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AFORISMA DEL GIORNO

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23 dicembre, 2017

Giovani in fuga dall'ospizio "Italia"

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Trentottomila mila giovani adulti, il 28,5% dei quali laureati, nel 2016 hanno abbandonato l’Italia secondo quanto ci racconta Istat. Questo dato, che fa riferimento alla classe d’età dei 25-39enni, è solo la punta di un iceberg sul quale la nostra già periclitante demografia rischia di andare a sbattere, affrettando quella trasformazione dell’Italia in un gigantesco ospizio a cielo aperto, visto che sempre nel 2016 i dati Istat ci dicono che sono nati circa 12 mila bambini in meno.

Non riesco a dar torto a questi emigranti italiani per la semplice ragione che molto probabilmente là fuori troveranno quello che qui non c’è: un lavoro decente, quindi, ma soprattutto le grandi assenti nel nostro paese: le opportunità. Una constatazione che sembra ormai diffusa nel nostro paese, visto che Istat nota con un certo sconcerto che il saldo demografico dei residenti, ossia la differenza fra gli italiani che rientrano dall’estero e quelli che si cancellano dall’anagrafe per andare all’estero, è in costante peggioramento da dieci anni, passando da praticamente zero a  80 mila.

Per essere ancora più precisi, “sono 81 mila gli emigrati italiani con più di 24 anni nel corso del 2016, l’11% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, quasi 25mila posseggono la laurea (31%)”. Parliamo quindi di tutte le classi di età superiori ai 24 anni. Complessivamente gli italiani finiti all’estero sono stati 115 mila, il 73% del totale delle emigrazioni dall’Italia per l’estero. “Il numero degli emigrati italiani si è più che triplicato rispetto a dieci anni prima passando da 36mila del 2007 a 115mila del 2016. Le immigrazioni, d’altro canto, interessano i nostri connazionali solo nel 13% dei casi (38mila). I due flussi danno origine così a un saldo migratorio dei soli cittadini italiani di -77mila unità”. Quanto alle destinazioni, il 2016 è stato l’anno del Regno Unito, probabilmente perché molti hanno pensato di farsi registrare laggiù nel timore che la Brexit chiudesse i cancelli di accesso. Ma poi rimangono le destinazioni classiche, nell’ordine la Germania, la Svizzera e la Francia, con la Spagna a chiudere la classifica dei principali paesi di arrivo. Quanto alle regioni di provenienza, si segnalano i movimenti migratori di confine, ossia dalle regioni del nord verso i paesi limitrofi, e poi dalla Sicilia. È interessante poi osservare che la voglia di stare in Italia scema anche fra gli stranieri.

Arrivano meno persone dall’estero, mentre aumentano sempre più le emigrazioni, in gran parte di italiani, come abbiamo visto. Tutto ciò rende vagamente surreale il nostro dibattito sull’immigrazione e soprattutto non fa altro che peggiorare la nostra piramide demografica, ormai sempre più sbilanciata verso la cima (gli anziani) a scapito della base (i giovani). A fronte di questi numeri è più che legittimo chiedersi quanto il leggero miglioramento della disoccupazione giovanile, registrato sempre da Istat negli ultimi dati tendenziali di ottobre relativi al mercato del lavoro in ottobre, dipenda dall’emigrazione piuttosto che dal miglioramento del mercato del lavoro. Cancellarsi dall’anagrafe italiana porta con sé anche la cancellazione dalle liste di disoccupazione, evidentemente.

Ma aldilà di questa circostanza, è facile comprendere questi giovani più o meno adulti e istruiti che hanno la (s)ventura di  esser nati in un paese che ormai, per evidenti ragioni di senilità incipiente, volge la sua attenzione alla popolazione anziana assai più che a quelli che lo diventeranno. Basta ricordare l’ossessione nazionale per le pensioni, che anche in occasione della ultima legge di bilancio ha dato ampia prova di sé.  E’ sufficiente un semplice esperimento per verificarlo. La voce “pensioni”, ricercata in una agenzia di stampa nell’arco di tempo 1 novembre/1 dicembre, ha originato 920 record . La voce “lavoro giovani” più o meno la metà, circa 500. La voce bebé 217. Per quanto rudimentale, questo metodo consente di misurare l’attenzione della stampa e della politica su questi argomenti in occasione del Grande Dibattito che si sta consumando sulla manovra finanziaria. E se andiamo a vedere gli stanziamenti osserviamo anche come questa differenza si replichi nelle risorse che queste categorie mobilitano. L’ennesima riforma delle pensioni, che allarga la platea dell’Ape social, costerà circa 250 milioni in più di spesa pensionistica fino al 2020. Costi che certo non si esauriscono in un triennio. Al contrario durerà solo un triennio il bonus bebé per il quale sono pure stati notevolmente ridotti i fondi. Ciò a fronte di una situazione di grave denatalità.

Ce n’è abbastanza per capire chi decida di tentare la fortuna fuori dall’ospizio Italia. Si comprende un po’ meno come sia possibile che tutto ciò non susciti granché attenzione: nel migliore dei casi, una rassegnata alzata di spalle.

FONTE: Il Sole 24 Ore
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14 dicembre, 2013

Lettera aperta di tre giovani medici al Governo Letta: "Siamo alle soglie di un disastro occupazionale senza precedenti"

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Onorevole Presidente Letta, Onorevole Ministro Carrozza,
negli ultimi mesi è emersa in maniera sempre più drammatica la verità sulla situazione dei finanziamenti relativa ai contratti di formazione sanitaria specialistica nel nostro Paese. Se le cose non cambiano, il prossimo anno 6mila laureati in medicina dovranno cambiare mestiere, riciclarsi nel terziario o nelle aziende, dopo 6 anni di dura formazione per diventare medici. Recentemente è stato confermato, infatti, che sono stati stanziati fondi solo per 2mila borse di studio, a fronte di 8mila laureati e di un fabbisogno definito dalle Regioni di circa 8.600 unità. L'anno scorso ne erano state attivate 4.500, l'anno 2011/2012 circa 5mila. Il calo ha assunto dimensioni grottesche: le borse sono del tutto insufficienti a garantire la formazione post-laurea dei dottori in medicina. Il titolo specialistico, come Lei sa, è indispensabile per sfuggire a una vita di eterno precariato, dopo anni di studio e di frequenza nei reparti. Inoltre, non ci si può non preoccupare del pericoloso indebolimento che il sistema sanitario nazionale subirebbe se venisse privato del lavoro degli specializzandi in seguito a tale riduzione del turn-over, che metterebbe a rischio il diritto della popolazione italiana a un'assistenza medico-sanitaria. Di fronte a questa situazione cresce di giorno in giorno l'angoscia di chi tra di noi si troverà ad affrontare fra pochi mesi l'esame di specialità e anche di tutti gli studenti che dal primo anno si trovano circondati da un clima di sfiducia. Presidente Letta e On. Ministro Carrozza, è possibile per noi, studenti universitari di medicina, continuare a guardare al futuro con speranza? Abbiamo davanti a noi tanti ammirevoli esempi di neolaureati che, con prospettive ridotte quasi a zero, invece di rassegnarsi o lasciarsi andare alla recriminazione, hanno deciso di sfruttare appieno il tempo che li separa dal test di accesso alle Scuole di Specialità per poter ulteriormente perfezionare la loro formazione, impegnandosi con tale passione da suscitare lo stupore dei medici ospedalieri a loro assegnati. Nella stragrande maggioranza, gli studenti di medicina dimostrano di aver a cuore l'università e la propria formazione. Affrontando le problematiche didattiche non di rado scelgono di spendere il proprio tempo libero per preparare esercitazioni gratuite in collaborazione con i propri professori, contribuendo non solo all'innalzamento della qualità formativa, ma alla costruzione di un clima universitario collaborativo e creativo. Ci domandiamo: non conviene scommettere – per il bene di tutti – sui giovani e sulla positiva scintilla che li muove? Perché non guardare un metro più in là, invece che ritrovarsi domani senza medici a sufficienza per far fronte alle esigenze del nostro Paese? Vi chiediamo, in queste settimane in cui si prenderanno i provvedimenti decisivi per il nostro futuro, di non ignorare la nostra voce.

Lettera aperta scritta da:
Gabriele Buongarzone,
Melisa Polo Friz,
Pietro Calcagno
Rappresentanti degli studenti negli organi accademici delle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università degli Studi di Milano e di Milano-Bicocca 

FONTE:  Il sussidiario.net


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09 settembre, 2013

Medicina, inizia la rivoluzione nell'accesso alle scuole di Specializzazione, verso la graduatoria unica nazionale

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Cambiano le modalità di accesso alle scuole di Specializzazione per Medicina. Stamani è stato approvato dal Consiglio dei Ministri uno specifico articolo in seno al Decreto Legge sulle «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca», che interviene a modificare la normativa nazionale di riferimento (D.Lgs 368/1999). Tramite tale modifica, si crea un concorso a graduatoria unica nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche, sulla scorta di quanto già avviene in Francia e Spagna. Tale punto è stato il primo delle richieste avanzate dall’Associazione Italia Giovani Medici (S.I.G.M.) e dal Comitato Pro Concorso Nazionale, nel corso della mobilitazione nazionale “Giovani Medici Day”, tenutasi il 14 maggio in piazza Montecitorio.

A seguito della citata manifestazione, il Ministro Carrozza aveva istituito una Commissione incaricata di avanzare una proposta di regolamento per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche mirata a rendere oggettivi modalità e criteri di valutazione da parte delle commissione giudicatrici, oltre che ad introdurre una graduatoria nazionale per tipologia di specializzazione.

Dichiara il SIGM: <<Ringraziamo il Ministro Carrozza per aver prestato fede all’impegno assunto. L’adozione di una graduatoria unica nazionale e di criteri di valutazione non più discrezionali consentirà di rilanciare e di rendere più competitivo il sistema formativo professionalizzante post laurea di medicina. – Unica nota stonata, dispiace rimarcarlo, è riferibile al fatto che, adesso che tale importante obiettivo è prossimo al conseguimento, si registra la gara a salire sul carro dei “vincitori”. Premesso che i vincitori sono quanti si potranno avvalere di queste importanti innovazioni, sottolineiamo che il 14 maggio 2013 è stato avviato un percorso storico e chi è stato presente in piazza Montecitorio, mettendoci la faccia, ha dimostrato che le cose nel nostro Paese si possono davvero cambiare in meglio>>.

Il SIGM dichiara di riservarsi di seguire il successivo iter di approvazione del Decreto Legge in Parlamento sia per evitare che il testo possa essere stravolto, sia per capire tempi e modalità di implementazione della graduatoria nazionale, anche alla luce della necessaria modifica dell’attuale Regolamento concernente l’accesso alle scuole di specializzazione, una nuova bozza del quale è già stata esitata dalla Commissione ministeriale, ai lavori della quale il SIGM ha partecipato con un proprio delegato, ed è ora al vaglio del Ministro.

<<Auspichiamo il recepimento in toto della proposta elaborata dalla Commissione Ministeriale ed il successivo invio al vaglio del Consiglio di Stato. Urge fornire il prima possibile indicazioni certe a chi si appresta ad usufruire degli effetti della riforma, in modo che gli aspiranti specializzandi possano da subito orientare il proprio profilo curriculare>>.


FONTE: Giovane Medico
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