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AFORISMA DEL GIORNO

07 giugno, 2013

Briciole di Medicina (18° Puntata) - Il Saturnismo

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Il piombo è un minerale, simbolo Pb, numero atomico 82. È un metallo tenero, denso, duttile e  malleabile, ha una bassa conducibilità, è molto resistente alla corrosione e parzialmente resistente agli acidi (resiste all'acido solforico, si scioglie con l'acido nitrico). Di colore bianco azzurrognolo, esposto all'aria si colora di grigio scuro. Si presume che tutto il piombo esistente sia derivato dal decadimento dell'uranio(U) 238 che si trasforma in piombo (Pb) con un tempo di dimezzamento di circa 4.51 miliardi di anni. 

Il piombo allo stato nativo esiste, ma è piuttosto raro. In genere viene trovato associato allo zinco, all'argento e principalmente al rame, viene quindi estratto insieme a questi metalli. Può inoltre ritrovarsi associato a zolfo o a carbonio, il minerale più comune è la galena (solfuro di piombo, PbS), che ne contiene l'86,6%. Altri minerali comuni sono la cerussite (carbonato di piombo, PbCO3) e l'anglesite (solfato di piombo, PbSO4). Gran parte del piombo in uso oggigiorno proviene però da fonti riciclate.

Il piombo è un metallo velenoso, può provocare intossicazioni sia di tipo sociale (extraprofessionale) sia di tipo professionale.

Modalità di intossicazione extraprofessionale:

·         Scarichi industriali (fonderie, industrie ceramiche, ecc.)
o    Via respiratoria
o    Catena alimentare
·         Pericolose modalità di conservazione e preparazione di cibi e bevande
o    Contenitori smaltati o chiusi con saldature con leghe al Pb contenenti cibi o bevande acidule
o    Bevande alcoliche preparate con serpentine con saldature al Pb
o    Tubature  contenenti  Pb  usate  per  la  distribuzione  di  acqua  potabile  che  oggi  non esistono quasi più
·         Picacismo  (frammenti  di vernice  muraria):  è un disturbo del comportamento alimentare che porta  a ingerire  frammenti  di vernice in bambini o in adulti. Può essere correlato a disturbo psichico oppure associato a disturbi pediatrici quali anemia infantile o celiachia infantile o parassitosi intestinale.
  
Modalità di intossicazione professionale:
 
-       Estrazione mineraria, raffinazione e manipolazione di piombo, rame, zinco, argento
-       Fabbricazione di derivati del piombo come arseniato di piombo o ossidi di piombo
-       Industria delle vernici, smalti e mastici
-       Industria e manutenzione degli accumulatori
-       Fabbricazione di tubature
-       Fabbricazione di proiettili e armi da fuoco
-       Industria delle ceramiche e delle stoviglie
-       Industria del cristallo e Vetrificazione delle terraglie
-       Industria della plastica e della gomma
-       Industria della stampa con uso di piombo (linotype, monotype, ect) e Cromolitografia
-       Sale per l’addestramento all’uso delle armi da fuoco
-       Operazioni di tempera dell’acciaio con bagni di piombo
-       Zincatura delle lamiere o stagnatura delle lamiere
-       Lavori di demolizione in ambito urbano o industriale
-       Riciclaggio dei metalli

Il Decreto legislativo 81 del 2008 ha indicato: 

-       il valore limite di esposizione ambientale in un turno lavorativo di 8 ore pari a 0,15 mg/m3

-       il valore limite biologico tollerato pari a 60 microgrammi/dl per gli uomini e 40 microgrammi/dl per le donne.

Modalità di assorbimento del piombo

·         Via alimentare (maggiormente in ambito extraprofessionale, tramite alimenti contaminati)

·         Via respiratoria (maggiormente in ambito professionale tramite vapori, fumi e polveri, soprattutto se le polveri hanno diametro inferiore a 10 micron)

·         Via cutanea (maggiormente Pb organico come Tetraetile, tetrametile, stearato, naftenato, ecc.)
Un esempio di assorbimento di piombo che si verificava tramite più modalità (inalato per vapori, per contatto cutaneo e per ingestione accidentale) è dato dalla vecchia “benzina piombata”, cioè benzina in cui veniva aggiunto tetraetile di piombo con effetto antidetonante. Attualmente tale molecola non viene più utilizzata a tale scopo, la benzina è stata arricchita di amine aromatiche le quali tuttavia sono più cancerogene, soprattutto se il veicolo non è dotato di marmitta catalitica. 

Modalità di distribuzione in circolo del piombo

Si distribuisce al sangue, laddove risiede maggiormente all’interno dei globuli rossi e in piccola parte (10% circa) nel plasma legato a proteine o come frazione libera. Si distribuisce poi ai tessuti di accumulo, in particolare il tessuto osseo, laddove si deposita nel tessuto trabecolare e nel tessuto corticale compatto. La emivita del piombo nel tessuto osseo è di 7 anni. E i tessuti di fegato e rene, laddove la emivita è di 2 mesi.

L’escrezione avviene:

·         Via fecale (bile, secreto pancreatico, secreto gh. Intestinali, perdita epitelio intestino)
·         Escrezione urinaria (filtrazione glomerulare, escrezione tubulare)
·         Latte
·         Sudore
·         Annessi cutanei (Capelli & Unghie)

Patologia e clinica

L’avvelenamento da piombo prende il nome di Saturnismo. L’intossicazione può essere acuta o cronica.
Gli effetti tossici si manifestano principalmente a carico di:
1)    Midollo osseo (interferenza con l’emopoiesi e con l’emoglobinogenesi)
2)    Sistema nervoso (encefalopatia saturnina, danni ai nervi periferici)
3)    Rene (nefropatia da tubulopatia, insufficienza renale acuta o cronica, rene grinzo saturnino)

ð  ALTERAZIONI NELLA SINTESI DELL’EMOGLOBINA

Il piombo provoca un arresto della sintesi dell’eme, e quindi dell’emoglobina, in quanto interferisce con tre enzimi della catena biochimica:
1-    Ala sintetasi (forme severe, croniche, mancata sintesi di acido delta-amino-levulinico)
2-   Ala deidratasi (forme acute, mancata sintesi del porfobilinogeno dalla ALA)
3-   Ferro chelatasi (forme acute, mancata associazione del ferro alla protoporfirina 9°)
Ciò determina nei soggetti avvelenati la comparsa di anemia, solitamente ipocromica. Nel sangue e nelle urine di un soggetto con avvelenamento da piombo troveremo:
1)    Aumento dell’acido delta-Amino-Levulinico (forme acute, nelle forme croniche diminuzione) nel plasma e nelle urine
2)    Aumento della copro-porfirina 3° nel plasma e nelle urine
3)   Diminuzione intraeritrocitaria dell’enzima Ala-deidratasi e dell’enzima ferro-chelatasi
4)   Aumento del contenuto di Protoporfirina 9° negli eritrociti
5)   Aumento del contenuto di Zinco-protoporfirina 9° nel plasma
6)   Aumento del contenuto di Ferro circolante e della Transferrina
A livello del midollo osseo troveremo:
1)   Deficit di maturazione degli eritroblasti
2)   Aumento del numero di reticolociti circolanti
3)    I reticolociti avranno una tipica punteggiatura basofila da precipitato proteico e una minore resistenza alle variazioni osmotiche
Inoltre si avrà una diminuzione della emivita eritrocitaria (< 120 giorni) e un  lieve aumento funzionale del volume splenico per incremento della emocateresi. 

ð  ALTERAZIONI A LIVELLO RENALE

I reni possono essere l'obbiettivo della tossicità da piombo sia acutamente che cronicamente; infatti l'effetto tossico diretto sull'epitelio tubulare e lo spasmo delle arteriole renali può essere responsabile di un'insufficienza renale acuta con proteinuria e cilindruria grave.
L'esposizione cronica provoca invece il cosiddetto rene grinzo saturnino, condizione di insufficienza renale cronica dovuta all'ischemia cronica per spasmo arteriolare.
La conseguente ipertensione arteriosa è responsabile dell'aumentato rischio cardiovascolare nei soggetti esposti a piombo.
La gotta saturnina è invece dovuta alla diminuita escrezione di acido urico  (iperuricemia per danno tubulare).

ð  ALTERAZIONI A LIVELLO DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE E PERIFERICO

Il piombo (grave esposizione acuta o subacuta) esplica effetti tossici diretti a livello del sistema nervoso centrale per spasmo delle arteriole e conseguente edema cerebrale diffuso. Per dosi intossicanti generalmente > 150 microgrammi/dl, si ha l’instaurarsi di una gravissima forma di intossicazione detta Encefalopatia saturnina acuta, con convulsioni e coma.
Il sistema nervoso periferico è invece interessato nelle forme croniche, con polineuropatia e paralisi periferica (tipica è la paralisi del nervo radiale, si avrà un rallentamento della velocità di conduzione del nervo per fenomeno di demielinizzazione (riscontrabile in diagnosi mediante ElettroMioGrafia, si ha paralisi dei muscoli del gruppo posteriore di braccio e avambraccio con difficoltà motorie a gomito e polso e ipoestesia della pelle dorsale delle dita centrali della mano. Non si ha paralisi delle dita della mano perché queste sono innervate dal solo nervo mediano).

ð  ALTERAZIONI A LIVELLO GASTROENTERICO

A livello dell'apparato gastroenterico il piombo è responsabile della colica saturnina, dolore addominale “a cintura” (simile a pancreatite) di tipo spastico dovuto alla diretta azione del piombo sulla muscolatura liscia intestinale, parzialmente risolvibile con spasmolitici. A questa si associa stipsi e meteorismo, manifestazioni tipicamente preceduti da dolenzia addominale diffusa e sapore metallico in bocca.
La deposizione del metallo in sede gengivale è responsabile del colorito bluastro (Orletto di Burton) visibile a livello del colletto degli incisivi esterni e dei canini. Si origina per reazione del piombo presente nei capillari con l'idrogeno solforato dei residui alimentari.

Ø  ALTERAZIONI RICONDUCIBILI AD AVVELENAMENTO ACUTO

·         Nausea, vomito, diarrea, scialorrea, sapore metallico, intensi dolori addominali
·         Anemia emolitica
·         Ittero per epatopatia (anche lieve)
·         Insufficienza renale acuta
·         Encefalopatia saturnina (convulsioni, ipertensione cerebrale, edema cerebrale)

Ø  ALTERAZIONI RICONDUCIBILI AD AVVELENAMENTO CRONICO

·         anemia (con alterazioni eritrocitarie: aumento delle protoporfirine, alterazioni mitocondriali, eritrociti immaturi in circolo)
·         disturbi trofici gengivali (orletto di Burton)
·         encefalopatia da piombo, cefalea, amnesia, alterazioni cognitive, astenia, parestesia ed irritabilità, nervosismo, disturbi psichici, tremori
·         nefrosclerosi con: ematuria, proteinuria, cilindruria, oliguria e ipertensione
·         colica saturnina: dolore addominale a cintura (tipo pancreatite) provocato dalla contrazione della muscolatura liscia della parete intestinale (attenuabile tramite gluconato di calcio), nausea vomito, stipsi
·         elevata incidenza di mortalità neonatale
·         documentata infertilità nella donna; nell’uomo si evidenzia oligospermia
·         paresi del radiale;
·         anoressia, calo ponderale, astenia degli estensori, colorito cinereo del volto,
·         alterazione del metabolismo purinico, gotta acuta saturninica
·         Nefropatia cronica (rene grinzo saturnino) con ipertensione arteriosa e IRC
·         Gastrite cronica e duodenite, coliche persistenti
·         Vasculopatia e cardiopatia ipertensiva

DIAGNOSI DI AVVELENAMENTO DA PIOMBO

Oltre a contesto anamnestico ed obiettivo, esistono indicatori di dose (esami che indicano la dose alla quali si è stati esposti) e indicatori di effetto (indicatori dell'effetto sull'organismo dell'esposizione al piombo).

Indicatori di dose

·         Piombemia corretta per la conta dei globuli rossi (talora gli stati anemici conseguenti all'esposizione al piombo possono dare falsi negativi), indicatore di esposizione. Non è un indicatore adatto per stimare le riserve tissutali.
 
·         Piombemia dopo somministrazione di 1 g di un chelante del piombo, il Ca-Na2-EDTA. Se elevata, indica la presenza di riserve tissutali.

·         Piomburia corretta per la conta dei globuli rossi. Si eleva dopo due settimane; come per la piombemia, non è un indicatore adatto per stimare le riserve tissutali.

Indicatori di effetto

·         Acido delta aminolevulinico deidratasi eritrocitaria: la sua inibizione è l'indice più affidabile e più precoce di esposizione al piombo. Deve però essere ricordato che esposizioni croniche o recenti all'alcool possono inibire l'enzima, inoltre l’esame può essere poco indicativo se vi è una pre-esistente anemia iper-rigenerativa. Per cessazione all’esposizione si normalizza rapidamente.

·         Zinco-Protoporfirina IX eritrocitaria: la valutazione della concentrazione di questa molecola correla direttamente con l'azione biologica del piombo. Rimane elevata per alcuni mesi, rendendola efficace per valutare i depositi di piombo tissutale.

·         Acido delta aminolevulinico urinario: aumenta in corso di intossicazioni da piombo e di porfiria acuta intermittente (con problemi di diagnosi differenziale).

·         Coproporfirine urinarie: diminuiscono rapidamente dopo esposizione e rappresentano un buon indice di esposizione acuta.
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06 giugno, 2013

Diabete: ricostruito pancreas utilizzando cellule staminali del midollo

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Un passo avanti nella lotta al diabete arriva dal San Raffaele di Milano. Scienziati del Diabetes Research Institute (Dri) dell'istituto hanno ricostruito, per la prima volta al mondo, parte delle funzioni del pancreas nel midollo osseo di pazienti affetti dal diabete di tipo 3c. Lo studio, condotto su 4 pazienti e appena pubblicato su Diabetes, è stato possibile grazie al via libera del Centro nazionale trapianti e al supporto di programmi di ricerca della Comunità europea e del Miur.

I ricercatori hanno recuperato le cellule endocrine dal pancreas di malati a cui era stato asportato l'organo. Si tratta delle cellule che hanno il compito di produrre gli ormoni fondamentali per il corretto funzionamento dell'organismo, fra cui anche l'insulina. Con le cellule prelevate, gli scienziati hanno ricostruito le funzioni del pancreas nel midollo osseo degli stessi pazienti. In questo modo, spiegano, è stato possibile ottenere una sorta di 'organo puzzle'. Il tessuto endocrino impiantato nel midollo di 4 pazienti ha attecchito ed ha funzionato, dopo un periodo di osservazione di quasi 3 anni.

Il diabete di tipo 3c - precisano dal San Raffaele di Milano - colpisce i pazienti ai quali viene asportato chirurgicamente il pancreas e che perdono le funzioni svolte dall'organo. La più importante è la regolazione del metabolismo degli zuccheri che dipende dalla produzione di ormoni come l'insulina e il glucagone. Le conseguenze per il paziente sono una peggiore qualità di vita e il rischio di complicanze, anche gravi, come il coma ipoglicemico. Da qui l'importanza di una tecnica come quella testata con successo a Milano, che potrebbe di fatto prevenire l'insorgenza del diabete 3c.

Secondo il team di ricercatori, si tratta di risultanto importante per tutto il mondo della medicina. "L'approccio utilizzato in questi pazienti è innovativo e dimostra per la prima volta - sottolinea Lorenzo Piemonti, responsabile del programma di trapianto di isole e dell'Unità della biologia delle beta cellule al Dri dell'Irccs San Raffaele - che è possibile per un tessuto non ematopoietico, e nella fattispecie endocrino, sopravvivere e funzionare in un ambiente molto particolare come quello del midollo osseo, dove normalmente vivono le cellule staminali dedicate principalmente alla creazione del sangue. È un risultato straordinario e potrebbe aprire in generale scenari inaspettati nel campo della medicina rigenerativa".

"Normalmente, nella pratica clinica - continua Fabio Ciceri, responsabile Unità ematologia e programma trapianto cellule staminali - fino ad oggi il midollo osseo è stato utilizzato per accogliere trapianti di cellule staminali ematopoietiche in pazienti con malattie come la leucemia. E' straordinario vedere come in realtà questo ambiente sia in grado di accogliere anche altri tipi di tessuti".

"Prevenire l'insorgenza del diabete post-chirurgico mediante l'uso del tessuto autologo è un concetto innovativo che offre una nuova prospettiva terapeutica ai pazienti con malattie del pancreas", affermano Gianpaolo Balzano e Paola Maffi, primi autori dello studio e responsabili, rispettivamente, dell'Unità di chirurgia pancreatica e Unità trapianto isole.

FONTE: Repubblica.it
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Influenza aviaria, rassicurazioni sul virus H7N9: nessun rischio di pandemia

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Il virus H7N9 non rischia, almeno per il momento, di scatenare una pandemia di influenza aviaria. Le rassicurazioni arrivano da uno studio pubblicato dagli esperti dei Centri cinesi per il controllo delle malattie e delle Università di Shantou (Cina), Hong Kong e Toronto sulla rivista Science, secondo cui il microbo non solo non riesce a trasmettersi attraverso le particelle di saliva sospese nell'aria, ma probabilmente non è nemmeno in grado di passare da un uomo ad un altro.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato la trasmissione del virus H7N9 in modelli animali da tempo utilizzati per lo studio dell'influenza umana, come furetti e maiali. I dati raccolti hanno svelato che nei furetti il microbo si trasmette bene attraverso il contatto diretto fra gli animali, mentre è più difficile che avvenga il contagio per via aerea. Il fatto, invece, che non riesca a trasmettersi da un maiale all'altro rende poco probabile che riesca a farlo da uomo a uomo. Per tutte queste ragioni attualmente la popolazione mondiale non corre il rischio di avere a che fare con una pandemia. Nonostante ciò, secondo gli esperti è necessario continuare a monitorare la diffusione del virus, che, avendo tempi di incubazione piuttosto lunghi, impiega diverso tempo prima di scatenare i sintomi dell'infezione e che quindi, qualora acquisisse la capacità di trasmettersi da una persona ad un'altra, potrebbe contagiare molti individui prima che ci si renda conto della sua presenza.

Le rassicurazioni sono giunte in risposta alle recenti notizie relative allo sviluppo di una forma di H7N9 resistente ai più comuni farmaci antivirali. 

AUTRICE: Silvia Soligon
FONTE: Il Sole 24 Ore
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05 giugno, 2013

Arriva sull'App Store "SIMG Cancer Pain", per aiutare i medici nella gestione del dolore oncologico

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Sara' disponibile dal 3 giugno sull'App Store "SIMG Cancer Pain", un'applicazione realizzata dalla Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG) e sponsorizzata da Teva Italia, azienda da sempre impegnata nel rendere accessibili cure di alta qualita' attraverso lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione sia di farmaci equivalenti sia di farmaci innovativi, specialita' farmaceutiche e principi attivi. Lo strumento, completamente gratuito, guida il medico di Medicina Generale attraverso un percorso esemplificativo di passaggi raccomandati nella terapia di pazienti con "BreakThrough cancer Pain" (BTcP) e rappresenta, dunque, un valido alleato sia per la diagnosi sia per la terapia.

''Il nostro obiettivo'' spiega il dottor Pierangelo Lora Aprile, responsabile dell'Area Cure Palliative e Terapia del dolore della SIMG ''e' di consegnare ai medici di famiglia - che non annoverano con frequenza tra i propri pazienti i malati oncologici con BTcP - uno strumento utile sia nell'identificazione del dolore oncologico sia nel management della terapia''. Evidenzia, poi, Lora Aprile: ''e' essenziale che il Medico di Medicina Generale sia in grado di dare il via a una cura a base di oppiacei, eventualmente di cambiarla e di definire quella dose di salvataggio che permette ai pazienti di gestire il dolore in maniera autonoma''.

''Si tratta di un'applicazione universale assolutamente innovativa per il settore medico'', aggiunge Renato Vellucci, dirigente medico dell'Unita' di Cure Palliative e Terapia del Dolore dell'Ospedale Careggi e membro della Commissione ministeriale per l'applicazione della Legge 38. ''Abbiamo di fronte a noi uno strumento semplice e intuitivo che riepiloga le esperienze cliniche oggi disponibili e consente al Medico di Medicina Generale di prendere confidenza con il BTcP''.

''Si tratta di un progetto in cui abbiamo immediatamente creduto'', sottolinea Marco Agostini, Marketing Manager B.U.

Generics di Teva Italia. ''La nostra azienda e' da sempre impegnata a mettere le esigenze del paziente al centro di tutte le sue attivita'. Il dolore episodico intenso deve essere gestito e monitorato non solamente dagli specialisti, ma anche dai Medici di Medicina Generale che rappresentano per i pazienti un punto di riferimento estremamente importante''.

SIMG Cancer Paine' al momento disponibile per iPhone e iPad, ma sara' presto adattata anche al sistema Android e ai personal computer con sistema Windows. Per effettuare il download basta accedere all'App Store e digitare nel motore di ricerca ''SIMG Cancer Pain''.

FONTE: Asca
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04 giugno, 2013

Proposto dal Ministero il divieto per l'uso delle sigarette elettroniche in pubblico

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Vietare la sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, al pari della «bionda» classica. È questo il parere del Consiglio Superiore di Sanità, che raccomanda anche precauzioni per l'utilizzo delle e-cig da parte dei giovani e attenzione alle categorie a rischio come le donne in gravidanza. In particolare, il dispositivo andrebbe vietato nelle scuole per proteggere i giovani. Il parere, non vincolante e ispirato «alla migliore evidenza scientifica, alla protezione delle fasce deboli e alle azioni del governo francese», è stato trasmesso al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Gli esperti dell'organo consultivo del Ministero si sono avvalsi del contributo dell'Agenzia del Farmaco e delle rappresentanze delle industrie. Valutate anche le motivazioni della scelta francese per lo stop delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici. Il ministro Lorenzin aveva detto di voler aspettare il pronunciamento del Css prima di prendere decisioni sulla sigaretta elettronica perché «si tratta di una materia molto complicata».

Oltralpe Marisol Touraine, ministra francese degli Affari sociali e Salute, ha annunciato nei giorni scorsi l'intenzione di vietare le sigarette elettroniche in bar e ristoranti e, in tutti i casi, ai minorenni. Dunque, l'obiettivo è quello di assimilare le e-cig al tabacco tradizionale, impedendo anche la promozione pubblicitaria. «Non è un prodotto banale - ha spiegato Touraine -. Dobbiamo applicare le stesse misure imposte per il tabacco: fare in modo che non possa più essere fumata nei luoghi pubblici, che la vendita sia vietata ai minori di 16 anni e che non si possa pubblicizzare».

Plaude all'iniziativa francese Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, secondo cui «le notizie che arrivano da Parigi servono a rafforzare opinioni già consolidate tra gli esperti italiani». Garattini si dice «assolutamente d'accordo» con il divieto annunciato dal ministro francese della Salute, «perché non ci sono dati controllati con test scientifici adeguati che permettano di stabilire se la sigaretta elettronica sia in grado, in quale misura e per quanto tempo, di disintossicare dall'abuso del tabacco. Ci vuole una regolamentazione più rigida anche in Italia - insiste Garattini -, perché non si sa con certezza quanta nicotina viene aspirata con la sigaretta elettronica. E poi ci sono modelli che rilasciano nicotina e altri che impiegano sostanze chimiche che producono la sensazione di aspirare vaniglia, fragola o cioccolata e non ci sono studi che attestino la sicurezza di questi composti, e gli eventuali danni a lungo termine. Ed è allarmante che molti giovani inizino a fumare proprio con le sigarette elettroniche, come se fosse un accessorio di tendenza, rischiando di diventare dipendenti dal tabacco senza aver di fatto mai fumato una sigaretta vera».

Nei giorni scorsi c'era stata anche la presa di posizione dell'Agenzia italiana del farmaco, secondo cui «tutto ciò che contiene materie prime farmacologicamente attive deve essere considerato farmaco e anche le sigarette elettroniche dovrebbero essere regolamentate secondo la Direttiva concernente i prodotti medicinali». Per l'Aifa è indispensabile definire la quantità di nicotina presente e stabilire delle specifiche qualitative minime «poiché le sostanze inalate variano non solo in base al liquido inserito, ma anche alla composizione del materiale plastico e alla temperatura raggiunta dal dispositivo stesso». «Inoltre - evidenzia ancora l'Aifa - si dovrebbe informare l'opinione pubblica sui possibili rischi dovuti sia alla presenza di sostanze dannose, sia per l'induzione di deviazioni comportamentali che possono riattivare o incrementare l'abitudine al fumo».

FONTE: Corriere.it
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Salute e crisi, sempre più persone prediligono (sbagliando) il web al consulto medico

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Sei pazienti su 10 preferiscono consultare internet prima di rivolgersi al medico. Lo rivela una indagine della PriceWaterhouseCoopers condotta in 10 Paesi (Danimarca, Germania, Spagna, Regno Unito, Brasile, Cina, India, Sud Africa; Turchia e Stati Uniti), secondo la quale le applicazioni web e smartphone della e-health ( la salute digitale) nel 59% dei pazienti hanno sostituito la tradizionale visita con il medico. E per via digitale il 43% entra in contatto diretto con medici e istituzioni sanitarie.

Molto piu' freddi i medici. Consapevoli dei rischi sottesi alla e-medicina, soltanto il 27% di loro incoraggia i propri pazienti a fare uso delle nuove tecnologie. E i piu' refrattari sono proprio i giovani medici che nel 53% dei casi temono di perdere il contatto con il paziente. Il pericolo e' insomma che la sanita' digitale diventi il pretesto per una ''medicina fai da te'' sicuramente poco efficace oltre che foriera di un consumismo sanitario gia' diffuso.

Ma che la sanita' debba fare i conti con i nuovi media lo conferma anche un recente studio promosso proprio da Google, secondo il quale l'84% dei pazienti ha rivelato di utilizzare sia fonti online che offline per valutare le strutture. E se il 49% degli intervistati ha confermato di ricorrere al consiglio del medico di fiducia, il 77% si e' affidato ai motori di ricerca, il 76% ha navigato sul sito web di un luogo di cura e il 52% in siti informativi dedicati alla salute. Il 98% dei pazienti effettua la propria ricerca attraverso un pc fisso o portatile, ma cresce la percentuale di quanti dichiarano di ricorrere anche ad altri strumenti: circa un terzo utilizza un tablet o uno smartphone ogni giorno per le ricerche o per la prenotazione stessa delle prestazioni. I video online, infine, sono importanti per le strutture per raccontare storie di vita, informare e creare relazioni attraverso la narrazione.

FONTE: Asca.it
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03 giugno, 2013

U.S. authorities worried about the new coronavirus MERS: a variant of SARS but more dangerous...

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The deadly new respiratory infection hitting patients with ties to the Middle East, a coronavirus known as MERS , may remain in patients longer than doctors previously thought, according to a new study. That means patients who are suspected of having the disease may need to be quarantined for longer periods to rule out they still aren't infected.

French scientists reported their findings on May 29 in The Lancet.

Since Sept. 2012 when the World Health Organization (WHO) started tracking the new SARS-like virus, 49 people have had laboratory-confirmed cases, including five new cases reported in Saudi Arabia on May 29, according to a new statement.

The MERS (Middle East respiratory syndrome) virus is most closely-related to a bat virus, and is part of a family of viruses that cause the common cold and SARS, the latter of which killed nearly 800 people in a 2003 outbreak.

The majority of cases have been seen in Saudi Arabia, with a smaller number appearing in other countries in the Middle East including Jordan, Qatar, Tunisia, and United Arab Emirates. Cases have also appeared in the U.K. and France.

A 65-year-old Frenchman who had previously traveled to Dubai in April died Tuesday. He marked France's first case of MERS. His hospital roommate had also developed the disease but did not have previous contact with the Middle East, evidence of the disease spreading among those in close contact.

The new Lancet study provides the first detailed clinical descriptions of MERS, and was completed by scientists who visited the infected French patients. The hospital roommates shared the same room for three days, they reported. The doctors discovered the virus in the second patient had an incubation period of nine to 12 days. An incubation period is the amount of time it takes from exposure to an infectious organism to symptoms appearing.

Previously the incubation was thought to be one to nine days.

"Our findings suggest that the virus's incubation period could reach 9-12 days, a longer period than what was previously recorded, with clinical implications for the duration of quarantine," wrote the researchers, led by Dr. Benoit Guery of Calmette Hospital in Lille, France.

Doctors have previously reported evidence of the disease spreading among people in close contact in a health care facility in the Eastern part Saudi Arabia where at least 21 infections were reported since mid-May.

The five new Saudi cases are not tied to this facility, the WHO said Tuesday.

Dr. Margaret Chan, Director-General of the WHO, singled out MERS in a speech on Monday in Geneva to the WHO assembly.

"We understand too little about this virus when viewed against the magnitude of its potential threat," Chan said. "We do not know where the virus hides in nature. We do not know how people are getting infected. Until we answer these questions, we are empty-handed when it comes to prevention. These are alarm bells. And we must respond."

Author: Ryan Jaslow
Source: CBS News
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02 giugno, 2013

US: frozen berry mix sparks hepatitis A over 30 people in 5 states

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Health officials have linked an outbreak of acute hepatitis A that has sickened at least 30 people in five states to a frozen berry and pomegranate mix. Cases have been reported in Colorado, New Mexico, Nevada, Arizona, and California. In a release Friday, the Centers for Disease Control and Prevention said the first victims fell ill on April 29 and the most recent case was May 17. It is believed more will come.

The outbreak appears to be linked to a frozen berry blend sold by Costco called The Townsend Farms Organic Anti-oxidant Blend Frozen Berry Mix, a frozen berry and pomegranate seed mix. Costco is notifying all members who purchased the product since late February and has removed it from its shelves. Health officials don't yet know if the product was sold at other stores or markets. They do know that frozen berry blends are often used to make smoothies, frozen bar drinks and other types of desserts and drinks. One concern is that smaller businesses might have bought bulk frozen berries at Costco and then used them in other products.

Hepatitis A is a highly contagious liver infection caused by a virus. Of the people who've been sickened in this outbreak, 47% have been hospitalized, the CDC said. Some people who contract it have no symptoms but many have fever, fatigue, nausea, vomiting, and abdominal and joint pain.
The virus is most often transmitted when an infected food handler prepares food with dirty hands. Food contaminated with hepatitis A can also transmit the disease to people who ate or handled it.
According to the label, the berry blend contained pomegranate seeds and other produce from the U.S., Argentina, Chile and Turkey.

The strain of hepatitis A in this outbreak is rarely seen in the USA, said CDC's Lola Russell. It's known to circulate in North African and the Middle East. The same type of hepatitis A was identified in a 2013 outbreak in Europe linked to frozen berries and another one in 2012 in Canada linked to a frozen berry blend with pomegranate seeds from Egypt, she said.

SOURCE: Usa Today
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Stati Uniti: oltre 30 persone in 5 Stati colpite da Epatite A trasmessa dai frutti di bosco congelati

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Almeno 30 persone in 5 Stati sono stati colpiti da una forma di avvelenamento da epatite A riconducibile  al consumo di frutti di bosco congelati.
 I casi sono stati segnalati in Colorado, Nuovo Messico, Nevada, Arizona e California. In un comunicato Venerdì, i funzionari del Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie hanno dichiarato che le prime vittime si sono ammalate il ​​29 aprile e il caso più recente è stato 17 il maggio. Si ritiene che ulteriori casi dovrebbero manifestarsi nelle prossime settimane.
L'epidemia sembra essere legata ad una miscela di bacche congelate vendute dalla catena di supermercati Costco e chiamate "
The Townsend Farms Organic Anti-oxidant Blend Frozen Berry Mix,", un prodotto che miscela bacche congelate a semi di melograno. La catena ha ovviamente ritirato tutti i prodotti sui suoi scaffali e sta notificando quanto accaduto a tutti gli acquirenti. Secondo l'etichetta, la miscela di bacche conteneva semi di melograno e altri prodotti provenienti da Stati Uniti, Argentina, Cile e Turchia.
I funzionari della sanità non sanno ancora se il prodotto è stato venduto in altri negozi o mercati. Questo tipo di congelati sono spesso usati in campo artigianale per fare gelati, frullati, bevande e molti tipi di dolci. Uno dei fattori che preoccupano le autorità consiste nel fatto che le piccole imprese potrebbero aver acquistato frutti di bosco congelati sfusi a Costco per reimpiegarli in altri prodotti.


Delle persone che sono state colpite da questa epidemia, il 47% di loro hanno richiesto ricovero ospedaliero. Il ceppo di epatite A in questa epidemia è stato raramente riscontrato negli Stati Uniti, ha detto il CDC Lola Russell. E' un tipo di virus più frequentemente riscontrabile in Nord Africa e in Medio Oriente. Lo stesso tipo di epatite A è stato identificato recentemente come responsabile di una epidemia in Europa. Nel 2012 si è registrato un altro caso in Canada, in rapporto al consumo di semi di melograno provenienti dall'Egitto.

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I FANS sotto accusa a Oxford: il loro abuso aumenta rischi di infarto?

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L'assunzione prolungata di dosi elevate di alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei (i Fans) aumenta il rischio di infarto. A confermare quanto già suggeriti ai risultati di ricerche precedenti è un'analisi pubblicata da un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford (Regno Unito) sulle pagine di Lancet. Rielaborando i dati relativi a più di 350 mila persone, raccolti in 639 studi differenti, Colin Baigent e colleghi hanno scoperto che un consumo eccessivo di diclofenac e ibuprofene è pericoloso per la salute del cuore. “Aumentano il rischio di malattie cardiovascolari –spiega Baigent – causando circa 3 infarti in più all'anno ogni 1000 pazienti trattati, uno dei quali potrebbe essere fatale”.

Il problema non deve essere generalizzato per diverse ragioni, prima fra tutte il fatto che questo effetto non è associato a tutti i Fans. Lo stesso studio ha infatti dimostrato che un altro antinfiammatorio non steroideo, il naprossene, non aumenta il rischio di avere un attacco cardiaco. Inoltre, come sottolinea Shannon Amoils, esperta della British Heart Foundation, “le persone che assumono sporadicamente antidolorifici non devono preoccuparsi troppo”.

Tuttavia, in alcuni individui i rischi associati all'uso frequente e massiccio di Fans sono maggiori. Si tratta delle persone che già di per sé convivono con un elevato rischio di infarto e di coloro che hanno bisogno di assumerne regolarmente e in grandi quantità. Queste ultime, consiglia Amoils, “dovrebbero parlare con il loro medico di quale farmaco sia la soluzione preferibile per loro”.

Infine, una categoria particolarmente a rischio sono i pazienti che soffrono di artrite, che in molti casi assumono elevate dosi di Fans per lunghi periodi. Alan Silman, direttore medico di Arthritis Research UK, consiglia acnhe a loro di non preoccuparsi eccessivamente per questi risultati, ma di chiedere un parere al proprio medico curante.

FONTE: Il Sole 24 Ore
AUTRICE: Silvia Soligon
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01 giugno, 2013

Verso stop aumento ticket sanitari nel 2014, Ministero lavora per risparmiare due miliardi di costi sanitari aggiuntivi...

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Stop all'entrata in vigore dei due miliardi di nuovi ticket sanitari per il 2014. E' l'ipotesi a cui stanno lavorando il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni partendo da risparmi di spesa già effettuati. A quanto si è appreso, il lavoro sarebbe già a uno stato avanzato.

Lorenzin, in un incontro nei giorni scorsi con Saccomanni, avrebbe posto "con forza", la necessità di non imporre nuove misure "insostenibili" per i cittadini. Alla base del ragionamento per superare l'applicazione della norma contenuta nella manovra estiva, ci sarebbe la possibilità di non ricorrere ai ticket per recuperare i due miliardi che potrebbero essere compensati da risparmi di spesa già realizzati nel corso del 2012, e già indicati nel Documento di programmazione economica.

Già oggi uscendo da Palazzo Chigi dopo l'incontro con il premier Enrico Letta, il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani era stato chiaro:"E' indispensabile rilanciare il Patto per la salute, che è scaduto, ma servono le condizioni economiche. Abbiamo detto al Governo che introdurre ticket per due miliardi per noi è insostenibile".

Errani ha ricordato che il Fondo sanitario era sottostimato per un miliardo già nel 2013. "Il Governo è pronto ad aprire un confronto e vedremo come sarà possibile affrontare questi argomenti. Dobbiamo verificare quali risposte arriveranno e come si concretizzeranno le risposte".", aeva proseguito il governatore. "Da parte del Governo c'è stata una disponibilità positiva che tuttavia chiede concretezza - aveva aggiunto Errani - c'è una attesa positiva rispetto alle decisioni di martedì prossimo della Commissione europea e poi del Consiglio europeo di giugno".

FONTE: Corriere
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31 maggio, 2013

Torna l'epatite A in Italia, sotto accusa i frutti di bosco congelati

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L’epatite A (dovuta all’infezione da Hav) è tornata ad affacciarsi in Italia nelle scorse settimane e minaccia altri episodi da qui all’estate, anche se il ministero della Salute si è affrettato a precisare che «alla luce della particolare situazione in atto, fino al 31 luglio 2013, le segnalazioni dei nuovi casi e gli eventuali focolai epidemici devono essere avanzate tempestivamente al ministero e all’Istituto Superiore di Sanità». Non è un allarme, ma poco ci manca. D’altronde i numeri registrati dal sistema di sorveglianza Seieva parlano chiaro: in 16 regioni che hanno trasmesso dati aggiornati al 20 maggio 2013, risulta un incremento delle notifiche di epatite A nel periodo marzo-maggio pari al 70% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. L’aumentata incidenza è stata registrata in quattro regioni del centro-nord (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto) e in una del sud (Puglia).

Caratterizzata da un decorso acuto (stanchezza, febbre, disturbi gastrointestinali e ittero) e dalla prevalenza della trasmissione oro-fecale (come l’epatite E) rispetto a quella interumana, l’epatite A è causata da un virus a singolo filamento di Rna diffuso soprattutto attraverso l’acqua contaminata e gli alimenti venuti a contatto con la stessa. Tra i cibi incriminati, finora, c’erano soprattutto le cozze e i vegetali lavati con acqua sporcata da residui fecali. Oggi, invece, sotto osservazione sono finiti i frutti di bosco misti congelati: rintracciati in un cluster familiare del virus individuato in un paziente che aveva consumato una torta guarnita nello scorso mese di aprile.

Le indagini sulla materia prima (probabilmente di origine extraeuropea) non sono ancora terminate, ma finora epidemiologi ed esperti in sicurezza alimentare non avevano mai concentrato i loro sforzi sugli alimenti conservati nel freezer. «È un aspetto nuovo e su cui converrà indagare: sappiamo che il congelamento non uccide i virus, ma non avevamo mai rintracciato l’Hav in un prodotto congelato», spiega Maria Triassi, ordinario di igiene all’università Federico II di Napoli, città in cui nel 2004 si registrò una vasta epidemia italiana: 421 i nuovi casi allora conteggiati tra gennaio e aprile. «Probabilmente si tratta di una contaminazione avvenuta all’origine del prodotto e che il congelamento non è riuscito a debellare». Soltanto la cottura ad alte temperature, infatti, può inattivare il virus. Non è un caso che questa sia la principale raccomandazione fornita dai medici, assieme all’accurato lavaggio con acqua e amuchina di tutti gli alimenti di dubbia provenienza: principalmente molluschi (cozze e vongole) e verdure.

Le indagini condotte a livello europeo hanno evidenziato la presenza di due gruppi di epatite A: uno tra gli abitanti dei Paesi nordeuropei, l’altro in un gruppo di turisti rientranti dall’Egitto. Se il primo caso potrebbe essere ricondotto al consumo dei frutti di bosco congelati, diversa è l’origine del secondo: quasi certamente dovuto alle scarse condizioni igienico-sanitarie dello Stato nordafricano. «Ai nostri connazionali che non hanno avuto l’infezione durante l’infanzia (dunque non hanno sviluppato immunità a lungo termine, ndr) e organizzano le vacanze in paesi africani, orientali e dell’America Latina, consiglio sempre di vaccinarsi almeno tre mesi prima della partenza», afferma Antonio Picardi, responsabile dell’unità operativa di epatologia del Campus Biomedico di Roma. «Dopo venti giorni va effettuato un richiamo: così si assicura una protezione pari al 90%. Chi non ha modo di pianificare un viaggio con largo anticipo può ricorrere alla profilassi passiva: gli anticorpi iniettati assicurano una difesa per 5-6 settimane». A tavola, a queste latitudini, vige un obbligo: quello di consumare soltanto acqua minerale.  


FONTE: Corriere.it 
AUTORE: Fabio Di Todaro
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Medici, la UE richiama l'Italia, "non rispettati turni di riposo compensativo"

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''Dobbiamo riconoscere che la sicurezza delle cure non e' affidata alle assicurazioni, ma richiede investimenti nella formazione degli operatori e per garantire gli organici necessari. Ora e' l'Europa a richiamarci a questi obblighi''. E' la reazione del presidente dell'Anaao Costantino Troise all'annuncio del ''parere motivato'' inviato all'Italia dalla Commissione europea: si tratta - ricorda oggi DoctorNews - del secondo passo della procedura d'infrazione, per il mancato rispetto della direttiva che impone giusti tempi di riposo ai medici.

''Eravamo stati noi dell'Anaao - continua Troise - a sollevare la questione dopo che il secondo governo Prodi aveva deciso di non applicare ai dirigenti, e quindi anche ai medici del Ssn, l'obbligo a un periodo di un riposo compensativo di almeno 11 ore fra un turno di lavoro e l'altro. Questo violava la normativa europea; i medici sono dirigenti in quanto dotati di autonomia professionale ma non sono in grado di decidere in maniera autonoma l'organizzazione del lavoro''. La commissione aveva gia' inviato una lettera all'Italia diversi mesi fa e non e' stata quindi soddisfatta della risposta ricevuta, ma la preoccupazione di Troise e' volta alle conseguenze di questo mancato rispetto: ''e' un vulnus gravissimo che compromette la sicurezza delle cure, perche' riposi sempre piu' brevi con carichi di lavoro aumentati per carenze di organico minano l'integrita' psicofisica degli operatori e attenta al livello di sicurezza dei cittadini e dei medici stessi''. La situazione e' stata in realta' regolamentata dal contratto 2008-2009, affidando alla contrattazione aziendale la possibilita', caso per caso e per periodi brevi, di spostare i riposi compensativi. ''Ma solo in caso di necessita' e non in maniera strutturale. - precisa Troise - Al di la' del fatto specifico, io credo che l'importanza di questo provvedimento risieda nel richiamare governo, parlamento e Regioni a un'attenzione alle carenze di organico e ai carichi di lavoro in quanto elementi strutturali della sicurezza delle cure per i cittadini. Non e' possibile lamentarsi della crescita dei costi assicurativi e della medicina difensiva con la coscienza sporca di avere ospedali con organici insufficienti, sottoposti a turni stressanti e non in grado di assicurare il recupero delle energie psicofisiche''.


FONTE: Asca

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Oggi è il No Tabacco Day, fra "App" per smettere di fumare e dubbi sull'uso delle E-cig...

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Oggi si celebra in tutto il mondo il "No Tobacco Day": lo slogan dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è “Liberati!”. Sono 6 milioni i decessi legati al fumo ogni anno, e secondo le proiezioni potrebbero diventare 8 milioni entro il 2030. I decessi per fumo indiretto, secondo recenti stime, ammontano a circa 600.000. Ancora una volta l’OMS punta il dito contro la pubblicità e gli sponsor legati al tabacco, evidenziando come soltanto 19 paesi al mondo hanno una legislazione rigida in proposito, mentre invece un terzo dei paesi hanno legislazioni minime o nessuna restrizione.

All’Istituto Superiore della Sanità è stato organizzato un convegno anche alla presenza del neoministro Lorenzin.  “E’ necessario lavorare sulla prevenzione”, ha detto il ministro, “perchè è l’unica strategia che consente di contenere in modo intelligente i costi della sanità”, ricordando come “siano circa 700mila le persone che in Europa muoiono ogni anno a causa del fumo”, e il vizio “sia in aumento fra i giovanissimi e le donne”. Il Ministero della Salute e ISS hanno anche lanciato la App ‘Quanto fumi?’ per capire il grado della propria dipendenza e grazie a questa consapevolezza cercare di perdere il vizio. iSmocked Plus è l’applicazione per iPhone pensata per tutti i fumatori che vogliono avere un quadro completo sulle sigarette fumate e, a fine deterrente, i soldi spesi. Ismoked è compatibile con iPhone, iPad e iPod Touch, richiede la versione del firmware 4.3 o successive ed è localizzata in Italiano. L’app è disponibile al prezzo di 0,79€.

Fra gli argomenti quello delle sigarette elettroniche, al centro di un corposo dibattito, con un mercato in netta espansione, e apprezzate soprattutto dalle giovani generazioni. Un sondaggio della DOXA presentato al convegno ha però dimostrato che fra tutti coloro che hanno iniziato ad usarle, sono circa 500.000, solo 10,6%.

Una delle domande più ricercate su Google secondo recenti stime, visto anche il fatto che intorno alla "sigaretta elettronica" si sia creato un crescente volume d'affari (oro colato nella fortissima crisi economica attuale), è se tale forma di fumo sia nociva. La sigaretta elettronica fa male?

Il funzionamento di queste sigarette è semplice: il fumatore inala un vapore che suggerisce la sensazione di fumare tabacco. Il vapore è generato da una cartuccia che contiene una soluzione di glicole propilenico, glicerolo, aromi alimentari e, in alcuni casi, nicotina. Sull'estremità opposta al filtro, un led si accende di rosso durante l'utilizzo. Chi le usa? Soprattutto la fascia tra i 30 e i 40 anni (18,4%) e gli over 45 (20%). Mentre i ragazzi tra i 16 e i 20 anni coprono solo un 1,8% della torta di utilizzatori.

La principale differenza con la sigaretta tradizionale è che non c'è combustione e quindi non contiene né catrame, né monossido di carbonio, ovvero le sostanze più nocive prodotte dal fumo tradizionale. Contiene però nicotina, che provoca assuefazione, in quantità variabili. Nel complesso, sulla base delle analisi svolte fino a questo momento, i medici sono abbastanza d'accordo nel ritenere che la sigaretta elettronica, pur non essendo completamente innocua (per via della presenza di nicotina, ma anche di glicerolo e glicole propilenico) è di gran lunga meno dannosa delle sigarette tradizionali. Quindi se dedicata specificatamente per i forti fumatori, la sigaretta elettronica è uno strumento consigliato per smettere, tuttavia non deve essere considerata come un lusso o come un giocattolo da provare, e ciò coinvolge soprattutto gli adolescenti, sempre più usuali nell'utilizzo della SE, tanto che lo stesso Ministero della Salute ha provveduto a imporre un divieto di vendita per i minori di 18 anni.

Qual è il maggiore rischio nell'uso della e-cig? Proprio il costo. Tale tipo di sigarette hanno un costo "di partenza" relativamente elevato, più il costo più basso delle ricariche. Il problema nasce dalla ricerca del "risparmio", che porta all'acquisto di sigarette elettroniche "non omologate" e "sovraccariche di nicotina", e quindi potenzialmente lesive da fonti, come negozi o e-store non in regola, con grandi rischi per la salute del compratore.

Di certo, oggi, c’è il business generato da questo oggetto. Un successo che sembra ispirato più a una tendenza del momento che dalla cura della propria salute: 1500 negozi vendono le e-cig per 2 milioni di consumatori; il volume d’affari generato in Europa è di 500 milioni di euro.

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Dopo la Francia, l'Italia: primo caso di nuova Sars in Toscana

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La nuova Sars colpisce anche in Italia. La Regione Toscana ha comunicato un caso confermato di infezione con il nuovo ceppo di coronavirus, definito appunto la nuova Sars: si tratta di un'infezione respiratoria acuta che in Europa ha già registrato casi in Francia (due contagiati, con una vittima), Danimarca e Regno Unito. Si tratta di un cittadino di 45 anni, di nazionalità straniera, che vive in Italia, e che è stato recentemente in Giordania per 40 giorni. In Medio Oriente uno dei suoi figli ha accusato una forma influenzale non meglio specificata. Il paziente, che al ricovero presentava febbre alta, tosse e segni di insufficienza respiratoria, è attualmente ricoverato in isolamento ed è in buone condizioni. Il Ministero monitora attentamente la situazione in stretto raccordo con le autorità sanitarie della Regione Toscana. La conferma della diagnosi è stata effettuata dall’Istituto superiore di Sanità seguendo le procedure indicate dal Ministero della Salute il 16 maggio scorso.

La nuova Sars in realtà si chiama Mers (Middle East Respiratory Syndrome). Si tratta di un virus che è probabilmente trasmissibile tra gli uomini a seguito di contatti stretti e prolungati come per esempio all'interno di un nucleo familiare o in una corsia ospedaliera. È stato identificato nel Regno Unito. La Sars fu identificata nel 2002 in Cina: in tutto il mondo circa 8.000 persone furono contagiate, con un tasso di mortalità del 10%: 800 le vittime. I coronavirus sono un'ampia famiglia virale che abbraccia un ampio spettro di sintomi, compreso quello del comune raffreddore. Per quanto riguarda i viaggi internazionali e le rotte commerciali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non raccomanda test né altre restrizioni ai viaggiatori all’ingresso nei Paesi membri della Regione Europea.

FONTE: Corriere.it
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24 maggio, 2013

Sabato 25 Maggio è la Giornata Mondiale della Tiroide

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Il numero è da capogiro: i casi di tumore della tiroide sono cresciuti di oltre il 200 per cento nell’ultimo ventennio, arrivando nel nostro Paese a circa 14mila nuove diagnosi ogni anno. A richiamare l'attenzione sulla più frequente forma di cancro del sistema endocrino sono i maggiori esperti italiani in occasione della Giornata Mondiale della Tiroide, indetta per il 25 maggio (promossa dall’Associazione Italiana della Tiroide, dall’Associazione dei Medici Endocrinologi, dalla Società Italiana di Endocrinologia e dalla European Thyroid Association) con l’obiettivo di far conoscere il ruolo di questa ghiandola e l’importanza della prevenzione per tutte le numerose malattie che possono colpirla. «Un recente studio americano ha calcolato che i casi di carcinoma tiroideo negli Usa in 20 anni sono cresciuti del 250 per cento circa, quindi più che raddoppiati - dice Paolo Vitti, segretario generale dell’Associazione Italiana della Tiroide -. Le stime europee e italiane sono simili, per cui questo tipo di cancro rappresenta oggi circa l’un per cento di tutte le neoplasie».

Fortunatamente nella grande maggioranza dei casi questi tumori sono scarsamente aggressivi e facilmente curabili, tanto che si può parlare di completa guarigione in quasi il 95 per cento dei pazienti. Ma a cosa si deve questo straordinario aumento? «Soprattutto alla quantità crescente di diagnosi - risponde Vitti, che è ordinario di Endocrinologia all’Università di Pisa -. Infatti si tratta principalmente di microcarcinomi, con diametro inferiore a un centimetro, mentre il numero di neoplasie sopra i due millimetri è rimasto per lo più stabile. In pratica oggi scopriamo moltissimi noduli maligni che nei decenni precedenti non venivano individuati, restavano indolenti, non davano sintomi e dunque non si curavano». Le molte ecografie che si eseguono ora per altri motivi (ad esempio dai cardiologi che indagano i vasi sanguigni del collo) evidenziano insomma questi microtumori che altrimenti, con buone probabilità, non darebbero alcun fastidio alla persona.

Il problema quindi è quello di non sottoporre le persone a trattamenti in eccesso. «La diagnosi precoce è importante per scoprire la malattia quando è possibile rimuoverla chirurgicamente e guarire - aggiunge Luciano Pezzullo, responsabile della Chirurgia della tiroide all’Istituto Nazionale dei Tumori Pascale di Napoli -, ma le microforme tumorali non dovrebbero essere immediatamente trattate, quanto piuttosto seguite e monitorate in centri specializzati. Per molti pazienti è sufficiente un controllo annuale con visita ed ecografia. E solo se ci sono sospetti di un’evoluzione della malattia si procede con agobiopsia e intervento». In caso di neoplasie ben differenziate viene consigliata la tiroidectomia totale (cioè l’asportazione di tutta la ghiandola), ma in presenza di microcarcinomi papilliferi, e in generale in caso di presenza di fattori prognostici favorevoli, è possibile proporre un intervento meno demolitivo. «L’emitiroidectomia - spiega Gioacchino Giugliano, direttore dell’Unità Tiroide e Neoplasie Salivari all’Istituto europeo di oncologia di Milano - è indicata in caso di noduli piccoli e consente di conservare mezza tiroide. Il vantaggio per i pazienti è notevole, perché così la ghiandola continua a produrre sia gli ormoni (compensati solo in parte dalla compressa di tiroxina prescritta a tutti i malati a cui viene tolta la tiroide) sia la calcitonina, preziosissima per rafforzare le ossa e potente antidolorifico».

Fra i fattori di rischio noti per il maligno della tiroide ci sono: la familiarità per tumore tiroideo (circa un quarto dei tumori viene diagnosticato in chi ha un parente diretto, fratelli o genitori, che ha già avuto la malattia), le radiazioni nucleari (come ha dimostrato il boom di casi dopo il disastro di Chernobyl e ci si attende per Fukushima e l’essere donna: infatti dei 14mila casi annui italiani, solo 3.200 interessano i maschi. «Inoltre sappiamo che sono più a rischio gli abitanti in aree vulcaniche, come la Sicilia o le Hawaii - dice Francesco Trimarchi, presidente eletto della Società Italiana di Endocrinologia -, per la presenza di carcinogeni ambientali legati ai vulcani attivi. Sono poi allo studio alcune mutazioni genetiche. Ma quello che è fondamentale è rivolgersi tempestivamente al medico se si nota la presenza di un nodulo sul collo e, soprattutto, se questo cresce rapidamente». Se è infatti vero che gran parte dei noduli tiroidei sono benigni e che quelli maligni hanno spesso una buona prognosi, non tutti i carcinomi che interessano la ghiandola sono «poco aggressivi»: esistono anche rare forme letali e che evolvono rapidamente, per cui la diagnosi tempestiva è fondamentale.

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FONTE: Corriere.it

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14 maggio, 2013

Ennesima protesta del SIGM a Roma ma il governo prosegue nei tagli di posti di lavoro...

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Ogni anno si laureano circa 9 mila studenti in medicina, ma di questi solo in 5 mila riescono ad accedere alle scuole di specializzazione. Un numero, quest'ultimo, che quest'anno farà i conti con il taglio di ulteriori 500 posti. Portando quindi al 50% i posti disponibili per una platea di giovani laureati che senza specializzazione può prestare solo servizio presso le guardie mediche.

Sarà questo, ma non solo, uno dei temi caldi della manifestazione di oggi a Roma in piazza Montecitorio, organizzata dall'Associazione Italia giovani medici (Sigm) assieme al Comitato Pro Concorso nazionale che vuole portare all'attenzione del nuovo Governo (annunciata anche la presenza del ministro della salute Beatrice Lorenzin) e del rinnovato Parlamento, tutte le questioni che «affliggono la condizione dei giovani camici bianchi italiani, da tempo denunciate e per larga parte ancora irrisolte».

Insomma all'annosa carenza di medici, ai pensionamenti in massa e al blocco dei turnover per i piani di rientro, ora il sistema sanitario deve fare i conti con una situazione che, senza correttivi immediati, porterà entro i prossimi dieci anni alla mancanza di circa 30 mila specialisti destinati allo svolgimento di funzioni non delegabili a altre professioni sanitarie. Il tutto a causa dello scollamento tra il numero dei laureati e i posti disponibili nelle scuole di specializzazione

I numeri. Del resto sono le cifre a parlare. L'Italia ha un numero di medici professionalmente attivi superiore alla media europea, pari a 4,1 professionisti per mille abitanti contro una media dell'Unione europea di 3,4 per mille abitanti. Ma questa è una situazione destinata in breve tempo a cambiare. Ecco perché la richiesta non è solo quella di aumentare le immatricolazioni, ma soprattutto garantire a quanti si laureano la possibilità di accedere ad una scuola di specializzazione, facendo coincidere il numero dei laureati con quello dei potenziali specialisti.

Oggi uno studente pur laureandosi regolarmente in corso, infatti, rischia in molti casi di dover attendere altri due o tre anni prima di accedere alla scuola di specializzazione, portando il suo iter formativo a 13-15 anni e ritardando il suo ingresso nel mondo della professione, cioè intorno ai 35 anni di età, con pesanti ricadute anche sotto il profilo pensionistico. «Se ogni anno», dice il sindacato, «fanno il loro ingresso a medicina circa 10 mila matricole e poi, nel post lauream, l'accesso alla formazione dei neolaureati è possibile soltanto per 4.500 specializzandi e circa 800 corsisti di medicina generale, allora i conti non tornano.

E ancora meno se si considera che in questo modo stiamo investendo denaro a fondo perduto nella formazione di professionalità quanto mai necessarie per la nostra sanità ma che, allo stato attuale, nel nostro Ssn non troveranno mai spazio». Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni circa 1.000 giovani medici hanno fatto richiesta al Ministero della salute del certificato di congruità, necessario per esercitare la professione all'estero, e il trend è in ascesa.

Per ridare dignità e futuro alla professione medica in Italia, secondo i promotori dell'iniziativa, è necessario «rilanciare la formazione medica post lauream attraverso l'adeguamento del capitolo di spesa della formazione medica specialistica e l'adozione di un contratto di formazione specifica in medicina generale»; riformare al più presto il concorso di accesso alle scuole di specializzazione «nel segno del merito e della trasparenza» e, poi, ancora, effettuare una corretta programmazione (quantitativa e qualitativa) del fabbisogno di professionalità mediche da formare e adozione di politiche di sostegno all'accesso dei giovani medici al mondo del lavoro «in modi e tempi che siano in linea con l'Europa».

Infine, il nodo previdenziale: per il Sigm è necessario operare una «riconfigurazione del trattamento previdenziale dei medici, con particolare riferimento ai giovani professionisti ed al duplice iniquo inquadramento Inps/Enpam dei medici in formazione».

FONTE: Italiaoggi.it
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01 maggio, 2013

Governo taglia del 10% i nuovi contratti di formazione specialistica in Medicina

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Al termine di un iter quanto mai travagliato, venerdi 26 Aprile sul sito del ministero dell’Università è stato pubblicato il bando di concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione (anno accademico 2012/2013). Come ampiamente preannunciato nelle scorse settimane, il numero di nuovi contratti di formazione specialistica è passato dalle 5.000 unità, cifra stabile negli ultimi 6 anni, a 4.500 unità, con un taglio del 10%.

Qualche giorno fa, sono stati inoltre pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il numero di accessi al corso specifico in medicina generale che per questo anno accademico ammontano a 924 (- 5,8% rispetto al 2012). Complessivamente, i posti di formazione post-laurea disponibili per il corrente anno accademico ammontano a 5.424 unità, a fronte di un numero di laureati in medicina e chirurgia che, nello scorso anno, sfiora quota 6.500.

Per completare il quadro (surreale), a distanza di qualche minuto dalla pubblicazione del bando di accesso alle scuole di specializzazione, sulla pagina del ministero, è stato ufficializzato il numero degli studenti che accederanno al corso di laurea specialistica in medicina e chirurgia nel prossimo anno accademico. Tale numero ammonta a 10.756 unità, di cui 10.021 per studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia e 555 per studenti non comunitari e non soggiornanti nel nostro Paese. Anche in questo caso abbiamo assistito, rispetto allo scorso anno accademico, a un taglio, seppur solo dell’1,4%.

Dalla semplice lettura di queste cifre, balza immediatamente all’occhio come i conti non tornino più. In realtà, nell’indifferenza generale delle istituzioni, i conti hanno smesso di tornare ormai da qualche tempo. Infatti, dall’anno accademico 2007/2008 al 2012/2013, il numero di studenti ammessi al corso di laurea in medicina e chirurgia è passato da 7.858 a 10.730 unità (aumento medio del 6,5% ogni anno). Di conseguenza, nei prossimi anni il numero dei laureati arriverà progressivamente a sfiorare, e forse a superare, le 9.000 unità. A fronte di questo aumento, i giovani medici che nei prossimi mesi accederanno alla formazione post-laurea, prerequisito essenziale per poter accedere alle posizioni lavorative del servizio sanitario nazionale, diminuiranno rispetto agli anni precedenti.

Nell’ottimistica ipotesi che tali numeri non si riducano ulteriormente nei prossimi anni, andando ad aggravare una già disastrosa crisi generazionale, a partire da quest’anno un numero crescente di giovani medici di fatto non avrà né sbocchi formativi né prospettive lavorative nel nostro Paese. Nell’arco di pochi anni, questa situazione è destinata, in assenza di provvedimenti urgenti, a interessare molte migliaia di medici.

Le due neo-nominate Ministre, Maria Chiara Carrozza (Università) e Beatrice Lorenzin (Salute, e non laureata), dovranno fornire risposte politiche urgenti a questa crisi.

FONTE: Healthdesk.it
AUTORE: Cristiano Alicino
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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