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AFORISMA DEL GIORNO

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01 luglio, 2019

SSM 2019, domani il concorso per i medici aspiranti specialisti, ondata di polemiche social per mancati pagamenti e mancata trasparenza...

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Si svolgerà domani in tutta Italia il concorso per medici per l'accesso alle Scuole di Specializzazione nelle aree cliniche, chirurgiche e dei servizi. Un concorso estremamente impegnativo e che ha storicamente creato molte polemiche sia sul numero di posti finanziati che sulle cronache del suo svolgimento. Dopo aver ripetutamente rivoluzionato le modalità, talvolta anche con scelte improvvise e impopolari (es. SSM 2017, abbandono delle domande “dirette”  e passaggio alle domande concatenate su casi clinici preimpostati, un passaggio repentino che favorì non poco gli iscritti a scuole private di preparazione che impostavano già da mesi le simulazioni proprio su casi clinici), quest’anno il Ministero e il Miur pare abbiano deciso di confermare le precedenti modalità di svolgimento (240 domande su casi clinici in 210 minuti) e la distribuzione in una "graduatoria unica nazionale con scelte a scaglioni", proprio per non rivoluzionare ulteriormente il panorama e smorzare così da subito le polemiche. Purtroppo, sebbene quest'anno la data sia stata scelta in anticipo di quasi due settimane rispetto allo scorso anno, il Miur e il Ministero sembrano aver commesso una serie di errori nell’emanazione del bando, una “mancanza di trasparenza” che ha innervosito non poco i medici partecipanti e le associazioni che li rappresentano.

Riassumendo brevemente i punti che hanno creato polemica sui social, scopriamo che:  
            
      1) Non si conosce il numero preciso di borse in concorso. Sebbene dovrebbe essere confermato il tanto decantato aumento da 6000 a circa 8000, non si conosce il numero esatto di borse finanziate, nè quanti fondi siano stati recuperati dalle borse andate perdute per rinuncia nei precedenti concorsi. Idem per le borse regionali, tanto che alcune regioni avrebbero espresso criticità sulla possibilità di confermare lo stanziamento economico proprio a causa dei ritardi burocratici in atto. Purtroppo non cambia nulla anche per i famigerati posti "riservati", spesso frutto di controversie e strani privilegi.  Come da tradizione, non si conosce neppure il numero complessivo di partecipanti.

2) Non si conosce la composizione delle griglie dei posti messi a disposizione per gli eventuali vincitori. A causa dei ritardi nel completamento del processo di accreditamento (cioè sostanzialmente la verifica del rispetto dei criteri di qualità che una determinata struttura ospedaliera deve avere al fine di permettere l'ottenimento di una corretta formazione ai propri medici specializzandi per quella specifica area), molti medici stanno concorrendo pur non sapendo quanti posti per una determinata specializzazione saranno disponibili nell'ospedale della propria città o addirittura se la specifica materia verrà confermata o meno. Un esempio che facilita la comprensione del problema: medici di una città X potrebbero concorrere per vincere un posto da specializzando in Ginecologia e scoprire che nell'azienda ospedaliera della propria città non è più disponibile alcun posto di specializzazione in Ginecologia proprio a causa del mancato accreditamento (perché, per esempio, non c'è un reparto o una sala parto adeguata agli standard richiesti), forzando cosi una migrazione "all'ultimo minuto" (le scelte di sede sono fatte per scaglioni e in pochi giorni) presso altra sede o la scelta di altri indirizzi. In tempi di social molto viene lasciato al fato: così in una pagina Facebook di una associazione sono stati pubblicati una serie di immagini relative a griglie di distribuzione di borse e che dovrebbero in teoria dare qualche orientamento in più ai concorrenti, ma i dati di tali griglie sono ovviamente non ufficiali: non si sa né come siano state ottenute, né quanto queste siano lontane o vicine al vero.

3) A causa di un cavillo del bando legato proprio alla mancata pubblicazione dell’integrazione sulla distribuzione dei posti in palio, molti medici domani concorreranno alla prova pur non avendo pagato la tassa di iscrizione al concorso (100 euro), necessaria in teoria per creare fondi che possano finanziare il concorso stesso. Questo significa che un medico X potrebbe concorrere, scoprire il risultato alla fine della prova, e decidere se ratificare o meno il pagamento sulla base del risultato conseguito. Un errore enorme da parte del Ministero nonché un'evidente ingiustizia per tutti coloro che hanno invece pagato regolarmente ed entro i termini dell’esecuzione del concorso la dovuta tassa.

4) Dopo le polemiche dello scorso anno non si sa nulla in merito all’aver irrobustito o meno i controlli per impedire eventuali copie o collaborazioni fra concorrenti, per esempio rendendo più distanziati i computer ed evidenti i divisori fra computer, spesso del tutto assenti in molte sedi.

Probabilmente questi problemi verranno “sanati” già il giorno dopo il concorso, resta tuttavia il rammarico per una serie di errori in un ambito, quello dei medici in formazione, già di per sé ampiamente problematico.  E’ nota a tutti la carenza di medici e la necessità di colmare quel “imbuto formativo” che sta, da un lato, strangolando la qualità del servizio sanitario pubblico in Italia, e dall’altro lato, creando profitti alle scuole private di preparazione pre-concorsi. Un quadro di carenza cronica che è, molto probabilmente, destinato a peggiorare nei prossimi anni.
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17 ottobre, 2018

Medicina, dietrofront generale sul numero chiuso: nessuna cancellazione ma "in futuro allargamento sostenibile" ...

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Più posti a Medicina «già dal prossimo anno accademico» e nuove modalità di accesso, un nuovo test, diverso da quello attuale con le 60 domande in 100 minuti. E’ la promessa del ministro Marco Bussetti. Questo sì. Del resto al ministero ne stanno già parlando da qualche mese insieme ai rappresentanti delle università e la conferenza dei rettori ha deliberato per un aumento addirittura del 50 per cento dei posti nel giro di due anni, arrivando a quindicimila matricole. Di questo si è parlato lunedì sera nel consiglio dei ministri, almeno secondo la ricostruzione che Bussetti ha fornito ai suoi collaboratori ieri mattina: più posti per il corso di medicina e soprattutto più borse di studio per i corsi di specializzazione, vero stretto imbuto per i medici: già oggi un terzo dei laureati non trova posto per specializzarsi. Ma per avere più medici servono più fondi, perché «servono più corsi, più aule, più professori e più laboratori», come spiega il presidente dei rettori Gaetano Manfredi. Invece in consiglio dei ministri si è parlato piuttosto di tagli e limature che non di nuovi fondi.

Dev’essere per questo che ieri mattina candidamente il ministro Bussetti e la sua collega Grillo rispondevano: «a me non risulta questa cosa. Farò le dovute verifiche ma non mi risulta nulla di simile». Persino il premier Conte avrebbe risposto così al telefono al capo dei rettori che cercava lumi si una scelta «irrealizzabile» oltre che inattesa. «La modalità di accesso alla facoltà di medicina è un tema di cui si discute da tempo e che è anche nel contratto di governo. - spiega Bussetti - Ma non prevediamo di calare nessuna scelta dall’alto, ne parleremo con le università che devono essere nostre alleate in questo percorso». Al Miur si parla di «un allargamento sostenibile» da concordare e Bussetti, via comunicato stampa ha ieri anche convocato una riunione con i rettori al più presto. Questo non ha cancellato del tutto i dubbi sul futuro del test: la ministra Grillo e lo stesso vicepremier Salvini nelle settimane scorse avevano ne proposto l’abolizione.

Al ministro non piace neppure l’idea - caldeggiata qualche settimana fa dalla ministra Grillo - del sistema francese con lo sbarramento al secondo anno: non solo prevederebbe comunque di far entrare 60 mila ragazzi (sette volte quelli ammessi ora) al primo anno e poi si rischierebbe di far perdere a questi ragazzi un anno di studio facendo il test alla fine del primo anno. Bussetti preferirebbe cambiare il test: «Vogliamo ragionare su nuove modalità di ingresso», spiega. Non fa mistero, il ministro, che a lui non piace il test a crocette, così come non gli piacciono i test Invalsi. Ma è vero che è anche difficile chiedere a ragazzi impegnati con la Maturità di fare un percorso di selezione più lungo. Ma orientamento sì, questo si potrebbe fare: lo chiedono anche le Università di lavorare nell’ultimo anno di superiori per offrire ai ragazzi corsi di orientamento che probabilmente aiuterebbero anche a ridurre il numero dei candidati al test e limiterebbero anche il business dei corsi per prepararsi alla prova di ammissione. In più se l’orientamento farà diminuire drasticamente il numero dei candidati, che in questi ani sono sempre stati circa 60 mila, allora si potrà pensare di cambiare il sistema.

Che cosa resterà di questo «incidente»? Certo è stata una gaffe che ha messo in allarme tutto università e studenti. Potrebbe però servire al governo nella trattativa con gli Atenei sul numero dei posti per il prossimo anno. Dodicimila? O forse di più a partire dal prossimo anno: «Ma andremo per gradi», promette Bussetti, che in queste ore è impegnato ad evitare che tagli e risparmi colpiscano il suo ministero.

AUTRICE: Gianna Fregonara
FONTE: Corriere.it
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16 ottobre, 2018

Alea iacta est: il ministro Grillo abolisce il numero chiuso in Medicina

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Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri sera, oltre al decreto fiscale, anche un decreto per la "deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili" che contiene alcune misure di interesse sanitario al quale si aggiungono altre norme per la salute inserite nel disegno di legge di bilancio 2019.

Eccole nel dettaglio come descritte nel comunicato stampa diramato dal Governo:

Decreto Semplificazione: Disposizioni urgenti per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili (decreto-legge)

Di seguito le misure previste per la sanità:
- transazioni con le aziende farmaceutiche per il ripiano della spesa farmaceutica;
- commissariamento delle Regioni in piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario (viene prevista l’incompatibilità della figura del commissario con qualsiasi altro incarico istituzionale presso la Regione);
- istituzione della Anagrafe nazionale vaccini, con l’obiettivo di monitorare i programmi vaccinali sul territorio;
- istituzione del fondo per la riduzione delle liste d’attesa.

Di seguito le misure riguardanti le principali misure per la sanità e gli altri più significativi interventi previsti:

Liste d’attesa sanitarie – Si interviene per ridurre drasticamente le liste d’attesa con lo stanziamento, tra l’altro, di un fondo da 50 milioni per le regioni per gli interventi di abbattimento delle liste d’attesa. Inoltre, con l’istituzione del Centro Unico di Prenotazione (CUP) digitale nazionale, si potrà monitorare quando effettivamente sono stati presi gli appuntamenti, in modo da evitare possibili episodi fraudolenti di indebito avanzamento nelle liste d’attesa.

Fondi per la salute – Si stanziano 284 milioni per i rinnovi contrattuali di tutto il personale del Servizio sanitario nazionale e altri 505 milioni saranno attribuiti alle regioni per le spese farmaceutiche.

Abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina – Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi.

Gestioni commissariali della Sanità – Si reintroduce l’incompatibilità tra la carica di commissario alla Sanità e ogni incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento.

Superamento della legge Fornero – Si abrogano i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la “quota 100”: si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione.

Reddito di cittadinanza – Si introdurrà una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia.

Pensione di cittadinanza – Le pensioni minime saranno aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è.

Pensioni d’oro – Si interviene sulle pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati.

Rilancio degli investimenti pubblici – Si stanziano 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell’efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d’investimento.

Task force per la qualità della spesa pubblica – Si crea una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il team analizzerà nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi ed efficientare la spesa, intervenendo, tra l’altro, su auto blu, voli di Stato e scorte.

Taglio agli sprechi – Si recuperano fino a 2 miliardi di euro grazie alla riorganizzazione della spesa, prevedendo l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di acquistare beni e servizi tramite Consip.

FONTE: Quotidiano Sanità
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24 settembre, 2018

Il ministro Grillo insiste: "Togliere il numero chiuso per iscriversi a Medicina col modello alla francese", ma il problema è il post laurea...

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Puntuale come l’autunno si ripresenta la polemica contro il numero chiuso a Medicina. Dopo che il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti era riuscito a scavallare il test 2018 (ai primi di settembre) senza eccessivi problemi o scontri, prima il suo segretario Matteo Salvini e ora la sua collega Giulia Grillo hanno cominciato a picconare i test di accesso all’Università. Singolare che ci si occupi solo di Medicina e non anche delle altre facoltà, veterinaria e architettura, perché se la questione è il principio, il numero chiuso non funziona da nessuna parte. Comunque il ministro della Salute nel weekend ha annunciato che vorrebbe introdurre in Italia un sistema «ispirato a quello francese dove non c’è il numero chiuso all’inizio, con libero accesso al primo anno, e poi una selezione molto serrata per verificare chi è in grado di andare avanti». Anche lei ammette «che ci sono pro e contro ma è meglio del sistema attuale».

Alle proposte di Salvini e Grillo, Bussetti non replica. La sua idea sui test di ingresso appare meno «rivoluzionaria»: «Dobbiamo aumentare sicuramente gli accessi e soprattutto aumentare le borse nelle scuole di specializzazione», ha dichiarato il mese scorso, mettendo nel mirino l’annoso problema della seconda parte della carriera universitaria dei medici: quasi la metà dei laureati resta senza specializzazione perché i posti banditi annualmente sono troppo pochi. Ma poi lo stesso Bussetti ha aggiunto in un’altra occasione, che del numero chiuso se ne occuperà presto, come ripete per tutti i dossier: «Quest’anno abbiamo aumentato il numero di posti disponibili e nelle prossime settimane affronteremo il tema del cosiddetto “numero chiuso”. È una questione delicata. Dobbiamo studiare soluzioni che garantiscano da una parte il diritto allo studio ai giovani, dall’altra una risposta concreta al mondo del lavoro. Soprattutto in quei settori in cui ci sono dei vuoti da colmare». Del resto i rettori sono stati chiari, per voce del loro presidente - appena riconfermato - Gaetano Manfredi: «Si possono aumentare i posti disponibili anche del 50 per cento, arrivando a 15 mila accessi», ma togliere il numero chiuso non si può visto che ogni anno sono quasi settantamila gli studenti che tentano la prova e il numero degli aspiranti medici non scende: se questo esercito di studenti arrivasse di colpo a Medicina, non potrebbe trovare aule, laboratori e professori, mettendo a repentaglio anche la qualità dei corsi. A meno di un forte aumento dei fondi per gli Atenei.

L’argomento dell’abolizione del numero chiuso piace alle organizzazioni degli studenti, Udu e Link, che rilanciano tutti gli anni la proposta di cancellare il test. Sul sito Change.org c’è anche una petizione al ministro Bussetti che però langue sotto le 1.200 firme. Quanto al modello francese, che finora è stata l’unica proposta concreta alternativa a quello italiano, è fortemente criticato in patria, dove invece studiano il «nostro» numero chiuso. Il problema principale è che chi non passa il vaglio alla fine del primo anno, non solo ritenta la sorte l’anno successivo, finendo in caso di bocciatura per perdere due/tre anni di studi. Inoltre non tutti coloro che non passano il test al secondo anno poi continuano con studi simili a medicina e devono ricominciare da capo con un altro corso. Ma tant’è, più del modello per ora va monitorato se vincerà la linea attendista di Bussetti o quella interventista della maggioranza.

FONTE: Corriere.it
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12 luglio, 2018

Specializzazione: uno studio dell'associazione ALS-F2A calcola ben 510 borse di studio "sprecate" per rinuncia (e i fondi per finanziarle non sono più reimpiegati)

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Secondo lo studio dell’Associazione Liberi Specializzandi - fattore 2a, nel prossimo concorso di specializzazione una buona parte dei medici che hanno vinto una borsa di studio lo scorso anno ritenterà il concorso per una nuova specialità (la propria prima scelta)  e chi riuscirà, chi si iscriverà alla nuova specializzazione abbandonerà la prima, di fatto sprecando una borsa. Con questo meccanismo si verifica una "fuga"  di 350 borse del concorso di specializzazione del 2016. Le altre 160 sono state sprecate per l'asincronia dei due concorsi tra Scuole di specialità e corsi per la Medicina generale.

Tra il 2016 e il 2017 sono state perse, per rinuncia, 510 borse di specializzazioni. Nel prossimo concorso di specializzazione una buona parte dei medici che hanno vinto una borsa di studio lo scorso anno ritenterà il concorso per una nuova specialità (la propria prima scelta)  e chi riuscirà, chi si iscriverà alla nuova specializzazione abbandonerà la prima, di fatto sprecando una borsa.

Con questo meccanismo, incrociando i dati delle graduatorie si sottolinea una "fuga"  di 350 borse del concorso di specializzazione del 2016. Le altre 160 invece sono state sprecate semplicemente per l'asincronia dei due concorsi tra Scuole di specialità e corsi per la Medicina generale.

Il dato è illustrato in uno studio realizzato dai giovani medici di una nuova associazione, l’”Associazione Liberi Specializzandi - fattore 2a”, che conta al momento più di 1200 iscritti e ha come obiettivo dichiarato quello di sensibilizzare gli organi competenti a monitorare queste “emorragie” di borse per poterle recuperare.

Secondo lo studio, il saldo totale fra i medici che si abilitano ogni anno dal 2013 e il numero di borse erogate (SSM, le specializzazioni mediche classiche + MMG, i corsi in medicina generale) dal 2013 registra un saldo negativo di 930 unità, per una media di 233 all’anno. Significa, spiegano gli autori, che dal 2013 ogni anno vengono erogate 233 borse in meno del fabbisogno di medici abilitati, che quindi ritentano il concorso gli anni successivi aumentando progressivamente il numero di candidati e di esclusi alla formazione. Un numero che, commenta lo studio, non rende chiarezza dell’aumento progressivo di medici candidati ai concorsi SSM che crescono di 756 unità all’anno.

Se in media, ogni anno, i candidati alle specializzazioni in medicina crescono di 756 unità a fronte delle sole 233 borse non erogate dal MIUR e dalle Regioni, chi sono quei 520 medici che – ogni anno – si accumulano ai concorsi? Secondo l’associazione lo spreco di risorse pubbliche che annualmente vede “bruciare” più di 500 posti circa tra SSM e MMG si può quantificare specializzazione per specializzazione e sede per sede. Lo studio ricorda che questi 500 posti sono “soldi” messi a bilancio dallo Stato e che vengono in una qualche misura non recuperati e rimessi a bando, andando quindi a definanziare la formazione di 500 futuri specialistici all’anno.

I meccanismi per cui si “sprecano” queste 500 borse di studio finora individuati sono stati principalmente due. Il primo è banale, sottolinea l’associazione: un medico che ha partecipato e vinto una borsa di studio al concorso SSM o MMG nell’anno 2016, entrando magari in una sua seconda o terza scelta, ritenta e vince il concorso l’anno successivo e “spreca” una borsa di studio, bruciando un anno di finanziamento (25.000 euro circa), ma soprattutto non essendoci un meccanismo di recupero “brucia” un futuro specialista in quella branca. Il secondo meccanismo è più sottile. Nel concorso appena passato (SSM ed MMG 2017), le due graduatorie si sono accavallate per un periodo in quanto i due concorsi sono stati molto ravvicinati. I concorrenti SSM 2017, appena sbloccato il proprio scaglione di 1000 posti, avevano 26h circa per poter decidere quale specializzazione e in quale sede andarsi a formare. Molti, soprattutto negli ultimi scaglioni, si sono dovuti accontentare dei posti liberi rimasti e nella paura di non poter avere un posto libero hanno scelto una specializzazione parallelamente aspettando lo scorrimento della graduatoria MMG (che si era accavallata). Nel momento in cui la Regione dove aveva fatto il concorso MMG andava a chiamare il concorrente per assegnare la borsa di studio MMG è capitato che molti accettassero quest’ultima di fatto “sprecando” una borsa SSM senza aver messo mai piede neanche un giorno in reparto. Questo meccanismo è stato possibile in quanto come già detto le due graduatorie si sono accavallate ma anche perché la borsa SSM, da regolamento MIUR non veniva rimessa subito a disposizione.

Lo studio ha poi analizzato la graduatoria degli ammessi e iscritti al concorso SSM 2016 con la graduatoria unica SSM 2017 e gli iscritti al primo anno di corso in medicina generale del triennio 2017/2020. Dei 6738 iscritti alle specializzazioni 2016, hanno ritentato il concorso verso una nuova specializzazione medica (SSM 17), 822 pari al 12.2% del totale. Di questi, 321 hanno ottenuto una borsa SSM 2017, di fatto sprecando 321 borse 2016, pari a quasi il 5% delle borse totali. Un’altra “fuga” dalle specializzazioni 2016 (SSM16) è avvenuta verso la medicina generale 2017 (MMG 17), ovvero gli iscritti alle scuole di specializzazione 2016 hanno ritentato il concorso MMG 2017. In questo caso hanno ritentato il concorso verso la medicina generale in 290 e si sono iscritti in 30, pari allo 0.45% del totale borse SSM 2016. Nelle tabelle che seguono si evidenzia l’elenco delle fughe da SSM 2016 a SSM 17 e MMG 17.

Per le specializzazioni che verranno  - i nuovi concorsi SSM 2018 ed MMG 2018 - quello che succederà sarà una ingente perdita di borse SSM 2017 per i due meccanismi fin qui descritti, ovvero:

1) alcuni specializzandi che hanno partecipato e vinto una borsa SSM 2017, magari non soddisfatti della scelta o dell’offerta formativa della scuola di specializzazione, ritenteranno il concorso di specializzazione 2018 e se accetteranno una nuova borsa si instaurerà il “meccanismo fuga” per passaggio da SSM 17 a SSM 2018;

2) altri che faranno sia il concorso SSM18 che MMG18, sceglieranno prima una specializzazione medica e poi, se vincitori, saranno chiamati a scegliere dalle regioni se accettare o meno una borsa MMG 2018.

Si instaurerà così il meccanismo “borse perse” per passaggio nello stesso anno, a distanza di pochi mesi, da una specializzazione a una medicina generale.

L’emorragia di 500 borse l’anno ha ripercussioni a più livelli:

1) sociale: per mancanza di specialisti formati nei prossimi anni a ridosso del ricambio generazionale;

2) imbuto formativo: aggravarsi dell’imbuto formativo per un giovane medico e aumento progressivo dei concorrenti;

3) università: riduzione di specializzandi impiegati nel Ssn e riduzione delle entrate universitarie per le tasse;

4) ministero: spreco e sperpero di risorse.

“Nei prossimi mesi con i nuovi concorsi 2018 – conclude lo studio - la nostra associazione monitorerà i contratti del 2017 che verranno persi per passaggio degli specializzandi da una specializzazione presa nel 2017 a una del 2018. Al termine delle graduatorie del concorso MMG 2018, individuati gli iscritti ai corsi di formazione, sarà possibile quantificare anche le borse perse del 2017 per passaggio da una specializzazione 2017 al corso MMG 2018, e le borse perse 2018 per iscrizione, lo stesso anno, ad una specialità medica e conseguentemente a un corso regionale in medicina generale”. Secondo l’associazione poi la nuova “laurea abilitante” creerà ulteriori disagi vedendo diminuire gli abilitati ogni anno per una nuova tipologia, più selettiva, del test di abilitazione. “Questo inasprimento ingiustificato – conclude l’associazione – creerà un ulteriore collo di bottiglia o imbuto formativo a monte che ridurrà ulteriormente il contingente di specializzandi in un momento storico, a ridosso del ricambio generazionale, dove quello di cui più il nostro Ssn ha bisogno è di medici formati e specializzati pronti a subentrare e garantire la continuità di cure e di eccellenza negli ospedali già pesantemente sotto organico in molte realtà”.

Nota a margine: i fondi derivanti dalle borse "perdute" non vengono più reimpiegati per l'anno successivo, essendo stati bloccati dal Ministero ad autotutela verso i numerosi ricorsi di coloro che hanno partecipato e vinto al concorso pur non essendo abilitati (entrando quindi in graduatoria ma non ottenendo il posto). Un altro "errore di procedura" che corrode ulteriormente i pochi fondi erogati per il sistema di formazione medica post laurea.





FONTE: Quotidiano Sanità
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11 luglio, 2018

Anaao Assomed lancia l'allarme: troppi medici in fuga per mancata formazione post laurea e troppi tagli a carico del settore pubblico

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Liste d’attesa? Ospedali sotto organico? A meno di non cambiare modello sanitario, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Nel 2028, secondo una stima del sindacato dei medici dirigenti Anaao, per effetto dei pensionamenti il Servizio sanitario nazionale perderà oltre 47mila specialisti. In corsia i camici bianchi saranno sempre più una rarità non solo per le uscite, ma anche perché – a causa del numero contingentato di posti nei percorsi di formazione post laurea – gli ingressi non sono sufficienti a pareggiare i conti. Gli stranieri? Gli stipendi italiani non sono competitivi con quelli degli altri Paesi europei. «Dal 2009 al 2016 abbiamo perso 9mila medici dipendenti, cioè ospedali e territorio (la maggioranza sono ospedalieri) – dice Carlo Palermo, vice segretario nazionale vicario Anaao Assomed – e a partire da quest’anno si marcerà al ritmo di 5.600 pensionamenti l’anno. Così che in un decennio andranno via 55.500 medici, 47.300 specialisti ospedalieri, più 8.200 universitari e specialisti ambulatoriali». A parlare sono le date di nascita e la curva pensionistica, con l’esodo dei figli del baby-boom. La maggior parte dei medici attivi attualmente è nata tra il 1952 e il 1962. La Riforma Fornero ne ha ritardato il pensionamento, ma adesso i nati dal 1952-53 hanno acquisito i criteri previdenziali dal 2017. E via via andranno in pensione anche gli altri.

«Ogni anno – precisa Palermo - circa 7mila medici sono pensionabili: facendo un semplice calcolo, nel 2022 matureranno il diritto a uscire 30mila medici». Ma potrebbero essere di più se davvero il governo metterà mano alla Legge Fornero e allenterà i criteri, introducendo per esempio quota 100. «Il che sarebbe un bene, perché fare le guardie a 65 anni non va bene - dice Palermo - ma si aggraverà la carenza di personale». Il calcolo rischia di essere sottostimato anche per altri motivi. Il primo fra questi è il modello (tutto italiano, senza eguali nel resto d’Europa) della formazione specialistica. «Da noi è appannaggio delle università, che però non offrono posti sufficienti», spiega Palermo. «Attualmente i laureati in medicina e chirurgia sono 9mila all’anno a cui si aggiungerà la quota di studenti che hanno fatto ricorso perché esclusi dalle selezioni (circa 15mila in totale da oggi al 2027). Da oggi al 2027 avremo oltre 95mila laureati: l’offerta formativa è di 6.200 contratti di specializzazione post laurea e 1.000 borse per diventare medici di base. Totale: 7.200 all’anno, 72mila in dieci anni. Circa 30mila medici non avranno uno sbocco formativo post laurea».

Andranno all’estero e l’Italia farà un autogol perché un laureato in medicina costa all’università italiana circa 150mila euro. Il risultato – oltre allo spreco di risorse – è la carenza di specialisti: già oggi mancano pediatri, anestesisti, cardiologi, chirurghi generali. «Alcuni medici lasciano il pubblico per andare nel privato a causa del disagio lavorativo – analizza il sindacato – perché con i tagli sono aumentati i turni di guardia, la reperibilità. Tutto il settore delle urgenze è in grandissima difficoltà, oltre ai reparti. Soprattutto nelle zone periferiche». Secondo Anaao il 10 per cento delle uscite in Veneto, Piemonte e Lombardia non è legato alla pensione. I tagli, ecco. Ci sono veramente? «È scritto nella Legge che un tempo si chiamava Finanziaria», dice Francesco Longo, dell’Osservatorio sul Sistema Sanitario Nazionale del Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (Cergas) dell’Università Bocconi. «L’Italia nel 2020 dovrà spendere l’1,4 per cento in meno per il personale della sanità rispetto al 2004 e questo mentre gli altri Stati invece la aumentano per andare incontro alle esigenze della popolazione».Già adesso, per dirla con i numeri, lo Stato italiano spende 1.800 euro ad abitante per l’assistenza sanitaria, mentre tedeschi e francesi hanno a disposizione 2.600 euro. «Abbiamo un Servizio sanitario sobrio, per non dire povero - commenta Longo - che spende più o meno ogni anno la stessa cifra, mentre nel resto del mondo occidentale aumenta perché aumentano i bisogni della popolazione».

Dobbiamo rassegnarci a un inesorabile peggioramento della sanità pubblica? «Se non cambieremo il modello sì - dice Longo – ma possiamo invece riorganizzare il Ssn per renderlo più adatto alle esigenze di cura e alla scarsità di risorse, allocandole in modo diverso. Oggi gli specialisti passano la metà del tempo a fare burocrazia. Il modello possibile ed efficace oggi è fatto con meno medici specialisti, che però fanno solo i medici, e più personale para-sanitario (che costa meno) come tecnici di laboratorio, infermieri e fisioterapisti. Serve un nuovo governo di allocazione del personale, che del resto è anche più adatto all’epidemiologia attuale e futura, sempre più fatta da malattie croniche».Anche in Italia un cambiamento in questo senso è già stato adottato da alcuni ospedali organizzati non più in reparti ma per intensità di cura, dove il controllo dei pazienti in corsia, salvo emergenze, è affidato agli infermieri. E per sopperire alla mancanza di specialisti la soluzione esiste: «Basta fare come nel resto d’Europa – dicono sia Palermo sia Longo - cioè formare gli specialisti all’interno del Servizio sanitario individuando strutture che possano essere teaching hospital».

FONTE: Corriere.it
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17 maggio, 2018

Concorso di Specializzazione medica 2018, pubblicato il bando: si svolgerà il 17 luglio

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È stato pubblicato oggi il bando per l’ammissione alle Scuole di specializzazione di area sanitaria per l’anno accademico 2017/2018. Il testo è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, su www.universitaly.it. La prova nazionale si terrà il prossimo 17 luglio. I contratti di formazione medica specialistica finanziati con risorse statali per il 2017/2018 sono 6.200 (erano 6.105 l’anno scorso). A questi andranno aggiunti i posti finanziati con risorse regionali, con risorse di altri enti pubblici e/o privati, i posti riservati alle categorie previste dal decreto legislativo 368/1999.

Con un successivo provvedimento, integrativo del bando emanato oggi, saranno indicati, una volta definito il fabbisogno dei medici specialistici per il triennio 2017/2020, i posti disponibili per ciascuna Scuola di specializzazione attivata. Per la definizione del fabbisogno è infatti necessario acquisire l’accordo della Conferenza Stato-Regioni, che non è ancora stato raggiunto in quanto nella seduta dello scorso 10 maggio le Regioni hanno chiesto il rinvio su questo punto. Il MIUR, in base al regolamento 130 del 2017, è comunque tenuto ad adottare a pubblicare il bando per l’accesso nelle Scuole di specializzazione entro il 31 maggio di ciascun anno.

Nel frattempo, a partire da venerdì 25 maggio 2018 sarà possibile effettuare le operazioni di iscrizione al concorso del 17 luglio, esclusivamente on line, accedendo al portale www.universitaly.it. La prima parte della procedura di iscrizione si chiuderà alle ore 15.00 di martedì 5 giugno 2018. Sarà poi possibile perfezionare il pagamento del relativo bollettino fino a una settimana dopo la pubblicazione del decreto integrativo contenente la suddivisione dei posti per scuola. Così come, sempre successivamente alla pubblicazione del decreto integrativo, le candidate e i canditati che vogliono concorrere per i posti finanziati con contratti aggiuntivi regionali o di altri enti che prevedono requisiti ad hoc dovranno attestarne il possesso. A questo scopo sarà aperta un’apposita finestra di dialogo nell’area della domanda di concorso.

La prova d’esame si svolge in modalità informatica, è la stessa su tutto il territorio nazionale e consiste in una prova scritta che prevede la soluzione, in un tempo di 3 ore e 30 minuti, di 140 quesiti a risposta multipla, ciascuno con cinque possibili risposte. I quesiti riguardano argomenti caratterizzanti il Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia e argomenti legati ai settori scientifico disciplinari di riferimento delle diverse tipologie di scuola.

Per lo svolgimento della prova, candidate e candidati avranno a disposizione computer non connessi a internet, sui quali sarà possibile operare esclusivamente attraverso un mouse, con una procedura di autenticazione che renderà lo svolgimento attribuibile unicamente alla candidata o al candidato.

Il punteggio complessivo attribuito a ciascuna candidata e a ciascun candidato (massimo 147 punti) è stabilito in relazione alla somma del punteggio attribuito ai titoli (massimo 7 punti) e al punteggio conseguito nella prova (massimo 140 punti). Il punteggio relativo ai titoli si compone di: voto di laurea (massimo 2 punti), curriculum (massimo 3 punti), altri titoli (massimo 2 punti).

COSA PREVEDE IL BANDO

- 6200 posti statali , suscettibili si integrazione, da sommarsi ai posti regionali.

- Iscrizione al concorso dal 25 maggio al 5 giugno, per partecipare bisogna essere laureati in Medicina

- Presa di servizio il 1 novembre

-Concorso 17 luglio, 140 domande a risposta multipla, punteggio CV invariato


-Tutti i candidati sono ammessi con riserva al concorso, l'ateneo all'atto della presa di servizio deve verificare l'abilitazione alla professione


-Il 19 luglio si saprà il calendario degli scaglioni


- Uscita graduatoria 23 luglio, con primo scaglione


-Si possono scegliere 3 tipologia di scuole


FONTE: Miur
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21 settembre, 2017

Test di ingresso Medicina 2017, punteggio record a Milano ma si abbassa la "media" in tutta Italia

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Il futuro medico più bravo d’Italia è di Milano. O forse semplicemente desidera studiare a Milano. È suo, in ogni caso - codice «15MP77UR7I3ANCG» - il punteggio più alto totalizzato al test d’ingresso di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria del 5 settembre. Ha preso 88,5. Ha sbagliato una sola domanda (è 1 punto e mezzo sotto il massimo). Ha fatto il test all’Università degli Studi di Milano. Il (per ora) misterioso studente ha messo a segno il massimo dei punti - 30 - nelle domande di «ragionamento logico»; 1,5 (su tre, ecco il suo unico errore) in quelle di cultura generale; il massimo nelle altre: Biologia, Chimica, Matematica e Fisica.

Si mette alle spalle quattro ex aequo: 88,1, distribuiti tra Padova e Udine. E poi Bologna, Siena, Padova... Sui siti «paralleli» che han fatto a gara per pubblicare la graduatoria nazionale, sono comparsi martedì a metà giornata i punteggi, pubblicati in forma anonima, con il posizionamento e l’università di provenienza. Nulla di definitivo, per ora, in quanto non si conoscono le scelte di ogni concorrente. Ma a due settimane dalla prova d’ingresso, ecco dunque i responsi. Per qualcuno netti e chiari: soprattutto per i candidati con i punteggi più alti, che sono oggi sicuri di potersi immatricolare nell’università dei loro sogni. Quelli, almeno, che hanno memorizzato il codice alfanumerico ricevuto il giorno del test, con cui hanno potuto accedere a Universitaly.it, il portale che pubblica i punteggi, nell’area riservata ai candidati, nel rispetto delle norme per la protezione dei dati personali.

Chi non ha il codice, o non è sicuro del «valore» della propria posizione in classifica, dovrà aspettare la pubblicazione del compito, con i risultati nominali, sempre online su Universitaly, a partire dal 29 settembre 2017. Per la graduatoria nazionale di merito nominativa e per conoscere il punteggio minimo per entrare a medicina, bisognerà aspettare il 3 ottobre. Nel 2016, alla pubblicazione della graduatoria del test, l’ultimo candidato in posizione utile per ottenere un posto aveva ottenuto poco più di 63 punti. Nel 2015 invece sono bastati poco più di 30 punti.

A sostenere la prova, il 5 settembre, sono stati 60.038 aspiranti matricole, su 66.907 domande pervenute. Gli idonei, quelli che hanno totalizzato i 20 punti minimi necessari per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili, sono quest’anno 52.389, l’87,26% del totale. Secondo Skuola.net, quella di quest’anno è in generale una buona performance, ma nel 2016 superare la soglia fu più facile visto che ci riuscì il 94% delle aspiranti matricole.

I candidati hanno dovuto rispondere a 60 quesiti in 100 minuti. Il punteggio medio nazionale registrato fra coloro che sono risultati idonei è di 44,68 (e l’anno scorso era 48,36). Il punteggio medio più alto a livello di ateneo è di 49,81 a Pavia. La percentuale di idonei più alta (93,61%) si è registrata a Padova. Il punteggio più alto, come abbiamo detto, è stato conseguito a Milano, ma nel 2016 ben nove ragazzi ottennero il punteggio pieno di 90. Un altro dato comunicato dal Miur riguarda la concentrazione di «bravi»: i primi 100 sono concentrati in 26 atenei; e le università che hanno avuto più candidati tra i primi 100 sono a Bologna (19), Padova (17) e Milano (15).

Per essere considerati idonei e giocarsi la partita c’è un punteggio minimo stabilito dal Miur nel decreto per il test d’ingresso 2017: è necessario totalizzare almeno 20 punti. Ogni università, poi, a seconda del numero di posti disponibili e di candidati, ha il proprio punteggio: nel 2016, l’ultimo candidato in posizione utile a Milano Bicocca ha raggiunto 75.6 punti. A Catanzaro, 63.3 punti. Solo il 3 ottobre però ogni candidato saprà se è stato assegnato alla propria sede preferita, se risulta prenotato o «in attesa». Attesa che potrebbe essere lunga, nella speranza che gli scorrimenti di graduatoria liberino il posto sperato. Di sicuro, il punteggio minimo per entrare sarà leggermente più basso di quello dello scorso anno (che si assestava intorno ai 63 punti): sul web si parla già di un punteggio intorno a 60.

AUTRICE: Antonella De Gregorio
FONTE: Corriere della Sera

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13 maggio, 2017

Specializzazioni 2017, il Ministero conferma: concorso a Ottobre

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Si terrà a Ottobre il concorso per accedere alle Specializzazioni post laurea in area medica, chirurgica e dei servizi. E' il Ministero a confermare in tal modo le voci che stavano già diffondendosi da alcuni giorni sui vari siti online dedicati. Il ritardo, è spiegato dal Ministero, è legato ad una serie di novità che verranno introdotte quest'anno, fra cui l'aggregazione dei partecipanti in "macrosedi" (da cui la necessità di trovare strutture adatte a ripartire e ricevere i gruppi di quasi ventimila candidati iscritti in tutta Italia) e un auspicabile miglior controllo nel corso dell'esame. Niente da fare invece per il concorso di Medicina Generale, che rimane ancora "non sostenibile" per tutti i laureati (e non ancora abilitati) di quest'anno. Anche i ricorsi promossi ripetutamente online da vari studi legali perdono di significato, dopo la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso anno in cui venne chiaramente confermata l'esclusione dalla graduatoria per tutti i non abilitati.

Di seguito la Nota del Ministero:

""Al via il nuovo sistema di accreditamento delle Scuole di specializzazione in Medicina e le nuove modalità di svolgimento del concorso per l’accesso ai corsi. Le nuove regole di accreditamento delle strutture sanitarie utilizzabili per la formazione delle specializzande e degli specializzandi, che si stanno concordando con il Ministero della Salute, prevedono parametri più rigorosi ed efficaci e sono richieste da tempo dal mondo universitario e dagli altri interlocutori coinvolti. Con il nuovo concorso si punta, poi, a dare una risposta alle sollecitazioni arrivate, tra gli altri, dalle associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dall'Osservatorio per le Scuole di Specializzazione, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.

La selezione sarà più ‘snella’ e semplificata, particolare attenzione sarà posta alle questioni logistiche con una minore frammentazione delle sedi d’esame che saranno accorpate per area geografica.
“Abbiamo voluto procedere con le nuove regole - spiega la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli - per garantire che le nuove specializzande e i nuovi specializzandi siano inseriti in percorsi accreditati secondo criteri di sempre maggiore qualità e trasparenza e affinché la prossima selezione risponda di più alle attese delle nostre laureate e dei nostri laureati. Il nuovo regolamento con le modalità di accesso alle scuole recepirà le osservazioni emerse dagli incontri avuti con le associazioni rappresentative dei medici in formazione”.

La scelta di procedere con le nuove regole rende necessaria una diversa programmazione dei tempi del bando di concorso che annualmente è pubblicato entro la fine di aprile. Questo il nuovo cronoprogramma: le Università saranno chiamate a caricare i dati necessari per l’accreditamento delle loro Scuole entro la fine del mese di maggio. Saranno valutati standard, requisiti e indicatori di performance delle strutture. A seguito dell’accreditamento delle Scuole sarà pubblicato il bando per l’accesso ai corsi, tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto. Il concorso si terrà in ottobre: servono 60 giorni tra l’emanazione del bando e le prove.

Fra le novità principali a cui sta lavorando il Ministero per la semplificazione delle modalità di ammissione alle Scuole: una graduatoria ‘unica’ nazionale che sostituisca le 50 distinte graduatorie attuali; nuovi contenuti per la prova; un minor peso del punteggio per i titoli; miglioramento della logistica attraverso aggregazione territoriale delle sedi per area geografica.""

FONTE: Comunicato Stampa del MIUR



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15 gennaio, 2017

Medicina: sentenza del TAR, niente test d’ingresso a chi chiede il trasferimento dall’estero

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Novità per gli studenti che non hanno passato il test d’ingresso a Medicina: iscrivetevi all’estero in un ateneo dove il test non c’è e fate domanda di rientro alla fine del primo anno. Funziona? A certe condizioni sì, ma è meglio se per il primo anno in terra straniera scegliete un’Università all’acqua di rose. Con voti più alti la vostra posizione in graduatoria sarà migliore. Se proprio finite tra gli ultimi in graduatoria tra coloro che chiedono il trasferimento, l’arma migliore è la perseveranza: grazie a questa qualità, l’aspirante dottoressa Clarissa Mazzotta è a un passo dal trasferimento dall’Università di Kosice, Slovacchia, a quella di Brescia dopo aver vinto un ricorso al Tar - il secondo, in verità - contro l’ateneo bresciano. Dopo tre anni di battaglia legale potrà presentare il suo piano di studi e prendere il posto di uno studente che 24 mesi fa ha rinunciato. Tutto senza aver passato il test e nonostante per il trasferimento ci fossero studenti più «meritevoli».

Già in passato i giudici si erano espressi in modo simile, e anche le toghe del Tar di Brescia confermano che il superamento del test d’ingresso non è necessario per gli anni di Università successivi al primo. E se il corso è a numero chiuso come Medicina? Per evitare «l’aggiramento del numero chiuso e salvaguardare la qualità dell’istruzione», chi fa domanda di trasferimento dall’estero può sperare in un rientro in Italia solo se ci sono posti vacanti a causa di rinunce e abbandoni. C’è sempre chi passa il test e cambia idea, e a questo punto l’Università deve stilare una graduatoria di chi chiede il trasferimento (anche da Università italiane) con una «griglia di ponderazione degli esami sostenuti e relativi crediti formativi», poi i più meritevoli ottengono l’ammissione al corso. Il caso di Clarissa Mazzotta è andato ancora più in là: il 21 agosto 2013 la giovane ha chiesto il trasferimento dopo il primo anno a Kosice e l’Università ha stoppato il trasferimento perché la ragazza era stata bocciata un anno prima al test d’ingresso. Grazie a una vittoria al Tar, però, l’Università è stata obbligata a esaminare la sua domanda per prendere un posto vacante nel corso 2013-2014. I posti liberi erano tre e, nonostante il curriculum conseguito a Kosice, la giovane era finita in dodicesima posizione dopo l’esaminazione del Consiglio del Corso di Medicina. Colpo di scena: uno studente trentino primo in graduatoria dopo un anno da fenomeno alla Sapienza di Roma, rinuncia al trasferimento a Brescia per motivi personali. Il suo posto vacante viene conteggiato dall’Ateneo per l’anno 2014-2015 perché gli «esclusi» non sono abbastanza meritevoli ma Mazzotta fa ricorso: se lo studente trentino rinuncia, vuol dire che a Medicina per quell’anno è rimasto un posto libero e questo deve essere assegnato agli esclusi della graduatoria.

Il Tar scrive: «Se in un anno accademico l’Università non utilizza pienamente le proprie risorse formative danneggiando uno studente, a questo deve essere concessa un’opportunità identica negli anni successivi». Lei è sì dodicesima, ma nessun altro alza la voce con l’Università e in lizza resta solo lei. Per il Tar, che dà torto all’Università: «In graduatoria c’erano studenti più meritevoli ma Mazzotta è stata l’unica a non prestare acquiescenza e può rivendicare il posto». Che succede ora? Nei prossimi 30 giorni Mazzotta potrà presentare il suo percorso di studi all’Università ed è l’unica candidata in lizza. L’unica condizione? «Il curriculum deve essere adeguato e consentirle di seguire utilmente le lezioni dell’anno in corso». Se così non sarà, la perseverante giovane che tentò il test d’ingresso nel 2012-2013, potrà studiare Medicina a Brescia solo dal prossimo anno: il 2017-2018.





FONTE: Corriere.it

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07 settembre, 2016

Test di Medicina 2016, boom di consensi per una prova giudicata "più facile"

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Illuminismo, Piano Marshall e incredibilmente perfino l'alfabeto "farfallino" (si, il codice linguistico usato dai bambini). Questi gli argomenti protagonisti di un test di Medicina 2016 che è sembrato essere piuttosto fattibile. Chimica e, a seguire, Fisica e Matematica le materie che hanno tentato di mettere in difficoltà i candidati. Intanto lo spettro del ricorso inizia ad aleggiare anche sulla prova di ammissione a Medicina 2016. È quanto rivelano i dati di un instant poll di Skuola.net su circa 500 candidati che aspirano al camice bianco.

Circa 63mila gli iscritti al test, 10.132 i posti disponibili (9.224 a Medicina e 908 a Odontoiatria). In base a questi numeri, soltanto un candidato su sei avrà superato il test. Ma la speranza è l’ultima a morire, così in tanti la mattina del 6 settembre si sono riversati nelle aule universitarie per affrontare la prova di Medicina. E non sembra essergli andata poi tanto male: a test finito, i social sono stati invasi dalle reazioni a caldo di chi ha raccontato quanto questo sia stato semplice, anche rispetto agli anni passati. Lo confermano pure i dati di Skuola.net: circa il 34% degli intervistati ammette di aver trovato molto semplice la prova, un ulteriore 42% non ha comunque trovato grosse difficoltà.

A metterli in difficoltà ci hanno provato comunque due materie in particolare, Chimica (ritenuta la più difficile dal 34%) e Fisica e Matematica (la parte più complessa per un altro 25%). Dopo anni di incubi riguardanti i quesiti di Cultura generale, ora sembra  arrivato il riscatto. Le sue domande hanno toccato due argomenti piuttosto conosciuti come l’Illumismo e il Piano Marshall, ritenuto tra i due il quesito più difficile per il oltre la metà del campione.

Nonostante ciò, circa il 65% degli intervistati non ha lasciato molte domande in bianco: il 27% racconta di aver risposto a tutti e 60 i quesiti, mentre oltre il 38% alla maggior parte. Il test di Medicina sembra essere andato davvero male solo a un piccolo 6% di candidati che afferma di aver quasi lasciato in bianco il compito.

Il 2016 continua comunque a rivelarsi un’annata fortunata per chi sogna di diventare medico. Infatti, nonostante circa il 58% racconti di essersi trovato davanti a una commissione inflessibile, che non gli ha permesso nemmeno di scambiare una parola col suo vicino, un altro buon 34% dice invece di aver incontrato commissari severi, ma che comunque gli hanno dato qualche aiuto.

Nonostante il test di Medicina sembri essere andato piuttosto bene, tanti sono quelli che hanno tenuto gli occhi bene aperti facendo attenzione anche alla più piccola irregolarità. Da una precedente indagine di Skuola.net su un campione di circa 1000 iscritti al test di Medicina, è emerso che ben l’80% di loro si apprestava a svolgere il test già intenzionato a fare ricorso qualora fosse andato male.

FONTE: Tgcom.it
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06 settembre, 2016

Test di Medicina al via in tutta Italia, 62695 iscritti per 9224 posti

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Al via stamattina alle 11 il test di Medicina, temutissimo sbarramento all’ingresso di una delle professioni più ambite dai giovani italiani: un modo per evitare di trasformare la facoltà di Medicina in una fabbrica di disoccupati, nonché uno strumento di selezione utile a far passare i giovani più motivati secondo i suoi sostenitori, fra i quali Giuseppe Remuzzi; un’ingiustizia bella e buona e una violazione del diritto allo studio, invece, secondo le associazioni studentesche che da anni ne chiedono l’abolizione, e che per protesta questa mattina all’alba hanno affisso cartelloni e striscioni agli ingressi dell’ospedale Umberto I di Roma e del Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Ai nastri di partenza 62.695 aspiranti camici bianchi (duemila in più dell’anno scorso) in corsa per 9.224 posti di medicina (quasi trecento in meno dell’anno scorso) più 908 per odontoiatria. Solo uno su sei è destinato a farcela.

Sessanta le domande a risposta multipla: 2 quesiti di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 di chimica, 8 di fisica e matematica. La durata del test è di 100 minuti e il termine per la consegna è fissato per le 12.40. Per la valutazione della prova sono attribuiti al massimo 90 punti e si tiene conto di questi criteri: 1,5 punti per ogni risposta esatta; -0,4 punti per ogni risposta errata e 0 punti per ogni risposta lasciata in bianco. La graduatoria verrà pubblicata dal Cineca martedì 20 settembre sul sito accessoprogrammato.miur.it. Ma quanti punti servono per superare il test? L’anno scorso i due studenti più bravi - una ragazza di Alba e un ragazzo di Napoli - hanno ottenuto un punteggio di 80,90 . Il portale Skuola.net, spulciando i risultati della prova 2015, è arrivato alla conclusione che ne bastano 30,40. Anche se per i bocciati c’è sempre la possibilità di farsi promuovere in appello dal giudice amministrativo. Secondo un sondaggio effettuato la settimana scorsa dallo stesso sito tre studenti su 4 erano già pronti a fare ricorso ancora prima di fare il test e quindi a monte di eventuali irregolarità: un sistema che negli anni passati ha consentito a migliaia di candidati che magari avevano ottenuto punteggi bassissimi di aggirare il numero chiuso e essere ammessi nell’università sotto casa, passando davanti a chi invece, pur avendo passato il test, era stato assegnato a un ateneo diverso da quello prescelto.

Mercoledì 7 settembre sarà la volta di Veterinaria: 7.987 candidati per 655 posti. Giovedì 8 sarà la volta di Architettura: 10.161 iscritti al test per 6.991 posti.

FONTE: Corriere.it
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04 settembre, 2016

Messina, al via da martedì i test di ingresso per Medicina

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Sono 1.055 i candidati che cercheranno di conquistare i posti disponibili a Medicina e Odontoiatria e 457 quelli che tenteranno l'accesso a Medicina Veterinaria. Nel primo caso è come sempre consistente la presenza di candidati provenienti dalla Calabria, per Veterinaria invece significativa la presenza di studenti che arriveranno da tutte le province siciliane. Per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia saranno 168 i posti disponibili per i candidati comunitari e non comunitari residenti in Italia e 10 posti per i candidati extracomunitari residenti all'estero. Nel corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria i posti per gli studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia sono 22 e 7 per i candidati extracomunitari residenti all'estero. Per Medicina Veterinaria il numero dei posti per i candidati comunitari e non comunitari residenti in Italia è di 35 mentre per gli extracomunitari residenti all'estero sono 5.  Le prove di accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria si terranno martedì prossimo al Polo Papardo nei locali dell'ex Facoltà di Ingegneria. Il giorno successivo nella stessa sede si svolgeranno anche le le prove di accesso ai Corsi di Laurea in Medicina Veterinaria. Per l'occasione l'Università di Messina metterà a disposizione dei candidati, e di eventuali loro accompagnatori, un servizio gratuito di bus navetta a partire dalle 7. I mezzi collegheranno il molo "Rizzo" (terminal Metromare) e il Capolinea del Tram "Annunziata", al Polo del Papardo. Gli orari sono disponibili sul sito dell'Ateneo. I candidati dovranno presentarsi agli ingressi principali del plesso alle 8 e dopo il riconoscimento personale e la consegna delle ricevute, riceveranno dal personale di vigilanza le indicazioni utili per raggiungere le aule sede delle prove che inizieranno alle 11 e termineranno alle 12.40. Per quanto riguarda la prova di ammissione ai corsi di laurea delle Professioni sanitarie, i test si svolgeranno martedì 13 settembre.

FONTE: Gazzetta del Sud
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16 giugno, 2016

Specializzazione Medicina 2016, 6718 contratti disponibili e meno tempo ai candidati...

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È stato pubblicato ormai circa un mese fa il nuovo bando per l’accesso alle Scuole di Specializzazione in Medicina 2016. Qualche novità rispetto agli anni passati: il calendario delle prove fissa le date con qualche giorno di anticipo rispetto al passato, prove per cui gli aspiranti specializzandi avranno meno tempo a disposizione, mentre invece cresce il numero dei contratti messi al bando. Date anticipate anche per quel che riguarda la pubblicazione delle sedi sul portale Universitaly, disponibili già a partire dal prossimo 29 giugno. Rimangono, invece, sostanzialmente invariate le modalità d’esame, con candidati che dovranno affrontare le prove interamente tramite un computer sprovvisto di tastiera.

La buona notizia è che rispetto allo scorso anno, il numero complessivo di borse messe a disposizione è aumentato: sono 335 contratti in più per la precisione (6718 complessivi) che, seppure ancora insufficienti a garantire continuità formativa, ravvivano le speranze di molti. Anche quest’anno le prove si svolgeranno in due blocchi: una parte generale, comune a tutte le Scuole di Specializzazione e una seconda parte per ciascuna area (Medica, Chirurgica, Servizi Clinici). Le date in calendario prevedono che la prima prova si svolgerà per tutti il 19 luglio, mentre per le aree Medica, Chirurgica e Servizi Clinici le seconde prove si svolgeranno rispettivamente il 20, 21 e 22 luglio alle ore 12.

Anche quest’anno lo svolgimento delle prove per l’accesso alle scuole di Specializzazione in Medicina prevede la somministrazione di 110 quesiti a risposta multipla: 70 andranno a coprire la parte generale comune a tutti i candidati, 30 saranno specifici per ciascuna Area e i restanti 10 saranno invece determinati dalla tipologia di Scuola per cui si concorre. Rimane invariato il calcolo del punteggio che attribuisce 1 punto per risposta esatta, 0 per risposta non data e -0,30 per le risposte sbagliate. Tuttavia per i quesiti specifici di ogni Scuola la risposta esatta verrà valutata 2 punti e quelle sbagliate -0,60. Come anticipato ci sarà meno tempo per rispondere alle domande: in particolare il nuovo bando per le Scuole di Specializzazione 2016 prevede 95 minuti per la prima prova, 48 minuti per i quesiti specifici per Area e ulteriori 19 minuti per rispondere alle 10 domande specifiche per scuola. Le graduatorie infine saranno pubblicate il prossimo 11 agosto e l’ultimo scorrimento avverrà in data 26 ottobre.

FONTE: Blasting News
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06 aprile, 2016

Medicina, proposta per accorpare laurea e abilitazione al fine di accorciare i tempi di ingresso nel lavoro

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Laurea e abilitazione nello stesso giorno: durante l’incontro sulla delega del lavoro in Sanità derivate dall’articolo 22 del patto della Salute, i rappresentanti del Miur hanno condiviso la proposta della Cgil, Cisl e Uil medici secondo la quale il laureando in Medicina potrà ottenere nello stesso giorno l’abilitazione alla professione e contemporaneamente la laurea. L’incontro si è tenuto al Ministero della Salute, presente il ministro Beatrice Lorenzin. «Si tratta di una notizia positiva per i futuri giovani medici - ha spiegato il segretario della Cgil Medici Massimo Cozza - che in questo modo non saranno più costretti ad aspettare anche diversi mesi per poter conseguire l’abilitazione e per poter partecipare ai test per le scuole di specializzazione e alle scuole di medicina generale che richiedono il titolo». Soddisfatta l’associazione Coordinamento mondo medico, che raccoglie le associazioni di aspiranti medici e specializzandi: «Finalmente una buona notizia che ci avvicina ai giovani europei- commenta la portavoce Maja Fedeli - È inammissibile che i medici entrino in Italia nel mondo del lavoro a 32-24 anni: ora si vada avanti sulla strada di concorsi più snelli e meno impigliati nelle burocrazia. Basta con i concorsi irregolari che rischiano sistematicamente di essere annullati».

Anche se si tratta solo di una proposta, il fatto che sia condivisa infatti spiana la strada a far entrare la norma parte della legge delega, e quindi diventare automaticamente realtà per le migliaia di giovani medici che ogni anno si laureano e devono sottoporsi ad un ulteriore esame, prima di iniziare la specializzazione. Con tempi che appunto si allungano in maniera indefinita: subito dopo la seduta di laura gli aspiranti medici, secondo il sistema attuale, devono sottoporsi a tre mesi di tirocinio, di cui un mese in una clinica medica, un mese in una chirurgica e un mese dal medico di medicina generale. Al termine di questo periodo di «stage», c’è un esame finale con quiz multipli, che si svolge solo due volte l’anno: se lo si supera, ci si abilita, e solo dopo ci si può iscrivere all’ordine professionale, con contestuale iscrizione all’Enpam. Una pratica, l’abilitazione, che consente ai giovani medici di svolgere servizio sull’ambulanza del 118, di effettuare guardie mediche, guardie turistiche, sostituzione del medico di base, oltre che di iscriversi alle scuole di specializzazione. Ma poiché gli esami per entrare nelle specializzazioni si tengono una sola volta l’anno (e non sempre nello stesso periodo: quest’anno dovrebbe essere a luglio), il rischio è che passi anche un anno e mezzo prima di riuscire a cominciare la seconda parte dell’abilitazione professionale, indispensabile per esercitare la professione in diversi ambiti. Con questa novità, invece, i tempi si accorciano.

FONTE: Corriere.it

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SENTIERI DELLA MEDICINA

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