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AFORISMA DEL GIORNO

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23 aprile, 2018

Sicilia, "esplode" la diffusione del diabete: nell'ultimo decennio oltre 300 mila malati (il 6% della popolazione)

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Nell’isola sono 304.456 le persone malate di diabete. Una fotografia davvero preoccupante quella che viene fuori dall’ultimo rapporto di “ITALIAN DIABETES & OBESITY BAROMETER REPORT”, cioè un rapporto che affronta la patologia diabetica attraverso un confronto continuo sulle tematiche cliniche, sociali, economiche e politico-sanitarie. I dati che emergono dallo studio confermano che la preoccupazione, da tempo vissuta, dalla Federazione Diabete Sicilia è fondata. Chiaramente, in una regione come la Sicilia dove le condizioni socio economiche e le maggiori difficoltà di accesso alle cure determinano una percentuale più alta di persone che ne sono affette.

In Sicilia iI 6,0% della popolazione si dichiara diabetico e nella nostra regione c’è una prevalenza dell’obesità infantile e del diabete superiori rispetto alla media nazionale. Nel 2000 era l’unica regione del Sud con una prevalenza grezza al di sotto della media il che indica una velocità di crescita della patologia nel successivo decennio particolarmente marcata. Il tasso standardizzato di mortalità per diabete ridotto per il sesso femminile, ma non per quello maschile, collocandosi al primo posto, seguito dalla Campania.

Nel 2013 il governo ha approvato un Piano Nazionale sulla malattia diabete (PND) che definisce obiettivi, strategie, linee guida e priorità. Il Piano Nazionale si concentra sulla prevenzione, la diagnosi precoce, la patologia e la gestione delle complicanze, e il miglioramento dei risultati, attraverso l’adozione di programmi di gestione integrata delle malattie a livello regionale. In SICILIA il Piano Nazionale sulla malattia diabete è stato implementato con Decreto dell’assessorato della Salute n°1112 del 10 giugno 2013. «Tuttavia, riscontriamo – sottolinea il presidente della FDS, Giacomo Trapani – una insufficiente attenzione da parte delle Istituzioni alla problematica dell’universo diabete. Mi spiego meglio. Vorremmo avere più opportunità di confronto non solo con i Direttori Generali, attualmente Commissari, delle Asp per programmare insieme attività di prevenzione e informazione per raggiungere quante più persone possibili. In particolare, creare occasioni di incontro con le nuove generazioni, quindi collaborare anche con la Scuola. Ed ancora, avere la possibilità di momenti collettivi con i cittadini per fornire supporto e non fare sentire chi diabetico solo. Infine, ma non per importanza, vorremmo, visto che abbiamo una Federazione che registra al suo interno l’insieme di 25 Associazioni di persone con diabete, sparse per tutta la Regione, incontrare l’Assessorato alla Salute. Il diabete Mellito in tutte le sue forme è una patologia che non è impattante dal punto di vista visivo, ma è purtroppo una patologia subdola che silenziosamente se, non è ben compensata può causare danni irreversibili. Vorremo più attenzione.»

Il ritratto che emerge, inoltre, dal rapporto “Osservasalute 2017” presentato giovedì 19 aprile a Roma i cui dati fanno dire al presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, che «è evidente il fallimento del Servizio sanitario nazionale, anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance tra le Regioni». Il dato più lampante che emerge dal Rapporto, frutto del lavoro di 197 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali, è, ormai, la conferma di quel che si conosce da anni: l’Italia, dal punto di vista sanitario è un patchwork fatto da territorio con le più disparate qualità dell’assistenza ed esiti di salute. Differenze che negli ultimi dieci anni le strategie per la copertura dei disavanzi pregressi non hanno fatto altro che acuire.

«Rimane aperto e sempre più urgente il dibattito sul segno di tali differenze. Si tratta di differenze inique perché non naturali, ma frutto di scelte politiche e gestionali», dice ancora Ricciardi. «È auspicabile che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo sanitario nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni, ma sui reali bisogni di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle regioni del Mezzogiorno».

Inoltre, è opportuno evidenziare le specifiche che riguardano il Diabete come spunto di riflessione e innovative soluzioni. La diagnosi tempestiva e il costante controllo delle persone con diabete, grazie a terapie di qualità, riducono del 10- 25% il rischio di complicanze minori – danni agli occhi e ai reni – e del 15-55% il rischio di complicanze più gravi – insufficienza renale cronica, patologia coronarica, perdita della vista. Infatti, si stima che tali azioni siano in grado di ritardare di oltre 5 anni l’insorgere di complicanze e di prolungare la vita delle persone affette da diabete in media di 3 anni. Nel lungo termine, un simile miglioramento del quadro terapeutico consentirà una riduzione media dei costi di oltre il 30%.

Il diabete ha una rilevanza sociale oltre che sanitaria e questo è stato sancito, in Italia prima ancora che egli altri Paesi del mondo, da una legge (n. 115 del 1987) che è diventata punto di riferimento fondamentale e ha largamente ispirato il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica del Ministero della Salute. 



FONTE: Giornale Ibleo
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21 aprile, 2018

Diabete di tipo 1 e molecola BL001, prospettive (ancora lontane) di terapie di rigenerazione delle cellule beta

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In uno studio pubblicato su Nature Communications il gruppo di studio spagnolo del Centro andaluz de Biologia Molecular y Medicina Regerativa (Cabimer) ha sperimentato sui topi una molecola (già brevettata) che riesce a combinare due effetti: riduce l'attacco che il sistema immunitario dei malati scaglia contro il pancreas distruggendo le cellule che producono insulina e reintegra la popolazione di beta-cellule distrutte. "Per curare il diabete devi agire su entrambi gli aspetti: creare cellule che sostituiscano quelle che non funzionano e fermare la causa", spiega Bernat Soria, direttore del Dipartimento di rigenerazione e terapie avanzate di Cabimer e uno degli autori dello studio. Cosa che finora le terapie disponibili non erano state in grado di fare, riuscendo infatti ad agire soltanto su uno dei due problemi (immunosoppressione oppure stimolazione della rigenerazione delle betacellule).

I ricercatori hanno condotto delle analisi su topi e su cellule umane coltivate in vitro per testare l'azione della molecola in questione, la BL001: "Questa molecola è in grado di legarsi a un recettore molecolare - il Liver receptor homolog-1, Lrh1, (ndr) - situato sulla superficie del nucleo di alcune cellule del sistema immunitario e sulle cellule del pancreas", spiega Nadia Cobo-Vuilleumier, prima autrice dello studio.

Nei topi, la somministrazione a lungo termine di BL001 impedisce lo sviluppo del diabete attraverso il mantenimento combinato di cellule beta funzionanti e il rilascio di fattori anti-infiammatori. E nelle cellule umane - al momento lo studio ha riguardato il diabete di tipo 2 - la molecola agirebbe proteggendo le betacellule pancreatiche dalla morte cellulare (apoptosi) e migliorando la secrezione insulinica.

Ciò che resta da capire è come il legame tra il recettore e la molecola BL001 possa indurre la rigenerazione delle betacellule. Gli esperti dello studio hanno provato a spiegare questa evidenza: il "farmaco" agirebbe stimolando la trasformazione delle cellule alfa - un altro tipo di cellule presenti nel pancreas coinvolte nella produzione del glucagone, l'ormone che svolge la funzione opposta all'insulina -  in beta-cellule. Secondo gli esperti le cellule alfa, anch'esse caratterizzate dalla presenza del recettore al quale la molecola può legarsi, potrebbero andare incontro a un processo chiamato transdifferenziazione - un'ipotesi in realtà ancora da verificare. Se così fosse, tale trasformazione consentirebbe di rigenerare la popolazione di cellule beta da un campione inesistente o gravemente danneggiato.

Il composto brevettato, che ha avuto successo nella prevenzione e nel trattamento del diabete nei topi e nelle colture di tessuto pancreatico umano, ha ancora molta strada da fare prima di arrivare sul mercato - si devono ad esempio analizzare soglie di efficacia e tossicità al fine di renderlo sicuro e poi c'è bisogno di fondi perché "il costo previsto per lo sviluppo del farmaco si aggira attorno a 20 milioni di euro", conclude Benoit Gauthier, co-autore dello studio.


FONTE: Repubblica.it
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13 marzo, 2018

Diabete, proposta una classificazione più articolata (in 5 categorie)

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E se non esistessero solo due tipi di diabete, ma (almeno) cinque? Lo propongono alcuni ricercatori su The Lancet: Diabetes & Endocrinology sostenendo che è tempo di andare oltre le consuete definizioni secondo cui il diabete di tipo 1 è quello dei bambini in cui ci sono gli anticorpi contro l’insulina, l’ormone indispensabile per utilizzare lo zucchero in modo corretto, mentre il tipo 2 compare negli adulti e dipende da dieta sbagliata e obesità.

Semplificazioni, come dimostrano l’analisi di oltre 15mila pazienti e l’esperienza clinica: per esempio, sono sempre più frequenti casi di diabete da eccesso di peso nei giovanissimi o adulti con una produzione di insulina azzerata e quindi una malattia molto più simile al diabete di tipo 1 (è successo alla premier inglese Theresa May, che ha scoperto di avere un diabete insulino-dipendente a 56 anni). Gli autori della ricerca, considerando l’età all’esordio dei sintomi, il grado di resistenza all’insulina e l’indice di massa corporea, hanno proposto perciò cinque «nuovi» tipi di diabete:

1. diabete autoimmune: si manifesta nei bambini e si associa alla presenza di anticorpi per l’insulina
2. diabete da deficit di insulina: simile al primo per scompenso metabolico ed età di comparsa ma senza gli anticorpi
3. diabete da resistenza all’insulina: in cui c’è un peso elevato
4. diabete correlato all’obesità: dove ci sono i chili di troppo ma non la resistenza all’insulina
5. diabete correlato all’età: simile al precedente ma tipico di persone più anziane.

I primi due sono perciò sottocategorie del diabete di tipo 1, gli altri sarebbero forme diverse del diabete di tipo 2 che oggi vengono ascritte indistintamente a questo. Una nuova classificazione non rischia di confondere solo le acque? No, perché come scrivono gli autori «Il diabete da resistenza all’insulina, per esempio, più spesso porta a deficit nella funzione renale: suddividere in modo più preciso i pazienti potrebbe modificare le cure, aiutando a renderle più “su misura”».

Senza contare che forse cinque sottocategorie, di fatto facce diverse dei tipi 1 e 2, non sono comunque abbastanza. C’è infatti pure chi, come appunto Theresa May, si ammala da adulto di un diabete su base autoimmune (gli esperti lo chiamano LADA, Late Autoimmune Diabetes in Adults): una forma intermedia della malattia, che si manifesta ben lontano dall’infanzia ma in cui la perdita della capacità di produrre insulina è completa e si instaura molto rapidamente. E c’è pure chi si è spinto a considerare l’Alzheimer un diabete di tipo 3: « Il legame fra l'eccesso di carboidrati e i deficit cognitivi passa dall'alterazione della sensibilità all'insulina, che nel cervello agisce come un neuromodulatore – dice il geriatra Giuseppe Paolisso dell’università Vanvitelli di Napoli –. In chi ha un alterato metabolismo degli zuccheri la sensibilità all'insulina a livello cerebrale diminuisce e ciò facilita la deposizione di placche di beta-amiloide, sostanza di scarto del metabolismo cerebrale correlata all'Alzheimer. Non a caso l'uso di farmaci antidiabetici riduce lievi deficit cognitivi nei pazienti che li manifestano».


FONTE: Corriere Salute
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08 marzo, 2018

Diabete, in arrivo in Sicilia il "Flash Glucose Monitoring", sarà fornito gratuitamente a circa tremila bambini

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Sarà distribuito gratuitamente a tremila bambini siciliani affetti da diabete di tipo 1, il Fgm – Flash Glucose Monitoring, apparecchiatura all’avanguardia per il monitoraggio costante della glicemia. È quanto ha disposto l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, con la firma di una circolare che autorizza le Asp siciliane ad avviare da subito gli ordini delle forniture e a curarne la distribuzione nell’isola.

Il nuovo sistema all’avanguardia per il controllo della glicemia, si legge in una nota dell’assessorato, abolisce quasi del tutto l’uso delle lancette pungidito, che costituiscono un serio disagio per i piccoli pazienti diabetici costretti a più di cinque rilevamenti giornalieri, funzionando come un minuscolo rilevatore costante che, fissato ad un braccio, fornisce ogni qualvolta si rende attivo, il dato richiesto. Ciascun beneficiario del nuovo sistema di monitoraggio oltre al lettore, riceverà in dotazione un kit di 26 sensori, 600 strisce reattive per la determinazione della glicemia.

L’acquisizione del sistema Flash Glucose Monitoring, prosegue la nota, è una novità assoluta sul piano della qualità del servizio sanitario regionale e va in porto dopo una lunga trattativa tra fornitori, associazioni dei pazienti e assessorato alla Salute che ha permesso di acquistare l’apparecchiatura ai prezzi più bassi sul panorama nazionale e senza alcuna differenza di tariffe tra un’Asp e l’altra. Ogni Asp potrà acquistare un numero di lettori che va da 100 (Enna) fino a 750 (Palermo) passando per i 240 lettori per Siracusa, in base al numero di pazienti, per un investimento complessivo di 2.554.500 euro. (Agrigento 260; Caltanissetta 160; Catania 650; Messina 390; Ragusa 190; Trapani 260).

“Oltre a fornire un importante e più puntuale rilevamento dei livelli di glicemia nei soggetti particolarmente fragili, l’uso del Flash Monitoring favorisce una più autonoma e costante gestione della malattia da parte del paziente – ha affermato l’assessore Razza – contribuendo in modo efficace e sicuro per il malato, a limitare le spese di ricovero nelle strutture ospedaliere. Contiamo di estendere la distribuzione anche agli anziani, con l’obiettivo, nel tempo, di ampliarlo a tutti i 45 mila malati di diabete nell’isola“.

FONTE: Siracusanews.it 
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09 ottobre, 2016

Diabete, microinfusore OneTouch Animas vulnerabile agli hacker? Negli USA scattano le indagini

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Una vulnerabilità scoperta da Jay Radcliffe, ricercatore in materia di sicurezza, pubblicata sul blog della società Rapid7 di cui è dipendente rivela l'esistenza di una falla che interessa il dispensatore di insulina OneTouch Ping di Animas Corporation, società acquisita da Johnson&Johnson nel 2006. Se sfruttata, la vulnerabilità potrebbe compromettere la salute dei pazienti che ne fanno uso, in maniera anche grave.

Parlando di sicurezza si tende a pensare alle protezioni delle reti di governi, istituzioni e grandi società, come nei recenti casi che hanno coinvolto le email di Yahoo e il database del Democratic National Committee (DNC) durante la campagna elettorale per le presidenziali statunitensi. Difficilmente un pirata potrebbe interessarsi all'hacking di un dispensatore di insulina, ma il rischio esiste, tanto che Johnson&Johnson ha deciso di allertare i pazienti circa la sua vulnerabilità.

Per fortuna la percentuale di persone affette da diabete che fanno uso del dispensatore in oggetto è relativamente bassa. Sembra infatti che i pazienti interessati dal problema siano attualmente 114mila. Se sfruttata da un malintenzionato, però, tale vulnerabilità potrebbe procurare un'overdose di insulina. Nella pagina del prodotto si legge come il OneTouch Ping di Animas fornisca un telecomando "Meter" mediante il quale i pazienti possono dispensare una dose di insulina senza la necessità di agire sul dispositivo. Oltre al controllo del livello di zuccheri presenti nel sangue, il telecomando consente anche di controllare a distanza le funzioni della pompa, determinare la quantità di insulina necessaria in un determinato momento e altro.

La vulnerabilità scoperta da Jay Radcliffe interessa la connessione wireless tra telecomando e dispositivo, che usa un protocollo proprietario nella banda dei 900MHz. La comunicazione tra telecomando e dispensatore avviene tuttavia in chiaro, senza l'uso di crittografia. Come riferisce lo stesso Radcliffe, un hacker che agisca nelle vicinanze del dispensatore, che ha un raggio di azione limitato, potrebbe simulare una connessione remota "Meter" e "sfruttare la vulnerabilità per procurare una reazione ipoglicemica al paziente, se questi non riuscisse a fermare in tempo l'erogazione di insulina".

La vulnerabilità è molto simile a quella che ha interessato le tastiere wireless Logitech, il cui protocollo di connessione in chiaro consentiva di "sniffare" i dati trasmessi. Accedendo alla connessione tra telecomando e dispensatore, sniffando la chiave trasmessa tra dispensatore e dispositivo remoto che rimane inalterata ogni qualvolta i due dispositivi rimangono accoppiati, gli attaccanti possono visionare i valori glicemici e i dati relativi al dosaggio dell'insulina.

Prima di avvisare i pazienti, Johnson&Johnson ha cercato di riprodurre l'hack scoperto da Radcliffe. La società ha quindi deciso di segnalare pubblicizzare la vicenda, come riferito a Reuters da Brian Levy, responsabile medico dell'unità di Johnson&Johnson per il diabete, confermando che si possa effettivamente iniettare ai pazienti dosi letali di insulina entro un raggio d'azione di circa 8 metri. Nella lettera, Johnson&Johnson ha comunicato ai proprietari dei OneTouch Ping le proprie preoccupazioni per un potenziale attacco, invitando loro a non usare il telecomando o, in alternativa, di impostare un limite nella quantità massima di insulina dispensabile. I pazienti possono anche attivare una funzione di avviso (vibrazione) che li allerti nel caso di dosi richieste tramite telecomando.


FONTE: Punto-informatico.it
Autore: Thomas Zaffino
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09 febbraio, 2016

Facebook, contro la "Safer Internet Day" adolescenti attaccano sui social i malati di diabete con furti di password e post di insulti

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Brutta sorpresa oggi per i circa ottomila iscritti al gruppo facebook "Tutti i diabetici riuniti in rete", uno dei principali gruppi social dedicati a questa grave patologia. All'accesso alla bacheca del gruppo, invece dei soliti messaggi dedicati al diabete, i membri hanno trovato in condivisione ben altri tipi di messaggi, con insulti e minacce ai malati e ai loro familiari. La password è stata rubata agli amministratori con l'inganno, mediante un furto d'identità. Autori dell'ignobile furto un gruppo di adolescenti che si fanno chiamare con il termine "ShitStorm", apparentemente già saliti al disonore delle cronache per il furto di altri gruppi facebook famosi, dal blog "giallozafferano" a gruppi di tifo calcistico.

Impossibile comprendere se si tratti di una semplice "bravata" fatta da quattro ragazzini annoiati al fine di protestare contro la "Safer Internet Day" (giornata mondiale dedicata alla lotta al bullismo e alla sicurezza in rete) o se il furto rientri in una strategia per tentare qualche truffa online a chi rimane ancora inconsapevolmente membro. Il fatto che i numerosi post di protesta vengano cancellati fa purtroppo ipotizzare il fine di aggirare, oltre a disturbare, i poveri malati.

I precedenti amministratori, dopo aver inutilmente tentato di recuperare con il dialogo il controllo del loro gruppo e segnalando l'accaduto a facebook (che, al momento dopo 24 ore, non ha ancora restituito i diritti di gestione ai legittimi proprietari), si sono visti costretti a creare loro malgrado una nuova pagina di riferimento e a segnalare i profili dei presunti responsabili alle autorità. Segnalazioni che purtroppo sono sempre vane, sia per l'inerzia con cui Facebook opera in termini di moderazione, sia perchè questi "Troll" quasi sempre operano dietro Proxy Server, "coprendo" cosi le tracce del proprio agire e rendendosi non rintracciabili.

Di seguito il messaggio di benvenuto al nuovo gruppo (LINK), in cui si descrive l'accaduto:

""Ciao! Siamo gli amministratori di Tutti i diabetici uniti in rete. Purtroppo nei giorni scorsi gli hacker di Shitstorm sono riusciti ad entrare nel gruppo e siamo stati estromessi. Siamo riusciti a rientrare, ma non siamo più in grado di garantire la sicurezza di tutti gli iscritti. Per questo motivo ti invitiamo ad abbandonare il vecchio gruppo e a continuare il nostro viaggio insieme in questo nuovissimo gruppo chiuso "TIDUIR - Tutti i diabetici uniti in rete". Se conosci qualcuno che ancora non è a conoscenza della situazione, ti prego di avvisarlo e di girargli questo messaggio. Ci scusiamo per il disagio non dipendente dalla nostra volontà. Grazie""

Ricordiamo alcune semplici regole per "difendersi" sui social network da attacchi del genere. E' consigliabile:
-  Avere un solo admin.
-  In caso di più admin, consultarsi personalmente prima di intraprendere qualunque iniziativa.
-  Controllare attentamente tutte le nuove richiesta di iscrizione (da quando è attivo il profilo, quanti amici ha, quali sono gli interessi, se è già amico di altri iscritti)
-  Segnalare gli appartenenti al gruppo ShitStorm a Facebook.
-  Non accettare amicizie sospette.

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06 settembre, 2015

Il progetto "PEDerPAN" e la gestione del diabete in età pediatrica

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Recentemente sui giornali è balzato all'onore delle cronache il termine "PEDerPAN", a causa della controversia che ha interessato il calciatore Arturo Vidal, ex Juventus, il quale ha lasciato il ritiro della propria nazionale per seguire la terapia a cui sarà sottoposto suo figlio, diabetico di tipo 1 dalla nascita. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il progetto "PEDerPAN" (PEDiatric evolution research PANcreas) è un nuovo protocollo sperimentale di simulazione di pancreas artificiale per la cura del diabete in età pediatrica, coordinato dalla Dr.ssa Daniela Bruttomesso e con il Team del Prof Claudio Cobelli di Padova. Tale progetto si basa su microinfusore e sensori. I primi bambini indosseranno un microinfusore collegato ad un sensore della glicemia che userà un algoritmo che sarà provato per la prima volta al mondo in età pediatrica. L'obiettivo è riuscire a ricreare le condizioni che permettano l'attuazione di correzioni "automatiche" di eventuali iperglicemie, in assenza di rischi relativi ad una somministrazione eccessiva di insulina (le ipoglicemie, che in età pediatrica possono avere conseguenze ancora più gravi che in età adulta), e permettendo cosi un controllo più accurato dei livelli glicemici proprio come farebbe un pancraes fisiologico cioè "normale". La possibilità di correzioni automatiche in bimbi di età molto piccola è importantissima sia per l'impossibilità di gestione "autonoma" della terapia, sia per una migliore possibilità di controllo attuato dai genitori. Se lo studio pilota avrà successo, a settembre 40 bambini potranno provarlo in un campo scuola. I bambini arriveranno da Torino (ospedale Infantile Regina Margherita), Milano (ospedale San Raffaele), Roma (ospedale Bambin Gesù), Verona (Università) e Napoli (Centro G.Stoppoloni - Seconda Università degli Studi di Napoli).

Bisogna sottolineare che il protocollo è ancora "sperimentale" e che l'accesso è a numero limitato, ma l'eventuale possibilità di successo nella prima fase consentirà in breve tempo di poter potenzialmente estendere l'applicazione di tale tipo di terapia ad un numero sempre maggiore di pazienti, aprendo una strada nella evoluzione tecnologica anti diabete, al servizio della lotta contro i dismetabolismi cronici.

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20 febbraio, 2015

Danno e beffa: assolto il pediatra accusato di non aver riconosciuto i sintomi di esordio del diabete giovanile...

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E' arrivata in giornata la sentenza di assoluzione per il medico pediatra accusato di lesioni colpose dai familiari di Plinio Ortolani, il bimbo di Sansepolcro affetto da diabete di tipo 1 riconosciuto tardivamente e che per tal motivo lotta ancora oggi contro gravi danni neurologici. Per la vicenda era stata chiesta l’archiviazione per ben due volte dal pm Julio Maggiore fino alla decisione del gip del Tribunale di Arezzo che a metà dello scorso anno aveva rinviato a giudizio il medico P. B., di Sansepolcro che nel luglio del 2009 aveva in cura il bimbo, con l’accusa di lesioni colpose. La drammatica storia – ripercorsa anche da un servizio della trasmissione “Le Iene” in onda lo scorso anno – ebbe origine quasi 5 anni fa quando Plinio aveva 19 mesi. Dopo aver girato gli ospedali di Sansepolcro, Città di Castello e Perugia venne ricoverato al Meyer di Firenze a causa di un diabete mellito di tipo 1 che, stando alle consulenze di parte della famiglia, sarebbe stato diagnosticato troppo tardi. Plinio oggi ha 7 anni ma deve convivere con le conseguenze permanenti legate alla tardiva diagnosi. Oggi l’udienza e l’assoluzione del medico che, nella sua difesa, aveva respinto ogni tipo di responsabilità avendo chiesto l’effettuazione di analisi ed approfondimenti sullo stato di salute di Plinio.

Mesi fa il pediatra accusato e poi assolto ha ripercorso la sua storia legata al caso di Plinio:

«Quando quel 12 luglio 2009 il padre del bimbo mi telefonò disse che il piccolo aveva la febbre a 37,5, vomito, stanchezza e alitosi, sintomi non riconducibili a un iniziale scompenso diabetico o comunque, secondo i periti, compatibili con altri quadri clinici più comuni in età infantile. Ma il padre riferisce di avermi comunicato sintomi diversi quali febbre, tante sete, tanta pipì, vomito, dimagrimento, alito che sapeva di frutta e problemi per stare in piedi. Se così fosse non riesco a capire perché i genitori si siano fidati dei miei consigli e abbiano atteso il giorno seguente per far visitare il figlio. Il giorno dopo esclusi segni neurologici. Nel sospetto di un iniziale scompenso diabetico, prescrissi l’esame delle urine con carattere di urgenza e telefonai di persona per accertarmi che fosse stato eseguito in breve tempo... Inviai subito Plinio in ospedale per l’esame delle urine e non lo ricoverai per non esporlo a eventuali incidenti di percorso. Chiamai e mi feci comunicare telefonicamete dall’ospedale i risultati delle analisi e alla domanda specifica sulla presenza di glicosuria la risposta datami fu negativa... Quando poi alle 15 venni contattato dal padre per una nuova visita del bimbo, mi recai nel giro di minuti a casa sua: le condizioni di Plinio si erano aggravate e, malgrado i segni clinici fossero da attribuire a cheto-acidosi diabetica, l’esame delle urine refertatomi negativo mi indusse a ricoverarlo con sospetto di sepsi, l’unica diagnosi a mio avviso possibile, escludendo quella del diabete mellito. La complicanza dell’edema cerebrale conseguente alla cheto-acidosi fu diagnosticata il martedì mattina a Perugia».

Il padre del bambino affida invece ad un gruppo facebook pubblico tutto lo sconcerto per questa sentenza d'assoluzione:



"" Si termina il penale a carico del pediatra e di tutti coloro i quali hanno concorso a rovinare mio figlio Plinio. ASSOLTO il pediatra B. P. che ALL'ESORDIO DI DIBETE TIPO1 LO RICOVERA CON GRAVE RITARDO CON UNA DIAGNOSI ERRATA '' STATO SETTICO''. ASSOLTI gli operatori del Laboratorio analisi dell'ospedale di Sansepolcro che con un valore pari a 1260mgdl non applicano il protocollo di emergenza che prevede il ricovero immediato, ed in un secondo momento SBAGLIANO a comunicare tale valore vitale per nostro figlio, oppure il pediatra avendo chiesto il risultato per telefono non lo capisce, a noi ci riferira' che tutto è apposto. ASSOLTI gli operatori sanitari dell'ospedale di Perugia che impartirono una terapia infusionale insulinica inadeguata e reidratativa pari al doppio del dovuto. ASSOLTI gli autisti del 118 che si perse per strada da perugia a firenze con mio figliodentro oramai morente. Plinio in coma fu' dichiarato morto dopo 3 arresti cardiaci il 14 luglio del 2009 oggi con gravi danno neuro motori a VITA!!!! Questi gli esiti del procedimento penale a corico dei sanitari che ne gestrono l'esordio di db1. Attendiamo ora fiduciosi gli esiti del procedimento civile che ha il compito di valutare il comportamento dei sanitari coinvolti e rilevare procapite gli sbagli che hanno cagionato danni permanenti a Plinio se conclamati, poi risarcirlo."" 




FONTE: Ansa.it
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17 gennaio, 2014

La nuova sfida tecnologica di Google: le "Google Lens" per monitorare la glicemia

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Google ha presentato una nuova tecnologia che sembra pronta a portare sul mercato con il partner giusto: lenti a contatto con chip integrati, per il momento sviluppate come supporto per diabetici. Tecnicamente si tratta di un sistema di rilevamento che Google è riuscito a rimpicciolire fino a poterlo montare su una lamina d'oro circolare con funzione d'antenna che può essere installata su un materiale flessibile simile alla plastica. Una soluzione che può essere alla fine appoggiata senza disturbo sull'occhio umano.

La prima applicazione che Mountain view ne ha fatto in sede di sviluppo è quella di lenti a contatto intelligenti progettate per misurare ogni pochi secondi il livello di glucosio nel liquido lacrimale di chi le indossa.

Questo significa che le persone che soffrono di diabete (ad oggi, secondo la International Diabetes Federation, 380 milioni nel mondo) con l'ausilio di queste lenti a contatto non dovranno ricorrere alla misurazione del livello di glucosio attraverso più invasive operazioni di monitoraggio del sangue, come piccole punture o dispositivi che sono costretti a portare legati al fianco. Per il momento, tuttavia, Google ha detto che non ha intenzione di produrre e vendere da sé questo supporto medicale, ma che l'annuncio è stato fatto per pubblicizzare l'invenzione e trovare possibili partner più esperti in questo tipo di mercato.Nel frattempo ha iniziato comunque il percorso necessario per qualsiasi medicina e prodotto medicale: si è rivolta alla Food and Drug Administration e ha iniziato i primi test clinici richiesti.

Oltre all'impiego in medicina, peraltro, la possibilità di inserire un chip su una lente a contatto apre a tutta una serie di utilizzi legati alla cosiddetta tecnologia indossabile. Anche se non si tratta di una novità assoluta, almeno dal 2011 si parla di lenti a contatto smart e dal 2006 di chip per misurare il diabete, Google sembra molto vicina a portare questa tecnologia effettivamente sul mercato.

Non è impensabile immaginare una futura generazione dei Google Glass trasformati in lenti a contatto, anche se per il momento il leader del progetto Brian Otis riferisce che le due cose sono slegate.

Autore: Claudio Tamburrino
FONTE: Punto Informatico.it
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10 luglio, 2013

Diabete, è allarme in Basilicata: cresce la prevalenza di nuovi casi rispetto al resto del paese

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Sono “preoccupanti” i dati sulla diffusione del diabete in Basilicata, la percentuale di diabetici in regione è del 6,9%, un dato questo superiore alla media nazionale che si attesta al 5,5% e tra i più elevati d’Italia con un tasso di mortalità che nel 2009 era di 35 casi su centomila persone, in linea con il trend italiano.

Un dato certamente preoccupante quello che si legge nel “Libro Bianco sul diabete” presentato ieri mattina nell’auditorium dell’ospedale San Carlo di Potenza. A pesare sulla popolazione lucana è il forte impatto dell’obesità, il rapporto denuncia che il 32,9% dei soggetti residenti in Basilicata, principalmente rientranti nella fascia di età compresa tra i 6 e i 17 anni, risulta in eccesso di peso, un dato notevolmente superiore al valore nazionale. In regione ci si muove poco, ad impattare negativamente sono anche la sedentarietà e la mancanza di attività fisica, in regione il 48,4% della popolazione non pratica alcuno sport o attività fisica. In più la Basilicata si contraddistingue per un consumo ridotto di ortaggi, frutta e verdura, il consumo di alimenti ricchi di grassi risulta piuttosto elevato fra i lucani, infatti il 30,9% degli abitanti consuma snack più di una volta a settimana, infine risulta elevato anche il consumo di dolciumi, il 49,8% ne consuma più di una volta a settimana, sebbene alto questo dato è in linea con il trend nazionale. Tutto questo rende i lucani a forte rischio diabete.

Il “Libro Bianco” è un report sulla patologia diabetica nato dalla collaborazione tra l’Osservatorio regionale sul diabete e l’Istituto di igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Presentare il primo Libro Bianco sul diabete significa fare una fotografia sulla stato di salute dei lucani – ha detto Attilio Martorano, assessore regionale alla Sanità – da qui partiamo per porre in essere una intensa e articolata lotta al diabete, e lo facciamo con due progetti, da un lato orientanti alla conoscenza delle cause di questa malattia e dall’altro con un’ iniziativa che miri alla prevenzione”.

FONTE: Nuova del Sud
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01 luglio, 2013

Diabete, allarme in Sicilia: 290 mila soggetti ammalati, 5% della popolazione è a rischio

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Allarme diabete in Sicilia. Ormai, stando alle ultime stime si può considerare un'epidemia silenziosa che avanza e che preoccupa non poco specialisti e soprattutto le istituzioni sanitarie dell'Isola che da anni si battono con campagne di prevenzione per tentare di frenare il trend sempre più in aumento. Non a caso, dall'ultima indagine risulta che la percentuale di diabetici in Sicilia supera la media nazionale. Oggi sono 290 mila i soggetti diabetici accertati in tutte e nove le province, ma almeno il 40 per cento di questi non sa ancora di essere portatore di questa patologia.

La Sicilia ha un numero di diabetici accertati che è tra i più alti del Paese, con una percentuale che supera il 5,8 per cento della popolazione, contro una media nazionale – stando ai dati Istat del 2012 - del 5,5 per cento. E l’Isola si colloca al terzo posto tra le regioni per numero di diabetici, rapportato al numero degli abitanti, con un indice di mortalità che è superiore a quello del resto del Paese. Con i circa 2.500 decessi l'anno per la mancata prevenzione delle complicanze, il diabete costituisce la quarta causa di mortalità in Sicilia. Mortalità che risulta essere superiore a quella del resto del Paese, in particolare tra le donne, con il 40% in più rispetto agli uomini.

Nel 2011, nella popolazione generale italiana, la media di diabetici era del 4,9, in Sicilia del 5,4. Un aumento, esponenziale, anno dopo anno, che indica epidemia. E si sa quanto il diabete non controllato possa arrecare ulteriori danni alla salute. Tra le complicanze, la retinopatia che può portare, nel tempo, alla cecità, patologie cardiache, renali, neurologiche e possibili amputazioni degli arti inferiori. In questo panorama seriamente preoccupante, nasce l’indagine sul diabete in Sicilia, realizzata da "Az Salute" con la collaborazione dell’assessorato regionale alla Salute, le nove Asp territoriali, i medici diabetologi. Dall’indagine emerge una situazione fortemente inquietante, ma anche un impegno regionale di grande spessore organizzativo, tanto che il Piano Sanitario Regionale ha incluso il diabete tra le priorità di intervento, alla luce del particolare impatto epidemiologico sul territorio.

Questa mattina all'assessorato regionale alla Salute questi dati sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa al quale ha partecipato l'assessore Lucia Borsellino. "Diabete e scompenso – ha detto l’assessore alla Salute - sono tra le patologie a maggiore impatto sulla popolazione siciliana e sulle quali si concentra, prevalentemente, la programmazione sanitaria regionale e locale. Recenti provvedimenti hanno dato, sul piano organizzativo, un forte impulso alla gestione integrata di queste patologie, come dimostrano i dati relativi alle attività scaturenti da una maggiore attenzione allo sviluppo della rete dei servizi sul territorio. Anche il recente provvedimento per il monitoraggio delle prescrizioni rientra tra le azioni di maggiore appropriatezza, a tutela dei pazienti e a supporto degli operatori, per l’attuazione delle quali l’assessorato, oggi, può fornire idonei strumenti ed evidenze per il governo clinico. Una buona cura, infatti, nasce favorendo un’alleanza tra il paziente, il suo medico di famiglia e lo specialista".

Analizzando i dati dell'indagine si evidenzia che poco più di 290 mila i siciliani che hanno ricevuto una diagnosi di diabete. Di questi, intorno al 10 per cento è affetto da diabete di tipo 1, il cosiddetto diabete giovanile o insulino-dipendente. E i casi attesi sono quasi 4 mila nella fascia di età 0-17 anni, in buona percentuale con diabete di tipo 1. Ben 190 mila diabetici sono in età 18-69 anni, il resto sono over 70. Ed è noto che la prevalenza del diabete aumenta con l’età, fino a raggiungere il 20,3 per cento nelle persone con età uguale o superiore ai 75 anni. E si stima che per ogni due-tre persone con diabete ce ne sia una che ancora non lo sa. Nell’Isola, ci sarebbe il 30-50 per cento di diabetici non diagnosticati, percentuale che porterebbe i siciliani portatori della malattia ad oltre 400 mila.

Sempre secondo i dati più aggiornati forniti dall’assessorato della Salute della Regione Siciliana, l’Asp di Palermo ha il più alto numero di assistiti: 42.437. Catania ne ha 36.646, Messina 23.879, Siracusa 23.843, Trapani 19.725, Agrigento 18.775, Ragusa 14.857, Caltanissetta 9.488, Enna 8.963. Nel corso del 2011, la spesa media pro capite è risultata essere intorno ai 2.500 euro. Il valore più elevato è stato registrato nell’Asp di Messina (2.674), mentre quello più basso è stato osservato nell’Asp di Agrigento (2.192). Se moltiplichiamo la media di 2.500 euro l’anno per il numero di assistiti, si arriva ad una cifra che sfiora i 500 milioni di euro l’anno, senza contare le complicanze e i ricoveri ospedalieri. Ecco l’importanza della prevenzione che dovrebbe essere intensificata. Negli ultimi anni, si assiste ad un significativo cambiamento del diabete di tipo 2 (intorno al 90% dei casi). Fino a pochi anni fa, era una patologia che colpiva in età adulta, oggi si sta diffondendo anche tra i giovani. Tra le cause, l’aumento dell’obesità tra i giovanissimi, fenomeno che, oggi, arriva a toccare anche il 30 per cento in età scolare.

Carla Giordano, ordinaria di Endocrinologia dell'Università di Palermo e componente del Consiglio nazionale della Società italiana di Endocrinologia: "Il diabete in Sicilia sta galoppando verso un’epidemia. E come se non bastasse si assiste alla presenza di diabete 'doppio' una forma emergente dove diabetici di tipo 1, insulino-dipendenti, hanno anche le caratteristiche del tipo 2, un fenomeno che prima non si osservava".

E poi c'è il dato dell'ospedalizzazione: sono intorno a 46 mila i siciliani portatoti di diabete che, ogni anno, fanno ricorso a ricoveri ospedalieri in regime ordinario per qualsiasi causa, con un picco di ospedalizzazione negli anziani tra i 60 e i 70 anni. Solo nel campo della diagnosi sono quasi 7.500, la maggior parte donne (54,8 per cento), una tendenza che vede in prima linea Catania, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani, mentre per le province di Agrigento e Caltanissetta si evidenzia una maggioranza negli uomini. L’Asp con più ricoveri ospedalieri è Palermo, con 10.329, seguita da quella di Catania (9.746), Messina (6.746), Agrigento (4.631), Trapani (4.424), Siracusa (3.442), Caltanissetta (2.921), Ragusa (2.699), Enna (1.895).

FONTE: Ilsitodipalermo.it
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28 giugno, 2013

Diabete, imposto alla Regione Sicilia l'aumento del numero di strisce per l'autocontrollo della glicemia

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La Sicilia, sebbene abbia recentemente recepito il primo Piano Nazionale del Diabete, rimane fanalino di coda per autocontrollo della glicemia: la Regione concede ogni mese solo 25 strisce reattive per il diabete di tipo 1 e 12 strisce per il diabete di tipo 2 insulino-trattato, per il controllo della glicemia. In base alle recenti raccomandazioni delle Societa' Scientifiche della diabetologia (SID-AMD-SIEDP), sarebbero necessarie 150 strisce al mese per il diabete di tipo 1 e 100 strisce per il diabete di tipo 2 insulino-trattato. Sono i dati emersi durante il seminario "Il diabete in Sicilia: facciamo un passo avanti" svoltosi oggi al Palazzo dei Normanni di Palermo con il supporto organizzativo di Roche Diabetes Care.

"Siamo molto lieti che la Regione Sicilia abbia recepito il Piano Nazionale del Diabete ma adesso dobbiamo passare dalla teoria alla pratica? - spiega Gianna Miceli, Presidente dell'Associazione dei Pazienti AIAD di Ragusa. La mancata concessione di un numero adeguato di strisce e' particolarmente grave e se le associazioni dei pazienti avessero invece visto riconosciuto prima il proprio ruolo di coordinamento non avremmo accumulato questo ritardo. Siamo contenti che il Piano Nazionale Diabete finalmente ci attribuisca un ruolo non piu' meramente consultivo perche' cosi' potremo dare una maggiore collaborazione alle Istituzioni".

"Per i giovani diabetici l'autocontrollo e' uno strumento di liberta' e di consapevolezza che li stimola ad adottare un corretto regime alimentare e uno di stile di vita attivo e non solo a vedere quanto hanno di glicemia- commenta Alfonso La Loggia, Responsabile della Unita' Operativa Dipartimentale di Diabetologia dell'eta' evolutiva della ASP di Caltanissetta e Delegato per l'area Diabete in Sicilia della SIEDP - Societa' Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica. La normativa sulle strisce e' vecchia e deve essere adeguata, per dare la possibilita' al diabetologo di "cucire su misura" la migliore cura per il singolo paziente".

FONTE: Agi Salute
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26 giugno, 2013

Diabete di tipo 1, in arrivo nuova insulina Decludec, a rilascio "lento" (fino a 42 ore) per la gestione basale della glicemia

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Controllo delle ipoglicemie, interventi più mirati sugli stili di vita e nuovi test per arrivare alla diagnosi del diabete di tipo 1 il prima possibile. Sono alcune delle novità presentate al 73° congresso dell'American Diabetes Association in corso a Chicago. L'attenzione dei ricercatori è sempre più focalizzata sul controllo delle ipoglicemie che sono una delle principali conseguenze del paziente in terapia con le insuline. Uno spiacevole effetto collaterale che può indurre il paziente a somministrarsi una dose inferiore del farmaco o addirittura a non prenderlo per scongiurare questo rischio. L'ipoglicemia può causare perdita dei sensi, coma, cadute e quindi fratture e nei casi più gravi persino la morte, specie se si tratta di episodi notturni.

Tra le novità in corso di sperimentazione presentate all'Ada, c'è un dispositivo intelligente in grado di intervenire quando i livelli di glicemia nel sangue scendono troppo, riducendo così la durata e l'incidenza delle ipoglicemie notturne. "Questa nuova tecnologia che l'FDA sta valutando rappresenta una svolta strategica nello sviluppo di un pancreas artificiale", ha dichiarato al congresso Rich Bergenstal, direttore esecutivo dell'International Diabetes Center e principale autore dello studio ASPIRE (Automation to Stimulate Pancreatic Insulin Response) pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Mirano alla riduzione delle ipoglicemie anche i nuovi farmaci in arrivo tra cui degludec, un'insulina basale a lento rilascio che ha dimostrato di ridurre del 43% il rischio di ipoglicemie notturne. "Il meccanismo d'azione del degludec è davvero innovativo perché assicura il rilascio di insulina in modo costante nell'arco di 24 ore con una durata superiore alle 42 ore", spiega Francesco Giorgino, ordinario di Endocrinologia all'università di Bari.  "Questo significa che se il paziente dimentica di assumere l'insulina alla solita ora, non corre il rischio di andare in ipoglicemia perché degludec permette una flessibilità nell'orario di somministrazione con un intervallo minimo di otto ore".

Proprio all'Ada sono stati presentati i dati su degludec dello studio Once Long condotto nell'arco di due anni su 4330 pazienti con la compilazione di un questionario internazionale utilizzato per misurare la qualità di vita dei pazienti. I dati hanno evidenziato un miglior punteggio relativo allo svolgimento delle comuni attività quotidiane, come camminare e vestirsi. Inoltre, il gruppo trattato con degludec ha totalizzato un punteggio più favorevole in relazione al malessere fisico, in grado di condizionare le attività giornaliere. La 'nuova insulina' ha già ricevuto l'approvazione dell'Agenzia europea del farmaco e dovrebbe essere disponibile a breve anche in Italia.

Fare attività fisica e seguire una dieta equilibrata purtroppo non basta a far diminuire il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti obesi affetti da diabete di tipo 2. È quanto emerge dallo studio Look Ahead (Action for Health in Diabetes) condotto su oltre 5000 adulti obesi o sovrappeso tra i 45 e i 76 anni diagnosticati con diabete di tipo 2 e seguiti per oltre 11 anni. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha seguito una dieta e un programma di attività fisica e l'altro, invece, ha frequentato delle sessioni di counselling su nutrizione, attività fisica e in generale stili di vita.

Al termine si è visto che anche se nel primo gruppo c'è stata una riduzione del peso dell'8,6%, il rischio di complicanze cardiovascolari non si è ridotto in confronto al gruppo di pazienti che avevano ricevuto solo un supporto informativo senza seguire alcuna dieta o programma sportivo. Dunque, quanto contano gli stili di vita? "I risultati di questo studio non devono indurci a pensare che l'attività fisica non svolga un ruolo fondamentale per la prevenzione e la cura del diabete", chiarisce Stefano Del Prato, presidente della Società italiana di Diabetologia. "Numerose ricerche hanno dimostrato che muoversi serve sia perché permette la perdita di grasso addominale sia perché migliora la captazione del glucosio. Per cui il paziente va sempre incoraggiato a svolgere un'attività fisica".

Fondamentale naturalmente anche l'alimentazione. "Non esiste una dieta per il diabetico, ma ci sono delle regole alimentari che dovremmo seguire tutti a partire dai nostri figli". Prima regola, quella di imparare a contare quanti carboidrati portiamo in tavola sia quelli a tutti noti (pane, patate, pizza) sia quelli nascosti per esempio nelle banane, nei mirtilli o nelle carote disidratate.

Infine, individuare il prima possibile i soggetti a rischio di diabete di tipo 1. È questo l'obiettivo dei ricercatori dell'American Diabetes Association che insieme alla Juvenile Diabetes Research Foundation stanno elaborando un test del rischio che include parametri come l'Indice di Massa Corporea, i livelli di C-peptide a digiuno e quelli di glucosio.

FONTE: Repubblica.it
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Diabete giovanile, Science: “Funziona vaccino che spegne risposta immunitaria”

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Importante conferma per il mondo della scienza che studia nuovi armi di terapia e prevenzione contro le varie forme di diabete: secondo quanto pubblicato dalla rivista "Science Translational Medicine", sarebbe attualmente possibile impiegare con successo un vaccino avente una azione "preventiva". Si tratta di un tipo di vaccino agente con un meccanismo "inverso" rispetto a quanto accade per i comuni vaccini, cioè attua uno "spegnimento" delle linee linfocitarie responsabili del processo autoimmune che porta all'inderogabile distruzione delle cellule Beta del pancreas (le cellule producenti insulina). Il vaccino, messo a punto dalla Stanford University School of Medicine, è stato testato su 80 pazienti dal gruppo di Lawrence Steinman che, in un’intervista all’Ansa, ha detto: “Al momento stiamo organizzando un trial clinico più grande su un maggior numero di pazienti dopo aver visto gli ottimi risultati sui primi 80”. “L’abbiamo testato su pazienti cui era stata fatta la diagnosi di diabete 1-3 anni prima – precisa – e visto che i soggetti vaccinati producono più insulina. Inoltre nel sangue dei pazienti sono ridotte le cellule immunitarie "nocive", che provocano lo sviluppo del danno”.

Analizzando i dati di una recente indagine epidemiologica si evidenzia che sono poco più di 290 mila i siciliani che hanno ricevuto una diagnosi di diabete. Di questi, intorno al 10% è affetto da diabete di tipo 1, il cosiddetto diabete giovanile o insulino-dipendente. E i casi attesi sono quasi 4 mila nella fascia di età 0-17 anni, in buona percentuale con diabete di tipo 1. Ben 190 mila diabetici sono in età 18-69 anni, il resto sono over 70. Ed è noto che la prevalenza del diabete aumenta con l’età, fino a raggiungere il 20,3 per cento nelle persone con età uguale o superiore ai 75 anni. E si stima che per ogni due-tre persone con diabete ce ne sia una che ancora non lo sa. Nell’Isola, ci sarebbe dal 30 al 50% di diabetici non diagnosticati, percentuale che porterebbe i siciliani portatori della malattia ad oltre 400 mila.
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06 giugno, 2013

Diabete: ricostruito pancreas utilizzando cellule staminali del midollo

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Un passo avanti nella lotta al diabete arriva dal San Raffaele di Milano. Scienziati del Diabetes Research Institute (Dri) dell'istituto hanno ricostruito, per la prima volta al mondo, parte delle funzioni del pancreas nel midollo osseo di pazienti affetti dal diabete di tipo 3c. Lo studio, condotto su 4 pazienti e appena pubblicato su Diabetes, è stato possibile grazie al via libera del Centro nazionale trapianti e al supporto di programmi di ricerca della Comunità europea e del Miur.

I ricercatori hanno recuperato le cellule endocrine dal pancreas di malati a cui era stato asportato l'organo. Si tratta delle cellule che hanno il compito di produrre gli ormoni fondamentali per il corretto funzionamento dell'organismo, fra cui anche l'insulina. Con le cellule prelevate, gli scienziati hanno ricostruito le funzioni del pancreas nel midollo osseo degli stessi pazienti. In questo modo, spiegano, è stato possibile ottenere una sorta di 'organo puzzle'. Il tessuto endocrino impiantato nel midollo di 4 pazienti ha attecchito ed ha funzionato, dopo un periodo di osservazione di quasi 3 anni.

Il diabete di tipo 3c - precisano dal San Raffaele di Milano - colpisce i pazienti ai quali viene asportato chirurgicamente il pancreas e che perdono le funzioni svolte dall'organo. La più importante è la regolazione del metabolismo degli zuccheri che dipende dalla produzione di ormoni come l'insulina e il glucagone. Le conseguenze per il paziente sono una peggiore qualità di vita e il rischio di complicanze, anche gravi, come il coma ipoglicemico. Da qui l'importanza di una tecnica come quella testata con successo a Milano, che potrebbe di fatto prevenire l'insorgenza del diabete 3c.

Secondo il team di ricercatori, si tratta di risultanto importante per tutto il mondo della medicina. "L'approccio utilizzato in questi pazienti è innovativo e dimostra per la prima volta - sottolinea Lorenzo Piemonti, responsabile del programma di trapianto di isole e dell'Unità della biologia delle beta cellule al Dri dell'Irccs San Raffaele - che è possibile per un tessuto non ematopoietico, e nella fattispecie endocrino, sopravvivere e funzionare in un ambiente molto particolare come quello del midollo osseo, dove normalmente vivono le cellule staminali dedicate principalmente alla creazione del sangue. È un risultato straordinario e potrebbe aprire in generale scenari inaspettati nel campo della medicina rigenerativa".

"Normalmente, nella pratica clinica - continua Fabio Ciceri, responsabile Unità ematologia e programma trapianto cellule staminali - fino ad oggi il midollo osseo è stato utilizzato per accogliere trapianti di cellule staminali ematopoietiche in pazienti con malattie come la leucemia. E' straordinario vedere come in realtà questo ambiente sia in grado di accogliere anche altri tipi di tessuti".

"Prevenire l'insorgenza del diabete post-chirurgico mediante l'uso del tessuto autologo è un concetto innovativo che offre una nuova prospettiva terapeutica ai pazienti con malattie del pancreas", affermano Gianpaolo Balzano e Paola Maffi, primi autori dello studio e responsabili, rispettivamente, dell'Unità di chirurgia pancreatica e Unità trapianto isole.

FONTE: Repubblica.it
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07 dicembre, 2012

Diabete: lo scompenso potrebbe agire come fattore di rischio per lo sviluppo di sordità

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Oltre ai problemi ai reni, cardiovascolari, ai nervi e alla visita il diabete potrebbe essere la causa scatenante di perdita parziale dell'udito. Lo afferma uno studio della Niigata University pubblicato da Clinical Endocrinology and Metabolism, secondo cui il rischio sarebbe doppio anche per i giovani. Secondo alcune teorie gli alti livelli di zuccheri nel sangue dovuti al diabete potrebbero danneggiare i vasi sanguigni della chiocciola. Per verificarlo i ricercatori hanno analizzato 13 studi precedenti effettuati tra il 1977 e il 2011, per un totale di piu' di 7mila pazienti. In media le persone diabetiche hanno riportato un rischio maggiore di 2,15 volte di perdita di udito rispetto ai non malati. Se si scompone il dato per eta' negli under 60 la probabilita' era 2,61 volte piu' alta, mentre nei piu' anziani di 1,58 volte: "Questi risultati dovrebbero far suonare un campanello d'allarme - scrivono gli autori - perche' la sordita' e' associata anche a depressione e demenza". E' importante dunque che i diabetici si sottopongano a controlli periodici dell'udito anche se non e' ancora chiaro in che modo la malattia lo danneggi. Comunque simili risultati necessitano di essere confermati da test più accurati che prendano in considerazione altri fattori, come una misurazione precisa del livello di rumore e dei differenti tipi di diabete.

FONTE: Agi.it Salute
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26 marzo, 2012

Diabete di tipo 2, chirurgia per ridurre obesità valida arma di terapia

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Uno studio condotto da vari ricercatori mondiali (fra cui anche medici italiani) e pubblicato sulla prestigiosa rivista "New England Journal of Medicine" confermerebbe come la chirurgia bariatrica (cioè la chirurgia volta a risolvere e/o contrastare l'obesità) rappresenti una valida arma per il trattamento standard per il diabete di tipo 2. Lo studio, condotto anche da ricercatori del "Policlinico Gemelli" di Roma e del "Presbyterian Weill Cornell Medical Center" di New York, ha rilevato che, anche con una radicale diminuzione dei farmaci, i pazienti trattati chirurgicamente avevano una possibilità di remissione della malattia a distanza di due anni dall'intervento. "Anche se la chirurgia bariatrica è stata concepito inizialmente come trattamento per la perdita di peso, è ormai chiaro che la chirurgia e' un ottimo approccio per il trattamento del diabete e delle malattie metaboliche", dice l'autore senior Francesco Rubino, direttore del Diabetes Surgery Center e Metabolic a NewYork-Presbyterian/Weill Cornell. In questo studio, la maggior parte dei pazienti trattati chirurgicamente ha manifestato miglioramenti nei livelli di zucchero nel sangue, diminuzione del colesterolo totale e dei trigliceridi, e il miglioramento delle concentrazioni di colesterolo HDL.  Questo suggerisce che la chirurgia bariatrica possa affiancarsi alle terapie convenzionali (ma non ancora sostituirle! n.d.R) per il trattamento del diabete e possa essere una valida arma per ridurre il rischio cardiovascolare di un paziente diabetico senile. "La capacità unica di un intervento chirurgico (nota: qualora e nel caso sia una strada percorribile cioè sia possibile eseguirlo senza rischi o sviluppo certo di complicanze per il paziente n.d.R) per migliorare i livelli di zucchero nel sangue e livelli di colesterolo così come la riduzione del peso lo rende un approccio possibile per i pazienti obesi con diabete di tipo 2", dice un'altra ricercatrice, Geltrude Mingrone, capo della Divisione di obesità e malattie metaboliche e professore di medicina presso l'Università Cattolica di Roma. Si stima che il 8,3 per cento della popolazione mondiale soffra di diabete di tipo 2, secondo l'organizzazione Mondiale della Sanita', e questo numero e' destinato ad aumentare fino al 9,9 per cento entro il 2030. Per di piu' ben il 23 per cento dei pazienti affetti da obesità patologica ha anche il diabete di tipo 2. Tuttavia meno del 2 per cento dei pazienti elegibili al trattamento chirurgico viene effettivamente operato, riservando tale tecnica per i pazienti soffrenti di un sovrappeso molto patologico.

Fonte: Agi Salute
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20 gennaio, 2012

I 90 anni dell'insulina iniettabile

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Avevano poco piu' di 11 anni quando, nel 1919, cominciarono a soffrire di quella 'strana' malattia la cui diagnosi equivaleva, allora, ad una condanna a morte nel giro di poche settimane: il diabete. Ma a Leonard ed Elizabeth la scienza avrebbe riservato una 'sorpresa' in grado di sconfiggere un destino che pareva ineluttabile. E' la scoperta dell'insulina iniettabile, nel 1921, ed i due bambini furono i primi, nel 1922, a ricevere quel trattamento che avrebbe salvato, dopo le loro, milioni di vite in tutto il mondo.

L'insulina e' un ormone prodotto dal pancreas, la cui funzione fondamentale e' quella di regolare il livello di glucosio nel sangue. Se la sua quantita' o funzione nell'organismo e' alterata, oppure se l'ormone e' totalmente mancante, la conseguenza e' il diabete, malattia cronica caratterizzata appunto dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel circolo sanguigno (iperglicemia). Una malattia incurabile, fino al fatidico anno 1921, quando due medici canadesi - Fredrick Banting e Charles Best - riuscirono per la prima volta a isolare e produrre insulina estraendola dal pancreas del maiale o altri animali. L'anno successivo, l'11 gennaio 1922, l'insulina viene usata per la prima volta per curare il diabete in un essere umano. Il primo paziente fu proprio Leonard Thompson, e pochi mesi dopo, in agosto, anche Elizabeth inizio' il trattamento. Entrambi sono sopravvissuti anni grazie alla cura 'rivoluzionaria', per la quale nel 1923 Banting ricevette il Premio Nobel per la Medicina. Nel tempo gli studi proseguirono, fino ad arrivare alla messa a punto di insulina di derivazione sintetica. Oggi, a 90 anni dal primo trattamento con insulina sull'uomo, si sono fatti passi enormi nella cura di quella che si potrebbe definire una 'ex malattia incurabile'. E nuove formulazioni di 'insulina di nuova generazione' sono disponibili sul mercato, garantendo una maggiore efficacia e minori effetti collaterali.

Il diabete, pero', complice anche un peggioramento degli stili di vita, continua a diffondersi vertiginosamente. Gli esperti mettono in guardia: Sono 366 mln i malati nel mondo nel 2011 ma, secondo le previsioni, raggiungeranno il picco di 552 mln nel 2030. Si parla dunque di una 'epidemia globale' che sta interessando sempre di piu' anche i paesi dell'Asia e dell'Africa e che pone un grave problema di sostenibilita' economica: nell'arco di 10 anni, i vari sistemi sanitari nazionali non saranno infatti piu' in grado di 'reggere' i costi della 'emergenza diabete'. Anche il numero dei decessi resta alto - circa 3 mln ogni anno - perche', nonostante le migliori cure disponibili, pesano aggravanti come l'obesita' (sempre piu' diffusa nel mondo) e complicanze cardiovascolari. Oggi dunque la sfida contro il diabete sta, soprattutto, nella prevenzione, a partire dai corretti stili alimentari per ridurre i tassi di obesita', fattore strettamente collegato al diabete.

Ma di certo, la messa a punto della terapia insulinica ha segnato una svolta storica alla lotta contro questa malattia, aprendo la strada a nuove, possibili armi terapeutiche - dalle cellule staminali, ai trapianti di isole pancreatiche ai vaccini - che potrebbero portare, in futuro, ad una cura definitiva.


FONTE: Ansa.it
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Diabete e morbo di Alzheimer, una relazione "pericolosa"

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L’Alzheimer come il diabete? A lanciare questa ipotesi ci ha pensato un gruppo di ricercatori del Cnr e dell’Università di Palermo, dopo aver condotto uno studio relativo ai meccanismi  di collegamento tra questa malattia celebrale e la riduzione del livello di insulina  nel sangue. La ricerca, pubblicata su Aging Cell potrebbe aprire le porte alla messa a punto di nuovi farmaci.

La ricerca ha messo in luce i meccanismi molecolari in comune tra la patologia di Alzheimer ed il diabete di tipo due. Il tutto è nato dalla collaborazione tra gli Istituti di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) e di biofisica (Ibf) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Palermo e il dipartimento di Fisica dell’Università di Palermo.  Gli scienziati hanno voluto verificare gli effetti della somministrazione di insulina su un modello di cellule neuronali, trattate in precedenza con dei “piccoli aggregati” di proteina beta-amiloide, coinvolta come risaputo nello sviluppo dell’Alzheimer.

Spiega la dott. Daniela Giacomazza del Cnr: "uno studio statunitense aveva evidenziato come pazienti con valori elevati di glicemia avessero una probabilità dell’85% di ammalarsi di Alzheimer, allungando così l’elenco delle patologie associate al diabete, che già include disturbi cardiaci, renali, visivi e neurologici. In seguito è stato osservato che i pazienti affetti da Alzheimer presentavano una riduzione di insulina (ormone responsabile dell’assorbimento del glucosio a livello cellulare) tanto che si sarebbe potuto definire tale morbo un “diabete di tipo III”.

E’ stato questo a far scattare la curiosità degli scienziati. Lo studio, non solo ha mostrato una correlazione tra le due malattie, ma ha portato all’osservazione di un particolare fenomeno in seguito alla somministrazione dell’insulina nelle cellule in vitro. Spiegano gli scienziati del Cnr per voce della dott. Marta Di Carlo:


"Dopo essersi legata al suo recettore sulla membrana dei neuroni, l’insulina provoca una serie di reazioni biochimiche che hanno come molecola chiave Akt.[…]In pratica, dopo il trattamento con l’insulina, i neuroni danneggiati sono capaci di riprendere la loro morfologia e ripristinare le funzioni compromesse."


FONTE: Medicinalive.com
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08 novembre, 2011

Diabete, grazie al Reparixin nuove prospettive terapeutiche per il trapianto di cellule producenti insulina

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Sedici 16 nuovi casi per 100.000 under-16 l’anno. Poco meno di 480.000 malati nel mondo. Queste le cifre del diabete di tipo 1, la forma di diabete che interessa bambini e adolescenti a livello mondiale. La patologia, a differenza di quanto avviene nel diabete dell’adulto, trae la sua origine da un disordine immunologico che porta l’organismo a produrre autoanticorpi che attaccano le cellule beta del pancreas, quelle che producono insulina, determinando la  dipendenza a vita dei pazienti da questo ormone Nelle fasi avanzate della malattia le persone con diabete sviluppano resistenza all’insulina e vanno incontro a crisi frequenti di ipo e iperglicemia con il rischio di complicanze gravi, soprattutto a carico dei reni. In questi casi, il trapianto di pancreas rappresenta la procedura di riferimento ma, negli ultimi anni e grazie all’impegno di una comunità scientifica transnazionale, si è progressivamente affermata una procedura alternativa: il trapianto delle isole pancreatiche. Le isole pancreatiche sono costituite dalle cellule del pancreas deputate alla produzione di insulina che vengono progressivamente danneggiate nel corso dello sviluppo del diabete giovanile. Queste cellule hanno la proprietà di mantenere la propria funzionalità anche quando impiantate in organi diversi dal pancreas. Partendo da quest’osservazione, nella procedura del trapianto queste isole vengono infuse nel fegato del paziente attraverso una semplice procedura di infusione in vena porta e le isole, così impiantate, garantiscono il controllo della glicemia.

I vantaggi della procedura sono evidenti ma l’ottimizzazione di questo processo è stato fino ad oggi limitato da diversi fattori che, a partire dall’isolamento, riducono progressivamente la funzionalità delle isole trapiantate. In particolare, la risposta infiammatoria che si sviluppa nel Paziente nei giorni che seguono l’infusione di isole ha un’influenza drammatica sulla sopravvivenza delle isole stesse, riducendo del 50% la funzionalità nei primi 7 giorni. Reparixin, un inibitore potente e selettivo della chemochina interlochina 8 identificato nei laboratori italiani della Dompé, è stato sviluppato proprio con l’obiettivo di inibire in modo specifico la risposta infiammataotia, preservando così la funzionalità delle isole e, dunque, contribuendo al miglioramento dell’efficacia del trapianto di isole pancreatiche.

“I risultati incoraggianti di questo studio rappresentano un’importante conferma e aprono incoraggianti prospettive per il consolidamento della procedura del trapianto di isole”, ha affermato Lorenzo Piemonti, pricipal investigator del trial clinico sulla molecola e direttore del programma trapianto di isole del San Raffaele Diabetes Research Institute di Milano. “Lo sviluppo di una terapia antiinfiammatoria specifica può inoltre rappresentare una prospettiva per lo sviluppo di una terapia in grado di prevenire la distruzione delle cellule che producono l’insulina da parte del sistema immunitario all’esordio del diabete giovanile. All’insorgenza del diabete giovanile, infatti, la risposta infiammatoria diretta contro le isole pancreatiche gioca un ruolo chiavenel mantenimentodella risposta autoimmune e quindi nell’insorgenza della patologia”.

“Il mio impegno scientifico è stato da  sempre focalizzato sullo sviluppo di terapie per la prevenzione e la cura del diabete e ho personalmente contribuito al progresso sperimentale e clinico del trapianto di isole, nella piena convinzione che questa rappresenti una concreta e valida alternativa al trapianto d’organo “; ha affermato Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute e del Centro Trapianti Cellulari presso l’Università di Miami e uno dei massimi esperti a livello mondiale nelle tecniche di isolamento e trapianto di isole pancreatiche, secondo il quale, inoltre, “l’esperienza di Reparixin consolida la mia intima convinzione della necessità di una sinergia tra ricerca pubblica e privata come unica alternativa per offrire ai pazienti risposte di cura innovative in aree ad alto bisogno terapeutico”.
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