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16 marzo, 2018

L'OMS avverte: troppa plastica nelle acque minerali

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La microplastica è ampiamente diffusa nelle bottiglie d’acqua in Pet (polietilene tereftalato), come ha dimostrato un’analisi condotta dalla State University di New York per conto del progetto giornalistico Orb Media. I ricercatori hanno analizzato 259 bottiglie di undici marchi tra i più famosi del mondo, in 19 località di nove nazioni e i risultati sono stati allarmanti. Eccetto 17 campioni, in tutti gli altri sono state trovate microplastiche con una concentrazione media di 314,6 per litro, ma con punte fino a oltre 10 mila. Per le particelle di 100 micron (0,1 millimetri) di dimensione la concentrazione è risultata di 10,4 per litro. Contattati dai giornalisti di Orb Media, due degli undici marchi esaminati hanno ammesso che i loro prodotti contengono microparticelle di plastica, ma che lo studio presenta numeri esagerati. Gli altri non hanno risposto.

I Paesi dove sono state effettate le analisi sono: Stati Uniti, Messico, Brasile, Libano, Kenya, India, Cina, Thailandia e Indonesia. I marchi coinvolti: Epura e Aquafina (PespiCo), San Pellegrino e Nestlé Pure Life (Nestlé), Dasani (Coca-Cola), Minalba (Edson Queiroz), Evian e Aqua (Danone), Gerolsteiner (Gerolsteiner Group), Bisleri (Bisleri International), Wahaha (Hangzhou Wahaha Group). Il campione analizzato di acqua San Pellegrino, acquistato dai ricercatori su Amazon, è risultato quello con il secondo minore contenuto massimo di particelle: 74 per litro. Un campione di Nestlé Pure Life, sempre acquistato su Amazon, aveva un contenuto di 10.390 particelle per litro.

Il tipo più comune di plastica rinvenuto nell’acqua delle bottiglie non è però il Pet, il tipo di plastica impiegato per realizzare il corpo della bottiglia, bensì il polipropilene che viene invece sovente utilizzato per i tappi. Comunque non una buona notizia in vista della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo.

FONTE: Corriere.it
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20 novembre, 2014

Eternit, nessuna giustizia in Italia: la Cassazione "salva" i colpevoli, condanna INPS e INAIL e cancella tutti i risarcimenti alle vittime

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Abominevole sentenza della corte di Cassazione che ha accolto la richiesta del procuratore generale nel processo Eternit: viene così dichiarata la prescrizione – che era maturata al termine del primo grado nel 2012 – e cancellata la condanna al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato. In questo modo sfuma anche la possibilità per i familiari delle vittime e per le comunità locali di Casale Monferrato ottenere i risarcimenti. Il sostituto procuratore della Suprema Corte Francesco Iacoviello aveva appunto chiesto di dichiarare prescritto il reato di disastro ambientale doloso di conseguenza, di annullare la condanna a 18 anni di carcere per Schmidheiny. Iacoviello però, nel corso della requisitoria, aveva sottolineato: “Per me l’imputato è responsabile di tutte le condotte che gli sono state ascritte”, aggiungendo che il problema è “che il giudice tra diritto e giustizia deve sempre scegliere il diritto”. I fatti sui quali era chiamata a discutere la Cassazione riguardavano avvenimenti del giugno 1976.

Il pm Raffaele Guariniello, che in primo grado e in appello aveva ottenuto la condanna di Schmidheiny,  una volta appreso il verdetto, ha dichiarato di volere aspettare “di leggere la sentenza”. Poi ha aggiunto: “Non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c’è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi”, riferendosi agli oltre duemila i morti per il tumore provocato dall’inalazione di polveri d’amianto. E, secondo quanto riferisce l’Ansa, fonti vicine alla Procura Generale della Cassazione avrebbero commentato: “Purtroppo c’è chi li ha illusi”.

La decisione, spiega il legale di parte civile Sergio Bonetto – difensore di circa 400 parti lese – travolge anche il diritto a tutti i risarcimenti, mentre le provvisionali disposte dalla Corte d’Appello di Torino sfioravano i 90 milioni di euro. Bonetto specifica come la tesi del pg “viene accolta totalmente” perché si definisce la prescrizione, che per il reato di disastro ambientale è di 12 anni, in un arco temporale che va dal 1986 (anno del fallimento della Eternit) al 1998. Il primo grado di giudizio, infatti, è stato celebrato nel 2012, con sentenza di condanna per Schmidheiny e per il barone belga 92enne Louis De Cartier De Marchienne, morto poche settimane prima del 3 giugno 2013, quando, invece, è stata emessa la sentenza in appello. Proprio nel secondo grado di giudizio la condanna di Schmidheiny era stata portata da 16 a 18 anni.

La Corte ha inoltre condannato Inps e Inail – che avevano fatto ricorso per non essere state ammesse come parte civile dalla Corte di appello di Torino – a pagare le spese legali, la cui cifra non è ancora nota, anche un parente di una delle vittime dell’amianto che era stato escluso dal diritto degli indennizzi. “Per l’Inail – ha detto l’avvocato generale dell’Inail Giuseppe Vella commentando il verdetto insieme all’avvocato Teresa Ottolini che ha difeso l’Inail in Cassazione – i costi per le sole prestazioni ai lavoratori colpiti dalle patologie provocate dall’amianto sono costate 280 milioni di euro che non si recupereranno più perché il verdetto della Cassazione ha demolito in radice questo processo”.

Per il difensore del magnate svizzero, l’avvocato Franco Coppi (legale, peraltro, anche di Berlusconi), la decisione della Cassazione “non è una sconfitta della giustizia”. “L’accusa che era stata formulata era di disastro ambientale doloso – ha aggiunto Coppi – Non si parlava dei morti e per quel tipo di reato sono trascorsi più di 30 anni e quindi la Cassazione ha semplicemente preso atto del fatto che a distanza di così tanti anni non si può condannare nessuno”. Ad ogni modo, puntualizzava il penalista, “la Cassazione non dice che l’amianto è inoffensivo“.

Tante le proteste dei numerosi familiari delle vittime presenti nell’Aula magna. “Vergogna, vergogna” hanno detto in tanti, urlando subito dopo la lettura del verdetto. Alcuni hanno anche esposto uno striscione con la scritta “Ingiustizia è fatta”. E domani, giovedì 20 novembre, alle 10.30 l’Associazione familiari e vittime dell’amianto (Afeva) terrà una conferenza stampa al palazzo dei Congressi dell’Eur, nell’ambito del Congresso nazionale della Uil.

“Sono dispiaciuta e amareggiata, ma preferisco aspettare domani prima di aggiungere altro”, ha detto Concetta Palazzetti, sindaco di Casale Monferrato, uno dei centri più colpiti dalla tragedia della Eternit. “Domani mattina – aggiunge – riunirò la giunta comunale per decidere che cosa fare”. E anche il governatore della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, esprime “profonda indignazione” per “il fatto che migliaia e migliaia di persone e famiglie siano private del riconoscimento dei danni e delle responsabilità per ragioni che sono poco più che cavilli burocratici. Quando il diritto cozza con le più elementari ragioni di giustizia – ha proseguito – è segno che c’è qualcosa di profondo che non funziona nei meccanismi della giustizia italiana. Il danno provocato dagli stabilimenti piemontesi e italiani dell’Eternit va al di là delle morti finora contabilizzate e allunga la sua ombra sulle generazioni future: alle famiglie delle vittime, alle associazioni che si sono battute in questi anni e a tutti coloro che attendevano un giudizio di giustizia ed equità, vanno la mia solidarietà, il mio sostegno e la mia vicinanza”. E nel corso della giornata tante forze politiche avevano espresso solidarietà ai famigliari delle vittime coinvolti nel processo.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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