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AFORISMA DEL GIORNO

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07 aprile, 2011

Il russare, il sonno e la prevenzione di patologie cardiache: l'importanza del dormir bene...

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Sono stati necessari anni prima che, sulla base di numerose evidenze cliniche e strumentali (polisonnografia), si consolidasse, nella mentalità medica e della gente comune, l’idea che il russare non è soltanto un fastidioso e curioso rumore emesso da alcuni soggetti durante la respirazione nel sonno, bensì una condizione patologica. Il russare (o russamento) è un rumore provocato dalle vibrazioni del palato molle al passaggio di aria durante l’inspirazione. Il russamento è cioè espressione di una subostruzione delle vie aeree in sonno (ostruzione ipnogenica) e occorre principalmente nella fase dell’addormentamento e nel sonno lento profondo. Di fatto questo disturbo rappresenta il primo stadio della sindrome delle apnee morfeiche altrimenti detta "sleep apnea ostruttiva" e la precede spesso di molti anni.

E’ documentato che, per il sopraggiungere di vari fattori (tra i principali: l’età, l’aumento di peso, l’uso cronico di fumo e alcolici, patologie che provocano ostruzione a livello nasale o oro-faringeo), l’ostruzione ipnogenica solo parziale delle vie aeree responsabile del russamento, diviene completa e porta alla comparsa di apnee nel sonno, con relativo calo dell’ossigeno nel sangue. La comparsa delle apnee comporta inoltre una progressiva frammentazione del sonno; infatti alla fine di ogni apnea il soggetto ha un alleggerimento della profondità del sonno o addirittura un fugace risveglio.

Conseguentemente nel tempo il soggetto con sleep apnea ostruttiva sviluppa sonnolenza diurna, calo della capacità di concentrazione e della memoria. Si configura cosi’ il quadro clinico tipico dei pazienti sleep-apnoici caratterizzato da lunga storia di russamento, successiva sonnolenza eccessiva diurna , generalmente in soggetto di sesso maschile, di mezza età e in soprappeso corporeo.

La prevalenza della sleep apnea ostruttiva nella popolazione generale è del 4% negli uomini e del 2% nelle donne. Nelle donne il disturbo si riscontra soprattutto dopo la menopausa. La sleep apnea ostruttiva e’ tipicamente una patologia della mezza eta’ ma puo’ colpire anche soggetti in età infantile, in particolare soggetti con ipertrofia adeno-tonsillare. Varie evidenze cliniche, epidemiologiche e strumentali hanno chiaramente documentato che il russamento di per sè e ancor più la sleep apnea rappresentano un fattore di rischio per la salute cardio-cerebro-vascolare, indipendentemente dal fatto di essere spesso in associazione con altri noti fattori di rischio vascolare, quali il soprappeso corporeo, l’età, il diabete, il fumo e l’alcol.

I soggetti sleep apnoici sono più frequentemente ipertesi. Inizialmente il primo segno è subdolo e questi soggetti presentano valori pressori nei limiti della norma di giorno ma hanno valori alterati di notte (di notte la pressione dovrebbe normalmente avere valori più bassi rispetto a quelli diurni e invece in questi soggetti ciò non si verifica),. Successivamente i valori pressori aumentano anche nelle ore diurne. I pazienti con sleep apnea hanno una più alta incidenza di cardiopatie ischemiche e ictus cerebrale.

Spesso a complicare il quadro interviene il fatto che una lesione vascolare cerebrale può a sua volta essere causa ex novo di una sleep apnea o peggiorare una sleep apnea pre-esistente. I meccanismi attraverso cui la sleep apnea nuoce al sistema cardiocircolatorio sono molteplici e non ancora tutti chiariti. Sia per l’aumento della pressione intratoracica negativa con aumento del ritorno venoso sia per la vasocostrizione provocata dall’ipossiemia, la sleep apnea comporta aumento della pressione sia a livello del circolo polmonare sia a livello sistemico. Nella sleep apnea possono generarsi, verosimilmente in relazione a un maggior tono del simpatico, aritmie cardiache di varia gravità (extrasistolia sopraventricolare e ventricolare, flutter, fibrillazione atriale etc…).

Sono inoltre segnalati in questi pazienti aumento della viscosità ematica, aumento della proteina C reattiva e della resistenza all’insulina, tutti fattori che entrano nella fisiopatologia del danno vascolare. Non esiste, a tutt’oggi, una terapia farmacologica efficace per la sleep apnea ostruttiva. L’intervento curativo è multidisciplinare. Un ruolo importante ha il calo ponderale tramite dieta e la correzione di eventuali patologie di pertinenza otorinolaringologica (deviazione del setto nasale,ipertrofia dei turbinati, ipertrofia adeno-tonsillare, ipertrofia palato molle e ugola). In molti casi il trattamento può risolversi nell’applicazione, di notte, di un ventilatore a pressione positiva che “pompa” l’aria attraverso una mascherina nasale e/o buccale e forza così’ il flusso aereo senza far occorrere le apnee.




a cura del dott. Cesare Arezzo Specialista in Fisiopatologia Respiratoria
Centro per la Diagnosi e Terapia dei Disturbi Respiratori Sonno Correlati
Fisiopatologia Respiratoria - Ospedale "San Paolo" di Bari

Ulteriori info su: www.cesarearezzo.it

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29 novembre, 2010

Curare apnee notturne può contribuire a ridurre la sonnolenza diurna

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Curare le apnee notturne, puo' contribuire a ridurre gli incidenti stradali. Questo perche' l'Osas, la sigla con cui si definisce in termini medici l'apnea notturna e il russare, puo' portare sonnolenza diurna che sempre di piu' (basti pensare al temuto colpo di sonno) e' ritenuta causa di numerosi incidenti stradali. Di questo argomento si e' parlato al XXII congresso internazionale della SIDO, Societa' Italiana di Ortodonzia, perche' anche il dentista e l'ortodontista possono curare l'OSAS. Il ruolo dell'ortodontista e' di grande importanza perche', incontrando ogni anno migliaia di pazienti puo' facilmente fare campagna informativa e di prevenzione sull'argomento. Durante la valutazione dello stato di salute del paziente, l'ortodontista, poi, puo' anche chiedere al paziente se russa, se ha frequenti apnee notturne o se soffre di sonnolenza diurna. Domande importanti che potrebbero davvero salvare molte vite, se il paziente si riconosce in questi sintomi e lo specialista lo indirizza a un esperto di medicina del sonno. Dopo una polisonnografia, esame indolore e non invasivo (consiste nel monitoraggio del sonno del paziente) l'esperto individua il problema e indirizza il paziente dal giusto specialista che puo' essere lo pneumologo, l'otorinolaringoiatra o il chirurgo maxillofacciale. Spesso, a chi soffre di questi disturbi viene consigliato di usare la notte il CPAP, una mascherina che apre le vie aeree, permette un sonno migliore. Per casi meno gravi il paziente viene rimandato nuovamente dal dentista che realizza uno speciale apparecchio anti russamento. "L'OSAS", spiega la presidente della SIDO, Carmela Savastano, "va curato con un approccio multidisciplinare, per migliorare la qualita' del sonno e la qualita' della vita del paziente in generale. Il paziente che piu' facilmente e' colpito da questi disturbi e' uomo con un'eta' compresa tra i 45 e 55 anni in sovrappeso, ancora in piena attivita' lavorativa. La cura permette di tornare tranquillamente alla guida dell'auto e una migliore efficienza cognitiva".

FONTE: Agi.it Salute
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14 gennaio, 2009

Ridurre le ore di sonno favorirebbe la comparsa del raffreddore

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Ridurre le ore di sonno al minimo essenziale può favorire la comparsa di patologie transitorie come l'influenza o la congiuntivite. Secondo una recente ricerca della "Carnegie Mellon University" e pubblicata sugli "Archives of internal medicine", si afferma come la carenza di sonno triplicherebbe la possibilità di raffreddarsi rispetto a chi dorme giornalmente più di sette ore per notte. Dormire poco andrebbe a ridurre l'efficienza del sistema immunitario, in particolar modo il sistema ad immunità cellulomediata, e dunque andrebbe a ridurre la capacità del corpo di far fronte ai virus responsabili, appunto, di raffreddore e influenza. "Chi dorme meno di sette ore a notte - rivela lo studio - si ammala tre volte piu' facilmente di tutte le malattie legate alla circolazione dei virus che amano il freddo, rispetto a chi si concede le canoniche otto ore di riposo".

Numerose ricerche, ricordano gli scienziati statunitensi, hanno gia' dimostrato che dalle 7 ore di sonno in su diminuiscono i rischi di malattie cardiovascolari e morte, ma lo studio coordinato da Sheldon Cohen, per la prima volta, mette in relazione diretta la quantità di riposo con uno dei malanni più comuni: il raffreddore. Le conclusioni sono il frutto delle osservazioni condotte su 153 persone di eta' media di 37 anni.

A tutti e' stato chiesto il numero di ore di sonno a notte. Quindi, una volta isolati, sono stati infettati con il comune rinovirus del raffreddore. Tutti, nei cinque giorni seguenti, hanno dovuto fare i conti con i sintomi del raffreddore. Ma non in ugual misura. Si è così visto come coloro che hanno dormito meno hanno offerto una minore resistenza all'avanzare del raffreddore.

Una delle possibili spiegazioni ipotizzate dai ricercatori è che il sonno breve o disturbato influisca con il meccanismo che favorisce le infiammazioni, dunque sulla produzione di citochine, istamina e altri segnali che l'organismo umano mette in campo di fronte a un'infiammazione.

Da qui il consiglio: "Per limitare le probabilità di ammalarsi di raffreddore dormire più di sette ore, se non otto e più, rappresenta un conveniente compromesso".


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11 gennaio, 2009

Anziani: dormire troppo può far innalzare il livello di colesterolo

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Le persone anziane che dormono troppo hanno livelli più alti di colesterolo e quantità inferiori di colesterolo "buono" o Hdl, secondo una ricerca olandese. Sembra che in età non più giovane sia fondamentale dormire il numero giusto di ore: come già osservato da altri studi, le persone che riposano meno di sette ore a notte e quelle che ne dormono più di otto con più probabilità sviluppano malattie di cuore, anche se il motivo non è chiaro, scrivono la Dr.ssa Julia F. van den Berg dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam e i colleghi sulla rivista Psychosomatic Medicine. Il team olandese è partito dall'ipotesi che il colesterolo potesse essere un fattore implicato in questo fenomeno. La Dr.ssa van den Berg e i colleghi hanno perciò messo a confrono la durata del sonno e i livelli di colesterolo, nonchè la proporzione tra colesterolo totale e Hdl, in 768 uomini e donne dai 57 ai 97 anni. Nel complesso, ha scoperto il team, le persone che dormivano di più avevano i livelli di colesterolo più alti. È possibile, dicono i ricercatori olandesi, che le persone che passano più tempo a letto siano meno attive e di conseguenza abbiano il colesterolo più alto, ma il collegamento tra sonno frammentato, tipico di molti anziani, e colesterolo basso, come osservato in questo studio, è più difficile da spiegare.

Il sonno è definito come uno stato di riposo opposto alla veglia. In realtà questa definizione, come altre definizioni che si possono trovare su vari dizionari (periodica sospensione dello stato di coscienza durante il quale l'organismo recupera energia; stato di riposo fisico e psichico, caratterizzato dalla sospensione, completa o parziale, della coscienza e della volontà, dal rallentamento delle funzioni neurovegetative e dall’interruzione parziale dei rapporti sensomotori del soggetto con l’ambiente, indispensabile per il ristoro dell’organismo) non è completamente vera. Come la veglia, infatti, il sonno è un processo fisiologico attivo che coinvolge l'interazione di componenti multiple del sistema nervoso centrale ed autonomo.

Infatti, benché il sonno sia rappresentato da un apparente stato di quiete, durante questo stato avvengono complessi cambiamenti a livello cerebrale che non possono essere spiegati solo come un semplice stato di riposo fisico e psichico. Ad esempio, ci sono alcune cellule cerebrali che in alcune fasi del sonno hanno una attività 5-10 volte maggiore rispetto alla veglia. Due caratteristiche fondamentali distinguono il sonno dallo stato di veglia: la prima è che il sonno erige una barriera percettiva fra mondo cosciente e mondo esterno, la seconda è che uno stimolo sensoriale (ad esempio un rumore forte) può superare questa barriera e svegliare chi dorme. Un adeguato sonno è biologicamente imperativo ed appare necessario per sostenere la vita.


Fonte: Agi.com

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19 agosto, 2008

Gli adolescenti che dormono poco e male sono a maggior rischio ipertensione

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Da una ricerca della Case Western Reserve University di Cleveland pubblicata su "Circulation", la rivista dell'"American Heart Association" si evince che il rischio di diventare ipertesi aumenta di 3,5 volte in coloro che dormono male e cresce invece di 2,5 volte negli adolescenti che dormono meno di 6 ore e mezza per notte. Lo studio ha coinvolto piu' di 200 giovani tra i 13 e i 16 anni che sono stati seguiti per un periodo piuttosto lungo e in cui si è appunto notato una maggiore predisposizione allo sviluppo di ipertensione: dormire male infatti innescherebbe una serie di processi endocrini e neurologici che, anche nel soggetto giovane, porta a sviluppare una maggiore propensione a una maggiore pressione diastolica rispetto al normale. La malattia ipertensiva è responsabile della diminuzione delle aspettative di vita dei pazienti affetti. I disturbi provocati dall'ipertensione gravano sugli organi vitali: cervello, cuore, retina, vasi arteriosi e rene.
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22 luglio, 2008

Cervello: scoperti neuroni riposo

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Scoperti i ''neuroni del riposo'', cellule della corteccia cerebrale inaspettatamente accese durante il sonno profondo. Thomas Kilduff, che ha condotto lo studio presso la divisione di Bioscienze del Menlo Park in California dice:''I neuroni accesi durante il sonno, chiamati nNOS, potrebbero avere un ruolo importante nel recupero di funzioni mentali che vengono rigenerate durante il sonno profondo''. La scoperta potrebbe dunque essere rilevante nella cura dell'insonnia.
FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-21_121238241.html
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01 giugno, 2008

ARTICOLO: l'importanza del dormire bene

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Dormire poco è un vero rischio: di obesità, diabete e forse cancro

Le ultime ricerche hanno scoperto un rapporto stretto fra il debito di sonno e certe malattie C'è chi sta alla televisione fino a notte fonda, chi fa le ore piccole su internet, chi punta la sveglia all'alba per portarsi avanti con il lavoro. Ritmi frenetici, mille impegni, stimoli continui: la tentazione di rosicchiare ore al sonno notturno è irresistibile, ma il prezzo da pagare può essere salato. Negli ultimi cinque anni si sono accumulate decine di ricerche e tutte puntano in una direzione: dormire poco fa male. Da qualche decennio si parla di epidemia per l'obesità, il diabete e i tumori e nello stesso periodo è diventata epidemica la mancanza di sonno (in Italia dagli anni Sessanta ad oggi abbiamo «perso per strada» un paio di ore per notte): nessuno crede più che si tratti di una coincidenza. L'ultimo numero della rivista Nature Medicine snocciola le prove, a cominciare dalla tendenza inesorabile all'accumulo di peso: due chili in più in pochi anni, se il sonno non dura oltre 6 ore. Dormire poco aumenta la quantità di grelina, un ormone che stimola l'appetito, e riduce quella della leptina, che blocca la fame; di pari passo sale l'orexina, ormone che tiene svegli e in cerca di cibo.

Così ora c'è chi vuole anche verificare se basta aumentare le ore di sonno per dimagrire: Giovanni Cizza, dei National Institutes of Health di Bethesda, negli Stati Uniti, sta arruolando 150 obesi che dormono meno di 6 ore per farli riposare un'ora in più e vedere se questo li farà perdere chili. La scarsità di riposo, poi, aumenta il rischio di diabete perché altera il metabolismo degli zuccheri: si utilizza peggio il glucosio, si riduce la sensibilità all'insulina; l'insulina stessa funziona male. «Dormire poco fa aumentare il cortisolo, esponendo ad un maggior rischio cardiovascolare — aggiunge Luigi Ferini Strambi, responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell'Ospedale San Raffaele di Milano — . Inoltre, riduce la sintesi di mediatori del sistema immunitario, che si indebolisce e rende più suscettibili alle infezioni e perfino al cancro». I tumori al seno, alla prostata e al colon-retto sembrano più frequenti in chi dorme poco: alcuni ricercatori di Harvard, ad esempio, dopo aver seguito per 12 anni migliaia di infermiere, hanno dimostrato qualche tempo fa che il rischio di tumore al seno è più alto del 36 per cento se si lavora facendo i turni e si perdono notti di sonno.

Indiziata numero uno, la carenza di melatonina: prodotta quando c'è buio, è chiamata l'ormone- Dracula perché «esce» solo di notte e basta accendere una lampadina per vederne crollare la quantità in circolo, ma ha proprietà anticancro ormai riconosciute. David Blask, del Bassett Research Institute di New York, ha «nutrito » cellule di tumore al seno con sangue preso da studentesse che dormivano più o meno a lungo: ebbene quello delle insonni, povero di melatonina, permetteva al tumore di crescere al doppio della velocità. Così, nessuno si è sorpreso quando è stato dimostrato che le persone con bassi livelli di melatonina registrano un maggior rischio di cancro. Ma c'è dell'altro: stando a quanto riferisce un recente rapporto dei Centers for Disease Control statunitensi, non dormire abbastanza è una specie di indicatore di vita poco sana perché chi dorme meno di 6 ore a notte più spesso cede all'alcol, alle sigarette, alla sedentarietà. A questo punto vien da pensare che per non correre rischi basti stare a letto 12 ore filate. Sbagliato: anche dormire troppo espone a pericoli, visto che aumenta il rischio cardiovascolare e la mortalità in generale. Il perché lo spiega Franco Ferrillo, presidente dell'Associazione Italiana di Medicina del Sonno: «Dormire è una fase di recupero dell'organismo: ridurla espone a rischi, ma c'è uno squilibrio anche se il corpo ha bisogno di riposare troppo a lungo per riprendersi. Chi si trova in uno stato di equilibrio vive meglio e dorme meglio: il sonno è perciò una spia eloquente del nostro benessere. Considerare solo il numero di ore dormite è riduttivo: il parametro che conta davvero è la qualità del sonno».

AUTORE/AUTRICE: Elena Meli FONTE: http://www.corriere.it/salute/08_maggio_25/sonno_malatia_meli_8a1c7976-2a3d-11dd-93c5-00144f02aabc.shtml

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