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01 agosto, 2013

Il controverso "metodo Stamina" sbarca in Sicilia: speranza o bufala?

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La Regione Sicilia avrebbe approvato un’ordinanza che prevede la possibilità di curarsi con le cellule staminali del metodo Stamina, individuando due strutture sanitarie autorizzate al trattamento sperimentale , dopo l’intervento nella Commissione Sanitaria Siciliana dell’On, Bernardette Grasso. Oggi, infatti, il presidente dell’ormai famosa Stamina Foundation, Davide Vannoni, ha consegnato il protocollo del suo metodo terapeutico, atteso da molto tempo, all’Istituto Superiore di Sanità, dando così inizio alla sperimentazione clinica. A rendere immediatamente nota la notizia Movimento Vite Sospese, che da diversi giorni davanti a Montecitorio sta manifestando per la libertà di cura.

Vannoni, subito dopo aver consegnato il protocollo, ha commentato: “Non sono le regioni che si muovono, sono le famiglie dei pazienti che si rivolgono alle regioni e chiedono la possibilità di poter accedere alle cure. Dopo Abruzzo e Sicilia, sono parecchie le regioni che si stanno muovendo in questa direzione. Del resto, la legge Turco-Fazio autorizza le cure compassionevoli al di fuori delle sperimentazioni cliniche, purché siano approvate dal comitato etico dell’ospedale e gratuite per i pazienti, prodotte da un laboratorio pubblico il cui direttore abbia alle spalle 5 anni di esperienza sull’applicazione delle staminali“.

Le due strutture ospedaliere autorizzate per le cure staminali sono il Policlinico Vittorio Emanuele di Catania ed gli Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo. Inoltre nel protocollo vengono indicati anche i tempi per l’autorizzazione dei centri, ossia 30-45 giorni dalla firma dei responsabili delle aziende ospedaliere, prevista proprio in questi giorni con la presenza dello stesso Vannoni.

Il vicepresidente del Movimento Vite Sospese, Pietro Crisafulli, ha commentato la consegna del protocollo con queste parole: “d’ora in poi in Sicilia i malati gravi, e non, potranno curarsi con le cellule staminali del metodo Stamina.Si tratta, di una svolta epocale che ci rende tutti molto orgogliosi per la battaglia vinta“.

Stamina è il nome di un controverso metodo terapeutico a base di cellule staminali, inventato da Davide Vannoni, laureato in lettere e filosofia.

Il metodo proposto dalla Stamina Foundation Onlus prevede la conversione di cellule staminali mesenchimali (cellule destinate alla generazione di tessuti ossei e adiposi) in neuroni, dopo una breve esposizione ad acido retinoico diluito in etanolo. La terapia consiste nel prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro (incubazione delle cellule staminali per 2 ore in una soluzione 18 micromolare di acido retinoico), e infine la loro infusione nei pazienti stessi.

Vannoni ha ripetutamente evitato di rivelare i dettagli del suo metodo al di là di quelli disponibili nella sua domanda di brevetto. Nel 2012 l'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti aveva parzialmente respinto la domanda di brevetto, con una procedura che consente la ri-presentazione: Vannoni non l'ha più ripresentata. Il rifiuto era dovuto al fatto che la domanda aveva dettagli insufficienti riguardo alla metodologia, al fatto che la differenziazione cellulare è improbabile che si verifichi durante un periodo di incubazione così breve e che la comparsa di cellule nervose nella cultura rischierebbe di essere frutto di cambiamenti citotossici.

Tale metodo viene descritto dal suo ideatore come utile per curare malattie di diverso tipo, anche molto diverse tra loro per cause, sintomi e decorso. In particolare, il metodo viene indicato da Vannoni per la cura di malattie neurodegenerative.

Vannoni racconta di avere avviato il progetto in seguito alla propria esperienza personale: curato nel 2004 in Ucraina per una paralisi facciale con un trapianto di staminali, decide di proporre il trattamento anche in Italia, prima stabilendosi a Torino e, in seguito, dopo l'entrata in vigore della disciplina europea del 2007 sulle terapie con staminali, a San Marino.

Nel maggio del 2009, in seguito ad un articolo del Corriere della Sera e ad un esposto di un dipendente della società Cognition, di cui Vannoni era amministratore, viene avviata un inchiesta dal magistrato Raffaele Guariniello, che intende chiarire la posizione di Vannoni in merito all'uso di cellule staminali al di fuori dei protocolli sperimentali previsti dalla legge. Sul finire del 2009 compaiono sulla stampa diversi articoli giornalistici sulle attività di Vannoni, coinvolto in un intreccio di società e la fondazione Stamina. La stampa riporta di come Vannoni prometta la cura di molte malattie neurodegenerative per cifre che oscillano dai 20.000 ai 50.000 euro, utilizzando metodi poco chiari e a volte con danni e conseguenze indesiderate, tra cui viene riportata anche della morte di un paziente.

L'inchiesta di Guariniello coinvolge anche San Marino, dato che le cure venivano praticate anche in una clinica sammarinese priva di autorizzazione medica. Nell’agosto 2012, la procura dispone il rinvio a giudizio di 12 indagati, tra cui alcuni medici e lo stesso Vannoni, per ipotesi di reato di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere.

Dal 2011 grazie all'interessamento del dottor Marino Andolina, divenuto collaboratore di Vannoni, il "metodo Stamina" veniva praticato come cura compassionevole nell'Ospedale di Brescia; agli inizi 2013 viene sospeso in seguito a un'ispezione dei NAS e dell'AIFA, in cui fu rilevato il mancato rispetto dei requisiti di sicurezza e igiene e la carenza nella documentazione prescritta dalla legge.

Nell'anno 2013 il metodo Stamina giunge sotto i riflettori dei media in seguito ad un servizio del programma televisivo Le Iene, che ne mostra l'utilizzo su alcuni bambini affetti da atrofia muscolare spinale (SMA) di tipo I. Nel servizio si sostiene che le infusioni di staminali avrebbero generato significativi miglioramenti nello stato di questa malattia, e si suggerisce, senza alcuna evidenza, che possa modificarne il decorso fatale. Il metodo Stamina diviene quindi oggetto di proteste popolari in favore della cura. Del caso si occupano poi anche l'Accademia dei Lincei, e, in ambito internazionale, anche la rivista Nature e l'Agenzia europea per i medicinali. Il 3 maggio 2013, tredici scienziati pubblicano sul The EMBO Journal un'analisi del metodo.

A partire da marzo dello stesso anno l'associazione Famiglie SMA, che riunisce i familiari dei pazienti affetti da SMA, interviene esprimendosi più volte in maniera molto critica verso il metodo Stamina e verso i servizi televisivi de Le Iene.

Il risalto è tale che il Dr. Shinya Yamanaka, presidente della Società Internazionale per la ricerca sulle cellule staminali (ISSCR), premio Nobel per la medicina e "padre" delle cellule staminali pluripotenti indotte umane, rilascia un comunicato in cui esprime preoccupazione per l'autorizzazione da parte delle autorità italiane di un metodo del quale non si conosce la sicurezza e privo di qualunque evidenza di efficacia.

Il 2 luglio 2013 la rivista Nature in un nuovo articolo dedicato alla presunta terapia la definisce come promossa da "uno psicologo trasformatosi in imprenditore medico", «basata su dati fallaci» e "plagio di un altro studio già sviluppato e soprattutto tecnica inefficace": la rivista ha scoperto che due immagini utilizzate per depositare il brevetto della terapia nel 2010 erano in realtà identiche a quelle di un articolo del 2003 e uno del 2006 di un team russo e ucraino. Anche quel team cercava cellule del midollo osseo capaci di differenziarsi in cellule nervose, ma la loro soluzione di acido retinoico raggiungeva un decimo della concentrazione del metodo di Vannoni, e prevedeva l'incubazione delle cellule per diversi giorni: la stessa immagine era stata utilizzata per rappresentare differenti condizioni sperimentali. Vannoni ha replicato alle accuse definendo l'intervento di Nature del 2 luglio 2013 "il solito articolo politico" che "non scopre nessun segreto"; ha sostenuto, infatti, di aver "sempre lavorato e condiviso materiale con i russi e con gli ucraini" e ha definito l'"articolo e i commenti che contiene [...] di cattivo gusto". La ricercatrice ucraina che aveva prodotto le foto ha tuttavia negato di conoscere Vannoni all'epoca in cui le aveva realizzate. Ha affermato inoltre di non essere a conoscenza del loro utilizzo da parte di Vannoni, e di non averlo mai autorizzato. Una delle foto infatti è stata pubblicata dalla ricercatrice e dai suoi colleghi nel 2003, prima del viaggio di Vannoni in Ucranina, mentre l'altra è stata pubblicata nel 2006, prima dell'inizio collaborazione dell'autrice con Stamina.

Vengono inoltre posti dubbi di conflitto di interessi in ragione dell'accordo siglato tra Vannoni e la multinazionale Medestea, interessata al business delle staminali, che è stata accusata di puntare ad ottenere una deregolazione per l'uso delle staminali così da poter approvare più facilmente eventuali nuovi prodotti.

Il 15 maggio 2013 la Commissione affari sociali della Camera dei deputati ha approvato all’unanimità l'avvio della sperimentazione clinica del metodo ideato da Vannoni; il 23 maggio il parlamento ratifica la sperimentabilità del metodo, stanziando anche 3 milioni di Euro per gli anni 2013-2014.

Il 21 giugno 2013 Vannoni avrebbe dovuto consegnare la documentazione scientifica sul suo metodo all'Istituto Superiore di Sanità, all'agenzia italiana del farmaco e al centro nazionale trapianti per permettere di elaborare il protocollo dei test, ma chiede di rinviare l'incontro, per ben due volte.

A fine giugno 2013 il ministro della salute Beatrice Lorenzin nomina i membri del comitato che dovrà seguire la sperimentazione nel servizio pubblico (definendone aspetti quali la scelta delle cell factory per produrre le staminali, l'arruolamento dei pazienti, la scelta degli ospedali) e che seguirà le fasi della ricerca (della durata di 1 anno e mezzo). La presidenza è affidata al capo dell'Istituto Superiore di Sanità, e tra i membri ci sono i direttori dell'AIFA, del Centro nazionale trapianti, la federazione delle associazioni delle persone colpite da malattie rare. Il giorno precedente alla pubblicazione del decreto ministeriale, Vannoni ha, per la terza volta, chiesto di rinviare l'incontro per depositare il protocollo della sperimentazione, la cui data di avvio era inizialmente stata fissata al 1º luglio 2013: essa non può quindi ancora cominciare.

L'11 luglio la rivista scientifica Nature pubblica un editoriale in cui invita il governo italiano a non portare avanti la sperimentazione, in quanto questa non è giustificata da alcuna ragione scientifica.

L'1 agosto viene consegnato presso l'Istituto Superiore di Sanità il protocollo del metodo Stamina per poter far partire la sperimentazione.

FONTI: TN24.it e Wikipedia.it
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27 giugno, 2013

Si è spento Stefano Borgonovo, campione simbolo della lotta alla SLA

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Si è spento oggi pomeriggio Stefano Borgonovo. L'ex attaccante di Como, Milan, Fiorentina, Pescara, Udinese e Brescia, è morto a 49 anni, dopo una lunga battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica. Borgonovo lascia la moglie Chantal e quatto figli Andrea, Alessandria, Benedetta e Gaia. Nel 2008 ha dato vita alla Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, per sostenere la ricerca contro la Sla, che lui chiamava scherzosamente «la stronza».

Il 5 settembre 2008 Borgonovo ha annunciato di essere malato di sclerosi laterale amiotrofica. La notizia raggiunge anche il ritiro della Nazionale, che era impegnata nella preparazione a due incontri di qualificazione ai Mondiali di Calcio del 2010. Da allora ha creato una Fondazione che ha raccolto fondi per la ricerca. Lui stesso in carrozzina è sceso più volte in campo insieme alla sua inseparabile compagna Chantal. Il mondo del calcio è in lutto per il calciatore che insieme all'amico Roberto Baggio a Firenze con la maglia viola ha formato per anni la coppia «B2» tanto amata dai tifosi della Fiorentina. 

La Ferdercalcio italiana, dopo aver ricevuto la notizia, ha chiesto formalmente alla Fifa di scendere in campo con il lutto al braccio nella semifinale della Confederations Cup contro la Spagna, e di far osservare 1' di silenzio prima dell'inizio della partita.
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24 giugno, 2013

Speranze per la Sla, positivi i primi test con trapianto di staminali cerebrali umane

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Sono considerati positivi (senza effetti avversi) i primi test di trapianto di cellule staminali cerebrali su sei pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (n.d.a. era scritto amniotica ma era un refuso!). Lo ha annunciato il professor Angelo Vescovi, coordinatore degli studi, in un convegno a Roma. La ricerca è stata autorizzata dall'Istituto Superiore di Sanità e concepita dall'associazione Neurothon. La prima parte della sperimentazione, iniziata il 25 giugno dello scorso anno con il primo trapianto al mondo di cellule staminali cerebrali umane, scevre da qualunque problematica etica e morale, è terminata con successo a fine marzo di quest'anno. Non sono stati rilevati eventi avversi legati alle procedure mediche con risultati migliori della sperimentazione parallela in corso in Usa.

«Siamo soddisfatti ed orgogliosi di aver mantenuto la promessa fatta ai nostri sostenitori, ai malati e alle loro famiglie, di avviare una sperimentazione di terapia cellulare sulla Sla» ha detto il professore Angelo Vescovi. «Il nostro è uno studio sperimentale condotto secondo i più rigorosi criteri scientifici ed etici, per una malattia neurologica mortale». La sperimentazione, ha precisato il biologo, viene svolta secondo la normativa internazionale in accordo alle regole dell'European Medicine Agency e con le cellule prodotte in stretto regime di norme di buona fabbricazione, vale a dire riconosciute dalle commissioni sanitarie nazionali come idonee all'utilizzo di studi clinici, con certificazione dell'Aifa, confermando l'Italia fra i paesi che fanno test di avanguardia nell'ambito delle staminali.

Alla luce dei dati preliminari dei primi test, l'Istituto superiore e l'Aifa hanno autorizzato l'avvio della seconda parte della sperimentazione che prevede il trapianto in zone più alte del midollo spinale, cioè nella regione cervicale. «La nostra ricerca - ha sottolineato Vescovi - è sostenuta da un'associazione no profit e il nostro metodo, in opera dal 1999, non è stato brevettato. Grazie al nostro metodo con pochissimi campioni di cellule fetali neuronali prelevate da aborti spontanei è possibile produrre una quantità illimitata di cellule staminali».

FONTE: Ansa.it
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22 dicembre, 2010

SLA: il governo stanzia 100 milioni di euro destinati a ricerca e assistenza domiciliare dei malati

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Arrivano 400 milioni per il cinque per mille, di cui 100 destinati a interventi in tema di sclerosi laterale amiotrofica (Sla) per ricerca e assistenza domiciliare dei malati. E' una delle misure contenute nel cosiddetto decreto "Milleproroghe" approvato oggi dal consiglio dei ministri. Nel testo si legge che "le risorse complessive destinate alla liquidazione della quota del 5 per mille nell'anno 2011 sono quantificate nell'importo di euro 400.000.000; a valere su tale importo, una quota pari a 100 milioni di euro è destinata a interventi in tema di sclerosi amiotrofica per ricerca e assistenza domiciliare dei malati". In tal modo il governo risponde alle sollecitazioni delle associazioni rappresentanti i malati che richiedevano, a causa anche del preoccupante aumento dell'incidenza dei casi negli ultimi anni, risorse per l'assistenza dei soggetti colpiti. La SLA è una patologia rara (incidenza: 1-3 casi ogni 100.000 individui all'anno) e, nella quasi totalità dei casi, sporadica (le forme familiari sono circa il 10% del totale dei pazienti). Verosimilmente si tratta di una malattia ad origine multifattoriale; attualmente le ipotesi più accreditate per spiegare la degenerazione neuronale sono due: un danno di tipo citotossico, dovuto ad un eccesso di Glutammato, e un danno di tipo ossidativo, dovuto ad uno squilibrio tra sostanze ossidanti e sostanze riducenti nel microambiente che circonda i motoneuroni colpiti.l paziente affetto da SLA soffre di una degenerazione progressiva del motoneurone centrale e periferico, con un decorso del tutto imprevedibile e differente da soggetto a soggetto, con esiti disastrosi per la qualità di vita oltre che sulla sua sopravvivenza. Le conseguenze di questa malattia sono la perdita progressiva e irreversibile della normale capacità di deglutizione (disfagia), dell'articolazione della parola (disartria) e del controllo dei muscoli scheletrici, con una paralisi che può avere un'estensione variabile, fino ad arrivare alla compromissione dei muscoli respiratori, quindi alla necessità di ventilazione assistita e in seguito alla morte. La SLA in generale non altera le funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali del malato.
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31 marzo, 2010

Si chiama "Mitotarget" il nuovo progetto online per la cura della Sla

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Un nuovo sito web multilingue fornirà informazioni preziose alle persone che soffrono di sclerosi laterale amiotrofica (Sla). La nuova risorsa online, descritta dal notiziario europeo Cordis, fa parte del progetto “Mitotarget” che sta indagando sulle cause della Sla, finanziato dall'Ue (ha ricevuto un finanziamento di 6 milioni di euro). Il gruppo di ricerca auspica che il sito web possa diventare il principale punto di riferimento per chiunque voglia reperire o condividere informazioni circa la Sla, vale a dire medici, infermieri, pazienti e il pubblico generale. La Sla, conosciuta anche come malattia di Lou Gehrig, dopo che fu diagnosticata alla star americana del baseball nel 1939, è una patologia neurodegenerativa letale, che causa l'atrofia progressiva dei neuroni motori (cellule nervose) nel sistema nervoso centrale, che controllano il movimento e il coordinamento muscolare. Si tratta di una patologia poco conosciuta. Attualmente vi è un solo farmaco approvato per il trattamento e che riesce solo a prolungare la vita del paziente di circa tre mesi. “Mitotarget” che è un acronimo per “Mitochondrial dysfunction in neurodegenerative diseases: towards new therapeutics” è un progetto triennale al quale partecipano 17 partner con sede in cinque paesi dell'Ue - ovvero Belgio, Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito - il cui obiettivo è appunto lo studio approfondito dei legami tra la disfunzione mitocondriale e lo sviluppo della Sla. La disfunzione mitocondriale svolge un ruolo importante nello sviluppo delle malattie neurodegenerative sebbene non è ancora del tutto chiara la sua azione in tale processo. Lo sviluppo del nuovo strumento web è stato coordinato dall'azienda farmaceutica Trophos. "Il consorzio Mitotarget auspica di sviluppare al più presto possibile trattamenti per la Sla, una malattia rara, ma terribile e fatale", ha dichiarato l'amministratore delegato della Trophos Damian Marron. "Vogliamo semplificare le cose per chi soffre di questa malattia - ha continuato - ma anche per le altre persone coinvolte affinchè diventi più facile per tutti scoprire e condividere informazioni sulla Sla. Ci auguriamo che questo possa accelerare il processo di scoprire una cura, nonchè aiutare tutti coloro la cui vita è stata devastata da questa terribile malattia". Lo scienziato britannico Stephen Hawking, che è il patron della Motor Neurone Disease Association (Mnda), ha accolto con favore il nuovo sito: "E' essenziale dare il maggior sostegno possibile alle persone a cui viene diagnosticata la Sla. Devono poter vivere il più a lungo possibile nel modo migliore possibile". "E' incoraggiante - ha proseguito - il fatto che, grazie al supporto dell'Ue, il consorzio “Mitotarget”' riesca a offrire sostegno pratico online a tutte le persone affette da Sla e a sviluppare cure per trattare questa malattia".

Fonte: Cordis.it e Agi.it
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05 luglio, 2009

A Milano uno studio su di una relazione terapica fra Epo e Sla...

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Epo = Eritropoietina. Un ormone glicoproteico che spesso è salito negli ultimi anni all’onore delle cronache per le terribili implicazioni nel mondo dello sport, dove viene di frequente utilizzata come sostanza dopante, ma anche un farmaco utilissimo per le sue funzioni fondamentali, prima fra tutte l’accelerare il processo di formazione degli eritrociti (cioè la eritropoiesi). Creato soprattutto dal rene ma anche dal fegato e dal cervello, questa molecola potrebbe essere una chiave fondamentale per creare una terapia utile per i malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica, un'altra malattia tristemente nota nel mondo sportivo. All’istituto “Carlo Besta” di Milano una equipe guidata dal dottor Giuseppe Lauria dell'Unità operativa “Malattie neuromuscolari e neuro immunologia” ha provato a studiare le implicazioni positive dell'Eritropoietina (Epo) nel decorso delle malattie neurodegenerative e in particolar modo si è voluto sottolineare le possibili proprietà neuroprotettive che si traducono in una migliore sopravvivenza e funzione delle cellule neuronali e dei loro prolungamenti assonali. La ricerca aveva l'obiettivo di confrontare due gruppi di pazienti affetti da Sla sporadica (uno di 11 persone trattato unicamente con riluzolo e l'altro di 12 individui trattato con eritropoietina in aggiunta al riluzolo) e dopo due anni è stato possibile considerare che la terapia e' stata ben tollerata, senza che si siano registrati effetti collaterali gravi. Inoltre, 8 pazienti su undici nel gruppo riluzolo sono deceduti o hanno avuto necessità di tracheotomia rispetto ai soli 4 pazienti su 12 nel gruppo trattato con eritropoietina. Un risultato indicativo che dovrà essere confermato in uno studio clinico di adeguate dimensioni. E, infatti, Giuseppe Lauria ha spiegato che esiste "in cantiere uno studio multicentrico che coinvolgerà 150 pazienti". Una nuova ricerca per la quale è stimata la necessità di un investimento di circa 1 milione di euro, il Besta è pronto a metterne a disposizione il 60%, per il resto si attende che arrivi in soccorso una mano tanto pubblica quanto privata.
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22 maggio, 2009

KIFAP3 e nuove prospettive per una possibile cura della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA)

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Novità importanti per tutti i pazienti malati di SLA, sigla che indica la grave malattia degenerativa “ Sclerosi Laterale Amiotrofica”. Uno studio internazionale condotto su circa 300 persone affette da tale patologia ha permesso di individuare nel gene KIFAP3 una possibile chiave per incrementare le prospettive di vita dei pazienti ritardando gli effetti devastanti della malattia: un decremento della proteina che deriva dalla espressione di tale gene avrebbe apportato statisticamente un aumento della sopravvivenza fino al 30% rispetto alla media dei malati di Sla. Questo potrebbe a breve termine portare allo sviluppo di farmaci che possano ritardare il decorso e preparare a una possibile terapia.

La ricerca è stata condotta da un consorzio guidato da John E. Landers e Robert H. Brown Jr. del “Day Laboratory for Neuromuscular Research” dell'Università del Massachusetts a Boston e i risultati incoraggianti sono stati recentemente pubblicati sulla rivista “Pnas”. Allo studio hanno contribuito l'Irccs Istituto auxologico italiano-università degli Studi di Milano (con Vincenzo Silani) e il Centro Dino Ferrari dell'ospedale Maggiore-Policlinico (Nicola Ticozzi).

Il gene è stato identificato grazie allo screening di quasi 300 mila marcatori genetici, attraverso la tecnica Whole Genome Association o WGA. Apportando una modifica si determina la ridotta produzione di una proteina coinvolta nel trasporto degli organuli cellulari lungo gli assoni dei motoneuroni, e ciò determinerebbe biologicamente una regressione della degenerazione delle stesse. Il gene KIFAP3 potrebbe rappresentare quindi in futuro un bersaglio genetico ideale per nuove strategie terapeutiche volte a prolungare la sopravvivenza dei pazienti, tanto da far dichiarare all’autore della ricerca Vincenzo Silani “Se riesco ad allungare il decorso della malattia fino all'infinito allora significa che la curo. Il metodo messo a punto potrebbe essere utile nei casi di Sla sporadica. I pazienti potrebbero riuscire a vivere molto più a lungo poiché sarebbero limitati i devastanti effetti caratteristici del morbo, allungando il decorso del male. Nessun effetto invece se si tratta di sclerosi familiare”. I dati positivi relativi a tale studio sono stati confermati poco tempo dopo su di una applicazione attuata su circa 300 soggetti italiani affetti da SLA, questi esprimevano un polimorfismo che determinava una riduzione dell’espressione di KIFAP3 ed evidenziavano appunto una significativa estensione della loro sopravvivenza.
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06 novembre, 2008

Sclerosi Laterale Amiotrofica e Mutazioni SOD1: la Rivoluzione Copernicana della SLA

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Uno studio italiano pubblicato sulla rivista “Cell Metabolism” suggerisce che alla base della SLA o “Sclerosi laterale amiotrofica” vi sia una alterazione a livello muscolare e non a livello neurologico cosi come finora pensato. La Sla è una patologia che determina una lenta e inesorabile degenerazione delle capacità motorie e mentali del soggetto e recentemente posta sotto la lente delle cronache per l’elevata frequenza con cui ha colpito numerosi sportivi degli anni ’60 e ’70. Per molto tempo si è pensato che alla base vi sia un lento “spegnimento” dei motoneuroni del midollo spinale, cioè dei neuroni deputati all’effettivo controllo, tramite impulsi nervosi elaborati dai centri superiori del sistema nervoso, delle fibre muscolari.

La ricerca, finanziata da Telethon e dall'Associazione statunitense per la lotta alla distrofia muscolare (Mda), è stata coordinata da Antonio Musarò, dell'università di Roma Sapienza. Come spiegato dal suo coordinatore, la ricerca “ha evidenziato un legame tra la progressiva atrofia dei muscoli e la successiva comparsa dei sintomi della malattia. Senza un'apparente degenerazione dei motoneuroni”. In pratica, la ricerca ha puntato a dimostrare l'ipotesi che il muscolo scheletrico sia un bersaglio primario dell'effetto tossico della “mutazione SOD1”, una proteina che agisce come potente antiossidante rimuovendo i radicali liberi dal citoplasma delle cellule, a prescindere dalla degenerazione dei motoneuroni. Afferma il ricercatore come “Abbiamo sfatato un dogma della patologia, dimostrando che la Sla è una malattia multisistemica”. Tale scoperta spiegherebbe gli scarsi risultati ottenuti con la terapia convenzionale, che agisce su un bersaglio parziale.

La sperimentazione è stata condotta nei laboratori del dipartimento di Istologia ed embriologia medica dove i ricercatori hanno generato un topo modificato, modello della malattia, nel quale gli effetti del gene mutato si producono solo nei confronti dei muscoli volontari. “Nella cavia si è osservata la progressiva atrofia dei muscoli e la successiva comparsa degli altri sintomi della malattia, senza una apparente degenerazione dei motoneuroni, contrariamente all'ipotesi dominante che li vuole bersaglio primario della Sla. Quello che risulta dal nostro lavoro” - spiega Musarò – “è un nuovo modo di vedere la malattia. Finora le conoscenze erano limitate ai motoneuroni, ma adesso è chiaro che il ruolo di queste cellule non è determinante. La sola modificazione delle caratteristiche dei motoneuroni non è di per sé indice della patologia”.

Questa scoperta va ad aprire nuovi scenari terapeutici. “La prospettiva è quella di monitorare il quadro patologico del muscolo e agire a livello muscolare con trattamenti farmacologici, cellule staminali o terapia genica”.
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13 luglio, 2008

SLA: gruppo di ricerca dimostra che la TDP-43 si accumula ovunque nel cervello

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Due anni fa i ricercatori della University of Pennsylvania School of Medicine scoprirono la proteina, denominata TDP-43, accumulata nelle aree motorie del cervello dei pazienti con sclerosi laterale amiotrofica (SLA), meglio nota come malattia di Lou Gehrig. Oggi, lo stesso gruppo di ricerca è riuscito a mostrare che TDP-43 si accumula ovunque nel cervello, suggerendo che la SLA ha effetti neurologici più ampi di quanto creduto in precedenza. Il che implica la necessità di trattamenti più estesi rispetto alle sole aree motorie neuronali.

“L’implicazione primaria per i pazienti con SLA – afferma John Q. Trojanowski, uno degli autori dello studio - è che abbiamo identificato un target molecolare per nuove terapie”. La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i cosiddetti neuroni di moto (motoneuroni), sia centrali - 1° motoneurone a livello della corteccia cerebrale, sia periferici - 2° motoneurone, a livello del tronco encefalico e del midollo spinale. Fu descritta per la prima volta nel 1860 dal neurologo francese Jean-Martin Charcot, e attualmente le sue cause sono ancora ignote.

Fonte: http://www.assobiotec.it/Assobiotec/Newsletter
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29 giugno, 2008

Su studi della TDP-43 nuove prospettive di terapia per la sclerosi laterale amiotrofica

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E' stato identificato un nuovo target molecolare per la messa a punto di nuove terapie contro la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), detta anche malattia di Lou Gehrig. La SLA è stata descritta per la prima volta nel 1860 da neurologo Jean-Martin Charcot, si tratta di una grave malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i motoneuroni sia centriali (1° motoneurone a livello della corteccia cerebrale) sia periferici (2° motoneurone, a livello del tronco encefalico e del midollo spinale). Attualmente le sue cause non sono ancora note.

Lo studio è stato svolto dai ricercatori della University of Pennsylvania School of Medicine. Si tratta dello stesso gruppo che due anni fa identificò la proteina TDP-43, accumulata nelle aree motorie del cervello dei pazienti affetti da SLA. Oggi sono riusciti a dimostrare che TDP-43 si accumula ovunque a livello del cervello, questo significa che la sclerosi laterale amiotrofica ha degli effetti neurologici più ampi di quelli immaginati. Questo suggerisce la necessità di mettere in atto trattamenti più estesi rispetto alle sole aree motorie neuronali.

John Q. Trojanowski, uno degli autori dello studio, ha spiegato:"L'implicazione primaria per i pazienti con SLA è che abbiamo identificato un target molecolare per nuove terapie".


FONTE: Molecularlab.it => http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6115

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