Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

Visualizzazione post con etichetta Rene. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rene. Mostra tutti i post

19 aprile, 2018

In aumento la prevalenza di tumori urologici negli anziani, previsti oltre 30 mila nuovi casi ogni anno

0 commenti
Ogni anno a 38mila italiani sopra i 70 anni d’età viene diagnosticato un tumore urologico. Il più frequente è quello alla prostata, che ha però un minore impatto clinico perché in una percentuale non trascurabile dei casi è in forma latente asintomatica, specie negli ultra 80enni.Più rilevanti sono invece il carcinoma del rene e quello della vescica, i cui casi negli ultimi anni sono aumentati, in particolare nelle persone d’età avanzata. Per curare al meglio questi pazienti, che non di rado soffrono di altre patologie legate all’invecchiamento, è necessario intensificare la collaborazione tra urologi, oncologi e geriatri che, insieme ad altri specialisti, devono elaborare nuovi percorsi di assistenza e cura a misura del malato anziano. Proprio la multidisciplinarietà al servizio della terza età è uno dei temi al centro del Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO), che si apre oggi a Milano e riunisce oltre 600 esperti da tutta la penisola.

«Le neoplasie uro-genitali rappresentano un quinto di tutte le diagnosi di cancro registrate nel nostro Paese - dice Riccardo Valdagni, Presidente Nazionale della SIUrO -. Sono patologie tipiche degli over 70 che spesso e volentieri soffrono anche di ulteriori gravi problemi di salute come diabete, ipertensione o insufficienza renale. Per questi pazienti è ancora più importante e fondamentale essere assistiti da un team multidisciplinare. Attraverso il “lavoro di squadra” è possibile, infatti, favorire l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, ridurre gli sprechi legati a cure ed esami superflui, garantire il tempestivo accesso a programmi di riabilitazione e supporto. La multidisciplinarietà deve quindi essere considerata non più un’opzione ma, piuttosto, come una modalità di gestione necessaria. I vari specialisti devono imparare a cooperare insieme per acquisire gli uni parte degli strumenti degli altri. A questo tema, ormai imprescindibile, abbiamo dedicato il nostro appuntamento nazionale più importante».Il numero di casi di tumore del rene è aumentato del 7% nell’ultimo quinquennio. E per quello della vescica per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno contro le attuali 27mila.

«Negli anziani il rischio di ammalarsi di cancro è di 40 volte più alto rispetto agli under 40 – aggiunge Alberto Lapini, presidente eletto della SIUrO -. Secondo le ultime previsioni demografiche già nel 2025 un quarto della popolazione italiana avrà più 65 anni. Vanno quindi presi dei provvedimenti a livello politico e sanitario per evitare un vero e proprio boom di patologie oncologiche nei prossimi anni. Per quanto riguarda i tumori del tratto urinario esiste un problema oggettivo nell’individuarli ai primi stadi. Il cancro del rene o della vescica, per esempio, non si manifestano attraverso sintomi specifici e inoltre non abbiamo a disposizione programmi di screening efficaci. Esiste poi l'annosa e irrisolta questione dell’esame del PSA per il tumore della prostata: il test non può essere utilizzato in maniera indiscriminata o diventare un esame di massa. Va limitato solo alle persone considerate a rischio, correttamente informate sul significato del PSA e sull’iter diagnostico che un PSA non “normale” comporta. Altrimenti otterremmo come unico risultato un aumento di trattamenti eccessivi o inutili con conseguenze non indifferenti sulla qualità della vita dei pazienti».

«Una possibile soluzione è favorire il più possibile gli stili di vita sani - sottolinea Giario Conti, Segretario Nazionale della SIUrO -. Comportamenti pericolosi come il tabagismo o i chili di troppo sono ancora eccessivamente diffusi tra gli over 65. In particolare il 57% degli anziani italiani risulta in eccesso di peso e questo determina un aumento del rischio soprattutto del tumore del rene. Dieta corretta e attività fisica vanno quindi promossi tra tutta la popolazione senza distinzione d’età». Ampio spazio, durante il congresso SIUrO di Milano, viene dedicato al tema delle nuove terapie. «Negli ultimi anni è cambiata la strategia contro queste patologie - prosegue Sergio Bracarda, Vice Presidente SIUrO -. Emblematico è il caso del cancro della prostata che è il più frequente tra gli italiani: un caso su tre viene considerato come non aggressivo e quindi è trattato con la sorveglianza attiva, che consiste in controlli periodici da svolgere per tenere la malattia sotto osservazione, senza intervenire. Grosse novità sono state introdotte quando la malattia arriva alla fase metastatica. Innovativi farmaci chemioterapici o ormonali sono in grado di allungare la significativamente la sopravvivenza. Per quanto riguarda invece il tumore del rene e vescica, l’immunoterapia si sta dimostrando sempre più efficace e ben tollerata da parte di pazienti che storicamente hanno avuto limitate opzioni di cura. Per le tre neoplasie sono stati ottenuti buoni risultati, sempre in termini di sopravvivenza, anche con farmaci ormonoterapici e chemioterapia nella patologia prostatica: da 3 a 16 mesi in più. Nella patologia renale e vescicale invece sono stati riscontrati progressi con l’utilizzo di farmaci immunoterapici sia da soli che in combinazione. Grazie a tutte queste innovazioni terapeutiche in Italia l’80% dei pazienti colpiti da una neoplasia genito-urinaria riesce a sconfiggere la malattia».

FONTE: Corriere.it
AUTRICE: Vera Martinella
Leggi tutto...

27 giugno, 2011

Uso nel Ramipril per ostacolare l'insorgenza dell'insufficienza renale cronica: -86% di rischio nei soggetti obesi

0 commenti

Importante notizia nel campo della Nefrologia. Uno studio condotto dall'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del CNR in collaborazione con l'Istituto Mario Negri di Bergamo ha analizzato il ruolo di un inibitore enzimatico che regola la sintesi dell'angiotensina II, il Ramipril, nel ridurre la percentuale di casi di insorgenza di insufficienza renale cronica (IRC) nei pazienti obesi a rischio.

Il responsabile dell'Ibim-CNR, Dr. Zoccali, ha spiegato: "Grazie all'impiego in terapia del Ramipril, si è riusciti ad abbassare la progressione della malattia in tutte le tre categorie ponderali, fino ad arrivare a una riduzione del rischio pari all'86% nei soggetti obesi rispetto al 47% normopeso. Nel gruppo trattato con il placebo, gli obesi erano la categoria più a rischio di far progredire l'insufficienza renale al suo ultimo stadio, per questo i risultati ottenuti sono molto importanti. Gli Ace inibitori sono in grado di ridurre la pressione arteriosa e di tenere sotto controllo l'aumento della pressione di filtrazione a livello glomerulare, causata da alti livelli di angiotensina II. Ora non resta che dimostrare che gli Ace inibitori, come il Ramipril, siano in grado di dare gli stessi risultati anche nei pazienti con proteinuria bassa o assente" ha concluso Zoccali. La ricerca ha analizzato i dati raccolti durante un precedente studio che aveva analizzato gli effetti del principio attivo Ramipril su 337 pazienti di sesso sia maschile che femminile affetti da malattie renali proteinuriche. I dati raccolti sono stati pubblicati sul Journal of American Society of Nephrology.

FONTE: www.molecularlab.it
Leggi tutto...

21 novembre, 2009

Briciole di Medicina (9° Puntata) – Glomerulonefriti, insufficienza renale e malattie cistiche del rene

0 commenti
La glomerulonefrite è una patologia dei reni, in particolare una infiammazione dei glomeruli renali che può decorrere in modo acuto, subacuto o cronico con sintomi diversi (ematuria, proteinuria, insufficienza renale). Può essere una malattia a eziologia primitiva (glomerulonefrite primitiva o idiopatica) oppure può scaturire da una malattia sistemica (in particolare del diabete mellito o di malattie autoimmuni quali il LES, una vasculite, etc.) e infine può essere secondaria ad un'infezione (da streptococco, da stafilococco, da virus dell'epatite B o epatite C etc.).

I sintomi clinici che si associano alla glomerulonefrite possono essere:

• Insufficienza renale (acuta o cronica) con tutti i suoi sintomi
• Ipertensione arteriosa
• Sindrome nefrosica cioè una sindrome clinica causata da perdita di proteine con le urine e caratterizzata da ipoproteinemia (riduzione di delle proteine ed in particolare dell'albumina nel sangue), ipercolesterolemia e ritenzione di liquidi (edema)
• Ematuria, spesso microscopica, specie durante le riacutizzazioni, cui frequentemente segue macroematuria

Il termine “glomerulonefrite” è utilizzato per indicare un’insieme di malattie che coinvolgono il parenchima renale e in cui si verifica una lesione glomerulare con segni tipici di infiammazione quali infiltrazione leucocitaria, deposito di immunocomplessi e attivazione del complemento. Tali malattie possono essere distinte in base a vari criteri, fra cui la sede dell’agente eziologico (primitive o secondarie) o la durata del tempo necessario alla comparsa della lesione e alla manifestazione dei sintomi clinici (acuta, subacuta, cronica). L’introduzione della biopsia renale ha consentito di approfondire le caratteristiche istopatologiche di tali lesioni permettendo la descrizione di “attributi” quali: glomerulopatia focale, segmentale, diffusa, proliferativa, con alterazioni della membrana glomerulare, con formazione di semilune.

Le glomerulonefriti vengono classificate principalmente applicando i seguenti criteri:
• 1) Eziologico • 2) Patogenetico • 3) Anatomo-Patologico • 4) Clinico

In base a una classificazione eziopatogenetica è possibile distinguere quattro raggruppamenti principali di malattie glomerulonefrite di cui i primi due gruppi hanno una eziologia immunologica, il terzo gruppo comprende tutte le malattie a eziologia metabolica, tossica, emodinamica, da deposito di materiale amiloide e infettiva, infine il quarto gruppo comprende le malattie a eziologia genetica:

1- Glomerulonefriti a eziologia immunologica:
Glomerulonefriti da immunocomplessi: in questo gruppo sono comprese tutte le malattie che causano una lesione a livello glomerulare derivante da un’alterazione che coinvolge il sistema immunitario nella sua componente umorale. E’ possibile effettuare un’ulteriore distinzione in base al meccanismo con cui l’anticorpo arreca danno al glomerulo. Infatti si ha un primo meccanismo che consiste nella deposizione dell’immunocomplesso che si forma in un tessuto extrarenale e che va ad accumularsi negli spazi della barriera di ultrafiltrazione (a livello sottoendoteliare, sottoepiteliare o mesangiale). Il secondo meccanismo prevede la reattività dell’anticorpo contro un antigene espresso sulla superficie delle cellule che compongono il glomerulo, quale ad esempio la reazione che si ha fra un anticorpo e l’antigene self gp330 delle cellule epiteliali.


Il primo meccanismo è tipico di patologie quali:
1- Glomerulonefrite acuta postinfettiva
2- Glomerulonefrite lupica
3- Glomerulonefrite da crioglobulinemia mista o membranoproliferativa di tipo 1
4- Glomerulonefrite da deposito di IgA
5- Glomerulonefrite da porpora di Schonlein-Henoch.

Il secondo meccanismo è tipico di patologie quali:
1- Glomerulonefrite membranosa
2- Glomerulonefrite da sindrome di Goodpasture

Tuttavia una distinzione netta di queste malattie non è attuabile perché in molte patologie possono coesistere entrambi i meccanismi. Un fattore che favorisce la progressione della lesione glomerulare è quello “emodinamico” in quanto i reni funzionano da filtro di arresto per le macromolecole plasmatiche che pertanto possono depositarsi in sede glomerulare. Inoltre nel glomerulo è presente il tessuto mesangiale che è capace di captare direttamente le macromolecole. I complessi piccoli e molto solubili, poiché formati in eccesso di antigene, resistono maggiormente alla degradazione e tendono quindi a localizzarsi nel glomerulo più facilmente, specialmente se queste particelle possiedono carica cationica. La penetrazione di un’eccessiva quantità di antigeni associata a una ritardata risposta immune può facilitare l’impianto di antigeni a livello glomerulare causando la successiva reazione autoimmune.

Riassumendo, i fattori favorenti la formazione degli immunocomplessi sono:
1) alterata funzione del mesangio
2) maggiore affinità degli antigeni a carica positiva verso le strutture glomerulari che possiedono cariche elettriche negative, spesso si ha inoltre un’alterata distribuzione delle cariche elettriche negative che determina il passaggio transcapillare delle macromolecole potenzialmente antigeniche e che si localizzano in sede sottoepiteliare mentre antigeni anionici vengono normalmente respinti dalla membrana basale e tendono a essere intrappolati nello spazio sottoendoteliare.
3) reattività crociata verso i costituenti propri dei capillari glomerulare, un antigene “esterno” può infatti determinare per un fenomeno di mimetismo molecolare una produzione di anticorpi che reagiscono in modo crociato con gli antigeni glomerulari endogeni, inoltre possono innescare una espressione anomala di molecole del complesso MHC-2 su cellule glomerulari che presentano antigeni intrinseci precedentemente invisibili ai linfociti T e stimolando cosi la risposta autoimmune, infine l’antigene esterno può innescare una attivazione policlonale dei linfociti B, alcuni dei quali possono produrre anticorpi potenzialmente nefritogeni.

La deposizione anticorpale acuta nello spazio sottoendoteliare o nel mesangio innesca di solito una tipica risposta “nefritica” caratterizzata da rapido reclutamento di leucociti e piastrine. La flogosi è più grave quando l’anticorpo si deposita nello spazio sottoendoteliare rispetto al mesangio. La deposizione di anticorpi nello spazio sottoepiteliare provoca talvolta una risposta di tipo “nefrosico” caratterizzata da proteinuria, senza tuttavia una infiltrazione evidente di cellule infiammatorie. La glomerulonefrite anticorpo-mediata “acuta” provoca glomerulonefrite proliferativa diffusa e insufficienza renale acuta nel corso di giorni o settimane (sindrome nefritica), la glomerulonefrite “subacuta” provoca invece la formazione di semilune e la insufficienza renale acuta nel corso di settimane o mesi. La deposizione di immunocomplessi prolungata per mesi o anni può provocare un marcato aumento della membrana basale o produzione di matrice mesangiale e tale accumulo, di grado lieve o moderato, si manifesta con proteinuria dovuta a distruzione della barriera di filtrazione glomerulare: nelle forme più gravi l’accumulo di matrice causa glomerulosclerosi e insufficienza renale cronica. Le semilune sono composte da monociti infiltrati, cellule epiteliali parietali in proliferazione e blocchi di fibrina.

2- Glomerulonefriti a eziologia immunologica:
Glomerulonefriti da lesione cellulo mediata: in questo gruppo sono comprese le glomerulonefriti in cui il meccanismo eziopatogenetico consiste in una attivazione anomala dei linfociti T che sono responsabili di una reazione di ipersensibilità ritardata: si ha un riconoscimento tramite recettore TCR/CD3 di antigeni presentati da molecole MHC di cellule residenti glomerulari, endoteliari, mesangiali ed epiteliali, tale processo è favorito dalla concomitante liberazione di molecole costimolatrici. Le citochine rilasciate dai linfociti T attivi, fra cui la più importante è la IL-2, sono potenti stimoli per un ulteriore reclutamento di leucociti, citotossicità e fibrosi. I linfociti T svolgono la loro azione citotossica mediante la produzione di perforine (o citolisine) e granzime: le prime determinano pori nella membrana della cellula bersaglio portando alla lisi, le seconde sono proteasi che causano la frammentazione del DNA e favoriscono l’apoptosi della cellula. Inoltre i linfociti T esprimono il recettore FAS il quale, interagendo con il ligando FAS presente sulla superficie delle cellule bersaglio, induce apoptosi. Vari metaboliti, fra cui IL-1, TNF-alfa, PDFG, TXA2, PGF2, LTB4, intervengono stimolando la proliferazione delle cellule epiteliali della capsula di Bowman e la costruzione di semilune.

Questo meccanismo è tipico di patologie quali:
1- Glomerulonefrite pauciimmune
2- Glomerulonefrite focale segmentaria primitiva

3- Glomerulonefriti ad eziopatogenesi non immunologica: in questo gruppo sono comprese le patologie glomerulari la cui eziopatologia è di natura non immunologica e non genetica. Si può avere quindi una eziologia:

1- Metabolica: tipica è la nefropatia diabetica che si verifica a causa delle iperglicemie croniche non controllate, più rare sono le nefropatie che conseguono a malattia di Anderson-Fabry, a sialidosi o a malattia di Charcot-Marie-Tooth, le quali sono delle patologie genetiche che tuttavia non vengono comprese nel quarto raggruppamento in quanto si ha un coinvolgimento indiretto alla genesi della glomerulonefrite, derivante cioè da una alterazione metabolica che comporta l’incremento nel plasma di una molecola da cui poi scaturisce la patologia nefritica. Questo tipo di nefropatia è caratterizzata istopatologicamente da sclerosi glomerulare (segmentaria o globale) in seguito ad ispessimento della membrana basale e ad ampliamento del mesangio per incremento della matrice extracellulare.

La nefropatia diabetica si caratterizza per la perdita con le urine di una quantità crescente di albumina,che accompagna l'aumento della pressione arteriosa e precede la riduzione della funzione renale. L'insufficienza renale terminale, con necessità di dialisi o trapianto, interviene dopo 20-30 anni dalla insorgenza del diabete. Circa il 25% dei diabetici di tipo 1 e il 5-10% dei soggetti con diabete di tipo 2 sviluppano insufficienza renale. La presenza di nefropatia diabetica si accompagna inoltre a un più elevato rischio di malattie cardiovascolari e di altre complicanze tipiche del diabete (neuropatia e retinopatia diabetica). La nefropatia diabetica non si associa ad alcun sintomo clinico nelle prime fasi del suo sviluppo, caratterizzato soltanto dalla presenza nelle urine di una quantità moderatamente elevata di albumina (microalbuminuria). In condizioni normali, la quantità di albumina eliminata giornalmente con le urine non supera i 30mg/l. Si definisce microalbuminuria una quantità di albumina compresa fra 30 e 300mg/l. L'escrezione di una quantità superiore ai 300mg viene definita invece macroalbuminuria ed è indicativa di una nefropatia conclamata. Quando la quantità di albumina secreta è superiore ai 300mg, il danno renale è di tale entità da consentire anche il passaggio di proteine diverse dall'albumina. Per questo il termine macroalbuminuria è interscambiabile con quello di proteinuria. Nel tempo la quantità di proteine disperse con le urine può crescere progressivamente fino a raggiungere valori superiori ai 3 grammi nelle 24 ore. Ne deriva una riduzione della concentrazione di albumina nel sangue con conseguente comparsa di edema alle caviglie e successiva estensione ad altri distretti. La comparsa di microalbuminuria è abitualmente accompagnata da un aumento della pressione arteriosa che contribuisce al progressivo peggioramento della funzione renale. La presenza di insufficienza renale si associa a una sintomatologia complessa che include una marcata riduzione delle forze, mancanza di appetito, nausea e, nelle forme più avanzate, vomito, gonfiore alle caviglie o edemi diffusi, anemia per la mancanza di eritropoietina e dolori ossei per la presenza di una osteodistrofia renale secondaria a una carenza di vitamina D. In questa fase di insufficienza renale terminale è inevitabile il ricorso alla terapia dialitica o al trapianto di rene. Nella evoluzione della nefropatia diabetica si possono perciò distinguere alcuni stadi. Nel periodo immediatamente successivo alla insorgenza del diabete la funzione renale è normale - può esserci anzi un aumento della filtrazione glomerulare legato all'iperglicemia - non c'è microalbuminuria e la pressione arteriosa è normale. La maggior parte dei pazienti rimane in questo stadio e, se nessuna variazione interviene dopo 15 anni, è ormai improbabile che la nefropatia diabetica insorga successivamente. In una minoranza di casi - 15% dei diabetici di tipo 1 e 5-10% dei diabetici di tipo 2 - in un tempo variabile dai 5 ai 10 anni di durata del diabete compare microalbuminuria, eventualmente associata a un lieve aumento della pressione arteriosa, mentre la funzione renale di filtrazione si mantiene normale. Questo stadio viene anche definito come nefropatia incipiente. In uno stadio ulteriore, che copre il periodo fra 10 e 20 anni di durata del diabete, aumentano i livelli di proteine nelle urine (proteinuria), compare ipertensione arteriosa e comincia a rendersi evidente una riduzione della funzione renale. Questo stadio viene definito di nefropatia clinica o conclamata. Da questo momento, il calo della funzione renale diviene progressivo e, in assenza di terapia, procede celermente verso lo stadio finale di insufficienza renale terminale con necessità di ricorso alla terapia sostitutiva. Nel diabete di tipo 1, difficilmente la microalbuminuria è dimostrabile prima dei 5 anni di durata della malattia. Questo non vale sempre nel diabete di tipo 2, che può presentare microalbuminuria fin dal momento della diagnosi, giacché questa, il più delle volte, segue di diversi anni l'insorgenza della malattia. La microalbuminuria è un importante indice predittivo della futura comparsa di una nefropatia diabetica conclamata. In realtà, fino al 50% dei soggetti diabetici può presentare microalbuminuria nella prima fase della malattia e, di questi, circa un terzo o poco più - all'incirca il 20% del totale - sviluppano una proteinuria ed evolvono verso l'insufficienza renale. Attualmente la nefropatia diabetica è la causa più frequente di accesso ai servizi di emodialisi e dialisi peritoneale e ai programmi di trapianto renale. E' importante sottolineare che la microalbuminuria è anche un importante fattore di rischio cardiovascolare. Molti studi condotti sul diabete di tipo 2 hanno dimostrato che il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare è aumentata di 2-3 volte in presenza di microalbuminuria e di ben 10 volte in presenza di proteinuria. La frequenza e la gravità delle complicanze renali del diabete devono indurre a uno screening accurato e periodico dei diabetici per una diagnosi precoce della nefropatia diabetica e per l'attivazione delle misure terapeutiche necessarie. L'esperienza dell'ultimo ventennio ha infatti dimostrato che una terapia appropriata può fare regredire verso la normalità una condizione di microalbuminuria e rallentare in modo significativo il declino della funzione renale quando si sia già stabilita una condizione di proteinuria.

La malattia di Anderson-Fabry è un raro disordine genetico provocato dalla carenza dell’enzima lisosomiale “α-galattosidasi A”. La carenza di questo enzima porta all’accumulo progressivo di glicosfingolipidi, e in particolare globo-triaosil-ceramide (GL-3), nei tessuti viscerali e nell’endotelio vascolare di tutto l’organismo. I pazienti affetti da questa patologia possono andare incontro ad un peggioramento della qualità di vita a causa di complicanze di natura renale, cardiaca, cerebrovascolare o ad una combinazione di esse; tali complicanze possono portare, intorno alla quarta o quinta decade di vita, ad una morte prematura. Insufficienza renale, proteinuria e isostenuria, alterazioni del riassorbimento, della secrezione e dell’escrezione tubulare, iperazotemia.

La sialidosi è una malattia lisosomiale che prevede un’alterazione enzimatica che causa accumulo di acido sialico. (vedi Lisosomiopatie in Patologia)

La malattia di Charcot-Marie-Tooth o CMT, nota anche come Neuropatia motorio-sensitiva ereditaria, è una sindrome neurologica ereditaria a carico del sistema nervoso periferico in cui vengono classificate numerose malattie ad eziologia non ancora perfettamente conosciuta.

2- Emodinamica: tipica è la nefroangiosclerosi ipertensiva e la glomerulosclerosi focale segmentaria secondaria. L’agente lesivo è dato dall’ipertensione sistemica e dall’ipertensione intraglomerulare. La nefroangiosclerosi (o nefrosclerosi arteriolare) è una alterazione del tessuto renale caratterizzata da un ispessimento e indurimento inizialmente localizzato alle piccole arterie renali, seguito, con l'aggravarsi del processo degenerativo, da indurimento e trasformazione fibrosa, che interessa tutto il rene. La causa di questa progressiva degenerazione sta in una condizione di ipertensione arteriosa sistemica che persistentemente espone il tessuto renale a elevati valori di pressione circolatoria intraparenchimale, con sviluppo di lesioni delle arteriole renali (arteriolosclerosi ialina) ed eventualmente perdita funzionale (condizione propria dello stadio di nefrosclerosi). Se ne distinguono una forma benigna e una forma maligna. La nefroangiosclerosi benigna non si accompagna di solito a grave alterazione del funzionamento del rene, che può però manifestarsi in quelle situazioni in cui l'organo è costretto a lavorare in condizioni di ridotto volume di sangue: interventi chirurgici, emorragie intestinali, disidratazione ecc. La nefroangiosclerosi maligna è caratterizzata da alterazioni molto evidenti del tessuto renale e si accompagna sempre a gravi disturbi: ipertensione arteriosa molto grave, che si complica spesso con insufficienza cardiaca, aumento della pressione endocranica con nausea, emicrania, vomito, e talvolta crisi ipertensive con perdita di coscienza e anche convulsioni. Generalmente questa forma evolve verso l'insufficienza renale. Il controllo dell'ipertensione arteriosa è il principale obiettivo della terapia, sia nella forma benigna che in quella maligna. Quanto più precoce è la normalizzazione dei valori pressori, tanto maggiori sono le probabilità di arrestare il decorso della malattia e di prevenire le complicanze ipertensive extra-renali nel caso della nefroangiosclerosi benigna. Al contrario, l''ipertensione maligna è una vera e propria emergenza medica, gravata ancora da un elevato tasso di mortalità, che va affrontata sotto tutti i suoi aspetti: essenziale è la pronta riduzione dei valori della pressione arteriosa e il suo controllo a lungo termine, così come la prevenzione e il trattamento precoce di tutte le sue possibili complicanze sistemiche.

3- Tossica: tipiche di questa eziologia sono le patologie quali la microangiopatia trombotica, la malattia a lesioni minime e la glomerulosclerosi focale segmentaria, determinate dall’utilizzo (spesso dall’abuso) di farmaci quali ad esempio FANS, ampicillina, interferone gamma, verocitotossina. In questa categoria sono comprese anche le nefropatie che scaturiscono dall’abuso di droghe (es. eroina).

4- Da deposito di fibrille amiloidi: tipica è la nefropatia da amiloidosi.

5- Infettiva: tipica è la nefropatia da virus HIV, ma anche numerose forme di batteremie o di endocardite batterica subacuta possono portare a nefropatie generalmente correlate alla deposizione di immunocomplessi.

4- Glomerulonefriti ereditarie: fanno parte di questo gruppo
1- la Sindrome di Alport (che è la patologia paradigmatica per il meccanismo esaminato)
2- la glomerulonefrite da membrane basali sottili
3- la glomerulonefrite da osteo-onicodisplasia (sindrome unghia-patella)
4- la glomerulonefrite da deficit familiare di lcat (lecitina-colesterolo-acil-trasferasi)
5- la glomerulonefrite da lipodistrofia parziale.

La sindrome di Alport è una patologia ereditaria trasmessa con tratto autosomico dominante legata al gene X, il gene difettivo per delezione o mutazione è il gene COL4A5 situato nella parte mediana del braccio lungo del cromosoma, che produce un’alterazione o un’assenza della catena alfa5 del collagene di tipo 4, per cui la membrana basale del glomerulo mostra stratificazioni, frammentazioni e ispessimenti longitudinali e i pazienti presentano ematuria, glomerulosclerosi e insufficienza renale associata a disordini sensoriali quali sordità e alterazioni oftalmiche. Recentemente sono state scoperte altre due mutazioni che causano sindrome di Alport nel 15% dei casi diagnosticati, quali una mutazione autosomica recessiva dei geni COL4A3 e COL4A4 localizzati sul cromosoma 2 e che determinano una modificazione delle catena alfa3 e alfa4 del collagene di tipo4. Infine di recente è stato possibile individuare un’ulteriore forma di questa malattia legata a una mutazione del gene COL4A6 che codifica la catena alfa6 e in questi pazienti è presente anche una leiomiomatosi dell’esofago e della trachea.

Una classificazione esclusivamente eziologica o eziopatogenetica non è sufficiente a descrivere i quadri clinici che possono scaturire dalla presenza di una patologia glomerulare. Seguendo un criterio clinico e associandolo ad un criterio “temporale” basato cioè sull’evoluzione del quadro clinico stesso, è possibile classificare le sindromi cliniche che scaturiscono dalle glomerulonefriti in sei gruppi principali:
1. Anomalie urinarie isolate
2. Sindrome nefritica da glomerulonefrite acuta
3. Sindrome nefritica da glomerulonefrite subacuta (o rapidamente progressiva)
4. Sindrome nefrosica
5. Sindrome scaturente da Insufficienza renale acuta (o Sindrome IRA)
6. Sindrome scaturente da Insufficienza renale cronica (o Sindrome IRC)

1- Anomalie urinarie isolate: numerosi lesioni renali si possono presentare con proteinuria isolata o con ematuria con o senza proteinuria. La proteinuria isolata è generalmente un reperto occasionale in paziente asintomatico, l’escrezione è generalmente inferiore a 2 grammi al giorno, il sedimento renale non è significativo e la funzione renale è fisiologicamente corretta. Circa il 60% di questi soggetti hanno come spiegazione fisiologica una proteinuria di tipo posturale facilmente reversibile. Una modesta proteinuria può accompagnarsi anche a patologie febbrili, allo scompenso cardiaco congestizio e al decorso delle malattie infettive. Tuttavia in alcuni pazienti la proteinuria può rappresentare una manifestazione precoce di una patologia glomerulare più seria come:
1. la glomerulonefrite membranosa,
2. la nefropatia IgA
3. la glomerulosclerosi focale
4. la nefropatia diabetica
5. la comparsa di amiloidosi.

L’ematuria, con o senza proteinuria, in un paziente asintomatico può costituire il riscontro occasionale di una patologia glomerulare secondaria come il LES, la porpora di SH, la glomerulonefrite post-infettiva o l’ipercalciuria idiopatica nel bambino. Tuttavia l’ematuria asintomatica è anche il principale sintomo d’esordio subdolo di alcune patologie proliferative glomerulari primitive, quali paradigmatici in tal senso sono
1. la malattia di Berger (nefropatia a depositi mesangiali di IgA)
2. la glomerulonefrite a membrane basali sottili (ematuria benigna)
3. la sindrome di Alport (vedi prima)

La malattia di Berger è una glomerulonefrite molto frequente caratterizzata dalla presenza di depositi mesangiali di IgA (di classe IgA1 con carica negativa e povere di residui di galattosio) e da episodi asintomatici di vistosa macroematuria che esordiscono dopo infezioni acute faringee o gastrointestinali, vaccinazioni o intensi sforzi fisici. I ricorrenti episodi di macroematuria si alternano a microematuria persistente con o senza proteinuria in periodi intervallari. Tale quadro si può osservare anche in altre forme di glomerulonefriti secondarie (porpora di SH, Lupus, crioglobulinemia, cirrosi epatica, morbo di Crohn, ect).
La eziopatogenesi non è del tutto chiara, è stata messa in evidenza nei pazienti un’alterazione del normale rapporto fra linfociti CD4 e CD8 con incremento dei primi a funzione helper e decremento dei secondi a funzione suppressor. Tale anomalia si associa a una maggiore produzione di IL-2 con presenza di linfociti T periferici e di monociti in stato di attivazione verso antigeni mesangiali non ancora del tutto noti. La recente osservazione di un’abnorme produzione di citochine quali IL-4, IL-5 e IFN-gamma che modulano lo switch isotipico IgM/IgA fa avanzare l’ipotesi che possa esservi un’alterazione di questo processo. Studi sul midollo osseo di tali pazienti hanno consentito di individuare una presenza di plasmacellule con aumentata attività rivolta a produrre IgA1, mentre le IgA2 (tipiche delle mucose) non sono rappresentate nei depositi. Il quadro umorale è aggravato da elevati livelli sierici di immunocomplessi circolanti IgA1-IgG e IgA1-IgM che aumentano ulteriormente nella fase di attività della malattia. Il quadro clinico è caratterizzato da infezione delle alte vie respiratorie, febbre e macroematuria. Sono stati osservati elevati livelli sierici di IgA1 polimeriche e di fattore reumatoide IgA. La malattia è frequente in Europa meridionale e in Asia, colpisce maggiormente i soggetti di razza nera che i soggetti di razza bianca, e in alcune famiglie più membri possono presentare la stessa malattia ma in forma più attenuata, con la sola microematuria e con una proteinuria lieve inferiore a 1 grammo al giorno.
La malattia presenta degli stadi di progressione. Al microscopio ottico si possono riscontrare glomeruli normali nonostante il profilo umorale alterato (malattia di Berger grado I), oppure glomeruli con ipercellularità mesangiale (malattia di Berger grado II), oppure anomalie miste che comprendono sclerosi segmentale, formazione di semilune, atrofia tubulare e fibrosi interstiziale (malattia di Berger grado III). Il principale rilievo diagnostico consiste in depositi di IgA osservabili nel mesangio con microscopia a immunofluorescenza, nell’area si rileva anche C3 e nel 50% anche depositi di IgG. Il 20-30% dei pazienti va incontro a insufficienza renale dopo 20 anni, ma alcuni presentano una progressione più rapida (circa 4-5 anni).

La malattia a membrane basali sottili, denominata ematuria ricorrente benigna, è una nefropatia sporadica o eredofamiliare a trasmissione autosomica dominante. Colpisce individui molto giovani di entrambi i sessi e si manifesta con microematuria asintomatica persistente senza proteinuria, con rari ed eventuali episodi di macroematuria. L’istologia al microscopio ottico e l’immunofluorescenza sono normali mentre l’esame ultrastrutturale mostra un tipico e marcato assottigliamento della membrana basale pari a circa un terzo del normale. La prognosi è buona anche se in rari casi si è osservata una evoluzione verso l’insufficienza renale cronica. E’ utile differenziare questa forma dalla sindrome di Alport evidenziando nella biopsia renale la presenza dell’antigene di Goodpasture mediante uso di anticorpo anti-membrana basale glomerulare fluoresceinato, poiché esso è assente nella sindrome di Alport e presente in tale malattia.

2- Sindrome nefritica da glomerulonefrite acuta: tale sindrome, che presenta un esordio acuto dopo un periodo molto breve di latenza, è caratterizzata da ematuria (sia microematuria che macroematuria), proteinuria (lieve o moderata), oliguria o anuria transitoria, riduzione del filtrato glomerulare, incremento della creatininemia, edema lieve o accentuato, ritenzione di acqua e sali, ipertensione lieve o grave con edema polmonare. Qualora sia lieve questa forma di glomerulonefrite tende a regredire spontaneamente. Essa si può presentare dopo un’infezione batterica o virale, nel corso di malattie infettive che generalmente coinvolgono l’apparato respiratorio e nelle affezioni cutanee dove siano in causa ceppi nefritogeni dello streptococco beta-emolitico del gruppo A. La patologia caratteristica che fornisce un quadro clinico di tal genere è la glomerulonefrite da infezione post-streptococcica. La patogenesi è spesso immunologica perché nelle prime fasi del decorso clinico si riscontrano immunocomplessi in circolo sotto forma di depositi gibbosi a livello glomerulare in sede sottoepiteliare (i caratteristici “humps”) e a conferma dell’eziologia spesso batterica in tali depositi è stato identificato come antigene l’endostreptolisina cioè una proteina di 46kda che viene prodotta nelle fasi iniziali della malattia streptococcica. Inoltre sono stati riscontrati anticorpi circolanti che reagiscono contro i costituenti della parete dei capillari glomerulari, infine i pazienti con glomerulonefrite possono avere anticorpi circolanti diretti contro la laminina, il collageno tipo IV e il proteoglicano eparansolfato, indicando il possibile contributo del mimetismo molecolare alla patogenesi. Pertanto è stata avanzata l’ipotesi che un antigene dello streptococco possa legarsi alle strutture glomerulari e servire da impianto per la formazione degli immunocomplessi in situ.

3- Sindrome nefritica da glomerulonefrite subacuta: rappresenta il corrispettivo clinico di molteplici forme di glomeruliti tutte caratterizzate istologicamente dalla presenza nello spazio di Bowman di semilune costituite dalla proliferazione di cellule dell’epitelio parietale, monociti e materiale fibrinoide. Le malattie che possono determinare tale quadro clinico sono numerose e sono distinte in tre gruppi:
1- Malattie da anticorpi anti membrana basale glomerulare:
1- Sindrome di Goodpasture
2- Glomerulonefrite idiopatica da anti-MBG
2- Malattie da immunocomplessi:
1- Glomerulonefrite post-infettiva
2- Glomerulonefrite da lupus eritematoso sistemico
3- Glomerulonefrite da crioglobulinemia mista essenziale
4- Glomerulonefrite da sindrome di Schonlein-Henoch
5- Glomerulonefrite di Berger
6- Glomerulonefrite membranoproliferativa
7- Glomerulonefrite da altre cause primitive
8- Glomerulonefrite da reazione a farmaci quali rifampicina, penicillina, idralazina...
9- Glomerulonefrite idiopatica rapidamente progressiva
3- Malattie da anticorpi ANCA (anti-citoplasma dei neutrofili):
1- Vasculiti ANCA associate
E’ da sottolineare come queste malattie presentano tutte un meccanismo patogenetico di tipo immunitario umorale.

Per quanto riguarda le malattie di gruppo 1, dal punto di vista clinico e patogenetico è paradigmatica la descrizione della sindrome di Goodpasture. Questi è una malattia autoimmune che colpisce i giovani adulti soprattutto di sesso maschile con un rapporto di 6 a 1, esordisce con un quadro clinico iniziale di emottisi e dispnea. La malattia è caratterizzata dalla presenza in circolo di autoanticorpi anti-membrana basale (anti-MBG) di classe IgG (o, raramente, di classe IgA) che si depositano a livello delle membrane basali dei glomeruli e degli alveoli. L’antigene bersaglio è una glicoproteina del dominio non collagenico della catena Alfa3 del collagene di tipo 4 e interagendo con il relativo antigene si forma un immunocomplesso che attiva i sistemi del complemento e della coagulazione, il che favorisce la comparsa delle semilune nel glomerulo. In particolare, in una prima fase la fibrina e i monociti attraversano il foglio viscerale “alterato” della capsula di Bowman e si depositano nello spazio libero, in seguito la IL-1 prodotta dai monociti attrae i fibroblasti dall’interstizio renale e si ha l’organizzazione delle semilune. I fattori responsabili della produzione di anticorpi autoimmuni di tal tipo non sono ancora del tutto noti, contribuiscono in tal senso una predisposizione genetica (è stata trovata una correlazione con l’allele HLA-DRw2), un danno chimico da radicali dell’ossigeno o da abuso di sostanze tossiche quali ad esempio la nicotina, e un danno arrecato da infezioni virali latenti. La conferma della diagnosi viene compiuta attraverso biopsia renale. Nel campione si osserva una morfologia tipica di glomerulonefrite proliferativa diffusa con lesioni necrotizzanti focali e semilune in più del 50% dei glomeruli. La presenza degli immunocomplessi viene sottolineata dall’applicazione della tecnica di immunofluorescenza che dimostra a livello glomerulare depositi lineari nastriformi di IgG lungo il decorso della membrana basale. E’ possibile avere conferma della presenza di Ig nel tessuto anche tramite tecnica di eluizione degli anticorpi dal campione di tessuto renale o polmonare prelevato dal paziente e successiva applicazione delle tecniche di dosaggio anticorpale con metodi radioimmunologici o immunoenzimatici.

Nelle malattie di gruppo 2 la glomerulonefrite si associa quasi sempre ad un’altra patologia sottostante, le lesioni sono analoghe alle malattie del gruppo 1 ma c’è un maggiore coinvolgimento del flocculo di vasi del glomerulo che consiste in una proliferazione endocapillare con depositi di materiale proteico nel mesangio e in sede sottoendoteliare, se ci sono infiltrati di monociti e polimorfonucleati si deve sospettare un’eziologia infettiva. All’immunofluorescenza si riscontrano depositi granulari mesangiale e parietali di IgG e IgM con C3.

Le malattie del gruppo 3 si riscontrano nel 40% circa dei pazienti, laddove non si riscontrano immunoglobuline nel glomerulo (glomerulonefrite paucimmune con semilune). La maggior parte di questi pazienti è affetta da vasculiti quali granulomatosi di Wegener, micropoliarterite nodosa o da una forma idiopatica che si pensa rappresenti una vasculite limitata ai capillari glomerulari. La forma idiopatica si riscontra generalmente in pazienti di età compresa da 50 a 70 anni e circa il 25% dei casi necessitano di dialisi già all’esordio. Per la diagnosi è utile il riscontro degli ANCA che si ritrovano in circa l’80% dei pazienti con glomerulonefrite pauciimmune. Gli ANCA stimolano i neutrofili umani attivati dalle citochine a produrre derivati reattivi dell’ossigeno e ledono l’endotelio in vitro. Il microscopio ottico non mostra depositi ma solo lesioni glomerulari necrotiche che fanno sospettare una vasculite, oppure è presenta il quadro istologico tipico conclamato delle vasculiti (necrosi fibrinoide, reazione infiammatoria perivascolare e granulomi). L’immunofluorescenza non evidenza depositi di Ig mentre è frequente il riscontro di fibrina nei glomeruli e nelle semilune. Per Granulomatosi di Wegener si intende una malattia rara e di causa non ancora certa, che colpisce i vasi sanguigni più piccoli, caratterizzata da vasculite necrotizzante dell’apparato respiratorio. Nel 1936 un medico, tale Friedrich Wegener, descrisse con cura la malattia, diventando di fatto lo scopritore di tale morbo, infatti il nome è stato preso da lui. Tale malattia non ha preferenza in fatto di sesso ma colpisce sovente persone di età intorno alla quarta e quinta decade. L’incidenza nella popolazione rimane bassa, 10 casi per milione all'anno. I sintomi e i segni clinici comprendono una vastità di tipologie, interessano per lo più le vie aeree superiori e le orecchie. Esse comprendono: tosse, febbre, dispnea, astenia, dolore toracico, rinorrea persistente, epistassi, emottisi, sinusite, perdita di peso, artralgia, otite, artrite e ulcerazione della mucosa. Con il passare del tempo i rischi e i sintomi aumentano di gravità e si possono trovare miopatie, neuropatie e osteoartropatie. La granulomatosi di Wegener è caratterizzata da una triade di fattori: 1) granulomi nelle alte e basse vie aeree 2) vasculite necrotizzante che colpisce principalmente le vie aeree 3) glomerulonefrite focale necrotizzante. Si utilizza per diagnosticare tale sindrome i normali esami ematochimici (esami del sangue), dove viene evidenziato sia un aumento della flogosi e delle IgA, sia la presenza nel siero di anticorpi c-ANCA.


4- Sindrome nefrosica: è un quadro clinico caratterizzata da un insieme di segni e sintomi renali ed extrarenali. Le principali manifestazioni sono rappresentate da: intensa proteinuria (> 3.5 grammi / die), ipoalbuminemia, edema (malleolare o diffuso), iperlipidemia con lipiduria, ipercoagulabilità ematica. La proteinuria costituisce il fattore diagnostico cardine perchè la proteinuria da alterazione tubulare raramente supera i 2 grammi al giorno, e valutando anche l’assenza in tali pazienti di una patologia onco-ematologica (es. mieloma multiplo), un’alterata funzione glomerulare è sempre segnale di uno stato nefrosico. L’ipoalbuminemia (< 2,5 g/dl) compare quando la sintesi epatica di albumina non compensa più la perdita urinaria. In oltre l’80% dei casi la sindrome nefrosica è correlata a una delle seguenti cinque patologie del glomerulo, diagnosticate in questi anni mediante biopsia renale: 1. Glomerulopatia a lesioni minime 2. Glomerulosclerosi focale segmentaria 3. Glomerulonefrite membranosa 4. Glomerulonefrite membranoproliferativa 5. Glomerulonefrite immunotattoide Tale sindrome si può osservare anche nelle glomerulonefriti proliferative endocapillari e in altre forme con lesioni sclerotiche. 1- la sindrome nefrosica da glomerulopatia a lesioni minime: un tempo denominata “nefrosi lipoidea”, rappresenta la sindrome nefrosica di più frequente riscontro (80%) nei bambini tra i 4 e gli 8 anni mentre negli adulti è presente nel 25% circa dei casi di sindrome nefrosica. Alla microscopia ottica vi è assenza di lesioni a livello glomerulare e infarcimento di gocce lipidiche nelle cellule dei tubuli prossimali. La microscopia elettronica ha permesso di evidenziare la distruzione estesa dei pedicelli delle cellule epiteliali viscerali (fusione dei pedicelli) mentre la membrana basale non appare alterata. La proteinuria, di grado elevato specialmente nei bambini, è dovuta ad una perdita massiva di cariche anioniche normalmente presenti sulla membrana basale e che facilita il passaggio di albumina nelle urine. Il meccanismo patogenetico spiega come a causa di uno stimolo virale o farmacologico vi sarebbe un’abnorme funzione dei linfociti T suppressor che permetterebbe la liberazione di quantità elevate di citochine che neutralizzano le cariche elettriche negative dell’endotelio capillare per effetto della deposizione di elevate cariche di policationi. La sindrome nefrosica da glomerulonefrite a lesioni minime si può osservare nell’adulto in concomitanza con altre affezioni quali il linfoma di Hodgkin, i tumori solidi (carcinoma renale), l’infezione luetica (sifilide) e l’infezione da HIV. La proteinuria è tipicamente non selettiva nell’adulto, indicando alterazioni più profonde della permeabilità della membrana. 2- la glomerulosclerosi focale segmentaria: è una nefropatia caratterizzata da marcata proteinuria, in genere non selettiva, con edema e ipertensione arteriosa. Talvolta è presente microematuria. Il termine “focale” deriva dal limitato numero di glomeruli interessati dalle lesioni sclerotiche della corticale, inoltre in ognuno di essi la lesione è segmentaria perché è coinvolta solo una parte della matassa glomerulare. E’ possibile sottolineare tre forme della malattia, differenziate da tre aspetti con cui la malattia può manifestarsi istologicamente: 1) una forma con ialinosi sovrapposta a glomerulonefrite a lesioni minime 2) una forma sovrapposta a glomerulonefrite proliferativa mesangiale 3) una forma caratterizzata da glomerulosclerosi globale che esprime la progressione di una glomerulonefrite a lesioni minime. La forma idiopatica (primitiva) è responsabile del 10-15% dei casi di sindrome nefrosica nei bambini e nel 15-25% negli adulti. Tale malattia può insorgere in corso di numerose malattie sistemiche e in corso di ipertensione intraglomerulare protratta e secondaria a perdita di massa nefrosica per qualsiasi causa. La microscopia ottica dimostra “collasso” delle anse capillari e sclerosi mesangiale associata a degenerazione ialina in corrispondenza del cuneo di sclerosi, un processo che predilige i glomeruli iuxtamidollari. Le cicatrici ialine contengono aree di capillare glomerulare collassato e materiale ialino composto da collagene di tipo I, III e IV. Le aree di capillare collassato sono adese alle capsule di Bowman. Proliferazione e infiltrazione sono assenti mentre spesso è presente una modesta atrofia tubulare focale con fibrosi interstiziale. Nei foci di sclerosi segmentale si osservano aree di deposito di IgM, C3 e immunoreagenti il cui significato eziologico però non è ancora ben noto. Alla microscopia elettronica nelle aree di sclerosi le anse capillari coinvolte sono obsolescenti, le membrane basali collassate e ispessite, depositi ialini giganti giacciono in posizione sottoendoteliare e spesso contengono gocciole lipidiche, la matrice mesangiale è aumentata. Le cellule epiteliali che ricoprono le anse capillari colpite presentano aspetti degenerativi e ampi vacuoli, i pedicelli sono assenti e le cellule sono spesso staccate dalla primitiva membrana basale mentre nuove lamelle di membrana si depositano nello spazio dove le cellule si sono allontanate. 3- la glomerulonefrite membranosa: è una frequente causa di sindrome nefrosica con marcata proteinuria non selettiva e microematuria, caratterizzata da deposizione di materiale immune sul versante epiteliale della membrana basale che causa ispessimento della parete glomerulare. Tra il materiale depositato si insinuano tipiche estroflessioni della membrana basale denominate “spikes” che racchiudono progressivamente i depositi inglobandoli, alla fine del processo, completamente nel contesto della membrana stessa. Al microscopio elettronico tale processo dinamico permette di distinguere 4 stadi evolutivi della malattia. L’immunofluorescenza rileva i depositi granulari di IgG, C3 e componenti terminali del complemento (C5b-C9) lungo la parete del capillare glomerulare. Nella maggioranza dei casi la patogenesi della malattia si fa risalire alla presenza di immunocomplessi circolanti (forma attiva della nefrite di Heymann) oppure a immunocomplessi formati in situ (forma passiva della nefrite di Heymann) con antigene non facilmente riconoscibile. Circa un terzo di casi di glomerulonefrite membranosa si sviluppa in associazione con malattie sistemiche come il lupus eritematoso sistemico, infezioni come l’epatite B, neoplasie o terapie farmacologiche con oro e penicillamina. Il decorso della glomerulopatia membranosa è lentamente progressivo con remissioni ed esarcebazioni intermittenti. La remissione completa spontanea si verifica nel 25% dei pazienti mentre nel 20-25% dei casi la remissione è parziale con proteinuria compresa tra 200mg e 2 grammi al giorno. In questi pazienti la filtrazione glomerulare può rimanere stabile per decenni. Il rimanente 50% dei pazienti evolve all’insufficienza renale terminale in 5-10 anni. 4- la glomerulonefrite membranoproliferativa: è caratterizzata da ispessimento delle anse capillari e ipercellularità mesangiale con accentuazione della lobularità del convoluto. Spesso si associa a ipocomplementemia persistente. Colpisce soggetti giovani di ambo i sessi e di età compresa dai 5 ai 30 anni, con portatori di aplotipi HLA B8 e DR3. Dal punto di vista eziopatogenetico questa forma di nefrite si può osservare in tre gruppi di malattie: 1) quelle da immunocomplessi circolanti o formati in situ 2) le microangiopatie trombotiche 3) le paraproteinemie. Dal punto di vista istopatologico l’esame bioptico del rene al microscopio elettronico permette di distinguere fondamentalmente tre tipi di malattia. Nel primo e nel terzo tipo si osservano depositi subendoteliali con interposizione mesangiale che produce duplicatura dell’ansa capillare. All’osservazione in immunofluorescenza i depositi granulari sottoendoteliali risultano costituiti da C3 e immunoglobuline di classe G, M e A. Si tratta di immunocomplessi circolanti o formatisi verso antigeni non identificati ma che sono capaci di attivare il sistema del complemento e causare ipocomplementemia. Nel secondo tipo, denominata anche “malattia a depositi densi”, si osservano voluminosi depositi elettrondensi all’interno della membrana basale. Questa è una forma autoimmune caratterizzata da un anticorpo circolante che reagendo con la C3-convertasi della via alternativa stabilizza questo enzima nella sua funzione e attiva continuamente il sistema del complemento. Questo autoanticorpo chiamato “fattore nefritico”, è una IgG che impedisce la dissociazione fisiologica della C3-convertasi da parte del fattore H. Il fattore nefritico si osserva anche in una condizione clinica rara che è la lipodistrofia parziale di tipo 2 o malattia di Barraquer-Simmons. La maggioranza dei pazienti con tipo I presenta proteinuria marcata o sindrome nefrosica, sedimento urinario “attivo” (cilindri, ematuria, cellule) e filtrazione glomerulare solo modestamente ridotta. La malattia è piuttosto benigna e il 70% dei pazienti sopravvive senza riduzioni clinicamente significative della funzione renale. Tuttavia la glomerulopatia membranoproliferativa di tipo 1 è una malattia lenta ma progressiva con circa il 30% dei pazienti affetti da IRC dopo 10 anni. Il tipo 2 ha un decorso più variabile e in genere è più progressiva e ingravescente, alcuni pazienti mostrano una prevalente sindrome nefritica (glomerulonefrite rapidamente progressiva) con il filtrato glomerulare che si riduce progressivamente fino all’insufficienza renale nel giro di 5-10 anni. Il tipo 2 recidiva virtualmente nel 100% dei reni trapiantati ma molto meno del tipo 1 (circa 25%); la recidiva non interferisce però sulla sopravvivenza a lungo termine del trapianto. 5- la glomerulonefrite fibrillare immunotattoide: è una nefropatia emergente caratterizzata clinicamente da proteinuria di tipo nefrosico, microematuria, ipertensione arteriosa fino all’insufficienza renale cronica. L’esame bioptico renale mostra un ispessimento della parete dei capillari glomerulari e del mesangio per la presenza di materiale amorfo positivo con la colorazione dell’acido periodico di Schiff (cioè materiale PAS-positivo). Alla ME questo materiale risulta composto da microfibrille e microtubuli distribuiti disordinatamente (forma fibrillare) oppure organizzate in bande parallele (forma immunotattoide) di composizione ignota. La malattia compare in soggetti anziani ( > 50 anni) e i pazienti con la forma immunotattoide possiedono una maggiore incidenza di malattie neoplastiche linfoproliferative. Il decorso della malattia è caratterizzato da un deterioramento progressivo della funzione renale sino all’uremia terminale in circa la metà dei casi nel corso di 1-10 anni. In questi casi è necessario il trapianto renale.

5- Sindrome scaturente da Insufficienza renale acuta (o Sindrome IRA): con il termine di “insufficienza renale” si intende l’evento clinico che consiste nella perdita della capacità di adattamento funzionale dei reni alle esigenze dell’organismo. Evidentemente ciò comporta accumulo di cataboliti tossici e alterazioni metaboliche e sistemiche quali conseguenze dirette o indirette della perdita globale della funzione renale. Tale evento si può verificare rapidamente come complicanza acuta di patologie multiorgano o sistemiche, determinando il quadro dell’insufficienza renale acuta, oppure può verificarsi come risultato subdolo dell’evoluzione di una malattia renale su base infiammatoria o degenerativa, dando il quadro dell’insufficienza renale cronica. L’IRA se prontamente fronteggiata può esitare in una risoluzione con restituzione “ad integrum”, in altri casi si verifica la morte dell’organo ed eventualmente la morte dell’individuo mentre una minore percentuale di pazienti evolve verso una forma di IRC.

L’insufficienza renale acuta è una sindrome clinica caratterizzata da alterazioni metaboliche derivanti dall’accumulo di prodotti catabolici a seguito della rapida riduzione della funzione renale. Esistono tre meccanismi patogenetici alla base dell’IRA:

1- Ridotta perfusione renale da condizioni sistemiche, senza diretto interessamento del parenchima renale (IRA Prerenale o funzionale): le variazioni della pressione arteriosa sistemica non influenzano la filtrazione glomerulare in quanto il letto vascolare renale è in grado di modificare autonomamente il calibro delle proprie arteriole e dunque la resistenza arteriolare al flusso permettendo il mantenimento di una VFG costante. Al di sotto degli 80mmHg di pressione arteriosa tale meccanismo di autoregolazione non riesce a mantenere un flusso ematico renale efficace per cui si osserva una brusca caduta della filtrazione glomerulare con conseguente difficoltà nella formazione di urine e nell’eliminazione dei cataboliti.
Le cause di una IRA prerenale possono essere ricondotte principalmente a:
1- Riduzione improvvisa della volemia: ad esempio determinata da perdite di liquido gastroenterico, diuresi osmotica, diabete insipido, insufficienza surrenalica, ustioni estese, ipertermia con sudorazione profusa, sequestro di liquidi da pancreatite ascite edema o cirrosi.
2- Insufficienza circolatoria: ad esempio determinata da infarto del miocardio, valvulopatie, ipertensione polmonare, embolia polmonare, endocardite.
3- Vasodilatazione sistemica: ad esempio determinata da anestetici, abuso di antiipertensivi, droghe, anafilassi, shock settico
4- Vasocostrizione renale: determinata dall’uso di sostanze quali adrenalina, ergotamina, ipercalcemia, ect.
5- Agenti farmacologici: determinata dall’assunzione di farmaci quali ACE-inibitori in stenosi dell’arteria renale, FANS in corso di disidratazione, ect.
6- Iperproduzione di cataboliti azotati: determinata da gravi emorragie digestive, crisi emoglobinuriche come nel favismo, ect.
La ridotta perfusione renale può essere dovuta sia a cause centrali (shock cardiogeno per infarto del miocardio) sia a cause periferiche per collasso circolatorio (come nel caso dello shock settico). Un’altra causa è rappresentata dalla rapida riduzione del volume ematico per emorragie cospicue, perdita di plasma per ustioni, occlusioni intestinali, peritoniti, emoconcentrazione per disidratazione, ect. Riduzione del volume arterioso efficace si ha in alcune condizioni morbose caratterizzata da un sequestro di sangue in certi distretti del letto circolatorio (terzo spazio) o di plasma nel volume extracellulare con una riduzione della perfusione dei vari sistemi.
Segni e sintomi principali dell’IRA prerenale sono: l’oliguria con urine ad elevato peso specifico e iperosmotiche, bassa natruria (in quanto il rene tenta di risparmiare sali e quindi acqua), l’iperazotemia (conseguente a ridotta eliminazione del volume urinario e aumentato riassorbimento di urea e sodio), aumento del rapporto azotemia/creatininemia fino a valori di 50 a 1, tachicardia, ipotensione ortostatica, secchezza della cute e delle mucose.

2- Lesione patologica che colpisce una o più componenti del parenchima renale (IRA intrinseca): è un quadro clinico generalmente dovuto a malattie acute dei vasi e del parenchima renale. La necrosi tubulare acuta rappresenta la condizione patologica che più frequentemente è responsabile di tal tipo di IRA. Fattori eziologici responsabili di necrosi tubulare sono l’ischemia renale e l’abuso di sostanze tossiche esogene. L’IRA intrinseca può anche manifestarsi nel corso di nefropatie primitive o secondarie quali la glomerulonefrite acuta, la glomerulonefrite rapidamente progressiva e la nefrite interstiziale acuta. Non è rara l’evenienza che a determinare la sindrome acuta di nefrosi tubulare concorrono contestualmente ischemia del parenchima renale e azione di farmaci o veleni nefrotossici esogeni somministrati a fini diagnostici o terapeutici in pazienti a rischio. Le nefrotossine esogene sono rappresentate da alcuni farmaci (aminoglicosidi, alcune cefalosporine di prima generazione, anestetici clorurati, fans, ace inibitori, farmaci antiulcerosi, ciclosporina A, mezzi di contrasto, solventi organici, metalli pesanti come mercurio arsenico bismuto e piombo). Le sostanze nefrotossiche endogene sono rappresentate da mioglobina (rilasciata per esempio dai muscoli striati quando si verificano traumi estesi come nella crush syndrome), dall’emoglobina (liberata dagli eritrociti nel corso di emolisi massive), dall’acido urico, dal calcio e dagli ossalati, dalle proteine mielomatose. Queste elencate sono molecole che agiscono in tal caso causando l’instaurarsi di meccanismi di ostruzione tubulare soprattutto nel caso in cui si verificano le condizioni predisponenti ad una loro precipitazione intratubulare. L’azione tossica delle nefrotossine si può esplicare anche per vasocostrizione renale oltre che per tossicità diretta sull’epitelio tubulare.
Il paziente con IRA intrinseca mostra di solito aumento dell’azotemia e della creatininemia, iperpotassiemia e oliguria cioè riduzione iniziale della diuresi, con urine brunastre a basso peso specifico e ad alto contenuto in sodio. Successivamente la diuresi può aumentare a causa dell’ampliamento del danno glomerulare e tubulare. Nei casi di IRA intrinseca associata a glomerulonefrite, vasculite e necrosi corticale bilaterale si verifica spesso anuria completa, cioè assenza di urine per lungo periodo. In questo caso l’IRA diventa letale a causa del rapido accumulo di metaboliti tossici.
La localizzazione delle aree di necrosi varia a seconda che si tratti di necrosi ischemica (parte distale) o tossica (parte prossimale). Le alterazioni principali sono a carico dei tubuli che mostrano necrosi dell’epitelio caratterizzata da carioressi, disfacimento citoplasmatico e distacco delle cellule dalla membrana basale, inoltre è presente una notevole quantità di materiale in disfacimento che provoca ostruzione tubulare dovuta ai cristalli formati dai detriti cellulari e dalla proteina di Tamm-Horsfall. Spesso nelle biopsie renali si osservano anche segni di rigenerazione cellulare quali mitosi e nuclei ipercromatici. Tale fenomeno è stato interpretato come segno che la necrosi tubulare acuta si instaura in seguito a ripetuti episodi di ischemia e riperfusione. La tensione parziale di ossigeno nella midollare è di norma bassa e la riduzione del flusso in tale zona riduce ulteriormente l’apporto ai tubuli renali incrementando il rischio di danno ischemico. Il rigonfiamento delle cellule tubulari può restringere il lume dei vasa recta e peggiorare ulteriormente l’apporto di sangue alla midollare. Le cellule tubulari durante l’ischemia incrementano la glicolisi per le loro esigenze metaboliche tuttavia si impoveriscono rapidamente di ATP. Dal punto di vista patogenetico la conseguenza immediata è la riduzione dell’attività della pompa Na/K-ATPasi con diminuizione della concentrazione di potassio e aumento del sodio, il che causa rigonfiamento cellulare. La deplezione induce una progressiva disorganizzazione dei microfilamenti per depolarizzazione dell’actina. Questi fenomeni sono inizialmente reversibili. La disorganizzazione del citoscheletro determina una maggiore fluidità dei lipidi costituenti le membrane cellulari e una ridistribuzione delle molecole Na/K-ATPasi, queste si dispongono sia alla base che all’apice della cellula causando la perdita del processo fisiologico e del lavoro compiuto. La depolimerizzazione dei filamenti di actina e dei microtubuli determina una disgregazione del citoscheletro con la perdita dell’orletto a spazzola e delle connessioni con le ICAM, alcune cellule si staccano dalla membrana e cadono nel tubulo renale contribuendo alla formazione dei cilindri, altre cellule ancora vitali cadono nel lume tubulare e si riaggregano provocando un ostacolo meccanico alla progressione della preurina, aumento della pressione endotubulare e retrodiffusione dell’ultrafiltrato nell’interstizio renale. Tale meccanismo contribuisce alla oliguria. La disfunzione del citoscheletro causa anche perdita dell’adesione intercellulare e della funzione di barriera delle “tight junctions”, alternando così il riassorbimento paracellulare dell’ultrafiltrato.

3- Ostruzione meccanica delle vie urinarie che ostacola il deflusso dell’urina (IRA Postrenale o Meccanica): in questa forma non vi è una primitiva sofferenza del parenchima renale in quanto l’accumulo di cataboliti azotati è dovuto a una ostruzione della via escretrice, cioè entrambi gli ureteri o la vescica o l’uretra. Le cause più frequenti sono patologie infiammatorie o neoplastiche soprattutto della prostata e dell’utero. Altre cause sono la vescica neurologica, la fibrosi retroperitoneale (idiopatica o da abuso di metisergide), la calcolosi ureterale bilaterale.
Quando si instaura ostruzione urinaria la pressione a monte aumenta determinando una dilatazione delle vie secretrici fino alla pelvi e ai calici (idronefrosi). L’aumento di pressione nei tubuli renali provoca una riduzione del gradiente pressorio attraverso la barriera di filtrazione glomerulare con conseguente caduta del volume di filtrato. Un’ostruzione completa e rapida comporta anuria con ingrandimento dei reni e ritenzione urinaria e conseguente sofferenza funzionale secondaria del parenchima renale.

6- Sindrome scaturente da Insufficienza renale cronica (o Sindrome IRC): con il termine di “insufficienza renale cronica” si intende una condizione morbosa caratterizzata da una riduzione progressiva ed irreversibile della funzione renale causata da una graduale diminuizione del numero di nefroni funzionanti. La VFG in condizioni fisiologica varia da 100 a 130 ml/min. La sua graduale diminuizione è un indice diretto del grado di compromissione della funzione renale ed è inversamente proporzionale al numero residuo di nefroni funzionanti per cui una valutazione della VFG permette di valutare la IRC in differenti stadi di progressione, da uno stadio iniziale (VFG da 60 a 100 ml/min) a uno stadio terminale (VFG < 10 ml/min), quest’ultima detta anche fase uremica o predialitica. I segni della ritenzione azotata (iperazotemia e ipercreatinemia stabili) si osservano già in caso di IRC moderata (VFG intorno da 30 a 60 ml/min), mentre le più profonde alterazioni biochimiche appaiono nello stadio grave (VFG da 10 a 30 ml/min). Pertanto seppure a velocità differente a seconda della natura e dell’entità del processo patologico iniziale in corso, la IRC evolve inevitabilmente verso la fase terminale dell’uremia in cui il numero dei nefroni residui è insufficiente a permette la sopravvivenza. Le cause della IRC sono di vario tipo: in pratica tutte le nefropatia (glomerulari, vascolari e tubulo-interstiziali) possono progredire provocando un quadro di sclerosi renale che è alla base della IRC. Una volta che l’insufficienza renale si è stabilizzata vi è una tendenza alla progressione della malattia renale indipendentemente dall’insulto iniziale. Ciò suggerisce che probabilmente il meccanismo della progressione è un inadeguato processo di adattamento dei nefroni residui. Di fatto la causa della progressione inesorabile non è ancora ben chiara: si ipotizza che tale fenomeno sia dovuta a un aumento della perfusione e della filtrazione glomerulare nei nefroni residui con sclerosi secondaria e ialinosi del glomerulo e inoltre si ipotizza che tale fenomeno sia dovuto alla progressiva fibrosi peritubulare ed interstiziale della midollare. L’ipertrofia glomerulare compensatoria si associa invariabilmente a ipertrofia tubulare nei nefroni residui. Anche se il meccanismo di adattamento permette di conservare l’equilibrio acido base e idro-elettrolitico, la conseguenza a lungo termine consiste nel moltiplicarsi del danno iniziale. La riduzione del filtrato è responsabile della gran pare delle manifestazioni cliniche dell’IRC: altri disturbi possono derivare dalla perdita della funzione endocrina del rene, quale ad esempio anemia e osteodistrofia uremica. Tra le diverse condizioni che aumentano la velocità di progressione verso la IRC dialitica le più importanti sono l’ipertensione arteriosa e le infezioni delle vie urinarie. Un ruolo è stato attribuito anche all’iperlipemia, all’iperuricemia e all’iperfosforemia. Sebbene si verifichino alterazioni metaboliche rilevanti l’IRC resta spesso asintomatica sino alla fase uremica o predialitica. Questo avviene perché la capacità di adattamento è tale da mantenere pressocchè inalterato il bilancio globale. Più o meno parallelamente alla riduzione del filtrato glomerulare si ha la riduzione della funzione endocrina renale quindi deficit di eritropoietina, renina e calcitriolo. La perdita della funzione renale comporta modificazioni della composizione plasmatica con effetti tossici su svariate funzioni cellulari: difetto del trasporto degli ioni attraverso la membrana cellulare, alterazione della pompa Na/K-ATPasi, con aumento del sodio e diminuizione del potassio intracellulari. Tali alterazioni vengono attribuite a “tossine uremiche” costituite soprattutto da sostanze derivate dal catabolismo delle proteine, fra cui la più importante è l’urea ma vi sono anche la creatina, la creatinina, l’acido guanidilsuccinico, la fenilalanina, la tirosina. L’urea è poco tossica ma può spiegare la nausea, il vomito, l’alitosi. Non interferisce sulle funzioni vitali. L’acido guanidilsuccinico interferisce con il fattore 3 della coagulazione e può spiegare la ridotta adesività delle piastrine. E’ da sottolineare come la clearance della creatinina endogena sia usata come indice abbastanza affidabile di progressione della IRC: la creatininemia comincia a superare i valori normali massimi di 1,2 mg/dl quando il filtrato glomerulare si riduce a meno del 60% del normale. Per ridotta escrezione o metabolizzazione renale si ha anche un aumento della concentrazione plasmatica di diversi ormoni proteici quali PTH, GH, LH, prolattina, insulina, glucagone. Tra essi il PTH, di cui aumenta anche la sintesi in risposta all’ipercalcemia, ha riconosciuta tossicità sull’osso. L’ipocalcemia, l’iperfosforemia e la ridotta sintesi di calcitriolo determinano una ipersecrezione di PTH che non può esplicare la sua azione fosfaturica per la presenza di insufficienza renale per cui tende a correggere la calcemia a costo di un importante riassorbimento della componente mineraria dell’osso, determinando cosi osteodistrofia uremica. Nell’IRC in fase uremica cioè terminale, il bilancio del potassio non è più mantenuto per cui questo catione tende ad accumularsi. L’iperpotassemia è una situazione clinica minacciosa per la possibilità di scatenamento di aritmie cardiache anche mortali per cui è un importante indice da monitorare nelle fasi terminali. Nelle fasi più avanzate di IRC possono comparire dei difetti specifici di trasporto tubulare che danno origine a sindromi del nefrone prossimale e distale (nefrite da perdita di sale, ipoaldosteronismo iporeninemico, acidosi tubulare renale). QUALCHE SCHEMA PER RICAPITOLARE: Criteri di classificazione delle glomerulonefriti • 1) Eziologico • 2) Patogenetico • 3) Anatomo-Patologico • 4) Clinico Criterio Eziologico • 1) Glomerulonefriti primitive: malattie che interessano in prima istanza i reni. • 2) Glomerulonefriti secondarie: malattie renali in corso di un’altra patologia principale che interessa in prima istanza altri organi. Glomerulonefriti primitive • La maggior parte è idiopatica • La patogenesi è in genere su base immunologica • A volte sono innescate da una primitiva infezione batterica o virale. Glomerulonefriti secondarie • E’ sempre presente una malattia sistemica o che interessa anche altri apparati oltre al rene • Sono sempre più frequenti e sono la maggior causa di ingresso in dialisi • Le più importanti sono dovute a ipertensione arteriosa e diabete mellito • Altre GN secondarie relativamente frequenti sono quelle in corso di LES, patologie autoimmuni sistemiche e mieloma multiplo Criterio patogenetico • La maggior parte delle GN sia primitive che secondarie hanno una patogenesi immunologica: il danno renale è mediato da processi di infiammazione e proliferazione cellulare che sono innescati dalla presenza di complessi Antigene-Anticorpo a livello del glomerulo Sede di deposizione o formazione degli immunocomplessi 1. Tra endotelio e membrana basale ( subendoteliali) 2. Tra epitelio e membrana basale (subepiteliali) 3. All’interno della membrana basale (intramembranosi) 4. Nel mesangio ( mesangiali) Biopsia renale • Si esegue per via percutanea. • Spesso viene eseguita sotto guida ecografia • Il frammento di tessuto renale viene poi analizzato: 1. Al microscopio ottico => quantificazione del danno glomerulare
2. Al microscopio elettronico => individuazione della presenza di immunocomplessi e della loro sede
3. Con processi di immunoistochimica => identificazione del tipo di immunocomplessi




Criterio anatomo-patologico:
Classificazione in base al tipo di lesione istologica riscontrata alla biopsia
1. Lesioni istologiche uguali possono dare quadri clinici diversi
2. Quadri clinici uguali possono essere causati da lesioni istologiche diverse

Criterio clinico:
Principali sindromi ( insieme di segni e sintomi) dovute a glomerulonefrite
1. Anomalie urinarie isolate
2. Sindrome nefritica
3. Sindrome nefrosica
4. Glomerulonefrite rapidamente progressiva
5. Insufficienza renale acuta e cronica

Sindrome nefritica

Eziologia
• Post-infettiva ( batterica o virale)
• Idiopatica ( base immunitaria)

Patogenesi
• Deposizione di immunocomplessi = processo infiammatorio del glomerulo ( infiltrazione cellulare, liberazione di sostanze vasoattive, proliferazione cellulare)= riduzione del GFR= IRA

Sintomi
• Ematuria ( microscopica e/o macroscopica), emazie danneggiate nel sedimento, cilindri eritrocitari
• Proteinuria ( in genere < 2 gr/ 24 ore) • Oliguria ( < GFR) • Ipertensione ( >volume plasmatico), fino a encefalopatia ipertensiva
• Edemi ( > pressione idrostatica), spesso periorbitari
• Iperazotemia, ipercreatininemia

Prognosi:
• favorevole

Terapia:
• riposo a letto
• restrizione di liquidi
• diuretici
• anti-ipertensivi
• antibiotici

Sindrome nefrosica

• Da glomerulonefrite primitiva
• Da glomerulonefrite secondaria ( diabete mellito, LES, amiloidosi, mieloma multiplo)
• Perdita di selettività della membrana di filtrazione = perdita di grande quantità di proteine con le urine

Causa principale nel bambino: glomerulonefrite a lesioni minime
• Idiopatica
• ME: assenza di depositi, fusione dei podociti
• Proteinuria altamente selettiva
• Sensibile ai cortisonici

Cause principali nell’adulto: glomerulonefrite membranosa ( idiopatica o II a neoplasie, LES, epatite) e Glomerulonefrite diabetica

Sintomi e segni
• Proteinuria > 3.5 gr/die
• Ipoalbuminemia <3 gr/dl • Edema • Iperlipidemia • Lipiduria • Alterazioni della coagulazione Complicanze • Eventi tromboembolici • Vasculopatia aterosclerotica • Infezioni • Deficit di vitamina D • Malnutrizione Terapia • Cortisone • Immunosoppressori ( ciclofosfamide, clorambucil, ciclosporina) • Evitare il riposo a letto • Restrizione proteica ( efficacia certa solo nella GN diabetica) • Ace-inibitori e Inibitori recettoriali dell’Angiotensina II • Dieta iposodica e ridotta introduzione di liquidi • Furosemide e antialdosteronici Glomerulonefrite rapidamente progressiva • Glomerulonefriti con evoluzione sfavorevole che evolvono rapidamente in insufficienza renale terminale • Quadro anatomo patologico caratterizzato da intensa proliferazione ( semilune) e infiltrato cellulare = obliterazione dello spazio capsulare e schiacciamento del glomerulo = sclerosi glomerulare • Patogenesi da deposizione di immunocomplessi o da anticorpi anti-MB Sintomi e segni • Oliguria • Ematuria e cilindri eritrocitari • Proteinuria non nefrosica • Iperazotemia e ipercreatininemia • Nausea e vomito • Decorso: sfavorevole nel 70% dei casi • Terapia: - corticosteroidi - immunosoppressori - anticoagulanti ( contrastano la deposizione di fibrina) - plasmaferesi ( allontanamento degliimmunocomplessi o degli anticorpi anti-MB) - emodialisi ( se GFR < 10 ml/min) Anomalie urinarie isolate • Microematuria asintomatica (idiopatica, nefropatia da IGA) • Proteinuria asintomatica ( inferiore in genere a 500 mg) Insufficienza renale cronica Progressivo deterioramento della funzionalità renale fino a insufficienza renale terminale Teoria di Brenner: Riduzione massa nefronale => iperfiltrazione compensatoria dei nefroni residui => ipertensione glomerulare => deterioramento dei nefroni residui => IRC irreversibile

MALATTIE CISTICHE DEL RENE

Le malattie cistiche del rene sono caratterizzate dalla presenza nei reni di cavità rivestite da epitelio, piene di liquido o di detriti semisolidi. Esse includono numerosi disordini strutturali dei reni a eziologia differente che compaiono nelle diverse età della vita con una sintomatologia molto variabile. Principalmente è possibile suddividere tali malattie in due gruppi:
1- Forme genetiche
2- Forme non genetiche

Nel meccanismo di formazione delle cisti renali intervengono principalmente tre fattori patogenetici:
1) proliferazione delle cellule tubulari
2) secrezione del liquido nella cisti
3) alterazioni della matrice extracellulare

Forme genetiche

E’ possibile descrivere principalmente tre malattie quali:
1- Il rene policistico dell’adulto
2- Il rene policistico del bambino
3- La nefroftisi o malattia cistica midollare dell’infanzia con retinite pigmentosa

1- I reni policistici dell’adulto rappresentano una frequente malattia ereditaria a trasmissione autosomica dominante (anche se vi sono delle forme recessive) caratterizzata dalla presenza di numerose cisti nel parenchima renale di entrambi i reni. Nella gran parte dei casi (85%) la malattia è dovuta a mutazioni (delezioni o rotture) del gene PKD1 localizzato sul braccio corto del cromosoma 16 nella regione p13.3, che codifica la sintesi della policistina, una glicoproteina transmembranaria di 460 KDA la cui funzione sarebbe quella di trasmettere segnali dall’esterno della cellula al citoscheletro. Il 10% dei pazienti mostra una mutazione nel gene PKD2 localizzato nel braccio lungo del cromosoma 4 in posizione q12.22, mentre una minoranza di pazienti presenta una terza forma di mutazione a livello del gene PKD3 non ancora localizzato con certezza. Gradualmente vengono colpiti tutti i nefroni. La formazione delle cisti inizia con una dilatazione tubulare caratterizzata da modifiche ultrastrutturali che consistono in ispessimento, disorganizzazione e distacco della lamina a livello della membrana basale, con contestuale perdita della differenziazione delle cellule tubulari (modifica della morfologia cellulare per alterata interazione tra cellula e matrice) e perdita della polarità funzionale. Il processo evolve in seguito all’allargamento delle cavità cistiche attraverso molteplici meccanismi quali perdita cellulare per apoptosi, insulti chimici e biochimici (quali ad esempio infezioni), proliferazione cellulare indotta dall’accumulo di fattori della crescita, eccetera. Ciascuna delle centinaia di cisti formatesi è rivestita da epitelio cubico mentre il circostante parenchima mostra fibrosi peritubulare e scarsi glomeruli in ialinosi (con tale termine si intende la comparsa patologica di sostanza proteica, omogenea, d'aspetto vitreo, spiccatamente acidofila, nel tessuto connettivo, negli epiteli e negli elementi corpuscolati del sangue). Le manifestazioni raramente si presentano prima dei 20 anni, questo spiega la frequente trasmissione genetica ai figli da parte dei soggetti asintomatici. Dolore ed ematurie sono le manifestazioni cliniche più frequenti.

2- I reni policistici del bambino rappresentano una malattia molto rara a trasmissione autosomica recessiva che colpisce i bambini in tenera età. Il gene difettoso sembra essere localizzato sul braccio corto del cromosoma 6. Il parenchima renale è costituito da tubuli e dotti collettori dilatati all’interno delle piramidi renali, anche il fegato può essere interessato con dilatazione dei dotti biliari e fenomeni negli spazi portali e interlobulari. Talvolta si ha interessamento persino di cuore e polmoni, rendendo la malattia letale.

3- La malattia cistica della midollare o nefroftisi è una rara malattia autosomica recessiva accompagnata da retinite pigmentosa. Precoci indicazioni della malattia sono l’enuresi prolungata nell’infanzia, dovuta al difetto di concentrazione urinaria, e l’anemia. Né le indagini radiologiche né la biopsia renale hanno un alto indice di successo nel dimostrare la presenza delle piccole cisti nella midollare. La malattia porta regolarmente all’uremia terminale durante l’adolescenza o in età giovanile.

Forme non genetiche

Anche in questo caso è possibile descrivere principalmente tre malattie quali:
1- Il rene multicistico dell’adulto
2- Il rene a spugna midollare del bambino
3- Le cisti renali acquisite

1- Il rene multicistico è un’affezione malformativa non ereditaria in cui il rene perde la sua classica forma per assumere quella di una massa irregolare costituita da cisti di dimensioni variabili. Istologicamente è caratterizzato dalla sostituzione del normale parenchima renale con un coacervo di cisti, da tessuto fibroso e isole di cartilagine e dall’assenza o dall’atresia dell’uretere per mancata fusione del sistema collettore con il blastema renale. E’ una delle cause più comuni di massa addominale nel neonato. Se unilaterale può anche rimanere silente fino all’età adulta, mentre se è bilaterale risulta essere incompatibile con la vita. Questa anomalia si associa a malformazioni del rene controlaterale (stenosi del giunto pielo-ureterale o reflusso vescico-ureterale), a malformazioni della parete vescicale e con reflusso vescico-ureterale controlaterale. Negli adulti il rene multicistico può essere causa di dolori o disturbi gastrointestinali oppure essere del tutto asintomatico.

2- Il rene a spugna midollare è un disordine dello sviluppo, frequente e benigno, che si riscontra occasionalmente in corso di esami radiografici dell’addome. E’ caratterizzato da ectasia (cioè dilatazione patologica) dei dotti collettori di almeno tre piramidi, di uno o di entrambi i reni. L’urografia discendente mostra il caratteristico aspetto radiale (a bouquet di fiori) delle cisti riempite dal mezzo di contrasto. Si diagnostica spesso in occasione del passaggio di un calcolo renale, infatti sono frequenti le concrezioni calcaree all’interno delle cisti. E’ probabile che, a causa della stasi di urina in questi collettori dilatati, vi sia una più facile insorgenza di calcoli e di infezioni. Si ritiene che circa il 10% dei pazienti che presentano calcoli renali possano avere un rene a spugna midollare, in circa la metà dei pazienti si verifica nefrocalcinosi.

3- Riguardo le cisti renali acquisite, la forma più frequente è la cisti semplice che è rara nel bambino mentre si osserva nell’adulto, e la sua frequenza aumenta con l’avanzare dell’età. Le cisti possono essere monolaterali o bilaterali, generalmente asintomatiche, ma possono raramente dar luogo a microematuria o macroematuria o infezioni. Spesso queste cisti compaiono nel soggetto affetto da uremia cronica. A volte le cisti degenerano in carcinoma renale, che può essere evidenziato con una TAC usando mezzi di contrasto il che mostra la presenza di cisti sedimentate o con un contenuto a densità variabile.
Leggi tutto...

10 giugno, 2009

Spagna: primo trapianto al mondo di rene eseguito in laparoscopia

0 commenti
In Spagna è stato eseguito per la prima volta al mondo un trapianto di rene con la laparoscopia. Una donna con insufficienza renale cronica è stata operata nel centro di urologia della Fondazione Puigvert, a Barcellona, con questa tecnica chirurgica che consente di operare attraverso incisioni addominali molto più ridotte: in questo caso, sette centimetri, rispetto ai 20 della chirurgia tradizionale. La paziente ha lasciato l'ospedale a 14 giorni dall'intervento con "una funzione renale regolare", hanno annunciato i medici. L'operazione è durata circa quattro ore, ha spiegato il coordinatore dell'equipe, Antonio Rosales.

La laparoscopia è quella tecnica chirurgica che prevede l'esecuzione di un intervento chirurgico addominale senza apertura della parete. Pionieri nel campo furono i ginecologi tedeschi, in particolare Kurt Semm il quale, oltre ai consueti interventi ginecologici, eseguì, per primo al mondo, un'appendicectomia. Il 12 settembre 1985 Erich Mühe eseguì la prima colecistectomia laparoscopica su una giovane donna.

FONTE: Agi.it Salute

Leggi tutto...

28 marzo, 2009

Briciole di Medicina (4° Puntata) – Il Rene

0 commenti
I reni sono organi escretori dei vertebrati. Insieme alle vie urinarie costituiscono l'apparato urinario, che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l'urina. Il settore della medicina che studia i reni e le loro malattie è chiamato nefrologia. Il loro compito principale è quello di assicurare ogni giorno, per mezzo delle loro unità funzionali, i nefroni, una costante depurazione dei circa 400 litri di sangue che, circolando, pervengono loro dalle arterie renali, sangue che poi, liberato di materiali di scarto e di liquidi in eccesso, passa nelle vene renali. I reni non hanno solo il compito, tramite i nefroni, di eliminare i prodotti finali del catabolismo azotato e i prodotti tossici che vi giungono, nonché di regolare il volume del liquido extracellulare e quindi il contenuto idrico dell'organismo e poi di regolare il pH ematico tramite riassorbimento e produzione di bicarbonato HCO3; hanno anche importanti funzioni endocrine, secernendo diversi ormoni ad azione sistemica (quali renina, eritropoietina, calcitriolo).

Negli esseri umani i reni sono situati nella regione posteriore superiore dell'addome, ai lati della colonna vertebrale, nelle fosse lombari, esternamente al peritoneo (organi retroperitoneali) che tappezza la cavità addominale. Nell'uomo adulto ciascun rene pesa in media 150 g, nella donna adulta 135 g. La lunghezza media è 12 cm, la larghezza 6,5 cm e lo spessore 3 cm. Nel rene si distinguono una faccia anteriore convessa, una faccia posteriore pianeggiante, un polo superiore arrotondato, un polo inferiore più appuntito, un margine laterale convesso e un margine mediale. Quest'ultimo presenta una profonda fessura verticale lunga 3-4 cm, detta ilo renale, che immette in una cavità scavata all'interno del rene, seno renale, in cui sono accolti i calici minori e maggiori della pelvi renale, le diramazioni dell'arteria renale, le radici della vena renale, vasi linfatici e nervi.
Le pareti del seno renale sono irregolari per la presenza di sporgenze, le papille renali, corrispondenti all'apice delle piramidi renali del Malpighi, le cui basi sono rivolte verso la zona corticale; fra le papille renali si insinua la corticale con le colonne renali del Bertin. All'esame di una sezione frontale del rene si distinguono perciò due zone: una profonda, detta midollare, costituita dalle piramidi disposte con apice rivolto verso la pelvi renale, e una superficiale, detta corticale.

Ecograficamente è possibile individuare macroscopicamente due strati: isoecogeno il parenchima, esternamente, e al centro la zona vascolo-collettore iperecogena. Per abitudine si usa indicare il primo come corticale e la seconda come midollare, venendo in realtà a produrre sia un errore concettuale che tecnico: non solo, cioè, la "midollare ecografica" non corrisponde alla reale midollare anatomica renale, ma oltretutto la midollare anatomica è ecograficamente visibile come immagini rotondeggianti ipoecogene all'interno della corticale isoecogena. Si tratta degli apici delle piramidi midollari visti in sezione tra le colonne corticali.
I due reni, ciascuno dei quali è avvolto dalla capsula adiposa, sono contenuti in una loggia costituita dallo sdoppiamento di una fascia connettivale (fascia renale). Fra la capsula adiposa e la superficie del rene si trova una sottile membrana connettivale che riveste l'organo (capsula fibrosa).

I reni necessitano di un apporto ematico e pertanto presentano una ricca vascolarizzazione. Per ogni gettata cardiaca, circa il 20% del sangue fluisce attraverso questi organi; da ciò risulta che nei reni circolano in media 1.100 ml di sangue al minuto. Ciascun rene riceve, direttamente dall'aorta addominale, una grossa arteria renale del calibro di 5-7 mm. In corrispondenza dell'ilo di ciascun rene l'arteria renale si divide, generalmente, in due rami,che si trovano davanti e dietro la pelvi renale, e sono chiamati rispettivamente ramo prepielico e retropielico. Dal ramo prepielico nasce l'arteria polare inferiore, mentre quella polare superiore origina direttamente dal tronco principale che penetrano nel seno renale. Prima di dare l'arteria interlobare il ramo posteriore fornisce un'arteria segmentale posteriore; il ramo anteriore fornisce 4 arterie segmentali: apicale, superiore, media, inferiore. Nel seno renale questi rami si dividono ulteriormente e penetrano nelle colonne renali con il nome di arterie interlobari che, dopo essersi biforcate, risalgono fin verso la base delle piramidi renali, dove si ramificano (arterie arcuate). Dalle arterie arcuate originano le arterie interlobulari e le arterie rette vere. Le arterie interlobulari si dirigono verso la periferia del rene, dove si risolvono in ramuscoli destinati all'irrorazione della capsula fibrosa e di quella adiposa. Le arterie interlobulari danno origine (di solito direttamente, ma talvolta attraverso brevi arteriole intralobulari) ad arteriole collaterali, dette arteriole afferenti, che vanno a costituire i glomeruli dei corpuscoli renali circostanti. Da questi ultimi emergono le arteriole efferenti, che in parte si risolvono in una rete capillare ed in parte si portano verso la midollare con il nome di arterie rette spurie. Le arterie rette vere si distaccano dalla concavità delle arterie arcuate e si portano nelle piramidi renali formando reti capillari peritubulari.
La circolazione venosa ripete abbastanza fedelmente quella arteriosa. Dall'ilo fuoriesce la vena renale, accanto all'arteria omonima, e sbocca nella vena cava inferiore.
Nel suo complesso il circolo renale sviluppa circa 160 chilometri di lunghezza. I linfatici del rene formano una ricca rete superficiale ed una perivascolare profonda. Essi confluiscono in collettori che terminano nei linfonodi pre- e para-aortici.
I nervi si dispongono a formare un plesso renale che si distribuisce ai nefroni ed alle diramazioni dei vasi renali.

I reni sono costituiti dal parenchima e dallo stroma. Il parenchima è formato da un insieme di unità elementari, i nefroni, che hanno la funzione uropoietica, e da un sistema di dotti escretori, i quali convogliano l'urina verso l'apice delle piramidi renali e provvedono anche a modificarne la composizione. Lo stroma, di natura connettivale, contiene i vasi sanguigni e linfatici e le terminazioni nervose del plesso renale. I nefroni sono contenuti prevalentemente nella corticale, mentre lo stroma è più abbondante nella midollare dei dotti escretori. I corpuscoli renali hanno l'aspetto di corpiccioli sferoidali del diametro di 150-250 micron. Nei corpuscoli renali si distinguono un polo vascolare ed un polo urinario, disposti alle estremità opposte.
L'arteriola afferente penetra nel corpuscolo a livello del polo vascolare e si risolve subito in una rete di capillari convoluti (glomerulo) che, al termine del loro percorso, si riuniscono nell'arteriola efferente, la quale, attraverso il polo vascolare stesso, abbandona il corpuscolo. Questa struttura, cioè una rete capillare interposta tra due arteriole, prende il nome di rete mirabile arteriosa.
Il tubulo renale ha inizio in corrispondenza del polo urinario. Qui il foglietto esterno della capsula glomerulare continua con la parete del tubulo renale e lo spazio capsulare continua con il lume del tubulo stesso; in tal modo l'ultrafiltrato glomerulare, raccoltosi inizialmente nello spazio capsulare, viene convogliato verso il tubulo renale. Il tubulo renale ha la funzione di modificare l'ultrafiltrato glomerulare (urina primaria), trasformandolo nell'urina definitiva, grazie alle peculiari proprietà assorbenti e secernenti delle cellule epiteliali che lo delimitano.

Il rene è principalmente un organo escretore, ma svolge anche altre funzioni:
• regola l'equilibrio idrico ed elettrolitico nei liquidi corporei regolando la concentrazione di Na+, K+, Cl-, HCO3-, PO4---, Ca++, glucosio, aminoacidi, acido urico, urea, mediante integrazione tra processi di filtrazione, riassorbimento, secrezione ed escrezione a livello del nefrone;
• partecipa al mantenimento dell'equilibrio acido base (controllo del pH ematico) agendo sul riassorbimento di HCO3- e sulla secrezione di H+;
• partecipa alla regolazione del volume dei liquidi corporei mediante meccanismi che permettono il recupero e l'eliminazione di acqua (clearance dell'acqua libera) con conseguente escrezione di un'urina che, a seconda delle esigenze dell'equilibrio idrico ed elettrolitico, può essere ipertonica, isotonica o ipotonica (cioè avente una concentrazione di soluti maggiore, uguale o minore rispetto a quella del sangue);
• svolge importanti funzioni endocrine mediante la secrezione di renina, eritropoietina, prostaglandine e la sintesi, a partire dalla vitamina D, di 1,25-diidrossicolecalciferolo, necessario per la regolazione ed il trasporto del calcio. La renina svolge un importante ruolo nel controllo della pressione sanguigna agendo nel Sistema renina-angiotensina-aldosterone, l'eritropoietina è un ormone indispensabile per la formazione e la maturazione dei globuli rossi nel processo detto eritropoiesi, mentre gli effetti fisiologici delle prostaglandine sono molti e svariati e si esercitano a diversi livelli;
• partecipa al metabolismo dei carboidrati poiché é una sede della gluconeogenesi.

Le caratteristiche metaboliche del rene variano in base alla porzione che andiamo a considerare. La porzione corticale, ricca di mitocondri, presenta un accentuato metabolismo ossidativo: β-ossidazione degli acidi grassi (principalmente dell'acido palmitico), gluconeogenesi (a partire da acido lattico e da aminoacidi gluconeogenici) e chetogenesi (anche se in misura minore rispetto al fegato). La porzione midollare, povera di mitocondri, presenta soltanto la glicolisi, rigorosamente anaerobica.

I reni sono avvolti dal più denso tessuto adiposo dell'organismo. Esso generalmente non viene usato come risorsa energetica ma ha la funzione di mantenere il situ i reni. In caso di dimagramenti eccessivi o gravi stadi di anoressia, tuttavia questa adipe viene gradualmente a mancare provocando lo spostamento verso il basso dei reni: ptosi renale

Dato questo doveroso preambolo, ecco a voi un po’ di parametri fisiologici di sicura utilità per tutti gli studenti che stiano studiando le caratteristiche di questo complesso organo:

Peso Rene => 150 gr ciascuno (300 gr complessivi)
Flusso ematico => 1200 millilitri/minuto (può arrivare a 2 litri/min quando vasodilatato)
Consumo di Ossigeno => 15 millilitri/minuto
Differenza Aterofvenosa di Ossigeno => 1,5 millilitri/100ml di sangue
Percentuale di gittata cardiaca ricevuta => 22%
Percentuale di Consumo Ossigeno => 6%
Flusso ematico Corticale => 92% (da 4 a 6 millilitri al minuto per grammo)
Flusso ematico Midollare esterno => 7% (circa 1 millilitro al minuto per grammo)
Flusso ematico midollare interno => 1% (circa 0,2 millilitri al minuto per grammo)
Diametro pori endoteliari => da 40 a 90 nanometri
Diametro pori Podociti => da 5 a 8 millimetri
Diametro pori fisiologici della membrana filtrante => da 5 a 7,5 nanometri
Peso molecolare delle molecole che possono attraversare => 5500 Dalton
Numero di nefroni => 1 milione per rene
Superficie filtrante complessiva => 1,5 metri quadrati
Superficie glomerulare complessiva (barriera più tubuli) => 5 metri quadrati
Lunghezza media del tubulo renale => 3,5 centimetri
Lunghezza totale dei tubuli in un organismo => circa 70 chilometri

Formula per il calcolo della VFG => Kf*[Pe-(Πe+Pc)]
VFG valore fisiologico nell’uomo => 125±15 millilitri/minuto
VFG valore fisiologico nella donna => 110±15 millilitri/minuto
Volume di acqua riassorbito => 100 ml/min in diuresi, 115,5 ml/min in idropenia
Volume di acqua escreta => 16 ml/min in diuresi, 0,5 ml/min in idropenia
Coefficiente di ultrafiltrazione Kf => da 6 a 12 millilitri/minuto*mmHg
Coefficiente di ultrafiltrazione Kf (riferita alla superficie capillare) => da 8 a 16 millilitri/minuto*mmHg*m2 di superficie
Formula del carico filtrato rispetto al carico tubulare => Ux*V = VFG*Px ± Tx

Legge di Fick => F (ml/min) = Qx / PAx - PVx dove X=sostanza che appare o scompare
Flusso Plasmatico Renale => FPR = Upai * V / PApai – PVpai
Flusso Plasmatico Renale efficace => FPRE = Upai * V / PApai = Cleareance del PAI
Flusso plasmatico renale totale => FPRT = FPRE / 0,9
Flusso ematico renale => FER=FPRT * (1/1-Ematocrito)
Frazione renale => FER / Gittata Cardiaca = 1300/5400 = 0,25 (25% della gittata)
Frazione di filtrazione => FF = VFG/FPRE = Cinulina / Cpai = 0,19 (il 19% del plasma)

Quantità di ultrafiltrato giornaliero => 160 litri
Quantità di urina prodotta => 1,5 litri
Peso Specifico delle urine => da 1002 a 1035
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Urea => 24
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Creatinina e Amminoacidi => 1,6
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Solfato totale => 1
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Ammoniaca => 0,6
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Acido Urico => 0,6
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Acido P-Amminoippurico => 0,6
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Acido citrico => 0,3
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Albumina => 0,1
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Sodio => 5 (da 5 a 200 mEq/L)
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Potassio => 2,5
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Cloro => 7
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Fosfato => 1
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Calcio => 0,2
Composizione urine in grammi nelle 24 ore – Magnesio => 0,15

Percentuale di escrezione nelle urine rispetto al Carico Filtrato – Urea => 48%
Percentuale di escrezione nelle urine rispetto al Carico Filtrato – Potassio => 14%
Percentuale di escrezione nelle urine rispetto al Carico Filtrato – Fosfato => 10%
Percentuale di escrezione nelle urine rispetto al Carico Filtrato – Acido Urico => 10%
Percentuale di escrezione nelle urine rispetto al Carico Filtrato – Calcio => 5%

Concentrazione ematica del Glucosio => da 80 a 120 mg / 100 millilitri di sangue
Carico tubulare massimo per il Glucosio => 375 mg/minuto (uomo) e 300 mg/min (donna)
Velocità massima di riassorbimento del glucosio => 2 millimoli/minuto
Concentrazione plasmatica limite per il Glucosio (ideale) => 300 mg/100 ml di sangue
Concentrazione plasmatica limite per il Glucosio (reale) => 180 mg/100 ml di sangue
Quantità di acqua riassorbita col riassorb. di Glucosio => 16% nel tubulo prossimale
Quantità di H2O riassorbita col Glucosio in Iperglicemia => fino al 30%

Carico tubulare massimo per il Fosfato => 0,1 millimoli/minuto
Concentrazione plasmatica del Fosfato => da 3 a 5 milligrammi / 100 millilitri di plasma
Carico di fosfato filtrato giornalmente => 95% circa pari a 6 grammi al giorno
Carico di fosfato escreto giornalmente => dal 5 al 20% pari a 1 grammo al giorno

Cleareance per gli amminoacidi => variabile da 1 a 8 ml / minuto

Concentrazione plasmatica del Calcio => 10 mg/100 millilitri di plasma (circa 5mEq/L)
Carico di calcio filtrato giornalmente => 60% circa, da 8 a 11 grammi

Concentrazione plasmatica di Acido Urico => da 2 a 4,5 grammi / 100 ml
Quantità di acido urico prodotta giornalmente => circa 700 milligrammi al giorno
Carico di urato filtrato giornalmente => 98% circa
Carico di urato escreto giornalmente => da 0,5 a 0.8 grammi (il 70% del totale prodotto in 24h)

Concentrazione plasmatica di albumina => da 6 a 8 grammi / 100 ml di plasma
Carico di urato filtrato giornalmente => da 4 a 17 grammi al giorno
Quantità di albumina escreta con le urine => meno di 100 milligrammi
Quantità di albumina riassorbita al tubulo => il 99% (1% è escreta)

Concentrazione plasmatiche di PAI libero che rendono maggiore l’apporto dato dalla secrezione rispetto alla filtrazione => da 10 a 15 mg/100ml
Velocità di secrezione tubulare massima del PAI => 80mg/minuto
Formula per il calcolo nel PAI => Upai*V = VFG*PPai*F + Tpai
Coefficiente di correzione “F” per il PAI nell’uomo => 0,83

Valore fisiologico della cleareance dell’Inulina => 125 mg / minuto
Valore fisiologico della cleareance del PAI => 650 mg / minuto
Valore fisiologico della cleareance del Glucosio => 0 mg / minuto
Formula per la clereance del glucosio => Cglucosio = Cinulina – Tglucosio / Pglucosio
Formula per la clereance del PAI => Cpai = Cinulina + Tpai / Ppai

Ph dell’ultrafiltrato nel tubulo prossimale => 6,7 (con Δ=0,7)
Ph dell’ultrafiltrato nel tubulo distale => 6,4 (con Δ=1)
Ph dell’ultrafiltrato nel dotto collettore => 4,4 (con Δ=3)
Gradiente di Ph limite degli idrogenioni fra urina e plasma => 1000 a 1
Velocità massima di secrezione tubulare di idrogenioni => 2,8 mEq/100 ml di ultraf.

Concentrazione proteica nel plasma del capillari glomerulari => 6 grammi / 100ml
Concentrazione proteica nel plasma del capillari peritubulari => 9 grammi / 100ml

Formula per il calcolo della Osmole di soluto => Peso mol / num di particelle generate
Valore in peso di 1 Osmole Glucosio => 180 grammi
Valore in peso di 1 Osmole di NaCl => 58/2 = 29 grammi
Soluzione osmolare => numero di osmoli su litri di soluzione
Soluzione osmolale => numero di osmoli su chilogrammi di soluzione
Pressione osmotica soluzione osmolale => 22,412 atm
Delta Δ Crioscopico di una soluzione osmolale => -1,86°C
Osmolalità del plasma => 285milliosmoli approssimato a 300milliosm
Delta Δ Crioscopico del plasma => -0,53°C
Pressione osmotica del plasma => 22,4 atm x 0,3 osm = 6,7 atmosfere
Contributo delle proteine all’osmolalità plasmatica => 1,3 milliOsmoli
Flusso urinario in condizioni di equilibrio idrico => 1 millilitri al minuto
Numero di a.a. componenti le proteine “acquaporine” => da 269 a 301 amminoacidi
Quantità di acqua riassorbita per riassorb. di 1 mole di NaCl => 190 moli di H2O
Concentrazione urina in diuresi => fino a 30 milliOsmoli (10 volte meno conc.)
Concentrazione urina in antidiuresi => fino a 1400 milliOsmoli (4 volte più conc.)

Valore gradiente di equilibrio per Na => 40 mEq/litro (tub.prox) e 100 mEq/litro (tub.dist)
Percentuale di rappresentazione dei soluti plasma per i Sali di Na=> 95%
Percentuale di rappresentazione della press. osmot. plasma per i Sali di Na=> 90%
Percentuale di sodio presente come Cloruro di Sodio => 75%
Quantità di NaCl filtrata giornalmente => 20690 millimoli pari a 1,2 Kilogrammi
Quantità di NaCl riassorbita giornalmente => circa 99%
Velocità di riassorbimento del NaCl => 20 millimoli/minuto pari a 1,16 grammi al minuto

Gradiente del sodio al tubulo prossimale => 40 mEq/litro
Quantità di cloruro di sodio riassorbita al tubulo prossimale => 63% di cui 51% in modo attivo e 12% con meccanismi passivi
Quantità di acqua riassorbita al tubulo prossimale => circa il 70% (riassorb. obbligato)
Entità della resistenza elettrica della parete del tubulo prossimale => 6 Ohm / cm2
Entità della resistenza elettrica della parete tubulo distale => fino a 330 Ohm / cm2
Entità della resistenza elettrica della parete dotto collettore => fino a 2000 Ohm / cm2
Quantità di Sali di sodio contenuto nell’ultrafiltrato => 150 millimoli
Percentuale dei Sali di sodio => Cloruro 75%, Bicarbonato 15%, altri anioni 10%
Quantità di sodio riassorbita all’ansa di Henle => 29%
Quantità di sodio riassorbita nel tubulo distale => 7%
Gradiente del sodio al tubulo distale => 100 mEq/litro
Quantità di sodio riassorbita nel dotto collettore => 1%

Differenza di potenziale transtubulare (il segno si riferisce al lume):
Tubulo prossimale => da +2 a -6 millivolt (trasporto attivo di Na, K)
Ansa di Henle => da +3 a +7 (trasporto attivo di Na, Cl, K)
Tubulo distale => da -10 a -70 (trasporto attivo Na e Cl, secrezione di K)
Dotto collettore corticale => da +7 a -117 (trasporto attivo di Na, secrezione di K e Cl)
Dotto collettore midollare => da -3 a -30 (trasporto attivo di Na, secrezione di Cl)

Clereance Osmolale => Cosm=Uosm*V/Posm = 2 millilitri/minuto
Clereance Acqua libera => CH2O=V-Cosm (valore massimo di 15ml/min)
Carico tubulare riassorbito => Th20=Cosm-V (valore massimo di 5ml/min)

Quantità di potassio filtrata giornalmente => 28 grammi al giorno pari a 700 mEq
Quantità di potassio escreto => 90% del potassio ingerito con la dieta
Quantità di potassio riassorbito => 65% al tubulo prossimale, 25% all’Ansa, 10% al distale

Quantità di urea filtrata giornalmente => 55 grammi al giorno
Quantità di urea escreta => da 20 a 30 grammi al giorno
Quantità di urea riassorbita => da 20 a 35 grammi al giorno (il 50% della filtrata)
Concentrazione plasmatica di Urea => da 16 a 50 milligrammi / 100 millilitri di plasma
Quantità di urea riassorbita al tubulo prossimale => il 50%

Costante di dissociazione del NH3 => Pk=9,3
Costante di dissociazione del fosfato monopodico => Pk=6,8
Costante di dissociazione dell’acido urico => Pk=5,7
Costante di dissociazione del B-idrossibutirrato => Pk=4,7

Concentrazione plasmatica di bicarbonato => 28 mEq/L
Quantità di ione bicarbonato filtrata al giorno => 300 grammi
Quantità di ione bicarbonato nel tubulo contorto prossimale => da 28 a 8 mEq/L
Quantità di fosfato monopodico nel tub. contorto prossimale => 1,5 mEq/L
Relazione fra pH ematico e riassorb. di HCO3 => ±10% ogni 0,1 punto di pH variato

Percentuale di derivazione dell’ammoniaca => 60% dal glutamina, 35% dal glutammato, 5% da altri amminoacidi

Escrez. urinaria di ione ammonio nell’uomo in 24h (standard) => da 30 a 50 mEq/L
Escrez. urinaria di fosfato monosd. nell’uomo in 24h (standard) => da 10 a 30 mEq/L
Escrez. urinaria di ione ammonio nell’uomo in 24h (diabetico) => da 300 a 500 mEq/L
Escrez. urinaria di fosfato monosd. nell’uomo in 24h (diabete) => da 70 a 150 mEq/L
Escrez. urinaria di ione ammonio nell’uomo in 24h (nefrosi) => da 0,5 a 15 mEq/L
Escrez. urinaria di fosfato monosd. nell’uomo in 24h (nefrosi) => da 2 a 20 mEq/L

Nel rene distinguiamo funzioni uropoietiche ed extrauropoietiche.

FUNZIONI UROPOIETICHE

- Mantenimento del volume idrico dell’organismo.
- Regolazione della quantità di elettroliti. Mantenimento dell’equilibrio minerale ed elettrolitico (Na, K, Ca, Mg), in particolare controllo della potassiemia e della calcemia.
- Mantenimento del pH costante attraverso l’eliminazione, con le urine, di ioni H+ sottratti al sangue.
- Eliminazione delle scorie metaboliche.

L’unità funzionale del rene è il nefrone, costituito dal glomerulo e dal tubulo. Il glomerulo è deputato all’ultrafiltrazione del plasma sanguigno (vd dopo). E’ caratterizzato da una struttura che presenta una tipica vascolarizzazione (rete mirabile arteriosa); è rivestito dalla capsula di Bowman, costituita da 2 foglietti: viscerale, addossato ai capillari; parietale, distanziato dal foglietto viscerale, evaginandosi forma il primo tratto del tubulo prossimale. Il tubulo è deputato ai processi di riassorbimento e secrezione (vd dopo). E’ suddiviso in: tubulo prossimale, ansa di Henle, tubulo distale, dotto collettore.

Esistono due tipi di nefroni: ad ansa (di Henle) corta, 70%; ad ansa lunga, 30%. I due tipi di nefroni hanno un sistema di vascolarizzazione differente.

L’Arteria renale giunge all’ilo (punto da cui penetrano vasi e nervi in un organo). Dall’arteria renale si staccano le arterie interlobari; dalle arterie interlobari hanno inizio per ogni nefrone le arteriole afferenti, che si capillarizzano nella capsula di Bowman formando la rete mirabile arteriosa; da essa si stacca l’arteriola efferente che fuoriesce dal glomerulo. Da essa hanno inizio le arterie peritubulari, che si attorcigliano al tubulo renale (è importante che ci sia intimo rapporto fra il tubulo e questi vasi sanguigni). Ciò avviene per i nefroni ad ansa corta. Quelli ad ansa lunga, oltre ad avere il sistema peritubulare, hanno i cosiddetti vasa recta, vasi che hanno un decorso parallelo all’Ansa di Henle. Il sistema dei vasa recta + ansa di Henle è deputato al Meccanismo di controcorrente (vd dopo), attraverso cui è possibile il recupero di circa il 5% di acqua presente nell’ultrafiltrato e determinare la concentrazione delle urine.

La produzione di urine (uropoiesi) si espica tramite i meccanismi di ultrafiltrazione, riassorbimento e secrezione.

ULTRAFILTRAZIONE

L’ultrafiltrazione è il processo attraverso il quale si separa il liquido dai soluti, e si fa un ulteriore selezione, per determinare quali fra questi devono essere riassorbiti e ricondotti nel sangue, e quali devo essere eliminati con le urine. Questo processo avviene a livello del glomerulo.

Il sangue è costituito da una parte corpuscolare (leucociti, eritrociti, piastrine) e dal plasma. Nel processo di ultrafiltrazione è interessato non l’intero sangue, ma solo il plasma (che è stato precedentemente separato dalla componente corpuscolare).

Le sostanze presenti nel plasma, che nel processo di ultrafiltrazione riescono a superare il “filtro” renale e continuare il loro tragitto nel tubulo, sono quelle sostanze che hanno un peso molecolare inferiore a 69000 dalton.

Il plasma è costituito da:

Sostanze inorganiche: NaCl, PCl, KCl = molecole a basso peso molecolare. ULTRAFILTRATE

Sostanze organiche:
Glucidi = basso peso molecolare. ULTRAFILTRATI
Lipidi = Acidi grassi a basso peso molecolare. ULTRAFILTRATI
Trigliceridi con acidi grassi a basso peso molecolare. ULTRAFILTRATI
Il resto dei lipidi ha peso molecolare > 69000 dalton. NON ULTRAFILTRATI
Proteine = Albumine, hanno peso molecolare uguale a 69000. ULTRAFILTRATE IN PARTE
Il resto delle proteine (p.m. > 70000 dalton). NON ULTRAFILTRATE

Tra il foglietto viscerale e quello parietale della capsula di Bowman c’è uno spazio, chiamato camera di ultrafiltrazione, da dove poi l’ultrafiltrato passerà nel tubulo prossimale.

La struttura dei capillari della capsula di Bowman è uguale a quella di un qualsiasi altro capillare: vi sono delle cellule endoteliali che poggiano su una membrana basale; tra esse vi sono dei pori. Dal lato opposto della membrana basale vi sono delle estroflessioni del foglietto viscerale della capsula di Bowman, che formano i cosiddetti podociti. Questa struttura costituisce il filtro renale per il quale non possono passare sostanze con p.m.> 69000 dalton.

Affinché ci possa essere l’ultrafiltrazione, con il passaggio da un lato all’altro del liquido ultrafiltrato, è necessario che la pressione idrostatica (che spinge l’ultrafiltrato a oltrepassare il filtro) presente nel “lato sangue” sia > alla pressione oncotica (che invece lo trattiene, ed è determinata dalle proteine che non possono oltrepassare il filtro) presente nel “lato sangue”, e > alla pressione presente nella camera di ultrafiltrazione.

In sintesi, affinché possa avvenire l’ultrafiltrazione:
P. idrost > P. onc + P. intracaps

L’ultrafiltrato (una sorta di pre-urina che si ottiene dopo il processo di ultrafiltrazione) sarà quindi composto da: acqua, sali, glucosio, acidi grassi, piccole quantità di albumine, scorie e un certo numero di aminoacidi liberi. L’ultrafiltrato giornaliero è di circa 180 litri (125ml/min= Velocità di Filtrazione Glomerulare: VFG), di cui il 99,5% viene riassorbito nel tubulo e ricondotto al sangue, e il 5% eliminato con le urine (la cui quantità giornaliera è di circa 1,5-2 litri).

RIASSORBIMENTO

Il riassorbimento è il processo che consente di recuperare la quantità di ultrafltrato che è necessaria all’organismo, e di eliminare la parte in eccesso o le scorie metaboliche. Ogni sostanza viene riassorbita con meccanismi specifici per ognuna. Questo processo ha luogo nel tubulo, in particolare nel tubulo prossimale. Le successive porzioni del tubulo sono adibite per lo più al recupero di acqua.
Sali = Possono essere in parte riassorbiti, in parte proseguire ed essere eliminati con le urine.
Amino acidi = possono essere ultrafiltrati ma sono utili, per cui vengono riassorbiti.
Scorie (urea, creatinina…) = eliminate con le urine.
Lipidi = sono di utilità fisiologica, vengono riassorbiti.
Vitamine = Alcune vengono riassorbite, altre eliminate.
Albumine = Quelle poche presenti nell’ultrafiltrato devono essere recuperate. Le proteine infatti determinano la pressione oncotica nei capillari. Una caduta della pressione oncotica sposterebbe l’equilibrio nettamente a favore della pressione idrostatica, con conseguente aumento del flusso di liquidi dal capillare al tessuto interstiziale = edema.
Glucosio = Deve essere riassorbito. Esistono delle proteine trasportatrici adibite a questo compito. Ogni individuo ha un patrimonio genetico di proteine trasportatrici che a livello del tubulo prossimale riassorbono il glucosio. E’ chiaro che se è presente nel sangue una quantità di glucosio eccessiva (>180 mg/100ml = SOGLIA RENALE), che quindi supera la disponibilità di proteine trasportatrici, la parte in eccesso di glucosio finirà nelle urine (glicosuria); è questo il caso del diabete mellito, in cui ad una iperglicemia corrisponderà una glicosuria. Ma la presenza di glucosio nelle urine si può avere anche in un altro caso: se la quantità di glucosio nel sangue non è in eccesso (non abbiamo quindi diabete mellito) ma il patrimonio genetico di proteine trasportatrici è deficitario, avremo anche in questo caso glicosuria. E’ questo il caso del cosiddetto diabete renale. La diagnosi differenziale tra diabete mellito e diabete renale è fondamentale ai fini di una corretta terapia.
Diabete mellito: iperglicemia (difetto di produzione o di efficienza di insulina) + glicosuria.
Diabete renale: glicemia nella norma (anzi spesso al di sotto della norma, poichè il glucosio nel sangue viene perso nelle urine) + glicosuria.

SECREZIONE

Il rene deve eliminare le scorie presenti nel plasma, e lo fa principalmente attraverso il meccanismo dell’ultrafiltrazione, ma non è l’unico meccanismo. Infatti alcune sostanze invece di essere ultrafiltrate nel glomerulo, passano direttamente dal sangue al liquido del tubulo. Ricordando l’anatomia del nefrone, addossati al tubulo vi sono i vasi peritubulari; grazie a questo stretto rapporto alcune sostanze passano dai suddetti vasi nel tubulo.

SISTEMA DI CONTROCORRENTE

La concentrazione delle urine è data dal meccanismo di controcorrente, esplicato grazie al sistema vasa recta + ansa di Henle. I vasa recta e l’ansa di Henle non sono staccati, ma sono in stretto rapporto. In queste due porzioni il flusso è inverso (da qui il nome “meccanismo di controcorrente”).

Ansa di Henle = il flusso prosegue nella direzione: tubulo prossimale, tratto discendente, ansa, tratto ascendente, tubulo distale, dotto collettore.

Vasa recta= il flusso è al contrario.

Nel tratto discendente dell’ansa di Henle l’ultrafiltrato ha una concentrazione (rapporto solvente/soluto) di 300 milliosmoli. Qui l’acqua comincia ad uscire perché nel liquido interstiziale vi è una maggiore pressione osmotica. In più vi è un entrata di soluti (NaCl). Si ha dunque un aumento della concentrazione dell’ultrafiltrato (aumenta il soluto diminuisce il solvente). A livello dell’ansa la concentrazione è salita a 1200 milliosmoli. Nel tratto ascendente abbiamo una prima porzione stretta, poi una più larga. Qua si assiste ad un abbassamento della concentrazione dell’ultrafiltrato. Infatti l’NaCl (che aveva precedentemente iniziato ad entrare) avendo raggiunto una concentrazione elevata che supera quella all’esterno, ora tende ad uscire. L’uscita avviene secondo gradiente di concentrazione (trasporto passivo, da compartimento a maggiore concentrazione a compartimento a minore concentrazione). Si arriva ad un punto in cui la concentrazione di NaCl ha bilanciato quella dell’esterno; per continuare ad uscire subentra il trasporto attivo mediato da Cl-, che tira con se Na; l’NaCl continua pertanto ad uscire. A tutto questo si accompagna il fatto che le pareti in questa porzione sono impermeabili all’acqua, per cui uscendo solo il soluto e rimanendo il solvente, la concentrazione dell’ultrafiltrato diminuisce fino a 100 milliosmoli. L’NaCl pompato all’esterno grazie al trasporto attivo mediato da Cl-, è il responsabile dell’elevata pressione osmotica presente nel liquido interstiziale a livello del tratto discendente dell’ansa di Henle che, abbiamo visto all’inizio, era responsabile dell’uscita dell’acqua.

Una volta fuori, l’NaCl in parte rientra nella porzione discendente dell’ansa di Henle (vd inizio); viene quindi fatto ricircolare continuamente, per cui si avrà richiamo di acqua lungo il tratto discendente per l’ipertonicità del liquido interstiziale, determinato dallo spostamento di NaCl.

Nel tratto distale agisce l’Aldosterone, che stimola il riassorbimento del Na e la secrezione di K. Il Na trascina acqua con se. Le cellule del tratto spesso del tubulo distale e della prima porzione del dotto collettore sono impermeabili all’urea. Quindi si ha perdita di acqua, mentre l’urea non può uscire = aumenta la concentrazione dell’urea.

Nella prima porzione del dotto collettore comincia ad agire l’ormone ADH, che determina solo una variazione di permeabilità verso l’acqua, che passa nel liquido interstiziale grazie ad un richiamo osmotico (anche qui come nel tratto discendente dell’ansa di Henle si ha una maggiore pressione osmotica all’esterno). L’acqua nel dotto collettore continua a diminuire, sicchè la concentrazione dell’urea continua a crescere. Nell’ultima porzione del dotto collettore si ha finalmente la permeabilità per l’urea, che trovandosi in concentrazioni elevate, fuoriesce nel liquido interstiziale, e insieme all’NaCl contribuisce alla sua ipertonicità (ipertonicità che ha determinato nel primo tratto e adesso, la fuoriuscita di acqua). Urea e NaCl dal liquido interstiziale passano nei vasa recta, attirano con se acqua (che era uscita dal tubulo renale nel liquido interstiziale, e che ora si trova a passare nei vasa recta: l’acqua è stata recuperata dal sangue. Quella in eccesso rimasta nel dotto collettore viene eliminata con le urine). Una volta nei vasa recta NaCl e urea hanno quindi attirato l’acqua, ma per riequilibrare la situazione osmotica fuoriescono dai vasa recta e rientrano nel tubulo e il ciclo riprende. NaCl e Urea vengono fatti ricircolare, e grazie alla loro entrata e uscita nel/dal tubulo, nel/dal liquido interstiziale e nei/dai vasa recta, con la complicità dell’aldosterone, dell’ADH , e del diverso grado di permeabilità all’acqua e all’urea nelle varie porzioni del tubulo renale, si crea un flusso di acqua che dal tubulo passa al liquido interstiziale, e da esso ai vasa recta; in questo modo si riesce a recuperare il 5% di acqua che altrimenti verrebbe persa, determinando una produzione di urine pari a circa 10 litri al giorno.

AZIONE TAMPONE NEI CONFRONTI DEL SANGUE

Il rene agisce anche da tampone del sangue, salvaguardandone il pH, sottraendo da esso ioni H+. La cellula tubulare è molto ricca di anidrasi carbonica, e ciò le consente di utilizzare la CO2 intracellulare proveniente dal metabolismo, ma anche quella proveniente dal sangue, ricavandone H+ che vengono liberati nell’ultrafiltrato.
Prendiamo in considerazione la presenza di NaHCO3 (bicarbonato di sodio). Il Na viene riassorbito e viene sostituito dall’H+. Si forma così l’acido carbonico che si dissocia in H2O + CO2. Gli idrogeni non sono liberi ma sotto forma di CO2 per cui si vanno ad eliminare valenze acide, ma non sono titolabili; non riscontrerò quindi un abbassamento del pH delle urine.
Prendiamo ora in considerazione il Na2HPO4 (fosfato bisodico). Un Na viene ceduto ed è sostituito da H+, per cui otteniamo NaH2PO4 (fosfato monosodico). Questo si riscontra nelle urine ed è titolabile.
Tra i due sistemi dal punto di vista chimico, in termini operativi, il tampone fosfato è migliore del tampone bicarbonato.

FUNZIONI EXTRAUROPOIETICHE

Si esplicano attraverso il Sistema Iuxtaglomerulare, costituito dalle cellule iuxtaglomerulari e dalle cellule della macula densa. Le prime si trovano a livello dell’arteriola afferente, le seconde nel punto di contatto tra il tubulo distale e l’arteriola afferente.

- Controllo della volemia (volume ematico). Le cellule iuxtaglomerulari sono barocettori, sensibili all’abbassamento della pressione sanguigna. Quando la pressione si abbassa si attiva un ormone: la Renina. Essa stacca da un grosso polipeptide l’Angiotensina I. Attraverso l’ACE (enzima di conversione dell’angiotensina) l’Angiotensina I viene convertita in Angiotensina II, che è ha già di per se un potente vasocostrittore (ma a breve termine), ma in più stimola la produzione di Aldosterone. L’Aldosterone fa diminuire la perdita di Na (nautriesi), che viene quindi trattenuto nel sangue. Il Na trattiene acqua, per cui il volume ematico (volemia) aumenta; di conseguenza aumenta anche la pressione.
- Stimolazione dell’eritropoiesi. Le cellule iuxtaglomerulari sono anche dei chemocettori, sensibili alle variazioni di O2 nel sangue. Se la pressione di O2 cala, viene stimolata l’eritropiesi (produzione di eritrociti), attraverso la produzione di eritropietina (che consente la maturazione dell’eritroblasto in eritrocita) e la stimolazione del midollo osseo.
- Maturazione dell’ormone D. Trasformazione del D3 in calcitriolo.
- Recupero o eliminazione di Na e K. Si esplica attraverso le cellule della macula densa.

Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari