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AFORISMA DEL GIORNO

27 aprile, 2013

E' Beatrice Lorenzin il nuovo Ministro della Salute

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Il ministro della Salute del nuovo governo Letta, che nasce oggi dopo quasi tre mesi di stallo politico, è Beatrice Lorenzin, esponentedel PdL.

Nata a Roma il 14 ottobre 1971, Inizia il suo avvicinamento alla politica aderendo al movimento giovanile di Forza Italia nel Lazio nel 1996. Intraprende la sua carriera politica nell'ottobre 1997 con l’elezione, nella lista di Forza Italia, al Consiglio del XIII Municipio di Roma.

Nell'aprile 1999 è Coordinatore Regionale del Lazio del movimento giovanile di Forza Italia, che conta 15 000 iscritti e oltre 100 eletti negli enti locali. Nel maggio 2001 è eletta Consigliere comunale di Roma. Unica donna nella coalizione di centrodestra, è Vicepresidente della commissione Donne Elette e Vicepresidente del Gruppo consiliare di Forza Italia.

Tra la fine del 2004 e la metà del 2006 è Capo della Segreteria Tecnica di Paolo Bonaiuti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l’informazione e l’editoria nel governo Berlusconi III. Nel maggio del 2005 è nominata Coordinatore Regionale di Forza Italia per il Lazio.

Dal settembre 2006 al marzo 2008 ha ricoperto il ruolo di Coordinatore Nazionale di Forza Italia - Giovani per la Libertà. Eletta alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche del 2008 nella lista PdL, per la XVI Legislatura. Membro del Consiglio Direttivo del gruppo PdL alla Camera e della commissione Affari Costituzionali della Camera, della Commissione Bicamerale per l'Attuazione del Federalismo Fiscale, della Commissione Parlamentare per l'Infanzia.

Nel 2013 è inizialmente candidata alla presidenza della Regione Lazio, ma lascia in seguito il posto a Francesco Storace, già presidente della regione Lazio dal 2000 al 2005. Alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 viene riconfermata deputata alla Camera dei Deputati nelle liste del PDL.
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10 aprile, 2013

E' morto Robert Edwards, il "padre" della fecondazione in vitro

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Robert Edwards, pioniere della fecondazione in vitro e Premio Nobel per la medicina, è morto all'età di 87 anni. Lo ha reso noto l'Università di Cambridge, presso la quale aveva lavorato. Edwars "si è spento nel sonno, dopo una lunga malattia", si legge nel comunicato dell'ateneo.

Era il 1968 quando Edwards, medico inglese e ricercatore dell'università di Cambridge, riuscì per la prima volta a fecondare un ovulo umano al di fuori del corpo di una donna, unendolo a uno spermatozoo in provetta. Ci vollero però ancora 10 anni da quel giorno per far nascere, grazie ai suoi studi, una bambina, Louise Brown, che il 14 luglio del 2013 ha compiuto 35 anni.

Dopo la nascita del primo bebè in provetta più di 4 milioni di bambini sono stati concepiti in questo modo nel mondo. Le ricerche di Edwards e del ginecologo Patrick Steptoe, morto nel 1988, scatenarono all'epoca polemiche fra le chiese cristiane e i medici convinti che la fecondazione artificiale non avrebbe mai funzionato. Ma Edwards portò avanti quel progetto che all'epoca sembrava folle. "Avere un bambino è una delle gioie più grandi che si possa dare a una coppia", amava ricordare difendendo i suoi studi.

Nato a Manchester il 27 settembre 1925, Edwards si laureò in Biologia e per lungo tempo si dedicò allo studio della fecondazione e della diagnosi preimpianto.  Fin dagli anni '50 ha considerato la fecondazione artificiale come una strada possibile per combattere la sterilità. Nel 1965 entrò a far parte della Società eugenetica britannica e solo tre anni dopo iniziò a collaborare con il ginecologo Steptoe. Un incontro importante per Edwars che collaborando con Steptoe riuscì a realizzare il suo sogno: far nascere un bimbo in provetta.

Importanti anche i suoi studi per la diagnosi preimpianto. Per difendere la diffusione di questa tecnica e la sua utilità fece anche un discorso di fronte al parlamento inglese. "Quando la gente dice che la diagnosi preimpianto è costosa, dico sempre: qual è il prezzo di un bambino disabile che nasce? Qual è il costo che ognuno deve sopportare? E' un prezzo terribile per tutti, e il costo economico è immenso. Per una diagnosi preimpianto, a confronto, servono davvero pochi soldi".

Per anni Edwars difese con coraggio le sue tesi, nonostante resistenze e scetticismi rispetto al suo programma di ricerca. Questo lo portò a completare con successo le proprie sperimentazioni facendo venire alla luce la prima bambina in provetta.

 FONTE: Repubblica.it
AUTRICE: Valeria Pini
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29 marzo, 2013

Nasce "Spotted Unime", il profilo Fb per scambiarsi messaggi (anonimi) fra studenti messinesi

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"Spotted: Unime" è un profilo dedicato allo scambio di messaggi, spesso in modo anonimo, riguardanti il mondo di Unime. Messaggi spesso scherzosi, foto divertenti, ma anche apprezzamenti o segnalazioni su cosa cambiare nelle varie facoltà. C'è chi approfitta di questo spazio per rendere pubblici i propri colpi di fulmine, chi le usa per esprimere l'astio verso il vicino fastidioso e chi solo per segnalare la presenza di qualcosa di divertente. L'anonimato viene garantito dai gestori della pagina che fanno da "filtro", riscrivendo il messaggio senza l'ovvio mittente comunicato da facebook. Creato da pochi giorni (il 15 Marzo), sta riscuotendo un grande successo fra gli universitari messinesi.

Non si tratta ovviamente di una novità in assoluto, visto che la moda delle pagine "Spotted" ha origine dal mondo inglese e si sta solo recentemente diffondendo nel nostro paese. Le pagine di facebook "Spotted" (tradotto in inglese “avvistato”) sono pagine dedicate a luoghi frequentati regolarmente da giovani. Narra la storia che la prima pagina Spotted sia stata creata nel 2010 da alcuni studenti di un'università di Londra al fine di poter "rintracciare" una ragazza che li aveva particolarmente colpiti. Il sito si chiamava FitFinder e il suo fondatore lo descrisse come una piattaforma di "microblogging anonimo localizzato". Nonostante l'iniziativa nasca per spirito goliardico tra un gruppo di amici, il sito ha un effetto virale tra gli altri studenti del campus, e in meno di due mesi riesce a coinvolgere 52 diverse università britanniche e oltre 250mila utenti, per un totale di 5 milioni di pagine visualizzate.

Tuttavia, il sito fu presto censurato tra le polemiche, in quanto numerosi utenti reclamano contro la natura intrusiva dei commenti pubblicati sul sito. Ben presto, le amministrazioni delle università coinvolte hanno diffidato gli studenti dall'utilizzare FitFinder, determinandone la chiusura il 28 maggio 2010, a poco più di due mesi dalla creazione. L'idea alla base di FitFinder, tuttavia, era destinata a sopravvivere su un altro social network nato e sviluppatosi nel mondo universitario: quello di Mark Zuckerberg. E così, da due anni a questa parte, su Facebook proliferano le pagine dedicate ai vari campus universitari – soprattutto britannici – dove gli studenti possono ricreare quel cameratismo virtuale protetti dalle larghe spalle del re dei social network.

Ma non finisce qui. Da qualche mese in Italia si sta diffondendo la moda degli "Spotted" dedicati al mondo dei trasporti. Un esempio è dato da "Spotted Trenitalia", mentre all'orizzonte si profilano pagine dedicate alle piccole cittadine o addirittura quartieri. Con buona pace di Zuckerberg, il cui micromondo troverà nuova linfa vitale. 

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Grecia, la crisi e le conseguenze dell'austerità sulla salute...

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Oltre al danno la beffa. L’ultimo capitolo della crisi greca non colpisce solo i portafogli degli abitanti, ma anche la loro salute. Le famiglie, per fronteggiare l’impennata del prezzo del gasolio da riscaldamento, sono tornate a scaldarsi con le stufe a legna, bruciando di tutto per risparmiare: vecchi mobili, legno dipinto, compensato, libri, vestiti e perfino plastica. Si è creata così una cappa anomala di smog che ha sovrastato per tutto l’inverno le aree più abitate. La conseguenza è un aumento delle malattie respiratorie, con ulteriore pressione sul sistema sanitario nazionale e sugli ospedali che sono già allo stremo, con le multinazionali che tagliano drasticamente la fornitura dei farmaci perché il governo non paga.

Lo confermano le ricerche di alcuni scienziati che negli ultimi mesi hanno analizzato la qualità dell’aria nei cieli delle principali città, soprattutto Atene e Salonicco: la presenza di polveri sprigionate nell’atmosfera dalla legna bruciata, dal dicembre 2010 a fine 2012, è aumentata del 200 per cento, arrivando a superare nella capitale greca di oltre 15 volte i livelli raccomandati dall’Unione europea. Il ritorno alle stufe a legna, secondo gli esperti, provoca un inquinamento superiore di 30 volte all’utilizzo del gasolio da riscaldamento. “Ci siamo accorti che l’inquinamento era più elevato in alcuni giorni, quindi abbiamo controllato la temperatura“, racconta Christodoulos Pilinis, professore e coordinatore del gruppo di scienziati che ha condotto il principale studio sul fenomeno. “E abbiamo notato così che nei giorni in cui la temperatura era sotto i cinque gradi la concentrazione di sostanze inquinanti nell’atmosfera aumentava significativamente, soprattutto in Atene”.

I camini hanno ricominciato a fumare da quando, l’anno scorso, il governo greco ha quasi raddoppiato il prezzo del gasolio da riscaldamento a 1,5 euro al litro, provocando un crollo della domanda pari all’80 per cento. La decisione è stata presa per contrastare la criminalità organizzata, che comprava il gasolio da riscaldamento in grande quantità e lo rivendeva spacciandolo per gasolio da trasporto, che costava il doppio, dopo avere eliminato il caratteristico colore rosso in modo che nessuno potesse distinguerlo. Il governo ha deciso così di pareggiare le tasse sui due tipi di gasolio perché stava perdendo troppo denaro.

La cappa di inquinamento ha fatto scattare chiamate di allarme e visite in ospedale tra i cittadini che hanno accusato problemi respiratori. “Abbiamo ricevuto diverse chiamate da persone che erano preoccupate oppure che avevano i primi sintomi di problemi respiratori, soprattutto tra chi già soffriva d’asma”, spiega Stefanos Sabatakakis, responsabile ambientale-sanitario dell’organizzazione Hellenic Center for Disease Control and Prevention, finanziata dal ministero della Salute. La nuvola provocata dalle stufe a legna, aggiunge Sabatakakis, può causare anche allergie. Non solo. Nello scenario peggiore, ovvero se l’inverno prossimo sarà particolarmente freddo, il rischio è un forte aumento di malattie più gravi come il cancro ai polmoni. Mentre per altri medici il pericolo è il danneggiamento del sistema neurologico e riproduttivo per chi è particolarmente esposto e perfino attacchi di cuore.

“Studi che provengono dalla World Health Organization, dalla nostra organizzazione e da molte università in Europa mostrano che una presenza elevata di particolato nell’aria può causare problemi gravi al sistema respiratorio”, spiega Sabatakakis, “mentre un comunicato rilasciato dal ministero della Salute ha confermato la correlazione tra l’aumento di visite negli ospedali e l’incremento delle polveri nell’atmosfera provocato dalle stufe a legna”.

A preoccupare gli esperti è soprattutto quello che succederà l’anno prossimo. L’inverno che si è appena concluso è stato infatti particolarmente mite, mentre in alcune parti della Grecia la temperatura può rimanere sotto zero per diversi mesi, con picchi fino a meno venti gradi. “Se ci sarà freddo per diversi giorni consecutivi il rischio è che la concentrazione di sostanze inquinanti si accumuli raggiungendo livelli estremamente alti, soprattutto se nulla interromperà il fenomeno. Per esempio piogge o venti forti”, spiega il professore Pilinis.

Ma il rischio non riguarda soltanto la salute dei cittadini. Il ritorno alle stufe a legna, infatti, ha scatenato un disboscamento selvaggio del territorio. Il ministero dell’ambiente ha avviato nel 2012 oltre 3mila cause e sequestrato più di 13mila tonnellate di alberi tagliati illegalmente. Hanno anche aperto moltissimi negozi abusivi per vendere legna spesso non adatta a essere bruciata, ancora troppo fresca oppure tagliata di notte eliminando alberi secolari dai pochi boschi rimasti in Grecia. I cittadini più disperati sono arrivati ad abbattere gli alberi dai parchi pubblici per portare a casa un po’ di legna. Con l’arrivo della primavera, per fortuna, è andato via anche il freddo e il problema è temporaneamente risolto. Ma l’anno prossimo, se il prezzo del gasolio non scenderà, le conseguenze rischiano di essere ben più gravi.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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21 marzo, 2013

Spagna, la crisi sgretola il diritto allo studio, triplicate le tasse universitarie...

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Se la prima rivoluzione industriale iberica pare già segnata dal fallimento e gli operai spagnoli tornano a casa senza stipendio, forse ai giovani non resta altro da fare che studiare e specializzarsi. Nulla di più complicato. A Madrid seguire l’università, iscriversi a un master o fare un dottorato è diventato un lusso d’altri tempi. Con la riforma voluta dal ministro José Ignacio Wert e i tagli imposti di 1,2 miliardi di euro al sistema educativo dal 2010, la Spagna dei banchi di scuola ha subito una battuta d’arresto senza precedenti. E sempre più spesso alunni e docenti organizzano flash mob e lezioni all’aperto in segno di protesta. Il diritto allo studio comincia a sgretolarsi.

Sono sempre più numerose le famiglie che non riescono a pagare le tasse universitarie, in molte regione autonome quasi triplicate. E a molti laureandi non resta altro che abbandonare gli studi a metà. Il sistema infatti non chiede più un pagamento annuale. Ogni alunno è obbligato a pagare per ogni materia tra il 15 e il 25 per cento in più di quello che costano in realtà gli studi. E per i ripetenti le cifre aumentano fino a raggiungere il 100 per cento. Per i corsi post-laurea, poi, l’accesso è diventato un vero investimento. Secondo il ministero dell’Educazione l‘aumento medio della tassazione per la frequenza di un master è stato del 69 per cento. I prezzi oscillano tra i 1.590 euro in Galizia fino ai 4.290 nelle isole Canarie.

Così per la prima volta dopo sei anni, i master offerti dalle università statali hanno perso migliaia di alunni. Non ci sono dati ufficiali, ma secondo le prime stime su 40 dei 48 campus pubblici presenti nel Paese, la caduta si aggira intorno all’8 per cento, cioè 6.700 studenti in meno. Nemmeno la Uned, l’università pubblica a distanza, è riuscita a frenare il crollo. Ha registrato solo un aumento di 1.200 alunni, non abbastanza per evitare il dato negativo. E questo nonostante molte università statali, come quella di Barcellona e di Burgos abbiano cercato di incrementare il numero delle borse di studio. L’università Autonoma di Madrid ha perfino aumentato i fondi sociali da 89 mila a 500 mila euro, proprio quando quella Politecnica approvava il licenziamento di 300 lavoratori del personale tecnico-amministrativo. Senza contare i 3 mila docenti in meno conteggiati dai rettori, fin dallo scorso mese di aprile.

FONTE: Il fatto quotidiano
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19 marzo, 2013

Ssn, sempre meno servizi per i cittadini: "Nel 2012 ticket farmaci +40%"

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Una sanità pubblica che, a forza di nuovi ticket, è diventata sempre più cara e una sempre più spiccata tendenza dei cittadini a rivolgersi al privato per prestazioni specialistiche e diagnostiche. Il Rapporto Oasi 2012 della Bocconi, presentato oggi dalla Fiaso, la federazione delle Asl italiane, racconta di un welfare sempre più in difficoltà dal punto di vista economico.

Le tasse sui farmaci, secondo la ricerca, nel 2012 sono aumentate del 40% rispetto all'anno precedente. La causa è l'introduzione di nuovi ticket o l'aumento di quelli già esistenti. Ma questa forma di compartecipazione alla spesa influisce anche su visite specialistiche ed esami, che nel servizio pubblico diventano sempre più cari per i non esenti. Così il 55% degli assistiti, sempre secondo il lavoro della Bocconi, si paga da solo queste prestazioni, rivolgendosi al privato, che in molti casi ha tariffe concorrenziali a quelle di Asl e ospedali. Spendere serve anche a evitare le liste di attesa, che nel pubbliche sono piuttosto lunghe. La spesa per la sanità privata nel nostro paese si attesta intorno ai 30 miliardi di euro.

"Nella sanità si può risparmiare eliminando gli sprechi senza ridurre l'offerta di salute", scrivono da Fiaso, sottolineando che in termini pro-capite o in rapporto al Pil, la spesa sanitaria italiana resta la più bassa d'Europa e da qui al 2015 dovrà affrontare una cura dimagrante da oltre 30 miliardi per effetto delle ultime manovre. E i tagli rischiano di ridurre l'offerta di servizi alle persone. Non si tratta solo di prestazioni sanitarie, ma anche sociali. Si stima infatti che in Italia lavorino ormai 774mila badanti, che sono, per avere un termine di paragone, più dei dipendenti di Asl e ospedali (in tutto 646mila).

Ma i soldi necessari a finanziare la sanità, oltre che dai ticket, vengono raccolti dalle Regioni anche con le tasse. Del resto all'assistenza ai cittadini è destinato circa l'80% del bilancio delle amministrazioni locali. "Maggiorazioni delle addizionali Irpef, aumento delle aliquote Irpef, rincari del bollo auto e cartolarizzazione dei debiti sono gli strumenti, singoli o associati, ai quali hanno fatto ricorso quasi tutte le Regioni, ad eccezione di Valle d'Aosta, Friuli, Trento e Bolzano, Basilicata e Sardegna, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Campania hanno messo mano a tutte le leve fiscali consentite dalla legge", spiegano sempre dalla Fiaso. E senza aumenti di tasse locali, come dicono i dati del Ministero della salute,  già nel 2011 i bilanci sanitari di ben 16 regioni sarebbero finiti rosso. In due anni i tributi locali sono aumentati di 5 miliardi.

Nel rapporto Oasi c'è anche una sezione dedicata a come i cittadini considerano i loro sistemi sanitari regionali. Nel Centro-Sud oramai la maggioranza delle persone (62,2%) considera inadeguati i servizi offerti dal ssn (53,5% al Centro, 15,6 nel nord-est, 25,3 nel nord ovest). "Il sistema sanitario rischia di collassare per eccesso di rigore finanziario - dice il presidente Fiaso Valerio Fabio Alberti - Una preoccupazione espressa da tutti i Ministri della salute europei che a Dublino nei giorni scorsi hanno richiesto alla Commissione UE di compiere un passo deciso verso l'attribuzione delle competenze sul finanziamento dei sistemi agli stessi dicasteri sanitari anziché a quelli economici. Una richiesta pienamente condivisibile, tanto più se accompagnata dall'esclusione dal calcolo dei deficit nazionali degli investimenti in salute che generano crescita economica a medio e lungo termine. Nel frattempo  - prosegue- sarà bene che in Italia si rafforzino  politiche di maggiore integrazione socio-sanitaria, che la crisi rende ineludibili".


FONTE: Repubblica.it
AUTORE: Michele Bocci
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05 marzo, 2013

Raggiunto un accordo fra S.IG.M. e MIUR: concorsi di specializzazione su base nazionale a partire dal 2014

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Di seguito il post dal sito Giovanemedico.it:


Care Colleghe e cari Colleghi, in data odierna una delegazione del S.I.G.M. e del Comitato Pro Concorso Nazionale hanno partecipato, su invito del MIUR, ad un incontro finalizzato alla condivisione del testo finale della proposta di modifica del Regolamento concernente l’accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria.

A tal proposito, esprimendo apprezzamento al lavoro della Direzione Generale per l’Università, lo Studente ed il Diritto allo studio universitario del MIUR che ha reso aperto e partecipato il processo di articolazione della proposta, informiamo che si è trovata una piena condivisione sui seguenti punti:

1) l’attuale modalità di concorso lascerà il posto ad un concorso a graduatoria nazionale per singola tipologia di specialità, che garantisce maggiore trasparenza a tutela dei candidati;
2) la riforma in ogni caso prenderà il via dall'anno accademico (2013/2014), mentre per il corrente a.a. 2012/2013 le modalità di selezione rimarranno invariate;
3) è stata scongiurata la penalizzazione dei fuori corso e sono stati stabiliti i criteri per la valutazione degli elementi curriculari (voto di laurea e media esami sostenuti)

L’occasione è stata utile per fornire ulteriori spunti di miglioramento che sono al vaglio degli uffici della Direzione Generale e pertanto una completa descrizione del testo sarà possibile solo nei prossimi giorni.

Condividendo l’impianto complessivo, che ha recepito le osservazioni proposte dal SIGM, dal Comitato e dal CNSU in sede di consultazione, a maggior ragione del profilarsi di una futura consistente mobilità degli specializzandi sul territorio nazionale, il SIGM ha riproposto al MIUR la richiesta di garantire ai medici in formazione specialistica la tutela del diritto allo studio (accesso ai servizi erogati dagli Enti Regionali per il diritto allo studio: ristorativi ed alloggiativi). Ricordiamo a tal proposito come questi siano a tutti gli effetti un diritto dei medici in formazione specialistica, i quali corrispondono annualmente una tassa regionali ad hoc.

Ringraziamo, infine, la Presidenza del CNSU ed il CNSU in tutte le sue componenti per avere concretamente sostenuto le ragioni del cambiamento di rotta introdotto dalle modifiche al Regolamento concernente le modalità di selezione per l'accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria.

Vi terremo puntualmente aggiornati sulle ulteriori evoluzioni del caso.


FONTE: Giovanemedico.it
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18 febbraio, 2013

A Messina primo intervento nel Sud Italia di linfoadenectomia iliaco-otturatoria con tecnica mininvasiva

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Un innovativo intervento per asportare linfonodi in laparoscopia. Nessun taglio all’addome per il paziente che al policlinico di Messina è stato sottoposto a una delicata operazione; la prima - in Italia centro meridionale - ad essere eseguita con tecnica mininvasiva.

Un melanoma nella regione plantare del piede destro; le metastasi sono state diagnosticate grazie al “linfonodo sentinella”, metodo che consente di rintracciare i linfonodi di pertinenza già nelle aree regionali del corpo. È stato proprio l’esito positivo dell’esame istologico a rivelare la necessità di eliminare l’intera catena di linfonodi dell’arto inferiore.

In gergo medico si chiama “linfoadenectomia iliaco-otturatoria laparoscopica per metastasi da melanoma”; è stata eseguita presso l’Unità operativa complessa di Chirurgia plastica (diretta dal prof. Michele Colonna) e ha visto la collaborazione di una équipe multidisciplinare composta dal prof. Giuseppe Navarra, Direttore dell’Unità di chirurgia oncologica, dal dott. Gabriele Delia, dell’Unità di chirurgia plastica e dall’anestesista dott. Claudio Galletti .

Al dott. Delia il compito di eseguire la linfoadenectomia inguinale radicale; mentre il prof. Navarra ha eseguito la linfoadenectomia iliaco-otturatoria in laparoscopia. I linfonodi vengono asportati senza dover ricorrere ad alcuna incisione all’addome. La tecnologia entra in campo supportando il chirurgo che può così avere una visione operatoria ampia, agendo in modo più accurato e preciso. Notevoli i benefici soprattutto per il paziente che può tornare a casa in tempi brevi; come in questo caso, dimesso già in seconda giornata.

FONTE: Tempostretto.it
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16 febbraio, 2013

Test di Ingresso: ufficiale l'anticipo a Luglio, dal 2014 ad Aprile

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Il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) ha pubblicato il calendario dei test d’ingresso per i corsi di laurea a numero chiuso. Sono state anticipate quasi tutte le date da settembre a luglio. Dal 2014, invece, il ministro uscente Profumo ha fissato tutti i test per il mese di Aprile. Il test d’ingresso per i corsi di laurea di medicina sarà il 23 luglio, per veterinaria il 24 luglio, per architettura il 25 luglio. I test d’ingresso ai corsi delle professioni sanitarie, invece, si svolgeranno “regolarmente” il 4 settembre.

La maturità 2013 inizierà il 19 giugno con la prima prova. Considerando la distanza tra la prima prova di maturità e il test di medicina si può vedere che il “taglio del tempo” è notevole: nel 2012 la distanza tra la prima prova e il test di medicina era di 85 giorni, nel 2013 sarà di soli 35 giorni.
Questo risulta pesante considerando il fatto che tra seconda, terza prova e svolgimento degli orali il tempo di preparazione per i test d’ingresso ai corsi a numero chiuso si assottiglia pesantemente, soprattutto per gli studenti di scuole superiori con un gran numero di iscritti, che rischiano di concludere la maturità a distanza di una settimana dal test.

La data del 15 aprile per lo svolgimento dei test d’ingresso ai corsi di medicina in lingua inglese, invece, era già nota da tempo. Ci sono, però, delle modifiche sensibili alle modalità di valutazione e di svolgimento: gli studenti avranno 90 minuti di tempo per rispondere a 60 domande (nel 2012 i minuti erano 120 e le domande 80) e potranno giocarsi fino a 5 punti di valutazione con la presentazione di un certificato di lingua inglese e attestati dei risultati scolastici precedenti al test (anche qui con un massimo di 5 punti). Una certezza per questo test sarà la graduatoria unica nazionale.

Il MIUR giustifica l’anticipazione dei test di quest’anno a luglio come “un aiuto alla logistica per chi sceglie una città diversa dalla propria per studiare”. La progressiva anticipazione delle date dei test, fino allo svolgimento nel mese di aprile del prossimo anno, invece, è presentato come “europeizzazione del nostro sistema”. Nello stesso periodo, effettivamente, le università europee aprono le pre-iscrizioni e, soprattutto, alcune università private propongono dei test d’ingresso già durante la primavera. Fa eco al MIUR StudiCentro, gli studenti dell’UDC, che elogia il nuovo calendario: “Questa anticipazione evita anche l’assurda situazione che si verifica a ogni inizio di anno accademico quando, a lezioni avviate, vi sono studenti che rientrano nei corsi attraverso lo scorrimento delle graduatorie”.

Daniele Lanni, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi, ha commentato il tutto in una nota: “Siamo alle comiche finali. Il calendario pubblicato oggi dal Ministero è qualcosa di scandaloso. Gli studenti del quinto anno delle superiori finiscono gli esami di maturità pochi giorni prima del 23 luglio e si arriverà alla situazione paradossale per cui gli studenti avranno solo una settimana per preparare i test”. Il portavoce ribadisce lo schieramento di RSM contro il numero chiuso e dice che sono pronti a mettere in campo “qualsiasi iniziativa legale e politica per fermare questo scempio”. Risponde, poi, direttamente al commento del MIUR: “Altro che europeizzare. Questo è l’ennesimo attacco di questo Ministro dimissionario agli studenti italiani e alla possibilità per tutti di accedere all’Università. Siamo increduli. Come pensano che sia possibile preparare un test che può cambiare le nostre vite in meno di una settimana?”.

Anche il coordinatore nazionale dell’UdU, Michele Orezzi, si scaglia contro la nuova calendarizzazione: “Non solo gli studenti dovranno prepararsi a sostenere un test d’ingresso su materie che possibilmente non hanno mai nemmeno studiato, inoltre avranno pochissimo tempo a disposizione per farlo in quanto saranno impegnati, almeno fino alla prima metà di luglio, a sostenere gli esami di maturità. È un altro palese attacco al diritto allo studio e all’accesso alla formazione per migliaia di studenti”. Orezzi sottolinea anche le vittorie dei ricorsi al TAR contro alcuni test a numero chiuso degli scorsi anni, e ribadisce l’impegno politico e legale a riguardo: “Questa calendarizzazione è un ulteriore percorso ad ostacoli per migliaia di studenti che, dopo le scuole superiori, vogliono intraprendere un percorso universitario e la cosa più grave e' che il Miur cambia ancora una volta le regole in corsa e senza un minimo di preavviso e concertazione con gli studenti. Noi difenderemo i diritti di questi studenti e procederemo anche per via legale per abbattere questo sistema e stiamo gia' pianificando un nuovo ricorso collettivo col nostro avvocato per sconfiggere legalmente e politicamente un test a crocette obsoleto e incostituzionale”.

AUTORE: Mattia Sguazzini
FONTE: You-ng.it
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09 febbraio, 2013

Sanità, quella riforma scomparsa dai radar...

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Doveva essere la riforma che avrebbe rivoluzionato la sanità in Italia, portarci il medico di base h24, nuove prestazioni convenzionate, un servizio ”più trasparente, efficiente e sostenibile”, invece il decreto Balduzzi è rimasto in larga parte lettera morta. Per mesi si è parlato di una svolta nella sanità, ma ad oggi la svolta non è arrivata, o quantomeno è monca. Non solo. In questa campagna elettorale infuocata, in cui sono candidati tra gli altri Mario Monti e l‘ex ministro della Salute Renato Balduzzi, si è parlato di quasi tutto, tranne che di una riforma organica della sanità. Uno dei pochi accenni al problema è stato fonte di un battibecco su Twitter tra l’ex ministro e Ignazio Marino del Pd. “Ma lo sa che il programma sanità del Pd è già legge?”, ha cinguettato Balduzzi. “Si riferisce per caso alla sua legge fantasma?” gli ha replicato Marino. Negli ultimi giorni di campagna elettorale il tema è stato poi introdotto dal solo candidato del centrosinistra a Palazzo Chigi Pierluigi Bersani (ma è destinato a tornare presto da dov’è uscito).

Il decreto Balduzzi è legge da inizio novembre 2012, ma mancano all’appello più di 20 decreti attuativi, su cui si stanno dando battaglia Regioni e Governo. Alcuni di questi sono già scaduti (dovevano essere già varati entro il 2012), e la maggior parte dovrebbe essere approvata entro la prima metà del 2013. Le Regioni sostengono di non aver ricevuto finora nemmeno il decreto, contestano i tagli alla sanità e l’impianto stesso di tutta la riforma (che, dicono, è stata fatta con due provvedimenti separati e incompatibili tra loro, ovvero il regolamento della spending review, che taglia i posti letto, e il decreto Balduzzi). Per il 2013 chiedono che il finanziamento alla sanità sia riportato “almeno al livello del 2012″. Inoltre, secondo le Regioni, per avere la possibilità di lavorare con una prospettiva di mantenimento dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza), “servirebbero anche un altro paio di miliardi”.

Ma per il Governo altri fondi da dare non ce ne sono. Anche perché, a detta dell’esecutivo, il decreto Balduzzi è a costo zero. L’impasse, a poche settimane dall’inizio della prossima legislatura, sembra dunque insuperabile. “Nessuno di questi decreti ha la possibilità reale di essere approvato prima del voto”, sostiene Paolo Di Loreto, rappresentante dell’Umbria nel coordinamento sanità delle Regioni.

Le nuove misure contenute nella riforma per le Regioni qualche onere aggiuntivo invece ce l’hanno. Il motivo lo spiega Di Loreto, che è anche membro del Cda del’Istituto superiore di sanità in rappresentanza delle Regioni: “Da una parte si tagliano fondi e risorse per gli ospedali: dal regolamento della spending review lo stesso Governo prevede una riduzione dei costi di 20 milioni di euro, cifra ridicola; poi si mette in atto una riforma, attuata per decreto, che il ministro dice essere a costo zero ma che secondo noi non lo è”, a tal punto che “quei 20 milioni di risparmi sono spiccioli rispetto alle spese da coprire”. Stesso ragionamento lo fanno gli assessori alla salute nelle varie regioni italiane. Quello toscano (Luigi Marroni) sottolinea, ad esempio, che nella riforma ci sono diversi punti, che pur non creando spesa, hanno un impatto economico sulla sanità locale, già afflitta dai tagli.

Sono soprattutto tre i nodi del decreto Balduzzi che le Regioni contestano, oltre al fatto di aver approvato una riforma della sanità per decreto: il medico di base h24, l’aggiornamento dei nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza), le nuove regole per la nomina di direttori generali e primari.

Per quanto riguarda l’introduzione del medico h24, spiega Di Loreto, “a livello regionale un’assistenza di questo tipo garantita esiste già, grazie alle guardie mediche. Se poi si vuole farla in maniera più strutturata, noi siamo d’accordo, ma non è vero che è a costo zero”. I fondi infatti, spiega, secondo il Governo dovrebbero venire dai risparmi della spending review: “Ma così – sostiene – prima di tutto si risparmia sugli ospedali, che sono già in sofferenza e che avrebbero bisogno di investire in innovazione”. E inoltre, fa notare, “a fronte di ipotetici risparmi che sarebbero realizzati in più anni, necessari per la riorganizzazione della rete ospedaliera, si dovrebbero affrontare da subito le spese per i nuovi ambulatori h24″.

Altro oggetto del contendere è l’aggiornamento dei nuovi Lea, le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di ticket. Il ministro Balduzzi ha provveduto a stilare la nuova lista, includendo anche 110 nuove patologie rare, ma le Regioni sostengono di non aver ancora ricevuto il documento. Le Regioni condividono l’esigenza di aggiornare i Lea ma, dicono, “non ci si può fermare alle malattie rare e alla ludopatia quando c’è bisogno di adeguare i Lea anche nel settore delle prestazioni diagnostiche. Abbiamo dei comuni esami di laboratorio che non sono inseriti nei Lea e manteniamo invece convenzionati degli esami obsoleti”. Soprattutto le Regioni contestano il metodo di non affrontare complessivamente il tema, mettendo in relazione l’aggiornamento dei Lea e costi correlati.

Ultimo punto su cui l’attuazione del decreto Balduzzi si è bloccata sono le nuove regole di nomina dei direttori generali e dei primari. “Siamo favorevoli – dice Di Loreto – a percorsi di nomina e valutazione dei direttori generali e dei primari caratterizzati dal massimo livello di trasparenza e basati su una valutazione tecnica dei curriculum professionali. Ma riteniamo la responsabilità della nomina debba coincidere con quella dei risultati che consegue il servizio sanitario regionale”. Su questo aspetto arriva l’attacco di Lucio Barani (Pdl), che fu uno dei relatori del decreto Balduzzi alla Camera. Secondo lui lo stallo nell’attuazione della Balduzzi deriva dalla resistenza delle Regioni a un cambiamento: “Molti governatori si oppongono – dice – perché vogliono continuare a gestire la sanità, ad esempio nominare i primari e i dirigenti. C’è una sorta di dittatura delle Regioni”. Ma l’attacco viene rispedito al mittente: “Non è un nostro capriccio”, replicano dalla Conferenza delle Regioni.

FONTE: Il fatto quotidiano
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30 gennaio, 2013

Francia, al bando la pillola "Diane 35"

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Allarme in Francia per una nota e diffusa pillola anticoncezionale. L'Agenzia nazionale della sicurezza dei farmaci, Ansm, ha deciso di sospendere entro tre mesi la vendita del farmaco Diane 35, nato per il trattamento dell'acne, ma spesso usato per i suoi effetti contraccettivi. A causare la decisione dell'agenzia, la morte sospetta di almeno quattro donne dalla sua commercializzazione, nel 1987, a oggi. Ma le morti legate ai confetti Diane potrebbero essere molte di più.

La pillola aumenterebbe il rischio di trombosi ed embolie polmonari. Il direttore generale dell'Ansm Dominique Maraninchi ha spiegato: "In 25 anni sarebbero 125 i casi di decesso per trombosi venosa causata dall’utilizzo della pillola o dei suoi generici. Nello specifico in quattro casi l’insorgere della trombosi parrebbe essere stata causata senza ombra di dubbio dalla pillola in questione".

"La procedura di sospensione del farmaco - ha proseguito il direttore dell'Ansm - durerà tre mesi durante i quali le donne che assumono tale pillola non devono smettere di prenderla repentinamente. Sono piuttosto invitate a consultare i loro medici generici che comunque non potranno più prescrivere Diane 35. Tutti gli stock saranno infatti, ritirati dal commercio".

La Bayer, il colosso farmaceutico che produce la pillola messa all'indice, si difende sottolineando come il rischio ddi trombi sanguigni legati alla sua assunzione è "conosciuto e chiaramente indicato nel foglietto illustrativo" e che il trattamento non doveva essere prescritto in casi diversi dall’acne e sempre "nel rispetto di eventuali controindicazioni".

In Francia sono circa 315mila le pazienti che usano questa pillola o i farmaci generici equivalenti non solo per i suoi effetti benefici contro l'acne, ma anche per le sue conseguenze contraccettive. L'agenzia del farmaco di Parigi ha annunciato una procedura per il bando europeo del farmaco.

FONTE: Tgcom.it
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25 gennaio, 2013

Scoperto il "Quadruplex", un DNA a 4 filamenti espresso in mitosi...

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Ricercatori della University of Cambridge, guidati da Shankar Balasubramanian hanno pubblicato su Nature Chemistry la scoperta di strutture con appaiamenti di 4 filamenti di DNA.

I quadruplex si formano in regioni ricche di guanina con i filamenti che si organizzano ripiegando e formando una sorta di struttura quadrata. Queste strutture sono estremamente instabili ed i ricercatori hanno dovuto usare anticorpi specifici e sostanze bloccanti per poterle osservare su cellule di tumore dall'osteosarcoma al cancro della cervice. Le conformazioni del DNA a quattro sarebbero presenti soprattutto al centro dei cromosomi e alle loro estremità, nei telomeri. La loro posizione insieme al fatto che si sono visti formare soprattutto in fasi mitotica, lascia pensare che potrebbero essere correlati ai tumori.

Tra i ricercatori c'è anche l'italiana Giulia Biffi arriva da a Cambridge con un dottorato dall'Università di Pavia che spiega, "Anche nelle cellule normali si formano ma le cellule tumorali replicano continuamente e quindi se i quadruplex sono importanti durante la replicazione del Dna potrebbero avere effetti più rilevanti nelle cellule tumorali. Già in studi precedenti si è visto che si possono usare piccole molecole sintetizzate per 'traghettare' queste strutture con un effetto anti-proliferativo sulla cellula".
 
FONTE: Molecularlab.it
ARTICOLO SCIENTIFICO: Articolo
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Da Novara in arrivo un nuovo vaccino contro la meningite B

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Trovato il vaccino per il tipo di meningite più diffusa, quella di tipo B. La scoperta del Bexsero è tutta italiana: è da attribuirsi al Novartis di Siena e alla clinica pediatrica dell’Ospedale Maggiore di Novara. La ricerca ha visto come protagonisti 300 bambini che hanno partecipato tra il 2008 ed il 2010. L’ospedale è stato un po’ il centro di coordinamento di questa maxi sperimentazione che ha coinvolto in totale 5 ospedali italiani e 60 in altre sei nazioni europee.  Ora però il risultato c’è ed è stato approvato anche dalla Commissione europea per i farmaci lo scorso 21 gennaio.

Massima la soddisfazione espressa dal direttore della ricerca, Gianni Bona: “E’ una ricerca  che ha richiesto 12 anni di lavoro per lo sviluppo nei laboratori Novartis di Siena, a cura del professor Rino Rappuoli e della sua equipe. Poi sono seguiti 5 anni di sperimentazione”. Un plauso va anche ai genitori dei bambini che hanno deciso di dare la loro approvazione ai fini della ricerca, un’approvazione che però, secondo il Professor Gianni Bona, non è stata difficile da ottenere, in quanto l’ospedale novarese è da sempre conosciuto per l’affidabilità e la serietà del proprio lavoro di ricerca.

La meningite B si può quindi ora prevenire. Ciò che ancora manca è la ricezione del prodotto da parte dell’Aifa, Agenzia Italiana per il farmaco, che dovrebbe accettare il Bexsero entro sei mesi. Intanto si chiederà l’autorizzazione per immetterlo nei livelli essenziali di assistenza, in modo tale che sia fornito in forma gratuita.

FONTE:  www.mondoinformazione.com
AUTRICE: Adele Lerario
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La Barilla inaugura un nuovo padiglione pediatrico a Parma

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Tredicimila metri quadri, quattro piani, 89 posti letto dotati di ogni comfort e con i supporti della più innovative tecnologie a disposizione dei piccoli pazienti ma anche dei loro genitori. I numeri, da soli, non bastano però a descrivere il nuovo padiglione "Pietro Barilla" del Maggiore di Parma, la struttura che da oggi rappresenterà per la città emiliana l'ospedale dei bambini.

L'intitolazione cade nel centenario della nascita dell'imprenditore parmigiano, scomparso il 16 settembre 1993. Alla presenza del ministro della salute Renato Balduzzi, del presidente della regione Vasco Errani, delle autorità cittadine oggi è avvenuto il taglio del nastro della nuova struttura ospedaliera parmigiano. Una realtà innovativa che avrà al centro il benessere, non solo fisico, ma anche psicologico, del bambino e della famiglia grazie all'elevata umanizzazione degli ambienti, le attività ludiche ed educative con spazi specifici, l'accoglienza della famiglia, gli arredamenti che richiamano un'ambientazione familiare e domestica il tutto in un percorso di cura supportato da dotazioni tecnologiche di ultima generazione.

L'Ospedale dei Bambini di Parma è frutto di un eccezionale accordo tra soggetti privati ed enti pubblici. L'opera, costata in tutto 34 milioni di euro, ha visto infatti il contributo di 8,5 milioni di euro dal gruppo Barilla, 7,5 da Fondazione Cariparma e 2 da impresa Pizzarotti. A 16 milioni ammonta invece il contributo pubblico fra azienda ospedaliero-universitaria, stato e regione.

"Non è cosa facile in questi tempi inaugurare un ospedale ma ultimamente mi sta capitando, anche con una certa frequenza, e questo vuol dire che bisogna mettere nel conto anche le cose buone che ci sono nel nostro paese e nel nostro mondo della salute - ha commentato il ministro della salute Renato Balduzzi - Questa poi una occasione speciale perché si inaugura un ospedale pediatrico quindi tocca un settore molto importante e su cui stiamo facendo tante cose".

"Proprio questa settimana abbiamo presentato un quaderno al ministero della salute sull'appropriatezza pediatrica - ha aggiunto il ministro - Sta poi per concludersi un tavolo di indirizzo per migliorare la pediatria che è già una bella realtà ma che può essere ancora migliorata nel nostro paese". Il nuovo padiglione 'Barilla' è anche la conferma, ha sottolineato il presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani "del grande impegno che come regione abbiamo preso alcuni anni fa e con coerenza stiamo portando avanti. A Parma stiamo facendo i maggiori investimenti a livello regionale. Era giusto farlo perché stiamo realizzando un polo ospedaliero di valenza regionale e sovraregionale".

"In un luogo nuovo come questo si concentreranno competenze cliniche di eccellenza assistenziali che mettono insieme le loro forze e quindi danno un segno di riferimento che va oltre il territorio provinciale e regionale - ha aggiunto l'assessore regionale alle politiche per la salute Carlo Lusenti - Questo polo avrà una valenza fondamentale per tutto il nord del nostro paese".

FONTE: ViaEmilianet.it
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13 gennaio, 2013

Test di Ingresso: riammessi studenti esclusi a Messina, il Tar pone fine "de facto" al numero chiuso in tutti i corsi

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Stop al numero programmato universitario? Secondo l'Unione degli universitari una serie di provvedimenti dei Tar di mezza Italia decretano "la fine del numero chiuso nel nostro Paese ". Secondo gli studenti, le ordinanze che si stanno ripetendo minano alla base i princìpi stessi del numero chiuso all'università e il prossimo governo, con tutta probabilità, dovrà mettere nuovamente mano alla materia. Anche perché la Corte costituzionale si pronuncerà sulla legittimità del numero chiuso.

Già il governo Monti, attraverso il titolare del dicastero Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, è intervenuto sulla selezione a Medicina, la facoltà più contesa (circa 80 mila studenti per poco più di 9mila posti). Quest'anno, il test di ammissione valeva per un intero raggruppamento di atenei e non più per una sola università. Ma secondo i giudici amministrativi non basta per evitare disparità di trattamento tra i cittadini italiani: di fatto un ragazzo estromesso a Milano con un certo punteggio sarebbe stato ammesso in un'altra università, magari al Sud. Ed è proprio su questo aspetto che si è pronunciato il Tar del Lazio lo scorso 21 dicembre. I giudici di Roma hanno riammesso nei rispettivi atenei gruppi di studenti di Milano, Firenze, Parma, e Messina esclusi per il punteggio troppo basso, e fuori dai posti messi a concorso, ma che con lo stesso punteggio sarebbero stati ammessi alla Sapienza di Roma. Risultato: tutti ammessi in attesa che il Tar si pronunci in via definitiva.

"Il maldestro tentativo di Profumo di risposta ai nostri ricorsi e alla probabile incostituzionalità del numero chiuso  -  dichiara Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell'Udu  -  è stata mettere le macroaree con una graduatoria aggregata tra più atenei. Questa sentenza è la risposta nei fatti al provvedimento del ministro che abbiamo criticato fin da subito: la graduatoria dei quattro atenei per la facoltà di medicina è da considerarsi nulla". Un provvedimento che può creare un effetto domino, perché è ancora possibile  -  spiegano dall'Udu  -  ricorrere in via eccezionale al Presidente della repubblica. "Ma ci sono ancora pochi giorni disponibili", ammettono.

E sul numero programmato gli studenti aspettano il pronunciamento della Corte costituzionale: "Il Tar e il Consiglio di stato hanno già detto una cosa chiara: se dimostri che nella tua stessa facoltà, in un qualsiasi altro ateneo italiano, uno studente è entrato con un punteggio più basso del tuo, tu hai diritto ad essere immatricolato dell'ateneo dove hai sostenuto il test. E' una vera rivoluzione, la fine del numero chiuso".

Ma il sistema sembra scricchiolare anche in altre parti. A Campobasso il locale Tar ha annullato la graduatoria del test di ammissione a Medicina per l'intera macroarea  -  Campobasso, Bari e Foggia  -  perché la Commissione avrebbe richiesto ai candidati di lasciare sul banco la carta d'identità accanto al codice della prova, consentendone l'identificazione e la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta. Inoltre, il Cineca  -  il consorzio di atenei che cura le selezioni a livello nazionale  -  non avrebbe compilato nessun verbale. In tre regioni Abruzzo, Marche e Sardegna i Tar hanno fatto rientrare dalla Romania, dalla Spagna e dal Belgio, gli studenti di Medicina costretti ad emigrare all'estero a causa del numero chiuso.

In questo modo, ma solo per chi ha la possibilità di iscriversi all'estero, è possibile aggirare il numero chiuso in Italia. E il Tar di Firenze ha ammesso quasi 200 ricorrenti a Ingegneria dell'ateneo di Pisa dove l'università ha introdotto "illegittimamente", secondo gli studenti, il numero chiuso a ingegneria. A Cosenza e l'Aquila è saltato il numero chiuso a Scienze della formazione, che prevede un punteggio minimo di ammissione anche se tutti i posti non vengono coperti. Secondo il Tar Lazio se i posti ci sono vanno occupati anche se i concorrenti non hanno raggiunto la soglia minima di accesso.

Stesso discorso per la facoltà di i posti destinati agli studenti extracomunitari e per i posti rimasti vacanti alla facoltà di Architettura. In tutto, sono più di 20 le ordinanze di sospensiva pronunciate tra fine dicembre e la prima settimana di gennaio dai diversi Tar italiani che hanno ammesso "con riserva" all'università decine di studenti esclusi dai test. "Si è fatta la storia  -  conclude Orezzi  -  Queste giornate saranno ricordate come un enorme passo avanti verso l'università italiana libera e aperta. E aspettando la sentenza della Corte Costituzionale possiamo dire che questa martellata dell'Udu al muro del numero chiuso ha aperto una speranza per un vero diritto allo studio e un miglior futuro per gli studenti del nostro Paese".

FONTE: Repubblica.it
AUTORE: Salvo Intravaia
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12 gennaio, 2013

Stabilità, 20mila professionisti nella sanità in bilico. Pronto soccorso a rischio

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In bilico migliaia di contratti libero professionali in corsia. Messa una pezza ai 35mila precari in scadenza, si apre un’altra falla nel personale della sanità, un buco che potrebbe gettare ugualmente nel caos servizi essenziali, a partire dai pronto soccorso. E stavolta su scala nazionale. Si stanno materializzando in questi giorni, in diversi ospedali d’Italia, le circolari che recepiscono le disposizioni della legge di stabilità pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 dicembre scorso. Il provvedimento prevede la proroga di sei mesi ai contratti in scadenza al 31 dicembre, ma non tutti. Dentro il personale a tempo determinato che abbia superato i tre anni, fuori gli incarichi di collaborazione. Si tratta di personale esterno cui le aziende sanitarie locali hanno fatto un massiccio ricorso negli anni per garantire servizi altrimenti impossibili col solo personale interno.

Rischiano camici bianchi, infermieri e ricercatori impiegati in regime di libera professione nei vari reparti. La platea potrebbe riguardare 20mila professionisti: 7mila medici in regime di collaborazione e 14mila incarichi libero-professionali di studio, ricerca e consulenza. Come saranno gestiti è impossibile dirlo. Il dispositivo della norma rimette ai direttori generali e del personale, in base ai propri budget di spesa, di non rinnovarli e di prorogarli solo in “via eccezionale”, al fine di completare il progetto e per ritardi “non imputabili al collaboratore”. Dai territori arrivano però i primi segnali. In Lombardia, ad esempio. “Qui si sta preparando il caos”, denuncia Gianfranco Giacobini della Cub di Lodi. “La componente privatistica è stata la stampella del servizio. All’Ospedale di Lodi abbiamo 141 precari in scadenza prorogati di sei mesi, ma anche una quarantina di incarichi libero professionali che sono stati portati a esaurimento e che alla scadenza contano solo tre rinnovi. Significa gettare il pronto soccorso nel caos. E se non accade oggi sarà domani, quando via via il peso dei mancati rinnovi si farà sentire”.

L’allarme non ha ancora raggiunto le alte sfere sindacali, a lungo in trattativa con il governo per salvare il salvabile. Ma tutto lascia presagire che presto dovranno affrontare anche questo nodo. Da una parte il blocco totale del turnover, dall’altra il rischio di emorragie del personale impossibili da controllare e perfino conteggiare. Il tutto con un governo che c’è sulla carta, dimissionario e incaricato solo dell’ordinaria amministrazione. “Inutile negarlo, tra la caduta del governo e al momento elettorale siamo di fronte a un’empasse istituzionale”, incalza il segretario della Funzione pubblica Cisl Daniela Volpato. Che spiega così la situazione: “Il Fondo sanitario nazionale è stato ridotto di un miliardo ma le nostre richieste attutire e calibrare i tagli della forza lavoro sono cadute nel vuoto. I parametri di riduzione del personale dovevano essere definiti da un decreto che non è stato emanato. Dovevano basarsi sul “Patto per la salute” che non è stato mai definito. Non c’è neppure il tavolo nazionale permanente che avevamo chiesto per avere prefigurazioni sugli effetti concreti della legge di stabilità nei livelli occupazionali e sui servizi”. Nel frattempo, però, sulla testa dei direttori generali delle aziende sanitarie si materializzano vincoli di spesa cui sono subordinati i piani occupazionali delle singole unità. “Alla fine – pronostica la Volpato – le Regioni faranno di necessità virtù, andando avanti in base al loro programma economico finanziario. I nostri delegati sono impegnati a spiegare ai direttori sanitari e agli assessori regionali che non si potranno fare tagli indiscriminati che mettano a rischio pronto soccorso, maternità e tutto quello che occorre per garantire livelli assistenziali, emergenza e urgenza”.

Anche perché poco, pare, resti da tagliare. La Ragioneria generale dello Stato ha fornito i dati riguardanti i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale: dal 2009 al 2011 sono stati tagliati 3.360 medici. “Se guardiamo agli standard europei – spiega Licia Pera dell’esecutivo nazionale di USB Pubblico Impiego – in Italia mancano all’appello 50mila infermieri. L’affondo sul servizio sanitario pubblico è definito e finalizzato ad aprire la strada al sistema delle assicurazioni, attraverso il quale si cura solo chi può pagare mentre alla maggioranza dei cittadini si riserva un servizio pubblico residuale, caritatevole e di scarsa qualità”.

AUTORE:  Thomas Mackinson
FONTE: Il fatto quotidiano
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02 gennaio, 2013

Sanità: scatta il piano 2013 per recuperare (in tagli) 8,3 miliardi di euro

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Entro il 2014 verranno sottratti 8,3 miliardi di euro al servizio sanitario nazionale. Per recuperare quei fondi e per limitare gli sprechi è stata disegnata una nuova strategia del ministro della Salute RenatoBalduzzi. Primo passo: l’aggiornamento dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Quel lungo elenco di seimila voci in cui è scritto quali sono gli interventi, le visite, i ricoveri, le terapie e le analisi passati dal servizio sanitario. Si è cominciato lavorando sui livelli di assistenza, non modificati dal 2001, prevedendo una stretta in grado di ridurre soprattutto gli esami inutili.

La stretta sarà, in primo luogo, sulle indagini molto costose. Da qui, la scelta di dare una limata alle prescrizioni. Potranno sottoporsi a questi esami, dunque, solo coloro che rientreranno in una casistica che gli esperti stanno finendo di stilare. Un esempio: niente più Tac o risonanza magnetica solo per un dolore al ginocchio. In particolare a chi, per età, ha fisiologici problemi alle articolazioni. L’intervento al tunnel carpale (mano-polso) non dovrà per nessun motivo prevedere ricovero. Stesso discorso per un’operazione agli occhi come la cataratta. Alla Asl, un ricovero non appropriato, potrebbe non essere rimborsato dalla Regione.

Proprio le Regioni dovranno organizzare dei servizi in grado di verificare se la prescrizione di un esame che il medico ha fatto ad un paziente è congrua o no. Una superlente di ingrandimento controllerà almeno il 5% delle ricette. Verranno messe a confronto la patologia, la sua gravità, l’età del malato, il suo stato di cronicità e la richiesta di indagini. Per favorire i controlli il medico sarà obbligato a scrivere il sospetto diagnostico sulla ricetta. Nei casi in cui questa specifica non fosse segnata la richiesta verrà considerata nulla.

Tra i nuovi livelli di assistenza entra il parto indolore. Al momento è garantito in un numero di ospedali che non supera il 40%. Si parla di epidurale, di anestesia dal bacino in giù in grado di non far soffrire la donna, di farla comunque essere vigile e di non compromettere le condizioni psicofisiche del bambino. Una scelta che dovrebbe riuscire ad arginare l’abuso di parti cesarei: il 38% delle nascite contro il 20-25% degli altri paesi europei. Abuso di interventi con il bisturi che si traduce in un’ampia forbice tra Nord e Sud. In Campania i cesarei sfiorano il 65% mentre nel Friuli la percentuale è sotto il 25%.

Oltre a 110 malattie rare entrano nei Lea anche cinque patologie croniche molto diffuse e fino ad oggi non riconosciute: le broncopneumopatie croniche ostruttive, le ostemieliti, le patologie renali croniche, il rene policistico autosomico dominante e la sarcoidosi. Sarà il servizio sanitario nazionale a curare anche le ludopatie (compulsione a giocare d’azzardo) e le patologie derivati da uso di Talidomide. Un farmaco utilizzato alla fine degli anni Cinquanta riconosciuto come causa di gravi malformazioni nei neonati.

FONTE: Il Messaggero
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30 dicembre, 2012

E' morta Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina

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E' morta la scienziata e senatrice a vita Rita Levi Montalcini. Il premio Nobel per la medicina si è spenta nella sua abitazione a Roma in via di Villa Massimo. Aveva 103 anni ed era nata a Torino. E' stata una delle scienziate più ammirate e celebrate del panorama scientifico italiano a livello mondiale. Negli anni cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale". È stata socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche ed è stata tra i soci fondatori della Fondazione Idis-Città della Scienza.

Nata in una famiglia ebrea sefardita, figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico, e della pittrice Adele Montalcini, e sorella di Gino (1902–1974), scultore e architetto noto negli anni trenta, e Anna (1905–2000), nel 1909 Rita nacque insieme alla sorella gemella Paola (1909–2000), nota pittrice. In merito alla propria educazione familiare, scriverà: « La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita. A mio padre come a mia madre debbo la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole. Questo atteggiamento, che si manifestò anche più spiccatamente in mio fratello Gino, mi colpì sin dall'infanzia e determinò, almeno in parte, l'incondizionata ammirazione che avevo nei suoi confronti.»

Entrambi i genitori erano molto colti e instillarono nei figli il proprio apprezzamento per la ricerca intellettuale. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente sereno, sebbene dominato da una concezione tipicamente vittoriana dei rapporti con i genitori e dei ruoli femminili e maschili e dalla forte personalità del padre convinto che una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di una moglie e di una madre. Nonostante l'opinione del padre, decise nell'autunno del 1930 di studiare medicina all'Università di Torino; la scelta di medicina fu determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la sua amata governante.

All'età di vent'anni entrò nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg), dove cominciò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la vita. Ebbe come compagni universitari due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Tutti e tre furono studenti di Giuseppe Levi verso il quale si sentirono in debito per la formazione in scienze biologiche e per aver insegnato loro come affrontare i problemi scientifici in modo rigoroso, in un momento in cui tale approccio era ancora abbastanza inusuale; fu lo stesso Levi a introdurre in Italia il metodo di coltivazione in vitro.

Nel 1936 il rettore dell'Università di Torino, Silvio Pivano, le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria, ancora incerta se dedicarsi completamente alla professione medica o allo stesso tempo portare avanti le ricerche in neurologia.

Nel 1938 Benito Mussolini pubblicò il “Manifesto per la difesa della razza” firmato da dieci scienziati italiani, cui fece seguito la promulgazione di leggi razziali di blocco delle carriere accademiche e professionali a cittadini italiani non ariani. In quanto ebrea sefardita, Rita fu costretta a emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Sino all'invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso.

Poco prima dell'invasione del Belgio tornò a Torino, dove, durante l'inverno del 1940, allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche, ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era appena partito quando Giuseppe Levi, scappato dal Belgio invaso dai nazisti, ritornò a Torino e si unì a lei, diventando così, con suo grande orgoglio, il suo primo e unico assistente. Il loro obiettivo era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e di quelli ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. In quel laboratorio Rita Levi-Montalcini scoprì il meccanismo della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno riconosciuto solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi. Il pesante bombardamento di Torino a opera delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare la città e la Montalcini si rifugiò nelle campagne di un paese dell'Astigiano, dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese gli esperimenti. Nel 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche li costrinse ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso. L'8 settembre 1943, il fratello Gino si sposò e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decise di portare nel sud Italia tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Iniziò un pericoloso viaggio che si concluse a Firenze, ospiti della famiglia Mori, la cui figlia, pittrice, era amica di Paola.

I Levi-Montalcini restarono a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo. A Firenze, Rita fu in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione e nel 1944 entrò come medico nelle forze alleate.

Nell'agosto 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze; la Montalcini divenne medico presso il Quartier Generale anglo-americano e venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di tifo addominale. Qui si accorse però che quel lavoro non era adatto a lei, in quanto non riusciva a costruire il necessario distacco personale dal dolore dei pazienti. Lavoro da lei stessa definito difficile e penoso per il diffondersi delle epidemie: « Era in corso un'epidemia di tifo, i malati morivano a decine. Facevo di tutto, il medico, l'infermiera, la portantina. Giorno e notte. È stato molto duro e ho avuto fortuna a non ammalarmi. » (Rita Levi-Montalcini)

Dopo la guerra tornò dalla famiglia a Torino dove riprese gli studi accademici e allestì un laboratorio di fortuna casalingo in una collina vicino ad Asti. I suoi primi studi (degli anni 1938-1944) erano stati dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Con il maestro Giuseppe Levi, iniziò a fare ricerca negli embrioni di pollo attraverso i quali approfondì le ricerche sulle correlazioni nello sviluppo tra le varie parti del sistema nervoso e si rivolgeva allo studio dello sviluppo dei neuroni isolati da vari elementi del tessuto cerebrale dell'embrione, giungendo a diversi risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali.

Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger, al quale si era ispirata per molti suoi lavori, la invitò a St. Louis, a prendere la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University. Tra le altre cose continuò le ricerche embrionali sulle galline portando sul terreno sperimentale il problema delle relazioni tra neurosviluppo e periferia organica. Innestando in embrioni di pollo frammenti di speciali tumori, poté osservare il prodursi di un "gomitolo" di fibre nervose a carico delle cellule gangliari, deducendone l'ipotesi di un fattore chimico, liberato dal tessuto ospite e attivo sullo sviluppo dei neuroni. Tra la fine del 1950 e il 1951, agganciandosi alle ricerche dell'embriologo Elemer Bueker, delineò l'idea di un agente promotore della crescita nervosa, presentando nel dicembre 1951 presso la New York Academy of Sciences la sua tesi che cercava di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita di fibre nervose, l'esistenza di fattori liberati da altre cellule capaci di controllare questa differenziazione. La tesi venne approfondita e precisata con nuove esperienze, condotte nel 1952 con la cultura in vitro all'Istituto di biofisica dell'università di Rio de Janeiro, in collaborazione con Hertha Mayer.

Certa di rimanere negli Stati Uniti solo pochi mesi, quella che doveva essere una breve permanenza si rivelò poi una scelta trentennale. Fino al 1977 rimase negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero, nel 1951-52, durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell'embrione di un pulcino, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.

Nel 1954, continuando nelle analisi in vitro e in collaborazione col suo allievo biochimico Stanley Cohen, giunse all'isolamento di una frazione nucleoproteica tumorale e all'identificazione di tale sostanza presente in quantità ingenti nel veleno dei serpenti e nella ghiandola salivare dei topi: una proteina che viene sintetizzata da quasi tutti i tessuti e in particolare dalle ghiandole esocrine, con cui meglio accertò la molecola proteica tumorale chiarificandone i meccanismi di crescita e di differenziazione cellulare. Designata come Nerve Growth Factor (NGF), essa si sarebbe dimostrata attiva sul differenziamento, il trofismo e il tropismo di determinati neuroni del sistema nervoso periferico e del cervello. La loro ricerca è stata di fondamentale importanza per la comprensione della crescita delle cellule e organi e svolge un ruolo significativo nella comprensione del cancro e di malattie come l'Alzheimer e il Parkinson.

Questa scoperta "andava contro l'ipotesi dominante nel mondo scientifico che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni". Sviluppi successivi poterono chiarire appieno il significato di questa scoperta: alcune cellule del sistema simpatico sono stimolate dall'organo di cui regolano l'attività, una maggior richiesta è in grado di modificare in senso ipertrofico le cellule di questo sistema. Dopo aver sperimentato che, trattando alcuni topi con un siero anti-NGF, questi presentavano gravi problemi neuroendocrini, dovuti ad alterazioni irreversibili dell'ipotalamo, Rita Levi-Montalcini lo utilizzò per controllare la crescita dei tumori delle cellule nervose.

Nel 1956 venne nominata professoressa associata e nel 1958 professoressa ordinaria di zoologia presso la Washington University di St. Louis e, nonostante inizialmente volesse rimanere in quella città solo un anno, vi lavorò e vi insegnò fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1977. Per circa trent'anni fece le ricerche sull'NGF e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 ricevette il Premio Nobel per la medicina insieme al suo studente biochimico Stanley Cohen. Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta dell'NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo».

La scienziata devolse una parte dell'ammontare del premio alla comunità ebraica, per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma. Nel 1987 ricevette dal Presidente Ronald Reagan la National Medal of Science, l'onorificenza più alta del mondo scientifico statunitense.

Durante la carriera negli Stati Uniti, lavorò assiduamente anche in Italia: fondò un gruppo di ricerche e dal 1961 al 1969 diresse il Centro di Ricerche di neurobiologia creato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) presso l'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 rivestì la carica di Direttrice del Laboratorio di Biologia cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" proseguì i suoi studi come ricercatrice e fu Guest professor dal 1979 al 1989. Nel 1983 fu chiamata a ricoprire anche la posizione di presidente dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, poiché, nonostante i lunghi soggiorni negli Stati Uniti, non smise di seguire le ricerche su questa patologia.

Dal 1989 al 1995 lavorò presso l'Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di "superesperto", concentrandosi sullo spettro di azione dell'NGF. Dal 1993 al 1998 presiedette l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, istituzione che è riuscita a rilanciare in quegli anni. Nel 1999 è stata nominata ambasciatrice dell'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) dal direttore generale Jacques Diouf, per contribuire alla sua campagna contro la fame nel mondo-

È stata membro delle maggiori accademie scientifiche internazionali, come l'Accademia Nazionale dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, la Pontificia Accademia delle Scienze (prima donna ammessa), l'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society. È stata inoltre Presidente onoraria dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Ha collaborato con l'Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello (Fondazione EBRI, European Brain Research Institute), da lei fondato nel 2001 e presso il quale ha proseguito, fino a poco tempo prima di morire, la sua attività di ricerca, affiancata da un costante impegno in campo sociale e politico e sostanziata dalla profonda riflessione etica che ne ha animato l'intero percorso di vita.

Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha dichiarato d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio».

Ha rinunciato per scelta a un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza. Riguardo alla propria esperienza di donna nell'ambito scientifico, ha descritto i rapporti coi collaboratori e studiosi sempre amichevoli e paritari, sostenendo che le donne costituiscono al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, sebbene ancora lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale.

La prima metà degli anni settanta l'ha vista partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto.

Rita Levi-Montalcini ha sovente lavorato con giovani attraverso progetti del CNR. Da un'indagine del 2006, effettuata dalla Tns Infratest, la sua credibilità la pone in testa alla classifica dei migliori testimonial.

Alla base di questa volontà di confronto con i giovani vi è una profonda fiducia nelle capacità innovative dell'uomo. Ha più volte affrontato il tema del rapporto tra le nuove generazioni e lo sviluppo tecnologico, del quale ha descritto anche i limiti:
« Oggi, rispetto a ieri, i giovani usufruiscono di una straordinaria ampiezza di informazioni; il prezzo è l’effetto ipnotico esercitato dagli schermi televisivi che li disabituano a ragionare (oltre a derubarli del tempo da dedicare allo studio, allo sport e ai giochi che stimolano la loro capacità creativa). Creano per loro una realtà definita che inibisce la loro capacità di “inventare il mondo” e distrugge il fascino dell’ignoto. »
(Rita Levi-Montalcini)

Negli incontri coi giovani, emerge l'invito a non concentrare l'attenzione solo su sé stessi, a partecipare ai problemi sociali e fare proposte volte al miglioramento del mondo attuale.
Ai giovani ricercatori ha ripetutamente suggerito l'esperienza all'estero per poi tornare in Italia, convinta che risieda in loro il futuro della ricerca e dell'innovazione scientifica del paese.

Nel 2009, giungendo all'età di cento anni, è stata la prima tra le vincitrici e i vincitori del premio Nobel a varcare il secolo di vita. È stata altresì la più anziana tra i senatori e senatrici a vita in carica nonché della storia repubblicana italiana. Più anziano di lei fu il Senatore del Regno Giovanni Battista Borea d'Olmo, vissuto fino all'età di 105 anni. In occasione del compimento dei cento anni ebbe modo di dichiarare: "Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente".

FONTE: Wikipedia

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Sanità: arrivano i nuovi "Livelli Essenziali di Assistenza", ecco tutte le novità del 2013

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Arrivano i nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, e si registra una stretta sugli esami inutili che costano caro al Servizio sanitario nazionale. Nel documento del ministro della Salute Renato Balduzzi si prevedono controlli su «almeno il 5%» delle ricette, e per facilitarli è chiesto l'obbligo da parte del medico di motivare la prescrizione degli accertamenti.

In una nota diffusa dal ministero si spiega che l'obiettivo è puntare «sull'appropriatezza dell'assistenza specialistica ambulatoriale» con conseguente «riduzione degli oneri a carico del Ssn». Le Regioni dovranno attivare «programmi di verifica sistematica» e saranno date anche « "indicazioni prioritarie" per la prescrizione di prestazioni di diagnostica strumentale frequentemente prescritte per indicazioni inappropriate». Senza l'indicazione del «quesito o del sospetto diagnostico» la ricetta sarà «inutilizzabile».

Maggiore diffusione del parto indolore (con l'epidurale), riconoscimento di 110 malattie rare, cinque nuove patologie croniche, ludopatia (dipendenza dal gioco) e la sindrome da Talidomide (un medicinale diffuso negli anni Cinquanta per le donne in gravidanza che poteva avere conseguenze sul nascituro): sono alcune nelle novità contenute nella proposta di aggiornamento dei Lea, che ora dovrà passare il vaglio del ministero dell'Economia, della Conferenza Stato-Regioni e l'esame delle commissioni parlamentari. Il ministero sottolinea che è stata data priorità all'esenzione per le patologie croniche e rare.

Entrano nei Lea anche enfisema polmonare e asma cronica (broncopneumopatie croniche ostruttive, Bpco, al II stadio - moderato, III stadio - grave, e IV stadio - molto grave), le malattie croniche infiammatorie delle ossa (osteomieliti croniche), le patologie renali croniche (con valori di creatinina clearance stabilmente inferiori a 85 ml/min), il rene policistico autosomico dominante e la sarcoidosi al II, III e IV stadio, cioè malattie che interessano più tessuti e organi con formazioni di granulomi e che comportano problemi polmonari, cutanei e oculari.

L'approvazione dell'aggiornamento dei livelli essenziali rappresenta «una risposta concreta a molte persone e a molte famiglie che soffrono», sottolinea Balduzzi, che aggiunge: «Anche nelle difficoltà economiche il nostro Servizio Sanitario Nazionale si dimostra capace di dare risposte concrete».

Fonte: Ansa.it
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23 dicembre, 2012

Finanziaria 2013: taglio ai malati di Sla e alle Università, in arrivo nuove tasse (e finanziamenti per le elezioni)

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Un passo d'addio con un pugno in faccia ai malati di Sla. E' questo in sintesi il risultato dell'approvazione dell'ultima, ennesima quest'anno, legge di stabilità in prospettiva 2013. I fondi approvati per i malati di sclerosi e gli altri disabili gravi ammonteranno a 115 milioni: Fornero e Balduzzi ne avevano promessi 200. Le associazioni: “È un’azione indegna, a dir poco stomachevole: ci hanno preso in giro”. Tagli anche all'Università: solo 100 milioni per il Fondo di finanziamento. Il ministro Profumo ne aveva chiesti almeno 400, pena il default degli atenei. Previsti ovviamente forti aumenti per le tasse universitarie. Riguardo scuole e policlinici privati, alle prime vanno 223 milioni, ai secondi 52,5, cui vanno aggiunti 12,5 milioni per il Bambin Gesù di Roma e 5 al Gaslini di Genova. Ulteriore spinta per la privatizzazione delle strutture sanitarie per le Regioni con bilancio in forte perdita (in Piemonte la Regione ha già dato via libera in tal senso).

In compenso, pioggia di nuove tasse (la nuova TARES cioè tassa sui servizi comunali, con rincari del 20%; un nuovo aumento dell'IVA che a luglio sarà portata dal 21% al 22%) e pioggia di finanziamenti (3,9 miliardi di prestito alla Monte Paschi di Siena) e microfinanziamenti: dai 60 milioni per l’editoria agli 80 per la Pedemontana piemontese, dai 30 per la Tirreno-Adriatica ai 20 per il “grave dissesto idrogeologico” dell’Abruzzo. Milioni pure per gli esuli istriani e la minoranza italiana in Slovenia e Croazia (15), per l’Ice (10), il terremoto del Belice del 1968 (10), gli aerei anti-incendio della Forestale (5), lo sviluppo turistico della Basilicata (5), l’integrazione delle terme nel Sistema sanitario (4). Un milione va al bicentenario verdiano e al settantesimo della Resistenza. L’Unido-Itpo (Ufficio per la Promozione Tecnologica e degli Investimenti) avrà 600 mila euro, 200 mila euro la basilica di San Francesco d’Assisi e 130 mila il Castello di Udine.

FONTE: Giornali nazionali
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20 dicembre, 2012

L'epidurale in partoriente da oggi sempre gratuita: è stata inserita nei "livelli minimi di assistenza"

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L’epidurale per il parto indolore sarà garantita in Italia a tutte le donne. Senza più differenze fra ospedale e ospedale o tra Regione e Regione. La rivoluzione dei Lea, i livelli minimi di assistenza per i cittadini, ora in fase di revisione, prevede l’inserimento di questa metodica, diffusissima in molti Paesi europei, ma che da noi non ha mai avuto vita facile. Primo, per questioni legate alla nostra cultura: il biblico «partorirai con dolore» ha condizionato molte donne, limitando in qualche modo l’accesso alla tecnica. Secondo, perché anche una certa concezione «naturalistica» del parto ha contribuito ad allontanare le partorienti da quella che è considerata, da alcuni, un’eccessiva medicalizzazione della nascita. Attualmente in Italia esiste una situazione molto variegata: ci sono ospedali dove l’epidurale è offerta gratuitamente 24 ore su 24, altri in cui è gratis di giorno e a pagamento di notte, altri che la finanziano solo per una certa quota di pazienti oppure la offrono dietro pagamento di un ticket. E comunque poco più del 15 per cento delle donne attualmente la utilizza. Da ora in avanti la situazione cambierà. L’analgesia nel parto toglie il dolore, ma la donna continua ad avvertire le contrazioni uterine, può addirittura camminare (non per niente da noi si parla di walking anestesia) e può vivere pienamente l’esperienza del travaglio e del parto. La tecnica è sicura e gli effetti collaterali sono pochi. A un patto però: che sia eseguita da mani esperte. La sua futura diffusione richiederà un aumento degli operatori che la praticano e implica fin da ora la necessità che il personale sia adeguatamente formato. E che i protocolli di intervento, oggi diversi da ospedale a ospedale, siano resi omogenei.

L’anestesia epidurale o peridurale è una modalità di anestesia loco-regionale che prevede la somministrazione di farmaci anestetici attraverso un catetere posizionato nello spazio epidurale. Lo spazio epidurale è una zona di pochi millimetri di spessore (da 3 a 6), compresa tra legamento giallo e dura madre, che si estende per tutta l’estensione della colonna vertebrale. L'anestesia si definisce loco-regionale poiché sono anestetizzate ampie parti del corpo (per es. un arto, un distretto toracico o addominale, anche in profondità), mentre con l’anestesia locale si blocca il dolore solo in una zona limitata e superficiale.

La tecnica, avviata dallo spagnolo Fidel Pagés, fu introdotta in Italia dal Prof. Achille Mario Dogliotti, chirurgo e antesignano della Scuola Italiana di Anestesiologia, che il 18 aprile 1931 pubblicò nel Bollettino della Società Piemontese di Chirurgia (Vol.1 anno 1931) il lavoro: "Un promettente metodo di anestesia tronculare in studio: la rachianestesia peridurale segmentaria". Dogliotti descrisse con estrema precisione la tecnica di esecuzione del blocco epidurale, rimasta pressoché inalterata fino ai giorni nostri. Si potrebbe benissimo studiarla sul testo originale, dal momento che nulla è cambiato, tranne che, ovviamente, i materiali (oggigiorno monouso e biocompatibili) e i farmaci (anestetici locali, oppiacei più potenti e meno tossici).

Il blocco epidurale può essere utilizzato sia a scopo analgesico che a scopo anestetico: la differenza è data dal diverso dosaggio dei farmaci impiegati. Nel primo caso (analgesia) si impiega per l’analgesia in travaglio di parto, per l’analgesia postoperatoria e per il trattamento del dolore cronico (per lo più di origine neoplastica). Nel secondo caso (anestesia) si impiega in corso di interventi chirurgici (taglio cesareo, interventi di chirurgia toracica, addominale, vascolare, urologica, ortopedica), da solo o come coadiuvante di un’anestesia generale, realizzando la così detta anestesia integrata.

FONTE: Corriere.it e Wikipedia
AUTRICE: A. Bazzi (parte del Corriere) e Wikipedia
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18 dicembre, 2012

La "Clerocinesi": dalle cellule della retina una nuova fase della mitosi?

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Scoperto un nuovo meccanismo di divisione cellulare nell'uomo: battezzato come 'clerocinesi', rappresenta un meccanismo di sicurezza, una specie di back-up messo a punto dall'evoluzione per evitare che processi anomali di divisione cellulare portino alla formazione di cellule figlie malate e quindi tumorali.

La scoperta, che punta riscrivere un capitolo della biologia che ormai si pensava chiuso, è stata presentata dai ricercatori dell'università del Winsconsin in occasione del congresso della Società americana di biologia cellulare. La novità riguarda il processo di divisione con cui una cellula madre si divide in due cellule figlie identiche, la cosiddetta mitosi. Questo processo inizia con la duplicazione del materiale genetico della cellula madre, prosegue con la migrazione dei due set di cromosomi ai due poli opposti della cellula e si conclude con la separazione fisica delle due figlie (chiamata citocinesi). Finora si era sempre pensato che quando quest'ultima fase della divisione non avviene correttamente si determina la formazione cellule figlie con un numero anomalo di cromosomi che, continuando a replicarsi, danno origine ai tumori. Questo infatti è quanto prevede la teoria elaborata nel 1914 da un pioniere della biologia cellulare, il tedesco Theodor Boveri, che aveva studiato la divisione nelle cellule uovo dei ricci di mare. Nessuno aveva mai messo in dubbio questa teoria, almeno fino ad oggi, con l'arrivo nei laboratori di una nuova tecnica, la videomicroscopia, che consente di filmare l'attività delle singole cellule.

I ricercatori l'hanno utilizzata per seguire da vicino un esperimento condotto con le cellule che rivestono la retina: le hanno indotte a intraprendere il percorso della divisione mitotica, ma hanno bloccato il processo di citocinesi, generando di fatto cellule anomale con due nuclei. A questi ultimi è stato permesso poi di proliferare ulteriormente. Secondo la teoria di Boveri i ricercatori avrebbero dovuto osservare la formazione di colonie di cellule anomale. Invece, a sorpresa, un terzo delle cellule con due nuclei ha dato vita a colonie di cellule figlie del tutto normali. Inoltre, la maggior parte della loro progenie era dotata di set di cromosomi identici a quelli delle cellule della retina usate all'inizio dell'esperimento.

Filmando le singole cellule, i biologi hanno scoperto inoltre che le cellule con due nuclei che intraprendono la divisione si bloccano nella prima fase di accrescimento per poi dividersi in due cellule figlie, senza ricorrere alle proteine che servono normalmente a dividere la membrana cellulare nella citocinesi. ''Ci e' voluto del tempo per convincerci di quello che stavamo osservando, perchè non è contemplato in nessun libro - afferma il coordinatore dello studio, Mark Burkard - e alla fine abbiamo concluso che stavamo osservando un nuovo tipo di divisione cellulare. Ora speriamo - conclude - di riuscire a comprendere come favorire la clerocinesi per aiutare la prevenzione dei tumori''.

FONTE: Ansa.it Scienza
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Accelera la proposta del SIGM per la riforma per le Scuole di Specializzazione di Medicina: fuoricorso "alla gogna" e mancata equiparazione del voto di laurea a livello nazionale...

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Ecco una copia dell'articolo/lettera pubblicata sul sito Giovanemedico.it in cui il SIGM annuncia l'accettazione dal MIUR delle proposte formulate per la riforma di accesso alle Scuole di Specializzazione di Medicina. Nel documento vengono precisati i punti che verrebbero modificati dalla riforma, quali ad esempio l'enorme vantaggio conferito a coloro che concludono il proprio corso di laurea nei tempi previsti e nelle università "più quotate" del paese, tutto a discapito dei fuoricorso delle facoltà di Medicina del Sud Italia. Si sottolinea la sollecitazione attuata al governo per l'approvazione definitiva da parte del CUN e per i tempi di conferma tramite decreto.

"" La Direzione Generale per l’Università, lo Studente e il Diritto allo Studio Universitario del MIUR ha trasmesso oggi al Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) ed al Consiglio Universitario Nazionale (CUN), per l’acquisizione di un parere formale, una proposta di nuovo regolamento per l’accesso alle scuole di specializzazione di area medica. Si tratterebbe di una prima iniziativa del MIUR che andrebbe nel senso di accogliere le richieste del SIGM di adozione di una riforma del sistema formativo pre e post lauream in medicina. Tale proposta di regolamento, inoltre, rappresenta un riscontro concreto alle aperture dichiarate dal MIUR in risposta alle proposte del Comitato Pro Concorso Nazionale, che ha prodotto una sottoscrizione a supporto del cambiamento dell'attuale sistema di accesso alle scuole di specializzazione, che in taluni punti si presta a discrezionalità.

Diverse le modifiche proposte. La prima prova potrebbe essere basata su 85 quesiti a risposta multipla scelti da un archivio nazionale non noto (una prima parte, pari a 70, su argomenti caratterizzanti il corso di laurea in medicina e chirurgia ed una seconda parte, pari a 15, differenziata per tipologia di scuola). I titoli potrebbero essere valutati con l'attribuzione di un punteggio massimo fino a 15 punti, 10 dei quali sulla base del voto di laurea (punteggio ponderato in base ai percentili di distribuzione dei voti relativi al corso e ateneo di provenienza) e 5 in funzione degli anni impiegati per il conseguimento della laurea. Novità anche nella composizione delle Commissioni Locali, tre componenti delle quali potrebbero essere di nomina ministeriale.

Infine, aspetto non secondario, la graduatoria potrebbe essere su base macroregionale o nazionale. I quiz non saranno resi noti come avviene già per il test d'ingresso a medicina viene praticamente abolita la seconda prova ma sopratutto viene abolita la correzione e la discrezionalità da parte della commissione locale che sarà formata solo dal direttore della scuola e da 4 docenti nominati dal ministero. Inoltre verrà considerato un punteggio in base al voto di laurea proporzionato all'ateneo di provenienza: esempio, se si prende 100 a Messina equivale ad un 98 a milano, ciò vuol dire che si rientra nella fascia compresa tra in 95°percentile ed il 90°.

Si tiene a precisare la natura di proposta di tale regolamento, che quindi potrebbe essere soggetto a richieste di miglioramento. Non risulta possibile prevedere allo stato attuale i reali tempi di implementazione (ovvero se esso potrà entrare in vigore a partire dal corrente anno accademico), sia a causa dei tempi necessari alla formulazione dei pareri da parte del CUN e del CNSU (tale organi di pronuncerà a brevissimo sulla proposta), sia perchè non sono ancora noti tutti i passaggi tecnico-legislativi necessari all'approvazione del regolamento.

Il nostro Segretariato manifesta apprezzamento per una proposta che mira a  valutare i candidati secondo parametri oggettivi e nel rispetto del principio della meritocrazia. Trattandosi però di un tema molto delicato, da cui dipende il futuro di migliaia di giovani aspiranti specializzandi, riteniamo doveroso analizzare nel dettaglio ogni singolo aspetto della nuova proposta di regolamento per l’accesso alle scuole di specializzazione col fine di individuarne le criticità per poi proporre eventuali modifiche tramite il nostro rappresentante in seno al CNSU e CUN, Dott. Carlo Manzi (Vice Presidente Nazionale del SIGM).

Tra le proposte di modifica che il SIGM intende da subito formalizzare, annoveriamo sin da subito la richiesta di garantire il diritto di prelazione dei contratti aggiuntivi regionali, finanziati sulla base del vincolo territoriale, per quanti risiedano nelle Regioni e nelle Province Autonome finanziatrici. Ciò per evitare il venir meno dell'impegno al finanziamento da parte delle Regioni e delle Province Autonome.

Il Segretariato Italiano Giovani Medici, consapevole del fatto che non esista un sistema di valutazione perfetto, vigilerà affinchè qualsiasi modifica apportata al regolamento in questione rispetti i principi che da sempre hanno contraddistinto il nostro operato: oggettività, merito e trasparenza.""

 FONTE: SIGM e Gruppo Facebook dedicato
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07 dicembre, 2012

Influenza: già 70.000 colpiti, probabile "boom" dopo Natale

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Il "gelo" invernale è arrivato e con l'arrivo del freddo i virus prosperano: solo in questa settimana si metteranno a letto con febbre e raffreddore 70mila italiani, ma per colpa soprattutto di virus parainfluenzali. Per l'influenza vera, che quest'anno colpira' dai 4 ai 6 milioni di persone, bisognera' aspettare Natale. E' lo scenario prospettato da Fabrizio Pregliasco, virologo dell'universita' di Milano. "La vera influenza - spiega all'AGI - si diffonde quando il freddo oltre che intenso e' persistente nel tempo, quindi dobbiamo aspettare Natale per il boom di casi. Per ora siamo in presenza soprattutto di virus simil-influenzali, che faranno aumentare i casi del 20 per cento in questa settimana a causa dell'arrivo del freddo". 

L'appello degli esperti, sottolinea Pregliasco, e' quindi quello di vaccinarsi: "Si e' ancora in tempo. Il vaccino ha la sua efficacia dopo 10 giorni, quindi se non si vuole un Natale rovinato dall'influenza si puo' ancora ricorrere al vaccino, che e' piu' che sicuro malgrado gli allarmi mediatici e qualche eccesso di prudenza da parte dello stesso ministero".

Nel complesso, spiega il virologo, quella di quest'anno sara' una stagione influenzale "con un'incidenza medio-alta: oltre al virus H1N1, quello dell'influenza 'A', abbiamo due ceppi americani e uno australiano, un mix che potrebbe portare fino a 6 milioni di malati".

FONTE: Agi Salute
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Diabete: lo scompenso potrebbe agire come fattore di rischio per lo sviluppo di sordità

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Oltre ai problemi ai reni, cardiovascolari, ai nervi e alla visita il diabete potrebbe essere la causa scatenante di perdita parziale dell'udito. Lo afferma uno studio della Niigata University pubblicato da Clinical Endocrinology and Metabolism, secondo cui il rischio sarebbe doppio anche per i giovani. Secondo alcune teorie gli alti livelli di zuccheri nel sangue dovuti al diabete potrebbero danneggiare i vasi sanguigni della chiocciola. Per verificarlo i ricercatori hanno analizzato 13 studi precedenti effettuati tra il 1977 e il 2011, per un totale di piu' di 7mila pazienti. In media le persone diabetiche hanno riportato un rischio maggiore di 2,15 volte di perdita di udito rispetto ai non malati. Se si scompone il dato per eta' negli under 60 la probabilita' era 2,61 volte piu' alta, mentre nei piu' anziani di 1,58 volte: "Questi risultati dovrebbero far suonare un campanello d'allarme - scrivono gli autori - perche' la sordita' e' associata anche a depressione e demenza". E' importante dunque che i diabetici si sottopongano a controlli periodici dell'udito anche se non e' ancora chiaro in che modo la malattia lo danneggi. Comunque simili risultati necessitano di essere confermati da test più accurati che prendano in considerazione altri fattori, come una misurazione precisa del livello di rumore e dei differenti tipi di diabete.

FONTE: Agi.it Salute
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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