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AFORISMA DEL GIORNO

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01 giugno, 2018

Università, si va ancora una volta verso lo "sciopero degli esami"

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Ultimo disperata chiamata degli studenti ai prof affinché sospendano lo sciopero degli esami. Domani si apre la sessione estiva (1°giugno-31 luglio) e i docenti che hanno aderito alla protesta potrebbero far saltare i primi appelli con il rischio - dicono gli studenti in una petizione che ha raggiunto le 46 mila firme - di danneggiare soprattutto coloro che hanno bisogno di raggiungere un certo numero di esami per poter ottenere borse di studio e esoneri o sgravi dalle tasse universitarie. Spiega Andrea Torti di Link: «Oggi inviamo ai singoli docenti un ultimo appello per chiedere loro di desistere dallo sciopero, considerata la mancanza di un Governo a cui poter portare le proprie rivendicazioni». Un tentativo di richiamare la necessità di fare fronte comune nella lotta contro il drammatico sotto finanziamento dell’università che colpisce tanto i professori quanto gli studenti: il Fondo di finanziamento ordinario è fermo a 7 miliardi contro i 7,5 di dieci anni fa: lo 0,5 per cento del Pil, la metà di quanto investono francesi e tedeschi. E i più colpiti sono proprio coloro che avrebbero diritto a un aiuto economico ma spesso non lo ottengono perché le casse sono vuote (i cosiddetti «idonei non beneficiari», anomalia tutta italiana). Ma mentre gli studenti si chiedono che senso abbia portare avanti lo sciopero in assenza di un esecutivo con il quale trattare, i professori replicano di voler mandare un messaggio chiaro e forte al prossimo governo, qualunque esso sia.

Le ragioni della protesta dei docenti universitari sono le stesse del primo sciopero proclamato l’autunno scorso e riguardano la cosiddetta vertenza degli scatti stipendiali congelati nel quinquennio 2011-2014. Il governo Gentiloni ha stanziato nella legge di Bilancio le risorse necessarie per lo sblocco ma ha postdatato di un anno lo scongelamento rispetto agli altri dipendenti pubblici (da gennaio 2015 al 2016). I firmatari dello sciopero proclamato dal Movimento per la dignità della docenza universitaria (6.857 professori e ricercatori di 79 università e istituti i ricerca italiani guidati dal professor Carlo Ferraro del Politecnico di Torino) non pretendono la restituzione degli arretrati (che sarebbe insostenibile per le casse dello Stato) ma chiedono che gli scatti mancati siano almeno riconosciuti a livello giuridico: altrimenti, ai fini dell’anzianità di servizio, è come se in quel periodo non avessero proprio lavorato. Il governo invece ha deciso di stanziare nuove risorse (150 milioni l’anno) per passare da un regime di scatti triennali a uno biennale. In questo modo si favoriscono i docenti più giovani ma per tutti gli assunti prima del blocco c’è un buco nero nella loro carriera universitaria.

I promotori rivendicano di aver adottato una modalità pensata per tutelare i diritti dei ragazzi: i professori infatti si asterranno solo dal primo appello mentre assicurano lo svolgimento regolare del secondo - e qualora non fosse stato previsto s’impegnano comunque a garantirne almeno uno. In più l’autorità di Garanzia nel dare la luce verde a questa seconda tornata di scioperi ha chiesto ai docenti che alla fine dell’anno siano assicurati almeno 5 appelli (fra sessione autunnale, invernale ed estiva). I docenti hanno anche previsto degli appelli ad hoc per tutelare i laureandi, gli studenti Erasmus, le studentesse incinte e gli studenti con problemi di salute. Non per i percettori di borse di studio però: forse - per fare pace con gli studenti - i docenti potrebbero prevedere una sessione speciale anche per loro, tanto più dal momento che fra le ragioni dello sciopero, oltre alla vertenza sindacale di categoria, c’è anche una specifica richiesta al governo di stanziare 80 milioni per incrementare le borse di studio (oltre alla richiesta di 4000 nuovi posti da ricercatore e 10.000 mila «promozioni» da ricercatore ad associato e da associato a ordinario).

Nel frattempo, pur in assenza di un governo, qualche risultato a tutela della fasce più deboli gli studenti lo hanno già spuntato dalle singole Regioni in ordine sparso. «Dopo la nostra mozione approvata dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari - dice Torti -, già Lazio e Emilia Romagna hanno assicurato che chi dovesse perdere i requisiti per la borsa di studio a causa dello sciopero, potrà conseguire i crediti necessari nella prima sessione di esami utile. A Tor Vergata siamo invece riusciti a far slittare la scadenza per acquisire i crediti per l’accesso alla no tax area». Normalmente infatti la domanda per una borsa di studio va presentata entro il 10 agosto: ecco perché la sessione estiva è particolarmente delicata per gli studenti bisognosi. In fondo, per andare incontro alle esigenze dei ragazzi basterebbe che, sull’esempio di queste prime due regioni, anche le altre si adeguassero. Sempre che invece le amministrazioni territoriali non approfittino dello scontro docenti-studenti per risparmiare sulle borse di studio.


FONTE: Corriere della Sera
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10 maggio, 2018

Medicina, ufficiale il varo del nuovo esame di Stato di abilitazione: da Luglio 2019 tirocinio intra laurea e cambia quota domande cliniche

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Il provvedimento che norma il nuovo esame di Stato abilitante alla professione del medico chirurgo è stato firmato ieri dalla ministra Fedeli. Il nuovo esame di stato abbrevierà di molti mesi l'attesa della Abilitazione post-laurea includendo il tirocinio trimestrale professionalizzante nel corso di laurea e consentendo la immediata successione fra laurea e i test di abilitazione. Il tirocino potrà essere effettuato a partire dal 5º anno (completati tutti gli esami del quarto anno previsti nell'ordinamento della sede).

10 MAG - Nuove regole per l’abilitazione alla professione medica. Si riducono i tempi per l’ammissione all’esame di Stato – e quindi complessivamente dell’iter formativo dei futuri medici – con il tirocinio professionalizzante effettuato durante il percorso di studi e non dopo la laurea. E cambia la tipologia dei quiz che saranno somministrati, con il passaggio dall’utilizzo delle domande presenti nell’attuale archivio ai quesiti tratti dall’esperienza del cosiddetto progress test, più efficaci per valutare le conoscenze delle candidate e dei candidati.

La Ministra Valeria Fedeli ha firmato il nuovo Regolamento recante gli esami di Stato di abilitazione della professione di medico-chirurgo, molto atteso sia dal mondo accademico, in particolare da parte delle studentesse e degli studenti delle facoltà di Medicina e Chirurgia, ma anche dalla Federazione Nazionale dell'Ordine dei Medici.

Il Regolamento, firmato dopo un iter che ha coinvolto CUN, CNSU, Ministero della Salute, CRUI e Conferenza dei Presidenti dei corsi di laurea in medicina, oltre che l'Ordine professionale, tiene conto delle osservazioni del Consiglio di Stato contenute nel parere emesso il 22 marzo 2018 e del riscontro fornito l’8 maggio 2018 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi.

Novità principale, l’inserimento del tirocinio trimestrale obbligatorio all’interno dei sei anni del corso di studi in Medicina e Chirurgia. Fino ad ora il tirocinio trimestrale valido per l'idoneità all'esame di Stato poteva essere effettuato solo dopo aver conseguito la laurea. Tale tirocinio non potrà comunque essere espletato prima del quinto anno di corso e potrà essere effettuato solo in seguito al superamento di tutti gli esami fondamentali previsti nei primi quattro anni del corso di studi. Una scelta che nasce dalla volontà di uniformare il percorso italiano di formazione e abilitazione professionale dei medici a quello della maggior parte dei Paesi europei.

La prova d’esame consisterà in 200 quesiti a risposta multipla, ma con il nuovo Regolamento sono stati ridotti a 50 quelli relativi alla parte “pre-clinica” della formazione del medico e sono stati portati a 150 quelli riguardanti la formazione “clinica”, e quindi volti a valutare la capacità dei candidati nell’applicare le conoscenze biomediche, cliniche, deontologiche ed etiche alla pratica medica. La prova includerà anche una serie di domande riguardanti i problemi clinici afferenti alle aree della medicina e della chirurgia e relative specialità, della pediatria, dell’ostetricia e ginecologia, della diagnostica di laboratorio e strumentale e della sanità pubblica.

Prevista una fase transitoria: laureate e laureati magistrali in medicina avranno ancora due anni di tempo, dall’entrata in vigore del Regolamento, per effettuare comunque il tirocinio dopo il conseguimento della laurea.

La prima sessione dell’esame di Stato di abilitazione professionale con le nuove modalità previste dal Regolamento si svolgerà a luglio 2019.

La Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia dell’Università Italiane, componente del Tavolo tecnico, da più di 10 anni stava lavorando, attraverso il modello del Progress Test, sulla verifica dell'apprendimento e sulla preparazione degli studenti alle modifiche dei quiz abilitanti. Tali esperienze sono state recepite nella norma, così come la proposta di portare il tirocinio professionalizzante all’interno del percorso di studio dei 6 anni di laurea.

La neo-Presidente della Conferenza dei Presidenti, Stefania Basili, dichiara che “l’approvazione di questo Decreto dimostra come la Conferenza sia sempre pronta a gestire, promuovere e recepire ogni innovazione favorevole agli studenti e sarà immediatamente disponibilead adeguare i corsi alla nuova situazione".

Andrea Lenzi, Presidente dell’Associazione che coordina la Conferenza, sottolinea “questo Decreto vede nel testo, per la prima volta, riconosciuta dal legislatore la Conferenza dei Presidenti come soggetto istituzionale che collabora attivamente alla messa a punto dei test di verifica della qualità della preparazione del futuro Medico italiano. Per gli studenti in Medicina e Chirurgia, dopo ogni sessione di laurea (tre volte l'anno) ci saranno immediatamente sessioni d'esame di Stato organizzate dagli Atenei stessi, pur con un controllo nazionale. Questo consentirà una verifica di qualità omogenea, ma senza spreco di risorse e chiuderà definitivamente "l'area di parcheggio" che era rappresentata dal tempo perso dai giovani laureati fra la laurea, il tirocinio post-laurea e la sessione di esame di stato successiva".

Ribadisce infine Lenzi: "Erano quasi 10 anni che rincorrevo questo risultato. Questo Decreto realizza il sogno nostro e dei nostri ragazzi che dopo sei anni di formazione non aspettano altro che di iniziare quanto prima la straordinaria avventura della professione medica."

FONTE: Quotidiano Sanità
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15 gennaio, 2017

Medicina: sentenza del TAR, niente test d’ingresso a chi chiede il trasferimento dall’estero

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Novità per gli studenti che non hanno passato il test d’ingresso a Medicina: iscrivetevi all’estero in un ateneo dove il test non c’è e fate domanda di rientro alla fine del primo anno. Funziona? A certe condizioni sì, ma è meglio se per il primo anno in terra straniera scegliete un’Università all’acqua di rose. Con voti più alti la vostra posizione in graduatoria sarà migliore. Se proprio finite tra gli ultimi in graduatoria tra coloro che chiedono il trasferimento, l’arma migliore è la perseveranza: grazie a questa qualità, l’aspirante dottoressa Clarissa Mazzotta è a un passo dal trasferimento dall’Università di Kosice, Slovacchia, a quella di Brescia dopo aver vinto un ricorso al Tar - il secondo, in verità - contro l’ateneo bresciano. Dopo tre anni di battaglia legale potrà presentare il suo piano di studi e prendere il posto di uno studente che 24 mesi fa ha rinunciato. Tutto senza aver passato il test e nonostante per il trasferimento ci fossero studenti più «meritevoli».

Già in passato i giudici si erano espressi in modo simile, e anche le toghe del Tar di Brescia confermano che il superamento del test d’ingresso non è necessario per gli anni di Università successivi al primo. E se il corso è a numero chiuso come Medicina? Per evitare «l’aggiramento del numero chiuso e salvaguardare la qualità dell’istruzione», chi fa domanda di trasferimento dall’estero può sperare in un rientro in Italia solo se ci sono posti vacanti a causa di rinunce e abbandoni. C’è sempre chi passa il test e cambia idea, e a questo punto l’Università deve stilare una graduatoria di chi chiede il trasferimento (anche da Università italiane) con una «griglia di ponderazione degli esami sostenuti e relativi crediti formativi», poi i più meritevoli ottengono l’ammissione al corso. Il caso di Clarissa Mazzotta è andato ancora più in là: il 21 agosto 2013 la giovane ha chiesto il trasferimento dopo il primo anno a Kosice e l’Università ha stoppato il trasferimento perché la ragazza era stata bocciata un anno prima al test d’ingresso. Grazie a una vittoria al Tar, però, l’Università è stata obbligata a esaminare la sua domanda per prendere un posto vacante nel corso 2013-2014. I posti liberi erano tre e, nonostante il curriculum conseguito a Kosice, la giovane era finita in dodicesima posizione dopo l’esaminazione del Consiglio del Corso di Medicina. Colpo di scena: uno studente trentino primo in graduatoria dopo un anno da fenomeno alla Sapienza di Roma, rinuncia al trasferimento a Brescia per motivi personali. Il suo posto vacante viene conteggiato dall’Ateneo per l’anno 2014-2015 perché gli «esclusi» non sono abbastanza meritevoli ma Mazzotta fa ricorso: se lo studente trentino rinuncia, vuol dire che a Medicina per quell’anno è rimasto un posto libero e questo deve essere assegnato agli esclusi della graduatoria.

Il Tar scrive: «Se in un anno accademico l’Università non utilizza pienamente le proprie risorse formative danneggiando uno studente, a questo deve essere concessa un’opportunità identica negli anni successivi». Lei è sì dodicesima, ma nessun altro alza la voce con l’Università e in lizza resta solo lei. Per il Tar, che dà torto all’Università: «In graduatoria c’erano studenti più meritevoli ma Mazzotta è stata l’unica a non prestare acquiescenza e può rivendicare il posto». Che succede ora? Nei prossimi 30 giorni Mazzotta potrà presentare il suo percorso di studi all’Università ed è l’unica candidata in lizza. L’unica condizione? «Il curriculum deve essere adeguato e consentirle di seguire utilmente le lezioni dell’anno in corso». Se così non sarà, la perseverante giovane che tentò il test d’ingresso nel 2012-2013, potrà studiare Medicina a Brescia solo dal prossimo anno: il 2017-2018.





FONTE: Corriere.it

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21 maggio, 2016

Pubblicato il bando del Concorso Nazionale delle Scuole di Specializzazione anno 2016, prima prova il 19 luglio

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E' stato pubblicato dopo lunga attesa il Bando del Concorso Nazionale SSM 2016 di ammissione dei medici alle Scuole di specializzazione dell'area sanitaria per l'anno accademico 2015/2016.

Le prove si svolgeranno con il seguente calendario:
- 19 luglio 2016 - Prima parte comune
- 20 luglio 2016 - Scuole di Area Medica
- 21 luglio 2016 - Scuole di Area Chirurgica
- 22 luglio 2016 - Scuole dei Servizi Clinici


Il Decreto Ministeriale è del 20 maggio 2016 n. 313, di seguito riportato: http://attiministeriali.miur.it/anno-2016/maggio/dm-20052016.aspx


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06 aprile, 2016

Consiglio di Stato condanna Ateneo per rincaro tasse, grazie al fallimentare governo Monti registrati aumenti rette fino al 200%

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Il Consiglio di Stato, ultimo grado di giudizio amministrativo, ha sancito giovedì il rimborso agli studenti di 1 milione e 700mila euro più interessi di tasse universitarie, condannando l’Università di Pavia per tassazione fuori legge. La riforma del sistema di contribuzione studentesca approvata nel 2010 dall’Università di Pavia portava allo sforamento del tetto previsto dalla legge, relativo al peso della contribuzione studentesca rispetto ai finanziamenti ministeriali. L’Unione degli Universitari, a Pavia, grazie agli avvocati Ticozzi, Giambelluca e Ferrari, ha portato a casa quello che gli stessi iscritti all’associazione universitaria definiscono una «vittoria storica per gli studenti italiani tutti». Il ricorso ha inizialmente visto la vittoria immediata degli studenti al TAR, vittoria poi confermata ieri in Consiglio di Stato a cui si era appellato l’ateneo Pavese.

Dichiara Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: «La ricerca UDU di quei tempi denunciava che gli atenei pubblici fuorilegge, come quello di Pavia, erano ben 35 su 62. Dopo l’avvio di questo ricorso, il Governo Monti cambiò la normativa, nei fatti liberalizzando la contribuzione studentesca di questo Paese, portando l’Italia ad essere il terzo paese europeo per maggiore tassazione universitaria (peggio di noi fanno solo inghilterra e Olanda, ndr). Basti pensare che la tassazione media per studente, tra il 2012 ed il 2013 è schizzata da 980,81 euro a 1.017,21 euro, fino a raggiungere i 1.052,86 del 2014. L’ingente crollo degli iscritti e’ senza dubbio una diretta conseguenza dell’aumento vertiginoso delle tasse universitarie. Anche il Consiglio di Stato ha riconosciuto la natura vincolante della normativa sulla tassazione studentesca: il gettito totale delle tasse recepito da ogni ateneo non può essere superiore al 20% di quanto ricevuto dallo Stato come Fondo di Finanziamento Ordinario. La sentenza inoltre stabilisce che la modifica della formula di calcolo di questo indicatore, introdotta dal Governo Monti nel 2012, che prevede l’esclusione delle tasse pagate dagli studenti fuoricorso dal computo del gettito complessivo, non ha valore retroattivo».

Prosegue Dionisio: «Questa sentenza è una bocciatura politica evidente per il Governo Monti, che, scardinando il vincolo del 20%, ha deformato la proporzione tra contribuzione studentesca e finanziamenti pubblici. Utilizzando il precedente criterio di calcolo, nel 2014 la contribuzione studentesca ha rappresentato ben il 23,41% del FFO. A seguito di questa bocciatura politica per l’attuale legge in vigore, ribadiamo la nostra richiesta all’attuale Governo di rivedere radicalmente la normativa, andando nella direzione di una contribuzione più equa, che passa necessariamente attraverso un abbassamento sostanziale e generale delle tasse pagate dagli studenti. La nostra non è stata, né a Pavia né altrove, una lotta contro un’Università. Con il ricorso messo in campo nel 2010 il nostro obiettivo era anche denunciare l’atteggiamento della CRUI, rimasta quasi silente di fronte la riduzione drastica dell’investimento in Università e ricerca di quegl’anni». Conclude il coordinatore nazionale dell’UDU: «L’università italiana sta morendo, e ancora una volta, con questa sentenza, si dimostra la responsabilità diffusa di questo processo, in capo anche agli atenei, che ha portato gli studenti ad essere i principali soggetti penalizzati. Ieri è stato un giorno fondamentale per le nostre battaglie: abbiamo ottenuto l’innalzamento delle soglie ISEE ed ISPE per accedere alle borse di studio e abbiamo vinto questo storico ricorso, ma non ci fermeremo di certo. Ora la politica deve avere il coraggio di riaprire la discussione per riformare il sistema di contribuzione, esistono delle proposte di legge depositate in Parlamento che rappresenterebbero una buona base di partenza. Si tratta di un passaggio necessario per costruire un’università pubblica finalmente equa ed accessibile».

FONTE: Corriere.it
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04 febbraio, 2016

Messina, rinviati gli esami di Abilitazione alla professione medica per mancanza dei plichi

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Incredibile ciò che è accaduto questa mattina all’ex Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina, dove si doveva svolgere l’esame di Stato di Abilitazione all’esercizio della professione di Medico. La prova si è svolta correttamente in tutta Italia, tranne che ha Messina, poiché il Cineca, il maggior centro di calcolo d’Italia e consorzio che si occupa della predisposizione delle prove a livello nazionale, ha inviato all’Ateneo peloritano 125 plichi, mentre gli studenti iscritti alla prova erano 155. Alle ore 8,30 di oggi, dunque, nel momento in cui sono stati consegnati i plichi inviati dallo stesso CINECA, ci si è accorti dell’assenza di ben 30 buste.

Il responsabile della Direzione Amministrativa Servizi Didattici, Ricerca e Alta Formazione, Carmelo Trommino, ha immediatamente allertato il MIUR che, verificato l’errore del CINECA e predisposti i necessari atti, ha rinviato le prove a data da destinarsi.

Non tarda ad arrivare la reazione del Rettore dell’Università degli Studi di Messina Pietro Navarra: “Ritengo innanzitutto doveroso – afferma Navarra – scusarmi con i candidati per quanto accaduto. Il mancato invio di alcune buste contenenti i compiti e la relativa documentazione d’esame, tuttavia, è da attribuire esclusivamente a un errore del CINECA e per questo l’Università si riserva di avviare un’azione risarcitoria. Tra l’altro, almeno in via informale, i funzionari del CINECA hanno già riconosciuto l’errore, imputandolo a un difetto di trascrizione del numero di candidati da noi comunicato nei mesi scorsi.

L’amministrazione ha seguito costantemente l’evolversi di quanto stava accadendo, cercando di alleviare il più possibile il disagio dei candidati e per questo non posso che ringraziare tutto il personale tecnico amministrativo ed i docenti coinvolti nella procedura. Nel contempo, già stamattina abbiamo sollecitato il MIUR a individuare nel più breve tempo possibile la data del nuovo esame, affinché i candidati dell’Università degli Studi di Messina non vengano ulteriormente penalizzati rispetto ai loro colleghi”.

Il Cineca era finito già nella bufera nell’ottobre 2014, quando gestendo le prove nazionali di accesso alla Scuola di specializzazione in Medicina, divise in tre macrosettori, aveva somministrato le domande preparate per il settore Area Medica ai candidati del settore Servizi clinici, e viceversa. L’errore avea comportato la necessità di ripetere gli esami per 8.319 dei 12.168 candidati totali e aveva spinto il presidente del Cineca, Emilio Ferrari, e il suo direttore, Marco Lanzarini, a rassegnare le dimissioni dagli incarichi.

FONTE: MessinaOra.it
AUTORE: Simone Intelisano
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23 novembre, 2015

Medici e nuovi orari: introdotto l'obbligo di riposo interturno di 11 ore, aumenta la prospettiva occupazionale?

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Scatta mercoledì la pausa obbligatoria tra due turni in corsia. Il dibattito: «Così saltano i trapianti», «Ma lo stress fa sbagliare». L’infettivologo Bruno: «Senza professionisti in più, le liste d’attesa per i malati si dilateranno»

«Altro che obbligo di riposo di 11 ore tra un turno e l’altro. Solo una settimana fa, tra sabato e domenica, due chirurghi della mia équipe hanno lavorato 18 ore di fila per salvare due vite umane. Così abbiamo potuto eseguire un doppio trapianto di fegato». Da dopodomani, con l’entrata in vigore della pausa obbligatoria imposta dall’Unione europea, tutto ciò non sarà più possibile: «Uno dei due interventi dovrebbe saltare». Luciano De Carlis, 61 anni, ha oltre millesettecento trapianti sulle spalle: la sua passione per il bisturi è nata quando da liceale ha sentito in tv la notizia del primo trapianto cardiaco della storia della medicina eseguito da Christian Barnard. A sua volta De Carlis può vantare primati importanti: è stato tra i primi chirurghi a fare il trapianto di fegato, poi a eseguirlo da un donatore vivente e, infine, tra i pochi al mondo, a realizzarlo da un donatore in arresto cardiaco. Primario all’ospedale Niguarda di Milano, il chirurgo è tranchant : «La professione del medico non può essere ridotta a una questione di contabilità oraria. Non è nel nostro Dna».

A neppure nove chilometri di distanza, nei padiglioni del Policlinico, alle 8.30 del mattino di venerdì entra in servizio un altro medico, Sergio Costantino, cardiologo, anche lui 61 enne: è l’uomo che ha portato il diritto al riposo nelle corsie italiane. «Mi sono messo a studiare le norme in materia all’inizio degli anni Duemila, in un momento nel quale il peso dei turni per me era insostenibile - spiega -. Così ho scoperto la direttiva europea 93/104. Ma per farla applicare ci sono voluti 15 anni di lotte». Costantino si è districato tra leggi, contratti di lavoro e sentenze, mosso da un’unica convinzione: «Come documenta il New England Journal of Medicine , la mancanza di sonno dovuta a turni lavorativi prolungati è il tallone d’Achille della professione medica». Gli studi dimostrano che «il 30 per cento degli errori evitabili avviene nelle ore di fine turno di notte».

L’ultima battaglia che divide gli 80 mila medici ospedalieri è, insomma, l’orario di lavoro. L’Italia è uno degli ultimi Paesi ad allinearsi all’obbligo di riposo di 11 ore: gli ospedali che non lo rispetteranno, rischieranno sanzioni che possono superare i 50 mila euro. Ma i reparti, colpiti dalle spending review degli ultimi anni, hanno già un numero di medici ridotto all’osso. E, in futuro, potrebbe andare anche peggio, tanto che tra 10 anni potrebbero mancare all’appello 15 mila specialisti. Senza nuove assunzioni - e il sindacato ospedaliero Anaao ne chiede subito almeno cinquemila - chi curerà i pazienti, mentre i dottori si riposeranno? «Bisogna fare i conti con la realtà - dice Raffaele Bruno, primario di Infettivologia al Policlinico San Matteo di Pavia -. Oggi come oggi uno dei turni ospedalieri più frequenti è il mattino-notte (dalle 8.30 alle 14.30, per rimontare alle 20.30, fino all’alba del giorno dopo) e, in molti casi, non c’è neppure una pausa di riposo tra il lavoro notturno e l’inizio del turno mattutino. Ora non sarà più possibile. E, senza medici in più, le liste d’attesa per i malati si allungheranno». Il mago dei trapianti del Sant’Orsola Malpighi di Bologna, Antonio Daniele Pinna, non usa giri di parole: «La conseguenza è che salteranno visite e operazioni».

Il lavoro no-stop però può diventare insopportabile: «Capita di lavorare dalle 8 del mattino alle 7 di sera - racconta Chiara Rivetti, medico di Pronto soccorso a Chieri (Torino) -. Poi di andare a casa per un paio d’ore e di riprendere, con la reperibilità, dalle 9 di sera fino a dopo mezzanotte. E il mattino alle 8 bisogna ritornare in corsia». Non mancano i risvolti sindacali: «Il pericolo di sfruttamento - sottolinea Martino Trapani, presidente Commissione Giovani Medici di Milano - non può essere sottovalutato: va rivisto il reale fabbisogno di medici». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si sta battendo per lo sblocco del turn over e per la stabilizzazione dei precari. La partita si giocherà durante l’approvazione della legge di Stabilità.


FONTE: Corriere.it
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23 settembre, 2015

Test Ingresso 2015, punteggi top a Pavia Torino e Napoli, medie basse per cultura generale

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Il 52% di respinti. Era stato giudicato duro il test di medicina dagli oltre cinquantamila studenti che lo hanno affrontato, e i risultati lo confermano: oltre la metà non potrà accedere a "Medicina o Odontoiatria" al di là dei posti disponibili. Il punteggio più alto dei test di ammissione ai corsi a numero programmato si è avuto a Torino e a Napoli alla Federico II. Tutti i risultati sono visibili sul portale www.accessoprogrammato.miur.it.

Un risultato che vede così tanti studenti con un punteggio inferiore ai 20 punti su 90 è il peggiore da tre anni a questa parte. Ma il test 2015 ha fatto invece registrare anche risultati migliori nella prima parte della graduatoria rispetto alla media degli anni precedenti. Bene chimica, fisica e biologia, ma male per quasi tutti le risposte di cultura generale
.
I candidati effettivi che lo scorso 8 settembre hanno sostenuto la prova sono stati 53.268 (60.639 le domande inoltrate). Gli idonei, quelli che hanno totalizzato i 20 punti minimi necessari per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili, sono 25.579.I posti a disposizione sono in totale 9.530 per Medicina e Chirurgia e 792 per Odontoiatria. I migliori risultati (pubblicati oggi in forma anonima, tra le proteste degli studenti che dovranno attendere i primi di ottobre - tra il 2 e il 7 - per sapere del loro futuro) si sono avuti in logica, seguita da biologia e matematica, mentre si è avuto un grosso scivolone su cultura generale. I candidati hanno dovuto rispondere a 60 quesiti in 100 minuti. Il punteggio medio nazionale registrato fra gli idonei è di 30,86. Il punteggio medio più alto a livello di ateneo è di 33,74, a Pavia.

Il punteggio più alto, 80,90 (era stato di 80.50 nel 2014), è stato registrato sia all'Università degli Studi di Torino che presso la Federico II di Napoli. Seguono, con 80,5 punti, l'Università Sapienza di Roma e l'Università di Parma. La più alta percentuale di idonei (66%) a Padova. Seguono l'Università Milano-Bicocca (64%) e Verona (63%). I primi 100 'classificati' sono distribuiti in 27 atenei con una particolare concentrazione a Padova (18) e all'Università degli Studi di Milano (14).

FONTE: Repubblica.it
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13 gennaio, 2015

Ministro Giannini: "Test di Ingresso, si cambia... Specializzazione, più posti ma contratti più brevi"

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Test d’ingresso per Medicina nella prima decade di settembre «auspicabilmente anticipato da una preparazione più mirata alle prove che gli atenei si sono detti disponibili a organizzare». Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, nel corso di un’audizione presso le commissioni riunite Cultura e Affari sociali. Tramonta, quindi, l’esperimento fatto lo scorso anno, con le prove ad aprile. E si corregge la rotta sulle date: non ottobre, ma settembre. Il ministro ha anche sottolineato che si eviterà di scivolare su domande «che hanno costituito un punto di aspra polemica». Dopo la pioggia di ricorsi post test di ingresso, insomma, comincia a prendere forma l’attesa riforma del Test Medicina 2015.

Niente abolizione dell’esame di accesso («Tornando indietro non si garantirebbe più quella qualità formativa che ci invidiano nel mondo»), anche perché il numero chiuso ce lo impone l’Europa. Archiviato, per il momento, il modello francese (che non prevede sbarramenti all’accesso ma una selezione dei futuri medici tramite concorso durante il primo anno di studi). Verrà rivisto il bouquet di materie oggetto d’esame: probabilmente scompariranno le domande di logica e cultura generale, mentre rimarranno Fisica, Matematica, Biologia e Chimica. E nei mesi estivi gli atenei saranno probabilmente tenuti ad organizzare corsi di preparazione al test. Gratis, oppure a prezzi inferiori rispetto a quelli prospettati dalle società private.

Ma resta il problema dell’«enorme domanda» per le facoltà di Medicina: un fenomeno «atipico», che il ministero proverà a risolvere con «test di orientamento nelle scuole - ha detto Giannini -: test di autovalutazione che definirei diagnostici per gli studenti e che la normativa vigente ci consente già di svolgere». «Inoltre - ha aggiunto - renderemo la prova valutativamente più qualificata». «Se con un valido orientamento riusciremo a ridimensionare la domanda di iscrizioni a Medicina ci sono strumenti di valutazione che, personalmente, ritengo più efficaci come, ad esempio, il modello francese» che è un sistema «eticamente più accettabile», ha concluso il ministro. «Noi quest’anno perfezioniamo il modello esistente, poi non dobbiamo precludici la possibilità di riflettere quando e se avremmo ricondotto la domanda di Medicina a numeri ragionevoli, perché 90 mila ragazzi su 220 mila matricole vogliono fare i medici. Mi sembra francamente un dato elevato».

Il tema dell’accesso («delicato, complesso e importante su cui il governo sta doverosamente lavorando»), deve insomma soprattutto superare l’«imbuto» attualmente esistente nelle facoltà di medicina. «La selezione deve essere migliorata e corretta - ha continuato il ministro - tenendo conto di quanti studenti si laureano e quanti specializzandi possiamo garantire». Ricordando che quest’anno a fronte di 8.000 posti per le Specializzazioni è stato possibile erogare 5.500 borse, il ministro ha detto che occorre uno strumento per aumentare le borse di studio in base al fabbisogno degli specializzandi. Insomma, ha spiegato con una metafora, «l’imbuto deve prendere la forma naturale di un cilindro». Mentre ora, aveva sottolineato Giannini - selezioniamo ogni anno un numero limitato di giovani con una prova circoscritta, li facciamo formare in un percorso lungo, complesso e costoso. E dopo oltre sei, sette anni diciamo alla metà di questi laureati che per loro non c’è posto».

Il ripensamento della filiera formativa dei futuri medici va fatto, sostiene infatti il ministro, soprattutto in vista dell’ingresso in corsia: «Aumenteremo le borse di specializzazione a medicina, oltre ad abbreviare di un anno la loro durata», ha annunciato Giannini. Le borse, ha specificato la titolare del dicastero di Viale Trastevere, «saranno incrementate in modo diretto (con uno sforzo economico del Miur) e indiretto (con un’intesa con il ministero della Salute, nel quadro del Patto per la Salute). In questo secondo caso, saranno finanziate dalle Regioni. «Il gruppo di lavoro - prosegue Giannini - che si è insediato al ministero ed è guidato dal presidente del Cun, Andrea Lenzi, ha redatto e consegnano una proposta di revisione delle Scuole di specializzazione. L’obiettivo è di confermare un anno in meno per la specializzazione e lavorare per la riduzione del numero con un accorpamento delle nove tipologie di scuole in 3 aree di studio.

FONTE:  Corriere.it
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28 dicembre, 2014

Dal convegno dei Giovani Medici Sicilia di Messina emergono forti preoccupazioni sul futuro occupazionale

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I giovani medici messinesi sono seriamente preoccupati per il loro futuro lavorativo: dalle modifiche per la medicina generale a quelle riguardanti la continuità assistenziale (ex guardia medica), dai grandi laboratori generali della cosiddetta "medicina condivisa" alle zone carenti, fino all'idea per le nuove leve di affiancare i medici over 65 anni in prepensionamento parziale: sono state tante e complesse le questioni al centro del dibattito nei giorni scorsi nell'auditorium Gaetano Martino dell'Ordine dei Medici, dove l'associazione GMS Giovani Medici Sicilia ha riunito i colleghi delle nuove generazioni per un confronto a più voci sui temi attuali e scottanti.

Dopo i saluti del promotore e moderatore dell'evento Emanuele David, componente del Collegio dei revisori dei conti dell'Ordine, il deputato Giuseppe Laccoto, componente della VI commissione dell'Ars Servizi sociali e sanitari, ha messo in luce le battaglie del Parlamento regionale in difesa della categoria medica. A seguire, il discorso di saluto del presidente dell'Ordine, Giacomo Caudo, che si è concentrato sul ruolo dell'ente ordinistico, assolutamente prioritario nella tutela della professione con particolare riferimento ai medici del futuro, soprattutto alla luce dei tagli regionali alla sanità e della mancanza di indicazioni precise sulle riforme da attuare sia da parte del Governo regionale sia dall'Aziende sanitarie provinciali.  

"Sono oltre 237mila i medici censiti in Italia, 25mila quelli in formazione specialistica, 2600 i medici di medicina generale - ha illustrato nel suo intervento Carmelo Salpietro, ordinario di Genetica e Immunologia Pediatrica del Policlinico Universitario - ma la medicina rimane al primo posto come condizione occupazionale ad un anno dalla laurea con il 90% di probabilità di trovare lavoro, secondo i dati forniti da Almalaurea". Dunque numeri consolanti rispetto ad altri gruppi disciplinari come educazione fisica (76%), ingegneria (72%), insegnamento (71%), architettura (61%), linguistico (60%), politico - sociale (59%), economico - statistico (59%), agrario (57%), letterario e scientifico (52%), chimico - farmaceutico e psicologico (46%), geo-biologico (40%) e, molto al di sotto della media anche se ambito dai giovani, quello giuridico (26%).

Un'analisi approfondita sui dottorati di ricerca quella dell'ordinario di Farmacologia del Policlinico, Edoardo Spina, introdotto da Marco Lamberti, rappresentante Ersu specializzandi e dottorandi di ricerca, che ha evidenziato in modo molto chiaro come un percorso del genere va intrapreso solo se alla base c'è un forte interesse nei confronti della ricerca medico-scientifica, altrimenti arricchisce sì il curriculum ma non si tramuta in concrete possibilità lavorative anche perché i dottorati italiani sono ben diversi da quelli stranieri e spesso non riconosciuti.

Infine Marcello Savasta ha moderato le relazioni dei consiglieri dell'Ordine Aurelio Lembo e Stefano Leonardi, che ricopre anche l'incarico di vicesegretario nazionale della Fimmg per il settore ex guardia medica: entrambi hanno esposto i possibili cambiamenti della medicina generale con il presumibile avvento del ruolo unico, che fonderebbe insieme la figura del medico di famiglia con quella dell'ex guarda medica.

FONTE: Tempostretto
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15 ottobre, 2014

Unime, stanziati 440mila euro per "studenti meritevoli", graduatoria a gennaio 2015

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Così come aveva annunciato a luglio il Rettore dell’Università degli Studi di Messina, Pietro Navarra, durante la presentazione del bilancio del suo primo anno alla guida dell’Ateneo peloritano, l’amministrazione ha stanziato 440mila euro che saranno destinati agli studenti meritevoli, relativamente all’anno solare 2014. L’innovativo programma si chiama “Onore al merito” e sarà operativo già dai prossimi giorni, quando sarà pubblicato il relativo bando. Gli organi di governo hanno infatti deliberato l’istituzione di 300 premi per la carriera (1.000 euro ciascuno) e di 70 premi di laurea (2.000 euro ciascuno).

Il Consiglio di Amministrazione, successivamente, potrà comunque integrare le somme previste in sede di redazione del bilancio previsionale, qualora lo ritenga opportuno e siano disponibili le relative risorse. Come previsto dal bando, gli studenti possono presentare domanda (al fine di verificare la volontà del singolo di partecipare alla competizione) per via telematica attraverso un’apposita applicazione, collegandosi al sito http://code.unime.it/premium/ e cliccando su “Presentazione della domanda”, entro il 31 dicembre 2014. Sarà poi un sistema informatico a calcolare e stilare automaticamente le graduatorie, sulla base dei dati provenienti da ESSE3. La prima graduatoria di merito con i nomi dei premiati sarà pubblicata sul sito dell’Ateneo nel mese di gennaio 2015.

FONTE: messinaora.it
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07 settembre, 2014

Su richiesta del Ministero italiano Tirana "chiude" agli studenti italiani

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Ufficialmente si parla di «decisione concordata». Ufficiosamente, però, la scelta non sarebbe stata concordata per nulla. Se è vero, come raccontano alcune persone che hanno seguito l’iter, che a stabilire il tutto sarebbe stato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Quest’anno per gli aspiranti camici bianchi italiani sarà molto più difficile andare a studiare Medicina a Tirana, diventata meta gettonata per chi non riusciva a entrare nelle facoltà di casa nostra. Soprattutto perché, secondo l’accusa di molti, consentiva di aggirare l’ostacolo del test d’ammissione in Italia. Per il 2014/2015 i posti a disposizione, nella struttura al di là dell’Adriatico, sono stati più che dimezzati.

Per accedere ai corsi dell’«Università Cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio» – di diritto albanese, ma che rilascia lauree congiunte con alcuni atenei italiani, a partire proprio da Tor Vergata – bisognerà faticare il doppio. I posti per Medicina, secondo la bozza del bando che sarà finalizzato lunedì 8 settembre, passano dagli 80 dello scorso anno accademico a una quarantina. A cui vanno aggiunti una settantina di posizioni divise tra Odontoiatria, Scienze infermieristiche e Fisioterapia. In totale: nella capitale albanese ci saranno circa 110 nuove matricole «comunitarie» (cioè italiane) contro i 280 nuovi studenti dell’anno passato a fronte di 642 domande presentate.

«Quella di stabilire un numero più ristretto di posti è stata una scelta concordata con il ministero dell’Istruzione e le università partner», dice il rettore dell’ateneo albanese Paolo Ruatti. Una decisione che porterà «i docenti ad essere più vicini agli aspiranti camici bianchi, grazie anche a più esercitazioni». Le richieste, anche quest’anno, non mancano. «Le domande di preiscrizione stanno arrivando allo stesso ritmo della precedente tornata», continua Ruatti. Per ora sono di poco inferiori rispetto al 2013/2014: i ragazzi cercano di capire cosa ne sarà del test d’ingresso nei corsi di Medicina negli atenei italiani. Test che il ministro Giannini vorrebbe togliere, mentre più di qualche rettore si dice contrario.

FONTE: Corriere.it
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18 luglio, 2014

Test di Ingresso: porte spalancate a 2000 nuovi studenti grazie al TAR del Lazio, atenei in grande difficoltà...

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A tre mesi dal test per l’ammissione alle facoltà a numero chiuso di Medicina e Odontoiatria, gli atenei di Bari, Napoli, Salerno e Tor Vergata dovranno far posto a 2mila studenti non previsti. Esclusi dalla selezione dell’8 aprile, entrano in aula per decisione del Tar del Lazio, che venerdì ha accolto una decina di ricorsi in cui gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia hanno condensato le richieste di duemila candidati. Quelli di Bari, beffati dalla vicenda del plico con le domande trafugato la mattina dell’esame. Quelli di Tor Vergata, che contestavano la possibilità data a un gruppo di studenti di medesima provenienza geografica di sedersi liberamente senza posti assegnati, uno di fianco all’altro: alla fine erano risultati tutti vincitori (con punteggi altissimi) di oltre il 40% dei posti messi a disposizione dall’ateneo. Ma soprattutto quelli di Napoli, di Salerno e ancora di Bari, che hanno consentito ai legali di provare che in troppi casi è mancata quella garanzia di anonimato che un esame di Stato deve garantire.

«Schede anagrafiche raccolte e conservate separatamente rispetto alla busta del Miur contenente i materiali d’esame; codici alfanumerici (che rendono possibile l’abbinamento al nome, ndr) visibili; un imprecisato numero di plichi di concorso sostituiti dalla Commissione per errori di compilazione da parte dei singoli candidati o per difetti dei plichi stessi», elenca l’avvocato Bonetti, che nei ricorsi ha precisato come sia possibile, banalmente «chiedendo la sostituzione del plico», far conoscere il proprio codice segreto alla commissione. Insomma, «il vizio dell’anonimato e la violazione della segretezza concorsuale», secondo i legali (e i giudici), hanno compromesso in molti casi l’esame. Almeno 2mila volte, se si tien conto delle decisioni favorevoli che il Tar sta emanando in queste ore. «Ma che saranno vicine a 5mila, quando tutti i ricorsi saranno esaminati e decisi - prosegue Bonetti -. E non abbiamo motivo di ritenere che si arrivi a conclusioni diverse: le basi dei ricorsi sono le stesse».

«Oggi è un grande giornata piena di sole per gli studenti italiani - ha dichiarato Gianluca Scuccimarra, Coordinatore dell’Unione degli Universitari -. Abbiamo fatto entrare più di 2000 ricorrenti e il Tar ha dichiarato che il concorso di medicina 2014/15 è illegittimo. Serve altro per dimostrare l’inefficacia di questo metodo di selezione?». La lista studentesca in questi mesi ha intrapreso una battaglia legale a livello nazionale, promuovendo un maxi ricorso contro le numerose irregolarità denunciate per lo svolgimento della prova di ingresso a numero chiuso. Per Scuccimarra «adesso il ministro deve cambiare le regole di un gioco truccato, e le deve cambiare con le vittime di questi anni, ovvero gli studenti; per questo chiediamo una risposta immediata sia al capo del Governo Renzi, che al il ministro Giannini. Oggi si è chiusa un’epoca, caratterizzata dal numero chiuso, ed è necessario aprire una nuova fase dell’università italiana».

Dall’aula 3 di Bari, dove è partita, la valanga che sta facendo tremare le facoltà di Medicina, potrebbe allargarsi. Per i legali è scontato. Non c’è però il rischio che il test venga annullato, ritiene Bonetti: «il Tar ha ammesso i ricorrenti in sovrannumero e ha disposto questa misura come forma di risarcimento del danno: una previsione che cozza con l’annullamento». Quello che serve, ora - prosegue - è «una decisione politica, che prenda spunto dalle decisioni dei tribunali, che sono intervenuti con un atto d’urgenza (un provvedimento cautelare), per tutelare un diritto garantito dalla Costituzione».

Soddisfatti anche i sindacati, in particolare la Fp-Cgil Medici: «Il test – dice Massimo Cozza, segretario nazionale – non sembra in grado di garantire trasparenza e pari trattamento per i giovani futuri medici, né tanto meno una selezione virtuosa. C’è la necessità imminente di riformare il sistema di accesso». Ora tocca al governo decidere la strada da intraprendere, spiega il sindacalista che si dice d’accordo con l’ipotesi prospettata dal ministro di una riforma «alla francese»: con una selezione, cioè, attraverso gli esami del primo anno di università. «Bisogna conciliare le giuste aspirazioni dei giovani con la necessaria selezione. Ma è evidente, e la sentenza del Tar non fa che confermare questa tesi, che una riforma è necessaria. Renzi – conclude – ci metta la faccia».

La riforma, già annunciata, non ha ancora una linea definita: il ministro ha annunciato aperture, ma i Rettori e la titolare del dicastero della Salute, Beatrice Lorenzin, si sono messi di traverso, lamentando la mancanza di soldi e spazi negli atenei e l’impossibilità, per il sistema sanitario, di assorbire un numero più elevato di aspiranti medici. La soluzione, secondo l’Udu, è un sistema aperto, magari «con un primo anno comune con facoltà affini - suggerisce Scuccimarra - finché non arrivano i finanziamenti». Perché l’orizzonte finale è «vedere finalmente restituiti alle università i tagli fatti negli anni passati e arrivare a una selezione in itinere che abbia criteri oggettivi e omogenei per tutto il territorio».

AUTRICE: Antonella De Gregorio



FONTE: Corriere.it


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21 maggio, 2014

Test di Ingresso addio? Il Ministro vuole un modello "alla francese", scoppia la polemica sui social...

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Entro fine luglio cambiano i test di Medicina. Un sistema di selezione che il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, intende rivisitare “prendendo a modello il sistema francese” o un “suo adattamento al contesto italiano”, che include “accesso al primo anno libero e selezione alla fine di esso su base meritocratica”. Giannini lo ha annunciato sulla pagina Facebook di Scelta Civica in occasione di un botta e risposta con gli internauti e ha anche affrontato la questione delle scuole di specializzazione. “Il Miur ha trovato una quota di fondi per arrivare a un aumento che però non è sufficiente al ripristino delle quote dello scorso anno. Abbiamo chiesto al Mef di aggiungere i fondi mancanti”.

In un’intervista a Radio Capital il ministro ha poi ribadito la volontà di cambiare le modalità di accesso alla facoltà di Medicina: “Anche i miei predecessori avevano espresso dubbi motivati sulla qualità dei test, ci sono state rivisitazioni continue. Non bastano due ore per decidere il futuro della vita di una persona. Vogliamo una selezione che sia la migliore possibile e per questo c’è l’ipotesi di lasciare libera l’iscrizione al primo anno e poi avere una selezione durissima per poter accedere al secondo anno. Così si iscriverebbero i più motivati“.

Una “vittoria indiscussa” per chi “da sempre combatte contro questo sistema iniquo”, hanno commentato Udu e Rete degli studenti secondo cui, tuttavia, il ministro “deve garantire un tavolo di confronto affinché il cambiamento di sistema sia positivo e non peggiorativo“. “Le nostre battaglie e i nostri ricorsi negli anni hanno dimostrato – ha dichiarato Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell’Unione degli Universitari – la necessità di rivedere un sistema al collasso e questa ne è la prova”.

“Per anni – ha proseguito Alberto Irone, portavoce di Rete Studenti Medi – migliaia di studentesse e studenti si sono visti privare dei propri sogni: rivedere il sistema è un passo importante che non può prescindere da noi studenti, o qualsiasi modifica o ipotesi di modifica sarà uno dei tanti spot elettorali che non andrà a migliorare veramente il sistema”. Sulla stessa lunghezza d’onda Studicentro. “E’ giusto – ha dichiarato il portavoce Virgilio Falco – che le modalità con le quali si giudicano decine di migliaia di studenti ogni anno siano al centro dell’interesse del ministro e del governo. Solo non vorremmo correre il rischio di dare delle risposte parziali e insufficienti alle esigenze delle aspiranti matricole, che chiedono solo di avere trasparenza e meritocrazia prima di essere valutati per accedere alle facoltà a numero chiuso”.

Plauso anche dal presidente del Veneto Luca Zaia: “Ogni cosa va bene – ha detto – purché sia posta la parola fine a un numero chiuso pesantemente discriminatorio, perché determinato da ridicoli test a crocette secondo i quali potrebbe essere un bravo medico chi indovina di che colore era il cavallo di Garibaldi”.

Ma è già polemica. In tanti "addetti ai lavori" stanno commentando la notizia soprattutto sui social network, facendo emergere le chiari crepe di questa soluzione prospettata. Un paio di domande, che rivolgiamo anche a voi lettori:

1) effettuare una selezione nei primi 2 anni, conferendo il potere di confermare o meno un'iscrizione a tanti professori, non significa restituire quel potere "baronale" che era stato apparentemente ridimensionato con la riforma per l'accesso alle scuole di specializzazione?

2) è normale estendere l'accesso ad oltre cinquantamila potenziali nuovi dottori ogni anno, per poi tagliare nettamente i posti di specializzazione, già adesso nettamente insufficienti rispetto all'attuale contingentato numero di medici laureati?


FONTE: Il Fatto Quotidiano
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08 aprile, 2014

Test di Ingresso 2014: 65 mila candidati per 10 mila posti a Medicina, fra novità e flash mob

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«Che cosa è necessario per riformare un articolo della Costituzione italiana?». Era una delle quattro domande di cultura generale, che un inviato di Skuola.net ha anticipato al Corriere. E poi Noam Chomsky; il «secolo breve»; cinque abbinamenti scienziato-campo scientifico (Levi Montalcini-Neurologia; Camillo Golgi-Istologia; Enrico Fermi-Fisica nucleare; Riccardo Giacconi-Astronomia; Mario Capecchi-Chimica).

Chimica? Difficilissime. Biologia? «Un po’ strane», dicono alcuni. «Impossibili», secondo altri. Escono dalle aule i primi studenti e si sfogano con i compagni, i giornalisti, i parenti in attesa. Raccontano delle domande, dell’ansia, e delle difficoltà della prova. Fra i quesiti che hanno colpito i ragazzi, uno sull’ossidazione delle cellule e un altro sui tempi della chemioterapia. Ma anche uno sulla velocità con cui girano le pale eoliche. A conti fatti, comunque, il test è stato giudicato fattibile «a patto di aver studiato».

Per 10 mila posti messi a bando dal Ministero, gli aspiranti dottori erano 65mila. Alla Statale di Milano, 3.468 candidati per 370 posti (670 alla loro «seconda volta», 144 alla terza e 22 addirittura al quarto tentativo); 2.830 candidati per 400 ingressi all’Università di Palermo. A Tor Vergata 1.937 aspiranti matricole - su 2.104 iscritti - per 220 posti. Alla Sapienza di Roma, candidati dai 16 ai 70 anni. Per tutti, il fischio d’inizio era alle 11: a partire da quel momento, avevano a disposizione al massimo 100 minuti per rispondere alle 60 domande della prova.

Prima dell’apertura delle porte degli atenei, le associazioni degli universitari hanno inscenato flash mob e proteste contro il numero chiuso in tutte le università. Unione degli Universitari e Rete degli studenti medi hanno distribuito consigli e volantini per controllare l’andamento dei test nelle aule. Nella notte, anche gli studenti e le studentesse di Link-Coordinamento universitario hanno organizzato un blitz al ministero dell’Istruzione. Gli studenti hanno esposto uno striscione con scritto «Nessun escluso, libero accesso per tutti», e posto alcune sagome di potenziali iscritti a facoltà per il cui accesso oggi è previsto il superamento del test d’ingresso e un numero di posti inferiore a quello di coloro che ne fanno richiesta. La Rete della conoscenza annuncia azioni su tutto il territorio nazionale.

Quest’anno la ripartizione del numero di domande è stata modificata in favore del numero dei quesiti delle materie disciplinari:passano da 14 a 15 le domande di Biologia e da 8 a 10 quelle di Chimica (ferme ad 8 quelle di Matematica), mentre le domande di cultura generale scendono a 4 (da 5). La parte del leone (una domanda su tre) spetta sempre alla Logica che pure subisce una piccola limatura (da 25 quesiti a 23). Ogni risposta esatta equivale a un punto e mezzo, i quesiti lasciati in bianco valgono zero, le risposte sbagliate -0.4 punti. Secondo gli esperti, visto il punteggio negativo in caso di errore, conviene rispondere solo alle domande per le quali si è in grado di escludere almeno un paio delle cinque risposte possibili, mentre se proprio si brancola nel buio meglio non sbilanciarsi per non incorrere in una «penalità».

I risultati dei test saranno pubblicati sul sito http://accessoprogrammato.miur.it il 22 aprile per Medicina, il 23 aprile per Veterinaria e il 24 aprile per Architettura. Le graduatorie di merito nazionali saranno pubblicate il 12 maggio e si chiuderanno il primo ottobre.

AUTRICE: Antonella De Gregorio
FONTE: Corriere.it
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Test di Ingresso 2014, tutto ok a Messina, 1056 i candidati, il 22 aprile i risultati

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Alle 11 di stamane, il presidente di commissione professor Francesco Squadrito ha dato il via ai test di ammissione ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria, svoltisi presso il Polo Papardo. I 1056 candidati sono stati divisi in 12 aule, quantificabili in una ventina gli assenti. 64.000 gli aspiranti in tutta Italia, a fronte di 10.000 posti disponibili. Le prove si sono svolte in contemporaneità su tutto il territorio nazionale. Impeccabile la macchina organizzativa predisposta dall’Ateneo messinese: alle 10 gli studenti avevano già terminato le operazioni di riconoscimento, potendo accedere alle aule con un anticipo di un’ora. I candidati hanno dovuto risolvere 60 quesiti in ambito logico, culturale e scientifico in un tempo massimo di 100 minuti. Clima di assoluta serenità, grazie anche ai controlli predisposti dall’Università, assicurati dalla presenza di alcuni funzionari del Ministero dello Sviluppo economico, preposti alla sorveglianza dello spettro radio-elettrico. La correzione avverrà a Bologna, sede scelta per tutto il territorio nazionale. Il prossimo 22 aprile saranno comunicati i risultati dei test mentre il 13 maggio si conosceranno le graduatorie. Domani alle 8, si terranno le prove di ammissione al corso di laurea in Medicina Veterinaria presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie del Polo Annunziata.

FONTE: Gazzetta del Sud
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12 marzo, 2014

Unime taglia 15% dei corsi, spariscono Ingegneria Elettronica, Informatica e Dietistica.

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L’Università di Messina ha la sua offerta formativa per l’anno accademico 2014/15. Il via libera è arrivato dal Senato Accademico, riunitosi nel pomeriggio

 Saranno attivati 74 Corsi di Studio, tra triennali, magistrali ed a ciclo unico. Confermata, quindi, una riduzione del 15% rispetto all’anno precedente, quando i corsi erano 87. Complessivamente, sono stati attivati 10 nuovi Corsi (uno dei quali su due sedi) e ne sono stati disattivati 23.

«Le disattivazioni, che hanno riguardato molteplici aree disciplinari – si legge in un comunicato stampa dell’Ateneo peloritano -  hanno tenuto conto di un indice di attrattività dei corsi stessi e, inoltre, della compatibilità dell’attività didattica potenzialmente erogabile con le risorse umane dell’Ateneo».

«Una riforma inedita rispetto al passato. Sono stati riproposti, infatti – continua il documento -  soltanto il 48% dei corsi attivi nello scorso anno accademico (45 su 87) e sono state apportate modifiche sostanziali a quasi il 40% dei corsi che saranno attivati nel prossimo A.A. (29 su 74)».

Tra le novità, anche due corsi in lingua inglese, uno in ambito informatico e l’altro in ambito economico.

«L’opera di razionalizzazione – conclude il comunicato -  rappresenta il punto di arrivo di un confronto serrato che ha visto protagonisti tutti i Dipartimenti dell’Ateneo, il Nucleo di Valutazione e il Presidio di Qualità».

 Ecco i corsi inseriti nell’offerta formativa e quelli esclusi

Offerta Formativa A.A. 2014/2015



DIPARTIMENTO DI CIVILTA’ ANTICHE E MODERNE

- Filosofia (classe L-5)

- Lettere (classe L-10)

- Lingue, Letterature straniere e Tecniche della Mediazione Linguistica (classe L-11 &

L-12)

- Scienze dell'informazione: comunicazione pubblica e tecniche giornalistiche. (classe L-

20 & L-16)

- Civiltà letteraria dell'Italia medievale e moderna (classe LM-14)

- Filosofia contemporanea (classe LM-78)

- Lingue moderne: letterature e traduzione (classe LM-37)

- Metodi e linguaggi del giornalismo (classe LM-19)

- Scienze storiche: Società, culture e istituzioni d'Europa (classe LM-84)

- Tradizione classica e Archeologia del Mediterraneo (classe LM-2 & LM-15)



DIPARTIMENTO DI FISICA E SCIENZE DELLA TERRA

- Analisi e Gestione dei Rischi Naturali e Antropici (classe L-34)

- Fisica (classe L-30)

- Fisica (classe LM-17)



DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA

- Consulente del lavoro e Scienze dei Servizi giuridici (classe L-14)

- Giurisprudenza (classe LMG/01)



DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CIVILE, INFORMATICA, EDILE,

AMBIENTALE E MATEMATICA APPLICATA

- Ingegneria civile e dei sistemi edilizi (classe L-7 & L-23)

- Ingegneria Civile (classe LM-23)

- Ingegneria edile per il recupero (classe LM-24)

- Ingegneria e Scienze Informatiche (classe LM-32 & LM-18)



DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA ELETTRONICA, CHIMICA E INGEGNERIA

INDUSTRIALE

- Ingegneria Elettronica e Informatica (classe L-8)

- Ingegneria Industriale (classe L-9)

- Ingegneria Meccanica (classe LM-33)



DIPARTIMENTO DI MATEMATICA E INFORMATICA

- Informatica (classe L-31) - Matematica (classe L-35)

- Matematica (classe LM-40)



DIPARTIMENTO DI MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE

- Medicina e chirurgia (classe LM-41)



DIPARTIMENTO DI NEUROSCIENZE

- Fisioterapia (classe L/SNT2

- Tecniche di neurofisiopatologia (classe L/SNT3)



DIPARTIMENTO DI PATOLOGIA UMANA

- Infermieristica (classe L/SNT1)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOLOGICHE E AMBIENTALI

- Scienze biologiche (classe L-13)

- Scienze dell'Ambiente e della Natura (classe L-32)

- Biologia (classe LM-6)

- Biologia ed Ecologia dell'Ambiente Marino Costiero (classe LM-6)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOMEDICHE E DELLE IMMAGINI

MORFOLOGICHE E FUNZIONALI

- Biotecnologie (classe L-2)

- Scienze motorie, sport e salute (classe L-22)

- Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia (classe L/SNT3)

- Biotecnologie per la salute (classe LM-9)

- Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate (classe LM-67)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE CHIMICHE

- Chimica (classe L-27)

- Chimica (classe LM-54)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE COGNITIVE DELLA FORMAZIONE E DEGLI

STUDI CULTURALI

- Scienze della formazione e della comunicazione (classe L-19 & L-20)

- Turismo culturale e Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (classe L-15

& L-3)

- Scienze cognitive e teorie della comunicazione (classe LM-55 & LM-92)

- Scienze pedagogiche (classe LM-85)

- Turismo e spettacolo (classe LM-49 & LM-65)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE DEL FARMACO E PRODOTTI PER LA SALUTE - Chimica e tecnologia farmaceutiche (classe LM-13)

- Farmacia (classe LM-13)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELL'AMBIENTE, DELLA SICUREZZA, DEL

TERRITORIO, DEGLI ALIMENTI E DELLA SALUTE

- Scienze gastronomiche (classe L-26)

- Tecniche di laboratorio biomedico (classe L/SNT3)

- Tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro (classe L/SNT4)

- Scienze delle Professioni sanitarie tecniche diagnostiche (classe LM/SNT3)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICHE, AZIENDALI, AMBIENTALI E

METODOLOGIE QUANTITATIVE (MESSINA)

- Economia Aziendale (classe L-18)

- Economia, Banca e Finanza (classe L-33)

- Management d’Impresa (classe L-18)

- Consulenza e Professione (classe LM-77)

- Management del Turismo e dell’Ambiente (classe LM-77)

- Scienze Economiche e Finanziarie (classe LM-56)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE E STORIA DELLE ISTITUZIONI

- Scienze Politiche, Amministrazione e Servizi (classe L-16 & L-36)

- Scienze della politica e Management pubblico (classe LM-62 & LM-63)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE PEDIATRICHE, GINECOLOGICHE,

MICROBIOLOGICHE E BIOMEDICHE

- Infermieristica pediatrica (classe L/SNT1)

- Ostetricia (classe L/SNT1)

- Terapia della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva (classe L/SNT2)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE SPERIMENTALI MEDICO-CHIRURGICHE,

SPECIALISTICHE ED ODONTOSTOMATOLOGICHE

- Logopedia (classe L/SNT2)

- Ortottica ed assistenza oftalmologica (classe L/SNT2)

- Tecniche audioprotesiche (classe L/SNT3)

- Odontoiatria e Protesi dentaria (classe LM-46)

- Scienze Riabilitative delle professioni sanitarie (classe LM/SNT2)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANE E SOCIALI

- Scienze del servizio sociale (classe L-39)

- Scienze e tecniche psicologiche (classe L-24)

- Scienze politiche e delle relazioni internazionali (classe L-36) - Psicologia (classe LM-51)

- Relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo (classe LM-52 & LM-81)

- Servizio sociale, politiche sociali e studi sociologici e ricerca sociale (classe LM-87 &

LM-88)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE VETERINARIE

- Medicina Veterinaria (classe LM-42)

L – Laurea (percorso formativo di durata triennale)

LM- Laurea Magistrale o a ciclo unico (percorso formativo di durata biennale o

quinquennale o sessenale)







Elenco Corsi di Studio non attivati nel 2014/2015.



DIPARTIMENTO DI CIVILTA’ ANTICHE E MODERNE

LM-2 Archeologia del Mediterraneo

LM-15 Tradizione classica



DIPARTIMENTO DI FISICA E SCIENZE DELLA TERRA

LM-75 Gestione dei rischi territoriali



DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA

L-14 Giurista delle amministrazioni pubbliche e di impresa



DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA ELETTRONICA, CHIMICA E INGEGNERIA

INDUSTRIALE

LM-29 Ingegneria Elettronica

LM-53 Ingegneria dei Materiali

LM-71 Chimica Industriale



DIPARTIMENTO DI MATEMATICA E INFORMATICA

LM-18 Informatica



DIPARTIMENTO DI MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE

L/SNT3 Dietistica (abilitante alla professione sanitaria di Dietista)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOLOGICHE E AMBIENTALI

L-13 Biologia ed Ecologia Marina

LM-60 Tutela e Gestione dell'Ambiente



DIPARTIMENTO DI SCIENZE CHIMICHE

L-27 Chimica Industriale



DIPARTIMENTO DI SCIENZE COGNITIVE DELLA FORMAZIONE E DEGLI

STUDI CULTURALI



L-19 Scienze dell'educazione e della formazione

L-20 Scienze della comunicazione



DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICHE, AZIENDALI, AMBIENTALI E

METODOLOGIE QUANTITATIVE (MESSINA)

 L-41 Statistica

LM-56 Economia

LM-83 Scienze statistiche attuariali e finanziarie



DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE E STORIA DELLE ISTITUZIONI

L-16 Scienze dell'amministrazione e dell’organizzazione

LM-63 Scienze delle pubbliche amministrazioni



DIPARTIMENTO DI SCIENZE SPERIMENTALI MEDICO-CHIRURGICHE,

SPECIALISTICHE ED ODONTOSTOMATOLOGICHE

L/SNT3 Igiene dentale (abilitante alla professione sanitaria di Igienista dentale)



DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANE E SOCIALI

Scienze Sociali per la mediazione, la cooperazione e lo sviluppo (classe L-39 & L-37)

Relazioni internazionali e studi europei (classe LM-52 & LM-90)

Studi politici (classe LM-62)



FONTE: Tempostretto.it
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Aumentati di circa 2000 i posti disponibili per l'accesso a Medicina, preoccupazione del SIGM: "Manca programmazione seria"

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Con l’innalzamento a 9.983 unità del contingente di accessi a medicina MIUR e Ministero Salute per il prossimo anno accademico, dai 7983 inizialmente assegnati da un precedente DM del 05 02 2014 per controbilanciare gli accessi in sovrannumero a medicina conseguenti alla vicenda “bonus maturità” ed ai ricorsi (si stima che gli accessi in surplus siano già superiori ai 3 mila), si supera ampiamente il contingente previsto dalla programmazione del biennio 2013/2015. Per di più, la previsione di soltanto circa 3500 contratti di formazione specialistica per il corrente a.a. 2013/2014, in assenza di interventi straordinari, rischia di creare un imbuto che potrà essere smaltito soltanto in una prospettiva di anni.

L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) è pronta a lanciare uno stato di agitazione permanete a tutela della categoria dei giovani camici bianchi: non si può più assistere a queste continue oscillazioni nella programmazione ed è venuto il momento di fare chiarezza; così continuando, si profila una prospettive di precariato e di pletora medica.

I Giovani Medici (SIGM) esprimono grande preoccupazione nell’apprendere della pubblicazione in data odierna del DM n.220 del 10 Marzo 2014, che ha riportato a circa 10.000 (9.983) i posti per le immatricolazioni ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia destinati agli studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia.

Tale iniziativa del MIUR e del Ministero della Salute si pone in contrasto col contingentamento effettuato attraverso il precedente DM n.140 del 21 febbraio 2014  su “Modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea e laurea magistrale a ciclo unico ad accesso programmato a livello nazionale a.a. 2014-15”, che aveva ridotto il numero di posti da mettere a concorso per accedere a medicina dalle 10.173 unità del bando del precedente anno accademico (a cui si sono aggiunte in itinere circa 3.000 unità in sovrannumero, in attesa degli ulteriori sviluppi dei contenziosi presso la giustizia amministrativa) alla previsione di circa 7.918 del corrente anno accademico.

<<Non riusciamo a comprendere la logica di questa iniziativa assunta dai Ministeri competenti che determinerà un eccesso di ingressi ai corsi di laurea in medicina, anche a causa degli effetti dei recenti pronunciamenti dei TAR e della sanatoria sul “bonus maturità" adottata per il corrente anno accademico dal Parlamento>> - afferma l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM), che, pur rispettando le sentenze dei tribunali amministrativi e le iniziative assunte dal Legislatore, era intervenuta con forza nel dibattito per affermare che <<è inaccettabile continuare ad aumentare il numero di accessi a medicina a fronte di un’emergenza formativa nel post laurea per la carenza del contingente di contratti di formazione specialistica e quindi di continuità nella progressione di carriera>>.

Ma al di là dei numeri, i Giovani Medici (SIGM) puntano il dito contro il metodo di lavoro col quale si procede ai fini della programmazione del fabbisogno di medici: <<quali sono le motivazioni che giustificano nel biennio 2013/2015 l’accesso a medicina di un numero di gran lunga superiore alle circa 20.000 unità previste?>> Infatti, i circa 10.000 posti messi a concorso per il prossimo anno accademico vanno sommati ai più di 13.000 accessi (dato provvisorio ed in crescita continua in ragione delle azioni avviate dagli esclusi innanzi alla Giustizia Amministrativa) documentabili per il precedente anno accademico, con un eccesso di accessi stimabile sino a 5.000 unità!

<<Abbiamo più volte ricordato che è necessario adottare un approccio di sistema per effettuare un’adeguata programmazione del fabbisogno di professionalità mediche, che non va limitato agli aspetti quantitativi, ma che necessita almeno pari attenzione per quelli qualitativi. Occorrono criteri, strumenti e metodologie di programmazione adeguati>>.

Ciò non può non andare di pari passo con l’attuale situazione in cui versa il finanziamento dei contratti di formazione specialistica, che, come più volte denunciato dall’Associazione Italiana Giovani Medici, renderebbe possibile ad oggi lo stanziamento di fondi per coprire circa 3.900 contratti a fronte di almeno 8.500 concorrenti (dato variabile in funzione dei tempi di pubblicazione del bando di concorso, che dovrebbero ammettere anche gli abilitandi della sessione di luglio 2014). Ricordiamo come, fino all’approvazione di uno stanziamento aggiuntivo di risorse in sede di approvazione del DDL di Stabilità (anche grazie alle numerose di sensibilizzazione patrocinate dal SIGM), i fondi destinati alla formazione specialistica erano sufficienti a coprire circa 2.300 contratti per l’anno accademico 2013/2014. <<Per superare tale stato di impasse, rinnoviamo la richiesta di ricorrere all’utilizzo dei finanziamenti Fondi di Sviluppo ed Investimento Europei al fine di provvedere alla copertura di ulteriori contratti di formazione medico-specialistica, come già effettuato, su richiesta dei Giovani Medici (SIGM), dalla Regione Campania, che ha stanziato sino a 10 milioni di euro da destinare alla formazione post laurea di area sanitaria per il corrente a.a. 2013/2014 a gravare sul Fondo Sociale Europeo. Entro il mese di aprile 2012 dovrà, infatti, essere definito l’accordo di partenariato per la destinazione delle risorse della Programmazione 2014/2020, ma non tutte le Regioni si stanno attrezzando al fine di investire nella formazione post laurea di area sanitaria>>. Utile sarebbe l’istituzione di una cabina di regia presso il di Dipartimento Sviluppo e Coesione (che presto trasferirà le proprie competenze all’Agenzia per la Coesione Territoriale) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per assistere le Regioni nella definizione della programmazione dei Fondi Europei con tali finalità innovative.

Sarebbe un atto sconsiderato perdere questa opportunità unica per qualificare la spesa dei Fondi Europei, tanto per la programmazione relativa al prossimo settennato, quanto per evitare di incorrere nella decertificazione di somme disponibili nella programmazione 2007/2013, ancora non impegnate da diverse Regioni. Chiediamo un incontro urgente con i Ministri competenti e, finché non avremo garanzia di un cambiamento di rotta, a tutela del futuro dei giovani medici italiani, proclameremo uno stato di agitazione permanente, al quale invitiamo ad aderire anche gli studenti in medicina, che potrà esitare in un’ulteriore ed imponente mobilitazione nazionale in continuità col GiovaniMediciDay) concludono i Giovani Medici (SIGM).

FONTE: Giovanemedico.it
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Comunicato del SIGM smentisce indiscrezioni su modifiche al nuovo Decreto sull'accesso alle scuole di Specializzazione

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Di seguito il comunicato del SIGM: care colleghe, cari colleghi, in merito alle indiscrezioni circolanti sui social network relative ad ipotesi di modifiche al Decreto Ministeriale (DM) di adozione del Regolamento concernente le nuove modalità di accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria, a seguito di verifica incrociata (MIUR e fonti Parlamentari), comunichiamo che in atto non ci sono riscontri a supporto di alcun ripensamento da parte del MIUR rispetto al prosieguo dell’iter di Riforma avviato ed ormai prossimo alla conclusione. Il predetto Decreto Ministeriale, infatti, è stato regolarmente inviato alla Corte dei Conti per la registrazione del provvedimento che è già a tutti gli effetti norma di legge. Non appena il testo definito del DM sarà registrato, sarà premura del SIGM comunicarne i contenuti in maniera dettagliata.

Per inciso, una qualsiasi modifica del testo del Regolamento dovrebbe prevedere il ripetersi dell’iter già percorso col rischio di alimentare ulteriori ritardi nell’espletamento delle procedure concorsuali e, pertanto, si ritiene che in linea di massima il MIUR non dovrebbe incorrere in tale errore di valutazione. Altro discorso sarebbe qualora il MIUR volesse prendere tempo per incrementare le possibilità di reperimento di fondi per incrementare il contingente di contratti da mettere a concorso.

In relazione alle tempistiche di svolgimento del prossimo concorso, in conclusione, confermiamo che la previsione in atto è quella che il concorso possa avere luogo tra luglio e agosto, ovvero nel mese di settembre (ipotesi più accreditata). La tempistica non potrà che essere funzione delle necessità organizzative e delle risorse umane in carico ai competenti uffici del MIUR.

FONTE: Giovanemedico.it
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Università, il Fondo per il merito e l'ennesimo flop dell'ex ministro Gelmini

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Non ci sono più dubbi: il Fondo per il merito creato nel 2010 dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è l’ennesima cattedrale nel deserto. A danno degli studenti universitari. E a spese di tutti i cittadini, tanto per cambiare. Ecco perché. Mentre il finanziamento pubblico per gli atenei si prosciuga di 300 milioni di euro tra il 2012 e il 2013, e di altri 200 nel 2014, l’ultimo Governo Berlusconi stanzia un gruzzoletto di 20 milioni di euro per alimentare un nuovo Fondo, istituito con l’articolo 4 della legge 240/2010, che serve a premiare gli studenti più meritevoli. Un anno più tardi, nel decreto legge 70 (articolo 9, comma 3) viene messa nero su bianco una Fondazione ad hoc, promossa dalla collaborazione del Miur con il ministero dell’Economia, incaricata di gestire il Fondo, di operare in sinergia con altri Paesi esteri, e aperta prevalentemente agli investimenti privati. Ma nessuna anima pia si fa avanti.

Non solo: la Fondazione non eroga un centesimo della somma messa a sua disposizione. Intanto però assorbe dal Fondo tre milioni di euro come contributo di funzionamento. E a distanza di tre anni nessuno dai piani alti ha ancora avuto il coraggio di eliminarla. Se n’é accorta la Corte dei Conti, che il 28 gennaio ha bocciato il Miur e il ministero dell’Economia per non aver reso operativo il Fondo per il merito e aver lasciato in sospeso la Fondazione che avrebbe dovuto occuparsene. Ora al successore di Maria Chiara Carrozza, la deputata di Scelta civica Stefania Giannini, toccherà prendere una posizione, e al più presto. I sindacati fin da subito si sono opposti alla trovata della Gelmini. “Per favorire il diritto allo studio non c’è bisogno di creare sovrastrutture inutili – fanno sapere dalla Cisl Università -: le risorse devono essere distribuite senza altre mediazioni”. Dura anche la Cgil: “Come sindacato abbiamo più volte chiesto di cancellare quella legge, soprattutto perché non tiene in considerazione il reddito di partenza del beneficiario”.

I 17 milioni di euro che avanzano comunque non sono rimasti inutilizzati. Allora dove sono finiti? La risposta si legge nel decreto del Fare, approvato ad agosto 2013: cinque milioni di euro dirottati nelle borse di mobilità per gli studenti fuori sede per il 2013, altri cinque per il 2014, e il resto per l’anno prossimo. “E’ solo un intervento spot, tanto vale spostare quei soldi nel Fondo di finanziamento ordinario, che ogni anno si impoverisce – reagisce Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari – Oggi non ricevono la borsa di studio circa 40 mila studenti idonei, cioè il 28 per cento. La legge Gelmini vuole creare un sistema parallelo a carico dello Stato quando lo Stato non riesce neanche a tutelare il diritto di studio per tutti previsto dalla Costituzione”. Anche la Crui è sul piede di guerra. Il Miur, interpellato, tace.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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