Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post

19 aprile, 2015

Il Governo all'attacco dei malati: proposta compartecipazione economica sul costo dei farmaci per malattie croniche e rare

0 commenti
Un sistema più equo. Dove però rischia di saltare parte delle esenzioni per i malati cronici. Va in questa direzione, secondo quanto annunciato finora dal governo, la revisione dei ticket sanitari. Il sottosegretario alla Sanità Vito De Filippo ha di recente spiegato che le novità terranno conto del reddito del nucleo familiare dell’assistito, una conferma di quanto già previsto dal Patto per la salute siglato l’anno scorso dall’esecutivo e dagli enti regionali. I dettagli della riforma, però, non sono ancora del tutto noti. E nonostante gli interventi dovessero essere definiti entro il 30 novembre 2014, ad oggi non è nemmeno certo quando le nuove regole verranno varate. Anzi, nell’intervento in commissione Sanità del Senato in cui a inizio aprile ha messo in dubbio alcune esenzioni per l’acquisto di farmaci De Filippo ha sottolineato che sarà prima “necessaria una modifica legislativa delle norme vigenti”.

Le novità interverranno sull’attuale sistema di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria che, al di là delle esenzioni, prevede forme di modulazione del ticket in base al reddito dell’assistito solo in alcune regioni. Un quadro di insieme lo dà la relazione sulla normativa vigente stilata dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), uno degli enti partecipanti al gruppo di lavoro sulla revisione del sistema. Per quanto riguarda la spesa per i medicinali, per i non esenti è previsto nella maggior parte dei casi un ticket per confezione di importo fisso (ad esempio 2 euro in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria e provincia autonoma di Bolzano), associato a un costo massimo per ricetta. In Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna e provincia autonoma di Trento non è previsto alcun ticket, mentre la somma da pagare in farmacia varia a seconda del reddito in Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata. Altrove, come nel Lazio, la quota di compartecipazione dipende anche dal prezzo del farmaco.

Le differenze sono ancora più marcate nelle prestazioni specialistiche ambulatoriali, il cui ticket è dato dalla somma della tariffa adottata in ogni regione per la singola prestazione più una ‘quota ricetta’ introdotta nel 2011, il cosiddetto ‘superticket’. Quest’ultimo non viene richiesto in Valle d’Aosta, Basilicata e Trentino Alto Adige, è fisso a 10 euro in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, mentre altrove varia a seconda del reddito familiare o a seconda del valore della ricetta. Nessuna uniformità esiste nemmeno per le esenzioni. A livello nazionale queste sono garantite per chi è affetto da patologie croniche e rare, oltre che per chi si trova in condizioni socio-economiche svantaggiate, valutate in base a reddito e altri parametri. Tali condizioni per il diritto alle esenzioni subiscono poi nelle singole regioni variazioni a vantaggio dei cittadini: in alcuni casi, per esempio, sono esenti tutti i disoccupati. “È evidente – sottolinea la relazione della Agenas – che la variabilità dei sistemi di compartecipazione al costo può determinare condizioni di non equità tra i cittadini in relazione alla residenza”. La conseguenza di ticket elevati, inoltre, “è la ‘fuga’ dal Servizio Sanitario Nazionale verso strutture sanitarie private, spesso in grado di offrire prestazioni a tariffe concorrenziali rispetto ai ticket”. Anche da qui deriva la necessità di una revisione del sistema.

Secondo le previsioni del Patto per la salute, il nuovo ticket non dovrà rappresentare “una barriera per l’accesso ai servizi ed alle prestazioni”. A parità di gettito rispetto alla situazione attuale, andrà considerata “la condizione reddituale e la composizione del nucleo familiare”. Parole sinora rimaste sulla carta. Ma che il sottosegretario De Filippo ha ribadito, sottolineando che il ticket verrà modulato “in relazione alla condizione reddituale del nucleo familiare fiscale dell’assistito, con esclusione degli esenti per patologia. Per l’assistenza specialistica, inoltre, tale importo rimarrebbe comunque al di sotto del valore tariffario della prestazione, per evitare che gli assistiti possano trovare, in regime privato, le medesime prestazioni ad un prezzo inferiore alla tariffa”.

Per quanto riguarda l’assistenza farmaceutica, invece, “la proposta del gruppo di lavoro prevede l’introduzione di una quota fissa per ciascuna confezione di farmaci, di importo ridotto per gli esenti per patologia e, comunque, graduato in funzione della condizione reddituale dell’assistito”. Cosa che secondo De Filippo parte da un presupposto: alcune regioni hanno già autonomamente introdotto quote di partecipazione per gli affetti da malattie croniche e rare in possesso di esenzione. Ma su questa prospettiva è “profondamente contrario” Tonino Aceti, coordinatore nazionale dell’associazione Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanza attiva, che parla di “un attacco a una delle categorie più fragili. Per il resto apriamo a una compartecipazione progressiva in base alla capacità reddituale. Ma tale capacità non deve esse valutata con il nuovo Isee, un modello iniquo come dimostrato dalla bocciatura del Tar dopo i ricorsi presentati dai familiari dei disabili. Resta poi da abolire il superticket”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
Leggi tutto...

04 giugno, 2013

Salute e crisi, sempre più persone prediligono (sbagliando) il web al consulto medico

0 commenti
Sei pazienti su 10 preferiscono consultare internet prima di rivolgersi al medico. Lo rivela una indagine della PriceWaterhouseCoopers condotta in 10 Paesi (Danimarca, Germania, Spagna, Regno Unito, Brasile, Cina, India, Sud Africa; Turchia e Stati Uniti), secondo la quale le applicazioni web e smartphone della e-health ( la salute digitale) nel 59% dei pazienti hanno sostituito la tradizionale visita con il medico. E per via digitale il 43% entra in contatto diretto con medici e istituzioni sanitarie.

Molto piu' freddi i medici. Consapevoli dei rischi sottesi alla e-medicina, soltanto il 27% di loro incoraggia i propri pazienti a fare uso delle nuove tecnologie. E i piu' refrattari sono proprio i giovani medici che nel 53% dei casi temono di perdere il contatto con il paziente. Il pericolo e' insomma che la sanita' digitale diventi il pretesto per una ''medicina fai da te'' sicuramente poco efficace oltre che foriera di un consumismo sanitario gia' diffuso.

Ma che la sanita' debba fare i conti con i nuovi media lo conferma anche un recente studio promosso proprio da Google, secondo il quale l'84% dei pazienti ha rivelato di utilizzare sia fonti online che offline per valutare le strutture. E se il 49% degli intervistati ha confermato di ricorrere al consiglio del medico di fiducia, il 77% si e' affidato ai motori di ricerca, il 76% ha navigato sul sito web di un luogo di cura e il 52% in siti informativi dedicati alla salute. Il 98% dei pazienti effettua la propria ricerca attraverso un pc fisso o portatile, ma cresce la percentuale di quanti dichiarano di ricorrere anche ad altri strumenti: circa un terzo utilizza un tablet o uno smartphone ogni giorno per le ricerche o per la prenotazione stessa delle prestazioni. I video online, infine, sono importanti per le strutture per raccontare storie di vita, informare e creare relazioni attraverso la narrazione.

FONTE: Asca.it
Leggi tutto...

29 marzo, 2013

Grecia, la crisi e le conseguenze dell'austerità sulla salute...

0 commenti
Oltre al danno la beffa. L’ultimo capitolo della crisi greca non colpisce solo i portafogli degli abitanti, ma anche la loro salute. Le famiglie, per fronteggiare l’impennata del prezzo del gasolio da riscaldamento, sono tornate a scaldarsi con le stufe a legna, bruciando di tutto per risparmiare: vecchi mobili, legno dipinto, compensato, libri, vestiti e perfino plastica. Si è creata così una cappa anomala di smog che ha sovrastato per tutto l’inverno le aree più abitate. La conseguenza è un aumento delle malattie respiratorie, con ulteriore pressione sul sistema sanitario nazionale e sugli ospedali che sono già allo stremo, con le multinazionali che tagliano drasticamente la fornitura dei farmaci perché il governo non paga.

Lo confermano le ricerche di alcuni scienziati che negli ultimi mesi hanno analizzato la qualità dell’aria nei cieli delle principali città, soprattutto Atene e Salonicco: la presenza di polveri sprigionate nell’atmosfera dalla legna bruciata, dal dicembre 2010 a fine 2012, è aumentata del 200 per cento, arrivando a superare nella capitale greca di oltre 15 volte i livelli raccomandati dall’Unione europea. Il ritorno alle stufe a legna, secondo gli esperti, provoca un inquinamento superiore di 30 volte all’utilizzo del gasolio da riscaldamento. “Ci siamo accorti che l’inquinamento era più elevato in alcuni giorni, quindi abbiamo controllato la temperatura“, racconta Christodoulos Pilinis, professore e coordinatore del gruppo di scienziati che ha condotto il principale studio sul fenomeno. “E abbiamo notato così che nei giorni in cui la temperatura era sotto i cinque gradi la concentrazione di sostanze inquinanti nell’atmosfera aumentava significativamente, soprattutto in Atene”.

I camini hanno ricominciato a fumare da quando, l’anno scorso, il governo greco ha quasi raddoppiato il prezzo del gasolio da riscaldamento a 1,5 euro al litro, provocando un crollo della domanda pari all’80 per cento. La decisione è stata presa per contrastare la criminalità organizzata, che comprava il gasolio da riscaldamento in grande quantità e lo rivendeva spacciandolo per gasolio da trasporto, che costava il doppio, dopo avere eliminato il caratteristico colore rosso in modo che nessuno potesse distinguerlo. Il governo ha deciso così di pareggiare le tasse sui due tipi di gasolio perché stava perdendo troppo denaro.

La cappa di inquinamento ha fatto scattare chiamate di allarme e visite in ospedale tra i cittadini che hanno accusato problemi respiratori. “Abbiamo ricevuto diverse chiamate da persone che erano preoccupate oppure che avevano i primi sintomi di problemi respiratori, soprattutto tra chi già soffriva d’asma”, spiega Stefanos Sabatakakis, responsabile ambientale-sanitario dell’organizzazione Hellenic Center for Disease Control and Prevention, finanziata dal ministero della Salute. La nuvola provocata dalle stufe a legna, aggiunge Sabatakakis, può causare anche allergie. Non solo. Nello scenario peggiore, ovvero se l’inverno prossimo sarà particolarmente freddo, il rischio è un forte aumento di malattie più gravi come il cancro ai polmoni. Mentre per altri medici il pericolo è il danneggiamento del sistema neurologico e riproduttivo per chi è particolarmente esposto e perfino attacchi di cuore.

“Studi che provengono dalla World Health Organization, dalla nostra organizzazione e da molte università in Europa mostrano che una presenza elevata di particolato nell’aria può causare problemi gravi al sistema respiratorio”, spiega Sabatakakis, “mentre un comunicato rilasciato dal ministero della Salute ha confermato la correlazione tra l’aumento di visite negli ospedali e l’incremento delle polveri nell’atmosfera provocato dalle stufe a legna”.

A preoccupare gli esperti è soprattutto quello che succederà l’anno prossimo. L’inverno che si è appena concluso è stato infatti particolarmente mite, mentre in alcune parti della Grecia la temperatura può rimanere sotto zero per diversi mesi, con picchi fino a meno venti gradi. “Se ci sarà freddo per diversi giorni consecutivi il rischio è che la concentrazione di sostanze inquinanti si accumuli raggiungendo livelli estremamente alti, soprattutto se nulla interromperà il fenomeno. Per esempio piogge o venti forti”, spiega il professore Pilinis.

Ma il rischio non riguarda soltanto la salute dei cittadini. Il ritorno alle stufe a legna, infatti, ha scatenato un disboscamento selvaggio del territorio. Il ministero dell’ambiente ha avviato nel 2012 oltre 3mila cause e sequestrato più di 13mila tonnellate di alberi tagliati illegalmente. Hanno anche aperto moltissimi negozi abusivi per vendere legna spesso non adatta a essere bruciata, ancora troppo fresca oppure tagliata di notte eliminando alberi secolari dai pochi boschi rimasti in Grecia. I cittadini più disperati sono arrivati ad abbattere gli alberi dai parchi pubblici per portare a casa un po’ di legna. Con l’arrivo della primavera, per fortuna, è andato via anche il freddo e il problema è temporaneamente risolto. Ma l’anno prossimo, se il prezzo del gasolio non scenderà, le conseguenze rischiano di essere ben più gravi.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
Leggi tutto...

21 marzo, 2013

Spagna, la crisi sgretola il diritto allo studio, triplicate le tasse universitarie...

0 commenti
Se la prima rivoluzione industriale iberica pare già segnata dal fallimento e gli operai spagnoli tornano a casa senza stipendio, forse ai giovani non resta altro da fare che studiare e specializzarsi. Nulla di più complicato. A Madrid seguire l’università, iscriversi a un master o fare un dottorato è diventato un lusso d’altri tempi. Con la riforma voluta dal ministro José Ignacio Wert e i tagli imposti di 1,2 miliardi di euro al sistema educativo dal 2010, la Spagna dei banchi di scuola ha subito una battuta d’arresto senza precedenti. E sempre più spesso alunni e docenti organizzano flash mob e lezioni all’aperto in segno di protesta. Il diritto allo studio comincia a sgretolarsi.

Sono sempre più numerose le famiglie che non riescono a pagare le tasse universitarie, in molte regione autonome quasi triplicate. E a molti laureandi non resta altro che abbandonare gli studi a metà. Il sistema infatti non chiede più un pagamento annuale. Ogni alunno è obbligato a pagare per ogni materia tra il 15 e il 25 per cento in più di quello che costano in realtà gli studi. E per i ripetenti le cifre aumentano fino a raggiungere il 100 per cento. Per i corsi post-laurea, poi, l’accesso è diventato un vero investimento. Secondo il ministero dell’Educazione l‘aumento medio della tassazione per la frequenza di un master è stato del 69 per cento. I prezzi oscillano tra i 1.590 euro in Galizia fino ai 4.290 nelle isole Canarie.

Così per la prima volta dopo sei anni, i master offerti dalle università statali hanno perso migliaia di alunni. Non ci sono dati ufficiali, ma secondo le prime stime su 40 dei 48 campus pubblici presenti nel Paese, la caduta si aggira intorno all’8 per cento, cioè 6.700 studenti in meno. Nemmeno la Uned, l’università pubblica a distanza, è riuscita a frenare il crollo. Ha registrato solo un aumento di 1.200 alunni, non abbastanza per evitare il dato negativo. E questo nonostante molte università statali, come quella di Barcellona e di Burgos abbiano cercato di incrementare il numero delle borse di studio. L’università Autonoma di Madrid ha perfino aumentato i fondi sociali da 89 mila a 500 mila euro, proprio quando quella Politecnica approvava il licenziamento di 300 lavoratori del personale tecnico-amministrativo. Senza contare i 3 mila docenti in meno conteggiati dai rettori, fin dallo scorso mese di aprile.

FONTE: Il fatto quotidiano
Leggi tutto...

08 novembre, 2012

Sanità, tagliati settemila posti letto negli ospedali di tutta Italia, fra le regioni più colpite il Molise, Trento e il Lazio

0 commenti
Dovranno diminuire di almeno «7.389 unità» (2.337 nella sola Lombardia) i posti letto nelle strutture ospedaliere italiane in attuazione della spending review. Lo scrive in una nota il ministero della Salute, che sottolinea anche che le Regioni che già si trovano sotto la percentuale di 3,7 posti per mille abitanti avranno invece la facoltà di aumentarli fino a questo tetto.

 «Più che di tagli parlerei di riconversione perchè anche se si sono ridotti i posti letto, questi sono destinati agli anziani, la riabilitazione e la lunga degenza - ha spiegato a Tgcom24 il sottosegretario alla Salute, Elio Adelfio Cardinale - Per questo c'è questa eliminazione di sprechi. In ogni ospedale ci sono reparti col tasso di occupazione del 15%. In queste situazioni bisognava intervenire da tempo e questo governo è dovuto intervenire in tempi brevi». Cardinale ha anche spiegato che in questo modo si arriverà a un «accorpamento di ospedali dove ci sono 15 primariati di cardiologia o chirurgia».

Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, insieme al ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha inviato uno schema di regolamento alla Conferenza Stato-Regioni. L'argomento è la «Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera». Al 1 gennaio in Italia erano presenti 231.707 posti letto (3,82 ogni mille abitanti) di cui 195.922 per pazienti acuti, cioè per quelli la cui malattia dura poco nel tempo (3,23 ogni mille abitanti), e 35.785 per post-acuti (0,59), o lungodegenti. La legge 135/2012 indica come obiettivo una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui 0,7 deve essere dedicato a riabilitazione e post acuti e i restanti 3 per gli acuti.

Le Regioni che ad oggi presentano un numero di posti letto superiore a quello previsto dai nuovi standard dovranno provvedere alla riorganizzazione, quelle in una situazione di posti inferiore a questa stima avranno la facoltà di aumentarli. I posti quindi passeranno a 224.318 in totale, di cui 181.879 per pazienti acuti (-14.043) e 42.438 per lungodegenti.

In base alle tabelle quattro regioni (come detto la Lombardia, che perde 2.337 posti di cui 911 per i lungodegenti, l'Emilia Romagna, il Lazio e il Molise) e la provincia di Trento dovranno diminuire posti in entrambe le tipologie. L'Umbria potrà incrementare entrambe le categorie, il Piemonte dovrà ridurre i lungodegenti e potrà aumentare quelli per acuti. Le regioni rimanenti (Valle d'Aosta Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) e la provincia autonoma di Bolzano, al contrario potranno aumentare i posti per lungodegenti e dovranno diminuire quelli per acuti. In sei (Liguria, Toscana, Abruzzo, Campagna, Puglia e Sicilia) il numero dei posti letto, per effetto del gioco dei saldi, potrà complessivamente aumentare.

«I calcoli - sottolineano dal ministero - si basano sulla popolazione generale di ogni Regione pesata e corretta in base alla percentuale di anziani e ai flussi di mobilità ospedaliera tra Regioni. Il correttivo tiene anche conto del fatto che alcune Regioni registrano una mobilità attiva, in quanto i propri ospedali attraggono pazienti residenti altrove».

I criteri in base ai quali procedere sono indicati in uno schema di regolamento sugli «standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell'assistenza ospedaliera». Salvo sorprese verrà esaminato la prossima settimana dalla Conferenza Stato-Regioni, per l'approvazione. Il documento è pronto, frutto del lavoro del ministero della Salute attraverso l'agenzia per i servizi sanitari (Agenas) diretta da Fulvio Moirano, che ha in mano anche il cosiddetto programma per la valutazione delle performance delle singole strutture. Più che di sforbiciata, è corretto parlare di riconversione visto che i letti non verranno aboliti ma riutilizzati per funzioni diverse ad esempio residenze per anziani, lungodegenza. Il taglio non sarà attuato attraverso tanti piccoli interventi, un posto in meno lì, due in meno lì, secondo la logica della mediazione, specie nelle università.

Spariranno interi primariati-doppione (oggi si chiamano unità operative complesse) selezionati in base al bacino di utenza e al rendimento. Questo a garanzia dei pazienti. Più una struttura accumula esperienza e casistica, più è sicura, soprattutto per quanto riguarda le alte specialità. Centri trapianti, cardiochirurgia, neurochirurgia. In molte realtà sono troppi e lavorano poco perché devono spartirsi i malati, a discapito della qualità. Per alcune specialità (ad esempio by pass coronarico) vengono fissati dei limiti al di sotto dei quali non si dovrebbe scendere: almeno 150 l'anno. A Roma, tanto per fare un esempio, solo una cardiochirurgia delle 8 presenti rispetta questo ritmo. In Lombardia 10 su 18.

«Chiudere i primariati? Un'impresa, spesso non ci si riesce, si incontrano molte resistenza politiche», racconta Giuseppe Zuccatelli, oggi subcommissario della Sanità abruzzese, intervenuto su questo tema al convegno organizzato a Roma da «Meridiano Sanità» sulla salute in Italia in tempo di crisi economica. «Bisogna raggiungere l'indicatore sui letti stabilito dal ministero attraverso l'eliminazione di reparti interi, unico modo per ottenere risultati duraturi ed efficaci sul piano economico e di recupero di personale. Infermieri e ausiliari da utilizzare altrove e per coprire il turn over», analizza Zuccatelli. Dunque non tagli lineari, ciechi o effetto di spinte e pressioni. Lo schema di regolamento suddivide gli ospedali in tre categorie (hub, spoke e integrativi) in base a grandezza e strutture. Si insiste sull'indice di occupazione dei posti letto che deve attestarsi su 80-90%: in reparti di 30 posti, ne devono essere occupati in media 26. Le misure antisprechi funzionano così.

FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

31 ottobre, 2012

Il DL Sanità è legge, dall'intramoenia all'aranciata, ecco cosa cambierà

0 commenti
L'aula del Senato ha approvato la fiducia posta dal governo al decreto sanitá, con 181 voti a favore, 43 contrari e 23 astenuti. Il provvedimento, che era giá stato approvato dalla Camera, diventa legge. Il decreto convertito in legge prevede nuove norme per la nomina dei manager sanitari e dei primari, la riorganizzazione della medicina territoriale, che dovrà diventare un servizio disponibile h24 per i cittadini, e dell'attività intramuraria dei medici pubblici. Ma anche tempi certi per l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, regole più stringenti per prevenire la ludopatia e scoraggiare il gioco d'azzardo, soprattutto fra i minori. Sono alcuni dei contenuti del decretone sanità approvato oggi in via definitiva al Senato visto che a Palazzo Madama non sono state apportate ulteriori modifiche rispetto a quelle già votate a Montecitorio dove il decreto è passato lo scorso 18 ottobre.

ASSISTENZA TERRITORIALE H24 - Il decreto rivede l'assistenza territoriale nell'ottica di creare servizi h24 (saranno le Regioni a occuparsi della riorganizzazione). Nasceranno le unità complesse di cure primarie: le Regioni dovranno favorire la costituzione di reti di «poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l'arco della giornata, nonchè nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione, che operano in coordinamento e in collegamento telematico con le strutture ospedaliere».

INTRAMOENIA SI CAMBIA - Dopo anni di deroghe si mette mano all'attività professionale intramoenia dei medici del Ssn. Entro il 31 dicembre prossimo le aziende sanitarie dovranno fare una ricognizione «straordinaria» degli spazi disponibili per l'attività libero professionale. Laddove questi dovessero mancare si può consentire ai medici di operare a studio oppure appoggiarsi a strutture esterne. Ma bisognerà, senza nuovi oneri per lo Stato, adottare sistemi e moduli organizzativi e tecnologici «che consentano il controllo dei volumi delle prestazioni libero-professionali, che non devono superare, globalmente considerati, quelli eseguiti nell'orario di lavoro». questo per evitare abusi.

MEDICINA DIFENSIVA KO - «L'esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve». È la modifica introdotta alla Camera per bloccare il ricorso alla medicina difensiva che ha alti costi per il paese.

NOMINE DI MANAGER E PRIMARI, SI CAMBIA - Cambiano le norme per la nomina di manager della sanità e primari. Ogni Regione «provvede alla nomina dei direttori generali delle aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale» attingendo «all'elenco regionale di idonei» costituiti «previo avviso pubblico e selezione effettuata da parte di una commissione costituita in prevalenza da esperti indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti dalla regione medesima». Gli elenchi «sono periodicamente aggiornati». Per i primari la selezione viene effettuata da una commissione composta dal direttore sanitario dell'azienda interessata e da 3 direttori di struttura complessa nella medesima disciplina dell'incarico da conferire, individuati tramite sorteggio da un elenco nazionale nominativo costituito dall'insieme degli elenchi regionali dei direttori di struttura complessa appartenenti ai ruoli regionali del Servizio sanitario nazionale. La commissione elegge un presidente. In caso di parità nelle deliberazioni della commissione prevale il voto del presidente. La commissione riceve dall'azienda il profilo professionale del dirigente da incaricare. Sulla base dell'analisi comparativa dei curricula, dei titoli professionali, la commissione presenta al direttore generale una terna di candidati idonei formata sulla base dei migliori punteggi attribuiti. Il direttore generale individua il candidato da nominare nell'ambito della terna predisposta dalla commissione. Se intende nominare uno dei due candidati che non hanno conseguito il migliore punteggio, deve motivare analiticamente la scelta.

ALCOL E TABACCHI OFF LIMITS PER UNDER 18 - Chiunque vende bevande alcoliche ha l'obbligo di chiedere all'acquirente l'esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età dell'acquirente sia manifesta. È prevista una sanzione da 250 a 1.000 euro a chiunque venderà alcol a minori e da 500 a 2.000 in caso di recidiva con la sospensione per 3 mesi dell'attività. Anche i distributori automatici dovranno adeguarsi alla novità. Off limits per i minori anche i prodotti da fumo (ora il limite era a 16 anni) con sanzioni per gli esercenti da 250 a 1.000 euro, che vanno da 500 a 2.000 euro con la sospensione della licenza per tre mesi in caso di recidiva.

GIOCHI ON LINE VIETATI IN PUBBLICI ESERCIZI - «È vietata la messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all'esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità».

LUDOPATIE E SLOT DA RICOLLOCARE - Scattano maggiori tutele nei confronti dei minori per evitare che siano vittime di chi pubblicizza i giochi con vincita: niente spot al cinema durante i film per piccoli, niente pubblicità sulla stampa dedicata o durante (ma anche mezz'ora prima e dopo) le trasmissioni tv per under 18. Raddoppiano i controlli annui (ora saranno diecimila) destinati al contrasto del gioco minorile, nei confronti degli esercizi dove si trovano slot machine. Sarà poi necessario un piano di ricollocazione delle slot machines lontano da zone sensibili come scuole o luoghi di culto. Le pubblicità dei giochi dovranno indicare le probabilità di vincita.

ARANCIATE MAI PIÙ SENZA ARANCE - Le aranciate (o limonate), anche quelle con nomi di fantasia, per conservare questa denominazione in etichetta dovranno contenere il 20% di frutta (oggi è il 12%). Una disposizione che si applica «a decorrere dal nono mese successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione» del decreto, previo perfezionamento, con esito positivo, della procedura di notifica di cui alla direttiva 98/34/CE. Le bevande prive del contenuto minimo obbligatorio, prodotte prima della data di inizio dell'efficacia delle disposizioni di legge, «possono essere commercializzate entro gli otto mesi successivi a tale data».

FONTE: Adnkronos
Leggi tutto...

03 settembre, 2012

Medici di base pronti allo sciopero, intanto salta la "tassa delle bollicine"

0 commenti

Pediatri e medici di base pronti a scioperare. I tre sindacati maggioritari dei medici convenzionati Fimmg (medici famiglia), Sumai (ambulatoriali) e Fimp (pediatri) dichiarano lo stato di agitazione e sono pronti a proclamare lo sciopero contro le proposte di modifica del «decretone» da parte delle Regioni. I sindacali chiedono al Ministro Balduzzi, al Governo e ai Parlamentari «di impedire un simile scempio nell'interesse di tutti i cittadini italiani» e si dicono «uniti e determinati nel contrastare lo stravolgimento da parte delle Regioni del Decreto Balduzzi». «I conflitti di competenza e di potere prevalgono sui contenuti - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - messi insieme in modo raffazzonato, elenco dei desideri particolari di ogni regione, senza tenere alcun conto degli effetti devastanti che potrebbero determinare».

Alla base della protesta una lettera inviata lo scorso fine settimana dagli assessori alla sanità delle regioni al governo: le istituzioni chiedevano di rivedere il decreto Balduzzi specialmente in alcuni punti. Si contestava, ad esempio, l'articolo sulla non autosufficienza, quello sulla certificazione medico-sportiva, e infine proponevano una correzione della parte sulla dirigenza medica. Tra i punti toccati dagli assessori c'era anche quello sulla medicina generale e le cure primarie. In particolare si è deciso di togliere l'obbligo delle aggregazioni dei medici di base, che devono essere una priorità, ma non un obbligo. Si è poi parlato della dirigenza medica e del modo in cui deve essere valutata.

«La nostra opposizione più strenua è scontata, confidiamo che il Governo non si renda complice di questa follia, sapendo di poter contare sulla nostra interlocuzione favorevole rispetto ai punti innovatori contenuti nella bozza originale. La conflittualità della categoria con le Regioni subirà nei prossimi giorni un'impennata, è in dubbio ogni tipo di collaborazione, valuteremo ogni forma possibile di lotta per far valere le nostre ragioni e quelle dei cittadini traditi dalle Regioni». Parole dure, che anticipano una lotta sindacale ad ogni livello quelle pronunciate da Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).

Due i punti che i sindacati dei medici contestano con più forza. «Oggi i medici e pediatri di famiglia - spiega Milillo - sono dei liberi professionisti. Le Regioni prevedono l'introduzione di personale dipendente e anche la possibilità di spostare personale delle Asl o degli ospedali negli studi di medicina generale. Così, ad esempio, persone che per anni hanno fatto il chirurgo, si troverebbero ad affrontare un'attività completamente nuova». Infine, continua Milillo, «la spesa per il personale del servizio sanitario nazionale aumenterà inesorabilmente, perchè il costo medio lordo di un medico dipendente è superiore a quello di un medico convenzionato, a maggior ragione se si considera il fatto che nel costo della gran parte dei convenzionati sono comprese le spese necessarie a procurarsi tutte le strutture, il personale e gli strumenti necessari ad esercitare l'attivitá assistenziale». Ed ad andarci di mezzo saranno i pazienti, spiegano i sindacati, «perchè se le proposte delle Regioni dovessero passare si otterrebbe solo un'assistenza peggiore».

Martedì avrà luogo la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome: all'ordine del giorno, la valutazione del «Provvedimento recante disposizioni urgenti per lo sviluppo e la tutela della salute».


FONTE: Corriere.it


Intanto è saltata la tassa "sulle bibite" che aveva fatto discutere nei giorni scorsi: il governo ha dichiarato che cercherà in altri modi le risorse necessarie per poter sostenere ulteriormente la spesa sanitaria.
Leggi tutto...

26 agosto, 2012

La rivoluzione del SSN in 25 punti: dalla riforma dell'attività dei medici di famiglia alla tassa sulle bibite zuccherate...

4 commenti
Stop al medico di famiglia unico e poco reperibile, si a nuovi "centri di controllo" con diversi medici di famiglia "associati" che potranno eseguire diagnostica sia di controllo che di urgenza nonchè talune visite specialistiche. Inoltre, ulteriore riforma della operatività "intramoenia"; conferma dell'obbligo di prescrizione del principio attivo invece del farmaco commerciale; maggiore digitalizzazione con l'obbligo da parte dei medici di riportare in un database unico nazionale le attività svolte a livello ambulatoriale; si alla nuova tassa sui cibi "spazzatura", sul modello angloamericano, con un probabile aumento del prezzo delle bibite zuccherate per reimpiegare i ricavi nel finanziamento della riforma. Sono solo alcune delle proposte del provvedimento di 25 articoli il quale verrà ratificato molto probabilmente il 31 agosto nel prossimo Consiglio dei Ministri. Tale atto sarà anche parte integrante della "spending review", visto che dovrà garantire ben 6 miliardi di risparmi riducendo ulteriormente i 130 miliardi di euro attuali di spesa pubblica.
 

Rappresentanti del governo già smentiscono a priori le prime inevitabili critiche: non ci saranno altri tagli, ma servirà proseguire sulla strada dell'efficienza ''spendendo meno e meglio''. Per questo il ministero è già al lavoro con l'Agenas per mettere a punto criteri che guardino anche alla qualità per fissare i prezzi di riferimento per gli acquisti, in particolare dei dispositivi medici.

E per completare il restyling del Sistema sanitario nazionale, ma anche ''correggere, consolidare, o definire meglio'' il quadro normativo delineato fino ad oggi, la prossima settimana arrivera' sul tavolo del Consiglio dei ministri quello che e' stato ribattezzato decretone, che il ministro chiama ''il decreto sanita' e sviluppo''. Un provvedimento omnibus che contiene ''misure importanti che si inseriscono nel progetto complessivo di sviluppo'' e che consentiranno una ''ulteriore razionalizzazione dell'attivita' sanitaria'', con ''norme per l'organizzazione'' del Ssn, che comprenderanno anche ''un nuovo rapporto tra sanita' e politica'', con regole più stringenti per le nomine dei dirigenti che, sembra, d'ora in poi dovranno avere curriculum a prova di bomba.

Ma anche sanità elettronica (sulla scia anche dell'Agenda digitale promossa dal ministro Passera) e misure come il portale della sanita', sul modello inglese, che ''arrivera' entro l'inizio del 2013'', e ''norme sugli stili di vita e i fattori di rischio'', tra cui l'ipotesi di una tassa sulle bibite che, ''oltre a sensibilizzare sulla corretta alimentazione'', dara' risorse utili ''per le finalita' primarie per la sanita''' come potrebbe essere il piano per la non autosufficienza, entrato nel programma di azioni del governo da qui alla fine della legislatura. 


La riforma dei ticket, invece, ancora ''non e' in agenda'' anche se ''gli approfondimenti sono in corso'' e perlomeno l'apertura del dibattito ha portato ''tutti a dire che il problema esiste. Intanto si procedera' con l'implementazione degli strumenti tecnico-informatici'', ad esempio la tessera sanitaria con il chip, mentre la discussione ''sulle modalita' della riforma'' che potrebbe andare verso un nuovo sistema a franchigia e' ancora aperta.

Il ministro Balduzzi ha annunciato anche che all'interno del Cantiere Italia sarà aperto anche il Cantiere sanità, facendo ripartire gli investimenti per l'edilizia ospedaliera e la messa in sicurezza degli edifici sanitari. Il ministro chiarisce anche che non ci sara' un secondo capitolo liberalizzazioni in sanità. 


FONTE: Ansa.it
Leggi tutto...

29 luglio, 2012

Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd): grazie a loro raddoppiate le tasse a carico di tutti gli studenti universitari fuoricorso...

0 commenti
Un genio del PDL e un genio del PD: come sempre la "casta" riesce a trovare un accordo bipartisan esclusivamente quando si tratta di "tassare" gli altri. E cosi mentre la politica continua a nutrire indisturbata e indisturbabile tutti i suoi privilegi, gli studenti che non riescono a laurearsi entro i tempi previsti pagheranno più tasse, le quali arriveranno fino a raddoppiare per gli studenti le cui famiglie dichiarano un reddito più alto. Lo prevede appunto un emendamento alla spending review dei relatori Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), approvata dalla commissione Bilancio del Senato.


L'emendamento stabilisce tre scaglioni, a seconda del reddito familiare. Una prima fascia di fuoricorso dovrà pagare fino al 25% in più, rispetto a quanto versato dagli studenti in corso, se il reddito Isee è inferiore a 90.000 euro. Il tetto sale al 50% per chi ha un Isee familiare tra 90.000 e 150.000 euro, mentre potrà arrivare fino al 100% in più per gli studenti con Isee familiare superiore a 150.000 euro.
Gli aumenti potranno essere decisi dagli Atenei, secondo criteri definiti dal ministero dell'Istruzione. E saranno adottati "sulla base dei principi di equità, progressività e redistribuzione e tenendo conto degli anni di ritardo rispetto alla durata normale dei corsi di studio, del reddito familiare, del numero degli studenti appartenenti al nucleo familiare iscritti all'università e della specifica condizione degli studenti lavoratori".

Queste somme andranno a pagare, “in misura non inferiore al 50 per cento”, le borse di studio, mentre per la parte restante saranno destinate ad altri interventi di sostegno al diritto allo studio. In particolare i relatori hanno individuato come beneficiari di queste risorse aggiuntive i servizi abitativi, servizi di ristorazione, servizi di orientamento e tutorato, attività a tempo parziale, trasporti, assistenza sanitaria, accesso alla cultura, servizi per la mobilità internazionale e materiale didattico.  Tutta roba che normalmente andrebbe garantita con i fondi già ampiamente pagati, e che gli studenti fuoricorso (ovviamente in quanto timbrati tutti a prescindere come "fancazzisti") non vedono e non vedranno neanche con il binocolo.

Tra i soldi destinati agli enti pubblici invece, le province tirano un gran sospiro di sollievo: dal fondo per i rimborsi fiscali alle imprese arriveranno 100 milioni per le province. Lo prevede un emendamento al decreto legge spending review, presentato dai relatori....... indovinate chi??? Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), in commissione Bilancio al Senato.
Leggi tutto...

09 luglio, 2012

Finanziaria: per la Sanità quasi 8 miliardi di euro in meno, cancellati i tagli per Università ma cancellato con un "trucchetto" il limite del 20% di tassazione

0 commenti
Con l'approvazione della Finanziaria di Luglio è stato confermato il "taglio" ulteriore di fondi al Sistema Sanitario Nazionale. Per la Sanità ci saranno in tre anni minori risorse «per un totale di 7,9 miliardi sommando gli effetti della spending review a quelli della manovra estiva 2011». Lo ha chiarito il ministro della Salute, Renato Balduzzi, specificando che «nel 2013 ci saranno 4,3 miliardi in meno, 2,7 in meno per il 2014 e 900 milioni quest'anno». Quelli della spending review non sono «tecnicamente dei tagli. Si tratta di un definanziamento con più componenti», ha aggiunto il ministro difendendo, nel corso di un seminario del Pd, i punti chiave della razionalizzazione della spesa pubblica. «Non sono tagli - dice Balduzzi- ma un tentativo di riqualificare la spesa in un momento di difficoltà». Per il ministro della Salute quello di migliorare il sistema sanitario è «una sfida alla nostra portata» e al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha detto: «Da martedì mattina sono a disposizione per modifiche e miglioramenti. Il ministero della Salute fa e vuole fare fino in fondo la sua parte». 

Intanto gli studenti universitari sono sul piede di guerra per lo "sfottò" del Ministero che ha smentito i tagli, parlando genericamente di "proteste da riflesso del cane di Pavlov" e di "riorganizzazioni e mancati finanziamenti". Il risultato di tale "contestazione" è data dalla marcia indietro del governo sui tagli, ma dal "trucchetto" applicato alla tassazione (verranno considerati solo gli studenti in corso) che cosi potrà sforare il 20% di limite. In cambio di tale ulteriore (e fortissimo) aumento, la promessa che il ricavo sarà usato per finanziare ulteriori borse di studio e posti di ricerca.

Effettivamente la Spending review "colpisce" anche scuole, università e ricerca, ma non com'era previsto nelle prime bozze del documento. L'azione "sotterranea" dei sindacati e di singoli gruppi ha addolcito l'amara pillola della revisione della spesa che mira a razionalizzare le risorse dello stato ed evitare il default. Alcune delle misure più dure sono state cancellate o modificate nelle ore successive alla conclusione del consiglio dei ministri di ieri mattina ed ora è possibile fare, con il decreto pubblicato in gazzetta, un primo resoconto di tutti i provvedimenti che riguardano scuola università e ricerca scientifica. Alla fine, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca, Francesco Profumo, è riuscito a limitare i danni.

La novità più importante per alunni e famiglie riguarda la pagella e l'iscrizione all'anno scolastico 2013/2014. A decorrere dal prossimo anno scolastico "le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line" attraverso un apposito applicativo che il ministero metterà a disposizione delle scuole e delle famiglie. Sempre da settembre, "le istituzioni scolastiche ed educative redigono la pagella degli alunni in formato elettronico". Addio per sempre, quindi, alla vecchia pagella cartacea. "La pagella elettronica - recita il decreto - ha la medesima validità legale del documento cartaceo ed è resa disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica o altra modalità digitale". I genitori che volessero comunque una copia cartacea del documento dovrà farne specifica richiesta alla scuola. Ma il processo di dematerializzazione lanciato dal governo riguarderà anche i docenti e gli alunni. "A decorrere dall'anno scolastico 2012/2013 le istituzioni scolastiche e i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico". Per attuare questa mezza rivoluzione, le scuole dovranno organizzarsi "con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". Insomma, niente soldi in più per le scuole per la "rivoluzione on line" ma tutto il peso viene scaricato addosso a docenti e studenti.

Novità in vista anche per i docenti esubero, per quelli permanentemente inidonei per motivi di salute, per i cosiddetti insegnanti tecnico-pratici e per gli insegnanti italiani che insegnano all'estero. Per i docenti che a seguito della riforma Gelmini hanno perso la cattedra ( in esubero) si aprono le porte delle supplenze anche di qualche giorno. In questo modo il governo intende evitare che qualcuno dei 10 mila insegnanti in esubero possa rimanere "disoccupato" ma ugualmente pagato dallo stato. A settembre, i docenti senza cattedra verranno utilizzati, in ambito provinciale, sulle supplenze che sarebbero dovute andare ai precari. Coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione su sostegno o che hanno iniziato il percorso di formazione potranno avere accesso anche alle supplenze di sostegno. I docenti che per motivi di salute non possono più insegnare saranno "declassati" d'ufficio ad Ata: amministrativi e tecnici di laboratorio. I docenti tecnico-pratici, la cui figura è stata abilita nel 1994, e coloro che sono transitati dagli enti locali allo stato con una qualifica diversa da quelle previste dall'ordinamento statale, "transita (anche questi ultimi d'ufficio) nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico, in base al titolo di studio posseduto". Inoltre, il contingente del personale docente comandato presso il ministero degli Affari esteri verrà ridotto da 100 a 70 unità e i 1.400 insegnanti italiani in forza nelle scuole italiane all'estero vengono più che dimezzati: passeranno a 624. Con queste tre manovre, la scuola italiana avrà più docenti, amministrativi, tecnici e bidelli e potrà evitare di pagare supplenti per la copertura dei corrispondenti posti. Ma non solo. I bilanci delle scuole verranno tenuti sottocchio attraverso una disposizione di cassa che costringerà le scuole a versare presso la Banca d'Italia i propri fondi e a non intrattenere più singoli rapporti con singole banche. E le supplenze brevi - da un giorno a qualche settimana, ma in casi eccezionali anche tutto l'anno - saranno soggette ad un monitoraggio per scovare le "istituzioni che sottoscrivono contratti in misura anormalmente alta in riferimento al numero di posti d'organico dell'istituzione scolastica". Infine, stretta anche sui compensi ai vicari dei dirigenti scolastici. Fino a quest'anno, i vicepresidi o i vicari delle scuole elementari e media, per assenze del dirigente scolastico superiori a 15 giorni, percepivano la cosiddetta retribuzione per "mansioni superiori". E siccome il preside va in ferie in estate per più di due settimane, il compenso scattava per tutti e 10 mila vicari in forza nelle scuole italiane. Ma l'anno prossimo cambia tutto. Al vicario non spetterà più questo compenso, potrà essere remunerato per le sue fatiche aggiuntive soltanto con i soldi del fondo d'istituto. E per le visite fiscali, il ministero ha stanziato 23 milioni di euro che ripartirà alle regioni che non dovranno più chiedere alle scuole il pagamento delle visite di controllo in caso di malattia.

Anche l'università entra nella Spending review e gli studenti sono sul piede di guerra. Al centro della contesa, quelle università che sforano il tetto massimo di tassazione universitaria a carico degli studenti. Come anticipato da Repubblica alcune settimane fa, le università che sfornano il 20 per cento previsto dalla legge - fra "contribuzione studentesca" e fondo di finanziamento ordinario - sono tantissime - il 59 per cento - e in alcuni casi, come è avvenuto a Pavia, il giudice ha condannato l'ateneo a restituire il maltolto agli studenti. Ma dal prossimo anno le cose cambieranno.

In futuro, il conteggio della "contribuzione studentesca" sarà effettuato prendendo in considerazione soltanto quello che verseranno gli studenti italiani e comunitari iscritti entro la durata normale dei diversi corsi di studio. Non verranno conteggiate le tasse versate i fuori corso, che oltre ad ammontare al 40 per cento del totale degli iscritti sono quelli che sborsano di più. Ma non solo. Il denominatore del rapporto tasse versate dagli studenti/Fondo di finanziamento ordinario cambierà con il più favorevole "trasferimento statale", che include altre somme. Per gli studenti si tratta di "una truffa". Perché limitando il conteggio delle tasse versate ai soli studenti in corso e dilatando il finanziamento complessivo sarà difficile che le università continuino a sforare il 20 per cento. E tutto "ritorna a posto".

Le università che dovessero comunque sforare saranno tenute a trasformare gli introiti "non dovuti" in borse di studio. Circostanza che viene definita dagli studenti come una "beffa". "Una sanzione - spiega Luca Spadon, portavoce nazionale Link - Coordinamento universitario - che sa di beffa e che risulta essere  un ulteriore assist ai rettori per continuare a far pagare agli studenti gli effetti dei tagli operati dalla legge Gelmini e mai ristorati da questo Governo". Ma almeno il paventato taglio di 200 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario è sparito. Ma la nuova norma, secondo gli studenti, "apre ad una pericolosissima liberalizzazione delle tasse e dei contributi universitari, come già in passato richiesto e sostenuto dalla Crui e da alcuni partiti italiani".

Per l'Unione degli studenti, che hanno patrocinato decine di ricorsi al Tar per costringere gli atenei a restituire le tasse pagate in più, quello del governo Monti è un "omicidio premeditato dell'università pubblica". "Siamo il terzo paese per tasse universitarie in Europa - dichiara Michele Orezzi - e nonostante questo il Governo punta a cancellare il limite della tassazione e consentire aumenti sconsiderati dei contributi pagati dagli studenti. La verità è che se fino ad oggi gli studenti potevano fare ricorso per bloccare gli atenei con tassazioni eccessive, ora l'unico vincolo per le università fuori legge sarà quello di destinare dei fondi a qualche borsa di studio, neanche necessariamente per studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi".

 E all'università sarà possibile assumere ma con parsimonia. "Per il triennio 2012/2014 il sistema delle università statali, può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al venti per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente". Una quota che sale al 50 per cento nel 2015 e al cento per cento nel 2016. Del previsto taglio del trasferimento alle università private non sembra esserci traccia nel decreto, mentre spuntano 90 milioni per il diritto allo studio universitario falcidiato dal governo Berlusconi negli anni precedenti.

A guardare il testo definitivo del decreto-legge sulla revisione della spesa pubblica c'è da tirare un respiro di sollievo. L'ipotesi di sopprimere una serie di istituti di ricerca è stata al momento scongiurata. L'unico istituto che verrà soppresso è l'Inran (l'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione). Le sue finzioni saranno assorbite dall'Cra: il Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. L'Inran fino ad oggi ha svolto "attività di ricerca, informazione e promozione nel campo degli alimenti e della nutrizione ai fini della tutela del consumatore e del miglioramento qualitativo delle produzioni agro-alimentari", si legge nel sito internet. Ma, se parecchi istituti di ricerca restano in piedi, arrivano tagli - relativi ai soli istituti dipendenti dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - per 19 milioni nel 2012 e 102 milioni per il biennio 2013/2014.

Sarà l'Istituto nazionale di Fisica nucleare (meno 9,1 milioni nel 2012 e 24,4 nel 2013 e nel 2014) il più penalizzato. Segue, nella classifica degli istituti di che contribuiranno di più al risanamento del bilancio dello stato, il Cnr che complessivamente 38 milioni di euro in tre anni. E i tagli ai budget colpiranno tanti istituti: l'Agenzia spaziale italiana, l'Istituto nazionale di astrofisica, l'Ingv - l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - quello di Oceanografia e geofisica sperimentale e e anche l'Invalsi: l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema d'istruzione. In tutto, il taglio sui bilanci dei centri di ricerca - anche quelli dipendenti da altri ministeri - ammonterà a 210 milioni. 

FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

03 luglio, 2012

Manovra di Luglio 2012, forti tagli a Sanità e Università, più soldi alle scuole non statali

2 commenti
Perdita di trentamila posti letto negli ospedali, 3 miliardi in meno al fondo sanitario nazionale, blocco totale di assunzioni statali a partire dal 2016, meno 200 milioni di euro dati alle università statali, ma aumentano di 200 milioni gli stanziamenti alle scuole private. Sono alcuni dei punti presentati nella conferenza stampa di oggi dai ministri del governo Monti in merito all'ennesima manovra economica del 2012. Un taglio di 4,8 miliardi di euro resosi necessario per contenere l'aumento del deficit che pone a rischio l'equilibrio di bilancio e impedire in tal modo l'aumento programmato dell'Iva al 23%. 


Esaminando i punti riguardanti il settore sanitario in modo più preciso:

- Circa 30mila posti letto in meno negli ospedali pubblici italiani, con un rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti contro gli attuali 4,2. Il testo prescrive che "le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano, entro il 30 novembre 2012, provvedimenti di riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie, adeguando coerentemente le dotazioni organiche dei presidi ospedalieri pubblici". In sostanza, i posti letto passeranno da 252mila a 222mila. Conseguentemente a tale riduzione, anche attraverso una verifica, sotto il profilo assistenziale e gestionale, della funzionalità dei piccoli ospedali pubblici "è promosso l'ulteriore passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e dal ricovero diurno all'assistenza in regime ambulatoriale, favorendo l'assistenza residenziale e domiciliare".

- Tre miliardi in meno al Fondo sanitario nazionale. Il fondo sanitario nazionale viene tagliato di tre miliardi in due anni: un miliardo per il 2012 e due per il 2013. "Le predette riduzioni - si legge nel testo - sono ripartite fra le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano secondo criteri e modalità proposti in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano medesime, da recepire" entro "il 30 settembre 2012, con riferimento all'anno 2012 ed entro il 30 novembre 2012 con riferimento agli anni 2013 e seguenti".

- Scure sulle farmacie. "A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto - si legge - l'ulteriore sconto dovuto dalle farmacie convenzionate (...) è rideterminato al valore del 3,65 per cento. Limitatamente al periodo decorrente dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2012, l'importo che le aziende farmaceutiche devono corrispondere alle Regioni (...) è rideterminato al valore del  6,5 per cento. Per l'anno 2012 l'onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l'assistenza farmaceutica territoriale (...) è rideterminato nella misura del 13,1 per cento". Mentre dal 2013 questo stesso tetto è ulteriormente abbassato all'11,5% "al netto degli importi corrisposti dal cittadino per l'acquisto di farmaci ad un prezzo diverso dal  prezzo massimo di rimborso stabilito dall'AIFA".

- A decorrere dall'anno 2013, "gli eventuali importi derivanti dalla procedura di ripiano sono assegnati alle regioni, per il 25%, in proporzione allo sforamento del tetto registrato nelle singole regioni e, per il residuo 75%, in  base alla quota di accesso delle singole regioni al riparto della quota indistinta delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale".

- Infine, "a decorrere dall'anno 2013 il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera di cui all'articolo 5, comma 5, del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è rideterminato nella misura del 3,2 per cento e si applicano le disposizioni dei commi da 5 a 10".

- Fondi Università -200 milioni. Dal 2013 il fondo per il finanziamento ordinario delle università sarà ridotto di 200 milioni. In particolare, si legge nel documento, al fine di "ottimizzare l'allocazione delle risorse" e "migliorare la qualità" delle attività formative dei dirigenti e dei funzionari pubblici garantendone l'eccellenza e l'interdisciplinarietà" sono individuate "idonee forme di coordinamento tra le scuole pubbliche di formazione, gli istituti di formazione e le altre strutture competenti ed è riformato il sistema di reclutamento e formazione dei dirigenti e dei funzionari pubblici anche mediante adeguati meccanismi di collegamento tra la formazione propedeutica all'ammissione ai concorsi e quella permanente". Un bel giro di parole per dire che vi sarà l'ennesimo aumento di tasse universitarie.

- Fondi alle scuole non statali. Per le scuole non statali arrivano ulteriori fondi per 200 milioni.

- Dimezzato fondo vittime uranio impoverito. Dimezzato il fondo per le vittime dell'uranio impoverito. "La dotazione del fondo (...) destinata alle provvidenze alle vittime dell'uranio impoverito - si legge nel testo - è ridotta dell'importo di 10 milioni di euro per l'anno 2012". In origine il fondo era superiore ai 21 milioni di euro, di cui 9 già erogati, su oltre 600 domande di risarcimento da parte dei familiari di militari e civili impegnati nelle missioni italiane ammalati o morti per gli effetti letali dell'uranio impoverito.

- "Strade sicure", 72,8 mln nel 2013. Per l'operazione "strade sicure" il dl sulla spending review regala 72,8 milioni nel 2013.

- Autotrasporto: 200 mln nel 2013. Per il settore dell'autotrasporto, la bozza del dl sulla spending review elargisce altri 200 milioni per il 2013.



Fra gli altri punti economici in programma: ferie coatte per i dipendenti statali con impossibilità di attuare una riconversione in premio in denaro per i non usufruenti; reimposizione del limite a 7 euro per i buoni pasto; blocco degli stipendi ai livelli del 2011 fino al 2014 (n.b. una scala mobile al contrario); 



FONTE: parte delle informazioni tratte da Repubblica.it
Leggi tutto...

01 luglio, 2012

Spesa Sanità fuori controllo, ancora tagli: via libera a vendita pubblica di farmaci sperimentali e di prodotti a dosi personalizzate

1 commenti
Taglio della spesa farmaceutica; drastica riduzione delle spese per le prestazioni in convenzione con le strutture private e sui contratti in essere di appalto e fornitura beni e servizi al sistema sanitario nazionale; scioglimento di alcuni enti giudicati inutili. Il menù di tagli alla spesa sanitaria è pronto da una settimana. Era già contenuto nella bozza di decreto legge esaminato in preconsiglio dei ministri e poi spacchettato. Un menù sul quale si continua a lavorare in vista del consiglio dei ministri che la prossima settimana dovrebbe approvare le misure di revisione della spesa pubblica, dove la sanità avrà un peso rilevante.

I tecnici del ministero della Sanità quantificano infatti in circa un miliardo di euro i risparmi che si potrebbero ottenere per la parte restante del 2012 e attorno a 1,6 miliardi l'anno quelli dal 2013 in poi. Ma negli ultimi giorni alla Sanità è stato chiesto di aumentare il conto dal 2013 in poi di almeno altri 2-300 milioni, per avvicinarsi ai 2 miliardi l'anno. Sommati ai tagli già previsti dal decreto Salva Italia di dicembre si arriverebbe a 8 miliardi di euro di minore spesa nel triennio. Tutto questo ha scatenato le proteste delle Regioni, dei sindacati, delle associazioni di categoria dei farmacisti, che minacciano la serrata, e delle aziende fornitrici.

Reazioni inevitabili che non impediranno però al governo di affondare il bisturi, è il caso di dire, perché come risulta da tutte le analisi sulla spending review , fatte sia dal ministro incaricato della materia, Piero Giarda, sia dal superconsulente Enrico Bondi, la spesa sanitaria è quella più fuori controllo: dal 1990 al 2009 è passata dal 32,3% al 37% della «spesa pubblica per consumi collettivi» (in pratica i servizi pubblici) con un aumento di 4,7 punti. Nessun'altra voce è salita tanto.

Nella prossima riunione tra Monti e i ministri interessati alla spending review, che dovrebbe tenersi domani pomeriggio, la Sanità ripresenterà le sue principali proposte: la revisione dei tetti alla spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera, che dovrebbe garantire risparmi per 350 milioni quest'anno e circa 400-450 milioni dal prossimo; la riduzione (del 2% secondo quanto messo a punto dal ministero guidato da Renato Balduzzi) delle spese per le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere in convenzione con le strutture private; il taglio (del 3,7% nella bozza Balduzzi) sui contratti in essere di appalto servizi e di fornitura di beni e servizi al sistema sanitario nazionale. Ovviamente, spiegano fonti di governo, queste misure si dovranno inserire in un quadro complessivo e coerente di revisione della spesa pubblica che, in particolare per quanto riguarda le uscite per l'acquisto di beni e servizi, avviene sotto la regia del supercommissario Bondi. Qualche misura potrebbe quindi subire aggiustamenti. Ma al ministero della Sanità assicurano che le loro proposte sono state messe a punto in linea con gli obiettivi dichiarati dal governo.

Del resto nella stessa relazione Giarda sulla spending review si afferma che «la dinamica della domanda - più persone anziane e meno giovani - non è sufficiente a spiegare» l'esplosione della spesa sanitaria. La colpa, invece, è dei «governi regionali (per i quali la spesa sanitaria assorbe circa il 70% della spesa complessiva)» ai quali «fanno eco gli interessi delle ditte fornitrici di farmaci e di attrezzature sanitarie». Lo stesso Giarda concludeva che su 295 miliardi di spesa pubblica «aggredibile», cioè sulla quale ci sono margini di riduzione «nel medio periodo», più di un terzo, cioè 97,6 miliardi fa capo alla Sanità, di cui 69 miliardi solo alla voce acquisti di beni e servizi.

Tra le misure, già contenute nel decreto esaminato in preconsiglio, e che il ministero della Sanità potrebbe riproporre per il decretone della prossima settimana, c'è anche la possibilità di ricorrere, in sostituzione del farmaco autorizzato per una determinata patologia, a medicinali non ancora autorizzati ma in commercio in altri Paesi, o in fase di sperimentazione, o con una indicazione diversa, ma comunque inseriti in un apposito elenco dalla Commissione unica del farmaco. Inoltre, le farmacie ospedaliere dovrebbero avere la possibilità di preparare dosi farmacologiche personalizzate per i pazienti, così da evitare sprechi. È previsto anche un inasprimento delle sanzioni per chi vende sigarette ai minori (multe fino a mille euro, 2mila per i recidivi) e sospensione della licenza. Potrebbero infine essere soppressi tre enti: Fondazione istituto mediterraneo di ematologia, Alleanza ospedali nel mondo, Consorzio anagrafi animali.


AUTORE: Enrico Marro
FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

19 giugno, 2012

Crisi, meno esame e visite mediche per 6 italiani su 10

0 commenti

Il 79% degli italiani ritiene che la crisi possa minare la salute e il benessere. Un dato confermato dal fatto che quasi 6 italiani su 10 (59%) fa meno esami e visite mediche. E' quanto emerge dal sondaggio promosso da ''Il ritratto della salute'', il quotidiano on line della Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG). Secondo il sondaggio, inoltre, il 29% degli italiani avverte maggiormente lo stress lavorativo e il 12% va meno in ferie. ''Come medici di famiglia - afferma Claudio Cricelli, presidente Simg - riscontriamo il problema emerso dal questionario. Le persone fanno meno esami per colpa della crisi. E per oltre il 70% il medico di famiglia rimane il punto di riferimento''. L'impatto della crisi economico-finanziaria sulla salute e' forte: le persone si sentono piu' stressate e meno in forma rispetto a qualche anno fa. ''Le difficolta' finanziarie - continua Cricelli - non devono tradursi in un taglio indiscriminato dei servizi sanitari. Le ultime manovre finanziarie hanno inciso profondamente sul livello dell'assistenza e si preannunciano nuovi aggravi, si tratti o meno di ticket''. Il vero obiettivo, invece, conclude il presidente Simg, e' quello di ''investire in appropriatezza e innovazione''.

FONTE: Ansa.it
Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari