Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

Visualizzazione post con etichetta cronaca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cronaca. Mostra tutti i post

01 luglio, 2019

SSM 2019, domani il concorso per i medici aspiranti specialisti, ondata di polemiche social per mancati pagamenti e mancata trasparenza...

0 commenti

Si svolgerà domani in tutta Italia il concorso per medici per l'accesso alle Scuole di Specializzazione nelle aree cliniche, chirurgiche e dei servizi. Un concorso estremamente impegnativo e che ha storicamente creato molte polemiche sia sul numero di posti finanziati che sulle cronache del suo svolgimento. Dopo aver ripetutamente rivoluzionato le modalità, talvolta anche con scelte improvvise e impopolari (es. SSM 2017, abbandono delle domande “dirette”  e passaggio alle domande concatenate su casi clinici preimpostati, un passaggio repentino che favorì non poco gli iscritti a scuole private di preparazione che impostavano già da mesi le simulazioni proprio su casi clinici), quest’anno il Ministero e il Miur pare abbiano deciso di confermare le precedenti modalità di svolgimento (240 domande su casi clinici in 210 minuti) e la distribuzione in una "graduatoria unica nazionale con scelte a scaglioni", proprio per non rivoluzionare ulteriormente il panorama e smorzare così da subito le polemiche. Purtroppo, sebbene quest'anno la data sia stata scelta in anticipo di quasi due settimane rispetto allo scorso anno, il Miur e il Ministero sembrano aver commesso una serie di errori nell’emanazione del bando, una “mancanza di trasparenza” che ha innervosito non poco i medici partecipanti e le associazioni che li rappresentano.

Riassumendo brevemente i punti che hanno creato polemica sui social, scopriamo che:  
            
      1) Non si conosce il numero preciso di borse in concorso. Sebbene dovrebbe essere confermato il tanto decantato aumento da 6000 a circa 8000, non si conosce il numero esatto di borse finanziate, nè quanti fondi siano stati recuperati dalle borse andate perdute per rinuncia nei precedenti concorsi. Idem per le borse regionali, tanto che alcune regioni avrebbero espresso criticità sulla possibilità di confermare lo stanziamento economico proprio a causa dei ritardi burocratici in atto. Purtroppo non cambia nulla anche per i famigerati posti "riservati", spesso frutto di controversie e strani privilegi.  Come da tradizione, non si conosce neppure il numero complessivo di partecipanti.

2) Non si conosce la composizione delle griglie dei posti messi a disposizione per gli eventuali vincitori. A causa dei ritardi nel completamento del processo di accreditamento (cioè sostanzialmente la verifica del rispetto dei criteri di qualità che una determinata struttura ospedaliera deve avere al fine di permettere l'ottenimento di una corretta formazione ai propri medici specializzandi per quella specifica area), molti medici stanno concorrendo pur non sapendo quanti posti per una determinata specializzazione saranno disponibili nell'ospedale della propria città o addirittura se la specifica materia verrà confermata o meno. Un esempio che facilita la comprensione del problema: medici di una città X potrebbero concorrere per vincere un posto da specializzando in Ginecologia e scoprire che nell'azienda ospedaliera della propria città non è più disponibile alcun posto di specializzazione in Ginecologia proprio a causa del mancato accreditamento (perché, per esempio, non c'è un reparto o una sala parto adeguata agli standard richiesti), forzando cosi una migrazione "all'ultimo minuto" (le scelte di sede sono fatte per scaglioni e in pochi giorni) presso altra sede o la scelta di altri indirizzi. In tempi di social molto viene lasciato al fato: così in una pagina Facebook di una associazione sono stati pubblicati una serie di immagini relative a griglie di distribuzione di borse e che dovrebbero in teoria dare qualche orientamento in più ai concorrenti, ma i dati di tali griglie sono ovviamente non ufficiali: non si sa né come siano state ottenute, né quanto queste siano lontane o vicine al vero.

3) A causa di un cavillo del bando legato proprio alla mancata pubblicazione dell’integrazione sulla distribuzione dei posti in palio, molti medici domani concorreranno alla prova pur non avendo pagato la tassa di iscrizione al concorso (100 euro), necessaria in teoria per creare fondi che possano finanziare il concorso stesso. Questo significa che un medico X potrebbe concorrere, scoprire il risultato alla fine della prova, e decidere se ratificare o meno il pagamento sulla base del risultato conseguito. Un errore enorme da parte del Ministero nonché un'evidente ingiustizia per tutti coloro che hanno invece pagato regolarmente ed entro i termini dell’esecuzione del concorso la dovuta tassa.

4) Dopo le polemiche dello scorso anno non si sa nulla in merito all’aver irrobustito o meno i controlli per impedire eventuali copie o collaborazioni fra concorrenti, per esempio rendendo più distanziati i computer ed evidenti i divisori fra computer, spesso del tutto assenti in molte sedi.

Probabilmente questi problemi verranno “sanati” già il giorno dopo il concorso, resta tuttavia il rammarico per una serie di errori in un ambito, quello dei medici in formazione, già di per sé ampiamente problematico.  E’ nota a tutti la carenza di medici e la necessità di colmare quel “imbuto formativo” che sta, da un lato, strangolando la qualità del servizio sanitario pubblico in Italia, e dall’altro lato, creando profitti alle scuole private di preparazione pre-concorsi. Un quadro di carenza cronica che è, molto probabilmente, destinato a peggiorare nei prossimi anni.
Leggi tutto...

22 febbraio, 2019

Il governo prova a "curare" le liste d'attesa: stop alle visite private intramoenia se eccessive criiticità ma piovono critiche...

0 commenti
"Se i tempi di attesa per un esame medico superano i tempi previsti per legge, sarai indirizzato presso una struttura privata convenzionata senza costi aggiuntivi". E' il ministro della Salute, Giulia Grillo a illustrare le novità del nuovo Piano per il governo delle liste d'attesa, approvato dalla Conferenza Stato Regioni, ma già bocciato dai medici. Il piano prevede anche lo stop alle visite private dei medici in ospedale se le liste d'attesa vanno oltre i limiti previsti.

Come quello precedente, il nuovo Piano individua l'elenco di prestazioni ed esami diagnostici soggetti al monitoraggio e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi di attesa per ciascuno. Ma riduce il limite massimo di attesa previsto per quelle a priorità programmata (non urgenti) da 180 giorni a 120 e, in virtù del principio di trasparenza, prevede l'accessibilità alle agende di prenotazione delle strutture. Il piano prevede anche la rimozione dei direttori generali delle aziende che non raggiungono gli obiettivi.

Inoltre le informazioni sulle liste d'attesa dovranno essere presenti su siti web di regioni e strutture, in apposite sezioni "dedicate e facilmente accessibili". In caso di superamento dei tempi massimi previsti per la prestazione, si conferma la possibilità di ottenerla in regime di libera professione riservando al cittadino il solo pagamento del ticket. Per monitorare l'attuazione del PNGLA e segnalare eventuali criticità, verrà istituito un Osservatorio Nazionale di cui faranno parte esperti ma anche associazioni di cittadini.

Infine gli impegni assunti dai Direttori Generali per superare le criticità legate ai lunghi tempi di attesa saranno "fattore prioritario nella loro valutazione" e il non raggiungimento degli obiettivi potrà provocarne la "decadenza automatica". "Abbiamo fatto un lavoro importantissimo e oggi, dopo dieci anni, il Paese ha un nuovo piano nazionale di gestione delle liste di attesa", ha commentato il ministro Grillo. "L'intesa è meritoria ma sono necessarie risorse certe e più personale. Siamo solo all'inizio", precisa il presidente della Conferenza Stato-Regioni e governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.

I medici parlano invece di "una fiera dell'ipocrisia", che non risolve il problema. Le critiche prendono di mira la possibilità, prevista nel nuovo Pngla, di un blocco delle prestazioni in intramoenia (espletate dal medico privatamente, nella propria struttura sanitaria) in caso di criticità. "Regioni e Governo - commenta Carlo Palermo, segretario del sindacato Anaao - si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale" e indicano nei medici dipendenti "il capro espiatorio ideale, e nella loro attività libero professionale intramoenia la causa da rimuovere nel caso, non improbabile, che non si rispetti il piano delle illusioni che hanno stilato".

FONTE: TgCom24
Leggi tutto...

06 febbraio, 2019

Il ministro Grillo nomina il nuovo Consiglio Superiore di Sanità, due conferme e meno donne, aspre polemiche su alcune scelte...

0 commenti
Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto di nomina dei 30 membri non di diritto del Consiglio Superiore di Sanità (Css). La squadra, afferma Grillo, "è finalmente pronta e sono molto orgogliosa e felice di presentarla". Dopo l'insediamento, il Css deciderà il nuovo presidente.

Il Consiglio superiore di sanità (Css), del quale oggi il ministro della Salute Giulia Grillo ha nominato i nuovi 30 membri non di diritto, è 'meno rosa': solo tre le scienziate donne presenti nell'organo consultivo, contro le 14 del precedente Css nominato dall'ex ministro Beatrice Lorenzin. Tra i 30 membri nominati, sono stati riconfermati i professori Bruno Dallapiccola e Giovanni Scambia, mentre escono dal Css il farmacologo Silvio Garattini, che sarà ancora "fortemente impegnato per questo ministero nel difficile tavolo della Governance Farmaceutica", rileva una nota del dicastero, e il professor Edoardo Boncinelli. Alcuni dei precedenti membri non di diritto, tra i quali il professor Alberto Mantovani, precisa il ministero, "avevano da tempo rassegnato le dimissioni a causa dei numerosi impegni internazionali".

Sta sucitando polemiche la scelta di nominare Camillo Ricordi, che ha avuto un ruolo nella vicenda del metodo Stamina di Davide Vannoni, aprendo alla possibilità di una sua sperimentazione. Professore di chirurgia e medicina dei trapianti cellulari all'Università di Miami, nel 2013 Ricordi si pronunciò in favore del metodo - applicato nel 2011-12 agli Spedali Civili di Brescia - poi bocciato definitivamente dall'Istituto superiore di sanità. Ricordi affermò che si trattava di "una procedura sicura" e che i risultati e dati che aveva visto gli erano sembrati, secondo la sua stessa definizione, "promettenti". Sempre secondo Ricordi "indipendentemente dai risultati finali" sarebbe stati "criminale non valutare il metodo e non fare chiarezza". Ricordi incontrò il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, visionando il Protocollo completo del metodo a base di staminali mesenchimali. Ricordi mise anche a disposizione i laboratori del suo centro di Mimami a Vannoni, anche se tale possibilità poi tramontò.

Questo l'elenco dei 30 nuovi membri non di diritto del Css:
Sergio ABRIGNANI Ordinario di Patologia Generale-Università di Milano;
Adriano AGUZZI Direttore dell'Istituto di Neuropatologia di Zurigo;
Mario BARBAGALLO Ordinario di Geriatria-Università di Palermo;
Mario Alberto BATTAGLIA Ordinario di Igiene e Salute Pubblica-Università di Siena;
Luca BENCI Docente di diritto sanitario-Università di Firenze;
Renato BERNARDINI Ordinario di Farmacologia-Università di Catania;
Giuseppe CAMPANILE Ordinario di Scienze e Tecnologie Animali-Università "Federico II" Napoli;
Claudio COBELLI Ordinario di Bioingegneria-Università di Padova;
Giulio COSSU Ordinario di Medicina Rigenerativa-Università di Manchester;
Giuseppe CURIGLIANO Prof. Ass. di Oncologia Medica-Università di Milano;
Bruno DALLAPICCOLA Direttore Scientifico dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù;
Domenico DE LEO Ordinario di Medicina Legale-Università di Verona;
Paola DI GIULIO Prof. Ass. di Scienze Infermieristiche-Università di Torino;
Marco FERRARI Ordinario di Malattie Odontostomatologiche-Università di Siena;
Carlo FORESTA Ordinario di Endocrinologia-Università di Padova;
Silvia GIORDANO Ordinario di Istologia-Università di Torino;
Andrea GIUSTINA Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo-Università S. Raffaele di Milano;
Andrea LAGHI Ordinario di Radiologia-Università Sapienza di Roma;
Franco LOCATELLI Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesù;
Francesco LONGO Associato Dipartimento Analisi Politiche e Management Pubblico-Univ. Bocconi;
Vito MARTELLA Ordinario di Malattie Infettive degli animali domestici-Università di Bari;
Maria G. MASUCCI Ordinario di Virologia presso il Karolinska Institute di Stoccolma- Membro Commissione Nobel;
Marco MONTORSI Rettore dell'Università HUMANITAS;
Paolo PEDERZOLI Ordinario di Chirurgia Generale - Università di Padova;
Giuseppe REMUZZI Direttore dell'Irccs "Mario Negri"-Milano;
Camillo RICORDI Prof. Di Chirurgia e Medicina dei Trapianti cellulari-Università di Miami (FLORIDA);
Massimo RUGGE Ordinario di Anatomia Patologica ed Oncologia- Università di Padova;
Giovanni SCAMBIA Direttore Scuola Spec. In Ginecologia e Ostetricia- Università S. Cuore Pol. Gemelli;
Fabrizio STARACE Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche- AUSL di Modena;
Paolo VINEI Ordinario di Epidemiologia presso l'Imperial College di Londra.


FONTE: Ansa.it
Leggi tutto...

17 ottobre, 2018

Medicina, dietrofront generale sul numero chiuso: nessuna cancellazione ma "in futuro allargamento sostenibile" ...

0 commenti
Più posti a Medicina «già dal prossimo anno accademico» e nuove modalità di accesso, un nuovo test, diverso da quello attuale con le 60 domande in 100 minuti. E’ la promessa del ministro Marco Bussetti. Questo sì. Del resto al ministero ne stanno già parlando da qualche mese insieme ai rappresentanti delle università e la conferenza dei rettori ha deliberato per un aumento addirittura del 50 per cento dei posti nel giro di due anni, arrivando a quindicimila matricole. Di questo si è parlato lunedì sera nel consiglio dei ministri, almeno secondo la ricostruzione che Bussetti ha fornito ai suoi collaboratori ieri mattina: più posti per il corso di medicina e soprattutto più borse di studio per i corsi di specializzazione, vero stretto imbuto per i medici: già oggi un terzo dei laureati non trova posto per specializzarsi. Ma per avere più medici servono più fondi, perché «servono più corsi, più aule, più professori e più laboratori», come spiega il presidente dei rettori Gaetano Manfredi. Invece in consiglio dei ministri si è parlato piuttosto di tagli e limature che non di nuovi fondi.

Dev’essere per questo che ieri mattina candidamente il ministro Bussetti e la sua collega Grillo rispondevano: «a me non risulta questa cosa. Farò le dovute verifiche ma non mi risulta nulla di simile». Persino il premier Conte avrebbe risposto così al telefono al capo dei rettori che cercava lumi si una scelta «irrealizzabile» oltre che inattesa. «La modalità di accesso alla facoltà di medicina è un tema di cui si discute da tempo e che è anche nel contratto di governo. - spiega Bussetti - Ma non prevediamo di calare nessuna scelta dall’alto, ne parleremo con le università che devono essere nostre alleate in questo percorso». Al Miur si parla di «un allargamento sostenibile» da concordare e Bussetti, via comunicato stampa ha ieri anche convocato una riunione con i rettori al più presto. Questo non ha cancellato del tutto i dubbi sul futuro del test: la ministra Grillo e lo stesso vicepremier Salvini nelle settimane scorse avevano ne proposto l’abolizione.

Al ministro non piace neppure l’idea - caldeggiata qualche settimana fa dalla ministra Grillo - del sistema francese con lo sbarramento al secondo anno: non solo prevederebbe comunque di far entrare 60 mila ragazzi (sette volte quelli ammessi ora) al primo anno e poi si rischierebbe di far perdere a questi ragazzi un anno di studio facendo il test alla fine del primo anno. Bussetti preferirebbe cambiare il test: «Vogliamo ragionare su nuove modalità di ingresso», spiega. Non fa mistero, il ministro, che a lui non piace il test a crocette, così come non gli piacciono i test Invalsi. Ma è vero che è anche difficile chiedere a ragazzi impegnati con la Maturità di fare un percorso di selezione più lungo. Ma orientamento sì, questo si potrebbe fare: lo chiedono anche le Università di lavorare nell’ultimo anno di superiori per offrire ai ragazzi corsi di orientamento che probabilmente aiuterebbero anche a ridurre il numero dei candidati al test e limiterebbero anche il business dei corsi per prepararsi alla prova di ammissione. In più se l’orientamento farà diminuire drasticamente il numero dei candidati, che in questi ani sono sempre stati circa 60 mila, allora si potrà pensare di cambiare il sistema.

Che cosa resterà di questo «incidente»? Certo è stata una gaffe che ha messo in allarme tutto università e studenti. Potrebbe però servire al governo nella trattativa con gli Atenei sul numero dei posti per il prossimo anno. Dodicimila? O forse di più a partire dal prossimo anno: «Ma andremo per gradi», promette Bussetti, che in queste ore è impegnato ad evitare che tagli e risparmi colpiscano il suo ministero.

AUTRICE: Gianna Fregonara
FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

16 ottobre, 2018

Alea iacta est: il ministro Grillo abolisce il numero chiuso in Medicina

0 commenti
Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri sera, oltre al decreto fiscale, anche un decreto per la "deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili" che contiene alcune misure di interesse sanitario al quale si aggiungono altre norme per la salute inserite nel disegno di legge di bilancio 2019.

Eccole nel dettaglio come descritte nel comunicato stampa diramato dal Governo:

Decreto Semplificazione: Disposizioni urgenti per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili (decreto-legge)

Di seguito le misure previste per la sanità:
- transazioni con le aziende farmaceutiche per il ripiano della spesa farmaceutica;
- commissariamento delle Regioni in piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario (viene prevista l’incompatibilità della figura del commissario con qualsiasi altro incarico istituzionale presso la Regione);
- istituzione della Anagrafe nazionale vaccini, con l’obiettivo di monitorare i programmi vaccinali sul territorio;
- istituzione del fondo per la riduzione delle liste d’attesa.

Di seguito le misure riguardanti le principali misure per la sanità e gli altri più significativi interventi previsti:

Liste d’attesa sanitarie – Si interviene per ridurre drasticamente le liste d’attesa con lo stanziamento, tra l’altro, di un fondo da 50 milioni per le regioni per gli interventi di abbattimento delle liste d’attesa. Inoltre, con l’istituzione del Centro Unico di Prenotazione (CUP) digitale nazionale, si potrà monitorare quando effettivamente sono stati presi gli appuntamenti, in modo da evitare possibili episodi fraudolenti di indebito avanzamento nelle liste d’attesa.

Fondi per la salute – Si stanziano 284 milioni per i rinnovi contrattuali di tutto il personale del Servizio sanitario nazionale e altri 505 milioni saranno attribuiti alle regioni per le spese farmaceutiche.

Abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina – Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi.

Gestioni commissariali della Sanità – Si reintroduce l’incompatibilità tra la carica di commissario alla Sanità e ogni incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento.

Superamento della legge Fornero – Si abrogano i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la “quota 100”: si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione.

Reddito di cittadinanza – Si introdurrà una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia.

Pensione di cittadinanza – Le pensioni minime saranno aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è.

Pensioni d’oro – Si interviene sulle pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati.

Rilancio degli investimenti pubblici – Si stanziano 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell’efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d’investimento.

Task force per la qualità della spesa pubblica – Si crea una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il team analizzerà nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi ed efficientare la spesa, intervenendo, tra l’altro, su auto blu, voli di Stato e scorte.

Taglio agli sprechi – Si recuperano fino a 2 miliardi di euro grazie alla riorganizzazione della spesa, prevedendo l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di acquistare beni e servizi tramite Consip.

FONTE: Quotidiano Sanità
Leggi tutto...

01 ottobre, 2018

Premio Nobel 2018 per la Medicina a James Allison e Tasuku Honjo, fra i padri della immunoterapia antitumorale

0 commenti

Il Premio Nobel per la Medicina 2018 è stato assegnato all'americano James P. Allison e al giapponese Tasuku Honjo. I due scienziati, attivi entrambi negli Stati Uniti, hanno effettuato ricerche sul freno naturale che riesce a bloccare l'avanzata dei tumori, sulle quali si basa l'immunoterapia. I due studiosi "hanno capito che si può stimolare il sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali, un meccanismo di terapia assolutamente nuovo nella lotta ad un tipo di malattia che uccide ogni anno milioni di persone e che costituisce una delle più gravi minacce alla salute dell'umanità", si legge nelle motivazioni dell'Accademia.

Le ricerche di James P. Allison e Tasuku Honjo sono state una pietra miliare nella lotta contro i tumori perché per la prima volta hanno portato alla luce i meccanismi con i quali le cellule del sistema immunitario attaccano quelle tumorali.

Allison ha aperto la via a queste ricerche studiando le proteine che funzionano come un freno del sistema immunitario e intuendo le loro grandi potenzialità: manipolando il loro freno naturale sarebbe stato possibile aggredire i tumori con nuove armi.

Honjo ha segnato un altro passo lungo questa nuova strada scoprendo una proteina delle cellule tumorali che funziona anche come un freno, ma con un meccanismo d'azione diverso rispetto a quelli noti fino a quel momento. Entrambe le scoperte si sono tradotte nel tempo in nuovi approcci per la terapia contro i tumori che si stanno dimostrando molto promettenti.

«È importante che abbiano dato il premio e entrambi perché con la scoperta di questi circuiti negativi hanno aperto la strada all’identificazione di molecole cruciali per il progresso nelle terapie contro i tumori» spiega il professor Michele Maio, direttore del Centro di Immunoncologia dell’azienda ospedaliera universitaria Senese, uno dei maggiori esperti italiani in questo campo. «I due ricercatori hanno sostanzialmente intuito che esistono circuiti regolatori negativi da parte del sistema immunitario. Quando il sistema si attiva per eliminare per esempio virus o batteri, esprime proteine sulle membrane dei linfociti (Ctla-4) che si legano a un recettore che spegne l’attivazione dei linfociti T. Apparentemente non ha senso ma invece è importantissimo perché altrimenti avremmo linfociti continuamento attivati anche quando non c’è n’è più alcuna ragione. Si tratta di un meccanismo che ci evita un’infiammazione permanente. Da questa premessa Allison è partito per ipotizzare che bloccando l’interazione fra la proteina Ctla-4 e il suo recettore si sarebbe potuto de-attivare questo segnale di deattivazione del sistema immunitario. Lo ha fatto con un anticorpo monoclonale dimostrando che era effettivamente possibile mantenere un’attivazione del sistema immunitario per distruggere il tumore. Da qui si è arrivati ai primi farmaci usati a questo scopo nell’uomo nel 2011. Honjo, dal canto suo ha dimostrato la presenza di un’altra proteina, la Pd-1, e ha dimostrato che è in grado di mandare segnali negativi». In aggiunta il tumore può esprimere un recettore per la Pd-1 ,che consentono alle cellule del tumore stesso di eludere il riconoscimento da parte del sistema immunitario e quindi di continuare a riprodursi. L’immunoterapia contro i tumori agisce a questo livello, contrastando questi sistema chiave-serratura e impedendo così alle cellule tumorali di sfuggire alla cattura da parte di quelle del sistema immunitario.

La battaglia contro il cancro del resto ha registrato cambiamenti radicali negli ultimi anni. Le armi che si stanno studiando, e che già si cominciano a usare, sono capaci di riconoscere le sue trasformazioni e i suoi «piani»e agire di conseguenza. I ricercatori battono molte strade. C’è chi prova a tagliargli i rifornimenti con gli inibitori dell’angiogenesi (che impediscono di fabbricare nuovi vasi per procurarsi nutrimento). C’è chi studia bersagli stabili nelle sue cellule per «sparargli» proiettili precisissimi e chi «punta» a suoi processi biochimici specifici per sabotarli (con anticorpi monoclonali e terapie target). C’è chi affina la precisione della radioterapia e l’efficacia della chirurgia o dei farmaci tradizionali. C ’è poi chi cerca di «riconvertire» le cellule deviate, e chi prova a togliere i freni (che in sé sono utili) al sistema immunitario , in modo da scatenarlo senza remore contro il tumore, cercando al contempo di evitare che faccia danni al resto dell’organismo. Gli ultimi due, in estrema sintesi, sono i compiti che si danno gli studiosi che si occupano di immunoterapia dei tumori. Nel 2013 l’immunoterapia si era guadagnata il primo posto della top ten delle più importanti svolte scientifiche dell’anno. Nella classifica stilata ogni anno dall’Associazione Americana per il Progresso della Scienza e gli editori della prestigiosa rivista Science, l’immunoterapia era in cima alla lista delle scoperte fondamentali in virtù dei notevoli successi raggiunti in alcune sperimentazioni e nonostante mancassero ancora risultati definitivi e a lungo termine sulla sua efficacia curativa.



FONTE: Tgcom.it e Corriere.it
Leggi tutto...

06 luglio, 2018

AIFA ritira alcuni lotti di farmaci a base di Valsartan (farmaco anti ipertensivo) per rischio contaminazione

0 commenti
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha disposto il ritiro immediato di diversi lotti di farmaci a base del principio attivo valsartan. Un difetto di qualità alla base della decisione. Un’impurità, classificata come «potenzialmente cancerogena», presente nel principio attivo valsartan, usato per trattare l’ipertensione e l’insufficienza cardiaca, ha fatto infatti scattare un imponente provvedimento precauzionale di ritiro, disposto non solo dall’Agenzia italiana del farmaco e dalle altre agenzie europee, ma anche da tutte le farmacie e da tutta la catena della distribuzione. Il ritiro, è bene sottolineare, riguarda solo alcuni lotti: se i cittadini hanno in casa medicinali a base di valtarsan che non fanno parte di questi lotti ritirati, possono continuare ad usarli senza correre alcun rischio.

Si tratta di 748 lotti di farmaci prodotti da 15 diverse aziende farmaceutiche contenenti il principio attivo valsartan. Sono state riscontrate alcune impurità durante la produzione nello stabilimento della Zhejiang Huahai Pharmaceuticals, nel sito di Chuannan in Cina. Attualmente risulta che l’impurezza sia presente solo nei prodotti del sito citato. Il principio attivo cinese è stato poi utilizzato da diverse aziende farmaceutiche, quelle per le quali è scattato il provvedimento di sospensione. Si tratta di medicinali - in commercio con diversi nomi, posologia e numero di compresse per scatola: Valpression e Combisartan (Menarini), Valsodiur (Ibn Savio), Validroc e Pressloval (So.Se. Pharm), Valbacomp (Crinos), Valsartan Doc e Cantensio (Doc Generici), Valsartan Almus (Almus), Valsartan (Zentiva), Valsartan e Hct (Eurogenerici), Valsartan e Idroclortiazide (Pensa Pharma, Ranbaxy Italia, Teva, Doc Generici e Sandoz), Film (Sandoz), Valsartan Hctz (Tecnigen). I farmaci sono utilizzati per il trattamento dell’ipertensione arteriosa e dell’insufficienza cardiaca e nei pazienti che hanno subito un infarto.

La sostanza sotto accusa è la N-nitrosodimetilamina (NDMA), classificata come «probabilmente cancerogena» per l’uomo. Sarebbe presente nei lotti di materia prima utilizzati per produrre i medicinali contenenti valtarsan oggetto del ritiro. Valsartan è un antagonista del recettore dell’angiotensina II ed è usato come detto per trattare l’ipertensione e l’insufficienza cardiaca. L’Aifa ha diffuso la lista dei prodotti ritirati sul proprio sito, e come sempre in questi casi rivolge una serie di consigli ai cittadini. I pazienti che sono in cura con farmaci a base di valsartan devono verificare se il medicinale che assumono sia presente nella lista dei medicinali coinvolti dal ritiro a scopo precauzionale. La preoccupazione è quella di evitare che i malati che ne hanno bisogno interrompano una cura delicata.

I farmaci in elenco non devono essere assunti, anche se già acquistati. «Se il farmaco che assumi non è tra quelli indicati nell’elenco - presente sul sito - puoi continuare regolarmente il trattamento. Se sei in trattamento con uno dei prodotti sopra elencati, consulta il medico il prima possibile per passare ad altri farmaci». «Non dovresti interrompere il trattamento senza aver parlato con il tuo medico - prosegue l’Aifa -, con il quale potrai concordare un trattamento alternativo (con altro medicinale a base di valsartan non interessato dal ritiro o con altro medicinale appropriato)». «Se stai prendendo parte a una sperimentazione clinica con valsartan e hai dei dubbi, rivolgiti al clinico responsabile dello studio», conclude l’agenzia.

L'elenco dei lotti e del nome dei farmaci ritirati è consultabile QUI.

FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

01 giugno, 2018

Università, si va ancora una volta verso lo "sciopero degli esami"

0 commenti
Ultimo disperata chiamata degli studenti ai prof affinché sospendano lo sciopero degli esami. Domani si apre la sessione estiva (1°giugno-31 luglio) e i docenti che hanno aderito alla protesta potrebbero far saltare i primi appelli con il rischio - dicono gli studenti in una petizione che ha raggiunto le 46 mila firme - di danneggiare soprattutto coloro che hanno bisogno di raggiungere un certo numero di esami per poter ottenere borse di studio e esoneri o sgravi dalle tasse universitarie. Spiega Andrea Torti di Link: «Oggi inviamo ai singoli docenti un ultimo appello per chiedere loro di desistere dallo sciopero, considerata la mancanza di un Governo a cui poter portare le proprie rivendicazioni». Un tentativo di richiamare la necessità di fare fronte comune nella lotta contro il drammatico sotto finanziamento dell’università che colpisce tanto i professori quanto gli studenti: il Fondo di finanziamento ordinario è fermo a 7 miliardi contro i 7,5 di dieci anni fa: lo 0,5 per cento del Pil, la metà di quanto investono francesi e tedeschi. E i più colpiti sono proprio coloro che avrebbero diritto a un aiuto economico ma spesso non lo ottengono perché le casse sono vuote (i cosiddetti «idonei non beneficiari», anomalia tutta italiana). Ma mentre gli studenti si chiedono che senso abbia portare avanti lo sciopero in assenza di un esecutivo con il quale trattare, i professori replicano di voler mandare un messaggio chiaro e forte al prossimo governo, qualunque esso sia.

Le ragioni della protesta dei docenti universitari sono le stesse del primo sciopero proclamato l’autunno scorso e riguardano la cosiddetta vertenza degli scatti stipendiali congelati nel quinquennio 2011-2014. Il governo Gentiloni ha stanziato nella legge di Bilancio le risorse necessarie per lo sblocco ma ha postdatato di un anno lo scongelamento rispetto agli altri dipendenti pubblici (da gennaio 2015 al 2016). I firmatari dello sciopero proclamato dal Movimento per la dignità della docenza universitaria (6.857 professori e ricercatori di 79 università e istituti i ricerca italiani guidati dal professor Carlo Ferraro del Politecnico di Torino) non pretendono la restituzione degli arretrati (che sarebbe insostenibile per le casse dello Stato) ma chiedono che gli scatti mancati siano almeno riconosciuti a livello giuridico: altrimenti, ai fini dell’anzianità di servizio, è come se in quel periodo non avessero proprio lavorato. Il governo invece ha deciso di stanziare nuove risorse (150 milioni l’anno) per passare da un regime di scatti triennali a uno biennale. In questo modo si favoriscono i docenti più giovani ma per tutti gli assunti prima del blocco c’è un buco nero nella loro carriera universitaria.

I promotori rivendicano di aver adottato una modalità pensata per tutelare i diritti dei ragazzi: i professori infatti si asterranno solo dal primo appello mentre assicurano lo svolgimento regolare del secondo - e qualora non fosse stato previsto s’impegnano comunque a garantirne almeno uno. In più l’autorità di Garanzia nel dare la luce verde a questa seconda tornata di scioperi ha chiesto ai docenti che alla fine dell’anno siano assicurati almeno 5 appelli (fra sessione autunnale, invernale ed estiva). I docenti hanno anche previsto degli appelli ad hoc per tutelare i laureandi, gli studenti Erasmus, le studentesse incinte e gli studenti con problemi di salute. Non per i percettori di borse di studio però: forse - per fare pace con gli studenti - i docenti potrebbero prevedere una sessione speciale anche per loro, tanto più dal momento che fra le ragioni dello sciopero, oltre alla vertenza sindacale di categoria, c’è anche una specifica richiesta al governo di stanziare 80 milioni per incrementare le borse di studio (oltre alla richiesta di 4000 nuovi posti da ricercatore e 10.000 mila «promozioni» da ricercatore ad associato e da associato a ordinario).

Nel frattempo, pur in assenza di un governo, qualche risultato a tutela della fasce più deboli gli studenti lo hanno già spuntato dalle singole Regioni in ordine sparso. «Dopo la nostra mozione approvata dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari - dice Torti -, già Lazio e Emilia Romagna hanno assicurato che chi dovesse perdere i requisiti per la borsa di studio a causa dello sciopero, potrà conseguire i crediti necessari nella prima sessione di esami utile. A Tor Vergata siamo invece riusciti a far slittare la scadenza per acquisire i crediti per l’accesso alla no tax area». Normalmente infatti la domanda per una borsa di studio va presentata entro il 10 agosto: ecco perché la sessione estiva è particolarmente delicata per gli studenti bisognosi. In fondo, per andare incontro alle esigenze dei ragazzi basterebbe che, sull’esempio di queste prime due regioni, anche le altre si adeguassero. Sempre che invece le amministrazioni territoriali non approfittino dello scontro docenti-studenti per risparmiare sulle borse di studio.


FONTE: Corriere della Sera
Leggi tutto...

Chi è Giulia Grillo, il medico M5S nuovo ministro della Sanità

0 commenti
Giulia Grillo, 42enne siciliana, medico anatomopatoloco, attualmente capogruppo alla Camera del M5s, è la nuova ministra della Salute nel governo M5s-Lega. Nata a Catania il 30 maggio del 1975, laureata in medicina e chirurgia con specializzazione in medicina legale, è un'attivista della prima ora del MoVimento, arrivata in Parlamento per la prima volta alle elezioni del 2013. Nella precedente legislatura è stata vice capogruppo e capogruppo alla Camera e capogruppo nella commissione Affari Sociali. Grillo di cognome, ma senza alcun rapporto di parentela con il fondatore del MoVimento, nella 17ma legislatura ha fatto approvare 3 mozioni a sua prima firma su governance farmaceutica, sblocco del turn-over del personale sanitario, revisione della disciplina sull'intramoenia e governo delle liste d'attesa. Tra le sue battaglie quella per il giusto prezzo dei farmaci innovativi. La scelta di iscriversi al meetup grillino di Catania risale al 2006, da allora è stata in prima fila nella lotta contro le trivellazioni in Val di Noto, come in quella contro le privatizzazioni dell'acqua pubblica nel ragusano, fino alla nascita del comitato Addio Pizzo di Catania. Candidata alle regionali siciliane del 2008 e a Montecitorio nel 2013, per quanto riguarda le politiche sanitarie, ha «ambiziosi intenti», come dichiarava sulla piattaforma Rousseau: «Ridurre le disuguaglianze di cura e assistenza fra cittadini e lavorare per una sanità pubblica giusta, efficiente e accessibile attraverso un adeguato finanziamento, una seria programmazione, una revisione della governance farmaceutica, un potenziamento dell'assistenza territoriale, un adeguato piano assunzioni e un aggiornamento dei corsi di Laurea e formazione».

FONTE: Il Sole 24 ore
Leggi tutto...

18 maggio, 2018

FederFarma: in calo la spesa farmaceutica, boom dei farmaci generici

0 commenti
I dati FederFarma sulle categorie terapeutiche più prescritte nel 2017

Ammonta a 8,289 miliardi la spesa farmaceutica netta del Ssn canale farmacia del 2017 (la lorda è stata di 10,472 miliardi) secondo i dati diffusi ieri da Federfarma, registrando un calo, pari a -1,9% rispetto al 2016 e confermando il trend di riduzione della spesa per farmaci erogati dalle farmacie nel normale regime convenzionale.

Un calo determinato da una diminuzione del -1,2% del numero delle ricette SSN e da un’analoga riduzione del valore medio della ricetta (netto -0,7%; lordo -0,4), conseguente alla diminuzione del prezzo medio dei farmaci prescritti in regime convenzionale (-0,7%).

Pochi giorni fa i dati IQVIA rilevavano che a fronte di tale calo di spesa e di consumi nell’ambito della spesa convenzionata corrisponde, invece, sempre nel 2017 un rilevante incremento della spesa (+13,3%) e del numero di pezzi di farmaci (+11%) erogati in distribuzione per conto (DPC).

Questo aumento sensibile – sottolinea Federfarma -  si colloca all’interno di un incremento della spesa complessiva per farmaci acquistati direttamente dalle strutture pubbliche che nel 2017 è stato pari al +3,9%.

Nel 2017 le ricette sono state oltre 580 milioni, pari in media a 9,57 ricette per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del SSN sono state oltre 1.103 milioni (-1,2% rispetto al 2016). Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 18,2 confezioni di medicinali a carico del SSN, di prezzo medio pari a 9,42 euro (9,48 euro nel 2016).

Le farmacie – sottolinea ancora Federfarma - continuano a dare un rilevante contributo al contenimento della spesa, oltre che con la diffusione degli equivalenti e la fornitura gratuita di tutti i dati sui farmaci SSN, con lo sconto per fasce di prezzo, che ha prodotto nel 2017 un risparmio di circa 415 milioni di euro, ai quali vanno sommati circa 67 milioni di euro derivanti dalla quota dello 0,64% di cosiddetto pay-back, posto a carico delle farmacie a partire dal 1° marzo 2007 e sempre prorogato, volto a compensare la mancata riduzione del 5% del prezzo di una serie di medicinali.

A tali oneri si è aggiunta, dal 31 luglio 2010, la trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25%.

Tale trattenuta aggiuntiva ha comportato, per le farmacie, un onere quantificabile nel 2017 in circa 188 milioni di euro.

Complessivamente, quindi – rileva Federfarma - il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa, nel 2017, è stato di circa 670 milioni di euro.

È bene ricordare – nota l’associazione dei titolari di farmacia - che lo sconto a carico delle farmacie ha un carattere progressivo in quanto aumenta all’aumentare del prezzo del farmaco, facendo sì che i margini reali della farmacia siano regressivi rispetto al prezzo.

Le farmacie rurali sussidiate e le piccole farmacie a basso fatturato SSN (i cui limiti sono stati aggiornati dalla legge 172/2017 a decorrere dal 1° gennaio 2018) godono di una riduzione dello sconto dovuto al SSN.

L’incidenza sulla spesa lorda delle quote di partecipazione a carico dei cittadini è aumentata, passando dal 14,2% del 2016 al 14,4% del 2017. Nelle Regioni con ticket più incisivo le quote di partecipazione hanno un’incidenza sulla spesa lorda tra il 12,3% e il 20,9% (in Valle d’Aosta).

Complessivamente i cittadini hanno pagato oltre 1,5 miliardi di euro di ticket sui farmaci, di cui più del 67% (dato AIFA) dovuto alla differenza di prezzo rispetto al farmaco equivalente meno costoso.

Federfarma sottolinea poi che continua ad aumentare l’incidenza dei farmaci inseriti nelle liste di riferimento AIFA a seguito della scadenza del brevetto del farmaco di marca.

A livello nazionale l’incidenza delle confezioni di farmaci a brevetto scaduto sul totale delle confezioni erogate in regime di SSN è a oltre l’80%, mentre la relativa spesa super il 61% del totale.

L’incidenza delle confezioni di generici veri e propri è pari al oltre il 29% del totale per una spesa per a oltre il 18% del totale, con notevoli differenze a livello regionale.

Il calo della spesa farmaceutica convenzionata è particolarmente evidente in Puglia, Sardegna, Sicilia, dove è correlato a un sensibile calo del numero delle ricette.

In controtendenza la Lombardia, l’unica a far registrare un incremento di spesa, nonostante il calo del numero delle ricette. L’aumento di spesa è legato a una crescita del valore medio delle ricette.

Anche nel 2017 i farmaci per il sistema cardiovascolare si sono confermati la categoria a maggior spesa, pur facendo segnare una sensibile diminuzione della spesa (-3,6%%) e (meno evidente) dei consumi (-0,3%), a seguito del maggior utilizzo di medicinali a brevetto scaduto di prezzo più basso.

Tra le 10 categorie di farmaci più prescritte anche nel 2017 si collocano al primo posto gli inibitori della pompa acida (farmaci per gastrite, ulcera, reflusso gastrico), che tuttavia continuano a far registrare un calo dei consumi (-3,2% rispetto al 2016).

All’interno della categoria dei farmaci antipertensivi continua l’aumento delle prescrizioni di betabloccanti. Prosegue anche la crescita dei consumi di vitamina D (+6,5% rispetto al 2016).

La specialità medicinale più prescritta (vedi tabella n. 5), continua a essere la cardioaspirina® (farmaco antiaggregante), nonostante il calo delle prescrizioni (-1,4% rispetto al 2016), seguita dal dibase® (farmaco per le carenze di vitamina D), in leggera crescita (+0,5%). In forte aumento i consumi del farmaco equivalente metformina Teva (per il trattamento del diabete di tipo 2).

FONTE: Quotidiano Sanità e FederFarma
Leggi tutto...

17 maggio, 2018

Concorso di Specializzazione medica 2018, pubblicato il bando: si svolgerà il 17 luglio

0 commenti
È stato pubblicato oggi il bando per l’ammissione alle Scuole di specializzazione di area sanitaria per l’anno accademico 2017/2018. Il testo è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, su www.universitaly.it. La prova nazionale si terrà il prossimo 17 luglio. I contratti di formazione medica specialistica finanziati con risorse statali per il 2017/2018 sono 6.200 (erano 6.105 l’anno scorso). A questi andranno aggiunti i posti finanziati con risorse regionali, con risorse di altri enti pubblici e/o privati, i posti riservati alle categorie previste dal decreto legislativo 368/1999.

Con un successivo provvedimento, integrativo del bando emanato oggi, saranno indicati, una volta definito il fabbisogno dei medici specialistici per il triennio 2017/2020, i posti disponibili per ciascuna Scuola di specializzazione attivata. Per la definizione del fabbisogno è infatti necessario acquisire l’accordo della Conferenza Stato-Regioni, che non è ancora stato raggiunto in quanto nella seduta dello scorso 10 maggio le Regioni hanno chiesto il rinvio su questo punto. Il MIUR, in base al regolamento 130 del 2017, è comunque tenuto ad adottare a pubblicare il bando per l’accesso nelle Scuole di specializzazione entro il 31 maggio di ciascun anno.

Nel frattempo, a partire da venerdì 25 maggio 2018 sarà possibile effettuare le operazioni di iscrizione al concorso del 17 luglio, esclusivamente on line, accedendo al portale www.universitaly.it. La prima parte della procedura di iscrizione si chiuderà alle ore 15.00 di martedì 5 giugno 2018. Sarà poi possibile perfezionare il pagamento del relativo bollettino fino a una settimana dopo la pubblicazione del decreto integrativo contenente la suddivisione dei posti per scuola. Così come, sempre successivamente alla pubblicazione del decreto integrativo, le candidate e i canditati che vogliono concorrere per i posti finanziati con contratti aggiuntivi regionali o di altri enti che prevedono requisiti ad hoc dovranno attestarne il possesso. A questo scopo sarà aperta un’apposita finestra di dialogo nell’area della domanda di concorso.

La prova d’esame si svolge in modalità informatica, è la stessa su tutto il territorio nazionale e consiste in una prova scritta che prevede la soluzione, in un tempo di 3 ore e 30 minuti, di 140 quesiti a risposta multipla, ciascuno con cinque possibili risposte. I quesiti riguardano argomenti caratterizzanti il Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia e argomenti legati ai settori scientifico disciplinari di riferimento delle diverse tipologie di scuola.

Per lo svolgimento della prova, candidate e candidati avranno a disposizione computer non connessi a internet, sui quali sarà possibile operare esclusivamente attraverso un mouse, con una procedura di autenticazione che renderà lo svolgimento attribuibile unicamente alla candidata o al candidato.

Il punteggio complessivo attribuito a ciascuna candidata e a ciascun candidato (massimo 147 punti) è stabilito in relazione alla somma del punteggio attribuito ai titoli (massimo 7 punti) e al punteggio conseguito nella prova (massimo 140 punti). Il punteggio relativo ai titoli si compone di: voto di laurea (massimo 2 punti), curriculum (massimo 3 punti), altri titoli (massimo 2 punti).

COSA PREVEDE IL BANDO

- 6200 posti statali , suscettibili si integrazione, da sommarsi ai posti regionali.

- Iscrizione al concorso dal 25 maggio al 5 giugno, per partecipare bisogna essere laureati in Medicina

- Presa di servizio il 1 novembre

-Concorso 17 luglio, 140 domande a risposta multipla, punteggio CV invariato


-Tutti i candidati sono ammessi con riserva al concorso, l'ateneo all'atto della presa di servizio deve verificare l'abilitazione alla professione


-Il 19 luglio si saprà il calendario degli scaglioni


- Uscita graduatoria 23 luglio, con primo scaglione


-Si possono scegliere 3 tipologia di scuole


FONTE: Miur
Leggi tutto...

16 maggio, 2018

Sicilia, si prova un piano di sicurezza e potenziamento dei punti di emergenza

0 commenti
L’individuazione, all’interno delle aziende, della figura del Bed Manager, mutuato dal modello anglossassone, l’ammodernamento dei pronto soccorso, il divieto di accesso a più di un parente nell’area di visita e la separazione di quest’ultima con l’area di accoglienza, sono alcuni dei punti più salienti contenuti nel piano di sicurezza degli ospedali varato dal Governo regionale siciliano a seguito dell’escalation delle aggressioni subite dagli operatori sanitari nell’Isola (si allega documento).

La Regione ha già stanziato per gli ammodernamenti dei pronto soccorsi, per la sola città di Palermo 4,9 milioni di euro, di cui 1,4 per l’adeguamento del Pronto Soccorso dell’Ospedale Cervello e 3,5 milioni di euro per l’area di emergenza di secondo livello del Policlinico “Paolo Giaccone”.

“Il problema delle aggressioni in ospedale - afferma il presidente della Regione, Nello Musumeci - è un fenomeno diffuso in tutta Italia; non esistono ricette miracolose. Abbiamo tentato qui al Civico di creare una struttura che sia ampia, capiente e ariosa, con una migliore organizzazione interna e maggiore vigilanza”. E ancora sottolinea: “La ricreazione è finita. I dirigenti generali verranno valutati sui risultati e fra questi in primo luogo la gestione del pronto soccorso”.

“Il Governo della Regione - evidenzia l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza - si è posto il problema della sicurezza nei pronto soccorsi siciliani. Quella di oggi è una buona occasione per dire che ci sono degli esempi positivi che devono essere seguiti: qui si sono fatti degli investimenti corretti; si sono realizzate strutture divise; c’è un presidio che è controllato 24 ore su 24. La separazione fisica degli ambienti è essenziale per garantire sicurezza”.

In Italia si registrano 24 milioni di accessi/anno con un tasso di ricovero del 15% circa. In Sicilia complessivamente si registrano circa 1 milione e settecento mila accessi (2016) con un tasso di ricovero di circa il 16%. Ogni anno, oltre un terzo della popolazione italiana accede al Pronto Soccorso di riferimento territoriale per un presunto o reale bisogno di salute urgente. Il piano di sicurezza punta, altresì, ad una più ottimale gestione degli afflussi, alla riduzione dei tempi di attesa e al monitoraggio circa l’appropriatezza dei ricoveri ed è stato presentato a margine dell’inaugurazione dell’area per i pazienti critici del nuovo pronto soccorso dell’Ospedale Civico, ovvero dell’ultimo stralcio del progetto di ristrutturazione del valore di 4 milioni di euro, appaltato nel 2016.

Si estende su una superficie complessiva di circa 2000 mq; lo spazio di cura a disposizione dei pazienti è più che raddoppiato rispetto al precedente. La nuova struttura ospita 50 posti letto tecnici, dei quali 14 per i pazienti che necessitano un’alta intensità di cura e 18 dedicati all’osservazione breve intensiva, eventualmente raddoppiabili nei casi di “overcrowding” (sovraffolamento). Sono state inoltre realizzate una “shock room” con due postazioni, un’area di isolamento per gli infettivi ed una zona di “bonifica” pazienti con barella doccia.

La nuova area d’emergenza permette anche di distinguere i percorsi dei pazienti in base alla gravità: per i codici verdi esso è articolato su cinque ambulatori dedicati alla bassa intensità di cura, di cui uno dedicato ai colloqui psichiatrici. Il collegamento al laboratorio di analisi cliniche viene assicurato con un sistema di posta pneumatica per la trasmissione delle provette dei prelievi ematici. Sono stati impiegati circa 5000 mq. di rivestimento in linoleum e ceramica, 50.000 metri lineari di cavi elettrici, 400 plafoniere a led per l’illuminazione, 70 unità di climatizzazione collegate, attraverso 2000 mq. di canali per l’aereazione, a due impianti di trattamento a ricambio d’aria per un totale di 20.000 mc./h con recupero di calore.

Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza dei pazienti e degli operatori, le porte sono munite di serratura elettromagnetica comandata da badge personali, gli ambienti sono videosorvegliati con un sistema di registrazione continua e gli accessi all’area d’emergenza sono filtrati da porte a doppio consenso controllate da agenti di vigilanza armati.

"Questa - commenta il commissario dell’Arnas- Civico, Giovanni Migliore - è un’amministrazione che, nonostante le difficoltà, ha fortemente voluto una struttura adeguata ai bisogni dei cittadini, che distingue i percorsi per i pazienti più gravi e meno gravi. Così, contribuiamo in maniera efficace  alla sicurezza dei pazienti, degli operatori e dei professionisti”. “Un obiettivo - continua Migliore - atteso da oltre dieci anni, per il quale ci siamo impegnati sin dall’inizio del mandato. Il nostro è un Pronto Soccorso che oltre ad essere il più grande dell’isola, si colloca tra i primi in Italia e consente di garantire un’assistenza ad alta specializzazione alle decine di migliaia di pazienti che ogni anno si affidano alle cure dei nostri professionisti”.

AUTRICE: Maria Grazia Elfio
FONTE: Quotidiano Sanità
Leggi tutto...

15 maggio, 2018

Sicilia, buon risultato nell'export della produzione farmaceutica: "Sud parte integrante di una realtà italiana hi-tech"

0 commenti
E’ il Sud d’Italia che traina il comparto farmaceutico con  25 impianti di produzione e ricerca e 13.000 addetti diretti e nell’indotto, raddoppiando negli ultimi 10 anni l’export, un risultato migliore della media europea e della Germania. a fronte di una diminuzione del 2% degli altri settori. Tra le regioni la Sicilia contribuisce con circa 1.000 addetti diretti, 2.500 nell’indotto e altri 9.000 nella distribuzione, intermedia e finale. A questi dati si aggiungono quelli della Provincia di Catania che rientra nella top 15 delle province farmaceutiche d’Italia.

I dati sono stati presentati oggi, nel corso del roadshow di Farmindustria dal titolo “Innovazione e Produzione di Valore. L’industria del farmaco: un patrimonio che l’Italia non può perdere”.

Innovazione e Produzione di valore è un percorso iniziato sei anni fa dalla Toscana, che ha toccato Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Marche, Toscana, Campania, Lombardia. A Catania, che rientra nella top 15 delle province farmaceutiche d’Italia, le aziende nel 2017 hanno fatto registrare quasi 270 milioni di export, una quota pari alla spesa farmaceutica pubblica dell’intera provincia.

“Occupazione qualificata, investimenti sul territorio e produzione made in Italy sono le caratteristiche dell’industria farmaceutica del Paese - dichiara Massimo Scaccabarozzi,Presidente di Farmindustria- Le imprese del farmaco generano un’occupazione stabile e qualificata anche per i giovani, in linea con il loro percorso di studi. E investono nel Paese 2,8 miliardi all’anno in Ricerca e Innovazione, grazie alla fiducia nei nostri ricercatori e nella rete di ricerca. Con risultati evidenti: l’Italia è leader continentale nelle terapie avanzate (3 su 6 autorizzate in Europa sono di origine italiana). E il Sud è parte integrante di una realtà che rappresenta al meglio l’italianità hi-tech nel mondo.”

FONTE: Quotidiano Sanità
Leggi tutto...

12 maggio, 2018

Psichiatria sempre più carente di specialisti nel settore: "servono maggiori investimenti"

0 commenti
"Il personale per la cura delle malattie mentali è insufficiente. In alcune aree del Centro-Sud vi è una carenza pari al 50% o piu' e in 6 regioni si riscontra una carenza compresa fra il 25 e il 40%.  Necessitiamo, quindi, di maggiori investimenti su questo capitolo". Lo ha detto il presidente della Societa' Italiana di Psichiatria (Sip), Bernardo Carpiniello, in una conferenza stampa del 9 maggio alla Camera dei deputati, organizzata per i 40 anni dall'entrata in vigore della legge Basaglia, con la quale si chiusero i manicomi. Le carenze, ha precisato Carpiniello, riguardano tutti i livelli, con maggiore evidenza per le figure dei medici, psicologi, assistenti sociali e educatori/tecnici della riabilitazione. Carpiniello ha inoltre spiegato che, attualmente, è destinato all'area della salute mentale il 3,5% del budget complessivo della sanità. "Chiediamo di arrivare almeno al 5%", ha detto il numeno uno della Sip.

FONTE: AGI Salute
Leggi tutto...

11 maggio, 2018

Nuovi farmaci antivirali contro possibili attacchi terroristici: il caso "Tecovirimat"

0 commenti
È a un passo dall’approvazione, da parte dell’ente americano che regola i farmaci (FDA), il primo trattamento contro il vaiolo. Sembra una stranezza l’arrivo sul mercato di un medicinale per trattare una malattia che diamo per scomparsa dalla faccia della Terra, ma i timori che il virus del vaiolo, conservato in alcuni campioni in laboratori ad alta sicurezza (e di cui conosciamo il genoma e potrebbe perciò essere facilmente replicato), possa essere usato come arma, hanno fatto ritenere una precauzione utile sviluppare e rendere disponibile un trattamento da utilizzare in caso di emergenza.

Il farmaco è una molecola antivirale, chiamata tecovirimat, che funziona rallentando la capacità del virus che causa il vaiolo di replicarsi e infettare l’organismo. È stato sviluppato dall’azienda farmaceutica SIGA Technologies e sperimentato su animali e sull’uomo: nei test su animali ha dimostrato di avere una buona efficacia nel ridurre la mortalità per la malattia, che nelle epoche in cui il virus circolava era di circa il 30 per cento.

Il vaiolo è una malattia infettiva provocata dal virus Variola: i sintomi di un’infezione non si manifestano immediatamente, ma un paio di settimane dopo il contagio, quando sale la febbre e compare la caratteristica eruzione cutanea con le pustole. È questa la fase in cui, in caso di diffusione del contagio, il farmaco andrebbe assunto.

Il vaiolo ha causato epidemie catastrofiche nel corso della storia dell’umanità. È incerto il momento in cui il virus ha fatto il salto da un serbatoio animale all’uomo: alcuni studiosi pensano che la peste antonina, che imperversò nell’impero romano tra il 150 e il 180 dopo Cristo, sia stata in realtà un’epidemia di vaiolo, mentre altri ipotizzano che la malattia si sia diffusa in tempi più recenti. Nel corso del Novecento, comunque, quando il vaiolo ancora imperversava, si stima che abbia fatto almeno 300 milioni di vittime a livello globale.

L’OMS ha iniziato negli anni Sessanta la campagna globale contro la malattia, con una strategia che univa vaccinazione e contenimento dei focolai epidemici. Nel 1979 il vaiolo è stato dichiarato eradicato: l’ultimo caso di malattia naturale era stato segnalato nel 1977 in Somalia. I Paesi che fino a quel momento avevano abbracciato la politica vaccinale hanno iniziato a sospendere le vaccinazioni: in Italia è stata sospesa nel 1981.

A tuttoggi, per quel che ne sappiamo, le uniche riserve conosciute del virus del vaiolo sono quelle conservate in due laboratori di riferimento dell’OMS: i CDC di Atlanta (Stati Uniti) e il Centro di ricerca statale di virologia e biotecnologia di Koltsovo (Siberia, Russia).

Molti paesi hanno ancora scorte di vaccino, ma l'opinione di alcuni esperti è che avere anche un trattamento disponibile in caso di emergenza (leggi "attacco bioterroristico") è una garanzia in più.

FONTE: Focus.it
Leggi tutto...

26 aprile, 2018

Trento, forte carenza di medici di emergenza, "ci rubiamo i medici fra Regioni" ...

0 commenti
«Se invitare i medici a partecipare ai concorsi è un reato, io mi autodenuncio, perché faccio questo ogni giorno. Una realtà piccola come la nostra ha più difficoltà di Milano, Brescia, Verona a trovare professionisti. Molti vanno in pensione e sono pochi quelli sul mercato». Paolo Bordon, direttore dell’Azienda sanitaria trentina, presenta un quadro allarmante, che va oltre il «locale».

«C’è una grave carenza di medici, da noi come in molte aziende italiane. E quando non si riesce a fare arrivare a Trento ed a Rovereto medici con un contratto a tempo indeterminato vuol dire che siamo in forte difficoltà. Lo scorso anno abbiamo addirittura acquistato spazi pubblicitari, dunque pagando, sui giornali anche all’estero per cercare pediatri e ginecologici per l’ospedale di Cavalese».

Questa è la sua risposta al consigliere provinciale di M5S Filippo Degasperi in merito all’accusa del concorso «pilotato» per l’assunzione a tempo determinato di un medico al pronto soccorso di Trento (vedi articolo in basso). «Non conosco Degasperi e non ce l’ho né con lui né con la forza di cui fa parte - aggiunge Bordon - Al contrario, noi abbiamo bisogno di lui e di tutte le forze politiche perché ci aiutino in una situazione di difficoltà nazionale nel reperire professionisti».

Nel caso del concorso finito nel mirino di Degasperi, Bordon evidenzia che il medico che ha superato la selezione (il consigliere pentastellato lo aveva indicato come vincitore con una settimana di anticipo) «non è mai venuto a lavorare in azienda sanitaria».

«Era già assunto a tempo indeterminato in un ospedale importante del Veneto, era l’unico a possedere due specialità, mentre gli altri candidati erano neo specializzandi: forse non ci voleva molto a capire chi avrebbe vinto la selezione, che avveniva per titoli - spiega il dirigente - Il Veneto ci ringrazia: lo stesso medico non si è presentato neppure al concorso per il tempo indeterminato al pronto soccorso di Trento e Rovereto, con la prima prova che si è tenuta nei giorni scorsi: su dieci domande si sono presentati in sei. Altro che favorire i medici nei concorsi: non troviamo neppure i candidati. Spendo molto del mio tempo a girare, a cercare di sensibilizzare le persone a partecipare alle nostre selezioni. Siamo arrivati al punto che io ed i miei colleghi dirigenti sanitari di tutta Italia ci stiamo “rubando” i medici».

FONTE: Adige News
Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari