Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

30 novembre, 2012

Svelata la bozza del decreto "Ammazza Specializzandi": negli ultimi due anni si lavorerà gratis...

0 commenti
I medici specializzandi negli ultimi due anni del corso potranno svolgere attività ordinarie negli ospedali e nei presidi territoriali, su base volontaria e senza retribuzione. E' quanto previsto, secondo anticipazioni di stampa, dalla bozza messa a punto dal ministro Balduzzi a modifica del vecchio Ddl Fazio, in discussione da ieri in Commissione Sanità del Senato. Sono 10 mila gli studenti che frequentano gli ultimi due anni dei corsi di specializzazione, su un totale di 25 mila, sottolineano Massimo Cozza, segretario Fp-Cgil medici, e Rita Guariniello, segretario nazionale Flc-Cgil, concludendo che in questo modo in ospedale, al posto dei precari, si moltiplicheranno gli specializzandi a costo zero. Per i 5 mila giunti all'ultimo anno di corso, poi, si prevede il raggiungimento della "completa autonomia delle responsabilità assistenziali", disposizione che nella pratica si concretizzerebbe anche nell'espletamento dei turni di guardia. "Crediamo invece che serva una formazione di qualità, da effettuare anche nel servizio sanitario nazionale, ma con un affiancamento dei medici strutturati, non con una loro sostituzione. In questo modo - scrivono Cozza e Guariniello - si opererebbe uno snaturamento dell'esperienza formativa e un danno occupazionale. L'utilizzo degli specializzandi coprirebbe così i posti lasciati vacanti dal blocco del turn over, che impedisce di sostituire i medici andati in pensione, e da quei medici precari che rischierebbero di perdere il posto se il Ddl omnibus e il tavolo attivato dal ministro Patroni Griffi non dovessero individuare una soluzione". Una "doppia beffa per gli specializzandi: lavorerebbero gratis invece di formarsi - concludono - e occuperebbero un posto di lavoro che un giorno dovrebbe spettare a loro. Ma a quel punto sarebbe occupato da altri specializzandi", gratis.

(Disposizioni in materia di formazione medica specialistica)

1. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta dei Ministri della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono definite le modalità, anche negoziali, per l’inserimento dei medici in formazione specialistica, ammessi al biennio conclusivo del corso, all’interno delle aziende del Servizio sanitario nazionale costituenti la rete formativa di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, comunque senza mutamento della natura giuridica del rapporto di formazione specialistica e fermo restando che il relativo contratto non può dare in alcun modo diritto all’accesso ai ruoli del predetto Servizio sanitario nazionale né all’instaurazione di alcun rapporto di lavoro con lo stesso. La valutazione finale del medico in formazione specialistica resta di competenza della scuola di specializzazione.

2. L’inserimento dei medici in formazione specialistica nelle aziende del Servizio sanitario nazionale avviene su base volontaria, non può dare luogo a indennità, compensi o emolumenti comunque denominati, diversi anche sotto il profilo previdenziale da quelli spettanti a legislazione vigente ai medici specializzandi, e comporta la graduale assunzione, fino alla completa autonomia nell’ultimo anno del corso, delle responsabilità assistenziali secondo gli obiettivi definiti dall’ordinamento didattico del relativo corso di specializzazione.

3. L’accordo di cui al comma 1 disciplina altresì la partecipazione del medico in formazione alle attività ordinarie delle unità operative di assegnazione, nonché le modalità per consentire l’applicazione delle nuove disposizioni anche ai medici in formazione alla data dell’accordo medesimo.

4. All’attuazione dei commi 1, 2 e 3 si provvede nei limiti delle risorse e secondo le procedure previste dalla legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Fonte: ADNKronos Salute
Leggi tutto...

08 novembre, 2012

Sanità, tagliati settemila posti letto negli ospedali di tutta Italia, fra le regioni più colpite il Molise, Trento e il Lazio

0 commenti
Dovranno diminuire di almeno «7.389 unità» (2.337 nella sola Lombardia) i posti letto nelle strutture ospedaliere italiane in attuazione della spending review. Lo scrive in una nota il ministero della Salute, che sottolinea anche che le Regioni che già si trovano sotto la percentuale di 3,7 posti per mille abitanti avranno invece la facoltà di aumentarli fino a questo tetto.

 «Più che di tagli parlerei di riconversione perchè anche se si sono ridotti i posti letto, questi sono destinati agli anziani, la riabilitazione e la lunga degenza - ha spiegato a Tgcom24 il sottosegretario alla Salute, Elio Adelfio Cardinale - Per questo c'è questa eliminazione di sprechi. In ogni ospedale ci sono reparti col tasso di occupazione del 15%. In queste situazioni bisognava intervenire da tempo e questo governo è dovuto intervenire in tempi brevi». Cardinale ha anche spiegato che in questo modo si arriverà a un «accorpamento di ospedali dove ci sono 15 primariati di cardiologia o chirurgia».

Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, insieme al ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha inviato uno schema di regolamento alla Conferenza Stato-Regioni. L'argomento è la «Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera». Al 1 gennaio in Italia erano presenti 231.707 posti letto (3,82 ogni mille abitanti) di cui 195.922 per pazienti acuti, cioè per quelli la cui malattia dura poco nel tempo (3,23 ogni mille abitanti), e 35.785 per post-acuti (0,59), o lungodegenti. La legge 135/2012 indica come obiettivo una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui 0,7 deve essere dedicato a riabilitazione e post acuti e i restanti 3 per gli acuti.

Le Regioni che ad oggi presentano un numero di posti letto superiore a quello previsto dai nuovi standard dovranno provvedere alla riorganizzazione, quelle in una situazione di posti inferiore a questa stima avranno la facoltà di aumentarli. I posti quindi passeranno a 224.318 in totale, di cui 181.879 per pazienti acuti (-14.043) e 42.438 per lungodegenti.

In base alle tabelle quattro regioni (come detto la Lombardia, che perde 2.337 posti di cui 911 per i lungodegenti, l'Emilia Romagna, il Lazio e il Molise) e la provincia di Trento dovranno diminuire posti in entrambe le tipologie. L'Umbria potrà incrementare entrambe le categorie, il Piemonte dovrà ridurre i lungodegenti e potrà aumentare quelli per acuti. Le regioni rimanenti (Valle d'Aosta Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) e la provincia autonoma di Bolzano, al contrario potranno aumentare i posti per lungodegenti e dovranno diminuire quelli per acuti. In sei (Liguria, Toscana, Abruzzo, Campagna, Puglia e Sicilia) il numero dei posti letto, per effetto del gioco dei saldi, potrà complessivamente aumentare.

«I calcoli - sottolineano dal ministero - si basano sulla popolazione generale di ogni Regione pesata e corretta in base alla percentuale di anziani e ai flussi di mobilità ospedaliera tra Regioni. Il correttivo tiene anche conto del fatto che alcune Regioni registrano una mobilità attiva, in quanto i propri ospedali attraggono pazienti residenti altrove».

I criteri in base ai quali procedere sono indicati in uno schema di regolamento sugli «standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell'assistenza ospedaliera». Salvo sorprese verrà esaminato la prossima settimana dalla Conferenza Stato-Regioni, per l'approvazione. Il documento è pronto, frutto del lavoro del ministero della Salute attraverso l'agenzia per i servizi sanitari (Agenas) diretta da Fulvio Moirano, che ha in mano anche il cosiddetto programma per la valutazione delle performance delle singole strutture. Più che di sforbiciata, è corretto parlare di riconversione visto che i letti non verranno aboliti ma riutilizzati per funzioni diverse ad esempio residenze per anziani, lungodegenza. Il taglio non sarà attuato attraverso tanti piccoli interventi, un posto in meno lì, due in meno lì, secondo la logica della mediazione, specie nelle università.

Spariranno interi primariati-doppione (oggi si chiamano unità operative complesse) selezionati in base al bacino di utenza e al rendimento. Questo a garanzia dei pazienti. Più una struttura accumula esperienza e casistica, più è sicura, soprattutto per quanto riguarda le alte specialità. Centri trapianti, cardiochirurgia, neurochirurgia. In molte realtà sono troppi e lavorano poco perché devono spartirsi i malati, a discapito della qualità. Per alcune specialità (ad esempio by pass coronarico) vengono fissati dei limiti al di sotto dei quali non si dovrebbe scendere: almeno 150 l'anno. A Roma, tanto per fare un esempio, solo una cardiochirurgia delle 8 presenti rispetta questo ritmo. In Lombardia 10 su 18.

«Chiudere i primariati? Un'impresa, spesso non ci si riesce, si incontrano molte resistenza politiche», racconta Giuseppe Zuccatelli, oggi subcommissario della Sanità abruzzese, intervenuto su questo tema al convegno organizzato a Roma da «Meridiano Sanità» sulla salute in Italia in tempo di crisi economica. «Bisogna raggiungere l'indicatore sui letti stabilito dal ministero attraverso l'eliminazione di reparti interi, unico modo per ottenere risultati duraturi ed efficaci sul piano economico e di recupero di personale. Infermieri e ausiliari da utilizzare altrove e per coprire il turn over», analizza Zuccatelli. Dunque non tagli lineari, ciechi o effetto di spinte e pressioni. Lo schema di regolamento suddivide gli ospedali in tre categorie (hub, spoke e integrativi) in base a grandezza e strutture. Si insiste sull'indice di occupazione dei posti letto che deve attestarsi su 80-90%: in reparti di 30 posti, ne devono essere occupati in media 26. Le misure antisprechi funzionano così.

FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

31 ottobre, 2012

Il DL Sanità è legge, dall'intramoenia all'aranciata, ecco cosa cambierà

0 commenti
L'aula del Senato ha approvato la fiducia posta dal governo al decreto sanitá, con 181 voti a favore, 43 contrari e 23 astenuti. Il provvedimento, che era giá stato approvato dalla Camera, diventa legge. Il decreto convertito in legge prevede nuove norme per la nomina dei manager sanitari e dei primari, la riorganizzazione della medicina territoriale, che dovrà diventare un servizio disponibile h24 per i cittadini, e dell'attività intramuraria dei medici pubblici. Ma anche tempi certi per l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, regole più stringenti per prevenire la ludopatia e scoraggiare il gioco d'azzardo, soprattutto fra i minori. Sono alcuni dei contenuti del decretone sanità approvato oggi in via definitiva al Senato visto che a Palazzo Madama non sono state apportate ulteriori modifiche rispetto a quelle già votate a Montecitorio dove il decreto è passato lo scorso 18 ottobre.

ASSISTENZA TERRITORIALE H24 - Il decreto rivede l'assistenza territoriale nell'ottica di creare servizi h24 (saranno le Regioni a occuparsi della riorganizzazione). Nasceranno le unità complesse di cure primarie: le Regioni dovranno favorire la costituzione di reti di «poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l'arco della giornata, nonchè nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione, che operano in coordinamento e in collegamento telematico con le strutture ospedaliere».

INTRAMOENIA SI CAMBIA - Dopo anni di deroghe si mette mano all'attività professionale intramoenia dei medici del Ssn. Entro il 31 dicembre prossimo le aziende sanitarie dovranno fare una ricognizione «straordinaria» degli spazi disponibili per l'attività libero professionale. Laddove questi dovessero mancare si può consentire ai medici di operare a studio oppure appoggiarsi a strutture esterne. Ma bisognerà, senza nuovi oneri per lo Stato, adottare sistemi e moduli organizzativi e tecnologici «che consentano il controllo dei volumi delle prestazioni libero-professionali, che non devono superare, globalmente considerati, quelli eseguiti nell'orario di lavoro». questo per evitare abusi.

MEDICINA DIFENSIVA KO - «L'esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve». È la modifica introdotta alla Camera per bloccare il ricorso alla medicina difensiva che ha alti costi per il paese.

NOMINE DI MANAGER E PRIMARI, SI CAMBIA - Cambiano le norme per la nomina di manager della sanità e primari. Ogni Regione «provvede alla nomina dei direttori generali delle aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale» attingendo «all'elenco regionale di idonei» costituiti «previo avviso pubblico e selezione effettuata da parte di una commissione costituita in prevalenza da esperti indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti dalla regione medesima». Gli elenchi «sono periodicamente aggiornati». Per i primari la selezione viene effettuata da una commissione composta dal direttore sanitario dell'azienda interessata e da 3 direttori di struttura complessa nella medesima disciplina dell'incarico da conferire, individuati tramite sorteggio da un elenco nazionale nominativo costituito dall'insieme degli elenchi regionali dei direttori di struttura complessa appartenenti ai ruoli regionali del Servizio sanitario nazionale. La commissione elegge un presidente. In caso di parità nelle deliberazioni della commissione prevale il voto del presidente. La commissione riceve dall'azienda il profilo professionale del dirigente da incaricare. Sulla base dell'analisi comparativa dei curricula, dei titoli professionali, la commissione presenta al direttore generale una terna di candidati idonei formata sulla base dei migliori punteggi attribuiti. Il direttore generale individua il candidato da nominare nell'ambito della terna predisposta dalla commissione. Se intende nominare uno dei due candidati che non hanno conseguito il migliore punteggio, deve motivare analiticamente la scelta.

ALCOL E TABACCHI OFF LIMITS PER UNDER 18 - Chiunque vende bevande alcoliche ha l'obbligo di chiedere all'acquirente l'esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età dell'acquirente sia manifesta. È prevista una sanzione da 250 a 1.000 euro a chiunque venderà alcol a minori e da 500 a 2.000 in caso di recidiva con la sospensione per 3 mesi dell'attività. Anche i distributori automatici dovranno adeguarsi alla novità. Off limits per i minori anche i prodotti da fumo (ora il limite era a 16 anni) con sanzioni per gli esercenti da 250 a 1.000 euro, che vanno da 500 a 2.000 euro con la sospensione della licenza per tre mesi in caso di recidiva.

GIOCHI ON LINE VIETATI IN PUBBLICI ESERCIZI - «È vietata la messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all'esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità».

LUDOPATIE E SLOT DA RICOLLOCARE - Scattano maggiori tutele nei confronti dei minori per evitare che siano vittime di chi pubblicizza i giochi con vincita: niente spot al cinema durante i film per piccoli, niente pubblicità sulla stampa dedicata o durante (ma anche mezz'ora prima e dopo) le trasmissioni tv per under 18. Raddoppiano i controlli annui (ora saranno diecimila) destinati al contrasto del gioco minorile, nei confronti degli esercizi dove si trovano slot machine. Sarà poi necessario un piano di ricollocazione delle slot machines lontano da zone sensibili come scuole o luoghi di culto. Le pubblicità dei giochi dovranno indicare le probabilità di vincita.

ARANCIATE MAI PIÙ SENZA ARANCE - Le aranciate (o limonate), anche quelle con nomi di fantasia, per conservare questa denominazione in etichetta dovranno contenere il 20% di frutta (oggi è il 12%). Una disposizione che si applica «a decorrere dal nono mese successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione» del decreto, previo perfezionamento, con esito positivo, della procedura di notifica di cui alla direttiva 98/34/CE. Le bevande prive del contenuto minimo obbligatorio, prodotte prima della data di inizio dell'efficacia delle disposizioni di legge, «possono essere commercializzate entro gli otto mesi successivi a tale data».

FONTE: Adnkronos
Leggi tutto...

24 ottobre, 2012

Vaccini antiinfluenzali a rischio, bloccate 8 milioni di dosi: "Servono accertamenti"

0 commenti
Il ministero della Salute e l'Aifa hanno disposto il divieto immediato a scopo cautelativo e in attesa di ulteriori indagini dell'utilizzo dei seguenti vaccini antinfluenzali:
1) Agrippal
2) Influpozzi sub unità
3) Influpozzi adiuvato
4) Fluad

Ai cittadini è richiesto di non acquistare nè utilizzare tali vaccini fino a nuova comunicazione in proposito. I vaccini sottoposti a divieto sono prodotti dall'azienda Novartis. L'Aifa, sulla base della documentazione presentata dall'azienda, ha stabilito la necessità di ulteriori verifiche circa la qualità e la sicurezza degli stessi, dal momento che questi potrebbero presentare una aumentata reattogenicità, cioè la capacità di indurre effetti collaterali e reazioni indesiderate. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, sta seguendo da vicino la situazione.

Si stima siano di 6 milioni le dosi di vaccino della Novartis sul mercato italiano mentre nel complesso si utilizzano 12-14 milioni di dosi per campagna antinfluenzale. Ma, secondo quanto si è appreso, il provvedimento di divieto di acquisto e utilizzo per il momento avrebbe riguardato solo le circa 500 mila dosi attualmente distribuite. Con lo stop alla distribuzione delle 2,3 milioni di dosi dell'azienda olandese Crucell al momento quindi potrebbero mancare per l'avvio della campagna, se i provvedimenti venissero confermati, oltre 8 milioni di dosi.

«La produzione di vaccini contro l'influenza - commenta Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di igiene della Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica di Roma - non è qualcosa che si improvvisa ed è molto complicata. A questo punto credo non si possa che dire che questo è un brutto colpo per la campagna vaccinale italiana. Non si è ben capito cosa sia successo e quale sia il problema. Credo che questi vaccini siano già stati distribuiti, ma che non ci sia comunque il rischio che qualcuno sia già stato utilizzato. La "macchina" della campagna vaccinale è infatti in ritardo, non è ancora partita e per la maggior parte avrà inizio la prossima settimana». Sul tema interviene anche il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che lancia l'allarme: «Stimiamo che il vaccino dimezzi la mortalità annua, quindi se non ci si vaccina potenzialmente potremmo avere il doppio dei morti per influenza o per i suoi effetti collaterali» «Allo stato - ammette Pregliasco - la situazione comincia a farsi preoccupante: mancano ben oltre la metà delle dosi necessarie (ogni anno vengono impiegate circa 12 milioni di dosi, ndr), quindi oggi la disponibilità del vaccino è compromessa. Naturalmente credo che il ministero prenderà provvedimenti per raggiungere comunque il fabbisogno, anche se Novartis è una grande multinazionale, se ci sono problemi con i vaccini italiani potrebbero esserci anche all'estero».

Ma i medici di famiglia, nel frattempo, invitano a non cadere in facili allarmismi. Malgrado la partenza come minimo a singhiozzo della campagna vaccinale, considerate le dosi che mancano all'appello all'avvio, secondo il segretario della Federazione dei medici di famiglia, Giacomo Milillo, «la campagna dovrebbe partire senza troppi problemi: il ministero ci ha appena assicurato di aver autorizzato la distribuzione di 7,5 milioni di dosi».

Fonte: Corriere.it
Leggi tutto...

13 ottobre, 2012

Riforma delle pensioni e settore sanitario, emendamento salva-posti ma il Governo va all'attacco

2 commenti
La commissione Affari sociali della Camera ha approvato oggi un emendamento al decreto sanità che rinvia l'applicazione della riforma ai lavoratori del servizio sanitario fino al 2014. Una scelta che ha incontrato l'opposizione netta del governo e del ministro Fornero, che dicono all'esenzione "per intere categorie".

Se le norme diventassero legge quindi, i dipendenti del Ssn potrebbero essere "salvaguardati" rispetto all'inasprimento delle regole sull'accesso che vale per gli altri lavoratori sottoposti alla riforma, andando in pensione con le vecchie regole. L'idea è liberare risorse pensionando tutti quei lavoratori ("cuochi, addetti alle pulizie, uscieri, guardie", spiega uno dei relatori del provvedimento, Lucio Barani del Pdl) a carico delle strutture sanitarie le cui mansioni sono state però affidate a società esterne, "permettendo di assumere medici e infermieri" che sono solo una minoranza dei pensionati.

Ancora Barani: "Si tratta di alleggerire economicamente  il Sistema sanitario nazionale, pensionando quanti sono impossibilitati a svolgere il proprio lavoro, causa l'affidamento a terzi delle loro mansioni, a beneficio del bene primario della salute".

Ma il governo è contrario alla modifica. Il ministro Fornero ha fatto sapere che "non ci sono fratelli maggiori e fratelli minori. Questa riforma pensionistica vale per tutti - ha aggiunto - il Governo è impegnato eventualmente a cercare nell'ambito delle situazioni di persone che possono rischiare di trovarsi nel 2013-2014 senza reddito e senza lavoro, altre cause giuste meritevoli di salvaguardia, direi che quella è l'unica cosa. Non credo che si possa pensare ad esenzioni di intere categorie. Questo trova il governo in netta opposizione".


FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

08 ottobre, 2012

Premio Nobel per la Medicina a John Gurdon e Shinya Yamanaka per la loro ricerca nel campo delle staminali

0 commenti
Può una cellula matura tornare bambina? E può un organismo adulto ritornare embrione? I due esperimenti che sembrano capovolgere le regole della logica oltre che della biologia sono stati portati a termine a oltre 40 anni da distanza l'uno dall'altro dallo scienziato inglese John Gurdon,79 anni, e da quello giapponese Shinya Yamanaka, 50 anni, che oggi hanno vinto il Nobel per la medicina.

Gordon è il padre storico della clonazione, che tanto fermento ha causato sul fronte della bioetica. Yamanaka quegli stessi malcontenti ha invece contribuito a sedarli, inventando una tecnica che permette di ottenere cellule staminali senza bisogno di toccare gli embrioni. Entrambi sono riusciti a invertire le lancette del tempo della vita "riprogrammando" individui e cellule adulti per riportarli allo stato embrionale.

Con un esperimento che è diventato un classico dei manuali di biologia, Gurdon nel 1962 clonò una rana. Prese una cellula da un individuo adulto. Ne isolò il nucleo e lo inserì all'interno di una cellula uovo dopo aver rimosso il nucleo originario di quest'ultima. Ne nacque un girino in piena salute. Il nucleo di una cellula di una vecchia rana era stato in grado di guidare la cellula uovo verso la formazione di una rana giovane. "Gordon  -  scrive oggi l'Accademia delle Scienze di Stoccolma che assegna il Nobel  -  aveva scoperto che la specializzazione delle cellule è reversibile".

Dagli anni '60 a oggi la clonazione venne replicata su molte specie animali (famosi la pecora Dolly e il cane Snuppy) e divenne quasi un fenomeno da baraccone, con la setta dei raeliani intenta a clonare un essere umano e speculazioni sul modo migliore per riportare in vita un dinosauro. Difficilmente questa tecnica avrebbe potuto dare una mano concreta alla medicina senza l'aiuto di Yamanaka, che nel 2006 prese delle cellule adulte di topo e inserendovi una manciata di geni le trasformò in staminali dalle caratteristiche del tutto simili alle cellule di un embrione. L'esperimento di Yamanaka era estremamente semplice ed elegante. Come una sorta di pietra filosofale, il suo metodo forniva ai medici staminali in quantità per tentare di curare le malattie più svariate, e senza bisogno di distruggere embrioni.

Le staminali di Yamanaka (chiamate ips, induced pluripotent stem cells) sono oggi il cuore dell'attività della maggior parte dei laboratori di medicina rigenerativa. Non sono ancora state usate in esperimenti sull'uomo perché si è notato che il loro Dna non è in ordine al 100 per cento. Ma gli scienziati giudicano questi problemi in via di risoluzione. Le cellule di un paziente malato potranno un giorno essere prelevate, trasformate in staminali grazie al metodo di Yamanaka e poi fatte specializzare nel tipo di tessuto richiesto per correggere diabete, lesioni al midollo spinale, distrofie muscolari e tutte le malattie che la medicina rigenerative promette un giorno di trattare.

Il Nobel al tandem Gurdon-Yamanaka dimostra come una scoperta di biologia fondamentale apparentemente inutile (la clonazione di un girino) possa portare un giorno a delle applicazioni reali in medicina. Anche se nel mezzo ci sono ben 40 anni di sforzi e di ricerche, un tempo infinito per chi ha una malattia da combattere oggi.

Il premio Nobel per la medicina è il primo ad essere annunciato. Domani è il turno della fisica, mercoledì della chimica e giovedì della letteratura. A causa della crisi economica, la fondazione Nobel quest'anno ha diminuito il montante del premio del 20 per cento, stabilendolo a 8 milioni di corone (930.940 euro) contro i 10 milioni in palio dal 2001.

Autrice: Elena Dusi
FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

28 settembre, 2012

Unime, problemi ai server per l'iscrizione online, prorogati i termini al 31 ottobre

0 commenti
Mattinata di ordinaria follia a Palazzo Mariani, sede di diverse segreterie universitarie e dove al Front-Office sono attive alcune postazioni presso le quali gli studenti avranno la possibilità di essere supportati all’iter della procedura on line. A creare il caos proprio la procedura on line, visto che per tutta la giornata il server dell’Ateneo si è bloccato, di fatto non consentendo agli studenti di formalizzare l’iscrizione o l’immatricolazione. Diversi gli studenti che si sono recati allora agli sportelli delle segreterie per formalizzare l’iscrizione senza passare da internet. Inevitabili le lunghe file e la ressa. «È vero – ha commentato il dirigente dei servizi didattici Fausto Gennuso – abbiamo
avuto questo problema al server, ma nel pomeriggio il problema è stato risolto. Abbiamo, comunque, già provveduto a prorogare i termini, proprio per consentire agli studenti di iscriversi e immatricolarsi con serenità». Stamani, infatti, il rettore Franco Tomasello firmerà la proroga dei termini che in un primo momento erano fissati per il 1 ottobre e che adesso, invece, scadranno il 31 ottobre.

Fonte: Gazzetta del Sud
Leggi tutto...

13 settembre, 2012

Test di Ingresso 2012: Messina penalizzata, passano il test solo in 147 su 1090 posti regionali

0 commenti
Ufficializzata dal Ministero la graduatoria generale: il primo studente peloritano è solo al 31esimo posto, a Catania boom di “cervelloni”. Tante perplessità sul regolamento delle università-aggregate e sulle modalità adottate negli altri atenei.

Nella graduatoria finale dei 1.090 aventi diritto al posto, quella complessiva che aggrega le Università di Messina, Catania, Catanzaro “Magna Grecia” e Palermo, il primo messinese figura solo in trentunesima posizione. Nei primi cento posti ci sono, invece, ben 53 catanesi (32 i palermitani). Un exploit quello degli studenti etnei che viene confermato scorrendo la graduatoria, visto che sono ben 98 nei primi 200 gli studenti che hanno sostenuto l’esame a Catania. Cosa vuol dire in termini pratici. Significa, vista la nuova normativa, che i 215 posti che spettano alla Facoltà di Medicina dell’Università di Medicina e Chirurgia saranno occupati da 147 “messinesi” (ovvero studenti che hanno svolto i test nella città dello Stretto) e per i restanti 68 posti da giovani catanesi (per lo più) e palermitani. Sui 1.090 previsti per le quattro facoltà di posti di Medicina e Chirurgia, infatti, ben 434 sono andati a catanesi, 417 a palermitani, 147 a messinesi e 88 a catanzaresi.

Il test di medicina a Messina è stato criticato anche quest'anno. Perché? Per via del fatto che in altre sedi gli studenti si mettevano uno attaccato all'altro e a Messina c'era un posto di distanza e che forse questo ha influito nel fatto che solo 147 su 1090 sono messinesi, mentre i posti sono 215. La risposta del Consiglio del C.d.L. in Medicina e Chirurgia: "Ogni anno a Messina, c'erano altrettante persone non Messinesi, provenienti da Catania-Palermo-Agrigento ecc ecc. che vista l'opportunità, quest'anno sono rimasti nelle proprie sedi a svolgere il test, ma che in caso contrario sarebbero entrate direttamente qui. Noi non siamo in deficit, perché abbiamo seguito scrupolosamente il regolamento, forse altri no."


Fonte: www.unime.eu e Gazzetta del Sud
Leggi tutto...

04 settembre, 2012

Test di Ingresso 2012: domande su "Spread" e "Imu", ma anche Pascoli, Carducci e indovinelli su date di nascita...

0 commenti
Dopo due ore, gli oltre 9mila aspiranti medici negli atenei della capitale sono usciti dalle aule. Ancora frastornati e agitati ma con la speranza di aver risposto correttamente alle domande dei test d'ammissioni alla facoltà di Medicina, quest'anno scanditi da varie proteste. C'è chi si confronta con gli altri compagni, chi preferisce tornare a casa. Ma su un argomento sono tutti d'accordo: "Gli argomenti di biologia erano troppo difficili" ripetono in coro gli studenti. Più semplici invece quelle di cultura generale.

Ecco qualche domanda: "Quando è stato costruito il muro di Berlino?", "Ordinare dal più antico al più recenti i primi Nobel italiani", da Fo a Pirandello, "Quali sono le vaccinazioni non più obbligatorie?", "Se si tirano i dadi cinque volte, quante probabilità che escano numeri pari?", "Quale tra questi stati era indipendente negli anni Ottanta?". Non è mancato il "tormentone" spread arrivato anche nei test universitari. I ragazzi in uscita a Roma dalle prove di Medicina hanno raccontato infatti che in una delle domande si chiedeva cosa fosse. C'era anche un quesito sul calcolo dell'Imu, la nuova tassa sugli immobili. E tra le domande di cultura generale rientravano anche Pascoli e Carducci. E ancora si chiedevano il contrario di "etereo", il sinonimo di "fallace" o il calcolo dell'anno di nascita di due persone nate entrambe di martedì ma una l'8 febbraio e l'altra l'8 marzo. Mani nei capelli e attacchi di panico che hanno fatto perdere a tanti candidati minuti preziosi per rispondere ad altri quesiti: il ciclo di Krebs, il corpo di Barr, il sistema linfatico, la celiachia, il quadrato perfetto, l'area di un triangolo. Questo ricordano i giovani appena usciti dalle aule trafelati.

In fisica, hanno detto i ragazzi, "erano previsti molti calcoli". C'è chi ha trovato "difficile" la domanda sull'Imu, come Greta e Sofia, amiche e al secondo tentativo a Medicina. "Il compito non era difficilissimo, ma con fisica ho avuto qualche difficoltà", ha spiegato invece Urbano all'uscita dal test della Sapienza. Fisica e chimica hanno messo in difficoltà i ragazzi. Ma la materia che ha dato più filo da torcere ai candidati è stata biologia "sicuramente più difficile dello scorso anno".

Così dopo le polemiche dei giorni passati, sollevate dal primario professor Remuzzi, sulla scarsa valenza di alcuni quesiti nelle prove simulate presenti sui siti ministeriali, sembra che oggi il test fosse del tutto alla portata della preparazione degli studenti. O almeno è quanto emerge dalle interviste a caldo realizzate dal portale Skuola.net fuori dai cancelli dell'ateneo romano. Gli 11 quesiti di chimica sono stati giudicati tra i più difficili tra gli 80 proposti, mentre sono state considerate fattibili le 40 domande di logica e cultura generale. Gli studenti non hanno rilevato alcuna domanda bizzarra o particolare.

Il Codacons lancia un appello a Mario Monti e al ministro Francesco Profumo perché eliminino i test di ammissione e rendano libero l'accesso all'università. "Se, infatti, la Corte Costituzionale - spiega  Francesco Tanasi, segretario nazionale dell'associazione - definisse incostituzionale il numero chiuso, cosa probabile essendo lesivo del diritto allo studio e del libero accesso alle professioni, garantiti dalla Carta Costituzionale agli articoli 3, 33 e 34 e dalle direttive comunitarie, scatterebbe una maxi class action per i non ammessi". Per questo il Codacons ha già provveduto a diffidare il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca chiedendo l'eliminazione dei test di ammissione. "Il numero chiuso all'università - afferma Tanasi - è assurdo e antistorico. Peraltro i test di ammissione, con domande magari di cultura generale, non selezionano certo quelli che saranno, ad esempio, i medici migliori. Non si capisce, poi, perché qualche ora di test dovrebbe valere più del voto conseguito alla maturità, dopo un percorso durato ben 5 anni di studio. Per migliorare la qualità della nostra sanità la selezione andrebbe fatta durante gli anni universitari, attraverso esami più selettivi e non certo con un test di un centinaio di domande da risolvere in qualche ora. Inoltre è ormai accertato - conclude Tanasi - che non vi è un esubero di medici in Italia. Per questo vi sono assessori regionali alla sanità che hanno già chiesto l'eliminazione del numero chiuso".

Autrice: Viola Giannoli
Fonte: Repubblica.it


N.B: nota dell'autore del blog, in risposta alla nota del Codacons sul fatto che non vi siano esuberi di medici in Italia: sebbene nei prossimi anni andranno in pensione (riforme permettendo) un volume di medici particolarmente elevato e che potrebbe far teorizzare l'idea di una carenza negli organici soprattutto del settore pubblico, in realtà tutti sanno con certezza che lo Stato ridurrà i costi di finanziamento dei posti disponibili in ambito pubblico e privato (infatti a causa della crisi il settore "pubblico" andrà lentamente alla distruzione in favore di una sanità privata all'americana, cosi come sta accadendo attualmente in Grecia), ridimensionando cosi ferocemente il fabbisogno. Inoltre, la futura forte emigrazione dai paesi in crisi economica (come, appunto, la Grecia, ma anche la Spagna dove la disoccupazione nel settore è al 50%) sta portando ad un aumento dell'organico "straniero" soprattutto nel settore privato, inibendo in tal modo il concetto espresso dal Codacons.
Leggi tutto...

Test di Ingresso 2012: svolte oggi le prove di Medicina, 81 mila iscritti in tutta Italia

0 commenti
Dopo mille polemiche e le novità annunciate dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, partono i test per l'ammissione all'università. Si inizia oggi (4 settembre 2012) con Medicina e Odontoiatria, la cui selezione è affidata allo stesso questionario, e si prosegue domani 5 settembre con il test di ammissione in Medicina in inglese. Il giorno successivo toccherà ai test di ammissione alla facoltà di Architettura e lunedì 10 settembre ai test per accedere a veterinaria. L'11 settembre sarà la volta di coloro che intendono intraprendere una delle tantissime Professioni sanitarie: ostetriche, infermieri, logopedisti, tanto per citarne alcune.

Quelle programmate a livello nazionale sono soltanto una parte delle facoltà a numero chiuso. Perché la variegata programmazione a livello locale dalle singole università ha ormai superato metà dei corsi. E gli atenei pubblicano il calendario dei test di ammissione sui propri siti. Ma è sempre quella di Medicina la facoltà più difficile da conquistare. Per 10mila e 173 posti sono oltre 77mila le domande presentate quest'anno, quasi 5mila in più rispetto a tre anni fa. Ogni 8 candidati, solo uno riuscirà a studiare da medico, gli altri dovranno tentare altre strade o riprovare il prossimo anno.

Per fare qualche esempio, a Roma, all'università Tor Vergata il rapporto fra posti e aspiranti è di uno a 10, mentre alla Sapienza per 938 posti si presenteranno in 7.830. A Napoli saranno 3.821 e a Catania si presenteranno per svolgere i test 3.154 aspiranti medici. "I quiz sono una buona verifica  -  spiega la Conferenza permanente dei presidenti di corso di laurea in medicina  -  le domande di cultura generale e di ragionamento logico sono allineate con le competenze degli studenti della scuola secondaria superiore e con gli standard internazionali. Da questo anno, inoltre, chi passa il test potrà scegliere dove studiare in aree geografiche limitrofe alla propria, grazie alla graduatoria per aggregazione geografica, per la prima volta estesa a tutte le università".

Ma gli studenti la pensano diversamente. "Ai sette studenti su otto che proveranno il test di medicina senza superarlo, ai nove su dieci di veterinaria ai quali succederà la stessa cosa, cosa si potrà dire?", si chiede Michele Orezzi dell'Unione degli universitari. "Siamo il Paese che ha l'istruzione superiore sottochiave, con il 55 per cento dei corsi a numero chiuso. E gli studenti respinti, oltre al danno di vedere le proprie prospettive lavorative infrante, subiranno la beffa di aver pagato per poter effettuare il test soldi che non vedranno più perché trattenuti dagli atenei per fare cassa".

I compiti stampati dal Cineca, il consorzio incaricato di gestire la preparazione materiale delle prove, sono 98.700, il 15 per cento in più rispetto al 2011: vengono sempre stampate per sicurezza un certo numero di prove in più rispetto al fabbisogno. Ad Architettura si sfideranno in 30mila per 8.720 posti e per Veterinaria sono attesi più di 9mila candidati per 918 posti: ne passerà uno su 10. Le misure di sicurezza saranno severissime. Ed è boom per sostenere il test di Medicina in inglese: 4.332 candidati contro i 1.852 dello scorso anno.



Autore: Salvo Intravaia
FONTE:  Repubblica.it
Leggi tutto...

03 settembre, 2012

Medici di base pronti allo sciopero, intanto salta la "tassa delle bollicine"

0 commenti

Pediatri e medici di base pronti a scioperare. I tre sindacati maggioritari dei medici convenzionati Fimmg (medici famiglia), Sumai (ambulatoriali) e Fimp (pediatri) dichiarano lo stato di agitazione e sono pronti a proclamare lo sciopero contro le proposte di modifica del «decretone» da parte delle Regioni. I sindacali chiedono al Ministro Balduzzi, al Governo e ai Parlamentari «di impedire un simile scempio nell'interesse di tutti i cittadini italiani» e si dicono «uniti e determinati nel contrastare lo stravolgimento da parte delle Regioni del Decreto Balduzzi». «I conflitti di competenza e di potere prevalgono sui contenuti - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - messi insieme in modo raffazzonato, elenco dei desideri particolari di ogni regione, senza tenere alcun conto degli effetti devastanti che potrebbero determinare».

Alla base della protesta una lettera inviata lo scorso fine settimana dagli assessori alla sanità delle regioni al governo: le istituzioni chiedevano di rivedere il decreto Balduzzi specialmente in alcuni punti. Si contestava, ad esempio, l'articolo sulla non autosufficienza, quello sulla certificazione medico-sportiva, e infine proponevano una correzione della parte sulla dirigenza medica. Tra i punti toccati dagli assessori c'era anche quello sulla medicina generale e le cure primarie. In particolare si è deciso di togliere l'obbligo delle aggregazioni dei medici di base, che devono essere una priorità, ma non un obbligo. Si è poi parlato della dirigenza medica e del modo in cui deve essere valutata.

«La nostra opposizione più strenua è scontata, confidiamo che il Governo non si renda complice di questa follia, sapendo di poter contare sulla nostra interlocuzione favorevole rispetto ai punti innovatori contenuti nella bozza originale. La conflittualità della categoria con le Regioni subirà nei prossimi giorni un'impennata, è in dubbio ogni tipo di collaborazione, valuteremo ogni forma possibile di lotta per far valere le nostre ragioni e quelle dei cittadini traditi dalle Regioni». Parole dure, che anticipano una lotta sindacale ad ogni livello quelle pronunciate da Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).

Due i punti che i sindacati dei medici contestano con più forza. «Oggi i medici e pediatri di famiglia - spiega Milillo - sono dei liberi professionisti. Le Regioni prevedono l'introduzione di personale dipendente e anche la possibilità di spostare personale delle Asl o degli ospedali negli studi di medicina generale. Così, ad esempio, persone che per anni hanno fatto il chirurgo, si troverebbero ad affrontare un'attività completamente nuova». Infine, continua Milillo, «la spesa per il personale del servizio sanitario nazionale aumenterà inesorabilmente, perchè il costo medio lordo di un medico dipendente è superiore a quello di un medico convenzionato, a maggior ragione se si considera il fatto che nel costo della gran parte dei convenzionati sono comprese le spese necessarie a procurarsi tutte le strutture, il personale e gli strumenti necessari ad esercitare l'attivitá assistenziale». Ed ad andarci di mezzo saranno i pazienti, spiegano i sindacati, «perchè se le proposte delle Regioni dovessero passare si otterrebbe solo un'assistenza peggiore».

Martedì avrà luogo la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome: all'ordine del giorno, la valutazione del «Provvedimento recante disposizioni urgenti per lo sviluppo e la tutela della salute».


FONTE: Corriere.it


Intanto è saltata la tassa "sulle bibite" che aveva fatto discutere nei giorni scorsi: il governo ha dichiarato che cercherà in altri modi le risorse necessarie per poter sostenere ulteriormente la spesa sanitaria.
Leggi tutto...

29 agosto, 2012

Test di Ingresso: le strane domande da Gandhi ai Taoisti a Barbablu, quale utilità?

0 commenti
(articolo scritto da un giornalista del Corriere) Non so di cosa è morto Gandhi e me ne vergogno. Di questi tempi per fare il dottore lo si dovrebbe sapere, e anche chi ha scritto «Barbablu»."" Così era il test d'ingresso per la scuola di medicina fino a qualche anno fa. E il prossimo (che si terrà nei primi giorni di settembre) come sarà? A giudicare dall'«esercitatore prove d'ammissione accesso programmato» (http://www.universitaly.it/simulatore/home.php) non è cambiato molto.

Partiamo dalle domande di logica. Eccone una: «L'ipotesi di Ronald E. Smith è che studenti molto ansiosi, se ridono durante gli esami, hanno prestazioni più brillanti. In quelli meno ansiosi non funziona». Ci sono quattro possibili risposte. Quella giusta sarebbe «formulare le domande in termini umoristici non dà vantaggio a studenti poco ansiosi». Ma che logica c'è in tutto questo? La risposta è nella domanda.

E che dire dei taoisti e del significato della pratica meditativa fondata sulla respirazione profonda? C'è un brano di Pasqualotto che parla di sapori dell'aria e che mescola specchi d'acqua tranquilli col vuoto della respirazione profonda che non è fine a se stesso ma in funzione di un riempimento qualitativamente migliore. La risposta giusta è: «affollarsi di una molteplicità di stimoli sensibili e cognitivi non è condizione ideale per apprezzarne le rispettive qualità».

Ecco, io preferirei che chi vuol fare il dottore mi dica se secondo lui c'è un problema etico nell'impiegare cellule staminali embrionali per la ricerca, anche quelle che se no si butterebbero via. E se un ammalato grave ha il diritto di decidere come morire e quando? E se non lui, chi altro? Se mai più della dinamica del vuoto taoista, avrei chiesto qualcosa sul rapporto tra il pensiero di Galileo e i dogmi della Chiesa. Il futuro medico dovrebbe sapere cos'è il New England Journal of Medicine e il Lancet . Deve essere colto il medico, siamo d'accordo, ma se anche non sa che «piove su le tamerici...», il celeberrimo passo di d'Annunzio, è un'anafora, pazienza. Meglio sapere chi è il nuovo direttore del New York Times .

Sulla chimica me la sarei cavata con le nozioni del liceo, anche se ad indicare quale elemento non è «di transizione» fra ferro, cromo, arsenico, zinco e rame non ci sarei arrivato. Che per misurare la densità del sangue si possa usare una miscela di xilene e bromobenzene può darsi, ma chiedere al candidato quale tecnica sceglierebbe per misurare una cosa che non si misura mai è ridicolo. Perché non chiedere invece quanti bambini muoiono di morbillo al mondo (milioni o migliaia) e dove? E da dove è venuto il virus dell'Aids?


Io al candidato chiederei candidamente se fuma e quelli che fumano li lascerei fuori. In questo test non c'è nulla che aiuti a capire se il futuro medico saprà parlare con gli ammalati. All'Università della Virginia chi dimostra garbo e sensibilità e buon senso viene ammesso. Se no è fuori. Quando questi ragazzi saranno laureati gli interventi chirurgici li faranno i robot e il 90 percento della medicina sarà information technology. Già oggi i miei colleghi più giovani hanno tutto nell'iPhone, su queste tecniche non c'è nulla. E non c'è nemmeno una domanda d'inglese che da anni ormai è la lingua della medicina.


Quest'esame assomiglia moltissimo a quello che doveva essere l'esame di maturità di sessanta anni fa (ma Dante era guelfo di parte bianca, ndr ). Forse lo studente dalla memoria corta, promosso un po' così dal maestro Giovanni Mosca nel suo libro «Ricordi di scuola», nella vita se la sarà cavata lo stesso. Mosca fu poi un grande giornalista del Corriere. Quanto a me non so se l'avrei passato l'esame di ammissione, forse no, di domande ne ho sbagliate almeno quindici. E avrei dovuto rinunciare a tutto quello che ho avuto dal mio meraviglioso lavoro. L'essere vicino a tanti ammalati e guarirne qualcuno. E poi la ricerca, lo scoprire cose nuove e imparare a scriverle e l'emozione del primo lavoro sul Lancet e la telefonata di Jerry Kassirer che mi chiede di prendere il posto di Attilio Maseri nel comitato editoriale del New England Journal of Medicine , mi sentivo così piccolo per quel compito lì. 


Negli Stati Uniti pensano che bisognerebbe poterci parlare a chi vuol entrare a medicina, anche solo per qualche minuto. «Ma sono troppi, come fare in pratica?». Come fanno in Francia. Il primo anno entrano tutti, se ne perdessimo anche solo uno di quelli giusti perché non sapeva il sinonimo di impudente, saremmo colpevoli. Al secondo ci vanno solo quelli che hanno fatto bene il primo, a loro però ci si deve parlare davvero.

Fare il dottore è un po' come fare il cuoco o guidare l'aereo, bisogna essere portati: chi è troppo introverso o troppo scontroso o troppo facile a seccarsi è bene che non ci provi nemmeno. E anche chi non è disponibile a studiare tutta la vita. Insomma, certi non vanno bene anche se sanno l'origine della tragedia greca. 


AUTORE: Giuseppe Remuzzi
FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

Corte Strasburgo boccia legge 40, il governo pensa al ricorso

0 commenti
Il governo italiano è orientato a presentare ricorso contro la sentenza della Corte di Strasburgo sulla Legge 40 sulla procreazione assistita, per promuovere un chiarimento giurisprudenziale. Lo ha detto oggi il ministro per la Salute Renato Balduzzi, parlando con i giornalisti a Lucca a margine di un convegno sul gioco d'azzardo. Ieri la Corte europea dei diritti dell'uomo ha bocciato la parte della legge 40 del 2004 che vieta alle coppie che vogliono procedere alla fecondazione artificiale di fare effettuare esami preventivi sugli ovuli da impiantare per prevenire eventuali patologie del feto.
La corte ha sottolineato l'incoerenza della legge italiana che, mentre vieta l'analisi preimpianto, dà la possibilità di interrompere la gravidanza in caso emergano patologie del feto. Precisamente, la bocciatura scaturisce da un ricorso compiuto da una coppia italiana che desiderava compiere una diagnosi preimpianto per valutare l'eventuale presenza di fibrosi cistica (alterazione di un gene sul cromosoma 7) nell'embrione che da lì sarebbe stato impiantato. Una richiesta razionalmente valida, al fine di evitare la nascita di una vita in cui si presenti la certezza di sviluppo di tale gravissima patologia e dunque un accorciamento delle prospettive di vita stessa, ma che si scontra con una legge pesantemente condizionata dalle barriere etiche poste dalla politica democristiana italiana.

La reazione del Governo è cauta. Il ministro infatti prende tempo, spiegando come "Tra ieri e stamani sono riuscito a dare una lettura un po' frettolosa alla sentenza e ci stanno lavorando anche i miei uffici". Il ministro ha poi sottolineato il ruolo mancante in tal senso della legislazione europea: "Credo che sia forse opportuna una richiesta di un punto giurisdizionale fermo per quanto riguarda la Corte europea dei diritti dell'uomo e che dunque un ricorso da parte del nostro Paese valga proprio a consolidare un punto di riferimento". Secondo il ministro "ci sono dei profili di carattere processuale che andrebbero attentamente monitorati perché è chiaro che si riferiscono non solo al caso di specie, ma a tutti i casi possibili. Siccome stanno aumentando le ipotesi di confronto tra ordinamenti, quello italiano e quello del Consiglio d'Europa, credo che anche sotto questo profilo un nostro ricorso potrebbe servire a un chiarimento giurisprudenziale". Per questo motivo, ha concluso il ministro, dopo "un approfondimento, mi sembra che ci siano gli elementi per promuovere un ulteriore chiarimento".


Su Twitter il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, dice di considerare ''positivo l'orientamento del ministro Balduzzi a fare ricorso per la legge 40". Di diverso avviso il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. "Non serve un chiarimento con Strasburgo - sottolinea - serve una nuova legge sulla fecondazione assistita". "Ci auguravamo - aggiunge - che il governo non facesse ricorso contro la Corte Ue, ma a quanto pare dalle dichiarazioni del ministro Balduzzi così non sarà. Me ne rammarico perché è palese che la legge 40 è incostituzionale, viola i diritti delle persone ed è di impossibile applicazione giuridica''.

E anche il Vaticano fa sentire la sua voce rimproverando le ingerenze altrui alla legislazione italiana: «Bisogna ripensarci un attimo a livello nazionale: sia a livello di tecnici che di esperti, sia nel merito che nel metodo perchè non si è passati attraverso la magistratura italiana». Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, all'indomani del pronunciamento della Corte di Strasburgo sulla legge 40» Bisogna ripensarci - ha aggiunto il porporato - c'è stato un superamento, un surclassamento della magistratura italiana, è singolare».
 



FONTE: Reuters
Leggi tutto...

26 agosto, 2012

La rivoluzione del SSN in 25 punti: dalla riforma dell'attività dei medici di famiglia alla tassa sulle bibite zuccherate...

4 commenti
Stop al medico di famiglia unico e poco reperibile, si a nuovi "centri di controllo" con diversi medici di famiglia "associati" che potranno eseguire diagnostica sia di controllo che di urgenza nonchè talune visite specialistiche. Inoltre, ulteriore riforma della operatività "intramoenia"; conferma dell'obbligo di prescrizione del principio attivo invece del farmaco commerciale; maggiore digitalizzazione con l'obbligo da parte dei medici di riportare in un database unico nazionale le attività svolte a livello ambulatoriale; si alla nuova tassa sui cibi "spazzatura", sul modello angloamericano, con un probabile aumento del prezzo delle bibite zuccherate per reimpiegare i ricavi nel finanziamento della riforma. Sono solo alcune delle proposte del provvedimento di 25 articoli il quale verrà ratificato molto probabilmente il 31 agosto nel prossimo Consiglio dei Ministri. Tale atto sarà anche parte integrante della "spending review", visto che dovrà garantire ben 6 miliardi di risparmi riducendo ulteriormente i 130 miliardi di euro attuali di spesa pubblica.
 

Rappresentanti del governo già smentiscono a priori le prime inevitabili critiche: non ci saranno altri tagli, ma servirà proseguire sulla strada dell'efficienza ''spendendo meno e meglio''. Per questo il ministero è già al lavoro con l'Agenas per mettere a punto criteri che guardino anche alla qualità per fissare i prezzi di riferimento per gli acquisti, in particolare dei dispositivi medici.

E per completare il restyling del Sistema sanitario nazionale, ma anche ''correggere, consolidare, o definire meglio'' il quadro normativo delineato fino ad oggi, la prossima settimana arrivera' sul tavolo del Consiglio dei ministri quello che e' stato ribattezzato decretone, che il ministro chiama ''il decreto sanita' e sviluppo''. Un provvedimento omnibus che contiene ''misure importanti che si inseriscono nel progetto complessivo di sviluppo'' e che consentiranno una ''ulteriore razionalizzazione dell'attivita' sanitaria'', con ''norme per l'organizzazione'' del Ssn, che comprenderanno anche ''un nuovo rapporto tra sanita' e politica'', con regole più stringenti per le nomine dei dirigenti che, sembra, d'ora in poi dovranno avere curriculum a prova di bomba.

Ma anche sanità elettronica (sulla scia anche dell'Agenda digitale promossa dal ministro Passera) e misure come il portale della sanita', sul modello inglese, che ''arrivera' entro l'inizio del 2013'', e ''norme sugli stili di vita e i fattori di rischio'', tra cui l'ipotesi di una tassa sulle bibite che, ''oltre a sensibilizzare sulla corretta alimentazione'', dara' risorse utili ''per le finalita' primarie per la sanita''' come potrebbe essere il piano per la non autosufficienza, entrato nel programma di azioni del governo da qui alla fine della legislatura. 


La riforma dei ticket, invece, ancora ''non e' in agenda'' anche se ''gli approfondimenti sono in corso'' e perlomeno l'apertura del dibattito ha portato ''tutti a dire che il problema esiste. Intanto si procedera' con l'implementazione degli strumenti tecnico-informatici'', ad esempio la tessera sanitaria con il chip, mentre la discussione ''sulle modalita' della riforma'' che potrebbe andare verso un nuovo sistema a franchigia e' ancora aperta.

Il ministro Balduzzi ha annunciato anche che all'interno del Cantiere Italia sarà aperto anche il Cantiere sanità, facendo ripartire gli investimenti per l'edilizia ospedaliera e la messa in sicurezza degli edifici sanitari. Il ministro chiarisce anche che non ci sara' un secondo capitolo liberalizzazioni in sanità. 


FONTE: Ansa.it
Leggi tutto...

Una ricerca greca conferma: le sigarette elettroniche meno lesive per il cuore

0 commenti
La sigaretta elettronica non fa danni al cuore. E anche se è troppo presto per definirla una rivoluzione nella lotta al tabagismo, può aiutare i fumatori ad abbandonare un'abitudine che in questo secolo causerà 1 miliardo di morti nel pianeta. Questo, in sintesi, il responso dei cardiologi europei sul surrogato della «bionda» disponibile da qualche anno anche in Italia. Al Congresso dell'European Society of Cardiology (Esc) che si è aperto sabato 25 agosto a Monaco di Baviera, è stato presentato uno studio su questo prodotto.

La ricerca è stata illustrata da Konstantinos Farsalinos dell'Onassis Cardiac Surgery Center in Grecia. Gli autori hanno misurato la funzione del muscolo cardiaco in 20 fumatori volontari sani 25- 45enni prima e dopo aver fumato una sigaretta vera, e in 22 volontari della stessa età prima e dopo aver aspirato per 7 minuti una sigaretta elettronica. È emerso che mentre il primo gruppo mostrava un significativo aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa sia massima che minima, la sigaretta elettronica produceva solo un incremento lieve della pressione diastolica (la minima). Anche all'esame ecocardiografico, mentre chi fumava «bionde» vere presentava significative alterazioni dei parametri che indicano la funzionalità cardiaca, i tabagisti che si erano convertiti alla sigaretta elettronica non mostravano alcuna conseguenza nonostante la piccola dose di nicotina (11 milligrammi/millilitro) contenuta nel liquido del prodotto per ridurre il disagio dell'astinenza. Nel liquido, aggiungono inoltre gli studiosi greci, un laboratorio tossicologico indipendente non ha trovato nè nitrosamine nè idrocarburi aromatici policlinici, principali veleni contenuti nelle sigarette. «Servono altri studi prima di dire che si tratta di un prodotto rivoluzionario», commenta Farsalinos. «Tuttavia, in base ai dati ad oggi disponibili, la sigaretta elettronica si può considerare un'alternativa al tabacco molto meno pericolosa e potenzialmente utile alla salute». Un passo avanti per smettere di fumare. «Attenzione - avvertono i cardiologi - la sigaretta elettronica è un buon metodo per smettere di fumare, ma meglio utilizzare aromi senza nicotina perché non esistono ancora studi approfonditi».  


FONTE: Ansa
Leggi tutto...

20 agosto, 2012

Brevettare un gene del DNA? Secondo stravaganti giudici statunitensi si, si può...

0 commenti
Secondo la Corte d'appello del circuito federale statunitense i geni isolati meritano la protezione brevettuale. Il caso è quello che ha al centro i titoli richiesti da Myriad Genetics (e concessi dall'ufficio brevettuale statunitense, USPTO) sui geni BRCA1 e BRCA2, impiegati in attività medico-scientifiche di diagnosi e ricerca come precursori del cancro al seno e alle ovaie.

Contro la posizione dell'USPTO e dell'azienda biotech si è apertamente schierata Washington: per il Dipartimento di Giustizia (Department of Justice, DoJ) l'operazione di individuazione e isolamento dei geni rispetto al DNA non basterebbe a determinare una tale alterazione e manipolazione da giustificare la brevettabilità. Si tratterebbe, insomma, non di un'invenzione, ma di una scoperta di una struttura chimica normalmente prodotta dalla natura all'interno dei geni umani.

Quello dell'isolamento di componenti naturali altrimenti sconosciuti è una delle zone grigie della proprietà intellettuale: si giustifica la brevettabilità di strutture già esistenti in natura quando si rileva un determinante intervento umano prima impensato tipizzato e che può essere ripetuto. È tipica la possibilità di brevettare determinati tipi di cristalli o anche i micro-organismi.
Per quanto riguarda sequenze di DNA, si considerano brevettabili nel momento in cui l'inventore è riuscito a isolare e riprodurre la struttura e la funzione delle sequenze di acidi nucleici necessari allo sviluppo di nuovi processi o prodotti.

Tutto questo discorso, valido in generale, tuttavia si gioca sul confine tra scoperta di componenti naturali ed invenzione dei processi per trovarli: e su questo limite si è di volta in volta svolto il dibattito davanti ai diversi gradi di giudizio del caso con al centro i brevetti Myriad Genetics. Attraverso di esso, infatti, il Governo cerca di tracciare una linea meno permissiva rispetto ai materiali brevettabili e per questo il caso ha assunto una particolare importanza. Nel primo e nel secondo grado il tribunale ha bocciato la concessione dei titoli brevettuali, ma una decisione della corte di appello ha messo di nuovo tutto in discussione ridando ragione all'Ufficio brevetti e all'azienda biotech. Così il caso è approdato alla Corte Suprema che ha ridato ragione a Washington bocciando nuovamente i brevetti.

Il nuovo appello, tuttavia, torna a riconoscere la brevettabililtà dei singoli geni: l'operazione di separazione dal resto del DNA basta, secondo la sentenza, a giustificarne la protezione per quel principio di intervento umano valevole di protezione.


Autore: Claudio Tamburrino
FONTE: Punto Informatico
Leggi tutto...

16 agosto, 2012

In vigore la norma che indica il principio attivo del farmaco al posto del nome commerciale: risparmio o confusione?

0 commenti
Novità in farmacia e negli studi medici. Entra in vigore da oggi la norma sulla nuova ricetta del Servizio sanitario nazionale con l'indicazione del principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco, al fine di promuovere maggiormente l'utilizzo di farmaci equivalenti rispetto ai più conosciuti farmaci di "elite". Sulla ricetta rossa deve ora comparire il nome della sostanza, contenuta nel farmaco, che possiede proprietà terapeutiche. Questo è già sufficiente perché la ricetta sia valida e possa essere presentata dall'assistito in farmacia per acquistare il prodotto dal prezzo più basso contenente quel principio attivo.

Il medico può aggiungere sulla ricetta, oltre al principio attivo, anche il nome commerciale di un farmaco, specificando che esso è «non sostituibile», ma in tal caso deve giustificare la non sostituibilità con una sintetica motivazione scritta. In questo caso il farmacista dovrà consegnare il prodotto indicato dal medico nella ricetta. Il Ministero della Salute sottolinea che queste disposizioni «non riguardano le terapie croniche già in corso» per evitare possibili, seppur rari, inconvenienti nel passaggio da un medicinale all'altro, sia pure di uguale composizione. Resta ferma la possibilità per il paziente, già prevista dal decreto "Cresci Italia" di chiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno costoso.

La nuova modalità di prescrizione dei farmaci «potrebbe determinare un aumento della conflittualità medico-paziente nei presidi di guardia medica e guardia turistica» secondo Silvestro Scotti, vice segretario nazionale Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale), che parla di «mancanza di adeguate informazioni ai cittadini» e critica la scelta di promulgare le nuove disposizioni a Ferragosto. Secondo Scotti, «l'assenza di informazione agli utenti mette questi nella condizione di non dotarsi delle opportune documentazioni da produrre al medico che li vede occasionalmente e che quindi non ha strumenti di valutazione, se non la dichiarazione verbale del cittadino, per collegare le proprie decisioni a un primo episodio di patologia cronica o a un nuovo episodio di patologia non cronica».

Fonte: Ansa.it
Leggi tutto...

09 agosto, 2012

Test di ingresso, scatta la corsa per prepararsi ai test

0 commenti
Altro che vacanze. Per migliaia di neodiplomati o neo mini-laureati sono iniziati i conti alla rovescia (e i conti in tasca) per i test di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso. Che sono sempre di più: su 4.690 corsi di laurea esistenti, sono 1.590, cioè il 33,9%, con costi per la preparazione che vanno da poche centinaia di euro a qualche migliaio.

Ormai un terzo dei corsi (sia per laurea triennale che magistrale) è a numero chiuso o programmato, e quindi richiede, per l'iscrizione, il superamento di una prova. Oltre ai 708 corsi di laurea in Medicina, Veterinaria e Architettura, per i quali ogni anno il ministero dell'Istruzione decide il numero di posti disponibili, ci sono infatti gli 882 scelti liberamente dai singoli atenei che sono costretti a limitare il numero di accessi per offrire una didattica dignitosa: il 18,8% del totale, un trend che si conferma in crescita rispetto al 17,7% dell'anno scorso. Basti pensare che ci sono atenei, come quelli di Catania e Palermo, dove tutti i corsi sono ormai ad accesso limitato. E allora scatta la corsa al quiz.

L'anno scorso per un totale di 9.690 posti disponibili a Medicina e chirurgia, si sono presentati in 84.422, una media di 8,7 candidati a posto, con i picchi di Siena (13,5), Sassari (12,4), Salerno (10,9). Quest'anno ci sono poco più di diecimila posti a disposizione, e gli atenei sono già pronti alla ressa, anche se la possibilità di ambire a più università nell'ambito della Regione, come stabilito dal ministro all'Istruzione Francesco Profumo, dà qualche chance in più. Stessa storia per Veterinaria, dove a fronte di 958 posti a disposizione (quest'anno ce ne sono anche meno, 918) si sono presentati nel 2011 ai test 7.305 aspiranti, 7,6 per ogni disponibilità. Non fa eccezione Architettura, oltre 23 mila candidati per 8.760 posti (quest'anno sono 8.720).

Ed è facile immaginare che saranno più che ambiti anche gli oltre 149 mila posti sparsi negli atenei per i corsi più disparati, da Scienze della comunicazione a Ingegneria, fiore all'occhiello del Politecnico di Milano, dove l'anno scorso c'erano 7.792 aspiranti ingegneri a fronte di 5.469 disponibilità, +9% rispetto all'anno precedente: «Noi crediamo tantissimo ai test di ammissione - spiega il rettore Giovanni Azzone -. Ma diamo la possibilità ai ragazzi di farli già dal terzo e quarto anno di liceo. Possono tentarlo anche più volte: il nostro obiettivo è motivarli, e infatti i test anticipati costano 30 euro invece dei 50 di settembre, e per la preparazione mettiamo a disposizione un volume scaricabile online».

I costi, altro capitolo spinoso: perché partecipare alla sfida a suon di crocette non è gratuito. A Padova il test costa 27 euro, a Roma Tre 25, a Catania 40, ma in moltissime facoltà, dalla Sapienza di Roma alla Statale di Milano, si aggira sui 50 euro, e ci sono anche atenei più cari, come Bologna (60 euro), Napoli (70 euro), Pavia (dai 75 ai 100 euro) fino ai 110 euro della Luiss di Roma. Considerando che ciascuno studente tenta di solito più prove, la cifra lievita. E poi c'è tutto il business della preparazione ai quiz: i manuali possono costare fino a 115 euro, ma i corsi più raffinati vanno dai 400 euro (per una full immersion di pochi giorni a fine agosto) agli oltre 4.000 euro, per corsi più lunghi che durano qualche mese oppure prevedono soggiorni vacanza abbinati a sessioni di studio.

È uno dei motivi per cui l'Unione degli universitari attacca a testa bassa i test: «Lo sbarramento con i test di ingresso universitari sta sempre più diventando un vero e proprio ostacolo sociale per l'accesso alla massima istruzione - dice il presidente Michele Orezzi - e invece di abbattere le barriere costruiamo ostacoli sempre più alti». Una posizione non condivisa da Luigi Frati, rettore della Sapienza di Roma: «Se siamo in Europa, dobbiamo rimanerci: se ci sono le quote latte, ci sono anche le quote medici, dobbiamo essere pragmatici». Come ci si allena al meglio, allora, senza spendere cifre strabilianti? «Con la clessidra da un minuto, che aiuta a calcolare i tempi, oppure con il Sudoku, che sviluppa la logica», suggerisce Pierluigi Celli, direttore generale della Luiss. «Perché sa qual è il vero problema? Che noi italiani siamo troppo emotivi».

Autrice: Valentina Santarpia
Fonte: Corriere.it
Leggi tutto...

29 luglio, 2012

Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd): grazie a loro raddoppiate le tasse a carico di tutti gli studenti universitari fuoricorso...

0 commenti
Un genio del PDL e un genio del PD: come sempre la "casta" riesce a trovare un accordo bipartisan esclusivamente quando si tratta di "tassare" gli altri. E cosi mentre la politica continua a nutrire indisturbata e indisturbabile tutti i suoi privilegi, gli studenti che non riescono a laurearsi entro i tempi previsti pagheranno più tasse, le quali arriveranno fino a raddoppiare per gli studenti le cui famiglie dichiarano un reddito più alto. Lo prevede appunto un emendamento alla spending review dei relatori Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), approvata dalla commissione Bilancio del Senato.


L'emendamento stabilisce tre scaglioni, a seconda del reddito familiare. Una prima fascia di fuoricorso dovrà pagare fino al 25% in più, rispetto a quanto versato dagli studenti in corso, se il reddito Isee è inferiore a 90.000 euro. Il tetto sale al 50% per chi ha un Isee familiare tra 90.000 e 150.000 euro, mentre potrà arrivare fino al 100% in più per gli studenti con Isee familiare superiore a 150.000 euro.
Gli aumenti potranno essere decisi dagli Atenei, secondo criteri definiti dal ministero dell'Istruzione. E saranno adottati "sulla base dei principi di equità, progressività e redistribuzione e tenendo conto degli anni di ritardo rispetto alla durata normale dei corsi di studio, del reddito familiare, del numero degli studenti appartenenti al nucleo familiare iscritti all'università e della specifica condizione degli studenti lavoratori".

Queste somme andranno a pagare, “in misura non inferiore al 50 per cento”, le borse di studio, mentre per la parte restante saranno destinate ad altri interventi di sostegno al diritto allo studio. In particolare i relatori hanno individuato come beneficiari di queste risorse aggiuntive i servizi abitativi, servizi di ristorazione, servizi di orientamento e tutorato, attività a tempo parziale, trasporti, assistenza sanitaria, accesso alla cultura, servizi per la mobilità internazionale e materiale didattico.  Tutta roba che normalmente andrebbe garantita con i fondi già ampiamente pagati, e che gli studenti fuoricorso (ovviamente in quanto timbrati tutti a prescindere come "fancazzisti") non vedono e non vedranno neanche con il binocolo.

Tra i soldi destinati agli enti pubblici invece, le province tirano un gran sospiro di sollievo: dal fondo per i rimborsi fiscali alle imprese arriveranno 100 milioni per le province. Lo prevede un emendamento al decreto legge spending review, presentato dai relatori....... indovinate chi??? Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), in commissione Bilancio al Senato.
Leggi tutto...

09 luglio, 2012

Finanziaria: per la Sanità quasi 8 miliardi di euro in meno, cancellati i tagli per Università ma cancellato con un "trucchetto" il limite del 20% di tassazione

0 commenti
Con l'approvazione della Finanziaria di Luglio è stato confermato il "taglio" ulteriore di fondi al Sistema Sanitario Nazionale. Per la Sanità ci saranno in tre anni minori risorse «per un totale di 7,9 miliardi sommando gli effetti della spending review a quelli della manovra estiva 2011». Lo ha chiarito il ministro della Salute, Renato Balduzzi, specificando che «nel 2013 ci saranno 4,3 miliardi in meno, 2,7 in meno per il 2014 e 900 milioni quest'anno». Quelli della spending review non sono «tecnicamente dei tagli. Si tratta di un definanziamento con più componenti», ha aggiunto il ministro difendendo, nel corso di un seminario del Pd, i punti chiave della razionalizzazione della spesa pubblica. «Non sono tagli - dice Balduzzi- ma un tentativo di riqualificare la spesa in un momento di difficoltà». Per il ministro della Salute quello di migliorare il sistema sanitario è «una sfida alla nostra portata» e al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha detto: «Da martedì mattina sono a disposizione per modifiche e miglioramenti. Il ministero della Salute fa e vuole fare fino in fondo la sua parte». 

Intanto gli studenti universitari sono sul piede di guerra per lo "sfottò" del Ministero che ha smentito i tagli, parlando genericamente di "proteste da riflesso del cane di Pavlov" e di "riorganizzazioni e mancati finanziamenti". Il risultato di tale "contestazione" è data dalla marcia indietro del governo sui tagli, ma dal "trucchetto" applicato alla tassazione (verranno considerati solo gli studenti in corso) che cosi potrà sforare il 20% di limite. In cambio di tale ulteriore (e fortissimo) aumento, la promessa che il ricavo sarà usato per finanziare ulteriori borse di studio e posti di ricerca.

Effettivamente la Spending review "colpisce" anche scuole, università e ricerca, ma non com'era previsto nelle prime bozze del documento. L'azione "sotterranea" dei sindacati e di singoli gruppi ha addolcito l'amara pillola della revisione della spesa che mira a razionalizzare le risorse dello stato ed evitare il default. Alcune delle misure più dure sono state cancellate o modificate nelle ore successive alla conclusione del consiglio dei ministri di ieri mattina ed ora è possibile fare, con il decreto pubblicato in gazzetta, un primo resoconto di tutti i provvedimenti che riguardano scuola università e ricerca scientifica. Alla fine, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca, Francesco Profumo, è riuscito a limitare i danni.

La novità più importante per alunni e famiglie riguarda la pagella e l'iscrizione all'anno scolastico 2013/2014. A decorrere dal prossimo anno scolastico "le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line" attraverso un apposito applicativo che il ministero metterà a disposizione delle scuole e delle famiglie. Sempre da settembre, "le istituzioni scolastiche ed educative redigono la pagella degli alunni in formato elettronico". Addio per sempre, quindi, alla vecchia pagella cartacea. "La pagella elettronica - recita il decreto - ha la medesima validità legale del documento cartaceo ed è resa disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica o altra modalità digitale". I genitori che volessero comunque una copia cartacea del documento dovrà farne specifica richiesta alla scuola. Ma il processo di dematerializzazione lanciato dal governo riguarderà anche i docenti e gli alunni. "A decorrere dall'anno scolastico 2012/2013 le istituzioni scolastiche e i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico". Per attuare questa mezza rivoluzione, le scuole dovranno organizzarsi "con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". Insomma, niente soldi in più per le scuole per la "rivoluzione on line" ma tutto il peso viene scaricato addosso a docenti e studenti.

Novità in vista anche per i docenti esubero, per quelli permanentemente inidonei per motivi di salute, per i cosiddetti insegnanti tecnico-pratici e per gli insegnanti italiani che insegnano all'estero. Per i docenti che a seguito della riforma Gelmini hanno perso la cattedra ( in esubero) si aprono le porte delle supplenze anche di qualche giorno. In questo modo il governo intende evitare che qualcuno dei 10 mila insegnanti in esubero possa rimanere "disoccupato" ma ugualmente pagato dallo stato. A settembre, i docenti senza cattedra verranno utilizzati, in ambito provinciale, sulle supplenze che sarebbero dovute andare ai precari. Coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione su sostegno o che hanno iniziato il percorso di formazione potranno avere accesso anche alle supplenze di sostegno. I docenti che per motivi di salute non possono più insegnare saranno "declassati" d'ufficio ad Ata: amministrativi e tecnici di laboratorio. I docenti tecnico-pratici, la cui figura è stata abilita nel 1994, e coloro che sono transitati dagli enti locali allo stato con una qualifica diversa da quelle previste dall'ordinamento statale, "transita (anche questi ultimi d'ufficio) nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico, in base al titolo di studio posseduto". Inoltre, il contingente del personale docente comandato presso il ministero degli Affari esteri verrà ridotto da 100 a 70 unità e i 1.400 insegnanti italiani in forza nelle scuole italiane all'estero vengono più che dimezzati: passeranno a 624. Con queste tre manovre, la scuola italiana avrà più docenti, amministrativi, tecnici e bidelli e potrà evitare di pagare supplenti per la copertura dei corrispondenti posti. Ma non solo. I bilanci delle scuole verranno tenuti sottocchio attraverso una disposizione di cassa che costringerà le scuole a versare presso la Banca d'Italia i propri fondi e a non intrattenere più singoli rapporti con singole banche. E le supplenze brevi - da un giorno a qualche settimana, ma in casi eccezionali anche tutto l'anno - saranno soggette ad un monitoraggio per scovare le "istituzioni che sottoscrivono contratti in misura anormalmente alta in riferimento al numero di posti d'organico dell'istituzione scolastica". Infine, stretta anche sui compensi ai vicari dei dirigenti scolastici. Fino a quest'anno, i vicepresidi o i vicari delle scuole elementari e media, per assenze del dirigente scolastico superiori a 15 giorni, percepivano la cosiddetta retribuzione per "mansioni superiori". E siccome il preside va in ferie in estate per più di due settimane, il compenso scattava per tutti e 10 mila vicari in forza nelle scuole italiane. Ma l'anno prossimo cambia tutto. Al vicario non spetterà più questo compenso, potrà essere remunerato per le sue fatiche aggiuntive soltanto con i soldi del fondo d'istituto. E per le visite fiscali, il ministero ha stanziato 23 milioni di euro che ripartirà alle regioni che non dovranno più chiedere alle scuole il pagamento delle visite di controllo in caso di malattia.

Anche l'università entra nella Spending review e gli studenti sono sul piede di guerra. Al centro della contesa, quelle università che sforano il tetto massimo di tassazione universitaria a carico degli studenti. Come anticipato da Repubblica alcune settimane fa, le università che sfornano il 20 per cento previsto dalla legge - fra "contribuzione studentesca" e fondo di finanziamento ordinario - sono tantissime - il 59 per cento - e in alcuni casi, come è avvenuto a Pavia, il giudice ha condannato l'ateneo a restituire il maltolto agli studenti. Ma dal prossimo anno le cose cambieranno.

In futuro, il conteggio della "contribuzione studentesca" sarà effettuato prendendo in considerazione soltanto quello che verseranno gli studenti italiani e comunitari iscritti entro la durata normale dei diversi corsi di studio. Non verranno conteggiate le tasse versate i fuori corso, che oltre ad ammontare al 40 per cento del totale degli iscritti sono quelli che sborsano di più. Ma non solo. Il denominatore del rapporto tasse versate dagli studenti/Fondo di finanziamento ordinario cambierà con il più favorevole "trasferimento statale", che include altre somme. Per gli studenti si tratta di "una truffa". Perché limitando il conteggio delle tasse versate ai soli studenti in corso e dilatando il finanziamento complessivo sarà difficile che le università continuino a sforare il 20 per cento. E tutto "ritorna a posto".

Le università che dovessero comunque sforare saranno tenute a trasformare gli introiti "non dovuti" in borse di studio. Circostanza che viene definita dagli studenti come una "beffa". "Una sanzione - spiega Luca Spadon, portavoce nazionale Link - Coordinamento universitario - che sa di beffa e che risulta essere  un ulteriore assist ai rettori per continuare a far pagare agli studenti gli effetti dei tagli operati dalla legge Gelmini e mai ristorati da questo Governo". Ma almeno il paventato taglio di 200 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario è sparito. Ma la nuova norma, secondo gli studenti, "apre ad una pericolosissima liberalizzazione delle tasse e dei contributi universitari, come già in passato richiesto e sostenuto dalla Crui e da alcuni partiti italiani".

Per l'Unione degli studenti, che hanno patrocinato decine di ricorsi al Tar per costringere gli atenei a restituire le tasse pagate in più, quello del governo Monti è un "omicidio premeditato dell'università pubblica". "Siamo il terzo paese per tasse universitarie in Europa - dichiara Michele Orezzi - e nonostante questo il Governo punta a cancellare il limite della tassazione e consentire aumenti sconsiderati dei contributi pagati dagli studenti. La verità è che se fino ad oggi gli studenti potevano fare ricorso per bloccare gli atenei con tassazioni eccessive, ora l'unico vincolo per le università fuori legge sarà quello di destinare dei fondi a qualche borsa di studio, neanche necessariamente per studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi".

 E all'università sarà possibile assumere ma con parsimonia. "Per il triennio 2012/2014 il sistema delle università statali, può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al venti per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente". Una quota che sale al 50 per cento nel 2015 e al cento per cento nel 2016. Del previsto taglio del trasferimento alle università private non sembra esserci traccia nel decreto, mentre spuntano 90 milioni per il diritto allo studio universitario falcidiato dal governo Berlusconi negli anni precedenti.

A guardare il testo definitivo del decreto-legge sulla revisione della spesa pubblica c'è da tirare un respiro di sollievo. L'ipotesi di sopprimere una serie di istituti di ricerca è stata al momento scongiurata. L'unico istituto che verrà soppresso è l'Inran (l'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione). Le sue finzioni saranno assorbite dall'Cra: il Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. L'Inran fino ad oggi ha svolto "attività di ricerca, informazione e promozione nel campo degli alimenti e della nutrizione ai fini della tutela del consumatore e del miglioramento qualitativo delle produzioni agro-alimentari", si legge nel sito internet. Ma, se parecchi istituti di ricerca restano in piedi, arrivano tagli - relativi ai soli istituti dipendenti dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - per 19 milioni nel 2012 e 102 milioni per il biennio 2013/2014.

Sarà l'Istituto nazionale di Fisica nucleare (meno 9,1 milioni nel 2012 e 24,4 nel 2013 e nel 2014) il più penalizzato. Segue, nella classifica degli istituti di che contribuiranno di più al risanamento del bilancio dello stato, il Cnr che complessivamente 38 milioni di euro in tre anni. E i tagli ai budget colpiranno tanti istituti: l'Agenzia spaziale italiana, l'Istituto nazionale di astrofisica, l'Ingv - l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - quello di Oceanografia e geofisica sperimentale e e anche l'Invalsi: l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema d'istruzione. In tutto, il taglio sui bilanci dei centri di ricerca - anche quelli dipendenti da altri ministeri - ammonterà a 210 milioni. 

FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

03 luglio, 2012

Manovra di Luglio 2012, forti tagli a Sanità e Università, più soldi alle scuole non statali

2 commenti
Perdita di trentamila posti letto negli ospedali, 3 miliardi in meno al fondo sanitario nazionale, blocco totale di assunzioni statali a partire dal 2016, meno 200 milioni di euro dati alle università statali, ma aumentano di 200 milioni gli stanziamenti alle scuole private. Sono alcuni dei punti presentati nella conferenza stampa di oggi dai ministri del governo Monti in merito all'ennesima manovra economica del 2012. Un taglio di 4,8 miliardi di euro resosi necessario per contenere l'aumento del deficit che pone a rischio l'equilibrio di bilancio e impedire in tal modo l'aumento programmato dell'Iva al 23%. 


Esaminando i punti riguardanti il settore sanitario in modo più preciso:

- Circa 30mila posti letto in meno negli ospedali pubblici italiani, con un rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti contro gli attuali 4,2. Il testo prescrive che "le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano, entro il 30 novembre 2012, provvedimenti di riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie, adeguando coerentemente le dotazioni organiche dei presidi ospedalieri pubblici". In sostanza, i posti letto passeranno da 252mila a 222mila. Conseguentemente a tale riduzione, anche attraverso una verifica, sotto il profilo assistenziale e gestionale, della funzionalità dei piccoli ospedali pubblici "è promosso l'ulteriore passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e dal ricovero diurno all'assistenza in regime ambulatoriale, favorendo l'assistenza residenziale e domiciliare".

- Tre miliardi in meno al Fondo sanitario nazionale. Il fondo sanitario nazionale viene tagliato di tre miliardi in due anni: un miliardo per il 2012 e due per il 2013. "Le predette riduzioni - si legge nel testo - sono ripartite fra le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano secondo criteri e modalità proposti in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano medesime, da recepire" entro "il 30 settembre 2012, con riferimento all'anno 2012 ed entro il 30 novembre 2012 con riferimento agli anni 2013 e seguenti".

- Scure sulle farmacie. "A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto - si legge - l'ulteriore sconto dovuto dalle farmacie convenzionate (...) è rideterminato al valore del 3,65 per cento. Limitatamente al periodo decorrente dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2012, l'importo che le aziende farmaceutiche devono corrispondere alle Regioni (...) è rideterminato al valore del  6,5 per cento. Per l'anno 2012 l'onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l'assistenza farmaceutica territoriale (...) è rideterminato nella misura del 13,1 per cento". Mentre dal 2013 questo stesso tetto è ulteriormente abbassato all'11,5% "al netto degli importi corrisposti dal cittadino per l'acquisto di farmaci ad un prezzo diverso dal  prezzo massimo di rimborso stabilito dall'AIFA".

- A decorrere dall'anno 2013, "gli eventuali importi derivanti dalla procedura di ripiano sono assegnati alle regioni, per il 25%, in proporzione allo sforamento del tetto registrato nelle singole regioni e, per il residuo 75%, in  base alla quota di accesso delle singole regioni al riparto della quota indistinta delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale".

- Infine, "a decorrere dall'anno 2013 il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera di cui all'articolo 5, comma 5, del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è rideterminato nella misura del 3,2 per cento e si applicano le disposizioni dei commi da 5 a 10".

- Fondi Università -200 milioni. Dal 2013 il fondo per il finanziamento ordinario delle università sarà ridotto di 200 milioni. In particolare, si legge nel documento, al fine di "ottimizzare l'allocazione delle risorse" e "migliorare la qualità" delle attività formative dei dirigenti e dei funzionari pubblici garantendone l'eccellenza e l'interdisciplinarietà" sono individuate "idonee forme di coordinamento tra le scuole pubbliche di formazione, gli istituti di formazione e le altre strutture competenti ed è riformato il sistema di reclutamento e formazione dei dirigenti e dei funzionari pubblici anche mediante adeguati meccanismi di collegamento tra la formazione propedeutica all'ammissione ai concorsi e quella permanente". Un bel giro di parole per dire che vi sarà l'ennesimo aumento di tasse universitarie.

- Fondi alle scuole non statali. Per le scuole non statali arrivano ulteriori fondi per 200 milioni.

- Dimezzato fondo vittime uranio impoverito. Dimezzato il fondo per le vittime dell'uranio impoverito. "La dotazione del fondo (...) destinata alle provvidenze alle vittime dell'uranio impoverito - si legge nel testo - è ridotta dell'importo di 10 milioni di euro per l'anno 2012". In origine il fondo era superiore ai 21 milioni di euro, di cui 9 già erogati, su oltre 600 domande di risarcimento da parte dei familiari di militari e civili impegnati nelle missioni italiane ammalati o morti per gli effetti letali dell'uranio impoverito.

- "Strade sicure", 72,8 mln nel 2013. Per l'operazione "strade sicure" il dl sulla spending review regala 72,8 milioni nel 2013.

- Autotrasporto: 200 mln nel 2013. Per il settore dell'autotrasporto, la bozza del dl sulla spending review elargisce altri 200 milioni per il 2013.



Fra gli altri punti economici in programma: ferie coatte per i dipendenti statali con impossibilità di attuare una riconversione in premio in denaro per i non usufruenti; reimposizione del limite a 7 euro per i buoni pasto; blocco degli stipendi ai livelli del 2011 fino al 2014 (n.b. una scala mobile al contrario); 



FONTE: parte delle informazioni tratte da Repubblica.it
Leggi tutto...

01 luglio, 2012

Spesa Sanità fuori controllo, ancora tagli: via libera a vendita pubblica di farmaci sperimentali e di prodotti a dosi personalizzate

1 commenti
Taglio della spesa farmaceutica; drastica riduzione delle spese per le prestazioni in convenzione con le strutture private e sui contratti in essere di appalto e fornitura beni e servizi al sistema sanitario nazionale; scioglimento di alcuni enti giudicati inutili. Il menù di tagli alla spesa sanitaria è pronto da una settimana. Era già contenuto nella bozza di decreto legge esaminato in preconsiglio dei ministri e poi spacchettato. Un menù sul quale si continua a lavorare in vista del consiglio dei ministri che la prossima settimana dovrebbe approvare le misure di revisione della spesa pubblica, dove la sanità avrà un peso rilevante.

I tecnici del ministero della Sanità quantificano infatti in circa un miliardo di euro i risparmi che si potrebbero ottenere per la parte restante del 2012 e attorno a 1,6 miliardi l'anno quelli dal 2013 in poi. Ma negli ultimi giorni alla Sanità è stato chiesto di aumentare il conto dal 2013 in poi di almeno altri 2-300 milioni, per avvicinarsi ai 2 miliardi l'anno. Sommati ai tagli già previsti dal decreto Salva Italia di dicembre si arriverebbe a 8 miliardi di euro di minore spesa nel triennio. Tutto questo ha scatenato le proteste delle Regioni, dei sindacati, delle associazioni di categoria dei farmacisti, che minacciano la serrata, e delle aziende fornitrici.

Reazioni inevitabili che non impediranno però al governo di affondare il bisturi, è il caso di dire, perché come risulta da tutte le analisi sulla spending review , fatte sia dal ministro incaricato della materia, Piero Giarda, sia dal superconsulente Enrico Bondi, la spesa sanitaria è quella più fuori controllo: dal 1990 al 2009 è passata dal 32,3% al 37% della «spesa pubblica per consumi collettivi» (in pratica i servizi pubblici) con un aumento di 4,7 punti. Nessun'altra voce è salita tanto.

Nella prossima riunione tra Monti e i ministri interessati alla spending review, che dovrebbe tenersi domani pomeriggio, la Sanità ripresenterà le sue principali proposte: la revisione dei tetti alla spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera, che dovrebbe garantire risparmi per 350 milioni quest'anno e circa 400-450 milioni dal prossimo; la riduzione (del 2% secondo quanto messo a punto dal ministero guidato da Renato Balduzzi) delle spese per le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere in convenzione con le strutture private; il taglio (del 3,7% nella bozza Balduzzi) sui contratti in essere di appalto servizi e di fornitura di beni e servizi al sistema sanitario nazionale. Ovviamente, spiegano fonti di governo, queste misure si dovranno inserire in un quadro complessivo e coerente di revisione della spesa pubblica che, in particolare per quanto riguarda le uscite per l'acquisto di beni e servizi, avviene sotto la regia del supercommissario Bondi. Qualche misura potrebbe quindi subire aggiustamenti. Ma al ministero della Sanità assicurano che le loro proposte sono state messe a punto in linea con gli obiettivi dichiarati dal governo.

Del resto nella stessa relazione Giarda sulla spending review si afferma che «la dinamica della domanda - più persone anziane e meno giovani - non è sufficiente a spiegare» l'esplosione della spesa sanitaria. La colpa, invece, è dei «governi regionali (per i quali la spesa sanitaria assorbe circa il 70% della spesa complessiva)» ai quali «fanno eco gli interessi delle ditte fornitrici di farmaci e di attrezzature sanitarie». Lo stesso Giarda concludeva che su 295 miliardi di spesa pubblica «aggredibile», cioè sulla quale ci sono margini di riduzione «nel medio periodo», più di un terzo, cioè 97,6 miliardi fa capo alla Sanità, di cui 69 miliardi solo alla voce acquisti di beni e servizi.

Tra le misure, già contenute nel decreto esaminato in preconsiglio, e che il ministero della Sanità potrebbe riproporre per il decretone della prossima settimana, c'è anche la possibilità di ricorrere, in sostituzione del farmaco autorizzato per una determinata patologia, a medicinali non ancora autorizzati ma in commercio in altri Paesi, o in fase di sperimentazione, o con una indicazione diversa, ma comunque inseriti in un apposito elenco dalla Commissione unica del farmaco. Inoltre, le farmacie ospedaliere dovrebbero avere la possibilità di preparare dosi farmacologiche personalizzate per i pazienti, così da evitare sprechi. È previsto anche un inasprimento delle sanzioni per chi vende sigarette ai minori (multe fino a mille euro, 2mila per i recidivi) e sospensione della licenza. Potrebbero infine essere soppressi tre enti: Fondazione istituto mediterraneo di ematologia, Alleanza ospedali nel mondo, Consorzio anagrafi animali.


AUTORE: Enrico Marro
FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

30 giugno, 2012

Rossella Brescia e la sua testimonianza di lotta contro l'Endometriosi: dal dolore a due interventi chirurgici...

1 commenti
Importante testimonianza della ballerina e conduttrice televisiva Rossella Brescia che racconta ad un importante settimanale "Ok Salute e Benessere" (nonchè su internet) la sua personale lotta contro l'Endometriosi, malattia dolorosa e cronica di cui stime recenti indicano come portatrici fino a 3 milioni di donne italiane. La showgirl racconta della scoperta della sua malattia in giovane età e delle difficoltà che tale malattia le imprimeva nella vita quotidiana, fino alla necessità di ricorrere a due interventi chirurgici per rimuovere alcune cisti e un fibroma. Di seguito la sua intervista rilasciata:

-----------------------------------------------------------------------------------------------------

" Rossella Brescia:  capita spesso alle adolescenti di avere un ciclo mestruale molto abbondante e doloroso. Il mio, però, lo era un po’ troppo, e spesso accompagnato da un gonfiore addominale insolito, considerate le tante ore di danza che facevo, già a 16 anni, e considerato il regime alimentare sano che seguivo, mantenendomi quindi molto magra e asciutta. Eppure ogni visita dal ginecologo si risolveva in una diagnosi di colite, o addirittura di appendicite, visto che i sintomi erano praticamente quelli, e si concludeva con la prescrizione di qualche calmante. Che io, per la verità, non ho mai preso, contraria come sono all’uso dei farmaci al di fuori dello stretto necessario: piuttosto optavo per tisane di finocchio sgonfianti. Soltanto il movimento fisico dovuto ai miei allenamenti riusciva a placare quei dolori lancinanti nella parte bassa della pancia, ma bastava anche solo una piccola preoccupazione, magari per un’interrogazione scolastica, e si ripresentavano più acuti di prima, soprattutto nel momento dell’ovulazione, o appena prima del ciclo.
 

Nessuno, fino ad allora, si era accorto che il mio problema si chiamava endometriosi, una malattia che colpisce molte donne ed è dovuta alla presenza anomala di cellule dell’endometrio, vale a dire il tessuto che riveste la parete interna dell’utero, in organi come le ovaie, le tube, la vagina o il peritoneo, provocando sanguinamenti interni, infiammazioni e aderenze durante il ciclo mestruale. L’ho scoperto soltanto qualche anno dopo: mi trovavo a Milano per motivi di lavoro e un attacco ancora più acuto del solito, che quasi non mi consentiva di reggermi in piedi, mi ha costretta a precipitarmi in ospedale, dove mi sono state diagnosticate alcune cisti endometriosiche, da operare con urgenza. Non ero mai stata sotto i ferri prima di allora e il pensiero dell’anestesia mi terrorizzava. Così, ho rifiutato l’intervento. Ma, rientrata a Roma, un nuovo controllo ha confermato la necessità del bisturi: nel giro di una settimana sono stata operata con un intervento di laparoscopia dal ginecologo Enrico Zupi, che mi ha tuttora in cura, e dopo una sola notte trascorsa in ospedale sono letteralmente rinata.
 

Basta con gli spettacoli in teatro o in televisione portati a termine tra gli spasmi, faticando perfino a reggermi in piedi, sorretta soltanto dal desiderio di fare al meglio il mio lavoro, per il rispetto che ho della danza, che è un’arte così rigorosa e pura! Di colpo, quelle fitte che una volta al mese mi colpivano con inaudita violenza si sono trasformate in un ricordo. Il problema è che dopo sette anni, a tradimento, sono ritornate. Attraversavo uno dei periodi più intensi della mia vita, lavoravo moltissimo e in più stavo affrontando la separazione dal mio ex marito. Accumulavo stress e lo scaricavo tutto sulle mie povere ovaie, massacrandole: la conseguenza è stata il riformarsi non solo delle cisti, ma addirittura di un fibroma talmente grande da sentirlo addirittura con le dita, quando mi toccavo l’addome. Dimensioni che mi hanno costretto a un secondo intervento molto più pesante, sempre eseguito da Zupi, con tre giorni di ricovero e convalescenza non semplice, a causa dei punti di sutura che davano sensazioni sgradevoli e mi costringevano a stare quasi sempre seduta.

Ma ormai avevo capito che stava anche in me la chiave per il superamento di tutto. Con la mia voglia di reagire poco a poco mi sono ristabilita. Resto sempre sotto controllo medico, e metto in atto tutti gli accorgimenti necessari: faccio tantissimo movimento grazie ai miei allenamenti quotidiani di danza, mi massaggio molto l’addome, pratico yoga e mi concentro sulla respirazione per scaricare le tensioni al di fuori, invece che sulle mie ovaie. So bene che l’endometriosi è cronica, ma non mi lascio abbattere da questo pensiero. Tanto che, con il mio compagno, stiamo addirittura cercando di avere un figlio, nonostante la malattia comporti anche un rischio di infertilità. Io ci spero, ma non me ne faccio una fissazione: che le cose originino spesso dalla testa ormai l’ho capito.


FONTE: intervista di Grazia Garlando per «OK Salute e benessere» di luglio 2012
AUTRICE: Rossella Brescia
Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari