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AFORISMA DEL GIORNO

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15 giugno, 2013

Sigaretta elettronica, denuncia del Salvagente: “Metalli pesanti nei liquidi”

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Piombo, cadmio, cromo e arsenico. Sono queste le sostanze tossiche, forse cancerogene, presenti nel liquido delle sigarette elettroniche. E’ questo il risultato dell’inchiesta del settimanale Il Salvagente, che ha fatto analizzare il liquido da un team del dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli. Dopo i test, il procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha aperto un nuovo fascicolo nell’ambito dell’inchiesta sulle sigarette elettroniche.

I valori – ha spiegato Guariniello al settimanale – sembrerebbero molto elevati, in special modo in un campione, nel quale la concentrazione di arsenico sarebbe più elevata di quella ammessa per l’acqua potabile. Valuteremo attentamente”.

Ma la preoccupazione non si ferma alla concentrazione di liquido rilevata. Il settimanale avverte che “in assenza di una normativa di riferimento, che stabilisca le sostanze ammesse e i relativi limiti, nelle ricariche può finire di tutto”. Una situazione definita “fuori controllo dove, oltre a una regolamentazione di settore, mancano anche i controlli”. A preoccupare è principalmente l’assenza di una “valutazione del rischio”, in mancanza della quale “nessuno può stabilire gli effetti di una, seppur minima, quantità di arsenico o piombo assorbita dal corpo umano per inalazione”. I produttori contattati dal Salvagente, non sottovalutano il problema e hanno dichiarato di “monitorare la presenza dei metalli pesanti e chiedono “urgentemente una regolamentazione” che disciplini direttamente la produzione dei liquidi per le sigarette elettroniche.

Il Codacons corre ai ripari: “Avviare subito analisi a tappeto sui liquidi per e-cigarettes venduti in tutti i negozi d’Italia, ed il ministero della Salute, sulla base del principio di precauzione, disponga il sequestro dei prodotti pericolosi per la salute“.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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04 giugno, 2013

Proposto dal Ministero il divieto per l'uso delle sigarette elettroniche in pubblico

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Vietare la sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, al pari della «bionda» classica. È questo il parere del Consiglio Superiore di Sanità, che raccomanda anche precauzioni per l'utilizzo delle e-cig da parte dei giovani e attenzione alle categorie a rischio come le donne in gravidanza. In particolare, il dispositivo andrebbe vietato nelle scuole per proteggere i giovani. Il parere, non vincolante e ispirato «alla migliore evidenza scientifica, alla protezione delle fasce deboli e alle azioni del governo francese», è stato trasmesso al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Gli esperti dell'organo consultivo del Ministero si sono avvalsi del contributo dell'Agenzia del Farmaco e delle rappresentanze delle industrie. Valutate anche le motivazioni della scelta francese per lo stop delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici. Il ministro Lorenzin aveva detto di voler aspettare il pronunciamento del Css prima di prendere decisioni sulla sigaretta elettronica perché «si tratta di una materia molto complicata».

Oltralpe Marisol Touraine, ministra francese degli Affari sociali e Salute, ha annunciato nei giorni scorsi l'intenzione di vietare le sigarette elettroniche in bar e ristoranti e, in tutti i casi, ai minorenni. Dunque, l'obiettivo è quello di assimilare le e-cig al tabacco tradizionale, impedendo anche la promozione pubblicitaria. «Non è un prodotto banale - ha spiegato Touraine -. Dobbiamo applicare le stesse misure imposte per il tabacco: fare in modo che non possa più essere fumata nei luoghi pubblici, che la vendita sia vietata ai minori di 16 anni e che non si possa pubblicizzare».

Plaude all'iniziativa francese Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, secondo cui «le notizie che arrivano da Parigi servono a rafforzare opinioni già consolidate tra gli esperti italiani». Garattini si dice «assolutamente d'accordo» con il divieto annunciato dal ministro francese della Salute, «perché non ci sono dati controllati con test scientifici adeguati che permettano di stabilire se la sigaretta elettronica sia in grado, in quale misura e per quanto tempo, di disintossicare dall'abuso del tabacco. Ci vuole una regolamentazione più rigida anche in Italia - insiste Garattini -, perché non si sa con certezza quanta nicotina viene aspirata con la sigaretta elettronica. E poi ci sono modelli che rilasciano nicotina e altri che impiegano sostanze chimiche che producono la sensazione di aspirare vaniglia, fragola o cioccolata e non ci sono studi che attestino la sicurezza di questi composti, e gli eventuali danni a lungo termine. Ed è allarmante che molti giovani inizino a fumare proprio con le sigarette elettroniche, come se fosse un accessorio di tendenza, rischiando di diventare dipendenti dal tabacco senza aver di fatto mai fumato una sigaretta vera».

Nei giorni scorsi c'era stata anche la presa di posizione dell'Agenzia italiana del farmaco, secondo cui «tutto ciò che contiene materie prime farmacologicamente attive deve essere considerato farmaco e anche le sigarette elettroniche dovrebbero essere regolamentate secondo la Direttiva concernente i prodotti medicinali». Per l'Aifa è indispensabile definire la quantità di nicotina presente e stabilire delle specifiche qualitative minime «poiché le sostanze inalate variano non solo in base al liquido inserito, ma anche alla composizione del materiale plastico e alla temperatura raggiunta dal dispositivo stesso». «Inoltre - evidenzia ancora l'Aifa - si dovrebbe informare l'opinione pubblica sui possibili rischi dovuti sia alla presenza di sostanze dannose, sia per l'induzione di deviazioni comportamentali che possono riattivare o incrementare l'abitudine al fumo».

FONTE: Corriere.it
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31 maggio, 2013

Oggi è il No Tabacco Day, fra "App" per smettere di fumare e dubbi sull'uso delle E-cig...

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Oggi si celebra in tutto il mondo il "No Tobacco Day": lo slogan dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è “Liberati!”. Sono 6 milioni i decessi legati al fumo ogni anno, e secondo le proiezioni potrebbero diventare 8 milioni entro il 2030. I decessi per fumo indiretto, secondo recenti stime, ammontano a circa 600.000. Ancora una volta l’OMS punta il dito contro la pubblicità e gli sponsor legati al tabacco, evidenziando come soltanto 19 paesi al mondo hanno una legislazione rigida in proposito, mentre invece un terzo dei paesi hanno legislazioni minime o nessuna restrizione.

All’Istituto Superiore della Sanità è stato organizzato un convegno anche alla presenza del neoministro Lorenzin.  “E’ necessario lavorare sulla prevenzione”, ha detto il ministro, “perchè è l’unica strategia che consente di contenere in modo intelligente i costi della sanità”, ricordando come “siano circa 700mila le persone che in Europa muoiono ogni anno a causa del fumo”, e il vizio “sia in aumento fra i giovanissimi e le donne”. Il Ministero della Salute e ISS hanno anche lanciato la App ‘Quanto fumi?’ per capire il grado della propria dipendenza e grazie a questa consapevolezza cercare di perdere il vizio. iSmocked Plus è l’applicazione per iPhone pensata per tutti i fumatori che vogliono avere un quadro completo sulle sigarette fumate e, a fine deterrente, i soldi spesi. Ismoked è compatibile con iPhone, iPad e iPod Touch, richiede la versione del firmware 4.3 o successive ed è localizzata in Italiano. L’app è disponibile al prezzo di 0,79€.

Fra gli argomenti quello delle sigarette elettroniche, al centro di un corposo dibattito, con un mercato in netta espansione, e apprezzate soprattutto dalle giovani generazioni. Un sondaggio della DOXA presentato al convegno ha però dimostrato che fra tutti coloro che hanno iniziato ad usarle, sono circa 500.000, solo 10,6%.

Una delle domande più ricercate su Google secondo recenti stime, visto anche il fatto che intorno alla "sigaretta elettronica" si sia creato un crescente volume d'affari (oro colato nella fortissima crisi economica attuale), è se tale forma di fumo sia nociva. La sigaretta elettronica fa male?

Il funzionamento di queste sigarette è semplice: il fumatore inala un vapore che suggerisce la sensazione di fumare tabacco. Il vapore è generato da una cartuccia che contiene una soluzione di glicole propilenico, glicerolo, aromi alimentari e, in alcuni casi, nicotina. Sull'estremità opposta al filtro, un led si accende di rosso durante l'utilizzo. Chi le usa? Soprattutto la fascia tra i 30 e i 40 anni (18,4%) e gli over 45 (20%). Mentre i ragazzi tra i 16 e i 20 anni coprono solo un 1,8% della torta di utilizzatori.

La principale differenza con la sigaretta tradizionale è che non c'è combustione e quindi non contiene né catrame, né monossido di carbonio, ovvero le sostanze più nocive prodotte dal fumo tradizionale. Contiene però nicotina, che provoca assuefazione, in quantità variabili. Nel complesso, sulla base delle analisi svolte fino a questo momento, i medici sono abbastanza d'accordo nel ritenere che la sigaretta elettronica, pur non essendo completamente innocua (per via della presenza di nicotina, ma anche di glicerolo e glicole propilenico) è di gran lunga meno dannosa delle sigarette tradizionali. Quindi se dedicata specificatamente per i forti fumatori, la sigaretta elettronica è uno strumento consigliato per smettere, tuttavia non deve essere considerata come un lusso o come un giocattolo da provare, e ciò coinvolge soprattutto gli adolescenti, sempre più usuali nell'utilizzo della SE, tanto che lo stesso Ministero della Salute ha provveduto a imporre un divieto di vendita per i minori di 18 anni.

Qual è il maggiore rischio nell'uso della e-cig? Proprio il costo. Tale tipo di sigarette hanno un costo "di partenza" relativamente elevato, più il costo più basso delle ricariche. Il problema nasce dalla ricerca del "risparmio", che porta all'acquisto di sigarette elettroniche "non omologate" e "sovraccariche di nicotina", e quindi potenzialmente lesive da fonti, come negozi o e-store non in regola, con grandi rischi per la salute del compratore.

Di certo, oggi, c’è il business generato da questo oggetto. Un successo che sembra ispirato più a una tendenza del momento che dalla cura della propria salute: 1500 negozi vendono le e-cig per 2 milioni di consumatori; il volume d’affari generato in Europa è di 500 milioni di euro.

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06 luglio, 2010

Una legge che vieti di fumare in auto: siete favorevoli o contrari?

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La sigaretta accesa in macchina espone ai rischi del fumo passivo, con danni gravi per chi ne è esposto (che sia o non sia fumatore) e con potenziali danni immediati per asmatici e cardiopatici. È ancora un'abitudine diffusa, anche mentre si guida e anche con altre persone a bordo, bambini compresi. Inoltre, niente alibi: viaggiare con il finestrino abbassato serve a poco. Ecco perché molti esperti vedono di buon occhio una legge che vieti di fumare in auto.

Cosa succede nell'abitacolo di un'auto all'accensione di una sigaretta? C'è un'impennata immediata di polveri sottili (PM2,5 e PM10 soprattutto) di composti organici volatili (il benzene, ad esempio) e di monossido di carbonio. Misurazioni precise sono state effettuate da un gruppo di ricerca che ha coinvolto il Laboratorio per la ricerca sul fumo passivo (Istituto nazionale dei tumori di Milano e Simg, Società italiana di medicina generale), la Regione Veneto, le aziende sanitarie di Treviso e di Adria. I dati, apparsi sull'ultimo numero della rivista "Epidemiologia e prevenzione", evidenziano livelli altissimi di inquinanti: le polveri sottili aumentano di 100 volte, le particelle di 10 volte e i composti organici e il monossido di carbonio di tre volte. Per capirsi, sottolineano gli autori, la concentrazione di PM 10 è risultata di oltre 500 microgrammi al metro cubo, più di 10 volte il limite giornaliero fissato dalle normative europee che (in teoria) dovrebbe far scattare il blocco delle auto. E dopo 10 minuti dall'accensione della sigaretta i livelli di polveri sottili erano ancora tali (300 microgrammi al metro cubo) da poter indurre danni seri a chi soffre d'asma o di disturbi cardiaci.

Viaggiare col finestrino abbassato aiuta a tenere bassi i livelli di alcuni inquinanti prodotti dalla sigaretta, ma non tutti: si respira ancora un'aria viziata da milioni di particelle submicrometriche (200 al metro cubo). Il messaggio è chiaro: "Non esistono attualmente possibilità di difendersi dal fumo passivo se si fuma in auto" afferma Giovanni Invernizzi, esperto dell'area pneumologica Simg che ha coordinato il lavoro. "E questo vale anche per chi fuma – precisa – dato che il fumo passivo è un fattore di rischio aggiuntivo che si somma al danno dell'esposizione alle sigarette durante tutta la giornata".

In Italia, il 60 per cento dei fumatori afferma di fumare in auto. "Ci sono valide ragioni per auspicare una legge che vieti il fumo in macchina" scrivono in un editoriale di commento Giovanni Invernizzi, Roberto Mazza, del Centro antifumo dell'Istituto nazionale tumori, e Luca Sbrogiò del Dipartimento di prevenzione dell'Ulss 19 di Adria. "Oltre al danno da fumo passivo, la sigaretta è fonte di distrazione e causa accertata di incidenti" precisano gli autori, ricordando che per queste stesse ragioni il divieto è attivo nella piccola Repubblica di San Marino ed è in discussione in molti Paesi.

A Mosca, durante il summit mondiale sulla sicurezza stradale dello scorso novembre si è dibattuta l'opportunità di vietare le sigarette come principale causa di distrazione al volante insieme a usare telefonini, guardare al di fuori della carreggiata, mangiare e bere. Nel Regno Unito la proibizione della sigaretta al volante è in vigore per i veicoli che sono luogo di lavoro (camion, furgoni, bus e minibus, ad esempio). Il Royal College of Physicians, che riunisce i medici britannici, ha recentemente chiesto di estendere il divieto a tutti gli autoveicoli, allegando pesanti prove degli effetti del fumo passivo sui bambini.

Negli anni si sono succedute varie proposte legislative in materia. Oltre a medici e ricercatori, restano sul piede di guerra anche importanti associazioni come l'Aci e il Codacons. L'ultimo documento, un emendamento proposto in Commissione parlamentare alla Lega Nord alla fine del 2009, che prevedeva multa di 250 euro, cinque punti in meno dalla patente, tutto raddoppiato se ci sono bimbi a bordo, non è per ora rientrato nella riforma del Codice della Strada.

FONTE: Molecularlab.it
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31 maggio, 2010

Allarme fumo per le donne: se ne parla al "World No Tobacco Day 2010"

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L'abitudine al fumo non ha piu' sesso; il divario tra uomini e donne, un tempo ben definito, e' sempre piu' ridotto. Addirittura, se la percentuale dei fumatori e' in calo, le donne sono piu' restie ad abbandonare le sigarette e proprio per questo motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' punta sulle fumatrici per celebrare la World No-Tobacco Day che si celebra nella giornata di oggi.

Le donne costituiscono circa il 20% di oltre un miliardo di fumatori nel mondo, una cifra tuttavia destinata ad aumentare. In Italia le fumatrici sfiorano i 5,2 milioni (19,7%); gli uomini 5,9 milioni (23,9%). "E' la prima volta che i due sessi fumano quasi allo stesso modo e purtroppo non e' un bel risultato", ha dichiarato Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanita' inaugurando presso l'ISS il XII Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale, occasione per presentare i risultati del Rapporto sul fumo in Italia 2010, realizzato da dall'Osservatorio Fumo Alcol e Droghe dell'ISS.

"Particolarmente preoccupante poi, e' la crescente incidenza del consumo di tabacco tra le ragazze: il nuovo rapporto dell'OMS 'Donne e Salute' prova infatti che la pubblicita' del tabacco e' sempre piu' indirizzata alle giovani donne e i dati provenienti da 151 paesi mostrano che circa il 7% delle ragazze adolescenti fuma sigarette rispetto al 12% dei ragazzini, - continua Garaci - ma che in alcuni Paesi il numero e' quasi pari". "Le donne che fumano si ammalano e muoiono di tumore del polmone e altre malattie legate al fumo come gli uomini - afferma Carlo La Vecchia, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano - In termini di rischio assoluto vi e' identita' tra i due sessi.

Per evitare in Italia un'epidemia di malattie legate al fumo analoga a quella osservata negli Stati Uniti e in altri paesi nordeuropei, e' prioritario che le generazioni di italiane che hanno oggi tra i 40 e i 60 anni smettono di fumare - raccomanda l'esperto - E' infatti tra queste generazioni di donne, nate tra il 1950 e il 1970, che il fumo si e' diffuso e nelle stesse generazioni cominciano ora a diffondersi le malattie e le morti associate al fumo". Chi dice addio alle 'bionde'? Le donne che sono riuscite a smettere di fumare sono 2,6 milioni (il 9,8% di ex fumatrici) contro 3,9 milioni di uomini (il 15,7%). In totale si fuma di piu' nella fascia d'eta' tra i 45 e i 64 anni e l'eta' media della prima sigaretta e' 17 anni.

FONTE: Agi.it Salute
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17 febbraio, 2010

Lupus e fumo: se insieme c'è un maggior rischio di ictus nelle donne

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Scienziati olandesi hanno scoperto che le giovani donne che presentano positività al lupus anticoagulant (LA) sono esposte a un rischio significativamente maggiore di essere colpite da ictus e infarto rispetto ai soggetti che non possiedono questo anticorpo. Il rischio è addirittura ancora più alto nei soggetti che fumano e che assumono contraccettivi orali. I risultati dello studio sono stati pubblicati nella rivista Lancet Neurology.

Il lupus anticoagulant è un sottotipo di anticorpo associato alla sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), una patologia autoimmune che colpisce principalmente le giovani donne e che causa emorragie e complicazioni in gravidanza. Secondo gli scienziati, la sindrome è un fattore di rischio acquisito per la trombosi arteriosa, che rappresenta oggi una delle più frequenti cause di mortalità nei paesi industrializzati. "Sebbene l'incidenza della trombosi arteriosa negli individui con meno di 50 anni sia bassa, la malattia colpisce un numero elevato di giovani", scrivono gli autori.

Nelle giovani donne, la diagnosi della sindrome viene solitamente formulata con l'effettuazione dell'analisi degli anticorpi antifosfolipidi in seguito a un episodio trombotico, come un infarto o un ictus. Con questo studio gli scienziati intendevano individuare la portata del rischio di infarto o ictus nelle donne affette dalla sindrome.

Il team, composto da scienziati del Centro di medicina dell'Università di Utrecht e da scienziati del Centro di medicina dell'Università di Leida (Paesi Bassi) hanno utilizzato i dati di un imponente studio di controllo sulla popolazione chiamato RATIO (Risk of Arterial Thrombosis in relation to Oral Contraceptives). Lo studio ha coinvolto più di 1.000 donne di età inferiore ai 50 anni, tra cui soggetti di controllo sani (628) e donne colpite da infarto o ictus (378) tra il 1990 e il 2001. Tutte le donne coinvolte sono state chiamate a rispondere a un questionario volto a valutare i fattori di rischio cardiovascolari (tra cui il fumo e l'assunzione di contraccettivi orali) e a mettere a disposizione dei campioni di sangue per l'analisi degli anticorpi antifosfolipidi.

Sulla base dei risultati ottenuti gli scienziati hanno stimato che l'incidenza di lupus anticoagulant nella popolazione è di 7 casi su 1000 (gli studi svolti in precedenza avevano indicato un'incidenza più alta). Il lupus anticoagulant è stato individuato in 30 pazienti già colpite da ictus, in 6 pazienti colpite da infarto e in 4 donne del gruppo di controllo. Il team ha concluso, confrontando i risultati con quelli del gruppo di controllo, che il rischio di ictus è di 43 volte superiore nei soggetti positivi al lupus anticoagulant e che negli stessi soggetti il rischio di essere colpiti da infarto è di 5 volte superiore. Le donne che presentavano positività al lupus anticoagulant che assumevano contraccettivi orali, come anche le donne fumatrici nella stessa condizione, avevano un rischio di essere colpite da ictus o infarto ancora maggiore, raggiungendo in alcuni casi un rischio fino a 200 volte superiore.

Scrivono gli scienziati: "I nostri risultati suggeriscono che il lupus anticoagulant costituisce un fattore di rischio di grande rilevanza per gli episodi di trombosi arteriosa nelle giovani donne e che la presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari incrementa ulteriormente questo rischio". Secondo gli scienziati sarebbe necessario garantire il test per il lupus anticoagulant a tutte le giovani donne colpite da infarto ischemico.

FONTE: Molecularlab.it
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06 agosto, 2009

La rinuncia a caffè, sigarette e alcol aumenta del 33% le chance di rimanere incinta

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Dalla Gran Bretagna una novità relativa all'aumento delle chance per ottenere l'inizio di una gravidanza: la rinuncia a sostanze stimolanti quali alcol, nicotina e caffè comporta un aumento delle probabilità del 33% di rimanere incinta. Emma Derbyshire, ricercatrice della Manchester Metropolitan University, ha spiegato come in una ricerca condotta su di un pool di un migliaio di giovani donne in periodo fertile si è osservato un aumento di quasi 1 su 3 della possibilità di ottenere l'inizio di una gravidanza attraverso l'adozione di uno stile di vita basato sull'abbandono o sulla progressiva riduzione delle quantità di sostanze che agiscono come "eccitanti". Per ottenere buoni risultati il consiglio generale è di abbandonare il fumo, l'alcol e di non superare l'assunzione di una sola tazza di caffè al giorno, sostanze che devono essere attentamente moderate anche e soprattutto nel periodo gravidico per non complicare lo stato fisiologico della donna in attesa.
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05 luglio, 2009

Stati Uniti: ordinanza su due farmaci antifumo "marchiati" come pericolosi

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L’utilizzo di farmaci per smettere di fumare trova una clamorosa scossa negli stati uniti dove le autorità sanitarie dopo una lunga vertenza hanno ordinato alle società Pfizer e GlaxoSmithKline di aggiungere un'avvertenza ben visibile sulla confezione ai farmaci “Chantix” e “Zyban”, usati per smettere di fumare, al fine di mettere in evidenza il rischio di gravi problemi di salute mentale, inclusi instabilità del flusso di pensiero e atti di autolesionismo che possono giungere a gesti suicidi. Le avvertenze, che la Food and Drug Administration ha ordinato di aggiungere, scaturiscono dalla decisione presa per le migliaia di notizie di persone che sarebbero state colpite da depressione, comportamento ostile e mutamento della personalità, e che le autorità americane avrebbero appunto messo in correlazione con questi due farmaci. Si sottolinea tuttavia che il caso riguarderebbe esclusivamente questi due farmaci, mentre molti altri regolarmente venduti e certificati come utili non avrebbero alcun effetto di tal tipo.
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10 giugno, 2009

Varie: smettere di fumare prima è meglio, in Usa traumi da pc, insonnia da cervello iperattivo, aree cerebrali della madre specifiche per il pianto

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Ecco per voi un pò di notizie (quest'oggi particolarmente curiose) trovate dalla rete:

[1] Novità importante per i fumatori e per chi vuole faticosamente provare a smettere tramite i rimedi comuni come gomme e cerotti. Secondo uno studio pubblicato dagli Archives of Internal Medicine si è appurato come il cominciare a masticare una gomma alla nicotina, dimezzando al contempo il numero di sigarette che si fumano nelle 4 settimane prima del giorno fissato come data target in cui si smetterà di fumare, non è un sistema più efficace rispetto a iniziare a usare i sostituti della nicotina direttamente dal giorno in cui si chiude con le sigarette. Tradotto: prima è meglio. I dati sono stati confermati da uno studio statistico condotto dal Dr. Jean-Francois Etter, della Università di Ginevra, in Svizzera, su un campione di 314 adulti che fumavano almeno 15 sigarette al giorno (e in media 23,7).


[2] Una causa dell'insonnia potrebbe essere il cervello troppo attivo, per disfunzione neurochimica. Lo rivela uno studio in cui è dimostrato statisticamente come negli individui che soffrono di insonnia notturna il principale neurotrasmettitore inibitore dei neuroni, l'acido gamma-aminobutirrico, è ridotto di quasi il 30%. Condotto da John Winkelman del Brigham and Women's Hospital, presso la Harvard Medical School di Boston, lo studio potrebbe svelare una causa dell'insonnia primaria, quella non riconducibile a nessuna chiara causa.


[3] Ogni mamma ha una particolare sensibilità per il pianto del suo bebè e lo riconosce al primo gemito. Uno studio su topi mostra che questo potere dipende dalla maggiore capacità del cervello materno di captare il pianto del cucciolo rispetto a quello di femmine non mamme. Nella corteccia uditiva delle mamme i neuroni reagiscono diversamente rispetto a quelli del cervello di femmine vergini, forse per cambiamenti che insorgono in gravidanza.


[4] Strana America, anche nell'utilizzo del pc. Un rapporto sull'American Journal of Preventive Medicine mostra come negli Stati Uniti il numero di lesioni acute riportate da un utilizzo scorretto del computer è cresciuto del 732% in 13 anni, cioè tra il 1994 e il 2006. Gli incidenti più comuni e particolarmente curiosi riguardano l'inciampare ai fili del pc e la caduta addosso del monitor, gettonati anche la classica scossa elettrica da pc scoperto e ovviamente i danni riportati da postura scorretta (es. scogliosi e tunnel carpali). Particolarmente significativo il dato statistico di come i bambini siano fra i soggetti più esposti a causa delle lunghe ore passate al pc senza alcun controllo da parte dei genitori, e il fatto che gli infortuni spesso sono correlati con traumi riportati alla testa e al collo.



FONTE: vari siti internet
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29 maggio, 2009

Sigaretta, sempre più giovani coinvolti. Scende il numero di ex fumatori...

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Un ragazzo "under 24" su tre è un fumatore abituale, la prima sigaretta viene accesa attorno ai 16 anni e fra qualche anno è previsto il sorpasso con più "fumatrici" che "fumatori". Sono questi in breve i dati preoccupanti contenuti nel rapporto nazionale sul fumo 2008 presentato oggi dall'ISS. Nei giorni scorsi, le prime anticipazioni avevano già segnalato la crescita, sei anni dopo la legge Sirchia, del numero dei fumatori. Una crescita, si legge nel rapporto, "principalmente dovuta all'aumento dei giovani e alla diminuzione degli ex fumatori". I giovani fumatori di 15-24 anni sono più di un milione e 700 mila e la percentuale è cresciuta dal 24 per cento del 2008 al 29 (+5 punti percentuali). A far registrare l'incremento maggiore sono le ragazze, passate dal 17,5 al 23,8 per cento (+6,3 punti percentuali), mentre i ragazzi sono aumentati dal 30,3 al 34 per cento (+3,7 punti percentuali). L'eta' media di "iniziazione" e' a 18 anni, ma con il passare del tempo si sta abbassando notevolmente: se i fumatori di oltre 65 anni dichiarano di aver cominciato a 20 anni, oggi sempre piu' giovani iniziano a 16 anni, molti anche prima. Inoltre osservando le abitudini dei giovani e confrontandole con quelle dell'adulto si nota che non ci sono differenze significative nelle motivazioni che invogliano a provare la sigaretta, nella frequenza di consumo, nel numero di sigarette fumate quotidianamente e nella spesa sostenuta. Oggi come 50 anni fa la motivazione che spinge il giovane a incominciare a fumare e' legata all'influenza degli amici, oltre il 60 per cento di giovani ed adulti hanno dichiarato che cominciano a fumare in occasioni di feste o con i compagni di scuola. Sono uguali anche la frequenza di consumo: il 90 per cento di fumatori, sia giovani che adulti, fumano tutti i giorni. L'unica differenza si registra tra le ragazze fumatrici, dove il 18,2 per cento dichiara di fumare occasionalmente o nel fine settimana, mentre i propri coetanei che fumano saltuariamente sono solo il 5 per cento. Anche il tipo di prodotto scelto dai giovani e' lo stesso degli adulti. Il numero medio di sigarette fumate al giorno non e' significativamente diverso da quello dei grandi (10 contro 14).

FONTE: Agi.it Salute
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15 aprile, 2009

Scoperti due geni che aumentano il rischio di sviluppo di tumore

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Un gruppo internazionale di ricercatori, guidato da studiosi di GlaxoSmithKline e della Duke University di Durham, North Carolina ha individuato due nuove varianti geniche che aumentano di gran lunga la possibilità di ammalarsi nei fumatori. Lo studio, che è stato pubblicato sull'edizione on line della rivista PLOS Genetics, si basa su una metodologia innovativa, denominata “Genome Wide” che permette una scansione completa del genoma ed è grazie a questa tecnologia che i ricercatori sono riusciti a trovare questi geni e a scoprire il loro ruolo nella BPCO. La scoperta offre l'opportunità di riconoscere precocemente i soggetti a maggior rischio grazie a test genetici mirati e aprirà la strada a terapie innovative per queste gravi patologie. Una strada che GlaxoSmithKline sta percorrendo da anni in diverse aree terapeutiche, come per esempio nell'Hiv-Aids, dove un farmaco impiegato per questa malattia viene somministrato solo dopo un test genetico in grado di predire quali pazienti svilupperanno una reazione di ipersensibilità. "Le varianti genetiche individuate sono estremamente comuni nella popolazione generale ed una di queste (chiamata in termini tecnici CHRNA 3/5), appare correlata ad un aumentato rischio di distruzione del tessuto alveolare tipica dell'enfisema polmonare - spiega Sreekumar Pillai, Principale autore dello studio e genetista di GlaxoSmithKline. Anche l'altra variante genetica che abbiamo riconosciuto (HHIP), contribuisce fortemente al danno alle vie aeree. Lo studio prova che le alterazioni genetiche individuate sono alla base di due potenziali meccanismi di insorgenza della BPCO, fino ad ora solo ipotizzati ma mai provati". (AGI) - Verona, 15 apr. - Prima di questa osservazione l'unico fattore di rischio genetico per le BPCO era il deficit severo di alfa-1-antitripsina, presente nell'1-2 per cento dei pazienti. "Il rischio di sviluppare BPCO nelle persone con queste varianti geniche è estremamente elevato nei fumatori attivi in confronto agli ex-fumatori - commenta David Glodstein, direttore dell'Institute for Genome Sciences Center for Population Genomics and Pharmacogenetics alla Duke University. Per questo il messaggio di sanità pubblica da lanciare è semplice: smettete prima che sia troppo tardi". Il gene CHRNA 3/5 (gene dei recettori nicotinici dell'acetilcolina) non limiterebbe poi le sue azioni solo all'apparato respiratorio: la sua presenza incrementerebbe drammaticamente il rischio, nei fumatori, di ammalarsi di tumore al polmone, di soffrire di arteriopatie periferiche, aumentando al contempo la dipendenza dal fumo, creando quindi un circolo vizioso. Per le persone con queste varianti, non fumare o smettere di fumare sarebbe quindi imperativo. Anche se negli ultimi 50 anni si è assistito ad una costante diminuzione dei fumatori, secondo un'indagine Doxa commissionata dall'Istituto Superiore di Sanità, lo scorso anno in Italia erano ancora 11,2 milioni le persone fumatrici, il 22% della popolazione generale: 6,5 milioni di uomini e 4,7 milioni di donne. Non meno preoccupanti sono i dati epidemiologici della BPCO. In Italia è il 12% della popolazione a presentare sintomi di bronchite cronica e secondo i dati raccolti dalla “Federazione Italiana contro le Malattie Polmonari Sociali e la Tubercolosi” (FIMPST), sarebbero 2 milioni e 600 mila i pazienti colpiti da BPCO clinicamente rilevante, 65 mila i soggetti sottoposti invece ad ossigenoterapia permanente e 25 mila quelli in terapia ventilatoria domiciliare.

FONTE: Agi.it Salute
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21 gennaio, 2009

I pericoli del Radon: incolore, inodore, cancerogeno.

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Il Radon è un gas radioattivo: non ha odore, non ha colore, non ha sapore, produce particelle ionizzanti che, una volta inalate, si depositano nei bronchi e possono danneggiare il DNA delle cellule. Favorendo la comparsa del cancro al polmone: secondo una ricerca condotta in Inghilterra, appena pubblicata online dal British Medical Journal, ogni anno in Europa 18 mila decessi per questo tumore sarebbero provocati dall'esposizione al radon. In 6 casi su 7 si tratta di fumatori o ex fumatori: su di loro l'effetto del radon è maggiore perché il gas fa schizzare alle stelle il rischio, già assai elevato, di chi cede alle sigarette. Ciò che colpisce ancora di più, però, è scoprire che nel Regno Unito solo il 4% dei casi si registra in chi abita in case con concentrazioni di radon superiori ai 200 becquerel per metro cubo, il limite indicato dalla raccomandazione europea del 1990 per i nuovi edifici (per quelli esistenti la soglia oltre cui sono consigliati interventi di bonifica sale a 400 Bq/m3). In Inghilterra il 70% dei tumori polmonari attribuibili al radon, scrivono gli autori, si manifesta in abitazioni dove il gas è inferiore a 50 Bq/m3(in Italia la media è 70): che i limiti siano da rivedere?

«Non abbiamo evidenze dell'esistenza di una “soglia”, cioè di un valore al di sotto del quale non c'è rischio: la probabilità di tumore polmonare cresce all'aumentare della concentrazione di radon e del tempo di esposizione. I valori di riferimento europei sono un compromesso, fra i tanti possibili, tra diminuzione del pericolo e costo e fattibilità degli interventi per ridurre il rischio — spiega Francesco Bochicchio dell'Istituto Superiore di Sanità, coordinatore del Piano Nazionale Radon . Detto ciò, i dati si spiegano perché gran parte della gente vive in abitazioni dove i livelli di radon sono medio- bassi: in generale, perciò, il numero di tumori polmonari fra chi vive in edifici con tanto radon è comunque più basso rispetto alla quota di casi che si verificano nel resto della popolazione». Di sicuro è bene ridurre l'esposizione: secondo i dati del Piano Nazionale Radon, che a breve diffonderà alcune raccomandazioni, ogni anno circa 3.000 italiani (in gran parte fumatori) muoiono per un tumore al polmone attribuibile al radon. Difendersi a prima vista non pare facilissimo: secondo lo studio inglese, però, basterebbero interventi tutto sommato poco costosi per mettere in sicurezza le case e ridurre il numero di vittime di cancro al polmone. «Misurare il radon costa qualche decina di euro, i rimedi per ridurne l'ingresso (azzerarlo è impossibile) poche centinaia di euro: è bene diffidare di chi propone interventi a prezzi esagerati — specifica Bochicchio —. È possibile intervenire anche sulle case esistenti, ma arginare il radon nei nuovi edifici è di certo più semplice. Nessuno oggi costruisce in funzione dei livelli di radon misurati nel terreno: è difficile quantificarli perché variano molto ed è impossibile prevedere la concentrazione che ci sarà in ciascuna casa. Tra un paio di mesi sarà approvato il documento tecnico del Piano Nazionale Radon con le indicazioni da seguire per le nuove costruzioni» conclude Bochicchio.

FONTE: Corriere della sera "Salute"
AUTRICE: Elena Meli

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08 agosto, 2008

La prima sigaretta causa il vizio? E' colpa di un recettore

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E' stata pubblicata oggi sulla rivista Addiction una notizia che potrebbe spiegare il perchè del notevole aumento del tasso di fumatori fra i giovani e giovanissimi. Molte persone sembrano infatte avviate alla dipendenza da sigaretta poco tempo dopo il primo assaggio casuale, solitamente fra amici. La responsabilità sarebbe attribuita ad una mutazione genetica del recettore CHRNA5, specializzato nel legarsi con la molecola nicotina, e tale modifica determinerebbe un incremento delle sensazioni piacevoli che il cervello percepisce nella prima esperienza al fumo. La rivista afferma inoltre che gli esperti stanno conducendo un test su larga scala (oltre 500 volontari) per determinare la possibilità di ridurre farmacologicamente gli effetti generati da tale recettore senza sconvolgere la fisiologia cerebrale dell'organismo trattato e creando in tal modo una sorta di nuovo "vaccino antifumo". Il fumo di sigaretta è considerato causa di gravi danni alla salute e fattore favorente l'insorgere di patologie a carico del sistema respiratorio, sistema cardio-vascolare e lo sviluppo di malattie di natura tumorale. La nascita della sigaretta è controversa. Fu, forse, inventata dai soldati musulmani che, durante l'assedio di San Giovanni d'Acri (nell'odierno Israele) del 1831-2, pare sostituissero al narghilè i tubetti di carta svuotati della polvere da sparo. Altri ne attribuiscono l'invenzione ad alcuni soldati inglesi, sbarcati sempre a San Giovanni d'Acri nel 1840 in seguito all'azione militare contro l'Egitto. Costoro, privi di pipe e di tabacco, fabbricarono rudimentali sigarette ricorrendo a foglie di tè arrotolato.
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