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AFORISMA DEL GIORNO

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31 maggio, 2018

Nuove frontiere per la cura dell'occhio: in arrivo le cornee "stampate in 3D"

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Un gruppo di ricercatori della Newcastle University ha realizzato la prima cornea stampata in 3D, ottenuta con uno speciale bio-inchiostro formato da cellule staminali umane e sostanze aggreganti. La ricerca, descritta sulla rivista Experimental Eye Research, potrà "assicurare in futuro una riserva illimitata di organi" per i trapianti di cornea. I test hanno mostrato che per stampare la cornea 3D sono sufficienti soltanto dieci minuti.

Il materiale "di stampa" è una soluzione di alginato e collagene nella quale sono state inserite cellule staminali fornite da un donatore sano. Attraverso una bio-stampante, questo "inchiostro" viene poi rilasciato in cerchi concentrici per formare una vera e propria cornea.

"Molti ricercatori hanno cercato di ottenere il gel perfetto per dar vita a questo processo, e grazie alla nostra formula siamo finalmente riusciti a mantenere vive le staminali quanto basta per realizzare una cornea perfettamente funzionante", ha spiegato il professor Che Connon, co-autore dello studio assieme al dottor Steve Swioklo.

FONTE: Tgcom24
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05 febbraio, 2018

Dal microchip che "simula" la retina una nuova arma contro la cecità

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Per la prima volta in Italia, secondo quanto riportato dall’ospedale San Raffele di Milano, è stato eseguito l’impianto di una protesi sottoretinica - un vero e proprio modello di retina artificiale - in una donna non vedente. Il delicatissimo intervento è stato condotto da un’equipe di specialisti in chirurgia vitreoretinica e oftalmoplastica dell’Unità di Oculistica, diretta dal professor Francesco Maria Bandello, La paziente sta bene ed è stata dimessa dall’ospedale. Ora attende l’accensione del microchip che stimolerà gradualmente la retina, consentendole di reimparare a vedere.

Il microchip misura circa tre millimetri e contiene 1600 sensori. Il dispositivo viene inserito al di sotto della retina, in corrispondenza della macula, in modo da stimolare il circuito nervoso che naturalmente collega l’occhio al cervello: in questo modo si sostituisce all’attività delle cellule non più in grado di fare il loro lavoro. Il dispositivo è destinato a persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa e può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti o persone circostanti in modo indipendente da supporti esterni (come telecamere oppure occhiali). Il principio di funzionamento si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) deputate a tradurre la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico. I fotorecettori ormai non più funzionanti vengono sostituiti da un fotodiodo, un microscopico apparato elettronico in grado di trasformare la luce in uno stimolo elettrico.

L’intervento è durato quasi undici ore ed è stato eseguito da un’équipe diretta dal dottor Marco Codenotti – responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – coadiuvato, per la parte extraoculare, dal dottor Antonio Giordano Resti, responsabile del servizio di Chirurgia oftalmoplastica dello stesso ospedale. Il microchip è stato inserito al di sotto della retina, mentre il circuito di collegamento che lo unisce all’amplificatore del segnale elettrico è stato posizionato dietro all’orecchio, nella regione retroauricolare, sotto la pelle. Attualmente questo nuovo modello di protesi sottoretinica (Alpha AMS) è stato impiantato solo in pochissimi pazienti ed esclusivamente in due centri europei. Il 20 gennaio 2018 è stato eseguito il primo impianto italiano, al San Raffaele.La paziente, una donna di 50 anni, è affetta sin dalla giovane età da retinite pigmentosa, una malattia genetica dell’occhio che provoca la graduale riduzione della vista: i primi sintomi sono iniziati durante l’adolescenza e in seguito la visione si è gradualmente ridotta fino a esaurirsi totalmente. «A seguito dell’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a reimparare a vedere» afferma Marco Codenotti, che aggiunge: «L’intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato».


FONTE: Corriere.it
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15 agosto, 2010

Retinite Pigmentosa: una nuova speranza dalla alorodopsina archeobatterica

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Alcuni scienziati finanziati dall'UE sono riusciti a risvegliare coni visivi inattivi, un traguardo che potrebbe aiutare a salvare milioni di persone dal diventare ciechi. I coni inattivi, che normalmente rimangono nell'occhio anche dopo che è sopravvenuta la cecità, sono stati riattivati con successo da un team internazionale di scienziati sotto la guida dell'Istituto Friedrich Miescher in Svizzera e dell'Institut de la vision in Francia. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science.

Lo studio è stato in parte finanziato da due progetti dell'UE: RETICIRC ("Circuit specific approaches to retinal diseases"), finanziato con 2,25 milioni di euro nell'ambito del tema "Salute" del Settimo programma quadro (7° PQ) e NEURAL CIRCUIT ("Combining genetic, physiological and viral tracing methods to understand the structure and function of neural circuits"), sovvenzionato con un Contributo di eccellenza Marie Curie nell'ambito del Sesto programma quadro (6° PQ).

Oltre 2 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di un gruppo di malattie molto vario denominato retinite pigmentosa. La retinite pigmentosa è una forma ereditaria di degenerazione della retina, caratterizzata da una progressiva perdita della vista che porta alla cecità. La malattia colpisce i fotorecettori, cellule che trasformano la luce in impulsi. Questi impulsi vengono elaborati dalla retina e inviati al cervello attraverso fibre nervose. Ci sono due tipi di fotorecettori: bastoncelli e coni. I bastoncelli ci permettono di vedere di notte. Con l'avanzare della malattia, i bastoncelli sono i primi a essere colpiti e, alla fine, distrutti. I coni sono responsabili della percezione dei colori e dell'alta acuità visiva durante il giorno. Sono i secondi organi a essere colpiti dalla malattia ma, al contrario dei bastoncelli, i coni rimangono nell'organismo anche quando smettono di funzionare. Anche se non possono più rispondere agli stimoli luminosi, i coni mantengono comunque alcune proprietà elettriche e legami con alcuni neuroni della retina che mandano informazioni visive al cervello. Fino ad ora non era chiaro se questi coni fossero accessibili per gli interventi terapeutici.

Il dott. Botond Roska dell'Istituto Friedrich Miescher e il suo team di neurobiologi hanno sperimentato una terapia genetica usando alorodopsina archeobatterica, una proteina fotosensibile che recupera la funzionalità delle cellule coni danneggiate. Il loro studio ha mostrato che la rete di cellule esistente era in grado di riprodurre molte delle complicate funzioni che trasformano la luce in un segnale neuronale. Secondo il team, le cellule inattive rappresentano un'importante via per l'intervento terapeutico in quelle malattie nelle quali si perde la funzione dei fotorecettori. "Crediamo di aver trovato un metodo terapeutico valido che potrebbe in definitiva contribuire a far scendere il numero di pazienti di retinite pigmentosa," ha detto il dott. Roska. Ha aggiunto che il team sta attualmente esaminando i pazienti per selezionare quelli che potrebbero trarre maggior beneficio dalla nuova terapia.
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10 giugno, 2009

Cambridge: ricercatori svelano il ruolo del microRNA nelle patologie retiniche

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I ricercatori del Trinity College di Dublino e del Sanger Institute di Cambridge (Regno Unito) guidati da Arpad Palfi e Jane Farrar hanno pubblicato sulla rivista "Genome Biology" i risultati della ricerca con la quale svelano il ruolo del microRNA nelle patologie retiniche, e che potrebbe aprire la strada a nuove terapie.
I ricercatori hanno utilizzato topi ingegnerizzati in modo da sviluppare una forma di retinite pigmentosa (RP) simile a quella umana e grazie a questo modello si è potuto verificare l'ipotesi della presenza di deficit di espressione del microRNA nello sviluppo della patologia. In particolare si sono evidenziate differenze nell'espressione di nove microRNA nelle retine del topo mutante rispetto a quelle del topo di tipo naturale. Questi microRNA sono in grado di regolare i geni implicati nelle patologie della retina e i geni che codificano per componenti coinvolte nella morte cellulare e nei processi intracellulari. Jane Farrar del Trinity College di Dublino spiega "I risultati dello studio suggeriscono che l'espressione del miRNA è perturbata durante la degenerazione della retina.
La modulazione dell'espressione del microRNA retinico rappresenta una possibile via terapeutica futura per le retinopatie come la retinite pigmentosa"
Colpendo più di un milione di persone in tutto un mondo la retinite pigmentosa è la forma ereditaria più comune di degenerazione della retina, causata dalla progressiva morte cellulare del fotorecettori, sino alla cecità.

FONTE: Molecularlab.it

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03 giugno, 2009

Australia: staminali su lenti a contatto per riparare cornee danneggiate? Forse si può...

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Speranze dalla cellule staminali nella lotta alla cecità. Studiosi australiani sono riusciti a riparare cornee lesionate in tre pazienti rivestendo lenti a contatto con staminali ricavate dall'occhio sano di ciascuno. E la vista è migliorata sensibilmente nell'arco di poche settimane, assicurano i ricercatori della University of New South Wales, a Sidney, nello studio pubblicato sulla rivista "Transplant". L'intervento, in anestesia locale, e' durato appena due ore. Subito dopo i tre pazienti, due uomini e una donna, hanno potuto far ritorno a casa. Le staminali sono state prelevate dall'occhio sano e coltivate all'interno di lenti a contatto. Una volta pronte, le "lentine" rinforzate con le staminali sono state innestate sulle cornee danneggiate e lasciate per dieci giorni. Il tempo necessario, spiegano gli studiosi, per far sì che le staminali cambiassero forma e riparassero le cornee danneggiate. I risultati lasciano ben sperare. L'occhio che prima dell'intervento era appena in grado di contare le dita di una mano, ora e' capace di leggere. E a 18 mesi dall'operazione la superficie oculare dei tre pazienti e' rimasta sana. "La procedura e' semplicissima ed estremamente economica - spiega Nick Di Girolamo, dell'ateneo australiano - e a differenza di altre tecniche non ci sono suture, ne' interventi complessi. E' sufficiente prelevare una quantita' minuta, meno di un millimetro, dal tessuto della superficie oculare dell'occhio sano".


Fonte: Aduc
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15 gennaio, 2009

Ufficialmente escluso un rapporto statistico fra cellulare e melanoma della coroide

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Il melanoma della coroide è un tumore che si localizza nel bulbo oculare. La sua origine è dovuta a molti fattori: è necessaria l’interazione di fattori genetici ed ambientali perché si sviluppi. Sebbene non siano ancora ben conosciuti i fattori di rischio, è evidente una predisposizione della razza caucasica e un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. I melanomi insorgono nella maggioranza dei casi ex novo, mentre in una ridotta percentuale si sviluppano a partire da una lesione di un neo oculare.

Negli ultimi anni in Europa si è assistito ad un preoccupante incremento di questa patologia che, se non diagnosticata in tempo, può causare seri problemi e portare alla morte. Tra i fattori di rischio il ruolo più importante è giocato sicuramente dalle radiazioni solari, da cui l'importanza della prevenzione e protezione durante l'esposizione al sole (specialmente nei soggetti più giovani).

In attesa di stabilire una volta per tutte se l'utilizzo intensivo del cellulare sia nocivo o no per la salute, così come quali siano le possibili patologie attribuibili al telefonino, uno studio condotto da alcuni ricercatori tedeschi smentisce una presunta correlazione tra l'uso del cellulare e l'insorgere del melanoma della coroide.

Lo studio, condotto da un team della Martin Luther University di Halle-Wittenberg, in Germania, è stato svolto analizzando i dati di circa 460 pazienti e circa 1600 segnalazioni giunte da istituti e cliniche di oftalmologia. Una volta ottenuto il campione complessivo di soggetti da analizzare, i ricercatori hanno diviso l'intero gruppo in tre sottogruppi, identificati da un diverso livello di utilizzo del cellulare: il primo gruppo formato da chi dichiara di non utilizzare il cellulare, mentre il secondo e il terzo composti rispettivamente da utilizzatori sporadici e utilizzatori abituali.

Stando ai risultati, non ci sarebbe alcun collegamento effettivo tra l'utilizzo del cellulare e il rischio dell'insorgere della patologia, classificata dai medici come molto rara e sulle cui cause si dibatte ancora. Stando a quanto dichiarato dagli autori, il nuovo studio è nato come approfondimento di alcuni studi precedenti fatti dallo stesso team che avevano sollevato un possibile rischio di incremento della patologia derivato proprio dall'utilizzo del telefonino.
"I nostri risultati precedenti, relativi ad una possibile crescita del rischio di formazione del melanoma oculare, non sono stati confermati" spiega Andreas Stang, membro dell'equipe di ricerca dell'università tedesca. "Del resto non vi è alcuna certezza dell'esistenza di un ruolo chiave da parte delle onde radio trasmesse dai cellulari nella cancerogenesi, ovvero lo sviluppo di forme cancerogene".

Un concetto già noto a molti ma che, comunque, non basta a scagionare del tutto il cellulare. In tal senso appaiono sensate alcune campagne preventive sponsorizzate sia da enti medici che dalle massime istituzioni. Alcuni sintomi di questa nuova presa di coscienza possono essere riscontrati nelle recenti dichiarazioni di riforma delle normative legate all'utilizzo del cellulare volute dal Ministro francese Berloo, deciso a rendere obbligatoria la vendita di un set di auricolari per ogni nuovo dispositivo mobile acquistato.

FONTE: Punto-informatico.it
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23 novembre, 2008

Obblighi di legge per proteggere la collettività o libertà individuale garantita? Il caso degli "anziani miopi" in Florida...

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Una legge, che “forza” ad una maggiore prevenzione nel campo oculistico, sta dando grandi benefici per la prevenzione degli incidenti stradali. Tale lettura scaturisce da un articolo della rivista “Archives Ophtalmology” di novembre, che ha pubblicato i risultati di uno studio dell'Università d'Alabama a Birmingham la quale fornisce i tassi di mortalità in Florida tra i senior nel periodo 2001-2006, confrontati con quelli di altri stati americani quali Alabama e Georgia. Dal 2004 in Florida è stato infatti imposto un controllo sistematico della vista dei guidatori sopra gli 80 anni e il risultato a breve termine è stata una riduzione del numero di incidenti e di morti sulle strade. Il calo è stato del 17%, negli altri due Stati invece non si è verificata alcuna diminuizione. Gli autori spiegano che il controllo legale ha due meriti: toglie dalla strada i guidatori con problemi palesi di vista e che quindi possono rappresentare un pericolo sulla strada e, soprattutto, in previsione del test molti si “convincono” ad andare dall’ottico per riverificare i propri gradi di miopia o presbiopia e quindi rinnovare le lenti oppure operarsi con interventi risolutivi.

Anche in altri stati, di cui europei come la Francia, si sta considerando l’idea di adottare leggi simili ma in Europa le autorità della sicurezza stradale fanno notare che il controllo obbligatorio della vista è discriminatorio e rischia la bocciatura della Corte costituzionale. La legge potrebbe tuttavia rappresentare un valido aiuto di prevenzione per impedire che le persone con evidenti problemi di vista e di riflessi, purtroppo legati all’inesorabile incidere dell’età, possano determinare gravi incidenti e coinvolgere più persone. Libertà individuale oppure obblighi di legge per proteggere la collettività? Il dibattito etico in merito è tuttora acceso.
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18 settembre, 2008

Cosa sono le miodesopsie, un disturbo spesso sottostimato

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Computer, libri, giornali, cellulari, videoterminali, occhiali, lentine. A causa dell’abuso che viene spesso fatto della propria vista, negli ultimi anni è in rapida espansione la frequenza di comparsa di un disturbo a carico dell’occhio, consistente in fastidiose “tele” scure che appaiono in modo rapido e istantaneo.
E’ come se il proprio occhio avesse della “sporcizia” sulla sua lente, e che tale appare solo in relazione a determinanti momenti o movimenti oculari. Uno dei sintomi più caratteristici di tale problema consiste nella visione di un “reticolato trasparente in movimento” mentre si guarda un fondo di un solo colore, solitamente bianco. Nei casi più gravi tale disturbo si rafforza, causando l’impossibilità da parte del soggetto di focalizzare un punto del proprio visus: in questo caso si hanno delle vere e proprie “scintille” che ostacolano la lettura, la visione o anche le mansioni più consuete della vita quotidiana.

Gli studiosi sono concordi nel ritenere l’eziogenesi di questo disturbo collegato a dei processi infiammatori che coinvolgono il “corpo vitreo”, una sostanza gelatinosa disposta fra il fondo dell’occhio (laddove c’è la retina) e il cristallino, quest’ultimo permettente la messa al fuoco. Il gel che compone il corpo vitreo è formato da fibre riccamente idratate e contenenti acido ialuronico. In pratica, un processo “infiammatorio” determina una temporanea ridotta idratazione e la successiva la frammentazione di queste fibre, con la comparsa appunto di tali tele, che sarebbero il risultato della “fluttuazione” dei frammenti di fibre negli spazi liberi.

Nonostante la frequenza in aumento, attualmente le “miodesopsie” sono ancora considerate come un disturbo visivo “legato all’età” e “privo di cure”, e tanti medici, ottici e oftalmologi, sottovalutano la loro importanza, arrivando a considerarli come “aberrazioni visive” o il risultato di “disturbi retinici” e sminuendo il fastidio che queste possono apportare alla visione degli oggetti da parte dei pazienti.

In Italia è nata già da tempo la Onlus “Associazione Cielo Azzurro”, raggiungibile al sito Miodesopsie.it, che prende il nome appunto dal fastidio visibile dai soggetti guardando un cielo privo di nuvole. Il sito, italiano, conta un numero sempre maggiore di iscritti e sta lavorando da tempo per portare il problema all’attenzione pubblica, cercando anche di ottenere un riconoscimento come patologia invalidante.

Riguardo le possibili cure, attualmente le poche disponibili e valutate come efficienti consistono in un incremento dell’idratazione mediante bevande e colliri, oltre che l’apporto di alcuni integratori alimentari che dovrebbero aumentare la possibilità di mantenere l’integrità dell’acido ialuronico. Nei casi più gravi, in cui le miodesopsie diano fortemente fastidio e procurino persino dolore alla visione, si procede a tecniche chirurgiche quali Vitreolisi e Vitreoctomia totale, le quali tuttavia sono particolarmente invasive e spesso possono arrecare disturbi al visus del soggetto operato.

In America sono attivi vari siti, fra cui il recente sito “Eyefloaters.info” , un sito in lingua inglese che promette, vendendo un libro, una cura per eliminare questo fastidioso disturbo visivo in 7 giorni. Apparentemente non si tratta di un farmaco o di una terapia precisa, quanto della vendita di un testo, in cui vi sarebbe una cura scoperta “while reading an old Native American remedies book” (tradotto: leggendo un libro di rimedi degli antichi Nativi Americani), nella quale verrebbero riportati dei consigli su come migliorare la “qualità di vita” del proprio occhio. Il sito riporta anche, in modo molto pubblicitario, delle testimonianze di persone che avrebbero risolto il problema delle eyefloaters in modo apparentemente definitivo. Il prezzo della vendita di questo libro sarebbe di 10 dollari, pagabili tramite paypal. Assolutamente non ho alcuna informazione riguardo l’efficienza di questa “cura”, né tantomeno della validità del contenuto del libro offerto, e preferisco non esprimere giudizi a riguardo, ma almeno il sito sembra non vendere alcun tipo di farmaco (anche perché al momento non esiste alcuna cura farmacologica per la cura delle miodesopsie) e nel frattempo promuove la conoscenza e le discussioni relative a questa patologia “non ancora patologia”, la cui frequenza sta crescendo in modo pericoloso ed è attualmente del tutto sottostimata in ambito medico.
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10 agosto, 2008

La proteina Otx2: quando la retina "aiuta" il cervello

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La rivista "Cell" ha pubblicato un articolo nella quale si sottolineano le proprietà della proteina Otx2, prodotta dalle cellule della retina e che, con un meccanismo di trasporto ancora da studiare, si diffonderebbe nei neuroni di alcune aree corticali permettendone un incremento della loro attività. In pratica, tale proteina si diffonderebbe dalla retina alla corteccia visiva (area occipitale), e da lì ad altre aree poste in connessione nervosa, favorendone l'incremento della funzione. Una sorta di "sveglia molecolare" che potrebbe, in futuro, trovare applicazioni utili per farmaci che possano combattere gli effetti intellettivi dell'invecchiamento cerebrale.
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05 agosto, 2008

Gli occhiali da sole falsi? Sono dannosi per la vista

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Gli occhiali da sole falsi, che imperversano ogni estate sulle bancarelle e le spiagge della Penisola, fanno male agli occhi. Questo l'avvertimento dell'associazione a tutela dei consumatori "Codacons" che lancia l'allarme dopo un ingente sequestro di merce contraffatta a Udine. Questi afferma perentorio come "i pericoli per gli occhi da sunglasses taroccati sono una certezza, e non sono rari i rischi anche con gli occhiali firmati. Il 20% degli occhiali da sole regolarmente in commercio, ossia non contraffatti, non filtrano adeguatamente i raggi". Per questa ragione l'associazione stila un vero e proprio vademecum per l'acquisto giusto e consapevole, oltre che rispettoso della salute dei propri occhi. Ecco un riassunto delle regole d'oro:

1) Acquistate solo occhiali con il marchio Ce, che deve essere indelebile (ad esempio non è regolare un adesivo). Se non è possibile metterlo sull'occhiale, si può anche porre sull'imballaggio. Se non c'è non acquistate!

2) Obbligatoria per legge, deve indicare in lingua italiana il nome e l'indirizzo del fabbricante, la categoria del filtro solare (da 0 a 4 a seconda delle condizioni di illuminazione), il tipo di filtro solare (per esempio fotocromatico, polarizzante o degradante), la classe ottica (1 o 2, in base alla qualità ottica della lente), le istruzioni di impiego, pulizia e manutenzione.

3) Acquistate gli occhiali da sole soltanto in negozi di ottica, possibilmente di fiducia, mai da venditori ambulanti o su bancarelle.

4) Non mettete in pericolo la sicurezza dei vostri occhi per risparmiare qualche soldo. Prodotti di qualità non possono essere regalati a pochi euro.

5) La qualità e la caratteristica delle lenti sono la cosa più importante. Osservate, in particolare, la categoria del filtro solare che attesta la percentuale di protezione dai raggi ultravioletti: la numerazione va da 0 (il livello minimo di capacità filtrante, adatto prevalentemente per locali chiusi) a 4 (il massimo, adatto per la neve o se ci sono superfici riverberanti, ma inidoneo alla guida). Poi osservate il tipo di filtro: normale, fotocromatico, polarizzante o degradante (adatto ad esempio alla guida). Utile, anche se non determinante come si crede, il colore della lente che va scelto in relazione alle vostre esigenze visive (i miopi dovrebbero privilegiare il colore marrone, il verde va bene se si è ipermetropi). Anche la montatura ha la sua importanza: non deve essere troppo piccola o poco avvolgente, altrimenti è vanificato l'effetto protettivo della lente; aste troppo ampie impediscono la visione laterale. Provateli: se cadono sul naso non consentono adeguata protezione.

6) Ogni disciplina sportiva a contatto con il sole richiede lenti specifiche. In genere per ogni uso particolare, come in alta montagna o in barca, bisogna scegliere lenti particolari.

7) Non tutti gli occhiali da sole sono adatti a guidare, l'avvertenza dovrebbe essere indicata. I filtri non conformi ai requisiti per l'uso su strada vanno corredati dall'avvertimento 'non idoneo alla guida', oppure da un simbolo con un ovale con dentro un'auto e una riga obliqua.

8) Gli occhiali da sole sono molto più di un semplice accessorio di moda. L'Unione europea li ha classificati come 'dispositivo di protezione individuale' perché hanno lo scopo di difendere la salute degli occhi. Il rischio, inseguendo la moda, è di sbagliare acquisto, ad esempio scegliendo una montatura troppo piccola, oppure un colore della lente inadatto alle vostre esigenze.

9) Può essere utile, ed è indispensabile in caso di problemi alla vista o di bambini. Fare una visita oculistica prima di scegliere gli occhiali da sole. Consultate poi il vostro ottico di fiducia che, in base alle indicazioni del medico e alle esigenze individuali, potrà consigliarvi nel modo migliore.

10) Mai guardare direttamente il sole, credendo che gli occhiali vi possano proteggere. Evitate anche l'esposizione diretta al sole nelle ore di maggior luminosità.

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28 luglio, 2008

Degenerazione maculare: intervista al dottor Tramontano

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L’aumento dell’età media della popolazione ha portato nell’ultimo decennio ad una maggiore frequenza di osservazione della degenerazione maculare senile che attualmente interessa il 25% della popolazione oltre i 65 anni e quasi il 50% di quella oltre gli 80 anni. “ Molti passi avanti sono stati fatti nella cura di questa affezione soprattutto nella prevenzione e nella diagnosi precoce - ci spiega il dott. Gennaro Tramontano, noto chirurgo oculista a Milano e a Napoli - ; nella forma cosiddetta umida, meno frequente, sono confortanti i risultati degli ultimi anni con le iniezioni intravitreali di farmaci Antiangiogenici ( Inibitori del VEGF) talvolta associati alla terapia fotodinamica; in un prossimo recente futuro inoltre si è fiduciosi nell’efficacia della terapia genica che consiste nell’iniettare all’interno del bulbo oculare il gene Pdef (coinvolto nella produzione di una proteina che ...(una proteina che regola la formazione dei vasi sanguigni e che è scarsamente presente nei pazienti affetti da maculopatia ) utilizzando come vettore un adenovirus incapace di replicarsi. Nella degenerazione maculare secca, invece, più frequente e dall’evoluzione più lenta, le possibilità terapeutiche sono minori ma possono inizialmente rispondere bene ad appropriati trattamenti di riabilitazione visiva. Nelle forme più avanzate ed in presenza di una concomitante cataratta è possibile da poco utilizzare un vero e proprio sistema di riabilitazione visiva per ipovedenti che negli ultimi tempi sta regalando ai chirurghi oculisti, me compreso, risultati davvero incoraggianti e che provo a spiegare rapidamente. Con un particolare esame preoperatorio si valuta se il paziente presenta un’area retinica perimaculare ancora funzionante o non particolarmente compromessa; qualora e solo se questa area esiste è possibile arruolare il paziente per l’intervento ed un sofisticato software identifica il punto esatto dove questa zona si trova e ne dà informazione al chirurgo. Prima del trattamento chirurgico comincia il percorso riabilitativo in cui si insegna al paziente, tramite software, ad utilizzare quel punto retinico che verrà dopo l’intervento utilizzato per la visione nonché vengono fatte prove di simulazione visiva che riproducono la modalità di visione ingrandita offerta dal sistema in questione. Si passa quindi all’intervento di cataratta vero e proprio, - afferma il dott. Tramontano - in cui, anzicchè un comune cristallino artificiale, ne viene impiantato uno composto da una doppia lente con effetto telescopico, ossia di ingrandimento delle immagini che raggiungono la retina, e con effetto prismatico in modo da indirizzare il fuoco di tale lente nel punto esatto in cui preventivamente si è potuto accertare esisti un’ area perimaculare ancora in parte funzionante. Terminata questa fase ne comincia una altrettanto importante e fondamentale di due cicli di sei settimane rappresentata da esercizi riabilitativi, anche domiciliari, proposti da un sofisticato software in cui si va a consolidare la visione in quell’area retinica ancora integra e funzionante su cui la lente intraoculare impiantata fa convergere le immagini. Questo sistema, - conclude il dott. Gennaro Tramontano - se il paziente viene scrupolosamente selezionato nel preoperatorio, riesce a rendere autonomi nella comune vita quotidiana soggetti che prima del trattamento non lo erano assolutamente”.

FONTE: http://italiasalute.leonardo.it/news2pag.asp?ID=9293
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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