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AFORISMA DEL GIORNO

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19 giugno, 2012

"Proteggi la tua pelle", cappellini e foulard per sostenere la campagna di sensibilizzazione contro il melanoma

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''Proteggi la tua pelle'' e' il titolo della campagna di sensibilizzazione che la Fondazione Melanoma lancia in occasione dell'inizio dell'estate. E per l'occasione, ottanta cappellini e venti foulard anti radiazioni ultraviolette, resi disponibili dall'azienda produttrice Proteksol, verranno messi in palio gratuitamente giovedi' 21 giugno a chi scrivera' una mail all'indirizzo info (at) fondazionemelanoma.org. ''Protezione massima deve diventare la parola d'ordine - sottolinea Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma -. Quando ci si espone al sole bisogna utilizzare creme con un fattore adeguato al proprio fototipo, quindi piu' alto in presenza di pelle e occhi chiari. Senza dimenticare di indossare abiti in grado di schermare i raggi UV e di evitare di prendere il sole nelle ore centrali della giornata. Il 25% dei nuovi casi di melanoma oggi in Italia riguarda giovani al di sotto dei 30 anni, dieci anni fa questa percentuale era esigua, intorno al 5%. Da qui l'idea di rivolgerci ai bambini perchè, regalando un foulard alla mamma o un cappellino al papà, comprendano le regole fondamentali per una corretta esposizione al sole. La pelle infatti conserva una ''memoria' delle ustioni subite nei primi anni di vita, che possono trasformarsi in melanoma da adulti. I malati di oggi sono i bambini di ieri che hanno accumulato nel corso degli anni una serie progressiva di eritemi solari''. La prevenzione e' l'arma piu' importante per sconfiggere questo tumore della pelle, che ogni anno nel nostro Paese fa registrare 7000 nuove diagnosi. E che rappresenta il terzo tumore piu' frequente tra le donne nella fascia di eta' al di sotto dei 49 anni. Le Regioni settentrionali fanno registrare la maggiore incidenza, seguite da quelle del Centro e del Sud. Un altro fattore di rischio e' rappresentato dall'utilizzo delle lampade solari.

''Questi apparecchi emettono radiazioni UVA anche 50 volte superiori a quelle che si possono assorbire in una giornata di sole al mare - sottolinea Stefano Cascinu, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Contro questa neoplasia, che ogni anno in Italia provoca 1500 decessi, possiamo seguire la stessa strada che si è dimostrata efficace nella lotta al fumo di sigaretta.

Uno studio importante dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha evidenziato che l'uso dei lettini abbronzanti, se avviene in eta' inferiore ai 30 anni, aumenta il rischio di melanoma del 75%. Cio' ha fatto si' che le radiazioni UV, nell'agosto 2009, siano state inserite nella classe I dei cancerogeni, quella di massimo rischio, come il fumo di sigaretta. Riteniamo che l'introduzione da parte del Ministero della Salute, nel 2011, del divieto di utilizzo per gli under 18 ponga il nostro Paese in prima linea nella lotta contro questo tumore. Ora chiediamo che sulle lampade abbronzanti venga posta la scritta "Nuoce gravemente alla salute", come sui pacchetti di sigarette, perche' tutti siano consapevoli dei rischi a cui si espongono''. I foulard e i cappellini saranno spediti agli indirizzi specificati nelle email. Chi volesse acquistarli o sostenere le attivita' della Fondazione Melanoma puo' visitare il sito www.fondazionemelanoma.org .
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27 dicembre, 2011

Tumore al seno: trovato possibile legame con terapia ormonale sostituitiva

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Un gruppo di ricercatori della "McMaster University" ha trovato prove di veridicità a favore alla teoria sul collegamento tra il possibile sviluppo di neoplasie al seno e l'ausilio di terapia ormonale sostitutiva (HRT) attuata principalmente in età avanzata per controllare i sintomi connessi all'insorgenza della menopausa. Già in uno studio condotto nel 2002 la "Women Health Initiative" statunitense (WHI) aveva trovato una maggiore incidenza di cancro al seno, di infarto e ictus tra le donne che ricorrono alla HRT. In seguito allo studio c'è stato un rapido declino della terapia ormonale sostitutiva con conseguente riduzione dell'incidenza di cancro al seno in molti paesi. Tuttavia, l'HRT viene oggi proposto alle donne in piccole dosi e per un periodo di tempo piu' breve. Con questo studio ora i ricercatori della McMaster hanno trovato ''prove convincenti'' per una diretta associazione tra l'uso di terapia ormonale sostitutiva a dosi elevate e l'aumento dell'incidenza della malattia, incrementando la preoccupazione e la ovvia necessità di compiere studi più approfonditi sui limiti di dosaggio terapeutico di HRT (attualmente in pratica clinica somministrati normalmente in un quantitativo ben al di sotto della soglia di rischio per tali neoplasie). I risultati della ricerca saranno pubblicati nel gennaio 2012 sul "Journal of Epidemiology e Community Health".

''Le prove sono convincenti circa il fatto che l'uso di TOS aumenta il rischio di cancro al seno, e inoltre circa il fatto che la sua cessazione riduce questo rischio'', hanno detto i ricercatori.  Kevin Zbuk, professore di oncologia presso il Michael G. DeGroote School of Medicine della McMaster e autore principale dello studio, ha affermato: ''Nel nostro studio abbiamo esaminato tutti i piani epidemiologici precedenti in merito all'associazione fra HRT e neoplasie mammarie. Ci sono prove molto chiare a favore della dimostrazione che   una diminuzione dell'uso di terapia ormonale sostitutiva si accompagni ad una diminuzione dei tassi di incidenza''. Tuttavia, lo stesso Zbuk precisa che ''se è ritenuto come necessaria, questa terapia deve essere ugualmente usata, possibilmente per il minor tempo possibile e alla dose più bassa necessaria per alleviare i sintomi''.

FONTE: Agi Salute
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06 ottobre, 2011

Muore Steve Jobs, il fondatore di Apple, per un tumore al pancreas: il suo nome si aggiunge ad una lunga lista di personaggi illustri

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Lo storico brand informatico "Apple" ha annunciato stamane la morte di Steve Jobs, il suo fondatore e principale dirigente, dal 2004 in lotta per un tumore al pPancreas. Una lunga chemioterapia e un trapianto epatico non sono serviti a salvare la vita di uno degli uomini più illustri del mondo informatico. Il suo nome si aggiunge ad una lunga lista di personaggi "illustri" e purtroppo recentemente deceduti a causa di un tumore a carico di questa importante ghiandola esocrina: Patrick Swayze, Luciano Pavarotti, il premio nobel per la medicina Ralph Steinmann. Appena quattro nomi "popolari" di decessi recenti a sottolineare la negatività della prognosi per uno dei tumori più "letali", tanto da meritare il nome di "killer oncologico". Infatti, è stato calcolato in media come soltanto il 4% dei pazienti sopravvive a cinque anni dalla diagnosi.

Ogni anno in Italia sono circa 6.000 le nuove diagnosi di tumore al pancreas, con un aumento tra uomini e donne ormai paritario. Colpa del fumo, uno dei fattori di rischio, che in precedenza era un vizio prettamente maschile, mentre oggi non è più così. I fumatori hanno, infatti, un rischio triplo rispetto a chi non fuma. Altri fattori di rischio noti sono il diabete non insulino-dipendente, ma anche alcol e caffè sono sospettati di favorirne lo sviluppo (fonte Airc). 

Nel caso di Jobs il tumore originario aveva colpito le ghiandole endocrine, tra forme più rare di cancro al pancreas. Nel 2004 il fondatore di Apple aveva subito un intervento chirurgico per rimuovere il cancro al pancreas e nel 2009 un trapianto di fegato nel tentativo di conservare la funzione dell’organo dopo che il cancro si era diffuso oltre il pancreas. Il trapianto lo aveva obbligato anche ad una terapia anti-rigetto di soppressione immunitaria, che ha un notevole impatto sull’organismo.

Un altro caso è quello dell’attore Patrick Swayze, sopravvissuto 20 mesi dopo la diagnosi, mentre uno dei premi Nobel per la Medicina di quest'anno, il canadese Ralph Steinman, è morto di cancro al pancreas il 30 settembre, pochi giorni prima che il premio fosse annunciato. Aveva adoperato le sue scoperte sul sistema immunitario per lottare contro la malattia.


Il pancreas contiene due tipi di ghiandole: ghiandole esocrine che producono enzimi che degradano i grassi e le proteine, e le ghiandole endocrine che producono gli ormoni come l'insulina che regola lo zucchero nel sangue. Circa il 70% dei tumori del pancreas si sviluppano nella testa dell'organo e la maggior parte di questi ha origine nei dotti che trasportano gli enzimi della digestione. 

Purtroppo sintomi non sono chiari nella prima fase. Diventano più evidenti solo quando la malattia ha colpito i dotti biliari o gli organi vicini, determinando una diagnosi tardiva. Si manifestano così perdita di peso e di appetito, ittero (colorazione gialla della pelle), dolore addominale o nella schiena, debolezza, nausea o vomito. Il 20% dei pazienti può essere anche colpita da diabete, dovuto all'incapacità delle cellule malate di produrre insulina. L’età media di insorgenza è 65 anni, raramente si presenta sotto i 40 anni. 

FONTE: Il sole 24 ore Salute
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28 agosto, 2011

Nuovi studi tracciano nuove terapie per la cura del mesotelioma

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I ricercatori del laboratorio di Antonio Giordano, MD, Ph.D., fondatore e direttore dell'Istituto Sbarro per la Ricerca sul Cancro e Medicina Molecolare, hanno identificato nuovi potenziali agenti anti-tumorali che potrebbero essere efficaci nel trattamento del mesotelioma, uno dei tumori più letali, causato dalla esposizione all'amianto. Gli scienziati hanno testato nuove molecole del tipo pirazolo[3,4-d] pirimidina che inibiscono la chinasi SRC, un consolidato bersaglio molecolare nella terapia del cancro. I ricercatori hanno dimostrato che questi inibitori di SRC inducono in maniera efficace la morte cellulare, mediante apoptosi, specificamente in linee cellulari di mesotelioma mentre non mostrano effetti tossici su linee cellulari di mesotelio normale, sostenendo così un possibile uso di questi agenti per un trattamento sicuro del mesotelioma. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista Oncogene del Nature Publishing Group.
I ricercatori hanno anche scoperto che gli inibitori di SRC inducono un aumento della stabilità nucleare dell'inibitore delle chinasi ciclina-dipendente p27.
Questo è "particolarmente interessante se si considera che la perdita di espressione di p27 nucleare è un noto fattore prognostico negativo nel mesotelioma e la localizzazione nucleare di p27 è di fondamentale importanza per la sua funzione di oncosoppressore", ha detto il primo autore dello studio, la Dott.ssa Paola Indovina dell'Università degli Studi di Siena e assistant Professor presso l'Istituto Sbarro.
"Pensiamo che questi dati rappresentino un contributo tempestivo e suggeriscano che lo status di p27 dovrebbe essere attentamente analizzato nel valutare l'uso di inibitori della chinasi SRC negli studi clinici per i pazienti affetti da mesotelioma", ha detto il responsabile dello studio la Dott.ssa Francesca Pentimalli, dell'Istituto Nazionale dei Tumori "Fondazione Pascale" - CROM-Cancer Research Center di Mercogliano e assistant Professor presso l'Istituto Sbarro.
"I risultati confermano SRC come bersaglio terapeutico fondamentale nel mesotelioma e rivelano un nuovo meccanismo, dipendente dalla stabilizzazione nucleare di p27, mediante il quale l'inibizione di SRC può indurre apoptosi nelle linee cellulari di mesotelioma, fornendo un nuovo razionale per l'uso degli inibitori di SRC nella terapia di questa neoplasia" dice il Prof. Antonio Giordano. Questo dimostra anche che in questo contesto, p27 è necessario per indurre l'apoptosi nelle linee cellulari di mesotelioma e, anche se questo meccanismo deve essere ancora definito con precisione, identifica un ruolo attivo di p27 nel mediare l'apoptosi". Lo studio è stato svolto in collaborazione con il Prof. Maurizio Botta, ordinario di Chimica Farmaceutica e Preside della Facoltà di Farmacia, Università di Siena ed anche Professore aggiunto presso l'Istituto Sbarro, che ha sviluppato questi inibitori di SRC insieme alla Prof.ssa Silvia Schenone dell'Università di Genova, Italia.

AUTORE: Pierpaolo Basso
FONTE: Molecularlab.it
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23 giugno, 2011

Torna la Notte Bianca della LILT

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Torna la Notte Bianca della Prevenzione. Per il secondo anno consecutivo la LILT (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) ha puntato su una serata particolare per sensibilizzare i cittadini ad uno stile di vita sano, la prima arma contro i  tumori. Il 23 Giugno dal tramonto e fino a notte fonda (è la notte più lunga dell’anno) in tutta Italia gli ambulatori  della Lilt saranno aperti al pubblico, oltre il solito orario convenzionale, affinché anche chi lavora fino a tardi possa avvicinarsi all’informazione e a visite mediche specialistiche gratuite. Ma il tutto sarà accompagnato da eventi culturali e di divertimento (musei aperti, spettacoli ad hoc, concerti, ecc), per invogliare anche i più pigroni ad uscire di casa e dedicarsi un pochino di tempo. La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Sul sito della Lilt, il programma dettagliato città per città e l’indirizzo di 395 ambulatori (elenco reperibile cliccando sul link).

La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) è un Ente Pubblico su base associativa che opera sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, sotto la vigilanza del Ministero della Sanità e si articola in Comitati Regionali di Coordinamento. Opera senza fini di lucro e ha come compito istituzionale primario la prevenzione oncologica. L’impegno della LILT nella lotta contro i tumori si dispiega principalmente su tre fronti: la prevenzione primaria (stili e abitudini di vita), quella secondaria (promozione di una cultura della diagnosi precoce) e l’attenzione verso il malato, la sua famiglia, la riabilitazione e il reinserimento sociale.
In questo senso i punti di forza della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sono rappresentati dai 395 ambulatori dislocati su tutto il territorio nazionale e dai numerosi volontari al servizio della comunità. Attraverso le 106 Sezioni Provinciali la LILT persegue le proprie finalità sul territorio nazionale. Le Sezioni sono organismi associativi autonomi (in molti casi riconosciute come ONLUS) che operano nel quadro delle direttive e sotto il coordinamento della Sede Centrale di Roma e dei rispettivi Comitati Regionali di Coordinamento.


FONTE: Lilt.it
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Confermata l'efficacia del vaccino contro il Papilloma Virus

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Uno studio epidemiologico condotto in Australia, fra i primi paesi al mondo ad introdurre il programma di vaccinazione per le donne fra i 12 e i 26 anni, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet registra una evidente diminuzione dei casi di lesioni displastiche cervicali di grado elevato proprio grazie all'uso del vaccino contro il HPV (Human Papilloma Virus). L'Australia, ricorda il Guardian, ha introdotto il vaccino contro l'HPV nel 2007. I dati raccolti indicano che la percentuale delle ragazze sotto i 17 anni con lesioni cervicali è scesa dello 0,38%, con un dimezzamento dei casi da 0,80% al 0,42%. Non è stata registrata invece un'analoga diminuzione dei casi nelle donne sopra i 17 anni. Questo non sorprende, poiché il vaccino è più efficace se somministrato prima del primo rapporto sessuale. I risultati, affermano gli autori dello studio "confermano la giustezza della tesi che punta a un target di preadolescenti per la somministrazione del vaccino".

«È la prima volta che si dimostra l’efficacia delle campagne vaccinali sperimentalmente - spiegano gli autori - anche se bisogna ricordare alle donne che il vaccino non rende completamente immuni dal tumore, ed è sempre necessario fare i controlli». Anche in Italia la campagna vaccinale contro l’Hpv è stata iniziata nel 2007, e secondo un primo bilancio fatto dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2010 si è raggiunta una copertura del 59% delle adolescenti nate nel 1997, una percentuale che nei piani dovrebbe salire al 95% nel 2013.

FONTE: La Stampa.it
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29 luglio, 2010

Primi due trapianti di trachea al mondo, ma il chirurgo che ha operato sbatte la porta: "In Italia non c'è meritocrazia"

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L'equipe guidata dal chirurgo Paolo Macchiarini, dell'azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze, ha eseguito con successo i primi due trapianti di trachea  in persone affette da tumore maligno tracheale, unici al mondo per una particolare tecnica utilizzata. Le due pazienti, una di circa 30 anni di nazionalità Ceca, l'altra di circa 20 anni inglese, sono in fase di dimissione dall'ospedale in condizioni "soddisfacenti". Circa 35 persone dell'equipe hanno lavorato per il successo dell´operazione.

Nel secondo intervento sulla paziente inglese è stata eseguita, per la prima volta in Italia, una radioterapia intraoperatoria in corso di trapianto di trachea, coordinata dal professor Giampaolo Biti, per ridurre al minimo il rischio di recidive tumorali. La prima paziente operata, viene spiegato, era stata sottoposta a chemioterapia, per una preventiva riduzione della lesione neoplastica.

Fra le particolari innovazioni utilizzate in questi interventi è l'inserimento all'interno delle trachee trapiantate di protesi innovative. Sono cilindri fatti su misura con una sorta di maglia riassorbibile in circa tre mesi dall'operazione. Le protesi sono necessarie a sorreggere dall'interno le trachee favorendo il processo di rigenerazione della mucosa.

Le nuove tecniche di chirurgia rigenerativa e le possibilità terapeutiche per la cura del tumore della trachea saranno illustrate dal professor Paolo Macchiarini nel corso di una conferenza stampa in programma domani, venerdi' 30 luglio alle 12.30 nell'Aula magna del Nuovo ingresso dell'Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze, in Largo Brambilla 3.

Secondo il sito Repubblica, il chirurgo Macchiarini, rientrato da poco in italia dopo una lunga esperienza professionale all'estero, avrebbe eseguito gli interventi ma avrebbe anche rassegnato le dimissioni in aperta polemica con la sua azienda ospedaliera.

Come dichiarato al giornale: "Avevo dato la parola a questi due pazienti e quindi li opero, poi basta. L´azienda doveva adempiere a vari impegni ma non lo ha fatto. Non posso nemmeno firmare la lettera di dimissioni per un malato. Non ho una stanza mia in reparto". Macchiarini è un personaggio complesso. Realizza interventi unici, in tanti gli riconoscono grandi capacità ma spesso non incontra la simpatia di chi lavora con lui. A Careggi l´hanno osteggiato per primi gli universitari, bloccando il tentativo del preside Gensini di farlo diventare ordinario.

Sempre secondo il recente articolo della Repubblica, Macchiarini attacca anche l´Università, che non l´ha voluto. "Ero andato via trent´anni fa, ho ritrovato una situazione peggiore. I bravi restano indietro. Figurarsi che il professore ordinario di Careggi nella mia materia vieta agli specializzandi di venire a imparare da me. Così non vanno in sala operatoria. A me ormai non mi fanno più ordinario a Firenze, mi spiace per i miei collaboratori, che non potranno avere una carriera accademica. Penso alle famiglie che fanno di tutto per far studiare i figli e poi li vedono sorpassati perché non c´è meritocrazia. Mi dispiace andare via, anche perché sono toscano ma contro certi muri, soprattutto accademici non si può fare nulla". Parole amare del primo dottore medico chirurgo ad eseguire una operazione di tale complessità in Italia.
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31 marzo, 2010

Proteina CCL21 e tumori "linfonodali": le ultime dalla rivista "Science"

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I risultati di una ricerca, pubblicati sulla rivista "Science", stanno ipotizzando come certe cellule tumorali possono riuscire a sfuggire all'identificazione operata dal sistema immunitario imitando le caratteristiche dei linfonodi. Questa scoperta offre al mondo della ricerca nuove informazioni sul ruolo del sistema linfatico. L’UE ha sostenuto questo lavoro attraverso il Consiglio europeo della ricerca (CER), che è finanziato nell’ambito dell'ormai famoso programma "Idee del Settimo programma quadro" (7° PQ).

Lo studio, condotto da un team dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, ha dimostrato che i tumori sono in grado di sfuggire agli attacchi creando un microambiente tollerante e imitando le caratteristiche fondamentali dei linfonodi. “Il tumore inganna l’organismo facendogli credere di essere un tessuto sano”, ha spiegato la professoressa Melody Swartz, a capo del Laboratorio di bioingegneria linfatica e del cancro (LLCB) presso l’EPFL.

L’obiettivo del team dell’EPFL era quello di capire come i tumori inducono la tolleranza immunitaria, permettendo al tumore di svilupparsi e diffondersi. Hanno studiato modelli di melanoma (un tipo di cancro della pelle) nei topi per concentrarsi su una particolare proteina chiamata CCL21 (chemochina (motif C-C) legante 21) che normalmente si trova nei linfonodi sani. Questa proteina attrae i linfociti T (timo) e li programma per svolgere importanti funzioni immunitarie.

I ricercatori hanno trovato che alcuni tumori sono in grado di secernere questa proteina per creare tessuto simile a quello dei linfonodi sulla superficie esterna del tumore. I linfociti T sono quindi portati a credere che il tumore non sia un nemico da eliminare, il che permette al tumore di rimanere nascosto al sistema immunitario.

Si legge nella relazione: “Sosteniamo che alterando il microambiente del tumore, i tumori che secernono la CCL21 cambiano la risposta immunitaria da immunogenica a tollerogenica, facilitando in questo modo il progredire del tumore”. La dott.ssa Jacqueline Shields dell’EPFL ha inoltre dichiarato: “La scoperta che i tumori possono attrarre i linfociti T naive e i linfociti regolatori, ed istruirli, ha implicazioni importanti per l’immunoterapia del tumore”.

Dato il fatto che un tumore progredirà solo se elude le difese del sistema immunitario fin dall’inizio, la ricerca ha scoperto un modo per evitare che il tumore progredisca. Questo rappresenta un significativo passo avanti per lo sviluppo di cure per il cancro. Questi risultati fanno anche intravedere nuove possibilità di ricerca sul rapporto tra il sistema linfatico e la ricerca sul cancro.

Fonte: www.liquidarea.com e www.sciencemag.org

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02 ottobre, 2009

La tecnica REIMS e la sua applicazione in campo chirurgico per la rimozione del solo tessuto tumorale

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Il notiziario "Cordis" riporta una importante novità in campo dell'oncologia: sarebbe stata messa a punto una tecnica che permette ai chirurghi di distinguere "in tempo reale" durante l'operazione quale sia la parte esatta di tessuto canceroso da eliminare al fine di ridurre al minimo le lesioni apportate al tessuto ancora sano. Questa tecnica potrebbe risparmiare ulteriori interventi chirurgici postoperatori necessari per rimuovere del tessuto tumorale che non è stato asportato nel corso della prima operazione e inoltre potrebbe aiutare ad accelerare i processi di guarigione, riducendo al minimo le recidive.

L'Unione europea ha sostenuto il lavoro attraverso il progetto "DESI-JEDI-IMAGING" ('Development of mass spectrometric techniques for three-dimensional imaging and in-vivo analysis of biological tissues'), che ha ricevuto una sovvenzione di 1,75 milioni di euro dal Consiglio europeo della ricerca (CER).

Alla base della nuova tecnica c'è la "elettrochirurgia", la quale prevede la sostituzione del bisturi tradizionale con l'elettrobisturi che impiega la corrente elettrica ad alta frequenza per realizzare il taglio e rimuovere il tessuto. Un vantaggio dell'elettrochirurgia è rappresentato dal fatto che durante il taglio si ostruiscono i vasi sanguigni ("Cauterizzazione") arrestandone l'emorragia. Mentre viene eseguito l'intervento il tessuto interessato si surriscalda e viene in parte vaporizzato. Inoltre, la corrente elettrica provoca la produzione di molecole caricate elettricamente. Tessuti diversi presentano profili molecolari diversi e il profilo molecolare del tessuto canceroso ha un aspetto molto diverso da quello del tessuto sano.

In questo studi i ricercatori hanno inserito sull'elettrobisturi tradizionale una pompa speciale che aspira le molecole vaporizzate e le invia ad uno spettrometro di massa, quest'ultimo è uno strumento che analizza il profilo molecolare del tessuto tagliato e fornisce i risultati dell'analisi al chirurgo in tempo reale. I ricercatori hanno battezzato la nuova tecnica "REIMS" ("rapid evaporation ionisation mass spectrometry").

Cosi come dichiarato da Zoltan Takats dell'Università "Justus Liebig" in Germania, "Con la tecnica REIMS l'analisi del tessuto, compresa l'analisi dei dati, richiede meno di un secondo e durante l'intervento il chirurgo riceve in tempo reale tutte le informazioni sulla natura del tessuto che sta tagliando". Il sistema è stato anche capace di informare sul fatto che si trattasse di un tumore allo stadio iniziale o avanzato.

Il sistema non è stato ancora provato sull'uomo ma i ricercatori fanno notare che tutti gli esperimenti sono stati eseguiti rispettando le condizioni richieste per eseguire interventi chirurgici sull'uomo. Sono pertanto fiduciosi che presto la nuova tecnica arriverà e troverà applicazione in pochi anni in tutte le sale operatorie.

FONTE: Cordis
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24 settembre, 2009

Tak-1 e tumore al pancreas: da un ricercatore italiano una nuova speranza...

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Si accende la speranza per la cura del tumore al pancreas, il più letale, per il quale finora non esiste praticamente cura e che uccide il 95 per cento dei malati entro cinque anni dalla diagnosi. E si deve a un ricercatore italiano, Davide Melisi, un significativo passo avanti in tal senso. Melisi, 33 anni, ha presentato la ricerca al Congresso Europeo dell'Oncologia "Ecco-Esmo" di Berlino, dimostrando per la prima volta che un meccanismo che consente la inibizione della proteina TAK-1 rende possibile un aumento di 70 volte dell'efficacia della chemioterapia verso il tumore, aprendo la via allo studio di nuovi farmaci associati ai chemioterapici.

Dopo anni di studio, il gruppo dell'Anderson Center di Houston guidato da Jim Abbruzzese ha scoperto che è proprio la TAK-1 a rendere "inaccessibile" il tumore al pancreas, una corazza naturale che Melisi con l'aiuto della casa farmaceutica "Ely Lilly" è per la prima volta riuscito a incrinare grazie a una molecola che la inibisce e la indebolisce. I test, al momento condotti soltanto sui topi, sono incoraggianti: dopo aver iniettato le cellule tumorali direttamente nel pancreas (e non sottocute come si fa di solito) alle cavie è stata somministrata una dose di farmaco chemioterapico più bassa del normale, riuscendo tuttavia a ottenere una riduzione del 78 per cento del volume del tumore, con un raddoppio della sopravvivenza.

"Con questo inibitore della TAK-1 - spiega Melisi - siamo riusciti a far calare di 70 volte la resistenza del tumore: in pratica somministrando una dose 70 volte più bassa di chemioterapico si ottiene la stessa riduzione della massa tumorale. E nei topi la sopravvivenza è passata da 66 a 122 giorni. Ora dovremo passare alla fase 1 sugli esseri umani, speriamo di farlo a Napoli".

Dopo 4 anni di ricerca a Houston (negli Stati Uniti) il ricercatore tornerà all'Istituto dei Tumori "Fondazione Pascale" di Napoli per continuare il proprio progetto. "All'istituto Pascale di Napoli c'e' molto fermento - conferma alla stampa il ricercatore - e nel 2010 contiamo di partire con la fase 1. Ci vorranno anni per rendere disponibile il farmaco, ma il vantaggio, se così si può dire, del cancro al pancreas, che colpisce solo in Italia 6.000 persone ogni anno, è che purtroppo questa forma di cancro è talmente letale dal rendere disponibili poche soluzioni terapeutiche (il più grande successo finora è un farmaco che allunga la vita di 14 giorni) e ogni piccolo risultato è un enorme risultato".



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24 febbraio, 2009

Cancro al seno e contraccettivi: una nuova ricerca conferma il legame

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L'uso della pillola contraccettiva puo' favorire lo sviluppo del tumore al seno: lo ribadisce una nuova ricerca pubblicata dall'American Journal of Epidemiology. Fino ad oggi, l'associazione tra cancro al seno e contraccettivi orali si basava "per lo piu' su studi condotti prima del 1990", nota l'equipe di ricercatori, diretta dalla dottoressa Lynn Rosenberg, della Boston University. Per la sua analisi, il team della Rosenberg ha usato invece dati recenti, coinvolgendo donne che partecipavano al Case-Control Surveillance Study. I ricercatori hanno cercato di capire se l'uso della pillola contraccettiva fosse legato al rischio di cancro al seno nelle pazienti cui era stata diagnosticata la malattia tra il 1993 e il 2007 e, nel caso l'associazione fosse valida, se il rischio variasse in base alla razza o ai recettori ormonali del cancro al seno. Lo studio ha coinvolto 907 donne con cancro al seno e 1.711 sane. Le donne che avevano assunto contraccettivi orali per un anno o piu' avevano il 50% o piu' di probabilita' di ammalarsi rispetto alle donne che non li avevano assunti o li avevano presi per meno di un anno. Inoltre, l'assunzione della pillola per lungo tempo e l'appartenenza alla razza nera aumentavano le probabilita' di sviluppare il tumore, mentre la presenza dei recettori ormonali del cancro al seno non influiva sull'associazione tra contraccettivo orale e cancro al seno. "L'uso dei contraccettivi orali e' molto diffuso ed e' quindi importante mettere in guardia le donne sui possibili effetti sulla salute", conclude Rosenberg.

FONTE: Agi.it Salute
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29 luglio, 2008

Tumori: in Piemonte in prova una nuova tecnica di colonscopia virtuale

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E’ stato messo a punto in Piemonte un nuovo esame diagnostico per la diagnosi del tumore al colon e al retto, la “colonscopia virtuale”. La sua realizzazione ha richiesto sei anni di ricerca e gli studi compiuti dall’Ircc di Candiolo hanno dimostrato la sua grande precisione. La Regione Piemonte investirà ora 4,7 milioni di euro per testarla. L’obiettivo è salvare più persone possibile da una patologia la cui cura costa mediamente al servizio sanitario 30 mila euro a malato. La colonscopia (o coloscopia) è un esame diagnostico volto ad esplorare le pareti interne del colon, per scoprire eventuali lesioni, ulcerazioni, masse tumorali. È un importante strumento di prevenzione, che permette di individuare e, se necessario, rimuovere all'istante, dei tumori anche molto piccoli e in fase iniziale, impedendone lo sviluppo e la degenerazione. La colonscopia è consigliata ad intervalli regolari di 5-6 anni come corretta attività di screening per tutti i soggetti a rischio: ad esempio per coloro che hanno familiarità con i tumori del colon; o comunque dopo i 50 anni, quando dall’esame delle feci si rileva la presenza di sangue, anche in tracce minime.
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26 luglio, 2008

E' morto Randy Pausch, docente universitario noto per la sua ultima "lezione-testamento"

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Randy Pausch è morto ieri per un tumore al pancreas. Era un docente universitario, mediamente bravo, di scienze informatiche alla Carnegie Mellon University in Pennsylvania. Aveva 47 anni, la tendenza al sorriso, la passione per i peluches che si vincono al luna park, tre splendidi figli e un passato da progettista di realtà virtuale per la Disney. Sin qui nulla che finirebbe sulle pagine di un giornale. La morte «normale» e la vita «normale» non hanno quasi mai spazio tra le colonne di un quotidiano, nelle notizie dei tg, tra le curiosità di Internet.

Eppure Pausch è riuscito a trasformare questo dramma terribilmente «ordinario» in qualcosa che tocca le persone e i media. Mesi fa, quando ha saputo che per il suo tumore non c’era cura, si è chiesto quale fosse il modo migliore per lasciare un testamento spirituale ai figli. Si è detto: «Sono un professore e i professori fanno lezioni». Così è andato di fronte ai suoi studenti e, a telecamere accese, ha fatto la sua ultima lezione. Non di informatica. Nemmeno, e sarebbe stato ovvio il contrario, sulla morte. È andato davanti a tutte quelle persone, davanti alla sua famiglia, e ha fatto una lezione sulla vita. Su come l’esistenza ci appare a guardarla dalla fine, dai suoi ultimi scampoli.

Così in un aula gremita si è raccontato, senza commiserazione, armato di coraggio e ironia, deciso a «rinchiudere tutto me stesso in una bottiglia che poi i miei figli un giorno apriranno»...si è raccontato, ha fatto ridere il pubblico, lo ha commosso, ha parlato dei suoi sogni infantili, di come è cresciuto, di ciò che considerava giusto e di ciò che considerava sbagliato.

Vi lascio il link, è breve e sottotitolato in italiano, dal Corriere della Sera
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_6b0863e2-5a58-11dd-bcb1-00144f02aabc&vxBitrate=300


AUTORE: DrWilson (utente forum Futurimedici.com)
FONTE: Forum Futurimedici.com
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