diffuse di morte in cardiologia, e provocano quasi sempre un notevole accorciamento delle prospettive future a causa dell'inefficiente meccanismo di riparazione del tessuto leso da parte dei meccanismi fisiologici di recupero dell'organismo. Una volta leso, il tessuto va incontro a riparazione rimpiazzando le cellule lese con tessuto fibrotico, il che danneggia ulteriormente la resistenza della parete nonchè la meccanica del cuore. Il tessuto infatti può essere stirato più facilmente; si ha una perdita di efficienza nella contrazione dovuta sia allo stiramento della massa inattiva, sia alla perdita di miociti inotropicamente attivi. Tramite l'uso di cellule "programmate dall'esterno" si potrebbe appunto rigenerare, tramite staminali, le cellule componenti il tessuto in modo fisiologico e dunque ottenere un processo di guarigione più efficiente. 

Questo lavoro potrebbe aprire la strada verso nuovi approcci terapeutici per la rigenerazione e la riparazione cardiaca. ''Nonostante i progressi della medicina moderna - ha detto Tao P. Zhong, coordinatore dello studio - la gestione dell'infarto del miocardio e dello scompenso cardiaco rimane una grande sfida. C'è un forte interesse per gli agenti di sviluppo che possono influenzare le cellule staminali a differenziarsi in cellule cardiache e potenziare le capacità intrinseche di rigenerazione del cuore. Lo sviluppo di terapie in grado di stimolare la rigenerazione del muscolo cardiaco in aree infartuate avrebbe un enorme impatto medico”.

Per scoprire nuove molecole coinvolte nello sviluppo del cuore, i ricercatori hanno effettuato lo screening di una piccola molecola utilizzando come modello il pesce "zebra". Grazie ad una serie di approcci genetici, gli studiosi sono stati in grado di analizzare la crescita e lo sviluppo di un cuore vedendolo battere all'interno di embrioni trasparenti. Dopo aver analizzato ben 4mila composti, gli scienziati hanno scoperto tre molecole strutturalmente correlate che potrebbero ingrandire le dimensioni del cuore embrionale.

I composti - chiamati cardionogen-1, -2, -3 - potrebbero promuovere o inibire la formazione del cuore, a secondo di quando vengono somministrati nello sviluppo. Un trattamento a base di queste molecole stimolerebbe la produzione di nuove cellule muscolari cardiache a partire da cellule staminali. Gli scienziati lo hanno dimostrato anche utilizzando un modello murino. Il passo successivo è quello di verificare la possibilità di utilizzare queste molecole negli esseri umani.

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21 novembre, 2011

La crisi economica blocca in USA le ricerche sulle cellule staminali

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La crisi non risparmia neanche i sogni. Come quello di Christopher Reeve, l’attore di Superman, rimasto paralizzato dopo una caduta da cavallo e poi deceduto nel 2004, e di tutte le persone paralizzate costrette a vivere sulla sedia a rotelle. La prima società che ha iniziato a sperimentare sugli esseri umani una terapia a base di cellule staminali embrionali – la Geron Corporation  – ha bloccato questo progetto di ricerca per ragioni economiche. La decisione dell’azienda californiana è un duro colpo per i pazienti, per la Fondazione di Reeve e per tutti coloro che credevano che le staminali embrionali avrebbero regalato una speranza a quanti non possono più camminare.

Le condizioni economiche difficili, fa sapere la società, hanno reso praticamente impossibile riuscire a raccogliere i fondi necessari per continuare con la sperimentazione. La crisi infatti è stata devastante anche per la Geron: il market share della società è crollato di un 20% e la società dovrà licenziare 66 dipendenti, pari al 38% della sua forza lavoro. E continuare a investire nella sperimentazione sulle staminali embrionali sarebbe stato troppo. Secondo le previsioni, per continuare il programma la Geron avrebbe dovuto spendere ben 25 milioni dollari all’anno.

Poi i risultati preliminari della sperimentazione con le staminali non sono stati così incoraggianti. Malgrado il trattamento si sia rivelato sicuro, quindi senza effetti collaterali significativi, la Geron ha riconosciuto di non aver osservato alcun miglioramento sui pazienti. Eppure, i test di laboratorio sui topolini erano molto promettenti. Dopo le iniezioni di staminali, le cavie paralizzate avevano iniziato a muovere le zampe posteriori e da qui la speranza di aver trovato la cura per le lesioni al midollo spinale. Ma per risultati così rivoluzionari ci vuole tempo. Necessità, questa, che si scontra con la fredda e dura logica dei numeri: troppo costoso continuare a cercare di replicare gli stessi risultati ottenuti sugli animali anche sugli esseri umani.

Da qui la decisione di cambiare la rotta e di puntare tutte le risorse finanziare disponibili, senza la necessità quindi di trovare capitali aggiuntivi, allo sviluppo di farmaci antitumorali sperimentali, come imetelstat e GRN1005, che si prospettano essere molto più proficui. “Questi due nuovi promettenti farmaci oncologici candidati hanno come obiettivo principale rispondere a esigenze mediche non soddisfatte e hanno importanti traguardi di sviluppo clinico che potrebbero essere raggiunti nei prossimi 20 mesi”, ha riferito John A Scarlett, amministratore delegato della Geron. La società al momento è in grado di supportare lo sviluppo di questi farmaci senza bisogno di raccogliere capitali aggiuntivi. “Questo non sarebbe possibile se continueremo a finanziare i programmi sulle cellule staminali ai livelli attuali”, ha aggiunto Scarlett. L’unica speranza per riprendere la sperimentazione è trovare un partner che si impegni a sostenerla.

Alcuni scienziati hanno espresso un forte rammarico per la decisione della Geron, altri ancora hanno ammesso di non aver mai creduto in quel progetto.“Riuscire a far camminare Superman sarebbe stato un ottimo affare, ma è un obiettivo ambizioso per un problema serio e forse non il miglior inizio, scientifcamente o clinicamente, per le terapie con cellule staminali”, ha commentato Alison Murdoch, docente di medicina riproduttiva alla Newcastle University, in un articolo pubblicato dal quotidiano britannico Guardian.

Convinto fin dall’inizio che la sperimentazione non avrebbe portato da nessuna parte è John Martin, docente di medicina cardiovascolare della University College London. “Ho detto pubblicamente che il trial della Geron non aveva reali possibilità di successo a causa del disegno e della malattia mirata. E’ stato uno studio intrinsecamente imperfetto. E per questa ragione non dovremmo descrivere questo come un passo indietro”.

Deluso della decisione della società americana di fermare la sperimentazione è Ben Sykes, direttore esecutivo dell’UK National Stem Cell Network. “La ricerca sulle staminali – ha detto – continua a essere una grande promessa per aiutare molte persone attualmente affette da malattie o lesioni incurabili. E’ deludente che la Geron abbia preso la decisione di interrompere il suo trial per le lesiono del midollo spinale, ma ci auguriamo che la società sia in grado di trovare nuovi partner che possano sostenere i lavoro e fornire i finanziamenti necessari”.




AUTRICE: Valentina Arcovio
FONTE: www.ilfattoquotidiano.it
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29 gennaio, 2011

Passi avanti nell'uso delle cellule staminali come arma contro i tumori

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I ricercatori dell'Istituto Rogosin di New York hanno presentato i risultati di un proprio lavoro che alimenta speranza e che contiene novità importanti avendo utilizzato cellule staminali del cancro per lottare contra questa stessa malattia. La terapia, che entrerà in una settimana nella fase due delle tre che lo studio deve superare perché i farmaci possano essere introdotti nel mercato, consiste nel riempire alcune capsule fatte di agarosio (un polisaccaride) con cellule tumorali di topo. Queste aree del diametro inferiore a mezzo centimetro, vengono impiantante nella persona affetta dal cancro.
"Quando riempiamo le capsule con cellule tumorali ci siamo resi conto che prima di tutto crescevano fino ad occupare la parte interna al completo e poi morivano in modo che diventavano piccole colonie di 100 o 150", dice Carlos Cordòn Cardò, direttore associato all'Herbert Irvin Comprehensive Cancer Center dell'Universita' della Columbia a New York, che ha partecipato alle ricerche.
In seguito, le sopravvissute (cellule staminali) ripopolavano le aree.
Quello che e' stato notato e' che le cellule segregavano fattori che impedivano la crescita ad altre cellule tumorali. Lo studio e' stato pubblicato su 'Cancer research': un esperimento in laboratorio con animali che dimostra come impiantando queste aree in topi, gatti e cani sofferenti di cancro, si poteva frenare lo sviluppo del cancro stesso e, in alcuni casi, portare questi animali a guarigione.
I buoni risultati hanno consentito di ottenere l'autorizzazione della Food and Drugs Administration (FDA) per l'avvio della 'fase I' a cui hanno partecipato 30 pazienti con tumori epiteliali (ovaie, pancreas, etc) ad uno stato molto avanzato. I risultati dello studio saranno resi pubblici a fine anno. Al momento i dati sono positivi e i ricercatori si stanno preparando alla 'fase II', che includerà pazienti col cancro alla prostata e altri tumori solidi.

Fonte: Molecularlab.it
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06 luglio, 2010

Confermato: le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) non hanno le stesse potenzialità d'uso delle staminali embrionali

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Nel 2007, alcuni scienziati hanno scoperto cellule staminali pluripotenti indotte umane (cellule iPS). Proprio come le cellule staminali embrionali (cellule ES), le cellule staminali pluripotenti indotte si autorinnovano e si trasformano in qualsiasi tipo di cellula o tessuto. Il vantaggio è che non comportano quasi nessuno dei limiti pratici ed etici che ostacolano la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Un nuovo studio ha però scoperto che le cellule staminali pluripotenti indotte non hanno le stesse potenzialità d'uso in alcune applicazioni. Queste scoperte sono state presentate a un evento tenuto dal progetto ESTOOLS ("Platforms for biomedical discovery with human ES cells"), che ha ricevuto una sovvenzione di 12 milioni di euro nell'ambito dell'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologia per la salute" del Sesto programma quadro (6PQ) dell'UE.

Questa importantissima scoperta delle cellule staminali pluripotenti indotte è segno di una nuova speranza per la scienza. La differenza principale rispetto alle cellule staminali embrionali è che queste cellule si ottengono riprogrammando geneticamente le cellule somatiche di un individuo. Eliminando le preoccupazioni che circondano l'uso delle cellule staminali embrionali, le cellule staminali pluripotenti indotte possono essere usate nella ricerca e nella medicina rigenerativa e come modelli per malattie difficili da studiare negli esseri umani. Rimane però la questione se le cellule staminali pluripotenti indotte hanno in effetti le stesse possibilità di applicazione delle cellule staminali embrionali.

I risultati di uno studio condotto dall'Università ebraica di Gerusalemme in Israele (uno dei partner di ESTOOLS) e dall'Ospedale pediatrico di Boston negli Stati Uniti suggeriscono che queste cellule non possono sostituire completamente le cellule staminali embrionali in alcune applicazioni basilari cliniche e di ricerca.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel numero di maggio della rivista Cell Stem Cell e sono stati presentati a Lisbona, in Portogallo, durante il simposio internazionale "Stem Cells in Biology and Disease" che si è tenuto a maggio 2010. Il simposio è stato organizzato da ESTOOLS, che rappresenta il più grande consorzio europeo di ricercatori impegnati nello studio delle cellule staminali embrionali umane (22 partner in tutto; 19 istituti di ricerca accademici e 3 aziende).

In questo studio, il team ha confrontato le proprietà delle cellule staminali pluripotenti indotte ottenute da cellule della pelle di persone affette dalla sidrome dell'X fragile (la forma più comune di ritardo mentale ereditario tra i maschi), con quelle delle cellule staminali embrionali dello stesso difetto genetico (isolate da embrioni). Hanno scoperto che il FMRI (il gene X fragile) era attivo nelle cellule staminali embrionali ma non in quelle staminali pluripotenti indotte.

L'autore principale dello studio, il dott. Nissim Benvenisty dell'Università ebraica di Gerusalemme, ha detto: "Abbiamo notato una differenza tra le cellule staminali pluripotenti indotte e le cellule staminali embrionali, sebbene avessero la stessa mutazione." Ha spiegato che i risultati potrebbero suggerire un fenomeno più generale di differenze epigenetiche tra le due.

"Finchè non capiamo meglio le differenze tra questi due tipi di cellule, la soluzione ottimale potrebbe essere costruire modelli per i disturbi genetici umani usando entrambi i sistemi, se possibile," ha aggiunto il dott. Benvenisty.

Il professor Peter Andrews dell'Università di Sheffield nel Regno Unito ha convenuto che le scoperte del dott. Benvenisty mostrano che le cellule staminali embrionali e le cellule staminali pluripotenti indotte sono strumenti complementari che in alcuni casi possono fornire informazioni diverse sui processi fondamentali delle malattie. "Sottolineano l'importanza di continuare la ricerca con entrambi i tipi di cellule staminali pluripotenti umane. I risultati confermano inoltre il valore e l'importanza del finanziamento europeo dei consorzi di ricerca come l'ESTOOL," ha spiegato il professor Andrews.





FONTE: Molecularlab.it e Cordis
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10 maggio, 2010

Passi avanti nella ricerca sui cambiamenti del DNA nelle cellule staminali embrionali umane

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Scienziati in Europa hanno scoperto che la coltura prolungata di cellule staminali embrionali umane (hESC) può innescare modifiche che risultano in anomalie cromosomiche. Pubblicate sulla rivista "Nature Biotechnology", le conclusioni sono il risultato del progetto ESTOOLS ("Platforms for biomedical discovery with human ES cells"), che ha ricevuto 12 milioni di euro attraverso l'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologie per la salute" del Sesto programma quadro (6° PQ). ESTOOLS è stato avviato per sviluppare le competenze, gli strumenti e le tecniche necessarie per applicazioni mediche, farmaceutiche e bioindustriale per la ricerca sulle cellule staminali embrionali (ES) e staminali pluripotenti indotte (IPS).

Gli scienziati che cercano di determinare il modo migliore per prevenire le modifiche dannose nelle hESC coltivate trarranno beneficio dai risultati di questo recente studio, in quanto i risultati contribuiranno a garantire un'applicazioni più affidabile dei trattamenti rigenerativi basati sulle cellule staminali. Il team di ricerca ha fatto sapere che i risultati sosterranno inoltre l'ulteriore analisi del cosiddetto processo di adattamento delle colture, nel quale le hESC coltivate mimano l'accumulo di mutazioni genetiche tipiche della trasformazione maligna. Ciò potrebbe potenzialmente offrire indizi su alcuni meccanismi genetici responsabili dello sviluppo del cancro.

"La coltura prolungata delle hESC può portare a un adattamento e all'acquisizione di anomalie cromosomiche, rendendo necessaria una rigorosa analisi genetica di queste cellule", si legge nell'articolo.

I ricercatori stanno attualmente studiando le cellule staminali embrionali per determinarne il potenziale utilizzo nelle terapie rigenerative basate sulla sostituzione cellulare, perché hanno la capacità di auto-rinnovarsi e svilupparsi in una varietà di tipi di cellule e tessuti come ad esempio le cellule ematiche, i neuroni, le ossa e i muscoli.

Gli scienziati riconoscere tuttavia che i cambiamenti genetici si verificano in un certo numero di linee di hESC quando si moltiplicano in laboratorio, e questi cambiamenti possono assomigliare alle anomalie del DNA (acido desossiribonucleico) spesso presenti nelle cellule tumorali. Le hESC potrebbero inoltre subire altri cambiamenti genetici che i metodi tradizionali non riescono a rilevare. Ne risulta che nel mondo della medicina permangono gravi preoccupazioni riguardo al loro impiego.

Il team ha utilizzato l'analisi del DNA ad alta risoluzione per mappare le modifiche genetiche in 17 linee di hESC coltivate per molte generazioni e conservate in laboratori diversi. La loro analisi ha individuato 843 variazioni del numero di copie (CNV), e "in media, il 24% dei siti con perdita di eterozigosi (LOH) e il 66% delle CNV cambiavano durante la coltura, tra il passaggio precoce e tardivo della stessa linea", hanno scritto gli autori. Le CNV e LOH sono variazioni genetiche che potrebbero essere legate alla trasformazione tumorale. I ricercatori hanno scoperto che il 30% dei geni con siti CNV aveva "un'espressione alterata rispetto ai campioni con un numero di copie normale, di cui oltre il 44% erano funzionalmente collegate al cancro".

"Quando sapremo quali geni sono coinvolti, sarà più facile respingere le linee di hESC in cui tali geni sono più propensi a mutare", ha spiegato il co-autore Peter Andrews, professore del Centro di biologia delle cellule staminali presso l'Università di Sheffield nel Regno Unito e capo del consorzio ESTOOLS.

La squadra ESTOOLS è composta da 21 partner (18 istituti di ricerca universitari e 3 aziende) della Repubblica ceca, Finlandia, Germania, Italia, Israele, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. I partner del progetto ritengono che le attività di formazione e di divulgazione contribuiranno a massimizzare l'impatto della loro ricerca e a sviluppare una forte base competitiva europea per la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane.

FONTE: Molecularlab.it e Cordis
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20 settembre, 2009

Tumori al fegato, nuova scoperta riguardante cellule staminali "maligne"

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Per la prima volta sono state isolate le cellule staminali del fegato di tipo maligno prima della formazione di un tumore. La nuova scoperta dei ricercatori del Penn State College of Medicine (Stati Uniti), pubblicata sulla rivista "Stem Cells", rivela il ruolo che le cellule staminali hanno nell'insorgenza del cancro al fegato. "Grazie a degli esperimenti compiuti sui topi di laboratorio, siamo riusciti a indurre delle malattie croniche nel fegato per osservare lo sviluppo dei tumori", ha detto Bart Rountree, ricercatore che ha condotto lo studio. "Il nostro obiettivo principale era vedere cosa spinge le cellule staminali durante la proliferazione incontrollata se il fegato è ammalato. Quello che abbiamo invece scoperto è che nelle cellule staminali del fegato ce ne erano alcune già maligne, anche se nel topo non c'era nessun tumore". I ricercatori sono riusciti a isolare le cellule prima ancora che esse potessero dare origine al cancro. "Il fegato è l'unico organo del corpo che si può rigenerare e ciò avviene grazie proprio alle sue cellule staminali", ha spiegato Rountree. "Tuttavia tra di esse se ne può annidare qualcuna che è già "maligna" e che si attiva quando il fegato si ammala cronicamente: un'attivazione che porta alla formazione di tumori. Aver isolato le staminali maligne prima ancora che esse agiscano puo essere utile per l'elaborazione di strategie cliniche mirate", ha concluso Rountree.

E' opportuno ricordare come i tumori primari del fegato (cioè quelli nati nell'organo e non provocati da cellule staccatesi da altri tumori e migrate fino al fegato perchè in quest'ultimo caso si parla delle cosiddette "metastasi") hanno per lo più inizio dalle cellule interne dell'organo chiamate "epatociti". In questo caso si parla di "carcinoma epatocellulare" o, più raramente, di "epatoma"; questi tumori tendono a diffondersi alle ossa e ai polmoni. Più spesso, tuttavia, le neoplasie che colpiscono il fegato sono secondarie, cioè derivano da tumori che nascono altrove (per esempio nel colon, nella mammella o nel polmone). I tumori del fegato possono svilupparsi anche nei bambini: in questi casi si parla di "epatoblastoma".

Il tumore del fegato è stato anche chiamato tumore silenzioso perché soprattutto nelle fasi iniziali non dà alcun segno di sè. Via via che la malattia si diffonde, però, iniziano a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l'ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre.

Si tratta di sintomi poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse. In ogni caso vanno riferiti al medico, che valuterà la situazione. Non è purtroppo possibile prevenire il cancro del fegato, se non evitando i più comuni fattori di rischio che sono il consumo eccessivo di alcol e l'esposizione ai virus dell'epatite. Esistono diversi modi per verificare la presenza di un tumore del fegato e, in generale, la salute dell'organo. Ecco quali:

esame obiettivo: il medico tasta l'addome per verificare le dimensioni del fegato, della milza e degli organi vicini, per controllarne le dimensioni e l'eventuale presenza di masse sospette. Inoltre verifica la presenza di ascite, cioè di liquido in quantità abnorme nel ventre, e osserva il colore della pelle e del bianco degli occhi, per vedere se c'è ittero.

esami del sangue: ci sono diversi parametri che suggeriscono una malattia del fegato quali, per esempio, i dosaggi delle transaminasi e della bilirubina. In caso di tumore, tuttavia, il più significativo è l'alfa-fetoproteina, i cui valori, se non c'è una neoplasia, si alzano solo in presenza di una gravidanza.

TAC (tomografia computerizzata): è un esame radiologico effettuato da una macchina che rileva immagini da diverse sezioni dell'organo; i dati acquisiti vengono poi elaborati da un computer che ricostruisce un'immagine dettagliata del fegato, degli organi vicini e dei vasi sanguigni. Talvolta il potere dello strumento è amplificato con specifici liquidi di contrasto. La TAC consente di vedere un eventuale tumore nel fegato e in tutti gli organi addominali.

ecografia: grazie all'eco degli ultrasuoni si ottiene, in modo del tutto innocuo, un'immagine del fegato e degli organi circostanti. Le masse tumorali danno un'eco diversa dai tessuti sani e possono essere identificate con facilità.

risonanza magnetica: un altro tipo di immagini è quello che si forma grazie ai campi magnetici generati da un magnete collegato a un computer. Ancora una volta, le zone colpite da un tumore danno immagini che possono essere distinte da quelle dei tessuti sani.

angiogramma: è un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perchè si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano. È un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perchè si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano.

biopsia: è l'esame istologico del tessuto epatico. Per lo più viene effettuato in anestesia locale ma richiede comunque un breve ricovero. Il medico inserisce un ago molto sottile nell'addome e preleva un campione di tessuto con la guida dell'immagine della TAC o dell'ecografia, oppure effettua il prelievo con un ago più grande. In alternativa, il prelievo si può effettuare con una sonda che è la stessa che fornisce l'immagine dell'organo (laparoscopia) o attraverso una piccola incisione nell'addome o, ancora, durante un vero e proprio intervento chirurgico.


FONTE: Agi.it Salute e Airc.it

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05 luglio, 2009

Dall'Inghilterra una nuova tecnica per monitorare le staminali tumorali

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Un'equipe internazionale di ricercatori coordinata dal Sincrotrone Elettra di Trieste ha sviluppato un nuovo metodo per monitorare la crescita ed il movimento delle cellule. La tecnica, presentata alla stampa ieri a Londra nell'ambito della World Conference of Science Journalists, potrebbe facilitare la diagnosi dei tumori allo stadio iniziale, aiutare a determinare se un tumore si e' diffuso ad altri organi o servire ad osservare come cellule staminali impiantate riparano i tessuti.
Il sistema si basa su immagini tridimensionali simili alle scansioni Cat utilizzate in ospedale, ma con una risoluzione molto più alta. Le cellule vengono "etichettate" con particelle d'oro che possono poi essere individuate da raggi X ultrasottili prodotti dal sincrotrone.

"Questo nuovo approccio permette ai ricercatori di monitorare la proliferazione e la migrazione delle cellule etichettate dentro ad un organo animale per un lungo periodo di tempo. Cio' significa che l'evoluzione dei tumori in un animale puo' essere osservata e descritta nei minimi dettagli riducendo il numero di animali necessari per uno studio rispetto alle tecniche tradizionali", ha dichiarato Ralf Hendrik Menk, uno dei ricercatori parte del team.

FONTE: Aduc.it
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03 giugno, 2009

Spagna: anemia di Fanconi curata con cellule staminali IPS tratte dalla cute

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Le cellule staminali della "terza via" avanzano di slancio verso l'applicazione medica. Sono le cellule iPS (induced pluripotent stem cells), che si ottengono riprogrammando semplici cellule della pelle o dei capelli, ma che sono versatili quanto quelle embrionali. Il gruppo di Juan Carlos Izpisua del Centro di Medicina Rigenerativa di Barcelona (CMRB) è riuscito a ottenere cellule iPS di un malato d'anemia di Fanconi -rara malattia ereditaria- e a correggerne il difetto genetico. Le cellule curano l'anemia in modelli animali, e sono geneticamente identiche al paziente. Su Nature, gli autori spiegano d'aver impiegato cellule della pelle del paziente d'anemia di Fanconi -che distrugge le cellule staminali ematopoietiche incaricate di rinnovare i globuli rossi e bianchi del sangue. "Il trattamento attuale per questi pazienti è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche sane, provenienti dal midollo osseo o dal cordone ombelicale di un donatore compatibile, possibilmente un famigliare", spiega Izpisua. Da due anni l'equipe persegue la creazione di cellule iPS che in futuro possano sostituire le cellule malate del paziente. "Ciò implica correggere la malattia delle cellule, poichè tornare e inserirgli cellule malate non migliorerebbe la sua malattia". "Ora dimostriamo che è possibile ottenere cellule iPs del paziente, correggerle e utilizzarle per produrre cellule ematopoietiche sane e del tutto compatibili con lui". Il gruppo ha collaborato con i laboratori di Juan Bueren del CIEMAT di Madrid e con Jordi Surrallés dell'Università Autonoma di Barcelona -due gruppi di riferimento mondiale nel campo dell'anemia di Fanconi. Izpisua e il coautore Angel Raya insistono sul fatto che il risultato è il trattamento dell'anemia di Fanconi nel modello animale. Testimonia della validità della tecnica impiegata, ma "ancora c'è un lungo cammino da fare prima che questa strategia possa essere usata per trattare i pazienti in modo efficace e sicuro".

FONTE: Aduc
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Australia: staminali su lenti a contatto per riparare cornee danneggiate? Forse si può...

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Speranze dalla cellule staminali nella lotta alla cecità. Studiosi australiani sono riusciti a riparare cornee lesionate in tre pazienti rivestendo lenti a contatto con staminali ricavate dall'occhio sano di ciascuno. E la vista è migliorata sensibilmente nell'arco di poche settimane, assicurano i ricercatori della University of New South Wales, a Sidney, nello studio pubblicato sulla rivista "Transplant". L'intervento, in anestesia locale, e' durato appena due ore. Subito dopo i tre pazienti, due uomini e una donna, hanno potuto far ritorno a casa. Le staminali sono state prelevate dall'occhio sano e coltivate all'interno di lenti a contatto. Una volta pronte, le "lentine" rinforzate con le staminali sono state innestate sulle cornee danneggiate e lasciate per dieci giorni. Il tempo necessario, spiegano gli studiosi, per far sì che le staminali cambiassero forma e riparassero le cornee danneggiate. I risultati lasciano ben sperare. L'occhio che prima dell'intervento era appena in grado di contare le dita di una mano, ora e' capace di leggere. E a 18 mesi dall'operazione la superficie oculare dei tre pazienti e' rimasta sana. "La procedura e' semplicissima ed estremamente economica - spiega Nick Di Girolamo, dell'ateneo australiano - e a differenza di altre tecniche non ci sono suture, ne' interventi complessi. E' sufficiente prelevare una quantita' minuta, meno di un millimetro, dal tessuto della superficie oculare dell'occhio sano".


Fonte: Aduc
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18 aprile, 2009

Stati Uniti: via libera ai fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali

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Via libera ai fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma solo se gli embrioni utilizzati vengono donati dalle cliniche per la fertilità, che altrimenti li dovrebbero distruggere. Vietata dunque la creazione di embrioni ad hoc per gli esperimenti, come anche le tecniche di clonazione a fini di studio scientifico. È quanto prevede la bozza delle nuove linee guida sul tema elaborate dall'amministrazione Obama e che saranno emanate dai National Institutes of Health (Nih), riporta il 'Washington Post'. Secondo il quotidiano statunitense questa decisione, dai profili più conservatori rispetto a quanto ci si aspettasse, è stata presa per motivi politici piuttosto che scientifici. Le nuove regole, che saranno finalizzate a luglio, riflettono comunque la decisione di Obama di porre fine all'era proibizionista di George W. Bush. Con la nuova politica, denaro pubblico sarà investito nella ricerca su centinaia di linee cellulari embrionali, off-limit negli ultimi otto anni.

Raynard Kington, direttore esecutivo dei Nih sottolinea che "ci sarà una grande espansione delle opportunità di studio, con risultati positivi per la salute umana". Le linee guida, che saranno ora disponibili per un periodo di 30 giorni al commento pubblico, prevedono anche che gli scienziati avranno il compito di assicurarsi il consenso scritto dei donatori di embrioni, che non dovranno subire pressioni nè ricevere ricompense in denaro. In ogni caso, secondo Kington, ci sarà tempo e modo in futuro per ampliare questa politica: l'aspetto importante è il distacco dalle scelte restrittive del passato.

FONTE: Aduc
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La UE blocca la pubblicità delle staminali vegetali "Labo"

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Stop alla pubblicità delle staminali vegetali attive Labo, che promettono la ricrescita dei capelli e la scomparsa delle rughe. Il Giurì dell'Istituto per l'autodisciplina pubblicitaria (Iap) ha infatti ordinato la "cessazione" della reclame - che ha invaso le pagine dei più importanti quotidiani nazionali - perchè "in contrasto con l'articolo 2 del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale". Secondo le conclusioni del Giurì (pronuncia numero 13/09), le espressioni utilizzate nel messaggio, come segnalato dal Comitato di controllo (Cdc) dello Iap, "non sono iperboliche, ma ingannevoli". Questo "in quanto caratterizzate da un linguaggio tecnico-scientifico volto a convincere che i prodotti della Labo, a differenza degli altri prodotti cosmetici dello stesso tipo, sono in grado di ottenere effetti miracolosi contro calvizie e invecchiamento cutaneo. Circostanza, questa, che non trova alcun riscontro nella documentazione prodotta da Labo Europa". La pubblicità aveva in effetti suscitato perplessità e incredulità anche tra gli esperti.

L'intervento del Giurì fa seguito all'istanza del Comitato di controllo del marzo scorso, in relazione ai messaggi pubblicitari "'Sempre nuove frontiere per i ricercatori Labò, 'Cellule staminali vegetali attive Labò e 'Pochi capelli? I risultati delle ricerche Labò, rilevati sul Corriere della sera dei giorni 7, 10 e 27 gennaio 2009 e 'Rughe e capelli: ecco le applicazioni delle staminali vegetali di Labò, rilevati su la Repubblica del 10 febbraio 2009, da ritenersi in contrasto con gli articoli 2 e 23 del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale", come segnalato dal Cdc.

Dopo la segnalazione del Comitato, compito del Giurì era quello di valutare "se nelle pubblicità in questione si rinvengano espressioni tali da poter indurre nel potenziale consumatore dei prodotti della stessa Labo l'impressione che le sostanze attive contenute nelle cellule staminali vegetali possano produrre sulla pelle e sul follicolo pilifero delle persone umane effetti che, invece, esse sono insuscettibili di produrre", come lamenta il Cdc.

Secondo il Giurì, "tutto il contesto dell'informazione è volto a rendere noto al lettore che i ricercatori svizzeri della Labo, titolari di una domanda di brevetto, hanno compiuto importanti scoperte che permettono di intervenire con effetti di grande utilità sull'epidermide e sul bulbo dei capelli. Anzi, proprio il fatto che l'informazione in questione presenti un tono generale, uno stile scientifico e, inoltre, un'ampiezza tematica che trascende i singoli prodotti immessi sul mercato, impone - ad avviso del Giurì - particolare accuratezza nella scelta delle espressioni da usare".

Il Giurì ritiene "che alla luce delle conoscenze disponibili, l'uso delle cellule vegetali, sebbene totipotenti, sia incompatibile con quello delle cellule staminali umane: cosa che, se fosse vera, permetterebbe di intervenire nel campo medicale con interventi di grande rilievo (per esempio sui tumori) e, ovviamente, sarebbe ben nota alla comunità scientifica internazionale".

"Benchè si possa ammettere" che l'uso di prodotti derivati da cellule staminali vegetali "possa avere qualche effetto secondario aspecifico di carattere esclusivamente cosmetico, è ben chiaro - si legge nella pronuncia - che espressioni enfatiche come quelle succitate, nel contesto di un discorso che vuole apparire scientifico e, come la stessa Labo dice, "istituzionale", sono tali da indurre nel lettore, soprattutto se ignaro della sostanza scientifica del tema (come la grande maggioranza anche dei lettori colti), l'impressione che le cellule staminali vegetali, in quanto appunto staminali e totipotenti, possano trasferire le loro proprietà e contribuire a produrre rilevanti effetti anche nell'organismo umano".

Invece, secondo il Giurì, l'espressione "Deposito di brevetto dei ricercatori svizzeri" - contestata dal Comitato di controllo - "non si presta a censure dato che l'azienda ha fornito prova documentale di avere appunto provveduto a tale deposito".

FONTE: Aduc
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15 aprile, 2009

Cina: allo studio staminali per ritardare la menopausa

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Ritardare la menopausa un giorno potrebbe essere possibile. Uno studio su modello animale ha infatti dimostrato come si possa prolungare l'attività delle ovaie trapiantando cellule staminali femminili della linea germinale, che si trasformano in ovociti maturi. I risultati della ricerca, condotta da un team di scienziati della Shanghai Jiao Tong University (Cina) e pubblicata su 'Nature Cell Biology', aprono la strada anche a possibili trattamenti contro l'infertilità 'rosa'. Gli scienziati cinesi hanno dimostrato che è possibile isolare cellule staminali da ovaie di topi, conservarle in laboratorio e trapiantarle in esemplari sterili, donandogli la possibilità di procreare: i roditori trattati sono infatti riusciti a dare alla luce figli sani. Le cellule della linea germinale hanno inoltre il potenziale di dividersi in maniera infinita: potranno dunque essere coltivate in larga quantità, conservate e trapiantate anche molto tempo dopo che sono state ottenute.

FONTE: ADNKRONOS Benessere
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14 aprile, 2009

Inghilterra: ricostruire il seno con le cellule staminali del grasso

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In un articolo pubblicato sul Sunday Times si apprende che in Gran Bretagna è stata sperimentata, su alcune donne che hanno subito una mastectomia a causa di un tumore, una nuova tecnica che permette di ingrandire il seno utilizzando cellule staminali ricavate dai tessuti adiposi in eccesso rimossi dalla pancia o dalle gambe. Una volta inserite le staminali il processo di crescita del seno dura alcuni mesi, permettendo un aumento del volume del seno. A Maggio il chirurgo del Princess Gate Hospital di Londra, Kefah Mokbel, applicherà la nuova procedura a 10 pazienti e nel giro di qualche mese, quando la tecnica sarà perfezionata, spera di poterla utilizzare anche su donne che richiedono l'intervento solo per motivi estetici. Secondo lo specialista il tessuto che si ricava da questo tipo di staminali è l'ideale per questo genere di intervento poiché "Ha la stessa consistenza di quello del seno e permette di evitare l'inserimento di corpi estranei che per la donna rappresentano sempre un rischio". Al momento il metodo permette un aumento di volume modesto ma le ricerche in corso potrebbero portare anche ad altre possibilità.

FONTE: Molecularlab.it
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Monza: una "stem cell factory" da usare come arma terapica

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La stem cell factory Stefano Verri dell'ospedale San Gerardo di Monza ha intenzione di sviluppare un laboratorio hi-tech dove verranno prodotte cellule ingegnerizzate con lo scopo di agire da farmaci per malattie oncologiche del midollo osseo e del sangue. Lo scopo ultimo è giungere ad una ampia produzione che consenta la vendita di queste cellule-farmaco anche ad altri centri italiani, privi degli strumenti necessari per provvedere da sè, a "costi abbordabili".L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha concesso l'autorizzazione per la produzione di farmaci sperimentali sotto forma di prodotti di terapia cellulare, quindi il laboratorio può produrre cellule staminali da inserire in protocolli per la ricerca sperimentale contro diverse patologie.
Il direttore del Programma trapianto di cellule staminali ematopoietiche (Cse), Cornelio Uderzo, ipotizza che le prime pubblicazioni arriveranno entro un anno, grazie ai numerosi casi trattati.In attesa che l'officina del San Gerardo possa presentarsi in qualità di produttore di terapie cellulari su ordinazione nel presente dell'ospedale c'è un programma trapianto che ha permesso alla rete composta dai due centri attivi nella clinica pediatrica e in quella di ematologia per adulti, al centro Aferesi e ai centri di ricerca Matilde Tettamanti e Stefano Verri, di ottenere l'accreditamento europeo Jacie (Joint accreditation committee-ISCT and EBMT), un certificato di qualità che certifica gli standard di eccellenza e colloca l'ospedale fra i primi in Europa sul fronte dei trapianti.

Quella del San Gerardo e' infatti fra le prime tre certificazioni ottenute in Italia su 50 centri che ne hanno fatto richiesta e fra le prime dieci in Europa per complessità di Programma trapianto. Attivi da circa vent'anni, i centri trapianti dell'ospedale lombardo, hanno eseguito oltre 1.100 trapianti, sia da donatori sia autologhi. Uderzo spiega "Per i pazienti trapiantati la percentuale di quelli guariti è nel complesso pari al 50-60%". Ora il laboratorio Verri e il centro di ricerca Tettamanti stanno concentrando i loro sforzi su quei pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali. Ad esempio quel 25% dei 400 bambini che ogni anno in Italia vengono colpiti da una leucemia acuta. A Monza le cellule ingegnerizate vengono utilizzate per contrastare le ricadute patologiche dopo i trapianti, per combattere il fenomeno di rigetto e come terapia contro virus farmacoresistenti, come il citomegalovirus o l'adenovirus.

FONTE: Molecularlab.it
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19 marzo, 2009

Italia prima al mondo per trapianti di cellule staminali emopoietiche

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Italia prima al mondo per trapianti di cellule staminali emopoietiche eseguiti per milione di abitanti. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), sottolinea il risultato del Belpaese alla presentazione, oggi a Roma, del dossier del ministero del Welfare sulle staminali del sangue da cordone. "Nel 2008 in Italia sono stati eseguiti 1.374 trapianti di cellule staminali emopoietiche da adulti familiari dei malati o da donatori esterni", precisa Nanni Costa. Inoltre, l'Italia vanta un Registro di 370 mila adulti sani disponibili a donare le loro cellule staminali del sangue. Mentre le unità di sangue cordonale conservate presso le biobanche italiane e disponibili sono 17.503. Di queste, nel 2008, ne sono state utilizzate 141, in Italia o all'estero.
"Le cellule staminali del sangue raccolte in Italia sono molto ricercate all'estero, per l'alta qualità del materiale selezionato", prosegue Nanni Costa. Ma nonostante i buoni risultati raggiunti, c'è ancora del lavoro da fare, specie per quanto riguarda la rete delle biobanche per la conservazione del cordone ombelicale. "Le strutture sono diffuse in tutta la Penisola, con una leggera prevalenza nel Centro-Nord - rileva Giuliano Grazzini, presidente del Centro nazionale sangue e medicina trasfusionale dell'Iss - ma è importante collegarle meglio, e incentivare la donazione. In particolare fra donne di altri gruppi etnici o con un patrimonio genetico particolare, come le sarde, per aumentare la varietà dei campioni stoccati e poter aiutare ancor più persone". "L'obiettivo, in questo caso, sarebbe quello di arrivare a 80.000-90.000 unità conservate, per essere più vicini all'autosufficienza", prosegue Grazzini, ricordando che oggi siamo a quota 17.503.

FONTE: Adnkronos
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Stop alla ricerca sulle staminali per ricostruire i legamenti danneggiati: mancano i fondi

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La sperimentazione sul legamento artificiale costituito da una matrice biologica e cellule staminali, che sostituirebbe in modo naturale il tessuto danneggiato, non andrà avanti. Nonostante i buoni risultati ottenuti sull'animale da laboratorio la sperimentazione sull'uomo per ora non verrà fatta per mancanza di fondi. Ne ha parlato Luigi Ambrosio, uno dei ricercatori del laboratorio dell'Istituto di Tecnologie dei Materiali Compositi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Napoli che ha contribuito alla realizzazione di questo legamento biologico. Due le soluzioni proposte dal laboratorio partenopeo. Da un lato è stata realizzata una struttura biodegradabile di acido ialuronico, uno dei componenti del tessuto dei legamenti, che servirebbe a riparare o sostituire le parti di legamento danneggiate. Più efficace, invece, è risultato il legamento artificiale costituito da una matrice, che serve da struttura, e cellule staminali adulte che crescono e si differenziano nel tessuto. Nonostante lo stop imposto, la soluzione proposta dal Cnr di Napoli potrebbe aiutare a mantenere una buona condizione fisica per tempi più lunghi. L'alternativa, infatti, oggi è rappresentata dalla sostituzione con altri legamenti provenienti da altre parti dell'organismo o dalla sostituzione del tessuto danneggiato con materiali artificiali, soprattutto polimeri, che mimano la struttura. Tuttavia queste tecniche, scelte principalmente in campo sportivo in cui i tempi di riabilitazione devono essere brevi, possono dare problemi a lungo andare. Come ha dichiarato Ambrosio, “diverse strutture, soprattutto a carattere polimeriche, sono state realizzate, ma nessuna ha dato i risultati sperati e sono state quasi tutte abbandonate. Il materiale messo a punto nei nostri laboratori - ha concluso il ricercatore - potrebbe aiutare a superare i problemi incontrati con un importante miglioramento della qualità della vita e una riduzione dei costi sociali per i pazienti”.

FONTE: Aduc.it Salute

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SENTIERI DELLA MEDICINA

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