AFORISMA DEL GIORNO

08 giugno, 2017

Concorso Medicina Generale 2017, Ministero sblocca il problema "abilitazione", aumentano candidati al Concorso

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Novità sul fronte del concorso per MMG. Il Ministro della salute Beatrice Lorenzin ha firmato un decreto che modifica le modalità di accesso al concorso per l'ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale. Il nuovo decreto, spiega il ministero in una nota, prevede che i laureati in medicina e chirurgia possano partecipare al concorso per l'ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale, anche nel caso in cui non siano in possesso dell'abilitazione all'esercizio della professione e non siano ancora iscritti al relativo albo professionale. Sino ad oggi l'abilitazione all'esercizio della professione e l'iscrizione all'albo professionale costituivano requisiti necessari per la presentazione della domanda di partecipazione al concorso. Di conseguenza, i giovani neo-laureati in medicina e chirurgia non potevano accedere al concorso anche se tali requisiti venivano conseguiti successivamente alla presentazione della domanda di partecipazione ma prima dell'inizio del corso di formazione.

Tale decreto consente, quindi, a tutti i giovani medici di presentare la domanda di partecipazione al richiamato concorso, con la "riserva" di iscrizione all'albo entro la data di inizio dei corsi di formazione. Il nuovo decreto uniforma, quindi, i requisiti di accesso ai corsi per la formazione specifica in medicina generale con quelli di accesso alle scuole di specializzazione universitaria in medicina e chirurgia. Il Ministro Lorenzin ha accolto le richieste di modifica dei requisiti di ammissione al concorso, avanzate dalla FNOMCEO (Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) e dalla FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia), nonchè dalle associazioni rappresentative dei giovani medici. La modifica dei requisiti di ammissione al concorso, sottolinea il Ministero, costituisce il primo importante risultato del Tavolo sulle problematiche della medicina generale costituito dal Ministero della salute e al quale partecipano il MIUR, le Regioni e la FNOMCEO.

FONTE: Agi.it
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25 maggio, 2017

Vaccini, pronta l'estensione dell'obbligo per tutti gli operatori sanitari

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Dopo l’obbligo di vaccinazione per i bambini e ragazzi ora è il turno di medici e infermieri. Visto che troppi di loro non si immunizzano, trasformandosi in untori più pericolosi di altri perché a contatto con malati di per se fragili.  Mentre i tecnici dei Ministeri di salute e istruzione lavorano ancora al testo, approvato «salvo intese» venerdì scorso dal Governo, la Lorenzin è pronta a calare la carta che renderebbe obbligatorio presentare i certificati vaccinali più importanti per tutti quelli che fanno attività di assistenza sanitaria. «Se l’emendamento al decreto lo presenterà qualche parlamentare l’Esecutivo lo appoggerà, altrimenti saremo noi a proporlo», fanno sapere dall’entourage del Ministro della salute. Del resto la fuga dai vaccini tra camici bianchi e affini desta oramai più preoccupazione di quella già allarmante in atto tra bambini e ragazzi.

L’obbligo potrebbe scattare per dottori e infermieri non immunizzati almeno contro parotite, rosolia e morbillo, per le quali si fa la trivalente, più varicella. Del resto un sanitario su dieci non è immunizzato contro questi virus. Il 40% ha saltato il richiamo dell’antitetanica, annullando così gli effetti del primo vaccino. L’antinfluenzale poi lo snobbano due operatori su tre. Eppure l’influenza ogni anno miete circa 80mila vittime per complicazioni varie, frequenti soprattutto tra anziani e immunodepressi. I dati, sconfortanti, li fornisce la Simpios, Società scientifica per la prevenzione delle infezioni nelle organizzazioni sanitarie, che ha interpellato un campione dei professionisti della nostra sanità pubblica. Tra i quali uno su tre «non ritiene certi i benefici dei vaccini e teme la possibilità di effetti avversi gravi dopo la vaccinazione».

Gli effetti di questo scetticismo che non trova nessuna giustificazione scientifica si vedono poi con l’epidemia di morbillo, dove la parte dell’untore la fa proprio chi le malattie dovrebbe aiutare a debellarle anziché diffonderle. In Toscana nei primi due mesi dell’anno un caso di morbillo su tre si è verificato proprio tra gli operatori sanitari e nelle provincie di Pisa e Firenze la percentuale è persino del 50%. In Piemonte dal dicembre del 2016 al 22 marzo scorso su 334 segnalazioni di morbillo 30 provengono dall’ambiente ospedaliero. In Lombardia gli operatori contagiati sono 14 su 149 e nel Lazio 26 su 244.

Che le cose così non vanno lo ammettono per primi i diretti interessati, pronti ad accettare il diktat dell’obbligo di vaccinazione.

«Obtorto collo devo dire di essere favorevole all’obbligatorietà per tutti noi», dichiara la Presidente della Federazione dei collegi infermieristici, Barbara Mangiacavalli. «Preferirei lavorare sulla diffusione di una maggiore cultura vaccinale, ma i dati sono quelli che sono e non possiamo continuare a mettere a rischio la vita di chi magari ha appena subito un intervento chirurgico».

Ancora più deciso Gabriele Gallone, dell’esecutivo Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri. «Come medico del lavoro, qui all’ospedale San Luigi di Orbassano (ndr: a due passi da Torino) i neo assunti non li faccio entrare se non hanno almeno il certificato vaccinale per morbillo, rosolia, varicella e parotite. Ma se qualcuno si opponesse il giudice gli darebbe ragione. Per questo serve una legge».

Anche i medici di famiglia della Fimmg concordano. «Anche se - precisa il Vice segretario vicario, Pierluigi Bartoletti - molti di noi sono comunque protetti dai virus, perché la nostra età media oramai è di 55 anni e quasi tutti ci siamo immunizzati ammalandoci da bambini». 

FONTE: La Stampa
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23 maggio, 2017

TAR del Lazio sblocca concorso MMG 2017 per i laureati non ancora abilitati

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Porte aperte al concorso di ammissione al corso di Medicina Generale anche per i laureati che non hanno conseguito l'abilitazione porfessionale. Lo ha deciso il Tar del Lazio che con la sua sentenza (numero 5594 del 19 maggio 2017) annulla decreto del Ministero della Salute del 7 marzo 2006.

Il Tar ha definito "irragionevole - e comunque eccedente il criterio di stretta proporzionalità allo scopo - l’esclusione dal concorso dei soggetti che appaiano in grado di garantire il possesso del titolo alla data di inizio dell’attività".

«L’annullamento del Tar Lazio del decreto del Ministero della Salute del 7 marzo 2006, nella parte in cui preclude la partecipazione al concorso per l’ammissione al corso di Medicina Generale ai laureati in Medicina non ancora abilitati, è la prima vittoria di merito degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, al fianco della Fp Cgil Medici, che mette un punto fermo sulla questione: tutti i laureati non ancora abilitati potranno partecipare alla prova». A farlo sapere è la Funzione Pubblica Cgil Medici.

Per il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza, «è una buona notizia che rafforza la nostra richiesta, portata avanti con Cisl e Uil, di arrivare subito alla laurea abilitante per consentire a tutti i medici di poter accedere prima alla formazione e al mondo del lavoro». “Secondo la sentenza del Tar Lazio numero 5594 del 19 maggio 2017,” riferisce Fp Cgil “in piena aderenza alle tesi degli avvocati, è irragionevole – e comunque eccedente il criterio di stretta proporzionalità allo scopo – l’esclusione dal concorso dei soggetti che appaiano in grado di garantire il possesso del titolo alla data di inizio dell’attività’.

«Una disposizione – conclude Cozza – che oltre tutto discriminava tra medici italiani che dovevano essere in possesso dell’abilitazione alla data di presentazione della domanda e medici comunitari che invece possono registrare l’abilitazione entro la data di inizio del corso di formazione».
 
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19 maggio, 2017

Reintrodotto dal governo l'obbligo di vaccinazione per iscrizioni a scuola: "mantenere alto il livello di protezione"

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Via libera del Consiglio dei ministri al Decreto Legge che reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola. L'obbligo di vaccinarsi per potersi iscrivere a scuola decadde nel 1999 dopo che per oltre trent'anni, e cioè dal 1967, era stato invece indispensabile per l'iscrizione. Il premier Paolo Gentiloni: la norma produrrà "l'impossibilità di iscriversi al sistema scolastico zero-sei anni" per i non vaccinati.

"Per la scuola dell'obbligo - ha proseguito il presidente del Consiglio - la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell'autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti".

Il decreto, ha spiegato ancora Gentiloni, rende obbligatori "una serie di vaccini che finora erano semplicemente raccomandati. Tra questi ce ne sono di importanti come quelli contro il morbillo e la meningite, che dal momento di approvazione del decreto diventeranno obbligatori con modalità transitorie che il decreto metterà in luce per consentire a famiglie e sistema di adeguarsi alla decisione senza traumi".

Ringraziando i tre ministri che insieme hanno lavorato al decreto, Beatrice Lorenzin, Valeria Fedeli e Maria Elena Boschi, il premier ha sottolineato che la decisione di arrivare al decreto con l'obbligo vaccinale è stata presa "perché ci troviamo di fronte alla constatazione del fatto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi soprattutto negli ultimi mesi di comportamenti e teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dei livelli di protezione dal punto di vista dei vaccini. Non si tratta di uno stato di emergenza ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere. Operiamo con un decreto anche perché negli ultimi mesi ci sono state diverse decisioni di Regioni su questo punto e il governo intende dare un indirizzo generale".

Da parte sua il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha specificato che il decreto allarga "a 12 le vaccinazioni obbligatorie per l'iscrizione a scuola", annunciando che vi saranno stringenti controlli sulla copertura vaccinale. "Vogliamo aumentare la copertura vaccinale in tutto l'arco della vita del ragazzo - ha spiegato - e nel percorso scolastico si interviene per verificare che la copertura sia avvenuta e laddove non lo sia stato per mettere in campo una serie di misure che siano piuttosto stringenti nei confronti della famiglia e che mettano in sicurezza la comunità scolastica".

Così, "la scuola avrà l'obbligo di riferire alla Asl la mancata vaccinazione, l'Asl avrà l'obbligo di chiamare la famiglia e dare dei giorni per vaccinare. Se ciò non avviene c'è una sanzione molto elevata. E il controllo avviene ogni anno, non una tantum".

FONTE: TgCom
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13 maggio, 2017

Specializzazioni 2017, il Ministero conferma: concorso a Ottobre

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Si terrà a Ottobre il concorso per accedere alle Specializzazioni post laurea in area medica, chirurgica e dei servizi. E' il Ministero a confermare in tal modo le voci che stavano già diffondendosi da alcuni giorni sui vari siti online dedicati. Il ritardo, è spiegato dal Ministero, è legato ad una serie di novità che verranno introdotte quest'anno, fra cui l'aggregazione dei partecipanti in "macrosedi" (da cui la necessità di trovare strutture adatte a ripartire e ricevere i gruppi di quasi ventimila candidati iscritti in tutta Italia) e un auspicabile miglior controllo nel corso dell'esame. Niente da fare invece per il concorso di Medicina Generale, che rimane ancora "non sostenibile" per tutti i laureati (e non ancora abilitati) di quest'anno. Anche i ricorsi promossi ripetutamente online da vari studi legali perdono di significato, dopo la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso anno in cui venne chiaramente confermata l'esclusione dalla graduatoria per tutti i non abilitati.

Di seguito la Nota del Ministero:

""Al via il nuovo sistema di accreditamento delle Scuole di specializzazione in Medicina e le nuove modalità di svolgimento del concorso per l’accesso ai corsi. Le nuove regole di accreditamento delle strutture sanitarie utilizzabili per la formazione delle specializzande e degli specializzandi, che si stanno concordando con il Ministero della Salute, prevedono parametri più rigorosi ed efficaci e sono richieste da tempo dal mondo universitario e dagli altri interlocutori coinvolti. Con il nuovo concorso si punta, poi, a dare una risposta alle sollecitazioni arrivate, tra gli altri, dalle associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dall'Osservatorio per le Scuole di Specializzazione, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.

La selezione sarà più ‘snella’ e semplificata, particolare attenzione sarà posta alle questioni logistiche con una minore frammentazione delle sedi d’esame che saranno accorpate per area geografica.
“Abbiamo voluto procedere con le nuove regole - spiega la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli - per garantire che le nuove specializzande e i nuovi specializzandi siano inseriti in percorsi accreditati secondo criteri di sempre maggiore qualità e trasparenza e affinché la prossima selezione risponda di più alle attese delle nostre laureate e dei nostri laureati. Il nuovo regolamento con le modalità di accesso alle scuole recepirà le osservazioni emerse dagli incontri avuti con le associazioni rappresentative dei medici in formazione”.

La scelta di procedere con le nuove regole rende necessaria una diversa programmazione dei tempi del bando di concorso che annualmente è pubblicato entro la fine di aprile. Questo il nuovo cronoprogramma: le Università saranno chiamate a caricare i dati necessari per l’accreditamento delle loro Scuole entro la fine del mese di maggio. Saranno valutati standard, requisiti e indicatori di performance delle strutture. A seguito dell’accreditamento delle Scuole sarà pubblicato il bando per l’accesso ai corsi, tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto. Il concorso si terrà in ottobre: servono 60 giorni tra l’emanazione del bando e le prove.

Fra le novità principali a cui sta lavorando il Ministero per la semplificazione delle modalità di ammissione alle Scuole: una graduatoria ‘unica’ nazionale che sostituisca le 50 distinte graduatorie attuali; nuovi contenuti per la prova; un minor peso del punteggio per i titoli; miglioramento della logistica attraverso aggregazione territoriale delle sedi per area geografica.""

FONTE: Comunicato Stampa del MIUR



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12 maggio, 2017

Vaccini, allo studio un nuovo Decreto Legge che preveda obbligo per le scuole di ogni ordine e grado

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I certificati vaccinali dovranno essere esibiti per l'iscrizione alle scuole "di ogni ordine e grado, pubbliche e private". E' quanto prevede il testo che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha consegnato al premier Paolo Gentiloni. Il provvedimento è composto da due articoli ed è ora nelle mani di tutti i ministri per una valutazione prima dell'esame finale. Il voto sul decreto potrebbe arrivare già la prossima settimana.

"Varare il decreto entro la prossima settimana": è l'obiettivo indicato dala ministra della Salute Beatrice Lorenzin al termine della riunione del Cdm di oggi. Un annuncio confermato poco dopo dal premier Paolo Gentiloni. "Come annunciato ho presentato all'attenzione del Consiglio dei ministri il testo base di decreto legge sull'obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio", ha detto il ministro.

"Diamo tutti insieme una risposta concreta alla popolazione per la tutela della loro salute, dei loro figli e delle famiglie a fronte del drammatico calo della copertura vaccinale", ha aggiunto Lorenzin.

Il premier Paolo Gentiloni avrebbe invitato i ministeri competenti a lavorare ad un testo sull'obbligo dei vaccini da portare al prossimo Cdm. Sul testo, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, i dicasteri sono tutti d'accordo. Ieri,  la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli era intervenuta sul caso ricordando la necessità di garantire "anche il diritto costituzionale all'istruzione". "Ho molto apprezzato il richiamo al coordinamento e alla collegialità con cui Paolo Gentiloni ha aperto il Consiglio dei Ministri. Ho sempre detto che sono favorevole all'obbligo di vaccinazione. Tanto più se il Ministero della Salute segnala l'esistenza di un'emergenza nazionale - ha detto oggi Fedeli - Da questo discende che i vaccini debbono essere obbligatori per ogni bambina e bambino presente sul territorio nazionale. E che tale norma deve valere per ogni luogo pubblico".

Intanto il ministro Lorenzin, ha replicato con un tweet ad Alessandro Di Battista (M5S), ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita su La7, che aveva detto che " i vaccini non dovrebbero essere obbligatori ma gratuiti". "Volevo informarvi che con il Piano nazionale vaccini in italia i vaccini sono già gratuiti".

Il provvedimento annunciato dalla Lorenzin entra nel solco di quanto hanno fatto o stanno facendo molte regioni italiane. In Emilia è già stata approvata una norma che richiede le vaccinazioni obbligatorie a chi si iscrive all'asilo nido e anche la Lombardia ha preso una decisione simile. Anche a Trieste è stata approvata una misura simile mentre ci sono altre Regioni che stanno ancora scrivendo le loro leggi come Toscana, Piemonte, Puglia e Lazio, che stanno scrivendo testi nei quali in alcuni casi si prevede l'obbligo per i bambini di aver fatto tutte le vaccinazioni, non solo quelle obbligatorie, per entrare sia al nido che alla materna. Del resto tutte le amministrazioni locali hanno da poco invitato il governo a prendere una decisione nel senso dell'obbligatorietà. Del resto anche il nuovo piano vaccinale, approvato nel gennaio scorso, apriva la porta alla possibilità di un intervento sulle scuole.

Positivo il commento il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti. "Siamo al fianco del ministro Lorenzin sul tema delle vaccinazioni. Chi non vaccina i propri figli lede il diritto alla salute e all'istruzione dei bambini che non possono essere vaccinati per motivi di salute", ha detto il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti.

FONTE: Repubblica.it
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Europa, attacco hacker mette fuori uso i pc degli ospedali inglesi

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Diversi ospedali britannici hanno affermato di avere seri problemi con i loro computer, apparentemente a causa di attacchi informatici. Alcuni istituti di Londra, del nord ovest dell'Inghilterra e di altre parti del Paese sono arrivati al punto di chiedere ai loro pazienti di non recarsi presso le loro strutture "se non in casi di emergenza". Sui pc è comparso un messaggio con la richiesta di pagare un riscatto di 300 dollari in bitcoin.

Il servizio sanitario britannico ha quindi confermato che gli ospedali che hanno denunciato problemi ai loro sistemi informatici sono stati colpiti da un ransomware, ma non ci sono indicazioni che gli hacker abbiano avuto accesso ai dati dei pazienti.

Secondo il Nhs Digital, che supervisiona la cyber-sicurezza degli ospedali, per l'attacco è stata utilizzata una variante del malware "Wanna Cryptor", che tiene in "ostaggio" i computer infettati mentre i pirati informatici chiedono un riscatto. Secondo la stessa fonte, l'attacco "non ha specificamente preso di mira il Nhs, e sta infettando organizzazioni di diversi settori".

L'attacco informatico sembra però essere ben più esteso: secondo la Bbc, infatti, il ransomware ha colpito organizzazioni e aziende in mezza Europa. Segnalazioni di casi simili sono giunte anche da Spagna, Italia, Portogallo, Russia e Ucraina.  Nel nostro Paese sarebbero state prese di mira le università.

FONTE: Tgcom.it
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19 aprile, 2017

Ddl biotestamento, arriva il divieto di accanimento terapeutico

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Nel ddl biotestamento entra il principio del divieto dell'accanimento terapeutico e il conseguente riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia. La modifica è contenuta in un emendamento del presidente della commissione Affari sociali della Camera Mario Marazziti che ha ottenuto parere favorevole dalla commissione ed andrà votato dall'Aula.

In base al testo, "il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione delle cure palliative".

Il testo risultante dall'emendamento Marazziti prescrive, inoltre, che "nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico".

FONTE: Tgcom24
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31 marzo, 2017

Messina, tagli e confusione nel piano di riordino della rete ospedaliera, forti disagi in vista per Milazzo e Barcellona

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Fare presto. Sembra essere questa l'unica indicazione da seguire nel Piano di riordino della rete ospedaliera che la giunta ha esitato, poi inviato al ministero e ieri e stato varato con parere favorevole dalla commissione sanita allArs. Il 4 aprile il Piano deve tornare a Roma. «Un documento - commenta il deputato regionale Beppe Picciolo - che riorganizza e fortifica il nostro sistema sanitario». Di parere opposto il M5S: «Un colpo di mano del governo in piena regola». Per il M5S «sarebbe bello capire - afferma il deputato Francesco Cappello - quando la rete potrà entrare a regime. La rete ospedaliera ha evidenti limiti: l'adeguamento strutturale ed organizzativo delle strutture ospedaliere, specialmente quelle individuate quali spoke Dea di I livello, e le ingenti risorse necessarie».

Nel dettaglio il piano prevede la chiusura di 215 unita operative complesse. Come gia spiegato e previsto il modello hub (strutture di secondo livello altamente specializzate), che diminuiscono da 8 a 7, e spoke (ospedali con aree di pronto soccorso con funzioni di rianimazione e degenza), che crescono da 18 a 22. Poi ci sono i presidi di base (con quattro unita operative), e gli ospedali in zone disagiate.

A Palermo, Villa Sofia-Cervello passa a primo livello. Salvo il “Giglio” di Cefalu confermato Dea di primo di livello, cosi come l'lngrassia. A Trapani, diventa Dea di primo livello l'ospedale di Marsala con gli “Ospedali riuniti” di Trapani e Salemi. Presidio in zona disagiata resta quello di Pantelleria.
A Messina il Bonino Pulejo-Piemonte da presidio di base diventa Dea di primo livello e si aggiunge al San Vincenzo di Taormina e al Papardo di Messina. A Caltanissetta confermato l'hub di San Cataldo e Gela come spoke. Ad Agrigento, insieme allo spoke del “San Giovanni di Dio” confermato l'ospedale riunito di Sciacca e Ribera. A Enna, l'Umberto I sara l'unico spoke. A Ragusa dea di primo livello in citta, il Vittoria-Comiso e si aggiunge il Modica-Scicli. A Siracusa, i Dea di primo livello saranno l'Umberto I e l'ospedale di Avola-Noto.

Ci sono i numeri che parlano riguardo la ridistribuzione della nuova rete ospedaliera approvata ieri a Palermo in VI commissione sanita e che giorno 4 passera per la definitiva approvazione nella commissione interministeriale sanita e economia e finanza. Si tratta di linee guida che saranno immediatamente operative. Si apre una nuova fase nonostante le doglianze da questa o da quella parte delle scelte fatte per rientrare nei termini stabiliti dalla legge. Sara poi discrezione dei direttori generali delle aziende organizzarsi al meglio per soddisfare domande e offerte del territorio. Tra i numeri eclatanti la diminuzione dei posti letto al Papardo dove da 410 passano a 318. La cosa grave, sottolinea il manager Vullo, è la riduzione dei posti letto di ematologia da 24 a 8, un taglio esagerato se si pensa che l'azienda messinese del Papardo è considerata una eccellenza nel settore che conta ad esempio per le donazioni di midollo oltre 4000 iscritti. Ci sono anche degli errori eclatanti come ad esempio l'assegnazione al Papardo di sei posti di chirurgia pediatrica nonostante la figura del chirurgo pediatrico non sia contemplata. Altra stranezza e che all'azienda sono stati assegnati 15 posti di psichiatria che in realta il Papardo non ha ma che semplicemente ospita essendo di pertinenza dell'azienda sanitaria provinciale. II numero degli iniziali 410 posti si assottiglia dunque a 318. Questo potrebbe avere effetti sul personale che risultera in esubero.

Nel piano in partenza per Roma esce vittoriosa l'azienda Piemonte Irccs promossa a struttura di base, che mantiene tutti i reparti attualmente attivi e passa da 136 posti a 250 tra acuti Piemonte e riabilitazione Irccs Bonino Pulejo. II Policlinico viene classificato come “hub” owero struttura altamente specializzata che sara punto di riferimento per le grandi emergenze anche se perdera 15 posti letto da 560 a 545. In provincia grossa delusione per l'ospedale di Barcellona che serve un comprensorio di oltre ottantamila abitanti, che sara depotenziato e privato del pronto soccorso. Beppe Picciolo, componente della VI commissione sanita all'ARS, parla di inaccettabile trave nell'occhio, una grave penalizzazione per il Cutroni Zodda che esce fortemente ridimensionato dalle rigide scelte ministeriali alle quali è stato inchiodato l'assessorato, costretto a presentare un modesto ed improponibile modello di Presidio ospedaliero che andrà quindi radicalmente riformato o riproposto. Depotenziato anche l'ospedale di Milazzo che non viene dotato dell'indispensabile emodinamica, ma che dovra sobbarcarsi anche il maggiore afflusso di accessi al pronto soccorso vista la chiusura di quello di Barcellona.

FONTE: Gazzetta del Sud






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30 marzo, 2017

Sanità, Ministro Lorenzin ammette la gravità dei tagli nel meridione

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Il livello delle cure erogate dal Servizio sanitario nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) è “sotto la soglia minima” in cinque regioni italiane. A denunciarlo è la stessa Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, dopo la lettura dei primi dati del 2015 sull’attuazione dei Lea nelle otto regioni in Piano di rientro o commissariate. Sotto la soglia minima troviamo Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Campania. Tutte regioni del meridione in cui, esclusa la Calabria, le performance sanitarie sono addirittura peggiorate rispetto al 2014. Preoccupa soprattutto la Campania, spiega Lorenzin, dove il calo è stato di 40 punti. Attualmente il punteggio della regione è 99, a fronte del minimo necessario fissato a 160.

“In troppe regioni ci sono molte difficoltà nel potenziamento della assistenza territoriale”, ammette il ministro nella sua intervista all’Ansa. “In particolare – continua – nell’assistenza domiciliare, nel numero dei posti letto per assistenza residenziale, nell’assistenza ai disabili, nelle coperture vaccinali, nello screening del tumore a colon-retto, mammella e cervice uterina”. E se questa è la situazione dal punto di vista della qualità del servizio, le cose migliorano solo leggermente dal lato economico. I conti delle otto regioni inserite nel piano o commissariate sono sì migliorati, “ma ancora troppe non vanno in rosso solo grazie alle coperture, ovvero all’aumento delle aliquote fiscali previste dai piani di rientro o a risorse proprie di bilancio”, spiega Lorenzin.

Il disavanzo, senza le famose coperture, di Piemonte, Abruzzo, Puglia e Sicilia (le regioni in Piano di rientro) e di Molise, Campania, Calabria e Lazio (quelle commissariate) “è sceso dai 427,4 milioni di euro del 2015 ai poco più di 300 milioni del 2016, sulla base dei dati provvisori”, vuole sottolineare il ministro. “Il Lazio nel 2015 ha chiuso in pareggio solo grazie alle coperture fiscali, anche se in realtà la Regione aveva un disavanzo strutturale di 332,6 milioni, sceso nel 2016 a 163 milioni. Ma nel 2016 – ammette allo stesso tempo Lorenzin – in rosso ci sono anche il Molise con -17 milioni, Calabria (-55), Abruzzo (-23) e Puglia (-49)”.

Fatto il punto della situazione, il ministro avanza la sua proposta per il “superamento” dell’attuale modello. “I commissariamenti come li abbiamo immaginati fino ad oggi hanno mostrato molte lacune sul fronte dell’erogazione delle cure”. “Possiamo per esempio – spiega Lorenzin – ridare alle regioni la capacità decisionale completa, senza alibi. Ma noi come stato centrale dovremmo tempestivamente intervenire commissariando le singole aziende sanitarie a fronte di standard bassi di erogazione dei servizi sanitari ai cittadini”. Questo vorrebbe dire che “il direttore generale, amministrativo, sanitario lo decidiamo noi dando un tempo definito per la riorganizzazione della singola azienda ed esercitando poteri sostitutivi completi”, conclude il ministro.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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Ok del Governo all'importazione dall'estero "in casi eccezionali" di farmaci non autorizzati sul territorio nazionale

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Sarà possibile importare dall'estero farmaci destinati ad uso personale, con la prescrizione del medico, non autorizzati in Italia. Lo prevede una circolare del ministero della Salute, precisando che sono compresi anche i super farmaci, come quelli per l'epatite, e i prodotti di ultima generazione. L'importazione, ad oggi non prevista, sarà consentita anche nel caso in cui il farmaco sia autorizzato in Italia ma con diverso dosaggio. Si prevede inoltre che l'importazione sia possibile se il paziente non rientra nelle categorie per cui l'erogazione è prevista dal SSN o per motivi legati all'eccessivo costo.

"A seguito delle numerose segnalazioni pervenute - si legge nella circolare - su conforme avviso dell`Agenzia italiana del farmaco, con la presente circolare, a tutela della salute dei pazienti, si intendono fornire a codesti uffici periferici istruzioni operative relative all`applicazione del dm 11 febbraio 1997, il quale ammette, ricorrendone i presupposti, l'importazione di medicinali regolarmente autorizzati in un Paese estero, ma non autorizzati all'immissione in commercio in Italia". Infatti "secondo i principi generali e le disposizioni vigenti in materia, nessun medicinale può essere commercializzato in Italia senza aver ottenuto un`autorizzazione della AIFA o un'autorizzazione a livello comunitario", con la circolare si stabilisce che "eccezionalmente, e in deroga a tale principio, è ammessa l'importazione per il solo uso personale di medicinali regolarmente autorizzati in un Paese estero in due ipotesi specificamente individuate".

Ovvero che si tratti di "medicinali posti regolarmente in vendita in Paesi esteri, ma non autorizzati all`immissione in commercio sul territorio nazionale, spediti dall`estero su richiesta del medico curante"; o "medicinali registrati in Paesi esteri, che vengono personalmente portati dal viaggiatore al momento dell`ingresso nel territorio nazionale, purché destinati a uso personale per un trattamento terapeutico non superiore a 30 giorni".

Esulta M5s - "Il ministero della Salute viene finalmente sulle nostre posizioni e dà il via libera all'importazione di farmaci innovativi, compresi quelli per la cura dell'epatite C, destinati a uso personale". Cosi' i deputati M5s in commissione Affari Sociali, secondo i quali questa "è una vittoria del buonsenso e per questa ragione ci siamo battuti al fine di sollecitare il ministero e tutto il Parlamento".

"Ancora adesso purtroppo - aggiungono - in Italia non tutti i cittadini riescono ad accedere al trattamento per la cura dell'Epatite C a spese della sanità pubblica e, visto l'alto costo di questi medicinali, per molte persone l'unica possibilità resta quella di rivolgersi all'estero, dove si possono trovare prezzi anche di molto inferiori rispetto ai nostri. Fino ad oggi però la Legge italiana impediva tale pratica perché considerata una forma di commercio illegale".

FONTE: TgCom.it
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Il ritorno del morbillo, più di mille casi da inizio anno

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Da inizio anno sono già stati superati i mille casi di morbillo, mentre in tutto il 2016 erano stati 844. E' il dato dell'Istituto superiore di sanità, secondo cui nel 33% dei casi si è avuta almeno una complicanza, nel 41% un ricovero e nel 14% un accesso al pronto soccorso. Il 90% di tutti i colpiti non era vaccinato, a conferma delle preoccupazioni per il calo delle vaccinazioni. Il 57% dei casi si è registrato nella fascia di 15-39 anni.

Il sistema di sorveglianza dell'Iss ha censito esattamente 1010 casi fino al 26 marzo. L'età media dei pazienti è 27 anni, mentre il 6% dei casi si è avuto nei bimbi al di sotto di un anno, ancora troppo piccoli per il vaccino.

Fra le complicanze le più frequenti sono risultate diarrea (21,1%) e stomatite (17,3%), mentre si sono avuti anche trombocitopenia, ovvero un calo delle piastrine nel sangue (5%), convulsioni (0,4%) ed encefaliti (0,1%).

L'allarme sull'epidemia di morbillo, attribuita soprattutto al calo delle vaccinazioni, era stato lanciato poche settimane fa dal ministero della Salute, sulla base dei dati del solo gennaio che già facevano presagire una stagione con un numero di casi particolarmente alto. Proprio martedì l'ufficio europeo dell'Oms ha sottolineato che 14 Paesi nel continente, tra cui l'Italia, hanno ancora la malattia endemica, mentre 53 l'hanno eliminata.

FONTE: TgCom.it
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25 gennaio, 2017

Cgil: “Sistema sanitario al tracollo, 40mila lavoratori in meno dal 2009”

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Blocco del turn over che dal 2009 al 2015 ha causato la perdita di 40.364 lavoratori, che arriveranno a 50mila nel 2016. In più, l’età media dei dipendenti a quota 50,1 anni, di molto superiore a quella registrata nell’intera pubblica amministrazione. I dati del report della Funzione Pubblica Cgil sullo stato del servizio sanitario analizzano la variazione dell’occupazione di un sistema che è “al tracollo” e che “si ‘impoverisce’, non solo nelle risorse economiche ma anche in quelle umane”. Rispetto al periodo considerato sono stati persi circa 8.000 medici, quasi 10.300 infermieri e 2.200 operatori di assistenza (Oss, Ota e Ausiliari) e 20mila lavoratori tecnici, riabilitativi, della prevenzione e amministrativi. Di questi, rileva la Fp Cgil, oltre 10mila nel solo 2015. E a causa di “blocco del turn over, emorragia occupazionale ed esplosione dell’età media”, aumenta il ricorso a forme di lavoro precarie.

Dai dati rielaborati dalla Fp Cgil emerge che cresce tra il 2014 e il 2015 la quota di personale non stabile (tempi determinati e formazione lavoro, interinali e co.co.co) di circa 3.500 unità per complessivi 43.763 lavoratori. Cala invece il ricorso a consulenze ma allo stesso tempo aumenta la spesa complessiva che arriva a 230 milioni di euro. In questo quadro si inserisce lo stato dei servizi ai cittadini e del finanziamento al servizio sanitario nazionale, giudicato “insufficiente e costantemente ridotto” e il bisogno dello sblocco del turn over. Cgil, Cisl e Uil hanno inoltre chiesto un incontro al ministro della Salute Beatrice Lorenzin sui nuovi Lea, affinché le risorse per il loro finanziamento siano adeguate e venga costruita “una nuova governance, sulla base di indirizzi condivisi, mirata al superamento dei diversi modelli regionali oggi esistenti”.

Se l’approvazione dei nuovi Lea, “auspicata da lungo tempo”, è per la Fp Cgil “un passo avanti per avere prestazioni in linea con i bisogni dei cittadini, è necessario però rivedere le attuali organizzazioni del lavoro, in estrema sofferenza in molti territori, e fissare adeguati standard minimi di personale in maniera omogenea e uniforme su tutto il territorio nazionale, sui quali programmare coerentemente le assunzioni di personale, a prescindere dalle inevitabili specificità territoriali”. Per il sindacato “non è più possibile aspettare oltre per scongiurare l’eventualità che l’aumento delle prestazioni da garantire ai cittadini, con l’attuale scarsità di risorse complessive, arrivi a creare una effettiva selezione delle prestazioni, con il rischio concreto di non poterle garantire e non solo nell’immediato”. E si domandano se ad esempio, pensando al trattamento delle ludopatie, ci sia un “numero adeguato di personale formato” o se invece sia il caso di “pensare sin da subito ad assumere ed a programmare interventi formativi mirati?”. La Cgil sottolinea anche la necessità del superamento del blocco del turn over “per garantire servizi ai cittadini e assicurare il funzionamento dei nuovi Lea” e l’importanza di “un adeguato piano di formazione rivolto a tutto il personale del Servizio Sanitario Nazionale”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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17 gennaio, 2017

AIFA ritira dalla vendita scatole "non conformi" di Paracetamolo e Metformina

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Alcuni lotti di Paracetamolo e Metformina saranno ritirati dal mercato. Ad ordinarlo è stata l’Agenzia italiana del farmaco. I lotti di Paracetamolo e Metformina da ritirare sono quelli prodotti dalla ditta Eg Spa e quelli di solo Paracetamolo della ditta Pensa Pharma. Il provvedimento si è reso necessario a seguito della notifica di allerta rapida e della dichiarazione di non conformità alle norme di Buona Fabbricazione del sito di produzione, entrambe emesse dall’agenzia portoghese.

In particolare, si tratta delle confezioni di Paracetamolo EG 16CPR 1000MG – AIC 041467111 Lotti n. 2850023A scad. Nov-17 e n. A6001 scad. Lug-19, di Paracetamolo EG 20CPR 500MG – AIC 041467034 Lotti n. 1760001F scad. Nov-18 e n. K6046 scad. Apr-21; di Paracetamolo PEN 20CPR 500MG – AIC 041432030 lotto n. K6038 – scad. 30/4/2021 e di Paracetamolo PEN 16CPR 1000MG – AIC 041432093 lotto n. M6106 – scad. 31/8/2019.

Per quanto riguarda la Metformina si tratta della specialità Metformina EG 60CPR RIV 1000MG – AIC 037040058 nei seguenti lotti: 41908 scad. mag-17; 41910 scad. mag-17; 42814 scad. lug-17; 43220V scad. ago-17; 43322 scad. ago-17; 43828 scad. set-17; 43829 scad. set-17; 44435 scad. ott-17; 44436 scad. ott-17; 51548 scad. apr-18; 51750V scad. apr-18; 53664V scad. set-18; 54969 scad. nov-18; 54970 scad. dic-18; 54971 scad. dic-18; 60376 scad. gen-19; 61081 scad. feb-19; 62389 scad. giu-19).





FONTE: Il Fatto Quotidiano
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Biblioterapia: l'ospedale che regala libro con la dimissione...

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I benefici derivanti dalla lettura di un buon libro, possono essere, a volte, per i pazienti, più efficaci delle cure tradizionali; per questo, il reparto psichiatrico dell’ospedale “Luvini” di Cittiglio ha deciso di adottare per i propri degenti il metodo della biblioterapia, con l’obiettivo anche di “umanizzare” l’ambiente ospedaliero.

Da anni, è aperta ai pazienti del reparto psichiatrico del nosocomio di Cittiglio una biblioteca che mette a disposizione numerosi libri da leggere, per rendere meno noiosa la giornata; da pochi giorni, anche allo scopo di promuovere la lettura, si è avviata anche una nuova prassi, ovvero che il libro che un paziente ha iniziato a leggere, ma che non ha ancora terminato, viene regalato al momento della dimissione dall’ospedale.

«La biblioterapia - spiega il primario Isidoro Cioffi - è un crescente movimento di opinione che si propone di difendere il libro cartaceo, oggi in crisi più che mai in un Paesecome l’Italia, in cui si legge pochissimo e dove bisognerebbe, in prima istanza, educare i bambini, fin dalla più tenera età, ad amara, apprezzare, cercare il libro come si fa con il migliore amico».

Una sorta di book therapy preventiva insomma. «Ciò costituirebbe - prosegue il primario del reparto di psichiatria di Cittiglio - una forma di prevenzione dai disagi sociali come l’abbandono scolastico, le dipendenze e la depressione in età avanzata». La book therapy nasce agli inizi del ‘900 negli Stati Uniti, dove è tutt’oggi molto diffusa, così come in Inghilterra.

«Un buon libro - aggiunge lo psichiatra Marco Piccinelli - può appagare in maniera variegata, aiutare a sentirsi capiti, meno soli, a maturare in senso psicologico e culturale, ad allargare i propri orizzonti, a superare barriere e pregiudizi, a vedere la vita da altri punti di vista». I benefici per i pazienti insomma, sono molteplici e di diversa natura, come conferma anche un’altra operatrice del reparto, la caposala Nicoletta Bezzolato, la quale sottolinea come un libro «può regalarci emozioni, relax e compagnia».

Tutti i libri della biblioteca del reparto di psichiatria dell’ospedale di Cittiglio sono frutto di generose donazioni di associazioni e semplici cittadini; i mobili della libreria, frutto anche questi di un lascito, sono stati restaurati grazie al lavoro di un gruppo riabilitativo attivato in reparto, coordinato dall’infermiere Pietro Palamara.

FONTE: La provincia di Varese.it
AUTORE: Matteo Fontana
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16 gennaio, 2017

Responsabilità medica, approvata la Legge sul rischio clinico, ecco cosa cambia

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La Legge sul rischio clinico e la responsabilità dei medici è passata al Senato. Manca adesso solo il voto favorevole della Camera, che appare scontato visto che è da lì che arriva la norma, e una delle norme fondamentali per la sanità degli ultimi anni sarà realtà. Nel testo è previsto tra l'altro che il medico che provoca un danno a un paziente per imperizia ma avrà rispettato le linee guida o le buone pratiche assistenziali, non sarà punibile penalmente per colpa. E' quanto previsto dall'articolo 6, destinato ad inserire una nuova norma nel codice penale (“Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”), uno dei passaggi chiave del Ddl Gelli.

Della nuova norma si è discusso per mesi, tra cambiamenti e integrazioni, anche sulla base di quanto suggerito dai professionisti allo stesso Federico Gelli, deputato pisano e responsabile della sanità del Pd. Si tenta da un lato di alleggerire la responsabilità professionale e ridurre così la medicina difensiva, legata proprio al timore dei professionisti di finire davanti a un giudice, cosa che spesso li porta a sbagliare o a evitare trattamenti complessi. Dall’altro lato la legge vuole rendere più facile e veloce al paziente la possibilità di ottenere un risarcimento del danno subito in corsia. E dunque la responsabilità civile del medico diventa “extracontrattuale”, cosa che obbliga la persona che ha subito un danno in ospedale a dimostrare la colpa di chi l’ha curata, ma quella della struttura sanitaria resta “contrattuale”, e quindi in questo caso il spetta all’ospedale o alla Asl provare di non avere responsabilità. Si tratta di un modo per permettere al cittadino di rifarsi prima di tutto sul soggetto economicamente più solido, cioè la struttura pubblica.

Ma la norma prevede anche l’obbligo di tentare una conciliazione stragiudiziale prima di finire davanti a un tribunale. Questo servirebbe a rendere più brevi i tempi dei risarcimenti evitando di far partire un processo. In più, tra l’altro, si obbligano tutte le strutture sanitarie ad essere assicurate e permette al cittadino di fare un’azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione se non riesce ad ottenere il denaro dalla Asl. Inoltre  viene costituito un fondo di garanzia per i pazienti che si trovano davanti una società assicurativa fallita, scomparsa o che comunque non è un grado di coprire il danno.

Nel Ddl Gelli, tra l’altro, si stabilisce che la sicurezza delle cure è parte integrante del diritto alla salute e si promuove in tutte le strutture sanitarie la nascita di un centro per il rischio clinico, che valuti appunto gli errori dei professionisti e adotti politiche per prevenirli.

FONTE: Repubblica.it
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15 gennaio, 2017

Fra sei anni un vaccino contro il rinovirus, il virus del comune raffreddore

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Un ricercatore dell'università di Vienna ha brevettato un vaccino che protegge dal raffreddore, un passo potrebbe portare a una versione da mettere in commercio entro sei anni. Lo afferma l'ideatore, Rudolf Valenta, in un'intervista all'Independent.

Il sistema immunitario, spiega Valenta, che ha oltre 200 pubblicazioni sull'argomento, non riesce a combattere i rinovirus, i principali responsabili del raffreddore, perchè si concentra sul centro del virus, che è passibile di mutazioni. Al contrario il vaccino messo a punto ha come obiettivo il guscio protettivo del microrganismo, che si ancora alle mucose della bocca, del naso e della gola e nello stomaco favorendo l''aggressione', e che non varia tra i diversi ceppi. "Abbiamo preso alcuni frammenti del guscio - spiega Valenta - attaccandoli ad una proteina di trasporto. E' un principio molto vecchio, 'riprogrammare' la risposta immunitaria sull'obiettivo giusto".

La ricerca, spiega Valenta, è in fase avanzata. "Con la prima proteina che abbiamo costruito abbiamo una inibizione molto buona della malattia - afferma -, siamo convinti di essere sulla buona strada. Se riusciremo ad avere i fondi per i test clinici possiamo metterlo a punto in sei-otto anni".

FONTE: Ansa.it
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Medicina: sentenza del TAR, niente test d’ingresso a chi chiede il trasferimento dall’estero

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Novità per gli studenti che non hanno passato il test d’ingresso a Medicina: iscrivetevi all’estero in un ateneo dove il test non c’è e fate domanda di rientro alla fine del primo anno. Funziona? A certe condizioni sì, ma è meglio se per il primo anno in terra straniera scegliete un’Università all’acqua di rose. Con voti più alti la vostra posizione in graduatoria sarà migliore. Se proprio finite tra gli ultimi in graduatoria tra coloro che chiedono il trasferimento, l’arma migliore è la perseveranza: grazie a questa qualità, l’aspirante dottoressa Clarissa Mazzotta è a un passo dal trasferimento dall’Università di Kosice, Slovacchia, a quella di Brescia dopo aver vinto un ricorso al Tar - il secondo, in verità - contro l’ateneo bresciano. Dopo tre anni di battaglia legale potrà presentare il suo piano di studi e prendere il posto di uno studente che 24 mesi fa ha rinunciato. Tutto senza aver passato il test e nonostante per il trasferimento ci fossero studenti più «meritevoli».

Già in passato i giudici si erano espressi in modo simile, e anche le toghe del Tar di Brescia confermano che il superamento del test d’ingresso non è necessario per gli anni di Università successivi al primo. E se il corso è a numero chiuso come Medicina? Per evitare «l’aggiramento del numero chiuso e salvaguardare la qualità dell’istruzione», chi fa domanda di trasferimento dall’estero può sperare in un rientro in Italia solo se ci sono posti vacanti a causa di rinunce e abbandoni. C’è sempre chi passa il test e cambia idea, e a questo punto l’Università deve stilare una graduatoria di chi chiede il trasferimento (anche da Università italiane) con una «griglia di ponderazione degli esami sostenuti e relativi crediti formativi», poi i più meritevoli ottengono l’ammissione al corso. Il caso di Clarissa Mazzotta è andato ancora più in là: il 21 agosto 2013 la giovane ha chiesto il trasferimento dopo il primo anno a Kosice e l’Università ha stoppato il trasferimento perché la ragazza era stata bocciata un anno prima al test d’ingresso. Grazie a una vittoria al Tar, però, l’Università è stata obbligata a esaminare la sua domanda per prendere un posto vacante nel corso 2013-2014. I posti liberi erano tre e, nonostante il curriculum conseguito a Kosice, la giovane era finita in dodicesima posizione dopo l’esaminazione del Consiglio del Corso di Medicina. Colpo di scena: uno studente trentino primo in graduatoria dopo un anno da fenomeno alla Sapienza di Roma, rinuncia al trasferimento a Brescia per motivi personali. Il suo posto vacante viene conteggiato dall’Ateneo per l’anno 2014-2015 perché gli «esclusi» non sono abbastanza meritevoli ma Mazzotta fa ricorso: se lo studente trentino rinuncia, vuol dire che a Medicina per quell’anno è rimasto un posto libero e questo deve essere assegnato agli esclusi della graduatoria.

Il Tar scrive: «Se in un anno accademico l’Università non utilizza pienamente le proprie risorse formative danneggiando uno studente, a questo deve essere concessa un’opportunità identica negli anni successivi». Lei è sì dodicesima, ma nessun altro alza la voce con l’Università e in lizza resta solo lei. Per il Tar, che dà torto all’Università: «In graduatoria c’erano studenti più meritevoli ma Mazzotta è stata l’unica a non prestare acquiescenza e può rivendicare il posto». Che succede ora? Nei prossimi 30 giorni Mazzotta potrà presentare il suo percorso di studi all’Università ed è l’unica candidata in lizza. L’unica condizione? «Il curriculum deve essere adeguato e consentirle di seguire utilmente le lezioni dell’anno in corso». Se così non sarà, la perseverante giovane che tentò il test d’ingresso nel 2012-2013, potrà studiare Medicina a Brescia solo dal prossimo anno: il 2017-2018.





FONTE: Corriere.it

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14 gennaio, 2017

La mappa mondiale della medicina "inappropriata", in Italia uso eccessivo di antibiotici e procedure diagnostiche invasive

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Troppi farmaci e procedure inutili da una parte, mancato accesso a terapie ed esami salvavita dall'altra, con l'aggravante che i fenomeni si presentano magari nello stesso paese o addirittura nello stesso ospedale. A fare la mappa della medicina 'sbagliata' è una serie speciale della rivista Lancet realizzata insieme al Lown Institute di Boston, con una serie di articoli scritti da 27 esperti internazionali, da cui emerge che un quarto del volume delle prestazioni sanitarie è inappropriato per qualche motivo. Dagli articoli emergono diversi esempi, dai 500mila casi di tumore della tiroide che subiscono un eccesso di trattamento ai sei milioni di cesarei di troppo, metà dei quali in Cina e Brasile, al 26% di sostituzioni dell'anca inutili in Spagna. Per l'Italia viene citato ad esempio il fatto che il 22% delle angioplastiche e il 30% delle angiografie sono inappropriate, o che il 9% dei bambini ricoverati per diarrea riceve antibiotici inutili, o ancora un uso eccessivo delle endoscopie, comune a tutto il mondo occidentale con tassi che vanno dal 16 al 33% dei casi. "Quello che viene fuori da queste ricerche è che il problema riguarda tutti i paesi, non ci sono primi della classe - sottolinea Andrea Gardini del consiglio direttivo di Slow Medicine, che ha partecipato alla stesura -. In Italia abbiamo senz'altro il problema dell'uso eccessivo di antibiotici, come anche di alcune procedure radiologiche, mentre il dato sulle angioplastiche va un po' ponderato, sebbene sia emerso che siamo sopra la media degli altri paesi. Bisogna dire che in Italia la federazione degli ordini dei Medici e il collegio degli infermieri hanno iniziato ad occuparsi del problema, ma ancora molto c'è da fare". Fra le procedure sottoutilizzate ci sono l'uso di steroidi in gravidanza per ridurre il rischio di morte pretermine, ma anche il mancato accesso a farmaci salvavita come quelli per alcuni tumori o, in Africa, per l'Hiv. "Le terapie inappropriate sono un fenomeno comune - scrivono gli autori - i medici continuano a sottoutilizzare interventi semplici o economici, e ad utilizzare eccessivamente procedure inefficaci ma più note, lucrose o convenienti, nonostante i potenziali danni per i pazienti.
Questi due problemi si possono trovare contemporaneamente nello stesso paese, struttura sanitaria o addirittura paziente".

La soluzione, aggiunge Gardini, sta nel ritrovare il rapporto medico-paziente, con quest'ultimo che dovrebbe chiedere sempre se un determinato trattamento può portare ad effettivi benefici. "La proposta che sta venendo fuori è di garantire che ci sia una attenzione importante alla relazione fra medico e paziente, nel senso che la pressione che spesso viene dal paziente di fare un esame o una terapia va discussa con il medico, anche perchè molti degli esami possono anche fare del male. Bisogna ristabilire un dialogo e un'alleanza, anche i medici sono non felici di fare prescrizioni e basta, devono avere un ruolo più attivo. L'alleanza è essenziale per costruire un rapporto di fiducia che porti a una cura più giusta".
  
FONTE: Ansa.it
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La nuova responsabilità medica: ecco tutte le novità in vigore da Febbraio 2017

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Sarà legge entro febbraio il nuovo testo sul ddl Gelli in tema di responsabilità sanitaria. La riforma ha previsto una maggiore garanzia di trasparenza per gli utenti vittime di errori in ambito sanitario, maggiori tutele anche per i medici coinvolti. Ciò anche al fine di evitare le condotte tendenzialmente omissive tenute da parte dei medici per situazioni molto a rischio e presumibilmente compromettenti (c.d. medicina difensiva negativa), oppure trattamenti non necessari se non in funzione di una paventata linea difensiva ma comportanti dei costi superflui ed ingiustificati per il servizio sanitario (c.d. medicina difensiva positiva).

Ecco una serie di novità: innanzitutto viene ridimensionato espressamente il titolo di responsabilità e viene stabilita espressamente la natura extracontrattuale della responsabilità del medico verso il paziente. Tale svolta non è di poco conto dacché ricadrà sul paziente danneggiato il gravoso onere di dimostrare la “colpa” del medico.

Viene introdotto l’ art. 590-sexies c.p. (responsabilità penale del medico), con espressa esclusione della colpa in caso di morte o lesione personale del paziente laddove siano state osservate le linee guida od in subordine le “buone pratiche clinico assistenziali”. Di conseguenza è stato abrogato l’art. 3 co. 1 della legge 189/2012 in base al quale il medico non rispondeva penalmente per colpa lieve.

Per la responsabilità civile viene definitivamente introdotto un doppio binario: responsabilità del medico e della struttura sanitaria. Il medico (che operi in struttura privata o pubblica) potrà rispondere solo in base all’art. 2043 del cod. civ. (responsabilità extra-contrattuale), salvo che il comportamento lesivo sia stato determinato dall’adempimento di una obbligazione contrattualmente assunta con il paziente. Il paziente avrà il gravoso onere di dimostrare l’evento (la lesione), la causa della lesione (colpa del medico) ed il nesso di causalità tra la condotta del medico e l’evento.

La struttura sanitaria (pubblica o privata) invece risponderà a titolo di responsabilità contrattuale, trattandosi del cd. contratto atipico di spedalità che include una serie di prestazioni in favore del paziente e che sorge nel momento in cui questi è accettato nella struttura ospedaliera e dal quale derivano particolari obblighi a carico dell’ente e dei suoi ausiliari. In tal caso il paziente per agire nei confronti della struttura dovrà semplicemente allegare il danno subito, di conseguenza sarà la struttura a dover dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per evitare il danno.
Obbligo di assicurazione e fondo di garanzia

Viene introdotto l’obbligo per tutte le strutture sanitarie di munirsi di polizza assicurativa. L'utente potrà agire direttamente nei confronti dell’assicurazione per richiedere il ristoro dei danni subiti (azione diretta). Tale obbligo si estende anche alle professioni esercitate intramoenia in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale. La polizza dovrà essere operativa per ulteriori dieci anni successivi alla cessazione della professione del medico (cd. ultrattività).

Viene anche istituito un fondo di garanzia a tutela degli interessi generali dei pazienti: il fondo risarcirà i danni in quei casi in cui gli importi eccedano i massimali coperti dalle polizze stipulate dalle strutture sanitarie o dal medico, oppure in caso di insolvenza della compagnia assicuratrice. Il fondo è alimentato con i contributi obbligatori annuali versati dalle compagnie autorizzate all'esercizio dell’assicurazione per i rischi derivanti da responsabilità sanitaria.
La conciliazione stragiudiziale

Per tutte le controversie riguardanti i casi di responsabilità medica ed a scopo deflattivo del contenzioso è stato introdotto il necessario preventivo esperimento del tentativo di conciliazione pena l’improcedibilità dell’azione giudiziaria.


FONTE: Ansa.it
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Il Governo cambia i LEA e impone aumento della prevenzione: vaccini gratis e senza ticket per bimbi e anziani

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«Con il nuovo Piano nazionale vaccini, collegato ai Livelli essenziali di assistenza, i vaccini saranno gratis per tutti e senza pagamento del ticket, perché i vaccini non sono da considerarsi una cura ma attengono alla prevenzione collettiva della popolazione». Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha anticipato la prossima entrata in vigore del documento che regolamenta l’offerta vaccinale in Italia. Il Piano vaccini, allegato al decreto sui Livelli essenziali di assistenza firmato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, arriverà giovedì in Conferenza Stato-Regioni, ultimo passo per l’approvazione definitiva. «Un passaggio tecnico, ma comunque necessario, che non prevederà rallentamenti dell’iter di entrata in vigore - ha spiegato Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità del Piemonte e coordinatore degli assessori regionali alla Sanità -. Solleciteremo tutti un veloce via libera, perché si tratta di una grande occasione per i cittadini».

Il Piano, finanziato con 100 milioni di euro per il 2017, 127 milioni per il 2018 e 186 milioni per il 2019, prevede la somministrazione gratuita ai bambini dei vaccini contro il meningococco B, la varicella, il rotavirus e l’epatite A, l’estensione agli adolescenti maschi del vaccino contro il papilloma virus e ai 65enni di quelli contro pneumococco ed Herpes Zoster. Il documento aveva avuto un primo via libera di massima, insieme a tutto il pacchetto dei Livelli essenziali di assistenza, dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 settembre. Ma, come citava l’accordo siglato allora, «si dovrà prevedere in sede di successiva intesa Stato-Regioni sul Piano, una tempistica sull’attuazione triennale». Di fatto, chiarisce Saitta «prima di esser trasmesso alle singole Regioni, dovrà avere un via libera definitivo relativo alla sua articolazione. Era infatti stato concepito e strutturato sul biennio 2016-18, ma visto che entra in vigore con un anno di ritardo, anche i previsti obiettivi di copertura vaccinale vanno aggiornati sul triennio 2017-19».

Nel dettaglio, nei nuovi Livelli essenziali di assistenza sono stati introdotti i seguenti vaccini, che saranno dunque somministrati gratuitamente alle categorie indicate una volta approvato il Piano vaccinale:
1) meningococco B, rotavirus e varicella per i nuovi nati;
2) Hpv nei maschi undicenni;
3) meningococco tetravalente (A, C, W, Y135) e richiamo anti-polio negli adolescenti;
4) pneumococco ed Herpes Zoster nei sessantacinquenni.
Tutti questi vaccini saranno gratuiti, senza pagamento di alcun ticket.
Di conseguenza:
1) i nuovi nati avranno diritto a: cicli di base ed eventuali successivi richiami di vaccino per la prevenzione di difterite, tetano, pertosse, epatite B, polio, Haemophilus influenzae tipo b, pneumococco, meningococco B, rotavirus, morbillo, parotite, rosolia, varicella, meningococco C;
2) gli adolescenti: vaccino anti-meningococco tetravalente (A, C, W, Y135) e vaccino anti-Hpv;
3) i soggetti di età uguale o superiore a 65 anni: vaccino anti-influenzale;
4) i soggetti di età pari a 65 anni: vaccino anti-pneumococco e vaccino anti-Zoster.
Tra gli obiettivi del nuovo Piano vaccinale mantenere lo stato polio-free e raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free.


FONTE: Ansa.it e Corriere.it
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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