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AFORISMA DEL GIORNO

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11 maggio, 2018

Nuovi farmaci antivirali contro possibili attacchi terroristici: il caso "Tecovirimat"

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È a un passo dall’approvazione, da parte dell’ente americano che regola i farmaci (FDA), il primo trattamento contro il vaiolo. Sembra una stranezza l’arrivo sul mercato di un medicinale per trattare una malattia che diamo per scomparsa dalla faccia della Terra, ma i timori che il virus del vaiolo, conservato in alcuni campioni in laboratori ad alta sicurezza (e di cui conosciamo il genoma e potrebbe perciò essere facilmente replicato), possa essere usato come arma, hanno fatto ritenere una precauzione utile sviluppare e rendere disponibile un trattamento da utilizzare in caso di emergenza.

Il farmaco è una molecola antivirale, chiamata tecovirimat, che funziona rallentando la capacità del virus che causa il vaiolo di replicarsi e infettare l’organismo. È stato sviluppato dall’azienda farmaceutica SIGA Technologies e sperimentato su animali e sull’uomo: nei test su animali ha dimostrato di avere una buona efficacia nel ridurre la mortalità per la malattia, che nelle epoche in cui il virus circolava era di circa il 30 per cento.

Il vaiolo è una malattia infettiva provocata dal virus Variola: i sintomi di un’infezione non si manifestano immediatamente, ma un paio di settimane dopo il contagio, quando sale la febbre e compare la caratteristica eruzione cutanea con le pustole. È questa la fase in cui, in caso di diffusione del contagio, il farmaco andrebbe assunto.

Il vaiolo ha causato epidemie catastrofiche nel corso della storia dell’umanità. È incerto il momento in cui il virus ha fatto il salto da un serbatoio animale all’uomo: alcuni studiosi pensano che la peste antonina, che imperversò nell’impero romano tra il 150 e il 180 dopo Cristo, sia stata in realtà un’epidemia di vaiolo, mentre altri ipotizzano che la malattia si sia diffusa in tempi più recenti. Nel corso del Novecento, comunque, quando il vaiolo ancora imperversava, si stima che abbia fatto almeno 300 milioni di vittime a livello globale.

L’OMS ha iniziato negli anni Sessanta la campagna globale contro la malattia, con una strategia che univa vaccinazione e contenimento dei focolai epidemici. Nel 1979 il vaiolo è stato dichiarato eradicato: l’ultimo caso di malattia naturale era stato segnalato nel 1977 in Somalia. I Paesi che fino a quel momento avevano abbracciato la politica vaccinale hanno iniziato a sospendere le vaccinazioni: in Italia è stata sospesa nel 1981.

A tuttoggi, per quel che ne sappiamo, le uniche riserve conosciute del virus del vaiolo sono quelle conservate in due laboratori di riferimento dell’OMS: i CDC di Atlanta (Stati Uniti) e il Centro di ricerca statale di virologia e biotecnologia di Koltsovo (Siberia, Russia).

Molti paesi hanno ancora scorte di vaccino, ma l'opinione di alcuni esperti è che avere anche un trattamento disponibile in caso di emergenza (leggi "attacco bioterroristico") è una garanzia in più.

FONTE: Focus.it
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20 aprile, 2018

Epatite C, molti paesi stanno eradicando l'infezione (ma non l'Italia) ...

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Doccia fredda da una nuova ricerca presentata in questi giorni al congresso europeo sulle malattie del fegato, in corso a Parigi. Nonostante l'accesso aperto a tutti i pazienti con virus dell'epatite C, anche i meno gravi, e nonostante l'utilizzo di farmaci che agiscono e curano in sole 8 settimane, anziché dodici, con una efficacia altissima, l'Italia non sarebbe sul binario giusto per eradicare la malattia, obiettivo che l'Organizzazione mondiale della Sanità ha posto per il 2030. Siamo solo in una fase definita di "progresso". Pochi screening, e dunque diagnosi, e pochi pazienti trattati. Per non parlare poi delle cosiddette popolazioni a rischio, i detenuti, i tossicodipendenti che usano droghe iniettive, i lavoratori del sesso e gli Msm (gli uomini che fanno sesso con gli uomini).

Ma i nostri infettivologi non ci stanno. "Non mi risultano registri di malati HCV in Europa - premette Carlo Federico Perno, professore di Microbiologia e Virologia all'università di Milano - mentre in Italia esiste un registro AIFA dei trattamenti. E lunedì scorso eravamo a 127.000 trattati su un numero complessivo che varia da 350 a 450 mila infezioni. Stiamo trattanto circa 45.000 pazienti all'anno, quindi siamo ben oltre il 10%. Abbiamo avuto fondi dedicati, abbiamo liberato l'accesso, direi che in Europa - e forse nel mondo - l'Italia è forse il Paese che ha fatto lo sforzo maggiore. Da scienziato vorrei sapere piuttosto da dove arrivano i numeri presentati a Parigi".

Numeri che assegnano all'Italia quasi ottocentomila infezioni. Dato ipotizzato molti anni fa, in base ad estrapolazioni statistiche rivelatisi poi sbagliate. Tornando all'eradicazione, per essere sul binario giusto un Paese deve trattare ogni anno almeno il 7% degli infetti, e non avere restrizioni nell'accesso. Secondo i dati presentati a Parigi l'Italia sarebbe ferma al 4%. Davanti a noi sei paesi europei: Francia, con l'8%, Georgia (13%), Islanda (54%, ma i numeri dei trattati sono complessivamente molto bassi, qualche centinaio), Olanda (12%), Spagna con il 10% e Svizzera. Lo studio americano presentato a Parigi - da Homie Razavi e Sarah Robbins del Center for Disease Analysis Foundation di Lafayette - disegna comunque una Europa a più velocità. Da una parte paesi con numeri alti di malati dove è stato trattato solo l'1% degli infetti, come Turchia, Bulgaria, Croazia, Grecia, Russia e Slovacchia, dall'altra Paesi dove i numeri continuano a crescere, Ma anche quelli temporaneamente retrocessi, come la Germania, che da un anno all'altro non è riuscita a curare la percentuale richiesta di malati. E questo perché - sottolinea Razavi - lo screening non è diffuso e sono pochi i pazienti con infezione HCV ad essere identificati.

"Molti paesi europei sono sul binario giusto - precisa Razavi - ma bisogna organizzare test di routine in carcere, servizi dedicati per i tossicodipendenti e i lavoratori del sesso. E soprattutto serve più consapevolezza tra i medici, anche quelli di famiglia, che dovrebbero proporre il test a chi è considerato a rischio infezione". Alla fine dello scorso anno molti paesi europei hanno promesso di implementare i programmi per l'elimizazione dell'epatite C prima del 2030, compresi Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia e Svezia. Nel 2017, per esempio, la Gran Bretagna ha trattato il 6% degli infetti (circa 10mila sui 163.500 stimati), ma ha anticipato di cinque anni l'obiettivo eradicazione, fissandolo al 2025. Spagna e Svizzera hanno eliminato le restrizioni all'accesso della terapia, un dato particolarmente importante visto che la Spagna, nella Eurozone, ha numeri molto alti di infezioni.
L'Italia oggi punta a raggiungere chi ha l'infezione HCV ma non sa di averla. Soprattutto over 65, infettatisi anni fa che sono stati convinti, qualche volta anche dal medico di base, che la terapia per eradicare il virus non fosse necessaria. Ma l'infezione HCV è invece subdola, oltre che sistemica: e il virus continua a lavorare e a replicarsi danneggiando il fegato. Ma non solo quello. HCV può danneggiare reni e pancreas e provoca una infiammazione cronica. Per questo l'idea è di far fare il test a tutti coloro che hanno patologie degenerative croniche: i diabetici, chi ha danno renale, gli ipertesi, i cardiopatici. Potrebbero essere tutte patologie legate ad HCV.

FONTE: Repubblica.it
AUTRICE: Elvira Naselli
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18 gennaio, 2018

Influenza, il "Yamagata" gioca un brutto scherzo: record di incidenza e quasi quattro milioni di casi

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Il 2017 sarà ricordato come una delle stagioni peggiori per la diffusione del virus influenzale, con un'incidenza fra le più elevate rispetto agli ultimi 15 anni. Tuttavia, questa non dovrebbe aumentare: gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità sono sicuri sulle stime secondo le quali l'influenza sta raggiungendo il picco proprio in queste prime due settimane di inizio anno. Sempre l'ISS stima un numero di casi pari a poco meno di 4 milioni: un'influenza che segna il record di casi, come 0non si vedeva dalle stagioni 2004-05 e dal 2009-10, anno dell'influenza A. Precisamente, nell’ultima settimana si contano 832mila nuovi casi, che hanno portato il totale a 3 milioni e 883mila. Il livello di incidenza è pari a 13,73 casi per mille assistiti. La fascia di età maggiormente colpita è quella dei bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un’incidenza pari a circa 30,8 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni pari a 15,9. L’incidenza nei giovani adulti è pari a 13,8 e negli anziani a 7,8 casi per mille assistiti. In tutte le Regioni italiane il livello di incidenza è pari o superiore a dieci casi per mille assistiti tranne in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano.

A favorire l'elevato numero di casi vi è stata la diffusione di una variante del ceppo B, il "Yamagata", variante non molto aggressiva e tuttavia "non coperta" dal vaccino trivalente (ma soltanto dal quadrivalente, solitamente utilizzato solo se richiesto specificatamente dal paziente o dal medico stesso). Tale variante ha contribuito a colpire soprattutto nell'età pediatrica e nel periodo festivo. Sarebbero quindi tre i fattori che hanno determinato quest'anno ad innalzare l'incidenza: 1) la vaccinazione anti-influenzale spesso non diffusa per quanto si dovrebbe 2) un ceppo meno atteso e che si diffonde maggiormente in età pediatrica cioè in individui immunologicamente "naive" 3) un vaccino paradossalmente "inefficace" poichè il trivalente è molto più utilizzato del quadrivalente.

L'influenza si presenta con i soliti sintomi: raffreddore, tosse e febbre molto alta che dura anche diversi giorni, malgrado l’uso di antipiretici. L’unico rimedio, visto che si tratta di una patologia virale, è quello di stare a letto, bere molto per prevenire la disidratazione, e seguire un’alimentazione leggera, ricorrendo agli antibiotici (ricordando che gli antibiotici sono poco utili nelle fasi iniziali di una malattia virale) solo sotto consiglio/prescrizione medica e soltanto per prevenire possibili complicanze (sovrainfezioni batteriche causanti bronchiti, otiti, ect).

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19 maggio, 2017

Reintrodotto dal governo l'obbligo di vaccinazione per iscrizioni a scuola: "mantenere alto il livello di protezione"

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Via libera del Consiglio dei ministri al Decreto Legge che reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola. L'obbligo di vaccinarsi per potersi iscrivere a scuola decadde nel 1999 dopo che per oltre trent'anni, e cioè dal 1967, era stato invece indispensabile per l'iscrizione. Il premier Paolo Gentiloni: la norma produrrà "l'impossibilità di iscriversi al sistema scolastico zero-sei anni" per i non vaccinati.

"Per la scuola dell'obbligo - ha proseguito il presidente del Consiglio - la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell'autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti".

Il decreto, ha spiegato ancora Gentiloni, rende obbligatori "una serie di vaccini che finora erano semplicemente raccomandati. Tra questi ce ne sono di importanti come quelli contro il morbillo e la meningite, che dal momento di approvazione del decreto diventeranno obbligatori con modalità transitorie che il decreto metterà in luce per consentire a famiglie e sistema di adeguarsi alla decisione senza traumi".

Ringraziando i tre ministri che insieme hanno lavorato al decreto, Beatrice Lorenzin, Valeria Fedeli e Maria Elena Boschi, il premier ha sottolineato che la decisione di arrivare al decreto con l'obbligo vaccinale è stata presa "perché ci troviamo di fronte alla constatazione del fatto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi soprattutto negli ultimi mesi di comportamenti e teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dei livelli di protezione dal punto di vista dei vaccini. Non si tratta di uno stato di emergenza ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere. Operiamo con un decreto anche perché negli ultimi mesi ci sono state diverse decisioni di Regioni su questo punto e il governo intende dare un indirizzo generale".

Da parte sua il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha specificato che il decreto allarga "a 12 le vaccinazioni obbligatorie per l'iscrizione a scuola", annunciando che vi saranno stringenti controlli sulla copertura vaccinale. "Vogliamo aumentare la copertura vaccinale in tutto l'arco della vita del ragazzo - ha spiegato - e nel percorso scolastico si interviene per verificare che la copertura sia avvenuta e laddove non lo sia stato per mettere in campo una serie di misure che siano piuttosto stringenti nei confronti della famiglia e che mettano in sicurezza la comunità scolastica".

Così, "la scuola avrà l'obbligo di riferire alla Asl la mancata vaccinazione, l'Asl avrà l'obbligo di chiamare la famiglia e dare dei giorni per vaccinare. Se ciò non avviene c'è una sanzione molto elevata. E il controllo avviene ogni anno, non una tantum".

FONTE: TgCom
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30 marzo, 2017

Il ritorno del morbillo, più di mille casi da inizio anno

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Da inizio anno sono già stati superati i mille casi di morbillo, mentre in tutto il 2016 erano stati 844. E' il dato dell'Istituto superiore di sanità, secondo cui nel 33% dei casi si è avuta almeno una complicanza, nel 41% un ricovero e nel 14% un accesso al pronto soccorso. Il 90% di tutti i colpiti non era vaccinato, a conferma delle preoccupazioni per il calo delle vaccinazioni. Il 57% dei casi si è registrato nella fascia di 15-39 anni.

Il sistema di sorveglianza dell'Iss ha censito esattamente 1010 casi fino al 26 marzo. L'età media dei pazienti è 27 anni, mentre il 6% dei casi si è avuto nei bimbi al di sotto di un anno, ancora troppo piccoli per il vaccino.

Fra le complicanze le più frequenti sono risultate diarrea (21,1%) e stomatite (17,3%), mentre si sono avuti anche trombocitopenia, ovvero un calo delle piastrine nel sangue (5%), convulsioni (0,4%) ed encefaliti (0,1%).

L'allarme sull'epidemia di morbillo, attribuita soprattutto al calo delle vaccinazioni, era stato lanciato poche settimane fa dal ministero della Salute, sulla base dei dati del solo gennaio che già facevano presagire una stagione con un numero di casi particolarmente alto. Proprio martedì l'ufficio europeo dell'Oms ha sottolineato che 14 Paesi nel continente, tra cui l'Italia, hanno ancora la malattia endemica, mentre 53 l'hanno eliminata.

FONTE: TgCom.it
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15 gennaio, 2017

Fra sei anni un vaccino contro il rinovirus, il virus del comune raffreddore

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Un ricercatore dell'università di Vienna ha brevettato un vaccino che protegge dal raffreddore, un passo potrebbe portare a una versione da mettere in commercio entro sei anni. Lo afferma l'ideatore, Rudolf Valenta, in un'intervista all'Independent.

Il sistema immunitario, spiega Valenta, che ha oltre 200 pubblicazioni sull'argomento, non riesce a combattere i rinovirus, i principali responsabili del raffreddore, perchè si concentra sul centro del virus, che è passibile di mutazioni. Al contrario il vaccino messo a punto ha come obiettivo il guscio protettivo del microrganismo, che si ancora alle mucose della bocca, del naso e della gola e nello stomaco favorendo l''aggressione', e che non varia tra i diversi ceppi. "Abbiamo preso alcuni frammenti del guscio - spiega Valenta - attaccandoli ad una proteina di trasporto. E' un principio molto vecchio, 'riprogrammare' la risposta immunitaria sull'obiettivo giusto".

La ricerca, spiega Valenta, è in fase avanzata. "Con la prima proteina che abbiamo costruito abbiamo una inibizione molto buona della malattia - afferma -, siamo convinti di essere sulla buona strada. Se riusciremo ad avere i fondi per i test clinici possiamo metterlo a punto in sei-otto anni".

FONTE: Ansa.it
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19 ottobre, 2016

Padova, genitori litigano su salute figlia, tribunale ordina vaccinazione anti papillomavirus

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Il diritto che deve prevalere è sempre la tutela della salute di un minore. Principio a cui si è appellato il tribunale civile di Padova che nei giorni scorsi ha emesso una sentenza destinata a costituire un precedente: nel caso di due genitori separati, in disaccordo tra loro sull’opportunità di sottoporre la figlia minorenne a una vaccinazione, i giudici hanno ordinato che alla ragazza debba essere somministrata la terapia a protezione della sua salute. Il verdetto fa fare un passo avanti alla discussione ”vaccini sì, vaccino no” in un’Italia dove è sempre più bassa la copertura della popolazione da malattie trasmissibili e in una regione, il Veneto, dove a differenza di quanto avviene nel resto del paese da alcuni anni questi trattamenti non sono più obbligatori.

La diatriba presa in esame dal tribunale di Padova riguarda una adolescente figlia di una coppia che risiede nella zona di Abano Terme . La madre, che è separata dal marito, ha manifestato l’intenzione di sottoporre la ragazza alla profilassi contro il papilloma virus (HPV) un virus che si trasmette per via sessuale e che è ritenuto responsabile in molti casi di tumori all’apparato genitale femminile. Contro questa intenzione si è però schierato l’ex coniuge della donna che ha scritto all’azienda sanitaria locale dichiarandosi contrario anche a ogni tipo di vaccinazione e la lite è stata portata avanti fino alle aule del tribunale. La risposta contenuta nella sentenza è stato l’ordine di praticare per la ragazza la terapia perché, come detto, deve prevalere la tutela del suo stato di salute. È il primo pronunciamento in questo senso in Italia: un caso analogo era stato portato a luglio scorso davanti al tribunale di Modena ma non si era approdati a una decisione.

La sentenza di Padova entra nel dibattito sulle profilassi contro le malattie infettive in Italia, una pratica che incontra sempre più famiglie contrarie sulla base di presupposti scientifici il più delle volte privi di fondamento. I medici, dal canto loro hanno lanciato un allarme contro la disaffezione verso i vaccini paventando il ricomparire di pericolose malattie che erano scomparse da tempo. Illuminanti, in questo senso, sono i dati forniti dal ministero della salute. A fronte di una copertura ottimale della popolazione che deve essere non meno del 90%, contro il morbillo nel 2015 risultava protetto solo l’85,7% degli italiani, con una punta minima del 68,8% della provincia di Bolzano. Nel 2010 la media nazionale era del 90,6 . Contro la poliomielite la percentuale di vaccinati è del 93,4, mentre era al 96,5 dieci anni fa. Segno che un numero crescente di genitori non sottopone più i figli a profilassi ritenute un tempo indispensabili.

Autore: Claudio Del Frate
Fonte: Corriere della Sera
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03 settembre, 2015

L'Ucraina in guerra contro i vaccini: torna la poliomielite con due nuovi casi

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La poliomielite ricompare in Europa. Dopo 5 anni dagli ultimi casi, registrati nel 2010 in Russia dove 14 persone furono colpite dalla malattia trasmessa da un ceppo virale importato dal Tajikistan, ora in Ucraina l’infezione ha causato la paralisi di 2 bambini di 4 anni e 10 mesi. Ma secondo gli esperti potrebbero esserci molti altre persone portatrici della patologia, pur non riportando sintomi.

Entrambi i bimbi risiedono nell’area sud-occidentale dell’Ucraina, vicino ai confini con Romania, Ungheria, Slovacchia e Polonia, in due villaggi a pochi chilometri di distanza. L’Organizzazione mondiale della sanità avverte che il rischio di diffusione del virus nel Paese è «alto» e che è necessario controllare rapidamente la nuova epidemia mentre, sempre secondo l’Oms, la minaccia del virus per i Paesi confinanti all’Ucraina (dove i livelli di immunizzazione sono più elevati grazie alla diffusione del vaccino) è bassa.

Il vaccino orale contiene un virus attivo molto debole ed è considerato sicuro ed efficace. I bambini che lo ricevono, però, lo espellono ed entro un periodo di 12 mesi il virus (in un caso su un milione stima l’Oms) può mutare, diventare più virulento e cominciare a causare i sintomi solo nei bambini non vaccinati. E in Ucraina solo la metà dei bambini è stata vaccinata contro la poliomielite e le altre malattie prevedibili.

Per il virus della poliomielite, che colpisce il sistema nervoso e può causare paralisi in poche ore, non esiste cura. Colpisce prevalentemente i bambini in zone con scarsa igiene. Una campagna globale ne ha ridotto ampiamente l’incidenza e quest’anno solo Pakistan e Afghanistan hanno registrato nuovi casi (ora si aggiunge l’Ucraina). La poliomielite prospera soprattutto nella stagione calda e il freddo inverno dell’Ucraina dovrebbe rallentare l’epidemia.

«I due casi di poliomielite in Ucraina nella zona Ovest del Paese non sono legati agli scontri contro la Russia che si stanno verificando nella zona orientale» spiega Hamid Jafari, responsabile della lotta contro la poliomielite all’Oms. «Piuttosto- spiega alNew York Times - molti genitori ucraini hanno scelto di non vaccinare i figli dopo il caso di uno studente che nel 2008 morì apparentemente di sepsi poco dopo il vaccino contro il morbillo, parotite e rosolia». Nonostante il ministero della Salute con altri organismi internazionali avessero tranquillizzato la popolazione spiegando che non c’era una correlazione tra il vaccino e il decesso e che si era trattato di una coincidenza si diffuse il panico (all’epoca un centinaio di studenti si presentarono in ospedale lamentando sintomi come mal di testa, febbre, mal di gola). A complicare ulteriormente la situazione fu la decisione del presidente dell’epoca, Viktor A. Yushchenko, di ordinare la sospensione di tutti i vaccini durante le indagini. Da allora un terzo dei genitori ucraini ha dichiarato ai sondaggisti di temere i vaccini e i tassi di vaccinazioni sono crollati. Le conseguenze però sono state drammatiche: dai 100 casi di morbillo registrati nel 2010 si è passati a 12.700 nel 2012. E ora si affaccia minacciosa anche la poliomielite. Del resto si sa che senza una copertura vaccinale adeguata malattie fino ad oggi debellate grazie ai vaccini possono tornare.

«E’ un ceppo pericoloso», spiega alla Bbc online Oliver Rosenbaum, portavoce dell’Iniziativa Oms per l’eradicazione della polio. «Ci sono due casi di paralisi, ma sicuramente non sono le uniche infezioni. Uno dei grandi pericoli di questa malattia sta proprio nel fatto che esistono molti casi asintomatici. Questa è una malattia che tende all’epidemia». L’Oms raccomanda che chiunque visiti la regione sia completamente vaccinato contro la poliomielite, e che tutti i residenti e chi soggiorna per più di un mese nella zona faccia una dose extra di vaccino antipolio.

FONTE: Corriere.it
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11 giugno, 2015

Dal Pembrolizumab al Nivolumab, nuove prospettive dell'immunoterapia: sconfiggere i tumori con i virus oncolitici...

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Due nuove e promettenti strategie di terapia del cancro. Puntano ambedue sul sistema di difesa immunitario, ma in modi opposti. La prima, svegliandolo da quella sorta di torpore indotto dal tumore stesso e restituendo a globuli bianchi e anticorpi la capacità di aggredire il male. La seconda, invece, stimola direttamente il sistema immunitario con le stesse sostanze che usa il corpo a questo scopo. E per portare questi stimolanti naturali nel tumore sfrutta dei virus-chimera, generati dalla fusione, ad esempio, di quello del raffreddore con quello della poliomielite. Inoltre i virus-chimera attaccano le cellule cancerose, inceppando i loro meccanismi vitali.

Sono queste le principali novità che stanno animando la 51° edizione del congresso dall'American Society of Clinical Oncology, il congresso medico più affollato del mondo - 30 mila specialisti presenti - che stanno discutendo qui a Chicago oltre 5 mila ricerche dedicate esclusivamente alle terapie farmacologiche. Animando, perché i risultati delle sperimentazioni sull'uomo di queste cure a base di farmaci biotech e virus Ogm, manipolati geneticamente, hanno suscitato applausi e ovazioni che non si vedevano da tempo. Ci vorranno ancora anni perché si concludano le ulteriori sperimentazioni necessarie all'entrata nella pratica clinica, ma la sensazione è di essere a una svolta nella guerra al cancro.

Sui virus-chimera, o oncolitici (che distruggono il tumore), si lavora da decenni. Nascono dall'osservazione che alcuni virus attaccano selettivamente le cellule cancerose, ma non sono aggressivi, infettano poche cellule, insufficienti per ottenere un effetto terapeutico. Di qui le ricerche per rendere questi virus molto infettivi unendoli con quelli che aggressivi e infettivi lo sono di natura, come gli adenovirus del raffreddore. Inoltre, dalla recente scoperta dei segnali con cui il sistema immunitario manda l'ordine di attacco alle sue "truppe" (globuli bianchi), e dei geni che producono questi segnali, è nata l'idea di farli portare da virus direttamente dove servono, nel tumore. Mettendoli appunto nei virus-chimera. Il risultato sono microrganismi inesistenti in natura, metà di un virus metà di un altro (chimera appunto) e con l'aggiunta di geni immunitari di un'altra specie (e quindi sono anche Ogm). Iniettati nel tumore in animali da laboratorio, provocano prima una strage di cellule cancerose uccise direttamente dai virus. Poi il sistema immunitario, scatenato dai fattori stimolanti, elimina il tumore.

La Food and Drug Administration, l'ente che autorizza i farmaci negli Stati Uniti, ha appena dato il via libera a una linea di ricerca sull'uomo di un "farmaco a base di virus" contro il melanoma. Fare in modo che questi "mostri" diventino delle cure efficaci non sarà facile. Alcuni si sono rivelati troppo deboli, mentre altri hanno suscitato reazioni troppo potenti, dannose, a volte mortali. Ma si continua a lavorare e i virus più promettenti da cui partire per fare "chimere" con carico di geni immuno-stimolanti sono quello della polio, dell'herpes, del vaiolo bovino e del raffreddore.

Inizia invece a immettere farmaci nella pratica clinica la strategia di "risveglio" del sistema di difesa su cui si è iniziato a puntare oltre 30 anni fa. Risale ad allora la domanda: perché il nostro sistema di difesa, evolutosi per riconoscere un nemico entrato nel corpo e poi distruggerlo, non lo fa con il tumore? L'ipotesi era che la cellula cancerosa, essendo di fatto una cellula normale che si moltiplica senza sosta (queste erano le conoscenze di allora), non venisse rilevata come nemica. E quindi non combattuta. I primi tentativi con stimolatori immunitari andati male e poi le ulteriori conoscenze acquisite sul sistema immunitario rivelarono che la natura nemica del tumore, in realtà, viene scoperta subito. Ma il comando di attacco al tumore sembra debole o eseguito in modo inefficace. Le successive ricerche hanno fatto capire che il problema non sta nel sistema immunitario, ma nel tumore. E' questo ad emettere delle sostanze che "addormentano" il sistema immunitario. Facendola franca.

Negli ultimi anni sono state messe a punto molecole che, bloccando questi inibitori, restituiscono al sistema di difesa tutta la sua capacità di uccidere le cellule cancerose. Hanno prolungato di molto la sopravvivenza a malati con melanoma in fase ormai metastatica. E quest'anno stanno arrivando qui i risultati promettenti di sperimentazioni su altri tipi di tumore. Ieri è stata la volta delle neoplasie del fegato, del colon-retto e di quelli che colpiscono la testa e il collo.

"Il campo dell'immunoterapia diventa ogni anno più eccitante - ha affermato l'oncologa Lynn Schuchter, University of Pennsylvania - . Con questo nuovi studi stiamo rapidamente oltrepassando l'era in cui l'immunoterapia era vista come rivoluzionaria solo per un tipo di tumore, ovvero il melanoma. Al contrario, queste nuove molecole si stanno dimostrando efficaci anche in altri tipi di cancro contro i quali, in pratica, altri trattamenti risultano non funzionare. Inoltre, potremo essere in grado di stabilire in anticipo quali pazienti possono essere i candidati migliori per queste terapie".

In particolare, uno studio di fase III, (l'ultima, che se dimostra benefici consente di chiedere l'immissione in commercio), ha dimostrato l'efficacia del Pembrolizumab in pazienti con cancro del colon-retto con un particolare marcatore genetico: il 62% di questi ha infatti registrato una riduzione della massa tumorale. Inoltre, il tasso di risposta positivo è stato simile (pari al 60%) anche in pazienti con altri tipi di tumore (ad esempio a stomaco, prostata e ovaio) caratterizzati dalla stessa anomalia genetica (mmr). "Questo studio - ha commentato Dung Le del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora - dimostra come l'immunoterapia possa avere implicazioni su una vasta gamma di forme tumorali, incluse le neoplasie più difficili da trattare".

La stessa molecola è stata efficace anche in casi di tumore del collo e testa in un paziente su quattro. Un terzo studio ha dimostrato l'efficacia di un'altra molecola immunoterapica, il Nivolumab, contro il cancro avanzato del fegato, con una risposta positiva in termini di efficacia in un paziente su cinque. Sempre questa molecola ha dato risultati positivi in un ulteriore studio di fase III contro il cancro del polmone del tipo più diffuso ("non a piccole cellule"): i pazienti trattati hanno avuto una maggiore sopravvivenza e minori effetti collaterali rispetto a quelli trattati con chemioterapia standard.

FONTE: Repubblica.it
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27 novembre, 2014

Vaccino anti-influenzale, tre morti sospette fra Sicilia e Molise: l’AIFA blocca due lotti

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L’Agenzia del Farmaco ha vietato la vendita due lotti del vaccino antinfluenzale Fluad dopo il decesso di tre persone alle quali era appena stato somministrato. Un altro paziente si è sentito male ed è in gravi condizioni. I due lotti sottoposti a divieto sono il «142701» e il «143301» del vaccino antinfluenzale Fluad prodotto dalla Novartis Vaccines and Diagnostics, che non è stato distribuito all’estero, ma solo in Italia, e che è in commercio da oltre dieci anni. L’Aifa invita i pazienti che abbiano in casa confezioni del vaccino Fluad o che si siano sottoposti a vaccinazione a verificare sulla confezione il numero di lotto e, se corrispondente a uno di quelli per i quali è stato disposto il divieto di utilizzo, a contattare il proprio medico. «In attesa di disporre degli elementi necessari, tra i quali l’esito degli accertamenti sui campioni già prelevati - spiega l’Aifa in una nota - per valutare un eventuale nesso di causalità con la somministrazione delle dosi dei due lotti del vaccino, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha disposto, a titolo esclusivamente cautelativo, il divieto di utilizzo di tali lotti».E il direttore generale dell’Aifa, Luca Pani, precisa: «Non è certa la relazione fra la somministrazione del vaccino e la morte» perché «i numeri sono troppo bassi», ma in ogni caso è stato disposto il «divieto di utilizzo del vaccino che rientra nei due lotti ritirati dal commercio che contenevano in totale 460mila dosi» sui 4 milioni in commercio.

Due decessi sono avvenuti in Sicilia, per la precisione a Siracusa, dove a perdere la vita sono stati due pazienti di 68 e 87 anni. Il terzo caso (sempre un anziano) si è verificato in Molise: si tratta di una 79enne di Termoli. I due anziani siciliani avevano entrambi delle patologie, come glicemia alta e tiroidite. In un caso la morte è stata quasi immediata: circa un’ora dopo la somministrazione del vaccino l’anziano ha avuto un «evento cardiovascolare», mentre le altre due morti - che riguardano i pazienti più avanti con l’età, il siciliano di 87 anni e la molisana di 79- sono avvenute entro le 48 ore successive per un’infiammazione del sistema nervoso centrale, un’encefalite-meningite. L’anziana molisana sul cui decesso sono in corso accertamenti era giunta nell’ ospedale di Termoli il 16 novembre scorso, in gravi condizioni. Due giorni dopo è avvenuta la morte con diagnosi finale di meningite. La segnalazione all’Aifa della reazione avversa, spiega ancora Pani, è arrivata dalla rete regionale di farmaco-vigilanza della Regione siciliana solo il 25 novembre, mentre le morti sono avvenute tra il 12 e il 18 novembre: «Un gap che dobbiamo verificare- specifica il direttore dell’Agenzia del farmaco - Per ora non sappiamo cosa è potuto accadere». Tra le ipotesi possibili «ci potrebbe essere la presenza di un contaminante nella produzione» del vaccino, conclude Pani.

L’Aifa specifica che i tre decessi si sono verificati entro le 48 ore dalla somministrazione delle dosi dell’antinfluenzale e invita a rivolgersi al medico se si dovessero presentare sintomi entro due giorni dal vaccino. Passati i due giorni invece non ci sarebbero più rischi.«Tra qualche settimana sapremo se i lotti del Fluad hanno un difetto di produzione- sottolinea Pani - A dirlo sarà l’Istituto superiore di sanità, ma io non credo. Se fosse stato così avremmo avuto 3 mila decessi». Il ritiro dei due lotti antinfluenzali Fluad in Sicilia è avvenuto a partire dalle 16 di giovedì, subito dopo che l’assessorato alla Salute ha ricevuto la nota dell’Aifa.Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, invita ad evitare la «psicosi» e precisa che «solo due morti registrati riguardano i due specifici lotti vietati in via cautelativa su disposizione dell’Aifa, molti pazienti sono stati vaccinati con quegli stessi lotti e non hanno avuto problemi».

I lotti vaccino antinfluenzale Fluad bloccati dall’Aifa non sono venduti nelle farmacie ma erano destinati alle Asl. Secondo quanto si apprende, infatti erano disponibili solo nel canale pubblico o presso i medici di famiglia. Il vaccino sotto accusa viene prodotto negli stabilimenti di Siena della Novartis Vaccines and Diagnostic srl. Due gli stabilimenti della casa farmaceutica in provincia di Siena: uno nella città del Palio e l’altro nella vicina Rosia.

Non è chiaro se ci sia un collegamento con il ritiro dei vaccini deciso dall’Aifa, ma un caso per morte dopo una vaccinazione è al centro di un’inchiesta della Procura di Siracusa, che però non conferma né smentisce eventuali collegamenti con la decisione dell’Aifa. L’inchiesta era stata aperta a metà di novembre sulla morte di un 70enne di Augusta che ha avuto un improvviso arresto cardiaco dopo che il medico curante gli aveva somministrato un vaccino antinfluenzale. La magistratura ha disposto il sequestro del lotto di farmaci nell’ambulatorio e disposto l’autopsia, oltre che ad analisi tossicologici e virali sul farmaco.

Il vaccino antinfluenzale Fluad «è tra i più usati, certo non ci voleva per la campagna vaccinale in corso che, se si diffonde la paura, rischia di bloccarsi» commenta il segretario nazionale della federazione dei medici di famiglia Fimmg, Giacomo Milillo. «Bisognerà verificare il nesso di causalità- spiega Milillo - ma di sicuro questo fatto amplificherà i pregiudizi sui vaccini, in una campagna di vaccinazione antinfluenzale che fino a oggi stava andando abbastanza bene. Ora diffonderemo l’informativa dell’Aifa a tutti i medici per individuare i lotti da bloccare».

Invita alla cautela anche Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano: «La decisione dell’Aifa - spiega il farmacologo - è cautelativa. Il fatto che si siano verificate delle morti è certamente preoccupante, però bisogna capire chi fossero queste persone, quale età avessero, da quali tipi di patologie fossero affette. Non è detto che ci sia un nesso di causa-effetto fra la somministrazione del vaccino e il decesso. Potrebbe essere solo una casualità» che siano morte tre persone entro 48 ore dall’iniezione. D’altro canto, evidenzia Garattini, «la vaccinazione antinfluenzale non previene la morte, previene l’influenza». Corretto, secondo l’esperto, «bloccare in via cautelativa i due lotti, e consiglio a chi ha fatto il vaccino da poco», magari ieri o oggi stesso, «di mettersi in contatto con il proprio medico. «Prima di allarmarsi e di puntare il dito sul vaccino antinfluenzale, bisogna capire bene quali sono le cause dei quattro eventi avversi segnalati dall’Aifa» commenta Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore della sanità. «I decessi per vaccino sono eventi davvero rarissimi e sono per lo più legati all’eventualità di uno choc anafilattico e, al momento, non sappiamo quali sono le cause dei tre decessi segnalati».

Novartis dopo la sospensione cautelativa di uno dei suoi vaccini ha diffuso una nota: «Abbiamo piena fiducia nella sicurezza ed efficacia dei propri vaccini anti-influenzali e ci siamo immediatamente adoperati in una revisione preliminare dei lotti di vaccino interessati. L’esito di tale revisione ha già riconfermato la qualità e la conformità del vaccino Fluad».

Per via precauzionale la Regione Liguria ha sospeso le vaccinazioni antinfluenzali in attesa che tutte le strutture di igiene, le farmacie, le Asl abbiano controllato se qualche partita del vaccino «incriminato» sia nello loro disponibilità. L’attività di verifica è già partita.

Non è la prima volta che Novartis finisce nel mirino. Nell’Ottobre del 2012 il ministero della Salute e l’Agenzia Italiana del Farmaco avevano ritirato dal mercato a scopo cautelativo l’utilizzo di quattro vaccini prodotti da Novartis, tra cui il Fluad per il sospetto di un aumento degli effetti collaterali. I lotti dei vaccini erano poi stati riammessi: le verifiche avevano accertato l’assenza di difetti.

FONTE: Corriere.it
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15 ottobre, 2014

Ebola: secondo caso a Dallas, strage fra operatori sanitari in Africa

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Sale l’allarme ebola negli Stati Uniti dopo che è stato annunciato il secondo caso di contagio dal virus. A risultare positiva al test è stata un’altra infermiera dell’ospedale di Dallas dove l’8 ottobre era morto il paziente zero, Thomas Duncan. Barack Obama ha rinviato un viaggio per convocare una riunione d’urgenza alla Casa Bianca e ha consultato in videoconferenza i leader europei per discutere dell’impegno internazionale per combattere l’epidemia. «La situazione è seria», dice il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, sottolineando come per ora sia rinnovata la fiducia ai vertici delle autorità sanitarie. E spiega che il presidente «vuole assicurarsi che tutte le risorse necessarie del governo federale siano impegnate» sul campo.

La 29enne Amber Vinson era tra gli operatori sanitari che avevano curato il paziente liberiano a Dallas. L’infermiera è stata posta in isolamento, dopo aver accusato i sintomi ed essere stata sottoposta agli esami. Ma ad allarmare il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie Usa è stata la scoperta che la donna ha viaggiato in aereo 24 ore prima di accusare i primi sintomi della malattia. Sul volo 1143 della Frontier Airlines di lunedì da Cleveland, in Ohio, a Dallas-Fort Worth, viaggiavano 132 passeggeri che ora si sta cercando di contattare. L’equipaggio ha informato le autorità americane che l’infermiera non mostrava sintomi durante il volo. È esploso il malcontento tra le infermiere dell’ospedale di Dallas. Secondo gli operatori sanitari, Duncan fu lasciato per ore in un’area non protetta del pronto soccorso, dove avrebbe potuto infettare pazienti e sanitari. Inoltre, chi lavorava a contatto con lui restò per giorni senza tute protettive adeguate (con collo e testa esposti).

In Italia è stata messa in campo una task force interministeriale con l’obiettivo di potenziare il personale negli aeroporti e rafforzare i canali di informazione per i cittadini sui rischi del contagio da ebola. A Palazzo Chigi si sono riuniti i ministri dell’Interno, degli Esteri, della Difesa, della Salute e dei Trasporti. Saranno in particolare porti e aeroporti a essere interessati dal più corposo intervento, sia sotto il profilo del potenziamento del personale, sia per quello che riguarda le campagne di informazione, con opuscoli distribuiti a bordo di aerei e navi. Inoltre, due C-130 sono pronti a evacuare eventuali cittadini contagiati dal virus. In caso dovessero essere riscontrati casi di Ebola tra cittadini italiani, questi saranno immediatamente trasportati all’ospedale Spallanzani di Roma e al Sacco di Milano, strutture specializzate nella diagnosi e cura delle malattie infettive.

Tutto questo in preparazione della riunione di domani mattina, a Bruxelles, per affrontare il tema e predisporre i primi interventi a livello europeo. La posizione che emerge a livello europeo è quella di curare i malati nei luoghi del contagio, potenziando gli ospedali locali, prima che partano per l’Europa. La Francia ha annunciato che avvierà controlli medici negli aeroporti su tutti i passeggeri in arrivo da Paesi colpiti dall’epidemia. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha insistito, nei giorni scorsi, sulla necessità di assicurare la tracciabilità dei viaggiatori provenienti dall’Africa occidentale.

Secondo il Consiglio di sicurezza Onu «la risposta della comunità internazionale all’Ebola ha fallito nel capire e affrontare in maniera adeguata l’entità dell’epidemia e dei suoi effetti». Intanto il numero delle vittime continua a salire. Intanto, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha aggiornato a quasi 4.500 il numero di morti per l’epidemia. Il conteggio aggiornato a domenica scorsa riferisce di 4.493 decessi su un totale di 8.997 casi in sette Paesi. All’8 ottobre, il totale era di 4.033 morti su 8.399 casi. I sette Paesi coinvolti sono divisi tra quelli più colpiti (Guinea, Liberia e Sierra Leone) e i quattro (Nigeria, Senegal, Spagna e Usa) con un numero contenuto di casi. La Liberia si conferma di gran lunga il Paese più colpito con 4.249 casi e 2.458 morti, segue la Sierra Leone (3.252 casi e 1.183 morti) e la Guinea (1.472 casi e 843 morti). Pesante il tributo di sangue degli operatori sanitari: ne sono morti 96 in Liberia, 95 in Sierra Leone, 40 in Guinea e cinque in Nigeria.

FONTE: La Stampa
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08 ottobre, 2014

Ebola: altri due casi sospetti in Spagna, morto in Texas il primo paziente americano contagiato

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Maria Teresa Romero, l’infermiera spagnola che ha contratto l’Ebola dopo aver assistito il missionario Manuel Garcia Viejo, si è sfregata il viso con un guanto nel momento in cui si sfilava la tuta isolante. Ecco come sarebbe avvenuto il contagio, secondo quando ammesso dalla stessa 44enne, primo caso di Ebola in Europa. «Credo che l’errore possa essere stato nel momento in cui mi sono tolta la tuta, lo vedo come il passaggio più critico nel quale può esserci stato il contagio» ha detto telefonicamente al quotidiano El Pais. L’infermiera ha avuto due contatti con il missionario ammalato: uno per cambiargli il pannolone e il secondo quando era già deceduto, per pulire la stanza. «Non so come sia potuto accadere - ha detto la donna -. Spero di riuscire a uscirne, devo uscirne».

È invece morto Thomas Eric Duncan, il primo caso di Ebola diagnosticato negli Stati Uniti. Era ricoverato a Dallas, nel Texas Health Presbyterian Hospital, dal 28 settembre. Duncan aveva contratto il virus a Monrovia, in Liberia, portando la figlia di amici in ospedale e il 20 settembre, quando ancora non aveva sintomi visibili, era arrivato negli Stati Uniti, per una visita ad alcuni parenti. Da diversi giorni era in condizioni molto critiche. Le autorità americane hanno deciso di intensificare le misure adottate per prevenire la diffusione del virus: in cinque dei principali aeroporti ai passeggeri in arrivo dall’Africa occidentale verrà misurata la temperatura. Inoltre, i passeggeri dovranno rispondere a un questionario. Le misure entreranno in vigore il prima possibile, forse già a partire da questo fine settimana. Gli aeroporti interessati sono il John F. Kennedy International di New York, il Washington Dulles International, l’O’Hare International di Chicago, l’Hartsfield-Jackson International e il Newark Liberty International.

Le condizioni dell’infermiera spagnola sono stazionarie: viene curata con trasfusioni di sangue di Paciencia Melgar, la suora guarita dopo aver contratto il virus in Liberia. Martedì Romero, sposata e senza figli, si era detta certa di aver seguito tutti i protocolli sanitari previsti. Il marito, anche lui ricoverato in isolamento per precauzione (ma non presenta sintomi), ha aggiunto che, dopo aver cominciato ad avvertire i primi sintomi (il 30 settembre) e prima del ricovero (lunedì 6 ottobre), la donna è rimasta soprattutto in casa. Per sei giorni la temperatura non è mai salita oltre i 38,6 gradi, che sono la soglia di allarme ufficiale per il riconoscimento di Ebola. L’uomo ha aggiunto di sentirsi bene, ma il periodo di incubazione della malattia è di 21 giorni. Dunque per i medici resta un soggetto fortemente a rischio per i contatti ravvicinati che ha avuto con la moglie. L’appartamento dove vive la coppia, in una zona residenziale di Alcorcon a Madrid, è stato disinfettato a fondo e il cane, Excalibur, sarebbe stato abbattuto per precauzione. Un gruppo di animalisti si è radunato di fronte all’abitazione tentando di salvare la vita all’animale.

Altre due persone sono ricoverate in isolamento nell’ospedale Carlo III come casi sospetti di Ebola: oltre alla Romero e a suo marito, ci sono altre due infermiere (una è sposata e ha due figli piccoli), che facevano parte della squadra che ha assistito Miguel Pajares e Manuel Garcia Viejo, i due missionari spagnoli rimpatriati dalla Sierra Leone e deceduti all’ospedale Carlo III il 12 agosto e il 26 settembre. Sono invece risultati negativi i test su una terza infermiera dell’ospedale e su un turista di origini nigeriane, passeggero di un volo internazionale proveniente dall’Africa occidentale. Adesso le autorità sanitarie spagnole stanno cercando di rintracciare le persone con cui Maria Teresa Romero è stata a contatto prima di essere ricoverata: sono sotto monitoraggio in 52, per lo più personale sanitario. Secondo il ministro della sanità spagnolo, Ana Mato, al momento nessuno di loro presenta sintomi di Ebola. Intanto la Procura di Madrid ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità penali nel primo caso di contagio europeo. La stessa Commissione europea ha chiesto «chiarimenti» al governo spagnolo per individuare la falla nel Sistema sanitario che ha permesso il contagio.

Intanto, è sempre più tragica la situazione nei Paesi africani colpiti dall’epidemia. In Sierra Leone i corpi delle vittime dell’Ebola sono stati lasciati per le strade a causa di uno sciopero del personale che si occupa delle sepolture (ora concluso), in protesta per il mancato pagamento dello stipendio. Proprio in Sierra Leone ci sono stati 121 morti e 81 nuovi casi nella sola giornata di sabato, una delle peggiori da quando è comparsa la malattia. Il numero totale di morti nel Paese è arrivato a quota 678. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il bilancio complessivo delle vittime di Ebola (aggiornato all’1 ottobre) è di 3.439 morti su un totale di 7.492 casi. Il virus è comparso in Guinea a marzo, quindi si è diffuso in Liberia e in Sierra Leone. Focolai minori in Nigeria e Senegal sembrano essere invece sotto controllo.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che l’Italia «non sta vivendo un allarme o un’emergenza» legata a Ebola, anche se «è molto preoccupante la situazione in Africa occidentale». «Ho chiesto che ci sia una riunione della Commissione salute in Europa per capire se possiamo immaginare nuovi tipi di tracciabilità per i passeggeri che vengono da questi Paesi, soprattutto per gli operatori nel caso siano stati in contatto con i malati - ha aggiunto il ministro -. Noi stiamo provvedendo a delle misure più alte in previsione di un aumento dell’epidemia in Africa. Ho anche chiesto 5 milioni in più nella legge di stabilità proprio per intensificare la sorveglianza. Bisogna predisporsi ad ipotesi che possono essere anche diverse da quelle attuali. Ma Ebola - ha concluso - è un virus che in un Paese con il sistema sanitario e igienico come il nostro si trasmette molto difficilmente». Lorenzin, che ha elogiato i cooperanti italiani impegnati nei Paesi africani colpiti («sono persone eroiche»), ha poi ricordato i due ospedali impegnati nel contrastare il virus: «Lo Spallanzani di Roma e il Sacco di Milano sono di altissimo livello e vengono presi come esempio e interpellati dall’Oms».


FONTE: Corriere.it
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06 ottobre, 2014

Ebola, primi casi sospetti in Europa, prosegue l'allarme negli Usa, è strage in Africa

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Peggiora la diffusione del virus Ebola a livello mondiale. In Spagna, El Pais scrive come sia stato individuato un caso di infezione a Madrid. Ad essere stata colpita è un'infermiera, scrive il quotidiano su suo sito, che faceva parte della squadra che ha curato il missionario spagnolo Manuel Garcìa Viejo, morto il 26 settembre all'ospedale Carlos III della capitale. E' stata proprio lei ad occuparsi di lui quando è stato colpita da febbre provocata dall'Ebola. Secondo fonti del ministero spagnolo della Sanità le due analisi effettuate sulla donna, di cui non è stata rivelata l'identità, hanno avuto esito positivo. E' il terzo caso di Ebola trattato in Spagna (i due primi infetti, che avevano contratto il morbo in Africa, sono deceduti), ma il primo contratto in Spagna e in Europa

Intanto in Sierra Leone sono stati registrati 121 morti e 81 nuovi casi nella sola giornata di sabato, una delle peggiori da quando e' comparsa la malattia. I dati, raccolti dall'Emergency Operations Center della Sierra Leone, mostrano che il numero totale di morti nel Paese e' arrivato a quota 678, dai 557 del giorno prima. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms) il bilancio complessivo delle vittime di Ebola aggiornato a mercoledi' primo ottobre e' di 3.439 morti su un totale di 7.492 casi in Africa occidentale (compreso il caso registrato negli negli Stati Uniti). Il virus e' comparso in Guinea a marzo, quindi si e' diffuso in Liberia e in Sierra Leone. Focolai minori in Nigeria e Senegal sembrano essere invece sotto controllo.

Nel frattempo è allarme anche in Olanda. Un uomo, di cui non è stata diffusa nè l'identità nè la nazionalità, è ricoverato da ieri sera all'ospedale Albert Schweitzer di Dordrecht, in quanto forse infetto dal virus dell'Ebola. Secondo il sito della tv pubblica olandese Nos, l'uomo si era recato recentemente in Sierra Leone.

Resta intanto altissima la tensione negli Stati Uniti dopo la diagnosi del primo caso di Ebola all’interno del paese.  Il responsabile dei Center for Desease Control (Cdc), la massima autorita' sanitaria satunitesne, fara' in giornata il punto della situazione col presidente americano, Barack Obama, e altri esperti e responsabili del settore. L'incontro e' previsto nel primo pomeriggio ora di Washington.

L’ultimo allarme, rivelatosi falso, è stato lanciato dopo che un passeggero che aveva viaggiato in Africa occidentale ha accusato un malore a bordo di un volo da Bruxelles a Newark, nei pressi di New York. Intanto a Dallas peggiorano le condizioni della persona infettata dal virus. L’allerta all’aeroporto internazionale di Newark, nel New Jersey, è scattato quando un uomo a bordo del volo United Airlines 998 ha iniziato a vomitare. Dopo l’atterraggio, l’equipaggio e i 250 passeggeri sono stati bloccati sul velivolo mentre venivano prestati i soccorsi e il caso veniva valutato in ospedale. In realtà, hanno poi dichiarato le autorità sanitarie locali, i controlli hanno rivelato che non c’era alcun segno di un’infezione da Ebola: si trattava di un malessere di scarsa importanza. L’uomo in pochissimo tempo si è sentito meglio ed è stato dimesso.

Sono invece sempre più gravi le condizioni di Eric Duncan, l’uomo proveniente dalla Liberia che ha contratto il virus e che è ricoverato a Dallas. Attualmente sono 50 le persone che hanno avuto contatti con lui e che vengono monitorate. Nessuno finora ha mostrato sintomi della malattia, che non si diffonde per via aerea ma solo per contatto diretto con i fluidi corporei.

Il direttore del Centro per il Controllo Malattie statunitense, Thomas Frieden, ha dichiarato che negli ultimi mesi ci sono stati un centinaio di controlli su casi sospetti negli Stati Uniti. Dopo la scoperta del primo caso negli Usa, il numero di segnalazioni è aumentato ma finora si sono rivelate tutte falsi allarmi.  Intanto è caccia a Dallas a un senzatetto che avrebbe viaggiato sull'ambulanza che poco prima aveva trasportato in ospedale Duncan, anche se le autorità sanitarie assicurano come l'individuo - di cui non sono state rilasciate le generalità - sia considerato a basso rischio.

Lo stesso Frieden ha anche fatto sapere che le dosi di Zmapp, il farmaco sperimentale americano usato per far fronte a Ebola, sono finite e "non saranno disponibili di nuovo per un certo tempo". Il direttore del Centro per il Controllo Malattie statunitense ha così spiegato perché il farmaco non sia stato somministrato a Thomas Duncan.

FONTI: Repubblica.it, Ansa
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07 settembre, 2014

Ebola, cresce emergenza in Sierra Leone, scatta la quarantena

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E’ ai livelli massimi l’emergenza Ebola in Sierra Leone, uno degli Stati africani più colpiti dal virus: la popolazione dovrà rimanere in casa per quattro giorni, dal 18 al 21 settembre, per impedire il diffondersi dei contagi. Lo riferiscono la Bbc e il Guardian online citando una fonti di alto livello dell’ufficio presidenziale. L’emittente pubblica britannica esprime però un certo scetticismo sulla misura annunciata. “Anche se le forze di sicurezza del Paese sono già state dispiegate per mettere in quarantena alcune zone, non è chiaro come un il blocco nazionale possa essere eseguito”, – scrive l’emittente sul suo sito. “Come la popolazione obbedirà alla quarantena sarà fondamentale per la riuscita dell’operazione. perché l’obbligo di residenza rischia di sollevare questioni relative ai diritti umani oltre a innescare manifestazioni violente”.

La Sierra Leone non é nuova ad iniziative di questo tipo: già alla fine di luglio, infatti, il governo aveva proclamato lo “Stay at home day“, la “giornata della permanenza a casa”, per impedire la diffusione del virus Ebola. Nel frattempo, invece, in Nigeria, un altro dei Paesi colpiti anche se finora in modo più limitato, è stata presa una decisione di segno opposto: dal 22 settembre riapriranno le scuole, chiuse per precauzione al fine di ridurre i contagi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che è salito a 2.097 il numero di morti attribuiti al virus Ebola in cinque Paesi dell’Africa occidentale. L’epidemia che ha colpito duramente in Guinea, Liberia e Sierra Leone e con minore intensità la Nigeria e il Senegal. La direttrice generale aggiunta dell’Oms, Marie Paule Kieny, ha reso noto che l’organismo ha dato il via libera all’impiego di prodotti a base di sangue e del siero di pazienti sopravvissuti per trattare il virus.

La terapia con plasma o sangue di persone guarite o convalescenti, ha spiegato la Kieny, potrebbe essere utilizzata da subito, mentre i risultati dei test di sicurezza su due potenziali vaccini, condotti in Mali, dovrebbero arrivare entro novembre. In caso positivo, hanno sottolineato gli esperti Oms, le prime immunizzazioni potrebbero essere fatte sul personale sanitario pochi mesi dopo. “Per i farmaci ci sono tante prospettive promettenti – conferma Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’istituto Spallanzani di Roma e fra i partecipanti alla riunione a Ginevra – Ma niente per oggi. Il siero di convalescente è stato utilizzato già. Nel 1995 per un’epidemia di Ebola a Kikwit, nella Repubblica Democratica del Congo, con buoni risultati”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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03 agosto, 2014

Allarme Ebola, 726 morti accertati, a settembre primi test di vaccino sull'uomo

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Ebola fa sempre più paura: ”Avanza più velocemente degli sforzi per controllarlo”. L’allarme è stato lanciato dalla direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità, Margareth Chan, ha messo in guardia contro le “conseguenze catastrofiche” della diffusione del virus e del rischio di propagazionead altri Paesi sottolineando che le forze ‘schierate’ in campo a livello di singoli Paesi e internazionale sono “tristemente inadeguate”. Le dichiarazioni della direttrice dell’Oms sono state fatte nel corso di un summit regionale sull’epidemia a Conakry (Guinea). “Questo incontro – ha aggiunto – segna una svolta nella lotta contro l’epidemia”. Una riunione del Comitato per le emergenze è stata convocata per il 6 e 7 agosto con l’obiettivo di accertare se l’epidemia in corso in Africa occidentale costituisce un’’emergenza di salute pubblica di preoccupazione internazionale’ e, nel caso, emanare una serie di misure temporanee.

I presidenti delle tre nazioni colpite dall’epidemia non saranno presenti al summit dei leader africani a Washington, l’Unione africana (Ua) in Somalia ha cancellato l’arrivo di un nuovo battaglione militare dalla Sierra Leone. Intanto è scontro in Gran Bretagna dopo che il segretario generale del sindacato per i dipendenti del servizio immigrazione, Lucy Moreton, ha dichiarato alla Bbc che le dogane del Regno Unito non sono pronte per fronteggiare un’emergenza sanitaria causata dal virus. Negli Usa infine si è deciso di aumentare i controlli all’aeroporto Jfk di New York e in altri aeroporti con scali internazionali. I pazienti con eventuali sintomi del virus verranno subito messi in quarantena. La Farnesina sconsiglia “i viaggi non necessari in Liberia e in Sierra Leone” e segnala anche che in Liberia e in Sierra Leone “non è presente una Rappresentanza diplomatico-consolare italiana e, pertanto, l’Ambasciata d’Italia ad Abidjan (competente per la Sierra Leone) non potrà garantire ai connazionali una piena assistenza consolare“. ”Ebola non rappresenta un rischio” ribadisce il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Obama dichiara: “Aumenteremo i controlli sui leader africani che verranno al summit a Washington”. Saranno prese “precauzioni” per l’incontro Usa-Africa che si terrà la prossima settimana alla Casa Bianca. Il presidente americano Barack Obama ha detto che in “via precauzionale saranno aumentati i controlli sui leader africani” che arriveranno a Washington per il summit. Non parteciperanno, invece, i presidenti delle tre nazioni colpite dall’epidemia, Liberia, Guinea e Sierra Leone. La Casa Bianca fa sapere, comunque, che la crisi sanitaria non influenzerà il vertice di tre giorni. “Noi certamente comprendiamo la decisione dei leader africani di non partecipare vista la situazione di emergenza nei loro Paesi” dice il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. I presidenti di Liberia e Sierra Leone hanno già annunciato la loro assenza. Si attende ora una conferma del presidente della Guinea Alpha Condé. Rispetto all’epidemia, Obama ha detto che “deve essere presa molto seriamente” anche se “non si tratta di una malattia facilmente trasmissibile”.

L’Unione africana (Ua) in Somalia ha cancellato l’arrivo di un nuovo battaglione militare dalla Sierra Leone a causa dell’epidemia di Ebola che ha colpito lo Stato dell’Africa occidentale. Il portavoce militare della missione dell’Ua, Ali Aden Houmed, ha spiegato ad Associated Press che la decisione è stata presa nel tentativo di evitare che il virus arrivi in Somalia. La Sierra Leone è una delle cinque nazioni che invia un gran numero di truppe in Somalia per proteggere il governo e combattere i militanti di al-Shabab.

I due volontari americani infettati in Liberia saranno evacuati con un volo charter appena partito da Cartersville in Georgia. Secondo la  Cnn, che cita una fonte anonima, non si sa quando i due americani – il dottor Kent Brantly e l’operatrice Nancy Writebol – arriveranno negli Usa. Uno dei due sarà trasportato all’ospedale Emory University, vicino al quartier generale del Centro per il controllo e prevenzione delle malattie ad Atlanta. Brantly è stato protagonista di un gesto di generosità offrendo l’unica dose di siero sperimentale nei confronti della collega.

Il National Institute of Health americano, che sta lavorando da anni su diverse versioni del vaccino, ha dichiarato che a settembre negli Usa inizieranno i primi test sull’uomo di un vaccino contro il virus. L’agenzia federale ha ottenuto buoni risultati sui primati, l’ultimo step prima dei test sull’uomo. “Stiamo lavorando con l’Fda per avviare la prima fase dei trial il più presto possibile – spiega Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) -. I primi risultati potrebbero arrivare già all’inizio del prossimo anno”. In questi giorni diversi ricercatori hanno chiesto di sperimentare almeno sugli operatori sanitari attivi nelle zone colpite le terapie e i vaccini allo studio. La prima fase dei test clinici prevede la somministrazione a persone sane per verificare la presenza di effetti collaterali gravi, e in caso non ve ne siano si passa alla seconda fase in cui si testa l’efficacia.

Dall’inizio dell’epidemia di Ebola in atto, lo scorso dicembre, in Africa occidentale ci sono stati 1323 casi censiti e 726 morti, dei quali 57 negli ultimi giorni.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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06 giugno, 2013

Influenza aviaria, rassicurazioni sul virus H7N9: nessun rischio di pandemia

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Il virus H7N9 non rischia, almeno per il momento, di scatenare una pandemia di influenza aviaria. Le rassicurazioni arrivano da uno studio pubblicato dagli esperti dei Centri cinesi per il controllo delle malattie e delle Università di Shantou (Cina), Hong Kong e Toronto sulla rivista Science, secondo cui il microbo non solo non riesce a trasmettersi attraverso le particelle di saliva sospese nell'aria, ma probabilmente non è nemmeno in grado di passare da un uomo ad un altro.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato la trasmissione del virus H7N9 in modelli animali da tempo utilizzati per lo studio dell'influenza umana, come furetti e maiali. I dati raccolti hanno svelato che nei furetti il microbo si trasmette bene attraverso il contatto diretto fra gli animali, mentre è più difficile che avvenga il contagio per via aerea. Il fatto, invece, che non riesca a trasmettersi da un maiale all'altro rende poco probabile che riesca a farlo da uomo a uomo. Per tutte queste ragioni attualmente la popolazione mondiale non corre il rischio di avere a che fare con una pandemia. Nonostante ciò, secondo gli esperti è necessario continuare a monitorare la diffusione del virus, che, avendo tempi di incubazione piuttosto lunghi, impiega diverso tempo prima di scatenare i sintomi dell'infezione e che quindi, qualora acquisisse la capacità di trasmettersi da una persona ad un'altra, potrebbe contagiare molti individui prima che ci si renda conto della sua presenza.

Le rassicurazioni sono giunte in risposta alle recenti notizie relative allo sviluppo di una forma di H7N9 resistente ai più comuni farmaci antivirali. 

AUTRICE: Silvia Soligon
FONTE: Il Sole 24 Ore
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31 maggio, 2013

Torna l'epatite A in Italia, sotto accusa i frutti di bosco congelati

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L’epatite A (dovuta all’infezione da Hav) è tornata ad affacciarsi in Italia nelle scorse settimane e minaccia altri episodi da qui all’estate, anche se il ministero della Salute si è affrettato a precisare che «alla luce della particolare situazione in atto, fino al 31 luglio 2013, le segnalazioni dei nuovi casi e gli eventuali focolai epidemici devono essere avanzate tempestivamente al ministero e all’Istituto Superiore di Sanità». Non è un allarme, ma poco ci manca. D’altronde i numeri registrati dal sistema di sorveglianza Seieva parlano chiaro: in 16 regioni che hanno trasmesso dati aggiornati al 20 maggio 2013, risulta un incremento delle notifiche di epatite A nel periodo marzo-maggio pari al 70% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. L’aumentata incidenza è stata registrata in quattro regioni del centro-nord (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto) e in una del sud (Puglia).

Caratterizzata da un decorso acuto (stanchezza, febbre, disturbi gastrointestinali e ittero) e dalla prevalenza della trasmissione oro-fecale (come l’epatite E) rispetto a quella interumana, l’epatite A è causata da un virus a singolo filamento di Rna diffuso soprattutto attraverso l’acqua contaminata e gli alimenti venuti a contatto con la stessa. Tra i cibi incriminati, finora, c’erano soprattutto le cozze e i vegetali lavati con acqua sporcata da residui fecali. Oggi, invece, sotto osservazione sono finiti i frutti di bosco misti congelati: rintracciati in un cluster familiare del virus individuato in un paziente che aveva consumato una torta guarnita nello scorso mese di aprile.

Le indagini sulla materia prima (probabilmente di origine extraeuropea) non sono ancora terminate, ma finora epidemiologi ed esperti in sicurezza alimentare non avevano mai concentrato i loro sforzi sugli alimenti conservati nel freezer. «È un aspetto nuovo e su cui converrà indagare: sappiamo che il congelamento non uccide i virus, ma non avevamo mai rintracciato l’Hav in un prodotto congelato», spiega Maria Triassi, ordinario di igiene all’università Federico II di Napoli, città in cui nel 2004 si registrò una vasta epidemia italiana: 421 i nuovi casi allora conteggiati tra gennaio e aprile. «Probabilmente si tratta di una contaminazione avvenuta all’origine del prodotto e che il congelamento non è riuscito a debellare». Soltanto la cottura ad alte temperature, infatti, può inattivare il virus. Non è un caso che questa sia la principale raccomandazione fornita dai medici, assieme all’accurato lavaggio con acqua e amuchina di tutti gli alimenti di dubbia provenienza: principalmente molluschi (cozze e vongole) e verdure.

Le indagini condotte a livello europeo hanno evidenziato la presenza di due gruppi di epatite A: uno tra gli abitanti dei Paesi nordeuropei, l’altro in un gruppo di turisti rientranti dall’Egitto. Se il primo caso potrebbe essere ricondotto al consumo dei frutti di bosco congelati, diversa è l’origine del secondo: quasi certamente dovuto alle scarse condizioni igienico-sanitarie dello Stato nordafricano. «Ai nostri connazionali che non hanno avuto l’infezione durante l’infanzia (dunque non hanno sviluppato immunità a lungo termine, ndr) e organizzano le vacanze in paesi africani, orientali e dell’America Latina, consiglio sempre di vaccinarsi almeno tre mesi prima della partenza», afferma Antonio Picardi, responsabile dell’unità operativa di epatologia del Campus Biomedico di Roma. «Dopo venti giorni va effettuato un richiamo: così si assicura una protezione pari al 90%. Chi non ha modo di pianificare un viaggio con largo anticipo può ricorrere alla profilassi passiva: gli anticorpi iniettati assicurano una difesa per 5-6 settimane». A tavola, a queste latitudini, vige un obbligo: quello di consumare soltanto acqua minerale.  


FONTE: Corriere.it 
AUTORE: Fabio Di Todaro
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Dopo la Francia, l'Italia: primo caso di nuova Sars in Toscana

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La nuova Sars colpisce anche in Italia. La Regione Toscana ha comunicato un caso confermato di infezione con il nuovo ceppo di coronavirus, definito appunto la nuova Sars: si tratta di un'infezione respiratoria acuta che in Europa ha già registrato casi in Francia (due contagiati, con una vittima), Danimarca e Regno Unito. Si tratta di un cittadino di 45 anni, di nazionalità straniera, che vive in Italia, e che è stato recentemente in Giordania per 40 giorni. In Medio Oriente uno dei suoi figli ha accusato una forma influenzale non meglio specificata. Il paziente, che al ricovero presentava febbre alta, tosse e segni di insufficienza respiratoria, è attualmente ricoverato in isolamento ed è in buone condizioni. Il Ministero monitora attentamente la situazione in stretto raccordo con le autorità sanitarie della Regione Toscana. La conferma della diagnosi è stata effettuata dall’Istituto superiore di Sanità seguendo le procedure indicate dal Ministero della Salute il 16 maggio scorso.

La nuova Sars in realtà si chiama Mers (Middle East Respiratory Syndrome). Si tratta di un virus che è probabilmente trasmissibile tra gli uomini a seguito di contatti stretti e prolungati come per esempio all'interno di un nucleo familiare o in una corsia ospedaliera. È stato identificato nel Regno Unito. La Sars fu identificata nel 2002 in Cina: in tutto il mondo circa 8.000 persone furono contagiate, con un tasso di mortalità del 10%: 800 le vittime. I coronavirus sono un'ampia famiglia virale che abbraccia un ampio spettro di sintomi, compreso quello del comune raffreddore. Per quanto riguarda i viaggi internazionali e le rotte commerciali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non raccomanda test né altre restrizioni ai viaggiatori all’ingresso nei Paesi membri della Regione Europea.

FONTE: Corriere.it
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07 dicembre, 2012

Influenza: già 70.000 colpiti, probabile "boom" dopo Natale

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Il "gelo" invernale è arrivato e con l'arrivo del freddo i virus prosperano: solo in questa settimana si metteranno a letto con febbre e raffreddore 70mila italiani, ma per colpa soprattutto di virus parainfluenzali. Per l'influenza vera, che quest'anno colpira' dai 4 ai 6 milioni di persone, bisognera' aspettare Natale. E' lo scenario prospettato da Fabrizio Pregliasco, virologo dell'universita' di Milano. "La vera influenza - spiega all'AGI - si diffonde quando il freddo oltre che intenso e' persistente nel tempo, quindi dobbiamo aspettare Natale per il boom di casi. Per ora siamo in presenza soprattutto di virus simil-influenzali, che faranno aumentare i casi del 20 per cento in questa settimana a causa dell'arrivo del freddo". 

L'appello degli esperti, sottolinea Pregliasco, e' quindi quello di vaccinarsi: "Si e' ancora in tempo. Il vaccino ha la sua efficacia dopo 10 giorni, quindi se non si vuole un Natale rovinato dall'influenza si puo' ancora ricorrere al vaccino, che e' piu' che sicuro malgrado gli allarmi mediatici e qualche eccesso di prudenza da parte dello stesso ministero".

Nel complesso, spiega il virologo, quella di quest'anno sara' una stagione influenzale "con un'incidenza medio-alta: oltre al virus H1N1, quello dell'influenza 'A', abbiamo due ceppi americani e uno australiano, un mix che potrebbe portare fino a 6 milioni di malati".

FONTE: Agi Salute
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23 giugno, 2011

Confermata l'efficacia del vaccino contro il Papilloma Virus

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Uno studio epidemiologico condotto in Australia, fra i primi paesi al mondo ad introdurre il programma di vaccinazione per le donne fra i 12 e i 26 anni, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet registra una evidente diminuzione dei casi di lesioni displastiche cervicali di grado elevato proprio grazie all'uso del vaccino contro il HPV (Human Papilloma Virus). L'Australia, ricorda il Guardian, ha introdotto il vaccino contro l'HPV nel 2007. I dati raccolti indicano che la percentuale delle ragazze sotto i 17 anni con lesioni cervicali è scesa dello 0,38%, con un dimezzamento dei casi da 0,80% al 0,42%. Non è stata registrata invece un'analoga diminuzione dei casi nelle donne sopra i 17 anni. Questo non sorprende, poiché il vaccino è più efficace se somministrato prima del primo rapporto sessuale. I risultati, affermano gli autori dello studio "confermano la giustezza della tesi che punta a un target di preadolescenti per la somministrazione del vaccino".

«È la prima volta che si dimostra l’efficacia delle campagne vaccinali sperimentalmente - spiegano gli autori - anche se bisogna ricordare alle donne che il vaccino non rende completamente immuni dal tumore, ed è sempre necessario fare i controlli». Anche in Italia la campagna vaccinale contro l’Hpv è stata iniziata nel 2007, e secondo un primo bilancio fatto dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2010 si è raggiunta una copertura del 59% delle adolescenti nate nel 1997, una percentuale che nei piani dovrebbe salire al 95% nel 2013.

FONTE: La Stampa.it
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