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AFORISMA DEL GIORNO

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27 dicembre, 2011

Quale è stata la più importante ricerca scientifica del 2011? Secondo la rivista "Science" è...

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Per la prestigiosa rivista "Science" la più importante scoperta scientifica dell'anno che sta per finire riguarda il campo della medicina e precisamente le terapie antiretrovirali per combattere l'HIV. Si tratta dello studio "HPTN 052", pubblicato lo scorso agosto sulla rivista "The New Journal of Medicine". Condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, tale progetto di ricerca ha permesso di scoprire che il trattamento antiretrovirale riduce del 96% il rischio di contagio nelle coppie in cui uno dei due partner è stato infettato dall'HIV. Iniziato nel 2007,  I ricercatori hanno arruolato 1.763 coppie sierodiscordanti (ovvero con solo uno dei due partner sieropositivo) di 9 paesi (Brasile, India, Tailandia, Usa, Botswana, Kenya, Malawi, Sud Africa e Zimbabwe). Metà dei sieropositivi ha ricevuto immediatamente il trattamento, gli altri invece avrebbero dovuto aspettare il raggiungimento dei parametri clinici richiesti dalle linee guida. I risultati erano attesi per il 2015, ma quando, lo scorso aprile, Myron Cohen della University of North Carolina di Chapel Hill ha cominciato ad analizzare i primi dati per il trial HPTN 052 - di cui era a capo - non ha potuto tenere per sé quanto scoperto, tra 28 nuovi casi di trasmissione dell’infezione uno solo proveniva dal gruppo che aveva cominciato la terapia precocemente, cosi l'organismo di controllo della ricerca ha deciso, 4 anni prima della fine del trial, che tutti i partecipanti dovevano ricevere al più presto il trattamento antiretrovirale. ''Mentre sono ovviamente entusiasta che questa ricerca sia stata riconosciuta come la scoperta dell'anno - ha detto Myron Cohen, scienziato che ha coordinato lo studio - è la sua trasposizione su scala globale la migliore ricompensa. Dobbiamo dimenticare l’idea di una tensione tra trattamento e prevenzione e mettercela alle spalle, perché il trattamento è prevenzione”.

Al secondo posto della speciale classifica di "Science" si colloca l'astronomia e la scoperta che le meteoriti arrivano dagli asteroidi. Completa il podio le ricerche antropologiche condotte sulla complessità del genoma umano primordiale, nato da scambi genetici a quanto pare molto più complessi di quanto finora ipotizzato.

Al sesto posto torna la biologia, con gli studi made in Deutschland condotti sugli Enterobatteri buoni del nostro intestino. Che come sappiamo sono "buoni" in quanto producono vitamine, influenzano il metabolismo energetico e il sistema immunitario. Ce ne sono a miliardi nel nostro intestino, in una composizione così particolare da essere diversi persino nei gemelli. Quest'anno però i ricercatori dello "European Molecular Biology Laboratory" di Heidelberg, in Germania, ha scoperto che nonostante la loro diversità, è possibile dividerli in comunità a seconda del tipo più presente in ogni individuo, indipendentemente da nazione, sesso o età. Una sorta di "gruppi sanguigni dell’intestino", come li definisce il famoso giornale "New York Times". Oltre a quella tedesca, sui microbi intestinali si è concentrata buona parte di tutta la ricerca scientifica dell’ultimo anno, dimostrando per esempio che ogni enterotipo è legato alla dieta (i Bacteroides abbondano quando si mangiano grandi quantità di carne, mentre i Prevotella dominano nei vegetariani), e che la composizione del nostro microbioma intestinale dipende dalla nostra alimentazione sul lungo termine e non da variazioni su piccoli periodi.

Al settimo posto torna prepotentemente la medicina, con la ricerca condotta sul vaccino contro la malaria. Non dà protezione nel 100% dei casi e anche dove sembra funzionare non si sa ancora per quanto garantirà protezione. Eppure aver trovato un vaccino capace di contrastare la diffusione della malaria, anche se solo in parte, rappresenta un traguardo fondamentale nella lotta alla malattia. Il vaccino RTSS, che nei risultati preliminari del trial clinico di fase III - riferiti all’immunizzazione di oltre seimila bambini tra 5 e 17 mesi in sette paesi africani - si è mostrato capace di dimezzare il rischio di malaria, potrebbe presto affiancarsi agli strumenti già disponibili. Per conoscere meglio l’efficacia del vaccino bisognerà comunque attendere il prossimo anno.

E dopo lo studio sui sistemi solari alieni (ottavo posto) e i cristalli zeoliti (nono posto), conclude la Top Ten la ricerca sulle cellule senescenti. Le chiamano cellule senescenti, perché dopo aver vissuto per un periodo di tempo (dividendosi un determinato numero di volte) invecchiano e smettono di lavorare (ovvero di dividersi). Ma lungi dal rimanere completamente quiescenti continuano a svolgere ruoli importanti, come sostenitori, per esempio, dello stato infiammatorio (una condizione legata all’invecchiamento). Per capire se la loro eliminazione aiutasse o meno l’organismo a rimanere giovane più a lungo, un gruppo di ricercatori ha trattato alcuni topi predisposti all’ invecchiamento precoce con un farmaco in grado di eliminare selettivamente le cellule senescenti (colpendo come bersaglio una loro proteina, la p16 Ink4a). Analizzando i risultati gli scienziati hanno scoperto che sopprimere le cellule “vecchie” aiuta i topi a vivere meglio, mantenendoli più in salute.

FONTE: Galileo
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24 settembre, 2009

Dalla Thailandia e dall'esercito americano una speranza nella ricerca ad un vaccino anti-hiv efficace...

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Arriva dalla Thailandia l'ultima arma per la lotta contro il virus Hiv: per la prima volta in un quarto di secolo sarebbe stato messo a punto un vaccino che ha ridotto del 32%, cioè di quasi un terzo, il rischio di contagio da HIV. Questo vaccino garantirebbe quindi una protezione anticontagio in almeno un caso su tre.

La ricerca, descritta come la più ampia mai realizzata per un vaccino contro l'Aids è stata realizzata dal ministero della Salute thailandese con la collaborazinone dell'esercito statunitense e l'Istituto statunitense per le Allergie e Malattie contagiose "NIAID", insieme alle due aziende che hanno il brevetto del prodotto (battezzato per il momento "RV 144"), la Sanofi-Aventis e la Global Solutions for Infectious Diseases. Il vaccino, sperimentato dal 2003 su 16.000 volontari in due province thailandesi, è ricavato da due vecchi vaccini fra loro diversi ed entrambi rivelatisi inefficaci ma che insieme rappresentano due armi importanti contro il virus.

"E' la prima dimostrazione che un vaccino contro l'HIV puo' proteggere contro l'infezione", ha dichiarato nel corso della conferenza stampa di presentazione il colonnello Jerome Kim. Sebbene la garanzia di un solo caso su tre sia abbastanza bassa "questa ricerca ha permesso di compiere dei passi in avanti davvero importanti e che ci danno fiducia e speranza sul poter un giorno riuscire a realizzare un vaccino davvero efficace nel futuro".
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06 agosto, 2009

HIV: due notizie importanti, decodificato l'intero genoma e scoperto il "cavallo di troia Nef"

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E' stata decodificata per la prima volta nella storia l'intera sequenza genomica del virus HIV 1, responsabile della sindrome dell'Aids. La rivista "Nature" ha promesso per domani la pubblicazione di un articolo in cui verrà spiegato come un gruppo di ricerca americano dell'università del North Carolina, guidati dal ricercatore Kevin Weeks, sono stati capaci di "leggere" il cuore del retrovirus attraverso l'utilizzo di complesse tecniche di analisi genetica.

Da tempo si era codificato un numero elevato di geni che partecipano alla composizione e all'attività del virus ma la notizia del completamento della decodifica assume una grande importanza poichè le informazioni ottenute potrebbero accelerare lo sviluppo di farmaci antivirali e vaccini più efficaci.

Sempre questa settimana è emersa all'onore della cronaca la notizia della scoperta del ricercatore italiano Andrea Cerutti, pubblicata sulla rivista "Nature Immunology": "Abbiamo scoperto che l’Hiv riesce a trasferire ai linfociti B la proteina Nef dall’esterno — racconta lo stesso ricercatore alla rivista Corriere della Sera — attraverso un sofisticato sistema di nanotubi, microscopici tunnel (come un ponte esterno tra due cellule) in grado di mettere in comunicazione i linfociti B con i macrofagi infetti. Nef è il maggiore responsabile della formazione di questi tunnel intercellulari e li utilizza per trasferirsi dai macrofagi infetti alle cellule B in maniera silenziosa, cioè senza essere visto dal sistema immunitario". Killer furbo e silenzioso. Continua Cerutti: "La disattivazione dei linfociti B da parte di nanotubi contenenti Nef indebolisce, inoltre, la formazione di anticorpi anti- Hiv". Nei precedenti studi, Cerutti aveva scoperto che la proteina virale Nef ( Negative factor , proteina immunosoppressiva) inibisce la produzione di anticorpi da parte delle cellule B. Queste cellule, però, sono le uniche a non poter essere infettate dal virus dell’Aids. "Ma allora come fa?", si chiedevano Cerutti e i suoi colleghi. Ora la risposta c’è e si basa appunto sull'utilizzo di un gene che il ricercatore ha, richiamandosi alla mitologia, ribattezzato come "Il cavallo di Troia".
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17 febbraio, 2009

Stati Uniti: primi test positivi per la terapia genica contro l’HIV

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I primi test clinici su pazienti con Hiv dimostrano la possibilità di trattare l'Aids con la terapia genica: infatti inserendo nel Dna dei pazienti un 'gene forbicè che taglia e disattiva una proteina virale indispensabile all'Hiv per replicarsi, la proteina TAT, i pazienti ottengono una riduzione della carica virale nel sangue e hanno un maggior numero di cellule immunitarie. A condurre il trial è stato Ronald Mitsuyasu della University of California a Los Angeles. La terapia genica potrebbe rappresentare un'alternativa efficace ai farmaci antiretrovirali che i pazienti devono prendere a vita, con tutti i loro effetti collaterali. La notizia è stata resa nota sulla rivista Nature Medicine. I farmaci antiretrovirali hanno rappresentato una svolta rivoluzionaria per i malati di Aids. Ma devono essere presi tutti i giorni e non sono privi di effetti collaterali. Inoltre il virus dell'Aids sta mutando velocemente acquisendo via via nuove resistenze farmacologiche. I ricercatori hanno isolato dal sangue di 74 pazienti cellule staminali della famiglia 'CD34+', che possono maturare formando molti tipi di cellule del sangue, incluse le CD4+, ovvero le cellule attaccate dal virus HIV. Prese le staminali gli esperti hanno inserito nel loro Dna il gene OZ1, una forbice molecolare che agisce tagliando una proteina virale. OZ1 taglia e disattiva TAT, ovvero una molecola che serve al virus per moltiplicarsi. Somministrando a parte dei pazienti le loro cellule modificate con OZ1, la loro carica virale nel sangue si riduce di un terzo rispetto al gruppo placebo e hanno un maggior numero di CD4+. Ovviamente si tratta ancora di un approccio sperimentale però ipoteticamente questo studio dimostra la possibilità di una terapia genica anti-Aids che di fatto rende l'organismo umano Aids-resistente.
FONTE: Aduc Salute

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11 gennaio, 2009

HIV e Apobec3: a buon punto il progetto di farmaci che consentono di produrre anticorpi contro il virus

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In un articolo pubblicato sull'ultimo numero di "Science" i ricercatori del “Gladstone Institute of Virology and Immunology” (GIVI) e del “National Institutes of Allergy and Infectious Diseases” (NIAID) pubblicano l'identificazione di un gene capace di influenzare la produzione di anticorpi capaci di neutralizzare l'HIV.
È del 1978 la scoperta nel topo del gene Rfv3 che influenza la produzione di anticorpi contro un retrovirus, ma solo nel 1999 è stato possibile localizzare il gene sul cromosoma 15, in una ridotta sezione comprendente altri 60 geni.
Ora il gruppo di biologi diretti da Warner C. Greene ha dimostrato l'esistenza del legame fra Apobec3 e la produzione di anticorpi neutralizzanti.
Tale scoperta risulta applicabile sul retrovirus dell'HIV in quanto esso utilizza uno dei geni studiati, Vif, per disattivare in modo mirato le proteine Apobec3 umane, impedendo così la produzione di anticorpi neutralizzanti.
Greene commenta "Siamo sul punto di risolvere un mistero trentennale della biologia dei retrovirus e sulla strada di una scoperta che può avere un impatto sullo sviluppo futuro di vaccini contro l'Hiv"
Grazie a questo studio sarà quindi possibile progettare farmaci e vaccini che interferendo con Vif consentano la produzione naturale di anticorpi contro il virus.
È possibile inoltre spiegare così il fenomeno di resistenza di alcune persone nei confronti dell'infezione da Hiv nonostante frequenti esposizioni al virus. Questi soggetti producono un particolare tipo di anticorpi che riconoscono il virus e gli studi sulla mappatura genetica sulla resistenza di questi individui hanno portato a identificare una regione cromosomica in cui sono contenuti proprio i geni Apobec3.

Il gene Apobec3 è un membro della famiglia genica delle citidine deaminasi. E’ uno dei sette geni correlati o pseudogeni trovati in un cluster attraverso le ricerche compiute con la duplicazione e l’amplificazione delle sequenze geniche del cromosoma 22. Membri di questa sequenza codificano proteine che sono strutturalmente e funzionalmente correlate all’ RNA-editing mirando soprattutto a modifiche su citosina e uracile. E’ probabile che queste proteine abbiano un ruolo importante nella mitosi e nel controllo del ciclo cellulare.

Fonte: Molecularlab.it

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20 dicembre, 2008

Spagna: scoperto ceppo HIV con attività più aggressiva

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Ricercatori dell'Istituto di ricerche sull'Aids IrsiCaixa, dell'ospedale Trias y Pujol di Badalona, hanno identificato una variante del virus Hiv-1 (il piu' frequente nel mondo occidentale) che causa uno sviluppo fulminante dell'Aids. Nell'1% dei sieropositivi la malattia avanza in pochi mesi, spiegano i ricercatori. Il virus e' stato rilevato in due pazienti infettati nel 2007 -un uomo di 25 anni e un ragazzo di 15- secondo quanto pubblica Clinical Infectious. Inoltre, e' stato localizzato in altri cinque casi, di cui 4 in Catalogna. "Non sappiamo se sia un focolaio particolarmente virulento, certo e' che quanto piu' cerchiamo, piu' lo incontriamo", ha spiegato Javier Martinez-Picazo dell'IrsiCaixa.

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08 dicembre, 2008

Staminali: sperimentate nuove tecniche contro l'HIV

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Riportare le cellule della pelle prelevate da un paziente affetto da Hiv a uno stadio simile a quello delle staminali e poi reimpiantarle nello stesso paziente per eliminare il virus. La tecnica e' ancora in di sperimentazione sui topi, ma secondo Gerhard Bauer, che presentera' i primi risultati della sua ricerca oggi al cinquantesimo congresso della Societa' americana di Ematologia a San Francisco, e' possibile. Bauer sta lavorando da piu' di dieci anni a questa tecnica insieme al collega Joseph Anderson: l'obiettivo e' identifciare geni anti-Hiv e inserirli nelle cellule staminali prodotte dalla pelle. Al convegno sara' presente anche il suo team dell'Istituto Uc Davis - cure rigenerative - di Sacramento, con il quale presentera' in dettaglio lo sviluppo della sperimentazione fatta sul topo e che consente una sperimentazione genetica in clinica per domostrare la sicurezza del metodo. Bauer spera di poter aprire cosi' la strada per la sperimentazione clinica sull'uomo entro cinque anni. ''Le cellule trasformate, chiamate staminali pluripotenti, sono in grado di differenziare vari tipi di cellule, come le staminali ematopoietiche che si trovano nel midollo osseo e che producono vari tipi di cellule immunitarie. Il prossimo passo e' un test sull'uomo'', ha affermato Bauer.

FONTE: Aduc.it
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28 ottobre, 2008

HIV: anche i linfociti B verrebbero colpiti dal virus

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Come riportato dalla rivista “Journal of Experimental Medicine“, un gruppo di ricercatori del “National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)” degli Stati Uniti ha scoperto che il virus HIV determina una variazioni in alcuni sottotipi di cellule B che circolano nel sangue. Il sottotipo di cellule B note come “tissue-like memory B cell” (cellule B della memoria tessuto-simili) si trova in abbondanti quantità in individui con HIV che non fanno uso di antiretrovirali. In questi pazienti le cellule B mostrano segni di esaurimento prematuro e di una ridotta capacità di produrre gli anticorpi di alta qualità necessari per combattere l'HIV. I nuovi risultati relativi alle cellule B consentono di chiarire il complesso danno a carico del sistema immunitario causato dall'HIV, costituendo la premessa per l'ardua sfida di ricostruirlo.

FONTE: Molecularlab.it
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Proteina DDX3: una nuova arma per combattere l'HIV

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Nuove speranze per combattere il virus HIV arrivano da una scoperta dei ricercatori del laboratorio di “Virologia Molecolare” di Pavia e del laboratorio di “Chimica Farmaceutica” di Siena. Alla base della ricerca vi sarebbe la creazione di una molecola in grado di bloccare la replicazione del virus, e dunque l’avanzare della infezione, ostacolando l’attività di una molecola cellulare prodotta nel citoplasma dei linfociti, la proteina DDX3. Si tratterebbe quindi di un approccio differente basato su di un “attacco” diretto verso un composto cellulare, utilizzato dal virus, e non più verso un enzima virale. I primi risultati della ricerca dimostrano che, per la prima volta, esiste un farmaco diretto contro un enzima cellulare è potenzialmente in grado di bloccare l'infezione da HIV. La terapia attuale anti AIDS si basa su farmaci diretti contro enzimi virali, i quali hanno la tendenza a mutare, cioè modificarsi, durante la terapia rendendo in tal modo il virus progressivamente resistente ai farmaci utilizzati. Gli enzimi cellulari, invece, hanno una capacità molto inferiore di mutare e dunque un farmaco diretto contro un enzima della cellula avrebbe più probabilità di conservare la sua efficacia anche per tempi lunghi di terapia.

Spiega Giovanni Maga, uno dei collaboratori al progetto, “Il virus HIV e' un parassita delle cellule umane non essendo in grado di riprodursi al di fuori dell'organismo infetto. Il virus si introduce nella cellula linfocitaria e la priva delle sue risorse per duplicare il proprio genoma e costruire nuovi virioni. Al termine di questo processo i nuovi virus escono dalla cellula, la quale, esaurite le sue energie, muore. All'interno della cellula infetta il virus HIV prende il controllo di numerosi enzimi cellulari. Uno di questi enzimi è la proteina cellulare DDX3", spiega ancora il dr. Maga, "che normalmente interviene nella produzione delle proteine cellulari, facilitando il flusso di informazione genetica tra il nucleo e il citoplasma. Il virus HIV si inserisce in questo circuito e determina una riprogrammazione della proteina DDX3, in modo che questa trasporti solo l'informazione genetica virale. Quindi il DDX3 è un cofattore essenziale per la riproduzione del virus all'interno delle cellule umane". I ricercatori hanno quindi creato una molecola in grado di interferire con l'azione di DDX3 determinando il suo blocco.

I risultati, pubblicati sulla rivista “Journal of Medicinal Chemistry” dimostrano come il blocco dell'azione di DDX3 causi l'interruzione della replicazione virale nelle cellule infette dal virus HIV senza danneggiare le cellule non infette che, al contrario del virus, possiedono meccanismi alternativi al meccanismo bloccato.
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29 luglio, 2008

HIV: nuovo farmaco australiano permette riduzione della presenza del virus

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Una nuova speranza per i malati di HIV resistenti all’AZT. Un nuovo potente farmaco contro l’HIV, sperimentato su pazienti australiani, si è dimostrato come “altamente efficace” per la riduzione del tasso ematico del virus. Lo studio condotto dal “National Centre in Hiv Epidemiology and Clinical Research” dell’università del New Wales, e appena pubblicato sulla rivista “The Lancet” ha permesso di informare come il farmaco denominato “Raltegravir” oppure “Isentress”, sia ritenuto ”efficace” su più di metà del campione di pazienti di lungo periodo, Hiv resistenti agli altri farmaci. Il virus dell'immunodeficienza umana (HIV, acronimo dall'inglese Human Immunodeficiency Virus) è il virus reponsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS). È un retrovirus del genere lentivirus. In base alle conoscenze attuali, HIV è suddiviso in due ceppi: HIV-1 ed HIV-2. Il primo dei due è prevalentemente localizzato in Europa, America ed Africa centrale. HIV-2, invece, si trova per lo più in Africa occidentale ed Asia e determina una sindrome clinicamente più moderata rispetto al ceppo precedente. Tra le varie fasi del ciclo vitale del virus quelle più facilmente aggredibili da farmaci sono la retrotrascrizione e le modifiche post-traduzionali a cui vanno incontro le proteine virali neoformate. I farmaci tutt'ora disponibili sono quindi inibitori della trascrittasi inversa (NRTI,NNRTI) e inibitori della proteasi (IP). Tali prodotti vengono adoperati in terapia in combinazione tra loro per evitare di produrre virus resistenti ai farmaci, per la stessa necessità e d'obbligo un'aderenza fedele da parte paziente al trattamento. Obiettivo della terapia farmacologica è quello di impedire la replicazione virale nell'organismo (e non l'eradicazione completa dell'infezione che rimane cronica) così da ridurre i danni provocati al sistema immunitario e consentire una sopravvivenza ed una qualità di vita certamente maggiore. Attualmente è disponibile anche un farmaco appartenente alla classe degli inibitori della fusione che, agendo sulla gp41 di HIV impedisce la fusione del pericapside virale e la membrana esterna della cellula impedendo l'entrata del virus. Inoltre, due nuove classi di farmaci, gli antagonisti del co-recettore CCR-5 e gli inibitori dell'integrasi, sono state da poco approvate per l'uso clinico. Tutti i vaccini in fase di sperimentazione non sembrano dare risultati confortanti. Gli scienziati concordano nel dire che occorre dare nuova linfa a questo settore della ricerca. È chiaro che tuttora non esiste una terapia che eradica completamente l'infezione, di conseguenza è di fondamentale importanza la prevenzione. Si deve anche ricordare che, subito dopo una possibile esposizione al virus, allo scopo di ridurre la probabilità di contagio è possibile sottoporsi ad un trattamento farmacologico noto come ”profilassi post-esposizione” ad HIV.
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26 luglio, 2008

Aids: con farmaci piu' di13 anni di vita nei pazienti affetti

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Le terapie antiretrovirali sempre piu' efficaci hanno allungato di 13 anni la vita dei pazienti con hiv nei paesi occidentali. La mortalita' e' diminuita del 40%, come rivela uno studio pubblicato dalla rivista The Lancet. 'Questi risultati sono merito dei miglioramenti continui nelle terapie - scrivono gli autori della ricerca - ormai abbiamo trasformato l'Aids da una patologia fatale a una condizione cronica. Tuttavia c'e' ancora molto da fare per i paesi in via di sviluppo'.
FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-25_125218880.html

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20 luglio, 2008

HIV: Usa bloccano test vaccino

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E' stato bloccato negli Stati Uniti un piano nazionale che avrebbe dovuto cominciare a testare sugli uomini un vaccino contro l'Hiv. Gli scienziati americani che da anni lavorano al vaccino contro l'Aids hanno bloccato il progetto, perche' gli effetti della sua interazione con il sistema immunitario dell'uomo non sarebbero ancora del tutto conosciuti. Visti i fallimenti degli altri Paesi, gli studiosi americani vogliono essere sicuri della sua efficacia prima di produrlo in quantita'.

FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-19_119249276.html
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18 luglio, 2008

AIDS: gene DARC aumenta rischio contagio in persone di origine africane

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Trovato un gene frequentissimo nelle persone di origine africana che aumenta il rischio di contrarre l'Hiv ma ne rallenta il decorso. Secondo la rivista Cell Host and Microbe, il gene DARC e' presente nel Dna del 90% degli africani e protegge da una forma di malaria. Il rischio di Hiv aumenta del 40% ma DARC rallenta il decorso della malattia di 2 anni. Significa che DARC e' responsabile dell'11% dei casi di infezione di Hiv in Africa. Gli esperti hanno seguito per 22 anni 1.200 persone.
FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-16_116255534.html
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13 luglio, 2008

India respinge brevetto per farmaco salvavita per malati di AIDS

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Medici Senza Frontiere riferisce il primo caso di un"opposizione preventiva presentata dalla societa" civile indiana per un farmaco antiretrovirale (Arv). Tale opposizione ha impedito la concessione di un brevetto, richiesto nel 1998 dall"azienda farmaceutica tedesca Boehringer Ingelheim per lo sciroppo di Nevirapina, un farmaco utilizzato per curare i bambini colpiti dall"Hiv/Aids. e rappresenta un importante precedente per le altre dodici opposizioni presentate per altrettanti farmaci Arv e una vittoria per l"accesso ai medicinali salvavita nei Paesi in via di sviluppo.
Per estendere il monopolio fino al 2018, nel 1998 la Boehringer ha depositato domanda di brevetto per la formulazione di Nevirapina in sciroppo in molti Paesi in via di sviluppo, tra cui l"India, la cui legge però non considera brevettabili i semplici miglioramenti o le nuove forme di farmaci gia" esistenti (come è invece prassi comune fare per le aziende farmaceutiche).
La decisione fa riferimento anche alla sentenza della Corte Suprema Indiana dell"agosto 2007 nell"azione promossa dalla Novartis contro il governo di New Dheli e la sua legge in materia di brevetti.

La sentenza a sfavore di Novartis garantisce la protezione della salute pubblica prevista dalla legge indiana, volta a evitare la pratica dell"evergreening, cioè del ri-brevettamento di farmaci minimamente innovati, al solo scopo di limitare la concorrenza e di introdurre prezzi piu elevati, impedendo l"accesso alle terapie salvavita a molti pazienti.
Medici Senza Frontiere sottolinea che la negata concessione del brevetto "dimostra quanto sia essenziale che la societa" civile si mobiliti per verificare che non siano rilasciati brevetti ingiustificati".

FONTE: Molecularlab.it => http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6157
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03 luglio, 2008

Aids: vaccino italiano, test fase 2

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Via libera alla fase 2 della sperimentazione del vaccino italiano anti-Aids messo a punto dal gruppo dell'Iss coordinato da Barbara Ensoli. L'annuncio e' stato dato oggi a Roma dallo stesso istituto. 'I test - ha detto Ensoli, responsabile del centro nazionale Aids del Iss - partiranno a breve, scaglionati nei dieci centri coinvolti nella sperimentazione. Saranno arruolati 128 persone sieropositive di era' compresa fra 18 e 55 anni, sia uomini che donne'.
FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-02_102210681.html
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Aids: sottosegretario Fazio annuncia bando da 10 milioni per ricerca

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Al via dal ministero del Lavoro, Salute e politiche sociali un bando da 10 milioni di euro per la ricerca sull'Aids. Lo ha annunciato a Roma il sottosegretario Ferruccio Fazio, nel corso dell'incontro organizzato dall'Istituto superiore di sanita' per annunciare l'avvio della seconda fase della sperimentazione del vaccino italiano contro l'Aids. Prevenzione, epidemiologia, diagnosi e terapia i temi di ricerca previsti. I bandi saranno pronti per il prossimo autunno.
FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-02_102212530.html
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27 giugno, 2008

HIV, va avanti il vaccino italiano. Seconda fase del test al via in 9 centri su 11

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In dirittura d'arrivo la seconda fase di sperimentazione del vaccino anti-Aids messo a punto dal gruppo coordinato dalla biologa Ensoli.Via libera da parte di nove centri su undici (uno solo ha dato parere negativo e un altro sta completando la valutazione). Attualmente, ha detto il presidente dell'Iss Enrico Garaci soltanto il comitato etico di un centro non ha approvato la sperimentazione.
FONTE: ANSA.IT => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-06-26_126232450.html
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24 giugno, 2008

Scoperto micro-RNA MiR-146a che inibisce la formazione di metastasi e l'infezione dell'HIV

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E' stato scoperto un interruttore molecolare che svolge un ruolo nella formazione di metastasi e nella diffusione dell'Hiv. Si tratta di un piccolo frammento di RNA (miR-146a) con funzioni regolatorie che è in grado di sopprimere la produzione del recettore CXCR4, che oltre ad essere fondamentale nella produzione di piastrine, svolge anche un ruolo cruciale nei meccanismi che portano alla formazione di metastasi dei tumori solidi e nella patogenesi del virus HIV. In futuro, agendo su questo interruttore potrebbe essere possibile contrastare l'avanzare di queste due gravi patologie.

La scoperta è stata fatta in Italia, dai ricercatori del dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare dell'Istituto Superiore di Sanitá (Iss) di Roma, coordinato dal Prof. Cesare Peschle. "I risultati ottenuti nell'ambito di questa ricerca – spiega Peschle – potranno avere ricadute terapeutiche importanti non solo per lo stimolo della produzione di piastrine, ma soprattutto per l'inibizione della diffusione delle metastasi tumorali e per bloccare l'ingresso del virus HIV nei linfociti T".

Peschle ha anche spiegato che è stato osservato che nel processo di produzione delle piastrine (megacariocitopoiesi), una diminuzione del miR-146a determina un aumento del recettore CXCR4 che stimola la megacariocitopoiesi. Quindi, somministrando uno specifico inibitore del miR-146a, l'antagomir, è possibile stimolare la produzione di piastrine. Secondo il ricercatore, inoltre, modulando questo interruttore molecolare si potrebbe abbassare ad un livello minimo il CXCR4, in modo da ostacolare le metastasi e bloccare la diffusione del virus dell'AIDS. "Questa nuova prospettiva – sottolinea Peschle - ci potrebbe condurre ad avere dei microRNA "maneggevoli" che, modificati chimicamente per renderli non degradabili e legati a molecole di colesterolo, entrino facilmente nelle cellule. E con effetti tossici del tutto trascurabili". Le ricerche ora devono proseguire, e Peschle ha anticipato che l'obbiettivo è quello di utilizzare il miR-146a per sopprimere il recettore CXCR4 per inibire la formazione di metastasi dei tumori e l'infezione dei linfociti T da parte dell'HIV. Dovranno seguire dimostrazioni in vitro e in vivo per accertare il potenziale terapeutico di questo micro-RNA e la sua sicurezza.

Enrico Garaci, presidente dell'Iss, ha spiegato: "Gli studi sui microRna, che esercitano la funzione di interruttori molecolari nei circuiti alla base delle funzioni cellulari normali e patologiche, potranno davvero rivoluzionare il modo di sviluppare le future terapie per i tumori". E ha aggiunto: "Il nostro Istituto ha avuto il grande merito di aver iniziato questo tipo di studi quando la comunità scientifica era ancora incerta sulle reali possibilità di una terapia molecolare mirata, mediante microRNA. Lavori di questo tipo dimostrano che si tratta invece di una frontiera estremamente interessante da esplorare ancora, soprattutto per la scarsa tossicità delle terapie che ne potranno derivare".

La ricerca è stata pubblicata su "Nature Cell Biology".

FONTE: Molecularlab.it -> http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6102
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23 giugno, 2008

Ricercatori italiani ISS scoprono un "interruttore" per tumori e HIV

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Un unico interruttore genetico per i tumori e il virus Hiv: e' quanto hanno scoperto ricercatori italiani dell'Istituto superiore di Sanita'. Della famiglia dei micro Rna fanno parte decine di migliaia di molecole la cui funzione e' in gran parte sconosciuta ma ora si e' aggiunto un tassello per comprendere questi 'interruttori': un microRna sarebbe coinvolto nella formazione delle metastasi tumorali e nell'ingresso nei linfociti del virus Hiv.

FONTE: ANSA.IT -> http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-06-22_122217218.html
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05 giugno, 2008

HIV: cresce accesso a farmaci nei paesi in via di sviluppo

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(ANSA) - GINEVRA, 2 GIU - Quasi 3 mln di sieropositivi nei Paesi in via di sviluppo hanno accesso alle terapie antiretrovirali. Lo hanno riferito le Nazioni Unite che parlano di circa 1 mln di persone in piu' rispetto a fine 2006.Sono pero' 6,7 milioni i malati che non hanno ancora accesso a tali farmaci. Il risultato e' stato possibile grazie all'accresciuta quantita' di farmaci disponibili, al calo dei prezzi ed ai migliori sistemi di amministrazione della terapia.

FONTE: ANSA.IT -> http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-06-02_102206120.html

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