AFORISMA DEL GIORNO

30 dicembre, 2012

E' morta Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina

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E' morta la scienziata e senatrice a vita Rita Levi Montalcini. Il premio Nobel per la medicina si è spenta nella sua abitazione a Roma in via di Villa Massimo. Aveva 103 anni ed era nata a Torino. E' stata una delle scienziate più ammirate e celebrate del panorama scientifico italiano a livello mondiale. Negli anni cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale". È stata socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche ed è stata tra i soci fondatori della Fondazione Idis-Città della Scienza.

Nata in una famiglia ebrea sefardita, figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico, e della pittrice Adele Montalcini, e sorella di Gino (1902–1974), scultore e architetto noto negli anni trenta, e Anna (1905–2000), nel 1909 Rita nacque insieme alla sorella gemella Paola (1909–2000), nota pittrice. In merito alla propria educazione familiare, scriverà: « La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita. A mio padre come a mia madre debbo la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole. Questo atteggiamento, che si manifestò anche più spiccatamente in mio fratello Gino, mi colpì sin dall'infanzia e determinò, almeno in parte, l'incondizionata ammirazione che avevo nei suoi confronti.»

Entrambi i genitori erano molto colti e instillarono nei figli il proprio apprezzamento per la ricerca intellettuale. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente sereno, sebbene dominato da una concezione tipicamente vittoriana dei rapporti con i genitori e dei ruoli femminili e maschili e dalla forte personalità del padre convinto che una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di una moglie e di una madre. Nonostante l'opinione del padre, decise nell'autunno del 1930 di studiare medicina all'Università di Torino; la scelta di medicina fu determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la sua amata governante.

All'età di vent'anni entrò nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg), dove cominciò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la vita. Ebbe come compagni universitari due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Tutti e tre furono studenti di Giuseppe Levi verso il quale si sentirono in debito per la formazione in scienze biologiche e per aver insegnato loro come affrontare i problemi scientifici in modo rigoroso, in un momento in cui tale approccio era ancora abbastanza inusuale; fu lo stesso Levi a introdurre in Italia il metodo di coltivazione in vitro.

Nel 1936 il rettore dell'Università di Torino, Silvio Pivano, le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria, ancora incerta se dedicarsi completamente alla professione medica o allo stesso tempo portare avanti le ricerche in neurologia.

Nel 1938 Benito Mussolini pubblicò il “Manifesto per la difesa della razza” firmato da dieci scienziati italiani, cui fece seguito la promulgazione di leggi razziali di blocco delle carriere accademiche e professionali a cittadini italiani non ariani. In quanto ebrea sefardita, Rita fu costretta a emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Sino all'invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso.

Poco prima dell'invasione del Belgio tornò a Torino, dove, durante l'inverno del 1940, allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche, ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era appena partito quando Giuseppe Levi, scappato dal Belgio invaso dai nazisti, ritornò a Torino e si unì a lei, diventando così, con suo grande orgoglio, il suo primo e unico assistente. Il loro obiettivo era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e di quelli ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. In quel laboratorio Rita Levi-Montalcini scoprì il meccanismo della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno riconosciuto solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi. Il pesante bombardamento di Torino a opera delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare la città e la Montalcini si rifugiò nelle campagne di un paese dell'Astigiano, dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese gli esperimenti. Nel 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche li costrinse ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso. L'8 settembre 1943, il fratello Gino si sposò e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decise di portare nel sud Italia tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Iniziò un pericoloso viaggio che si concluse a Firenze, ospiti della famiglia Mori, la cui figlia, pittrice, era amica di Paola.

I Levi-Montalcini restarono a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo. A Firenze, Rita fu in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione e nel 1944 entrò come medico nelle forze alleate.

Nell'agosto 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze; la Montalcini divenne medico presso il Quartier Generale anglo-americano e venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di tifo addominale. Qui si accorse però che quel lavoro non era adatto a lei, in quanto non riusciva a costruire il necessario distacco personale dal dolore dei pazienti. Lavoro da lei stessa definito difficile e penoso per il diffondersi delle epidemie: « Era in corso un'epidemia di tifo, i malati morivano a decine. Facevo di tutto, il medico, l'infermiera, la portantina. Giorno e notte. È stato molto duro e ho avuto fortuna a non ammalarmi. » (Rita Levi-Montalcini)

Dopo la guerra tornò dalla famiglia a Torino dove riprese gli studi accademici e allestì un laboratorio di fortuna casalingo in una collina vicino ad Asti. I suoi primi studi (degli anni 1938-1944) erano stati dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Con il maestro Giuseppe Levi, iniziò a fare ricerca negli embrioni di pollo attraverso i quali approfondì le ricerche sulle correlazioni nello sviluppo tra le varie parti del sistema nervoso e si rivolgeva allo studio dello sviluppo dei neuroni isolati da vari elementi del tessuto cerebrale dell'embrione, giungendo a diversi risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali.

Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger, al quale si era ispirata per molti suoi lavori, la invitò a St. Louis, a prendere la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University. Tra le altre cose continuò le ricerche embrionali sulle galline portando sul terreno sperimentale il problema delle relazioni tra neurosviluppo e periferia organica. Innestando in embrioni di pollo frammenti di speciali tumori, poté osservare il prodursi di un "gomitolo" di fibre nervose a carico delle cellule gangliari, deducendone l'ipotesi di un fattore chimico, liberato dal tessuto ospite e attivo sullo sviluppo dei neuroni. Tra la fine del 1950 e il 1951, agganciandosi alle ricerche dell'embriologo Elemer Bueker, delineò l'idea di un agente promotore della crescita nervosa, presentando nel dicembre 1951 presso la New York Academy of Sciences la sua tesi che cercava di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita di fibre nervose, l'esistenza di fattori liberati da altre cellule capaci di controllare questa differenziazione. La tesi venne approfondita e precisata con nuove esperienze, condotte nel 1952 con la cultura in vitro all'Istituto di biofisica dell'università di Rio de Janeiro, in collaborazione con Hertha Mayer.

Certa di rimanere negli Stati Uniti solo pochi mesi, quella che doveva essere una breve permanenza si rivelò poi una scelta trentennale. Fino al 1977 rimase negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero, nel 1951-52, durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell'embrione di un pulcino, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.

Nel 1954, continuando nelle analisi in vitro e in collaborazione col suo allievo biochimico Stanley Cohen, giunse all'isolamento di una frazione nucleoproteica tumorale e all'identificazione di tale sostanza presente in quantità ingenti nel veleno dei serpenti e nella ghiandola salivare dei topi: una proteina che viene sintetizzata da quasi tutti i tessuti e in particolare dalle ghiandole esocrine, con cui meglio accertò la molecola proteica tumorale chiarificandone i meccanismi di crescita e di differenziazione cellulare. Designata come Nerve Growth Factor (NGF), essa si sarebbe dimostrata attiva sul differenziamento, il trofismo e il tropismo di determinati neuroni del sistema nervoso periferico e del cervello. La loro ricerca è stata di fondamentale importanza per la comprensione della crescita delle cellule e organi e svolge un ruolo significativo nella comprensione del cancro e di malattie come l'Alzheimer e il Parkinson.

Questa scoperta "andava contro l'ipotesi dominante nel mondo scientifico che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni". Sviluppi successivi poterono chiarire appieno il significato di questa scoperta: alcune cellule del sistema simpatico sono stimolate dall'organo di cui regolano l'attività, una maggior richiesta è in grado di modificare in senso ipertrofico le cellule di questo sistema. Dopo aver sperimentato che, trattando alcuni topi con un siero anti-NGF, questi presentavano gravi problemi neuroendocrini, dovuti ad alterazioni irreversibili dell'ipotalamo, Rita Levi-Montalcini lo utilizzò per controllare la crescita dei tumori delle cellule nervose.

Nel 1956 venne nominata professoressa associata e nel 1958 professoressa ordinaria di zoologia presso la Washington University di St. Louis e, nonostante inizialmente volesse rimanere in quella città solo un anno, vi lavorò e vi insegnò fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1977. Per circa trent'anni fece le ricerche sull'NGF e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 ricevette il Premio Nobel per la medicina insieme al suo studente biochimico Stanley Cohen. Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta dell'NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo».

La scienziata devolse una parte dell'ammontare del premio alla comunità ebraica, per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma. Nel 1987 ricevette dal Presidente Ronald Reagan la National Medal of Science, l'onorificenza più alta del mondo scientifico statunitense.

Durante la carriera negli Stati Uniti, lavorò assiduamente anche in Italia: fondò un gruppo di ricerche e dal 1961 al 1969 diresse il Centro di Ricerche di neurobiologia creato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) presso l'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 rivestì la carica di Direttrice del Laboratorio di Biologia cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" proseguì i suoi studi come ricercatrice e fu Guest professor dal 1979 al 1989. Nel 1983 fu chiamata a ricoprire anche la posizione di presidente dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, poiché, nonostante i lunghi soggiorni negli Stati Uniti, non smise di seguire le ricerche su questa patologia.

Dal 1989 al 1995 lavorò presso l'Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di "superesperto", concentrandosi sullo spettro di azione dell'NGF. Dal 1993 al 1998 presiedette l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, istituzione che è riuscita a rilanciare in quegli anni. Nel 1999 è stata nominata ambasciatrice dell'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) dal direttore generale Jacques Diouf, per contribuire alla sua campagna contro la fame nel mondo-

È stata membro delle maggiori accademie scientifiche internazionali, come l'Accademia Nazionale dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, la Pontificia Accademia delle Scienze (prima donna ammessa), l'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society. È stata inoltre Presidente onoraria dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Ha collaborato con l'Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello (Fondazione EBRI, European Brain Research Institute), da lei fondato nel 2001 e presso il quale ha proseguito, fino a poco tempo prima di morire, la sua attività di ricerca, affiancata da un costante impegno in campo sociale e politico e sostanziata dalla profonda riflessione etica che ne ha animato l'intero percorso di vita.

Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha dichiarato d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio».

Ha rinunciato per scelta a un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza. Riguardo alla propria esperienza di donna nell'ambito scientifico, ha descritto i rapporti coi collaboratori e studiosi sempre amichevoli e paritari, sostenendo che le donne costituiscono al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, sebbene ancora lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale.

La prima metà degli anni settanta l'ha vista partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto.

Rita Levi-Montalcini ha sovente lavorato con giovani attraverso progetti del CNR. Da un'indagine del 2006, effettuata dalla Tns Infratest, la sua credibilità la pone in testa alla classifica dei migliori testimonial.

Alla base di questa volontà di confronto con i giovani vi è una profonda fiducia nelle capacità innovative dell'uomo. Ha più volte affrontato il tema del rapporto tra le nuove generazioni e lo sviluppo tecnologico, del quale ha descritto anche i limiti:
« Oggi, rispetto a ieri, i giovani usufruiscono di una straordinaria ampiezza di informazioni; il prezzo è l’effetto ipnotico esercitato dagli schermi televisivi che li disabituano a ragionare (oltre a derubarli del tempo da dedicare allo studio, allo sport e ai giochi che stimolano la loro capacità creativa). Creano per loro una realtà definita che inibisce la loro capacità di “inventare il mondo” e distrugge il fascino dell’ignoto. »
(Rita Levi-Montalcini)

Negli incontri coi giovani, emerge l'invito a non concentrare l'attenzione solo su sé stessi, a partecipare ai problemi sociali e fare proposte volte al miglioramento del mondo attuale.
Ai giovani ricercatori ha ripetutamente suggerito l'esperienza all'estero per poi tornare in Italia, convinta che risieda in loro il futuro della ricerca e dell'innovazione scientifica del paese.

Nel 2009, giungendo all'età di cento anni, è stata la prima tra le vincitrici e i vincitori del premio Nobel a varcare il secolo di vita. È stata altresì la più anziana tra i senatori e senatrici a vita in carica nonché della storia repubblicana italiana. Più anziano di lei fu il Senatore del Regno Giovanni Battista Borea d'Olmo, vissuto fino all'età di 105 anni. In occasione del compimento dei cento anni ebbe modo di dichiarare: "Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente".

FONTE: Wikipedia

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Sanità: arrivano i nuovi "Livelli Essenziali di Assistenza", ecco tutte le novità del 2013

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Arrivano i nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, e si registra una stretta sugli esami inutili che costano caro al Servizio sanitario nazionale. Nel documento del ministro della Salute Renato Balduzzi si prevedono controlli su «almeno il 5%» delle ricette, e per facilitarli è chiesto l'obbligo da parte del medico di motivare la prescrizione degli accertamenti.

In una nota diffusa dal ministero si spiega che l'obiettivo è puntare «sull'appropriatezza dell'assistenza specialistica ambulatoriale» con conseguente «riduzione degli oneri a carico del Ssn». Le Regioni dovranno attivare «programmi di verifica sistematica» e saranno date anche « "indicazioni prioritarie" per la prescrizione di prestazioni di diagnostica strumentale frequentemente prescritte per indicazioni inappropriate». Senza l'indicazione del «quesito o del sospetto diagnostico» la ricetta sarà «inutilizzabile».

Maggiore diffusione del parto indolore (con l'epidurale), riconoscimento di 110 malattie rare, cinque nuove patologie croniche, ludopatia (dipendenza dal gioco) e la sindrome da Talidomide (un medicinale diffuso negli anni Cinquanta per le donne in gravidanza che poteva avere conseguenze sul nascituro): sono alcune nelle novità contenute nella proposta di aggiornamento dei Lea, che ora dovrà passare il vaglio del ministero dell'Economia, della Conferenza Stato-Regioni e l'esame delle commissioni parlamentari. Il ministero sottolinea che è stata data priorità all'esenzione per le patologie croniche e rare.

Entrano nei Lea anche enfisema polmonare e asma cronica (broncopneumopatie croniche ostruttive, Bpco, al II stadio - moderato, III stadio - grave, e IV stadio - molto grave), le malattie croniche infiammatorie delle ossa (osteomieliti croniche), le patologie renali croniche (con valori di creatinina clearance stabilmente inferiori a 85 ml/min), il rene policistico autosomico dominante e la sarcoidosi al II, III e IV stadio, cioè malattie che interessano più tessuti e organi con formazioni di granulomi e che comportano problemi polmonari, cutanei e oculari.

L'approvazione dell'aggiornamento dei livelli essenziali rappresenta «una risposta concreta a molte persone e a molte famiglie che soffrono», sottolinea Balduzzi, che aggiunge: «Anche nelle difficoltà economiche il nostro Servizio Sanitario Nazionale si dimostra capace di dare risposte concrete».

Fonte: Ansa.it
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23 dicembre, 2012

Finanziaria 2013: taglio ai malati di Sla e alle Università, in arrivo nuove tasse (e finanziamenti per le elezioni)

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Un passo d'addio con un pugno in faccia ai malati di Sla. E' questo in sintesi il risultato dell'approvazione dell'ultima, ennesima quest'anno, legge di stabilità in prospettiva 2013. I fondi approvati per i malati di sclerosi e gli altri disabili gravi ammonteranno a 115 milioni: Fornero e Balduzzi ne avevano promessi 200. Le associazioni: “È un’azione indegna, a dir poco stomachevole: ci hanno preso in giro”. Tagli anche all'Università: solo 100 milioni per il Fondo di finanziamento. Il ministro Profumo ne aveva chiesti almeno 400, pena il default degli atenei. Previsti ovviamente forti aumenti per le tasse universitarie. Riguardo scuole e policlinici privati, alle prime vanno 223 milioni, ai secondi 52,5, cui vanno aggiunti 12,5 milioni per il Bambin Gesù di Roma e 5 al Gaslini di Genova. Ulteriore spinta per la privatizzazione delle strutture sanitarie per le Regioni con bilancio in forte perdita (in Piemonte la Regione ha già dato via libera in tal senso).

In compenso, pioggia di nuove tasse (la nuova TARES cioè tassa sui servizi comunali, con rincari del 20%; un nuovo aumento dell'IVA che a luglio sarà portata dal 21% al 22%) e pioggia di finanziamenti (3,9 miliardi di prestito alla Monte Paschi di Siena) e microfinanziamenti: dai 60 milioni per l’editoria agli 80 per la Pedemontana piemontese, dai 30 per la Tirreno-Adriatica ai 20 per il “grave dissesto idrogeologico” dell’Abruzzo. Milioni pure per gli esuli istriani e la minoranza italiana in Slovenia e Croazia (15), per l’Ice (10), il terremoto del Belice del 1968 (10), gli aerei anti-incendio della Forestale (5), lo sviluppo turistico della Basilicata (5), l’integrazione delle terme nel Sistema sanitario (4). Un milione va al bicentenario verdiano e al settantesimo della Resistenza. L’Unido-Itpo (Ufficio per la Promozione Tecnologica e degli Investimenti) avrà 600 mila euro, 200 mila euro la basilica di San Francesco d’Assisi e 130 mila il Castello di Udine.

FONTE: Giornali nazionali
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20 dicembre, 2012

L'epidurale in partoriente da oggi sempre gratuita: è stata inserita nei "livelli minimi di assistenza"

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L’epidurale per il parto indolore sarà garantita in Italia a tutte le donne. Senza più differenze fra ospedale e ospedale o tra Regione e Regione. La rivoluzione dei Lea, i livelli minimi di assistenza per i cittadini, ora in fase di revisione, prevede l’inserimento di questa metodica, diffusissima in molti Paesi europei, ma che da noi non ha mai avuto vita facile. Primo, per questioni legate alla nostra cultura: il biblico «partorirai con dolore» ha condizionato molte donne, limitando in qualche modo l’accesso alla tecnica. Secondo, perché anche una certa concezione «naturalistica» del parto ha contribuito ad allontanare le partorienti da quella che è considerata, da alcuni, un’eccessiva medicalizzazione della nascita. Attualmente in Italia esiste una situazione molto variegata: ci sono ospedali dove l’epidurale è offerta gratuitamente 24 ore su 24, altri in cui è gratis di giorno e a pagamento di notte, altri che la finanziano solo per una certa quota di pazienti oppure la offrono dietro pagamento di un ticket. E comunque poco più del 15 per cento delle donne attualmente la utilizza. Da ora in avanti la situazione cambierà. L’analgesia nel parto toglie il dolore, ma la donna continua ad avvertire le contrazioni uterine, può addirittura camminare (non per niente da noi si parla di walking anestesia) e può vivere pienamente l’esperienza del travaglio e del parto. La tecnica è sicura e gli effetti collaterali sono pochi. A un patto però: che sia eseguita da mani esperte. La sua futura diffusione richiederà un aumento degli operatori che la praticano e implica fin da ora la necessità che il personale sia adeguatamente formato. E che i protocolli di intervento, oggi diversi da ospedale a ospedale, siano resi omogenei.

L’anestesia epidurale o peridurale è una modalità di anestesia loco-regionale che prevede la somministrazione di farmaci anestetici attraverso un catetere posizionato nello spazio epidurale. Lo spazio epidurale è una zona di pochi millimetri di spessore (da 3 a 6), compresa tra legamento giallo e dura madre, che si estende per tutta l’estensione della colonna vertebrale. L'anestesia si definisce loco-regionale poiché sono anestetizzate ampie parti del corpo (per es. un arto, un distretto toracico o addominale, anche in profondità), mentre con l’anestesia locale si blocca il dolore solo in una zona limitata e superficiale.

La tecnica, avviata dallo spagnolo Fidel Pagés, fu introdotta in Italia dal Prof. Achille Mario Dogliotti, chirurgo e antesignano della Scuola Italiana di Anestesiologia, che il 18 aprile 1931 pubblicò nel Bollettino della Società Piemontese di Chirurgia (Vol.1 anno 1931) il lavoro: "Un promettente metodo di anestesia tronculare in studio: la rachianestesia peridurale segmentaria". Dogliotti descrisse con estrema precisione la tecnica di esecuzione del blocco epidurale, rimasta pressoché inalterata fino ai giorni nostri. Si potrebbe benissimo studiarla sul testo originale, dal momento che nulla è cambiato, tranne che, ovviamente, i materiali (oggigiorno monouso e biocompatibili) e i farmaci (anestetici locali, oppiacei più potenti e meno tossici).

Il blocco epidurale può essere utilizzato sia a scopo analgesico che a scopo anestetico: la differenza è data dal diverso dosaggio dei farmaci impiegati. Nel primo caso (analgesia) si impiega per l’analgesia in travaglio di parto, per l’analgesia postoperatoria e per il trattamento del dolore cronico (per lo più di origine neoplastica). Nel secondo caso (anestesia) si impiega in corso di interventi chirurgici (taglio cesareo, interventi di chirurgia toracica, addominale, vascolare, urologica, ortopedica), da solo o come coadiuvante di un’anestesia generale, realizzando la così detta anestesia integrata.

FONTE: Corriere.it e Wikipedia
AUTRICE: A. Bazzi (parte del Corriere) e Wikipedia
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18 dicembre, 2012

La "Clerocinesi": dalle cellule della retina una nuova fase della mitosi?

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Scoperto un nuovo meccanismo di divisione cellulare nell'uomo: battezzato come 'clerocinesi', rappresenta un meccanismo di sicurezza, una specie di back-up messo a punto dall'evoluzione per evitare che processi anomali di divisione cellulare portino alla formazione di cellule figlie malate e quindi tumorali.

La scoperta, che punta riscrivere un capitolo della biologia che ormai si pensava chiuso, è stata presentata dai ricercatori dell'università del Winsconsin in occasione del congresso della Società americana di biologia cellulare. La novità riguarda il processo di divisione con cui una cellula madre si divide in due cellule figlie identiche, la cosiddetta mitosi. Questo processo inizia con la duplicazione del materiale genetico della cellula madre, prosegue con la migrazione dei due set di cromosomi ai due poli opposti della cellula e si conclude con la separazione fisica delle due figlie (chiamata citocinesi). Finora si era sempre pensato che quando quest'ultima fase della divisione non avviene correttamente si determina la formazione cellule figlie con un numero anomalo di cromosomi che, continuando a replicarsi, danno origine ai tumori. Questo infatti è quanto prevede la teoria elaborata nel 1914 da un pioniere della biologia cellulare, il tedesco Theodor Boveri, che aveva studiato la divisione nelle cellule uovo dei ricci di mare. Nessuno aveva mai messo in dubbio questa teoria, almeno fino ad oggi, con l'arrivo nei laboratori di una nuova tecnica, la videomicroscopia, che consente di filmare l'attività delle singole cellule.

I ricercatori l'hanno utilizzata per seguire da vicino un esperimento condotto con le cellule che rivestono la retina: le hanno indotte a intraprendere il percorso della divisione mitotica, ma hanno bloccato il processo di citocinesi, generando di fatto cellule anomale con due nuclei. A questi ultimi è stato permesso poi di proliferare ulteriormente. Secondo la teoria di Boveri i ricercatori avrebbero dovuto osservare la formazione di colonie di cellule anomale. Invece, a sorpresa, un terzo delle cellule con due nuclei ha dato vita a colonie di cellule figlie del tutto normali. Inoltre, la maggior parte della loro progenie era dotata di set di cromosomi identici a quelli delle cellule della retina usate all'inizio dell'esperimento.

Filmando le singole cellule, i biologi hanno scoperto inoltre che le cellule con due nuclei che intraprendono la divisione si bloccano nella prima fase di accrescimento per poi dividersi in due cellule figlie, senza ricorrere alle proteine che servono normalmente a dividere la membrana cellulare nella citocinesi. ''Ci e' voluto del tempo per convincerci di quello che stavamo osservando, perchè non è contemplato in nessun libro - afferma il coordinatore dello studio, Mark Burkard - e alla fine abbiamo concluso che stavamo osservando un nuovo tipo di divisione cellulare. Ora speriamo - conclude - di riuscire a comprendere come favorire la clerocinesi per aiutare la prevenzione dei tumori''.

FONTE: Ansa.it Scienza
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Accelera la proposta del SIGM per la riforma per le Scuole di Specializzazione di Medicina: fuoricorso "alla gogna" e mancata equiparazione del voto di laurea a livello nazionale...

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Ecco una copia dell'articolo/lettera pubblicata sul sito Giovanemedico.it in cui il SIGM annuncia l'accettazione dal MIUR delle proposte formulate per la riforma di accesso alle Scuole di Specializzazione di Medicina. Nel documento vengono precisati i punti che verrebbero modificati dalla riforma, quali ad esempio l'enorme vantaggio conferito a coloro che concludono il proprio corso di laurea nei tempi previsti e nelle università "più quotate" del paese, tutto a discapito dei fuoricorso delle facoltà di Medicina del Sud Italia. Si sottolinea la sollecitazione attuata al governo per l'approvazione definitiva da parte del CUN e per i tempi di conferma tramite decreto.

"" La Direzione Generale per l’Università, lo Studente e il Diritto allo Studio Universitario del MIUR ha trasmesso oggi al Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) ed al Consiglio Universitario Nazionale (CUN), per l’acquisizione di un parere formale, una proposta di nuovo regolamento per l’accesso alle scuole di specializzazione di area medica. Si tratterebbe di una prima iniziativa del MIUR che andrebbe nel senso di accogliere le richieste del SIGM di adozione di una riforma del sistema formativo pre e post lauream in medicina. Tale proposta di regolamento, inoltre, rappresenta un riscontro concreto alle aperture dichiarate dal MIUR in risposta alle proposte del Comitato Pro Concorso Nazionale, che ha prodotto una sottoscrizione a supporto del cambiamento dell'attuale sistema di accesso alle scuole di specializzazione, che in taluni punti si presta a discrezionalità.

Diverse le modifiche proposte. La prima prova potrebbe essere basata su 85 quesiti a risposta multipla scelti da un archivio nazionale non noto (una prima parte, pari a 70, su argomenti caratterizzanti il corso di laurea in medicina e chirurgia ed una seconda parte, pari a 15, differenziata per tipologia di scuola). I titoli potrebbero essere valutati con l'attribuzione di un punteggio massimo fino a 15 punti, 10 dei quali sulla base del voto di laurea (punteggio ponderato in base ai percentili di distribuzione dei voti relativi al corso e ateneo di provenienza) e 5 in funzione degli anni impiegati per il conseguimento della laurea. Novità anche nella composizione delle Commissioni Locali, tre componenti delle quali potrebbero essere di nomina ministeriale.

Infine, aspetto non secondario, la graduatoria potrebbe essere su base macroregionale o nazionale. I quiz non saranno resi noti come avviene già per il test d'ingresso a medicina viene praticamente abolita la seconda prova ma sopratutto viene abolita la correzione e la discrezionalità da parte della commissione locale che sarà formata solo dal direttore della scuola e da 4 docenti nominati dal ministero. Inoltre verrà considerato un punteggio in base al voto di laurea proporzionato all'ateneo di provenienza: esempio, se si prende 100 a Messina equivale ad un 98 a milano, ciò vuol dire che si rientra nella fascia compresa tra in 95°percentile ed il 90°.

Si tiene a precisare la natura di proposta di tale regolamento, che quindi potrebbe essere soggetto a richieste di miglioramento. Non risulta possibile prevedere allo stato attuale i reali tempi di implementazione (ovvero se esso potrà entrare in vigore a partire dal corrente anno accademico), sia a causa dei tempi necessari alla formulazione dei pareri da parte del CUN e del CNSU (tale organi di pronuncerà a brevissimo sulla proposta), sia perchè non sono ancora noti tutti i passaggi tecnico-legislativi necessari all'approvazione del regolamento.

Il nostro Segretariato manifesta apprezzamento per una proposta che mira a  valutare i candidati secondo parametri oggettivi e nel rispetto del principio della meritocrazia. Trattandosi però di un tema molto delicato, da cui dipende il futuro di migliaia di giovani aspiranti specializzandi, riteniamo doveroso analizzare nel dettaglio ogni singolo aspetto della nuova proposta di regolamento per l’accesso alle scuole di specializzazione col fine di individuarne le criticità per poi proporre eventuali modifiche tramite il nostro rappresentante in seno al CNSU e CUN, Dott. Carlo Manzi (Vice Presidente Nazionale del SIGM).

Tra le proposte di modifica che il SIGM intende da subito formalizzare, annoveriamo sin da subito la richiesta di garantire il diritto di prelazione dei contratti aggiuntivi regionali, finanziati sulla base del vincolo territoriale, per quanti risiedano nelle Regioni e nelle Province Autonome finanziatrici. Ciò per evitare il venir meno dell'impegno al finanziamento da parte delle Regioni e delle Province Autonome.

Il Segretariato Italiano Giovani Medici, consapevole del fatto che non esista un sistema di valutazione perfetto, vigilerà affinchè qualsiasi modifica apportata al regolamento in questione rispetti i principi che da sempre hanno contraddistinto il nostro operato: oggettività, merito e trasparenza.""

 FONTE: SIGM e Gruppo Facebook dedicato
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07 dicembre, 2012

Influenza: già 70.000 colpiti, probabile "boom" dopo Natale

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Il "gelo" invernale è arrivato e con l'arrivo del freddo i virus prosperano: solo in questa settimana si metteranno a letto con febbre e raffreddore 70mila italiani, ma per colpa soprattutto di virus parainfluenzali. Per l'influenza vera, che quest'anno colpira' dai 4 ai 6 milioni di persone, bisognera' aspettare Natale. E' lo scenario prospettato da Fabrizio Pregliasco, virologo dell'universita' di Milano. "La vera influenza - spiega all'AGI - si diffonde quando il freddo oltre che intenso e' persistente nel tempo, quindi dobbiamo aspettare Natale per il boom di casi. Per ora siamo in presenza soprattutto di virus simil-influenzali, che faranno aumentare i casi del 20 per cento in questa settimana a causa dell'arrivo del freddo". 

L'appello degli esperti, sottolinea Pregliasco, e' quindi quello di vaccinarsi: "Si e' ancora in tempo. Il vaccino ha la sua efficacia dopo 10 giorni, quindi se non si vuole un Natale rovinato dall'influenza si puo' ancora ricorrere al vaccino, che e' piu' che sicuro malgrado gli allarmi mediatici e qualche eccesso di prudenza da parte dello stesso ministero".

Nel complesso, spiega il virologo, quella di quest'anno sara' una stagione influenzale "con un'incidenza medio-alta: oltre al virus H1N1, quello dell'influenza 'A', abbiamo due ceppi americani e uno australiano, un mix che potrebbe portare fino a 6 milioni di malati".

FONTE: Agi Salute
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Diabete: lo scompenso potrebbe agire come fattore di rischio per lo sviluppo di sordità

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Oltre ai problemi ai reni, cardiovascolari, ai nervi e alla visita il diabete potrebbe essere la causa scatenante di perdita parziale dell'udito. Lo afferma uno studio della Niigata University pubblicato da Clinical Endocrinology and Metabolism, secondo cui il rischio sarebbe doppio anche per i giovani. Secondo alcune teorie gli alti livelli di zuccheri nel sangue dovuti al diabete potrebbero danneggiare i vasi sanguigni della chiocciola. Per verificarlo i ricercatori hanno analizzato 13 studi precedenti effettuati tra il 1977 e il 2011, per un totale di piu' di 7mila pazienti. In media le persone diabetiche hanno riportato un rischio maggiore di 2,15 volte di perdita di udito rispetto ai non malati. Se si scompone il dato per eta' negli under 60 la probabilita' era 2,61 volte piu' alta, mentre nei piu' anziani di 1,58 volte: "Questi risultati dovrebbero far suonare un campanello d'allarme - scrivono gli autori - perche' la sordita' e' associata anche a depressione e demenza". E' importante dunque che i diabetici si sottopongano a controlli periodici dell'udito anche se non e' ancora chiaro in che modo la malattia lo danneggi. Comunque simili risultati necessitano di essere confermati da test più accurati che prendano in considerazione altri fattori, come una misurazione precisa del livello di rumore e dei differenti tipi di diabete.

FONTE: Agi.it Salute
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Rapporto Censis 2012: fuga dalle università, ITS presi d'assalto, maggiore apertura all'estero

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La disoccupazione colpisce soprattutto i giovani, e i giovani ne stanno traendo le prime conseguenze: le immatricolazioni all'università sono calate del 6,3% nel 2010-2011 e del 3% nel 2011-2012. La riduzione interessa soprattutto i corsi di laurea di tipo umanistico-sociale, il cui "peso" passa tra il 2007 e il 2010 dal 33% al 29,9% delle immatricolazioni, mentre quelli di indirizzo tecnico-scientifico registrano un +2,7% (la loro quota passa dal 26% al 28,7%). L'interesse verso i percorsi di tipo tecnico non si limita però all'università: le Fondazioni Its (Istituti Tecnico Superiori), attivate nello scorso anno scolastico, sono state praticamente prese d'assalto, infatti è stato possibile soddisfare solo il 39,5% delle richieste, con picchi del 51,6% nelle regioni centrali e minimi del 22,8% in quelle meridionali. Ancora di minoranza la presenza femminile, ferma per ora al 24,3%.

E d'altra parte ormai indagini su indagini confermano che le qualifiche tecniche di alta specializzazione sono le grandi assenti nel nostro mercato del lavoro: nel 22,4% dei casi le aziende considerano tali figure "di difficile reperimento", mentre il dato medio per le altre figure professionali si ferma al 19,7%. Nel 2011 le competenze tecniche risultavano tra le più richieste dal mercato: con la previsione di oltre 100.000 assunzioni, pari al 17% di quelle previste nell'anno, la loro domanda ha registrato un'ulteriore crescita rispetto al 2009, con un incremento del 15,4%. E' il settore che presenta la più alta incidenza di giovani: gli under 35 costituiscono il 26,3% del totale.

L'altro forte aspetto di innovazione delle scuole è l'internazionalizzazione. Nonostante i pochi finanziamenti e le difficoltà burocratiche (denunciate dal 46,8% delle scuole) ormai mandare i propri studenti all'estero per un anno o qualche mese di scuola o per un tirocinio (76,6%) o anche mandarci degli insegnanti per aggiornamento professionale (38%) è diventata un'esperienza di routine per la stragrande maggioranza delle scuole italiane. Infatti il 68,1% dei dirigenti scolastici delle scuole medie superiori dichiara di aver partecipato a un'iniziativa di questo tipo negli ultimi cinque anni.

Anche in questo caso, si registra il primato degli istituti tecnici, che vantano una partecipazione al 74%; seguono i professionali (70,5%) e infine i licei (64,5%). Almeno in questo siamo diventati europei: le scuole infatti hanno imparato a fare buon uso dei fondi dei programmi Comenius (57,4%) e Leonardo da Vinci (22,3%) oltre che del Fondo Sociale Europeo. Alle spese partecipano anche le famiglie, che hanno finanziato nella misura del 17,2% le iniziative di mobilità della scuola (in prevalenza quelle legate all'apprendimento delle lingue straniere).

Del resto l'interesse delle famiglie per la formazione all'estero ormai è forte: i giovani che hanno deciso di completare in una facoltà universitaria straniera il loro percorso di studi sono aumentati del 42,6% tra il 2007 e il 2010.

AUTRICE: Rosaria Amato
FONTE: Repubblica.it
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30 novembre, 2012

Svelata la bozza del decreto "Ammazza Specializzandi": negli ultimi due anni si lavorerà gratis...

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I medici specializzandi negli ultimi due anni del corso potranno svolgere attività ordinarie negli ospedali e nei presidi territoriali, su base volontaria e senza retribuzione. E' quanto previsto, secondo anticipazioni di stampa, dalla bozza messa a punto dal ministro Balduzzi a modifica del vecchio Ddl Fazio, in discussione da ieri in Commissione Sanità del Senato. Sono 10 mila gli studenti che frequentano gli ultimi due anni dei corsi di specializzazione, su un totale di 25 mila, sottolineano Massimo Cozza, segretario Fp-Cgil medici, e Rita Guariniello, segretario nazionale Flc-Cgil, concludendo che in questo modo in ospedale, al posto dei precari, si moltiplicheranno gli specializzandi a costo zero. Per i 5 mila giunti all'ultimo anno di corso, poi, si prevede il raggiungimento della "completa autonomia delle responsabilità assistenziali", disposizione che nella pratica si concretizzerebbe anche nell'espletamento dei turni di guardia. "Crediamo invece che serva una formazione di qualità, da effettuare anche nel servizio sanitario nazionale, ma con un affiancamento dei medici strutturati, non con una loro sostituzione. In questo modo - scrivono Cozza e Guariniello - si opererebbe uno snaturamento dell'esperienza formativa e un danno occupazionale. L'utilizzo degli specializzandi coprirebbe così i posti lasciati vacanti dal blocco del turn over, che impedisce di sostituire i medici andati in pensione, e da quei medici precari che rischierebbero di perdere il posto se il Ddl omnibus e il tavolo attivato dal ministro Patroni Griffi non dovessero individuare una soluzione". Una "doppia beffa per gli specializzandi: lavorerebbero gratis invece di formarsi - concludono - e occuperebbero un posto di lavoro che un giorno dovrebbe spettare a loro. Ma a quel punto sarebbe occupato da altri specializzandi", gratis.

(Disposizioni in materia di formazione medica specialistica)

1. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta dei Ministri della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono definite le modalità, anche negoziali, per l’inserimento dei medici in formazione specialistica, ammessi al biennio conclusivo del corso, all’interno delle aziende del Servizio sanitario nazionale costituenti la rete formativa di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, comunque senza mutamento della natura giuridica del rapporto di formazione specialistica e fermo restando che il relativo contratto non può dare in alcun modo diritto all’accesso ai ruoli del predetto Servizio sanitario nazionale né all’instaurazione di alcun rapporto di lavoro con lo stesso. La valutazione finale del medico in formazione specialistica resta di competenza della scuola di specializzazione.

2. L’inserimento dei medici in formazione specialistica nelle aziende del Servizio sanitario nazionale avviene su base volontaria, non può dare luogo a indennità, compensi o emolumenti comunque denominati, diversi anche sotto il profilo previdenziale da quelli spettanti a legislazione vigente ai medici specializzandi, e comporta la graduale assunzione, fino alla completa autonomia nell’ultimo anno del corso, delle responsabilità assistenziali secondo gli obiettivi definiti dall’ordinamento didattico del relativo corso di specializzazione.

3. L’accordo di cui al comma 1 disciplina altresì la partecipazione del medico in formazione alle attività ordinarie delle unità operative di assegnazione, nonché le modalità per consentire l’applicazione delle nuove disposizioni anche ai medici in formazione alla data dell’accordo medesimo.

4. All’attuazione dei commi 1, 2 e 3 si provvede nei limiti delle risorse e secondo le procedure previste dalla legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Fonte: ADNKronos Salute
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08 novembre, 2012

Sanità, tagliati settemila posti letto negli ospedali di tutta Italia, fra le regioni più colpite il Molise, Trento e il Lazio

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Dovranno diminuire di almeno «7.389 unità» (2.337 nella sola Lombardia) i posti letto nelle strutture ospedaliere italiane in attuazione della spending review. Lo scrive in una nota il ministero della Salute, che sottolinea anche che le Regioni che già si trovano sotto la percentuale di 3,7 posti per mille abitanti avranno invece la facoltà di aumentarli fino a questo tetto.

 «Più che di tagli parlerei di riconversione perchè anche se si sono ridotti i posti letto, questi sono destinati agli anziani, la riabilitazione e la lunga degenza - ha spiegato a Tgcom24 il sottosegretario alla Salute, Elio Adelfio Cardinale - Per questo c'è questa eliminazione di sprechi. In ogni ospedale ci sono reparti col tasso di occupazione del 15%. In queste situazioni bisognava intervenire da tempo e questo governo è dovuto intervenire in tempi brevi». Cardinale ha anche spiegato che in questo modo si arriverà a un «accorpamento di ospedali dove ci sono 15 primariati di cardiologia o chirurgia».

Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, insieme al ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha inviato uno schema di regolamento alla Conferenza Stato-Regioni. L'argomento è la «Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera». Al 1 gennaio in Italia erano presenti 231.707 posti letto (3,82 ogni mille abitanti) di cui 195.922 per pazienti acuti, cioè per quelli la cui malattia dura poco nel tempo (3,23 ogni mille abitanti), e 35.785 per post-acuti (0,59), o lungodegenti. La legge 135/2012 indica come obiettivo una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui 0,7 deve essere dedicato a riabilitazione e post acuti e i restanti 3 per gli acuti.

Le Regioni che ad oggi presentano un numero di posti letto superiore a quello previsto dai nuovi standard dovranno provvedere alla riorganizzazione, quelle in una situazione di posti inferiore a questa stima avranno la facoltà di aumentarli. I posti quindi passeranno a 224.318 in totale, di cui 181.879 per pazienti acuti (-14.043) e 42.438 per lungodegenti.

In base alle tabelle quattro regioni (come detto la Lombardia, che perde 2.337 posti di cui 911 per i lungodegenti, l'Emilia Romagna, il Lazio e il Molise) e la provincia di Trento dovranno diminuire posti in entrambe le tipologie. L'Umbria potrà incrementare entrambe le categorie, il Piemonte dovrà ridurre i lungodegenti e potrà aumentare quelli per acuti. Le regioni rimanenti (Valle d'Aosta Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) e la provincia autonoma di Bolzano, al contrario potranno aumentare i posti per lungodegenti e dovranno diminuire quelli per acuti. In sei (Liguria, Toscana, Abruzzo, Campagna, Puglia e Sicilia) il numero dei posti letto, per effetto del gioco dei saldi, potrà complessivamente aumentare.

«I calcoli - sottolineano dal ministero - si basano sulla popolazione generale di ogni Regione pesata e corretta in base alla percentuale di anziani e ai flussi di mobilità ospedaliera tra Regioni. Il correttivo tiene anche conto del fatto che alcune Regioni registrano una mobilità attiva, in quanto i propri ospedali attraggono pazienti residenti altrove».

I criteri in base ai quali procedere sono indicati in uno schema di regolamento sugli «standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell'assistenza ospedaliera». Salvo sorprese verrà esaminato la prossima settimana dalla Conferenza Stato-Regioni, per l'approvazione. Il documento è pronto, frutto del lavoro del ministero della Salute attraverso l'agenzia per i servizi sanitari (Agenas) diretta da Fulvio Moirano, che ha in mano anche il cosiddetto programma per la valutazione delle performance delle singole strutture. Più che di sforbiciata, è corretto parlare di riconversione visto che i letti non verranno aboliti ma riutilizzati per funzioni diverse ad esempio residenze per anziani, lungodegenza. Il taglio non sarà attuato attraverso tanti piccoli interventi, un posto in meno lì, due in meno lì, secondo la logica della mediazione, specie nelle università.

Spariranno interi primariati-doppione (oggi si chiamano unità operative complesse) selezionati in base al bacino di utenza e al rendimento. Questo a garanzia dei pazienti. Più una struttura accumula esperienza e casistica, più è sicura, soprattutto per quanto riguarda le alte specialità. Centri trapianti, cardiochirurgia, neurochirurgia. In molte realtà sono troppi e lavorano poco perché devono spartirsi i malati, a discapito della qualità. Per alcune specialità (ad esempio by pass coronarico) vengono fissati dei limiti al di sotto dei quali non si dovrebbe scendere: almeno 150 l'anno. A Roma, tanto per fare un esempio, solo una cardiochirurgia delle 8 presenti rispetta questo ritmo. In Lombardia 10 su 18.

«Chiudere i primariati? Un'impresa, spesso non ci si riesce, si incontrano molte resistenza politiche», racconta Giuseppe Zuccatelli, oggi subcommissario della Sanità abruzzese, intervenuto su questo tema al convegno organizzato a Roma da «Meridiano Sanità» sulla salute in Italia in tempo di crisi economica. «Bisogna raggiungere l'indicatore sui letti stabilito dal ministero attraverso l'eliminazione di reparti interi, unico modo per ottenere risultati duraturi ed efficaci sul piano economico e di recupero di personale. Infermieri e ausiliari da utilizzare altrove e per coprire il turn over», analizza Zuccatelli. Dunque non tagli lineari, ciechi o effetto di spinte e pressioni. Lo schema di regolamento suddivide gli ospedali in tre categorie (hub, spoke e integrativi) in base a grandezza e strutture. Si insiste sull'indice di occupazione dei posti letto che deve attestarsi su 80-90%: in reparti di 30 posti, ne devono essere occupati in media 26. Le misure antisprechi funzionano così.

FONTE: Corriere.it
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31 ottobre, 2012

Il DL Sanità è legge, dall'intramoenia all'aranciata, ecco cosa cambierà

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L'aula del Senato ha approvato la fiducia posta dal governo al decreto sanitá, con 181 voti a favore, 43 contrari e 23 astenuti. Il provvedimento, che era giá stato approvato dalla Camera, diventa legge. Il decreto convertito in legge prevede nuove norme per la nomina dei manager sanitari e dei primari, la riorganizzazione della medicina territoriale, che dovrà diventare un servizio disponibile h24 per i cittadini, e dell'attività intramuraria dei medici pubblici. Ma anche tempi certi per l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, regole più stringenti per prevenire la ludopatia e scoraggiare il gioco d'azzardo, soprattutto fra i minori. Sono alcuni dei contenuti del decretone sanità approvato oggi in via definitiva al Senato visto che a Palazzo Madama non sono state apportate ulteriori modifiche rispetto a quelle già votate a Montecitorio dove il decreto è passato lo scorso 18 ottobre.

ASSISTENZA TERRITORIALE H24 - Il decreto rivede l'assistenza territoriale nell'ottica di creare servizi h24 (saranno le Regioni a occuparsi della riorganizzazione). Nasceranno le unità complesse di cure primarie: le Regioni dovranno favorire la costituzione di reti di «poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l'arco della giornata, nonchè nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione, che operano in coordinamento e in collegamento telematico con le strutture ospedaliere».

INTRAMOENIA SI CAMBIA - Dopo anni di deroghe si mette mano all'attività professionale intramoenia dei medici del Ssn. Entro il 31 dicembre prossimo le aziende sanitarie dovranno fare una ricognizione «straordinaria» degli spazi disponibili per l'attività libero professionale. Laddove questi dovessero mancare si può consentire ai medici di operare a studio oppure appoggiarsi a strutture esterne. Ma bisognerà, senza nuovi oneri per lo Stato, adottare sistemi e moduli organizzativi e tecnologici «che consentano il controllo dei volumi delle prestazioni libero-professionali, che non devono superare, globalmente considerati, quelli eseguiti nell'orario di lavoro». questo per evitare abusi.

MEDICINA DIFENSIVA KO - «L'esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve». È la modifica introdotta alla Camera per bloccare il ricorso alla medicina difensiva che ha alti costi per il paese.

NOMINE DI MANAGER E PRIMARI, SI CAMBIA - Cambiano le norme per la nomina di manager della sanità e primari. Ogni Regione «provvede alla nomina dei direttori generali delle aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale» attingendo «all'elenco regionale di idonei» costituiti «previo avviso pubblico e selezione effettuata da parte di una commissione costituita in prevalenza da esperti indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti dalla regione medesima». Gli elenchi «sono periodicamente aggiornati». Per i primari la selezione viene effettuata da una commissione composta dal direttore sanitario dell'azienda interessata e da 3 direttori di struttura complessa nella medesima disciplina dell'incarico da conferire, individuati tramite sorteggio da un elenco nazionale nominativo costituito dall'insieme degli elenchi regionali dei direttori di struttura complessa appartenenti ai ruoli regionali del Servizio sanitario nazionale. La commissione elegge un presidente. In caso di parità nelle deliberazioni della commissione prevale il voto del presidente. La commissione riceve dall'azienda il profilo professionale del dirigente da incaricare. Sulla base dell'analisi comparativa dei curricula, dei titoli professionali, la commissione presenta al direttore generale una terna di candidati idonei formata sulla base dei migliori punteggi attribuiti. Il direttore generale individua il candidato da nominare nell'ambito della terna predisposta dalla commissione. Se intende nominare uno dei due candidati che non hanno conseguito il migliore punteggio, deve motivare analiticamente la scelta.

ALCOL E TABACCHI OFF LIMITS PER UNDER 18 - Chiunque vende bevande alcoliche ha l'obbligo di chiedere all'acquirente l'esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età dell'acquirente sia manifesta. È prevista una sanzione da 250 a 1.000 euro a chiunque venderà alcol a minori e da 500 a 2.000 in caso di recidiva con la sospensione per 3 mesi dell'attività. Anche i distributori automatici dovranno adeguarsi alla novità. Off limits per i minori anche i prodotti da fumo (ora il limite era a 16 anni) con sanzioni per gli esercenti da 250 a 1.000 euro, che vanno da 500 a 2.000 euro con la sospensione della licenza per tre mesi in caso di recidiva.

GIOCHI ON LINE VIETATI IN PUBBLICI ESERCIZI - «È vietata la messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all'esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità».

LUDOPATIE E SLOT DA RICOLLOCARE - Scattano maggiori tutele nei confronti dei minori per evitare che siano vittime di chi pubblicizza i giochi con vincita: niente spot al cinema durante i film per piccoli, niente pubblicità sulla stampa dedicata o durante (ma anche mezz'ora prima e dopo) le trasmissioni tv per under 18. Raddoppiano i controlli annui (ora saranno diecimila) destinati al contrasto del gioco minorile, nei confronti degli esercizi dove si trovano slot machine. Sarà poi necessario un piano di ricollocazione delle slot machines lontano da zone sensibili come scuole o luoghi di culto. Le pubblicità dei giochi dovranno indicare le probabilità di vincita.

ARANCIATE MAI PIÙ SENZA ARANCE - Le aranciate (o limonate), anche quelle con nomi di fantasia, per conservare questa denominazione in etichetta dovranno contenere il 20% di frutta (oggi è il 12%). Una disposizione che si applica «a decorrere dal nono mese successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione» del decreto, previo perfezionamento, con esito positivo, della procedura di notifica di cui alla direttiva 98/34/CE. Le bevande prive del contenuto minimo obbligatorio, prodotte prima della data di inizio dell'efficacia delle disposizioni di legge, «possono essere commercializzate entro gli otto mesi successivi a tale data».

FONTE: Adnkronos
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24 ottobre, 2012

Vaccini antiinfluenzali a rischio, bloccate 8 milioni di dosi: "Servono accertamenti"

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Il ministero della Salute e l'Aifa hanno disposto il divieto immediato a scopo cautelativo e in attesa di ulteriori indagini dell'utilizzo dei seguenti vaccini antinfluenzali:
1) Agrippal
2) Influpozzi sub unità
3) Influpozzi adiuvato
4) Fluad

Ai cittadini è richiesto di non acquistare nè utilizzare tali vaccini fino a nuova comunicazione in proposito. I vaccini sottoposti a divieto sono prodotti dall'azienda Novartis. L'Aifa, sulla base della documentazione presentata dall'azienda, ha stabilito la necessità di ulteriori verifiche circa la qualità e la sicurezza degli stessi, dal momento che questi potrebbero presentare una aumentata reattogenicità, cioè la capacità di indurre effetti collaterali e reazioni indesiderate. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, sta seguendo da vicino la situazione.

Si stima siano di 6 milioni le dosi di vaccino della Novartis sul mercato italiano mentre nel complesso si utilizzano 12-14 milioni di dosi per campagna antinfluenzale. Ma, secondo quanto si è appreso, il provvedimento di divieto di acquisto e utilizzo per il momento avrebbe riguardato solo le circa 500 mila dosi attualmente distribuite. Con lo stop alla distribuzione delle 2,3 milioni di dosi dell'azienda olandese Crucell al momento quindi potrebbero mancare per l'avvio della campagna, se i provvedimenti venissero confermati, oltre 8 milioni di dosi.

«La produzione di vaccini contro l'influenza - commenta Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di igiene della Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica di Roma - non è qualcosa che si improvvisa ed è molto complicata. A questo punto credo non si possa che dire che questo è un brutto colpo per la campagna vaccinale italiana. Non si è ben capito cosa sia successo e quale sia il problema. Credo che questi vaccini siano già stati distribuiti, ma che non ci sia comunque il rischio che qualcuno sia già stato utilizzato. La "macchina" della campagna vaccinale è infatti in ritardo, non è ancora partita e per la maggior parte avrà inizio la prossima settimana». Sul tema interviene anche il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che lancia l'allarme: «Stimiamo che il vaccino dimezzi la mortalità annua, quindi se non ci si vaccina potenzialmente potremmo avere il doppio dei morti per influenza o per i suoi effetti collaterali» «Allo stato - ammette Pregliasco - la situazione comincia a farsi preoccupante: mancano ben oltre la metà delle dosi necessarie (ogni anno vengono impiegate circa 12 milioni di dosi, ndr), quindi oggi la disponibilità del vaccino è compromessa. Naturalmente credo che il ministero prenderà provvedimenti per raggiungere comunque il fabbisogno, anche se Novartis è una grande multinazionale, se ci sono problemi con i vaccini italiani potrebbero esserci anche all'estero».

Ma i medici di famiglia, nel frattempo, invitano a non cadere in facili allarmismi. Malgrado la partenza come minimo a singhiozzo della campagna vaccinale, considerate le dosi che mancano all'appello all'avvio, secondo il segretario della Federazione dei medici di famiglia, Giacomo Milillo, «la campagna dovrebbe partire senza troppi problemi: il ministero ci ha appena assicurato di aver autorizzato la distribuzione di 7,5 milioni di dosi».

Fonte: Corriere.it
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13 ottobre, 2012

Riforma delle pensioni e settore sanitario, emendamento salva-posti ma il Governo va all'attacco

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La commissione Affari sociali della Camera ha approvato oggi un emendamento al decreto sanità che rinvia l'applicazione della riforma ai lavoratori del servizio sanitario fino al 2014. Una scelta che ha incontrato l'opposizione netta del governo e del ministro Fornero, che dicono all'esenzione "per intere categorie".

Se le norme diventassero legge quindi, i dipendenti del Ssn potrebbero essere "salvaguardati" rispetto all'inasprimento delle regole sull'accesso che vale per gli altri lavoratori sottoposti alla riforma, andando in pensione con le vecchie regole. L'idea è liberare risorse pensionando tutti quei lavoratori ("cuochi, addetti alle pulizie, uscieri, guardie", spiega uno dei relatori del provvedimento, Lucio Barani del Pdl) a carico delle strutture sanitarie le cui mansioni sono state però affidate a società esterne, "permettendo di assumere medici e infermieri" che sono solo una minoranza dei pensionati.

Ancora Barani: "Si tratta di alleggerire economicamente  il Sistema sanitario nazionale, pensionando quanti sono impossibilitati a svolgere il proprio lavoro, causa l'affidamento a terzi delle loro mansioni, a beneficio del bene primario della salute".

Ma il governo è contrario alla modifica. Il ministro Fornero ha fatto sapere che "non ci sono fratelli maggiori e fratelli minori. Questa riforma pensionistica vale per tutti - ha aggiunto - il Governo è impegnato eventualmente a cercare nell'ambito delle situazioni di persone che possono rischiare di trovarsi nel 2013-2014 senza reddito e senza lavoro, altre cause giuste meritevoli di salvaguardia, direi che quella è l'unica cosa. Non credo che si possa pensare ad esenzioni di intere categorie. Questo trova il governo in netta opposizione".


FONTE: Repubblica.it
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08 ottobre, 2012

Premio Nobel per la Medicina a John Gurdon e Shinya Yamanaka per la loro ricerca nel campo delle staminali

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Può una cellula matura tornare bambina? E può un organismo adulto ritornare embrione? I due esperimenti che sembrano capovolgere le regole della logica oltre che della biologia sono stati portati a termine a oltre 40 anni da distanza l'uno dall'altro dallo scienziato inglese John Gurdon,79 anni, e da quello giapponese Shinya Yamanaka, 50 anni, che oggi hanno vinto il Nobel per la medicina.

Gordon è il padre storico della clonazione, che tanto fermento ha causato sul fronte della bioetica. Yamanaka quegli stessi malcontenti ha invece contribuito a sedarli, inventando una tecnica che permette di ottenere cellule staminali senza bisogno di toccare gli embrioni. Entrambi sono riusciti a invertire le lancette del tempo della vita "riprogrammando" individui e cellule adulti per riportarli allo stato embrionale.

Con un esperimento che è diventato un classico dei manuali di biologia, Gurdon nel 1962 clonò una rana. Prese una cellula da un individuo adulto. Ne isolò il nucleo e lo inserì all'interno di una cellula uovo dopo aver rimosso il nucleo originario di quest'ultima. Ne nacque un girino in piena salute. Il nucleo di una cellula di una vecchia rana era stato in grado di guidare la cellula uovo verso la formazione di una rana giovane. "Gordon  -  scrive oggi l'Accademia delle Scienze di Stoccolma che assegna il Nobel  -  aveva scoperto che la specializzazione delle cellule è reversibile".

Dagli anni '60 a oggi la clonazione venne replicata su molte specie animali (famosi la pecora Dolly e il cane Snuppy) e divenne quasi un fenomeno da baraccone, con la setta dei raeliani intenta a clonare un essere umano e speculazioni sul modo migliore per riportare in vita un dinosauro. Difficilmente questa tecnica avrebbe potuto dare una mano concreta alla medicina senza l'aiuto di Yamanaka, che nel 2006 prese delle cellule adulte di topo e inserendovi una manciata di geni le trasformò in staminali dalle caratteristiche del tutto simili alle cellule di un embrione. L'esperimento di Yamanaka era estremamente semplice ed elegante. Come una sorta di pietra filosofale, il suo metodo forniva ai medici staminali in quantità per tentare di curare le malattie più svariate, e senza bisogno di distruggere embrioni.

Le staminali di Yamanaka (chiamate ips, induced pluripotent stem cells) sono oggi il cuore dell'attività della maggior parte dei laboratori di medicina rigenerativa. Non sono ancora state usate in esperimenti sull'uomo perché si è notato che il loro Dna non è in ordine al 100 per cento. Ma gli scienziati giudicano questi problemi in via di risoluzione. Le cellule di un paziente malato potranno un giorno essere prelevate, trasformate in staminali grazie al metodo di Yamanaka e poi fatte specializzare nel tipo di tessuto richiesto per correggere diabete, lesioni al midollo spinale, distrofie muscolari e tutte le malattie che la medicina rigenerative promette un giorno di trattare.

Il Nobel al tandem Gurdon-Yamanaka dimostra come una scoperta di biologia fondamentale apparentemente inutile (la clonazione di un girino) possa portare un giorno a delle applicazioni reali in medicina. Anche se nel mezzo ci sono ben 40 anni di sforzi e di ricerche, un tempo infinito per chi ha una malattia da combattere oggi.

Il premio Nobel per la medicina è il primo ad essere annunciato. Domani è il turno della fisica, mercoledì della chimica e giovedì della letteratura. A causa della crisi economica, la fondazione Nobel quest'anno ha diminuito il montante del premio del 20 per cento, stabilendolo a 8 milioni di corone (930.940 euro) contro i 10 milioni in palio dal 2001.

Autrice: Elena Dusi
FONTE: Repubblica.it
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28 settembre, 2012

Unime, problemi ai server per l'iscrizione online, prorogati i termini al 31 ottobre

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Mattinata di ordinaria follia a Palazzo Mariani, sede di diverse segreterie universitarie e dove al Front-Office sono attive alcune postazioni presso le quali gli studenti avranno la possibilità di essere supportati all’iter della procedura on line. A creare il caos proprio la procedura on line, visto che per tutta la giornata il server dell’Ateneo si è bloccato, di fatto non consentendo agli studenti di formalizzare l’iscrizione o l’immatricolazione. Diversi gli studenti che si sono recati allora agli sportelli delle segreterie per formalizzare l’iscrizione senza passare da internet. Inevitabili le lunghe file e la ressa. «È vero – ha commentato il dirigente dei servizi didattici Fausto Gennuso – abbiamo
avuto questo problema al server, ma nel pomeriggio il problema è stato risolto. Abbiamo, comunque, già provveduto a prorogare i termini, proprio per consentire agli studenti di iscriversi e immatricolarsi con serenità». Stamani, infatti, il rettore Franco Tomasello firmerà la proroga dei termini che in un primo momento erano fissati per il 1 ottobre e che adesso, invece, scadranno il 31 ottobre.

Fonte: Gazzetta del Sud
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13 settembre, 2012

Test di Ingresso 2012: Messina penalizzata, passano il test solo in 147 su 1090 posti regionali

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Ufficializzata dal Ministero la graduatoria generale: il primo studente peloritano è solo al 31esimo posto, a Catania boom di “cervelloni”. Tante perplessità sul regolamento delle università-aggregate e sulle modalità adottate negli altri atenei.

Nella graduatoria finale dei 1.090 aventi diritto al posto, quella complessiva che aggrega le Università di Messina, Catania, Catanzaro “Magna Grecia” e Palermo, il primo messinese figura solo in trentunesima posizione. Nei primi cento posti ci sono, invece, ben 53 catanesi (32 i palermitani). Un exploit quello degli studenti etnei che viene confermato scorrendo la graduatoria, visto che sono ben 98 nei primi 200 gli studenti che hanno sostenuto l’esame a Catania. Cosa vuol dire in termini pratici. Significa, vista la nuova normativa, che i 215 posti che spettano alla Facoltà di Medicina dell’Università di Medicina e Chirurgia saranno occupati da 147 “messinesi” (ovvero studenti che hanno svolto i test nella città dello Stretto) e per i restanti 68 posti da giovani catanesi (per lo più) e palermitani. Sui 1.090 previsti per le quattro facoltà di posti di Medicina e Chirurgia, infatti, ben 434 sono andati a catanesi, 417 a palermitani, 147 a messinesi e 88 a catanzaresi.

Il test di medicina a Messina è stato criticato anche quest'anno. Perché? Per via del fatto che in altre sedi gli studenti si mettevano uno attaccato all'altro e a Messina c'era un posto di distanza e che forse questo ha influito nel fatto che solo 147 su 1090 sono messinesi, mentre i posti sono 215. La risposta del Consiglio del C.d.L. in Medicina e Chirurgia: "Ogni anno a Messina, c'erano altrettante persone non Messinesi, provenienti da Catania-Palermo-Agrigento ecc ecc. che vista l'opportunità, quest'anno sono rimasti nelle proprie sedi a svolgere il test, ma che in caso contrario sarebbero entrate direttamente qui. Noi non siamo in deficit, perché abbiamo seguito scrupolosamente il regolamento, forse altri no."


Fonte: www.unime.eu e Gazzetta del Sud
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04 settembre, 2012

Test di Ingresso 2012: domande su "Spread" e "Imu", ma anche Pascoli, Carducci e indovinelli su date di nascita...

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Dopo due ore, gli oltre 9mila aspiranti medici negli atenei della capitale sono usciti dalle aule. Ancora frastornati e agitati ma con la speranza di aver risposto correttamente alle domande dei test d'ammissioni alla facoltà di Medicina, quest'anno scanditi da varie proteste. C'è chi si confronta con gli altri compagni, chi preferisce tornare a casa. Ma su un argomento sono tutti d'accordo: "Gli argomenti di biologia erano troppo difficili" ripetono in coro gli studenti. Più semplici invece quelle di cultura generale.

Ecco qualche domanda: "Quando è stato costruito il muro di Berlino?", "Ordinare dal più antico al più recenti i primi Nobel italiani", da Fo a Pirandello, "Quali sono le vaccinazioni non più obbligatorie?", "Se si tirano i dadi cinque volte, quante probabilità che escano numeri pari?", "Quale tra questi stati era indipendente negli anni Ottanta?". Non è mancato il "tormentone" spread arrivato anche nei test universitari. I ragazzi in uscita a Roma dalle prove di Medicina hanno raccontato infatti che in una delle domande si chiedeva cosa fosse. C'era anche un quesito sul calcolo dell'Imu, la nuova tassa sugli immobili. E tra le domande di cultura generale rientravano anche Pascoli e Carducci. E ancora si chiedevano il contrario di "etereo", il sinonimo di "fallace" o il calcolo dell'anno di nascita di due persone nate entrambe di martedì ma una l'8 febbraio e l'altra l'8 marzo. Mani nei capelli e attacchi di panico che hanno fatto perdere a tanti candidati minuti preziosi per rispondere ad altri quesiti: il ciclo di Krebs, il corpo di Barr, il sistema linfatico, la celiachia, il quadrato perfetto, l'area di un triangolo. Questo ricordano i giovani appena usciti dalle aule trafelati.

In fisica, hanno detto i ragazzi, "erano previsti molti calcoli". C'è chi ha trovato "difficile" la domanda sull'Imu, come Greta e Sofia, amiche e al secondo tentativo a Medicina. "Il compito non era difficilissimo, ma con fisica ho avuto qualche difficoltà", ha spiegato invece Urbano all'uscita dal test della Sapienza. Fisica e chimica hanno messo in difficoltà i ragazzi. Ma la materia che ha dato più filo da torcere ai candidati è stata biologia "sicuramente più difficile dello scorso anno".

Così dopo le polemiche dei giorni passati, sollevate dal primario professor Remuzzi, sulla scarsa valenza di alcuni quesiti nelle prove simulate presenti sui siti ministeriali, sembra che oggi il test fosse del tutto alla portata della preparazione degli studenti. O almeno è quanto emerge dalle interviste a caldo realizzate dal portale Skuola.net fuori dai cancelli dell'ateneo romano. Gli 11 quesiti di chimica sono stati giudicati tra i più difficili tra gli 80 proposti, mentre sono state considerate fattibili le 40 domande di logica e cultura generale. Gli studenti non hanno rilevato alcuna domanda bizzarra o particolare.

Il Codacons lancia un appello a Mario Monti e al ministro Francesco Profumo perché eliminino i test di ammissione e rendano libero l'accesso all'università. "Se, infatti, la Corte Costituzionale - spiega  Francesco Tanasi, segretario nazionale dell'associazione - definisse incostituzionale il numero chiuso, cosa probabile essendo lesivo del diritto allo studio e del libero accesso alle professioni, garantiti dalla Carta Costituzionale agli articoli 3, 33 e 34 e dalle direttive comunitarie, scatterebbe una maxi class action per i non ammessi". Per questo il Codacons ha già provveduto a diffidare il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca chiedendo l'eliminazione dei test di ammissione. "Il numero chiuso all'università - afferma Tanasi - è assurdo e antistorico. Peraltro i test di ammissione, con domande magari di cultura generale, non selezionano certo quelli che saranno, ad esempio, i medici migliori. Non si capisce, poi, perché qualche ora di test dovrebbe valere più del voto conseguito alla maturità, dopo un percorso durato ben 5 anni di studio. Per migliorare la qualità della nostra sanità la selezione andrebbe fatta durante gli anni universitari, attraverso esami più selettivi e non certo con un test di un centinaio di domande da risolvere in qualche ora. Inoltre è ormai accertato - conclude Tanasi - che non vi è un esubero di medici in Italia. Per questo vi sono assessori regionali alla sanità che hanno già chiesto l'eliminazione del numero chiuso".

Autrice: Viola Giannoli
Fonte: Repubblica.it


N.B: nota dell'autore del blog, in risposta alla nota del Codacons sul fatto che non vi siano esuberi di medici in Italia: sebbene nei prossimi anni andranno in pensione (riforme permettendo) un volume di medici particolarmente elevato e che potrebbe far teorizzare l'idea di una carenza negli organici soprattutto del settore pubblico, in realtà tutti sanno con certezza che lo Stato ridurrà i costi di finanziamento dei posti disponibili in ambito pubblico e privato (infatti a causa della crisi il settore "pubblico" andrà lentamente alla distruzione in favore di una sanità privata all'americana, cosi come sta accadendo attualmente in Grecia), ridimensionando cosi ferocemente il fabbisogno. Inoltre, la futura forte emigrazione dai paesi in crisi economica (come, appunto, la Grecia, ma anche la Spagna dove la disoccupazione nel settore è al 50%) sta portando ad un aumento dell'organico "straniero" soprattutto nel settore privato, inibendo in tal modo il concetto espresso dal Codacons.
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Test di Ingresso 2012: svolte oggi le prove di Medicina, 81 mila iscritti in tutta Italia

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Dopo mille polemiche e le novità annunciate dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, partono i test per l'ammissione all'università. Si inizia oggi (4 settembre 2012) con Medicina e Odontoiatria, la cui selezione è affidata allo stesso questionario, e si prosegue domani 5 settembre con il test di ammissione in Medicina in inglese. Il giorno successivo toccherà ai test di ammissione alla facoltà di Architettura e lunedì 10 settembre ai test per accedere a veterinaria. L'11 settembre sarà la volta di coloro che intendono intraprendere una delle tantissime Professioni sanitarie: ostetriche, infermieri, logopedisti, tanto per citarne alcune.

Quelle programmate a livello nazionale sono soltanto una parte delle facoltà a numero chiuso. Perché la variegata programmazione a livello locale dalle singole università ha ormai superato metà dei corsi. E gli atenei pubblicano il calendario dei test di ammissione sui propri siti. Ma è sempre quella di Medicina la facoltà più difficile da conquistare. Per 10mila e 173 posti sono oltre 77mila le domande presentate quest'anno, quasi 5mila in più rispetto a tre anni fa. Ogni 8 candidati, solo uno riuscirà a studiare da medico, gli altri dovranno tentare altre strade o riprovare il prossimo anno.

Per fare qualche esempio, a Roma, all'università Tor Vergata il rapporto fra posti e aspiranti è di uno a 10, mentre alla Sapienza per 938 posti si presenteranno in 7.830. A Napoli saranno 3.821 e a Catania si presenteranno per svolgere i test 3.154 aspiranti medici. "I quiz sono una buona verifica  -  spiega la Conferenza permanente dei presidenti di corso di laurea in medicina  -  le domande di cultura generale e di ragionamento logico sono allineate con le competenze degli studenti della scuola secondaria superiore e con gli standard internazionali. Da questo anno, inoltre, chi passa il test potrà scegliere dove studiare in aree geografiche limitrofe alla propria, grazie alla graduatoria per aggregazione geografica, per la prima volta estesa a tutte le università".

Ma gli studenti la pensano diversamente. "Ai sette studenti su otto che proveranno il test di medicina senza superarlo, ai nove su dieci di veterinaria ai quali succederà la stessa cosa, cosa si potrà dire?", si chiede Michele Orezzi dell'Unione degli universitari. "Siamo il Paese che ha l'istruzione superiore sottochiave, con il 55 per cento dei corsi a numero chiuso. E gli studenti respinti, oltre al danno di vedere le proprie prospettive lavorative infrante, subiranno la beffa di aver pagato per poter effettuare il test soldi che non vedranno più perché trattenuti dagli atenei per fare cassa".

I compiti stampati dal Cineca, il consorzio incaricato di gestire la preparazione materiale delle prove, sono 98.700, il 15 per cento in più rispetto al 2011: vengono sempre stampate per sicurezza un certo numero di prove in più rispetto al fabbisogno. Ad Architettura si sfideranno in 30mila per 8.720 posti e per Veterinaria sono attesi più di 9mila candidati per 918 posti: ne passerà uno su 10. Le misure di sicurezza saranno severissime. Ed è boom per sostenere il test di Medicina in inglese: 4.332 candidati contro i 1.852 dello scorso anno.



Autore: Salvo Intravaia
FONTE:  Repubblica.it
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03 settembre, 2012

Medici di base pronti allo sciopero, intanto salta la "tassa delle bollicine"

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Pediatri e medici di base pronti a scioperare. I tre sindacati maggioritari dei medici convenzionati Fimmg (medici famiglia), Sumai (ambulatoriali) e Fimp (pediatri) dichiarano lo stato di agitazione e sono pronti a proclamare lo sciopero contro le proposte di modifica del «decretone» da parte delle Regioni. I sindacali chiedono al Ministro Balduzzi, al Governo e ai Parlamentari «di impedire un simile scempio nell'interesse di tutti i cittadini italiani» e si dicono «uniti e determinati nel contrastare lo stravolgimento da parte delle Regioni del Decreto Balduzzi». «I conflitti di competenza e di potere prevalgono sui contenuti - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - messi insieme in modo raffazzonato, elenco dei desideri particolari di ogni regione, senza tenere alcun conto degli effetti devastanti che potrebbero determinare».

Alla base della protesta una lettera inviata lo scorso fine settimana dagli assessori alla sanità delle regioni al governo: le istituzioni chiedevano di rivedere il decreto Balduzzi specialmente in alcuni punti. Si contestava, ad esempio, l'articolo sulla non autosufficienza, quello sulla certificazione medico-sportiva, e infine proponevano una correzione della parte sulla dirigenza medica. Tra i punti toccati dagli assessori c'era anche quello sulla medicina generale e le cure primarie. In particolare si è deciso di togliere l'obbligo delle aggregazioni dei medici di base, che devono essere una priorità, ma non un obbligo. Si è poi parlato della dirigenza medica e del modo in cui deve essere valutata.

«La nostra opposizione più strenua è scontata, confidiamo che il Governo non si renda complice di questa follia, sapendo di poter contare sulla nostra interlocuzione favorevole rispetto ai punti innovatori contenuti nella bozza originale. La conflittualità della categoria con le Regioni subirà nei prossimi giorni un'impennata, è in dubbio ogni tipo di collaborazione, valuteremo ogni forma possibile di lotta per far valere le nostre ragioni e quelle dei cittadini traditi dalle Regioni». Parole dure, che anticipano una lotta sindacale ad ogni livello quelle pronunciate da Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).

Due i punti che i sindacati dei medici contestano con più forza. «Oggi i medici e pediatri di famiglia - spiega Milillo - sono dei liberi professionisti. Le Regioni prevedono l'introduzione di personale dipendente e anche la possibilità di spostare personale delle Asl o degli ospedali negli studi di medicina generale. Così, ad esempio, persone che per anni hanno fatto il chirurgo, si troverebbero ad affrontare un'attività completamente nuova». Infine, continua Milillo, «la spesa per il personale del servizio sanitario nazionale aumenterà inesorabilmente, perchè il costo medio lordo di un medico dipendente è superiore a quello di un medico convenzionato, a maggior ragione se si considera il fatto che nel costo della gran parte dei convenzionati sono comprese le spese necessarie a procurarsi tutte le strutture, il personale e gli strumenti necessari ad esercitare l'attivitá assistenziale». Ed ad andarci di mezzo saranno i pazienti, spiegano i sindacati, «perchè se le proposte delle Regioni dovessero passare si otterrebbe solo un'assistenza peggiore».

Martedì avrà luogo la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome: all'ordine del giorno, la valutazione del «Provvedimento recante disposizioni urgenti per lo sviluppo e la tutela della salute».


FONTE: Corriere.it


Intanto è saltata la tassa "sulle bibite" che aveva fatto discutere nei giorni scorsi: il governo ha dichiarato che cercherà in altri modi le risorse necessarie per poter sostenere ulteriormente la spesa sanitaria.
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29 agosto, 2012

Test di Ingresso: le strane domande da Gandhi ai Taoisti a Barbablu, quale utilità?

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(articolo scritto da un giornalista del Corriere) Non so di cosa è morto Gandhi e me ne vergogno. Di questi tempi per fare il dottore lo si dovrebbe sapere, e anche chi ha scritto «Barbablu»."" Così era il test d'ingresso per la scuola di medicina fino a qualche anno fa. E il prossimo (che si terrà nei primi giorni di settembre) come sarà? A giudicare dall'«esercitatore prove d'ammissione accesso programmato» (http://www.universitaly.it/simulatore/home.php) non è cambiato molto.

Partiamo dalle domande di logica. Eccone una: «L'ipotesi di Ronald E. Smith è che studenti molto ansiosi, se ridono durante gli esami, hanno prestazioni più brillanti. In quelli meno ansiosi non funziona». Ci sono quattro possibili risposte. Quella giusta sarebbe «formulare le domande in termini umoristici non dà vantaggio a studenti poco ansiosi». Ma che logica c'è in tutto questo? La risposta è nella domanda.

E che dire dei taoisti e del significato della pratica meditativa fondata sulla respirazione profonda? C'è un brano di Pasqualotto che parla di sapori dell'aria e che mescola specchi d'acqua tranquilli col vuoto della respirazione profonda che non è fine a se stesso ma in funzione di un riempimento qualitativamente migliore. La risposta giusta è: «affollarsi di una molteplicità di stimoli sensibili e cognitivi non è condizione ideale per apprezzarne le rispettive qualità».

Ecco, io preferirei che chi vuol fare il dottore mi dica se secondo lui c'è un problema etico nell'impiegare cellule staminali embrionali per la ricerca, anche quelle che se no si butterebbero via. E se un ammalato grave ha il diritto di decidere come morire e quando? E se non lui, chi altro? Se mai più della dinamica del vuoto taoista, avrei chiesto qualcosa sul rapporto tra il pensiero di Galileo e i dogmi della Chiesa. Il futuro medico dovrebbe sapere cos'è il New England Journal of Medicine e il Lancet . Deve essere colto il medico, siamo d'accordo, ma se anche non sa che «piove su le tamerici...», il celeberrimo passo di d'Annunzio, è un'anafora, pazienza. Meglio sapere chi è il nuovo direttore del New York Times .

Sulla chimica me la sarei cavata con le nozioni del liceo, anche se ad indicare quale elemento non è «di transizione» fra ferro, cromo, arsenico, zinco e rame non ci sarei arrivato. Che per misurare la densità del sangue si possa usare una miscela di xilene e bromobenzene può darsi, ma chiedere al candidato quale tecnica sceglierebbe per misurare una cosa che non si misura mai è ridicolo. Perché non chiedere invece quanti bambini muoiono di morbillo al mondo (milioni o migliaia) e dove? E da dove è venuto il virus dell'Aids?


Io al candidato chiederei candidamente se fuma e quelli che fumano li lascerei fuori. In questo test non c'è nulla che aiuti a capire se il futuro medico saprà parlare con gli ammalati. All'Università della Virginia chi dimostra garbo e sensibilità e buon senso viene ammesso. Se no è fuori. Quando questi ragazzi saranno laureati gli interventi chirurgici li faranno i robot e il 90 percento della medicina sarà information technology. Già oggi i miei colleghi più giovani hanno tutto nell'iPhone, su queste tecniche non c'è nulla. E non c'è nemmeno una domanda d'inglese che da anni ormai è la lingua della medicina.


Quest'esame assomiglia moltissimo a quello che doveva essere l'esame di maturità di sessanta anni fa (ma Dante era guelfo di parte bianca, ndr ). Forse lo studente dalla memoria corta, promosso un po' così dal maestro Giovanni Mosca nel suo libro «Ricordi di scuola», nella vita se la sarà cavata lo stesso. Mosca fu poi un grande giornalista del Corriere. Quanto a me non so se l'avrei passato l'esame di ammissione, forse no, di domande ne ho sbagliate almeno quindici. E avrei dovuto rinunciare a tutto quello che ho avuto dal mio meraviglioso lavoro. L'essere vicino a tanti ammalati e guarirne qualcuno. E poi la ricerca, lo scoprire cose nuove e imparare a scriverle e l'emozione del primo lavoro sul Lancet e la telefonata di Jerry Kassirer che mi chiede di prendere il posto di Attilio Maseri nel comitato editoriale del New England Journal of Medicine , mi sentivo così piccolo per quel compito lì. 


Negli Stati Uniti pensano che bisognerebbe poterci parlare a chi vuol entrare a medicina, anche solo per qualche minuto. «Ma sono troppi, come fare in pratica?». Come fanno in Francia. Il primo anno entrano tutti, se ne perdessimo anche solo uno di quelli giusti perché non sapeva il sinonimo di impudente, saremmo colpevoli. Al secondo ci vanno solo quelli che hanno fatto bene il primo, a loro però ci si deve parlare davvero.

Fare il dottore è un po' come fare il cuoco o guidare l'aereo, bisogna essere portati: chi è troppo introverso o troppo scontroso o troppo facile a seccarsi è bene che non ci provi nemmeno. E anche chi non è disponibile a studiare tutta la vita. Insomma, certi non vanno bene anche se sanno l'origine della tragedia greca. 


AUTORE: Giuseppe Remuzzi
FONTE: Corriere.it
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Corte Strasburgo boccia legge 40, il governo pensa al ricorso

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Il governo italiano è orientato a presentare ricorso contro la sentenza della Corte di Strasburgo sulla Legge 40 sulla procreazione assistita, per promuovere un chiarimento giurisprudenziale. Lo ha detto oggi il ministro per la Salute Renato Balduzzi, parlando con i giornalisti a Lucca a margine di un convegno sul gioco d'azzardo. Ieri la Corte europea dei diritti dell'uomo ha bocciato la parte della legge 40 del 2004 che vieta alle coppie che vogliono procedere alla fecondazione artificiale di fare effettuare esami preventivi sugli ovuli da impiantare per prevenire eventuali patologie del feto.
La corte ha sottolineato l'incoerenza della legge italiana che, mentre vieta l'analisi preimpianto, dà la possibilità di interrompere la gravidanza in caso emergano patologie del feto. Precisamente, la bocciatura scaturisce da un ricorso compiuto da una coppia italiana che desiderava compiere una diagnosi preimpianto per valutare l'eventuale presenza di fibrosi cistica (alterazione di un gene sul cromosoma 7) nell'embrione che da lì sarebbe stato impiantato. Una richiesta razionalmente valida, al fine di evitare la nascita di una vita in cui si presenti la certezza di sviluppo di tale gravissima patologia e dunque un accorciamento delle prospettive di vita stessa, ma che si scontra con una legge pesantemente condizionata dalle barriere etiche poste dalla politica democristiana italiana.

La reazione del Governo è cauta. Il ministro infatti prende tempo, spiegando come "Tra ieri e stamani sono riuscito a dare una lettura un po' frettolosa alla sentenza e ci stanno lavorando anche i miei uffici". Il ministro ha poi sottolineato il ruolo mancante in tal senso della legislazione europea: "Credo che sia forse opportuna una richiesta di un punto giurisdizionale fermo per quanto riguarda la Corte europea dei diritti dell'uomo e che dunque un ricorso da parte del nostro Paese valga proprio a consolidare un punto di riferimento". Secondo il ministro "ci sono dei profili di carattere processuale che andrebbero attentamente monitorati perché è chiaro che si riferiscono non solo al caso di specie, ma a tutti i casi possibili. Siccome stanno aumentando le ipotesi di confronto tra ordinamenti, quello italiano e quello del Consiglio d'Europa, credo che anche sotto questo profilo un nostro ricorso potrebbe servire a un chiarimento giurisprudenziale". Per questo motivo, ha concluso il ministro, dopo "un approfondimento, mi sembra che ci siano gli elementi per promuovere un ulteriore chiarimento".


Su Twitter il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, dice di considerare ''positivo l'orientamento del ministro Balduzzi a fare ricorso per la legge 40". Di diverso avviso il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. "Non serve un chiarimento con Strasburgo - sottolinea - serve una nuova legge sulla fecondazione assistita". "Ci auguravamo - aggiunge - che il governo non facesse ricorso contro la Corte Ue, ma a quanto pare dalle dichiarazioni del ministro Balduzzi così non sarà. Me ne rammarico perché è palese che la legge 40 è incostituzionale, viola i diritti delle persone ed è di impossibile applicazione giuridica''.

E anche il Vaticano fa sentire la sua voce rimproverando le ingerenze altrui alla legislazione italiana: «Bisogna ripensarci un attimo a livello nazionale: sia a livello di tecnici che di esperti, sia nel merito che nel metodo perchè non si è passati attraverso la magistratura italiana». Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, all'indomani del pronunciamento della Corte di Strasburgo sulla legge 40» Bisogna ripensarci - ha aggiunto il porporato - c'è stato un superamento, un surclassamento della magistratura italiana, è singolare».
 



FONTE: Reuters
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26 agosto, 2012

La rivoluzione del SSN in 25 punti: dalla riforma dell'attività dei medici di famiglia alla tassa sulle bibite zuccherate...

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Stop al medico di famiglia unico e poco reperibile, si a nuovi "centri di controllo" con diversi medici di famiglia "associati" che potranno eseguire diagnostica sia di controllo che di urgenza nonchè talune visite specialistiche. Inoltre, ulteriore riforma della operatività "intramoenia"; conferma dell'obbligo di prescrizione del principio attivo invece del farmaco commerciale; maggiore digitalizzazione con l'obbligo da parte dei medici di riportare in un database unico nazionale le attività svolte a livello ambulatoriale; si alla nuova tassa sui cibi "spazzatura", sul modello angloamericano, con un probabile aumento del prezzo delle bibite zuccherate per reimpiegare i ricavi nel finanziamento della riforma. Sono solo alcune delle proposte del provvedimento di 25 articoli il quale verrà ratificato molto probabilmente il 31 agosto nel prossimo Consiglio dei Ministri. Tale atto sarà anche parte integrante della "spending review", visto che dovrà garantire ben 6 miliardi di risparmi riducendo ulteriormente i 130 miliardi di euro attuali di spesa pubblica.
 

Rappresentanti del governo già smentiscono a priori le prime inevitabili critiche: non ci saranno altri tagli, ma servirà proseguire sulla strada dell'efficienza ''spendendo meno e meglio''. Per questo il ministero è già al lavoro con l'Agenas per mettere a punto criteri che guardino anche alla qualità per fissare i prezzi di riferimento per gli acquisti, in particolare dei dispositivi medici.

E per completare il restyling del Sistema sanitario nazionale, ma anche ''correggere, consolidare, o definire meglio'' il quadro normativo delineato fino ad oggi, la prossima settimana arrivera' sul tavolo del Consiglio dei ministri quello che e' stato ribattezzato decretone, che il ministro chiama ''il decreto sanita' e sviluppo''. Un provvedimento omnibus che contiene ''misure importanti che si inseriscono nel progetto complessivo di sviluppo'' e che consentiranno una ''ulteriore razionalizzazione dell'attivita' sanitaria'', con ''norme per l'organizzazione'' del Ssn, che comprenderanno anche ''un nuovo rapporto tra sanita' e politica'', con regole più stringenti per le nomine dei dirigenti che, sembra, d'ora in poi dovranno avere curriculum a prova di bomba.

Ma anche sanità elettronica (sulla scia anche dell'Agenda digitale promossa dal ministro Passera) e misure come il portale della sanita', sul modello inglese, che ''arrivera' entro l'inizio del 2013'', e ''norme sugli stili di vita e i fattori di rischio'', tra cui l'ipotesi di una tassa sulle bibite che, ''oltre a sensibilizzare sulla corretta alimentazione'', dara' risorse utili ''per le finalita' primarie per la sanita''' come potrebbe essere il piano per la non autosufficienza, entrato nel programma di azioni del governo da qui alla fine della legislatura. 


La riforma dei ticket, invece, ancora ''non e' in agenda'' anche se ''gli approfondimenti sono in corso'' e perlomeno l'apertura del dibattito ha portato ''tutti a dire che il problema esiste. Intanto si procedera' con l'implementazione degli strumenti tecnico-informatici'', ad esempio la tessera sanitaria con il chip, mentre la discussione ''sulle modalita' della riforma'' che potrebbe andare verso un nuovo sistema a franchigia e' ancora aperta.

Il ministro Balduzzi ha annunciato anche che all'interno del Cantiere Italia sarà aperto anche il Cantiere sanità, facendo ripartire gli investimenti per l'edilizia ospedaliera e la messa in sicurezza degli edifici sanitari. Il ministro chiarisce anche che non ci sara' un secondo capitolo liberalizzazioni in sanità. 


FONTE: Ansa.it
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Una ricerca greca conferma: le sigarette elettroniche meno lesive per il cuore

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La sigaretta elettronica non fa danni al cuore. E anche se è troppo presto per definirla una rivoluzione nella lotta al tabagismo, può aiutare i fumatori ad abbandonare un'abitudine che in questo secolo causerà 1 miliardo di morti nel pianeta. Questo, in sintesi, il responso dei cardiologi europei sul surrogato della «bionda» disponibile da qualche anno anche in Italia. Al Congresso dell'European Society of Cardiology (Esc) che si è aperto sabato 25 agosto a Monaco di Baviera, è stato presentato uno studio su questo prodotto.

La ricerca è stata illustrata da Konstantinos Farsalinos dell'Onassis Cardiac Surgery Center in Grecia. Gli autori hanno misurato la funzione del muscolo cardiaco in 20 fumatori volontari sani 25- 45enni prima e dopo aver fumato una sigaretta vera, e in 22 volontari della stessa età prima e dopo aver aspirato per 7 minuti una sigaretta elettronica. È emerso che mentre il primo gruppo mostrava un significativo aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa sia massima che minima, la sigaretta elettronica produceva solo un incremento lieve della pressione diastolica (la minima). Anche all'esame ecocardiografico, mentre chi fumava «bionde» vere presentava significative alterazioni dei parametri che indicano la funzionalità cardiaca, i tabagisti che si erano convertiti alla sigaretta elettronica non mostravano alcuna conseguenza nonostante la piccola dose di nicotina (11 milligrammi/millilitro) contenuta nel liquido del prodotto per ridurre il disagio dell'astinenza. Nel liquido, aggiungono inoltre gli studiosi greci, un laboratorio tossicologico indipendente non ha trovato nè nitrosamine nè idrocarburi aromatici policlinici, principali veleni contenuti nelle sigarette. «Servono altri studi prima di dire che si tratta di un prodotto rivoluzionario», commenta Farsalinos. «Tuttavia, in base ai dati ad oggi disponibili, la sigaretta elettronica si può considerare un'alternativa al tabacco molto meno pericolosa e potenzialmente utile alla salute». Un passo avanti per smettere di fumare. «Attenzione - avvertono i cardiologi - la sigaretta elettronica è un buon metodo per smettere di fumare, ma meglio utilizzare aromi senza nicotina perché non esistono ancora studi approfonditi».  


FONTE: Ansa
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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