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17 giugno, 2009

L'alcol causa effetti sul cervello in appena 6 minuti...

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I risultati di uno studio tedesco dell'University Hospital di Heidelberg, pubblicato sulla rivista “Cerebral Flow and Metabolism”, ha dimostrato come l'alcol impiega circa 360 secondi (cioè appena 6 minuti) a causare effetti a livello cerebrale che vanno da alterazioni fino a potenziali danni neuronali permanenti. Per partecipare all'esperimento, sono state reclutate 15 persone di entrambi i sessi e a cui è stata monitorata l'attività cerebrale mentre bevevano con una cannuccia l'equivalente di due pinte di birra o di due bicchieri di vino. In pochi minuti, i ricercatori hanno osservato che il cervello iniziava a metabolizzare gli zuccheri dell'alcol. Al diminuire dei livelli di alcol ingeriti, gli studiosi hanno registrato l'aumento della concentrazione dei composti che proteggono le cellule del cervello, come se dovessero ripararle. Le scansioni effettuate il giorno successivo all'esperimento hanno dimostrato che i cambiamenti avvenuti a livello cellulare avevano avuto una durata molto breve. "Il chek-up che abbiamo eseguito il giorno dopo l'assunzione di alcol - ha spiegato il dottor Armin Biller, dell'University Hospital di Heidelberg - ha dimostrato che i cambiamenti nel cervello di persone sane, dopo un moderato consumo di alcol, sono del tutto reversibili e non preoccupanti". "Tuttavia - ha proseguito Biller - il nostro studio potrebbe aiutare a capire i danni che si producono nel cervello in presenza di alcolismo, perchè il cervello ha la capacità di recuperare solo se l'assunzione di alcolici diminuisce o viene eliminata". Studi precedenti hanno dimostrato che bere può portare alla perdita di materia cerebrale causata da un rapido decesso delle cellule: un bevitore abituale ha l'1,6% di cellule cerebrali in meno di un astemio. Un dato preoccupante se pensiamo che durante il normale processo di invecchiamento il cervello perde solo lo 0,19% delle sue cellule.

FONTE: Agi.it
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19 marzo, 2009

Varie: 120000 tumori al seno ogni anno in Italia, l'obesità secondo l'Oxford, Aliskiren disponibile in Italia, elettroshock antidepressivo

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Un pò di notizie di questa settimana:

[1] Ogni anno vengono diagnosticati alle donne italiane 120.000 tumori maligni che sono la seconda causa di morte tra il gentil sesso. E' quanto rileva il "Rapporto sui tumori in Italia anno 2008" stilato da "Airtum working group", che prende in considerazione le donne fino a 84 anni. Dallo studio risulta che il tumore al seno e' una delle forme piu' diffuse, con un totale di 38 mila casi all'anno, cioe' il 31,5% di tutti i tumori che colpiscono le donne italiane.

[2] Essere fortemente obesi e' pericoloso come fumare da sempre e puo' accorciare la vita anche di dieci anni. E' l'avvertimento di esperti dell'universita' di Oxford. Anche una moderata obesita' accorcia la vita di circa 3 anni. Un metodo abbastanza facile per giudicare se si e' nel peso forma e' quello di dividere il proprio peso per il quadrato della propria altezza: se il risultato e' tra 20 e 25 va bene. Se il risultato e' tra 40 e 50, l'aspettativa di vita scende di 10 anni e occorre una dieta, tuttavia affrontata con la giusta misura e senza eccessi.

[3] E' disponibile in Italia il primo di una nuova classe di farmaci per la cura dell'ipertensione, che interessa un italiano su quattro. Si chiama 'aliskiren' e agisce bloccando la renina, un enzima che regola l'aumento della pressione. La molecola quindi si differenzia dagli antipertensivi utilizzati finora, capaci solo di ridurne gli effetti. L'innovazione, spiegano i ricercatori, oltre che nel meccanismo di azione e' nella lunga durata dell'effetto.

[4] Se il cervello fosse come una pila, la depressione potrebbe essere vista come se il livello della 'batteria' fosse basso. Perche' allora non ricaricare un cervello depresso con la corrente, innocua e indolore? Lo affermano i ricercatori del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano, che hanno preparato due elettrodi da applicare alla fronte del paziente, collegati a uno stimolatore elettrico. Lo hanno sperimentato su 14 pazienti, che hanno riportato un marcato miglioramento.

FONTE: Ansa.it, Agi.it, Adnkronos
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