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AFORISMA DEL GIORNO

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22 maggio, 2012

[OFF TOPIC] - Pianura padana, una new entry delle zone a rischio sismico...

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Strano destino quello della pianura padana: fino alla fine dello scorso decennio era considerata una zona a basso potenziale di rischio sismico, cioè "abbastanza sicura", al contrario dal 2003 in poi si è osservata un aumento di attività tellurica che ha determinato il cambiamento del suo colore da "verde" a "gialla", cioè zona a rischio medio. Un colore che rischia di cambiare ancora, constatati gli ultimi eventi che andranno a influire sui dati raccolti e sulle previsioni future. Infatti nella giornata di oggi si sono susseguite le scosse di assestamento, alcune di intensità quasi simile a quella che nella tarda notte di ieri ha sconvolto l'entroterra della provincia ferrarese causando morte, paura e crolli. Ma cosa sta succedendo, dal punto di vista sismico, alla pianura piadana? Ce lo spiega l'articolo di Giovanni Caprara del "Corriere della Sera" con la collaborazione del sismologo Massimo Cocco dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Come mai un terremoto nel mezzo della Val Padana di intensità medio-alta (5.9 della scala Richter) seguito da una fitta sequenza di altri sismi, alcuni altrettanto potenti?

È il frutto dello scontro tra le placche della crosta terrestre, l'africana contro quella europea. Questo in generale. In particolare è la conseguenza della compressione tra nord e sud che si crea fra le due zolle del pianeta. La spinta degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, ieri ha prodotto una faglia lunga una quarantina di chilometri tagliando la Val Padana tra est e ovest, fra Ferrara e Modena, scuotendola vigorosamente. Nell'arco della giornata si è registrato oltre un centinaio di sismi di varia magnitudo ma alcuni con livelli tra 4 e 5 della scala Richter, quindi rilevanti e in grado provocare seri danni, disastri e purtroppo vittime.

Queste zone della Val Padana sembravano in passato un'area relativamente tranquilla ma negli ultimi tempi tutto pare cambiato. Come mai?

Fino al 2003, quando si è compilata l'ultima carta del pericolo sismico, non era nemmeno considerata. Non essendo stati fino ad allora raccolti dati strumentali non era classificata e quindi giudicata a bassa sismicità. Altrettanto successe a San Giuliano di Puglia. Ma gli eventi accaduti hanno costretto a una revisione ponendola all'improvviso nella classifica del pericolo nella terza categoria; vale a dire medio-bassa. L'Aquila, per fare un confronto, è in prima categoria. Negli anni precedenti si erano verificati episodi consistenti. Ad esempio il terremoto di Cento (5.4 della scala Richter) nel 1987 e di Rovigo (4.7) del 2011. Nei mesi più recenti i fenomeni si sono intensificati scuotendo l'intera regione. Dal gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma venne colpita da terremoti di magnitudo 4.9 e 5.4, a distanza di pochissimi giorni. I due sismi di gennaio, pur avvenuti a profondità molto diverse (30 e 60 km) rispetto ai 6-8 km di quelli di ieri, sono anch'essi legati ai movimenti della stessa «microplacca adriatica», che negli ultimi tempi ha avuto un'attività piuttosto intensa.

Questi avvenimenti erano considerati segnali premonitori di scosse più forti o venivano giudicati normali?


Nessuna sorpresa, sottolineano i geofisici. Tutto rientrava nel quadro conosciuto del territorio e anche un sisma lievemente superiore al passato, intorno a 6 gradi della scala Richter, era ritenuto nella norma, prevedibile. Ed è quello che è accaduto. Storicamente il caso più violento di cui si abbia traccia risale al 1570 riguardante un terremoto a Ferrara con una magnitudo di 5.5 della scala Richter. Un altro evento studiato di recente è quello avvenuto nel 1639 con epicentro nei pressi di Finale Emilia dove produsse danni analoghi a quelli di ieri. Gli effetti, poi, dipendono anche dalla profondità dell'ipocentro del sisma e più sono superficiali più si fanno sentire. Quelli di ieri erano tutti inferiori ai dieci chilometri di profondità e infatti le onde si sono trasmesse rapidamente in modo ampio facendo scattare i sismometri nell'intera Italia settentrionale, dal Friuli, al Trentino, alla Liguria, e verso Sud, fino all'Italia centrale. C'è da aggiungere che la Pianura Padana è ricoperta da uno spesso strato di sedimenti e questo tipo di suolo genera degli effetti di amplificazione che si distribuiscono nel territorio.


Come mai una sequenza di scosse così prolungata nel tempo e di consistente intensità?


La compressione fra le due placche che ha generato la faglia deve liberare l'energia accumulata. E questo può avvenire in tre maniere. La prima in un breve arco di ore, come sembra stia avvenendo in questo caso, con movimenti tellurici di media intensità superiori al quinto grado della scala Richter; la seconda con piccoli sismi che si distribuiscono in qualche giorno; il terzo modo è invece un rilascio di energia lento e lieve al punto da non fare nemmeno sussultare i pennini dei sismografi e quindi nessuno se ne accorge. I geofisici non possono sapere che cosa sia realmente accaduto nel sottosuolo e come le rocce, nella loro diversa natura, reagiranno alle pressioni.
 

È possibile sapere che cosa accadrà nei prossimi giorni, settimane o anche mesi, cioè se la Terra proseguirà nei suoi tremori?

La Pianura Padana è prevedibile che continuerà a sussultare come ha fatto negli ultimi tempi. E quindi terremoti intorno al quinto grado della scala Richter è verosimile che possano ancora verificarsi. Troppo spesso dimentichiamo che viviamo in un Paese altamente sismico. Ora i sismologi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia compiranno una campagna di indagini nell'area coinvolta e installeranno nuove apparecchiature per analizzare più in dettaglio i movimenti che il suolo manifesterà al fine di approfondirne la conoscenza e di decifrare meglio eventuali comportamenti.



FONTE: Corriere della Sera
AUTORE: Giovanni Caprara
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21 maggio, 2012

[OFF TOPIC] - Considerazioni sul terribile attentato di Brindisi,dubbi sull'uso di bombole GPL per preparare l'ordigno...

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Passata l' ondata di emozioni susseguenti alla morte della giovanissima studentessa di Brindisi ed al ferimento di alcune sue compagne, la mente non puo' fare  a meno di analizzare quanto ci e' stato raccontato sull' attentato e di valutare le immagini che sono state proposte dalle televisioni. La versione ufficiale dei fatti è che tre bombole di gas, occultate all' interno di un cassonetto, sono state fatte esplodere mediante un timer regolato alle 7.45 e gia' qui viene da porsi una prima domanda: avete presente quanto pesa una bombola di GPL  ? Certamente l'attentatore le ha dovute collocare nel cassonetto una per volta e preparare l' ordigno successivamente al loro posizionamento, mi pare infatti assurdo ipotizzare che tre bombole, quindi una sessantina di chili, con un ingombro notevole, possano essere state preassemblate, munite di detonatore e di timer e dopo collocate insieme all' interno del cassonetto. Sarebbe senza dubbio alcuno stato necessario un automezzo munito di una piccola gru per effettuare l' operazione ed insomma, terroristi che se ne vanbno a giro con una bomba su un autocarro mi sembrano troppo anche per l' Italia. Dunque una per volta ed assemblaggio sul posto. Una operazione che ha impegnato  due persone che hanno trafficato intorno al cassonetto ( e la spazzatura ? ) per diverso tempo.

Supponiamo che sia andata cosi' e che tutto sia filato per il verso giusto, qualcuno puo cortesemente spiegare come si provoca l'esplosione di una bombola di GPL ? Perche' io autore dell'articolo, che ho una certa esperienza sull' argomento, non riesco proprio a trovare un metodo che possa funzionare con efficacia specialmente al momento prestabilito. Come avviene la connessione timer, detonatore ordigno ? I GPL (  Gas da Petrolio Liquefatti )  sono gas pesanti, derivanti dalla raffinazione del greggio, che vengono mantenuti e trasportati allo stato liquido in contenitori a pressione. Lo stato liquido si ottiene per aumento di pressione o sottrazione di calore e viceversa lo stato gassoso diminuendo la pressione o aumentando il calore. Il GPL e' quello che fa funzionare gli accendini, per capirci e se qualcuno lo usa trasparente puo' vedere il gas all' interno che assomiglia all' acqua.

L' esplosione improvvisa di un contenitore di GPL e' chiamato BLEVE ed e' l' evento peggiore che  viene ipotizzato nella analisi dei grandi rischi connessi agli impianti ed alle strutture che trattano questo prodotto.

Qualcuno si ricordera' della esplosione alla Stazione ferroviaria di Viareggio ed alla strage che ne segui', con persone che vennero vaporizzate dal' irraggiamento mortale del fireball ( palla di fuoco ) che segui' il BLEVE ( l' esplosione ). Allora sappiamo cosa avvenne, una perdita consistente di gas da uno dei vagoni ed una saturazione dell' armosfera circostante fino al realizzarsi di una miscela instabile tra combustibile (GPL) e comburente (l'aria) che venne poi innescata dalle scintille di un freno del vagone malfunzionante.

Come questa dinamica possa essere artificialmente riprodotta con tre bambole dentro ad un cassonetto ce lo devono ancora spiegare ma supponiamo che sia avvenuto. Dunque le tre bombole esplodono ed alla esplosione segue il fireball che irraggia un' area  abbastanza rilevante intorno all' epicentro. Dunque, ricapitolando, prima il BLEVE., con gli effetti tipici della esplosione, schegge, detriti, onda d' urto e subito dopo il  Fireball, ossia questa palla di fuoco che incenerisce tutto al suo passaggio. Non si sfugge a questa dinamica se erano bombole.

La fotografia che vedete (vedasi link ad articolo a fondo pagina) si riferisce allo scoppio  di due bombole che erano dentro ad un furgone schiantatosi fuori strada ed e' stata presa parecchio dopo l' evento. Due sole bombole. Mi pare non ci sia bisogno di commentarla. Dalle immagini proposte dalle televisioni abbiamo invece notato che non vi e' alcun cratere nel luogo dell' esplosione, non vi sono fuochi residui.  che il cassonetto e' solo lacerato ma non disintegrato e carbonizzato, che l' erba di un prato adicente e' verde e che alcuni alberelli nei pressi sono intatti. Cosi' tanto per gradire da una prima sommaria occhiata per televisione. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza capirebbee immediatamente.

AUTORE: Gianni Fraschetti
SITO:  Informare.over-blog.it



Dalle immagini proposte dalle televisioni abbiamo invece notato che non vi e' alcun cratere nel luogo dell' esplosione, non vi sono fuochi residui.  che il cassonetto e' solo lacerato ma non disintegrato e carbonizzato, che l' erba di un prato adicente e' verde e che alcuni alberelli nei pressi sono intatti. Cosi' tanto per gradire da una prima sommaria occhiata per televisione.
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