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11 marzo, 2009

Agopuntura potrebbe aiutare contro i disturbi da febbre da fieno

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Si avvicina la primavera e per chi soffre di allergie ai pollini cominciano i fastidiosi sintomi della cosiddetta febbre da fieno: occhi che lacrimano, naso chiuso, starnuti. L'agopuntura, unita alle cure standard, puo' pero' aiutare a migliorare la qualita' della vita di chi soffre di questa condizione, secondo una ricerca tedesca. E sono soldi spesi bene, secondo il team della Dr.ssa Claudia M. Witt del Charite University Medical Center di Berlino, soprattutto per le donne. La febbre da fieno, ovvero la rinite allergica, e' diventata piu' comune negli ultimi venti anni, notano Witt e colleghi sull'American Journal of Epidemiology. Il costo per la societa' e' alto sia in termini di giorni di lavoro persi che di prestazioni sanitarie erogate. Circa il 19% delle persone che soffrono di rinite allergica usa l'agopuntura per migliorare i sintomi, notano ancora i ricercatori. Il team ha studiato 981 pazienti. Tutti venivano curati con i farmaci standard, ma 487 persone hanno seguito anche 10 sedute di agopunctura in tre mesi. Alla fine dello studio, la qualita' di vita media era molto piu' alta nel gruppo che aveva fatto l'agopuntura e il beneficio era soprattutto visibile nelle donne. "I nostri risultati dimostrano che se i pazienti affetti da rinite allergica usano l'agopuntura in aggiunta alle cure usuali la loro qualita' di vita e' migliore rispetto a chi non si sottopone a agopuntura", ha concluso la Witt. "L'agopuntura ovviamente costa, ma abbiamo calcolato che la spesa vale il beneficio raggiunto". Il team della Witt ha infatti usato un'equazione chiamata valore del rapporto costo/efficacia incrementale (Icer) che ha permesso ai ricercatori di calcolare che la spesa e' comunque cost-effective, soprattutto visto che il risultato e' un miglioramento dei sintomi.

FONTE: Agi.it Salute
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21 ottobre, 2008

Omalizumab, un nuovo farmaco per combattere l’asma allergico

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L’omalizumab, primo anticorpo monoclonale per il trattamento dell'asma allergico non controllato, ha ricevuto a Milano il Premio Galeno 2008, il prestigioso riconoscimento considerato il "Nobel" italiano dei farmaci. La giuria, presieduta da Rodolfo Paoletti, dirigente del dipartimento di Scienze farmacologiche dell'Università degli Studi di Milano, ha indicato l’omalizumab come "farmaco biotecnologico innovativo dell'anno" per i benefici apportati nella terapia dei pazienti affetti da asma allergico non controllato: "Omalizumab ha realmente costituito una innovazione terapeutica importante, fornendo un trattamento aggiuntivo efficace per tutti quei pazienti che fino ad ora erano obbligati a terapie con cortisonici per via generale e per tempi lunghi. In questi ultimi anni, grazie all'esperienza clinica diretta e all'ulteriore sviluppo delle conoscenze, si sono aperte anche interessanti nuove prospettive di impiego in patologie diverse dall'asma". Ha spiegato il presidente della giuria come "la nostra scelta si è incentrata su omalizumab perchè l'innovazione portata da questo farmaco alla cura dell'asma grave è significativa. Ad influire sulla scelta è stata infine la buona tollerabilità dimostrata nelle prove preliminari del farmaco. Si tratta del primo anticorpo monoclonale in grado di bloccare selettivamente il meccanismo che scatena gli attacchi d'asma. ". L'impatto economico dell’asma, e' elevato: nella sola Europa il costo annuale è stimato in circa 18 miliardi di Euro ogni anno.
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04 agosto, 2008

Ricerca italiana sulla relazione fra allergie e smog

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Due allergologi italiani, Gennaro D'Amato dell'ospedale Cardarelli di Napoli e Lorenzo Cecchi del Centro interdipartimentale di bioclimatologia dell'università di Firenze, hanno effettuato una importante ricerca sugli effetti che il cambiamento climatico sta causando sulla diffusione delle allergie. I risultati sono attualmente in corso di stampa sulla rivista Clinical and experimental allergy.
Cosi come spiegato dall'autore Cecchi nella rivista, "L'aumento delle allergie cui stiamo assistendo in questi anni è ormai assodato". Una delle possibili spiegazioni è stata attribuita alla "teoria igienica": spiega infatti il ricercatore che "lavandoci di più, negli ultimi decenni abbiamo ridotto il contatto con molti batteri. Il sistema immunitario, poco stimolato soprattutto durante l'infanzia, reagirebbe attivandosi contro nemici inesistenti."
"Ma il riscaldamento del clima - continua Cecchi - non ha solamente un effetto diretto sulle allergie. Contribuisce anche a peggiorare gli effetti dell'inquinamento. Ed è per questo che nel prossimo futuro nelle aree urbane ci aspettiamo una crescita della concentrazione dell'ozono, un gas che aumenta quanto più la temperatura dell'aria è alta, ma anche una maggiore presenza del particolato.
L'aria stagnante e la diminuzione delle piogge (che hanno l'effetto di "lavare" l'aria) peggioreranno senz'altro i fastidi dell'inquinamento cittadino". E se i danni sull'apparato respiratorio sono provati, si sta cercando di capire se anche la pelle soffra per la presenza delle polveri sottili nell'aria, dovuti a un graduale incremento del tasso di smog nelle città. "Uno studio nordeuropeo ha fatto il confronto fra un gruppo di bambini locali e un altro gruppo mandato a trascorrere un periodo a Tenerife. I secondi sembravano in effetti soffrire meno di allergie. Anche se accertare il legame fra inquinamento e pelle dovrà essere uno degli obiettivi dei prossimi studi".
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