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AFORISMA DEL GIORNO

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31 maggio, 2018

Nuove frontiere per la cura dell'occhio: in arrivo le cornee "stampate in 3D"

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Un gruppo di ricercatori della Newcastle University ha realizzato la prima cornea stampata in 3D, ottenuta con uno speciale bio-inchiostro formato da cellule staminali umane e sostanze aggreganti. La ricerca, descritta sulla rivista Experimental Eye Research, potrà "assicurare in futuro una riserva illimitata di organi" per i trapianti di cornea. I test hanno mostrato che per stampare la cornea 3D sono sufficienti soltanto dieci minuti.

Il materiale "di stampa" è una soluzione di alginato e collagene nella quale sono state inserite cellule staminali fornite da un donatore sano. Attraverso una bio-stampante, questo "inchiostro" viene poi rilasciato in cerchi concentrici per formare una vera e propria cornea.

"Molti ricercatori hanno cercato di ottenere il gel perfetto per dar vita a questo processo, e grazie alla nostra formula siamo finalmente riusciti a mantenere vive le staminali quanto basta per realizzare una cornea perfettamente funzionante", ha spiegato il professor Che Connon, co-autore dello studio assieme al dottor Steve Swioklo.

FONTE: Tgcom24
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13 ottobre, 2016

Biologia, ricercatori ipotizzano il limite di durata massima di vita a 125 anni

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Dal XIX Secolo in poi l'aspettativa di vita media è aumentata quasi costantemente grazie ai miglioramenti nella sanità pubblica, nella dieta, nella cura dell'ambiente e in altre aree della tecnologia e della #medicina. In media, per esempio, i bambini americani nati oggi possono aspettarsi di vivere fino quasi 79 anni a fronte di un'aspettativa di vita media di soli 47 per gli americani nati nel 1900. Dal 1970, la durata massima della vita è aumentata sempre e in modo progressivo.

Tuttavia, secondo i ricercatori dell'Albert Einstein College of Medicine, abbiamo già toccato il punto più alto di questo trend ascensionale: “benché i biologi e i demografi ritengano che non vi sono ragioni per predire una brusca frenata dell'innalzamento della prospettiva di vita, gli ultimi dati a disposizione suggerirebbero proprio questo inaspettato esito”. Ad affermarlo è Jan Vijg, uno degli autori di questa ricerca.

Possiamo sconfiggere malattie muscolari come le distrofie, curare traumi e compensare patologie come la sarcopenia ma, a quanto pare, biologia e genetica pongono dei limiti alla nostra sopravvivenza. Forse quali siano esattamente non lo sapremo mai, ma alcuni studi recenti stanno aumentando significativamente le nostre conoscenze.

Il Dottor Vijg e colleghi hanno analizzato i dati raccolti dal Human Mortality Database, che raccoglie informazioni da più di 40 paesi. Dal 1900 in poi, in questi questi paesi si registra un calo generale della mortalità: la frazione di ciascuna coorte di nascita (per esempio, le persone nate in un particolare anno) che sopravvivono alla vecchiaia (definita come tale dai 70 anni in su) aumenta in modo proporzionale alla progressione dell'anno di nascita. Tuttavia, quando si è passati a studiare l'aspettativa di vita, sempre a partire dal 1900, per i centenari si ottengono risultati inaspettati. I picchi si fermano a poco più di 100 anni, il che fa pensare che questo sia il limite massimo, biologicamente orientato, per la nostra specie.

Il campione principale è costituito da coloro che hanno raggiunto i 110 anni, che sono nati in quattro paesi (Stati Uniti, Francia, Giappone e la U.K.) che paiono i più longevi. Il numero di questi supercentenari è aumentato rapidamente tra i 1970 e i primi anni 1990, ma ha raggiunto un plateau intorno al 1995. Dopo la scomparsa, nel 1997, della donna più longeva, la francese Jeanne Calment che ha spento 122 candeline, i ricercatori hanno elaborato alcune stime e modelli per comprendere meglio il fenomeno. In media, la durata massima della vita raggiunge i 115 anni e si suppone che oltre i 125 anni non si possa andare.

Al di là di questi calcoli meramente probabilistici, il senso di questi studi è duplice. Da un lato si tratta di capire, sul piano politico, quali strategie e riforme adottare a fronte dell'aumento dell'aspettativa di vita che caratterizza tutte le società contemporanee industrializzate. Dall'altro, lo studio delle varianti genetiche presenti negli ultracentenari sarà molto utile per implementare terapie e farmaci in grado di garantire alle persone di trascorrere la vecchiaia in buona salute.

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09 ottobre, 2016

Diabete, microinfusore OneTouch Animas vulnerabile agli hacker? Negli USA scattano le indagini

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Una vulnerabilità scoperta da Jay Radcliffe, ricercatore in materia di sicurezza, pubblicata sul blog della società Rapid7 di cui è dipendente rivela l'esistenza di una falla che interessa il dispensatore di insulina OneTouch Ping di Animas Corporation, società acquisita da Johnson&Johnson nel 2006. Se sfruttata, la vulnerabilità potrebbe compromettere la salute dei pazienti che ne fanno uso, in maniera anche grave.

Parlando di sicurezza si tende a pensare alle protezioni delle reti di governi, istituzioni e grandi società, come nei recenti casi che hanno coinvolto le email di Yahoo e il database del Democratic National Committee (DNC) durante la campagna elettorale per le presidenziali statunitensi. Difficilmente un pirata potrebbe interessarsi all'hacking di un dispensatore di insulina, ma il rischio esiste, tanto che Johnson&Johnson ha deciso di allertare i pazienti circa la sua vulnerabilità.

Per fortuna la percentuale di persone affette da diabete che fanno uso del dispensatore in oggetto è relativamente bassa. Sembra infatti che i pazienti interessati dal problema siano attualmente 114mila. Se sfruttata da un malintenzionato, però, tale vulnerabilità potrebbe procurare un'overdose di insulina. Nella pagina del prodotto si legge come il OneTouch Ping di Animas fornisca un telecomando "Meter" mediante il quale i pazienti possono dispensare una dose di insulina senza la necessità di agire sul dispositivo. Oltre al controllo del livello di zuccheri presenti nel sangue, il telecomando consente anche di controllare a distanza le funzioni della pompa, determinare la quantità di insulina necessaria in un determinato momento e altro.

La vulnerabilità scoperta da Jay Radcliffe interessa la connessione wireless tra telecomando e dispositivo, che usa un protocollo proprietario nella banda dei 900MHz. La comunicazione tra telecomando e dispensatore avviene tuttavia in chiaro, senza l'uso di crittografia. Come riferisce lo stesso Radcliffe, un hacker che agisca nelle vicinanze del dispensatore, che ha un raggio di azione limitato, potrebbe simulare una connessione remota "Meter" e "sfruttare la vulnerabilità per procurare una reazione ipoglicemica al paziente, se questi non riuscisse a fermare in tempo l'erogazione di insulina".

La vulnerabilità è molto simile a quella che ha interessato le tastiere wireless Logitech, il cui protocollo di connessione in chiaro consentiva di "sniffare" i dati trasmessi. Accedendo alla connessione tra telecomando e dispensatore, sniffando la chiave trasmessa tra dispensatore e dispositivo remoto che rimane inalterata ogni qualvolta i due dispositivi rimangono accoppiati, gli attaccanti possono visionare i valori glicemici e i dati relativi al dosaggio dell'insulina.

Prima di avvisare i pazienti, Johnson&Johnson ha cercato di riprodurre l'hack scoperto da Radcliffe. La società ha quindi deciso di segnalare pubblicizzare la vicenda, come riferito a Reuters da Brian Levy, responsabile medico dell'unità di Johnson&Johnson per il diabete, confermando che si possa effettivamente iniettare ai pazienti dosi letali di insulina entro un raggio d'azione di circa 8 metri. Nella lettera, Johnson&Johnson ha comunicato ai proprietari dei OneTouch Ping le proprie preoccupazioni per un potenziale attacco, invitando loro a non usare il telecomando o, in alternativa, di impostare un limite nella quantità massima di insulina dispensabile. I pazienti possono anche attivare una funzione di avviso (vibrazione) che li allerti nel caso di dosi richieste tramite telecomando.


FONTE: Punto-informatico.it
Autore: Thomas Zaffino
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14 febbraio, 2014

Prove tecniche per l'energia del futuro: passo in avanti nella ricerca sulla fusione nucleare

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Un passo avanti molto importante nella ricerca sull'energia nucleare è stato fatto lo scorso autunno al Livermore National Laboratory in California, laboratorio di ricerca del dipartimento dell'energia degli Stati Uniti. Per la prima volta gli scienziati sono riusciti a ottenere più energia da una fusione atomica rispetto a quella bruciata per innescarla, creando una sorta di piccola stella artificiale. Lo rivela un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature.

La fusione è il processo che alimenta il Sole e le altre stelle e comporta plasmare i nuclei degli atomi per rilasciare energia al posto di scinderli, come nel caso della fissione, principio alla base della bomba atomica. Il sogno di produrre energia pulita grazie al primo processo viene rincorso dagli scienziati da anni e oggi sembra un po' più vicino. I ricercatori hanno sparato 192 raggi laser su una minuscola sfera, generando una reazione di fusione che ha scatenato un'enorme quantità di energia per una piccola frazione di secondo. Anche se in versione ridotta, hanno creato in questo modo condizioni simili a quello che accade di continuo alle stelle. "Per la prima volta in assoluto abbiamo ottenuto più energia dalla combustione rispetto a quanto è stato impiegato per la combustione" da quando si usa questa tecnica, ha detto Omar Hurricane, principale autore dello studio.

Anche se secondo il team di scienziati, tra cui c'è anche l'italiano Riccardo Tommasini, il risultato è ancora "modesto" è tuttavia superiore alle stime e più vicino rispetto a "qualunque altro risultato ottenuto prima" per la realizzazione di energia da fusione, ha concluso Hurricane. La resa dell'esperimento è stata infatti 10 volte maggiore di quanto era stato ottenuto in precedenza.

La ricerca è però ancora lontana dal raggiungimento di quella fase che viene chiamata tecnicamente "accensione", dove si genera più energia di quanta se ne consumi nel contesto generale dell'esperimento: cosa che accadrebbe solo con reazioni a catena autosufficienti, senza le quali l'energia prodotta dalla fusione non sarebbe conveniente. L'esperimento segna però un decisivo passo avanti, dopo anni di risultati modesti, sulla strada per una fonte di energia a basso costo e potenzialmente illimitata da usare sulla Terra.

FONTE: Repubblica.it
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29 giugno, 2013

E' morta la grande astrofisica italiana Margherita Hack

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E' morta questa mattina a Trieste l'astrofisica Margherita Hack. Dopo la morte nello scorso anno di Rita Levi Montalcini, ancora una volta ci lascia una delle figure scientifiche italiane più prestigiose del panorama mondiale. Animalista convinta e vegetariana sin da bambina, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997. È un membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'ESA e della NASA. In Italia, con un'intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale.

Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Nel 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.

In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l'asteroide 8558 Hack.

Margherita Hack è molto nota anche per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico. E' stata una esponente di spicco dell'Ateismo in Italia, non ha creduto in nessuna religione o forma di soprannaturalismo, sostenendo con forza che l'etica non deriva dalla religione ma da "principi di coscienza" che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

Sul tema della questione energetica Margherita Hack si è espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che l'Italia attualmente non è in grado di mantenere delle centrali e che l'Italia è un paese poco affidabile. La Hack sostiene che esiste «una paura irrazionale, anche scientifica, per l'energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell'energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere». Ha anche sottolineato l'importanza della ricerca in questo campo e la necessità di "sviluppare al massimo le energie rinnovabili" che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico.
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16 giugno, 2013

USA, il genoma umano non è brevettabile

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Con una decisione all'unanimità, i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti hanno stabilito la non brevettabilità dei singoli geni appartenenti al patrimonio genetico degli esseri umani, aprendo altresì la strada alle proprietà intellettuali biologiche nel caso del DNA di sintesi realizzato in laboratorio.

La decisione pone fine alla lunga contesa legale che in questi anni ha coinvolto Myriad Genetics, società biotecnologica nota per aver ideato un test sui rischi di cancro ai seni o alle ovaie tramite l'isolamento dei geni BRCA 1 e BRCA 2, e quindi l'identificazione delle mutazioni dei predetti geni.

Myriad pretendeva di brevettare BRCA 1 e BRCA 2 per il semplice fatto di averli scoperti nei suoi laboratori, ma la Corte Suprema ha deciso altrimenti: i due tratti genetici rappresentano un prodotto della natura, quindi qualsiasi pretesa di brevettabilità è nulla e non può basarsi sulla sola identificazione.La sentenza USA pone un limite importante - e per certi versi storico - alla proliferazione del biotech protetto dai diritti d'autore e di invenzione, aprendo altresì la strada a metodi di test clinici alternativi - e magari concorrenziali dal punto di vista economico - che partano dalle stesse basi genetiche.

A Myriad non è andata come previsto, nondimeno le azioni della società sono salite in seguito alla sentenza della Corte Suprema. Il perché è presto detto: accanto alla non brevettabilità dei geni naturali, la Corte ha stabilito che i segmenti di DNA complementare sintetizzati in laboratorio a partire dagli elementi genetici originari possono essere sottoposti all'Ufficio Brevetti statunitensi per la concessione di un eventuale brevetto biotecnologico.

FONTE: Punto-Informatico.it
AUTORE: Alfonso Maruccia
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18 dicembre, 2012

La "Clerocinesi": dalle cellule della retina una nuova fase della mitosi?

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Scoperto un nuovo meccanismo di divisione cellulare nell'uomo: battezzato come 'clerocinesi', rappresenta un meccanismo di sicurezza, una specie di back-up messo a punto dall'evoluzione per evitare che processi anomali di divisione cellulare portino alla formazione di cellule figlie malate e quindi tumorali.

La scoperta, che punta riscrivere un capitolo della biologia che ormai si pensava chiuso, è stata presentata dai ricercatori dell'università del Winsconsin in occasione del congresso della Società americana di biologia cellulare. La novità riguarda il processo di divisione con cui una cellula madre si divide in due cellule figlie identiche, la cosiddetta mitosi. Questo processo inizia con la duplicazione del materiale genetico della cellula madre, prosegue con la migrazione dei due set di cromosomi ai due poli opposti della cellula e si conclude con la separazione fisica delle due figlie (chiamata citocinesi). Finora si era sempre pensato che quando quest'ultima fase della divisione non avviene correttamente si determina la formazione cellule figlie con un numero anomalo di cromosomi che, continuando a replicarsi, danno origine ai tumori. Questo infatti è quanto prevede la teoria elaborata nel 1914 da un pioniere della biologia cellulare, il tedesco Theodor Boveri, che aveva studiato la divisione nelle cellule uovo dei ricci di mare. Nessuno aveva mai messo in dubbio questa teoria, almeno fino ad oggi, con l'arrivo nei laboratori di una nuova tecnica, la videomicroscopia, che consente di filmare l'attività delle singole cellule.

I ricercatori l'hanno utilizzata per seguire da vicino un esperimento condotto con le cellule che rivestono la retina: le hanno indotte a intraprendere il percorso della divisione mitotica, ma hanno bloccato il processo di citocinesi, generando di fatto cellule anomale con due nuclei. A questi ultimi è stato permesso poi di proliferare ulteriormente. Secondo la teoria di Boveri i ricercatori avrebbero dovuto osservare la formazione di colonie di cellule anomale. Invece, a sorpresa, un terzo delle cellule con due nuclei ha dato vita a colonie di cellule figlie del tutto normali. Inoltre, la maggior parte della loro progenie era dotata di set di cromosomi identici a quelli delle cellule della retina usate all'inizio dell'esperimento.

Filmando le singole cellule, i biologi hanno scoperto inoltre che le cellule con due nuclei che intraprendono la divisione si bloccano nella prima fase di accrescimento per poi dividersi in due cellule figlie, senza ricorrere alle proteine che servono normalmente a dividere la membrana cellulare nella citocinesi. ''Ci e' voluto del tempo per convincerci di quello che stavamo osservando, perchè non è contemplato in nessun libro - afferma il coordinatore dello studio, Mark Burkard - e alla fine abbiamo concluso che stavamo osservando un nuovo tipo di divisione cellulare. Ora speriamo - conclude - di riuscire a comprendere come favorire la clerocinesi per aiutare la prevenzione dei tumori''.

FONTE: Ansa.it Scienza
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30 maggio, 2012

Nuovi passi per la ricerca anti-belenofobia: abbattere la paura degli aghi tramite nuove tecnologie...

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Già negli anni Sessanta, i creatori della serie tv Star Trek avevano ipotizzato l'utilizzo di siringhe senza ago. Nel 2012 il sogno potrebbe diventare realtà: i ricercatori del MIT hanno infatti messo a punto una tecnologia che eliminerà l'ago ipodermico. Si tratta di un dispositivo che utilizza la meccanica dell'alta pressione per introdurre i farmaci nel corpo umano.

Negli ultimi decenni, i laboratori scientifici hanno sempre cercato nuove soluzioni alternative alla siringa con ago tradizionale, basti pensare ai cerotti alla nicotina. Ma questi ritrovati rilasciano solo quelle molecole adatte al trasferimento attraverso l'epidermide, rendendo così limitata la disponibilità dei farmaci da poter introdurre a causa della diversa densità molecolare di ognuno.

Una notizia davvero positiva per tutti coloro che soffrono di belenofobia (ossia la paura degli aghi). "Abbiamo approntato questa soluzione proprio per venire incontro ai pazienti con questa paura - spiega la ricercatrice Catherine Hogan - specialmente quelli che sono costretti a praticarsi le iniezioni da soli, per i quali la belenofobia costituisce un enorme ostacolo all'efficacia di questi rimedi".

Per la verità, non si tratta di una tecnologia completamente nuova: il principio su cui essa si basa è quello tradizionale dello stantuffo che spinge il farmaco liquido come nelle siringhe normali. La particolarità sta nel fatto che il liquido viene letteralmente "sparato" nel corpo a una velocità pari a quella del suono (circa 340 metri al secondo).

Il team di sviluppo del MIT, guidato da Ian Hunter e George N. Hatsopoulos - docenti di Ingegneria Meccanica - ha realizzato allo scopo un piccolo ma potente magnete circondato da una bobina in rame, che avvolge completamente un pistone collegato all'interno della fiala dove si introduce il farmaco. Quando viene attivato il meccanismo, il campo generato dal magnete spinge il pistone in avanti, iniettando il farmaco attraverso l'ugello della fiala che è ampio quanto il pungiglione di una zanzara.

Il meccanismo può rilasciare il farmaco a diversi gradi di velocità e intensità - dipende dal tipo e dalla quantità di farmaco che si deve iniettare - e la sensazione che proveranno i pazienti, assicurano gli scienziati del MIT, "sarà né più né meno quella di una puntura di zanzara. Anzi, il più delle volte non se ne accorgeranno neanche".

Fra i vantaggi di questa tecnologia, secondo il professor Hunter, ci sarebbe quello di ridurre il rischio di pungersi accidentalmente. Incidente assai frequente nelle strutture sanitarie: l'ultima stima dei Centers for Disease Control and Prevention parla di oltre 380mila casi di punture accidentali all'anno.

Autore: Cristiano Vaccarella
Fonte: Punto Informatico
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20 febbraio, 2012

Sensori e microchip sottocute: la nuova frontiera della biotecnologia

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Sensori impiantabili nel corpo umano e controllabili da remoto si fanno strada nella ricerca medica. Li vogliono tutti: medici, pazienti e aziende farmaceutiche. Apparentemente i sensori e i microchip impiantabili e controllabili da remoto solo la nuova frontiera della biotecnologia avanzata. Istituti di ricerca e società farmaceutiche sperimentano con nuovi approcci, per facilitare la vita ai pazienti ma anche per instaurare con questi ultimi un rapporto ancora più stretto e interdipendente.

Lavorano ad esempio al microchip medicamentoso i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, in uno studio che coinvolge sette donne affette da osteoporosi e nella necessità di assumere un medicinale in dosaggi quotidiani attraverso iniezioni estremamente dolorose.

Il microchip impiantato all'interno del corpo - appena sotto la linea della vita - è invece progettato per rilasciare autonomamente dosi giornaliere dello stesso farmaco, con i medici che hanno la facoltà di attivare e programmare da remoto (via comunicazioni radio) gli orari della somministrazione delle varie dosi. Il test del MIT ha avuto successo in sei casi su sette, mentre in un solo caso il dispositivo non ha risposto ai radio-ordini impartiti dai medici inibendo il rilascio del farmaco.

Sono controllabili - anzi leggibili - da remoto anche i sensori del Rensselaer Polytechnic Institute di New York, minuscoli dispositivi da impiantare nelle ossa rotte in seguito all'operazione chirurgica per restituire informazioni in tempo reale - una volta attivato il dispositivo di lettura - sullo stato del processo di guarigione.

Laddove le società farmaceutiche potrebbero invece trarre i maggiori vantaggi è nell'impiego di pillole "intelligenti" contenenti chip elettronici "biodegradabili", capaci di fornire dati su come il corpo reagisce alla somministrazione di un farmaco, "avvertire" un software presente sullo smartphone del paziente e infine comunicare i risultati al medico curante via posta elettronica.

Fantascienza? No, test pratici già messi in atto da colossi come Novartis e Pfizer in collaborazione con startup specializzate in tecnologie bio-tech di nuova concezione.



Autore: Alfonso Maruccia
Fonte: Punto Informatico.it
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23 gennaio, 2012

Ricerche falsate e vino rosso: dubbi sull'effetto benefico del resveratrolo

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Chi non ha mai sentito nominare il resveratrolo? Quel principio attivo antiossidante contenuto per esempio nell’uva e nel vino rosso? Quasi tutti, immaginiamo. E quasi tutti abbiamo sentito decantarne le lodi da più e più parti, tanto che è stato quasi paragonato a un rimedio miracoloso preventivo per una gran miriade di malattie ed elisir di lunga vita. Solo che, forse, non è proprio così.

Fermo restando che il resveratrolo è in ogni caso un antiossidante, le sue proprietà non sarebbero migliori di tante altre sostanze simili che, tuttavia, sono comunque benefiche. A quanto sembra però queste sue fantastiche proprietà sarebbero il risultato di una frode scientifica a opera di un ricercatore, tale dottor Dipak Das, già Direttore del Cardiovascular Research Center dell’Università del Connecticut (Usa) che avrebbe condotto diversi studi in cui si evidenziano ben 145 “inesattezze” o frodi che dir si voglia. L’indagine cha ha portato alla scoperta della vicenda è partita dopo una segnalazione anonima giunta nel 2008 all’agenzia federale Office of Research Integrity. Questa, dopo aver raccolto una gran mole di materiale, ha avvisato i responsabili dell’Università del Connecticut.

I commenti della comunità scientifica non si sono fatti attendere e, per qualcuno, il dottor Das non è un personaggio di gran rilievo, per cui... Qualcun altro ha fatto notare che il dottor Das è detentore di numerosi brevetti e coinvolto in affari proprio con aziende che commercializzano, guarda caso, prodotti a base di resveratrolo. Altri scienziati ancora hanno detto che, per contro, vi sono numerosi studi scientifici seri che hanno evidenziato le proprietà salutari e benefiche del resveratrolo, quindi la sua fama è in qualche modo meritata. Quale che sia la verità, il fatto certo è che quando ci sono di mezzo i soldi c’è sempre qualcuno che non si fa scrupolo di modificare i fatti in modo che ne abbia un tornaconto personale. Certo che, quando si tratta di salute, è ancora più deplorevole.

Dopo aver avvertito le numerose riviste scientifiche che hanno pubblicato i lavori del dottor Das, e averle inviate a pubblicare le smentite, la prima reazione da parte dell’Università è stata l’annuncio della restituzione degli 890mila dollari assegnati dal National Heart, Lung and Blood Institute, del National Institutes of Health, proprio al ricercatore come sovvenzione alle ricerche. Altri fondi sono nel frattempo stati bloccati. Lo stesso dottor Das è stato messo al corrente del suo imminente licenziamento.

Un responsabile dell’Università del Connecticut ha espresso tutto il suo rammarico e delusione per il disprezzo dei codici di condotta, ricordando che tuttavia questo episodio non riflette una mancanza di serietà dell’ateneo e non intacca l’integrità delle ricerche biomediche.
Sebbene non si metta in dubbia la serietà della ricerca scientifica, è purtroppo sconsolante constatare che vi possa essere chi gioca con i dati dimostrando un palese conflitto di interessi. Così come auspicato dall’Università, speriamo che in futuro vi siano maggiori controlli sui risultati degli studi e le affermazioni di certi ricercatori.

FONTE: lastampa.it
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23 dicembre, 2010

E' arrivato il calendario Molecularlab 2011

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I ricercatori della community MolecularLab.it hanno realizzato un calendario con le più belle immagini scientifiche dei loro lavori: per un 2011 dedicato alla Scienza.

Sul sito MolecularLab.it sono stati raccolti numerosi contributi ed immagini provenienti dai ricercatori italiani sulla propria attività di laboratorio ed i suoi esperimenti. Degli oltre 35 lavori pubblicati ne sono stati selezionati 12 utilizzati per la realizzazione del Calendario che ha lo scopo di far conoscere la bellezza della Scienza e far condividere la passione per l'attività di Ricerca. Per il quinto anno il sito di divulgazione scientifica MolecularLab.it ha chiesto alla propria community di ricercatori ed aziende del settore biotech di inviare immagini che spaziano dalla vita di laboratorio alla microbiologia, dalla ricostruzione di modelli 3D di proteine alla biologia molecolare.

"Gli utenti hanno partecipato in modo entusiasta: per un mese di tempo sono stati raccolti oltre 35 lavori", ha commentato Riccardo Fallini, il fondatore della community. I contributi sono poi stati selezionati attraverso un sondaggio pubblico in cui ricercatori ed appassionati hanno potuto scegliere la composizione del calendario.
Sono state selezionate foto al microscopio di tessuti e cellule, esperimenti di microscopia a fluorescenza, immagini di ingegneria genetica e biologia molecolare: 12 foto che descrivono il mondo della ricerca e la passione per la scienza.

Il calendario ha avuto gli anni scorsi risalto anche sui media nazionali come il sito del Corriere della Sera o il Tg Leonardo, una rubrica del Tg3. Sul sito MolecularLab.it è possibile scaricare due formati del calendario: una versione mensile, per poter avere lo spazio per segnare delle note, gli appuntamenti ed i meetings del laboratorio; ed una annuale, per visualizzare a colpo d'occhio tutto il 2011. ed un formato A3 per chi vuole apprezzare in un colpo solo tutte le immagini raccolte. Per la stampa sono a disposizione anche immagini ed estratti utilizzabili. Per saperne di più => http://www.molecularlab.it/calendario2011/
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03 ottobre, 2008

Dnatube.com, come ti visualizzo la scienza...

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Dnatube.com è un progetto particolarmente interessante in cui è possibile vedere filmati relativi a fenomeni scientifici molto significativi che possono essere uploadati, cioè caricati sul sito, direttamente dagli utenti interessati. Molto più di una semplice lezione online, il sito sfrutta il principio di selezione di filmati flash utilizzato da altri siti su internet, quali ad esempio il celebre youtube.com, per introdurre ad un numero quanto più possibile elevato di persone una piattaforma con filmati scientifici. Si va dalla visualizzazione della "mitosi" di una cellula fino alla visione della "contrazione" di una fibra muscolare. Questo sito può essere un'arma particolarmente efficace per permettere a tutti gli studenti, alle prime armi con la scienza, di apprendere al meglio certi fenomeni, avendo un'idea visualizzata e concreta di ciò che normalmente si apprende in modo astratto e asettico.


All'apertura del sito è possibile selezionare uno degli innumerevoli filmati presenti. Peccato la mancata localizzazione in lingue differenti dall'inglese, cosi come il fatto che la maggior parte delle lezioni sia appunto in lingua anglofona, tuttavia è pur sempre possibile osservare le splendide rappresentazioni (molte costruire al computer grazie a programmi di grafica virtuale) accompagnate da accurate descrizioni online.
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26 giugno, 2008

Confermato: il cervello ha sempre bisogno di novità

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L'uomo e' sempre in cerca di novita', con un effetto gratificante per il cervello, pari a quello prodotto dal sesso o dal cibo. A confermarlo e' uno studio della University College di Londra sulla rivista Neuron. Posti di fronte a qualcosa di nuovo, tendiamo sempre a preferirlo alle cose familiari e la nostra scelta e' premiata da un'esplosione di piacere nel cervello. Gli esperti di marketing lo sanno bene: basta rifare la confezione di un prodotto per far ripartire le vendite
FONTE: ANSA.IT => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-06-25_125209372.html
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21 giugno, 2008

Montalcini, sveleremo mistero mente

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L'uomo e' oggi sempre piu' vicino alla scoperta del mistero piu' grande, il 'mistero della mente'. Cosi' il premio Nobel Rita Levi Montalcini. In un messaggio ad un convegno sul rapporto tra mente e cervello, Montalcini ha sottolineato come il 'problema che da secoli l'uomo si pone, 'raggiungere la conoscenza della sua stessa conoscenza', oggi si avvale delle conoscenze neurologiche pregresse 'ma anche dell'utilizzo di congegni elettronici atti a simulare le funzioni svolte dall'organo cerebrale'.


FONTE: Ansa.it -> http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-06-20_120236225.html

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