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26 marzo, 2018

Medicina generale, in arrivo nuovo accordo ACN, molte novità per i pazienti

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Diagnostica di primo livello per evitare accessi impropri al Pronto soccorso, indicatori di performance e di risultato su obiettivi di salute, valorizzazione del ruolo del medico di famiglia nella gestione del paziente cronico. Ma non solo, previsto anche un ruolo attivo nelle vaccinazioni e nella gestione delle liste d’attesa. Oltre agli arretrati per i medici di assistenza primaria, medici di continuità assistenziale e medici di emergenza sanitaria territoriale.

Queste sono solo alcune delle novità della nuova convenzione della medicina generale che molto probabilmente sarà firmata il prossimo 29 marzo, data in cui la Sisac ha convocato i sindacati per siglare un rinnovo contrattuale atteso ormai da quasi un decennio. Il cammino, com’è noto è stato lungo e incerto ma ormai l’agognata firma è vicina e le novità non sono poche, vediamole.

Viene prevista nell’ambito degli Accordi regionali la definizione di indicatori di performance e di risultato su obiettivi di salute dei cittadini che dovranno tenere conto anche degli obiettivi prioritari di politica sanitaria nazionale:
- PIANO NAZIONALE DELLA CRONICITÀ
- PIANO NAZIONALE PREVENZIONE VACCINALE 2017-2019
- ACCESSO IMPROPRIO AL PRONTO SOCCORSO
- GOVERNO DELLE LISTE D'ATTESA E APPROPRIATEZZA

Nell’ambito dell’attuazione a livello regionale del Piano e per migliorare la gestione della cronicità, viene valorizzato il ruolo del medico di medicina generale prevedendo una partecipazione attiva nella valutazione dei casi e nell’individuazione della terapia ritenuta più idonea. In particolare, per rendere più efficaci ed efficienti i servizi sanitari e per assicurare maggiore uniformità ed equità di accesso ai cittadini, particolare rilievo sarà attribuito al loro ruolo dei medici nell’ambito del coordinamento clinico.

Riconoscimento e implementazione del ruolo del medico di medicina generale nell’attuazione del P.N.P.V. prevedono una attiva partecipazione nelle vaccinazioni e nelle relative attività collegate: viene ribadita la necessità di promuovere un cambiamento culturale nell’approccio ai bisogni di salute e allo stesso tempo viene sottolineata la necessità di giungere ad una integrazione delle reti territoriali della medicina generale e delle loro forme organizzative con strutture, servizi e altre figure del territorio nonché il coinvolgimento dei medici nella diagnostica di primo livello. Viene riconosciuto ai medici di assistenza primaria un ruolo effettivo nei percorsi regionali di prescrizione, prenotazione, erogazione e monitoraggio delle prestazioni e per le forme organizzative dei medici di medicina generale previsto il coinvolgimento nei processi di budgeting aziendali. Ma oltre al riconoscimento del ruolo e delle competenze nell’ambito dei questi obiettivi di salute pubblica la nuova convenzione prevede anche altre novità tra cui un più veloce iter per l’accesso alla professione dei giovani medici, una sburocratizzazione per l’assegnazione degli incarichi, maggiore tutela della gravidanza, una nuova regolamentazione del diritto di sciopero e nuovi interventi per la sicurezza delle sedi di Continuità Assistenziale.

Velocizzazione alla professione dei giovani medici formati accesso per la medicina generale: Tra le novità è previsto che possano presentare domanda di inserimento in graduatoria anche i medici che nell’anno acquisiranno il titolo di formazione. Il titolo deve essere posseduto ed autocertificato entro il 15 settembre ai fini dell’inserimento nella graduatoria provvisoria.

Assegnazione di incarichi di assistenza primaria: viene ridotta la pubblicazione degli ambiti vacanti da una a due volte l’anno. Entro la fine di marzo di ogni anno ciascuna Regione pubblicherà l’elenco degli ambiti territoriali vacanti di medico di assistenza primaria e di quelli che si renderanno disponibili nel corso dell'anno. Precedentemente venivano pubblicate le carenze relative ai sei mesi precedenti senza pubblicazioni di carenze che nel corso delle procedure di assegnazione si sarebbero rese disponibili. L’attuale misura permetterà la pubblicazione delle carenze che nell’arco dell’anno successivo alla pubblicazione si rendessero disponibili per l’andata in quiescenza dei medici per limiti di età (70 anni).

Tutela della gravidanza: L’astensione obbligatoria per la gravidanza non determinerà riduzione del punteggio per la formazione della graduatoria per i conseguenti periodi di sospensione dall’attività convenzionale.

Regolamentazione del diritto di sciopero: Vengono individuate le prestazioni considerate indispensabili e rientranti nell’area di valutazione della Commissione di garanzia dell´attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Sicurezza delle sedi di Continuità Assistenziale: Viene concordato che al fine di garantire adeguati livelli di sicurezza per i medici di continuità assistenziale, l’attività ambulatoriale, sentito il Comitato aziendale, venga svolta solo presso sedi idonee e che nell’ambito degli Accordi regionali, in coerenza con la programmazione regionale, vengano definite le modalità organizzative per regolamentare il libero accesso dei pazienti in orari diurni e serali prestabiliti e divulgati ai cittadini.

FONTE: Quotidiano Sanità
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07 dicembre, 2017

Sanità, deflagra la guerra fra ASL e medici di Continuità Assistenziale: "restituite le indennità decennali e usate le vostre auto gratuitamente" - "piuttosto visitiamo i pazienti in bicicletta" ...

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Abruzzo, Basilicata, Campania e prossimamente anche Calabria. Le aziende sanitarie di tutta Italia vanno al recupero coatto dei forfait giudicati illegittimi. Qualcuno risponde rifiutandosi di usare l'auto privata: le Asl hanno 7mila vetture che non mettono a disposizione. A Matera e Potenza ce ne sono 95 adibite "ad attività ispettiva di prevenzione umana e del benessere animale”, ma troppo vecchia per garantire la sicurezza

C’è chi va casa del paziente a piedi o si fa portare in auto dai parenti. Chi inforca la bicicletta, anche di notte, per una visita a domicilio come nell’Ottocento. Succede in Basilicata dove le guardie mediche da giorni sono scese letteralmente sul piede di guerra. Sulla loro testa, e sul portafogli, s’è abbattuto un gigantesco pasticcio: devono restituire le indennità accessorie che le Asl hanno versato per 10 anni – 5 euro l’ora circa per coprire i vari buchi della sanità lucana – come fossero una refurtiva e non il risultato di un accordo integrativo decentrato firmato in Regione da sindacati e parte pubblica tuttora in vigore, contemplato a sua volta nell’Accordo Collettivo Nazionale. Poco importa, ai medici tocca ora restituire anche 60-70mila euro. ​E non solo in Basilicata, perché la grana è esplosa anche in Abruzzo e Campania e sta arrivando in Calabria dopo che la Procura contabile nazionale ha contestato ratio e quantum di quelle identità che, solo per la Basilicata, avrebbero prodotto un danno all’erario di 18 milioni di euro. Così, mentre si ingrandisce il buco nero per i conti pubblici ​man mano che si contagia tutta l’Italia​, si impone il tema di garantire la continuità assistenziale, cosa che i medici si impegnano a fare non senza colorite (quanto risolute) proteste.

Il pasticcio nasce da lontano. Dal 2001 i medici addetti al servizio di guardia medica, ribattezzati oggi di continuità assistenziale, a fronte di sedi fortemente disagiate, montane, isolate, percepiscono, in aggiunta al compenso professionale previsto dall’ Accordo Collettivo Nazionale un’indennità di rischio pari a 3,5 e di 4 euro (dal 2008) lordi ora onnicomprensiva. E’ una voce integrativa regionale prevista dagli accordi decentrati, contemplati a loro volta nell’Accordo Collettivo Nazionale. In totale il medico di guardia che lavora di notte (orario di servizio 20 – 08) e nei giorni festivi (dalle 8 alle 20) percepisce la somma oraria complessiva lorda di 26 euro. Per cui da quasi 10 anni questi medici riescono a guadagnare, mediamente 2400 euro lordi al mese, che privati di tasse (circa 700 euro) e contributi previdenziali (circa 200 euro), si riducono a 1500 euro al mese, ma senza 13esima, senza diritto a indennità di malattia, senza diritto a ferie, senza copertura assicurativa professionale che deve essere stipulata da singolo medico. Ecco perché restituire queste somme fa imbestialire molti camici.

Appreso che le aziende sanitarie di Potenza e Matera avevano fermato le indennità e si apprestano a stilare un piano di recupero di quelle versate alcuni sono passati al contrattacco. Un centinaio secondo i sindacati, poche decine per i vertici dell’azienda sanitaria hanno inscenato una protesta dell’auto. In pratica hanno notificato formalmente la propria indisponibilità a coprire ulteriormente la mancanza di vetture di servizio usando la propria, giacché è proprio una delle voci sulle quali si sta abbattendo la scure. E come fanno? Non è mai finita da queste parti, vista anche l’orografia della regione che vuole tanti piccoli paesini a distanza di chilometri, la pratica dei parenti che prelevano il medico a casa o in ambulatorio e lo portano dal congiunto malato. Ma in gran voga torna anche la bici. “Che è un problema quando piove, ma un modo sano per conciliare rivendicazioni e responsabilità professionale”, racconta Pino Di Sario, medico di continuità assistenziale a Carbone, 614 abitanti in provincia di Potenza.

In Regione, dove è stato partorito il pasticcio, si spremono le meningi per garantire un ristorno ai camici che non incorra nella scure dei magistrati, ora che si è chiarito che non si può più usare forfettari generici ma ci si deve attenere a una corresponsione che abbia “una corrispondenza in atti tra l’indennità accessoria e il lavoro effettivamente svolto”, come dice il Direttore Generale Asp Potenza Giovanni Battista Bochicchio. Nel frattempo le Asl lucane vanno al recupero delle somme e ammoniscono i camici alla “responsabilità”, invitandoli a usare l’auto propria. E tuttavia passano all’incasso spogliandoli materialmente delle indennità incassate per anni. “Non possiamo fare altro – spiega Bochicchio – perché potremmo andare incontro a prescrizione e questo potrebbe essere imputato a noi come danno erariale”. Perché nulla cancella l’anomalia di partenza.

La procura contabile aprire tre filoni di indagine, uno a carico dei due dirigenti che hanno liquidato per anni le indennità, uno a carico del livello regionale dove è stato redatto l’accordo decentrato da cui discendono, un terzo a carico della giunta che ha deliberato quel tipo di accordo. Responsabilità penali e patrimoniali tutte da accertare ma di sicuro, per ora, gli unici a pagare un prezzo al “pasticcio” sono proprio gli incolpevoli medici che subiscono lo stop alle indennità e il recupero coatto di quelle erogate. E a fronte di tutto ciò devono pure metterci l’auto privata. Il 15 novembre è arrivata infatti una nota dell’Asl che intima loro di usarla, giacché nel contratto nazionale (in attesa di rinnovo da 9 anni) l’art. 72 dice che “spetta al medico, qualora l’azienda non sia in grado di assicurargli un mezzo di servizio, utilizzare il proprio in cambio di un rimborso forfettario pari al costo di un litro di benzina per ogni ora di attività, nonché adeguata copertura assicurativa”.

La guerra sull’auto porta a galla però un altro aspetto surreale della vicenda. Le Asl in realtà le auto per i medici le hanno eccome: 6436 secondo gli ultimi dati del ministero della Funzione pubblica, di cui 2.133 a noleggio senza conducente e 4.797 di proprietà. Restando in Basilicata ne risultano per l’esattezza 52 a Potenza e 43 a Matera, quindi pure in abbondanza rispetto alle poche decine di medici che non si sono piegati al perentorio richiamo della stessa Asl. Ma quelle auto, manco a dirlo, non vengono date ai medici che fanno assistenza ai pazienti. Lo spiega proprio il direttore generale dell’Asp Potenza: “Sono in uso ai due dipartimenti che si occupano di attività ispettiva di prevenzione umana e del benessere animale”, dice Bochicchio, ricordando anche che “si tratta di un parco auto ormai vecchio che in larga parte andrebbe sostituito per garantire la sicurezza ai medici”. La situazione è analoga in molte zone dello Stivale. “Noi ci stiamo ponendo il problema, ma dobbiamo individuare le risorse per acquisirne di nuove“, aggiunge il dg. “Certo, gli ispettori non le usano tutti i giorni e si potrebbero forse gestire in maniera diversa, ma ripeto quelle efficienti ormai sono davvero poche. L’accordo decentrato che consentiva un sereno utilizzo dell’auto privata del medico era funzionale a contenere anche questa spesa. Nella prossima programmazione aziendale si dovrà tenere conto che oggi sono intervenuti elementi nuovi, se i medici ritengono di non dover più aderire a un contratto come questo provvederemo diversamente”.

AUTORE: Thomas Mackinson
FONTE: Il Fatto Quotidiano
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