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AFORISMA DEL GIORNO

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02 maggio, 2011

Briciole di Medicina (16° Puntata) - Aterosclerosi e colesterolo, poche semplici regole per un controllo ottimale...

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Gli eventi iniziali nella formazione dell'aterosclerosi (aterogenesi) vanno identificati nel danno dell'endotelio e nell'accumulo e successiva aggregazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL) nell'intima delle arterie, due eventi che si influenzano a vicenda. L'accumulo delle LDL è dovuto non solo all'aumento della permeabilità dell'endotelio funzionalmente o anatomicamente danneggiato, ma anche al loro legarsi ai costituenti della matrice extracellulare dell'intima; legame che aumenta il tempo di residenza in loco delle lipoproteine. I macrofagi  fagocitano le lipoproteine infiltrate ed ossidate nell'intima e si trasformano nelle cellule schiumose, che caratterizzano le strie lipidiche (fatty streaks). La secrezione di citochine e di fattori di crescita, principalmente di derivazione macrofagica, induce la migrazione delle cellule muscolari lisce dalla media nell'intima, dove proliferano, si differenziano nel fenotipo “sintetico” e sintetizzano matrice extracellulare, determinando la trasformazione delle fatty streak nelle lesioni avanzate. Alla crescita delle lesioni può contribuire l'adesione di piastrine all'intima denudata e il formarsi di trombi intramurali, conseguenti alla erosione/ulcerazione delle placche aterosclerotiche.

Il ruolo fondamentale nello sviluppo della reazione infiammatoria cronica dell'intima è svolto dalla ossidazione delle LDL, che restano intrappolate nella matrice extracellulare dello spazio subendoteliale. L'ossidazione delle LDL è dovuta ad enzimi e metaboliti ossidanti prodotti dalle cellule della parete arteriosa, soprattutto dai monociti-macrofagi reclutati nell'intima in conseguenza del danno endoteliale a varia eziologia. Inizialmente, si ha la perossidazione della componente lipidica delle LDL, che interferisce scarsamente sull'interazione delle LDL con il recettore ApoB-E (o LDL-R); tali MM-LDL (LDL minimamente ossidate) sono “cavalli di Troia” fisicamente simili alle LDL, ma con un carico di macromolecole bioattive, che viene introdotto nella cellula con la endocitosi delle MM-LDL.

Nelle fasi successive, si generano prodotti dei lipidi perossidati e prodotti aldeidici (malondialdeide, MDA; 4-idrossinonenale), che possono modificare covalentemente la componente proteica delle LDL; queste OX-LDL “sabotatori cellulari” non vengono più riconosciute da LDL-R, ma si legano agli "scavenger receptors" (SR: SR-A, CD36 e CD68). Poiché gli SR non sono soggetti a regolazione a feedback-negativo, le OX-LDL non solo introducono nelle cellule che le fagocitano macromolecole attive, ma in aggiunta causano l'accumulo intracellulare di esteri del colesterolo, responsabile della trasformazione in cellule schiumose o foam cells, caratteristiche del tessuto aterosclerotico.

L'interazione con i corrispondenti recettori LDL-R e SR (e la conseguente generazione di messaggeri intracellulari, in particolare i radicali liberi dell'ossigeno o ROS) e l'introduzione nella cellula di prodotti ossidati sono la base biochimica dell'azione patogena delle LDL. Le OX-LDL attivano nelle cellule (endotelio, macrofagi, cellule muscolari lisce), alcuni fattori di trascrizione (es. NF-κB), che inducono l'espressione di geni che codificano per molecole adesive, citochine e fattori di crescita e che danno l'avvio alla risposta infiammatoria.

Ad esempio, nell'endotelio, i geni per le molecole adesive ICAM-1, VCAM-1 e E selettina, per il fattore chemiotattico MCP-1 e per il Fattore Tessutale sono sotto il controllo del fattore di trascrizione redox-sensibile NF-κB. Kume N nel 1991 ha suggerito che le cellule endoteliali assorbono le OX-LDL attraverso una via recettoriale che non coinvolge gli scavenger receptors. Sawamura, T., N. Kume, e altri nel 1997 hanno identificato il primo recettore delle cellule endoteliali per le Ox-LDL, che è stato denominato LOX-1 (lectinlike Ox-LDL receptor-1).

Le manifestazioni cliniche dell'aterosclerosi compaiono in genere dopo i quaranta-cinquanta anni di età e sono dovute alla ischemia (riduzione del flusso ematico) nel letto vasale dipendente dall'arteria lesa. La riduzione del flusso dipende sia dal restringimento del lume arterioso in corrispondenza delle lesioni aterosclerotiche sia dalla presenza di meccanismi di compenso insufficienti. Il principale meccanismo di compenso è rappresentato dall'instaurarsi di circoli collaterali, che consentono al sangue di raggiungere i territori ipoirrorati attraverso i vasi adiacenti.

Le manifestazioni croniche sono conseguenti ad un restringimento stabile dell'arteria colpita, che rende il flusso ematico fisso, cioè incapace di aumentare quando le condizioni funzionali lo richiedono, come ad esempio durante gli sforzi fisici. Di conseguenza la sintomatologia, in particolare il dolore, tende ad essere assente a riposo e a presentarsi in occasione di esercizio fisico più o meno intenso, a seconda della gravità dell'ostruzione arteriosa e dell'efficienza dei circoli collaterali. Tipiche sindromi croniche sono: angina pectoris stabile, angina abdominis, claudicatio intermittens, nella quale il dolore insorge durante la deambulazione e scompare tipicamente dopo pochi minuti di riposo.

Obiettivi

Il colesterolo LDL deve essere considerato l’obiettivo primario della terapia e l’obiettivo terapeutico da raggiungere è rappresentato da valori inferiori a 100 mg/dl. (Livello della prova I, Forza della raccomandazione A) Nei diabetici con malattia cardiovascolare e fattori multipli di rischio cardiovascolare non correggibili, valori di colesterolo LDL inferiori a 70 mg/dl possono rappresentare un obiettivo terapeutico opzionale. (Livello della prova II, Forza della raccomandazione B) Ulteriore obiettivi della terapia sono il raggiungimento di valori di trigliceridi inferiori a 150 mg/dl e di colesterolo HDL inferiori a 40 mg/dl nell’uomo e inferiori a 50 mg/dl nella donna. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Il colesterolo non HDL può essere utilizzato come obiettivo secondario (30 mg in più rispetto ai valori di colesterolo LDL) in particolare nei diabetici con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Anche i valori di apoB (inferiori a 90 mg/dl o 80 mg/dl nei pazienti a rischio molto elevato) possono essere utilizzati come obiettivo secondario in particolare nei pazienti con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl tenendo, però, presente che ci sono dei costi aggiuntivi e che le metodiche di dosaggio non sono ancora uniformemente standardizzate. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione C). Il riso rosso fermentato è un validissimo aiuto, è un integratore, non un farmaco e vi riporto lo studio di: Francini-Pesenti Francesco, Brocadello Filippo. Unità Operativa di Nutrizione Clinica; Azienda Ospedaliera di Padova, che testimonia la sua validità, superiore alle statine farmacologiche. Il riso rosso fermentato è usato da secoli nella cucina tradizionale cinese per condimento dei cibi. La fermentazione del riso ad opera di un fungo, il Monascu purpureus, porta alla sintesi di pigmenti e di alcune statine (monacoline), la più rappresentata delle quali è la monacolina K o lovastatina.

I valori di colesterolo prescritti per i soggetti diabetici dall' ADA (the American Diabetes Association) sono:








si sta diffondendo però tra i medici la convinzione di ridurre i valori di controllo dell'LDL, almeno per i pazienti ad alto rischio di infarto, così Drs. Jan Breslow and Andy Plump, e molti altri medici, Dr. Nancy Bohannon and other diaTribe advisory board members including Dr. Satish Garg of the Barbara Davis Center for Childhood Diabetes in Denver e la US National Institutes of Health Adult Treatment Panel suggeriscono un valore di LDL inferiore a 70 mg/dL per le persone diabetiche.








come aumentare HDL

-non fumare
-perdere peso
-migliorare il controllo glicemico
-1 ora di attività fisica al giorno, almeno.
- alcol con moderazione, 1 o 2 bicchieri al giorno
-consumare alimenti ricchi in omega3 ( olio di pesce, noci, semi di lino)

come ridurre LDL

- impiego di statine (dietro ricetta medica)
- evitare cibi ricchi in grassi monoinsaturi ( pancetta, salsicce, cocco, tuorlo d'uovo, latte intero)
- evitare i grassi transgenici (e idrogenati) come margarina, ramen precotto ( per chi ama il giappone), cibi fritti, alcuni dolci.
- consumare alimenti ricchi di fibre solubili, legumi, frutta, cereali integrali, farina d'avena.

FONTI: www.wikipedia.it e www.farmaciamalcontenta.it e www.diatribe.us e www.diabetando.net

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10 febbraio, 2009

Ipercolesterolemia: ne soffre un italiano su quattro, e il 14% degli uomini sbaglia terapia

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Un italiano su quattro soffre di ipercolesterolemia: piu' donne (25%) che uomini (21%) e la maggior parte di loro non assume farmaci. Lo confermano i dati del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanita': l'84% delle donne e l'81% degli uomini non assume farmaci contro l'ipercolesterolemia e per di piu' il 6% delle donne e il 14% degli uomini sbaglia terapia assumendo farmaci non adatti. Solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini italiani si cura a dovere.

Nel corso della conferenza stampa promossa da “The Italian Stroke Forum” a Roma per presentare i dati di due studi italiani, “Dialogue” e “Lead”, che hanno dimostrato l'efficacia di una nuova associazione di farmaci “ezetimibe + simvastatina” studiata per quei pazienti ad altissimo rischio che, oltre agli alti livelli di colesterolo, si trovano a fare i conti anche con il diabete o con una malattia cardiovascolare.

Nel corso dell'incontro e' emerso un altro dato poco confortante: la metà degli italiani tra i 37 e i 74 anni è alle prese con problemi di colesterolo, avendo, il 36% degli uomini e il 33% delle donne, livelli di colesterolo appena sopra la norma e restano da aggiungere al totale tutti coloro che non sanno di avere il colesterolo alto.

In Italia il 9% degli uomini e il 6% delle donne ha il diabete e poi ci sono i trigliceridi, elevati per il 30% degli uomini e per il 17% delle donne. E la sindrome metabolica (3 o piu' fattori di rischio) interessa il 23% della popolazione italiana. Quando si allea con altri fattori di rischio l'ipercolesterolemia assume toni drammatici, specialmente se non controllata in pazienti che hanno avuto un infarto o che sono cardiopatici.

Un rischio importante in Italia, dove l'1,5% degli uomini e lo 0,4% delle donne tra i 35 ed i 71 anni ha registrato un infarto; un ictus l'1,1% degli uomini e lo 0,8% delle donne; l'angina pectoris il 3,3% degli uomini e il 3,9% delle donne.

FONTE: Agi.com Salute
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11 gennaio, 2009

Anziani: dormire troppo può far innalzare il livello di colesterolo

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Le persone anziane che dormono troppo hanno livelli più alti di colesterolo e quantità inferiori di colesterolo "buono" o Hdl, secondo una ricerca olandese. Sembra che in età non più giovane sia fondamentale dormire il numero giusto di ore: come già osservato da altri studi, le persone che riposano meno di sette ore a notte e quelle che ne dormono più di otto con più probabilità sviluppano malattie di cuore, anche se il motivo non è chiaro, scrivono la Dr.ssa Julia F. van den Berg dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam e i colleghi sulla rivista Psychosomatic Medicine. Il team olandese è partito dall'ipotesi che il colesterolo potesse essere un fattore implicato in questo fenomeno. La Dr.ssa van den Berg e i colleghi hanno perciò messo a confrono la durata del sonno e i livelli di colesterolo, nonchè la proporzione tra colesterolo totale e Hdl, in 768 uomini e donne dai 57 ai 97 anni. Nel complesso, ha scoperto il team, le persone che dormivano di più avevano i livelli di colesterolo più alti. È possibile, dicono i ricercatori olandesi, che le persone che passano più tempo a letto siano meno attive e di conseguenza abbiano il colesterolo più alto, ma il collegamento tra sonno frammentato, tipico di molti anziani, e colesterolo basso, come osservato in questo studio, è più difficile da spiegare.

Il sonno è definito come uno stato di riposo opposto alla veglia. In realtà questa definizione, come altre definizioni che si possono trovare su vari dizionari (periodica sospensione dello stato di coscienza durante il quale l'organismo recupera energia; stato di riposo fisico e psichico, caratterizzato dalla sospensione, completa o parziale, della coscienza e della volontà, dal rallentamento delle funzioni neurovegetative e dall’interruzione parziale dei rapporti sensomotori del soggetto con l’ambiente, indispensabile per il ristoro dell’organismo) non è completamente vera. Come la veglia, infatti, il sonno è un processo fisiologico attivo che coinvolge l'interazione di componenti multiple del sistema nervoso centrale ed autonomo.

Infatti, benché il sonno sia rappresentato da un apparente stato di quiete, durante questo stato avvengono complessi cambiamenti a livello cerebrale che non possono essere spiegati solo come un semplice stato di riposo fisico e psichico. Ad esempio, ci sono alcune cellule cerebrali che in alcune fasi del sonno hanno una attività 5-10 volte maggiore rispetto alla veglia. Due caratteristiche fondamentali distinguono il sonno dallo stato di veglia: la prima è che il sonno erige una barriera percettiva fra mondo cosciente e mondo esterno, la seconda è che uno stimolo sensoriale (ad esempio un rumore forte) può superare questa barriera e svegliare chi dorme. Un adeguato sonno è biologicamente imperativo ed appare necessario per sostenere la vita.


Fonte: Agi.com

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28 luglio, 2008

Colesterolo: come mantenerlo sotto controllo?

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Gli esperti del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), della Nutrition Foundation of Italy (NFI) e di altre istituzioni e associazioni scientifiche italiane, spiegano come controllare il colesterolo attraverso una giusta alimentazione e stili di vita corretti.
I valori medi della colesterolemia della popolazione italiana, lo dice l'Istituto Superiore di Sanita', sono superiori al limite dei 200 mg/dL: tradotto: "Oltre la meta' della popolazione ha valori 'non ottimali'", spiega il Cnr. Per questo, esperti del Consiglio e della NFI hanno redatto un documento basato sulle evidenze scientifiche della letteratura. Cosa affermano? Intanto vengono ribaditi concetti gia' noti: come "la moderazione nell'apporto giornaliero di grassi saturi, di acidi grassi insaturi della serie trans e di colesterolo, privilegiando soprattutto gli olii extravergini di oliva, ricchi di ...di acidi grassi monoinsaturi, ma anche gli oli di semi ad elevato tenore di polinsaturi della serie n-6, fornisce anche indicazioni su altri nutrienti". Esemplifica Andrea Poli, direttore scientifico della NFI: "Le fibre, in particolare quelle solubili come pectine, gomme e betaglucani contenute in cereali e legumi, possano avere un effetto di riduzione del colesterolo se introdotte nell'organismo in quantita' di circa 25-30 g al giorno. Anche l'integrazione nella dieta di 25 grammi di proteine di soia, in parziale sostituzione delle proteine animali, riduce la colesterolemia totale e LDL". Ma gli effetti igienico-sanitari non si devono limitare alla riduzione del colesterolo totale e LDL, ma devono avere una ricaduta positiva anche sul colesterolo HDL, quello 'buono', il cui compito fondamentale e' rimuovere il colesterolo dalle placche localizzate a livello delle arterie. "In tal senso- precisa Roberto Volpe del servizio Prevenzione e protezione (Spp) del CNR di Roma- l'apporto moderato di alcool e un'attivita' fisica regolare di tipo aerobico aumentano la colesterolemia HDL". Se questo non bastasse, "e' possibile introdurre, in aggiunta alle correzioni dietetiche prima ricordate, alimenti arricchiti in fitosteroli: l'integrazione nella dieta di prodotti a base di latte o yogurt (i cosiddetti minidrink) che contengano almeno 2 grammi di fitosteroli, riduce il colesterolo totale e LDL del 10-15% circa". Questi prodotti, consigliano gli esperti, vanno consumati preferibilmente durante o alla conclusione del pranzo o della cena.
Conclude Poli: "Il controllo dietetico della colesterolemia e' un obiettivo spesso raggiungibile, partendo proprio da una corretta informazione del pubblico e degli operatori sanitari".

Fonte: Italiasalute.it => http://italiasalute.leonardo.it/news2pag.asp?ID=9294
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26 luglio, 2008

Italia, è ancora allarme colesterolo: in media troppo alto

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Colesterolo troppo alto per piu' della meta' degli italiani: le fibre possono essere d'aiuto ma mai scordare i nutrienti fondamentali. Uno studio del Cnr indica i punti deboli della dieta del Bel Paese e spiega come correggere l'alimentazione a favore del cuore. Secondo i dati dell'ISS, infatti, oltre la meta' degli italiani ha il colesterolo con valori che superano il limite dei 200 mg/dL. Secondo gli studiosi sono necessarie molte fibre e tanta attivita' fisica per combatterlo.
FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-25_125220436.html
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12 luglio, 2008

Colesterolo: entro il 2010 3 miliardi di euro risparmiati mediante la prevenzione

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L’Italia potrebbe risparmiare già dal 2010 oltre tre miliardi di euro l’anno in spese sanitarie se adottasse le strategie più efficaci per abbattere l’eccesso di colesterolo nel sangue, che oggi è considerato dalle linee guida internazionali uno dei più potenti fattori di rischio cardiovascolare. È questo il dato principale che emerge dai risultati di un'indagine promossa dalla Fondazione SIMG – che fa capo alla Società italiana di Medicina generale – e realizzata dal prof. Vincenzo Atella, della Facoltà di Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

L’analisi, oltre a indicare che i risparmi complessivi potrebbero superare nel 2040 i 4,5 miliardi di euro l’anno, offre anche un dettaglio delle economie realizzabili ogni anno, sempre nel campo delle malattie cardiovascolari, da ciascuna Regione italiana. Sommando i relativi importi, nell’arco dei prossimi 20 anni sarebbe possibile realizzare un risparmio complessivo netto di oltre 60 miliardi di euro, e di oltre 120 miliardi fino al 2050.

L'indagine ha esaminato l’influenza che un’efficace strategia di intervento sul colesterolo a fini di prevenzione – primaria e secondaria – delle malattie cardiovascolari potrebbe avere sui costi sanitari regionali. Per esempio, si stima che la Regione Lazio avrebbe potuto risparmiare già dal 2008 oltre 320 milioni di euro, che salirebbero nel 2010 a quasi 340 per arrivare nel 2040 a circa 450 (a prezzi costanti). La Campania avrebbe potuto risparmiare nel 2008 circa 330 milioni, che salirebbero nel 2010 a circa 340 per arrivare nel 2040 a 506.

Per la Puglia i risparmi nel 2008 sarebbero stati pari a 205 milioni, nel 2010 a 211 milioni e nel 2040 a circa 290 milioni. In Sicilia si sarebbero risparmiati nel 2008 306 milioni, nel 2010 311 e nel 2040 circa 405. Infine, una Regione come la Lombardia avrebbe potuto risparmiare nel 2008 addirittura circa 630 milioni, che nel 2010 salirebbero a 664 per arrivare nel 2040 a circa 920 milioni.

I dati raccolti dall’indagine promossa dalla Fondazione SIMG sono stati al centro di un dibattito che si è sviluppato nel corso di un incontro stampa sul tema “Prevenzione cardiovascolare: costo o investimento?”, che si è tenuto oggi a Roma. Gli economisti di Tor Vergata hanno elaborato una previsione dei costi diretti e indiretti riconducibili alle malattie cardiovascolari, utilizzando dati clinici raccolti presso 796 medici di medicina generale, per un totale di 1.532.357 pazienti.

“La finalità dell'indagine - ha ricordato in apertura il coordinatore della ricerca, Vincenzo Atella - era quello di determinare economicamente, ripartendolo per singola Regione, il risparmio annuo derivante dalla conseguibile riduzione dei ricoveri ospedalieri nel caso un maggior numero di pazienti con malattie cardiovascolari iniziasse una terapia farmacologica ipolipemizzante mirata.

Dal punto di vista economico, il risparmio potenziale viene ottenuto moltiplicando il costo totale unitario (costi diretti + indiretti) di un evento cardiovascolare per il numero di eventi potenzialmente evitabili attraverso il miglioramento della terapia farmacologica in ogni Regione. Uno degli aspetti più interessanti emerso dall'indagine è che i benefici che deriverebbero da una tale strategia di prevenzione sono immediatamente disponibili. Basti pensare che se si potesse avviare subito una prevenzione primaria e secondaria ottimale, già a fine anno sarebbe possibile registrare risparmi pari a circa 1,5 miliardi di euro!”.

“I dati illustrati oggi e le conseguenti possibili riduzioni della spesa sanitaria si fondano sui parametri attualmente utilizzati per valutare l’impatto economico della prevenzione cardiovascolare in pazienti con ipercolesterolemia e rischio cardiovascolare globale medioalti o elevati - ha sottolineato Claudio Cricelli, presidente della SIMG e rappresentante dell’omonima Fondazione - In questi pazienti l’intervento farmacologico per ridurre la colesterolemia è pressoché obbligatorio. Sarebbe interessante un’indagine analoga su individui a rischio intermedio, medio-basso o ridotto, in cui potrebbe bastare intervenire sugli stili di vita. Questi dati - ha concluso Cricelli - invitano comunque a una riflessione: se la tendenza alla crescita della spesa è delle dimensioni citate, è necessario valutare con attenzione se non sia corretto rivedere questi parametri secondo una giusta scelta di politica sanitaria”.

“La spesa sanitaria è la bomba ad orologeria dell’Europa e dell’Italia - ha commentato Mario Baldassarri, senatore PdL e presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato, esprimendo la sua preoccupazione - I dati dello studio evidenziano chiaramente che prevenire costa meno che curare”.

Gli ha fatto da contrappunto Nicola Rossi, senatore PD e membro della Commissione Bilancio del Senato: “Questi risultati segnalano come porre la questione della spesa sanitaria in termini di tagli o di ticket sia quanto meno riduttivo. Sensibili riduzioni della spesa sanitaria sono ottenibili già nel breve periodo ponendo le condizioni per un minor ricorso alle strutture sanitarie. A questo si aggiunga, come questa ricerca dimostra, che avremmo avuto i dati per una programmazione compiuta della spesa sanitaria e non saremmo stati quindi costretti come oggi a misure tampone ogni volta che si pone il problema”.

“Nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, l’obiettivo terapeutico è molto ambizioso: per la categoria a rischio più elevato, le linee guida richiedono, infatti, di portare il colesterolo-LDL sotto i 70 mg/dl - ha commentato Alberico L. Catapano, ordinario di Farmacologia all’Università di Milano - In questi casi è del tutto evidente che l’intervento va condotto in modo adeguato e proporzionato all’obiettivo da ottenere, la qual cosa – senza trascurare gli interventi sullo stile di vita – richiede necessariamente l’impiego dei farmaci”.

“E’ opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che trattare, per esempio con statine, senza raggiungere o almeno avvicinarsi all’obbiettivo terapeutico, costituisce uno spreco economico duplice, in quanto non soltanto si prescrivono inutilmente farmaci, ma non si preverranno le complicazioni prevedibili e quindi il ricorso alle strutture sanitarie - ha aggiunto Claudio Cortese, ordinario di Biochimica clinica all’Università di Roma “Tor Vergata - A questo si aggiunge il paradosso di un parallelismo tra spreco economico, clinico e insufficiente attenzione alle esigenze del paziente in termini di salute, che rimane pur sempre l’obbiettivo primario dell’operatore sanitario a tutti i livelli.

E’ auspicabile – ha concluso - in linea con tali affermazioni, una sempre stretta collaborazione tra le istituzioni e la ricerca clinica, al fine di progredire nello sviluppo di moderne strategie ed essere aperti, con la dovuta cautela e il controllo delle organizzazioni responsabili, a innovazioni in grado di ottimizzare non soltanto l’efficacia dell’intervento, ma anche la maggiore soddisfazione del paziente e del suo medico”.

FONTE: Saluteeuropa.it => http://www.saluteeuropa.it/index.php/salute_europa/News/
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