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AFORISMA DEL GIORNO

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21 luglio, 2016

Fecondazione eterologa, il Consiglio di Stato boccia la Lombardia: illegittimo far pagare assistiti

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E' illegittimo far pagare agli assistiti le spese per la fecondazione eterologa. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, respingendo l'appello della Regione Lombardia e confermando la decisione del Tar. "La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata".

Secondo i magistrati con la scelta fatta dalla Lombardia si "realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute", si legge nella sentenza.

La Regione Lombardia aveva infatti deciso di applicare un ticket da 1.500 a 4mila euro per le coppie che avevano intenzione di affidarsi alla fecondazione eterologo, cioè quella che utilizza il seme o gli ovociti presi da persone esterne alla coppia stessa. Tale decisione aveva subito visto l'opposizione dell'associazione Sos Infertilità onlus. Il ricorso di quest'ultima era stato accettato dal Tar che aveva accolto la tesi della disparità. La Lombardia aveva lasciato gratuita la fecondazione omologa.

FONTE: Tgcom.it
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11 marzo, 2015

Consiglio Superiore di Sanità si esprime sulla "EllaOne": la prescrizione rimane obbligatoria

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Prescrizione obbligatoria per le donne di tutte le età e test solo nel caso ci sia il sospetto di una gravidanza in corso. Il Consiglio superiore di sanità ha espresso il suo parere sulla “pillola dei 5 giorni dopo”. Un pronunciamento  richiesto dal Ministro Lorenzin, in questo senso “per evitare gravi effetti collaterali nel caso di assunzioni ripetute in assenza di controllo medico”. In attesa dei dettagli del dispositivo, la decisione è che il farmaco EllaOne dovrà continuare ad essere venduto in regime di prescrizione  a prescindere dall’età del richiedente. E a prescindere dall’autorizzazione all’accesso diretto del farmaco nelle farmacie da parte della Commissione europea del 12 gennaio.

L’Italia ha quindi deciso, in conformità alle possibilità degli Stati Membri, di non adeguarsi alla decisione europea. Ma l’amministratore delegato della Hra Pharma, l’azienda produttrice della pillola, Alberto Aiuto, non si arrende: “Prendiamo atto di questo, che è un parere non vincolante del Consiglio superiore di sanità, ma aspettiamo le decisioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che può ancora renderci un Paese europeo”.

Altri Stati Ue, tra cui la Germania, che si era inizialmente opposta alla dispensazione di libertà, hanno invece già eliminato l’obbligo di prescrizione. E Aiuto fa riferimento anche a questo: “La Germania, nonostante il parere negativo reso in sede di votazione – ricorda all’Adnkronos Salute – avendo capito che non ci sono motivi scientifici né legali per opporsi ha deciso come massima cautela di mantenere la ricetta solo per le minorenni”. Possibili anche problemi tecnici nella vendita del farmaco in Italia: “L’Aifa – continua l’A.d. di Hra Pharma – dovrà farci sapere come agire, dato che gli Stati non possono mettere in commercio farmaci con scatola e foglietto interno difformi da quelli approvati a livello europeo. Tecnicamente una scatola e un foglietto in cui si dice che c’è obbligo di ricetta non possiamo venderli. Dovranno dirmi cosa fare”.  Negli ultimi 5 anni, afferma l’azienda, la pillola dei 5 giorni dopo è stata già utilizzata da più di 3 milioni di donne in 70 paesi. E sempre su tale contraccettivo, un precedente parere era stato espresso dal Css nel 2011, quando gli esperti del massimo organo consultivo del ministero della Salute avevano proposto un paletto: il farmaco può essere commercializzato come contraccettivo d’emergenza purchè la donna che lo dovrà usare sia prima sottoposta a test di gravidanza per escludere una gravidanza in corso. Tale obbligo cade ora con il nuovo parere del Comitato.

Il via libera della Commissione Ue è seguito all’opinione positiva rilasciata a novembre dalla Commissione per i prodotti medicinali umani (Chmp) dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), secondo cui il contraccettivo d’emergenza EllaOne (ulipristal acetato, 30mg) funziona meglio nelle prime 24 ore e può essere utilizzata in sicurezza senza prescrizione medica. Dunque “rimuovere il bisogno di ottenere la prescrizione dal medico dovrebbe velocizzare l’accesso delle donne a tale medicinale e quindi aumentarne l’efficacia”. La raccomandazione dell’Ema sottolinea inoltre come questo farmaco “può essere utilizzato in modo sicuro ed efficace senza prescrizione medica”.

“A due giorni dall’8 marzo, per le donne italiane è in arrivo un pessimo regalo“. Così commenta la delibera del Consiglio superiore di sanità Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo Pd della Camera. “Solo pochi giorni fa – aggiunge –  il Parlamento tedesco ha approvato una legge, nata da un’iniziativa legislativa del governo, che permette la vendita di EllaOne senza prescrizione medica. Ci auguriamo perciò che il ministro Lorenzin decida guardando all’Europa e con l’obiettivo di dare più diritti e libertà alle donne italiane”.

La palla passa ora all’Agenzia italiana del farmaco, che dovrà pronunciarsi dopo il previsto parere del Css. Una pronuncia che, come già annunciato dal direttore generale Luca Pani, arriverà in tempi brevi, entro marzo. Nel caso di posizione divergente da quella indicata dall’Ema, l’Aifa dovrebbe presentare una decisione motivata da illustrare in sede europea.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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09 aprile, 2014

Fecondazione: Legge 40 incostituzionale, cade il divieto di fecondazione eterologa...

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Il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della legge 40 del 2004 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. Sulla questione tre tribunali - Milano, Catania e Firenze - avevano sollevato dubbio di costituzionalità.

Cade, dunque, l’ultimo «paletto» imposto dalla discussa normativa italiana. Dopo aver affrontato la questione della conservazione degli embrioni, della diagnosi preimpianto e del numero di embrioni da impiantare nell’utero materno, per la seconda volta la Corte era stata chiamata a giudicare la legittimità costituzionale di quella che è stata definita dagli avvocati difensori delle coppie la norma «simbolo» della legge 40, cioè il divieto di fecondazione eterologa. Nel maggio 2012 la Corte costituzionale decise di restituire gli atti ai tribunali rimettenti, per valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla stessa tematica.

Restano però in piedi altre parti contestate della Legge 40, a partire dal divieto di accesso alla fecondazione assistita per coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche: «Dev’essere fissata un’udienza della Consulta sulla questione dopo che il Tribunale di Roma ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale accogliendo due ricorsi», spiega l’Associazione Luca Coscioni, che si batte per modificare l’impianto del provvedimento. Rimangono anche il divieto di accesso alla fecondazione assistita per single e coppie dello stesso sesso, e quello di ricerca su embrioni non idonei alla gravidanza. «Anche in quest’ultimo caso è attesa un’udienza della Corte costituzionale, probabilmente dopo il 18 giugno, quando è chiamata a pronunciarsi la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo» Negli anni l’impianto della Legge 40, voluta nel 2004 dall’allora governo Berlusconi, è stato profondamente rivisto a seguito di una serie di sentenze: sono stati eliminati il divieto di fecondare più di tre ovuli insieme e l’obbligo di impiantare nell’utero in un’unica soluzione tutti quelli fecondati.

«Sono questioni che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare» afferma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin .«Alla luce delle motivazioni della Consulta - annuncia - al più presto comunicheremo la road map per l’attuazione della sentenza». Ha espresso sconcerto e timori la Pontificia Accademia per la vita: «Gravi perplessità per le conseguenze».

«Finalmente noi medici possiamo aiutare nel nostro paese tutte le coppie sterili che chiedono il nostro aiuto e non saremo più costretti a mandarli all’estero» ha commentato Antonio Guglielmino, direttore dell’Istituto di medicina e biologia della riproduzione Hera di Catania, medico che segue la coppia di Catania che ha fatto ricorso ai giudici. «Per troppo tempo ho visto migliaia di coppie che andavano in un altro paese per accedere alla fecondazione eterologa - ha riferito - e moltissime altre che per soldi sono state costrette a rinunciare. In Spagna infatti, dove si stima siano andate 4-5mila coppie italiane, chiedono all’incirca 8mila euro per accedere a questa pratica medica che, lontana dai nostri centri, rimane praticamente fuori controllo».

AUTRICE: Cristina Marrone


FONTE: Corriere.it
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09 luglio, 2013

Oxford, nato a Giugno bambino da embrione con DNA "studiato" mediante tecnica NGS

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È nato il primo bambino il cui embrione è stato selezionato attraverso una nuova tecnica di sequenziamento del genoma, che promette di rivoluzionare la fecondazione in vitro. Lo ha annunciato l'Eshre (società per la riproduzione umana e l'embriologia) nel corso del suo meeting annuale, specificando che il bambino è nato in giugno, sano e senza problemi.

La fecondazione in vitro è una tecnica di lotta alla sterilità faticosa e costosa, poiché molti degli embrioni impiantati non arrivano al termine della gravidanza: solo il 30% sopravvive. Si sospetta che l'elevata mortalità sia dovuta a difetti genetici non identificati, e che uno screening per selezionare gli embrioni migliori aumenterebbe molto le probabilità di successo. Le metodologie sperimentate finora, tuttavia, avevano dei problemi che ne hanno causato l'insuccesso durante i test clinici, oppure risultavano molto costose.

La tecnica usata in questo caso, detta Ngs (Next generation sequencing), permette invece di sequenziare l'intero genoma in modo rapido ed economico, e di eliminare gli embrioni con anormalità che potrebbero causare un aborto o che presentano altri difetti genetici gravi; il tutto senza necessità di congelare l'embrione nell'attesa dei risultati.

Lo studio sulla Ngs è stato condotto da Dagan Wells del Nihr Biomedical Research Centre dell'Università di Oxford, alla guida di un'équipe internazionale. La nuova metodologia è stata testata inizialmente verificando la sua capacità di individuare cellule di embrioni con difetti genetici noti. È stata poi sperimentata su due puerpere volontarie, di 35 e 39 anni, una delle quali aveva già subito aborti spontanei.

Il dottor Wells ha dichiarato: «Negli anni passati i risultati di test clinici casuali hanno suggerito che la maggior parte delle fecondazioni in vitro beneficerebbe di uno screening dei cromosomi dell'embrione, e alcuni studi riferiscono di un miglioramento del 50% nel numero di gravidanze ottenute. Tuttavia i costi dei test genetici non sono alla portata di molte pazienti. Next Generation Sequencing è un modo per rendere i test cromosomici più accessibili per un gran numero di persone. Il nostro prossimo passo saranno test clinici casuali per rivelare l'autentica efficacia di questo approccio, che cominceranno entro quest'anno».

FONTE: Ilsole24ore
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10 aprile, 2013

E' morto Robert Edwards, il "padre" della fecondazione in vitro

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Robert Edwards, pioniere della fecondazione in vitro e Premio Nobel per la medicina, è morto all'età di 87 anni. Lo ha reso noto l'Università di Cambridge, presso la quale aveva lavorato. Edwars "si è spento nel sonno, dopo una lunga malattia", si legge nel comunicato dell'ateneo.

Era il 1968 quando Edwards, medico inglese e ricercatore dell'università di Cambridge, riuscì per la prima volta a fecondare un ovulo umano al di fuori del corpo di una donna, unendolo a uno spermatozoo in provetta. Ci vollero però ancora 10 anni da quel giorno per far nascere, grazie ai suoi studi, una bambina, Louise Brown, che il 14 luglio del 2013 ha compiuto 35 anni.

Dopo la nascita del primo bebè in provetta più di 4 milioni di bambini sono stati concepiti in questo modo nel mondo. Le ricerche di Edwards e del ginecologo Patrick Steptoe, morto nel 1988, scatenarono all'epoca polemiche fra le chiese cristiane e i medici convinti che la fecondazione artificiale non avrebbe mai funzionato. Ma Edwards portò avanti quel progetto che all'epoca sembrava folle. "Avere un bambino è una delle gioie più grandi che si possa dare a una coppia", amava ricordare difendendo i suoi studi.

Nato a Manchester il 27 settembre 1925, Edwards si laureò in Biologia e per lungo tempo si dedicò allo studio della fecondazione e della diagnosi preimpianto.  Fin dagli anni '50 ha considerato la fecondazione artificiale come una strada possibile per combattere la sterilità. Nel 1965 entrò a far parte della Società eugenetica britannica e solo tre anni dopo iniziò a collaborare con il ginecologo Steptoe. Un incontro importante per Edwars che collaborando con Steptoe riuscì a realizzare il suo sogno: far nascere un bimbo in provetta.

Importanti anche i suoi studi per la diagnosi preimpianto. Per difendere la diffusione di questa tecnica e la sua utilità fece anche un discorso di fronte al parlamento inglese. "Quando la gente dice che la diagnosi preimpianto è costosa, dico sempre: qual è il prezzo di un bambino disabile che nasce? Qual è il costo che ognuno deve sopportare? E' un prezzo terribile per tutti, e il costo economico è immenso. Per una diagnosi preimpianto, a confronto, servono davvero pochi soldi".

Per anni Edwars difese con coraggio le sue tesi, nonostante resistenze e scetticismi rispetto al suo programma di ricerca. Questo lo portò a completare con successo le proprie sperimentazioni facendo venire alla luce la prima bambina in provetta.

 FONTE: Repubblica.it
AUTRICE: Valeria Pini
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29 agosto, 2012

Corte Strasburgo boccia legge 40, il governo pensa al ricorso

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Il governo italiano è orientato a presentare ricorso contro la sentenza della Corte di Strasburgo sulla Legge 40 sulla procreazione assistita, per promuovere un chiarimento giurisprudenziale. Lo ha detto oggi il ministro per la Salute Renato Balduzzi, parlando con i giornalisti a Lucca a margine di un convegno sul gioco d'azzardo. Ieri la Corte europea dei diritti dell'uomo ha bocciato la parte della legge 40 del 2004 che vieta alle coppie che vogliono procedere alla fecondazione artificiale di fare effettuare esami preventivi sugli ovuli da impiantare per prevenire eventuali patologie del feto.
La corte ha sottolineato l'incoerenza della legge italiana che, mentre vieta l'analisi preimpianto, dà la possibilità di interrompere la gravidanza in caso emergano patologie del feto. Precisamente, la bocciatura scaturisce da un ricorso compiuto da una coppia italiana che desiderava compiere una diagnosi preimpianto per valutare l'eventuale presenza di fibrosi cistica (alterazione di un gene sul cromosoma 7) nell'embrione che da lì sarebbe stato impiantato. Una richiesta razionalmente valida, al fine di evitare la nascita di una vita in cui si presenti la certezza di sviluppo di tale gravissima patologia e dunque un accorciamento delle prospettive di vita stessa, ma che si scontra con una legge pesantemente condizionata dalle barriere etiche poste dalla politica democristiana italiana.

La reazione del Governo è cauta. Il ministro infatti prende tempo, spiegando come "Tra ieri e stamani sono riuscito a dare una lettura un po' frettolosa alla sentenza e ci stanno lavorando anche i miei uffici". Il ministro ha poi sottolineato il ruolo mancante in tal senso della legislazione europea: "Credo che sia forse opportuna una richiesta di un punto giurisdizionale fermo per quanto riguarda la Corte europea dei diritti dell'uomo e che dunque un ricorso da parte del nostro Paese valga proprio a consolidare un punto di riferimento". Secondo il ministro "ci sono dei profili di carattere processuale che andrebbero attentamente monitorati perché è chiaro che si riferiscono non solo al caso di specie, ma a tutti i casi possibili. Siccome stanno aumentando le ipotesi di confronto tra ordinamenti, quello italiano e quello del Consiglio d'Europa, credo che anche sotto questo profilo un nostro ricorso potrebbe servire a un chiarimento giurisprudenziale". Per questo motivo, ha concluso il ministro, dopo "un approfondimento, mi sembra che ci siano gli elementi per promuovere un ulteriore chiarimento".


Su Twitter il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, dice di considerare ''positivo l'orientamento del ministro Balduzzi a fare ricorso per la legge 40". Di diverso avviso il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. "Non serve un chiarimento con Strasburgo - sottolinea - serve una nuova legge sulla fecondazione assistita". "Ci auguravamo - aggiunge - che il governo non facesse ricorso contro la Corte Ue, ma a quanto pare dalle dichiarazioni del ministro Balduzzi così non sarà. Me ne rammarico perché è palese che la legge 40 è incostituzionale, viola i diritti delle persone ed è di impossibile applicazione giuridica''.

E anche il Vaticano fa sentire la sua voce rimproverando le ingerenze altrui alla legislazione italiana: «Bisogna ripensarci un attimo a livello nazionale: sia a livello di tecnici che di esperti, sia nel merito che nel metodo perchè non si è passati attraverso la magistratura italiana». Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, all'indomani del pronunciamento della Corte di Strasburgo sulla legge 40» Bisogna ripensarci - ha aggiunto il porporato - c'è stato un superamento, un surclassamento della magistratura italiana, è singolare».
 



FONTE: Reuters
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30 giugno, 2012

Rossella Brescia e la sua testimonianza di lotta contro l'Endometriosi: dal dolore a due interventi chirurgici...

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Importante testimonianza della ballerina e conduttrice televisiva Rossella Brescia che racconta ad un importante settimanale "Ok Salute e Benessere" (nonchè su internet) la sua personale lotta contro l'Endometriosi, malattia dolorosa e cronica di cui stime recenti indicano come portatrici fino a 3 milioni di donne italiane. La showgirl racconta della scoperta della sua malattia in giovane età e delle difficoltà che tale malattia le imprimeva nella vita quotidiana, fino alla necessità di ricorrere a due interventi chirurgici per rimuovere alcune cisti e un fibroma. Di seguito la sua intervista rilasciata:

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" Rossella Brescia:  capita spesso alle adolescenti di avere un ciclo mestruale molto abbondante e doloroso. Il mio, però, lo era un po’ troppo, e spesso accompagnato da un gonfiore addominale insolito, considerate le tante ore di danza che facevo, già a 16 anni, e considerato il regime alimentare sano che seguivo, mantenendomi quindi molto magra e asciutta. Eppure ogni visita dal ginecologo si risolveva in una diagnosi di colite, o addirittura di appendicite, visto che i sintomi erano praticamente quelli, e si concludeva con la prescrizione di qualche calmante. Che io, per la verità, non ho mai preso, contraria come sono all’uso dei farmaci al di fuori dello stretto necessario: piuttosto optavo per tisane di finocchio sgonfianti. Soltanto il movimento fisico dovuto ai miei allenamenti riusciva a placare quei dolori lancinanti nella parte bassa della pancia, ma bastava anche solo una piccola preoccupazione, magari per un’interrogazione scolastica, e si ripresentavano più acuti di prima, soprattutto nel momento dell’ovulazione, o appena prima del ciclo.
 

Nessuno, fino ad allora, si era accorto che il mio problema si chiamava endometriosi, una malattia che colpisce molte donne ed è dovuta alla presenza anomala di cellule dell’endometrio, vale a dire il tessuto che riveste la parete interna dell’utero, in organi come le ovaie, le tube, la vagina o il peritoneo, provocando sanguinamenti interni, infiammazioni e aderenze durante il ciclo mestruale. L’ho scoperto soltanto qualche anno dopo: mi trovavo a Milano per motivi di lavoro e un attacco ancora più acuto del solito, che quasi non mi consentiva di reggermi in piedi, mi ha costretta a precipitarmi in ospedale, dove mi sono state diagnosticate alcune cisti endometriosiche, da operare con urgenza. Non ero mai stata sotto i ferri prima di allora e il pensiero dell’anestesia mi terrorizzava. Così, ho rifiutato l’intervento. Ma, rientrata a Roma, un nuovo controllo ha confermato la necessità del bisturi: nel giro di una settimana sono stata operata con un intervento di laparoscopia dal ginecologo Enrico Zupi, che mi ha tuttora in cura, e dopo una sola notte trascorsa in ospedale sono letteralmente rinata.
 

Basta con gli spettacoli in teatro o in televisione portati a termine tra gli spasmi, faticando perfino a reggermi in piedi, sorretta soltanto dal desiderio di fare al meglio il mio lavoro, per il rispetto che ho della danza, che è un’arte così rigorosa e pura! Di colpo, quelle fitte che una volta al mese mi colpivano con inaudita violenza si sono trasformate in un ricordo. Il problema è che dopo sette anni, a tradimento, sono ritornate. Attraversavo uno dei periodi più intensi della mia vita, lavoravo moltissimo e in più stavo affrontando la separazione dal mio ex marito. Accumulavo stress e lo scaricavo tutto sulle mie povere ovaie, massacrandole: la conseguenza è stata il riformarsi non solo delle cisti, ma addirittura di un fibroma talmente grande da sentirlo addirittura con le dita, quando mi toccavo l’addome. Dimensioni che mi hanno costretto a un secondo intervento molto più pesante, sempre eseguito da Zupi, con tre giorni di ricovero e convalescenza non semplice, a causa dei punti di sutura che davano sensazioni sgradevoli e mi costringevano a stare quasi sempre seduta.

Ma ormai avevo capito che stava anche in me la chiave per il superamento di tutto. Con la mia voglia di reagire poco a poco mi sono ristabilita. Resto sempre sotto controllo medico, e metto in atto tutti gli accorgimenti necessari: faccio tantissimo movimento grazie ai miei allenamenti quotidiani di danza, mi massaggio molto l’addome, pratico yoga e mi concentro sulla respirazione per scaricare le tensioni al di fuori, invece che sulle mie ovaie. So bene che l’endometriosi è cronica, ma non mi lascio abbattere da questo pensiero. Tanto che, con il mio compagno, stiamo addirittura cercando di avere un figlio, nonostante la malattia comporti anche un rischio di infertilità. Io ci spero, ma non me ne faccio una fissazione: che le cose originino spesso dalla testa ormai l’ho capito.


FONTE: intervista di Grazia Garlando per «OK Salute e benessere» di luglio 2012
AUTRICE: Rossella Brescia
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22 maggio, 2012

Legge 40, la Consulta mantiene il divieto di fecondazione eterologa

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La Corte Costituzionale non boccia la parte della Legge 40 del 2004 che vieta la fecondazione eterologa- quella con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia - nel nostro Paese. La Consulta ha rimandato gli atti ai tribunali di Firenze, Catania e Milano - cui si erano rivolte delle coppie sterili e che avevano sollevato la questione di costituzionalità - invitandoli a considerare la nuova sentenza Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, che il 3 novembre scorso aveva, di fatto, stabilito che vietare la fecondazione eterologa nei paesi comunitari è legittimo.

La sentenza di Strasburgo si riferiva al ricorso di due coppie austriache sterili contro il divieto, stabilito dalla legge austriaca, di ricorrere a tecniche di fecondazione eterologa. Un divieto che, secondo la Corte, non viola «l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione dei diritti dell'uomo». In una prima sentenza, il primo aprile 2010, la Corte aveva dato ragione alle due coppie, per le quali l'unico modo per avere un figlio è il ricorso alla fecondazione eterologa in vitro, ma il governo austriaco, sostenuto da quello italiano e quello tedesco, aveva chiesto una revisione del caso davanti alla Grande camera. A novembre la Corte ha ribaltato il proprio giudizio, sottolineando che, viste le questioni etiche sollevate ma anche la rapidità dei progressi medici, ogni paese ha un ampio margine di manovra nel normare questa materia, e quindi la legge austriaca non lede di per sè i diritti delle due coppie.

A commentare la sentenza della Consulta sono i legali delle coppie sterili che si sono rivolte ai tre tribunali. «È una sentenza positiva, anche se interlocutoria. La Consulta poteva dichiarare che il divieto di fecondazione eterologa è costituzionale, invece ha rinviato gli atti» commenta l'avvocato Filomena Gallo. «Si tratta solo di un arrivederci - aggiunge il legale Gianni Baldini -. La sentenza di Strasburgo dice che la legittimità del divieto di fecondazione eterologa deve essere valutato dai singoli Stati, in base alle loro specificità storiche, politiche e culturali. I tribunali di Milano, Firenze e Catania nel loro ricorso hanno ritenuto che quel divieto possa essere in contrasto con la Costituzione italiana. Quindi, a meno che non vogliano contraddirsi, i tre tribunali non potranno che ribadire la necessità di un intervento della Corte Costituzionale».
 

La Consulta era chiamata a valutare la costituzionalità della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita in merito al divieto di fecondazione eterologa, cioè con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia. Ad attendere la sentenza erano innanzitutto i centri di procreazione medicalmente assistita: far cadere il divieto, rilevano, significherebbe anche fermare il turismo procreativo che ha, oltre all'impatto emotivo sulla coppia, anche un alto costo sociale. Già diverse pronunce della Consulta hanno di fatto «riscritto» la legge 40. Quattro volte la legge è finita sui banchi della Corte Costituzionale (nel 2005, due volte nel 2009 e una nel 2010). Se si considerano anche i ricorsi per altre parti della legge - come quelli per ottenere la possibilità di congelamento degli embrioni, la diagnosi preimpianto e il limite di utilizzo di tre embrioni per ciclo di fecondazione - sono complessivamente 16 le volte che i giudici hanno ordinato l'esecuzione delle tecniche di fecondazione secondo i principi costituzionali, affermando i diritti delle coppie e non secondo la legge 40. 

FONTE: Corriere.it
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06 agosto, 2009

La rinuncia a caffè, sigarette e alcol aumenta del 33% le chance di rimanere incinta

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Dalla Gran Bretagna una novità relativa all'aumento delle chance per ottenere l'inizio di una gravidanza: la rinuncia a sostanze stimolanti quali alcol, nicotina e caffè comporta un aumento delle probabilità del 33% di rimanere incinta. Emma Derbyshire, ricercatrice della Manchester Metropolitan University, ha spiegato come in una ricerca condotta su di un pool di un migliaio di giovani donne in periodo fertile si è osservato un aumento di quasi 1 su 3 della possibilità di ottenere l'inizio di una gravidanza attraverso l'adozione di uno stile di vita basato sull'abbandono o sulla progressiva riduzione delle quantità di sostanze che agiscono come "eccitanti". Per ottenere buoni risultati il consiglio generale è di abbandonare il fumo, l'alcol e di non superare l'assunzione di una sola tazza di caffè al giorno, sostanze che devono essere attentamente moderate anche e soprattutto nel periodo gravidico per non complicare lo stato fisiologico della donna in attesa.
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09 luglio, 2008

Gravidanza: attenzione al caffè

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Secondo una ricerca olandese quattro tazzine di caffe' al giorno riducono di un quarto le possibilita' di avere un figlio. Lo studio, condotto tra il 1983 e il 1995 su un campione di 8.669 donne, e' stato illustrato durante la conferenza sulla fertilita' in corso in questi giorni a Barcellona. Secondo la ricerca, gli effetti del caffe' sulla gravidanza sono quasi paragonabili a quelli causati dal fumo, dagli alcolici e dall'obesita'.
FONTE: ANSA.IT => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-08_108231080.html
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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