AFORISMA DEL GIORNO

30 settembre, 2017

SSM 2017, finalmente pubblicato il bando di concorso

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Dopo un'attesa durata un'estate, finalmente pubblicato il bando di concorso per le Scuole di Specializzazione di medicina. I pdf del bando sono consultabili sul sito del MIUR (clicca qui), oppure sulla pagina facebook del sito (Sentieri della Medicina).
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21 settembre, 2017

Test di ingresso Medicina 2017, punteggio record a Milano ma si abbassa la "media" in tutta Italia

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Il futuro medico più bravo d’Italia è di Milano. O forse semplicemente desidera studiare a Milano. È suo, in ogni caso - codice «15MP77UR7I3ANCG» - il punteggio più alto totalizzato al test d’ingresso di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria del 5 settembre. Ha preso 88,5. Ha sbagliato una sola domanda (è 1 punto e mezzo sotto il massimo). Ha fatto il test all’Università degli Studi di Milano. Il (per ora) misterioso studente ha messo a segno il massimo dei punti - 30 - nelle domande di «ragionamento logico»; 1,5 (su tre, ecco il suo unico errore) in quelle di cultura generale; il massimo nelle altre: Biologia, Chimica, Matematica e Fisica.

Si mette alle spalle quattro ex aequo: 88,1, distribuiti tra Padova e Udine. E poi Bologna, Siena, Padova... Sui siti «paralleli» che han fatto a gara per pubblicare la graduatoria nazionale, sono comparsi martedì a metà giornata i punteggi, pubblicati in forma anonima, con il posizionamento e l’università di provenienza. Nulla di definitivo, per ora, in quanto non si conoscono le scelte di ogni concorrente. Ma a due settimane dalla prova d’ingresso, ecco dunque i responsi. Per qualcuno netti e chiari: soprattutto per i candidati con i punteggi più alti, che sono oggi sicuri di potersi immatricolare nell’università dei loro sogni. Quelli, almeno, che hanno memorizzato il codice alfanumerico ricevuto il giorno del test, con cui hanno potuto accedere a Universitaly.it, il portale che pubblica i punteggi, nell’area riservata ai candidati, nel rispetto delle norme per la protezione dei dati personali.

Chi non ha il codice, o non è sicuro del «valore» della propria posizione in classifica, dovrà aspettare la pubblicazione del compito, con i risultati nominali, sempre online su Universitaly, a partire dal 29 settembre 2017. Per la graduatoria nazionale di merito nominativa e per conoscere il punteggio minimo per entrare a medicina, bisognerà aspettare il 3 ottobre. Nel 2016, alla pubblicazione della graduatoria del test, l’ultimo candidato in posizione utile per ottenere un posto aveva ottenuto poco più di 63 punti. Nel 2015 invece sono bastati poco più di 30 punti.

A sostenere la prova, il 5 settembre, sono stati 60.038 aspiranti matricole, su 66.907 domande pervenute. Gli idonei, quelli che hanno totalizzato i 20 punti minimi necessari per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili, sono quest’anno 52.389, l’87,26% del totale. Secondo Skuola.net, quella di quest’anno è in generale una buona performance, ma nel 2016 superare la soglia fu più facile visto che ci riuscì il 94% delle aspiranti matricole.

I candidati hanno dovuto rispondere a 60 quesiti in 100 minuti. Il punteggio medio nazionale registrato fra coloro che sono risultati idonei è di 44,68 (e l’anno scorso era 48,36). Il punteggio medio più alto a livello di ateneo è di 49,81 a Pavia. La percentuale di idonei più alta (93,61%) si è registrata a Padova. Il punteggio più alto, come abbiamo detto, è stato conseguito a Milano, ma nel 2016 ben nove ragazzi ottennero il punteggio pieno di 90. Un altro dato comunicato dal Miur riguarda la concentrazione di «bravi»: i primi 100 sono concentrati in 26 atenei; e le università che hanno avuto più candidati tra i primi 100 sono a Bologna (19), Padova (17) e Milano (15).

Per essere considerati idonei e giocarsi la partita c’è un punteggio minimo stabilito dal Miur nel decreto per il test d’ingresso 2017: è necessario totalizzare almeno 20 punti. Ogni università, poi, a seconda del numero di posti disponibili e di candidati, ha il proprio punteggio: nel 2016, l’ultimo candidato in posizione utile a Milano Bicocca ha raggiunto 75.6 punti. A Catanzaro, 63.3 punti. Solo il 3 ottobre però ogni candidato saprà se è stato assegnato alla propria sede preferita, se risulta prenotato o «in attesa». Attesa che potrebbe essere lunga, nella speranza che gli scorrimenti di graduatoria liberino il posto sperato. Di sicuro, il punteggio minimo per entrare sarà leggermente più basso di quello dello scorso anno (che si assestava intorno ai 63 punti): sul web si parla già di un punteggio intorno a 60.

AUTRICE: Antonella De Gregorio
FONTE: Corriere della Sera

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06 settembre, 2017

SSM 2017: pubblicato il regolamento, alcune novità (che sanno di beffa) ...

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Tanto rumore per nulla o quasi, e quel "quasi" è un netto peggioramento che ridurrà ulteriormente i posti di lavoro disponibili per i giovani medici al fine di far risparmiare ulteriormente lo Stato. E' in sintesi questo il riassunto del regolamento pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, dopo quattro mesi di ritardo, dal Miur, che risponde così alle proteste di piazza con un regolamento che apporta pochissime novità e che sa francamente di "beffa". Oltre il danno dell'evidente ritardo, con un concorso slittato di quattro mesi (da Luglio a Novembre), appunto la “beffa” di non aver accolto quasi nessuna delle richieste avanzate dai vari gruppi più o meno ufficiali di rappresentanti dei neolaureati, gruppi che per mesi hanno infiammato Facebook con pagine di discussioni su proposte e dossier. Sindacati e movimenti online vari, quelli dei medici neolaureati, che escono nettamente sconfitti. 

Riassumendo in pochi punti alcune delle novità: 

1) La prova scritta sarà svolta in un unico giorno per via telematica, prevederà la soluzione di 140 quesiti a risposta multipla, ciascuno con cinque (e non più quattro) possibili risposte su argomenti sia di clinica che di preclinica, con maggiore peso dedicato all'ambito terapeutico ed epidemiologico (unici due termini aggiunti rispetto al regolamento dello scorso anno). Completamente ignorata, quindi, la richiesta di eliminare i controversi e mnemonici quesiti di preclinica dal quiz, in compenso la selezione dovrebbe essere ancora più “dura”, con un aumento delle difficoltà dei quesiti proposti. 

2) Nessuna bibliografia indicata, come già anticipato dal Ministero, "per paura di possibili ricorsi dei candidati": molto meglio lasciare i giovani laureati in balia delle scuole private di preparazione, che già finanziano alcuni gruppi di rappresentanza dei neolaureati. Nessuna informazione sul tempo a disposizione per espletare la prova, ulteriore importantissimo criterio di selezione e che non è stato neppure accennato.

3) Nonostante il parere favorevole del Ministero che vedeva in tale scelta un “risparmio economico” e al netto di eventuali modifiche nel Bando, il concorso NON sarà sostenuto nelle sedi con distribuzione su base "macro-regionale" ma permane la distribuzione "locale". Il regolamento parla di prove svolte "a livello locale, con competenza alle istituzioni universitarie presenti sul territorio".

4) Altresì bocciata la proposta, avanzata a maggio da diversi gruppi di medici, di ridimensionare fortemente il peso del curriculum del percorso universitario. Sebbene nel regolamento non vengono più indicati gli esami fondamentali caratterizzanti per tipologia di Scuola, ma rimane il curriculum generale. Saranno attribuiti fino ad un massimo di 7 punti bonus, fino a 2 punti per il voto di laurea (2 per il 110 con lode, 1,5 per il 110, 1 punto per il voto da 108 o 109, 0,5 punti per il voto da 105), fino a 3 punti per la famigerata “media ponderata” di tutti gli esami del proprio corso di laurea, fino a 0,5 punti per la tesi sperimentale, fino a ben 1,5 punti per eventuali titoli di dottorato di ricerca (norma a vantaggio degli studenti già specializzati, dato quanto sia raro che i neolaureati possano poi accedere a dottorati in area sanitaria). A parità di punteggio, sarà usata come discriminante l'età anagrafica con precedenza per i laureati più giovani, aprendo la strada a ulteriori ricorsi.

5) La graduatoria sarà su base nazionale, ma la selezione delle scelte sarà successiva alla pubblicazione della stessa, con tre preferenze (anche della stessa area) esprimibili in un intervallo brevissimo di tempo, pena decadenza dalla graduatoria e "ban" di un anno da ulteriori concorsi. Qui entra in gioco un sistema di selezione abbastanza confuso, infatti nel peggiore dei casi prospettati il candidato potrebbe esprimere preferenza per tre discipline della stessa area senza sapere nulla riguardo il punteggio generale per quella disciplina, quindi essere preceduto da altri e rimanere fuori  nonostante un ottimo punteggio su base generale. Questa parte dovrà essere assolutamente chiarita in modo più esplicito dal Bando, perchè rappresenta un netto passo indietro rispetto ai criteri di selezione degli anni precedenti.

6) Al fine di accelerare la "presa di servizio" entro fine 2017, scompaiono gli scorrimenti, dunque se un candidato "avente diritto" decide di rinunciare, le borse NON saranno riassegnate, ma andranno a finanziare la quota di fondi per le borse degli anni successivi. Una beffa, considerando anche che i posti perduti negli anni precedenti NON sono mai stati recuperati e che i posti di quest'anno non saranno aumentati.
 
7) Sparisce la possibilità da parte del medico specializzando di poter svolgere guardia medica e sostituzioni di medici di base. Lo specializzando dovrà sostentarsi, probabilmente in una città non di propria residenza, con il solo stipendio di specializzando, e al netto dei costi necessari allo svolgimento del proprio lavoro. 

Il prossimo passo atteso sarà l’uscita del bando e dunque la possibilità di iscriversi, con lo svolgimento che a questo punto dovrebbe attestarsi in una data ipoteticamente collocabile intorno alla prima metà di novembre, sperando che i tempi siano rispettati in quel che sembra sempre di più un gioco al massacro.
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21 agosto, 2017

Concorso Specializzazione 2017, Ministero conferma i problemi di accreditamento per Messina e Palermo

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E' stata pubblicata ufficialmente la lista delle 135 scuole di specialità (su 1.433) che il Ministero intende bloccare per "non aderenza ai requisiti minimi". Messina è fra le città maggiormente colpite, con ben 7 dipartimenti ipoteticamente impossibilitati ad accogliere specializzandi per il prossimo anno in quanto apparentemente non in grado di garantire i requisiti sufficienti per i livelli minimi di formazione per i vincitori del concorso. Nell'area dei Servizi Clinici, sono coinvolte le scuole di Medicina fisica e riabilitativa, Anatomia patologica, Audiologia e Foniatria, Genetica Medica e Medicina legale. Nell'area Chirurgica, mancato accreditamento per i dipartimenti di Urologia e Ortopedia. Anche a Palermo sembrano esservi problemi, seppur in tono minore, in quanto non sono state accreditati i dipartimenti di Chirurgia Pediatrica e di Dermatologia. Apparentemente non coinvolta Catania, mentre in Calabria vi sono evidenti problemi per l'Università "Magna Graecia" di Catanzaro, con mancato accreditamento per le scuole di Cardiochirurgia, Ortopedia e Microbiologia. Oltre al forte ritardo che tale forma di accreditamento ha comportato sull'emanazione del bando, è auspicabile che tali problemi possano essere risolti il più rapidamente possibile, anche al fine di evitare una serie di conseguenze fortemente negative per tutti i giovani medici speranzosi nel concorso SSM 2017, quali la perdita di posti di specializzazione (su base nazionale già esigui) e il blocco delle attività di riparto (quasi sempre sostenute dallo strenuo lavoro dei giovani medici specializzandi). 

Sulla nostra pagina Facebook "Sentieri della Medicina" potete trovare e scaricare il documento, in formato Excel (xlsx), a cui fa riferimento questo post.
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Concorso Specializzazione 2017, problemi per l'accreditamento delle Scuole, previsto ulteriore forte ritardo del bando

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Una scuola di specializzazione su dieci che oggi in Italia prepara i giovani medici alla professione è senza i requisiti minimi di qualità. È quanto emerge da documenti riservati all’esame in queste ore del ministero della Salute di Beatrice Lorenzin e di quello dell’Istruzione di Valeria Fedeli. Un dossier scottante dove viene messo nero su bianco che 135 scuole di specializzazione su 1.433 non sono in grado di formare al meglio.

La convinzione è dell’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, una costola tecnica dei due ministeri. Il parere l’ha stilato dopo un lavoro di due anni sulla base di criteri come la presenza di spazi adeguati e laboratori specifici nelle sedi universitarie, la garanzia di standard assistenziali di alto livello negli ospedali dove viene svolto il tirocinio e l’esistenza di indicatori di performance per l’attività scientifica dei docenti. Il suggerimento dell’Osservatorio è di non concedere alle 135 scuole universitarie l’autorizzazione a insegnare e a fare in contemporanea lavorare in corsia gli specializzandi in ospedali convenzionati con l’Ateneo. Neppure la metà delle scuole è davvero in regola (47,2%), altrettante (43,3%) sarebbero da autorizzare con riserva (devono dimostrare di avere i requisiti), il 9,4 per cento da bocciare (2 risultano non valutabili). «La nostra proposta è elaborata sulla base di elementi oggettivi e non discrezionali, valorizzati anche grazie all’adozione di algoritmi condivisi collegialmente — si legge nel verbale secretato della riunione dell’Osservatorio dell’8 agosto convocata d’urgenza, dopo che il ministero della Salute ha tentato di bloccare le esclusioni —. Le deliberazioni sono state assunte anche sulla base di valutazioni effettuate dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che si sono avvalse di parametri oggettivi». L’elenco delle 135 è lungo e attraversa l’Italia. In alcuni casi le scuole di specializzazione fanno riferimento ad Atenei del Sud (come Bari, Catanzaro, Messina e Napoli). Ma tra le bocciate non mancano scuole della Bicocca e dell’Humanitas di Milano, di Pisa, della Sapienza e di Tor Vergata di Roma. Secondo l’Osservatorio non dovrebbe essere insegnata la Cardiochirurgia all’Aldo Moro di Bari, né alla Magna Graecia di Catanzaro, la Chirurgia generale all’Università degli Studi di Cagliari, l’Ematologia alla Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, la Neurochirurgia né a Genova e neppure alla Tor Vergata di Roma, la Chirurgia toracica a Pavia e quella pediatrica a Foggia.

La proposta di esclusione delle 135 nasce dal «combinato disposto di più parametri negativi». Nell’Osservatorio, guidato dall’endocrinologo di Padova Roberto Vettor, siedono 16 figure universitarie di prestigio, da ordinari di Medicina a presidi di facoltà. Il giudizio, però, non è vincolante né definitivo (tra due anni le scuole che hanno corretto il tiro potrebbero essere riammesse). Adesso spetta ai ministeri della Salute e dell’Istruzione decidere se inserire le 135 scuole nella rete formativa italiana (il procedimento tecnico si chiama accreditamento) o escluderle almeno per il momento. Dalle carte in possesso del Corriere risulta che soprattutto il ministero della Salute intende muoversi con prudenza, lamentando una carenza di motivazioni nei pareri formulati dall’Osservatorio. Una posizione non condivisa dagli autori del dossier: «Gli elementi che hanno portato alla decisione — scrivono — sono consultabili in ogni momento e mostrabili a qualunque soggetto portatore di interesse concreto». È la prima volta che le scuole di specializzazione vengono censite e valutate in base a criteri precisi. Finché non sarà presa una decisione sul da farsi, il concorso per l’ingresso nelle scuole di specializzazione atteso da 13 mila neolaureati in Medicina è destinato a restare bloccato (per questo il ministero dell’Istruzione sta facendo pressioni giornaliere sui colleghi della Salute). Il rischio è di non arrivare in tempo per l’inizio di novembre, anche se il Miur assicura che il concorso si farà con le nuove o le vecchie regole. Il nervosismo dei giovani candidati cresce di ora in ora.

FONTE: Corriere.it
AUTRICI: Gianna Fregonara e Simona Ravizza
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31 luglio, 2017

Sanità, 12 milioni italiani rinunciano a prestazioni sanitarie per ragioni economiche

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Ben 12,2 milioni di italiani nell'ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche: 1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente. Lo rileva il settimo Rapporto Rbm-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata. Inoltre, continua a crescere la spesa sanitaria privata che nel 2016 è arrivata a 37,3 miliardi di euro ed è sostenuta in grandissima parte direttamente dalle famiglie.

L'Italia continua ad avere una spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil inferiore a quella di altri grandi Paesi europei. Nel nostro Paese è pari al 6,8% del Pil, in Francia all'8,6%, in Germania al 9%. In questi anni il recupero di sostenibilità dei servizi sanitari regionali non è stato indolore e ha impattato sulla copertura per i cittadini.

Aumentate le difficoltà di accesso al sistema pubblico - Le liste d'attesa sono sempre più lunghe. I dati del Rapporto RBM-Censis indicano che per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l'attesa arriva in media a 142 giorni. Per una colonscopia l'attesa media è di 93 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Centro di giorni ce ne vogliono mediamente 109. Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni. Per una visita cardiologica l'attesa media è di 67 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma l'attesa sale a 79 giorni al Centro. Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro. Per una visita ortopedica 66 giorni (18 giorni in più rispetto al 2014), con un picco di 77 giorni al Sud.

FONTE: TgCom.it
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04 luglio, 2017

Gran Bretagna, problemi per Google, app di monitoraggio pone a rischio la privacy di milioni di pazienti

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Di health care e salute non se ne interesserà solo Apple. Anche Google si butta a capofitto sul tema sfruttando l'acquisita DeepMind che sta testando in UK l'applicazione Streams. I primi test, seppur funzionali dal punto di vista medico, sono viziati da un'eccessiva leggerezza nel trattamento dei dati dei pazienti, sollevando non poche polemiche sul delicato tema della privacy. La ICO (Information Commisioner's Office) nel corso di un'indagine sull'operato della Royal Free NHS Foundation Trust di Londra (in partnership con DeepMind) ha rilevato forti lacune sul corretto trattamento dei dati di 1,6 milioni di pazienti inseriti in un gruppo test che ha fruito del di sistema di allerta, diagnosi e rilevazione per lesioni renali acute (Streams per l'appunto) dal 2015.

Elizabeth Denham, Commissario dell'ICO, ha affermato: "non c'è dubbio del grande potenziale che l'uso dei dati potrebbe avere sulla cura dei pazienti e sui miglioramenti clinici, ma il prezzo dell'innovazione non deve essere l'erosione dei diritti fondamentali della privacy. La nostra indagine ha trovato una serie di carenze nel modo in cui i dati registrati del paziente sono stati condivisi. I pazienti non si sarebbero ragionevolmente aspettati che le loro informazioni fossero usate in questo modo". Insomma una carenza di trasparenza che potrebbe ledere il paziente finale.

A questo punto l'Information Commisioner's Office ha chiesto alla Royal Free NHS Foundation Trust di "impegnarsi per apportare modifiche che risolveranno le carenze, e la loro cooperazione è benvenuta. La legge sulla protezione dei dati non è una barriera all'innovazione, ma deve essere considerata ovunque vengano utilizzati i dati delle persone".Nel dettaglio viene chiesto che venga rispettato il perimetro giuridico entro il quale DeepMind svolge i suoi progetti; stabilire come "Trust" ottempererà agli obblighi nei confronti dei pazienti; completare una valutazione dell'impatto sulla privacy, compresi specifici provvedimenti per garantire la trasparenza oltre che provvedere ad effettuare una revisione del processo condividendo con il Commissario i risultati.

Streams è un sistema regolarmente registrato presso la Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) che integra differenti tipi di dati e risultati provenienti da una gamma di sistemi IT usati negli ospedali in grado di inviare un'allerta urgente verso uno smartphone gestito da personale medico. In questo modo è possibile attivare un aiuto clinico immediato, agevolato da una rapida diagnosi proveniente dai parametri recuperati dai macchinari in comunicazione. Il sistema è in test in alcune aziende ospedaliere del Regno Unito su pazienti con problemi renali, ma può essere facilmente adattato anche per pazienti con sepsi e complicanze del diabete.

La divisione Health di DeepMind è attiva da tempo nel sensibilizzare i pazienti sui vantaggi che possono trarre dalla tecnologia attraverso forum e sessioni didattiche e condivide l'importanza nel rispettare la privacy dei pazienti. Stessa collaborazione è giunta anche dall'ospedale Royal Free che fa sapere di essere più che disponibile nell'ascoltare e recepire le raccomandazioni delle istituzioni. Da qui in avanti è imprescindibile che legislazione e aziende tecnologiche siano allineate per evitare gravi rischi per l'utente, che visto il suo stato di degenza risulta in una posizione di particolare debolezza.

FONTE: Punto Informatico
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08 giugno, 2017

Concorso Medicina Generale 2017, Ministero sblocca il problema "abilitazione", aumentano candidati al Concorso

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Novità sul fronte del concorso per MMG. Il Ministro della salute Beatrice Lorenzin ha firmato un decreto che modifica le modalità di accesso al concorso per l'ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale. Il nuovo decreto, spiega il ministero in una nota, prevede che i laureati in medicina e chirurgia possano partecipare al concorso per l'ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale, anche nel caso in cui non siano in possesso dell'abilitazione all'esercizio della professione e non siano ancora iscritti al relativo albo professionale. Sino ad oggi l'abilitazione all'esercizio della professione e l'iscrizione all'albo professionale costituivano requisiti necessari per la presentazione della domanda di partecipazione al concorso. Di conseguenza, i giovani neo-laureati in medicina e chirurgia non potevano accedere al concorso anche se tali requisiti venivano conseguiti successivamente alla presentazione della domanda di partecipazione ma prima dell'inizio del corso di formazione.

Tale decreto consente, quindi, a tutti i giovani medici di presentare la domanda di partecipazione al richiamato concorso, con la "riserva" di iscrizione all'albo entro la data di inizio dei corsi di formazione. Il nuovo decreto uniforma, quindi, i requisiti di accesso ai corsi per la formazione specifica in medicina generale con quelli di accesso alle scuole di specializzazione universitaria in medicina e chirurgia. Il Ministro Lorenzin ha accolto le richieste di modifica dei requisiti di ammissione al concorso, avanzate dalla FNOMCEO (Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) e dalla FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia), nonchè dalle associazioni rappresentative dei giovani medici. La modifica dei requisiti di ammissione al concorso, sottolinea il Ministero, costituisce il primo importante risultato del Tavolo sulle problematiche della medicina generale costituito dal Ministero della salute e al quale partecipano il MIUR, le Regioni e la FNOMCEO.

FONTE: Agi.it
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25 maggio, 2017

Vaccini, pronta l'estensione dell'obbligo per tutti gli operatori sanitari

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Dopo l’obbligo di vaccinazione per i bambini e ragazzi ora è il turno di medici e infermieri. Visto che troppi di loro non si immunizzano, trasformandosi in untori più pericolosi di altri perché a contatto con malati di per se fragili.  Mentre i tecnici dei Ministeri di salute e istruzione lavorano ancora al testo, approvato «salvo intese» venerdì scorso dal Governo, la Lorenzin è pronta a calare la carta che renderebbe obbligatorio presentare i certificati vaccinali più importanti per tutti quelli che fanno attività di assistenza sanitaria. «Se l’emendamento al decreto lo presenterà qualche parlamentare l’Esecutivo lo appoggerà, altrimenti saremo noi a proporlo», fanno sapere dall’entourage del Ministro della salute. Del resto la fuga dai vaccini tra camici bianchi e affini desta oramai più preoccupazione di quella già allarmante in atto tra bambini e ragazzi.

L’obbligo potrebbe scattare per dottori e infermieri non immunizzati almeno contro parotite, rosolia e morbillo, per le quali si fa la trivalente, più varicella. Del resto un sanitario su dieci non è immunizzato contro questi virus. Il 40% ha saltato il richiamo dell’antitetanica, annullando così gli effetti del primo vaccino. L’antinfluenzale poi lo snobbano due operatori su tre. Eppure l’influenza ogni anno miete circa 80mila vittime per complicazioni varie, frequenti soprattutto tra anziani e immunodepressi. I dati, sconfortanti, li fornisce la Simpios, Società scientifica per la prevenzione delle infezioni nelle organizzazioni sanitarie, che ha interpellato un campione dei professionisti della nostra sanità pubblica. Tra i quali uno su tre «non ritiene certi i benefici dei vaccini e teme la possibilità di effetti avversi gravi dopo la vaccinazione».

Gli effetti di questo scetticismo che non trova nessuna giustificazione scientifica si vedono poi con l’epidemia di morbillo, dove la parte dell’untore la fa proprio chi le malattie dovrebbe aiutare a debellarle anziché diffonderle. In Toscana nei primi due mesi dell’anno un caso di morbillo su tre si è verificato proprio tra gli operatori sanitari e nelle provincie di Pisa e Firenze la percentuale è persino del 50%. In Piemonte dal dicembre del 2016 al 22 marzo scorso su 334 segnalazioni di morbillo 30 provengono dall’ambiente ospedaliero. In Lombardia gli operatori contagiati sono 14 su 149 e nel Lazio 26 su 244.

Che le cose così non vanno lo ammettono per primi i diretti interessati, pronti ad accettare il diktat dell’obbligo di vaccinazione.

«Obtorto collo devo dire di essere favorevole all’obbligatorietà per tutti noi», dichiara la Presidente della Federazione dei collegi infermieristici, Barbara Mangiacavalli. «Preferirei lavorare sulla diffusione di una maggiore cultura vaccinale, ma i dati sono quelli che sono e non possiamo continuare a mettere a rischio la vita di chi magari ha appena subito un intervento chirurgico».

Ancora più deciso Gabriele Gallone, dell’esecutivo Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri. «Come medico del lavoro, qui all’ospedale San Luigi di Orbassano (ndr: a due passi da Torino) i neo assunti non li faccio entrare se non hanno almeno il certificato vaccinale per morbillo, rosolia, varicella e parotite. Ma se qualcuno si opponesse il giudice gli darebbe ragione. Per questo serve una legge».

Anche i medici di famiglia della Fimmg concordano. «Anche se - precisa il Vice segretario vicario, Pierluigi Bartoletti - molti di noi sono comunque protetti dai virus, perché la nostra età media oramai è di 55 anni e quasi tutti ci siamo immunizzati ammalandoci da bambini». 

FONTE: La Stampa
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23 maggio, 2017

TAR del Lazio sblocca concorso MMG 2017 per i laureati non ancora abilitati

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Porte aperte al concorso di ammissione al corso di Medicina Generale anche per i laureati che non hanno conseguito l'abilitazione porfessionale. Lo ha deciso il Tar del Lazio che con la sua sentenza (numero 5594 del 19 maggio 2017) annulla decreto del Ministero della Salute del 7 marzo 2006.

Il Tar ha definito "irragionevole - e comunque eccedente il criterio di stretta proporzionalità allo scopo - l’esclusione dal concorso dei soggetti che appaiano in grado di garantire il possesso del titolo alla data di inizio dell’attività".

«L’annullamento del Tar Lazio del decreto del Ministero della Salute del 7 marzo 2006, nella parte in cui preclude la partecipazione al concorso per l’ammissione al corso di Medicina Generale ai laureati in Medicina non ancora abilitati, è la prima vittoria di merito degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, al fianco della Fp Cgil Medici, che mette un punto fermo sulla questione: tutti i laureati non ancora abilitati potranno partecipare alla prova». A farlo sapere è la Funzione Pubblica Cgil Medici.

Per il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza, «è una buona notizia che rafforza la nostra richiesta, portata avanti con Cisl e Uil, di arrivare subito alla laurea abilitante per consentire a tutti i medici di poter accedere prima alla formazione e al mondo del lavoro». “Secondo la sentenza del Tar Lazio numero 5594 del 19 maggio 2017,” riferisce Fp Cgil “in piena aderenza alle tesi degli avvocati, è irragionevole – e comunque eccedente il criterio di stretta proporzionalità allo scopo – l’esclusione dal concorso dei soggetti che appaiano in grado di garantire il possesso del titolo alla data di inizio dell’attività’.

«Una disposizione – conclude Cozza – che oltre tutto discriminava tra medici italiani che dovevano essere in possesso dell’abilitazione alla data di presentazione della domanda e medici comunitari che invece possono registrare l’abilitazione entro la data di inizio del corso di formazione».
 
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19 maggio, 2017

Reintrodotto dal governo l'obbligo di vaccinazione per iscrizioni a scuola: "mantenere alto il livello di protezione"

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Via libera del Consiglio dei ministri al Decreto Legge che reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola. L'obbligo di vaccinarsi per potersi iscrivere a scuola decadde nel 1999 dopo che per oltre trent'anni, e cioè dal 1967, era stato invece indispensabile per l'iscrizione. Il premier Paolo Gentiloni: la norma produrrà "l'impossibilità di iscriversi al sistema scolastico zero-sei anni" per i non vaccinati.

"Per la scuola dell'obbligo - ha proseguito il presidente del Consiglio - la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell'autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti".

Il decreto, ha spiegato ancora Gentiloni, rende obbligatori "una serie di vaccini che finora erano semplicemente raccomandati. Tra questi ce ne sono di importanti come quelli contro il morbillo e la meningite, che dal momento di approvazione del decreto diventeranno obbligatori con modalità transitorie che il decreto metterà in luce per consentire a famiglie e sistema di adeguarsi alla decisione senza traumi".

Ringraziando i tre ministri che insieme hanno lavorato al decreto, Beatrice Lorenzin, Valeria Fedeli e Maria Elena Boschi, il premier ha sottolineato che la decisione di arrivare al decreto con l'obbligo vaccinale è stata presa "perché ci troviamo di fronte alla constatazione del fatto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi soprattutto negli ultimi mesi di comportamenti e teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dei livelli di protezione dal punto di vista dei vaccini. Non si tratta di uno stato di emergenza ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere. Operiamo con un decreto anche perché negli ultimi mesi ci sono state diverse decisioni di Regioni su questo punto e il governo intende dare un indirizzo generale".

Da parte sua il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha specificato che il decreto allarga "a 12 le vaccinazioni obbligatorie per l'iscrizione a scuola", annunciando che vi saranno stringenti controlli sulla copertura vaccinale. "Vogliamo aumentare la copertura vaccinale in tutto l'arco della vita del ragazzo - ha spiegato - e nel percorso scolastico si interviene per verificare che la copertura sia avvenuta e laddove non lo sia stato per mettere in campo una serie di misure che siano piuttosto stringenti nei confronti della famiglia e che mettano in sicurezza la comunità scolastica".

Così, "la scuola avrà l'obbligo di riferire alla Asl la mancata vaccinazione, l'Asl avrà l'obbligo di chiamare la famiglia e dare dei giorni per vaccinare. Se ciò non avviene c'è una sanzione molto elevata. E il controllo avviene ogni anno, non una tantum".

FONTE: TgCom
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13 maggio, 2017

Specializzazioni 2017, il Ministero conferma: concorso a Ottobre

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Si terrà a Ottobre il concorso per accedere alle Specializzazioni post laurea in area medica, chirurgica e dei servizi. E' il Ministero a confermare in tal modo le voci che stavano già diffondendosi da alcuni giorni sui vari siti online dedicati. Il ritardo, è spiegato dal Ministero, è legato ad una serie di novità che verranno introdotte quest'anno, fra cui l'aggregazione dei partecipanti in "macrosedi" (da cui la necessità di trovare strutture adatte a ripartire e ricevere i gruppi di quasi ventimila candidati iscritti in tutta Italia) e un auspicabile miglior controllo nel corso dell'esame. Niente da fare invece per il concorso di Medicina Generale, che rimane ancora "non sostenibile" per tutti i laureati (e non ancora abilitati) di quest'anno. Anche i ricorsi promossi ripetutamente online da vari studi legali perdono di significato, dopo la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso anno in cui venne chiaramente confermata l'esclusione dalla graduatoria per tutti i non abilitati.

Di seguito la Nota del Ministero:

""Al via il nuovo sistema di accreditamento delle Scuole di specializzazione in Medicina e le nuove modalità di svolgimento del concorso per l’accesso ai corsi. Le nuove regole di accreditamento delle strutture sanitarie utilizzabili per la formazione delle specializzande e degli specializzandi, che si stanno concordando con il Ministero della Salute, prevedono parametri più rigorosi ed efficaci e sono richieste da tempo dal mondo universitario e dagli altri interlocutori coinvolti. Con il nuovo concorso si punta, poi, a dare una risposta alle sollecitazioni arrivate, tra gli altri, dalle associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dall'Osservatorio per le Scuole di Specializzazione, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.

La selezione sarà più ‘snella’ e semplificata, particolare attenzione sarà posta alle questioni logistiche con una minore frammentazione delle sedi d’esame che saranno accorpate per area geografica.
“Abbiamo voluto procedere con le nuove regole - spiega la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli - per garantire che le nuove specializzande e i nuovi specializzandi siano inseriti in percorsi accreditati secondo criteri di sempre maggiore qualità e trasparenza e affinché la prossima selezione risponda di più alle attese delle nostre laureate e dei nostri laureati. Il nuovo regolamento con le modalità di accesso alle scuole recepirà le osservazioni emerse dagli incontri avuti con le associazioni rappresentative dei medici in formazione”.

La scelta di procedere con le nuove regole rende necessaria una diversa programmazione dei tempi del bando di concorso che annualmente è pubblicato entro la fine di aprile. Questo il nuovo cronoprogramma: le Università saranno chiamate a caricare i dati necessari per l’accreditamento delle loro Scuole entro la fine del mese di maggio. Saranno valutati standard, requisiti e indicatori di performance delle strutture. A seguito dell’accreditamento delle Scuole sarà pubblicato il bando per l’accesso ai corsi, tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto. Il concorso si terrà in ottobre: servono 60 giorni tra l’emanazione del bando e le prove.

Fra le novità principali a cui sta lavorando il Ministero per la semplificazione delle modalità di ammissione alle Scuole: una graduatoria ‘unica’ nazionale che sostituisca le 50 distinte graduatorie attuali; nuovi contenuti per la prova; un minor peso del punteggio per i titoli; miglioramento della logistica attraverso aggregazione territoriale delle sedi per area geografica.""

FONTE: Comunicato Stampa del MIUR



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12 maggio, 2017

Vaccini, allo studio un nuovo Decreto Legge che preveda obbligo per le scuole di ogni ordine e grado

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I certificati vaccinali dovranno essere esibiti per l'iscrizione alle scuole "di ogni ordine e grado, pubbliche e private". E' quanto prevede il testo che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha consegnato al premier Paolo Gentiloni. Il provvedimento è composto da due articoli ed è ora nelle mani di tutti i ministri per una valutazione prima dell'esame finale. Il voto sul decreto potrebbe arrivare già la prossima settimana.

"Varare il decreto entro la prossima settimana": è l'obiettivo indicato dala ministra della Salute Beatrice Lorenzin al termine della riunione del Cdm di oggi. Un annuncio confermato poco dopo dal premier Paolo Gentiloni. "Come annunciato ho presentato all'attenzione del Consiglio dei ministri il testo base di decreto legge sull'obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio", ha detto il ministro.

"Diamo tutti insieme una risposta concreta alla popolazione per la tutela della loro salute, dei loro figli e delle famiglie a fronte del drammatico calo della copertura vaccinale", ha aggiunto Lorenzin.

Il premier Paolo Gentiloni avrebbe invitato i ministeri competenti a lavorare ad un testo sull'obbligo dei vaccini da portare al prossimo Cdm. Sul testo, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, i dicasteri sono tutti d'accordo. Ieri,  la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli era intervenuta sul caso ricordando la necessità di garantire "anche il diritto costituzionale all'istruzione". "Ho molto apprezzato il richiamo al coordinamento e alla collegialità con cui Paolo Gentiloni ha aperto il Consiglio dei Ministri. Ho sempre detto che sono favorevole all'obbligo di vaccinazione. Tanto più se il Ministero della Salute segnala l'esistenza di un'emergenza nazionale - ha detto oggi Fedeli - Da questo discende che i vaccini debbono essere obbligatori per ogni bambina e bambino presente sul territorio nazionale. E che tale norma deve valere per ogni luogo pubblico".

Intanto il ministro Lorenzin, ha replicato con un tweet ad Alessandro Di Battista (M5S), ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita su La7, che aveva detto che " i vaccini non dovrebbero essere obbligatori ma gratuiti". "Volevo informarvi che con il Piano nazionale vaccini in italia i vaccini sono già gratuiti".

Il provvedimento annunciato dalla Lorenzin entra nel solco di quanto hanno fatto o stanno facendo molte regioni italiane. In Emilia è già stata approvata una norma che richiede le vaccinazioni obbligatorie a chi si iscrive all'asilo nido e anche la Lombardia ha preso una decisione simile. Anche a Trieste è stata approvata una misura simile mentre ci sono altre Regioni che stanno ancora scrivendo le loro leggi come Toscana, Piemonte, Puglia e Lazio, che stanno scrivendo testi nei quali in alcuni casi si prevede l'obbligo per i bambini di aver fatto tutte le vaccinazioni, non solo quelle obbligatorie, per entrare sia al nido che alla materna. Del resto tutte le amministrazioni locali hanno da poco invitato il governo a prendere una decisione nel senso dell'obbligatorietà. Del resto anche il nuovo piano vaccinale, approvato nel gennaio scorso, apriva la porta alla possibilità di un intervento sulle scuole.

Positivo il commento il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti. "Siamo al fianco del ministro Lorenzin sul tema delle vaccinazioni. Chi non vaccina i propri figli lede il diritto alla salute e all'istruzione dei bambini che non possono essere vaccinati per motivi di salute", ha detto il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti.

FONTE: Repubblica.it
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Europa, attacco hacker mette fuori uso i pc degli ospedali inglesi

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Diversi ospedali britannici hanno affermato di avere seri problemi con i loro computer, apparentemente a causa di attacchi informatici. Alcuni istituti di Londra, del nord ovest dell'Inghilterra e di altre parti del Paese sono arrivati al punto di chiedere ai loro pazienti di non recarsi presso le loro strutture "se non in casi di emergenza". Sui pc è comparso un messaggio con la richiesta di pagare un riscatto di 300 dollari in bitcoin.

Il servizio sanitario britannico ha quindi confermato che gli ospedali che hanno denunciato problemi ai loro sistemi informatici sono stati colpiti da un ransomware, ma non ci sono indicazioni che gli hacker abbiano avuto accesso ai dati dei pazienti.

Secondo il Nhs Digital, che supervisiona la cyber-sicurezza degli ospedali, per l'attacco è stata utilizzata una variante del malware "Wanna Cryptor", che tiene in "ostaggio" i computer infettati mentre i pirati informatici chiedono un riscatto. Secondo la stessa fonte, l'attacco "non ha specificamente preso di mira il Nhs, e sta infettando organizzazioni di diversi settori".

L'attacco informatico sembra però essere ben più esteso: secondo la Bbc, infatti, il ransomware ha colpito organizzazioni e aziende in mezza Europa. Segnalazioni di casi simili sono giunte anche da Spagna, Italia, Portogallo, Russia e Ucraina.  Nel nostro Paese sarebbero state prese di mira le università.

FONTE: Tgcom.it
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19 aprile, 2017

Ddl biotestamento, arriva il divieto di accanimento terapeutico

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Nel ddl biotestamento entra il principio del divieto dell'accanimento terapeutico e il conseguente riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia. La modifica è contenuta in un emendamento del presidente della commissione Affari sociali della Camera Mario Marazziti che ha ottenuto parere favorevole dalla commissione ed andrà votato dall'Aula.

In base al testo, "il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione delle cure palliative".

Il testo risultante dall'emendamento Marazziti prescrive, inoltre, che "nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico".

FONTE: Tgcom24
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31 marzo, 2017

Messina, tagli e confusione nel piano di riordino della rete ospedaliera, forti disagi in vista per Milazzo e Barcellona

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Fare presto. Sembra essere questa l'unica indicazione da seguire nel Piano di riordino della rete ospedaliera che la giunta ha esitato, poi inviato al ministero e ieri e stato varato con parere favorevole dalla commissione sanita allArs. Il 4 aprile il Piano deve tornare a Roma. «Un documento - commenta il deputato regionale Beppe Picciolo - che riorganizza e fortifica il nostro sistema sanitario». Di parere opposto il M5S: «Un colpo di mano del governo in piena regola». Per il M5S «sarebbe bello capire - afferma il deputato Francesco Cappello - quando la rete potrà entrare a regime. La rete ospedaliera ha evidenti limiti: l'adeguamento strutturale ed organizzativo delle strutture ospedaliere, specialmente quelle individuate quali spoke Dea di I livello, e le ingenti risorse necessarie».

Nel dettaglio il piano prevede la chiusura di 215 unita operative complesse. Come gia spiegato e previsto il modello hub (strutture di secondo livello altamente specializzate), che diminuiscono da 8 a 7, e spoke (ospedali con aree di pronto soccorso con funzioni di rianimazione e degenza), che crescono da 18 a 22. Poi ci sono i presidi di base (con quattro unita operative), e gli ospedali in zone disagiate.

A Palermo, Villa Sofia-Cervello passa a primo livello. Salvo il “Giglio” di Cefalu confermato Dea di primo di livello, cosi come l'lngrassia. A Trapani, diventa Dea di primo livello l'ospedale di Marsala con gli “Ospedali riuniti” di Trapani e Salemi. Presidio in zona disagiata resta quello di Pantelleria.
A Messina il Bonino Pulejo-Piemonte da presidio di base diventa Dea di primo livello e si aggiunge al San Vincenzo di Taormina e al Papardo di Messina. A Caltanissetta confermato l'hub di San Cataldo e Gela come spoke. Ad Agrigento, insieme allo spoke del “San Giovanni di Dio” confermato l'ospedale riunito di Sciacca e Ribera. A Enna, l'Umberto I sara l'unico spoke. A Ragusa dea di primo livello in citta, il Vittoria-Comiso e si aggiunge il Modica-Scicli. A Siracusa, i Dea di primo livello saranno l'Umberto I e l'ospedale di Avola-Noto.

Ci sono i numeri che parlano riguardo la ridistribuzione della nuova rete ospedaliera approvata ieri a Palermo in VI commissione sanita e che giorno 4 passera per la definitiva approvazione nella commissione interministeriale sanita e economia e finanza. Si tratta di linee guida che saranno immediatamente operative. Si apre una nuova fase nonostante le doglianze da questa o da quella parte delle scelte fatte per rientrare nei termini stabiliti dalla legge. Sara poi discrezione dei direttori generali delle aziende organizzarsi al meglio per soddisfare domande e offerte del territorio. Tra i numeri eclatanti la diminuzione dei posti letto al Papardo dove da 410 passano a 318. La cosa grave, sottolinea il manager Vullo, è la riduzione dei posti letto di ematologia da 24 a 8, un taglio esagerato se si pensa che l'azienda messinese del Papardo è considerata una eccellenza nel settore che conta ad esempio per le donazioni di midollo oltre 4000 iscritti. Ci sono anche degli errori eclatanti come ad esempio l'assegnazione al Papardo di sei posti di chirurgia pediatrica nonostante la figura del chirurgo pediatrico non sia contemplata. Altra stranezza e che all'azienda sono stati assegnati 15 posti di psichiatria che in realta il Papardo non ha ma che semplicemente ospita essendo di pertinenza dell'azienda sanitaria provinciale. II numero degli iniziali 410 posti si assottiglia dunque a 318. Questo potrebbe avere effetti sul personale che risultera in esubero.

Nel piano in partenza per Roma esce vittoriosa l'azienda Piemonte Irccs promossa a struttura di base, che mantiene tutti i reparti attualmente attivi e passa da 136 posti a 250 tra acuti Piemonte e riabilitazione Irccs Bonino Pulejo. II Policlinico viene classificato come “hub” owero struttura altamente specializzata che sara punto di riferimento per le grandi emergenze anche se perdera 15 posti letto da 560 a 545. In provincia grossa delusione per l'ospedale di Barcellona che serve un comprensorio di oltre ottantamila abitanti, che sara depotenziato e privato del pronto soccorso. Beppe Picciolo, componente della VI commissione sanita all'ARS, parla di inaccettabile trave nell'occhio, una grave penalizzazione per il Cutroni Zodda che esce fortemente ridimensionato dalle rigide scelte ministeriali alle quali è stato inchiodato l'assessorato, costretto a presentare un modesto ed improponibile modello di Presidio ospedaliero che andrà quindi radicalmente riformato o riproposto. Depotenziato anche l'ospedale di Milazzo che non viene dotato dell'indispensabile emodinamica, ma che dovra sobbarcarsi anche il maggiore afflusso di accessi al pronto soccorso vista la chiusura di quello di Barcellona.

FONTE: Gazzetta del Sud






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30 marzo, 2017

Sanità, Ministro Lorenzin ammette la gravità dei tagli nel meridione

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Il livello delle cure erogate dal Servizio sanitario nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) è “sotto la soglia minima” in cinque regioni italiane. A denunciarlo è la stessa Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, dopo la lettura dei primi dati del 2015 sull’attuazione dei Lea nelle otto regioni in Piano di rientro o commissariate. Sotto la soglia minima troviamo Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Campania. Tutte regioni del meridione in cui, esclusa la Calabria, le performance sanitarie sono addirittura peggiorate rispetto al 2014. Preoccupa soprattutto la Campania, spiega Lorenzin, dove il calo è stato di 40 punti. Attualmente il punteggio della regione è 99, a fronte del minimo necessario fissato a 160.

“In troppe regioni ci sono molte difficoltà nel potenziamento della assistenza territoriale”, ammette il ministro nella sua intervista all’Ansa. “In particolare – continua – nell’assistenza domiciliare, nel numero dei posti letto per assistenza residenziale, nell’assistenza ai disabili, nelle coperture vaccinali, nello screening del tumore a colon-retto, mammella e cervice uterina”. E se questa è la situazione dal punto di vista della qualità del servizio, le cose migliorano solo leggermente dal lato economico. I conti delle otto regioni inserite nel piano o commissariate sono sì migliorati, “ma ancora troppe non vanno in rosso solo grazie alle coperture, ovvero all’aumento delle aliquote fiscali previste dai piani di rientro o a risorse proprie di bilancio”, spiega Lorenzin.

Il disavanzo, senza le famose coperture, di Piemonte, Abruzzo, Puglia e Sicilia (le regioni in Piano di rientro) e di Molise, Campania, Calabria e Lazio (quelle commissariate) “è sceso dai 427,4 milioni di euro del 2015 ai poco più di 300 milioni del 2016, sulla base dei dati provvisori”, vuole sottolineare il ministro. “Il Lazio nel 2015 ha chiuso in pareggio solo grazie alle coperture fiscali, anche se in realtà la Regione aveva un disavanzo strutturale di 332,6 milioni, sceso nel 2016 a 163 milioni. Ma nel 2016 – ammette allo stesso tempo Lorenzin – in rosso ci sono anche il Molise con -17 milioni, Calabria (-55), Abruzzo (-23) e Puglia (-49)”.

Fatto il punto della situazione, il ministro avanza la sua proposta per il “superamento” dell’attuale modello. “I commissariamenti come li abbiamo immaginati fino ad oggi hanno mostrato molte lacune sul fronte dell’erogazione delle cure”. “Possiamo per esempio – spiega Lorenzin – ridare alle regioni la capacità decisionale completa, senza alibi. Ma noi come stato centrale dovremmo tempestivamente intervenire commissariando le singole aziende sanitarie a fronte di standard bassi di erogazione dei servizi sanitari ai cittadini”. Questo vorrebbe dire che “il direttore generale, amministrativo, sanitario lo decidiamo noi dando un tempo definito per la riorganizzazione della singola azienda ed esercitando poteri sostitutivi completi”, conclude il ministro.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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Ok del Governo all'importazione dall'estero "in casi eccezionali" di farmaci non autorizzati sul territorio nazionale

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Sarà possibile importare dall'estero farmaci destinati ad uso personale, con la prescrizione del medico, non autorizzati in Italia. Lo prevede una circolare del ministero della Salute, precisando che sono compresi anche i super farmaci, come quelli per l'epatite, e i prodotti di ultima generazione. L'importazione, ad oggi non prevista, sarà consentita anche nel caso in cui il farmaco sia autorizzato in Italia ma con diverso dosaggio. Si prevede inoltre che l'importazione sia possibile se il paziente non rientra nelle categorie per cui l'erogazione è prevista dal SSN o per motivi legati all'eccessivo costo.

"A seguito delle numerose segnalazioni pervenute - si legge nella circolare - su conforme avviso dell`Agenzia italiana del farmaco, con la presente circolare, a tutela della salute dei pazienti, si intendono fornire a codesti uffici periferici istruzioni operative relative all`applicazione del dm 11 febbraio 1997, il quale ammette, ricorrendone i presupposti, l'importazione di medicinali regolarmente autorizzati in un Paese estero, ma non autorizzati all'immissione in commercio in Italia". Infatti "secondo i principi generali e le disposizioni vigenti in materia, nessun medicinale può essere commercializzato in Italia senza aver ottenuto un`autorizzazione della AIFA o un'autorizzazione a livello comunitario", con la circolare si stabilisce che "eccezionalmente, e in deroga a tale principio, è ammessa l'importazione per il solo uso personale di medicinali regolarmente autorizzati in un Paese estero in due ipotesi specificamente individuate".

Ovvero che si tratti di "medicinali posti regolarmente in vendita in Paesi esteri, ma non autorizzati all`immissione in commercio sul territorio nazionale, spediti dall`estero su richiesta del medico curante"; o "medicinali registrati in Paesi esteri, che vengono personalmente portati dal viaggiatore al momento dell`ingresso nel territorio nazionale, purché destinati a uso personale per un trattamento terapeutico non superiore a 30 giorni".

Esulta M5s - "Il ministero della Salute viene finalmente sulle nostre posizioni e dà il via libera all'importazione di farmaci innovativi, compresi quelli per la cura dell'epatite C, destinati a uso personale". Cosi' i deputati M5s in commissione Affari Sociali, secondo i quali questa "è una vittoria del buonsenso e per questa ragione ci siamo battuti al fine di sollecitare il ministero e tutto il Parlamento".

"Ancora adesso purtroppo - aggiungono - in Italia non tutti i cittadini riescono ad accedere al trattamento per la cura dell'Epatite C a spese della sanità pubblica e, visto l'alto costo di questi medicinali, per molte persone l'unica possibilità resta quella di rivolgersi all'estero, dove si possono trovare prezzi anche di molto inferiori rispetto ai nostri. Fino ad oggi però la Legge italiana impediva tale pratica perché considerata una forma di commercio illegale".

FONTE: TgCom.it
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Il ritorno del morbillo, più di mille casi da inizio anno

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Da inizio anno sono già stati superati i mille casi di morbillo, mentre in tutto il 2016 erano stati 844. E' il dato dell'Istituto superiore di sanità, secondo cui nel 33% dei casi si è avuta almeno una complicanza, nel 41% un ricovero e nel 14% un accesso al pronto soccorso. Il 90% di tutti i colpiti non era vaccinato, a conferma delle preoccupazioni per il calo delle vaccinazioni. Il 57% dei casi si è registrato nella fascia di 15-39 anni.

Il sistema di sorveglianza dell'Iss ha censito esattamente 1010 casi fino al 26 marzo. L'età media dei pazienti è 27 anni, mentre il 6% dei casi si è avuto nei bimbi al di sotto di un anno, ancora troppo piccoli per il vaccino.

Fra le complicanze le più frequenti sono risultate diarrea (21,1%) e stomatite (17,3%), mentre si sono avuti anche trombocitopenia, ovvero un calo delle piastrine nel sangue (5%), convulsioni (0,4%) ed encefaliti (0,1%).

L'allarme sull'epidemia di morbillo, attribuita soprattutto al calo delle vaccinazioni, era stato lanciato poche settimane fa dal ministero della Salute, sulla base dei dati del solo gennaio che già facevano presagire una stagione con un numero di casi particolarmente alto. Proprio martedì l'ufficio europeo dell'Oms ha sottolineato che 14 Paesi nel continente, tra cui l'Italia, hanno ancora la malattia endemica, mentre 53 l'hanno eliminata.

FONTE: TgCom.it
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25 gennaio, 2017

Cgil: “Sistema sanitario al tracollo, 40mila lavoratori in meno dal 2009”

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Blocco del turn over che dal 2009 al 2015 ha causato la perdita di 40.364 lavoratori, che arriveranno a 50mila nel 2016. In più, l’età media dei dipendenti a quota 50,1 anni, di molto superiore a quella registrata nell’intera pubblica amministrazione. I dati del report della Funzione Pubblica Cgil sullo stato del servizio sanitario analizzano la variazione dell’occupazione di un sistema che è “al tracollo” e che “si ‘impoverisce’, non solo nelle risorse economiche ma anche in quelle umane”. Rispetto al periodo considerato sono stati persi circa 8.000 medici, quasi 10.300 infermieri e 2.200 operatori di assistenza (Oss, Ota e Ausiliari) e 20mila lavoratori tecnici, riabilitativi, della prevenzione e amministrativi. Di questi, rileva la Fp Cgil, oltre 10mila nel solo 2015. E a causa di “blocco del turn over, emorragia occupazionale ed esplosione dell’età media”, aumenta il ricorso a forme di lavoro precarie.

Dai dati rielaborati dalla Fp Cgil emerge che cresce tra il 2014 e il 2015 la quota di personale non stabile (tempi determinati e formazione lavoro, interinali e co.co.co) di circa 3.500 unità per complessivi 43.763 lavoratori. Cala invece il ricorso a consulenze ma allo stesso tempo aumenta la spesa complessiva che arriva a 230 milioni di euro. In questo quadro si inserisce lo stato dei servizi ai cittadini e del finanziamento al servizio sanitario nazionale, giudicato “insufficiente e costantemente ridotto” e il bisogno dello sblocco del turn over. Cgil, Cisl e Uil hanno inoltre chiesto un incontro al ministro della Salute Beatrice Lorenzin sui nuovi Lea, affinché le risorse per il loro finanziamento siano adeguate e venga costruita “una nuova governance, sulla base di indirizzi condivisi, mirata al superamento dei diversi modelli regionali oggi esistenti”.

Se l’approvazione dei nuovi Lea, “auspicata da lungo tempo”, è per la Fp Cgil “un passo avanti per avere prestazioni in linea con i bisogni dei cittadini, è necessario però rivedere le attuali organizzazioni del lavoro, in estrema sofferenza in molti territori, e fissare adeguati standard minimi di personale in maniera omogenea e uniforme su tutto il territorio nazionale, sui quali programmare coerentemente le assunzioni di personale, a prescindere dalle inevitabili specificità territoriali”. Per il sindacato “non è più possibile aspettare oltre per scongiurare l’eventualità che l’aumento delle prestazioni da garantire ai cittadini, con l’attuale scarsità di risorse complessive, arrivi a creare una effettiva selezione delle prestazioni, con il rischio concreto di non poterle garantire e non solo nell’immediato”. E si domandano se ad esempio, pensando al trattamento delle ludopatie, ci sia un “numero adeguato di personale formato” o se invece sia il caso di “pensare sin da subito ad assumere ed a programmare interventi formativi mirati?”. La Cgil sottolinea anche la necessità del superamento del blocco del turn over “per garantire servizi ai cittadini e assicurare il funzionamento dei nuovi Lea” e l’importanza di “un adeguato piano di formazione rivolto a tutto il personale del Servizio Sanitario Nazionale”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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17 gennaio, 2017

AIFA ritira dalla vendita scatole "non conformi" di Paracetamolo e Metformina

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Alcuni lotti di Paracetamolo e Metformina saranno ritirati dal mercato. Ad ordinarlo è stata l’Agenzia italiana del farmaco. I lotti di Paracetamolo e Metformina da ritirare sono quelli prodotti dalla ditta Eg Spa e quelli di solo Paracetamolo della ditta Pensa Pharma. Il provvedimento si è reso necessario a seguito della notifica di allerta rapida e della dichiarazione di non conformità alle norme di Buona Fabbricazione del sito di produzione, entrambe emesse dall’agenzia portoghese.

In particolare, si tratta delle confezioni di Paracetamolo EG 16CPR 1000MG – AIC 041467111 Lotti n. 2850023A scad. Nov-17 e n. A6001 scad. Lug-19, di Paracetamolo EG 20CPR 500MG – AIC 041467034 Lotti n. 1760001F scad. Nov-18 e n. K6046 scad. Apr-21; di Paracetamolo PEN 20CPR 500MG – AIC 041432030 lotto n. K6038 – scad. 30/4/2021 e di Paracetamolo PEN 16CPR 1000MG – AIC 041432093 lotto n. M6106 – scad. 31/8/2019.

Per quanto riguarda la Metformina si tratta della specialità Metformina EG 60CPR RIV 1000MG – AIC 037040058 nei seguenti lotti: 41908 scad. mag-17; 41910 scad. mag-17; 42814 scad. lug-17; 43220V scad. ago-17; 43322 scad. ago-17; 43828 scad. set-17; 43829 scad. set-17; 44435 scad. ott-17; 44436 scad. ott-17; 51548 scad. apr-18; 51750V scad. apr-18; 53664V scad. set-18; 54969 scad. nov-18; 54970 scad. dic-18; 54971 scad. dic-18; 60376 scad. gen-19; 61081 scad. feb-19; 62389 scad. giu-19).





FONTE: Il Fatto Quotidiano
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Biblioterapia: l'ospedale che regala libro con la dimissione...

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I benefici derivanti dalla lettura di un buon libro, possono essere, a volte, per i pazienti, più efficaci delle cure tradizionali; per questo, il reparto psichiatrico dell’ospedale “Luvini” di Cittiglio ha deciso di adottare per i propri degenti il metodo della biblioterapia, con l’obiettivo anche di “umanizzare” l’ambiente ospedaliero.

Da anni, è aperta ai pazienti del reparto psichiatrico del nosocomio di Cittiglio una biblioteca che mette a disposizione numerosi libri da leggere, per rendere meno noiosa la giornata; da pochi giorni, anche allo scopo di promuovere la lettura, si è avviata anche una nuova prassi, ovvero che il libro che un paziente ha iniziato a leggere, ma che non ha ancora terminato, viene regalato al momento della dimissione dall’ospedale.

«La biblioterapia - spiega il primario Isidoro Cioffi - è un crescente movimento di opinione che si propone di difendere il libro cartaceo, oggi in crisi più che mai in un Paesecome l’Italia, in cui si legge pochissimo e dove bisognerebbe, in prima istanza, educare i bambini, fin dalla più tenera età, ad amara, apprezzare, cercare il libro come si fa con il migliore amico».

Una sorta di book therapy preventiva insomma. «Ciò costituirebbe - prosegue il primario del reparto di psichiatria di Cittiglio - una forma di prevenzione dai disagi sociali come l’abbandono scolastico, le dipendenze e la depressione in età avanzata». La book therapy nasce agli inizi del ‘900 negli Stati Uniti, dove è tutt’oggi molto diffusa, così come in Inghilterra.

«Un buon libro - aggiunge lo psichiatra Marco Piccinelli - può appagare in maniera variegata, aiutare a sentirsi capiti, meno soli, a maturare in senso psicologico e culturale, ad allargare i propri orizzonti, a superare barriere e pregiudizi, a vedere la vita da altri punti di vista». I benefici per i pazienti insomma, sono molteplici e di diversa natura, come conferma anche un’altra operatrice del reparto, la caposala Nicoletta Bezzolato, la quale sottolinea come un libro «può regalarci emozioni, relax e compagnia».

Tutti i libri della biblioteca del reparto di psichiatria dell’ospedale di Cittiglio sono frutto di generose donazioni di associazioni e semplici cittadini; i mobili della libreria, frutto anche questi di un lascito, sono stati restaurati grazie al lavoro di un gruppo riabilitativo attivato in reparto, coordinato dall’infermiere Pietro Palamara.

FONTE: La provincia di Varese.it
AUTORE: Matteo Fontana
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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