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AFORISMA DEL GIORNO

27 novembre, 2008

In Spagna nata bimba da tecniche avanzate di vetrificazione degli embrioni

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Ancora novità dalla Spagna, che sembra recentemente diventata la patria dell’avanzamento scientifico. Ines Siguenza Gallego, una bambina di appena tre mesi, è stata presentata il 26 novembre, come prova del successo di una combinazione di tecniche di vetrificazione (congelamento ultrarapido) impiegata per la prima volta al mondo dall'Istituto valenziano d'infertilità (IVI) a Vigo. Il procedimento è iniziato come tutte le altre fecondazioni assistite, ossia con la stimolazione ormonale e l'estrazione degli ovuli. Per garantire il risultato, sono stati eseguiti vari cicli e, tra l'uno e l'altro, gli ovociti venivano congelati. Una volta raggiunto il numero sufficiente, sono stati scongelati e fecondati. Degli embrioni ottenuti, due sono stati impiantati, gli altri sono tornati nel "congelatore" (azoto liquido a -196 gradi). Dopo il primo tentativo fallito, sono stati utilizzati altri due embrioni (tecnicamente blastocisti), e questa volta la cosa ha funzionato: in agosto è nata la bambina.

FONTE: Aduc.it
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25 novembre, 2008

Ricostruite su animali cellule acustiche e visive grazie a staminali umane

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Una equipe del Chonnam National University della Corea del Sud è riuscita a far tornare l'udito a dei porcellini d'India a cui era stato distrutto con sostanze chimiche, grazie alle staminali mesenchimali prelevate dal midollo osseo umano. Gli altri ricercatori del Suny Upstate Medical University di Syracuse, negli Usa, hanno invece restituito la vista ad alcune rane grazie alle staminali della pelle impiantate negli embrioni.
Entrambi i gruppi di scienziati rilevano come "al momento non sia possibile tradurre sull'uomo i risultati ottenuti sugli animali. Ma gli esperimenti sono serviti a fare luce sui meccanismi biologici che sovrintendono i due sensi di vista e udito, contribuendo a indicare strade nuove alla medicina rigenerativa". E a commentare positivamente le ricerche è anche Anand Swaroop, esperto di staminali di uno dei centri dei National Institutes of Health statunitensi, secondo cui "i risultati sono la prova dell'enorme potenziale offerto dalle cellule staminali per la cura di malattie mortali o fortemente debilitanti".

I ricercatori coreani hanno coltivato le staminali del midollo osseo umano all'interno di cellule nervose in coltura di laboratorio, quindi le hanno trapiantate nell'orecchio dei porcellini d'India. A tre mesi dall'operazione, gli animali hanno mostrato di aver riacquistato l'udito, ha raccontato la coordinatrice dell'esperimento, nel corso del congresso della Società di neuroscienze.

"Le staminali sono riuscite a ricostituire le sottili cellule cigliate che sono essenziali per l'udito nei mammiferi. Ma - ammette Sujeong Jang - ancora non sappiamo come ciò sia potuto accadere". La scoperta è però importante perchè le cellule cigliate, una volta uccise da rumore, sostanze chimiche o attacchi autoimmuni, non si ricreano compromettendo l'udito.
Gli scienziato del centro Usa, invece, hanno usato le staminali della pelle per ridare la vista ad alcune rane. Per ottenere il risultato sperato hanno addizionato le cellule 'totipotentì con sette fattori genetici in grado di forzarle a diventare ciò che serviva, cioè cellule dell'occhio. Quindi è avvenuto il trapianto su embrioni di rane, che sono tornate a vedere.

FONTE: Aduc.it
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23 novembre, 2008

Treviso: nuova "bomba etica", dottoressa stacca la spina a neonato in condizioni disperate

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Una “bomba etica” rimbalza da alcuni giornali locali del Veneto, dove sta destando scalpore la notizia che la procura della Repubblica di Treviso avrebbe aperto un fascicolo su una dottoressa del reparto di neonatologia di un ospedale di Treviso la quale nel corso di un convegno di etica e medicina a Padova avrebbe raccontato di aver staccato la spina, col consenso dei genitori e dopo un'operazione senza successo, alla macchina che teneva in vita un neonato affetto da una gravissima malformazione. Il bimbo aveva appena cinque giorni di vita ma minime possibilità di sopravvivenza. La Unità Sanitaria Locale della città ha convocato una conferenza stampa in cui ha partecipato la stessa dottoressa precisando che l'episodio oggetto dell'inchiesta rientra in una prassi ispirata da una "mozione sull'assistenza a neonati e bambini afflitti da patologie o da handicap di altissima gravità del Comitato nazionale per la bioetica". La dottoressa, sempre secondo i giornali locali, durante la conferenza avrebbe dichiarato: "racconto un caso recente, un neonato affetto da gravissime malformazioni, e soli cinque giorni di vita, operato ma ugualmente senza alcuna prospettiva di ripresa. A quel punto noi dell'equipe ci siamo guardati e ci siamo detti: non possiamo fare più niente, che senso ha proseguire le terapie?". Ai genitori del bimbo, i medici hanno spiegato "che non aveva più senso quello che stavamo facendo. Lo hanno capito. Abbiamo chiesto se, prima di dirgli addio, la mamma volesse prendere in braccio il suo bambino, che era attaccato alle macchine. In un primo tempo ha detto che non le sa sentiva, poi nel momento cruciale ha cambiato idea. L'ha preso si è seduta su una poltrona tenendolo in grembo e noi, piano piano abbiamo bloccato la somministrazione dei farmaci. Il bimbo è morto tra le braccia della mamma, nella tranquillità del reparto". Una decisione non isolata: la stessa dottoressa ha riferito che la stessa scelta è stata presa almeno altre cinque o sei volte, sempre in relazione a casi disperati per cui era impossibile una ripresa.
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Obblighi di legge per proteggere la collettività o libertà individuale garantita? Il caso degli "anziani miopi" in Florida...

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Una legge, che “forza” ad una maggiore prevenzione nel campo oculistico, sta dando grandi benefici per la prevenzione degli incidenti stradali. Tale lettura scaturisce da un articolo della rivista “Archives Ophtalmology” di novembre, che ha pubblicato i risultati di uno studio dell'Università d'Alabama a Birmingham la quale fornisce i tassi di mortalità in Florida tra i senior nel periodo 2001-2006, confrontati con quelli di altri stati americani quali Alabama e Georgia. Dal 2004 in Florida è stato infatti imposto un controllo sistematico della vista dei guidatori sopra gli 80 anni e il risultato a breve termine è stata una riduzione del numero di incidenti e di morti sulle strade. Il calo è stato del 17%, negli altri due Stati invece non si è verificata alcuna diminuizione. Gli autori spiegano che il controllo legale ha due meriti: toglie dalla strada i guidatori con problemi palesi di vista e che quindi possono rappresentare un pericolo sulla strada e, soprattutto, in previsione del test molti si “convincono” ad andare dall’ottico per riverificare i propri gradi di miopia o presbiopia e quindi rinnovare le lenti oppure operarsi con interventi risolutivi.

Anche in altri stati, di cui europei come la Francia, si sta considerando l’idea di adottare leggi simili ma in Europa le autorità della sicurezza stradale fanno notare che il controllo obbligatorio della vista è discriminatorio e rischia la bocciatura della Corte costituzionale. La legge potrebbe tuttavia rappresentare un valido aiuto di prevenzione per impedire che le persone con evidenti problemi di vista e di riflessi, purtroppo legati all’inesorabile incidere dell’età, possano determinare gravi incidenti e coinvolgere più persone. Libertà individuale oppure obblighi di legge per proteggere la collettività? Il dibattito etico in merito è tuttora acceso.
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21 novembre, 2008

De Lillo (Pdl): presto una proposta di legge sulle staminali cordonali per uso autologo

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La ricerca sulle staminali ha subito un sensibile successo e persino i politici italiani sembrano intenzionati a intervenire sul settore. Il senatore della Pdl Stefano De Lillo, all'indomani della notizia del trapianto di trachea effettuato in Spagna con la tecnica innovativa della medicina rigenerativa, ha annunciato in una nota che presenterà a breve una proposta di legge per favorire la formazione e l'accesso a banche di staminali che prevedano l'utilizzo delle cellule del cordone ombelicale sia per il donatore, sia per i suoi affini".

L’intervento indica la strada per questo tipo di operazioni. "Utilizzare cioè le cellule staminali del ricevente per predisporre al trapianto gli organi ospitati". Ma questo "può essere fatto se viene attuata una premessa fondamentale: che il ricevente abbia depositato le proprie cellule staminali in una banca. Per questo” - afferma il senatore del Pdl – “presenterò a breve una proposta di legge per favorire la formazione e l'accesso a banche di staminali che prevedano l'utilizzo delle cellule del cordone ombelicale sia per il donatore dello stesso sia per i suoi affini".

Desta tuttavia perplessità tale notizia se confrontata alla notizia, apparsa qualche settimana fa sui giornali e anche su questo blog, di una netta svalutazione dell’utilizzo delle staminali da parte della sottosegretaria, sempre area PDL, Roccella, che ha bollato la ricerca sulle staminali come “un mito fallimentare”.

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Chiesta autorizzazione per fabbrica di staminali nel Veneto

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Dopo il trapianto di trachea senza rigetto effettuato a Barcellona dal chirurgo italiano Paolo Macchiarini sarà presto la volta di altri organi e tessuti ricostruiti in provetta grazie ad una tecnica messa a punto dall'università di Padova: osso, fegato, esofago, pancreas e muscolo. E potrebbero avvenire presto in Veneto. Ad annunciarlo è Pierpaolo Parnigotto, 61 anni, professore di anatomia, lo scienziato che insieme a Maria Teresa Conconi ha portato avanti da 15 anni le ricerche di ingegneria tessutale che stanno portando alll'innesto di organi biotech che non provocano rigetto nei riceventi.

"La nostra tecnica consiste nel prelevare un organo da donatore cadavere, spogliarlo delle cellule e dal Dna residuo che lo compongono e lasciare solo l'impalcatura che assomiglia ad una spugna bianca. Nel corso dei nostri esperimenti abbiamo scoperto che questa struttura contiene fattori di crescita in grado di dare informazioni alle cellule e in particolare alla ricostruzione dei vasi del sangue: così abbiamo innestato cellule del ricevente e rigenerato la porzione d'organo. "

"Il metodo" - spiega Parnigotto - "permette così di trapiantare porzioni di organo senza attendersi il rigetto. Ora grazie ad una rete di 32 scienziati che si occupano di biologia e medicina rigenerativa" - conclude lo studioso - "abbiamo tutte le conoscenze per poter sviluppare le tecnologie insieme alla produzione di cellule staminali per la quale serve anche un'autorizzazione dell'Agenzia nazionale per i farmaci; per questo abbiamo chiesto alla Regione Veneto di autorizzare l'ospedale di Trecenta nella Ulss di Rovigo per dar vita nei laboratori ad un centro di eccellenza che permetterà di sviluppare le piu' moderne tecnologie di ingegneria tessutale e applicarle a casi clinici".

FONTE: ADUC.IT
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19 novembre, 2008

Nasce il sito FutureMamme.it

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Ricevo via e-mail e, come da richiesta, pubblico una notizia che può essere utile a numerose donne in attesa:

"" Buongiorno, complimenti intanto per il vostro blog che seguiamo costantemente.
Volevamo cogliere l'occasione per comunicarvi la nascita di una nuova community - FUTUREMAMME - (www.futuremamme.it), promossa da FutureHealth italia.

Questo nuovo spazio si propone di dare maggiori informazioni e risorse ai futuri genitori intorno al tema delle cellule staminali e della conservazione del cordone ombelicale, argomento sempre attuale e in costante evoluzione.

Vuole essere anche un luogo di incontro tra genitori e FutureMamme in cui scambiarsi domande, esperienze e dubbi.Tra l'altro la community sara' presentata ufficialmente in un evento organizzato a Roma il prossimo 3 Dicembre ed al quale avremo il piacere di invitarvi non apprena avremo stabilito un programma definitivo.

Ci auguriamo possa essere di vostro interesse e possa essere una notizia utile per i vostri lettori.Naturalmente ... vi aspettiamo online.

Cordiali saluti, Il team di Future Mamme www.futuremamme.it ""
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Viminale: allarme droga in Italia, cocaina e eroina in larga espansione nelle classi sociali più ricche

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Secondo la Direzione centrale dei servizi antidroga del Viminale, l'Italia e' tra i primi paesi europei per consumo di cocaina e al secondo posto (dopo la Gran Bretagna) per consumo di eroina. Nel 2007, i decessi per droga in Italia sono aumentati del 6% rispetto al 2006: da 551 a 589. Il maggior numero di decessi si registra in Campania (112), seguita dal Lazio (105).E' quanto si legge nel Rapporto redatto da Eurispes e da Telefono Azzurro. Le cause piu' frequenti, dopo l'eroina, sono Lsd, ecstasy, mix di anfetamine. 171.771 (il 74% dei quali per abuso di oppiacei) e' il numero di tossicodipendenti in trattamento nei Sert nel 2007. In aumento, inoltre, la popolazione in trattamento per problemi legati al consumo di cocaina: piu' di 3 abitanti ogni 10.000 sono in cura per dipendenza da questa sostanza (con picchi in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Campania), ma anche nelle regioni meridionali l'utenza e' in aumento (Quinto Rapporto Osservasalute, 2007). Se fino alla meta' degli anni Ottanta i consumatori problematici di stupefacenti, in Italia, erano principalmente gli assuntori di eroina ed oppiacei, nel 1987 iniziano a diffondersi, soprattutto nelle fasce piu' giovani, le droghe sintetiche cosi' come il numero dei consumatori di cannabinoidi e' andato costantemente aumentando fino al 2004. Su 100 consumatori problematici in carico ai Sert, 20 sono oggi consumatori di cannabis. Nel 2007, i sequestri di droghe sintetiche hanno conosciuto un'impennata: +193,67%, per un totale di 393.457 pasticche sequestrate, il maggior numero delle quali in Lombardia (213.802). La droga sintetica piu' nota, l'ecstasy, provoca solo in Italia decine di morti. Per quanto riguarda le cosiddette droghe furbe, conosciute anche come la cocaina dei poveri, secondo le stime il fatturato derivante dal commercio delle 'smart-drugs' ammonta ormai ad un miliardo di dollari l'anno (ISS).

Salvia divinorum, ma anche funghi allucinogeni, coca e pillole 'taroccate' sul web. In Europa e' allarme 'sballo' legale, semi-legale e fuorilegge online. "Abbiamo svolto una piccola indagine, scoprendo 25 punti vendita in Rete che offrono oltre 200 sostanze psicoattive online. Sebbene molte siano pubblicizzate come sballo legale, in realta' si tratta di composti anche illegali, o ascrivibili a una sorta di zona grigia", spiega Danilo Ballotta, responsabile del coordinamento istituzionale dell'Osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze (Oedt), illustrando oggi a Roma la Relazione annuale 2008 dell'Oedt. Un dato "estremamente allarmante - commenta Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga - Sui banconi delle farmacie online non ci sono infatti solo le droghe, ma anche i medicinali contraffatti. Un mercato del futuro difficile da monitorare e contrastare", che offre "pillole di Viagra fasullo accanto alla coca". In particolare, secondo i dati Oedt "i punti vendita identificati sembrano essere per lo piu' localizzati nel Regno Unito e nei Paesi Bassi", nonche' "in misura minore in Germania e Austria. Secondo le informazioni raccolte, il numero di rivenditori online e' in aumento e si differenzia per la capacita' di adeguarsi rapidamente ai nuovi tentativi di controllo del mercato", dice Ballotta.
Se si guarda sugli scaffali delle farmacie virtuali, "tra le sostanze piu' diffuse come sballo legale troviamo la salvia divinorum, la kratom, l'Argyreia nervosa (nata come rosa hawaiana), i funghi allucinogeni e un'ampia gamma di droghe da party. Spesso l'ingrediente principale dichiarato di queste ultime e' la benzilpiperazina - prosegue Ballotta - ma possono contenere una varieta' di materiali vegetali e sostanze sintetiche, o semisintetiche". Dagli incerti effetti per la salute.
Un pericolo che si moltiplica, se si pensa ai medicinali taroccati venduti attraverso la stessa Rete. "Nel sistema di allerta precoce che abbiamo messo a punto, e che consente di centralizzare e raccogliere le segnalazioni di anomalie e possibili problemi legati agli stupefacenti, e' previsto il monitoraggio di questo mercato del futuro", sottolinea Serpelloni. Un fenomeno preoccupante, che sara' protagonista l'anno prossimo di uno studio specifico a livello europeo, conclude Ballotta.

Ragazzini italiani alle prese con i primi spinelli. In media, nell'ultimo mese il 4,5% dei giovanissimi di 15 anni e l'11,1% di quelli di 16 anni ha consumato cannabis, secondo i dati diffusi oggi a Roma alla presentazione della Relazione annuale 2008 dell'Osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze. "La media europea e' dell'11% a 15-16 anni", precisa Silvia Zanone, del Dipartimento politiche antidroga, in occasione della presentazione della Relazione 2008 dell'Osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze (Oedt). Ma non c'e' solo la cannabis: a insidiare i giovanissimi arrivano le mini-dosi di coca a prezzi stracciati, anfetamine ed ecstasy (provate nell'ultimo anno da 2 milioni e 2,5 milioni di europei tra i 15 e i 34 anni). E se Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla droga, sottolinea come "i dati mostrino una stragrande maggioranza di giovanissimi che dice no alle droghe", gli stessi esperti registrano "la grande richiesta da parte dei genitori di Nord, Centro e Sud Italia dei test per capire se i figli hanno fatto uso di cocaina, anfetamina, metanfetamina, marijuana e oppiacei".

"La cocaina fa emergere un iceberg di professionisti, imprenditori e politici sotto scacco: si tratta di un flagello terribile che colpisce tutta la societa'". Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla droga - intervenendo alla presentazione della Relazione annuale 2008 dell'Osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze - prende spunto dal recente arresto di un consigliere comunale a Riccione per invitare a non abbassare la guardia nel contrasto a un fenomeno che le statistiche continuano a dare stabile o in aumento. "Ci sono Sert pieni di 40/50enni che pensavano di poter convivere con la cocaina, che invece altera la loro situazione mentale finche' non crollano e rovinano se stessi, le loro famiglie, i loro clienti".

FONTE: Aduc.it
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L'ascesa di Barack Obama sparge ottimismo fra i ricercatori medici americani

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Con l'ascesa di Barack Obama al potere, alcuni ricercatori americani hanno dichiarato di essere già pronti al cambiamento della politica. Soprattutto alle Hawai. Richard Allsopp, un professore dell'università dislocata sul simpatico atollo, sta studiando le staminali embrionali e come queste possano essere usate per curare alcune malattie, ma per le restrizioni federali la ricerca è stata limitata agli embrioni delle cavie. "Vogliamo capire se sarà possibile ripetere gli esperimenti con le cellule staminali umane". Il presidente Bush limitò la ricerca sugli embrioni per la questione etica se siano o no esseri umani, ma per il professore: "Gli scienziati non fanno entrare la religione nella ricerca".

I ricercatori del dipartimento di medicina dell'università sono dei pionieri sulla biologia riproduttiva, per questo le staminali embrionali sono importanti per lo sviluppo di quell'area di ricerca. La politica di Obama ha fatto aumentare il valore delle azioni delle compagnie impegnate nel settore dello sviluppo di medicinali derivati dalle staminali embrionali. La Geron Corp e la StemCells Inc. hanno visto aumentare il valore delle azioni, rispettivamente del 16% e del 42%.
La Geron, nelle sue ricerche TAT2 per curare l'Hiv, ha raggiunto risultati promettenti, mentre la Celgene Corp. sta procedendo in esperimenti su esseri umani con terapie staminali per curare il Morbo di Crohn.

FONTE: Aduc.it

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A Brescia innovativo intervento anti-fibrillazione

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Una delle malattie cardiologiche più diffuse, l'aritmia, e' stata curata attraverso un intervento di endoscopia. E’ accaduto in Italia su due pazienti negli ospedali di Brescia. La tecnica consente di intervenire senza aprire il torace, senza arrestare il cuore e senza la circolazione extracorporea. Questa malattia colpisce il 7% della popolazione occidentale oltre i 65 anni e in Italia interessa circa tre milioni di persone. Ha eseguito l'intervento il gruppo di Claudio Muneretto, direttore della cattedra di Cardiochirurgia dell'universita' di Brescia. L'operazione è stata eseguita sotto la supervisione di Andy Kiser, il cardiochirurgo statunitense che ha inventato la tecnica e che finora è stata applicata ad alcuni pazienti americani con ottimi risultati.
Nel torace dei due pazienti sono stati eseguiti alcuni forellini di alcuni millimetri di diametro, nei quali è stata introdotta una sonda di ablazione a radiofrequenza che permette di bloccare l'impulso anomalo causa dell'aritmia. Una diffusione di questa tecnica chirurgica apre nuove prospettive per la cura di patologie cardiache mediante interventi sempre meno invasivi, garantendo in tal modo una rapida remissione postoperatoria del soggetto.
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Spagna: trachea “nuova” e senza rigetto grazie all’uso delle staminali

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Dalla rivista “Lancet” arriva la notizia di un intervento di trapianto di trachea eseguito per la prima volta al mondo su di una giovane donna spagnola che ha ricevuto un trapianto con un organo in cui sono state innestate delle cellule staminali della ricevente al fine di impedire reazioni di rigetto.

L’intervento e' stato condotto in giugno da una equipe internazionale alla Clinica ospedaliera di Barcellona. Hanno collaborato quattro gruppi di ricercatori, guidati dall'italiano Paolo Macchiarini e provenienti da centri universitari di Italia, Spagna e Gran Bretagna.

La donna, affetta da tubercolosi, presentava un polmone collassato e gravi complicazioni respiratorie tanto da non poter sopravvivere senza respirazione assistita. Senza complicazioni il nuovo organo le permetterà, a pochi mesi dall'intervento, di tornare ad una vita normale.

Parlando ieri a Londra, il professor Martin Birchall, chirurgo dell'università di Bristol che ha preso parte all'intervento, ha detto: "E' solo l'inizio. Sono convinto che questo trasformerà in modo radicale il nostro modo di pensare la chirurgia.

Tra vent'anni le operazioni chirurgiche più comuni saranno procedure rigenerative per la sostituzione di organi e tessuti danneggiati da malattie con organi e tessuti autologhi di laboratorio". La tecnica potrebbe quindi essere estesa alla "fabbricazione" di organi cavi e il futuro non prossimo prevede una innovativa applicazione su organi “parenchimali” come fegato, pancreas e reni: "Sarà tuttavia necessario istituire delle unità ospedaliere che possano generare in loco le staminali necessarie".

Intanto, sempre nell'ospedale di Barcellona, altri due pazienti sono in attesa di trapianto della trachea, danneggiata dal cancro.

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13 novembre, 2008

UE: Sanità Italiana 16° in Europa, "Assistenza mediocre e Dei in camice bianco"

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Forti critiche giungono dal Bruxelles sullo stato della sanità italiana. Secondo una rilevazione compiuta dall'associazione "Euro Health Consumer Index (EHCI)", un sondaggio annuale sulla sanita' europea presentato oggi a Bruxelles, l'Italia si piazza al 16.mo posto su 31 paesi dotati di sistemi sanitari europei, ottenendo un risultato mediocre simile a quelli di Spagna e Grecia, persino indietro rispetto a paesi dell'Europa dell'Est come Estonia e Ungheria.

I Paesi Bassi sono in testa alla classifica con 839 punti, seguiti da Danimarca (che però vince il Diabetes Index 2008, visto anche l'elevato numero di casi di diabete giovanile in quella nazione), Austria (che aveva vinto tale classifica nel 2007), Lussemburgo e Svezia.

Nelle sei categorie, che fra prestazioni e parametri coprono ben 34 indici di rilevamento, l'Italia ottiene 640 punti su un potenziale teorico di 1.000.

"Abbiamo osservato alcuni miglioramenti per quanto riguarda l'accesso e i tempi di attesa, che indicano una volta tanto una positiva controtendenza dell'Italia", dice Arne Bjornberg, Direttore della ricerca dell'Euro Health Consumer Index.

Ma conclude che "nonostante tale risultato in generale il sistema sanitario italiano è mediocre e deve migliorare in tutte le subcategorie. Come gia osservavamo l'anno scorso il sistema sembra essere ancora governato da "Dei in camice bianco" e questo non è certo il modo migliore di garantire al paziente la conformità con gli ordinamenti per il trattamento. Il sistema sanitario italiano ha bisogno di un passaggio di potere dai medici ai pazienti".
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10 novembre, 2008

Messina, presentato a palazzo Zanca "Illumina il diabete"

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A palazzo Zanca è stata presentata stamani la conferenza stampa di presentazione della giornata mondiale del Diabete. L'iniziativa, patrocinata dal Comune di Messina, è stata illustrata dal dott. Carmelo De Francesco, responsabile provinciale di Diabete Italia, organizzatrice della giornata che si celebrerà in tutto il Mondo sabato 15 e domenica 16. A Messina la manifestazione, grazie alle intese con l'assessore all'arredo urbano, Elvira Amata, avrà un momento spettacolare venerdì 14, con la illuminazione in azzurro della facciata di "palazzo Zanca"; in provincia l'illuminazione azzurra sarà fatta a Rometta Superiore, alla chiesa Bizantina, a Rometta Marina, alla statua della Madonna che domina l'A 20 ed al castello di Spadafora. “La giornata mondiale del diabete vede – ha detto l'assessore all'arredo urbano Elvira Amata – l'amministrazione comunale schierata a fianco della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica che ha voluto promuovere le iniziative per sensibilizzare ed informare i cittadini su questa patologia che assume dimensioni sempre più preoccupanti. Abbiamo quindi accolto con favore la campagna “Illumina il diabete” nella consapevolezza che Messina non poteva mancare ad una partecipazione sociale di così alto valore”. L'azzurro, che colorerà monumenti, piazze ed edifici del Paese, ha il significato di dedicare la giornata all'infanzia ed all'adolescenza. Sono infatti in aumento i casi di diabete in età pediatrica. Il diabete di tipo 1, isulinodipendente, colpisce i giovani, mentre il diabete di tipo 2, colpisce le persone adulte, solitamente in sovrappeso; negli ultimi anni anche il tipo 2 si è diffuso nelle fasce d'età più giovani per uno scorretto stile di vita. Il 16% dei ragazzi in età pediatrica è obeso ed un'altra alta percentuale è in eccedenza ponderale. Gli eventi si svolgeranno domenica 16 novembre, dalle ore 9 alle 13, a piazza Cairoli, a piazza Palazzotto, a Provinciale ed a Castanea, dove medici diabetologi e volontari saranno a disposizione dei cittadini, per eseguire gratuitamente l'esame per la rilevazione del tasso glicemico (una semplice puntura sul dito). In provincia l'evento sarà ospitato nelle piazze di Patti, Spadafora e S. Marina Salina. Lo stesso stesso screenig sanitario sarà fatto dal 23 novembre al 14 dicembre nei centri della provincia che faranno richiesta all'Associazione per l'aiuto al diabetico (tel.0903992667-338-1739240) con un camper che l'Associazione metterà a disposizione per l'attività. La Giornata del Diabete viene celebrata in tutto il mondo il 16 novembre di ogni anno ed è stata istituita nel 1991 dall'International Diabetes Federation e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quest'anno la Giornata Mondiale è volta a sottolineare il rischio diabete per bambini ed adolescenti. Lo scopo dell'iniziativa è quello di sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sul diabete, una patologia grave e diffusa che può essere prevenuta e curata grazie all’adozione di un corretto stile di vita (nel caso del diabete di tipo 2), o con semplici interventi farmacologici. In Italia l’evento è organizzato dal 2002 grazie al supporto volontario di medici e infermieri diabetologi, dietisti, associazioni di pazienti e altri operatori sanitari. Nel mondo in questo momento 246 milioni di persone soffrono di Diabete Mellito, nel 2025 saranno 380 milioni.

FONTE: STRILL.IT
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Barack Obama elimina il divieto di ricerca sulle cellule staminali ma l'Italia critica "Staminali? Un mito fallimentare"

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Mancano pochi mesi all'insediamento alla Casa Bianca ma lo staff di Barack Obama, il primo presidente coloured degli stati uniti e nuovo personaggio del prossimo decennio, ha già le idee chiare su dove intervenire per il rilancio del proprio paese. John Podesta, a capo del team di trasizione, ha confermato che in cima alla lista c'è una delle prime decisioni di vasta portata della presidenza Bush: quella dell'agosto 2001 sulla limitazione del finanziamento federale nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. Le restrizioni non sono mai state tradotte in legge e per questo risulterà facile, per Obama, mantenere con una semplice firma una promessa elettorale e rimuovere le barriere alzate da Bush a difesa degli embrioni che devono venir eliminati per ricavare le staminali.

Ma dall'Italia, paese che non ha mai dimenticato decenni di regime democristiano, si innalzano voci contrarie e che sminuiscono la portata delle scoperte avvenute tramite l'uso delle staminali. Come dichiarato dalla sottosegretaria Roccella a margine della presentazione del censimento "Test genetici e strutture di genetica in Italia", la clonazione a scopo terapeutico "è stato il mito per dieci anni della ricerca internazionale ma è un mito fallimentare, non e' mai riuscita, e' l'Araba Fenice. L'utilizzo delle cellule staminali embrionali è oramai superato dopo la scoperta di Yamanaka e di Thompson, e ogni tecnica e' una ricerca vecchia".

Sempre secondo le idee del Sottosegretario italiano, se si prosegue nella ricerca "è per salvare gli enormi investimenti fatti in alcuni paesi, penso alla California, un drenaggio di fondi non governativi ma comunque tantissime risorse su una ricerca invecchiata, tanto che c'è stato l'annuncio clamoroso di Wilmouth che ha detto addio alla vecchia clonazione terapeutica e si e' riciclato sulla ricerca sulle staminali ringiovanite".

Commenti ironici vengono dalla rete. In molti insinuano che nuovi farmaci del millennio si possano nascondere "negli unguenti e nelle lacche del parrucchiere della Gelmini, che tanto lavoro avrebbe per dare al nuovo governo la giusta immagine", mentre altri criticano fortemente l'idea di cambiamento di Obama, "anche perchè il nostro nuovo presidente italiano ha imposto subito il suo marchio di cambiamento, per esempio con la decisione di tagliare i fondi alla ricerca e dare degli "imbecilli" a tutti coloro che ne contestano l'operato."
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Auricolari possono causare interferenza con pacemaker e dispositivi cardiaci

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Problemi di cuore? Prego, nessun dispositivo nel taschino e soprattutto nessun tipo di auricolare a "tracolla". Uno studio della AHA "American Heart Association" rivela come gli auricolari di ipod e MP3 possono causare interferenze a dispositivi come pacemaker o defibrillatori. La AHA infatti raccomanda ai pazienti di utilizzare auricolari "schermati" posti lontani dal torace. Alla base dell'interferenza vi è il "neodimio", una sostanza magnetica contenuta appunto negli auricolari e che può impedire il corretto funzionamento dei pacemaker fino a causare un rischio di spegnimento momentaneo del dispositivo. Tuttavia dalla ricerca arrivano anche delle rassicurazioni: l'interferenza avverrebbe solo nei pazienti che collocano l'auricolare a tre centimetri dal cuore e per periodi piuttosto prolungati. I pazienti con pacemaker o defibrillatori possono utilizzare tranquillamente ipod e altri riproduttori di musica come l'MP3 ma devono fare attenzione a dove ripongono gli auricolari ed evitare che possano essere posti a lungo vicino alla parte anteriore del petto.
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Ictus e Recettore GPR17: una molecola potrebbe aiutare a riparare i tessuti...

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Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato una possibilità per risolvere la perdita cellulare alla base di malattie neurodegenerative acute o croniche, quali ad esempio l'ictus o la sclerosi multipla. La scoperta si basa sulla possibilità di sfruttare la capacità del cervello di auto-ripararsi reclutando cellule progenitrici immature, simili alle cellule staminali e ancora presenti nel cervello adulto, e "indirizzandole" a generare nuove cellule nervose.

Lo studio è stato coordinato dalla Professoressa Maria Pia Abbracchio, del Dipartimento di "Scienze Farmacologiche" dell'Università degli Studi di Milano e dal Professor Mauro Cimino dell'Università di Urbino, e ha coinvolto il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano, le Università di Pisa e di Torino, il "Centro Cardiologico Monzino" di Milano e il "Centro Neurolesi Bonino Pulejo" di Messina. Cruciale il ruolo svolto dai collaboratori della Professoressa Elena Tremoli, i Dottori Paolo Gelosa, Luigi Sironi e Uliano Guerrini.

I ricercatori hanno osservato che, dopo una lesione ischemica cerebrale, alcune cellule circostanti alla zona lesa emettono una sorta di segnale di allarme che induce altre cellule ad attivarsi con finalità riparative. Il segnale di danno viene recepito soltanto da cellule che possiedono un particolare recettore, già precedentemente individuato dal gruppo, chiamato GPR17.

Alcune di queste cellule reagiscono alla lesione producendo un'infiammazione locale, che ha inizialmente finalità difensive ma che finisce per contribuire alla distruzione definitiva della zona lesionata.

Immediatamente dopo, cellule immunitarie attivate dal segnale di danno migrano all'interno della lesione per rimodellarla e favorire la formazione di nuovi circuiti cerebrali; al tempo stesso, cellule progenitrici immature presenti nel tessuto cerebrale vengono attivate proprio attraverso la stimolazione del recettore GPR17 ed iniziano il percorso differenziativo che potrà portarle a generare nuove cellule nervose.

Spiegano le dottoresse Patrizia Rosa e Claudia Verderio dell'Istituto di Neuroscienze (IN) del Cnr, che hanno collaborato allo studio: "Si tratta di progenitori immaturi simili alle cellule staminali che, in presenza di stimoli appropriati possono differenziarsi generando neuroni oppure cellule gliali. Un particolare titpo di cellula gliale (l' oligodendroglia) costituisce la guaina mielinica che, avvolgendo i prolungamenti nervosi, permette ai neuroni di comunicare fra di loro. Differenziandosi ad oligodendroglia questi precursori possono quindi ricostruire la guaina danneggiata dalla lesione ischemica, restituendo al neurone la capacità di trasmettere impulsi".

A differenza di quanto si credeva, quindi, il processo di generazione di nuove cellule nervose e di riparazione dei circuiti cerebrali può avvenire anche nell'età adulta.

In condizioni normali però questo processo riparativo non si propaga in misura significativa, e il danno spesso prevale sull'attività ricostruttiva.

"Ci siamo chiesti allora che cosa succede se proviamo a potenziare l'attività del recettore GPR17 presente sulla superficie delle cellule progenitrici", spiega al professoressa Abbracchio. "Le nostre speranze si sono rivelate giuste: la stimolazione del recettore con i suoi 'ligandi' naturali aumenta notevolmente la maturazione di queste cellule verso forme più specializzate, in grado di riformare la mielina".

Si tratta quindi ora di trovare terapie da somministrare precocemente nelle fasi successive a lesioni neurologiche acute (ictus, traumi spinali) o anche continuativamente nelle malattie degenerative croniche (come la sclerosi multipla e l'Alzheimer) per potenziare l'attività di questo recettore GPR17 e favorire quindi il rimodellamento neuronale. "Pensiamo di utilizzare un approccio misto che combini l'uso di agenti farmacologici attivi su GPR17 con l'uso di farmaci biotecnologici che 'spingano' il differenziamento delle cellule progenitrici verso il tipo cellulare desiderato danneggiato nella malattia", conclude Davide Lecca, uno dei primi autori dello studio.

La ricerca viene pubblicata il giorno 31 ottobre sulla rivista "PLoS ONE", del gruppo Public Library of Science, organizzazione non-profit deputata alla divulgazione di scoperte scientifiche di eccellenza.

FONTE: Molecularlab.it
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Staminali (forse) responsabili di alcune forme di tumore tiroideo aggressivo

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Potrebbero essere le cellule staminali le responsabili di alcune forme aggressive di tumore tiroideo (Atc). La scoperta è di un gruppo di giovani biotecnologi, biologi e medici della sezione di Endocrinologia dell'universita' di Palermo. Nello studio, pubblicato ieri su "Plos One", i ricercatori hanno descritto un subset di cellule staminali tumorali che, in quanto capaci di proliferare continuamente, sarebbero responsabili della crescita incontrollata del tumore. Tali cellule sarebbero resistenti ai chemioterapici e spiegherebbero il motivo per cui tale tipo di tumore abbia un decorso clinico infausto con un tempo medio di sopravvivenza di pochi mesi. Gli autori hanno inoltre scoperto quali marcatori specifici esprimono le cellule staminali tumorali tiroidee: sulla base di tali osservazioni presto sarà possibile identificarle e renderle bersaglio per nuovi approcci terapeutici. Come dichiarato da Carla Giordano, una delle responsabili della ricerca "Questa scoperta apre delle possibilità per il trattamento non solo del tumore anaplastico della tiroide ma anche per tutte quelle neoplasie considerate incurabili a causa della resistenza alle terapie convenzionali".

FONTE: Molecularlab.it

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06 novembre, 2008

Sclerosi Laterale Amiotrofica e Mutazioni SOD1: la Rivoluzione Copernicana della SLA

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Uno studio italiano pubblicato sulla rivista “Cell Metabolism” suggerisce che alla base della SLA o “Sclerosi laterale amiotrofica” vi sia una alterazione a livello muscolare e non a livello neurologico cosi come finora pensato. La Sla è una patologia che determina una lenta e inesorabile degenerazione delle capacità motorie e mentali del soggetto e recentemente posta sotto la lente delle cronache per l’elevata frequenza con cui ha colpito numerosi sportivi degli anni ’60 e ’70. Per molto tempo si è pensato che alla base vi sia un lento “spegnimento” dei motoneuroni del midollo spinale, cioè dei neuroni deputati all’effettivo controllo, tramite impulsi nervosi elaborati dai centri superiori del sistema nervoso, delle fibre muscolari.

La ricerca, finanziata da Telethon e dall'Associazione statunitense per la lotta alla distrofia muscolare (Mda), è stata coordinata da Antonio Musarò, dell'università di Roma Sapienza. Come spiegato dal suo coordinatore, la ricerca “ha evidenziato un legame tra la progressiva atrofia dei muscoli e la successiva comparsa dei sintomi della malattia. Senza un'apparente degenerazione dei motoneuroni”. In pratica, la ricerca ha puntato a dimostrare l'ipotesi che il muscolo scheletrico sia un bersaglio primario dell'effetto tossico della “mutazione SOD1”, una proteina che agisce come potente antiossidante rimuovendo i radicali liberi dal citoplasma delle cellule, a prescindere dalla degenerazione dei motoneuroni. Afferma il ricercatore come “Abbiamo sfatato un dogma della patologia, dimostrando che la Sla è una malattia multisistemica”. Tale scoperta spiegherebbe gli scarsi risultati ottenuti con la terapia convenzionale, che agisce su un bersaglio parziale.

La sperimentazione è stata condotta nei laboratori del dipartimento di Istologia ed embriologia medica dove i ricercatori hanno generato un topo modificato, modello della malattia, nel quale gli effetti del gene mutato si producono solo nei confronti dei muscoli volontari. “Nella cavia si è osservata la progressiva atrofia dei muscoli e la successiva comparsa degli altri sintomi della malattia, senza una apparente degenerazione dei motoneuroni, contrariamente all'ipotesi dominante che li vuole bersaglio primario della Sla. Quello che risulta dal nostro lavoro” - spiega Musarò – “è un nuovo modo di vedere la malattia. Finora le conoscenze erano limitate ai motoneuroni, ma adesso è chiaro che il ruolo di queste cellule non è determinante. La sola modificazione delle caratteristiche dei motoneuroni non è di per sé indice della patologia”.

Questa scoperta va ad aprire nuovi scenari terapeutici. “La prospettiva è quella di monitorare il quadro patologico del muscolo e agire a livello muscolare con trattamenti farmacologici, cellule staminali o terapia genica”.
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L’abuso di Internet modifica il cervello?

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Gary Small e Gigi Vorgan, docenti al “Semel Institute di neuroscienza e di comportamento umano” alla Ucla University (California), sono gli autori del libro "iBrain", nella quale illustrano i risultati di una ricerca che ha messo a confronto un gruppo di "digital natives”, cioè di persone nati e cresciuti con il computer, l’iPod e la telefonia mobile, con un gruppo di “digital immigrants”, cioè persone che sono arrivate in ritardo a conoscere le nuove tecnologie.
Quando ad entrambi i gruppi è stato dato qualcosa da leggere su carta, si sono attivate le aree della corteccia cerebrale predisposte al linguaggio e alla lettura, e non c’era alcuna differenza tra la reazione dei due campioni. Ma quando si è passati a una ricerca online con Google, tutto è cambiato. Una volta preso il mouse e la tastiera fra le mani, le persone con già una buona esperienza di navigazione hanno subito attivato in modo massiccio la parte frontale del cervello, in particolare le aree che controllano la capacità di prendere decisioni e di ragionare in modo complesso, mentre la reazione del secondo gruppo di persone, non abituate all’uso del pc, è stata molto più lenta. Dopo una settimana di regolare uso di Internet, anche il gruppo meno abituato a effettuare ricerche online ha mostrato però lo stesso livello di attivazione cerebrale, a dimostrazione che l'adattamento può essere raggiunto in modo rapido ma mai allo stesso livello del gruppo primario.
Che cosa accade al cervello di un teenager che passa ore al giorno online? In quella fascia di età i lobi frontali non sono ancora completamente sviluppati, così come le capacità di giudizio e decisionali. Il cervello tuttavia si adatta alla necessità di analizzare velocemente numerosi informazioni e attuare decisioni rapide, migliorando la sua capacità di scegliere e filtrare in brevissimo tempo una grande quantità di informazioni. Inoltre i cervelli dei ragazzi sono più malleabili, plastici e disponibili ad adattarsi di quelli delle persone anziane, per nulla attratti da novità troppo complesse.
I risultati dello studio, il primo del suo tipo nello stimare l’impatto che l’utilizzo di internet può avere nelle prestazioni cerebrali, saranno presto pubblicati sul prossimo numero della rivista americana “Journal of Geriatric Psychiatry”. Come affermato da uno dei ricercatori, Dr. Gary Small, “I risultati sono incoraggianti, da questi emerge l’idea che le tecnologie computerizzate potrebbero avere un effetto psicologico potenzialmente benefico sia sui giovani che sugli adulti. Le ricerche su internet favoriscono l’attuazione di una attività cerebrale piuttosto complicata che potrebbe essere di aiuto a esercitare e migliorare le funzioni cerebrali. L’utilizzo delle tecnologie potrebbe dunque avere anche un ruolo favorevole nel ritardare quei cambiamenti a livello cellulare e tissutale che favoriscono la diminuizione, specialmente in età senile, delle facoltà mentali”.
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Genetica: sequenziato Dna di malata di leucemia

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La rivista “Nature” ha rivelato una importante notizia: per la prima volta i ricercatori americani della Washington University di St. Louis sono riusciti a sequenziare l'intero genoma di una donna di 50 anni affetta da leucemia mieloide acuta. Il Dna delle cellule sane della donna è stato confrontato con il codice sottratto alle sue cellule malate: sono emerse dieci mutazioni la cui comparsa, probabilmente in successione, spiegherebbe l’insorgenza del tumore. I ricercatori hanno notato che, nei casi precedenti esaminati, alcune mutazioni non erano mai state poste prima in relazione all’eziogenesi della leucemia e quindi erano state espresse in modo specifico solo del tumore della paziente. L’avanzare delle scoperte in campo genetico e l’utilizzo di tecniche di analisi del genoma sempre più accurate, secondo i ricercatori, permetteranno in futuro di avere cure sempre più improntate alla risoluzione della patologia a livello individuale.
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03 novembre, 2008

Anche i biologi attaccano i tagli alla ricerca del governo

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Dal 21° congresso internazionale dei medici biologi tenutosi in questi giorni a Loano (in Liguria), il presidente dell’ordine nazionale Ernesto Landi ha dichiarato, in un documento ufficiale consegnato ai maggiori organi del governo italiano, come “gli ultimi atti legislativi del governo di fatto minacciano la libera espressione della ricerca scientifica, grande patrimonio del nostro paese. E a questa minaccia si affianca quella che attenta alle potenzialità tecnico-scientifiche dei biologi".
Come rappresentante degli oltre 45000 biologi italiani, il presidente ha espressa la sua apprensione per il futuro della professione biologica in Italia, dichiarando come l’Ordine debba “guidare la transizione aumentando più che mai, in un momento di crisi , la capacità professionale di incidere sul mercato del lavoro".
Oltre ai recenti avvenimenti e alla crisi economica che si sta riflettendo su ogni settore, nel congresso si è parlato anche di temi quali le moderne tecnologie molecolari e la sicurezza ambientale.
E sono proprio i dati relativi allo sbocco nel campo biologico dei neolaureati a destare preoccupazione, registrando segnali di chiara sofferenza.
Il 65% dei laureati di primo livello (cioè dopo 3 anni di studi) in discipline geobiologiche si iscrive alla laurea specialistica (altri 2 anni) perchè meno del 10% dei laureati triennali trova occupazione. È il dato più basso tra i laureati triennali di tutte le discipline in Italia.
Il dato sale all'83% se si considerano anche i laureati di primo livello che lavorano e contemporaneamente sono iscritti alla laurea specialistica, in linea con la media nazionale, con l'8,5% impiegati nel settore industriale e l'87,3% impiegati nei servizi (ma solo il 52% dei biologi a cinque anni dalla laurea ha un lavoro stabile). Il guadagno mensile netto ad un anno si aggira intorno ai 775 euro per i laureati triennali e 910 euro per la laurea specialistica rispetto ad esempio al gruppo medico (euro 1265) e ad ingegneria (1208 euro).
Altro dato preoccupante riguarda gli studi all'estero. Solo il 3,5% dei laureati del settore ha una esperienza di questo tipo, sebbene la ECBA, cioè la Associazione dei Biologi Europei, "guardano all'Ordine dei Biologi Italiani come ad un modello organizzativo da imitare e non certo come ad un anacronistico strumento risalente al medioevo". Per il futuro Landi assicura: "l'Ordine diventerà sempre più gestore e garante dell'eccellenza professionale e mai di automatismi corporativi per garantire spazi di attività."
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28 ottobre, 2008

HIV: anche i linfociti B verrebbero colpiti dal virus

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Come riportato dalla rivista “Journal of Experimental Medicine“, un gruppo di ricercatori del “National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)” degli Stati Uniti ha scoperto che il virus HIV determina una variazioni in alcuni sottotipi di cellule B che circolano nel sangue. Il sottotipo di cellule B note come “tissue-like memory B cell” (cellule B della memoria tessuto-simili) si trova in abbondanti quantità in individui con HIV che non fanno uso di antiretrovirali. In questi pazienti le cellule B mostrano segni di esaurimento prematuro e di una ridotta capacità di produrre gli anticorpi di alta qualità necessari per combattere l'HIV. I nuovi risultati relativi alle cellule B consentono di chiarire il complesso danno a carico del sistema immunitario causato dall'HIV, costituendo la premessa per l'ardua sfida di ricostruirlo.

FONTE: Molecularlab.it
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Proteina DDX3: una nuova arma per combattere l'HIV

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Nuove speranze per combattere il virus HIV arrivano da una scoperta dei ricercatori del laboratorio di “Virologia Molecolare” di Pavia e del laboratorio di “Chimica Farmaceutica” di Siena. Alla base della ricerca vi sarebbe la creazione di una molecola in grado di bloccare la replicazione del virus, e dunque l’avanzare della infezione, ostacolando l’attività di una molecola cellulare prodotta nel citoplasma dei linfociti, la proteina DDX3. Si tratterebbe quindi di un approccio differente basato su di un “attacco” diretto verso un composto cellulare, utilizzato dal virus, e non più verso un enzima virale. I primi risultati della ricerca dimostrano che, per la prima volta, esiste un farmaco diretto contro un enzima cellulare è potenzialmente in grado di bloccare l'infezione da HIV. La terapia attuale anti AIDS si basa su farmaci diretti contro enzimi virali, i quali hanno la tendenza a mutare, cioè modificarsi, durante la terapia rendendo in tal modo il virus progressivamente resistente ai farmaci utilizzati. Gli enzimi cellulari, invece, hanno una capacità molto inferiore di mutare e dunque un farmaco diretto contro un enzima della cellula avrebbe più probabilità di conservare la sua efficacia anche per tempi lunghi di terapia.

Spiega Giovanni Maga, uno dei collaboratori al progetto, “Il virus HIV e' un parassita delle cellule umane non essendo in grado di riprodursi al di fuori dell'organismo infetto. Il virus si introduce nella cellula linfocitaria e la priva delle sue risorse per duplicare il proprio genoma e costruire nuovi virioni. Al termine di questo processo i nuovi virus escono dalla cellula, la quale, esaurite le sue energie, muore. All'interno della cellula infetta il virus HIV prende il controllo di numerosi enzimi cellulari. Uno di questi enzimi è la proteina cellulare DDX3", spiega ancora il dr. Maga, "che normalmente interviene nella produzione delle proteine cellulari, facilitando il flusso di informazione genetica tra il nucleo e il citoplasma. Il virus HIV si inserisce in questo circuito e determina una riprogrammazione della proteina DDX3, in modo che questa trasporti solo l'informazione genetica virale. Quindi il DDX3 è un cofattore essenziale per la riproduzione del virus all'interno delle cellule umane". I ricercatori hanno quindi creato una molecola in grado di interferire con l'azione di DDX3 determinando il suo blocco.

I risultati, pubblicati sulla rivista “Journal of Medicinal Chemistry” dimostrano come il blocco dell'azione di DDX3 causi l'interruzione della replicazione virale nelle cellule infette dal virus HIV senza danneggiare le cellule non infette che, al contrario del virus, possiedono meccanismi alternativi al meccanismo bloccato.
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25 ottobre, 2008

"Nature" condanna l'Italia e i tagli alla ricerca fatti in favore del mondo finanziario

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Dalla prestigiosa rivista scientifica statunitense "Nature" arriva una sonora bocciatura al progetto dei tagli sulla Ricerca promossi dal governo Berlusconi. La traduzione dell'articolo, che merita di essere riportato per intero vista la sua semplicità nello spiegare quanto sta accadendo attualmente, è tratta da questo sito => http://italiadallestero.info/archives/1379

Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato.

Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge.

Nel frattempo, il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca, Mariastella Gelmini, non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione. Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto.

Le organizzazioni scientifiche colpite dalla legge sono tuttavia state ricevute dall’ideatore della legge, Renato Brunetta, Ministro della pubblica amministrazione e innovazione. Brunetta ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha paragonato i ricercatori ai “capitani di ventura” [sic N.d.T.], mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt’altro che adeguato.

Il governo Berlusconi può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l’economia del sapere del ventunesimo secolo. In effetti l’Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell’1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania.

Il governo non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi.


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Trapianti: migliora la disponibilita' di organi

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Il ministero della salute ha comunicato dei dati che inducono all'ottimismo tutti i pazienti in attesa di trapianto. Fino al 30 settembre 2008 si è constatato una diminuizione del numero di operazione di trapianto effettuate (2.944 contro i 3.043 del 2007), al fronte di una notevole stabilità del numero di donatori di organi effettivi (21%). Il primato dei donatori spetta alla regione Toscana con il 41,7%, dato in aumento rispetto allo scorso anno, mentre la regione con il minore numero di donatori è la provincia autonoma di Bolzano, con appena il 2,2%, in netto calo rispetto allo scorso anno dove il tasso di donazioni era stato ben l'8,7%. Tuttavia è da specificare che da tempo la provincia di bolzano sta provando a svolgere una campagna di sensibilizzazione sul problema, senza tuttavia riuscire ad avere gli effetti sperati.
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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