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AFORISMA DEL GIORNO

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21 maggio, 2012

Niente più "Buono vs. Cattivo": ricerca sulla rivista "The Lancet" mette in dubbio l'effetto protettivo dell'HDL...

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Interessante risultato di una ricerca pubblicata recentemente sulla rivista inglese "The Lancet". Uno studio compiuto su quasi 12500 pazienti andati incontro nella loro vita a episodi patologici cardiocircolatori avrebbe posto le basi per annullare il principio secondo il quale gli elevati livelli di colesterolo HDL avrebbero un effetto "protettivo" nei confronti del possibile sviluppo di tali patologie. Tale studio, che si sostiene su di un’analisi di numerose ricerche statistiche precedenti, ha scoperto che anche se è vero che mantenere le lipoproteine ​​a bassa densità o LDL (conosciute come il “colesterolo cattivo”) sotto controllo è bene per il cuore, alti livelli di HDL non hanno alcun impatto sul rischio di malattie cardiache. “Questi risultati dimostrano che in realtà un aumento del colesterolo HDL potrebbe non ridurre il rischio di infarto del miocardio (o attacco cardiaco) negli esseri umani”, ha detto l’autore dello studio Sekar Kathiresan, del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School degli Stati Uniti. “Pertanto, fornire farmaci che aumentano il colesterolo HDL potrebbe non essere una buona idea, in quanto non possiamo dare per scontato che il rischio di infarto si ridurrebbe”, ha spiegato Kathiresan.

A dispetto di quanto sostenuto dalla ricerca, è necessario tuttavia sottolineare alcuni punti importanti:

1) tale ricerca si basa principalmente su rapporti statistici e lo stesso autore dichiara che saranno necessari ulteriori studi per confermare la teoria
2) il mantenimento di valori elevati di LDL, oltre specifici valori soglia determinati dalle proprie condizioni fisiologiche e patologiche nonchè concordati con il proprio medico di fiducia, ha assolutamente e senza dubbio un EFFETTO NEGATIVO sulle possibilità di sviluppo di patologia cardiocircolatoria
3) una dieta che possa incrementare il contenuto di HDL ha un effetto inevitabilmente benefico sul contenuto di LDL favorendone l'abbassamento e appunto prevenendo il possibile sviluppo di patologie quali infarto, arteriopatie e altre patologie prevenibili tramite il controllo dei propri livelli di colesterolo.
 

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29 maggio, 2011

L'Esterichia Coli enteroemorragico mette in ginocchio il mercato europeo di cetrioli: 10 vittime e 270 casi accertati in Germania...

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Defragra dalla Germania il caso europeo dei cetrioli killer, in quanto potenzialmente contaminati da un batterio in grado di causare una grave forma di emorragia enterica. Secondo le più recenti stime, ad oggi le vittime tedesche, causate dalla vendita al dettaglio di una partita contaminata, sarebbero salite a dieci, con circa 300 casi accertati. Il domenicale svizzero "Der Sonntag" cita oggi due nuovi casi nella Confederazione elvetica, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo (Ecdc) ha riferito di altri 25 casi sospetti in Svezia, sette in Danimarca, tre in Gran Bretagna, due in Austria e uno in Olanda.

Non è ancora chiara l'origine dell'infezione, dato che fino adesso il batterio tendeva a colonizzare gli ortaggi senza però arrivare ad una carica batterica e ad una virulenza tali da causare problemi nel consumo a crudo di tali cibi; per sicurezza, le autorità sanitarie tedesche sconsigliano per ora anche il consumo di pomodori e insalata crudi, soprattutto se prodotti in Germania settentrionale. I primi sospetti in verità si erano puntati sulla Spagna dopo il ritrovamento del batterio in cetrioli prodotti in Andalusia. La contaminazione però sarebbe potuta avvenire durante il percorso di distribuzione. Questi cetrioli sono distribuiti anche in Danimarca ad esempio, ma la Commissione Europea fa sapere che sono analizzati in queste ore anche cetrioli olandesi e danesi. "I tedeschi hanno fatto sapere che i cetrioli sono stati distribuiti anche in Ungheria, Austria e Lussemburgo", ha detto il portavoce dell'autorità sanitaria ceca, Michal Spacil.

Le autorità tedesche hanno avvertito oggi che "fino a quando gli esperti in Germania e in Spagna non saranno capaci di identificare con certezza l'origine dell'agente patogeno, l'allarme generale resterà in vigore", ha dichiarato il ministro tedesco per l'Alimentazione, l'Agricoltura e la tutela dei consumatori, Ilse Aiger, in un'intervista al quotidiano domenicale Bild am Sonntag. "Le autorità competenti stanno facendo tutto quanto è in loro potere per chiarire questa vicenda, sul piano nazionale e internazionale", ha aggiunto.

Il Codacons italiano ha intanto chiesto alle autorità sanitaria italiane "misure urgenti" per bloccare le importazioni di cetrioli da tutta l'Europa, a tutela della salute in relazione all'infezione causata dal batterio.

"Il ministero della Salute e gli altri organi competenti devono bloccare immediatamente le importazioni di cetrioli e cetriolini provenienti da tutta Europa", afferma in una nota il presidente Codacons, Carlo Rienzi. È anche indispensabile, prosegue la nota, "effettuare controlli stringenti su tutta l'ortofrutta diretta in Italia e proveniente dalla Spagna e dall'Olanda. Queste misure - secondo Rienzi - sono necessarie per evitare il diffondersi del pericoloso batterio anche nel nostro Paese". L'associazione invita infine "i cittadini a verificare con attenzione la provenienza degli alimenti, obbligatoria su tutte le etichette di frutta e verdura".

Escherichia coli (abbreviato solitamente con E. coli) è la specie più nota del genere Escherichia: al suo interno si distinguono almeno 171 sierotipi caratterizzati da diverse combinazioni degli antigeni O,H,K,F. È una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino  di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo), sono necessari per la digestione corretta del cibo. Nelle acque destinate al consumo umano, nelle acque di piscina, nelle acque adibite alla balneazione, ma anche in altri tipi di prodotti come alimenti e cosmetici, è prescritta l’assenza obbligatoria di Escherichia coli in relazione al suo ruolo di indicatore primario di contaminazione fecale. La mancata rispondenza al valore parametrico stabilito costituisce una non conformità del prodotto. I ceppi di E. coli enteroemorragico sono i principali responsabili di malattia nei paesi industrializzati. Si calcola che questi batteri causino circa 73.000 infezione e quasi 600 morti ogni anno negli USA. Circa 50 sierotipi causano malattia; tuttavia il sierogruppo principalmente responsabile è O157:H7. L'ingestione di meno di 100 bacilli può causare la malattia; questa è stata associata al consumo di carne di manzo non ben cotta, di latte non pastorizzato, di succhi di frutta contaminati e di verdura cruda.

La malattia si manifesta a carico dell'intestino crasso dopo un periodo di incubazione di 3-4 giorni durante i quali inizia a comparire una diarrea non sanguinolenta. Circa al terzo giorno compaiono forti dolori addominali accompagnati da diarrea sanguinolenta. I ceppi EHEC sono in grado di promuovere un'istopatologia A/E (vedi EPEC) e di secernere la tossina Stx-1 (identica alla tossina di Shigella) insieme alla tossina Stx-2 (60% di analogia alla tossina di Shigella). Entrambe le tossine sono codificate da fagi lisogeni e hanno una subunità A e cinque subunità B, in grado di legarsi al globotriaosilceramide o Gb3. Il legame con questo recettore promuove l'internalizzazione della subunità A nell'enterocita; questa è in grado di legarsi al frammento di RNA ribosomiale 28s, bloccano la sintesi proteica. La distruzione degli enterociti, accompagnata da una diminuzione della capacità di assorbimento, comporta la presenza di una diarrea molto liquida e sanguinolenta.
La produzione di Stx-2 si associa spesso (nel 10% dei ragazzi con diarrea da EHEC) alla sindrome uremico-emolitica (HUS), caratterizzata da insufficienza renale acuta, trombocitopenia, anemia emolitica e microangiopatia. Infatti Stx-2 è in grado di legarsi con maggior affinità al Gb3 espresso dalle cellule renali, provocandone la distruzione. Inoltre le tossine Stx sono in grado di stimolare la produzione di TNF-α e interleuchina-6 che, oltre a sostenere il quadro infiammatorio, promuovono l'esposizione di Gb3. E. coli O157:H7, al contrario degli altri sierotipi, non fermenta il sorbitolo; questo permette l'identificazione nei terreni agar Mac Conkey contenenti sorbitolo (si valutano le colonie che mancano dell'attività fermentativa. Tuttavia l'esame colturale deve essere affiancato dall'identificazione delle tossine mediante test immunoenzimatici commerciali.

FONTI:
www.tmnews.it

www.wikipedia.org
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02 maggio, 2011

Briciole di Medicina (16° Puntata) - Aterosclerosi e colesterolo, poche semplici regole per un controllo ottimale...

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Gli eventi iniziali nella formazione dell'aterosclerosi (aterogenesi) vanno identificati nel danno dell'endotelio e nell'accumulo e successiva aggregazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL) nell'intima delle arterie, due eventi che si influenzano a vicenda. L'accumulo delle LDL è dovuto non solo all'aumento della permeabilità dell'endotelio funzionalmente o anatomicamente danneggiato, ma anche al loro legarsi ai costituenti della matrice extracellulare dell'intima; legame che aumenta il tempo di residenza in loco delle lipoproteine. I macrofagi  fagocitano le lipoproteine infiltrate ed ossidate nell'intima e si trasformano nelle cellule schiumose, che caratterizzano le strie lipidiche (fatty streaks). La secrezione di citochine e di fattori di crescita, principalmente di derivazione macrofagica, induce la migrazione delle cellule muscolari lisce dalla media nell'intima, dove proliferano, si differenziano nel fenotipo “sintetico” e sintetizzano matrice extracellulare, determinando la trasformazione delle fatty streak nelle lesioni avanzate. Alla crescita delle lesioni può contribuire l'adesione di piastrine all'intima denudata e il formarsi di trombi intramurali, conseguenti alla erosione/ulcerazione delle placche aterosclerotiche.

Il ruolo fondamentale nello sviluppo della reazione infiammatoria cronica dell'intima è svolto dalla ossidazione delle LDL, che restano intrappolate nella matrice extracellulare dello spazio subendoteliale. L'ossidazione delle LDL è dovuta ad enzimi e metaboliti ossidanti prodotti dalle cellule della parete arteriosa, soprattutto dai monociti-macrofagi reclutati nell'intima in conseguenza del danno endoteliale a varia eziologia. Inizialmente, si ha la perossidazione della componente lipidica delle LDL, che interferisce scarsamente sull'interazione delle LDL con il recettore ApoB-E (o LDL-R); tali MM-LDL (LDL minimamente ossidate) sono “cavalli di Troia” fisicamente simili alle LDL, ma con un carico di macromolecole bioattive, che viene introdotto nella cellula con la endocitosi delle MM-LDL.

Nelle fasi successive, si generano prodotti dei lipidi perossidati e prodotti aldeidici (malondialdeide, MDA; 4-idrossinonenale), che possono modificare covalentemente la componente proteica delle LDL; queste OX-LDL “sabotatori cellulari” non vengono più riconosciute da LDL-R, ma si legano agli "scavenger receptors" (SR: SR-A, CD36 e CD68). Poiché gli SR non sono soggetti a regolazione a feedback-negativo, le OX-LDL non solo introducono nelle cellule che le fagocitano macromolecole attive, ma in aggiunta causano l'accumulo intracellulare di esteri del colesterolo, responsabile della trasformazione in cellule schiumose o foam cells, caratteristiche del tessuto aterosclerotico.

L'interazione con i corrispondenti recettori LDL-R e SR (e la conseguente generazione di messaggeri intracellulari, in particolare i radicali liberi dell'ossigeno o ROS) e l'introduzione nella cellula di prodotti ossidati sono la base biochimica dell'azione patogena delle LDL. Le OX-LDL attivano nelle cellule (endotelio, macrofagi, cellule muscolari lisce), alcuni fattori di trascrizione (es. NF-κB), che inducono l'espressione di geni che codificano per molecole adesive, citochine e fattori di crescita e che danno l'avvio alla risposta infiammatoria.

Ad esempio, nell'endotelio, i geni per le molecole adesive ICAM-1, VCAM-1 e E selettina, per il fattore chemiotattico MCP-1 e per il Fattore Tessutale sono sotto il controllo del fattore di trascrizione redox-sensibile NF-κB. Kume N nel 1991 ha suggerito che le cellule endoteliali assorbono le OX-LDL attraverso una via recettoriale che non coinvolge gli scavenger receptors. Sawamura, T., N. Kume, e altri nel 1997 hanno identificato il primo recettore delle cellule endoteliali per le Ox-LDL, che è stato denominato LOX-1 (lectinlike Ox-LDL receptor-1).

Le manifestazioni cliniche dell'aterosclerosi compaiono in genere dopo i quaranta-cinquanta anni di età e sono dovute alla ischemia (riduzione del flusso ematico) nel letto vasale dipendente dall'arteria lesa. La riduzione del flusso dipende sia dal restringimento del lume arterioso in corrispondenza delle lesioni aterosclerotiche sia dalla presenza di meccanismi di compenso insufficienti. Il principale meccanismo di compenso è rappresentato dall'instaurarsi di circoli collaterali, che consentono al sangue di raggiungere i territori ipoirrorati attraverso i vasi adiacenti.

Le manifestazioni croniche sono conseguenti ad un restringimento stabile dell'arteria colpita, che rende il flusso ematico fisso, cioè incapace di aumentare quando le condizioni funzionali lo richiedono, come ad esempio durante gli sforzi fisici. Di conseguenza la sintomatologia, in particolare il dolore, tende ad essere assente a riposo e a presentarsi in occasione di esercizio fisico più o meno intenso, a seconda della gravità dell'ostruzione arteriosa e dell'efficienza dei circoli collaterali. Tipiche sindromi croniche sono: angina pectoris stabile, angina abdominis, claudicatio intermittens, nella quale il dolore insorge durante la deambulazione e scompare tipicamente dopo pochi minuti di riposo.

Obiettivi

Il colesterolo LDL deve essere considerato l’obiettivo primario della terapia e l’obiettivo terapeutico da raggiungere è rappresentato da valori inferiori a 100 mg/dl. (Livello della prova I, Forza della raccomandazione A) Nei diabetici con malattia cardiovascolare e fattori multipli di rischio cardiovascolare non correggibili, valori di colesterolo LDL inferiori a 70 mg/dl possono rappresentare un obiettivo terapeutico opzionale. (Livello della prova II, Forza della raccomandazione B) Ulteriore obiettivi della terapia sono il raggiungimento di valori di trigliceridi inferiori a 150 mg/dl e di colesterolo HDL inferiori a 40 mg/dl nell’uomo e inferiori a 50 mg/dl nella donna. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Il colesterolo non HDL può essere utilizzato come obiettivo secondario (30 mg in più rispetto ai valori di colesterolo LDL) in particolare nei diabetici con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Anche i valori di apoB (inferiori a 90 mg/dl o 80 mg/dl nei pazienti a rischio molto elevato) possono essere utilizzati come obiettivo secondario in particolare nei pazienti con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl tenendo, però, presente che ci sono dei costi aggiuntivi e che le metodiche di dosaggio non sono ancora uniformemente standardizzate. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione C). Il riso rosso fermentato è un validissimo aiuto, è un integratore, non un farmaco e vi riporto lo studio di: Francini-Pesenti Francesco, Brocadello Filippo. Unità Operativa di Nutrizione Clinica; Azienda Ospedaliera di Padova, che testimonia la sua validità, superiore alle statine farmacologiche. Il riso rosso fermentato è usato da secoli nella cucina tradizionale cinese per condimento dei cibi. La fermentazione del riso ad opera di un fungo, il Monascu purpureus, porta alla sintesi di pigmenti e di alcune statine (monacoline), la più rappresentata delle quali è la monacolina K o lovastatina.

I valori di colesterolo prescritti per i soggetti diabetici dall' ADA (the American Diabetes Association) sono:








si sta diffondendo però tra i medici la convinzione di ridurre i valori di controllo dell'LDL, almeno per i pazienti ad alto rischio di infarto, così Drs. Jan Breslow and Andy Plump, e molti altri medici, Dr. Nancy Bohannon and other diaTribe advisory board members including Dr. Satish Garg of the Barbara Davis Center for Childhood Diabetes in Denver e la US National Institutes of Health Adult Treatment Panel suggeriscono un valore di LDL inferiore a 70 mg/dL per le persone diabetiche.








come aumentare HDL

-non fumare
-perdere peso
-migliorare il controllo glicemico
-1 ora di attività fisica al giorno, almeno.
- alcol con moderazione, 1 o 2 bicchieri al giorno
-consumare alimenti ricchi in omega3 ( olio di pesce, noci, semi di lino)

come ridurre LDL

- impiego di statine (dietro ricetta medica)
- evitare cibi ricchi in grassi monoinsaturi ( pancetta, salsicce, cocco, tuorlo d'uovo, latte intero)
- evitare i grassi transgenici (e idrogenati) come margarina, ramen precotto ( per chi ama il giappone), cibi fritti, alcuni dolci.
- consumare alimenti ricchi di fibre solubili, legumi, frutta, cereali integrali, farina d'avena.

FONTI: www.wikipedia.it e www.farmaciamalcontenta.it e www.diatribe.us e www.diabetando.net

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12 giugno, 2010

Frutta in abbondanza per difendersi dal caldo e... abbronzarsi!

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Carote, spinaci e albicocche salgono sul podio degli abbronzanti naturali in grado di "catturare" i raggi del sole e garantire una tintarella della salute che rende "belli dentro e fuori". è la Coldiretti a stilare la speciale classifica del cibo che abbronza nell'ambito di "BIO sotto casa" dove sono scesi in campo contro i colpi di calore anche gli assaggiatori della frutta, a Roma all'Auditorium Parco della Musica per un weekend dedicato ai temi dell'agricoltura biologica con la presenza di quasi cento produttori di Campagna Amica grazie all'iniziativa promossa da Aiab, Amab e Coldiretti con il contributo dell'Unione Europea e dell'Italia - Ministero delle Politiche Alimentari e Forestali.

Anche chi è ancora costretto a rimanere in città può difendersi dal caldo e prepararsi la tintarella estiva con una dieta adeguata che si fonda sul consumo di cibi ricchi in Vitamina A che - sottolinea la Coldiretti - favorisce la produzione nell'epidermide del pigmento melanina per donare il classico colore ambrato alla pelle. Con il grande caldo, consumare carote, insalate, cicoria, lattughe, meloni, peperoni, pomodori, albicocche, fragole o ciliegie serve a difendersi dai colpi di calore, ma anche - sottolinea la Coldiretti - a preparare l'abbronzatura estiva. Il primo posto è conquistato indiscutibilmente dalle carote che contengono ben 1200 microgrammi di Vitamina A o quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile. Al posto d'onore - continua la Coldiretti - salgono gli spinaci che ne hanno circa la metà, a pari merito con il radicchio mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliege che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.Con l'arrivo del caldo estivo è importante consumare frutta e verdura fresca, fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l'organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell'esposizione solare.

 Antiossidanti "naturali" sono infatti le vitamine A, C ed E che - sottolinea la Coldiretti - sono contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca. Questi vegetali - conclude la Coldiretti - sono dunque alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, mantengono in efficienza l'apparato intestinale con il loro apporto di fibre e si oppongono all'azione dei radicali liberi prodotti nell'organismo dall'esposizione al sole, nel modo più naturale ed appetitoso possibile. Per consentire a tutti di poter acquistare frutta e verdura italiana al giusto prezzo la Coldiretti ha aperto in tutta Italia quasi 600 mercati di Campagna amica dove è possibile acquistare direttamente dagli agricoltori, tagliando intermediazioni e speculazioni. Peraltro in vista dell'estate il Ministero della Salute ha pienamente promosso l'ortofrutta italiana con addirittura il record del 98,8 per cento dei controlli regolari, con una presenza di residui chimici al di sotto dei limiti di legge, secondo le anticipazioni dei risultati dell'ultimo rapporto ufficiale annuale del Ministero della Salute sul "Controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale" in via di definizione per essere trasmesso all'Autorità Europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Un rapporto che - conclude la Coldiretti - certifica il primato italiano nella qualità e sicurezza alimentare con una percentuale di regolarità del 98,85 per cento per la frutta, dello 98,76 per cento per le verdure, e 99,4 per cento per cereali, vino e olio. Ecco la top ten della salute: 1- Carote 1200 in microgrammi di Vitamina A o in quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile 2 - Spinaci e radicchi 500-600; 3 - Albicocche 350-500; 4- Cicorie e lattughe 220-260 ; 5 - Meloni gialli 200; 6-Sedano 200; 7- Peperoni 100-150; 8- Pomodori 50-100; 9- Pesche 100; 10 - Cocomeri e ciliegie 20-40.
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10 ottobre, 2009

Spagna: in espansione l'uso del palloncino intragastrico per combattere l'obesità grave

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Nella penisola iberica sta riscuotendo negli ultimi mesi un discreto successo l’utilizzo di una tecnica chiamata in spagnolo Balón intragástrico, un trattamento non chirurgico ma certamente invasivo tanto da determinare la comparsa di una serie di forum online in cui si sostengono numerosi dibattiti in merito all’efficacia dell’uso di tale procedura.

La tecnica del palloncino intragastrico è un trattamento solitamente indicato per persone gravemente obese e che vogliono ricorrere a un’alternativa rispetto al trattamento chirurgico dell'obesità sia per evitare i rischi chirurgici associati a un eccesso di massa grassa e sia per avere un’alternativa che consenta di attuare un dimagrimento anche in presenza di condizioni individuali particolarmente problematiche.

Si tratta di un palloncino espandibile, in silicone, che viene inserito attraverso il cavo orale per mezzo di una tecnica endoscopica e viene quindi posizionato nello stomaco. Una volta collocato il palloncino viene riempito con soluzione fisiologica sterile tra 400 e 700 cc, in relazione all’eccesso di peso e al volume della camera gastrica del paziente. L'obiettivo è quello di creare una sensazione di pienezza continua perché andando ad occupare gran parte dello stomaco mantiene la parete espansa e fornisce la tipica sensazione di pienezza gastrica come si fosse già consumato un pasto.

Questo trattamento è applicato previa sedazione e dopo aver effettuato dei test pre-operatori, in particolar modo per verificare la tolleranza ai materiali con cui il palloncino è prodotto. È una procedura rapida e l'ospedalizzazione non è necessaria, può essere infatti eseguito in pochi minuti. La tecnica del palloncino intragastrico non è tuttavia da sola sufficiente: è infatti accompagnata da una dieta personalizzata ipocalorica presentata da un endocrinologo, il quale stabilisce il nuovo regime alimentare in base a numerosi parametri e mantenendo una condizione quanto più possibile tollerabile, al fine di garantire una corretta alimentazione senza che la sensazione di pienezza possa interferire con il necessario apporto di cibo. Oltre ad aiutare la perdita di peso, la dieta ha insegnato a sviluppare buone abitudini alimentari che rimangono anche dopo la fine del trattamento.

Il palloncino intragastrico può rimanere nello stomaco fino a 6 mesi e può essere rimosso in qualsiasi momento lo si desidera, anche qualche settimana dopo l’inizio del trattamento al raggiungimento dei risultati voluti riguardanti la perdita di chili. Se clinicamente necessario è anche possibile effettuare, con la medesima operazione, una sostituzione con un altro palloncino e quindi continuare con la dieta.

Un esempio di una delle tante società spagnole che si sta occupando dell'uso di quel che viene chiamato Balón intragástico è dato dal sito obesitymedicalcenter.com, la quale offre un'ampia descrizione su tale tecnica e sugli effetti, fornendo ovviamente una descrizione quasi esclusivamente positiva perchè di parte in quanto lo stesso sito offre una consulenza per gli spagnoli che siano interessati a praticarla.

L’effetto del Balón intragástrico è paragonabile a quello degli interventi di restrizione gastrica in quanto il pallone intragastrico (BIB) induce un precoce senso di sazietà durante i pasti. Anche se la mortalità è inferiore allo 0,1%, l’intervento non è privo di complicanze, infatti le complicazioni a cui possono andare incontro i pazienti operati con il palloncino intragastrico (BIB) sono:

Nausea e vomito, che in molti casi possono persistere per molto tempo; senso di pesantezza addominale, dovuto ovviamente alla collocazione de palloncino; dolori addominali o dorsali, sia permanenti che ciclici; reflusso gastroesofageo; ostruzione intestinale nei casi in cui il palloncino non è sufficientemente riempito oppure se ha una diminuzione del suo volume; ostruzione esofagea con frequente reflusso gastroesofageo e danni all’epitelio dell’esofago; asma da reflusso.
Ulteriori informazioni relative a questa tecnica possono essere ottenute seguendo questi link:

Società italiana chirurgia dell'obesità e delle malattie metaboliche
Associazione italiana obesità
Società americana chirurgia dell'obesità e delle malattie metaboliche
Una delle società spagnole specializzate nell'uso del Palloncino Intragastrico

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09 ottobre, 2009

Domani 10 Ottobre il "Obesity Day": da consigli sulla dieta al fitness, nel segno della prevenzione...

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Domani 10 ottobre è il giorno dell’Obesity Day: ai apriranno le porte delle Unità Operative di Dietetica e Nutrizione Clinica e delle Unità di Nutrizione ospedaliere e territoriali di tutta Italia per fornire informazioni gratuite in particolar modo sul come migliorare il proprio peso e rimettersi velocemente in forma tramite diete "sostenibili" (cioè non esagerate e che non mettono a rischio la salute delle persone come spesso capita con le rischiose diete "fai-da-te") e tanta attività fisica. In Italia, secondo gli ultimi dati ci sarebbero cinque milioni e mezzo di obesi, di cui mezzo milione di obesi gravi e un aumento del 25% degli obesi dal 1994 a oggi.

L' obesità è un fattore di rischio per la salute, tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere". Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo sia eccessiva, con indice di massa corporea maggiore di 30, e sia in grado di essere causa o aggravante di malattie. Tra queste sono le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, problemi alle articolazioni, ictus e la sindrome da apnea notturna. Dieta ipocalorica e attività fisica possono aiutare nei casi meno gravi, ma per quelli più problematici si interviene anche con terapie farmacologiche o chirurgiche.

Fonte: vari siti
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28 maggio, 2009

Ricerca americana afferma: una cura dell'alimentazione fin da bambini non causa aumenti di peso da rebound

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Un nuovo studio pubblicato online sulla rivista "Obesity" fornisce elementi di prova che il controllo rigoroso delle abitudini alimentari del neonato da parte della madre attuato durante la prima infanzia- come il determinare la quantità di cibo che un bambino dovrebbe mangiare o il dar loro da mangiare determinati alimenti - non può portare a significativi aumenti di peso nei ragazzi o ragazze. Invece, questo comportamento può essere una risposta alle preoccupazioni per un crescente peso del bambino. "I nostri risultati suggeriscono che il controllo delle pratiche di alimentazione probabilmente non provocano un aumento di peso, come alcuni hanno proposto di studi precedenti. In effetti, un certo grado di controllo può davvero essere utile per aiutare alcuni bambini mantenere il loro peso", spiega l'autore della ricerca Kyung E. Rhée, un ricercatore nel campo del controllo del peso presso l'Ospedale di Miriam. Rhée è anche un pediatra della "Hasbro Children's" Hospital e un assistente professore di pediatria (clinica) al "The Warren Alpert Medical School" della Brown University.

In passato lo stretto controllo materno dell'alimentazione del bambino era stato associato a una disinibizione nel mangiare da parte dell'individuo durante l'età adulta e con un maggiore apporto calorico causante un eccessivo aumento di peso. Tuttavia, come sottolineano gli autori della ricerca, il rapporto tra pratiche di alimentazione e controllo del peso dei bambini è stato incoerente e non ha definitivamente stabilito se tali pratiche causano o sono una conseguenza di un aumento di peso.

Nello studio, i ricercatori hanno esaminato i dati di 789 bambini che hanno partecipato al trial. Il gruppo presentava una parità di ragazzi di entrambi i sessi, dato che per gli autori tale equilibrio è statisticamente significativo dal momento che molti studi compiuti negli anni passati si erano concentrati unicamente sulle persone di sesso femminile.

I dati relativi all'altezza e al peso dei bambini sono stati ottenuti alle età di 4, 7 e 9 anni, e le variazioni di indice di massa corporea (BMI) sono stati misurati negli intervalli di tempo fra 4-7 anni e 7-9 anni. Pratiche di alimentazione materna sono state rilevate in ogni intervallo di età, chiedendo alle madri la domanda "Fate in modo che il vostro bambino sia lasciato libero di mangiare quello che lui / lei si sente di mangiare?"

I ricercatori hanno così scoperto che nei ragazzi un aumento delle pratiche restrittive di alimentazione in età compresa tra i 4 e 7 era associato statisticamente ad una diminuzione del rischio di aumento del peso e quindi di possibile obesità. Al contrario, le madri sembravano rafforzare il loro controllo quando è apparso loro che le figlie avessero maturato una significativa quantità di peso in età compresa tra i 4 e 7 anni.

"I nostri risultati rispecchiano quelli di altri studi che hanno permesso di osservare come i genitori siano molto meno propensi a riconoscere o a essere preoccupati per un possibile sovrappeso nei figli maschi rispetto alle medesime condizioni delle proprie figlie", spiega Rhée. "Questi comportamenti possono rappresentare anche un effetto derivante dalla società attuale, in cui si avverte la sensazione che le ragazze debbano essere necessariamente magre mentre i maschi hanno un vantaggio sociale o fisico di essere più propensi ad aumentare di peso senza significativi svantaggi."

Sulla base di questi risultati, i ricercatori promuovono la possibilità di attuare un controllo adeguato ma anche razionale delle abitudini alimentari dei bambini affinchè si contribuisca a regolare la loro futura assunzione di cibo. Fondamentale inoltre risulta la promozione di abitudini alimentari sane, che spesso non vengono rispettate neanche dai genitori.

Lo studio è stato supportato da sovvenzioni del Fondo di ricerca Hasbro Pediatrica e l'American Heart Association. Co-autori includono Sharon Coleman e Danielle P. Appugliese della Boston University School of Public Health; Julie Lumeng C., Niko e Natalie Kaciroti A. Davidson presso l'Università del Michigan; Robert F. Corwyn presso la University of Arkansas a Little Rock , e Robert H. Bradley presso la University of Arizona.
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19 marzo, 2009

Varie: 120000 tumori al seno ogni anno in Italia, l'obesità secondo l'Oxford, Aliskiren disponibile in Italia, elettroshock antidepressivo

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Un pò di notizie di questa settimana:

[1] Ogni anno vengono diagnosticati alle donne italiane 120.000 tumori maligni che sono la seconda causa di morte tra il gentil sesso. E' quanto rileva il "Rapporto sui tumori in Italia anno 2008" stilato da "Airtum working group", che prende in considerazione le donne fino a 84 anni. Dallo studio risulta che il tumore al seno e' una delle forme piu' diffuse, con un totale di 38 mila casi all'anno, cioe' il 31,5% di tutti i tumori che colpiscono le donne italiane.

[2] Essere fortemente obesi e' pericoloso come fumare da sempre e puo' accorciare la vita anche di dieci anni. E' l'avvertimento di esperti dell'universita' di Oxford. Anche una moderata obesita' accorcia la vita di circa 3 anni. Un metodo abbastanza facile per giudicare se si e' nel peso forma e' quello di dividere il proprio peso per il quadrato della propria altezza: se il risultato e' tra 20 e 25 va bene. Se il risultato e' tra 40 e 50, l'aspettativa di vita scende di 10 anni e occorre una dieta, tuttavia affrontata con la giusta misura e senza eccessi.

[3] E' disponibile in Italia il primo di una nuova classe di farmaci per la cura dell'ipertensione, che interessa un italiano su quattro. Si chiama 'aliskiren' e agisce bloccando la renina, un enzima che regola l'aumento della pressione. La molecola quindi si differenzia dagli antipertensivi utilizzati finora, capaci solo di ridurne gli effetti. L'innovazione, spiegano i ricercatori, oltre che nel meccanismo di azione e' nella lunga durata dell'effetto.

[4] Se il cervello fosse come una pila, la depressione potrebbe essere vista come se il livello della 'batteria' fosse basso. Perche' allora non ricaricare un cervello depresso con la corrente, innocua e indolore? Lo affermano i ricercatori del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano, che hanno preparato due elettrodi da applicare alla fronte del paziente, collegati a uno stimolatore elettrico. Lo hanno sperimentato su 14 pazienti, che hanno riportato un marcato miglioramento.

FONTE: Ansa.it, Agi.it, Adnkronos
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Dieta Mediterranea vs Dieta Nordica: nuove frontiere del gusto?

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Polpette, aringhe e bistecche di renna: la dieta scandinava lancia il guanto alla celeberrima mediterranea, e propone i suoi menu per contrastare chili di troppo e antiestetici rotolini sui fianchi. Dimenticate pomodorini e olio di oliva, propongono infatti ricercatori danesi, riempite il frigo di frutti di bosco, cavolini di bruxelles, salmone, aringhe e carni magre di alci e di renne. A trarne giovamento - assicurano - sarà la vostra salute tout court e non solo l'ago della bilancia. Arne Astrup, docente dell'università di Copenhagen e a capo dell'International Association for the Study Obesity, guida un progetto da oltre 13 milioni di euro: obiettivo promuovere una dieta nordica che catturi i gusti e metta a frutto il valore aggiunto degli alimenti prodotti nelle aree più fredde del Vecchio Continente. "Svilupperemo così una contropartita alla dieta mediterranea - spiega - che risulti superiore in termini di benefici per la salute e piaceri per il palato". A convincere gli studiosi danesi della bontà della loro tesi, il fatto che nelle loro terre crescano frutti e verdure a foglia verde tra le più ricche di antiossidanti e omega-3. Ma anche la "consapevolezza - afferma Astrup dalle pagine del quotidiano GB Daily Mail - che le proteine contenute nelle carni magre possano apportare grossi benefici, non solo per la linea". E a dargli ragione, almeno sul fronte dei chili di troppo, i numeri: "il tasso di obesità nei paesi scandinavi - fa notare l'esperto - si attesta attorno al 60% di quello britannico". E chissà che il primato di pasta e pane non finisca per essere messo a rischio da bistecche di renna e aringhe.

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06 marzo, 2009

Funghi ottimi nella dieta per prevenire infarto e malattie

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Da tempo un team della Arizona State University studia le proprieta' dei funghi e i loro benefici per la salute. Dopo aver riscontrato che possono prevenire alcuni problemi cardiocircolatori, grazie al contenuto di ergotioneina, un antiossidante che riduce la quantita' di molecole adesive che permettono alla placca di accumularsi sulle pareti delle arterie e intasarle, il team guidato dal Dr. Keith R. Martin ha scoperto ora anche proprieta' benefiche per il sistema immunitario. I risultati sono arrivati da test condotti sui topi: i funghi hanno aiutato gli animali ad attaccare gli agenti patogeni. A sorpresa, i funghi piu' efficaci nel potenziare il sistema immunitario sono i piu' comuni e meno costosi: gli champignon. "Probabilmente nessuno se lo aspetta, ma questi funghi coltivati sono una vera potenza nel dare una marcia in piu' al sistema immunitario", ha detto il Dr. Martin. La medicina tradizionale fa largo uso di funghi e gli estratti di fungo cominciano a diffondersi negli Stati Uniti come supplemento dietetico, fa notare il team di Martin nel suo articolo sulla rivista online BMC Immunology. In precedenza, sono stati condotti studi in laboratorio e con animali che hanno analizzato singoli composti presenti nei funghi e che hanno suggerito un possibile effetto positivo sul sistema immunitario per tenere lontani i tumori. Il team di Martin ha pero' per la prima volta cercato di capire se mangiare l'intero fungo, piuttosto che assumere un singolo composto contenuto nei funghi, possa far bene alla salute. Ha percio' condotto una serie di test usando diversi tipi di funghi aggiunti alla dieta standard di un gruppo di topi. Gli studiosi hanno cosi' scoperto che l'effetto sugli animali sani era piu' debole che sulle cellule immunitarie isolate usate in laboratorio. Ma i benefici della dieta "ai funghi" su un gruppo di topi con il colon infiammato, una condizione che puo' favorire il cancro al colon, erano molto piu' evidenti: niente perdita di peso e niente danno all'intestino. "Pensiamo che gli stessi effetti si possano verificare anche nell'uomo", ha dichiarato Martin. Per ottenere i vantaggi riscontrati nei topi, basta mangiare 100 grammi di champignon al giorno.

FONTE: Agi.com Salute

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11 gennaio, 2009

Studio britannico "boccia" diete disintossicanti: molto meglio il mangiar sano e l'attività fisica...

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Una ricerca della "Voice of Young Science", un network britannico che ha analizzato 15 prodottiha permesso di osservare come il "disintossicare l'organismo" o parti di esso grazie a una dieta particolare o all'assunzione di qualche alimento è una espressione "fisiologicamente priva di senso". L'unico modo per "disintossicarsi" - spiegano i ricercatori - è mangiare sano e dormire in abbondanza. Sempre piu spesso il marketing punta a frasi d'effetto che vogliono dare l'idea di una qualche base scientifica ai loro prodotti, ma che in realtà non possiedono alcun significano scientifico. Per quanto riguarda le diete dette "disintossicanti", lo studio avverte che, oltre allo spreco di soldi, possono comportare danni alla salute. L'autorità britannica per il controllo sulla pubblicità ha annunciato un'inchiesta. In Italia, patria della dieta mediterranea, la pubblicità per tali prodotti ha raggiunto ovviamente livelli molto pressanti, con presunti "farmaci miracolosi" o "alimenti eccezionali" mirati per ogni età ed esigenza. Ma nessun controllo repressivo è stato effettuato in merito.

La dieta è l'insieme degli alimenti che un essere umano (o un animale) assume abitualmente. Lo stesso termine si usa in italiano corrente per identificare le diete dimagranti. Il termine deriva dal latino diaita, greco dìaita, «modo di vivere». Nel gergo comune il termine dieta viene spesso usato per indicare le diete dimagranti. Le diete dimagranti sono uno specifico regime alimentare volto alla diminuzione del peso corporeo. Possono essere consigliate e studiate caso per caso da un dietista, ma spesso sono scelte in modo arbitrario dagli individui che ritengono di dover ridurre il proprio peso, spesso per cercare di corrispondere ad un determinato canone estetico. Malgrado vi siano numerose fonti (riviste, siti web, o il semplice sentito dire) che suggeriscono questa o quella dieta, intraprendere una dieta dimagrante senza stretto controllo medico può comportare gravi rischi per la salute e danni permanenti. Le diete dimagranti si basano generalmente su un regime ipocalorico, inteso cioè a ridurre l'apporto di calorie coi cibi, generalmente privilegiando gli alimenti meno ricchi in nutrienti calorici come i lipidi e gli zuccheri. Molte diete inoltre si basano su una generale riduzione dell'assunzione di cibo, indipendentemente dal tipo di alimento. Un esempio di dieta dimagrante scorretta è la dieta yo-yo. Questa dieta infatti si basa sulla drastica riduzione del numero di calorie assunte ogni giorno, per poi passare ad una dieta "normale": tutto ciò provoca una perdita di peso che viene subito vanificata. I dietisti ritengono che per controllare il peso corporeo l'adozione di un regime alimentare controllato non è sufficiente, è necessario anche svolgere attività fisica regolare (come ad esempio praticare una qualche attività sportiva).

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07 gennaio, 2009

Il cioccolato è come una droga? Non solo un modo di dire...

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Una conclusione rivoluzionaria: molti di coloro che hanno problemi di obesità, secondo i ricercatori, non sarebbero semplicemente "avidi" di dolci, ma letteralmente dipendenti. "I carboidrati fortemente trasformati come i corn flakes, i dolci e i croissant aumentano rapidamente la quantità di zucchero nel sangue e questo aumento vertiginoso dello zucchero stimola le stesse aree del cervello che sono coinvolte dalla dipendenza da nicotina e da altre droghe". Come affermato dall’autore dello studio, il dr. Thornley, "I tossicodipendenti non riescono a fermarsi, anche se sono consci delle conseguenze negative hanno un bisogno fisico delle sostanze da cui dipendono. Esattamente come fanno molti di coloro che mangiano troppi dolci". Lo scienziato si spinge a proporre iniziative di salute pubblica analoghe a quelle messe in campo contro il tabagismo, a partire da scritte sulle confezioni di dolciumi che avvertano sui potenziali rischi. La ricerca, pubblicata sulla rivista Medical Hypotheses, ha trovato anche altri elementi che rendono affini la dipendenza da dolci a quella dalle droghe: le persone con un alto Indice di Massa Corporea (BMI) hanno un minor numero di recettori nella parte del cervello che genera sensazioni piacevoli. Una caratteristica identica nelle persone dipendenti da cocaina e alcool. Risultati confermati dai ricercatori dell'Università di Princeton, in America, che hanno creato dei veri e propri topi "zucchero-dipendenti", che soffrono fisicamente se gli si sottrae loro il dolce, e "rinascono" quando hanno di nuovo a disposizione lo zucchero-droga. Ma a tagliare la testa al toro, uno studio sugli umani: a un gruppo di donne in sovrappeso sono state offerte due bevande che sembravano identiche, con il medesimo sapore, ma solo una conteneva carboidrati e zuccheri, come il riso e lo sciroppo di glucosio, mentre l'altro aveva alcune proteine. Chiedendo alle donne come si sentissero, il gruppo che ha mangiato il cibo zuccherato si è dichiarato notevolmente più allegro di quello che aveva le proteine. "Il modo in cui queste donne si sono comportate in risposta ai carboidrati è simile a modelli che vediamo nel tossicodipendenti", spiega il capo dei ricercatori Bonnie Spring, professore di medicina preventiva all'Università di Chicago. Ma l'aspetto più affascinante e inesplorato della ricerca riguarda il collegamento tra gli effetti dell'aumento dello zucchero nel sangue e gli effetti del fumo. Pompare rapidamente lo zucchero nel sangue provoca cambiamenti in vari ormoni e sostanze chimiche, tra cui l'insulina e un aminoacido del cervello. Questo crea più benessere di quello creato nel cervello dalla serotonina. Che è la sostanza sollecitata dalla nicotina. Ecco perchè, secondo gli scienziati, mangiare dolci può dare un temporaneo sollievo se ci si sente irritabili e nervosi, proprio come fumare una sigaretta.
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27 novembre, 2008

Nasce Timshel, il portale dedicato alla lotta contro l’anoressia

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È attivo da ieri un nuovo portale in rete dedicato alla battaglia in atto contro l’anoressia, denominato “Timshel”, termine derivante una parola ebraica che vuol dire “tu puoi”. Il progetto è stato presentato oggi a Palazzo Chigi dal ministro per le attività giovanili Giorgia Meloni, dal relativo staff governativo e dal presidente dell'ospedale “Bambin Gesù” G. Profiti. Spiega il ministro Meloni come "l'idea nasce non solo dall'uso di uno strumento diretto ai giovani come è Internet ma anche dall’allarmante numero di siti che proprio sulla rete si sono moltiplicati (sono almeno 300.000) e dove numerosi giovani si mettono in contatto, creando una vera e propria comunità con una propria “filosofia” e dove si scambiano consigli per non mangiare, per trarre in inganno i genitori. Negli Stati Uniti questi siti sono illegali ma in Italia manca ancora una normativa.”. Spiega ancora il ministro come “Per contrastare un fenomeno così allarmante e pericoloso, dove si arriva persino all'istigazione al suicidio, dobbiamo offrire un'alternativa: mettere in rete, contro i “cattivi maestri”, anche messaggi positivi, informazioni, prospettive diverse, aiuto ai malati e alle famiglie".
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07 agosto, 2008

I broccoli aiuterebbero a ridurre i danni del diabete

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Dall'università britannica di Warwick giunge una importante notizia per la dieta di numerose persone affette da patologie quali cancro e diabete: l'assunzione di broccoli auterebbe a contrastare i danni ai vasi sanguigni prodotti dall'eccesso di glucosio e colesterolo. In particolare i ricercatori hanno posto la loro attenzione su di una molecoal, il "sulforafano", che promuove la produzione di un enzima che protegge i vasi sanguigni legandosi alle molecole che appunto possono depositarsi sull'endotelio. I diabetici hanno un rischio di malattie vascolari che è cinque volte superiore al resto della popolazione proprio per via dei danni al sistema circolatorio. Partendo da questa considerazione, i ricercatori britannici hanno testato in laboratorio gli effetti del sulforafano sulle cellule dei vasi sanguigni danneggiate dall'iperglicemia. E hanno scoperto che la sostanza determinava una riduzione del 73% delle molecole chiamate Ros (Reactive Oxygen Species), oltre ad attivare una proteina chiamata nrf2, responsabile di enzimi antiossidazione. Spiega il coordinatore dello studio Paul Thornalley "Il prossimo e naturale passo sarà quello di verificare nei fatti se una dieta ricca di broccoli e affini porti dei benefici alla salute dei diabetici.".
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05 agosto, 2008

Allo studio etichette sicure per gli Energy Drink

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Le popolari bevande analcoliche "energy drink", spesso usate dai giovani per cocktail a base di alcol, potrebbero a breve avere etichette speciali, create "ad hoc" per prevenirne il possibile abuso. Come riferisce il ministero di Lavoro, Salute e Politiche sociali "Si stanno valutando specifiche disposizioni di etichettatura per favorire un uso corretto e sicuro dei prodotti in questione. A tal riguardo la Commissione europea è stata coinvolta per un approccio armonizzato tra i Paesi comunitari". Il riferimento è appunto dato a un articolo apparso ieri su un quotidiano in cui si denuncia l'abitudine degli under 30 a consumare cocktail alcolici a base di energy drink. "Nel frattempo sono in corso i contatti con le associazioni di categoria per disciplinare, anche su base volontaria, una corretta informazione sul consumo di questi prodotti e sulla pubblicità, per permettere scelte consapevoli legate al loro eccessivo consumo o all'assunzione in contemporanea di alcol". Per le bevande analcoliche a base di caffeina o taurina vige all'interno della Ue una disposizione di etichettatura che impone l'avvertenza circa il "Contenuto elevato di caffeina", da inserire nello stesso campo visivo della denominazione del prodotto. "Alla luce del quadro normativo vigente a livello comunitario il ministero della Salute per favorire un corretto uso di questi prodotti ed evitarne abusi o usi impropri aveva già emanato nel 1998 un'apposita circolare. E il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha sottoposto recentemente all'attenzione della Commissione unica per la dietetica e la nutrizione la questione legata al consumo di tali drink, soprattutto negli ambienti giovanili, in associazione con bevande alcoliche o super alcoliche".
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29 luglio, 2008

Allarme in Usa: nel 2030 solo 1 americano su 10 sarà "non obeso"

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Emergono previsioni sconcertanti sullo stato di salute degli americani in relazione alla loro dieta. Secondo recenti studi statistici si osserva come entro il 2030 quasi 9 americani su 10 saranno obesi o in soprappeso. Tale stima è stata pubblicata da ricercatori della “Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health” insieme con la “University of Pennsylvania School of Medicine”. Secondo la rivista “Obesità” tale previsione, se si avvera, provocherà una spesa enorme legata a problemi di salute relativi a sovrappeso pari a oltre 1000 miliardi, arrivando a costituire almeno per il 17% della spesa totale. L' obesità è un fattore di rischio per la salute, tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere". Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo sia eccessiva e sia in grado di essere causa o aggravante di malattie. Tra queste sono le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, problemi alle articolazioni e la sindrome da apnea notturna. Dieta ipocalorica e movimento fisico possono aiutare nei casi meno gravi, ma per quelli più problematici si interviene anche con terapie farmacologiche o chirurgiche. L'obesità è legata: a condizioni genetiche, a disfunzioni ormonali e alla psiche del paziente, dove spesso risiede la causa di questi disordini alimentari. È quindi basilare un supporto psicologico o psichiatrico per curare questo fattore rischio, in eccesso invalidante.
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28 luglio, 2008

Colesterolo: come mantenerlo sotto controllo?

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Gli esperti del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), della Nutrition Foundation of Italy (NFI) e di altre istituzioni e associazioni scientifiche italiane, spiegano come controllare il colesterolo attraverso una giusta alimentazione e stili di vita corretti.
I valori medi della colesterolemia della popolazione italiana, lo dice l'Istituto Superiore di Sanita', sono superiori al limite dei 200 mg/dL: tradotto: "Oltre la meta' della popolazione ha valori 'non ottimali'", spiega il Cnr. Per questo, esperti del Consiglio e della NFI hanno redatto un documento basato sulle evidenze scientifiche della letteratura. Cosa affermano? Intanto vengono ribaditi concetti gia' noti: come "la moderazione nell'apporto giornaliero di grassi saturi, di acidi grassi insaturi della serie trans e di colesterolo, privilegiando soprattutto gli olii extravergini di oliva, ricchi di ...di acidi grassi monoinsaturi, ma anche gli oli di semi ad elevato tenore di polinsaturi della serie n-6, fornisce anche indicazioni su altri nutrienti". Esemplifica Andrea Poli, direttore scientifico della NFI: "Le fibre, in particolare quelle solubili come pectine, gomme e betaglucani contenute in cereali e legumi, possano avere un effetto di riduzione del colesterolo se introdotte nell'organismo in quantita' di circa 25-30 g al giorno. Anche l'integrazione nella dieta di 25 grammi di proteine di soia, in parziale sostituzione delle proteine animali, riduce la colesterolemia totale e LDL". Ma gli effetti igienico-sanitari non si devono limitare alla riduzione del colesterolo totale e LDL, ma devono avere una ricaduta positiva anche sul colesterolo HDL, quello 'buono', il cui compito fondamentale e' rimuovere il colesterolo dalle placche localizzate a livello delle arterie. "In tal senso- precisa Roberto Volpe del servizio Prevenzione e protezione (Spp) del CNR di Roma- l'apporto moderato di alcool e un'attivita' fisica regolare di tipo aerobico aumentano la colesterolemia HDL". Se questo non bastasse, "e' possibile introdurre, in aggiunta alle correzioni dietetiche prima ricordate, alimenti arricchiti in fitosteroli: l'integrazione nella dieta di prodotti a base di latte o yogurt (i cosiddetti minidrink) che contengano almeno 2 grammi di fitosteroli, riduce il colesterolo totale e LDL del 10-15% circa". Questi prodotti, consigliano gli esperti, vanno consumati preferibilmente durante o alla conclusione del pranzo o della cena.
Conclude Poli: "Il controllo dietetico della colesterolemia e' un obiettivo spesso raggiungibile, partendo proprio da una corretta informazione del pubblico e degli operatori sanitari".

Fonte: Italiasalute.it => http://italiasalute.leonardo.it/news2pag.asp?ID=9294
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Scoperto gene dell'obesità che spegne il senso di sazietà

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Un 'gene dell'obesita'' ha svelato il modo in cui mette in pericolo la linea: spegne il senso di sazieta' e induce a mangiare senza freni.La scoperta, di ricercatori della University College e dell'Istituto di Psichiatria del King's College di Londra, si riferisce al gene 'FTO'. Lo studio e' stato condotto su oltre 3000 bambini tra 8 e 11 anni. I bimbi che portano nel proprio Dna la forma di FTO che favorisce l'obesita' non sono capaci di dire quando si sentono pieni e quindi mangiano di piu'.
FONTE: Ansa.it => http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2008-07-28_128236152.html
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27 luglio, 2008

Allarme per eccesso di alluminio nella dieta

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In questi giorni la comunità europea sta ratificando una direttiva che determina un abbassamento dei livelli di guardia nei confronti della quantità di alluminio che può essere presente nei cibi. In pratica, si innalza la "soglia di tolleranza" giornaliera dell'individuo, permettendo quindi la presenza di una quantità maggiore di questo metallo.

La quantità di alluminio nella dieta settimanale degli europei non dovrebbe superare 1 mg per chilo di peso. È il parere dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che ha ridotto di ben sette volte la soglia precedente. L’alluminio, presente naturalmente nell’acqua e in diversi vegetali, tende ad accumularsi nell’organismo e oltre certi livelli potrebbe creare interferenze con il sistema riproduttivo e nervoso.

Il problema si pone per il metallo "nascosto" in molti beni di consumo (come i deodoranti), in additivi usati come agenti lievitanti per i prodotti dolciari (fosfato acido di sodio e alluminio, indicato con la sigla E541) e in alcuni medicinali (antiacidi e acido acetilsalicilico tamponato). Secondo l’Efsa gli alimenti che incidono di più sul livello di alluminio dell’organismo sono i cereali e i prodotti da forno: pane, dolci, biscotti. Seguono le verdure: spinaci, lattuga e funghi. Infine tè, cacao e spezie. econdo ricerche svolte in Francia, Italia, Olanda, Inghilterra e Svezia (dai risultati per altro non omogenei), l’assunzione media settimanale di alluminio, per un adulto, varia da 0,2 e 1,5 mg/kg di peso; nei bambini e nei giovani può raggiungere i 2,3 mg/kg (due volte la soglia fissata). Chiarisce però Catherine Leclercq, membro del gruppo di esperti che ha redatto il documento: «I dati a disposizione non indicano alcuna necessità di modificare la dieta, salvo rispettare la regola di variare le scelte alimentari, in particolare quelle dei bambini».

Il documento ritiene, invece, trascurabile la quantità di alluminio ceduta da rotoli, vaschette e utensili da cucina (a meno che non servano per conservare alimenti acidi, come sugo di pomodoro e cetrioli sott’aceto. Assolte anche le lattine delle bibite: il rivestimento di plastica interno evita il contatto diretto con le bevande caratterizzate da un livello di acidità in grado di interagire.

Capitolo a parte, il latte in polvere: i livelli di assunzione di alluminio nei lattanti che lo utilizzano si avvicinano ai valori soglia e in alcuni casi arrivano a 4 volte di più. Più a rischio il latte a base di soia, probabilmente per la capacità della leguminosa di concentrare il metallo. «Perciò — conclude Leclercq— è necessario effettuare controlli su tutti i tipi di latte commercializzati». L’Efsa nega infine l’esistenza di un legame (ipotizzato da ricerche inglesi) tra alluminio nella dieta e malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer.

AUTORE: Roberto La Pira
FONTE: Corriere.it Salute => http://www.corriere.it/salute/nutrizione/08_luglio_26/
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Lo spuntino notturno? Un rischio per la salute

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Lo spuntino di mezzanotte, complice il caldo estivo, conquista sempre di più gli italiani: due connazionali su tre si concedono un pasto notturno. Un'abitudine pericolosa per la salute, avvertono i nutrizionisti. I rischi sono: digestione difficile, pessima qualità dei cibi usati per gli stuzzichini e la maggiore facilità di prendere chili. Durante il sonno, infatti, i consumi si riducono e le calorie si trasformano facilmente in adipe, ricorda l'osservatorio MultiMedica sulla prevenzione alimentare, basandosi su colloqui realizzati su un campione di 300 persone, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Il 63% del campione preso in esame confessa di consumare lo spuntino notturno, e il 31% di farlo tre o più volte alla settimana. E gli italiani confermano che la stagione della merenda di mezzanotte è l'estate, preferita dal 46% del campione, seguita dalla primavera con il 22% di preferenze. Tra i cibi più gettonati tra i nottambuli al primo posto ci sono panino, formaggio e affettati (indicati dal 28% degli italiani). Secondo posto per il gelato (16%), seguito dalle uova (13%) e, a poca distanza, il classico piatto di pasta (12%). Prevalgono, dunque, soprattutto cibi 'facili', come uova e formaggi, e anche questo preoccupa gli esperti. "Piatti di semplice preparazione, ma ricchi di colesterolo, come uova, carne, formaggi andrebbero eliminati dalla dieta o limitati - spiega Annibale Sandro Montenero, cardiologo dell'Istituto scientifico MultiMedica - mentre è fondamentale l'apporto di carboidrati complessi provenienti dalla frutta, dalla verdura e dai cereali, alimenti ricchi di sostanze anti-ossidanti. Anche gli acidi grassi Omega-3 (contenuti ad esempio nell'olio di soia e di lino, nel merluzzo, nello sgombro) possono ridurre il rischio cardiovascolare". Alimenti, questi ultimi, completamente assenti o quasi dalle scelte dei ghiottoni della notte: la verdura, ad esempio, raccoglie un misero 6% di preferenze. "Il cibo - dice Stefania Pacchetti, responsabile del servizio prevenzione e check-up dell'Istituto scientifico MultiMedica - è diventato un elemento di conforto, perché si mangia in fretta durante il pranzo e la sera diventa sempre più difficile rinunciare alle cose più gustose, che sono però quelle con il contenuto calorico più alto. Soprattutto in età avanzata, tra i 40 e 50 anni, lo stress lavorativo influisce in maniera considerevole sulle abitudini alimentari. E lo sbilanciamento della dieta verso il pasto serale, incrementa il livello di colesterolo che viene sintetizzato mentre si dorme la notte". Nella patria della dieta mediterranea, rilevano gli esperti, le usanze a tavola cambiano a tempo di record e a cattive abitudini aumentano. Oltre a saltare i pasti, consumare alimenti iper-calorici, cibarsi fuori orario, gli italiani aggiungono altri errori poco salutari. Durante gli spuntini notturni il 35% del campione guarda la tv, il 21% naviga su internet o usa il computer, il 16% legge un libro o una rivista. E, appena concluso il pasto, più della metà del campione (57%) si mette subito a dormire, mentre solo il 4% esce per una salutare passeggiata digestiva. Oltre un terzo degli italiani, dicono gli esperti riferendosi ai dati Istat, è in sovrappeso (35%) e la percentuale tende a crescere nella popolazione over 40. La colpa è proprio delle cattive abitudini alimentari. "Una cena leggera e non ricca di grassi - spiega Pacchetti - ma soprattutto fare una buona colazione la mattina e un pranzo adeguato, ricco di proteine, frutta e verdura, garantiscono al nostro fisico la forma ideale. E' inoltre molto importante mangiare meno e muoversi di più: praticare attività fisica mezz'ora al giorno, oppure tre ore alla settimana, riduce notevolmente il colesterolo nel nostro organismo".

FONTE: Estense.com => http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=39546&format=html
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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