AFORISMA DEL GIORNO

24 maggio, 2013

Sabato 25 Maggio è la Giornata Mondiale della Tiroide

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Il numero è da capogiro: i casi di tumore della tiroide sono cresciuti di oltre il 200 per cento nell’ultimo ventennio, arrivando nel nostro Paese a circa 14mila nuove diagnosi ogni anno. A richiamare l'attenzione sulla più frequente forma di cancro del sistema endocrino sono i maggiori esperti italiani in occasione della Giornata Mondiale della Tiroide, indetta per il 25 maggio (promossa dall’Associazione Italiana della Tiroide, dall’Associazione dei Medici Endocrinologi, dalla Società Italiana di Endocrinologia e dalla European Thyroid Association) con l’obiettivo di far conoscere il ruolo di questa ghiandola e l’importanza della prevenzione per tutte le numerose malattie che possono colpirla. «Un recente studio americano ha calcolato che i casi di carcinoma tiroideo negli Usa in 20 anni sono cresciuti del 250 per cento circa, quindi più che raddoppiati - dice Paolo Vitti, segretario generale dell’Associazione Italiana della Tiroide -. Le stime europee e italiane sono simili, per cui questo tipo di cancro rappresenta oggi circa l’un per cento di tutte le neoplasie».

Fortunatamente nella grande maggioranza dei casi questi tumori sono scarsamente aggressivi e facilmente curabili, tanto che si può parlare di completa guarigione in quasi il 95 per cento dei pazienti. Ma a cosa si deve questo straordinario aumento? «Soprattutto alla quantità crescente di diagnosi - risponde Vitti, che è ordinario di Endocrinologia all’Università di Pisa -. Infatti si tratta principalmente di microcarcinomi, con diametro inferiore a un centimetro, mentre il numero di neoplasie sopra i due millimetri è rimasto per lo più stabile. In pratica oggi scopriamo moltissimi noduli maligni che nei decenni precedenti non venivano individuati, restavano indolenti, non davano sintomi e dunque non si curavano». Le molte ecografie che si eseguono ora per altri motivi (ad esempio dai cardiologi che indagano i vasi sanguigni del collo) evidenziano insomma questi microtumori che altrimenti, con buone probabilità, non darebbero alcun fastidio alla persona.

Il problema quindi è quello di non sottoporre le persone a trattamenti in eccesso. «La diagnosi precoce è importante per scoprire la malattia quando è possibile rimuoverla chirurgicamente e guarire - aggiunge Luciano Pezzullo, responsabile della Chirurgia della tiroide all’Istituto Nazionale dei Tumori Pascale di Napoli -, ma le microforme tumorali non dovrebbero essere immediatamente trattate, quanto piuttosto seguite e monitorate in centri specializzati. Per molti pazienti è sufficiente un controllo annuale con visita ed ecografia. E solo se ci sono sospetti di un’evoluzione della malattia si procede con agobiopsia e intervento». In caso di neoplasie ben differenziate viene consigliata la tiroidectomia totale (cioè l’asportazione di tutta la ghiandola), ma in presenza di microcarcinomi papilliferi, e in generale in caso di presenza di fattori prognostici favorevoli, è possibile proporre un intervento meno demolitivo. «L’emitiroidectomia - spiega Gioacchino Giugliano, direttore dell’Unità Tiroide e Neoplasie Salivari all’Istituto europeo di oncologia di Milano - è indicata in caso di noduli piccoli e consente di conservare mezza tiroide. Il vantaggio per i pazienti è notevole, perché così la ghiandola continua a produrre sia gli ormoni (compensati solo in parte dalla compressa di tiroxina prescritta a tutti i malati a cui viene tolta la tiroide) sia la calcitonina, preziosissima per rafforzare le ossa e potente antidolorifico».

Fra i fattori di rischio noti per il maligno della tiroide ci sono: la familiarità per tumore tiroideo (circa un quarto dei tumori viene diagnosticato in chi ha un parente diretto, fratelli o genitori, che ha già avuto la malattia), le radiazioni nucleari (come ha dimostrato il boom di casi dopo il disastro di Chernobyl e ci si attende per Fukushima e l’essere donna: infatti dei 14mila casi annui italiani, solo 3.200 interessano i maschi. «Inoltre sappiamo che sono più a rischio gli abitanti in aree vulcaniche, come la Sicilia o le Hawaii - dice Francesco Trimarchi, presidente eletto della Società Italiana di Endocrinologia -, per la presenza di carcinogeni ambientali legati ai vulcani attivi. Sono poi allo studio alcune mutazioni genetiche. Ma quello che è fondamentale è rivolgersi tempestivamente al medico se si nota la presenza di un nodulo sul collo e, soprattutto, se questo cresce rapidamente». Se è infatti vero che gran parte dei noduli tiroidei sono benigni e che quelli maligni hanno spesso una buona prognosi, non tutti i carcinomi che interessano la ghiandola sono «poco aggressivi»: esistono anche rare forme letali e che evolvono rapidamente, per cui la diagnosi tempestiva è fondamentale.

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FONTE: Corriere.it

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14 maggio, 2013

Ennesima protesta del SIGM a Roma ma il governo prosegue nei tagli di posti di lavoro...

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Ogni anno si laureano circa 9 mila studenti in medicina, ma di questi solo in 5 mila riescono ad accedere alle scuole di specializzazione. Un numero, quest'ultimo, che quest'anno farà i conti con il taglio di ulteriori 500 posti. Portando quindi al 50% i posti disponibili per una platea di giovani laureati che senza specializzazione può prestare solo servizio presso le guardie mediche.

Sarà questo, ma non solo, uno dei temi caldi della manifestazione di oggi a Roma in piazza Montecitorio, organizzata dall'Associazione Italia giovani medici (Sigm) assieme al Comitato Pro Concorso nazionale che vuole portare all'attenzione del nuovo Governo (annunciata anche la presenza del ministro della salute Beatrice Lorenzin) e del rinnovato Parlamento, tutte le questioni che «affliggono la condizione dei giovani camici bianchi italiani, da tempo denunciate e per larga parte ancora irrisolte».

Insomma all'annosa carenza di medici, ai pensionamenti in massa e al blocco dei turnover per i piani di rientro, ora il sistema sanitario deve fare i conti con una situazione che, senza correttivi immediati, porterà entro i prossimi dieci anni alla mancanza di circa 30 mila specialisti destinati allo svolgimento di funzioni non delegabili a altre professioni sanitarie. Il tutto a causa dello scollamento tra il numero dei laureati e i posti disponibili nelle scuole di specializzazione

I numeri. Del resto sono le cifre a parlare. L'Italia ha un numero di medici professionalmente attivi superiore alla media europea, pari a 4,1 professionisti per mille abitanti contro una media dell'Unione europea di 3,4 per mille abitanti. Ma questa è una situazione destinata in breve tempo a cambiare. Ecco perché la richiesta non è solo quella di aumentare le immatricolazioni, ma soprattutto garantire a quanti si laureano la possibilità di accedere ad una scuola di specializzazione, facendo coincidere il numero dei laureati con quello dei potenziali specialisti.

Oggi uno studente pur laureandosi regolarmente in corso, infatti, rischia in molti casi di dover attendere altri due o tre anni prima di accedere alla scuola di specializzazione, portando il suo iter formativo a 13-15 anni e ritardando il suo ingresso nel mondo della professione, cioè intorno ai 35 anni di età, con pesanti ricadute anche sotto il profilo pensionistico. «Se ogni anno», dice il sindacato, «fanno il loro ingresso a medicina circa 10 mila matricole e poi, nel post lauream, l'accesso alla formazione dei neolaureati è possibile soltanto per 4.500 specializzandi e circa 800 corsisti di medicina generale, allora i conti non tornano.

E ancora meno se si considera che in questo modo stiamo investendo denaro a fondo perduto nella formazione di professionalità quanto mai necessarie per la nostra sanità ma che, allo stato attuale, nel nostro Ssn non troveranno mai spazio». Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni circa 1.000 giovani medici hanno fatto richiesta al Ministero della salute del certificato di congruità, necessario per esercitare la professione all'estero, e il trend è in ascesa.

Per ridare dignità e futuro alla professione medica in Italia, secondo i promotori dell'iniziativa, è necessario «rilanciare la formazione medica post lauream attraverso l'adeguamento del capitolo di spesa della formazione medica specialistica e l'adozione di un contratto di formazione specifica in medicina generale»; riformare al più presto il concorso di accesso alle scuole di specializzazione «nel segno del merito e della trasparenza» e, poi, ancora, effettuare una corretta programmazione (quantitativa e qualitativa) del fabbisogno di professionalità mediche da formare e adozione di politiche di sostegno all'accesso dei giovani medici al mondo del lavoro «in modi e tempi che siano in linea con l'Europa».

Infine, il nodo previdenziale: per il Sigm è necessario operare una «riconfigurazione del trattamento previdenziale dei medici, con particolare riferimento ai giovani professionisti ed al duplice iniquo inquadramento Inps/Enpam dei medici in formazione».

FONTE: Italiaoggi.it
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01 maggio, 2013

Governo taglia del 10% i nuovi contratti di formazione specialistica in Medicina

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Al termine di un iter quanto mai travagliato, venerdi 26 Aprile sul sito del ministero dell’Università è stato pubblicato il bando di concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione (anno accademico 2012/2013). Come ampiamente preannunciato nelle scorse settimane, il numero di nuovi contratti di formazione specialistica è passato dalle 5.000 unità, cifra stabile negli ultimi 6 anni, a 4.500 unità, con un taglio del 10%.

Qualche giorno fa, sono stati inoltre pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il numero di accessi al corso specifico in medicina generale che per questo anno accademico ammontano a 924 (- 5,8% rispetto al 2012). Complessivamente, i posti di formazione post-laurea disponibili per il corrente anno accademico ammontano a 5.424 unità, a fronte di un numero di laureati in medicina e chirurgia che, nello scorso anno, sfiora quota 6.500.

Per completare il quadro (surreale), a distanza di qualche minuto dalla pubblicazione del bando di accesso alle scuole di specializzazione, sulla pagina del ministero, è stato ufficializzato il numero degli studenti che accederanno al corso di laurea specialistica in medicina e chirurgia nel prossimo anno accademico. Tale numero ammonta a 10.756 unità, di cui 10.021 per studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia e 555 per studenti non comunitari e non soggiornanti nel nostro Paese. Anche in questo caso abbiamo assistito, rispetto allo scorso anno accademico, a un taglio, seppur solo dell’1,4%.

Dalla semplice lettura di queste cifre, balza immediatamente all’occhio come i conti non tornino più. In realtà, nell’indifferenza generale delle istituzioni, i conti hanno smesso di tornare ormai da qualche tempo. Infatti, dall’anno accademico 2007/2008 al 2012/2013, il numero di studenti ammessi al corso di laurea in medicina e chirurgia è passato da 7.858 a 10.730 unità (aumento medio del 6,5% ogni anno). Di conseguenza, nei prossimi anni il numero dei laureati arriverà progressivamente a sfiorare, e forse a superare, le 9.000 unità. A fronte di questo aumento, i giovani medici che nei prossimi mesi accederanno alla formazione post-laurea, prerequisito essenziale per poter accedere alle posizioni lavorative del servizio sanitario nazionale, diminuiranno rispetto agli anni precedenti.

Nell’ottimistica ipotesi che tali numeri non si riducano ulteriormente nei prossimi anni, andando ad aggravare una già disastrosa crisi generazionale, a partire da quest’anno un numero crescente di giovani medici di fatto non avrà né sbocchi formativi né prospettive lavorative nel nostro Paese. Nell’arco di pochi anni, questa situazione è destinata, in assenza di provvedimenti urgenti, a interessare molte migliaia di medici.

Le due neo-nominate Ministre, Maria Chiara Carrozza (Università) e Beatrice Lorenzin (Salute, e non laureata), dovranno fornire risposte politiche urgenti a questa crisi.

FONTE: Healthdesk.it
AUTORE: Cristiano Alicino
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27 aprile, 2013

E' Beatrice Lorenzin il nuovo Ministro della Salute

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Il ministro della Salute del nuovo governo Letta, che nasce oggi dopo quasi tre mesi di stallo politico, è Beatrice Lorenzin, esponentedel PdL.

Nata a Roma il 14 ottobre 1971, Inizia il suo avvicinamento alla politica aderendo al movimento giovanile di Forza Italia nel Lazio nel 1996. Intraprende la sua carriera politica nell'ottobre 1997 con l’elezione, nella lista di Forza Italia, al Consiglio del XIII Municipio di Roma.

Nell'aprile 1999 è Coordinatore Regionale del Lazio del movimento giovanile di Forza Italia, che conta 15 000 iscritti e oltre 100 eletti negli enti locali. Nel maggio 2001 è eletta Consigliere comunale di Roma. Unica donna nella coalizione di centrodestra, è Vicepresidente della commissione Donne Elette e Vicepresidente del Gruppo consiliare di Forza Italia.

Tra la fine del 2004 e la metà del 2006 è Capo della Segreteria Tecnica di Paolo Bonaiuti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l’informazione e l’editoria nel governo Berlusconi III. Nel maggio del 2005 è nominata Coordinatore Regionale di Forza Italia per il Lazio.

Dal settembre 2006 al marzo 2008 ha ricoperto il ruolo di Coordinatore Nazionale di Forza Italia - Giovani per la Libertà. Eletta alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche del 2008 nella lista PdL, per la XVI Legislatura. Membro del Consiglio Direttivo del gruppo PdL alla Camera e della commissione Affari Costituzionali della Camera, della Commissione Bicamerale per l'Attuazione del Federalismo Fiscale, della Commissione Parlamentare per l'Infanzia.

Nel 2013 è inizialmente candidata alla presidenza della Regione Lazio, ma lascia in seguito il posto a Francesco Storace, già presidente della regione Lazio dal 2000 al 2005. Alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 viene riconfermata deputata alla Camera dei Deputati nelle liste del PDL.
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10 aprile, 2013

E' morto Robert Edwards, il "padre" della fecondazione in vitro

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Robert Edwards, pioniere della fecondazione in vitro e Premio Nobel per la medicina, è morto all'età di 87 anni. Lo ha reso noto l'Università di Cambridge, presso la quale aveva lavorato. Edwars "si è spento nel sonno, dopo una lunga malattia", si legge nel comunicato dell'ateneo.

Era il 1968 quando Edwards, medico inglese e ricercatore dell'università di Cambridge, riuscì per la prima volta a fecondare un ovulo umano al di fuori del corpo di una donna, unendolo a uno spermatozoo in provetta. Ci vollero però ancora 10 anni da quel giorno per far nascere, grazie ai suoi studi, una bambina, Louise Brown, che il 14 luglio del 2013 ha compiuto 35 anni.

Dopo la nascita del primo bebè in provetta più di 4 milioni di bambini sono stati concepiti in questo modo nel mondo. Le ricerche di Edwards e del ginecologo Patrick Steptoe, morto nel 1988, scatenarono all'epoca polemiche fra le chiese cristiane e i medici convinti che la fecondazione artificiale non avrebbe mai funzionato. Ma Edwards portò avanti quel progetto che all'epoca sembrava folle. "Avere un bambino è una delle gioie più grandi che si possa dare a una coppia", amava ricordare difendendo i suoi studi.

Nato a Manchester il 27 settembre 1925, Edwards si laureò in Biologia e per lungo tempo si dedicò allo studio della fecondazione e della diagnosi preimpianto.  Fin dagli anni '50 ha considerato la fecondazione artificiale come una strada possibile per combattere la sterilità. Nel 1965 entrò a far parte della Società eugenetica britannica e solo tre anni dopo iniziò a collaborare con il ginecologo Steptoe. Un incontro importante per Edwars che collaborando con Steptoe riuscì a realizzare il suo sogno: far nascere un bimbo in provetta.

Importanti anche i suoi studi per la diagnosi preimpianto. Per difendere la diffusione di questa tecnica e la sua utilità fece anche un discorso di fronte al parlamento inglese. "Quando la gente dice che la diagnosi preimpianto è costosa, dico sempre: qual è il prezzo di un bambino disabile che nasce? Qual è il costo che ognuno deve sopportare? E' un prezzo terribile per tutti, e il costo economico è immenso. Per una diagnosi preimpianto, a confronto, servono davvero pochi soldi".

Per anni Edwars difese con coraggio le sue tesi, nonostante resistenze e scetticismi rispetto al suo programma di ricerca. Questo lo portò a completare con successo le proprie sperimentazioni facendo venire alla luce la prima bambina in provetta.

 FONTE: Repubblica.it
AUTRICE: Valeria Pini
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29 marzo, 2013

Nasce "Spotted Unime", il profilo Fb per scambiarsi messaggi (anonimi) fra studenti messinesi

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"Spotted: Unime" è un profilo dedicato allo scambio di messaggi, spesso in modo anonimo, riguardanti il mondo di Unime. Messaggi spesso scherzosi, foto divertenti, ma anche apprezzamenti o segnalazioni su cosa cambiare nelle varie facoltà. C'è chi approfitta di questo spazio per rendere pubblici i propri colpi di fulmine, chi le usa per esprimere l'astio verso il vicino fastidioso e chi solo per segnalare la presenza di qualcosa di divertente. L'anonimato viene garantito dai gestori della pagina che fanno da "filtro", riscrivendo il messaggio senza l'ovvio mittente comunicato da facebook. Creato da pochi giorni (il 15 Marzo), sta riscuotendo un grande successo fra gli universitari messinesi.

Non si tratta ovviamente di una novità in assoluto, visto che la moda delle pagine "Spotted" ha origine dal mondo inglese e si sta solo recentemente diffondendo nel nostro paese. Le pagine di facebook "Spotted" (tradotto in inglese “avvistato”) sono pagine dedicate a luoghi frequentati regolarmente da giovani. Narra la storia che la prima pagina Spotted sia stata creata nel 2010 da alcuni studenti di un'università di Londra al fine di poter "rintracciare" una ragazza che li aveva particolarmente colpiti. Il sito si chiamava FitFinder e il suo fondatore lo descrisse come una piattaforma di "microblogging anonimo localizzato". Nonostante l'iniziativa nasca per spirito goliardico tra un gruppo di amici, il sito ha un effetto virale tra gli altri studenti del campus, e in meno di due mesi riesce a coinvolgere 52 diverse università britanniche e oltre 250mila utenti, per un totale di 5 milioni di pagine visualizzate.

Tuttavia, il sito fu presto censurato tra le polemiche, in quanto numerosi utenti reclamano contro la natura intrusiva dei commenti pubblicati sul sito. Ben presto, le amministrazioni delle università coinvolte hanno diffidato gli studenti dall'utilizzare FitFinder, determinandone la chiusura il 28 maggio 2010, a poco più di due mesi dalla creazione. L'idea alla base di FitFinder, tuttavia, era destinata a sopravvivere su un altro social network nato e sviluppatosi nel mondo universitario: quello di Mark Zuckerberg. E così, da due anni a questa parte, su Facebook proliferano le pagine dedicate ai vari campus universitari – soprattutto britannici – dove gli studenti possono ricreare quel cameratismo virtuale protetti dalle larghe spalle del re dei social network.

Ma non finisce qui. Da qualche mese in Italia si sta diffondendo la moda degli "Spotted" dedicati al mondo dei trasporti. Un esempio è dato da "Spotted Trenitalia", mentre all'orizzonte si profilano pagine dedicate alle piccole cittadine o addirittura quartieri. Con buona pace di Zuckerberg, il cui micromondo troverà nuova linfa vitale. 

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Grecia, la crisi e le conseguenze dell'austerità sulla salute...

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Oltre al danno la beffa. L’ultimo capitolo della crisi greca non colpisce solo i portafogli degli abitanti, ma anche la loro salute. Le famiglie, per fronteggiare l’impennata del prezzo del gasolio da riscaldamento, sono tornate a scaldarsi con le stufe a legna, bruciando di tutto per risparmiare: vecchi mobili, legno dipinto, compensato, libri, vestiti e perfino plastica. Si è creata così una cappa anomala di smog che ha sovrastato per tutto l’inverno le aree più abitate. La conseguenza è un aumento delle malattie respiratorie, con ulteriore pressione sul sistema sanitario nazionale e sugli ospedali che sono già allo stremo, con le multinazionali che tagliano drasticamente la fornitura dei farmaci perché il governo non paga.

Lo confermano le ricerche di alcuni scienziati che negli ultimi mesi hanno analizzato la qualità dell’aria nei cieli delle principali città, soprattutto Atene e Salonicco: la presenza di polveri sprigionate nell’atmosfera dalla legna bruciata, dal dicembre 2010 a fine 2012, è aumentata del 200 per cento, arrivando a superare nella capitale greca di oltre 15 volte i livelli raccomandati dall’Unione europea. Il ritorno alle stufe a legna, secondo gli esperti, provoca un inquinamento superiore di 30 volte all’utilizzo del gasolio da riscaldamento. “Ci siamo accorti che l’inquinamento era più elevato in alcuni giorni, quindi abbiamo controllato la temperatura“, racconta Christodoulos Pilinis, professore e coordinatore del gruppo di scienziati che ha condotto il principale studio sul fenomeno. “E abbiamo notato così che nei giorni in cui la temperatura era sotto i cinque gradi la concentrazione di sostanze inquinanti nell’atmosfera aumentava significativamente, soprattutto in Atene”.

I camini hanno ricominciato a fumare da quando, l’anno scorso, il governo greco ha quasi raddoppiato il prezzo del gasolio da riscaldamento a 1,5 euro al litro, provocando un crollo della domanda pari all’80 per cento. La decisione è stata presa per contrastare la criminalità organizzata, che comprava il gasolio da riscaldamento in grande quantità e lo rivendeva spacciandolo per gasolio da trasporto, che costava il doppio, dopo avere eliminato il caratteristico colore rosso in modo che nessuno potesse distinguerlo. Il governo ha deciso così di pareggiare le tasse sui due tipi di gasolio perché stava perdendo troppo denaro.

La cappa di inquinamento ha fatto scattare chiamate di allarme e visite in ospedale tra i cittadini che hanno accusato problemi respiratori. “Abbiamo ricevuto diverse chiamate da persone che erano preoccupate oppure che avevano i primi sintomi di problemi respiratori, soprattutto tra chi già soffriva d’asma”, spiega Stefanos Sabatakakis, responsabile ambientale-sanitario dell’organizzazione Hellenic Center for Disease Control and Prevention, finanziata dal ministero della Salute. La nuvola provocata dalle stufe a legna, aggiunge Sabatakakis, può causare anche allergie. Non solo. Nello scenario peggiore, ovvero se l’inverno prossimo sarà particolarmente freddo, il rischio è un forte aumento di malattie più gravi come il cancro ai polmoni. Mentre per altri medici il pericolo è il danneggiamento del sistema neurologico e riproduttivo per chi è particolarmente esposto e perfino attacchi di cuore.

“Studi che provengono dalla World Health Organization, dalla nostra organizzazione e da molte università in Europa mostrano che una presenza elevata di particolato nell’aria può causare problemi gravi al sistema respiratorio”, spiega Sabatakakis, “mentre un comunicato rilasciato dal ministero della Salute ha confermato la correlazione tra l’aumento di visite negli ospedali e l’incremento delle polveri nell’atmosfera provocato dalle stufe a legna”.

A preoccupare gli esperti è soprattutto quello che succederà l’anno prossimo. L’inverno che si è appena concluso è stato infatti particolarmente mite, mentre in alcune parti della Grecia la temperatura può rimanere sotto zero per diversi mesi, con picchi fino a meno venti gradi. “Se ci sarà freddo per diversi giorni consecutivi il rischio è che la concentrazione di sostanze inquinanti si accumuli raggiungendo livelli estremamente alti, soprattutto se nulla interromperà il fenomeno. Per esempio piogge o venti forti”, spiega il professore Pilinis.

Ma il rischio non riguarda soltanto la salute dei cittadini. Il ritorno alle stufe a legna, infatti, ha scatenato un disboscamento selvaggio del territorio. Il ministero dell’ambiente ha avviato nel 2012 oltre 3mila cause e sequestrato più di 13mila tonnellate di alberi tagliati illegalmente. Hanno anche aperto moltissimi negozi abusivi per vendere legna spesso non adatta a essere bruciata, ancora troppo fresca oppure tagliata di notte eliminando alberi secolari dai pochi boschi rimasti in Grecia. I cittadini più disperati sono arrivati ad abbattere gli alberi dai parchi pubblici per portare a casa un po’ di legna. Con l’arrivo della primavera, per fortuna, è andato via anche il freddo e il problema è temporaneamente risolto. Ma l’anno prossimo, se il prezzo del gasolio non scenderà, le conseguenze rischiano di essere ben più gravi.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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21 marzo, 2013

Spagna, la crisi sgretola il diritto allo studio, triplicate le tasse universitarie...

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Se la prima rivoluzione industriale iberica pare già segnata dal fallimento e gli operai spagnoli tornano a casa senza stipendio, forse ai giovani non resta altro da fare che studiare e specializzarsi. Nulla di più complicato. A Madrid seguire l’università, iscriversi a un master o fare un dottorato è diventato un lusso d’altri tempi. Con la riforma voluta dal ministro José Ignacio Wert e i tagli imposti di 1,2 miliardi di euro al sistema educativo dal 2010, la Spagna dei banchi di scuola ha subito una battuta d’arresto senza precedenti. E sempre più spesso alunni e docenti organizzano flash mob e lezioni all’aperto in segno di protesta. Il diritto allo studio comincia a sgretolarsi.

Sono sempre più numerose le famiglie che non riescono a pagare le tasse universitarie, in molte regione autonome quasi triplicate. E a molti laureandi non resta altro che abbandonare gli studi a metà. Il sistema infatti non chiede più un pagamento annuale. Ogni alunno è obbligato a pagare per ogni materia tra il 15 e il 25 per cento in più di quello che costano in realtà gli studi. E per i ripetenti le cifre aumentano fino a raggiungere il 100 per cento. Per i corsi post-laurea, poi, l’accesso è diventato un vero investimento. Secondo il ministero dell’Educazione l‘aumento medio della tassazione per la frequenza di un master è stato del 69 per cento. I prezzi oscillano tra i 1.590 euro in Galizia fino ai 4.290 nelle isole Canarie.

Così per la prima volta dopo sei anni, i master offerti dalle università statali hanno perso migliaia di alunni. Non ci sono dati ufficiali, ma secondo le prime stime su 40 dei 48 campus pubblici presenti nel Paese, la caduta si aggira intorno all’8 per cento, cioè 6.700 studenti in meno. Nemmeno la Uned, l’università pubblica a distanza, è riuscita a frenare il crollo. Ha registrato solo un aumento di 1.200 alunni, non abbastanza per evitare il dato negativo. E questo nonostante molte università statali, come quella di Barcellona e di Burgos abbiano cercato di incrementare il numero delle borse di studio. L’università Autonoma di Madrid ha perfino aumentato i fondi sociali da 89 mila a 500 mila euro, proprio quando quella Politecnica approvava il licenziamento di 300 lavoratori del personale tecnico-amministrativo. Senza contare i 3 mila docenti in meno conteggiati dai rettori, fin dallo scorso mese di aprile.

FONTE: Il fatto quotidiano
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19 marzo, 2013

Ssn, sempre meno servizi per i cittadini: "Nel 2012 ticket farmaci +40%"

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Una sanità pubblica che, a forza di nuovi ticket, è diventata sempre più cara e una sempre più spiccata tendenza dei cittadini a rivolgersi al privato per prestazioni specialistiche e diagnostiche. Il Rapporto Oasi 2012 della Bocconi, presentato oggi dalla Fiaso, la federazione delle Asl italiane, racconta di un welfare sempre più in difficoltà dal punto di vista economico.

Le tasse sui farmaci, secondo la ricerca, nel 2012 sono aumentate del 40% rispetto all'anno precedente. La causa è l'introduzione di nuovi ticket o l'aumento di quelli già esistenti. Ma questa forma di compartecipazione alla spesa influisce anche su visite specialistiche ed esami, che nel servizio pubblico diventano sempre più cari per i non esenti. Così il 55% degli assistiti, sempre secondo il lavoro della Bocconi, si paga da solo queste prestazioni, rivolgendosi al privato, che in molti casi ha tariffe concorrenziali a quelle di Asl e ospedali. Spendere serve anche a evitare le liste di attesa, che nel pubbliche sono piuttosto lunghe. La spesa per la sanità privata nel nostro paese si attesta intorno ai 30 miliardi di euro.

"Nella sanità si può risparmiare eliminando gli sprechi senza ridurre l'offerta di salute", scrivono da Fiaso, sottolineando che in termini pro-capite o in rapporto al Pil, la spesa sanitaria italiana resta la più bassa d'Europa e da qui al 2015 dovrà affrontare una cura dimagrante da oltre 30 miliardi per effetto delle ultime manovre. E i tagli rischiano di ridurre l'offerta di servizi alle persone. Non si tratta solo di prestazioni sanitarie, ma anche sociali. Si stima infatti che in Italia lavorino ormai 774mila badanti, che sono, per avere un termine di paragone, più dei dipendenti di Asl e ospedali (in tutto 646mila).

Ma i soldi necessari a finanziare la sanità, oltre che dai ticket, vengono raccolti dalle Regioni anche con le tasse. Del resto all'assistenza ai cittadini è destinato circa l'80% del bilancio delle amministrazioni locali. "Maggiorazioni delle addizionali Irpef, aumento delle aliquote Irpef, rincari del bollo auto e cartolarizzazione dei debiti sono gli strumenti, singoli o associati, ai quali hanno fatto ricorso quasi tutte le Regioni, ad eccezione di Valle d'Aosta, Friuli, Trento e Bolzano, Basilicata e Sardegna, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Campania hanno messo mano a tutte le leve fiscali consentite dalla legge", spiegano sempre dalla Fiaso. E senza aumenti di tasse locali, come dicono i dati del Ministero della salute,  già nel 2011 i bilanci sanitari di ben 16 regioni sarebbero finiti rosso. In due anni i tributi locali sono aumentati di 5 miliardi.

Nel rapporto Oasi c'è anche una sezione dedicata a come i cittadini considerano i loro sistemi sanitari regionali. Nel Centro-Sud oramai la maggioranza delle persone (62,2%) considera inadeguati i servizi offerti dal ssn (53,5% al Centro, 15,6 nel nord-est, 25,3 nel nord ovest). "Il sistema sanitario rischia di collassare per eccesso di rigore finanziario - dice il presidente Fiaso Valerio Fabio Alberti - Una preoccupazione espressa da tutti i Ministri della salute europei che a Dublino nei giorni scorsi hanno richiesto alla Commissione UE di compiere un passo deciso verso l'attribuzione delle competenze sul finanziamento dei sistemi agli stessi dicasteri sanitari anziché a quelli economici. Una richiesta pienamente condivisibile, tanto più se accompagnata dall'esclusione dal calcolo dei deficit nazionali degli investimenti in salute che generano crescita economica a medio e lungo termine. Nel frattempo  - prosegue- sarà bene che in Italia si rafforzino  politiche di maggiore integrazione socio-sanitaria, che la crisi rende ineludibili".


FONTE: Repubblica.it
AUTORE: Michele Bocci
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05 marzo, 2013

Raggiunto un accordo fra S.IG.M. e MIUR: concorsi di specializzazione su base nazionale a partire dal 2014

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Di seguito il post dal sito Giovanemedico.it:


Care Colleghe e cari Colleghi, in data odierna una delegazione del S.I.G.M. e del Comitato Pro Concorso Nazionale hanno partecipato, su invito del MIUR, ad un incontro finalizzato alla condivisione del testo finale della proposta di modifica del Regolamento concernente l’accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria.

A tal proposito, esprimendo apprezzamento al lavoro della Direzione Generale per l’Università, lo Studente ed il Diritto allo studio universitario del MIUR che ha reso aperto e partecipato il processo di articolazione della proposta, informiamo che si è trovata una piena condivisione sui seguenti punti:

1) l’attuale modalità di concorso lascerà il posto ad un concorso a graduatoria nazionale per singola tipologia di specialità, che garantisce maggiore trasparenza a tutela dei candidati;
2) la riforma in ogni caso prenderà il via dall'anno accademico (2013/2014), mentre per il corrente a.a. 2012/2013 le modalità di selezione rimarranno invariate;
3) è stata scongiurata la penalizzazione dei fuori corso e sono stati stabiliti i criteri per la valutazione degli elementi curriculari (voto di laurea e media esami sostenuti)

L’occasione è stata utile per fornire ulteriori spunti di miglioramento che sono al vaglio degli uffici della Direzione Generale e pertanto una completa descrizione del testo sarà possibile solo nei prossimi giorni.

Condividendo l’impianto complessivo, che ha recepito le osservazioni proposte dal SIGM, dal Comitato e dal CNSU in sede di consultazione, a maggior ragione del profilarsi di una futura consistente mobilità degli specializzandi sul territorio nazionale, il SIGM ha riproposto al MIUR la richiesta di garantire ai medici in formazione specialistica la tutela del diritto allo studio (accesso ai servizi erogati dagli Enti Regionali per il diritto allo studio: ristorativi ed alloggiativi). Ricordiamo a tal proposito come questi siano a tutti gli effetti un diritto dei medici in formazione specialistica, i quali corrispondono annualmente una tassa regionali ad hoc.

Ringraziamo, infine, la Presidenza del CNSU ed il CNSU in tutte le sue componenti per avere concretamente sostenuto le ragioni del cambiamento di rotta introdotto dalle modifiche al Regolamento concernente le modalità di selezione per l'accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria.

Vi terremo puntualmente aggiornati sulle ulteriori evoluzioni del caso.


FONTE: Giovanemedico.it
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18 febbraio, 2013

A Messina primo intervento nel Sud Italia di linfoadenectomia iliaco-otturatoria con tecnica mininvasiva

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Un innovativo intervento per asportare linfonodi in laparoscopia. Nessun taglio all’addome per il paziente che al policlinico di Messina è stato sottoposto a una delicata operazione; la prima - in Italia centro meridionale - ad essere eseguita con tecnica mininvasiva.

Un melanoma nella regione plantare del piede destro; le metastasi sono state diagnosticate grazie al “linfonodo sentinella”, metodo che consente di rintracciare i linfonodi di pertinenza già nelle aree regionali del corpo. È stato proprio l’esito positivo dell’esame istologico a rivelare la necessità di eliminare l’intera catena di linfonodi dell’arto inferiore.

In gergo medico si chiama “linfoadenectomia iliaco-otturatoria laparoscopica per metastasi da melanoma”; è stata eseguita presso l’Unità operativa complessa di Chirurgia plastica (diretta dal prof. Michele Colonna) e ha visto la collaborazione di una équipe multidisciplinare composta dal prof. Giuseppe Navarra, Direttore dell’Unità di chirurgia oncologica, dal dott. Gabriele Delia, dell’Unità di chirurgia plastica e dall’anestesista dott. Claudio Galletti .

Al dott. Delia il compito di eseguire la linfoadenectomia inguinale radicale; mentre il prof. Navarra ha eseguito la linfoadenectomia iliaco-otturatoria in laparoscopia. I linfonodi vengono asportati senza dover ricorrere ad alcuna incisione all’addome. La tecnologia entra in campo supportando il chirurgo che può così avere una visione operatoria ampia, agendo in modo più accurato e preciso. Notevoli i benefici soprattutto per il paziente che può tornare a casa in tempi brevi; come in questo caso, dimesso già in seconda giornata.

FONTE: Tempostretto.it
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16 febbraio, 2013

Test di Ingresso: ufficiale l'anticipo a Luglio, dal 2014 ad Aprile

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Il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) ha pubblicato il calendario dei test d’ingresso per i corsi di laurea a numero chiuso. Sono state anticipate quasi tutte le date da settembre a luglio. Dal 2014, invece, il ministro uscente Profumo ha fissato tutti i test per il mese di Aprile. Il test d’ingresso per i corsi di laurea di medicina sarà il 23 luglio, per veterinaria il 24 luglio, per architettura il 25 luglio. I test d’ingresso ai corsi delle professioni sanitarie, invece, si svolgeranno “regolarmente” il 4 settembre.

La maturità 2013 inizierà il 19 giugno con la prima prova. Considerando la distanza tra la prima prova di maturità e il test di medicina si può vedere che il “taglio del tempo” è notevole: nel 2012 la distanza tra la prima prova e il test di medicina era di 85 giorni, nel 2013 sarà di soli 35 giorni.
Questo risulta pesante considerando il fatto che tra seconda, terza prova e svolgimento degli orali il tempo di preparazione per i test d’ingresso ai corsi a numero chiuso si assottiglia pesantemente, soprattutto per gli studenti di scuole superiori con un gran numero di iscritti, che rischiano di concludere la maturità a distanza di una settimana dal test.

La data del 15 aprile per lo svolgimento dei test d’ingresso ai corsi di medicina in lingua inglese, invece, era già nota da tempo. Ci sono, però, delle modifiche sensibili alle modalità di valutazione e di svolgimento: gli studenti avranno 90 minuti di tempo per rispondere a 60 domande (nel 2012 i minuti erano 120 e le domande 80) e potranno giocarsi fino a 5 punti di valutazione con la presentazione di un certificato di lingua inglese e attestati dei risultati scolastici precedenti al test (anche qui con un massimo di 5 punti). Una certezza per questo test sarà la graduatoria unica nazionale.

Il MIUR giustifica l’anticipazione dei test di quest’anno a luglio come “un aiuto alla logistica per chi sceglie una città diversa dalla propria per studiare”. La progressiva anticipazione delle date dei test, fino allo svolgimento nel mese di aprile del prossimo anno, invece, è presentato come “europeizzazione del nostro sistema”. Nello stesso periodo, effettivamente, le università europee aprono le pre-iscrizioni e, soprattutto, alcune università private propongono dei test d’ingresso già durante la primavera. Fa eco al MIUR StudiCentro, gli studenti dell’UDC, che elogia il nuovo calendario: “Questa anticipazione evita anche l’assurda situazione che si verifica a ogni inizio di anno accademico quando, a lezioni avviate, vi sono studenti che rientrano nei corsi attraverso lo scorrimento delle graduatorie”.

Daniele Lanni, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi, ha commentato il tutto in una nota: “Siamo alle comiche finali. Il calendario pubblicato oggi dal Ministero è qualcosa di scandaloso. Gli studenti del quinto anno delle superiori finiscono gli esami di maturità pochi giorni prima del 23 luglio e si arriverà alla situazione paradossale per cui gli studenti avranno solo una settimana per preparare i test”. Il portavoce ribadisce lo schieramento di RSM contro il numero chiuso e dice che sono pronti a mettere in campo “qualsiasi iniziativa legale e politica per fermare questo scempio”. Risponde, poi, direttamente al commento del MIUR: “Altro che europeizzare. Questo è l’ennesimo attacco di questo Ministro dimissionario agli studenti italiani e alla possibilità per tutti di accedere all’Università. Siamo increduli. Come pensano che sia possibile preparare un test che può cambiare le nostre vite in meno di una settimana?”.

Anche il coordinatore nazionale dell’UdU, Michele Orezzi, si scaglia contro la nuova calendarizzazione: “Non solo gli studenti dovranno prepararsi a sostenere un test d’ingresso su materie che possibilmente non hanno mai nemmeno studiato, inoltre avranno pochissimo tempo a disposizione per farlo in quanto saranno impegnati, almeno fino alla prima metà di luglio, a sostenere gli esami di maturità. È un altro palese attacco al diritto allo studio e all’accesso alla formazione per migliaia di studenti”. Orezzi sottolinea anche le vittorie dei ricorsi al TAR contro alcuni test a numero chiuso degli scorsi anni, e ribadisce l’impegno politico e legale a riguardo: “Questa calendarizzazione è un ulteriore percorso ad ostacoli per migliaia di studenti che, dopo le scuole superiori, vogliono intraprendere un percorso universitario e la cosa più grave e' che il Miur cambia ancora una volta le regole in corsa e senza un minimo di preavviso e concertazione con gli studenti. Noi difenderemo i diritti di questi studenti e procederemo anche per via legale per abbattere questo sistema e stiamo gia' pianificando un nuovo ricorso collettivo col nostro avvocato per sconfiggere legalmente e politicamente un test a crocette obsoleto e incostituzionale”.

AUTORE: Mattia Sguazzini
FONTE: You-ng.it
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09 febbraio, 2013

Sanità, quella riforma scomparsa dai radar...

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Doveva essere la riforma che avrebbe rivoluzionato la sanità in Italia, portarci il medico di base h24, nuove prestazioni convenzionate, un servizio ”più trasparente, efficiente e sostenibile”, invece il decreto Balduzzi è rimasto in larga parte lettera morta. Per mesi si è parlato di una svolta nella sanità, ma ad oggi la svolta non è arrivata, o quantomeno è monca. Non solo. In questa campagna elettorale infuocata, in cui sono candidati tra gli altri Mario Monti e l‘ex ministro della Salute Renato Balduzzi, si è parlato di quasi tutto, tranne che di una riforma organica della sanità. Uno dei pochi accenni al problema è stato fonte di un battibecco su Twitter tra l’ex ministro e Ignazio Marino del Pd. “Ma lo sa che il programma sanità del Pd è già legge?”, ha cinguettato Balduzzi. “Si riferisce per caso alla sua legge fantasma?” gli ha replicato Marino. Negli ultimi giorni di campagna elettorale il tema è stato poi introdotto dal solo candidato del centrosinistra a Palazzo Chigi Pierluigi Bersani (ma è destinato a tornare presto da dov’è uscito).

Il decreto Balduzzi è legge da inizio novembre 2012, ma mancano all’appello più di 20 decreti attuativi, su cui si stanno dando battaglia Regioni e Governo. Alcuni di questi sono già scaduti (dovevano essere già varati entro il 2012), e la maggior parte dovrebbe essere approvata entro la prima metà del 2013. Le Regioni sostengono di non aver ricevuto finora nemmeno il decreto, contestano i tagli alla sanità e l’impianto stesso di tutta la riforma (che, dicono, è stata fatta con due provvedimenti separati e incompatibili tra loro, ovvero il regolamento della spending review, che taglia i posti letto, e il decreto Balduzzi). Per il 2013 chiedono che il finanziamento alla sanità sia riportato “almeno al livello del 2012″. Inoltre, secondo le Regioni, per avere la possibilità di lavorare con una prospettiva di mantenimento dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza), “servirebbero anche un altro paio di miliardi”.

Ma per il Governo altri fondi da dare non ce ne sono. Anche perché, a detta dell’esecutivo, il decreto Balduzzi è a costo zero. L’impasse, a poche settimane dall’inizio della prossima legislatura, sembra dunque insuperabile. “Nessuno di questi decreti ha la possibilità reale di essere approvato prima del voto”, sostiene Paolo Di Loreto, rappresentante dell’Umbria nel coordinamento sanità delle Regioni.

Le nuove misure contenute nella riforma per le Regioni qualche onere aggiuntivo invece ce l’hanno. Il motivo lo spiega Di Loreto, che è anche membro del Cda del’Istituto superiore di sanità in rappresentanza delle Regioni: “Da una parte si tagliano fondi e risorse per gli ospedali: dal regolamento della spending review lo stesso Governo prevede una riduzione dei costi di 20 milioni di euro, cifra ridicola; poi si mette in atto una riforma, attuata per decreto, che il ministro dice essere a costo zero ma che secondo noi non lo è”, a tal punto che “quei 20 milioni di risparmi sono spiccioli rispetto alle spese da coprire”. Stesso ragionamento lo fanno gli assessori alla salute nelle varie regioni italiane. Quello toscano (Luigi Marroni) sottolinea, ad esempio, che nella riforma ci sono diversi punti, che pur non creando spesa, hanno un impatto economico sulla sanità locale, già afflitta dai tagli.

Sono soprattutto tre i nodi del decreto Balduzzi che le Regioni contestano, oltre al fatto di aver approvato una riforma della sanità per decreto: il medico di base h24, l’aggiornamento dei nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza), le nuove regole per la nomina di direttori generali e primari.

Per quanto riguarda l’introduzione del medico h24, spiega Di Loreto, “a livello regionale un’assistenza di questo tipo garantita esiste già, grazie alle guardie mediche. Se poi si vuole farla in maniera più strutturata, noi siamo d’accordo, ma non è vero che è a costo zero”. I fondi infatti, spiega, secondo il Governo dovrebbero venire dai risparmi della spending review: “Ma così – sostiene – prima di tutto si risparmia sugli ospedali, che sono già in sofferenza e che avrebbero bisogno di investire in innovazione”. E inoltre, fa notare, “a fronte di ipotetici risparmi che sarebbero realizzati in più anni, necessari per la riorganizzazione della rete ospedaliera, si dovrebbero affrontare da subito le spese per i nuovi ambulatori h24″.

Altro oggetto del contendere è l’aggiornamento dei nuovi Lea, le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di ticket. Il ministro Balduzzi ha provveduto a stilare la nuova lista, includendo anche 110 nuove patologie rare, ma le Regioni sostengono di non aver ancora ricevuto il documento. Le Regioni condividono l’esigenza di aggiornare i Lea ma, dicono, “non ci si può fermare alle malattie rare e alla ludopatia quando c’è bisogno di adeguare i Lea anche nel settore delle prestazioni diagnostiche. Abbiamo dei comuni esami di laboratorio che non sono inseriti nei Lea e manteniamo invece convenzionati degli esami obsoleti”. Soprattutto le Regioni contestano il metodo di non affrontare complessivamente il tema, mettendo in relazione l’aggiornamento dei Lea e costi correlati.

Ultimo punto su cui l’attuazione del decreto Balduzzi si è bloccata sono le nuove regole di nomina dei direttori generali e dei primari. “Siamo favorevoli – dice Di Loreto – a percorsi di nomina e valutazione dei direttori generali e dei primari caratterizzati dal massimo livello di trasparenza e basati su una valutazione tecnica dei curriculum professionali. Ma riteniamo la responsabilità della nomina debba coincidere con quella dei risultati che consegue il servizio sanitario regionale”. Su questo aspetto arriva l’attacco di Lucio Barani (Pdl), che fu uno dei relatori del decreto Balduzzi alla Camera. Secondo lui lo stallo nell’attuazione della Balduzzi deriva dalla resistenza delle Regioni a un cambiamento: “Molti governatori si oppongono – dice – perché vogliono continuare a gestire la sanità, ad esempio nominare i primari e i dirigenti. C’è una sorta di dittatura delle Regioni”. Ma l’attacco viene rispedito al mittente: “Non è un nostro capriccio”, replicano dalla Conferenza delle Regioni.

FONTE: Il fatto quotidiano
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30 gennaio, 2013

Francia, al bando la pillola "Diane 35"

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Allarme in Francia per una nota e diffusa pillola anticoncezionale. L'Agenzia nazionale della sicurezza dei farmaci, Ansm, ha deciso di sospendere entro tre mesi la vendita del farmaco Diane 35, nato per il trattamento dell'acne, ma spesso usato per i suoi effetti contraccettivi. A causare la decisione dell'agenzia, la morte sospetta di almeno quattro donne dalla sua commercializzazione, nel 1987, a oggi. Ma le morti legate ai confetti Diane potrebbero essere molte di più.

La pillola aumenterebbe il rischio di trombosi ed embolie polmonari. Il direttore generale dell'Ansm Dominique Maraninchi ha spiegato: "In 25 anni sarebbero 125 i casi di decesso per trombosi venosa causata dall’utilizzo della pillola o dei suoi generici. Nello specifico in quattro casi l’insorgere della trombosi parrebbe essere stata causata senza ombra di dubbio dalla pillola in questione".

"La procedura di sospensione del farmaco - ha proseguito il direttore dell'Ansm - durerà tre mesi durante i quali le donne che assumono tale pillola non devono smettere di prenderla repentinamente. Sono piuttosto invitate a consultare i loro medici generici che comunque non potranno più prescrivere Diane 35. Tutti gli stock saranno infatti, ritirati dal commercio".

La Bayer, il colosso farmaceutico che produce la pillola messa all'indice, si difende sottolineando come il rischio ddi trombi sanguigni legati alla sua assunzione è "conosciuto e chiaramente indicato nel foglietto illustrativo" e che il trattamento non doveva essere prescritto in casi diversi dall’acne e sempre "nel rispetto di eventuali controindicazioni".

In Francia sono circa 315mila le pazienti che usano questa pillola o i farmaci generici equivalenti non solo per i suoi effetti benefici contro l'acne, ma anche per le sue conseguenze contraccettive. L'agenzia del farmaco di Parigi ha annunciato una procedura per il bando europeo del farmaco.

FONTE: Tgcom.it
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25 gennaio, 2013

Scoperto il "Quadruplex", un DNA a 4 filamenti espresso in mitosi...

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Ricercatori della University of Cambridge, guidati da Shankar Balasubramanian hanno pubblicato su Nature Chemistry la scoperta di strutture con appaiamenti di 4 filamenti di DNA.

I quadruplex si formano in regioni ricche di guanina con i filamenti che si organizzano ripiegando e formando una sorta di struttura quadrata. Queste strutture sono estremamente instabili ed i ricercatori hanno dovuto usare anticorpi specifici e sostanze bloccanti per poterle osservare su cellule di tumore dall'osteosarcoma al cancro della cervice. Le conformazioni del DNA a quattro sarebbero presenti soprattutto al centro dei cromosomi e alle loro estremità, nei telomeri. La loro posizione insieme al fatto che si sono visti formare soprattutto in fasi mitotica, lascia pensare che potrebbero essere correlati ai tumori.

Tra i ricercatori c'è anche l'italiana Giulia Biffi arriva da a Cambridge con un dottorato dall'Università di Pavia che spiega, "Anche nelle cellule normali si formano ma le cellule tumorali replicano continuamente e quindi se i quadruplex sono importanti durante la replicazione del Dna potrebbero avere effetti più rilevanti nelle cellule tumorali. Già in studi precedenti si è visto che si possono usare piccole molecole sintetizzate per 'traghettare' queste strutture con un effetto anti-proliferativo sulla cellula".
 
FONTE: Molecularlab.it
ARTICOLO SCIENTIFICO: Articolo
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Da Novara in arrivo un nuovo vaccino contro la meningite B

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Trovato il vaccino per il tipo di meningite più diffusa, quella di tipo B. La scoperta del Bexsero è tutta italiana: è da attribuirsi al Novartis di Siena e alla clinica pediatrica dell’Ospedale Maggiore di Novara. La ricerca ha visto come protagonisti 300 bambini che hanno partecipato tra il 2008 ed il 2010. L’ospedale è stato un po’ il centro di coordinamento di questa maxi sperimentazione che ha coinvolto in totale 5 ospedali italiani e 60 in altre sei nazioni europee.  Ora però il risultato c’è ed è stato approvato anche dalla Commissione europea per i farmaci lo scorso 21 gennaio.

Massima la soddisfazione espressa dal direttore della ricerca, Gianni Bona: “E’ una ricerca  che ha richiesto 12 anni di lavoro per lo sviluppo nei laboratori Novartis di Siena, a cura del professor Rino Rappuoli e della sua equipe. Poi sono seguiti 5 anni di sperimentazione”. Un plauso va anche ai genitori dei bambini che hanno deciso di dare la loro approvazione ai fini della ricerca, un’approvazione che però, secondo il Professor Gianni Bona, non è stata difficile da ottenere, in quanto l’ospedale novarese è da sempre conosciuto per l’affidabilità e la serietà del proprio lavoro di ricerca.

La meningite B si può quindi ora prevenire. Ciò che ancora manca è la ricezione del prodotto da parte dell’Aifa, Agenzia Italiana per il farmaco, che dovrebbe accettare il Bexsero entro sei mesi. Intanto si chiederà l’autorizzazione per immetterlo nei livelli essenziali di assistenza, in modo tale che sia fornito in forma gratuita.

FONTE:  www.mondoinformazione.com
AUTRICE: Adele Lerario
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