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AFORISMA DEL GIORNO

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19 aprile, 2018

In aumento la prevalenza di tumori urologici negli anziani, previsti oltre 30 mila nuovi casi ogni anno

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Ogni anno a 38mila italiani sopra i 70 anni d’età viene diagnosticato un tumore urologico. Il più frequente è quello alla prostata, che ha però un minore impatto clinico perché in una percentuale non trascurabile dei casi è in forma latente asintomatica, specie negli ultra 80enni.Più rilevanti sono invece il carcinoma del rene e quello della vescica, i cui casi negli ultimi anni sono aumentati, in particolare nelle persone d’età avanzata. Per curare al meglio questi pazienti, che non di rado soffrono di altre patologie legate all’invecchiamento, è necessario intensificare la collaborazione tra urologi, oncologi e geriatri che, insieme ad altri specialisti, devono elaborare nuovi percorsi di assistenza e cura a misura del malato anziano. Proprio la multidisciplinarietà al servizio della terza età è uno dei temi al centro del Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO), che si apre oggi a Milano e riunisce oltre 600 esperti da tutta la penisola.

«Le neoplasie uro-genitali rappresentano un quinto di tutte le diagnosi di cancro registrate nel nostro Paese - dice Riccardo Valdagni, Presidente Nazionale della SIUrO -. Sono patologie tipiche degli over 70 che spesso e volentieri soffrono anche di ulteriori gravi problemi di salute come diabete, ipertensione o insufficienza renale. Per questi pazienti è ancora più importante e fondamentale essere assistiti da un team multidisciplinare. Attraverso il “lavoro di squadra” è possibile, infatti, favorire l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, ridurre gli sprechi legati a cure ed esami superflui, garantire il tempestivo accesso a programmi di riabilitazione e supporto. La multidisciplinarietà deve quindi essere considerata non più un’opzione ma, piuttosto, come una modalità di gestione necessaria. I vari specialisti devono imparare a cooperare insieme per acquisire gli uni parte degli strumenti degli altri. A questo tema, ormai imprescindibile, abbiamo dedicato il nostro appuntamento nazionale più importante».Il numero di casi di tumore del rene è aumentato del 7% nell’ultimo quinquennio. E per quello della vescica per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno contro le attuali 27mila.

«Negli anziani il rischio di ammalarsi di cancro è di 40 volte più alto rispetto agli under 40 – aggiunge Alberto Lapini, presidente eletto della SIUrO -. Secondo le ultime previsioni demografiche già nel 2025 un quarto della popolazione italiana avrà più 65 anni. Vanno quindi presi dei provvedimenti a livello politico e sanitario per evitare un vero e proprio boom di patologie oncologiche nei prossimi anni. Per quanto riguarda i tumori del tratto urinario esiste un problema oggettivo nell’individuarli ai primi stadi. Il cancro del rene o della vescica, per esempio, non si manifestano attraverso sintomi specifici e inoltre non abbiamo a disposizione programmi di screening efficaci. Esiste poi l'annosa e irrisolta questione dell’esame del PSA per il tumore della prostata: il test non può essere utilizzato in maniera indiscriminata o diventare un esame di massa. Va limitato solo alle persone considerate a rischio, correttamente informate sul significato del PSA e sull’iter diagnostico che un PSA non “normale” comporta. Altrimenti otterremmo come unico risultato un aumento di trattamenti eccessivi o inutili con conseguenze non indifferenti sulla qualità della vita dei pazienti».

«Una possibile soluzione è favorire il più possibile gli stili di vita sani - sottolinea Giario Conti, Segretario Nazionale della SIUrO -. Comportamenti pericolosi come il tabagismo o i chili di troppo sono ancora eccessivamente diffusi tra gli over 65. In particolare il 57% degli anziani italiani risulta in eccesso di peso e questo determina un aumento del rischio soprattutto del tumore del rene. Dieta corretta e attività fisica vanno quindi promossi tra tutta la popolazione senza distinzione d’età». Ampio spazio, durante il congresso SIUrO di Milano, viene dedicato al tema delle nuove terapie. «Negli ultimi anni è cambiata la strategia contro queste patologie - prosegue Sergio Bracarda, Vice Presidente SIUrO -. Emblematico è il caso del cancro della prostata che è il più frequente tra gli italiani: un caso su tre viene considerato come non aggressivo e quindi è trattato con la sorveglianza attiva, che consiste in controlli periodici da svolgere per tenere la malattia sotto osservazione, senza intervenire. Grosse novità sono state introdotte quando la malattia arriva alla fase metastatica. Innovativi farmaci chemioterapici o ormonali sono in grado di allungare la significativamente la sopravvivenza. Per quanto riguarda invece il tumore del rene e vescica, l’immunoterapia si sta dimostrando sempre più efficace e ben tollerata da parte di pazienti che storicamente hanno avuto limitate opzioni di cura. Per le tre neoplasie sono stati ottenuti buoni risultati, sempre in termini di sopravvivenza, anche con farmaci ormonoterapici e chemioterapia nella patologia prostatica: da 3 a 16 mesi in più. Nella patologia renale e vescicale invece sono stati riscontrati progressi con l’utilizzo di farmaci immunoterapici sia da soli che in combinazione. Grazie a tutte queste innovazioni terapeutiche in Italia l’80% dei pazienti colpiti da una neoplasia genito-urinaria riesce a sconfiggere la malattia».

FONTE: Corriere.it
AUTRICE: Vera Martinella
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13 gennaio, 2015

Sanità, Regioni all'attacco degli anziani: "Eliminare subito l'esenzione del ticket"

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Togliere l’attuale esenzione dal pagamento dei ticket sanitari al compimento dei 65 anni e prevederla solo per anziani con pensioni sociali, patologie gravi, per chi è disoccupato o per le famiglie numerose: è la proposta che le Regioni intendono portare avanti fra le misure per il contenimento della spesa sanitaria. La notizia è stata riferita da Luca Coletto, coordionatore degli assessori alla Sanità (e componente della giunta regionale del Veneto) all’agenzia di stampa Ansa.

«Le aspettative di vita sono aumentate -spiega il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Luca Coletto - e si va in pensione più tardi; dunque non ha senso dare esenzioni a persone non afflitte da gravi patologie. Al tempo stesso ha più senso prevedere esenzioni per chi è disoccupato o a chi vive con una pensione sociale, o a chi mantiene una famiglia numerosa oppure mantiene la famiglia ed ha uno stipendio basso. Non si toglie nulla a nessuno ma si sposta l’attenzione verso chi ne ha più bisogno. Questa è la proposta messa a punto dalle Regioni, tiene conto delle nuove povertà causate anche dalla lunga crisi. Speriamo di parlarne presto con il ministro della Salute: già venerdì 16, nel corso dell’incontro previsto al ministero, una informativa sarebbe auspicabile. I nostri sono indirizzi, ma è il ministero della Salute poi a doverli recepire. Per ora non sappiamo cosa ne pensi il ministero. Le Regioni possono poi ampliare i criteri base, ma questi devono essere definiti dal ministero». Ad oggi per ottenere l’esenzione bisogna avere compiuto 65 anni e avere un reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro annui.

FONTE: Corriere.it
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14 marzo, 2009

Inghilterra: omega3 sopravvalutati nella lotta alla vecchiaia?

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Uno studio britannico mette in dubbio la convinzione, sostenuta da molte ricerche, che i pesci 'grassi' e ricchi di Omega 3 come il salmone possano proteggere contro la demenza senile. I dati di un trial condotto su oltre 800 anziani inizialmente ha mostrato che coloro che mangiavano pesci grassi in abbondanza avevano una funzionalita' cognitiva migliore. Ma, analizzando meglio i dati, i ricercatori hanno osservato che la mente piu' acuta si spiegava non con l'alimentazione bensi' con il livello di istruzione e il buon umore. E' dunque necessario chiarire meglio se davvero i pesci grassi proteggono il cervello dalla demenza, conclude il team britannico sul Journal of Nutrition, Health and Ageing. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno messo l'accento sull'importanza dell'alimentazione per limitare l'invecchiamento del cervello e hanno sottolineato il valore degli acidi grassi omega 3, che si trovano in pesci come il salmone e lo sgombro. I test in laboratorio in teoria provano che tali acidi sono neuroprotettivi. Il nuovo studio, condotto alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, ha in effetti trovato un'associazione tra mangiare un paio di porzioni di pesce a settimana e migliori punteggi ai test delle funzioni cognitive. Ma tenuto conto poi anche del livello di istruzione e della salute psicologica dei soggetti studiati, i ricercatori hanno visto che l'associazione con l'assunzione di pesci grassi spariva. Conclude il team britannico: va bene mangiare un paio di porzioni di pesce a settimana, di cui una almeno deve essere un pesce grasso, perche' i benefici per il cuore sono dimostrati. Ma quanto ai vantaggi anti-demenza, secondo il direttore della ricerca, Alan Dangour, sono stati un po' esagerati. "Le prove scientifiche finora raccolte non sono sufficienti". Niel Hunt, chief executive della Alzheimer Society, ha commentato: "Il modo migliore per ridurre il rischio di demenza in eta' anziana e' di seguire una dieta mediterranea ricca di frutta, verdura, cereali, pesce e pollame. Ma non sappiamo quale alimento in particolare sia piu' protettivo degli altri".

FONTE: Agi.com Salute
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18 luglio, 2008

Ipertensione: in over50 più importante il valore sistolico rispetto al diastolico

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In contrasto con il metodo tradizionale di usare sia la pressione arteriosa sistolica che quella diastolica per misurare e diagnosticare l'ipertensione, un team di scienziati europei afferma ora che, per i pazienti sopra i 50 anni di età, dovrebbero essere usati esclusivamente i valori della pressione sistolica. La loro proposta sarà pubblicata in una delle prossime edizioni di The Lancet.

Gli esperti, Bryan Williams dell'Università di Leicester e Leicester Royal Infirmary, Regno Unito, Lars H. Lindholm dell'Ospedale universitario di Umeå (Svezia) e Peter Server dell'International Centre for Circulatory Health, Imperial College di Londra (Regno Unito) dicono che l'ipertensione diastolica ha cominciato a passare in secondo piano in confronto all'ipertensione sistolica, perché quest'ultima è diventata quella più diffusa nei pazienti al di sopra dei 50 anni.

La pressione sistolica è la pressione del sangue nel momento in cui il cuore si contrae. Più precisamente, la pressione arteriosa massima durante la contrazione del ventricolo sinistro del cuore. Il primo valore registrato nella pressione arteriosa di un paziente è la pressione sistolica. Il valore normale è di 120 mm Hg (millimetri di mercurio), e l'obiettivo raccomandato per questa pressione è al di sotto dei 140 mm Hg. La pressione arteriosa diastolica è la pressione minima nella fase di riposo del ciclo, e cioè la pressione nelle arterie tra i battiti, quando il cuore si rilassa per riempirsi di sangue. Una pressione arteriosa diastolica normale è di 80 mm Hg.

Mentre l'invecchiamento comporta un aumento della pressione arteriosa sistolica, la pressione arteriosa diastolica aumenta solo fino ai 50 anni di età e poi diminuisce.

È un dato importante perché le malattie cardiovascolari solitamente fanno la loro comparsa verso questa età. In poche parole, l'ipertensione sistolica aumenta, mentre l'ipertensione diastolica diminuisce, o sparisce quasi del tutto.

"Considerando il fatto che oltre il 75% delle persone che soffrono di ipertensione hanno più di 50 anni, il carico della malattia è dovuto principalmente alla pressione sistolica," hanno spiegato gli scienziati. "L'uso della pressione diastolica per la diagnosi e l'analisi del rischio nelle popolazioni più anziane è diventato quindi irragionevole."

Gli scienziati affermano che sono quattro i fattori che entrano in gioco nel sostenere che solo la pressione arteriosa sistolica dovrebbe essere misurata nei pazienti al di sopra dei 50 anni:
(1) la misurazione della pressione arteriosa sistolica è più facile e più precisa rispetto alla pressione arteriosa diastolica, ed è inoltre migliore per la prevenzione del rischio;
(2) i pazienti otterrebbero più comprensione;
(3) la misurazione della pressione arteriosa sistolica semplificherebbe le decisioni terapeutiche per i medici; e
(4) concentrare una campagna di salute pubblica su un solo numero per le persone al di sopra dei 50 anni, sarebbe positivo per migliorare i risultati della terapia per le persone con ipertensione sistolica e ridurrebbe le malattie correlate o i tassi di mortalità.

Bisogna sottolineare il fatto che gli scienziati riconoscono che sia la pressione del sangue sistolica che quella diastolica dovrebbero essere usate per le persone al di sotto dei 50 anni. "Comunque, questo gruppo molto più piccolo di pazienti non dovrebbe svigorire l'importante messaggio riguardo la grandissima importanza della pressione arteriosa sistolica per la maggior parte dei pazienti che soffrono di ipertensione," hanno aggiunto gli scienziati. Una valutazione di questi due gruppi mostra che fino al 40% dei pazienti al di sotto dei 40 anni di età che soffrono di ipertensione hanno episodi isolati di ipertensione diastolica, mentre il 30% delle persone tra i 40 e i 50 anni manifestano questo fenomeno.

Concentrarsi solamente sulla pressione arteriosa sistolica nelle persone più giovani avrà come risultato un controllo adeguato della pressione diastolica, hanno detto. Ma se la pressione arteriosa diastolica è l'unico obiettivo, le persone a rischio non avranno un controllo adeguato della pressione arteriosa sistolica, hanno aggiunto.

Gli scienziati britannici e svedesi hanno puntualizzato che la pressione arteriosa sistolica dovrebbe "diventare l'unico fattore per determinare l'ipertensione e l'obiettivo chiave della terapia sopra i 50 anni." Infine, sia i dottori che i pazienti saranno in grado di affrontare meglio l'ipertensione e avranno migliori possibilità di terapia. "Un'iniziativa del genere avrebbe importantissime implicazioni sulla salute pubblica, per la prevenzione delle malattie cardiovascolari associate alla pressione arteriosa," sostiene il team.

FONTE: Molecularlab.it => http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6171
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