Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

28 giugno, 2011

Manovra economica: torna il Ticket, la CRI viene privatizzata...

0 commenti
Affiorano nuove informazioni sulla bozza di Finanziaria che il governo italiano si appresta a varare al fine di rientrare nel bilancio statale di almeno 40 miliardi di euro nell'arco di pochi anni ed allontanare cosi lo spettro del fallimento economico, orlo di un baratro speculativo che ha già avvolto la Grecia (n.b. dove da qualche mese sono sull'orlo di una rivolta civile) e che sta per travolgere anche la Spagna, il Portogallo e l'Irlanda (da cui la famosa sigla di economia "PIGS", stranamente ideale per sottolineare la fine che questi paesi, e probabilmente anche il nostro, faranno dal punto di vista economico da qui a pochi anni). Emergono quindi novità anche in campo sanitario, il più tartassato come da tradizione in quanto una delle maggiori spese per lo Stato e uno dei "pallini fissi" dei politici italiani come sempre affascinati dal modello americano del "sanità efficiente solo se la gente paga" (modello che, stranamente, favorisce gli interessi dei privati, portando poi verso casi già conosciuti agli onori delle cronache qualche anno fa e, stranamente, subito dimenticati). Quindi, accanto a norme di interesse generale e che, stranamente, colpiscono marginalmente i ceti più ricchi, come l'aumento dell'Iva e o delle accise sulla benzina, si affiancano, stranamente, nuovi tagli e nuove tasse sul fronte sanitario. Quindi, dal 1 gennaio 2012 verrà introdotto (o sarebbe meglio dire "stranamente ripristinato") il ticket sanitario da 10 euro per le visite specialistiche ambulatoriali e di 25 euro per i codici bianchi al pronto soccorso. La manovra conferma le disposizioni previste dalla Finanziaria 2007, cioè l'introduzione dei ticket su specialistica ambulatoriale e prestazioni di pronto soccorso non seguite da ricovero. Per il 2011, come già previsto dall'accordo Stato-Regioni sul Patto della salute per il 2010-2012, il finanziamento al SSN è teoricamente incrementato di 486,5 milioni di euro.

La bozza inoltre prevede un taglio del tetto previsto per la spesa territoriale per i medicinali dal 13,3% al 12,5% e dal 2014 misure di compartecipazione da parte del cittadino: verranno quindi, stranamente, ridimensionati in modo quasi netto sia il numero di farmaci classificati attualmente come gratuiti (quelli su cui si paga solo il costo della ricetta) sia il numero di presidi concessi per patologie croniche, il tutto per andare progressivamente a scaricare il peso economico della crisi sulle spalle dei malati.

Altrettanto stranamente, mentre si confermano i finanziamenti per le missioni militari all'estero (anzi, si rafforzano con 700 nuovi milioni di euro in più), la "Croce Rossa Italiana" diviene una società privata, con le classiche conseguenze strane di quando una cosa statale diviene privata: mobilità e licenziamenti in vista. "A decorrere dal primo gennaio 2012" viene privatizzata la Croce Rossa Italiana e il personale non militare rischia di essere posto in mobilità. Verranno invece risolti entro l'anno tutti i contratti a termine. Da tale giorno l'ente "ha propria personalità giuridica di diritto privato e piena capacità giuridica e patrimoniale per il raggiungimento dei suoi fini" e "si configura come ausiliaria e collaboratrice delle P.A. nelle attività umanitarie e sociali messe in atto da quest'ultime". La 'vecchia' Cri verrà messa in liquidazione e "il personale civile con rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato", se "non assunto, su chiamata e con il proprio consenso, è posto in mobilità".


Infine, una chicca: "Le restrizioni in materia di accesso e esercizio delle professioni, diverse da quelle di architetto, ingegnere, avvocato, notaio, farmacista, autotrasportatore, sono abrogate quattro mesi dopo l'entrata in vigore dal presente decreto". Nella lista manca, stranamente, una professione importante: scoprite il perchè.

Leggi tutto...

Governo, Sanità pubblica come sempre nel mirino: previsto blocco contrattuale e retribuitivo fino al 2014

0 commenti
Medici del Servizio Sanitario Nazionale sul piede di guerra contro quella che definiscono "l’ennesima ondata di tagli alla sanità", in un sistema "sempre più al collasso". Le anticipazioni della manovra economica - soprattutto per la paventata riduzione degli stipendi e il blocco dei contratti - hanno spinto l’Anaoo Assomed, principale sindacato della dirigenza del Servizio sanitario nazionale, a minacciare uno sciopero.

"E’ necessario respingere l'ennesima minaccia alla sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale ed al lavoro dei suoi dirigenti che garantisce il diritto alla salute dei cittadini”, spiega il segretario nazionale di Anaoo Assomed 1, Costantino Troise. "Con cronometrica puntualità, il governo torna a prendere di mira la categoria - afferma l'associazione in una nota - non soddisfatto di avere, solo un anno fa, congelato le retribuzioni, bloccato il contratto per un triennio, prosciugato i fondi contrattuali, peggiorato i requisiti previdenziali, procurando complessivamente un crollo del potere di acquisto delle retribuzioni di circa il 20%, intenderebbe prolungare il blocco contrattuale e retributivo fino al 2014 e tagliare le retribuzioni superiori a 50.000 euro, mentre l'eternizzato blocco del turn over costringerà a riposi sempre più corti, a più straordinari e meno ferie, rubando ogni speranza a 8mila medici precari di lungo corso".

Pronto allo sciopero anche un altro sindacato di categoria. La Fp-Cgil Medici 2  boccia l’ipotesi allo studio nella prossima manovra di estendere i tagli anche agli stipendi del pubblico impiego superiori a 50.000 euro. "Si tratta di una scelta iniqua e inaccettabile, che se si dovesse concretizzare porterà ad una forte protesta della categoria", commenta Massimo Cozza, segretario Fp-Cgil Medici. Secondo Cozza una manovra di questo tipo rappresenterebbe "una ulteriore penalizzazione dei medici del Ssn i quali, come per tutto il pubblico impiego, hanno già gli stipendi congelati fino al 31 dicembre 2013, il blocco del contratto fino al 31 dicembre 2012, la rateizzazione della liquidazione in tre anni, la decurtazione economica in caso di malattia. Questo in un quadro sempre più drammatico di tagli alla sanità, 1,5 mld nel 2011 e 6 mld ventilati per il prossimo triennio, e di irresponsabile blocco del turn over con medici costretti a riposi sempre minori”.

Blocco dei contratti e precariato rendono sempre più difficile il lavoro negli ospedali, dove spesso si è costretti a turni sempre più estenuanti. In 10 anni i medici precari passati dalle 3.700 alle 6 mila unità. Sono quasi il 50 per cento in più. Un problema che colpisce soprattutto le donne: nel 2001 erano 1.700 e alla fine del 2009 se ne contano già 3.400. La Assomed ricorda infine che in Italia la spesa sanitaria è inferiore alla media Ocse e accusa il governo di  utilizzare "la crisi economica per minare alle fondamenta la sanità riducendo lo spazio del pubblico a favore del privato". "Un effetto tsunami colpirà la sfera delle tutele, con la facile previsione che se oggi solo otto Regioni sono in grado di assicurare i Livelli essenziali di assistenza, domani più nessuna sarà in grado di erogare le prestazioni sanitarie necessarie a garantire il diritto alla salute dei cittadini."

FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

Tragedia a Rho, cardiologo muore di infarto poco dopo aver operato

1 commenti
Nonostante stesse male non ha voluto rinunciare al suo dovere di cardiologo, e salvare un'altra vita in ospedale. Ma è stato il suo cuore, questa volta, a non reggere allo sforzo: così Vincenzo Capacchione, del Servizio di Emodinamica all'ospedale di Rho (Milano), è morto sabato scorso a soli 49 anni, poco dopo aver concluso un intervento chirurgico. Il medico, come racconta lo stesso ospedale e come si legge su "Il Giorno", «si trovava a casa in stato febbrile, seppure in reperibilità, per non lasciare scoperta un'eventuale urgenza. Fatto che si è verificato. Dopo essersi recato in ospedale, il dottor Capacchione ha effettuato un intervento di angioplastica su un paziente salvandone la vita. Finita l'operazione il cardiologo si è accasciato a terra privo di sensi». Un malore che lo stesso medico aveva segnalato come «uno strano dolore al petto», presumibilmente un infarto. «Quando arrivano sul tuo tavolo notizie di questo genere - commenta Ermenegildo Maltagliati, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Salvini di Garbagnate Milanese, cui afferisce il presidio di Rho - è sempre difficile trovare le parole giuste. Lo è ancora di più quando l'età del collega che ci lascia è così giovane e quando a casa lascia tre figli piccoli e una moglie. Se poi a questo si aggiunge il fatto che Vincenzo Capacchione facesse parte di un team di tre medici emodinamisti che ogni giorno, tra mille difficoltà, ha il compito di salvare la vita alle persone, davvero non si trovano le parole». «Posso però affermare - continua Maltagliati - che uomini come Capacchione, per il loro quotidiano impegno, per il loro altruismo e per la loro dedizione, danno lustro alle istituzioni per cui lavorano. E di questo, io in primo luogo, e tutti noi colleghi, gliene saremo sempre grati».

FONTE: www.metropolisweb.it
Leggi tutto...

27 giugno, 2011

Silenzio in sala, specie se operatoria...

0 commenti

Le sale operatorie rumorose hanno effetti negativi sui pazienti nella fase post-operatoria: è quanto dimostra una nuova ricerca condotta in Svizzera. Presentato sul British Journal of Surgery, lo studio ha scoperto che le infezioni della ferita chirurgica (surgical site infections o SSI) si verificano nei pazienti che subiscono operazioni in sale con un livello di rumore significativamente più alto e questo li costringe a rimanere in ospedale per una media di 7-13 giorni in più e a pagare tre volte in più per la degenza.

I ricercatori, delle università di Neuchâtel e Berna in Svizzera, hanno esaminato 35 pazienti che si sono sottoposti a importanti operazioni programmate all'addome. Hanno preso in considerazione la durata dell'intervento, i parametri demografici e i livelli di suono nelle sale operatorie. Secondo il team, il 17% ha sviluppato SSI e l'unica variabile era il livello di rumore nella sala operatoria, che era significativamente più alto nel caso di pazienti che hanno sviluppato un'infezione.

"A causa della SSI i pazienti passano fino a 13 giorni in più in ospedale, il che fa si che la loro degenza costi fino a 3 volte in più," spiega il dott. Guido Beldi, uno degli autori anziani dello studio del Dipartimento di chirurgia viscerale e medicina dell'Ospedale universitario di Berna. "Avendo trovato una significativa correlazione tra la SSI entro 30 giorni dall'intervento e più alti livelli di rumore nella sala operatoria, non possiamo fare a meno di concludere che il rumore sia collegato a un ambiente stressante o a una mancanza di concentrazione che si riflettono sui risultati dell'operazione.

"I dati mostrano che i livelli medi durante l'intervento erano molto più alti per i pazienti che hanno in seguito sviluppato una SSI: 43,5 decibel (dB), rispetto a pazienti che non hanno sviluppato SSI, 25 dB. I ricercatori hanno trovato picchi di almeno 4 dB al di sopra della media nel 23% delle operazioni dei pazienti affetti da SSI, contro l'11% trovato in altri interventi.

Secondo il team, i livelli di rumore sembrano aumentare in entrambi i gruppi un'ora dopo la prima incisione. Tale aumento potrebbe, secondo loro, essere dovuto alla complessità dell'intervento, ma le conversazioni su argomenti che non riguardavano il paziente sono risultate legate a un livello di rumore molto più alto, il che è probabilmente dovuto a una mancanza di concentrazione del team di chirurghi. I ricercatori sottolineano però che tale interpretazione è congetturale perché la durata delle conversazioni non riguardanti il paziente non è stata registrata.

"I risultati del nostro studio suggeriscono che i livelli di rumore più alti nelle sale operatorie potrebbero indicare situazioni di difficoltà dell'intervento, un ambiente stressante, scarsa disciplina o concentrazione," dice il dott. Beldi. "Ognuno di questi fattori potrebbe far aumentare il rischio di SSI e di altre complicazioni e sono necessari ulteriori studi sulla fonte del rumore nelle sale operatorie e delle specifiche conseguenze che ha sul comportamento e sul rendimento dei chirurghi."

Commentando il fatto che gli ambienti chirurgici rumorosi probabilmente influenzano la concentrazione del chirurgo sul compito che sta svolgendo, il professor Ara Darzi del Dipartimento di chirurgia dell'Imperial College di Londra scrive in un editoriale all'articolo: "Gli autori devono ricercare parametri clinicamente importanti riguardo la qualità e la sicurezza rispetto ai quali misurare i risultati. È anche importante notare che questa ricerca deriva da un semplice interrogativo di ricerca e non ha comportato uno studio multicentro, ha comunque prodotto risultati interessanti e rilevanti per la comunità scientifica. Non sempre la ricerca ha bisogno di essere fatta su larga scala, i chirurghi dovrebbero essere incoraggiati a esaminare i problemi quotidiani con cui si confrontano e a cercare metodi innovativi per studiarli.





FONTE: www.molecularlab.it e www.cordis.europa.eu.int
Leggi tutto...

Uso nel Ramipril per ostacolare l'insorgenza dell'insufficienza renale cronica: -86% di rischio nei soggetti obesi

0 commenti

Importante notizia nel campo della Nefrologia. Uno studio condotto dall'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del CNR in collaborazione con l'Istituto Mario Negri di Bergamo ha analizzato il ruolo di un inibitore enzimatico che regola la sintesi dell'angiotensina II, il Ramipril, nel ridurre la percentuale di casi di insorgenza di insufficienza renale cronica (IRC) nei pazienti obesi a rischio.

Il responsabile dell'Ibim-CNR, Dr. Zoccali, ha spiegato: "Grazie all'impiego in terapia del Ramipril, si è riusciti ad abbassare la progressione della malattia in tutte le tre categorie ponderali, fino ad arrivare a una riduzione del rischio pari all'86% nei soggetti obesi rispetto al 47% normopeso. Nel gruppo trattato con il placebo, gli obesi erano la categoria più a rischio di far progredire l'insufficienza renale al suo ultimo stadio, per questo i risultati ottenuti sono molto importanti. Gli Ace inibitori sono in grado di ridurre la pressione arteriosa e di tenere sotto controllo l'aumento della pressione di filtrazione a livello glomerulare, causata da alti livelli di angiotensina II. Ora non resta che dimostrare che gli Ace inibitori, come il Ramipril, siano in grado di dare gli stessi risultati anche nei pazienti con proteinuria bassa o assente" ha concluso Zoccali. La ricerca ha analizzato i dati raccolti durante un precedente studio che aveva analizzato gli effetti del principio attivo Ramipril su 337 pazienti di sesso sia maschile che femminile affetti da malattie renali proteinuriche. I dati raccolti sono stati pubblicati sul Journal of American Society of Nephrology.

FONTE: www.molecularlab.it
Leggi tutto...

In arrivo la carta "MyCare", anamnesi inglese di una vita a portata di click...

0 commenti

E' in fase avanzata di test il progetto inglese "MyCare", una carta che permette di riassumere in un microchip tutte le informazioni concernenti la nostra salute. Idea non originale ma sostenuta con forza dal governo locale, la carta è il frutto di un lungo e costoso percorso scientifico compiuto nell'università londinese: il progetto è finanziato dalla "Engineering and Physical Sciences Research Council 3  (EPSRC)" con uno stanziamento triennale di circa 260 mila sterline per tre anni, e recentemente la card ha concluso con successo i primi test. A questo punto i ricercatori hanno intenzione di avviare un progetto-pilota su larga scala che, se completato con successo, potrebbe rendere disponibile MyCare entro tre o quattro anni.

L'idea di fondo è abbastanza semplice: riassumere l'intera anamnesi di una vita a portata di click. Uno dei responsabili del progetto, il prof. Panicos Kyriacou, spiega: "Quando si ha a che fare con un'emergenza medica, i pazienti potrebbero essere privi di sensi o incapaci di comunicare per qualche altra ragione: il nostro dispositivo rende facilmente accessibili i dati che potenzialmente possono salvare la vita". Ad esempio, durante il primo soccorso dopo un incidente, il personale paramedico potrebbe usare la carta MyCare per scoprire se le vittime hanno qualche allergia, ad esempio ai guanti di lattice usati dai soccorritori. MyCare è infatti dotata di una presa USB estraibile e può essere collegata facilmente ad un computer. Lo stesso personale di soccorso potrebbe poi trasmettere in anticipo all'ospedale i dati medici dei pazienti, fornendo così ai medici più tempo per organizzarsi. MyCare potrà essere utile anche in situazioni meno estreme, come ricoveri o interventi in ospedale. In quel caso il paziente dovrà consegnare la sua carta al personale medico, che con un apposito software potrà aggiornare la sua storia clinica dopo il ricovero. MyCare potrà anche essere utilizzata in farmacia per costruire una cronologia delle prescrizioni dei farmaci. Solo il personale medico autorizzato avrà il permesso di aggiornare i dati medici sulla carta, ma il paziente potrà comunque visualizzare la sua storia clinica ed eventualmente aggiornare i propri dati personali, come numeri di telefono e recapiti.

Pur essendo il primo progetto simile nel Regno Unito, carte analoghe a MyCare sono state già proposte in altri Paesi. Tuttavia questa carta ha alcune caratteristiche uniche, sviluppate dagli autori grazie a progetti precedenti condotti alla fine degli anni Ottanta. Progetti di successo ma che necessitavano di una tecnologia più avanzata che oggi è finalmente disponibile. Un ruolo chiave è sicuramente giocato dal software di lettura della carta, che è stato scritto in Python, un linguaggio di programmazione in forte diffusione negli ultimi anni. Questo linguaggio infatti permette di scrivere facilmente programmi capaci di funzionare su vari computer e vari sistemi operativi, da Windows ai sistemi basati su Linux. La modularità del software di MyCare rende inoltre molto semplice l'aggiornamento e l'aggiunta di nuove funzioni. Infine, gli autori hanno deciso di sviluppare il software di MyCare in maniera completamente open source, offrendo così a tutti la possibilità di scaricarlo 4, valutarlo e contribuire al suo sviluppo.

Semplice e sicura. Avere la nostra storia clinica nel portafoglio ha sicuramente grandi vantaggi, ma ci espone a possibili rischi legati alla privacy. Per questo motivo i ricercatori inglesi hanno sviluppato un sistema di accesso alla carta protetto da sistemi simili a quelli usati nei sistemi di online banking. Grande attenzione è stata posta anche alla semplicità di utilizzo. "La carta MyCare è stata specificatamente progettata per essere semplice da usare indipendentemente dal proprio grado di conoscenze informatiche", continua Kyriacou. Il passo successivo sarà offrire la nuova versione della carta ad un ulteriore campione di pazienti e di personale medico, per determinare i punti deboli e sviluppare nuove utili funzionalità. Forse così fra qualche anno, oltre a bancomat e carte di credito, potremmo portare in tasca anche la nostra salute.

 FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

Google abbandona "Google Health": scarso utilizzo e problemi di privacy...

0 commenti
Non tutte le idee sembrano funzionare a Mountain View. E se i nuovi servizi non ottengono il successo sperato, meglio ritirarli dalla piazza. È quanto sta per succedere a Google Health e Google PowerMeter, lanciati rispettivamente nel 2008 e nel 2009 e ora prossimi al congedo. "Ora - si legge sul blog ufficiale di Google - dopo alcuni anni di esperienza, abbiamo osservato che Google Health non sta avendo il largo impatto che speravamo avesse". Il servizio che permette la condivisione e l'aggiornamento delle propria cartella clinica online sembra sia stato utilizzato solamente da gruppi ristretti di utenti, tra cui i pazienti sensibili alle innovazioni tecnologiche e, più di recente, dai patiti di fitness e wellness. Un servizio che, ribadiscono da Mountain View, non è riuscito a superare il limite dell'uso ristretto e allargarsi alla routine quotidiana di milioni di persone.

Stesso destino toccherà a PowerMeter, applicazione nata con lo scopo di misurare in tempo reale i consumi di tutti gli elettrodomestici presenti in casa. Il motivo della cancellazione, anche in questo caso, risponde alla scarsa diffusione registrata dal lancio del prodotto. "I nostri sforzi non hanno ottenuto la portata che speravamo, quindi abbiamo deciso di ritirare il servizio", spiegano Aaron Brown e Bill Weihl, responsabili di Google Health e del settore Green Energy.

La logica sottesa ai due servizi intendeva dimostrare che, con la possibilità di disporre di informazioni frequenti e migliori, l'utente sarebbe stato in grado di compiere scelte più consapevoli sia in materia di salute personale sia in relazione al risparmio economico ed energetico in casa. La mancata riposta su larga scala - sostengono Brown e Weihl - sottolinea la difficoltà di diffondere informazione in aree tradizionalmente resistenti all'innovazione.

Al momento del lancio, tuttavia, Google Health aveva sollevato qualche perplessità in materia di privacy. In particolare, ci si è chiesto se la possibilità di controllare dati e informazioni sensibili sulla salute degli utenti potesse essere sfruttata a scopi commerciali da parte di Google. A destare preoccupazione, inoltre, era anche la modalità di archiviazione dei dati: il sistema di Google non sarebbe stato coperto dalle garanzie sulla privacy offerte dall'Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA).

Secondo le informazioni a disposizione, Google Health resterà in funzione fino all'inizio di gennaio 2012, mentre PowerMeter sarà disattivato il 16 settembre 2011.


Autrice: Cristina Sciannamblo
FONTE: www.punto-informatico.it
Leggi tutto...

23 giugno, 2011

E. Coli killer: si ferma l'emergenza, accertato il meccanismo d'azione, ma non la fonte...

0 commenti

I ricercatori dell'Università di Munster, nel Nord della Germania, avrebbero individuato il meccanismo di base che ha determinato la morte di almeno 34 persone e l'intossicazione di almeno 3000 pazienti nelle ultime settimane nei paesi nordeuropei. Il ceppo O104:H4 sarebbe mutato, sviluppando la capacità di produrre la tossina Shiga, tipica tossina prodotta dal batterio Shigella Dysenteriae tipo 1 e agente come inibitore della sintesi proteica cellulare e dunque in grado di provocare la morte cellulare per degenerazione. La ricerca, sotto la guida del patologo Helge Karch che con il suo staff ha esaminato ben 80 campioni differenti prelevati da pazienti ricoverati tra il 23 maggio e il 2 giugno, ha permesso l'individuazione del ceppo HUSEC041, già noto a causa di un paziente che nel 2001 aveva presentato sintomi piuttosto simili. L'infezione si diffonderebbe in modo molto veloce grazie ad un meccanismo citotossico particolarmente aggressivo, basato su una delle Verotossine più potenti prodotte dai batteri, e grazie all'uso di adesine che rafforzerebbero l'ancoraggio di questi batteri alla parete intestinale. Come spiegato sulla rivista Lancet Infectious Diseases, che ha pubblicato lo studio, sarebbe proprio tale aderenza favorirebbe la diffusione della tossina Shiga, la quale "indirizzerebbe" in molti casi l'infezione verso la sindrome emolitico-uremica. La tossina Shiga, come tutte le Verotossine, presenta una struttura molecolare costituita da due subunità: A e B5 (un pentamero).Attraverso l'oligomero B si lega ad un globoside (Gb3) di membrana e viene introdotta nel citoplasma della cellula infettata (per endocitosi mediata dal recettore), dopodiché il frammento A1 della subunità A, grazie alla sua attività catalitica N-glicosidasica, rimuove un residuo di adenina dal rRNA 28S (della subunità ribosomica maggiore) impedendo in tal modo il legame dell'aminoacil-tRNA al sito A del ribosoma e provocando un blocco della sintesi proteica. A fianco della pericolosità della fusione dei due ceppi, a peggiorare la situazione c'è anche la questione della resistenza agli antibiotici. Spesso infatti l'E.coli nella sua versione di clone, sviluppa la capacità di combattere le sostanze antibiotiche, attenuandone significativamente gli effetti. La resistenza all'uso dei comuni farmaci antibatterici rappresenta, come è stato detto più volte in questi giorni, una delle future sfide della medicina clinica, in quanto l'uso (spesso smodato) di antibiotici ha determinato per selezione naturale la progressiva emersione di ceppi patogeni altamente pericolosi e più resistenti, in grado di seminare il panico come accaduto nei giorni scorsi in mezza Europa.

Intanto, le autorità tedesche sono ancora dubbiose in merito alla possibile fonte di contagio del batterio. Dopo numerose ipotesi, spesso clamorosamente smentite, ma che hanno arrecato grave e temporaneo danno economico (ad esempio, l'ipotesi di contagio da una partita infetta di cetrioli, di pomodori, di lattughe e di soia), le autorità avrebbero individuato il batterio in alcune partite di acqua contaminate. "I primi risultati negativi dei test sulla soia sembrano avvalorare la tesi di una fonte di contaminazione che non va cercata in singoli alimenti, ma che ha le sue radici in problemi igienici più generali", ha spiegato il ministro della Salute italiano Fazio, ricordando che questo tipo di batterio si muove tipicamente con "contaminanti di origine fecale", contaminazione che spesso avviene nell'acqua. Quanto all'ipotesi dell'origine bioterroristica di questa variante tossica dell'E. Coli, Fazio la respinge con fermezza, invitando piuttosto a considerare la possibilità che sia incidentalmente "scappato qualcosa da qualche laboratorio".

FONTI: www.newnotizie.it e www.wikipedia.it
Leggi tutto...

Torna la Notte Bianca della LILT

0 commenti

Torna la Notte Bianca della Prevenzione. Per il secondo anno consecutivo la LILT (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) ha puntato su una serata particolare per sensibilizzare i cittadini ad uno stile di vita sano, la prima arma contro i  tumori. Il 23 Giugno dal tramonto e fino a notte fonda (è la notte più lunga dell’anno) in tutta Italia gli ambulatori  della Lilt saranno aperti al pubblico, oltre il solito orario convenzionale, affinché anche chi lavora fino a tardi possa avvicinarsi all’informazione e a visite mediche specialistiche gratuite. Ma il tutto sarà accompagnato da eventi culturali e di divertimento (musei aperti, spettacoli ad hoc, concerti, ecc), per invogliare anche i più pigroni ad uscire di casa e dedicarsi un pochino di tempo. La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Sul sito della Lilt, il programma dettagliato città per città e l’indirizzo di 395 ambulatori (elenco reperibile cliccando sul link).

La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) è un Ente Pubblico su base associativa che opera sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, sotto la vigilanza del Ministero della Sanità e si articola in Comitati Regionali di Coordinamento. Opera senza fini di lucro e ha come compito istituzionale primario la prevenzione oncologica. L’impegno della LILT nella lotta contro i tumori si dispiega principalmente su tre fronti: la prevenzione primaria (stili e abitudini di vita), quella secondaria (promozione di una cultura della diagnosi precoce) e l’attenzione verso il malato, la sua famiglia, la riabilitazione e il reinserimento sociale.
In questo senso i punti di forza della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sono rappresentati dai 395 ambulatori dislocati su tutto il territorio nazionale e dai numerosi volontari al servizio della comunità. Attraverso le 106 Sezioni Provinciali la LILT persegue le proprie finalità sul territorio nazionale. Le Sezioni sono organismi associativi autonomi (in molti casi riconosciute come ONLUS) che operano nel quadro delle direttive e sotto il coordinamento della Sede Centrale di Roma e dei rispettivi Comitati Regionali di Coordinamento.


FONTE: Lilt.it
Leggi tutto...

Confermata l'efficacia del vaccino contro il Papilloma Virus

0 commenti
Uno studio epidemiologico condotto in Australia, fra i primi paesi al mondo ad introdurre il programma di vaccinazione per le donne fra i 12 e i 26 anni, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet registra una evidente diminuzione dei casi di lesioni displastiche cervicali di grado elevato proprio grazie all'uso del vaccino contro il HPV (Human Papilloma Virus). L'Australia, ricorda il Guardian, ha introdotto il vaccino contro l'HPV nel 2007. I dati raccolti indicano che la percentuale delle ragazze sotto i 17 anni con lesioni cervicali è scesa dello 0,38%, con un dimezzamento dei casi da 0,80% al 0,42%. Non è stata registrata invece un'analoga diminuzione dei casi nelle donne sopra i 17 anni. Questo non sorprende, poiché il vaccino è più efficace se somministrato prima del primo rapporto sessuale. I risultati, affermano gli autori dello studio "confermano la giustezza della tesi che punta a un target di preadolescenti per la somministrazione del vaccino".

«È la prima volta che si dimostra l’efficacia delle campagne vaccinali sperimentalmente - spiegano gli autori - anche se bisogna ricordare alle donne che il vaccino non rende completamente immuni dal tumore, ed è sempre necessario fare i controlli». Anche in Italia la campagna vaccinale contro l’Hpv è stata iniziata nel 2007, e secondo un primo bilancio fatto dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2010 si è raggiunta una copertura del 59% delle adolescenti nate nel 1997, una percentuale che nei piani dovrebbe salire al 95% nel 2013.

FONTE: La Stampa.it
Leggi tutto...

02 giugno, 2011

Esterichia Coli: sale il numero di morti, a colpire è un ceppo mai visto prima

1 commenti
Cresce l'allarme per il batterio dell'Escherichia coli. Sale a 18 il numero delle vittime, 17 in Germania e una in Svezia. L'ultimo caso riguarda una donna di Amburgo, la città epicentro dell'epidemia. Aumentano anche i ricoveri da dissenteria emorragica. Il focolaio resta in Germania, dove i "contaminati" sono stimati in più di 2.000. A questi casi se ne devono aggiungere quasi 500 tra Svezia, Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Spagna. Nelle ultime ore ne è stato accertato uno nella Repubblica Ceca e si stanno facendo accertamenti su altri nove pazienti sospetti. Tutti i contagiati erano rientrati da viaggi in Germania. Va comunque sottolineato che è molto difficile fare stime precise sul numero dei contagiati.

Le cifre e soprattutto l'indeterminatezza della fonte dell'infezione preoccupano le autorità dell'Unione. Sulla causa dell'epidemia, infatti, non si sa ancora nulla. "Caduta l'ipotesi del cetriolo contaminato - dice Gianni Rezza, epidemiologo dell'Istituto superiore sanità - resta da chiarire quale sia il veicolo di trasmissione. L'unica certezza in questo momento è che le autorità sanitarie stanno indagando. E che bisogna capire se si tratti di un'epidemia a trasmissione interumana, con il contagio da persona a persona, o da sorgente unica, come l'intossicazione alimentare". L'Iss è anche uno dei laboratori europeri di riferimento per l'analisi dei campione sospetti.

Le scoperte, invece, sono arrivate sul batterio. L'Organizzazione mondiale della Sanità intanto spiega che la variante di E. coli trovata nei pazienti tedeschi contagiati "non è stata mai vista prima in un focolaio di infezione". E il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha comunicato ufficialmente che, sebbene gli studi sull'origine del batterio siano da terminare, è stato identificato il ceppo che spaventa l'Europa: si chiama Stec 0104:H4.

"I risultati di laboratorio - scrivono gli esperti in una nota - hanno individuato il sierogruppo Stec 0104:H4 (Stx2-positivo, eae-negativo, hly-negativo, ESBL, aat, aggR, aap) come l'agente responsabile". Il ceppo, dice il responsabile dell'istituto di genetica di Pechino che ha sequenziato il Dna del batterio in collaborazione con i ricercatori dell'University Medical Center Hamburg-Eppendorf di Amburgo, è simile uno isolato in passato nell'Africa centrale. Analisi comparative hanno rivelato una similarità di sequenza pari al 93% con il sierotipo EAEC 55989 noto per essere causa di una grave forma di diarrea. "Questa variante - dicono - è altamente infettiva e tossica. E possiede geni di resistenza a diversi tipi di antibiotici. Anche a quelli più comuni: amminoglicosidi, macrolidi e beta-lattamici".

Mentre le autorità sanitarie tedesche e quelle europee provano a capire l'origine del contagio, la Russia decide di vietare l'importazione di verdure e ortaggi freschi da tutti i paesi dell'Ue. La notizia arriva dal capo dell'agenzia di difesa dei consumatori, Gennady Onishchenko, che dice: "Il divieto di verdure ed ortaggi freschi, che riguarda tutti i paesi dell'Unione europea, ha effetto da questa mattina (giovedì). Le verdure e gli ortaggi già importati dall'Ue saranno sequestrati in tutta la Russia". L'Unione europea, in una lettera ufficiale, ha definito "sproporzionato" il bando imposto dalla Russia e ha invitato Mosca "a ritirare immediatamente" il provvedimento.

Ma anche tra partner europei il contagio alimenta le polemiche. Continua ad essere alta la tensione politica tra Germania e Spagna. Il premier Josè Luis Rodriguez Zapatero, annuncia che si chiederà un risarcimento "alle autorità europee competenti" per le accuse infondate. L'Istituto di Igiene di Amburgo, infatti, inizialmente aveva rintracciato il batterio in una partita di cetrioli provenienti da due aziende di agricoltura biologica di Almeria e Malaga. L'allarme però è stato revocato lo scorso mercoledì dall'eurocommissario alla Salute e alla tutela dei consumatori.

"Grazie alle analisi effettuate dalla nostra Agenzia per la sicurezza alimentare - dice Zapatero - è divenuto chiaro che non esiste la benché minima indicazione in base alla quale l'origine di questa grave epidemia risiederebbe in un qualsivoglia prodotto agricolo spagnolo". Ma le critiche del premier spagnolo non si femrano qui. Zapatero punta il dito contro la ''lentezza'' con cui la Commissione ha reagito all'emergenza e ha fatto sapere che chiederà "spiegazioni molto approfondite e risarcimenti adeguati" per i danni d'immagine ed economici subiti dall'agricoltura spagnola.

E dall'Italia arriva la reazione di Coldiretti. "Gli ortaggi e i legumi che il nostro Paese esporta in Russia - dice l'associazione dei consumatori - hanno un mercato di 4,4 milioni di euro l'anno. Il blocco della Russia è una misura unilaterale e generalizzata del tutto inopportuna destinata a generare allarmismo e a far salire i danni subiti dagli incolpevoli produttori nazionali. Basti pensare che questa psicosi in tutta Europa ha già colpito le esportazioni nazionali di ortofrutta, con perdite di 20 milioni in una settimana".

FONTE: Repubblica.it
AUTRICE: Adele Sarno
Leggi tutto...

29 maggio, 2011

L'Esterichia Coli enteroemorragico mette in ginocchio il mercato europeo di cetrioli: 10 vittime e 270 casi accertati in Germania...

0 commenti
Defragra dalla Germania il caso europeo dei cetrioli killer, in quanto potenzialmente contaminati da un batterio in grado di causare una grave forma di emorragia enterica. Secondo le più recenti stime, ad oggi le vittime tedesche, causate dalla vendita al dettaglio di una partita contaminata, sarebbero salite a dieci, con circa 300 casi accertati. Il domenicale svizzero "Der Sonntag" cita oggi due nuovi casi nella Confederazione elvetica, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo (Ecdc) ha riferito di altri 25 casi sospetti in Svezia, sette in Danimarca, tre in Gran Bretagna, due in Austria e uno in Olanda.

Non è ancora chiara l'origine dell'infezione, dato che fino adesso il batterio tendeva a colonizzare gli ortaggi senza però arrivare ad una carica batterica e ad una virulenza tali da causare problemi nel consumo a crudo di tali cibi; per sicurezza, le autorità sanitarie tedesche sconsigliano per ora anche il consumo di pomodori e insalata crudi, soprattutto se prodotti in Germania settentrionale. I primi sospetti in verità si erano puntati sulla Spagna dopo il ritrovamento del batterio in cetrioli prodotti in Andalusia. La contaminazione però sarebbe potuta avvenire durante il percorso di distribuzione. Questi cetrioli sono distribuiti anche in Danimarca ad esempio, ma la Commissione Europea fa sapere che sono analizzati in queste ore anche cetrioli olandesi e danesi. "I tedeschi hanno fatto sapere che i cetrioli sono stati distribuiti anche in Ungheria, Austria e Lussemburgo", ha detto il portavoce dell'autorità sanitaria ceca, Michal Spacil.

Le autorità tedesche hanno avvertito oggi che "fino a quando gli esperti in Germania e in Spagna non saranno capaci di identificare con certezza l'origine dell'agente patogeno, l'allarme generale resterà in vigore", ha dichiarato il ministro tedesco per l'Alimentazione, l'Agricoltura e la tutela dei consumatori, Ilse Aiger, in un'intervista al quotidiano domenicale Bild am Sonntag. "Le autorità competenti stanno facendo tutto quanto è in loro potere per chiarire questa vicenda, sul piano nazionale e internazionale", ha aggiunto.

Il Codacons italiano ha intanto chiesto alle autorità sanitaria italiane "misure urgenti" per bloccare le importazioni di cetrioli da tutta l'Europa, a tutela della salute in relazione all'infezione causata dal batterio.

"Il ministero della Salute e gli altri organi competenti devono bloccare immediatamente le importazioni di cetrioli e cetriolini provenienti da tutta Europa", afferma in una nota il presidente Codacons, Carlo Rienzi. È anche indispensabile, prosegue la nota, "effettuare controlli stringenti su tutta l'ortofrutta diretta in Italia e proveniente dalla Spagna e dall'Olanda. Queste misure - secondo Rienzi - sono necessarie per evitare il diffondersi del pericoloso batterio anche nel nostro Paese". L'associazione invita infine "i cittadini a verificare con attenzione la provenienza degli alimenti, obbligatoria su tutte le etichette di frutta e verdura".

Escherichia coli (abbreviato solitamente con E. coli) è la specie più nota del genere Escherichia: al suo interno si distinguono almeno 171 sierotipi caratterizzati da diverse combinazioni degli antigeni O,H,K,F. È una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino  di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo), sono necessari per la digestione corretta del cibo. Nelle acque destinate al consumo umano, nelle acque di piscina, nelle acque adibite alla balneazione, ma anche in altri tipi di prodotti come alimenti e cosmetici, è prescritta l’assenza obbligatoria di Escherichia coli in relazione al suo ruolo di indicatore primario di contaminazione fecale. La mancata rispondenza al valore parametrico stabilito costituisce una non conformità del prodotto. I ceppi di E. coli enteroemorragico sono i principali responsabili di malattia nei paesi industrializzati. Si calcola che questi batteri causino circa 73.000 infezione e quasi 600 morti ogni anno negli USA. Circa 50 sierotipi causano malattia; tuttavia il sierogruppo principalmente responsabile è O157:H7. L'ingestione di meno di 100 bacilli può causare la malattia; questa è stata associata al consumo di carne di manzo non ben cotta, di latte non pastorizzato, di succhi di frutta contaminati e di verdura cruda.

La malattia si manifesta a carico dell'intestino crasso dopo un periodo di incubazione di 3-4 giorni durante i quali inizia a comparire una diarrea non sanguinolenta. Circa al terzo giorno compaiono forti dolori addominali accompagnati da diarrea sanguinolenta. I ceppi EHEC sono in grado di promuovere un'istopatologia A/E (vedi EPEC) e di secernere la tossina Stx-1 (identica alla tossina di Shigella) insieme alla tossina Stx-2 (60% di analogia alla tossina di Shigella). Entrambe le tossine sono codificate da fagi lisogeni e hanno una subunità A e cinque subunità B, in grado di legarsi al globotriaosilceramide o Gb3. Il legame con questo recettore promuove l'internalizzazione della subunità A nell'enterocita; questa è in grado di legarsi al frammento di RNA ribosomiale 28s, bloccano la sintesi proteica. La distruzione degli enterociti, accompagnata da una diminuzione della capacità di assorbimento, comporta la presenza di una diarrea molto liquida e sanguinolenta.
La produzione di Stx-2 si associa spesso (nel 10% dei ragazzi con diarrea da EHEC) alla sindrome uremico-emolitica (HUS), caratterizzata da insufficienza renale acuta, trombocitopenia, anemia emolitica e microangiopatia. Infatti Stx-2 è in grado di legarsi con maggior affinità al Gb3 espresso dalle cellule renali, provocandone la distruzione. Inoltre le tossine Stx sono in grado di stimolare la produzione di TNF-α e interleuchina-6 che, oltre a sostenere il quadro infiammatorio, promuovono l'esposizione di Gb3. E. coli O157:H7, al contrario degli altri sierotipi, non fermenta il sorbitolo; questo permette l'identificazione nei terreni agar Mac Conkey contenenti sorbitolo (si valutano le colonie che mancano dell'attività fermentativa. Tuttavia l'esame colturale deve essere affiancato dall'identificazione delle tossine mediante test immunoenzimatici commerciali.

FONTI:
www.tmnews.it

www.wikipedia.org
Leggi tutto...

L'Unione Europea bandisce per motivi "preventivi" il WiFi dalle scuole...

0 commenti
Mentre in Italia il ministro Brunetta promuove il WiFi nelle scuole, il Consiglio Europeo ha redatto un documento nel quale viene consigliato il ban delle connessioni wireless dagli edifici scolastici, non solo questo, ma anche il divieto di utilizzare telefonini ed ogni altra forma di connessione senza fili. Non ci sono prove scientifiche che mettano in relazione l'esposizione ai campi elettromagnetici con l'insorgere di malattie quali cancro, leucemie ed altri disturbi, ma esiste uno studio che parla della sindrome da intolleranza elettromagnetica, che viene riconosciuta come una malattia a tutti gli effetti in Svezia. Secondo lo studio, questa sindrome potrebbe essere collegata a malattie come cancro e Alzheimer, anche se al momento mancano prove evidenti.

Su queste considerazione, il Consiglio Europeo ha deciso di redigere il documento con lo scopo cautelativo di proteggere i ragazzi in fase di crescita, la categoria di persone più sensibili a fattori esterni come appunto le radiazioni.

Sebbene non ci siano conferme scientifiche, infatti, il Consiglio ritiene che sia meglio prevenire anzichè ripetere quanto accaduto in passato con sostanze come il tabacco, il cui collegamento con il cancro è stato accertato soltanto dopo costosi studi e, soprattutto, dopo che milioni di persone si sono ammalate dopo averne abusato.


FONTE: www.dreambox.it
Leggi tutto...

22 maggio, 2011

Novak "Nole" Djokovic, dalla celiachia al primo posto del ranking tennistico

0 commenti
C’è un piccolo segreto nella carriera di Novak Djokovic, 23enne di Belgrado, numero uno in pectore del tennis mondiale. Prima di battere Rafa Nadal quattro volte di fila a Indian Wells, Miami, Madrid e Roma e prima d’incantare il mondo con un tennis d’intensità inaudita, ha vinto il match più importante della sua carriera a tavola. Contro l’intolleranza al glutine. Da qui è partita la scalata al trono della racchetta che potrebbe concretizzarsi proprio al Roland Garros di Parigi.

La nuova vita del campione serbo comincia nei quarti di finale degli Australian Open del 2010 dove gioca contro il francese Tsonga. Sopra due set a uno, è stroncato dai dolori di stomaco. Esce dal campo per andare a vomitare in bagno. Torna e le forze l’hanno ormai abbandonato. Perde malamente al quinto. Quel giorno Nole, come viene comunemente chiamato, capisce che c’è qualcosa da aggiustare nel proprio fisico. E’ numero tre del ranking: il braccio non si discute, figurarsi il talento. Serve però più potenza e resistenza per combattere ad armi pari con Federer e soprattutto Nadal. Individua il problema (celiachia) e chiama accanto a se un nutrizionista, Igor Cetojevic. Che cancella pane e pasta tradizionali e prepara una dieta tutta integrale dove soia e pollo al vapore sono elementi indispensabili (insieme ai carboidrati sostituitivi n.d.r.). Insieme al sushi. Pianificando la logistica di ogni torneo ancor oggi la maggiore preoccupazione del suo staff è proprio quella di trovare un hotel con la cucina attrezzata per pasti in linea con la sua dieta.

E’ stato così anche a Roma. L’alimentazione è il primo tassello dell’ascesa sul quale Djokovic mette poi una mole di lavoro impressionante che lo porta a costruire dal dicembre 2010 al maggio di quest’anno una striscia di trentanove successi consecutivi su tre superfici diverse. Oggi non ce n’è per nessuno, Nadal compreso. Più vince e più si rafforza la sua convinzione di essere il migliore. La sfida al vertice con lo spagnolo la sta dominando non solo agonisticamente ma con la testa. Rafa ha dimostrato di soffrirlo, i tifosi anche al Foro Italico hanno cominciato a passare dalla sua parte. Piace quella determinazione feroce accompagnata da un po’ di spavalderia. Sembra un condottiero invincibile che brandisce la parola magica del suo Paese, inat. Significato: una cosa si può fare in modo tradizionale, oppure in un altro. Nole, come i serbi, sceglie la seconda opzione per dare qualcosa in più.


AUTORE: Gianni Valenti
FONTE: http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Tennis/17-05-2011/vero-segreto-novak-801231928844.shtml
Leggi tutto...

06 maggio, 2011

Effetto Gelmini: niente posti regionali aggiuntivi in Sicilia per gli specializzandi in Medicina...

1 commenti
Cinque milioni di euro in meno rispetto allo scorso anno per finanziare i posti regionali dedicati agli specializzandi in sicilia. E' questo in sintesi l'effetto principale che la politica regionale ha messo in atto in risposta alle norme della Riforma Gelmini. Risultato: la gran parte dei soldi verranno investiti per garantire il pagamento degli stipendi dei specializzandi già assunti, tagliando nettamente il finanziamento per i posti regionali aggiuntivi per chi invece vorrebbe entrare quest'anno, con il risultato che verranno garantiti solo i posti minimi per settore con ovviamente una competizione tale da poter creare alterazioni ben immaginabili. A nulla sono valsi i tentativi attuati dai comitati esistenti di proteggere il proprio futuro: niente soldi, niente posti, niente lavoro, per quest'anno e fino a quando non verranno pagati i debiti pubblici (quindi da qui all'eternità). Di seguito il comunicato SISM in cui si descrive brevemente la situazione:

--------------------------------------
Cari colleghi, purtroppo le notizie che ci sono giunte nelle ultime ore sono a dir poco sconfortanti. Apprendiamo, infatti, che oltre alla mancata approvazione in sede di Legge Finanziaria dell'auspicato "Piano di rientro", in sede di Bilancio, non sarebbe stato implementato il Capitolo di spesa relativo ai posti aggiuntivi regionali con i 3 milioni di euro approvati tanto in Commissione Sanità quanto in Commissione Bilancio. La dotazione attuale, pertanto, per il corrente anno accademico risulterebbe pari a circa 18.4 milioni di euro a fronte dei circa 23 stanziati nello scorso anno. Ricordiamo per inciso che i fondi in questione servono per la maggior parte a coprire gli stipendi dei colleghi iscritti tra il 2 ed il 6 anno di corso, mentre la  parte residua sarebbe disponibile in linea teorica a finanziare i contratti aggiuntivi per il corrente anno accademico 2010/2011. Ci ritroviamo quindi di fronte alla peggiore delle ipotesi avanzata. In data odierna, pertanto, le Università alla luce degli ulteriori tagli al capitolo del bilancio rispetto allo scorso anno, pari a circa 5 milioni di euro, si sono dichiarate indisponibili, come del resto ampiamente preannunciato, a mettere a concorso per il corrente anno accademico posti aggiuntivi regionali, chiedendo alla Regione, in mancanza di chiarimenti e provvedimenti formali, di utilizzare le esigue somme disponibili quale parziale anticipazione per ammortizzare parte del debito residuo pari a circa 20 milioni di euro (vedasi allegata nota della Conferenza dei Rettori Siciliani a firma del Prof Lagalla). In data odierna, a seguito di tale notizia sconfortante, abbiamo provveduto a contattare il Gabinetto dell'Assessore Regionale della Sanità per chiedere spiegazioni e ci è stato risposto che cercheranno di fare una mediazione politica coi Rettori per cercare quanto meno di convincerli a mettere a concorso parte dei posti finanziabili. Nel dichiararci profondamente delusi per la situazione spiacevole che si è venuta a creare, vi rimandiamo ad eventuali prossimi aggiornamenti in caso di ulteriori evoluzioni della vicenda. 

Fonte: Il Comitato aspiranti specializzandi Catania, Messina, Palermo. Le sedi SIGM Catania, Messina, Palermo e Reggio Calabria.
Leggi tutto...

03 maggio, 2011

Test di ingresso: si parte il 5 settembre, si prospettano novità sulle domande di logica e sui punteggi

0 commenti
L'annuncio del ministero dell'Istruzione per le facoltà universitarie a numero programmato. Per modalità e contenuti si annuncia un decreto, mentre si ipotizzano modifiche in una parte delle domande del "quizzone"
Parte il 5 settembre la lotteria dei test di ammissione alle facoltà a numero programmato a livello nazionale. Il sito del Miur (il ministero dell'Istruzione, Università e della Ricerca) annuncia che "il decreto con cui saranno definiti le modalità ed i contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale per l'anno accademico 2011/2012 è in corso di perfezionamento", ma "al fine di offrire anticipata informativa agli studenti interessati e consentire agli Atenei di provvedere adeguatamente alla pianificazione degli aspetti organizzativi legati alle prove concorsuali sia livello nazionale che a livello locale, si anticipano le date di effettuazione delle prove".

Per accedere alle facoltà di Medicina e chirurgia, in lingua italiana, e Odontoiatria e protesi dentaria, gli studenti dovranno cimentarsi nel consueto test a risposta multipla lunedì 5 settembre 2011. Il giorno dopo, martedì 6 settembre, sarà la volta degli aspiranti veterinari e mercoledì 7 settembre toccherà a coloro che intendono iscriversi alla facoltà di Architettura. La batteria di test, si chiude giovedì 8 settembre con la selezione per accedere alle Professioni sanitarie: ostetrici, infermieri, logopedisti, solo per citarne alcune.

Per conoscere il numero dei posti che i 500 mila studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori dovranno contendersi ateneo per ateneo occorrerà aspettare gli appositi decreti che il ministro, Mariastella Gelmini, emanerà nelle prossime settimane. Ma come avviene ormai da anni lo scoglio più difficile da superare sarà quello per diventare medico. L'anno scorso, i posti messi a disposizione furono 8.755. Anche la selezione per le professioni sanitarie è piuttosto rigida, ma i posti disponibili sono parecchi di più: l'anno scorso superarono i 28 mila.

Ma con quali regole gli studenti italiani si contenderanno a settembre i posti? Poco più di un mese fa, la Gelmini ha annunciato di volere, già da quest'anno, rivedere il meccanismo di accesso alle facoltà a numero chiuso. E per modificare in meglio la lotteria dei test ha avviato un tavolo tecnico che sta lavorando in tal senso. L'idea sarebbe quella di consentire agli studenti di concorrere per l'eccesso a più di un ateneo e/o di far valere lo stesso test di accesso per due facoltà: Odontoiatria e Medicina. E la stessa data  -  il 5 settembre 2011  -  fissata per entrambe le facoltà fa pensare che questa novità verrà introdotta già quest'anno.

E' allo studio anche la possibilità di sostituire nel quizzone parte delle domande di cultura generale con quesiti di natura logico-deduttiva che esaltino, spiega il ministro, le capacità di analisi e di ragionamento dei candidati. Quella dei test di ammissione si è rivelata una vera e propria lotteria perché, negli anni passati, uno studente escluso in un ateneo con un punteggio sarebbe stato idoneo in un altro ateneo. Ma per realizzare queste novità occorre fare in fretta. Intanto, il business dei corsi di preparazione alle selezioni universitarie è già partito. Per prepararsi con cura si possono spendere anche 5 mila euro

Fonte: Unime.eu
Leggi tutto...

02 maggio, 2011

Briciole di Medicina (16° Puntata) - Aterosclerosi e colesterolo, poche semplici regole per un controllo ottimale...

0 commenti
Gli eventi iniziali nella formazione dell'aterosclerosi (aterogenesi) vanno identificati nel danno dell'endotelio e nell'accumulo e successiva aggregazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL) nell'intima delle arterie, due eventi che si influenzano a vicenda. L'accumulo delle LDL è dovuto non solo all'aumento della permeabilità dell'endotelio funzionalmente o anatomicamente danneggiato, ma anche al loro legarsi ai costituenti della matrice extracellulare dell'intima; legame che aumenta il tempo di residenza in loco delle lipoproteine. I macrofagi  fagocitano le lipoproteine infiltrate ed ossidate nell'intima e si trasformano nelle cellule schiumose, che caratterizzano le strie lipidiche (fatty streaks). La secrezione di citochine e di fattori di crescita, principalmente di derivazione macrofagica, induce la migrazione delle cellule muscolari lisce dalla media nell'intima, dove proliferano, si differenziano nel fenotipo “sintetico” e sintetizzano matrice extracellulare, determinando la trasformazione delle fatty streak nelle lesioni avanzate. Alla crescita delle lesioni può contribuire l'adesione di piastrine all'intima denudata e il formarsi di trombi intramurali, conseguenti alla erosione/ulcerazione delle placche aterosclerotiche.

Il ruolo fondamentale nello sviluppo della reazione infiammatoria cronica dell'intima è svolto dalla ossidazione delle LDL, che restano intrappolate nella matrice extracellulare dello spazio subendoteliale. L'ossidazione delle LDL è dovuta ad enzimi e metaboliti ossidanti prodotti dalle cellule della parete arteriosa, soprattutto dai monociti-macrofagi reclutati nell'intima in conseguenza del danno endoteliale a varia eziologia. Inizialmente, si ha la perossidazione della componente lipidica delle LDL, che interferisce scarsamente sull'interazione delle LDL con il recettore ApoB-E (o LDL-R); tali MM-LDL (LDL minimamente ossidate) sono “cavalli di Troia” fisicamente simili alle LDL, ma con un carico di macromolecole bioattive, che viene introdotto nella cellula con la endocitosi delle MM-LDL.

Nelle fasi successive, si generano prodotti dei lipidi perossidati e prodotti aldeidici (malondialdeide, MDA; 4-idrossinonenale), che possono modificare covalentemente la componente proteica delle LDL; queste OX-LDL “sabotatori cellulari” non vengono più riconosciute da LDL-R, ma si legano agli "scavenger receptors" (SR: SR-A, CD36 e CD68). Poiché gli SR non sono soggetti a regolazione a feedback-negativo, le OX-LDL non solo introducono nelle cellule che le fagocitano macromolecole attive, ma in aggiunta causano l'accumulo intracellulare di esteri del colesterolo, responsabile della trasformazione in cellule schiumose o foam cells, caratteristiche del tessuto aterosclerotico.

L'interazione con i corrispondenti recettori LDL-R e SR (e la conseguente generazione di messaggeri intracellulari, in particolare i radicali liberi dell'ossigeno o ROS) e l'introduzione nella cellula di prodotti ossidati sono la base biochimica dell'azione patogena delle LDL. Le OX-LDL attivano nelle cellule (endotelio, macrofagi, cellule muscolari lisce), alcuni fattori di trascrizione (es. NF-κB), che inducono l'espressione di geni che codificano per molecole adesive, citochine e fattori di crescita e che danno l'avvio alla risposta infiammatoria.

Ad esempio, nell'endotelio, i geni per le molecole adesive ICAM-1, VCAM-1 e E selettina, per il fattore chemiotattico MCP-1 e per il Fattore Tessutale sono sotto il controllo del fattore di trascrizione redox-sensibile NF-κB. Kume N nel 1991 ha suggerito che le cellule endoteliali assorbono le OX-LDL attraverso una via recettoriale che non coinvolge gli scavenger receptors. Sawamura, T., N. Kume, e altri nel 1997 hanno identificato il primo recettore delle cellule endoteliali per le Ox-LDL, che è stato denominato LOX-1 (lectinlike Ox-LDL receptor-1).

Le manifestazioni cliniche dell'aterosclerosi compaiono in genere dopo i quaranta-cinquanta anni di età e sono dovute alla ischemia (riduzione del flusso ematico) nel letto vasale dipendente dall'arteria lesa. La riduzione del flusso dipende sia dal restringimento del lume arterioso in corrispondenza delle lesioni aterosclerotiche sia dalla presenza di meccanismi di compenso insufficienti. Il principale meccanismo di compenso è rappresentato dall'instaurarsi di circoli collaterali, che consentono al sangue di raggiungere i territori ipoirrorati attraverso i vasi adiacenti.

Le manifestazioni croniche sono conseguenti ad un restringimento stabile dell'arteria colpita, che rende il flusso ematico fisso, cioè incapace di aumentare quando le condizioni funzionali lo richiedono, come ad esempio durante gli sforzi fisici. Di conseguenza la sintomatologia, in particolare il dolore, tende ad essere assente a riposo e a presentarsi in occasione di esercizio fisico più o meno intenso, a seconda della gravità dell'ostruzione arteriosa e dell'efficienza dei circoli collaterali. Tipiche sindromi croniche sono: angina pectoris stabile, angina abdominis, claudicatio intermittens, nella quale il dolore insorge durante la deambulazione e scompare tipicamente dopo pochi minuti di riposo.

Obiettivi

Il colesterolo LDL deve essere considerato l’obiettivo primario della terapia e l’obiettivo terapeutico da raggiungere è rappresentato da valori inferiori a 100 mg/dl. (Livello della prova I, Forza della raccomandazione A) Nei diabetici con malattia cardiovascolare e fattori multipli di rischio cardiovascolare non correggibili, valori di colesterolo LDL inferiori a 70 mg/dl possono rappresentare un obiettivo terapeutico opzionale. (Livello della prova II, Forza della raccomandazione B) Ulteriore obiettivi della terapia sono il raggiungimento di valori di trigliceridi inferiori a 150 mg/dl e di colesterolo HDL inferiori a 40 mg/dl nell’uomo e inferiori a 50 mg/dl nella donna. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Il colesterolo non HDL può essere utilizzato come obiettivo secondario (30 mg in più rispetto ai valori di colesterolo LDL) in particolare nei diabetici con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione B)

Anche i valori di apoB (inferiori a 90 mg/dl o 80 mg/dl nei pazienti a rischio molto elevato) possono essere utilizzati come obiettivo secondario in particolare nei pazienti con trigliceridemia superiore a 200 mg/dl tenendo, però, presente che ci sono dei costi aggiuntivi e che le metodiche di dosaggio non sono ancora uniformemente standardizzate. (Livello della prova III, Forza della raccomandazione C). Il riso rosso fermentato è un validissimo aiuto, è un integratore, non un farmaco e vi riporto lo studio di: Francini-Pesenti Francesco, Brocadello Filippo. Unità Operativa di Nutrizione Clinica; Azienda Ospedaliera di Padova, che testimonia la sua validità, superiore alle statine farmacologiche. Il riso rosso fermentato è usato da secoli nella cucina tradizionale cinese per condimento dei cibi. La fermentazione del riso ad opera di un fungo, il Monascu purpureus, porta alla sintesi di pigmenti e di alcune statine (monacoline), la più rappresentata delle quali è la monacolina K o lovastatina.

I valori di colesterolo prescritti per i soggetti diabetici dall' ADA (the American Diabetes Association) sono:








si sta diffondendo però tra i medici la convinzione di ridurre i valori di controllo dell'LDL, almeno per i pazienti ad alto rischio di infarto, così Drs. Jan Breslow and Andy Plump, e molti altri medici, Dr. Nancy Bohannon and other diaTribe advisory board members including Dr. Satish Garg of the Barbara Davis Center for Childhood Diabetes in Denver e la US National Institutes of Health Adult Treatment Panel suggeriscono un valore di LDL inferiore a 70 mg/dL per le persone diabetiche.








come aumentare HDL

-non fumare
-perdere peso
-migliorare il controllo glicemico
-1 ora di attività fisica al giorno, almeno.
- alcol con moderazione, 1 o 2 bicchieri al giorno
-consumare alimenti ricchi in omega3 ( olio di pesce, noci, semi di lino)

come ridurre LDL

- impiego di statine (dietro ricetta medica)
- evitare cibi ricchi in grassi monoinsaturi ( pancetta, salsicce, cocco, tuorlo d'uovo, latte intero)
- evitare i grassi transgenici (e idrogenati) come margarina, ramen precotto ( per chi ama il giappone), cibi fritti, alcuni dolci.
- consumare alimenti ricchi di fibre solubili, legumi, frutta, cereali integrali, farina d'avena.

FONTI: www.wikipedia.it e www.farmaciamalcontenta.it e www.diatribe.us e www.diabetando.net

Leggi tutto...

23 aprile, 2011

Sempre più numerosi i medici stranieri impiegati in Italia: +30% negli ultimi 10 anni

0 commenti
È sempre più "global" la classe medica in Italia: negli ultimi dieci anni il numero di "camici bianchi" stranieri, fra medici e dentisti, è cresciuto del 30%, dai 10.900 del 2001 fino a sfiorare quota 15mila (14.737).

Sono i dati presentati sul sito del AMSI, "Associazione dei medici di origine straniera in Italia", presieduta dal palestinese Foad Aodi. Una progressiva globalizzazione della categoria sanitaria dunque che annovera arrivi da Paesi membri Ue, come Germania (oltre mille) e Grecia (864). E poi dalla Svizzera (868), dall’Iran (756), fino a singoli casi di medici della Jamaica, Taiwan, Gibuti, Nuova Zelanda, e altri.

Tutti nati all’estero, ma iscritti all’Ordine dei medici e degli odontoiatri italiani. «Nel giro di sette anni - stima il presidente Amsi Foad Aodi - il numero dei medici stranieri è destinato ad aumentare di un altro 40%. Un bene, vista la prevista carenza di camici bianchi nel nostro Paese». Nella geografia nazionale, dall’analisi del servizio studi previdenziali e documentazione dell’Enpam emerge che i quasi 15 mila medici stranieri lavorano principalmente al Nord. Si concentrano soprattutto in Lombardia (2.588), Veneto (1.425) Emilia Romagna (1.408) e Piemonte (1.019). Tanti anche gli iscritti agli ordini professionali del Lazio (2.303). I medici di origine straniera iscritti in Toscana sono invece 927, divisi a metà: 464 uomini e 463 donne. Le regioni `fanalino di coda´ per numero di camici bianchi nati all’estero sono Basilicata (71), Molise (63) e Valle D’Aosta (37). Curioso - per numero di residenti - il dato relativo al Trentino Alto Adige, dove esercitano ben 543 medici stranieri. Tanti se si prendono come parametro altre regioni. In Campania ad esempio - dove risiedono oltre 3 milioni di persone - i medici e i dentisti nati all’estero sono 677.

Gli ordini provinciali più poliglotti sono naturalmente nelle grandi città: Roma (2.038) e Milano (1.116) su tutte. Segue Torino con 647 professionisti iscritti. I professionisti stranieri, precisa ancora Amsi, sono soprattutto pediatri, medici di famiglia, ginecologi e specialisti che operano nell’area dell’emergenza. «Il 65-80% lavora nel privato» sottolinea Aodi perché, spiega, «senza la cittadinanza i medici extracomunitari non possono fare concorsi pubblici e questo ha impedito a molti di inserirsi veramente. Noi - conclude il presidente Aodi - siamo per un’immigrazione qualificata, e chiediamo che dopo cinque anni di lavoro legale in Italia si possa finalmente accedere ai concorsi pubblici, anche senza cittadinanza. A lavorare nel pubblico sono soprattutto gli stranieri arrivati negli anni `60, ´70 e `80 - provenienti soprattutto da Iran, Grecia, Palestina, Giordania - che si sono laureati e specializzati in Italia. E che in buona parte, nel frattempo, hanno ottenuto la cittadinanza».

FONTE: Il secolo XIX
Leggi tutto...

Lampade al neon non piacciono ai tedeschi: sarebbero cancerogene, secondo una recente ricerca...

0 commenti
Le lampadine a risparmio energetico hanno avuto negli ultimi anni una larghissima diffusione a livello commerciale, contribuendo a limitare il consumo di energia e il costo della bolletta in ogni casa. Tuttavia, probabilmente in un futuro non lontano, il modello attuale più comune di tali lampade dovrà essere accantonato e il loro uso complessivo ridimensionato, in tutto per ragioni di sicurezza.

Infatti in un articolo pubblicato su di una rivista tedesca si sottolineano gli aspetti di una recente ricerca in cui alcuni scienziati tedeschi avrebbero rilevato il come le lampade fluorescenti compatte (CFL) emettano gradualmente durante il loro riscaldamento sostanze chimiche cancerogene e tossiche, tra cui fenoli, naftalene, e stirene. Tali lampade dunque, sempre secondo quanto raccomandato nelle considerazioni del pool che ha condotto la ricerca, dovrebbero essere utilizzate "molto economicamente" e "non devono essere utilizzate in aree non ventilate e sicuramente non in prossimità della testa" in quanto ciò faciliterebbe l'inalazione delle particelle nocive.

Altri esperti britannici tuttavia rassicurano, dalle pagine del "Telegraph", in merito a tale allarme, precisando la vacuità dei risultati ottenuti nonchè la necessità di ulteriori ricerche e specificando il come la quantità di particelle effettivamente prodotte dalla lampada riscaldata sarebbe ben al di sotto dei livelli di tolleranza.

Fonte: Newser
Leggi tutto...

14 aprile, 2011

Diabete e il microinfusore: vantaggi e svantaggi della terapia di infusione continua sottocutanea

0 commenti
Il microinfusore è un dispositivo che consente l’infusione continua, 24 ore su 24, di insulina nel tessuto sottocutaneo favorendo il raggiungimento del miglior controllo glicemico possibile. Il microinfusore è in grado di somministrare insulina nel tessuto sottocutaneo in due modalità: 1) Infusione basale continua, cioè quella che serve a mantenere normali i valori della glicemia nel periodo di digiuno. 2) Bolo rapido. È un bolo insulinico regolato e attivato direttamente dalla persona in base alle esigenze del momento (pasto o valori glicemici troppo elevati).

Caratteristica peculiare dei microinfusori moderni è quella di infondere insulina in maniera continua con la possibilità di variare la velocità di infusione durante la giornata secondo le necessità dell’individuo, riproducendo così in modo più preciso la presenza fisiologica dell’ormone nel corpo che varia nell'arco della giornata.

Oggi esistono diversi modelli di microinfusori, ma tutti hanno ormai dimensioni così ridotte da poter essere portati a contatto con il corpo senza che si notino, più o meno come avviene per un qualsiasi telefono cellulare. I microinfusori più recenti sono dei piccoli computer, in grado di emettere segnali acustici in caso di problemi tecnici di funzionamento (per esempio occlusione del set di erogazione oppure batteria scarica). Il funzionamento è garantito da una batteria che consente un’autonomia variabile da due settimane a due mesi. Grazie all’azione di un motore interno e di un set d’infusione, l’insulina contenuta in un’apposita cartuccia viene iniettata nel tessuto sottocutaneo.

Il set di infusione si compone di un piccolo ago di plastica, la cannula, collocato sotto la cute assieme a un tubicino, anch’esso in materiale plastico. Ogni due-tre giorni il set deve essere sostituito per evitare infezioni. L’inserimento del set è facilitato dall’uso di un ago introduttore che viene poi successivamente rimosso.

Alcuni microinfusori, poi, possono essere integrati con sistemi di monitoraggio continuo della glicemia, per un controllo dei valori glicemici ancora più precisi.

Se il percorso addestrativo e l'impostazione dei parametri del micro viene fatta a dovere i suoi vantaggi rispetto la terepia multiiniettiva vengono sfruttati al meglio.

Elenco qui sotto i principali vantaggi e svantaggi



*********** VANTAGGI ****************


1) Meno buchi e maggior discrezione. Il micro è grande come un telefonino contiene una pompa e una fiala di insulina. Poi è collegato con un tubicino che si attacca ad un cerotto applicato sulla pelle che riene ferma una microcannula in teflon inserita sottocute. I comandi si possono dare sia sul micro stesso moppure tramite telecomando. Il cerotto cannula si cambia ogni 3 giorni

2) Diminuzioni ipo gravi: il micro infonde in modo continuo piccole quantità programmate per ora di insulina solo rapida. questa infusione "basale" sostituisce le lente. Ai pasti poi si erogano unità (dette boli) di rapida come con la penna con la differenza che basta premere un bottone. Non vi è quindi accavallamento di insulina lenta e rapida che determina ipo gravi

3) Migliore gestione dello sport potendi ridurre l'infusione basale prima e durante l'attività

4) Migliore gestione di stati di malattia , potendo aumentare l'infusione basale .

5) Migliore gestione di alimenti come la pizza complicati da gestire per la concomitanza di carboidrati e grassi. Con questi alimenti nei quali l'innalzamento glicemico è rallentato e prolungato normalmente con le penne servono 2 o più iniezioni di rapida differiti. Con il micro si può decidere di erogare parte del bolo subito e la restante diluita in un tot ore

6) Minore fabbisogno insulinico dia, il tipo di infusione si sola rapida e continua determina un numero di unità complessive dia generalmente già -20% rispetto la multiiniettiva


************* SVANTAGGI *****************

1) Accettazione di un'appendice permanentemente attaccata al corpo, con la dovuta attenzione necessaria per la gestione del tubicino (problema in futuro risolvibile con la commercializzazione dell'Ipod)

2) Scarsa praticità in talune situazioni del sistema pompa-tubo-cerotto/cannula (doccia, mare, sport acquatici)

3) Minor numero di sede di immissione di insulina (addome e, talvolta, gluteo)

4) Possibilità di sviluppo di segni cutanei antiestetici (macchie, microcicatrici, lipodistrofia) nell'area di utilizzo (soprattutto se non si effettua il cambio della cannula con un accurato procedimento di disinfettazione e nei tempi corretti)

5) Necessità di raggiungere una piena conoscenza per il controllo del proprio micro, con l'abituale uso del bloccatasti per impedire eventuali digitazioni involontarie

6) Necessità di porre grande attenzione alla manutenzione e alla protezione del proprio microinfusore, in quanto ha un costo molto elevato (n.b. solitamente coperto dalla propria ASL regionale, per cui la dotazione per il diabetico è gratuita)



*********** NOVITA' IN ARRIVO ****************************

Alcuni dei svantaggi di cui sopra potrebbero essere ridimensionati notevolmente dall'arrivo dei micro cerotti dove il tubo di collegamento tra cerotto/cannula e pompa non esiste.

Vi è un cerotto con cannula e sopra un guscio contenente fiala e pompa. Il tutto è controllato da un telecomando



******************** ATTENZIONE ************************

L'avviamento alla terpia insulinica in infusione continua sottocutanea deve avvenire con un processo graduale che prevede insegnamento di concetti basilari come:

- conta cho

- rapporti insulina/carboidrati ai pasti

- fattore di correzione

- durata e azione dell'insulina rapida utilizzata

- gestione dell'infusione basale

- gestione dei vari tipi di bolo

- utilizzo e comprensione del suggeritore bolo



Tale processo deve prevedere momenti di verifica del grado di apprendimento ed autonomia del paziente prima di lasciarlo a tu per tu con lo strumento.

Da parte dei medici inoltre particolare attenzione va dedicata all'impostazione della basale "su misura" ora per ora in base al fabbisogno insulinico del paziente

Se tutto ciò non avviane si assiste molto frequentemente a peggioramento del compensio e della glicata con l'aggravio di una minore praticità che dunque elevano il rischio di un ritorno alla multiiniettiva (drop-out).


Molto di frequente ahimè i micro vengono applicati senza insegnare concetti come la conta cho e/o con basali "piatte" (uguali per le 24h) o tarate non in base al reale misurato fabbisogno bensì sulla base dei fenomeni di "alba" e "tramonto" citati nelle letterature.

DIFFIDATE dunque di centri nei quali il micro viene consegnato frettolosamente al paziente per motivi diciamo "commerciali".



FONTE DELLA PARTE INTRODUTTIVA DI PRESENTAZIONE DEL MICROINFUSORE: Wikipedia
AUTORE DELLA PARTE DEL POST RELATIVA A VANTAGGI E SVANTAGGI: Biagio Barletta
FONTE ARTICOLO RELATIVO A VANTAGGI E SVANTAGGI: Nota su Profilo Facebook dell'autore
Leggi tutto...

07 aprile, 2011

Ricercatori calabresi scoprono un'anomalia genetica presente nel 10% delle pazienti con Diabete di tipo 2

0 commenti
Dalla ricerca sulle malattie rare nuova luce su una delle malattie metaboliche più diffuse nel mondo, il diabete mellito di tipo 2: il gruppo di ricerca dell'Università di Catanzaro "Magna Græcia" coordinato da Antonio Brunetti ha scoperto che in un diabetico su dieci è presente una sorta di "firma genetica" che aumenta di sedici volte il rischio di sviluppare questa malattia, che nel mondo colpisce 250 milioni di persone.

Pubblicato sulle pagine del Journal of American Medical Association (JAMA), lo studio è stato finanziato anche da Telethon e ha coinvolto quasi 9000 pazienti diabetici, di cui 4000 italiani. Da molti anni Brunetti studia la resistenza all'insulina, ovvero la ridotta risposta dei tessuti all'azione dell'ormone che controlla i livelli di zucchero nel sangue. Questo fenomeno, tipico delle persone affette da diabete di tipo 2, si riscontra in modo ancora più accentuato in alcuni individui affetti da rare malattie genetiche come la sindrome di insulino resistenza e acanthosis nigricans di tipo A, il leprecaunismo e la sindrome di Rabson-Mendenhall. "Queste forme rare si sono rivelate un ottimo modello sperimentale per lo studio del diabete" spiega Brunetti.
"Grazie al supporto di Telethon, nel 2005 abbiamo dimostrato come la resistenza all'insulina può dipendere da alterazioni nel gene HMGA1, che contiene le informazioni per una proteina che "accende" il gene per il recettore dell'insulina, la molecola che si affaccia fuori dalla cellula, cattura l'ormone, traduce il suo messaggio e lo trasmette all'interno della cellula".

Scoperta questa alterazione in 4 pazienti affetti da forme rare di insulino-resistenza, Brunetti e collaboratori si sono chiesti se questo difetto potesse essere riscontrato anche nella forma più comune della malattia, per la quale ancora oggi la causa non è ben nota. Per cercare una correlazione tra la malattia e difetti nel gene HMGA1, i ricercatori calabresi hanno quindi raccolto una casistica molto ampia di pazienti diabetici: 3278 pazienti italiani, 970 americani e 354 francesi, e oltre 4000 individui sani di controllo. Studiandone il patrimonio genetico, Brunetti e il suo gruppo hanno scoperto come circa il 10% delle persone affette da diabete di tipo 2 presenti varianti funzionali del gene HMGA1. "Questo risultato ha delle grandi ricadute nella pratica clinica" spiega il ricercatore. "Fino ad oggi non era mai stato individuato un fattore genetico con un'associazione così forte con la malattia. Innanzitutto la presenza di queste varianti potrà servire come indicatore precoce del diabete di tipo 2, specialmente negli individui con familiarità diabetica".

Ma non è tutto: anche la risposta ad eventuali terapie farmacologiche e la progressione della malattia con gli anni possono essere influenzate dalla presenza di questi determinanti genetici. "Questo lavoro è un ottimo esempio di come lo studio delle malattie rare possa avere ricadute molto più ampie e fare luce su patologie che colpiscono invece milioni di persone nel mondo. Il prossimo passo sarà andare a fondo dei meccanismi con cui difetti nel gene HMGA1 rendono l'organismo resistente all'azione dell'insulina, in modo da poter disegnare in futuro terapie specifiche per questo tipo di pazienti diabetici", conclude Brunetti.

FONTE: Molecularlab.it
Leggi tutto...

Il russare, il sonno e la prevenzione di patologie cardiache: l'importanza del dormir bene...

0 commenti
Sono stati necessari anni prima che, sulla base di numerose evidenze cliniche e strumentali (polisonnografia), si consolidasse, nella mentalità medica e della gente comune, l’idea che il russare non è soltanto un fastidioso e curioso rumore emesso da alcuni soggetti durante la respirazione nel sonno, bensì una condizione patologica. Il russare (o russamento) è un rumore provocato dalle vibrazioni del palato molle al passaggio di aria durante l’inspirazione. Il russamento è cioè espressione di una subostruzione delle vie aeree in sonno (ostruzione ipnogenica) e occorre principalmente nella fase dell’addormentamento e nel sonno lento profondo. Di fatto questo disturbo rappresenta il primo stadio della sindrome delle apnee morfeiche altrimenti detta "sleep apnea ostruttiva" e la precede spesso di molti anni.

E’ documentato che, per il sopraggiungere di vari fattori (tra i principali: l’età, l’aumento di peso, l’uso cronico di fumo e alcolici, patologie che provocano ostruzione a livello nasale o oro-faringeo), l’ostruzione ipnogenica solo parziale delle vie aeree responsabile del russamento, diviene completa e porta alla comparsa di apnee nel sonno, con relativo calo dell’ossigeno nel sangue. La comparsa delle apnee comporta inoltre una progressiva frammentazione del sonno; infatti alla fine di ogni apnea il soggetto ha un alleggerimento della profondità del sonno o addirittura un fugace risveglio.

Conseguentemente nel tempo il soggetto con sleep apnea ostruttiva sviluppa sonnolenza diurna, calo della capacità di concentrazione e della memoria. Si configura cosi’ il quadro clinico tipico dei pazienti sleep-apnoici caratterizzato da lunga storia di russamento, successiva sonnolenza eccessiva diurna , generalmente in soggetto di sesso maschile, di mezza età e in soprappeso corporeo.

La prevalenza della sleep apnea ostruttiva nella popolazione generale è del 4% negli uomini e del 2% nelle donne. Nelle donne il disturbo si riscontra soprattutto dopo la menopausa. La sleep apnea ostruttiva e’ tipicamente una patologia della mezza eta’ ma puo’ colpire anche soggetti in età infantile, in particolare soggetti con ipertrofia adeno-tonsillare. Varie evidenze cliniche, epidemiologiche e strumentali hanno chiaramente documentato che il russamento di per sè e ancor più la sleep apnea rappresentano un fattore di rischio per la salute cardio-cerebro-vascolare, indipendentemente dal fatto di essere spesso in associazione con altri noti fattori di rischio vascolare, quali il soprappeso corporeo, l’età, il diabete, il fumo e l’alcol.

I soggetti sleep apnoici sono più frequentemente ipertesi. Inizialmente il primo segno è subdolo e questi soggetti presentano valori pressori nei limiti della norma di giorno ma hanno valori alterati di notte (di notte la pressione dovrebbe normalmente avere valori più bassi rispetto a quelli diurni e invece in questi soggetti ciò non si verifica),. Successivamente i valori pressori aumentano anche nelle ore diurne. I pazienti con sleep apnea hanno una più alta incidenza di cardiopatie ischemiche e ictus cerebrale.

Spesso a complicare il quadro interviene il fatto che una lesione vascolare cerebrale può a sua volta essere causa ex novo di una sleep apnea o peggiorare una sleep apnea pre-esistente. I meccanismi attraverso cui la sleep apnea nuoce al sistema cardiocircolatorio sono molteplici e non ancora tutti chiariti. Sia per l’aumento della pressione intratoracica negativa con aumento del ritorno venoso sia per la vasocostrizione provocata dall’ipossiemia, la sleep apnea comporta aumento della pressione sia a livello del circolo polmonare sia a livello sistemico. Nella sleep apnea possono generarsi, verosimilmente in relazione a un maggior tono del simpatico, aritmie cardiache di varia gravità (extrasistolia sopraventricolare e ventricolare, flutter, fibrillazione atriale etc…).

Sono inoltre segnalati in questi pazienti aumento della viscosità ematica, aumento della proteina C reattiva e della resistenza all’insulina, tutti fattori che entrano nella fisiopatologia del danno vascolare. Non esiste, a tutt’oggi, una terapia farmacologica efficace per la sleep apnea ostruttiva. L’intervento curativo è multidisciplinare. Un ruolo importante ha il calo ponderale tramite dieta e la correzione di eventuali patologie di pertinenza otorinolaringologica (deviazione del setto nasale,ipertrofia dei turbinati, ipertrofia adeno-tonsillare, ipertrofia palato molle e ugola). In molti casi il trattamento può risolversi nell’applicazione, di notte, di un ventilatore a pressione positiva che “pompa” l’aria attraverso una mascherina nasale e/o buccale e forza così’ il flusso aereo senza far occorrere le apnee.




a cura del dott. Cesare Arezzo Specialista in Fisiopatologia Respiratoria
Centro per la Diagnosi e Terapia dei Disturbi Respiratori Sonno Correlati
Fisiopatologia Respiratoria - Ospedale "San Paolo" di Bari

Ulteriori info su: www.cesarearezzo.it

Leggi tutto...

DEFEND-1: un progetto internazionale sull'uso dello Otelixizumab per ostacolare l'emersione del diabete mellito

1 commenti
Sconfiggere il diabete mellito di tipo 1 senza ricorrere al trapianto: è l’obiettivo del progetto internazionale Defend-1, di cui l’Università Campus Bio-Medico di Roma è centro di coordinamento italiano. Questa patologia autoimmune, che distrugge le cellule del pancreas produttrici di insulina, fa registrare ogni anno nel nostro Paese circa 3mila nuovi casi nella fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Proprio i malati di diabete di tipo 1 neo-diagnosticati e di età superiore ai 18 anni sono i soggetti cui è interessato lo studio, il primo controllato, internazionale e di ampia portata che preveda l’utilizzo dell’otelixizumab, un anticorpo monoclonale, cioè a bersaglio specifico, in grado di regolare i linfociti responsabili dell’attacco alle cellule che producono l’insulina.

Il Laboratorio di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Campus Bio-Medico di Roma, diretto dal Professor Paolo Pozzilli, ha reclutato il primo paziente in Italia e opererà in collaborazione con altri centri di ricerca universitari e ospedalieri italiani.

Tra questi: l’Università ‘Sapienza’, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, gli Ospedali Pertini e San Camillo (a Roma), il Polo Pontino della Sapienza (a Latina), l’Ospedale San Raffaele di Milano e le Università di Bari e di Palermo.

La partecipazione al progetto Defend-1 da parte di università e ospedali dislocati su tutto il territorio nazionale consentirà ai potenziali candidati un accesso più facile a questa terapia innovativa.

“Il diabete di tipo 1 – spiega Pozzilli – genera, come per le allergie, una risposta iperreattiva dell’organismo umano: in soggetti predisposti geneticamente, alcuni linfociti e autoanticorpi distruggono le beta-cellule, produttrici di insulina. Il protocollo che oggi portiamo a livello di trials clinici, verificherà il funzionamento di speciali cellule immunitarie regolatrici, prodotte dall’organismo stesso grazie all’otelixizumab. Questa terapia dovrebbe colpire e neutralizzare i linfociti alterati, preservando le beta-cellule sane ancora presenti nei pazienti neo-diagnosticati. In questo modo, contiamo di ottenere anche un certo recupero funzionale di quelle danneggiate ma che ancora producono insulina”.

La ricerca raccoglierà informazioni sulla sicurezza e l’efficacia dell’utilizzo di otelixizumab nell’arco di due anni ed è il frutto di dieci anni di studi internazionali. L’anticorpo monoclonale otelixizumab è già stato sperimentato con successo nel mondo in due studi pilota pubblicati negli ultimi anni sul New England Journal of Medicine.

“Il successo di questa cura convalidato su larga scala – sottolinea Pozzilli – significherebbe, tra l’altro, un parziale mantenimento dell’autonomia nella produzione insulinica per questi pazienti, con una notevole riduzione del fabbisogno esterno e, di conseguenza, un maggior controllo della glicemia, unito a una minore incidenza futura delle complicanze del diabete, che interessano occhi, rene e sistema nervoso”.

I pazienti interessati a ricevere ulteriori informazioni sui centri universitari e ospedalieri che partecipano alla sperimentazione possono contattare il numero verde 800.98.44.49.

FONTE: http://www.unicampus.it

Ulteriori info su:
www.diabetando.net
Leggi tutto...

30 marzo, 2011

Iperinsulinismo congenito e Diabete Mellito: curare l'una, capire l'altra?

0 commenti
Una ricerca condotta da ricercatori europei ha creato una svolta nella comprensione del diabete mellito, dopo che era stata trovata una cura per una malattia rara correlata. Il team, guidato da scienziati dell'Università di Manchester nel Regno Unito, ha scoperto nuove cure per affrontare l'iperinsulinismo congenito (CHI), una rara e potenzialmente letale malattia dell'infanzia, che è l'opposto clinico del diabete mellito. Lo studio, pubblicato nella rivista Diabetes, è stato portato avanti da collaboratori clinici in ospedali in Belgio, Francia e Regno Unito.

Il CHI si manifesta quando il pancreas produce troppa insulina, mentre il diabete mellito si manifesta quando il pancreas ne produce troppo poca. Nelle cellule del pancreas sane che producono insulina, un piccolo gruppo di proteine agisce da interruttore e regola quanta insulina viene rilasciata. Ma quando queste proteine non funzionano bene, le cellule possono rilasciare o troppo poca insulina, che porta al diabete mellito, o troppa insulina, che porta all'iperinsulinismo congenito.

La cura attuale per il CHI ha una bassa percentuale di successo, e per coloro che soffrono di questa malattia nella sua forma più grave, spesso prevede la rimozione del pancreas. "Il CHI causa dei livelli dello zucchero nel sangue pericolosamente bassi che, se non trattati adeguatamente, possono portare a convulsioni e danni cerebrali. Si tratta di una malattia complessa causata da difetti genetici che mantengono attive le cellule che producono l'insulina quando invece dovrebbero essere spente," ha commentato la dott.ssa Karen Cosgrove, uno dei leader della ricerca dalla Facoltà di Scienze della vita dell'Università di Manchester.

In questo studio, i ricercatori hanno curato le cellule in condizioni appositamente modificate allo scopo di recuperare la funzione degli interruttori interni che controllano il rilascio di insulina. Questi esperimenti sono la prima prova che gli esiti dei difetti genetici possono essere invertiti nelle cellule umane che producono l'insulina. La dott.ssa Cosgrove spiega come questi risultati si sono basati sulla precedente ricerca del team sul modo in cui i difetti genetici portano a un rilascio incontrollato di insulina nei pazienti. "Ora noi abbiamo prelevato le cellule da pazienti subito dopo un intervento chirurgico e abbiamo dimostrato che, in alcuni casi, è possibile correggere i difetti nelle cellule incriminate."

Anche se tutto sommato più raro rispetto al suo più famoso opposto clinico, il CHI si manifesta approssimativamente ogni 25.000/50.000 nati ed è, secondo le informazioni dell'ente di beneficienza Congenital Hyperinsulinism International, la più frequente causa di ipoglicemia in neonati e bambini. Fino al 50% dei bambini con CHI possono soffrire di danni cerebrali se la loro malattia non viene diagnosticata o se la cura dell'ipoglicemia è inefficace.

Il CHI si manifesta per molteplici ragioni: tra queste ci sono i difetti genetici o problemi alla nascita come la sofferenza fetale dovuta alla mancanza di ossigeno al cervello o la nascita prematura. Si può verificare anche la comparsa di difficoltà nell'apprendimento, paralisi cerebrale o cecità.

Le implicazioni di questo studio saranno accolte favorevolmente non solo da chi soffre di CHI, ma anche da coloro che hanno il diabete mellito, poiché si spera che queste scoperte condurranno a nuovi progressi nella cura del diabete mellito. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (WHO), oltre 220 milioni di persone nel mondo attualmente soffrono di diabete mellito e più dell'80% dei morti da diabete mellito si verificano in paesi a basso e medio reddito.

La WHO prevede anche che entro il 2030 le morti per diabete mellito saranno raddoppiate rispetto ai livelli del 2005. La comparsa del diabete mellito tipo 2 può essere provocata da una dieta dannosa, una mancanza di attività fisica regolare, obesità e fumo. Il diabete mellito aumenta anche gravemente il rischio di malattie cardiache e ictus, e il 50% dei soggetti con il diabete muore a causa di malattie cardiovascolari.

Il collegamento con altre malattie si estende anche alla fibrosi cistica, poiché uno dei farmaci usati nello studio sul CHI sta attualmente venendo testato clinicamente per curare pazienti che soffrono anche di questa malattia. I ricercatori sperano che queste scoperte aprano la strada a ulteriori progressi e migliorino quindi le vite di coloro che in tutto il mondo soffrono di CHI, diabete mellito e fibrosi cistica.

FONTE: Molecularlab.it
Leggi tutto...

"So long and thanks for all the fish", un fallimento l'incontro fra il CNSU e il ministro Gelmini...

0 commenti
Quindici minuti. Nei giorni scorsi il CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) ha incontrato Maria Stella Gelmini e questo è quanto riporta l'Unione degli Universitari (UDU): "Maria Stella Gelmini ha dedicato agli studenti un tempo davvero ridotto, solo quindici minuti. Volevamo discutere con il Ministro di alcuni punti importanti: delle modifiche apportate in questi giorni dagli statuti delle università riguardo ai lavori delle commissioni, dello stato di benessere delle nostre università e soprattutto esporre le esigenze degli studenti italiani.
Abbiamo lanciato la campagna "Uniamo i diritti" per ottenere una Carta Nazionale dei diritti dello studente universitario; attualmente non esistono dei diritti garantiti e codificati in un sistema di regole che devono essere rispettati. Sono necessarie delle norme che regolino gli esami, i tirocini, la didattica, diritto di valutazione, diritto alla mobilità e soprattutto il diritto allo studio. Dobbiamo ricordarci che la democrazia, senza studenti, non esisterebbe".

La campagna, oltre agli studenti di più di quaranta atenei universitari d'Italia, vede tra i promotori anche esponenti del mondo politico e dello spettacolo: Fiorella Mannoia, Franca Rame, Dario Fo, Vera Lamonica, Domenico Pantaleo, Rossana Dettori, Silvia Calamandrei.

FONTE: Molecularlab.it
Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari