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AFORISMA DEL GIORNO

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14 maggio, 2015

Fecondazione, la Corte Costituzionale fa a pezzi la Legge 40, cade divieto per coppie portatrici di patologie genetiche

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Cade il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche: a quanto si apprende, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di questa norma della legge 40 e del divieto di accedere alla diagnosi pre-impianto.

Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici della Consulta abbiano dichiarato incostituzionale la norma che precludeva, a questo tipo di coppie, l’accesso alla Pma. La questione era stata discussa in udienza lo scorso 14 aprile: a rimettere il caso alla Consulta era stato, con due distinte ordinanze, il tribunale di Roma, nell’ambito di due procedimenti avviati da coppie che si erano viste negare dalle strutture la possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto nonostante fosse stata accertato il fatto che fossero portatrici sane di gravi patologie genetiche. Filomena Gallo, uno degli avvocati delle coppie coinvolte e segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, spiega: «Apprendo dai media la notizia che la Consulta ha dichiarato incostituzionale la norma che vieta la fecondazione assistita alle coppie fertili con malattie genetiche. Esprimo gioia e soddisfazione: ci aspettavamo una sentenza in tal senso, che rispettasse i diritti delle coppie che chiedono l’accesso ai trattamenti sanitari affinché siano rispettati diritto alla salute e principio di uguaglianza». Soddisfazione è espressa anche dalla senatrice Pd Emilia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato: «Un’altra bellissima notizia. Leggeremo con attenzione il dispositivo della Corte Costituzionale che da un altro colpo a una legge ingiusta, perché ripeto la legge 40 è una legge ingiusta».

Maria Cristina Paoloni, Armando Catalano, Valentina Magnanti e Fabrizio Cipriani, soci dell’ associazione Luca Coscioni e portatori di patologie genetiche per cui il tribunale di Roma ha sollevato il dubbio di costituzionalità sulla legge 40 che vieta l’ accesso alla procreazione assistita alle coppie fertili che hanno bisogno di eseguire indagini diagnostiche pre impianto, si rivolgono alla Consulta: «Un grazie ai giudici. Quello che noi desideriamo è solo una gravidanza serena, che non finisca con un aborto o con figlio con bassissime possibilità di sopravvivenza. Cerchiamo solo di crearci una famiglia in un Paese che viene sempre dipinto negativamente per la bassa natalità. Sono a noi lontani concetti come selezione, eugenetica, soppressione di embrioni. Siamo persone a cui la natura ha imposto la trasmissibilità di una malattia che per amore non vogliamo trasmettere ai nostri figli. Non vogliamo sentirci esclusi dal nostro Paese ed essere costretti ad andare all’estero per avere un figlio. Abbiamo conosciuto molte coppie tramite le associazioni di pazienti che non potrebbero permetterselo. Siamo cittadini italiani e vogliamo contribuire ad una vita migliore nel nostro Paese. Ci sentivamo diversi ed esclusi, ora non più”.

Da poco compiuti 11 anni, lo scorso 10 marzo, la legge 40 (del 2004) sulla procreazione medicalmente assistita (pma) è tornata ancora una volta al vaglio della Corte Costituzionale, che si è pronunciata sul divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli. Sottoposta a referendum, la legge 40 è stata uno dei provvedimenti più contestati della storia repubblicana, tanto da essere «smontata» pezzo dopo pezzo nelle aule di tribunale per ben 33 volte. Da quelli di primo grado fino alla Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti di Strasburgo, i giudici hanno eliminato 4 divieti, tra cui l’ultimo è stato quello di fecondazione eterologa. Ma le battaglie giudiziarie non sono ancora terminate, e si è in attesa di udienza sia presso la Consulta che la Grand Chambre della Corte europea anche per il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la revoca del consenso. In questi anni, sono stati eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e crioconservazione, l’obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti (su cui è intervenuta appunto la Consulta nel 2009), il divieto di diagnosi preimpianto (ma per le coppie infertili, quelle che hanno accesso alla Pma, con intervento del Tar del Lazio sulle linee guida) e, appunto, il divieto alla fecondazione eterologa, mentre è rimasto in vigore il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e le coppie omossesuali. È un bilancio positivo quello di questi 11 anni secondo Filomena Gallo che rileva come si sia trattato di «una battaglia per la libertà di accesso alle tecniche e di garanzia del rispetto del diritto alla salute».

Il divieto di fecondazione eterologa, l’obbligo di impiantare al massimo tre embrioni e tutti insieme, il divieto di accesso alle tecniche (e conseguentemente alla diagnosi preimpianto) alle coppie fertili: sono questi i principali punti della legge 40 del 19 febbraio 2004 sulla fecondazione assistita che sono stati smantellati dalle sentenze dei tribunali, ultima quella della Corte Costituzionale che ha «aperto» la fecondazione assistita anche alle coppie in grado di procreare ma portatrici di malattie genetiche. Undici anni di decisioni dei giudici di ogni grado hanno di fatto «smantellato» i capisaldi della legge.

Questa, dunque, la “fotografia” della legge 40 fatta dall’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:
- DIVIETO DI PRODUZIONE DI PIÙ DI TRE EMBRIONI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.
- OBBLIGO DI CONTEMPORANEO IMPIANTO DI TUTTI GLI EMBRIONI PRODOTTI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.
- DIVIETO DI DIAGNOSI PREIMPIANTO: rimosso, per le coppie infertili, con sentenza del Tar del Lazio del 2008 che ha annullato per «eccesso di potere» le Linee Guida per il divieto di indagini cliniche sull’embrione.
- DIVIETO DI ACCESSO ALLE COPPIE FERTILI MA PORTATRICI DI PATOLOGIE GENETICHE: oggetto della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Roma e su cui si è oggi pronunciata la Corte Costituzionale.
- DIVIETO DI ETEROLOGA: abbattuto dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014.
- DIVIETO DI ACCESSO ALLA FECONDAZIONE ASSISTITA PER SINGLE E COPPIE DELLO STESSO SESSO: in vigore. In Italia manca però una legislazione di riferimento

FONTE: Corriere.it
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11 marzo, 2015

Consiglio Superiore di Sanità si esprime sulla "EllaOne": la prescrizione rimane obbligatoria

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Prescrizione obbligatoria per le donne di tutte le età e test solo nel caso ci sia il sospetto di una gravidanza in corso. Il Consiglio superiore di sanità ha espresso il suo parere sulla “pillola dei 5 giorni dopo”. Un pronunciamento  richiesto dal Ministro Lorenzin, in questo senso “per evitare gravi effetti collaterali nel caso di assunzioni ripetute in assenza di controllo medico”. In attesa dei dettagli del dispositivo, la decisione è che il farmaco EllaOne dovrà continuare ad essere venduto in regime di prescrizione  a prescindere dall’età del richiedente. E a prescindere dall’autorizzazione all’accesso diretto del farmaco nelle farmacie da parte della Commissione europea del 12 gennaio.

L’Italia ha quindi deciso, in conformità alle possibilità degli Stati Membri, di non adeguarsi alla decisione europea. Ma l’amministratore delegato della Hra Pharma, l’azienda produttrice della pillola, Alberto Aiuto, non si arrende: “Prendiamo atto di questo, che è un parere non vincolante del Consiglio superiore di sanità, ma aspettiamo le decisioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che può ancora renderci un Paese europeo”.

Altri Stati Ue, tra cui la Germania, che si era inizialmente opposta alla dispensazione di libertà, hanno invece già eliminato l’obbligo di prescrizione. E Aiuto fa riferimento anche a questo: “La Germania, nonostante il parere negativo reso in sede di votazione – ricorda all’Adnkronos Salute – avendo capito che non ci sono motivi scientifici né legali per opporsi ha deciso come massima cautela di mantenere la ricetta solo per le minorenni”. Possibili anche problemi tecnici nella vendita del farmaco in Italia: “L’Aifa – continua l’A.d. di Hra Pharma – dovrà farci sapere come agire, dato che gli Stati non possono mettere in commercio farmaci con scatola e foglietto interno difformi da quelli approvati a livello europeo. Tecnicamente una scatola e un foglietto in cui si dice che c’è obbligo di ricetta non possiamo venderli. Dovranno dirmi cosa fare”.  Negli ultimi 5 anni, afferma l’azienda, la pillola dei 5 giorni dopo è stata già utilizzata da più di 3 milioni di donne in 70 paesi. E sempre su tale contraccettivo, un precedente parere era stato espresso dal Css nel 2011, quando gli esperti del massimo organo consultivo del ministero della Salute avevano proposto un paletto: il farmaco può essere commercializzato come contraccettivo d’emergenza purchè la donna che lo dovrà usare sia prima sottoposta a test di gravidanza per escludere una gravidanza in corso. Tale obbligo cade ora con il nuovo parere del Comitato.

Il via libera della Commissione Ue è seguito all’opinione positiva rilasciata a novembre dalla Commissione per i prodotti medicinali umani (Chmp) dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), secondo cui il contraccettivo d’emergenza EllaOne (ulipristal acetato, 30mg) funziona meglio nelle prime 24 ore e può essere utilizzata in sicurezza senza prescrizione medica. Dunque “rimuovere il bisogno di ottenere la prescrizione dal medico dovrebbe velocizzare l’accesso delle donne a tale medicinale e quindi aumentarne l’efficacia”. La raccomandazione dell’Ema sottolinea inoltre come questo farmaco “può essere utilizzato in modo sicuro ed efficace senza prescrizione medica”.

“A due giorni dall’8 marzo, per le donne italiane è in arrivo un pessimo regalo“. Così commenta la delibera del Consiglio superiore di sanità Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo Pd della Camera. “Solo pochi giorni fa – aggiunge –  il Parlamento tedesco ha approvato una legge, nata da un’iniziativa legislativa del governo, che permette la vendita di EllaOne senza prescrizione medica. Ci auguriamo perciò che il ministro Lorenzin decida guardando all’Europa e con l’obiettivo di dare più diritti e libertà alle donne italiane”.

La palla passa ora all’Agenzia italiana del farmaco, che dovrà pronunciarsi dopo il previsto parere del Css. Una pronuncia che, come già annunciato dal direttore generale Luca Pani, arriverà in tempi brevi, entro marzo. Nel caso di posizione divergente da quella indicata dall’Ema, l’Aifa dovrebbe presentare una decisione motivata da illustrare in sede europea.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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09 aprile, 2014

Fecondazione: Legge 40 incostituzionale, cade il divieto di fecondazione eterologa...

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Il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della legge 40 del 2004 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. Sulla questione tre tribunali - Milano, Catania e Firenze - avevano sollevato dubbio di costituzionalità.

Cade, dunque, l’ultimo «paletto» imposto dalla discussa normativa italiana. Dopo aver affrontato la questione della conservazione degli embrioni, della diagnosi preimpianto e del numero di embrioni da impiantare nell’utero materno, per la seconda volta la Corte era stata chiamata a giudicare la legittimità costituzionale di quella che è stata definita dagli avvocati difensori delle coppie la norma «simbolo» della legge 40, cioè il divieto di fecondazione eterologa. Nel maggio 2012 la Corte costituzionale decise di restituire gli atti ai tribunali rimettenti, per valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla stessa tematica.

Restano però in piedi altre parti contestate della Legge 40, a partire dal divieto di accesso alla fecondazione assistita per coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche: «Dev’essere fissata un’udienza della Consulta sulla questione dopo che il Tribunale di Roma ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale accogliendo due ricorsi», spiega l’Associazione Luca Coscioni, che si batte per modificare l’impianto del provvedimento. Rimangono anche il divieto di accesso alla fecondazione assistita per single e coppie dello stesso sesso, e quello di ricerca su embrioni non idonei alla gravidanza. «Anche in quest’ultimo caso è attesa un’udienza della Corte costituzionale, probabilmente dopo il 18 giugno, quando è chiamata a pronunciarsi la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo» Negli anni l’impianto della Legge 40, voluta nel 2004 dall’allora governo Berlusconi, è stato profondamente rivisto a seguito di una serie di sentenze: sono stati eliminati il divieto di fecondare più di tre ovuli insieme e l’obbligo di impiantare nell’utero in un’unica soluzione tutti quelli fecondati.

«Sono questioni che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare» afferma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin .«Alla luce delle motivazioni della Consulta - annuncia - al più presto comunicheremo la road map per l’attuazione della sentenza». Ha espresso sconcerto e timori la Pontificia Accademia per la vita: «Gravi perplessità per le conseguenze».

«Finalmente noi medici possiamo aiutare nel nostro paese tutte le coppie sterili che chiedono il nostro aiuto e non saremo più costretti a mandarli all’estero» ha commentato Antonio Guglielmino, direttore dell’Istituto di medicina e biologia della riproduzione Hera di Catania, medico che segue la coppia di Catania che ha fatto ricorso ai giudici. «Per troppo tempo ho visto migliaia di coppie che andavano in un altro paese per accedere alla fecondazione eterologa - ha riferito - e moltissime altre che per soldi sono state costrette a rinunciare. In Spagna infatti, dove si stima siano andate 4-5mila coppie italiane, chiedono all’incirca 8mila euro per accedere a questa pratica medica che, lontana dai nostri centri, rimane praticamente fuori controllo».

AUTRICE: Cristina Marrone


FONTE: Corriere.it
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26 novembre, 2009

Il Senato impone o stop alla RU486: chiesta un'indagine conoscitiva prima della immissione sul mercato...

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Ennesimo stop all'iter che dovrebbe portare alla commercializzazione della famosa "RU486". La commissione Sanità del Senato ha approvato, a maggioranza, con i voti favorevoli di Pdl e Lega (13) e quelli contrari (8) del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel testo si chiede al governo di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486.

Secondo la maggioranza con la RU486, l'interruzione di gravidanza diventerebbe molto più facile rispetto alle procedure previste dalla legge sull'aborto. "La coerenza con la legge 194 si realizza solo se c'è il ricovero ospedaliero ordinario per tutto il ciclo fino all'interruzione verificata della gravidanza" ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. "Un processo che se invece avvenisse al di fuori di questo contesto sarebbe una violazione della legge 194. La procedura corretta è evidente. Richiede prima il parere del governo e dopo una nuova delibera dell'Aifa", il ministro ha aggiunto che "la pronuncia del governo sarà sostanzialmente analoga a quella dell'Aifa".


Il parere richiesto al governo in merito alla pillola abortiva Ru486 "avrà tempi brevissimi, e sarà espresso anche nel giro di 24 ore". lo dice il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, precisando che non c'è alcuno stop all'immissione nel mercato, e che dopo il parere ci sarà un nuovo Cda dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e, a quel punto, si potrà procedere alla pubblicazione in gazzetta del provvedimento per l'immissione in commercio in Italia della Ru486.


La pillola RU486 "sarà commercializzata in ogni caso", dice Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani, spiegando come "per legge se l'Agenzia preposta ne decide l'immissione sul mercato non può essere un parere del ministero della Salute, come quello richiesto oggi dal Senato, a poterne bloccare la vendita".


Soddisfazione per lo stop è stata espressa dal presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, dal senatore del PdL Stefano De Lillo, da Arturo Iannaccone, parlamentare e responsabile del dipartimento sanità del Mpa: "E' evidente che la commercializzazione della pillola è in palese contrasto con la legge 194, che punta a evitare che l'aborto venga considerato un metodo contraccettivo". Soddisfatto anche il presidente dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri: "C'erano troppi dubbi sulle conseguenze che la pillola avrebbe potuto avere sulla salute delle donne. E' assurdo che le opposizioni, accecate dal pregiudizio politico, non pensino agli effetti devastanti che può avere sulle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute".

Dura la reazione degli esponenti dell'opposizione. "La furia oscurantista della maggioranza blocca la commercializzazione di un medicinale già utilizzato da milioni di donne, da molti anni", ha detto Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. "Un autentico colpo di mano - ha ribadito Felice Belisario (Idv) -. E' assolutamente indecente, una scelta oscurantista che fa fare salti indietro rispetto ai Paesi più evoluti, nei quali viene già somministrata da anni senza battaglie che nascondono altri sconci baratti". Per il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro: "Quelle della maggioranza e del governo ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare". Per Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci: "E' una vergogna, tipica di un regime fondamentalista". Contrario al blocco però si è detto anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: "Francamente non condivido lo stop, agendo in modo del tutto regolare e legittimo, l'Aifa aveva ammesso la pillola con vincoli assai rigorosi (la commercializzazione e l'uso è consentita solo in ospedale) che rispettano la legge 194". Così Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl: "All'interno del centro-destra alcuni parlamentari ritengono che il legislatore possa correggere le verità scientifiche e mediche. E' un'idea pericolosa".


Secondo Silvio Viale, il ginecologo torinese che ha sperimentato la RU486, la richiesta della Commissione "allinea l'Italia alle posizioni di Polonia, Malta e Irlanda, dove l'aborto è vietato. Sul piano scientifico è il sintomo di come la donna sia sempre più lasciata sola in balia di posizioni antiabortiste che manipolano la scienza per i propri scopi politici". Ancora più sicuro il premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier: "L'uso della pillola è preferibile a un intervento chirurgico. Il farmaco è usato da più di venti anni. Non ci sono controindicazioni farmacologiche, ma soprattutto etiche". Lo scienziato ha poi chiarito che "finché non c'è un sistema nervoso sviluppato l'embrione non può essere considerato un uomo, questo avviene intorno al terzo mese di gravidanza". Concludendo: "Il farmaco messo a punto in Francia è un analogo di ormoni naturali e comporta rischi deboli dal punto di vista della salute, proprio come un qualsiasi altro farmaco contraccettivo".

FONTE: Repubblica.it => Clicca per leggere l'articolo completo dal loro sito
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31 luglio, 2009

Via libera dall' "Aifa" alla pillola abortiva ru486

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Questa sera a Roma il Cda dell'Aifa ha approvato la commercializzazione della pillola RU486, la pillola per l'aborto farmacologico. Netta la maggioranza in Cda a favore dell'adozione della RU486: quattro contro uno. Il via libera è arrivatoo dal presidente del Cda dell'Agenzia Italiana del Farmaco, Sergio Pecorelli, e dai consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia.

La Ru486 è una pillola abortiva, a base di mifepristone, uno steroide sintetico con spiccata attività antagonista verso i ricettori del progesterone. L'assunzione della Ru486 provoca l'interruzione della gravidanza. Le ricerche per la produzione della pillola abortiva cominciarono in Francia nel 1970 quando Edouard Sakiz e Etienne-Emile Baulieu mettono a punto, nei laboratori Roussel-Uclaf, un vasto programma di ricerca chimica e biologica per sviluppare un'ampia gamma di molecole steroidee per regolare l'attività ormonale e anti-ormonale. All'inizio degli anni Ottanta si arriva alla scoperta di una nuova sostanza anti-progesterone: il mifepristone. Il nome è RU 38 486 che presto diventa RU486 (dalla somma delle iniziali del laboratorio Roussel-Uclaf e del numero della molecola di mifepristone). Nel dicembre del 1988 in Francia il prodotto ottiene l'autorizzazione alla commercializzazione. Nel 1990 il prodotto arriva sul mercato in Gran Bretagna e due anni più tardi in Svezia. Nel 1999 i laboratori Exelgyn (l'azienda francese che attualmente produce la Ru486) ottengono l'autorizzazione alla commercializzazione in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia, Paesi Bassi, poi in Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Russia. E da ieri anche in Italia sarà possibile acquistarla, si attende quindi a breve la diffusione nelle farmacie.
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03 giugno, 2009

USA: catturato l'assassino di George Tiller, medico pro-aborto ucciso domenica mattina durante una messa

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Scott Roeder, arrestato per l'assassinio del medico degli aborti George Tiller a Wichita, in Kansas, è stato incriminato per omicidio. Roeder, 51 anni, è accusato di aver ucciso Tiller in chiesa domenica scorsa e di aver minacciato con una pistola due altri parrocchiani che cercavano di fermarlo. Era stato arrestato tre ore dopo il delitto nei pressi di Kansas City. George Tiller, 67 anni era uno dei pochi ginecologi americani a praticare l’aborto tardivo ed è stato assassinato in una chiesa mentre la messa domenicale era appena cominciata all’interno della Reformation Lutheran Church di Wichita (Kansas), dove aiutava come sagrestano.

Tiller era già finito nel mirino e rimasto vittima di un fallito attentato nel 1993, stesso anno in cui un attivista anti-abortista gli sparò alle braccia e 7 anni dopo che una bomba era stata fatta esplodere sul tetto del suo ambulatorio. Era quindi da tempo al centro delle polemiche sul diritto alla vita che infiammano gli Stati Uniti e aveva subito in passato attacchi verbali e minacce da parte degli antiabortisti più fanatici.

Il presidente americano Barack Obama si è dichiarato "sconvolto e offeso" per la morte del medico: "È stato ucciso mentre partecipava ad una funzione religiosa: per quanto profonde possano essere le nostre divergenze come americani su questioni difficili quali l’aborto non possono essere risolte con efferati atti di violenza".

A poche settimane dal discorso conciliante sull’interruzione di gravidanza, tenuto dal presidente all’università di Notre Dame, l’America si trova di fronte al dibattito su una pratica che il medico del Kansas svolgeva anche dopo la ventesima settimana di gravidanza e che aveva scatenato nel 2003 un’inchiesta della magistratura (l’accusa era di praticare aborti tardivi con una procedura illegale) e aveva alimentato le ire di molti pro-life.

In Kansas la legge autorizza gli aborti tardivi solo se due medici indipendenti certificano che la procedura serva a salvare la vita della donna o a prevenire "danni sostanziali e irreversibili" alla madre. Tiller era finito nella bufera con l’accusa di aver comprato i pareri dei colleghi ma era poi stato assolto.

Le associazioni pro-life hanno condannato il gesto. Il portavoce di Priests for Life ha condannato duramente l’assassinio: "Quale che siano stati i motivi, la violenza non deve essere mai ammessa". Gli ha fatto eco un’altra organizzazione anti abortista, il gruppo "Operation Rescue", che stigmatizza l'assassinio: "Siamo scioccati dalla notizia dell’uccisione del signor Tiller. Denunciamo l’atto codardo compiuto".

FONTE: vari siti internet


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19 marzo, 2009

Allarme aborti in Italia: la crisi economica strangola la natalità

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Boom in Italia per le interruzioni di gravidanza a causa delle difficoltà finanzie. L'allarme arriva dalla clinica Mangiagalli di Milano, che con i suoi 1.700 interventi l'anno è il primo ospedale della Lombardia per numero di aborti. "Mai come adesso la mancanza di soldi sta condizionando la decisione di tenere un bambino, anche e soprattutto tra le italiane - denuncia il direttore sanitario di Basilio -. E' uno degli effetti della crisi finanziaria". Solo un anno fa, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, la clinica milanese era al centro di un baby boom. Ora però la direzione sanitaria è costretta a far fronte a una drastica inversione di marcia. Tutta colpa della crisi finanziaria. A causa delle precarie condizioni economiche, infatti, le coppie sempre più spesso decidono di non avere figli in attesa di tempi migliori. In questo senso un primo segnale arriva proprio dall'allungamento delle liste d'attesa per chi vuole interrompere la gravidanza. Dai sette giorni canonici, previsti dalla legge 194, alla Mangiagalli per sottoporsi a un aborto occorre attendere anche 10/12 giorni. "C'è un'allarmante ondata di richieste che facciamo fatica a soddisfare - spiega Augusto Colombo, ginecologo della clinica -. La prima ipotesi che ci viene in mente per giustificarla è la recessione. Chi fa fatica ad arrivare a fine mese spesso rinuncia a fare un figlio. E' una triste realtà". Secondo i dati raccolti dall'istituto sanitario, i più colpiti dalla crisi sono soprattutto i single co.co.pro, le coppie con lavori precari e giovani in cassa integrazione. Nello specifico, il 12% delle donne che chiedono di abortire sono disoccupate, il 3% in cerca di lavoro , il 10% studentesse e il 12% casalinghe. In sintesi, stando al dossier messo a punto dalla Mangiagalli, dunque, una donna su tre che decide di interrompere la gravidanza è senza un'occupazione stabile. "Il numero di aborti che possiamo garantire con venti medici è sempre di 40 interventi alla settimana - spiega Tiso -. Limpressione è che ci sia un disagio crescente dovuto alla precarietà lavorativa e al carovita". Del resto, i figli costano e a Milano per il primo anno di vita un neonato costa cinquemila euro. Una cifra spesso troppo elevata per chi non riesce ad arrivare alla fine del mese.
E fin qui la situazione delle donne italiane. Quanto invece alle straniere, anche in questo caso si registra un aumento delle interruzioni di gravidanza. Agli aborti medici, però, si sostituiscono spesso metodi fai da te a base di pillole e medicinali. "Per le straniere la questione però non è legata alla crisi finanziaria - spiegano alla Mangiagalli - ma alla paura delle clandestine di venire denunciate".

FONTE: Tgcom.it
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24 febbraio, 2009

Cancro al seno e contraccettivi: una nuova ricerca conferma il legame

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L'uso della pillola contraccettiva puo' favorire lo sviluppo del tumore al seno: lo ribadisce una nuova ricerca pubblicata dall'American Journal of Epidemiology. Fino ad oggi, l'associazione tra cancro al seno e contraccettivi orali si basava "per lo piu' su studi condotti prima del 1990", nota l'equipe di ricercatori, diretta dalla dottoressa Lynn Rosenberg, della Boston University. Per la sua analisi, il team della Rosenberg ha usato invece dati recenti, coinvolgendo donne che partecipavano al Case-Control Surveillance Study. I ricercatori hanno cercato di capire se l'uso della pillola contraccettiva fosse legato al rischio di cancro al seno nelle pazienti cui era stata diagnosticata la malattia tra il 1993 e il 2007 e, nel caso l'associazione fosse valida, se il rischio variasse in base alla razza o ai recettori ormonali del cancro al seno. Lo studio ha coinvolto 907 donne con cancro al seno e 1.711 sane. Le donne che avevano assunto contraccettivi orali per un anno o piu' avevano il 50% o piu' di probabilita' di ammalarsi rispetto alle donne che non li avevano assunti o li avevano presi per meno di un anno. Inoltre, l'assunzione della pillola per lungo tempo e l'appartenenza alla razza nera aumentavano le probabilita' di sviluppare il tumore, mentre la presenza dei recettori ormonali del cancro al seno non influiva sull'associazione tra contraccettivo orale e cancro al seno. "L'uso dei contraccettivi orali e' molto diffuso ed e' quindi importante mettere in guardia le donne sui possibili effetti sulla salute", conclude Rosenberg.

FONTE: Agi.it Salute
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25 gennaio, 2009

Considerazioni sulla Fivet

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Negli Stati Uniti e all'estero la fecondazione in vitro (fivet) ha successo, garantendo la possibilita' di avere un bambino al 65-86% delle donne giovani, e al 23-42% nelle ultraquarantenni. Lo dice un ampio studio del Boston IVF e del Beth Israel Deaconess Medical Center condotto su piu' di 6000 donne, riportato dal New England Journal of Medicine. In Italia invece le chance di successo, nonostante il progredire delle tecniche, continuano a calare, ben del 3,6% rispetto al 2003. Un prezzo significativo che secondo il ginecologo Carlo Flamigni si sta pagando alla legge 40.

I risultati dello studio statunitense-israeliano parlano chiaro. A 30 dalla nascita della prima bambina in provetta e oltre un milione di bambini concepiti cosi', la fivet, con cui l'ovulo e lo spermatozoo vengono fecondati in laboratorio e poi impianti nell'utero materno, ha successo. I ricercatori hanno calcolato il tasso cumulativo di nascite nella popolazione, includendo tutte le pazienti sottoposte a fecondazione in vitro nonche' i cicli con embrioni congelati, raddoppiati negli ultimi anni.

Tradizionalmente si riportavano le gravidanze per ogni ciclo di fivet - spiega Beth Malizia, coordinatrice dello studio - ma si trattava di calcoli difficili da capire e potenzialmente fuorvianti'. Come spiega Flamigni, 'la fertilita' nell'uomo e' modesta, e fare i calcoli per ciclo in vitro o ciclo mestruale e' punitivo, visto che le probabilita' sono basse. E' piu' di buon senso ragionare come si e' fatto nello studio, considerando il successo nell'arco di sei cicli di trattamento'. Il risultato cosi' calcolato e' che le chance di successo vanno dal 65% all'86% per le donne piu' giovani, e dal 23% al 42% per quelle dai 40 anni in su.

Delle 3.126 nascite avute, la maggior parte era di bambini singoli, mentre il 27% era rappresentato da gemelli e il 2% da parti trigemellari. In Italia le cifre sono ben diverse, e meno esaltanti. Un bambino su 100 nasce con tecniche di fecondazione artificiale, contro un bambino su 30 in Europa. Secondo il Registro nazionale sulla fecondazione assistita i nati in provetta in Italia sono stati 7.514 nel 2006 su un totale di 554.744 nuovi nati. 'Considerando comunque che da noi poche donne fanno sei cicli - continua Flamigni - le percentuali di successo della fivet per le under 35 sono inferiori al 50%, e molto meno per le ultra quarantenni.

Se in tutto il mondo, ogni anno aumentano un po' di piu' le probabilita' di successo, grazie all'avanzare delle tecniche, in Italia avviene il contrario'. Rispetto al 2003 si e' registrato un -3,6% di successi, che 'significano un 13% in meno di gravidanze, che non e' poco - prosegue - Significa che se nascevano 10mila bambini l'anno, ora ce ne sono 1.300 in meno'.

Senza contare che c'e' stato un piccolo 'aumento dell'abortivita' e un aumento dei parti multipli del 2% nelle donne giovani, per l'obbligo di impiantare i tre embrioni - conclude - Un prezzo significativo che paghiamo alla legge'.

FONTE: ADUC Salute
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12 luglio, 2008

Aborto: cresce quello "via web"

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Sempre piu' diffuso l''aborto via web': aumentano infatti le donne praticano l'aborto fai-da-te con farmaci acquistati online. Il fenomeno e' comune soprattutto nei paesi in cui abortire e' illegale o permesso con enormi restrizioni. L'indagine rivela che quasi l'11% di coloro che acquistano un farmaco abortivo online e' poi costretta a ricorrere a procedure chirurgiche a causa di complicanze per la loro assunzione. Molti siti vendono prodotti senza etichette e istruzioni.

FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-11_111250092.html
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