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AFORISMA DEL GIORNO

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08 novembre, 2016

E' scomparso il celebre medico italiano Umberto Veronesi

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Dalla quadrantectomia al linfonodo sentinella, dalla tecnica salva-capezzolo (‘nipple sparing’) alla radioterapia intra-operatoria. Umberto Veronesi, morto a Milano, è stato sempre avanti di anni rispetto al resto del mondo nel trattamento, soprattutto chirurgico, del tumore della mammella. Amava dire che una donna doveva uscire dalla sala operatoria così come era entrata. Quando 1969 espone a Ginevra, davanti a un consesso mondiale, la sua ricerca sulla quadrantectomia, cioè l’intervento che limita l’asportazione al quadrante mammellare sotto cui c’è il nodulo tumorale, e che era considerato non invasivo rispetto all’allora vigente dogma della mastectomia (l’asportazione totale della mammella), venne – riporta l’Ansa – ascoltato quasi con fastidio.

“Ero giovane, ero italiano – aveva raccontato di recente – venivamo considerati scienziati di serie B e in più trasgredivo all’ortodossia del tempo. In altre parole mi diedero del pazzo”. Lui è però sicuro delle sue ricerche e persevera nella sua pazzia, arrivando negli anni a operare con questa tecnica ben l’80% delle sue pazienti all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO). Ci vogliono 32 anni perché gli stessi americani che lo avevano sbeffeggiato nel 1969 sono costretti a dargli ragione: il 17 ottobre 2002 il New England Journal of Medicine, pubblica un lavoro da cui emerge che a distanza di 20 anni dall’intervento la sopravvivenza delle donne sottoposte a quadrantectomia corrisponde esattamente a quella di coloro cui è stata asportata la mammella intera.

“È la vittoria – osserva in quella occasione Veronesi – della nostra filosofia di attacco al cancro, che è la ‘ricerca del minimo intervento efficace’, sulla filosofia che cerca invece ‘il massimo trattamento tollerabile dal paziente”. Ma il prof è già molto più avanti: lo stesso giorno in cui arriva questo riconoscimento, lui già presenta il perfezionamento della sua invenzione: una tecnica operatoria che, asportando il tumore, restituisce alla paziente un seno vero, completo di areola e capezzolo. E in sole 2 ore di intervento. Questa nuova tecnica, chiamata ‘nipple sparing’, è resa possibile dagli ottimi risultati che negli ultimi anni ha dato la ‘radioterapia intra-operatoria (già sperimentata all’IEO su centinaia di pazienti) che fornisce in un’unica soluzione, durante l’operazione chirurgica appunto, la stessa quantità di radiazioni di un intero ciclo post operatorio, sollevando anche la paziente da una sorta di calvario aggiuntivo ai problemi, anche psicologici, che il tumore al seno comporta.

Ma già anni prima, nel 1996, Veronesi aveva sollevato le sue pazienti da un altro intervento demolitivo accessorio, quello chiamato anche, con termine molto crudo, ‘scavo ascellare’ per l’eliminazione dei linfonodi che, se coinvolti dalle cellule tumorali, sono una via di diffusione del cancro. Fino a quel momento, infatti la quadrantectomia era sempre stata seguita dall’asportazione dei linfonodi.

Veronesi scopre invece che i linfonodi sono colpiti in maniera regolare, secondo un preciso ordine e questo gli dà modo di ‘inventare’ una nuova tecnica chirurgica chiamata del ‘linfonodo sentinella’: se infatti il primo della serie dei linfonodi (quello chiamato appunto ‘sentinella’) è libero, saranno molto probabilmente liberi (cioè privi di cellule tumorali) tutti gli altri (sono ben 25, divisi su tre livelli) e non occorrerà asportarli.

Una vita spesa alla ricerca di come migliorare la tecnica chirurgica (e non solo) per alleviare le sofferenze delle sue pazienti, dal punto di vista fisico, estetico, psicologico, senza comunque mai abbassare il livello di sicurezza della terapia. Una dedizione che gli è valsa anche l’affettuosa nomina, da parte di un’associazione femminile romana, "Donna ad honorem‘. Umberto Veronesi si spegne a novant’anni - ne avrebbe compiuti 91 il 28 novembre - dopo una lunga vita spesa a combattere il cancro.Umberto Veronesi si spegne a novant’anni - ne avrebbe compiuti 91 il 28 novembre - dopo una lunga vita spesa a combattere il cancro.

Nasce a Milano nel 1925, si laurea in medicina e chirurgia nel 1950. Lavora all’Istituto dei Tumori del capoluogo lombardo e ne diventa Direttore Generale. Poi corona il suo sogno europeista, prima con la Scuola Europea di Oncologia nel 1982 e poi con la sua più grande opera: lo Ieo, l’Istituto Oncologico Italiano, inaugurato nel 1991 e diventato presto un esempio per la cura e la prevenzione del cancro a livello internazionale.

Difensore dei diritti degli animali, sostenitore del testamento biologico nonché dell’eutanasia, nel 2003 ha creato la fondazione Veronesi per sostenere la ricerca e la divulgazione scientifica. È stato anche ministro della Sanità durante il governo Amato, dal 2000 al 2001, e Senatore dal 2008 al 2011. Ha ricevuto tredici lauree honoris causa, nazionali e internazionali.Difensore dei diritti degli animali, sostenitore del testamento biologico nonché dell’eutanasia, nel 2003 ha creato la fondazione Veronesi per sostenere la ricerca e la divulgazione scientifica. È stato anche ministro della Sanità durante il governo Amato, dal 2000 al 2001, e Senatore dal 2008 al 2011. Ha ricevuto tredici lauree honoris causa, nazionali e internazionali.


Veronesi è deceduto nella sua casa di Milano. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Era circondato dai familiari, la moglie e i figli. Una personalità forte la sua, diceva spesso di non avere paura della morte. Anticonformista anche nel rapporto con la moglie Sultana Razon dalla quale ha avuto sei figli e che, in un libro, ha raccontato delle relazioni extraconiugali del marito e di quando, mentre guidava, le rivelò di aver avuto un bambino da un’altra donna.

Cordoglio di tutto il mondo scientifico per la scomparsa del professore. #GrazieProf si legge in un tweet pubblicato dall'account della Fondazione che scrive anche: «Oggi per noi è un giorno tristissimo, grazie per i tuoi insegnamenti». «Tutti i malati oncologici, e AIRC in particolare, devono molto alla sua lungimiranza di medico e scienziato e alla sua instancabile tenacia nel perseguire l'obiettivo di terapie più umane, efficaci e accessibili a tutti» commenta per l'Airc, il presidente Pier Giuseppe Torrani che ricorda il medico come «parte di una generazione che hanno fatto la storia della medicina in Italia e che sono cresciuti all'interno dell'Istituto Tumori di Milano, il primo luogo di cura che ha approcciato la malattia oncologica con l'occhio della modernità». «La morte di Umberto Veronesi rappresenta una grande perdita per l'oncologia italiana. È stato promotore di numerosi progetti di ricerca e di raccolte fondi che hanno permesso di organizzare e fare ricerca oncologica in Italia» ha detto Carmina Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica. «Salutiamo commossi un grande uomo e scienziato, punto di riferimento per le grandi speranze laiche del nostro Paese e non solo - scrive in una nota l'associazione Luca Coscioni - Ricordiamo con gratitudine l'onore che ci ha fatto partecipando attivamente alla campagna referendaria sulla legge 40, a quella per l'eutanasia legale e per la legalizzazione della cannabis».

«Lui era un testimone del sì ma al di là di questo, è stato un grande uomo per la sanità. Vorrei che lo ricordaste con un grande applauso» il ricordo che gli ha tributato il premier Matteo Renzi, durante una manifestazione a La Spezia. Ma sono tantissimi gli attestati di stima e condoglianze per la famiglia che stanno arrivando dopo la diffusione della notizia della scomparsa dell’oncologo. Tra questi il tweet del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «Addio a Umberto Veronesi, grande scienziato uomo di valore, che ha insegnato alle donne come vincere e difendersi dal cancro. Un abbraccio affettuoso ai suoi cari». Con un tweet, lo saluta anche il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, che scrive: «Cordoglio per la morte di un grande uomo, medico, ricercatore che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri. Grazie Veronesi». «Una vita dedicata alla lotta contro i tumori, un grande medico e un uomo libero. Ci mancheranno la scienza e le riflessioni di #Veronesi» scrive su Twitter il presidente del Senato, Pietro Grasso. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, affida ad una nota il ricordo di Veronesi di cui parla come un «milanese vero, uno dei protagonisti della storia di Milano. Ha unito alla sue qualità di medico e di scienziato di fama mondiale una forte e decisa passione civica e politica. Milano e l'Italia piangono in lui la figura di un vero laico capace di costruire istituzioni che hanno alleviato il percorso della malattia di migliaia di persone».


FONTE: "Il Fatto Quotidiano" e "Corriere.it"
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27 dicembre, 2011

Tumore al seno: trovato possibile legame con terapia ormonale sostituitiva

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Un gruppo di ricercatori della "McMaster University" ha trovato prove di veridicità a favore alla teoria sul collegamento tra il possibile sviluppo di neoplasie al seno e l'ausilio di terapia ormonale sostitutiva (HRT) attuata principalmente in età avanzata per controllare i sintomi connessi all'insorgenza della menopausa. Già in uno studio condotto nel 2002 la "Women Health Initiative" statunitense (WHI) aveva trovato una maggiore incidenza di cancro al seno, di infarto e ictus tra le donne che ricorrono alla HRT. In seguito allo studio c'è stato un rapido declino della terapia ormonale sostitutiva con conseguente riduzione dell'incidenza di cancro al seno in molti paesi. Tuttavia, l'HRT viene oggi proposto alle donne in piccole dosi e per un periodo di tempo piu' breve. Con questo studio ora i ricercatori della McMaster hanno trovato ''prove convincenti'' per una diretta associazione tra l'uso di terapia ormonale sostitutiva a dosi elevate e l'aumento dell'incidenza della malattia, incrementando la preoccupazione e la ovvia necessità di compiere studi più approfonditi sui limiti di dosaggio terapeutico di HRT (attualmente in pratica clinica somministrati normalmente in un quantitativo ben al di sotto della soglia di rischio per tali neoplasie). I risultati della ricerca saranno pubblicati nel gennaio 2012 sul "Journal of Epidemiology e Community Health".

''Le prove sono convincenti circa il fatto che l'uso di TOS aumenta il rischio di cancro al seno, e inoltre circa il fatto che la sua cessazione riduce questo rischio'', hanno detto i ricercatori.  Kevin Zbuk, professore di oncologia presso il Michael G. DeGroote School of Medicine della McMaster e autore principale dello studio, ha affermato: ''Nel nostro studio abbiamo esaminato tutti i piani epidemiologici precedenti in merito all'associazione fra HRT e neoplasie mammarie. Ci sono prove molto chiare a favore della dimostrazione che   una diminuzione dell'uso di terapia ormonale sostitutiva si accompagni ad una diminuzione dei tassi di incidenza''. Tuttavia, lo stesso Zbuk precisa che ''se è ritenuto come necessaria, questa terapia deve essere ugualmente usata, possibilmente per il minor tempo possibile e alla dose più bassa necessaria per alleviare i sintomi''.

FONTE: Agi Salute
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13 ottobre, 2010

Le iscritte di Facebook scendono in campo accanto alla LILT

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Migliaia di donne italiane in queste ore stanno modificando il loro stato su Facebook con un messaggio personale dai toni maliziosi che incuriosisce molti, soprattutto uomini: "Mi piace… lì". E al posto del lì, la fantasia si sbizzarrisce a elencare quei luoghi in cui le donne coinvolte in questo progetto lasciano... la loro borsa. Il motivo di tanto successo virale per questa operazione su Facebook è presto detto e per nulla ludico: è il supporto che le donne italiane stanno dando, volontariamente, alla promozione del mese (ottobre) della prevenzione del cancro al seno, grazie alla campagna "Nastro Rosa" voluta dalla Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori.

Il mese di prevenzione è arrivato alla sua diciassettesima edizione: in questi giorni, contattando le sedi provinciali della Lilt, è possibile prenotare la visita gratuita di controllo in uno dei quasi 400 ambulatori presenti sul territorio nazionale. Sensibilizzare l’universo femminile sui controlli e sul come sconfiggere la malattia attraverso le visite e l’autoanalisi è un passo fondamentale in un Paese in cui ogni anno viene diagnosticato il cancro al seno a 40mila donne e dove una donna su 33 muore per un carcinoma mammario. Ancor più grave, una proiezione sul 2010 dice che a fine anno i nuovi casi di tumori saranno stati 42mila. Nastro Rosa, attraverso la sua campagna, ricorda che di tumore al seno si può guarire, almeno nel 90 per cento dei casi, sia attraverso operazioni di prevenzione primaria (mangiare bene, fare movimento, non fumare ecc) che secondaria (le visite di controllo che variano a seconda dell’età e dei singoli casi, in modo da riuscire ad arginare l’eventuale tumore nella sua fase iniziale, quando questo è curabile). La lega che combatte i tumori insiste particolarmente sulla mammografia, esame che a partire dai 40 anni di età dovrebbe essere svolto da tutte le donne una volta all’anno.

Per ricordare a tutte l’importanza della prevenzione, la Lilt ha organizzato una serie di eventi collaterali, come l’illuminazione di color rosa di alcuni dei monumenti delle città italiane, operazione che avviene anche all’estero su edifici imponenti come l’Opera House di Sydney, o su meraviglie della natura come le cascate del Niagara, tra Stati Uniti e Canada. L’uso di Facebook e della potenza dei fenomeni virali online non è una novità per Nastro Rosa. Già lo scorso anno infatti le donne del social network si mobilitarono per ricordare a tutte la prevenzione del cancro alla mammella. Nel 2009 il tema con cui aggiornare il proprio status era il colore del reggiseno che si indossava in quel momento.

FONTE: Corriere.it
Autore: Eva Perasso
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31 maggio, 2010

Un vaccino contro il cancro al seno che funziona sui topi, test sull'uomo dal prossimo anno

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Una proteina può vincere il tumore della mammella. Lo studio pubblicato su Nature Medicine ha dimostrato che la somministrazione della 'alfa-lattoalbumina' è in grado di attivare la risposta immunitaria contro le cellule cancerose. Fino ad adesso gli unici vaccini antitumorali funzionavano contro virus esterni al corpo e non contro la malattia vera e propria

Il siero sperimentato dalla Cleveland Clinic Learner Research Institute ha evitato lo sviluppo della malattia alle cavie, nonostante queste avessero una predisposizione genetica al carcinoma della mammella. Ottimista l’autore dello studio Vincent Tuohy: “Crediamo che questo vaccino un giorno si userà per prevenire il cancro al seno nelle donne adulte. Ma va detto che bisognerà aspettare anni, il tempo insomma che la sperimentazione venga condotta anche sull’uomo”.

Per arrivare alle conclusioni pubblicate su Nature medicine, gli studiosi hanno testato il siero vaccinale su un gruppo di topi da laboratorio modificati geneticamente per sviluppare il cancro. A una metà del campione è stato inoculato un vaccino contente la alfa-lattoalbumina, vale a dire una proteina caratteristica della malattia, l’altra metà invece riceveva un siero privo di principio attivo. I risultati hanno dimostrato che questa proteina, generalmente assente nelle donne sane se non nel periodo dell’allattamento, è in grado di stimolare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali risparmiando quelle sane.

E ancora, oltre a arrestare lo sviluppo della malattia è anche in grado di impedirne la comparsa. Quindi potrebbe essere una strategia alternativa a misure drastiche come la mastectomia preventiva anche per le donne più giovani ad altissimo rischio.

Proprio per verificare il vaccino, a partire dal 2011 partiranno i test. Secondo Vincent Tuohy, l'immunologo del Lerner Research Center di Cleveland, le candidate ideali saranno le donne con più di 40 anni, quelle con più rischio di ammalarsi ma anche con meno possibilità di restare incinta, dato che il vaccino interferisce con la produzione di latte materno.

Fino ad adesso, scrivono i ricercatori, la scienza è riuscita a mettere a punto vaccini efficaci contro i tumori causati da un agente estraneo all’organismo come un virus. È il caso della profilassi contro il Papilloma, in grado di causare il tumore al collo dell’utero, e dell'epatite B.

“Tuttavia – ricordano gli studiosi – prima di aspettare il vaccino le donne possono iniziare a proteggersi dalla malattia adottando uno stile di vita corretto. Limitando l’alcool e evitando il fumo”. Il tumore del seno infattu colpisce ancora una donna su dieci, 35mila all'anno. È il più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne.


FONTE : Kataweb.it
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22 gennaio, 2010

Tumori al seno: disponibile anche a Roma la tomosintesi per mammografie tridimensionali

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Tumori al seno in aumento, soprattutto nelle donne giovani: è sempre più necessario effettuare screening accurati per la diagnosi precoce. Secondo uno studio il numero di nuove neoplasie cresce soprattutto tra le donne fra i 25-44 anni (+28,6% negli ultimi 6 anni contro un 13,8% di crescita del totale di questo tipo di tumori). E tale aspetto è stato sottolineato proprio in occasione della presentazione della Tomosintesi, una mammografia tridimensionale ad alta definizione che permetterà di diagnosticare con maggior precisione l'eventuale presenza di tumori al seno. Se fino a questo momento per eseguire questo specifico esame era necessario recarsi presso le strutture sanitarie di Torino o di Genova, le uniche due città sul territorio italiano a possedere tal macchinario, ora sarà possibile farlo anche nella clinica Paideia di Roma dove, proprio in questi giorni, è stata sperimentata la nuova apparecchiatura.

La responsabile del centro diagnostico, Barbara Pesce, ha dichiarato che: “la Tomosintesi è strumento che permette di studiare la mammella a strati dove appunto la mammella viene scomposta in tante immagini che poi, sovrapposte, ricostruiscono la figura della mammella nella sua completezza – e aggiunge – tutto ciò si traduce in un grande vantaggio nel caso di seni difficili da leggere, come ad esempio quelli densi, che possono così essere studiati più in dettaglio svelando lesioni che altrimenti sarebbero mascherate con le tecniche tradizionali”. A giustificare l'esiguo numero di ospedali dotati di tale tecnologia sarebbe l'elevato costo di quest'ultima, circa 750 mila euro, ma la spesa è compensata dai risultati ottenuti dalle prime analisi, che hanno diagnosticato a diverse donne la presenza di masse tumorali nascoste che non erano emerse dalle classiche mammografie bidimensionali.

“Stiamo avviando uno studio per capire quali siano i soggetti più indicati per questa analisi – precisa la dottoressa Pesce – per ora i criteri che seguiamo sono di eseguire l'esame su mammelle dense, oppure operate, quindi più difficili da studiare con le tecniche tradizionali. Inoltre andrebbe usata su pazienti che hanno familiarità con i tumori alla mammella e tra i 40 e i 60 anni”. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che negli ultimi 6 anni è aumentato del 13,8% il numero di neoplasie, soprattutto nelle donne tra i 25 e i 40 anni. “È assurdo – commenta la direttrice della clinica Paideia – che in alcuni stati come gli USA si parli di posticipare gli screening. L'incidenza sta aumentando, soprattutto nelle donne giovani, e la mortalità cala proprio perché con una diagnosi precoce è possibile prendere i tumori in tempo”.

Fonte: ansa.it e primapress.it
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14 dicembre, 2009

Giusto stop del governo agli interventi estetici voluttuari su minori

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Arriva dal governo un DDL che impone uno stop alla programmazione degli interventi estetici di chirurgia plastica al seno per le ragazze al di sotto dei 18 anni di età. Il Consiglio dei ministri ha avviato l'esame del DDL che prevede l'istituzione del "Registro delle protesi mammarie" ed il divieto d'impianto alle minori di 18 anni per fini estetici.

Secondo una recente indagine Swg su 500 donne tra i 16 e 45 anni, il 36% delle minorenni non si piace, e di queste il 17% non sopporta il proprio seno. Il 14% tra i 16 e 17 anni se lo farebbe rifare. La propensione a ritoccarsi è più accentuata tra le donne con un livello di autostima più elevato e cresce con l'avanzare dell'età. Si va, nel caso del seno, dal 14% delle ragazze di 16-17 anni a quasi il 40% delle over 35. C'é tuttavia molta disinformazione sugli interventi di chirurgia estetica. Solo una donna su quattro che si sottoporrebbe ad intervento di questo tipo, infatti, ne conosce tutti gli aspetti, ed il 60% ammette di non avere sufficienti conoscenze sugli impianti di protesi mammaria.

Il provvedimento, ha spiegato la sottosegretaria Martini, è mirato a tutelare la salute delle più giovani per le quali il "rifarsi il seno" è spesso un semplice fattore di moda. Ma la misura servirà anche a richiamare all'ordine medici "poco scrupolosi" che, in barba alla deontologia professionale, effettuano oggi interventi di protesi al seno anche su ragazzine ancora troppo giovani per affrontare un simile trattamento.

L'istituzione del Registro interverrà fornendo un protocollo che coinvolge la piena tracciabilità dell'intervento, delle protesi utilizzate e del follow-up della paziente. Permetterà, inoltre, di proseguire nelle attività di screening per la diagnosi precoce del tumore al seno con consapevolezza rispetto al numero delle donne impiantate in Italia, nel rispetto della loro privacy.

"Sottolineo - ha commentato la sottosegretaria Martini - l'importanza del divieto di impianto a fini estetici per le minori di 18 anni previsto dal provvedimento. Questa norma rappresenterà uno "stop" a tutela delle adolescenti al dilagare di una inconsapevolezza diffusa che rasenta l'incoscienza rispetto all'accesso ad interventi di protesi mammarie che comportano rischio clinico e che non possono diventare fattore di moda o di costume".

E i chirurghi? Al sottosegretario ribatte il segretario generale della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica (Sicpre), Francesco D'Andrea: "Siamo favorevoli all'istituzione del Registro e abbiamo partecipato al tavolo tecnico col sottosegretario Martini. E' oggi fondamentale poter monitorare le protesi impiantate, soprattutto a livello estetico in termini di efficacia ed eventuali complicanze, cosa possibile solo con l'esistenza di un Registro". "Importante", secondo la Sicpre, anche il divieto all'intervento per le under-18: "Riteniamo tale divieto importante perché, purtroppo, la mancanza di serietà professionale spinge alcuni colleghi a fare interventi su soggetti troppi giovani, con rischi maggiori".

"Il rischio di infezione - come spiega al sito Ansa Roy De Vita, primario di Chirurgia Plastica presso l'Istituto tumori Regina Elena di Roma - è dovuto in gran parte a una cattiva manipolazione e ad un ambiente non asettico, come avviene negli interventi eseguiti in studio, assolutamente da evitare poiché ambienti non attrezzati quanto una sala operatoria. Il consiglio è quindi non sottovalutare la delicatezza di interventi di chirurgia plastica al seno".

FONTE: Ansa.it
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14 aprile, 2009

Inghilterra: ricostruire il seno con le cellule staminali del grasso

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In un articolo pubblicato sul Sunday Times si apprende che in Gran Bretagna è stata sperimentata, su alcune donne che hanno subito una mastectomia a causa di un tumore, una nuova tecnica che permette di ingrandire il seno utilizzando cellule staminali ricavate dai tessuti adiposi in eccesso rimossi dalla pancia o dalle gambe. Una volta inserite le staminali il processo di crescita del seno dura alcuni mesi, permettendo un aumento del volume del seno. A Maggio il chirurgo del Princess Gate Hospital di Londra, Kefah Mokbel, applicherà la nuova procedura a 10 pazienti e nel giro di qualche mese, quando la tecnica sarà perfezionata, spera di poterla utilizzare anche su donne che richiedono l'intervento solo per motivi estetici. Secondo lo specialista il tessuto che si ricava da questo tipo di staminali è l'ideale per questo genere di intervento poiché "Ha la stessa consistenza di quello del seno e permette di evitare l'inserimento di corpi estranei che per la donna rappresentano sempre un rischio". Al momento il metodo permette un aumento di volume modesto ma le ricerche in corso potrebbero portare anche ad altre possibilità.

FONTE: Molecularlab.it
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19 marzo, 2009

Varie: 120000 tumori al seno ogni anno in Italia, l'obesità secondo l'Oxford, Aliskiren disponibile in Italia, elettroshock antidepressivo

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Un pò di notizie di questa settimana:

[1] Ogni anno vengono diagnosticati alle donne italiane 120.000 tumori maligni che sono la seconda causa di morte tra il gentil sesso. E' quanto rileva il "Rapporto sui tumori in Italia anno 2008" stilato da "Airtum working group", che prende in considerazione le donne fino a 84 anni. Dallo studio risulta che il tumore al seno e' una delle forme piu' diffuse, con un totale di 38 mila casi all'anno, cioe' il 31,5% di tutti i tumori che colpiscono le donne italiane.

[2] Essere fortemente obesi e' pericoloso come fumare da sempre e puo' accorciare la vita anche di dieci anni. E' l'avvertimento di esperti dell'universita' di Oxford. Anche una moderata obesita' accorcia la vita di circa 3 anni. Un metodo abbastanza facile per giudicare se si e' nel peso forma e' quello di dividere il proprio peso per il quadrato della propria altezza: se il risultato e' tra 20 e 25 va bene. Se il risultato e' tra 40 e 50, l'aspettativa di vita scende di 10 anni e occorre una dieta, tuttavia affrontata con la giusta misura e senza eccessi.

[3] E' disponibile in Italia il primo di una nuova classe di farmaci per la cura dell'ipertensione, che interessa un italiano su quattro. Si chiama 'aliskiren' e agisce bloccando la renina, un enzima che regola l'aumento della pressione. La molecola quindi si differenzia dagli antipertensivi utilizzati finora, capaci solo di ridurne gli effetti. L'innovazione, spiegano i ricercatori, oltre che nel meccanismo di azione e' nella lunga durata dell'effetto.

[4] Se il cervello fosse come una pila, la depressione potrebbe essere vista come se il livello della 'batteria' fosse basso. Perche' allora non ricaricare un cervello depresso con la corrente, innocua e indolore? Lo affermano i ricercatori del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano, che hanno preparato due elettrodi da applicare alla fronte del paziente, collegati a uno stimolatore elettrico. Lo hanno sperimentato su 14 pazienti, che hanno riportato un marcato miglioramento.

FONTE: Ansa.it, Agi.it, Adnkronos
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24 febbraio, 2009

Cancro al seno e contraccettivi: una nuova ricerca conferma il legame

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L'uso della pillola contraccettiva puo' favorire lo sviluppo del tumore al seno: lo ribadisce una nuova ricerca pubblicata dall'American Journal of Epidemiology. Fino ad oggi, l'associazione tra cancro al seno e contraccettivi orali si basava "per lo piu' su studi condotti prima del 1990", nota l'equipe di ricercatori, diretta dalla dottoressa Lynn Rosenberg, della Boston University. Per la sua analisi, il team della Rosenberg ha usato invece dati recenti, coinvolgendo donne che partecipavano al Case-Control Surveillance Study. I ricercatori hanno cercato di capire se l'uso della pillola contraccettiva fosse legato al rischio di cancro al seno nelle pazienti cui era stata diagnosticata la malattia tra il 1993 e il 2007 e, nel caso l'associazione fosse valida, se il rischio variasse in base alla razza o ai recettori ormonali del cancro al seno. Lo studio ha coinvolto 907 donne con cancro al seno e 1.711 sane. Le donne che avevano assunto contraccettivi orali per un anno o piu' avevano il 50% o piu' di probabilita' di ammalarsi rispetto alle donne che non li avevano assunti o li avevano presi per meno di un anno. Inoltre, l'assunzione della pillola per lungo tempo e l'appartenenza alla razza nera aumentavano le probabilita' di sviluppare il tumore, mentre la presenza dei recettori ormonali del cancro al seno non influiva sull'associazione tra contraccettivo orale e cancro al seno. "L'uso dei contraccettivi orali e' molto diffuso ed e' quindi importante mettere in guardia le donne sui possibili effetti sulla salute", conclude Rosenberg.

FONTE: Agi.it Salute
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25 luglio, 2008

Tumori al seno: da Milano un cocktail di farmaci per prevenirlo

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Un cocktail di sostanze poco tossiche di origine naturale potrebbe tenere lontano il tumore al seno. La scoperta e' dei ricercatori italiani dell'Irccs MultiMedica di Milano. Lo studio coordinato da Adriana Albini ha utilizzato insieme due sostanze. I due farmaci combinati sono un tri-terpenoide sintetico, derivato da una struttura naturale di un olio essenziale e un rexinoide parente lontano della vitamina A.
FONTE: ANSA.IT => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-23_123233715.html
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