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AFORISMA DEL GIORNO

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11 maggio, 2018

Nuovi farmaci antivirali contro possibili attacchi terroristici: il caso "Tecovirimat"

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È a un passo dall’approvazione, da parte dell’ente americano che regola i farmaci (FDA), il primo trattamento contro il vaiolo. Sembra una stranezza l’arrivo sul mercato di un medicinale per trattare una malattia che diamo per scomparsa dalla faccia della Terra, ma i timori che il virus del vaiolo, conservato in alcuni campioni in laboratori ad alta sicurezza (e di cui conosciamo il genoma e potrebbe perciò essere facilmente replicato), possa essere usato come arma, hanno fatto ritenere una precauzione utile sviluppare e rendere disponibile un trattamento da utilizzare in caso di emergenza.

Il farmaco è una molecola antivirale, chiamata tecovirimat, che funziona rallentando la capacità del virus che causa il vaiolo di replicarsi e infettare l’organismo. È stato sviluppato dall’azienda farmaceutica SIGA Technologies e sperimentato su animali e sull’uomo: nei test su animali ha dimostrato di avere una buona efficacia nel ridurre la mortalità per la malattia, che nelle epoche in cui il virus circolava era di circa il 30 per cento.

Il vaiolo è una malattia infettiva provocata dal virus Variola: i sintomi di un’infezione non si manifestano immediatamente, ma un paio di settimane dopo il contagio, quando sale la febbre e compare la caratteristica eruzione cutanea con le pustole. È questa la fase in cui, in caso di diffusione del contagio, il farmaco andrebbe assunto.

Il vaiolo ha causato epidemie catastrofiche nel corso della storia dell’umanità. È incerto il momento in cui il virus ha fatto il salto da un serbatoio animale all’uomo: alcuni studiosi pensano che la peste antonina, che imperversò nell’impero romano tra il 150 e il 180 dopo Cristo, sia stata in realtà un’epidemia di vaiolo, mentre altri ipotizzano che la malattia si sia diffusa in tempi più recenti. Nel corso del Novecento, comunque, quando il vaiolo ancora imperversava, si stima che abbia fatto almeno 300 milioni di vittime a livello globale.

L’OMS ha iniziato negli anni Sessanta la campagna globale contro la malattia, con una strategia che univa vaccinazione e contenimento dei focolai epidemici. Nel 1979 il vaiolo è stato dichiarato eradicato: l’ultimo caso di malattia naturale era stato segnalato nel 1977 in Somalia. I Paesi che fino a quel momento avevano abbracciato la politica vaccinale hanno iniziato a sospendere le vaccinazioni: in Italia è stata sospesa nel 1981.

A tuttoggi, per quel che ne sappiamo, le uniche riserve conosciute del virus del vaiolo sono quelle conservate in due laboratori di riferimento dell’OMS: i CDC di Atlanta (Stati Uniti) e il Centro di ricerca statale di virologia e biotecnologia di Koltsovo (Siberia, Russia).

Molti paesi hanno ancora scorte di vaccino, ma l'opinione di alcuni esperti è che avere anche un trattamento disponibile in caso di emergenza (leggi "attacco bioterroristico") è una garanzia in più.

FONTE: Focus.it
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22 aprile, 2018

Nei topi di New York nuovi enterobatteri resistenti agli antibiotici

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Uomini e topi: un’accoppiata antica quanto la civiltà. Dove vive l’uomo c’è anche il topo che trasmette malattie e contribuisce allo sviluppo dei super-batteri. La tesi trova conferma in due studi pubblicati sulla rivista mBio. I ricercatori della Columbia University e dell’US Centers for Disease Control hanno analizzato campioni di fegato, di reni e di feci prelevati da oltre 400 topi che vivono in cinque edifici residenziali e due edifici commerciali in diverse zone di New York: Laconia (Brooklyn), Allerton (Bronx), Upper West Side e Chelsea (Manhattan) e Fresh Meadows (Queens).

Dall’analisi gli studiosi hanno riscontrato agenti patogeni in grado di farci ammalare, e alcuni dei microbi in grado di rendere i batteri resistenti a determinati antibiotici. Più nello specifico, i topi sono portatori di diverse malattie infettive per l’uomo, quali Salmonella, Escherichia coli, Shigella, Klebsiella pneumoniae, Clostridium perfringens, Leptospira. Ma a preoccupare di più i ricercatori è la presenza nei campioni prelevati dai topi di 22 batteri in grado di trasformare infezioni assolutamente curabili in superbatteri resistenti agli antibiotici.

Nonostante i ricercatori abbiano scoperto virus che sembrano essere stati trasmessi da maiali o cani ai topi, e che potenzialmente mutare per infettare anche gli umani, non ci sono prove che i roditori stiano facendo ammalare i newyorkesi. Di certo, afferma Quartz, è meglio tenerli d’occhio. E non solo quelli di New York: se i roditori della Grande Mela sono portatori di agenti patogeni e batteri, è molto probabile che anche quelli delle città di tutto il mondo lo siano.

FONTE: Agi Salute
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06 giugno, 2013

Influenza aviaria, rassicurazioni sul virus H7N9: nessun rischio di pandemia

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Il virus H7N9 non rischia, almeno per il momento, di scatenare una pandemia di influenza aviaria. Le rassicurazioni arrivano da uno studio pubblicato dagli esperti dei Centri cinesi per il controllo delle malattie e delle Università di Shantou (Cina), Hong Kong e Toronto sulla rivista Science, secondo cui il microbo non solo non riesce a trasmettersi attraverso le particelle di saliva sospese nell'aria, ma probabilmente non è nemmeno in grado di passare da un uomo ad un altro.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato la trasmissione del virus H7N9 in modelli animali da tempo utilizzati per lo studio dell'influenza umana, come furetti e maiali. I dati raccolti hanno svelato che nei furetti il microbo si trasmette bene attraverso il contatto diretto fra gli animali, mentre è più difficile che avvenga il contagio per via aerea. Il fatto, invece, che non riesca a trasmettersi da un maiale all'altro rende poco probabile che riesca a farlo da uomo a uomo. Per tutte queste ragioni attualmente la popolazione mondiale non corre il rischio di avere a che fare con una pandemia. Nonostante ciò, secondo gli esperti è necessario continuare a monitorare la diffusione del virus, che, avendo tempi di incubazione piuttosto lunghi, impiega diverso tempo prima di scatenare i sintomi dell'infezione e che quindi, qualora acquisisse la capacità di trasmettersi da una persona ad un'altra, potrebbe contagiare molti individui prima che ci si renda conto della sua presenza.

Le rassicurazioni sono giunte in risposta alle recenti notizie relative allo sviluppo di una forma di H7N9 resistente ai più comuni farmaci antivirali. 

AUTRICE: Silvia Soligon
FONTE: Il Sole 24 Ore
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31 maggio, 2013

Dopo la Francia, l'Italia: primo caso di nuova Sars in Toscana

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La nuova Sars colpisce anche in Italia. La Regione Toscana ha comunicato un caso confermato di infezione con il nuovo ceppo di coronavirus, definito appunto la nuova Sars: si tratta di un'infezione respiratoria acuta che in Europa ha già registrato casi in Francia (due contagiati, con una vittima), Danimarca e Regno Unito. Si tratta di un cittadino di 45 anni, di nazionalità straniera, che vive in Italia, e che è stato recentemente in Giordania per 40 giorni. In Medio Oriente uno dei suoi figli ha accusato una forma influenzale non meglio specificata. Il paziente, che al ricovero presentava febbre alta, tosse e segni di insufficienza respiratoria, è attualmente ricoverato in isolamento ed è in buone condizioni. Il Ministero monitora attentamente la situazione in stretto raccordo con le autorità sanitarie della Regione Toscana. La conferma della diagnosi è stata effettuata dall’Istituto superiore di Sanità seguendo le procedure indicate dal Ministero della Salute il 16 maggio scorso.

La nuova Sars in realtà si chiama Mers (Middle East Respiratory Syndrome). Si tratta di un virus che è probabilmente trasmissibile tra gli uomini a seguito di contatti stretti e prolungati come per esempio all'interno di un nucleo familiare o in una corsia ospedaliera. È stato identificato nel Regno Unito. La Sars fu identificata nel 2002 in Cina: in tutto il mondo circa 8.000 persone furono contagiate, con un tasso di mortalità del 10%: 800 le vittime. I coronavirus sono un'ampia famiglia virale che abbraccia un ampio spettro di sintomi, compreso quello del comune raffreddore. Per quanto riguarda i viaggi internazionali e le rotte commerciali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non raccomanda test né altre restrizioni ai viaggiatori all’ingresso nei Paesi membri della Regione Europea.

FONTE: Corriere.it
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25 gennaio, 2013

Da Novara in arrivo un nuovo vaccino contro la meningite B

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Trovato il vaccino per il tipo di meningite più diffusa, quella di tipo B. La scoperta del Bexsero è tutta italiana: è da attribuirsi al Novartis di Siena e alla clinica pediatrica dell’Ospedale Maggiore di Novara. La ricerca ha visto come protagonisti 300 bambini che hanno partecipato tra il 2008 ed il 2010. L’ospedale è stato un po’ il centro di coordinamento di questa maxi sperimentazione che ha coinvolto in totale 5 ospedali italiani e 60 in altre sei nazioni europee.  Ora però il risultato c’è ed è stato approvato anche dalla Commissione europea per i farmaci lo scorso 21 gennaio.

Massima la soddisfazione espressa dal direttore della ricerca, Gianni Bona: “E’ una ricerca  che ha richiesto 12 anni di lavoro per lo sviluppo nei laboratori Novartis di Siena, a cura del professor Rino Rappuoli e della sua equipe. Poi sono seguiti 5 anni di sperimentazione”. Un plauso va anche ai genitori dei bambini che hanno deciso di dare la loro approvazione ai fini della ricerca, un’approvazione che però, secondo il Professor Gianni Bona, non è stata difficile da ottenere, in quanto l’ospedale novarese è da sempre conosciuto per l’affidabilità e la serietà del proprio lavoro di ricerca.

La meningite B si può quindi ora prevenire. Ciò che ancora manca è la ricezione del prodotto da parte dell’Aifa, Agenzia Italiana per il farmaco, che dovrebbe accettare il Bexsero entro sei mesi. Intanto si chiederà l’autorizzazione per immetterlo nei livelli essenziali di assistenza, in modo tale che sia fornito in forma gratuita.

FONTE:  www.mondoinformazione.com
AUTRICE: Adele Lerario
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23 giugno, 2011

E. Coli killer: si ferma l'emergenza, accertato il meccanismo d'azione, ma non la fonte...

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I ricercatori dell'Università di Munster, nel Nord della Germania, avrebbero individuato il meccanismo di base che ha determinato la morte di almeno 34 persone e l'intossicazione di almeno 3000 pazienti nelle ultime settimane nei paesi nordeuropei. Il ceppo O104:H4 sarebbe mutato, sviluppando la capacità di produrre la tossina Shiga, tipica tossina prodotta dal batterio Shigella Dysenteriae tipo 1 e agente come inibitore della sintesi proteica cellulare e dunque in grado di provocare la morte cellulare per degenerazione. La ricerca, sotto la guida del patologo Helge Karch che con il suo staff ha esaminato ben 80 campioni differenti prelevati da pazienti ricoverati tra il 23 maggio e il 2 giugno, ha permesso l'individuazione del ceppo HUSEC041, già noto a causa di un paziente che nel 2001 aveva presentato sintomi piuttosto simili. L'infezione si diffonderebbe in modo molto veloce grazie ad un meccanismo citotossico particolarmente aggressivo, basato su una delle Verotossine più potenti prodotte dai batteri, e grazie all'uso di adesine che rafforzerebbero l'ancoraggio di questi batteri alla parete intestinale. Come spiegato sulla rivista Lancet Infectious Diseases, che ha pubblicato lo studio, sarebbe proprio tale aderenza favorirebbe la diffusione della tossina Shiga, la quale "indirizzerebbe" in molti casi l'infezione verso la sindrome emolitico-uremica. La tossina Shiga, come tutte le Verotossine, presenta una struttura molecolare costituita da due subunità: A e B5 (un pentamero).Attraverso l'oligomero B si lega ad un globoside (Gb3) di membrana e viene introdotta nel citoplasma della cellula infettata (per endocitosi mediata dal recettore), dopodiché il frammento A1 della subunità A, grazie alla sua attività catalitica N-glicosidasica, rimuove un residuo di adenina dal rRNA 28S (della subunità ribosomica maggiore) impedendo in tal modo il legame dell'aminoacil-tRNA al sito A del ribosoma e provocando un blocco della sintesi proteica. A fianco della pericolosità della fusione dei due ceppi, a peggiorare la situazione c'è anche la questione della resistenza agli antibiotici. Spesso infatti l'E.coli nella sua versione di clone, sviluppa la capacità di combattere le sostanze antibiotiche, attenuandone significativamente gli effetti. La resistenza all'uso dei comuni farmaci antibatterici rappresenta, come è stato detto più volte in questi giorni, una delle future sfide della medicina clinica, in quanto l'uso (spesso smodato) di antibiotici ha determinato per selezione naturale la progressiva emersione di ceppi patogeni altamente pericolosi e più resistenti, in grado di seminare il panico come accaduto nei giorni scorsi in mezza Europa.

Intanto, le autorità tedesche sono ancora dubbiose in merito alla possibile fonte di contagio del batterio. Dopo numerose ipotesi, spesso clamorosamente smentite, ma che hanno arrecato grave e temporaneo danno economico (ad esempio, l'ipotesi di contagio da una partita infetta di cetrioli, di pomodori, di lattughe e di soia), le autorità avrebbero individuato il batterio in alcune partite di acqua contaminate. "I primi risultati negativi dei test sulla soia sembrano avvalorare la tesi di una fonte di contaminazione che non va cercata in singoli alimenti, ma che ha le sue radici in problemi igienici più generali", ha spiegato il ministro della Salute italiano Fazio, ricordando che questo tipo di batterio si muove tipicamente con "contaminanti di origine fecale", contaminazione che spesso avviene nell'acqua. Quanto all'ipotesi dell'origine bioterroristica di questa variante tossica dell'E. Coli, Fazio la respinge con fermezza, invitando piuttosto a considerare la possibilità che sia incidentalmente "scappato qualcosa da qualche laboratorio".

FONTI: www.newnotizie.it e www.wikipedia.it
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02 giugno, 2011

Esterichia Coli: sale il numero di morti, a colpire è un ceppo mai visto prima

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Cresce l'allarme per il batterio dell'Escherichia coli. Sale a 18 il numero delle vittime, 17 in Germania e una in Svezia. L'ultimo caso riguarda una donna di Amburgo, la città epicentro dell'epidemia. Aumentano anche i ricoveri da dissenteria emorragica. Il focolaio resta in Germania, dove i "contaminati" sono stimati in più di 2.000. A questi casi se ne devono aggiungere quasi 500 tra Svezia, Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Spagna. Nelle ultime ore ne è stato accertato uno nella Repubblica Ceca e si stanno facendo accertamenti su altri nove pazienti sospetti. Tutti i contagiati erano rientrati da viaggi in Germania. Va comunque sottolineato che è molto difficile fare stime precise sul numero dei contagiati.

Le cifre e soprattutto l'indeterminatezza della fonte dell'infezione preoccupano le autorità dell'Unione. Sulla causa dell'epidemia, infatti, non si sa ancora nulla. "Caduta l'ipotesi del cetriolo contaminato - dice Gianni Rezza, epidemiologo dell'Istituto superiore sanità - resta da chiarire quale sia il veicolo di trasmissione. L'unica certezza in questo momento è che le autorità sanitarie stanno indagando. E che bisogna capire se si tratti di un'epidemia a trasmissione interumana, con il contagio da persona a persona, o da sorgente unica, come l'intossicazione alimentare". L'Iss è anche uno dei laboratori europeri di riferimento per l'analisi dei campione sospetti.

Le scoperte, invece, sono arrivate sul batterio. L'Organizzazione mondiale della Sanità intanto spiega che la variante di E. coli trovata nei pazienti tedeschi contagiati "non è stata mai vista prima in un focolaio di infezione". E il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha comunicato ufficialmente che, sebbene gli studi sull'origine del batterio siano da terminare, è stato identificato il ceppo che spaventa l'Europa: si chiama Stec 0104:H4.

"I risultati di laboratorio - scrivono gli esperti in una nota - hanno individuato il sierogruppo Stec 0104:H4 (Stx2-positivo, eae-negativo, hly-negativo, ESBL, aat, aggR, aap) come l'agente responsabile". Il ceppo, dice il responsabile dell'istituto di genetica di Pechino che ha sequenziato il Dna del batterio in collaborazione con i ricercatori dell'University Medical Center Hamburg-Eppendorf di Amburgo, è simile uno isolato in passato nell'Africa centrale. Analisi comparative hanno rivelato una similarità di sequenza pari al 93% con il sierotipo EAEC 55989 noto per essere causa di una grave forma di diarrea. "Questa variante - dicono - è altamente infettiva e tossica. E possiede geni di resistenza a diversi tipi di antibiotici. Anche a quelli più comuni: amminoglicosidi, macrolidi e beta-lattamici".

Mentre le autorità sanitarie tedesche e quelle europee provano a capire l'origine del contagio, la Russia decide di vietare l'importazione di verdure e ortaggi freschi da tutti i paesi dell'Ue. La notizia arriva dal capo dell'agenzia di difesa dei consumatori, Gennady Onishchenko, che dice: "Il divieto di verdure ed ortaggi freschi, che riguarda tutti i paesi dell'Unione europea, ha effetto da questa mattina (giovedì). Le verdure e gli ortaggi già importati dall'Ue saranno sequestrati in tutta la Russia". L'Unione europea, in una lettera ufficiale, ha definito "sproporzionato" il bando imposto dalla Russia e ha invitato Mosca "a ritirare immediatamente" il provvedimento.

Ma anche tra partner europei il contagio alimenta le polemiche. Continua ad essere alta la tensione politica tra Germania e Spagna. Il premier Josè Luis Rodriguez Zapatero, annuncia che si chiederà un risarcimento "alle autorità europee competenti" per le accuse infondate. L'Istituto di Igiene di Amburgo, infatti, inizialmente aveva rintracciato il batterio in una partita di cetrioli provenienti da due aziende di agricoltura biologica di Almeria e Malaga. L'allarme però è stato revocato lo scorso mercoledì dall'eurocommissario alla Salute e alla tutela dei consumatori.

"Grazie alle analisi effettuate dalla nostra Agenzia per la sicurezza alimentare - dice Zapatero - è divenuto chiaro che non esiste la benché minima indicazione in base alla quale l'origine di questa grave epidemia risiederebbe in un qualsivoglia prodotto agricolo spagnolo". Ma le critiche del premier spagnolo non si femrano qui. Zapatero punta il dito contro la ''lentezza'' con cui la Commissione ha reagito all'emergenza e ha fatto sapere che chiederà "spiegazioni molto approfondite e risarcimenti adeguati" per i danni d'immagine ed economici subiti dall'agricoltura spagnola.

E dall'Italia arriva la reazione di Coldiretti. "Gli ortaggi e i legumi che il nostro Paese esporta in Russia - dice l'associazione dei consumatori - hanno un mercato di 4,4 milioni di euro l'anno. Il blocco della Russia è una misura unilaterale e generalizzata del tutto inopportuna destinata a generare allarmismo e a far salire i danni subiti dagli incolpevoli produttori nazionali. Basti pensare che questa psicosi in tutta Europa ha già colpito le esportazioni nazionali di ortofrutta, con perdite di 20 milioni in una settimana".

FONTE: Repubblica.it
AUTRICE: Adele Sarno
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29 maggio, 2011

L'Esterichia Coli enteroemorragico mette in ginocchio il mercato europeo di cetrioli: 10 vittime e 270 casi accertati in Germania...

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Defragra dalla Germania il caso europeo dei cetrioli killer, in quanto potenzialmente contaminati da un batterio in grado di causare una grave forma di emorragia enterica. Secondo le più recenti stime, ad oggi le vittime tedesche, causate dalla vendita al dettaglio di una partita contaminata, sarebbero salite a dieci, con circa 300 casi accertati. Il domenicale svizzero "Der Sonntag" cita oggi due nuovi casi nella Confederazione elvetica, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo (Ecdc) ha riferito di altri 25 casi sospetti in Svezia, sette in Danimarca, tre in Gran Bretagna, due in Austria e uno in Olanda.

Non è ancora chiara l'origine dell'infezione, dato che fino adesso il batterio tendeva a colonizzare gli ortaggi senza però arrivare ad una carica batterica e ad una virulenza tali da causare problemi nel consumo a crudo di tali cibi; per sicurezza, le autorità sanitarie tedesche sconsigliano per ora anche il consumo di pomodori e insalata crudi, soprattutto se prodotti in Germania settentrionale. I primi sospetti in verità si erano puntati sulla Spagna dopo il ritrovamento del batterio in cetrioli prodotti in Andalusia. La contaminazione però sarebbe potuta avvenire durante il percorso di distribuzione. Questi cetrioli sono distribuiti anche in Danimarca ad esempio, ma la Commissione Europea fa sapere che sono analizzati in queste ore anche cetrioli olandesi e danesi. "I tedeschi hanno fatto sapere che i cetrioli sono stati distribuiti anche in Ungheria, Austria e Lussemburgo", ha detto il portavoce dell'autorità sanitaria ceca, Michal Spacil.

Le autorità tedesche hanno avvertito oggi che "fino a quando gli esperti in Germania e in Spagna non saranno capaci di identificare con certezza l'origine dell'agente patogeno, l'allarme generale resterà in vigore", ha dichiarato il ministro tedesco per l'Alimentazione, l'Agricoltura e la tutela dei consumatori, Ilse Aiger, in un'intervista al quotidiano domenicale Bild am Sonntag. "Le autorità competenti stanno facendo tutto quanto è in loro potere per chiarire questa vicenda, sul piano nazionale e internazionale", ha aggiunto.

Il Codacons italiano ha intanto chiesto alle autorità sanitaria italiane "misure urgenti" per bloccare le importazioni di cetrioli da tutta l'Europa, a tutela della salute in relazione all'infezione causata dal batterio.

"Il ministero della Salute e gli altri organi competenti devono bloccare immediatamente le importazioni di cetrioli e cetriolini provenienti da tutta Europa", afferma in una nota il presidente Codacons, Carlo Rienzi. È anche indispensabile, prosegue la nota, "effettuare controlli stringenti su tutta l'ortofrutta diretta in Italia e proveniente dalla Spagna e dall'Olanda. Queste misure - secondo Rienzi - sono necessarie per evitare il diffondersi del pericoloso batterio anche nel nostro Paese". L'associazione invita infine "i cittadini a verificare con attenzione la provenienza degli alimenti, obbligatoria su tutte le etichette di frutta e verdura".

Escherichia coli (abbreviato solitamente con E. coli) è la specie più nota del genere Escherichia: al suo interno si distinguono almeno 171 sierotipi caratterizzati da diverse combinazioni degli antigeni O,H,K,F. È una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino  di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo), sono necessari per la digestione corretta del cibo. Nelle acque destinate al consumo umano, nelle acque di piscina, nelle acque adibite alla balneazione, ma anche in altri tipi di prodotti come alimenti e cosmetici, è prescritta l’assenza obbligatoria di Escherichia coli in relazione al suo ruolo di indicatore primario di contaminazione fecale. La mancata rispondenza al valore parametrico stabilito costituisce una non conformità del prodotto. I ceppi di E. coli enteroemorragico sono i principali responsabili di malattia nei paesi industrializzati. Si calcola che questi batteri causino circa 73.000 infezione e quasi 600 morti ogni anno negli USA. Circa 50 sierotipi causano malattia; tuttavia il sierogruppo principalmente responsabile è O157:H7. L'ingestione di meno di 100 bacilli può causare la malattia; questa è stata associata al consumo di carne di manzo non ben cotta, di latte non pastorizzato, di succhi di frutta contaminati e di verdura cruda.

La malattia si manifesta a carico dell'intestino crasso dopo un periodo di incubazione di 3-4 giorni durante i quali inizia a comparire una diarrea non sanguinolenta. Circa al terzo giorno compaiono forti dolori addominali accompagnati da diarrea sanguinolenta. I ceppi EHEC sono in grado di promuovere un'istopatologia A/E (vedi EPEC) e di secernere la tossina Stx-1 (identica alla tossina di Shigella) insieme alla tossina Stx-2 (60% di analogia alla tossina di Shigella). Entrambe le tossine sono codificate da fagi lisogeni e hanno una subunità A e cinque subunità B, in grado di legarsi al globotriaosilceramide o Gb3. Il legame con questo recettore promuove l'internalizzazione della subunità A nell'enterocita; questa è in grado di legarsi al frammento di RNA ribosomiale 28s, bloccano la sintesi proteica. La distruzione degli enterociti, accompagnata da una diminuzione della capacità di assorbimento, comporta la presenza di una diarrea molto liquida e sanguinolenta.
La produzione di Stx-2 si associa spesso (nel 10% dei ragazzi con diarrea da EHEC) alla sindrome uremico-emolitica (HUS), caratterizzata da insufficienza renale acuta, trombocitopenia, anemia emolitica e microangiopatia. Infatti Stx-2 è in grado di legarsi con maggior affinità al Gb3 espresso dalle cellule renali, provocandone la distruzione. Inoltre le tossine Stx sono in grado di stimolare la produzione di TNF-α e interleuchina-6 che, oltre a sostenere il quadro infiammatorio, promuovono l'esposizione di Gb3. E. coli O157:H7, al contrario degli altri sierotipi, non fermenta il sorbitolo; questo permette l'identificazione nei terreni agar Mac Conkey contenenti sorbitolo (si valutano le colonie che mancano dell'attività fermentativa. Tuttavia l'esame colturale deve essere affiancato dall'identificazione delle tossine mediante test immunoenzimatici commerciali.

FONTI:
www.tmnews.it

www.wikipedia.org
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01 marzo, 2010

Le salmonelle una possibile arma in più contro i tumori?

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Le salmonelle sono in grado di migrare all'interno dei tumori solidi e distruggerli. E' il risultato di una ricerca tedesca. La ricerca, pubblicata da "Public Library of Science (PLoS) One", evidenzia che i batteri sono capaci di attaccare e distruggere il tessuto maligno grazie ad una sostanza messaggero chiamata TNF-alpha, prodotta dalle cellule immunitarie quando viene riconosciuta la salmonella.  L'aumentata permeabilita' dei vasi sanguigni, dovuta alla malattia, permette al sangue di infiltrare il tessuto maligno, distruggendo il tumore. Le salmonelle sono bacilli Gram-negativi, asporigeni, anaerobi facoltativi. Fermentano il glucosio, producendo gas (H2S), riducono i nitrati e non producono citocromo-ossidasi. La maggior parte non fermenta il lattosio. Possedendo flagelli peritrichi, sono tutte mobili. Le salmonelle sono presenti nell'ambiente e possono essere sia commensali sia patogeni per uomini e per vari animali; alcuni sierotipi lo sono esclusivamente per l'uomo (es. S.Typhi e S.Paratyphi), altri si adattano anche ad altri animali (es. S.Typhimurium). I sierotipi sono diversificati secondo l'antigene somatico "O", l'antigene flagellare "H" e l'antigene di superficie "Vi". Secondo l'antigene "O", si distinguono nei sierogruppi A, B, C1, C2, D ed E.
Nell'uomo sono causa di due patologie infettive quali la febbre tifoide e le salmonellosi cosiddette "minori". La prima è trasmessa per via oro-fecale attraverso l'ingestione di cibi o bevande contaminate, il periodo di incubazione è molto breve, infatti i sintomi della malattia possono manifestarsi anche solo dopo 12 ore dall'ingestione del batterio, e i sintomi interessano il tratto gastrointestinale e sono rappresentati da dolore addominale, nausea, vomito, febbre e diarrea. Lo studio condotto dalla ricerca tedesca potrebbe aprire nuove prospettive (ancora però ben approssimative) sul ramo che si occupa del possibile uso di microrganismi per scatenare reazioni immunitarie che eradicano altre forme di patologie, quali ad esempio, cosi come citato nella ricerca, le cellule tumorali.
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