Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

Visualizzazione post con etichetta parto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parto. Mostra tutti i post

20 dicembre, 2012

L'epidurale in partoriente da oggi sempre gratuita: è stata inserita nei "livelli minimi di assistenza"

0 commenti
L’epidurale per il parto indolore sarà garantita in Italia a tutte le donne. Senza più differenze fra ospedale e ospedale o tra Regione e Regione. La rivoluzione dei Lea, i livelli minimi di assistenza per i cittadini, ora in fase di revisione, prevede l’inserimento di questa metodica, diffusissima in molti Paesi europei, ma che da noi non ha mai avuto vita facile. Primo, per questioni legate alla nostra cultura: il biblico «partorirai con dolore» ha condizionato molte donne, limitando in qualche modo l’accesso alla tecnica. Secondo, perché anche una certa concezione «naturalistica» del parto ha contribuito ad allontanare le partorienti da quella che è considerata, da alcuni, un’eccessiva medicalizzazione della nascita. Attualmente in Italia esiste una situazione molto variegata: ci sono ospedali dove l’epidurale è offerta gratuitamente 24 ore su 24, altri in cui è gratis di giorno e a pagamento di notte, altri che la finanziano solo per una certa quota di pazienti oppure la offrono dietro pagamento di un ticket. E comunque poco più del 15 per cento delle donne attualmente la utilizza. Da ora in avanti la situazione cambierà. L’analgesia nel parto toglie il dolore, ma la donna continua ad avvertire le contrazioni uterine, può addirittura camminare (non per niente da noi si parla di walking anestesia) e può vivere pienamente l’esperienza del travaglio e del parto. La tecnica è sicura e gli effetti collaterali sono pochi. A un patto però: che sia eseguita da mani esperte. La sua futura diffusione richiederà un aumento degli operatori che la praticano e implica fin da ora la necessità che il personale sia adeguatamente formato. E che i protocolli di intervento, oggi diversi da ospedale a ospedale, siano resi omogenei.

L’anestesia epidurale o peridurale è una modalità di anestesia loco-regionale che prevede la somministrazione di farmaci anestetici attraverso un catetere posizionato nello spazio epidurale. Lo spazio epidurale è una zona di pochi millimetri di spessore (da 3 a 6), compresa tra legamento giallo e dura madre, che si estende per tutta l’estensione della colonna vertebrale. L'anestesia si definisce loco-regionale poiché sono anestetizzate ampie parti del corpo (per es. un arto, un distretto toracico o addominale, anche in profondità), mentre con l’anestesia locale si blocca il dolore solo in una zona limitata e superficiale.

La tecnica, avviata dallo spagnolo Fidel Pagés, fu introdotta in Italia dal Prof. Achille Mario Dogliotti, chirurgo e antesignano della Scuola Italiana di Anestesiologia, che il 18 aprile 1931 pubblicò nel Bollettino della Società Piemontese di Chirurgia (Vol.1 anno 1931) il lavoro: "Un promettente metodo di anestesia tronculare in studio: la rachianestesia peridurale segmentaria". Dogliotti descrisse con estrema precisione la tecnica di esecuzione del blocco epidurale, rimasta pressoché inalterata fino ai giorni nostri. Si potrebbe benissimo studiarla sul testo originale, dal momento che nulla è cambiato, tranne che, ovviamente, i materiali (oggigiorno monouso e biocompatibili) e i farmaci (anestetici locali, oppiacei più potenti e meno tossici).

Il blocco epidurale può essere utilizzato sia a scopo analgesico che a scopo anestetico: la differenza è data dal diverso dosaggio dei farmaci impiegati. Nel primo caso (analgesia) si impiega per l’analgesia in travaglio di parto, per l’analgesia postoperatoria e per il trattamento del dolore cronico (per lo più di origine neoplastica). Nel secondo caso (anestesia) si impiega in corso di interventi chirurgici (taglio cesareo, interventi di chirurgia toracica, addominale, vascolare, urologica, ortopedica), da solo o come coadiuvante di un’anestesia generale, realizzando la così detta anestesia integrata.

FONTE: Corriere.it e Wikipedia
AUTRICE: A. Bazzi (parte del Corriere) e Wikipedia
Leggi tutto...

29 agosto, 2010

Rivalità fra studi medici alla base della rissa in sala parto a Messina, il ministro Fazio "Indignato"

0 commenti
C'è alla base una caccia ai pazienti considerati clienti, merce privata, roba propria, dietro i pugni in sala parto con le mani di un ginecologo sul collo di un collega, una vetrina in frantumi, la rissa fra camici bianchi, l'arrivo dei carabinieri, il rischio vita per la partoriente e il futuro incerto per il bimbo che nasce in ritardo, asfissiato, in coma. Brutta, orrenda pagina con cui si supera una nuova soglia della malasanità. Un vincitore di una borsa di studio, A. De Vivo, pretendeva di escludere dal parto cesareo il medico strutturato, un ricercatore, V. Benedetto, titolare del turno di guardia. Per la semplice ragione che la «cliente» l'aveva seguita lui, nel suo studio, il laboratorio nel centro cittadino, ormai famoso nella città del ponte che non c'è per una macchina in 3d d'ultima generazione, «meglio di Avatar», come sussurravano sbeffeggiando alcuni suoi colleghi, indispettiti dalla intraprendenza del giovane collega. A non sopportarlo era anche il dottore coinvolto nella rissa, pure lui con studio privato, ma non «mega» e privo di quel richiamo «tridimensionale» che fra le gestanti di Messina trasformava il giovane De Vivo in uno dei professionisti più gettonati della città.

Perché lì, assicura un certo tam tam di interviste, convegni e conviviali in circoli che contano, si eseguono le cosiddette «morfologiche», si studia l'anatomia fetale, si usa la metodica X-ray, si accerta lo sviluppo morfologico dell'embrione e così via echeggiando. Roba normale. Roba probabilmente comune a tanti laboratori, ma in quello studio a 3d il dr. De Vivo aveva trovato la chiave per comunicare e catturare pazienti. A insinuare che sotto ci fosse un «bluff» ecco le chiacchiere percorrere i corridoi di questa ginecologia trasformata in arena, buco nero del Policlinico, diretta da un primario anche lui con studio privato, M. Granese, non ordinario ma professore associato, pronto a dividersi fra reparto, studenti e laboratorio personale. Adesso giura che l'esito devastante dell'intervento concluso con l'asportazione dell'utero e il bimbo in rianimazione sarebbe stato lo stesso anche se non si fosse persa un'ora e mezza nella rissa: «Nessuna relazione, le complicazioni ci sarebbero state comunque come possono confermare i due aiuti intervenuti...».

Ma proprio su questo punto evitano di pronunciarsi i due colleghi che ha chiamato in soccorso, A. Mancuso e V. Palmara, anche loro titolari di studi privati. No, meglio non parlare delle tensioni accumulate nei mesi precedenti. Meglio escluderle come fa il professore Mancuso: «Non ricordo agitazioni e nervosismi in un reparto dal clima assolutamente normale. Ma essendo intervenuto solo dopo la lite, posso solo dire che resta una cosa difficile da spiegare. Stop». Ma è pronto a essere più chiaro con la commissione istituita dal direttore generale del Policlinico, Giuseppe Pecoraro, stanco di una tendenza elevata a sistema: «Purtroppo anche i ginecologi che frequentano i nostri reparti hanno pazienti personali seguiti fuori dalle mura ospedaliere, gestanti che spesso partoriscono nelle cliniche private, se possono, ovvero che arrivano qui sperando di trovare in sala parto il "loro" medico». È così che l'altra mattina a De Vivo è sembrato scontato accogliere la «sua» paziente, pronto con il gel per l'ecografia, avviando poi la stimolazione per una accelerazione del parto e decidendo infine per il cesareo con una convocazione immediata dell'anestesista per la sala operatoria. Cosa che al piano di sopra ha fatto impazzire il collega arrivato come una furia davanti al giovane famoso per la storiella del tridimensionale: «Ma chi seiii tuuu?».

E giù botte da orbi alla prima reazione. Mani al collo, parolacce, dita insanguinate e inseguimenti conclusi con grida e telefonate accorate per chiamare da una parte e dall'altra i carabinieri. Come ha fatto pure il marito della povera gestante impietrita in quel ring. Con l'effetto di vedere arrivare fra pazienti e infermieri terrorizzati tre diverse pattuglie di militari. Ce n'è voluto per capire cosa stava accadendo, come ha ricostruito una testimone del fatto, 34 anni di servizio nel reparto adesso sotto i riflettori, in pensione dal primo agosto, ovvero come dice lei «rottamata dal ministro Brunetta»: «Mi sono ritrovata lì per caso il giorno dopo, angosciata come tutti perché così diamo un'immagine devastante di una clinica dove adesso sembra diventare reato il rapporto personale con i pazienti. E non è così. Certe frizioni fra di noi non sono però tollerabili. E quando si personalizza troppo il rapporto con la paziente si sbaglia. Perché ci sono delle regole da rispettare». A queste regole si richiama Francesco Tomasello, il rettore tornato in sella dopo una inchiesta giudiziaria e una sospensione, adesso deciso a tuonare invocando «una relazione immediata» a Pecoraro per potere prendere «decisioni immediate». E già aleggia il verdetto della punizione sui due contendenti che avranno qualche difficoltà a difendersi.

"Non deve più accadere, abbiamo già attivato gli ispettori". Lo ha detto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sulla vicenda della lite avvenuta in sala parto a Messina. "Questo - ha detto Fazio - è chiaramente non solo un episodio di malasanità, ma indecoroso: questo non deve piu' succedere. Queste cose succedono purtroppo, prevalentemente, anche se non unicamente, in regioni in cui c'è, diciamo, un lassismo della sanità. Abbiamo attivato gli ispettori, d'intesa con l'assessore Russo, che ha anche lui attivato un'inchiesta amministrativa".

Riguardo ai due medici "il problema - ha osservato Fazio - non sono queste due persone. Sono, evidentemente, anche queste due persone. Ma il problema reale è mettere in essere dei meccanismi per cui questo non succeda più e quindi dare un sistema alle Regioni che ancora non ce l'hanno e che sono, combinazione, quelle in deficit economico. La sanità cattiva, lo abbiamo detto tante volte - ha concluso - è quella che costa di più.

Fonte: Corriere.it e Tgcom.it
Leggi tutto...

28 agosto, 2010

Messina, botte da orbi in sala parto: paziente e neonato in prognosi riservata, sospesi i due medici

0 commenti
Due medici avrebbero litigato furiosamente in sala parto al Policlinico di Messina mentre una donna era in attesa di dare alla luce il suo primo figlio: dopo il parto madre e bebè sono finiti in prognosi riservata. La donna giovedì doveva entrare in sala parto, con lei il ginecologo che l'ha seguita durante la gravidanza. Secondo quanto ricostruito dal marito, all'improvviso sarebbe scoppiata una lite tra due medici che, per cause da chiarire, dalle parole sarebbero passati alle mani.

È successo al Policlinico di Messina dove il diverbio tra due ginecologi, mentre la paziente era sul lettino per partorire, avrebbe ritardato l'intervento sanitario con la conseguenza che la puerpera, 30 anni, adesso è in gravi condizioni, insieme al proprio bambino che avrebbe subito due arresti cardiaci e danni cerebrali.
Il fatto è accaduto giovedì scorso quando la donna è entrata nel reparto dove avrebbe dovuto partorire in modo naturale. In base alla ricostruzione fatta ai carabinieri dal marito, i due medici-ginecologi avrebbero cominciato a litigare per gelosie professionali durante il parto. Dopo uno scambio di frasi ingiuriose, la lite è sfociata in uno scontro fisico, uno dei due avrebbe preso il collega per il collo, sbattendolo al muro. L'altro ginecologo avrebbe reagito dando un pugno a una vetrata, andata in frantumi, e riportando ferite alla mano.
Sempre secondo quanto sostenuto dal marito, mentre i due litigavano la donna avrebbe avuto delle complicazioni. I sanitari a quel punto avrebbero deciso di operare con taglio cesareo, ma il bambino, durante, l'intervento ha subito arresti cardiaci. Dopo il parto la paziente ha avuto una emorragia ed è stata nuovamente operata: i medici le hanno asportato l'utero. Il bimbo è ricoverato nel reparto di terapia intensiva; entrambi sono in prognosi riservata, anche se le condizioni della donna sarebbero in miglioramento.

"I medici dicono che è avvenuto tutto per cause naturali, ma il tracciato era perfetto e prima della lite mia moglie stava bene" sostiene il marito, Matteo Molonia, 37enne di Messina. "Adesso voglio che venga fatta giustizia - dice all'AdnKronos - mia moglie ha avuto una emorragia perché i due medici hanno tardato l'intervento litigando. Successivamente le hanno dovuto asportare l'utero e ora è ricoverata in prognosi riservata. Mio figlio ha avuto due arresti cardiaci e ora è in coma farmacologico". Il marito della paziente ha presentato una denuncia ai carabinieri e la Procura ha già aperto un'inchiesta. I medici sono stati sospesi, anche se il direttore del reparto di ostetricia e ginecologia del policlinico esclude un nesso tra quanto accaduto e le condizioni della paziente e del neonato. Il sostituto procuratore di Messina, Francesca Rende, sta ascoltando il personale del policlinico per ricostruire i fatti. Intanto i due medici sono stati sospesi, come ha spiegato il professor Domenico Granese, direttore dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina, che si è detto "rammaricato" per quanto è accaduto. "Ho inviato una lettera alla direzione sanitaria - dichiara Granese - per comunicare la sospensione dei medici che torneranno al lavoro solo quando la direzione lo riterrà opportuno". "Quello che hanno fatto è grave - ha aggiunto - ma ci tengo a precisare che la donna è stata male non per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi da parte dei medici. Tutto si è svolto regolarmente - assicura il direttore del reparto di ginecologia - l'intervento dei sanitari visto le complicazioni della donna è stato tempestivo. Non c'è alcun rapporto tra la lite e le complicazioni della donna che sono sorte a prescindere da quello che è accaduto".
Leggi tutto...

18 aprile, 2009

Varie: quasi 5 milioni i malati di osteoporosi, troppa burocrazia per farmaci antitumorali, cromosoma 4 responsabile dei parti gemellari...

0 commenti
Ecco per voi un pò di notizie brevi di questa settimana:

[1] Circa 3,5 milioni di donne oltre i 40 anni e un milione di uomini oltre i 60 soffrono di osteoporosi. Sono i dati presentati oggi.Un convegno a Marsala ha riunito le associazioni internazionali di endocrinologia. L'osteoporosi è un processo degenerativo naturale - ha detto Gianluigi Savoia, responsabile dell'Associazione Medici Endocrinologi Sicilia - e l'unica forma di prevenzione è un corretto stile di vita fin da bambini: pochi grassi animali, molto calcio ed attività fisica.

[2] In Italia c'è alta qualità per realizzare le sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci contro i tumori, ma non per gli studi preliminari.Si tratta degli studi di Fase 1 sulle molecole più promettenti. ''Purtroppo il nostro Paese - spiega l'oncologo Francesco Cognetti - per le ricerche di Fase I gioca un ruolo marginale soprattutto a causa delle difficoltà burocratichè'. Non più rinviabile una riforma del sistema - aggiunge - che renda il nostro Paese ''attrattivò' per gli investimenti.

[3] È la modificazione del cromosoma 4 a determinare la geneticità delle gravidanze gemellari. Lo ha scoperto un professore di Singapore.Bruno Reversade, dell'Università di Singapore, ha illustro la scoperta nel corso del primo congresso mondiale sulle gravidanze gemellari, a Venezia. L'alterazione del cromosoma, ha detto lo studioso, determina la familiarità delle gravidanze gemellari monozigoti, che insorgono dalla fecondazione di un unico ovulo.

[4] Il Movimento per la vita (Mpv) ha difeso la legge 40 sulla fecondazione assistita pubblicando recentemente dei dati statistici che indicano come nel triennio 2005-2007 siano stati salvati 120 mila embrioni, numero ottenuto calcolando la possibile formazione in sovrannumero di ovociti fecondati rispetto ai limiti della legge, e la "possibile distruzione diretta o per congelamento".


FONTI: Adnkronos e Ansa
Leggi tutto...

14 aprile, 2009

USA: uomo diventa padre da campione congelato 22 anni prima

0 commenti
Un uomo della North Carolina che da adolescente è stato malato di leucemia è diventato papà di una bambina 22 anni dopo aver consegnato il suo sperma a una banca della fertilità perchè fosse congelato. Stella Biblis, la neonata, è stata concepita in provetta grazie al seme che il padre aveva fatto conservare su richiesta della madre, disperata alla prospettiva di non poter diventare nonna. «È un vero miracolo», ha detto Chris Biblis, il protagonista della vicenda, alla ABC tenendo in braccio la bambina, al suo fianco la moglie Melodie, una infermiera. Biblis ha oggi 39 anni: ne aveva 13 quando si ammalò di leucemia, una malattia lo costrinse a sottoporsi a lunghe cure tra cui una radioterapia che lo rese sterile. Secondo i medici della clinica di Charlotte che ha effettuato la fecondazione in provetta, la Reproductive Endocrinology Associates, il caso è da Guinness per l'arco di tempo in cui lo sperma è rimasto congelato prima dell'uso. La donazione del campione di sperma risale al 1986: pareva un gesto futile all'epoca, quasi disperato, e non solo per le condizioni di salute del teen-ager. Tre anni dopo Chris venne dichiarato guarito. «Ero un ragazzo, pensavo solo che volevo una vita come tutti gli altri. La prospettiva di essere sposato, di avere un figlio era l'ultima cosa che mi passava per la testa», ha detto il neo-papà alla tv americana. Sua figlia Stella è nata in marzo, in eccellente salute, ma solo oggi i suoi genitori l'hanno presentata ai media. Il caso di Biblis è stato reso pubblico per mostrare i passi da gigante fatti dalle terapie contro l'infertilità negli ultimi due decenni. La procedura sofisticata usata per far nascere Stella non esisteva quando, a metà anni Ottanta, lo sperma di suo padre fu messo nel congelatore. Il metodo dell'iniezione di sperma intracitoplasmica permette di selezionare una cellula di sperma sana e inserirla in un ovulo in laboratorio: venne testato per la prima volta con successo solo nel 1992.

FONTE: Ansa.it e Leggo.it


Leggi tutto...

28 marzo, 2009

Studio italiano conferma: con terapia antibiotica si riducono i rischi dell'amniocentesi

0 commenti
Uno studio durato sette anni, dal 1999 e terminato nel 2005, pubblicato nell'ultimo numero della rivista Prenatal Diagnosis, ha riferito di come l'uso di antibiotici prima di un esame di diagnosi prenatale, come l'amniocentesi, può abbassare del 90% il rischio aborto. Lo studio statistico, denominato "APGA TRIAL", è il più grande studio italiano mai eseguito in tema di diagnosi prenatale. Circa 40 mila donne sono state sottoposte ad altrettante amniocentesi presso il Centro di Medicina Materno Fetale "Artemisia" a Roma, ed è stato dimostrato che la profilassi antibiotica prima dell'amniocentesi del secondo trimestre abbassa di circa il 90% gli aborti, passando da 1 aborto ogni 500 donne (0,2%) ad 1 aborto ogni 3.400 donne (0,03%) che si sottopongono a questo tipo di esame prenatale.

Come affermato dal Dr. Claudio Giorlandino, uno degli autori dello studio, "In Europa noi italiani abbiamo la migliore medicina materno-fetale. Con i dati emersi dallo studio deve essere ormai chiaro che oggi fare l'amniocentesi non e' rischioso. C'è un rischio aborto pari allo 0,03 % per chi fa la terapia antibiotica prima di sottoporsi alla procedura e pari allo 0,2 % per chi decide di non farla, percentuale comunque sempre molto bassa. Quindi non si deve più parlare di un rischio pari all'1%. Questo, risalente a 23 anni fa, è un dato ormai superato". Giorlandino afferma inoltre che "ormai i recenti progressi nella Diagnostica di Biologia Molecolare hanno fatto in modo che oggi sul liquido amniotico non si vada più ad indagare solo rispetto alle cromosomopatie ma anche altre malattie genetiche, legate al DNA. Questo oggi è possibile con la tecnologia dei microarrays con i quali si ha la possibilità, in casi selezionati, di studiare centinaia di malattie genetiche".

L'ultima frontiera infine che si apre su liquido amniotico è l'isolamento su di esso di cellule staminali pluripotenti, in grado differenziarsi in tutte le linee cellulari dell'organismo. "Queste caratteristiche, insieme con l'assenza di questioni etiche riguardanti il loro isolamento ed utilizzo - conclude l'esperto - suggeriscono che le cellule staminali presenti nel liquido amniotico potrebbero essere promettenti candidati per la terapia di numerose patologie umane".

Lo studio è stato appunto guidato da Claudio Giorlandino, Presidente della SIDIP, Societa' Italiana di Diagnosi Prenatale e vi hanno preso parte, tra gli altri, Pietro Cignini del Dipartimento di Diagnosi Prenatale del centro di Medicina Materno Fetale dell'Artemisia, Alvaro Mesoraca del Dipartimento di Genetica e Biologia Molecolare Medicina Materno Fetale sempre dell'Artemisia e Marco Cini del Dipartimento di Ingegneria dell'Impresa dell'Universita' di Tor Vergata di Roma che ha curato l'analisi statistica dello studio.

L'amniocentesi è una procedura che consente il prelievo transaddominale di liquido amniotico dalla cavità uterina; è la metodica più diffusa per ottenere campioni biologici utili al fine di effettuare una diagnosi prenatale, ma anche la più antica, affondando le sue radici agli inizi del XIX secolo. Nel secondo trimestre di gravidanza possono verificarsi condizioni nelle quali sia richiesto il prelievo di liquido amniotico per fini diversi da quelli citogenetici. L'esame del liquido amniotico serve a valutare il cariotipo, cioè l'assetto cromosomico fetale, al fine di valutarne la normalità o al contrario la presenza di anomalie. La diagnosi molecolare ha infatti permesso di utilizzare gli amniociti come tessuto fetale valido per la determinazione di numerose affezioni geniche. Ciò ha ridotto di gran lunga i rischi connessi alle tradizionali tecniche di diagnosi come la funicolocentesi o il prelievo di cute fetale: è oggi possibile, tramite il semplice prelievo di liquido amniotico, diagnosticare più precocemente, con maggiore accuratezza e con minore rischio, tutte quelle affezioni per le quali si ha a disposizione la diagnosi molecolare. E' inoltre possibile conservare le cellule staminali presenti nel liquido amniotico, a beneficio del nascituro o dei soggetti compatibili.

Il periodo ideale per eseguire l'amniocentesi è tra la 15° e la 19° settimana, quando l'amnios ha raggiunto dimensioni sufficienti perché la pratica non costituisca un rischio per il feto. Il rischio di aborto spontaneo connesso all'amniocentesi è dell'1%[1]: il compito del medico è di informare la coppia di tale rischio, valutando nel contempo il bilancio tra questo e i benefici derivati dalla pratica.

Il costo medio di un esame nelle strutture private varia da 500 a 700 euro. Nelle strutture pubbliche, per le donne con età di 35 anni o superiore, l'esame è gratuito.

La conservazione delle cellule staminali contenute nel liquido amniotico costa intorno ai millecinquecento euro circa per un periodo di 20 anni.

Leggi tutto...

19 novembre, 2008

Nasce il sito FutureMamme.it

0 commenti
Ricevo via e-mail e, come da richiesta, pubblico una notizia che può essere utile a numerose donne in attesa:

"" Buongiorno, complimenti intanto per il vostro blog che seguiamo costantemente.
Volevamo cogliere l'occasione per comunicarvi la nascita di una nuova community - FUTUREMAMME - (www.futuremamme.it), promossa da FutureHealth italia.

Questo nuovo spazio si propone di dare maggiori informazioni e risorse ai futuri genitori intorno al tema delle cellule staminali e della conservazione del cordone ombelicale, argomento sempre attuale e in costante evoluzione.

Vuole essere anche un luogo di incontro tra genitori e FutureMamme in cui scambiarsi domande, esperienze e dubbi.Tra l'altro la community sara' presentata ufficialmente in un evento organizzato a Roma il prossimo 3 Dicembre ed al quale avremo il piacere di invitarvi non apprena avremo stabilito un programma definitivo.

Ci auguriamo possa essere di vostro interesse e possa essere una notizia utile per i vostri lettori.Naturalmente ... vi aspettiamo online.

Cordiali saluti, Il team di Future Mamme www.futuremamme.it ""
Leggi tutto...

07 agosto, 2008

Operata con successo neonata a 5 ore dal parto

0 commenti
Una equipe chirurgica guidata dal dottor Piero Abbruzzese, primario di Cardiochirurgia all'ospedale infantile "Regina Margherita", ha operato con successo un neonato di appena 5 ore di vita, nato venerdi' scorso al Sant'Anna di Torino con una rara patologia al cuore. Il chirurgo, che era in vacanza in Sardegna, appresa la gravità della situazione si e' precipitato a Torino per operare il bimbo con successo. Le prime parole da parte dei rappresentanti dell'ospedale in merito all'esito dell'operazione sono state "Non possiamo dire che sia fuori pericolo ma la sua ripresa e' ottima".
Leggi tutto...

16 luglio, 2008

Una donna muore di parto ogni 30 minuti

0 commenti
Nel mondo, circa ogni 30 secondi, una donna muore per cause legate alla gravidanza e al parto. Potrebbero quindi essere quasi un milione. Il doppio cioe' di quanto stimato fino a oggi ogni anno; il 99% vive nei Paesi in via di sviluppo. Lo rileva il rapporto 2008 'Le politiche che fanno la differenza. La salute e i diritti sessuali e riproduttivi per promuovere lo sviluppo', presentato a Roma da ActionAid, Aidos e Cestas. Sono oltre 14 milioni le adolescenti incinte tra i 15 e i 19 anni.

FONTE: ANSA.IT => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-15_115225074.html
Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari