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AFORISMA DEL GIORNO

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17 gennaio, 2017

Biblioterapia: l'ospedale che regala libro con la dimissione...

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I benefici derivanti dalla lettura di un buon libro, possono essere, a volte, per i pazienti, più efficaci delle cure tradizionali; per questo, il reparto psichiatrico dell’ospedale “Luvini” di Cittiglio ha deciso di adottare per i propri degenti il metodo della biblioterapia, con l’obiettivo anche di “umanizzare” l’ambiente ospedaliero.

Da anni, è aperta ai pazienti del reparto psichiatrico del nosocomio di Cittiglio una biblioteca che mette a disposizione numerosi libri da leggere, per rendere meno noiosa la giornata; da pochi giorni, anche allo scopo di promuovere la lettura, si è avviata anche una nuova prassi, ovvero che il libro che un paziente ha iniziato a leggere, ma che non ha ancora terminato, viene regalato al momento della dimissione dall’ospedale.

«La biblioterapia - spiega il primario Isidoro Cioffi - è un crescente movimento di opinione che si propone di difendere il libro cartaceo, oggi in crisi più che mai in un Paesecome l’Italia, in cui si legge pochissimo e dove bisognerebbe, in prima istanza, educare i bambini, fin dalla più tenera età, ad amara, apprezzare, cercare il libro come si fa con il migliore amico».

Una sorta di book therapy preventiva insomma. «Ciò costituirebbe - prosegue il primario del reparto di psichiatria di Cittiglio - una forma di prevenzione dai disagi sociali come l’abbandono scolastico, le dipendenze e la depressione in età avanzata». La book therapy nasce agli inizi del ‘900 negli Stati Uniti, dove è tutt’oggi molto diffusa, così come in Inghilterra.

«Un buon libro - aggiunge lo psichiatra Marco Piccinelli - può appagare in maniera variegata, aiutare a sentirsi capiti, meno soli, a maturare in senso psicologico e culturale, ad allargare i propri orizzonti, a superare barriere e pregiudizi, a vedere la vita da altri punti di vista». I benefici per i pazienti insomma, sono molteplici e di diversa natura, come conferma anche un’altra operatrice del reparto, la caposala Nicoletta Bezzolato, la quale sottolinea come un libro «può regalarci emozioni, relax e compagnia».

Tutti i libri della biblioteca del reparto di psichiatria dell’ospedale di Cittiglio sono frutto di generose donazioni di associazioni e semplici cittadini; i mobili della libreria, frutto anche questi di un lascito, sono stati restaurati grazie al lavoro di un gruppo riabilitativo attivato in reparto, coordinato dall’infermiere Pietro Palamara.

FONTE: La provincia di Varese.it
AUTORE: Matteo Fontana
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30 maggio, 2014

Wikipedia e il sapere medico: utile risorsa o fonte di errori?

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Duro attacco dagli Stati Uniti a Wikipedia, l'enciclopedia universale gratuita e open source. Secondo uno studio condotto dal professor Robert Hasty della Cambell University del North Carolina, la percentuale di errore dell’enciclopedia online per le voci mediche è del 90%.

Gli studiosi hanno preso in esame 10 problemi di salute tra i più costosi per il sistema sanitario statunitense: problemi al cuore, cancro ai polmoni, depressione, osteoartrite, problemi polmonari cronici, ipertensione, diabete mellito, mal di schiena, iperlipidemia. Ogni voce dell’enciclopedia è stata confrontata con la letteratura medica ufficiale ed è emerso che in 9 voci su 10 ci sono errori e imprecisioni.

Sin dalla sua nascita, nel 2011, Wikipedia è diventata il sito più popolare per trovare informazioni su salute e malattie. Lo studio rivela che persino il 70% dei medici e degli studenti di medicina la utilizzano come fonte per le loro diagnosi. Lo studio pone però seri dubbi sull’autorità dell’enciclopedia online in campo medico. Gli errori sarebbero in gran parte legati alla stessa filosofia di Wikipedia che consente agli utenti di creare, cancellare e modificare le voci. Questo, secondo gli esperti, aumenterebbe le probabilita' di errore.

Tra gli errori ritrovati sul sito, ci sarebbe quello che riguarda la diagnosi della pressione sanguigna elevata (la voce di Wikipedia dice che la pressione può essere considerata tale se si ottengono valori alti in tre occasioni) e quello che sostiene che gli antidepressivi sui bambini sono inefficaci. Due affermazioni che sono "dannose – ha spiegato il dottor Hasty - perché potrebbero portare a un rischioso ritardo nel trattamento delle patologie nel caso dell’ipertensione, come pure spingere i genitori a non permettere che i figli vengano curati coi farmaci quando affetti da depressione".

"Non bisognerebbe usare Wikipedia come fonte primaria di ricerca – ha continuato Hasty - perché gli articoli in essa contenuti non passano attraverso lo stesso processo di revisione che avviene per quelli delle riviste mediche. Ecco perché, quando serve una diagnosi, il modo migliore resta quello di rivolgersi al proprio medico che, conoscendo la personale storia clinica di ogni paziente, sa quindi individuare la cura più adeguata".

Wikipedia ha replicato in breve difendendosi dai risultati dello studio e sottolineando "la piccola dimensione del campione utilizzato dall'analisi, che dunque non è rappresentativo".

Fonte: Rainews
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29 giugno, 2013

E' morta la grande astrofisica italiana Margherita Hack

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E' morta questa mattina a Trieste l'astrofisica Margherita Hack. Dopo la morte nello scorso anno di Rita Levi Montalcini, ancora una volta ci lascia una delle figure scientifiche italiane più prestigiose del panorama mondiale. Animalista convinta e vegetariana sin da bambina, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997. È un membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'ESA e della NASA. In Italia, con un'intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale.

Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Nel 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.

In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l'asteroide 8558 Hack.

Margherita Hack è molto nota anche per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico. E' stata una esponente di spicco dell'Ateismo in Italia, non ha creduto in nessuna religione o forma di soprannaturalismo, sostenendo con forza che l'etica non deriva dalla religione ma da "principi di coscienza" che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

Sul tema della questione energetica Margherita Hack si è espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che l'Italia attualmente non è in grado di mantenere delle centrali e che l'Italia è un paese poco affidabile. La Hack sostiene che esiste «una paura irrazionale, anche scientifica, per l'energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell'energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere». Ha anche sottolineato l'importanza della ricerca in questo campo e la necessità di "sviluppare al massimo le energie rinnovabili" che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico.
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22 maggio, 2012

Fine della scoperta di nuovi farmaci? Fra crisi economica e necessità di cambiamenti culturali...

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Circa mezzo secolo fa, nel periodo d'oro dell'industria farmaceutica, i bassi costi di ricerca e produzione nonchè la spinta di un nuovo modello industriale basato sulla serrata concorrenza hanno permesso un continuo progredire della ricerca farmacologica, la quale a sua volta ha concesso un numero infinito di pillole a scopo terapeutico, dal controllo della pressione arteriosa al controllo della glicemia fino alla risoluzione delle infezioni batteriche. Attualmente però, proprio a causa della crisi economica dovuta a impoverimento di risorse delle nazioni, tale modello economico e culturale è in difficoltà: il costo per portare un nuovo farmaco sul mercato si aggira sul miliardo di dollari, con un processo che può durare oltre 15 anni. Quasi del tutto abbandonate le strade della ricerca farmacologica "pubblica", le industrie più conosciute del settore stanno affrontando a sua volta un periodo di crisi economica e il taglio continuo dei budget sta distruggendo il solido telaio su cui si basavano le operazioni più comuni. La conferma arriva dalla preoccupazione espressa da molti rappresentanti mondiali del mondo accademico nonchè molti gruppi di pazienti, i quali temono non più un allungamento ma una vera e propria cancellazione di quei progetti la cui possibile realizzazione potrebbe portare benefici terapeutici a molte malattie attualmente insolute.

Ad essere colpite maggiormente sono le malattie con bassa frequenza di soggetti colpiti. Se da un lato gli sforzi economici residui della ricerca si stanno concentrando su quelle malattie a larga diffusione mondiale, dall'altro si sta concretizzando un abbandono totale di quei percorsi che potrebbero portare a soluzioni per malattie coinvolgenti una frequenza bassa di pazienti, con il risultato di una disastrosa "selezione naturale".

Inoltre, proprio in quest'ultimo decennio si sta concretizzando il timore espresso da tanti ricercatori in merito allo sviluppo di una farmaco-resistenza generalizzata: molti ceppi batterici stanno "emergendo" in quanto resistenti ai più comuni farmaci antibiotici.

Lo scorso anno il direttore generale dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) Margaret Chan ha avvertito che il mondo stava andando verso una "era post-antibiotica" ed espresse il timore che molte infezioni comuni potrebbero non avere più una cura valida e quindi potrebbero ancora una volta "uccidere senza sosta". Una regressione al passato davvero non auspicabile.

Infine, ulteriore problema segnalato dall'OMS e da considerare: l'aumento generalizzato dell'età media sta causando un incremento dell'incidenza delle patologie neurologiche quali ad esempio Alzheimer e Parkinson, dove tuttora vi è una carenza di farmaci a efficacia sicura, da cui un ulteriore "peso" per la ricerca.

Il vecchio modello della ricerca farmacologica non funziona più bene. Il modello è inefficiente. Nove volte su dieci, molecole che mostrano la promessa in fase precoce sono destinati al fallimento nei processi successivi. Il cosiddetto "Blockbuster method" - che impegna ingenti somme di denaro per trovare un farmaco che promette di trattare una parte enorme della popolazione, e generando cosi un ritorno di denaro per coprire altre perdite sperimentali - non può più sostenere il settore, perchè il denaro non va più a coprire le perdite sperimentali ma le perdite di settore.

Ma è tutta colpa della crisi economica? Con una opinione controversa, Chas Bountra, professore di medicina traslazionale all'Università di Oxford, accusa i rallentamenti del ritmo di ricerca alla scarsa possibilità di approfondire la conoscenza molecolare umana: "Non capiamo abbastanza di malattie umane o abbastanza sulla modalità d'azione dei farmaci esistenti. Prendete per esempio il paracetamolo. Tutti noi lo prendiamo, tutti noi sappiamo dei suoi effetti collaterali ad alte dosi, ma non sappiamo ancora esattamente con precisione quale sia il suo sito molecolare d'azione. E se non siamo in grado di appurarlo, come possiamo progettare molecole migliori e quindi meno inclini a controindicazioni? Trovare nuove proteine o geni del corpo che possano essere indicate come obiettivi di un farmaco senza possibili ripercussioni ha, attualmente, le probabilità di una vincita ad una lotteria. Ci sono più di 20.000 proteine ​​nel corpo umano, e nessuna di queste proteine ​​potrebbe essere un obiettivo per la scoperta di un nuovissimo farmaco. La nostra capacità, anche nel 2012, per essere in grado di dire una proteina sta andando a lavorare in questo gruppo di pazienti o un sottoinsieme di pazienti, è spaventosamente bassa".

Un'altra minaccia al mondo della ricerca farmacologica è la duplicazione. "Noi ricercatori non pubblichiamo i nostri fallimenti, o se le facciamo pubblicare, si pubblicano troppo tardi. Di conseguenza altri accademici, le altre aziende, continuare a lavorare sullo stesso obiettivo, continuare a sprecare risorse e le carriere e esporre i pazienti a molecole che hanno una probabilità di fallimento elevata" dichaira il prof Bountra.
 

Il Prof. Patrick Vallance, presidente di ricerca e sviluppo di prodotti farmaceutici della famosa industria GlaxoSmithKline, pensa che il settore stia diventando sempre più aperto: "Una delle cose che abbiamo fatto è di dichiarare pubblicamente ogni passo della nostra attività di ricerca e sviluppo. E mentre pubblichiamo i nostri risultati, rendiamo i nostri protocolli disponibili ai revisori. Questo modo di agire è di aiuto per dare una migliore visibilità di ciò che è in cantiere". Per esempio, la GlaxoSmithKline ha messo 13.500 "strutture molecolari" che hanno il potenziale di uccidere la malaria a conoscenza di pubblico dominio. Prof Vallance dice che l'azienda ha agito così perché la dispersione di risorse per fenomeni di duplicazione è un "problema difficile da decifrare". E aggiunge: "Perché non permettere a chiunque di dare un'occhiata a questi composti e vedere se si può pensare a qualcosa di più intelligente di quanto stiamo facendo, e vedere se riescono a raggruppare in un certo modo o individuare un modello che abbiamo perso?", ma, sostiene, dobbiamo essere realistici su questo punto: "Ci sarà sempre un certo grado di sovrapposizione, perché a crearla è la stessa concorrenza fra industrie". Per la cronaca, anche il gruppo del prof Bountra di Oxford ha preso la decisione di pubblicare tutti i loro successi e fallimenti.

Il professor Paul Workman dell'Istituto di ricerca sul cancro punta ad un altro tema scottante: "Con i problemi della crisi finanziaria si è sviluppata una sorta di vuoto che molti di noi descrivono come "la valle della morte". Questa è la valle tra ricerca di base e l'innovazione da un lato, e il beneficio per il paziente e il successo commerciale dall'altro, con questo abisso in mezzo in cui vi è una mancanza di fondi e i numerosi casi di fallimento".

Lo studioso inglese è comunque ottimista sul fatto che la scienza possa ancora progredire e portare nuove opportunità di successo, ma il problema di fondo è che "la scienza ci sta portando nella direzione opposta ai farmaci generici di successo, cioè ci sta spingendo verso la medicina "personalizzata". Questo significa che in un futuro non lontano si potrà identificare il paziente a cui il principio attivo usato per la terapia può dare benefici semplicemente attraverso un test genetico del suo DNA. Tuttavia, solo un piccolo numero di pazienti potrebbe beneficiare di una determinata terapia, ma ne trarrà beneficio in modo ottimale.

E' necessario quindi un cambiamento culturale. Ciò che il mondo accademico sta sostenendo da qualche anno è la necessità di un nuovo modello che veda nella stretta collaborazione fra differenti gruppi di ricerca al fine di concentrare le poche risorse economiche e umane rimaste in tale campo e ridurre al minimo gli sprechi di tempo e denaro. Tale collaborazione dovrebbe attuarsi solo nelle fasi iniziali, in quanto nelle fasi avanzate di sviluppo una concorrenza "commerciale" e "industriale" è inevitabile, come affermato dallo stesso prof Workman: "Ci sarà una forte concorrenza per ottenere il miglior primo farmaco, per essere sicuri di fare il processo giusto e mostrare di possedere e poter vendere la migliore medicina".
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23 gennaio, 2012

Ricerche falsate e vino rosso: dubbi sull'effetto benefico del resveratrolo

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Chi non ha mai sentito nominare il resveratrolo? Quel principio attivo antiossidante contenuto per esempio nell’uva e nel vino rosso? Quasi tutti, immaginiamo. E quasi tutti abbiamo sentito decantarne le lodi da più e più parti, tanto che è stato quasi paragonato a un rimedio miracoloso preventivo per una gran miriade di malattie ed elisir di lunga vita. Solo che, forse, non è proprio così.

Fermo restando che il resveratrolo è in ogni caso un antiossidante, le sue proprietà non sarebbero migliori di tante altre sostanze simili che, tuttavia, sono comunque benefiche. A quanto sembra però queste sue fantastiche proprietà sarebbero il risultato di una frode scientifica a opera di un ricercatore, tale dottor Dipak Das, già Direttore del Cardiovascular Research Center dell’Università del Connecticut (Usa) che avrebbe condotto diversi studi in cui si evidenziano ben 145 “inesattezze” o frodi che dir si voglia. L’indagine cha ha portato alla scoperta della vicenda è partita dopo una segnalazione anonima giunta nel 2008 all’agenzia federale Office of Research Integrity. Questa, dopo aver raccolto una gran mole di materiale, ha avvisato i responsabili dell’Università del Connecticut.

I commenti della comunità scientifica non si sono fatti attendere e, per qualcuno, il dottor Das non è un personaggio di gran rilievo, per cui... Qualcun altro ha fatto notare che il dottor Das è detentore di numerosi brevetti e coinvolto in affari proprio con aziende che commercializzano, guarda caso, prodotti a base di resveratrolo. Altri scienziati ancora hanno detto che, per contro, vi sono numerosi studi scientifici seri che hanno evidenziato le proprietà salutari e benefiche del resveratrolo, quindi la sua fama è in qualche modo meritata. Quale che sia la verità, il fatto certo è che quando ci sono di mezzo i soldi c’è sempre qualcuno che non si fa scrupolo di modificare i fatti in modo che ne abbia un tornaconto personale. Certo che, quando si tratta di salute, è ancora più deplorevole.

Dopo aver avvertito le numerose riviste scientifiche che hanno pubblicato i lavori del dottor Das, e averle inviate a pubblicare le smentite, la prima reazione da parte dell’Università è stata l’annuncio della restituzione degli 890mila dollari assegnati dal National Heart, Lung and Blood Institute, del National Institutes of Health, proprio al ricercatore come sovvenzione alle ricerche. Altri fondi sono nel frattempo stati bloccati. Lo stesso dottor Das è stato messo al corrente del suo imminente licenziamento.

Un responsabile dell’Università del Connecticut ha espresso tutto il suo rammarico e delusione per il disprezzo dei codici di condotta, ricordando che tuttavia questo episodio non riflette una mancanza di serietà dell’ateneo e non intacca l’integrità delle ricerche biomediche.
Sebbene non si metta in dubbia la serietà della ricerca scientifica, è purtroppo sconsolante constatare che vi possa essere chi gioca con i dati dimostrando un palese conflitto di interessi. Così come auspicato dall’Università, speriamo che in futuro vi siano maggiori controlli sui risultati degli studi e le affermazioni di certi ricercatori.

FONTE: lastampa.it
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02 settembre, 2011

I politici della "qultura": con la "Legge Levi" niente più sconti oltre il 15% sui libri (e nessun sconto a natale)

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Da questa estate il governo (l'idea è di un deputato di sinistra ma il consenso per l'approvazione è stato bipartisan) ha attuato un provvedimento che vieta promozioni sui libri nel periodo natalizio e limita gli sconti al solo 15% del prezzo originale di copertina nei restanti periodi stagionali. Per chi "sgarra" facendo sconti più pesanti o in periodo natalizio, multe e chiusura d'esercizio. La scusa ufficiale è "Salvaguardare le piccole librerie dalla concorrenza dei colossi dell'e-commerce tipo Amazon che fanno sconti di prezzo molto più corposi". Ammesso pure che la gente non reagisca all'aumento dei prezzi comprando presso i siti di e-commerce esteri o semplicemente contraendo gli acquisti, secondo voi chi pagherà invece, e in modo salato, il divieto di far sconti sui libri originali? Gli studenti universitari, ovviamente, che vedranno un'ulteriore lievitare dei prezzi su testi costosissimi e spesso sempre più "infotocopiabili".

Di seguito uno degli articoli che descrivono il provvedimento, passato praticamente sottosilenzio nei media nazionali:

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I detrattori lo hanno ribattezzato «provvedimento anti-Amazon» e sono convinti che finirà per uccidere la lettura. Secondo i sostenitori, invece, garantirà la ricchezza e il pluralismo dell’offerta culturale. Entra in vigore il primo settembre, dopo un acceso dibattito e oltre due anni di gestazione, la nuova legge sul prezzo dei libri, meglio nota come «legge Levi», dal nome del primo firmatario Ricardo Franco Levi, deputato del Partito Democratico. Il testo, approvato in via definitiva lo scorso 20 luglio con un consenso bipartisan, stabilisce un tetto massimo del 15 per cento allo sconto che tutti i venditori (dai piccoli librai, alla grande distribuzione, agli store online) possono applicare sul prezzo di copertina. Limiti di sconto vengono imposti anche agli editori: mai oltre il 25 per cento e solo nell’ambito di promozioni che non devono superare la durata di un mese né possono tenersi a dicembre.

La legge raccoglie i consensi soprattutto delle librerie indipendenti e dei piccoli editori. I protagonisti del settore, cioè, che più hanno sofferto la concorrenza dell’e-commerce e di ineguagliabili campagne di sconti come quelle di Amazon o dei grandi gruppi editoriali. «Finalmente una normativa che corregge l’anomalia dell'Italia, Paese in cui i grandi editori sono anche venditori, con inevitabili squilibri sui prezzi» commenta Paolo Pisanti, presidente dell’Associazione librai italiani (Ali). «Una legge equilibrata che garantirà un'offerta plurale» commenta Marco Polillo, presidente dell'Associazione italiana editori (Aie). Sulla stessa linea Marco Cassini, cofondatore di Minimum Fax e uno degli animatori di Mulini a Vento, il gruppo di editori che si è a lungo battuto per la regolamentazione del prezzo dei libri. «La legge è un importante passo in avanti» sostiene Cassini. Pur ammettendo che «non è la migliore in assoluto e che alcuni aspetti, come ad esempio le sanzioni per chi non rispetta le regole, andrebbero comunque precisati».

Il tetto agli sconti non piace invece per nulla a chi i libri li acquista e che, in tempi di tagli e manovre, potrà risparmiare di meno. Nelle scorse settimane si è accesa la protesta sui blog e ha avuto un sorprendente successo (oltre 2.500 firme in tre giorni) la petizione online promossa dall’Istituto Bruno Leoni perché il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non firmasse la legge. Chi sostiene il provvedimento, in realtà, ritiene che l'impossibilità di fare grossi sconti avrà come conseguenza, sul medio e lungo termine, l'abbassamento del prezzo di copertina e che, quindi, i lettori non spenderanno di più. «Nessuno può garantirlo - ribatte però Serena Sileoni, ricercatrice del Bruno Leoni -. E comunque l'effetto immediato sarà che i lettori non compreranno o compreranno di meno». Critiche poi anche sull'«inefficacia» e la «pericolosità ideologica» della legge: «Basta registrare un sito di vendita all'estero per aggirarla - spiega la Sileoni -. Senza contare quanto anacronistico sia tentare di arginare l'e-commerce e lo sviluppo tecnologico».

Grande preoccupazione, infine, tra i bibliotecari. La legge Levi prevede che lo sconto che gli editori possono fare alle biblioteche che si riforniscono di libri è al massimo del 20 per cento. «Ma finora riuscivamo a ottenere riduzioni fino al 25-30 - denuncia Stefano Parise, presidente dell'Associazione italiana biblioteche (Aib) -. Solo nel polo che dirigo, Fondazione Per Leggere – Biblioteche Sud Ovest Milano, ho stimato che potremmo acquistare, e quindi offrire ai nostri utenti, 3.500 libri in meno all'anno». «L'Aib non è contraria a una regolamentazione del prezzo del libro - precisa ancora - ma, se come è scritto nel testo, si farà un bilancio della legge tra dodici mesi, chiediamo che per le biblioteche, già penalizzate dai pesanti tagli ai finanziamenti statali, non si applichino tetti di sconto».

Vantaggi, invece, potrebbero scaturire per il settore dei libri digitali. Sebbene rappresentino ancora una fetta esigua del mercato (o,3-0,4 per cento) e siano penalizzati dall'Iva al 20% (contro il 4% dei volumi cartacei), gli ebook non sono infatti soggetti alla legge Levi. E possono quindi essere ancora venduti con i discussi, ma vantaggiosi, saldi e promozioni da record.

AUTRICE:  Alessia Rastelli
FONTE: Corriere.it

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