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AFORISMA DEL GIORNO

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31 maggio, 2018

Nuove frontiere per la cura dell'occhio: in arrivo le cornee "stampate in 3D"

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Un gruppo di ricercatori della Newcastle University ha realizzato la prima cornea stampata in 3D, ottenuta con uno speciale bio-inchiostro formato da cellule staminali umane e sostanze aggreganti. La ricerca, descritta sulla rivista Experimental Eye Research, potrà "assicurare in futuro una riserva illimitata di organi" per i trapianti di cornea. I test hanno mostrato che per stampare la cornea 3D sono sufficienti soltanto dieci minuti.

Il materiale "di stampa" è una soluzione di alginato e collagene nella quale sono state inserite cellule staminali fornite da un donatore sano. Attraverso una bio-stampante, questo "inchiostro" viene poi rilasciato in cerchi concentrici per formare una vera e propria cornea.

"Molti ricercatori hanno cercato di ottenere il gel perfetto per dar vita a questo processo, e grazie alla nostra formula siamo finalmente riusciti a mantenere vive le staminali quanto basta per realizzare una cornea perfettamente funzionante", ha spiegato il professor Che Connon, co-autore dello studio assieme al dottor Steve Swioklo.

FONTE: Tgcom24
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16 marzo, 2018

A Padova una "catena di trapianto cross over" utilizzando il rene di un donatore deceduto

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In lista d'attesa per un trapianto di rene, non poteva avere quello della moglie (incompatibile), e rischiava di morire. Così a Padova, per la prima volta al mondo, è stata avviata una "catena di trapianto" tra coppie donatore-ricevente incompatibili innescata da un donatore deceduto. Il paziente in lista ha ricevuto l'organo da un donatore deceduto, mentre il rene della moglie vivente sarà prelevato e destinato a un altro paziente compatibile.

Ad annunciare l'esecuzione del trapianto di rene cross over è stato il Centro Nazionale Trapianti, specificando che il progetto, presentato la scorsa settimana durante gli Stati generali della Rete Trapiantologica italiana, è stato realizzato mercoledì dall'equipe del centro trapianti di rene dell'A.O. Universitaria di Padova, diretta da Paolo Rigotti, in collaborazione con il laboratorio del centro interregionale di immunogenetica NIT di Milano e il laboratorio regionale di immunogenetica dell'Ospedale di Camposampiero, nel Padovano.

Il programma di trapianto di rene da vivente in modalità "cross over" è da sempre utilizzato per consentire la trapiantabilità di pazienti che hanno un donatore vivente per loro incompatibile. In concreto viene data la possibilità a una coppia donatore-ricevente tra loro incompatibili di ricevere e donare un rene incrociando le loro compatibilità immunologiche con quelle di altre coppie donatori-riceventi nella stessa condizione.

La sequenza degli incroci viene detta "catena di trapianto cross over" ed è un programma di donazione e trapianto di rene da donatore vivente. "La novità del programma realizzato a Padova - sottolinea invece Rigotti - sta nel fatto che per la prima volta questo programma è stato avviato utilizzando un donatore di rene deceduto. Considerando che il numero dei donatori deceduti allocati presso un centro trapianti è nettamente superiore alla disponibilità dei donatori da vivente, questo consentirà di aumentare il pool di potenziali donatori compatibili da utilizzare per l'avvio di un numero maggiore di catene che coinvolgano coppie incompatibili e pazienti difficilmente trapiantabili".

FONTE: Tgcom24
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14 dicembre, 2017

Inghilterra, arrestato chirurgo che incideva il proprio nome sugli organi trapiantati

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Passava per uno dei migliori chirurghi dell'ospedale universitario Queen Elizabeth di Birmingham, in Gran Bretagna, e solo per caso, nel 2013, fu scoperto il suo "vezzo": il medico, infatti, lasciava le sue iniziali - SB - sul fegato che trapiantava. Il chirurgo-zorro, come era stato ribattezzato dalla stampa britannica Simon Bramhall, 53 anni, davanti al giudice ha ammesso le sue responsabilità. Due gli episodi dei quali risponderà risalenti al periodo da febbraio ad agosto 2013: la sentenza arriverà a gennaio.

Il chirurgo-zorro ha lavorato per 12 anni al Queen Elizabeth Hospital, fino alla sua sospensione nel 2013. Nel maggio 2014 presentò le sue dimissioni, ammettendo davanti a una commissione disciplinare, "l'errore".

Difficile stabilire quante volte il dottore abbia lasciato il "segno". Esperti chiamati a relazionare al processo hanno confermato che l'uso, seppur improprio, del gas argon non è ritenuto dannoso per l'organo e che normalmente i segni scompaiono.

Simon Bramhall usava gas argon, solitamente impiegato negli interventi per cicatrizzare, per lasciare, invece, la sua "firma". Il segno identificativo fu scoperto da un collega, che intervenne durante un'altra operazione su un suo paziente "marchiato".

La sua difesa punta sul fatto che l'uomo non fosse solo mentre operava e che quindi il tutto sia avvenuto "in presenza di colleghi". Per l'accusa, invece, le azioni del medico sono state eseguite "con un disprezzo per i sentimenti dei pazienti incoscienti".

FONTE: TgCom24
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02 novembre, 2010

Ricreare il fegato umano in laboratorio? Si può, grazie alla medicina "rigenerativa" ...

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Per ora è un fegato “bonsai”, più piccolo di quelli adulti, ma è perfettamente funzionante, e la speranza è che “coltivandolo” ancora, per poi impiantarlo nell'uomo, assuma le proporzioni e le funzionalità normali. Si tratta comunque del primo fegato creato in laboratorio, un passo avanti fondamentale nella storia dei trapianti. C'è riuscito l'Istituto di medicina rigenerativa del Wake Forest University Baptist Medical Center di Winston-Salem, nel North Carolina, che ha creato un fegato in miniatura con tutte le funzionalità del fegato umano, almeno in laboratorio. Ora la scommessa sarà vedere se e come funzionerà l'organo trapiantato in un modello animale. Il fine ultimo della ricerca, che sarà presentata domenica al congresso annuale dell'Associazione americana per lo studio delle Malattie del Fegato a Boston, è quello di fornire una soluzione alla carenza di donatori di fegato disponibili per i pazienti che hanno bisogno di trapianti. Inoltre i “microfegati” creati in laboratorio potrebbero anche venire usati per testare la sicurezza di nuovi farmaci. "Siamo entusiasti delle possibilità che questa ricerca rappresenta, ma sottolineo che siamo in una fase iniziale e ci sono molti ostacoli tecnici da superare prima di poter beneficiare i pazienti", ha precisato Shay Soker, professore di medicina rigenerativa e direttore del progetto. "Non dobbiamo solo imparare come far crescere miliardi di cellule epatiche in una sola volta, al fine di creare fegati abbastanza grandi per i pazienti, ma dobbiamo valutare se questi organi sono sicuri per i pazienti stessi".

In ogni caso, ha spiegato l'autore principale dello studio, Pedro Baptista, è la prima volta che cellule epatiche umane vengono utilizzate per creare in laboratorio, tramite bioingegneria, un fegato completo. "La nostra speranza è che una volta che questi organi verranno trapiantati, conservino le loro funzioni e continuino a svilupparsi", ha detto. Per creare il fegato umano, gli scienziati sono partiti da fegati animali, trattati con un delicato detergente per rimuovere tutte le cellule (un processo chiamato decellularizzazione), lasciando solo il collagene, una sorta di "scheletro" del fegato originario. Hanno poi sostituito le cellule originali con due tipi di cellule umane: le cellule del fegato immaturo, note come progenitrici, e le cellule endoteliali che allineano i vasi sanguigni. Le cellule sono state introdotte nello "scheletro" del fegato animale attraverso un vaso sanguigno di grandi dimensioni che alimenta un sistema di piccoli vasi nel fegato. Questa rete di vasi rimane intatta dopo il processo di decellularizzazione e gli scienziati la hanno utilizzata come una sorta di vuota autostrada su cui far passare i 'Tir' carichi di cellule umane destinate a rimpiazzare quelle animali. Il fegato è stato successivamente posto in un bioreattore, un dispositivo speciale che fornisce un flusso costante di sostanze nutritive e ossigeno in tutto l'organo. Dopo una settimana nel bioreattore, gli scienziati hanno documentato la progressiva formazione di tessuto di fegato umano, così come le funzioni associate. è stata osservata anche una crescita diffusa di cellule all'interno dell'organo 'biotech'. I ricercatori hanno detto che lo studio suggerisce un nuovo approccio alla bioingegneria di organi interi che potrebbe rivelarsi fondamentale non solo per il trattamento di malattie del fegato, ma anche per rene e pancreas. Senza contare i possibili vantaggi nei test di sicurezza per nuovi farmaci: i fegati “bonsai” "potrebbero essere ottimi per simulare il metabolismo dei farmaci nel fegato umano, qualcosa che può essere difficile da riprodurre in modelli animali", ha detto Baptista.

FONTE: Agi.it Salute
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19 giugno, 2010

Il "cuore bionico" di Jing He: due pompe centrifughe in attesa di un cuore...

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Importante operazione di cardiochirurgia al san Camillo di Roma dove un uomo coreano di 44 anni è stato operato di cuore con una tecnica innovativa che prevede la completa sostituzione della struttura cardiaca, ormai inservibile a causa di una grave patologia dilatativa non rispondente a nessuna terapia, con due piccole pompe centrifughe: una fa funzionare il ventricolo sinistro, l'altra quello destro.

"Ho solo un po' di tosse", dice Jing He intervistato poco dopo l'intervento perfettamente riuscito, "ma mi sembra di essere rinato". In Italia, è la prima volta che si sostituiscono con pompe artificiali entrambi i ventricoli. Il cardiochirurgo Francesco Musumeci che con la sua équipe ha eseguito l'intervento spiega alla stampa come "il soggetto soffriva di cardiomiopatia dilatativa con grave scompenso". Nonostante fosse già da tempo in lista d'attesa per ricevere un cuore nuovo le sue condizioni sono precipitate con l'insorgere di insufficienze renale ed epatica. "Per salvarlo", spiega ancora Musumeci, "non restava che escogitare un sistema di pompaggio per entrambi i ventricoli". Ma la corporatura minuta di Jin He non consentiva l'impianto di un tradizionale cuore artificiale di peso e dimensioni notevoli, da cui la decisione dell'équipe cardiochirurgica di impiegare una mini pompa, finora utilizzata per sostituire il ventricolo sinistro, anche per il destro. Il paziente sarà ora sottoposto a un lungo followup in attesa di trovare il cuore necessario per sostituire nuovamente le valvole e quindi restituirgli una completa attività vitale. 
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19 marzo, 2009

Italia prima al mondo per trapianti di cellule staminali emopoietiche

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Italia prima al mondo per trapianti di cellule staminali emopoietiche eseguiti per milione di abitanti. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), sottolinea il risultato del Belpaese alla presentazione, oggi a Roma, del dossier del ministero del Welfare sulle staminali del sangue da cordone. "Nel 2008 in Italia sono stati eseguiti 1.374 trapianti di cellule staminali emopoietiche da adulti familiari dei malati o da donatori esterni", precisa Nanni Costa. Inoltre, l'Italia vanta un Registro di 370 mila adulti sani disponibili a donare le loro cellule staminali del sangue. Mentre le unità di sangue cordonale conservate presso le biobanche italiane e disponibili sono 17.503. Di queste, nel 2008, ne sono state utilizzate 141, in Italia o all'estero.
"Le cellule staminali del sangue raccolte in Italia sono molto ricercate all'estero, per l'alta qualità del materiale selezionato", prosegue Nanni Costa. Ma nonostante i buoni risultati raggiunti, c'è ancora del lavoro da fare, specie per quanto riguarda la rete delle biobanche per la conservazione del cordone ombelicale. "Le strutture sono diffuse in tutta la Penisola, con una leggera prevalenza nel Centro-Nord - rileva Giuliano Grazzini, presidente del Centro nazionale sangue e medicina trasfusionale dell'Iss - ma è importante collegarle meglio, e incentivare la donazione. In particolare fra donne di altri gruppi etnici o con un patrimonio genetico particolare, come le sarde, per aumentare la varietà dei campioni stoccati e poter aiutare ancor più persone". "L'obiettivo, in questo caso, sarebbe quello di arrivare a 80.000-90.000 unità conservate, per essere più vicini all'autosufficienza", prosegue Grazzini, ricordando che oggi siamo a quota 17.503.

FONTE: Adnkronos
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19 novembre, 2008

Spagna: trachea “nuova” e senza rigetto grazie all’uso delle staminali

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Dalla rivista “Lancet” arriva la notizia di un intervento di trapianto di trachea eseguito per la prima volta al mondo su di una giovane donna spagnola che ha ricevuto un trapianto con un organo in cui sono state innestate delle cellule staminali della ricevente al fine di impedire reazioni di rigetto.

L’intervento e' stato condotto in giugno da una equipe internazionale alla Clinica ospedaliera di Barcellona. Hanno collaborato quattro gruppi di ricercatori, guidati dall'italiano Paolo Macchiarini e provenienti da centri universitari di Italia, Spagna e Gran Bretagna.

La donna, affetta da tubercolosi, presentava un polmone collassato e gravi complicazioni respiratorie tanto da non poter sopravvivere senza respirazione assistita. Senza complicazioni il nuovo organo le permetterà, a pochi mesi dall'intervento, di tornare ad una vita normale.

Parlando ieri a Londra, il professor Martin Birchall, chirurgo dell'università di Bristol che ha preso parte all'intervento, ha detto: "E' solo l'inizio. Sono convinto che questo trasformerà in modo radicale il nostro modo di pensare la chirurgia.

Tra vent'anni le operazioni chirurgiche più comuni saranno procedure rigenerative per la sostituzione di organi e tessuti danneggiati da malattie con organi e tessuti autologhi di laboratorio". La tecnica potrebbe quindi essere estesa alla "fabbricazione" di organi cavi e il futuro non prossimo prevede una innovativa applicazione su organi “parenchimali” come fegato, pancreas e reni: "Sarà tuttavia necessario istituire delle unità ospedaliere che possano generare in loco le staminali necessarie".

Intanto, sempre nell'ospedale di Barcellona, altri due pazienti sono in attesa di trapianto della trachea, danneggiata dal cancro.

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25 ottobre, 2008

Trapianti: migliora la disponibilita' di organi

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Il ministero della salute ha comunicato dei dati che inducono all'ottimismo tutti i pazienti in attesa di trapianto. Fino al 30 settembre 2008 si è constatato una diminuizione del numero di operazione di trapianto effettuate (2.944 contro i 3.043 del 2007), al fronte di una notevole stabilità del numero di donatori di organi effettivi (21%). Il primato dei donatori spetta alla regione Toscana con il 41,7%, dato in aumento rispetto allo scorso anno, mentre la regione con il minore numero di donatori è la provincia autonoma di Bolzano, con appena il 2,2%, in netto calo rispetto allo scorso anno dove il tasso di donazioni era stato ben l'8,7%. Tuttavia è da specificare che da tempo la provincia di bolzano sta provando a svolgere una campagna di sensibilizzazione sul problema, senza tuttavia riuscire ad avere gli effetti sperati.
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20 agosto, 2008

Bologna: effettuato il primo trapianto cuore-fegato-rene in Italia

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E' stato eseguito all'ospedale Sant'Orsola di Bologna, dall'equipe cardiochirurgica guidata dal professor Giorgio Arpesella, il primo trapianto multiorgano "Cuore-Fegato-Rene" in Italia: ad una donna marchigiana, gia' trapiantata di rene e in attesa da 70 giorni di operazione, sono stati trapianti cuore, fegato e reni nuovi in un'unica operazione, donati da una ragazza del ferrarese deceduta per emorragia cerebrale. Un intervento eccezionale che ha solo sei precedenti in vent'anni in America. In sala operatoria, con Arpesella, hanno lavorato il professor Gianluca Grazi, che ha trapiantato il fegato, e il chirurgo generale Giovanni Fuga, che si e' occupato del reimpianto del rene. L'intervento e' stato eseguito sabato notte ed e' durato dalle 2 fino alle 14 del giorno successivo. Al termine e' stato inoltre trapiantato il fegato della paziente ad un uomo di 63 giunto ormai al limite della sopravvivenza. La paziente trapiantata (portatrice di una rara malattia legata ad un gene che provoca la produzione, da parte del fegato, di una proteina (l'amiloide) che va a danneggiare sia cuore che reni) dovra' ora affrontare un lungo decorso postoperatorio prima di poter essere dichiarata fuori pericolo. "La paziente - ha spiegato Arpesella dopo l'intervento - dovrà affrontare varie problematiche che si intersecano: non è più intubata, ma è presto per sciogliere la prognosi".

I trapianti multiorgano sono ancora un evento raro. In Italia, si tratta del primo caso, se ne contano sei negli Stati Uniti, e uno, nel maggio 2008, in Cina. Il primo fu eseguito nel 1989 a Pittsburgh, ma il paziente sopravvisse quattro mesi. Il secondo, dieci anni dopo, fu eseguito a Chicago. Poi la distanza tra un intervento e l'altro si è via via accorciata (il quarto, ancora a Chicago, risale al 2003), ma sono ancora lungi dall'essere considerati prassi.
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11 agosto, 2008

Palermo: trapianto di fegato fra bimbi di appena 8 mesi

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Grazie ad un programma del ministero del Welfare è stato attuato a Palermo, presso l'istituto mediterraneo dei trapianti (ISMEET), un intervento di trapianto di fegato che coinvolge due bambini di appena 8 mesi. Una parte dell'organo è stata prelevata da un neonato israeliano di un ospedale di Tel Aviv, istocompatibile, e trapiantato in un neonato albanese affetto da una grave patologia epatica. L'operazione, diretta dal professor Bruno Gridelli, è il frutto di una collaborazione internazionale che ha visto attivarsi la "Rete trapiantologica nazionale", coordinata dal "Centro Nazionale Trapianti (CNT)" diretto da Alessandro Nanni Costa ed in collegamento con vari paesi europei. Sono ancora molti i pazienti in lista di attesa in Italia per un fegato. Anche per loro, la Rete del CNT rappresenta una chance concreta per una vita nuova. Sono circa 40 gli organi che ogni anno provengono lecitamente dall'estero e sono trapiantati in Italia. Fegato, cuore e reni sono gli organi principali, grazie anche a tempi di conservazione di tali organi più lunghi. Recentemente si sta avviando anche un programma per il trapianto di polmoni.
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29 luglio, 2008

In Germania il primo trapianto di due braccia

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Sempre più efficaci le tecniche di trapianto nell’uomo. Come riporta oggi il quotidiano tedesco “Tageszeitung”, il primo trapianto al mondo di due braccia complete è stato effettuato con successo lo scorso fine settimana in un ospedale di Monaco di Baviera.. Il paziente di 54 anni, che sei anni fa aveva perso entrambi gli arti superiori in un incidente stradale, è rimasto in una sala operatoria del “Klinikum rechts der Isar” venerdì e sabato della scorsa settimana. Secondo quanto riferiscono i medici si trova ora in buone condizioni. Al complicato trapianto hanno partecipato una trentina di specialisti guidati dal chirurgo plastico Edgar Biemer e dal collega Christoph Hoehnke. La clinica tedesca presenterà nei prossimi giorni tutti i particolari dell’operazione di trapianto nei prossimi giorni.
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