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AFORISMA DEL GIORNO

29 agosto, 2012

Test di Ingresso: le strane domande da Gandhi ai Taoisti a Barbablu, quale utilità?

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(articolo scritto da un giornalista del Corriere) Non so di cosa è morto Gandhi e me ne vergogno. Di questi tempi per fare il dottore lo si dovrebbe sapere, e anche chi ha scritto «Barbablu»."" Così era il test d'ingresso per la scuola di medicina fino a qualche anno fa. E il prossimo (che si terrà nei primi giorni di settembre) come sarà? A giudicare dall'«esercitatore prove d'ammissione accesso programmato» (http://www.universitaly.it/simulatore/home.php) non è cambiato molto.

Partiamo dalle domande di logica. Eccone una: «L'ipotesi di Ronald E. Smith è che studenti molto ansiosi, se ridono durante gli esami, hanno prestazioni più brillanti. In quelli meno ansiosi non funziona». Ci sono quattro possibili risposte. Quella giusta sarebbe «formulare le domande in termini umoristici non dà vantaggio a studenti poco ansiosi». Ma che logica c'è in tutto questo? La risposta è nella domanda.

E che dire dei taoisti e del significato della pratica meditativa fondata sulla respirazione profonda? C'è un brano di Pasqualotto che parla di sapori dell'aria e che mescola specchi d'acqua tranquilli col vuoto della respirazione profonda che non è fine a se stesso ma in funzione di un riempimento qualitativamente migliore. La risposta giusta è: «affollarsi di una molteplicità di stimoli sensibili e cognitivi non è condizione ideale per apprezzarne le rispettive qualità».

Ecco, io preferirei che chi vuol fare il dottore mi dica se secondo lui c'è un problema etico nell'impiegare cellule staminali embrionali per la ricerca, anche quelle che se no si butterebbero via. E se un ammalato grave ha il diritto di decidere come morire e quando? E se non lui, chi altro? Se mai più della dinamica del vuoto taoista, avrei chiesto qualcosa sul rapporto tra il pensiero di Galileo e i dogmi della Chiesa. Il futuro medico dovrebbe sapere cos'è il New England Journal of Medicine e il Lancet . Deve essere colto il medico, siamo d'accordo, ma se anche non sa che «piove su le tamerici...», il celeberrimo passo di d'Annunzio, è un'anafora, pazienza. Meglio sapere chi è il nuovo direttore del New York Times .

Sulla chimica me la sarei cavata con le nozioni del liceo, anche se ad indicare quale elemento non è «di transizione» fra ferro, cromo, arsenico, zinco e rame non ci sarei arrivato. Che per misurare la densità del sangue si possa usare una miscela di xilene e bromobenzene può darsi, ma chiedere al candidato quale tecnica sceglierebbe per misurare una cosa che non si misura mai è ridicolo. Perché non chiedere invece quanti bambini muoiono di morbillo al mondo (milioni o migliaia) e dove? E da dove è venuto il virus dell'Aids?


Io al candidato chiederei candidamente se fuma e quelli che fumano li lascerei fuori. In questo test non c'è nulla che aiuti a capire se il futuro medico saprà parlare con gli ammalati. All'Università della Virginia chi dimostra garbo e sensibilità e buon senso viene ammesso. Se no è fuori. Quando questi ragazzi saranno laureati gli interventi chirurgici li faranno i robot e il 90 percento della medicina sarà information technology. Già oggi i miei colleghi più giovani hanno tutto nell'iPhone, su queste tecniche non c'è nulla. E non c'è nemmeno una domanda d'inglese che da anni ormai è la lingua della medicina.


Quest'esame assomiglia moltissimo a quello che doveva essere l'esame di maturità di sessanta anni fa (ma Dante era guelfo di parte bianca, ndr ). Forse lo studente dalla memoria corta, promosso un po' così dal maestro Giovanni Mosca nel suo libro «Ricordi di scuola», nella vita se la sarà cavata lo stesso. Mosca fu poi un grande giornalista del Corriere. Quanto a me non so se l'avrei passato l'esame di ammissione, forse no, di domande ne ho sbagliate almeno quindici. E avrei dovuto rinunciare a tutto quello che ho avuto dal mio meraviglioso lavoro. L'essere vicino a tanti ammalati e guarirne qualcuno. E poi la ricerca, lo scoprire cose nuove e imparare a scriverle e l'emozione del primo lavoro sul Lancet e la telefonata di Jerry Kassirer che mi chiede di prendere il posto di Attilio Maseri nel comitato editoriale del New England Journal of Medicine , mi sentivo così piccolo per quel compito lì. 


Negli Stati Uniti pensano che bisognerebbe poterci parlare a chi vuol entrare a medicina, anche solo per qualche minuto. «Ma sono troppi, come fare in pratica?». Come fanno in Francia. Il primo anno entrano tutti, se ne perdessimo anche solo uno di quelli giusti perché non sapeva il sinonimo di impudente, saremmo colpevoli. Al secondo ci vanno solo quelli che hanno fatto bene il primo, a loro però ci si deve parlare davvero.

Fare il dottore è un po' come fare il cuoco o guidare l'aereo, bisogna essere portati: chi è troppo introverso o troppo scontroso o troppo facile a seccarsi è bene che non ci provi nemmeno. E anche chi non è disponibile a studiare tutta la vita. Insomma, certi non vanno bene anche se sanno l'origine della tragedia greca. 


AUTORE: Giuseppe Remuzzi
FONTE: Corriere.it
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Corte Strasburgo boccia legge 40, il governo pensa al ricorso

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Il governo italiano è orientato a presentare ricorso contro la sentenza della Corte di Strasburgo sulla Legge 40 sulla procreazione assistita, per promuovere un chiarimento giurisprudenziale. Lo ha detto oggi il ministro per la Salute Renato Balduzzi, parlando con i giornalisti a Lucca a margine di un convegno sul gioco d'azzardo. Ieri la Corte europea dei diritti dell'uomo ha bocciato la parte della legge 40 del 2004 che vieta alle coppie che vogliono procedere alla fecondazione artificiale di fare effettuare esami preventivi sugli ovuli da impiantare per prevenire eventuali patologie del feto.
La corte ha sottolineato l'incoerenza della legge italiana che, mentre vieta l'analisi preimpianto, dà la possibilità di interrompere la gravidanza in caso emergano patologie del feto. Precisamente, la bocciatura scaturisce da un ricorso compiuto da una coppia italiana che desiderava compiere una diagnosi preimpianto per valutare l'eventuale presenza di fibrosi cistica (alterazione di un gene sul cromosoma 7) nell'embrione che da lì sarebbe stato impiantato. Una richiesta razionalmente valida, al fine di evitare la nascita di una vita in cui si presenti la certezza di sviluppo di tale gravissima patologia e dunque un accorciamento delle prospettive di vita stessa, ma che si scontra con una legge pesantemente condizionata dalle barriere etiche poste dalla politica democristiana italiana.

La reazione del Governo è cauta. Il ministro infatti prende tempo, spiegando come "Tra ieri e stamani sono riuscito a dare una lettura un po' frettolosa alla sentenza e ci stanno lavorando anche i miei uffici". Il ministro ha poi sottolineato il ruolo mancante in tal senso della legislazione europea: "Credo che sia forse opportuna una richiesta di un punto giurisdizionale fermo per quanto riguarda la Corte europea dei diritti dell'uomo e che dunque un ricorso da parte del nostro Paese valga proprio a consolidare un punto di riferimento". Secondo il ministro "ci sono dei profili di carattere processuale che andrebbero attentamente monitorati perché è chiaro che si riferiscono non solo al caso di specie, ma a tutti i casi possibili. Siccome stanno aumentando le ipotesi di confronto tra ordinamenti, quello italiano e quello del Consiglio d'Europa, credo che anche sotto questo profilo un nostro ricorso potrebbe servire a un chiarimento giurisprudenziale". Per questo motivo, ha concluso il ministro, dopo "un approfondimento, mi sembra che ci siano gli elementi per promuovere un ulteriore chiarimento".


Su Twitter il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, dice di considerare ''positivo l'orientamento del ministro Balduzzi a fare ricorso per la legge 40". Di diverso avviso il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. "Non serve un chiarimento con Strasburgo - sottolinea - serve una nuova legge sulla fecondazione assistita". "Ci auguravamo - aggiunge - che il governo non facesse ricorso contro la Corte Ue, ma a quanto pare dalle dichiarazioni del ministro Balduzzi così non sarà. Me ne rammarico perché è palese che la legge 40 è incostituzionale, viola i diritti delle persone ed è di impossibile applicazione giuridica''.

E anche il Vaticano fa sentire la sua voce rimproverando le ingerenze altrui alla legislazione italiana: «Bisogna ripensarci un attimo a livello nazionale: sia a livello di tecnici che di esperti, sia nel merito che nel metodo perchè non si è passati attraverso la magistratura italiana». Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, all'indomani del pronunciamento della Corte di Strasburgo sulla legge 40» Bisogna ripensarci - ha aggiunto il porporato - c'è stato un superamento, un surclassamento della magistratura italiana, è singolare».
 



FONTE: Reuters
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26 agosto, 2012

La rivoluzione del SSN in 25 punti: dalla riforma dell'attività dei medici di famiglia alla tassa sulle bibite zuccherate...

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Stop al medico di famiglia unico e poco reperibile, si a nuovi "centri di controllo" con diversi medici di famiglia "associati" che potranno eseguire diagnostica sia di controllo che di urgenza nonchè talune visite specialistiche. Inoltre, ulteriore riforma della operatività "intramoenia"; conferma dell'obbligo di prescrizione del principio attivo invece del farmaco commerciale; maggiore digitalizzazione con l'obbligo da parte dei medici di riportare in un database unico nazionale le attività svolte a livello ambulatoriale; si alla nuova tassa sui cibi "spazzatura", sul modello angloamericano, con un probabile aumento del prezzo delle bibite zuccherate per reimpiegare i ricavi nel finanziamento della riforma. Sono solo alcune delle proposte del provvedimento di 25 articoli il quale verrà ratificato molto probabilmente il 31 agosto nel prossimo Consiglio dei Ministri. Tale atto sarà anche parte integrante della "spending review", visto che dovrà garantire ben 6 miliardi di risparmi riducendo ulteriormente i 130 miliardi di euro attuali di spesa pubblica.
 

Rappresentanti del governo già smentiscono a priori le prime inevitabili critiche: non ci saranno altri tagli, ma servirà proseguire sulla strada dell'efficienza ''spendendo meno e meglio''. Per questo il ministero è già al lavoro con l'Agenas per mettere a punto criteri che guardino anche alla qualità per fissare i prezzi di riferimento per gli acquisti, in particolare dei dispositivi medici.

E per completare il restyling del Sistema sanitario nazionale, ma anche ''correggere, consolidare, o definire meglio'' il quadro normativo delineato fino ad oggi, la prossima settimana arrivera' sul tavolo del Consiglio dei ministri quello che e' stato ribattezzato decretone, che il ministro chiama ''il decreto sanita' e sviluppo''. Un provvedimento omnibus che contiene ''misure importanti che si inseriscono nel progetto complessivo di sviluppo'' e che consentiranno una ''ulteriore razionalizzazione dell'attivita' sanitaria'', con ''norme per l'organizzazione'' del Ssn, che comprenderanno anche ''un nuovo rapporto tra sanita' e politica'', con regole più stringenti per le nomine dei dirigenti che, sembra, d'ora in poi dovranno avere curriculum a prova di bomba.

Ma anche sanità elettronica (sulla scia anche dell'Agenda digitale promossa dal ministro Passera) e misure come il portale della sanita', sul modello inglese, che ''arrivera' entro l'inizio del 2013'', e ''norme sugli stili di vita e i fattori di rischio'', tra cui l'ipotesi di una tassa sulle bibite che, ''oltre a sensibilizzare sulla corretta alimentazione'', dara' risorse utili ''per le finalita' primarie per la sanita''' come potrebbe essere il piano per la non autosufficienza, entrato nel programma di azioni del governo da qui alla fine della legislatura. 


La riforma dei ticket, invece, ancora ''non e' in agenda'' anche se ''gli approfondimenti sono in corso'' e perlomeno l'apertura del dibattito ha portato ''tutti a dire che il problema esiste. Intanto si procedera' con l'implementazione degli strumenti tecnico-informatici'', ad esempio la tessera sanitaria con il chip, mentre la discussione ''sulle modalita' della riforma'' che potrebbe andare verso un nuovo sistema a franchigia e' ancora aperta.

Il ministro Balduzzi ha annunciato anche che all'interno del Cantiere Italia sarà aperto anche il Cantiere sanità, facendo ripartire gli investimenti per l'edilizia ospedaliera e la messa in sicurezza degli edifici sanitari. Il ministro chiarisce anche che non ci sara' un secondo capitolo liberalizzazioni in sanità. 


FONTE: Ansa.it
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Una ricerca greca conferma: le sigarette elettroniche meno lesive per il cuore

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La sigaretta elettronica non fa danni al cuore. E anche se è troppo presto per definirla una rivoluzione nella lotta al tabagismo, può aiutare i fumatori ad abbandonare un'abitudine che in questo secolo causerà 1 miliardo di morti nel pianeta. Questo, in sintesi, il responso dei cardiologi europei sul surrogato della «bionda» disponibile da qualche anno anche in Italia. Al Congresso dell'European Society of Cardiology (Esc) che si è aperto sabato 25 agosto a Monaco di Baviera, è stato presentato uno studio su questo prodotto.

La ricerca è stata illustrata da Konstantinos Farsalinos dell'Onassis Cardiac Surgery Center in Grecia. Gli autori hanno misurato la funzione del muscolo cardiaco in 20 fumatori volontari sani 25- 45enni prima e dopo aver fumato una sigaretta vera, e in 22 volontari della stessa età prima e dopo aver aspirato per 7 minuti una sigaretta elettronica. È emerso che mentre il primo gruppo mostrava un significativo aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa sia massima che minima, la sigaretta elettronica produceva solo un incremento lieve della pressione diastolica (la minima). Anche all'esame ecocardiografico, mentre chi fumava «bionde» vere presentava significative alterazioni dei parametri che indicano la funzionalità cardiaca, i tabagisti che si erano convertiti alla sigaretta elettronica non mostravano alcuna conseguenza nonostante la piccola dose di nicotina (11 milligrammi/millilitro) contenuta nel liquido del prodotto per ridurre il disagio dell'astinenza. Nel liquido, aggiungono inoltre gli studiosi greci, un laboratorio tossicologico indipendente non ha trovato nè nitrosamine nè idrocarburi aromatici policlinici, principali veleni contenuti nelle sigarette. «Servono altri studi prima di dire che si tratta di un prodotto rivoluzionario», commenta Farsalinos. «Tuttavia, in base ai dati ad oggi disponibili, la sigaretta elettronica si può considerare un'alternativa al tabacco molto meno pericolosa e potenzialmente utile alla salute». Un passo avanti per smettere di fumare. «Attenzione - avvertono i cardiologi - la sigaretta elettronica è un buon metodo per smettere di fumare, ma meglio utilizzare aromi senza nicotina perché non esistono ancora studi approfonditi».  


FONTE: Ansa
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20 agosto, 2012

Brevettare un gene del DNA? Secondo stravaganti giudici statunitensi si, si può...

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Secondo la Corte d'appello del circuito federale statunitense i geni isolati meritano la protezione brevettuale. Il caso è quello che ha al centro i titoli richiesti da Myriad Genetics (e concessi dall'ufficio brevettuale statunitense, USPTO) sui geni BRCA1 e BRCA2, impiegati in attività medico-scientifiche di diagnosi e ricerca come precursori del cancro al seno e alle ovaie.

Contro la posizione dell'USPTO e dell'azienda biotech si è apertamente schierata Washington: per il Dipartimento di Giustizia (Department of Justice, DoJ) l'operazione di individuazione e isolamento dei geni rispetto al DNA non basterebbe a determinare una tale alterazione e manipolazione da giustificare la brevettabilità. Si tratterebbe, insomma, non di un'invenzione, ma di una scoperta di una struttura chimica normalmente prodotta dalla natura all'interno dei geni umani.

Quello dell'isolamento di componenti naturali altrimenti sconosciuti è una delle zone grigie della proprietà intellettuale: si giustifica la brevettabilità di strutture già esistenti in natura quando si rileva un determinante intervento umano prima impensato tipizzato e che può essere ripetuto. È tipica la possibilità di brevettare determinati tipi di cristalli o anche i micro-organismi.
Per quanto riguarda sequenze di DNA, si considerano brevettabili nel momento in cui l'inventore è riuscito a isolare e riprodurre la struttura e la funzione delle sequenze di acidi nucleici necessari allo sviluppo di nuovi processi o prodotti.

Tutto questo discorso, valido in generale, tuttavia si gioca sul confine tra scoperta di componenti naturali ed invenzione dei processi per trovarli: e su questo limite si è di volta in volta svolto il dibattito davanti ai diversi gradi di giudizio del caso con al centro i brevetti Myriad Genetics. Attraverso di esso, infatti, il Governo cerca di tracciare una linea meno permissiva rispetto ai materiali brevettabili e per questo il caso ha assunto una particolare importanza. Nel primo e nel secondo grado il tribunale ha bocciato la concessione dei titoli brevettuali, ma una decisione della corte di appello ha messo di nuovo tutto in discussione ridando ragione all'Ufficio brevetti e all'azienda biotech. Così il caso è approdato alla Corte Suprema che ha ridato ragione a Washington bocciando nuovamente i brevetti.

Il nuovo appello, tuttavia, torna a riconoscere la brevettabililtà dei singoli geni: l'operazione di separazione dal resto del DNA basta, secondo la sentenza, a giustificarne la protezione per quel principio di intervento umano valevole di protezione.


Autore: Claudio Tamburrino
FONTE: Punto Informatico
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16 agosto, 2012

In vigore la norma che indica il principio attivo del farmaco al posto del nome commerciale: risparmio o confusione?

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Novità in farmacia e negli studi medici. Entra in vigore da oggi la norma sulla nuova ricetta del Servizio sanitario nazionale con l'indicazione del principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco, al fine di promuovere maggiormente l'utilizzo di farmaci equivalenti rispetto ai più conosciuti farmaci di "elite". Sulla ricetta rossa deve ora comparire il nome della sostanza, contenuta nel farmaco, che possiede proprietà terapeutiche. Questo è già sufficiente perché la ricetta sia valida e possa essere presentata dall'assistito in farmacia per acquistare il prodotto dal prezzo più basso contenente quel principio attivo.

Il medico può aggiungere sulla ricetta, oltre al principio attivo, anche il nome commerciale di un farmaco, specificando che esso è «non sostituibile», ma in tal caso deve giustificare la non sostituibilità con una sintetica motivazione scritta. In questo caso il farmacista dovrà consegnare il prodotto indicato dal medico nella ricetta. Il Ministero della Salute sottolinea che queste disposizioni «non riguardano le terapie croniche già in corso» per evitare possibili, seppur rari, inconvenienti nel passaggio da un medicinale all'altro, sia pure di uguale composizione. Resta ferma la possibilità per il paziente, già prevista dal decreto "Cresci Italia" di chiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno costoso.

La nuova modalità di prescrizione dei farmaci «potrebbe determinare un aumento della conflittualità medico-paziente nei presidi di guardia medica e guardia turistica» secondo Silvestro Scotti, vice segretario nazionale Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale), che parla di «mancanza di adeguate informazioni ai cittadini» e critica la scelta di promulgare le nuove disposizioni a Ferragosto. Secondo Scotti, «l'assenza di informazione agli utenti mette questi nella condizione di non dotarsi delle opportune documentazioni da produrre al medico che li vede occasionalmente e che quindi non ha strumenti di valutazione, se non la dichiarazione verbale del cittadino, per collegare le proprie decisioni a un primo episodio di patologia cronica o a un nuovo episodio di patologia non cronica».

Fonte: Ansa.it
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09 agosto, 2012

Test di ingresso, scatta la corsa per prepararsi ai test

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Altro che vacanze. Per migliaia di neodiplomati o neo mini-laureati sono iniziati i conti alla rovescia (e i conti in tasca) per i test di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso. Che sono sempre di più: su 4.690 corsi di laurea esistenti, sono 1.590, cioè il 33,9%, con costi per la preparazione che vanno da poche centinaia di euro a qualche migliaio.

Ormai un terzo dei corsi (sia per laurea triennale che magistrale) è a numero chiuso o programmato, e quindi richiede, per l'iscrizione, il superamento di una prova. Oltre ai 708 corsi di laurea in Medicina, Veterinaria e Architettura, per i quali ogni anno il ministero dell'Istruzione decide il numero di posti disponibili, ci sono infatti gli 882 scelti liberamente dai singoli atenei che sono costretti a limitare il numero di accessi per offrire una didattica dignitosa: il 18,8% del totale, un trend che si conferma in crescita rispetto al 17,7% dell'anno scorso. Basti pensare che ci sono atenei, come quelli di Catania e Palermo, dove tutti i corsi sono ormai ad accesso limitato. E allora scatta la corsa al quiz.

L'anno scorso per un totale di 9.690 posti disponibili a Medicina e chirurgia, si sono presentati in 84.422, una media di 8,7 candidati a posto, con i picchi di Siena (13,5), Sassari (12,4), Salerno (10,9). Quest'anno ci sono poco più di diecimila posti a disposizione, e gli atenei sono già pronti alla ressa, anche se la possibilità di ambire a più università nell'ambito della Regione, come stabilito dal ministro all'Istruzione Francesco Profumo, dà qualche chance in più. Stessa storia per Veterinaria, dove a fronte di 958 posti a disposizione (quest'anno ce ne sono anche meno, 918) si sono presentati nel 2011 ai test 7.305 aspiranti, 7,6 per ogni disponibilità. Non fa eccezione Architettura, oltre 23 mila candidati per 8.760 posti (quest'anno sono 8.720).

Ed è facile immaginare che saranno più che ambiti anche gli oltre 149 mila posti sparsi negli atenei per i corsi più disparati, da Scienze della comunicazione a Ingegneria, fiore all'occhiello del Politecnico di Milano, dove l'anno scorso c'erano 7.792 aspiranti ingegneri a fronte di 5.469 disponibilità, +9% rispetto all'anno precedente: «Noi crediamo tantissimo ai test di ammissione - spiega il rettore Giovanni Azzone -. Ma diamo la possibilità ai ragazzi di farli già dal terzo e quarto anno di liceo. Possono tentarlo anche più volte: il nostro obiettivo è motivarli, e infatti i test anticipati costano 30 euro invece dei 50 di settembre, e per la preparazione mettiamo a disposizione un volume scaricabile online».

I costi, altro capitolo spinoso: perché partecipare alla sfida a suon di crocette non è gratuito. A Padova il test costa 27 euro, a Roma Tre 25, a Catania 40, ma in moltissime facoltà, dalla Sapienza di Roma alla Statale di Milano, si aggira sui 50 euro, e ci sono anche atenei più cari, come Bologna (60 euro), Napoli (70 euro), Pavia (dai 75 ai 100 euro) fino ai 110 euro della Luiss di Roma. Considerando che ciascuno studente tenta di solito più prove, la cifra lievita. E poi c'è tutto il business della preparazione ai quiz: i manuali possono costare fino a 115 euro, ma i corsi più raffinati vanno dai 400 euro (per una full immersion di pochi giorni a fine agosto) agli oltre 4.000 euro, per corsi più lunghi che durano qualche mese oppure prevedono soggiorni vacanza abbinati a sessioni di studio.

È uno dei motivi per cui l'Unione degli universitari attacca a testa bassa i test: «Lo sbarramento con i test di ingresso universitari sta sempre più diventando un vero e proprio ostacolo sociale per l'accesso alla massima istruzione - dice il presidente Michele Orezzi - e invece di abbattere le barriere costruiamo ostacoli sempre più alti». Una posizione non condivisa da Luigi Frati, rettore della Sapienza di Roma: «Se siamo in Europa, dobbiamo rimanerci: se ci sono le quote latte, ci sono anche le quote medici, dobbiamo essere pragmatici». Come ci si allena al meglio, allora, senza spendere cifre strabilianti? «Con la clessidra da un minuto, che aiuta a calcolare i tempi, oppure con il Sudoku, che sviluppa la logica», suggerisce Pierluigi Celli, direttore generale della Luiss. «Perché sa qual è il vero problema? Che noi italiani siamo troppo emotivi».

Autrice: Valentina Santarpia
Fonte: Corriere.it
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29 luglio, 2012

Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd): grazie a loro raddoppiate le tasse a carico di tutti gli studenti universitari fuoricorso...

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Un genio del PDL e un genio del PD: come sempre la "casta" riesce a trovare un accordo bipartisan esclusivamente quando si tratta di "tassare" gli altri. E cosi mentre la politica continua a nutrire indisturbata e indisturbabile tutti i suoi privilegi, gli studenti che non riescono a laurearsi entro i tempi previsti pagheranno più tasse, le quali arriveranno fino a raddoppiare per gli studenti le cui famiglie dichiarano un reddito più alto. Lo prevede appunto un emendamento alla spending review dei relatori Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), approvata dalla commissione Bilancio del Senato.


L'emendamento stabilisce tre scaglioni, a seconda del reddito familiare. Una prima fascia di fuoricorso dovrà pagare fino al 25% in più, rispetto a quanto versato dagli studenti in corso, se il reddito Isee è inferiore a 90.000 euro. Il tetto sale al 50% per chi ha un Isee familiare tra 90.000 e 150.000 euro, mentre potrà arrivare fino al 100% in più per gli studenti con Isee familiare superiore a 150.000 euro.
Gli aumenti potranno essere decisi dagli Atenei, secondo criteri definiti dal ministero dell'Istruzione. E saranno adottati "sulla base dei principi di equità, progressività e redistribuzione e tenendo conto degli anni di ritardo rispetto alla durata normale dei corsi di studio, del reddito familiare, del numero degli studenti appartenenti al nucleo familiare iscritti all'università e della specifica condizione degli studenti lavoratori".

Queste somme andranno a pagare, “in misura non inferiore al 50 per cento”, le borse di studio, mentre per la parte restante saranno destinate ad altri interventi di sostegno al diritto allo studio. In particolare i relatori hanno individuato come beneficiari di queste risorse aggiuntive i servizi abitativi, servizi di ristorazione, servizi di orientamento e tutorato, attività a tempo parziale, trasporti, assistenza sanitaria, accesso alla cultura, servizi per la mobilità internazionale e materiale didattico.  Tutta roba che normalmente andrebbe garantita con i fondi già ampiamente pagati, e che gli studenti fuoricorso (ovviamente in quanto timbrati tutti a prescindere come "fancazzisti") non vedono e non vedranno neanche con il binocolo.

Tra i soldi destinati agli enti pubblici invece, le province tirano un gran sospiro di sollievo: dal fondo per i rimborsi fiscali alle imprese arriveranno 100 milioni per le province. Lo prevede un emendamento al decreto legge spending review, presentato dai relatori....... indovinate chi??? Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), in commissione Bilancio al Senato.
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09 luglio, 2012

Finanziaria: per la Sanità quasi 8 miliardi di euro in meno, cancellati i tagli per Università ma cancellato con un "trucchetto" il limite del 20% di tassazione

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Con l'approvazione della Finanziaria di Luglio è stato confermato il "taglio" ulteriore di fondi al Sistema Sanitario Nazionale. Per la Sanità ci saranno in tre anni minori risorse «per un totale di 7,9 miliardi sommando gli effetti della spending review a quelli della manovra estiva 2011». Lo ha chiarito il ministro della Salute, Renato Balduzzi, specificando che «nel 2013 ci saranno 4,3 miliardi in meno, 2,7 in meno per il 2014 e 900 milioni quest'anno». Quelli della spending review non sono «tecnicamente dei tagli. Si tratta di un definanziamento con più componenti», ha aggiunto il ministro difendendo, nel corso di un seminario del Pd, i punti chiave della razionalizzazione della spesa pubblica. «Non sono tagli - dice Balduzzi- ma un tentativo di riqualificare la spesa in un momento di difficoltà». Per il ministro della Salute quello di migliorare il sistema sanitario è «una sfida alla nostra portata» e al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha detto: «Da martedì mattina sono a disposizione per modifiche e miglioramenti. Il ministero della Salute fa e vuole fare fino in fondo la sua parte». 

Intanto gli studenti universitari sono sul piede di guerra per lo "sfottò" del Ministero che ha smentito i tagli, parlando genericamente di "proteste da riflesso del cane di Pavlov" e di "riorganizzazioni e mancati finanziamenti". Il risultato di tale "contestazione" è data dalla marcia indietro del governo sui tagli, ma dal "trucchetto" applicato alla tassazione (verranno considerati solo gli studenti in corso) che cosi potrà sforare il 20% di limite. In cambio di tale ulteriore (e fortissimo) aumento, la promessa che il ricavo sarà usato per finanziare ulteriori borse di studio e posti di ricerca.

Effettivamente la Spending review "colpisce" anche scuole, università e ricerca, ma non com'era previsto nelle prime bozze del documento. L'azione "sotterranea" dei sindacati e di singoli gruppi ha addolcito l'amara pillola della revisione della spesa che mira a razionalizzare le risorse dello stato ed evitare il default. Alcune delle misure più dure sono state cancellate o modificate nelle ore successive alla conclusione del consiglio dei ministri di ieri mattina ed ora è possibile fare, con il decreto pubblicato in gazzetta, un primo resoconto di tutti i provvedimenti che riguardano scuola università e ricerca scientifica. Alla fine, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca, Francesco Profumo, è riuscito a limitare i danni.

La novità più importante per alunni e famiglie riguarda la pagella e l'iscrizione all'anno scolastico 2013/2014. A decorrere dal prossimo anno scolastico "le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line" attraverso un apposito applicativo che il ministero metterà a disposizione delle scuole e delle famiglie. Sempre da settembre, "le istituzioni scolastiche ed educative redigono la pagella degli alunni in formato elettronico". Addio per sempre, quindi, alla vecchia pagella cartacea. "La pagella elettronica - recita il decreto - ha la medesima validità legale del documento cartaceo ed è resa disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica o altra modalità digitale". I genitori che volessero comunque una copia cartacea del documento dovrà farne specifica richiesta alla scuola. Ma il processo di dematerializzazione lanciato dal governo riguarderà anche i docenti e gli alunni. "A decorrere dall'anno scolastico 2012/2013 le istituzioni scolastiche e i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico". Per attuare questa mezza rivoluzione, le scuole dovranno organizzarsi "con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". Insomma, niente soldi in più per le scuole per la "rivoluzione on line" ma tutto il peso viene scaricato addosso a docenti e studenti.

Novità in vista anche per i docenti esubero, per quelli permanentemente inidonei per motivi di salute, per i cosiddetti insegnanti tecnico-pratici e per gli insegnanti italiani che insegnano all'estero. Per i docenti che a seguito della riforma Gelmini hanno perso la cattedra ( in esubero) si aprono le porte delle supplenze anche di qualche giorno. In questo modo il governo intende evitare che qualcuno dei 10 mila insegnanti in esubero possa rimanere "disoccupato" ma ugualmente pagato dallo stato. A settembre, i docenti senza cattedra verranno utilizzati, in ambito provinciale, sulle supplenze che sarebbero dovute andare ai precari. Coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione su sostegno o che hanno iniziato il percorso di formazione potranno avere accesso anche alle supplenze di sostegno. I docenti che per motivi di salute non possono più insegnare saranno "declassati" d'ufficio ad Ata: amministrativi e tecnici di laboratorio. I docenti tecnico-pratici, la cui figura è stata abilita nel 1994, e coloro che sono transitati dagli enti locali allo stato con una qualifica diversa da quelle previste dall'ordinamento statale, "transita (anche questi ultimi d'ufficio) nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico, in base al titolo di studio posseduto". Inoltre, il contingente del personale docente comandato presso il ministero degli Affari esteri verrà ridotto da 100 a 70 unità e i 1.400 insegnanti italiani in forza nelle scuole italiane all'estero vengono più che dimezzati: passeranno a 624. Con queste tre manovre, la scuola italiana avrà più docenti, amministrativi, tecnici e bidelli e potrà evitare di pagare supplenti per la copertura dei corrispondenti posti. Ma non solo. I bilanci delle scuole verranno tenuti sottocchio attraverso una disposizione di cassa che costringerà le scuole a versare presso la Banca d'Italia i propri fondi e a non intrattenere più singoli rapporti con singole banche. E le supplenze brevi - da un giorno a qualche settimana, ma in casi eccezionali anche tutto l'anno - saranno soggette ad un monitoraggio per scovare le "istituzioni che sottoscrivono contratti in misura anormalmente alta in riferimento al numero di posti d'organico dell'istituzione scolastica". Infine, stretta anche sui compensi ai vicari dei dirigenti scolastici. Fino a quest'anno, i vicepresidi o i vicari delle scuole elementari e media, per assenze del dirigente scolastico superiori a 15 giorni, percepivano la cosiddetta retribuzione per "mansioni superiori". E siccome il preside va in ferie in estate per più di due settimane, il compenso scattava per tutti e 10 mila vicari in forza nelle scuole italiane. Ma l'anno prossimo cambia tutto. Al vicario non spetterà più questo compenso, potrà essere remunerato per le sue fatiche aggiuntive soltanto con i soldi del fondo d'istituto. E per le visite fiscali, il ministero ha stanziato 23 milioni di euro che ripartirà alle regioni che non dovranno più chiedere alle scuole il pagamento delle visite di controllo in caso di malattia.

Anche l'università entra nella Spending review e gli studenti sono sul piede di guerra. Al centro della contesa, quelle università che sforano il tetto massimo di tassazione universitaria a carico degli studenti. Come anticipato da Repubblica alcune settimane fa, le università che sfornano il 20 per cento previsto dalla legge - fra "contribuzione studentesca" e fondo di finanziamento ordinario - sono tantissime - il 59 per cento - e in alcuni casi, come è avvenuto a Pavia, il giudice ha condannato l'ateneo a restituire il maltolto agli studenti. Ma dal prossimo anno le cose cambieranno.

In futuro, il conteggio della "contribuzione studentesca" sarà effettuato prendendo in considerazione soltanto quello che verseranno gli studenti italiani e comunitari iscritti entro la durata normale dei diversi corsi di studio. Non verranno conteggiate le tasse versate i fuori corso, che oltre ad ammontare al 40 per cento del totale degli iscritti sono quelli che sborsano di più. Ma non solo. Il denominatore del rapporto tasse versate dagli studenti/Fondo di finanziamento ordinario cambierà con il più favorevole "trasferimento statale", che include altre somme. Per gli studenti si tratta di "una truffa". Perché limitando il conteggio delle tasse versate ai soli studenti in corso e dilatando il finanziamento complessivo sarà difficile che le università continuino a sforare il 20 per cento. E tutto "ritorna a posto".

Le università che dovessero comunque sforare saranno tenute a trasformare gli introiti "non dovuti" in borse di studio. Circostanza che viene definita dagli studenti come una "beffa". "Una sanzione - spiega Luca Spadon, portavoce nazionale Link - Coordinamento universitario - che sa di beffa e che risulta essere  un ulteriore assist ai rettori per continuare a far pagare agli studenti gli effetti dei tagli operati dalla legge Gelmini e mai ristorati da questo Governo". Ma almeno il paventato taglio di 200 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario è sparito. Ma la nuova norma, secondo gli studenti, "apre ad una pericolosissima liberalizzazione delle tasse e dei contributi universitari, come già in passato richiesto e sostenuto dalla Crui e da alcuni partiti italiani".

Per l'Unione degli studenti, che hanno patrocinato decine di ricorsi al Tar per costringere gli atenei a restituire le tasse pagate in più, quello del governo Monti è un "omicidio premeditato dell'università pubblica". "Siamo il terzo paese per tasse universitarie in Europa - dichiara Michele Orezzi - e nonostante questo il Governo punta a cancellare il limite della tassazione e consentire aumenti sconsiderati dei contributi pagati dagli studenti. La verità è che se fino ad oggi gli studenti potevano fare ricorso per bloccare gli atenei con tassazioni eccessive, ora l'unico vincolo per le università fuori legge sarà quello di destinare dei fondi a qualche borsa di studio, neanche necessariamente per studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi".

 E all'università sarà possibile assumere ma con parsimonia. "Per il triennio 2012/2014 il sistema delle università statali, può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al venti per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente". Una quota che sale al 50 per cento nel 2015 e al cento per cento nel 2016. Del previsto taglio del trasferimento alle università private non sembra esserci traccia nel decreto, mentre spuntano 90 milioni per il diritto allo studio universitario falcidiato dal governo Berlusconi negli anni precedenti.

A guardare il testo definitivo del decreto-legge sulla revisione della spesa pubblica c'è da tirare un respiro di sollievo. L'ipotesi di sopprimere una serie di istituti di ricerca è stata al momento scongiurata. L'unico istituto che verrà soppresso è l'Inran (l'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione). Le sue finzioni saranno assorbite dall'Cra: il Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. L'Inran fino ad oggi ha svolto "attività di ricerca, informazione e promozione nel campo degli alimenti e della nutrizione ai fini della tutela del consumatore e del miglioramento qualitativo delle produzioni agro-alimentari", si legge nel sito internet. Ma, se parecchi istituti di ricerca restano in piedi, arrivano tagli - relativi ai soli istituti dipendenti dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - per 19 milioni nel 2012 e 102 milioni per il biennio 2013/2014.

Sarà l'Istituto nazionale di Fisica nucleare (meno 9,1 milioni nel 2012 e 24,4 nel 2013 e nel 2014) il più penalizzato. Segue, nella classifica degli istituti di che contribuiranno di più al risanamento del bilancio dello stato, il Cnr che complessivamente 38 milioni di euro in tre anni. E i tagli ai budget colpiranno tanti istituti: l'Agenzia spaziale italiana, l'Istituto nazionale di astrofisica, l'Ingv - l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - quello di Oceanografia e geofisica sperimentale e e anche l'Invalsi: l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema d'istruzione. In tutto, il taglio sui bilanci dei centri di ricerca - anche quelli dipendenti da altri ministeri - ammonterà a 210 milioni. 

FONTE: Repubblica.it
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03 luglio, 2012

Manovra di Luglio 2012, forti tagli a Sanità e Università, più soldi alle scuole non statali

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Perdita di trentamila posti letto negli ospedali, 3 miliardi in meno al fondo sanitario nazionale, blocco totale di assunzioni statali a partire dal 2016, meno 200 milioni di euro dati alle università statali, ma aumentano di 200 milioni gli stanziamenti alle scuole private. Sono alcuni dei punti presentati nella conferenza stampa di oggi dai ministri del governo Monti in merito all'ennesima manovra economica del 2012. Un taglio di 4,8 miliardi di euro resosi necessario per contenere l'aumento del deficit che pone a rischio l'equilibrio di bilancio e impedire in tal modo l'aumento programmato dell'Iva al 23%. 


Esaminando i punti riguardanti il settore sanitario in modo più preciso:

- Circa 30mila posti letto in meno negli ospedali pubblici italiani, con un rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti contro gli attuali 4,2. Il testo prescrive che "le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano, entro il 30 novembre 2012, provvedimenti di riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie, adeguando coerentemente le dotazioni organiche dei presidi ospedalieri pubblici". In sostanza, i posti letto passeranno da 252mila a 222mila. Conseguentemente a tale riduzione, anche attraverso una verifica, sotto il profilo assistenziale e gestionale, della funzionalità dei piccoli ospedali pubblici "è promosso l'ulteriore passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e dal ricovero diurno all'assistenza in regime ambulatoriale, favorendo l'assistenza residenziale e domiciliare".

- Tre miliardi in meno al Fondo sanitario nazionale. Il fondo sanitario nazionale viene tagliato di tre miliardi in due anni: un miliardo per il 2012 e due per il 2013. "Le predette riduzioni - si legge nel testo - sono ripartite fra le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano secondo criteri e modalità proposti in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano medesime, da recepire" entro "il 30 settembre 2012, con riferimento all'anno 2012 ed entro il 30 novembre 2012 con riferimento agli anni 2013 e seguenti".

- Scure sulle farmacie. "A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto - si legge - l'ulteriore sconto dovuto dalle farmacie convenzionate (...) è rideterminato al valore del 3,65 per cento. Limitatamente al periodo decorrente dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2012, l'importo che le aziende farmaceutiche devono corrispondere alle Regioni (...) è rideterminato al valore del  6,5 per cento. Per l'anno 2012 l'onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l'assistenza farmaceutica territoriale (...) è rideterminato nella misura del 13,1 per cento". Mentre dal 2013 questo stesso tetto è ulteriormente abbassato all'11,5% "al netto degli importi corrisposti dal cittadino per l'acquisto di farmaci ad un prezzo diverso dal  prezzo massimo di rimborso stabilito dall'AIFA".

- A decorrere dall'anno 2013, "gli eventuali importi derivanti dalla procedura di ripiano sono assegnati alle regioni, per il 25%, in proporzione allo sforamento del tetto registrato nelle singole regioni e, per il residuo 75%, in  base alla quota di accesso delle singole regioni al riparto della quota indistinta delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale".

- Infine, "a decorrere dall'anno 2013 il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera di cui all'articolo 5, comma 5, del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è rideterminato nella misura del 3,2 per cento e si applicano le disposizioni dei commi da 5 a 10".

- Fondi Università -200 milioni. Dal 2013 il fondo per il finanziamento ordinario delle università sarà ridotto di 200 milioni. In particolare, si legge nel documento, al fine di "ottimizzare l'allocazione delle risorse" e "migliorare la qualità" delle attività formative dei dirigenti e dei funzionari pubblici garantendone l'eccellenza e l'interdisciplinarietà" sono individuate "idonee forme di coordinamento tra le scuole pubbliche di formazione, gli istituti di formazione e le altre strutture competenti ed è riformato il sistema di reclutamento e formazione dei dirigenti e dei funzionari pubblici anche mediante adeguati meccanismi di collegamento tra la formazione propedeutica all'ammissione ai concorsi e quella permanente". Un bel giro di parole per dire che vi sarà l'ennesimo aumento di tasse universitarie.

- Fondi alle scuole non statali. Per le scuole non statali arrivano ulteriori fondi per 200 milioni.

- Dimezzato fondo vittime uranio impoverito. Dimezzato il fondo per le vittime dell'uranio impoverito. "La dotazione del fondo (...) destinata alle provvidenze alle vittime dell'uranio impoverito - si legge nel testo - è ridotta dell'importo di 10 milioni di euro per l'anno 2012". In origine il fondo era superiore ai 21 milioni di euro, di cui 9 già erogati, su oltre 600 domande di risarcimento da parte dei familiari di militari e civili impegnati nelle missioni italiane ammalati o morti per gli effetti letali dell'uranio impoverito.

- "Strade sicure", 72,8 mln nel 2013. Per l'operazione "strade sicure" il dl sulla spending review regala 72,8 milioni nel 2013.

- Autotrasporto: 200 mln nel 2013. Per il settore dell'autotrasporto, la bozza del dl sulla spending review elargisce altri 200 milioni per il 2013.



Fra gli altri punti economici in programma: ferie coatte per i dipendenti statali con impossibilità di attuare una riconversione in premio in denaro per i non usufruenti; reimposizione del limite a 7 euro per i buoni pasto; blocco degli stipendi ai livelli del 2011 fino al 2014 (n.b. una scala mobile al contrario); 



FONTE: parte delle informazioni tratte da Repubblica.it
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01 luglio, 2012

Spesa Sanità fuori controllo, ancora tagli: via libera a vendita pubblica di farmaci sperimentali e di prodotti a dosi personalizzate

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Taglio della spesa farmaceutica; drastica riduzione delle spese per le prestazioni in convenzione con le strutture private e sui contratti in essere di appalto e fornitura beni e servizi al sistema sanitario nazionale; scioglimento di alcuni enti giudicati inutili. Il menù di tagli alla spesa sanitaria è pronto da una settimana. Era già contenuto nella bozza di decreto legge esaminato in preconsiglio dei ministri e poi spacchettato. Un menù sul quale si continua a lavorare in vista del consiglio dei ministri che la prossima settimana dovrebbe approvare le misure di revisione della spesa pubblica, dove la sanità avrà un peso rilevante.

I tecnici del ministero della Sanità quantificano infatti in circa un miliardo di euro i risparmi che si potrebbero ottenere per la parte restante del 2012 e attorno a 1,6 miliardi l'anno quelli dal 2013 in poi. Ma negli ultimi giorni alla Sanità è stato chiesto di aumentare il conto dal 2013 in poi di almeno altri 2-300 milioni, per avvicinarsi ai 2 miliardi l'anno. Sommati ai tagli già previsti dal decreto Salva Italia di dicembre si arriverebbe a 8 miliardi di euro di minore spesa nel triennio. Tutto questo ha scatenato le proteste delle Regioni, dei sindacati, delle associazioni di categoria dei farmacisti, che minacciano la serrata, e delle aziende fornitrici.

Reazioni inevitabili che non impediranno però al governo di affondare il bisturi, è il caso di dire, perché come risulta da tutte le analisi sulla spending review , fatte sia dal ministro incaricato della materia, Piero Giarda, sia dal superconsulente Enrico Bondi, la spesa sanitaria è quella più fuori controllo: dal 1990 al 2009 è passata dal 32,3% al 37% della «spesa pubblica per consumi collettivi» (in pratica i servizi pubblici) con un aumento di 4,7 punti. Nessun'altra voce è salita tanto.

Nella prossima riunione tra Monti e i ministri interessati alla spending review, che dovrebbe tenersi domani pomeriggio, la Sanità ripresenterà le sue principali proposte: la revisione dei tetti alla spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera, che dovrebbe garantire risparmi per 350 milioni quest'anno e circa 400-450 milioni dal prossimo; la riduzione (del 2% secondo quanto messo a punto dal ministero guidato da Renato Balduzzi) delle spese per le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere in convenzione con le strutture private; il taglio (del 3,7% nella bozza Balduzzi) sui contratti in essere di appalto servizi e di fornitura di beni e servizi al sistema sanitario nazionale. Ovviamente, spiegano fonti di governo, queste misure si dovranno inserire in un quadro complessivo e coerente di revisione della spesa pubblica che, in particolare per quanto riguarda le uscite per l'acquisto di beni e servizi, avviene sotto la regia del supercommissario Bondi. Qualche misura potrebbe quindi subire aggiustamenti. Ma al ministero della Sanità assicurano che le loro proposte sono state messe a punto in linea con gli obiettivi dichiarati dal governo.

Del resto nella stessa relazione Giarda sulla spending review si afferma che «la dinamica della domanda - più persone anziane e meno giovani - non è sufficiente a spiegare» l'esplosione della spesa sanitaria. La colpa, invece, è dei «governi regionali (per i quali la spesa sanitaria assorbe circa il 70% della spesa complessiva)» ai quali «fanno eco gli interessi delle ditte fornitrici di farmaci e di attrezzature sanitarie». Lo stesso Giarda concludeva che su 295 miliardi di spesa pubblica «aggredibile», cioè sulla quale ci sono margini di riduzione «nel medio periodo», più di un terzo, cioè 97,6 miliardi fa capo alla Sanità, di cui 69 miliardi solo alla voce acquisti di beni e servizi.

Tra le misure, già contenute nel decreto esaminato in preconsiglio, e che il ministero della Sanità potrebbe riproporre per il decretone della prossima settimana, c'è anche la possibilità di ricorrere, in sostituzione del farmaco autorizzato per una determinata patologia, a medicinali non ancora autorizzati ma in commercio in altri Paesi, o in fase di sperimentazione, o con una indicazione diversa, ma comunque inseriti in un apposito elenco dalla Commissione unica del farmaco. Inoltre, le farmacie ospedaliere dovrebbero avere la possibilità di preparare dosi farmacologiche personalizzate per i pazienti, così da evitare sprechi. È previsto anche un inasprimento delle sanzioni per chi vende sigarette ai minori (multe fino a mille euro, 2mila per i recidivi) e sospensione della licenza. Potrebbero infine essere soppressi tre enti: Fondazione istituto mediterraneo di ematologia, Alleanza ospedali nel mondo, Consorzio anagrafi animali.


AUTORE: Enrico Marro
FONTE: Corriere.it
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30 giugno, 2012

Rossella Brescia e la sua testimonianza di lotta contro l'Endometriosi: dal dolore a due interventi chirurgici...

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Importante testimonianza della ballerina e conduttrice televisiva Rossella Brescia che racconta ad un importante settimanale "Ok Salute e Benessere" (nonchè su internet) la sua personale lotta contro l'Endometriosi, malattia dolorosa e cronica di cui stime recenti indicano come portatrici fino a 3 milioni di donne italiane. La showgirl racconta della scoperta della sua malattia in giovane età e delle difficoltà che tale malattia le imprimeva nella vita quotidiana, fino alla necessità di ricorrere a due interventi chirurgici per rimuovere alcune cisti e un fibroma. Di seguito la sua intervista rilasciata:

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" Rossella Brescia:  capita spesso alle adolescenti di avere un ciclo mestruale molto abbondante e doloroso. Il mio, però, lo era un po’ troppo, e spesso accompagnato da un gonfiore addominale insolito, considerate le tante ore di danza che facevo, già a 16 anni, e considerato il regime alimentare sano che seguivo, mantenendomi quindi molto magra e asciutta. Eppure ogni visita dal ginecologo si risolveva in una diagnosi di colite, o addirittura di appendicite, visto che i sintomi erano praticamente quelli, e si concludeva con la prescrizione di qualche calmante. Che io, per la verità, non ho mai preso, contraria come sono all’uso dei farmaci al di fuori dello stretto necessario: piuttosto optavo per tisane di finocchio sgonfianti. Soltanto il movimento fisico dovuto ai miei allenamenti riusciva a placare quei dolori lancinanti nella parte bassa della pancia, ma bastava anche solo una piccola preoccupazione, magari per un’interrogazione scolastica, e si ripresentavano più acuti di prima, soprattutto nel momento dell’ovulazione, o appena prima del ciclo.
 

Nessuno, fino ad allora, si era accorto che il mio problema si chiamava endometriosi, una malattia che colpisce molte donne ed è dovuta alla presenza anomala di cellule dell’endometrio, vale a dire il tessuto che riveste la parete interna dell’utero, in organi come le ovaie, le tube, la vagina o il peritoneo, provocando sanguinamenti interni, infiammazioni e aderenze durante il ciclo mestruale. L’ho scoperto soltanto qualche anno dopo: mi trovavo a Milano per motivi di lavoro e un attacco ancora più acuto del solito, che quasi non mi consentiva di reggermi in piedi, mi ha costretta a precipitarmi in ospedale, dove mi sono state diagnosticate alcune cisti endometriosiche, da operare con urgenza. Non ero mai stata sotto i ferri prima di allora e il pensiero dell’anestesia mi terrorizzava. Così, ho rifiutato l’intervento. Ma, rientrata a Roma, un nuovo controllo ha confermato la necessità del bisturi: nel giro di una settimana sono stata operata con un intervento di laparoscopia dal ginecologo Enrico Zupi, che mi ha tuttora in cura, e dopo una sola notte trascorsa in ospedale sono letteralmente rinata.
 

Basta con gli spettacoli in teatro o in televisione portati a termine tra gli spasmi, faticando perfino a reggermi in piedi, sorretta soltanto dal desiderio di fare al meglio il mio lavoro, per il rispetto che ho della danza, che è un’arte così rigorosa e pura! Di colpo, quelle fitte che una volta al mese mi colpivano con inaudita violenza si sono trasformate in un ricordo. Il problema è che dopo sette anni, a tradimento, sono ritornate. Attraversavo uno dei periodi più intensi della mia vita, lavoravo moltissimo e in più stavo affrontando la separazione dal mio ex marito. Accumulavo stress e lo scaricavo tutto sulle mie povere ovaie, massacrandole: la conseguenza è stata il riformarsi non solo delle cisti, ma addirittura di un fibroma talmente grande da sentirlo addirittura con le dita, quando mi toccavo l’addome. Dimensioni che mi hanno costretto a un secondo intervento molto più pesante, sempre eseguito da Zupi, con tre giorni di ricovero e convalescenza non semplice, a causa dei punti di sutura che davano sensazioni sgradevoli e mi costringevano a stare quasi sempre seduta.

Ma ormai avevo capito che stava anche in me la chiave per il superamento di tutto. Con la mia voglia di reagire poco a poco mi sono ristabilita. Resto sempre sotto controllo medico, e metto in atto tutti gli accorgimenti necessari: faccio tantissimo movimento grazie ai miei allenamenti quotidiani di danza, mi massaggio molto l’addome, pratico yoga e mi concentro sulla respirazione per scaricare le tensioni al di fuori, invece che sulle mie ovaie. So bene che l’endometriosi è cronica, ma non mi lascio abbattere da questo pensiero. Tanto che, con il mio compagno, stiamo addirittura cercando di avere un figlio, nonostante la malattia comporti anche un rischio di infertilità. Io ci spero, ma non me ne faccio una fissazione: che le cose originino spesso dalla testa ormai l’ho capito.


FONTE: intervista di Grazia Garlando per «OK Salute e benessere» di luglio 2012
AUTRICE: Rossella Brescia
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Test di Ingresso: svolta per Medicina, graduatorie "Territoriali" e non più per singolo Ateneo

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Il governo tecnico vara un "colpo di scena" nel mondo dei Test di Ingresso: il ministero infatti ha cambiato le regole del numero chiuso all'università. Graduatorie "territoriali", e non più per singolo ateneo, per i test di ingresso a Medicina. È la risposta del ministro Profumo alla notizia, pubblicata martedì da Repubblica, del rinvio alla Consulta della legge che fissa i test di ammissione e il numero chiuso per Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e per le Professioni sanitarie. La novità è contenuta nel decreto di giovedì scorso che fissa modalità e contenuti delle prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso per il 2012/2013. Il 4 settembre gli aspiranti studenti di medicina si troveranno di fronte a un'importante novità: concorreranno non per un singolo ateneo, ma per un gruppo di atenei "vicini". Una scelta salomonica che potrebbe vanificare la bomba a orologeria innescata dal Consiglio di Stato, che il 18 giugno su ricorso dell'Unione degli universitari ha rinviato alla Consulta la legge sul numero chiuso nazionale. Il meccanismo messo in piedi nel 1999  -  test uguali per tutto il territorio nazionale, ma singole graduatorie di ateneo  -  per i giudici amministrativi affiderebbe al caso e non al merito l'ammissione alle facoltà a numero chiuso.

L'anno scorso, in effetti, per essere ammessi, per esempio, a Medicina all'università di Verona occorreva raggiungere un score di 49,5 punti. Per essere ammessi all'università del Molise di punti ne bastavano invece 40,75. Per superare la disparità basterebbe stilare una graduatoria unica nazionale e i più bravi sarebbero premiati. Ma la graduatoria unica ha una controindicazione: gli studenti che hanno trovato un posto a migliaia di chilometri da casa, accetterebbero di trasferirsi? Se così non fosse, la lista su base nazionale avrebbe valore solo sulla carta. Così, ecco la salomonica soluzione del ministero: graduatorie per gruppi di atenei. Gli aspiranti medici (e odontoiatri) di Sicilia e Calabria, per esempio, parteciperanno al test giocandosi tutti i posti assegnati ai quattro atenei interessati: Palermo, Messina, Catania e Catanzaro (Magna Grecia).

Per Medicina, lo scorso anno, le aggregazioni previste erano soltanto due: Udine/Trieste e La Sapienza, che al suo interno conta diverse facoltà di Medicina. Tutti gli altri atenei italiani facevano storia a sé. Quest'anno, l'aggregazione degli atenei è stata spinta al massimo: il decreto di due giorni fa ne prevede dodici. In più, la stessa aggregazione di sedi vale anche per l'ammissione a Odontoiatria. Per Veterinaria sono confermate le due aggregazioni dello scorso anno (Bologna, Milano, Parma, Padova e Teramo/Camerino). Così come per Architettura: la sola aggregazione prevista è quella tra Napoli e Salerno. La soluzione del ministero non piace all'Udu: "Il numero chiuso è sbagliato, non funziona e svilisce il merito e il ruolo dell'università italiana", dice Michele Orezzi dell'Udu. "Questi goffi interventi non riusciranno a nascondere l'ingiustizia e l'inefficacia dei test".


AUTORE: Salvo Intravaia
FONTE:  www.repubblica.it
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19 giugno, 2012

"Proteggi la tua pelle", cappellini e foulard per sostenere la campagna di sensibilizzazione contro il melanoma

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''Proteggi la tua pelle'' e' il titolo della campagna di sensibilizzazione che la Fondazione Melanoma lancia in occasione dell'inizio dell'estate. E per l'occasione, ottanta cappellini e venti foulard anti radiazioni ultraviolette, resi disponibili dall'azienda produttrice Proteksol, verranno messi in palio gratuitamente giovedi' 21 giugno a chi scrivera' una mail all'indirizzo info (at) fondazionemelanoma.org. ''Protezione massima deve diventare la parola d'ordine - sottolinea Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma -. Quando ci si espone al sole bisogna utilizzare creme con un fattore adeguato al proprio fototipo, quindi piu' alto in presenza di pelle e occhi chiari. Senza dimenticare di indossare abiti in grado di schermare i raggi UV e di evitare di prendere il sole nelle ore centrali della giornata. Il 25% dei nuovi casi di melanoma oggi in Italia riguarda giovani al di sotto dei 30 anni, dieci anni fa questa percentuale era esigua, intorno al 5%. Da qui l'idea di rivolgerci ai bambini perchè, regalando un foulard alla mamma o un cappellino al papà, comprendano le regole fondamentali per una corretta esposizione al sole. La pelle infatti conserva una ''memoria' delle ustioni subite nei primi anni di vita, che possono trasformarsi in melanoma da adulti. I malati di oggi sono i bambini di ieri che hanno accumulato nel corso degli anni una serie progressiva di eritemi solari''. La prevenzione e' l'arma piu' importante per sconfiggere questo tumore della pelle, che ogni anno nel nostro Paese fa registrare 7000 nuove diagnosi. E che rappresenta il terzo tumore piu' frequente tra le donne nella fascia di eta' al di sotto dei 49 anni. Le Regioni settentrionali fanno registrare la maggiore incidenza, seguite da quelle del Centro e del Sud. Un altro fattore di rischio e' rappresentato dall'utilizzo delle lampade solari.

''Questi apparecchi emettono radiazioni UVA anche 50 volte superiori a quelle che si possono assorbire in una giornata di sole al mare - sottolinea Stefano Cascinu, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Contro questa neoplasia, che ogni anno in Italia provoca 1500 decessi, possiamo seguire la stessa strada che si è dimostrata efficace nella lotta al fumo di sigaretta.

Uno studio importante dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha evidenziato che l'uso dei lettini abbronzanti, se avviene in eta' inferiore ai 30 anni, aumenta il rischio di melanoma del 75%. Cio' ha fatto si' che le radiazioni UV, nell'agosto 2009, siano state inserite nella classe I dei cancerogeni, quella di massimo rischio, come il fumo di sigaretta. Riteniamo che l'introduzione da parte del Ministero della Salute, nel 2011, del divieto di utilizzo per gli under 18 ponga il nostro Paese in prima linea nella lotta contro questo tumore. Ora chiediamo che sulle lampade abbronzanti venga posta la scritta "Nuoce gravemente alla salute", come sui pacchetti di sigarette, perche' tutti siano consapevoli dei rischi a cui si espongono''. I foulard e i cappellini saranno spediti agli indirizzi specificati nelle email. Chi volesse acquistarli o sostenere le attivita' della Fondazione Melanoma puo' visitare il sito www.fondazionemelanoma.org .
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Arriva su Itunes una App per ascoltare e capire i parametri cardiaci dei neonati

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Una nuova app che offre ai neonatologi una guida affidabile e veloce per intraprendere valutazioni cardiache su bambini appena nati. E' stata sviluppata dai dipartimenti di Pediatria e Fisiologia dell'Hospital for Sick Children e del Mount Sinai Hospital. Disponibile gratuitamente su iTunes, l'app e' studiata per il personale medico e infermieristico che utilizza la tecnica a ultrasuoni Targeted Neonatal Echocardiography (TnECHO) sul cuore di neonati, test che aiutano durante le diagnosi cliniche."La TnECHO sta trasformando il nostro approccio alle cure neonatali - ha spiegato Patrick McNamara, che ha lavorato all'applicazione insieme a Afif El-Khuffash -. Ci da' informazioni più accurate e ci rende capaci di prendere le decisioni giuste per i nostri piccoli pazienti, più velocemente". TnECHO fornisce informazioni in tempo reale sulle prestazioni e la funzione del sistema cardiovascolare e fornisce un quadro piu' chiaro di segni clinici, come la frequenza cardiaca e la pressione del sangue che i neonatologi hanno sempre utilizzato. L'esigenza è nata dalla necessità di una guida di riferimento "portatile" che dia indicazioni pratiche, più economiche e rapide di strumenti come i Cd-Rom. L'applicazione si utilizza contestualmente all'esecuzione di una ecocardiografia.

FONTE: Agi.it Salute
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Crisi, meno esame e visite mediche per 6 italiani su 10

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Il 79% degli italiani ritiene che la crisi possa minare la salute e il benessere. Un dato confermato dal fatto che quasi 6 italiani su 10 (59%) fa meno esami e visite mediche. E' quanto emerge dal sondaggio promosso da ''Il ritratto della salute'', il quotidiano on line della Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG). Secondo il sondaggio, inoltre, il 29% degli italiani avverte maggiormente lo stress lavorativo e il 12% va meno in ferie. ''Come medici di famiglia - afferma Claudio Cricelli, presidente Simg - riscontriamo il problema emerso dal questionario. Le persone fanno meno esami per colpa della crisi. E per oltre il 70% il medico di famiglia rimane il punto di riferimento''. L'impatto della crisi economico-finanziaria sulla salute e' forte: le persone si sentono piu' stressate e meno in forma rispetto a qualche anno fa. ''Le difficolta' finanziarie - continua Cricelli - non devono tradursi in un taglio indiscriminato dei servizi sanitari. Le ultime manovre finanziarie hanno inciso profondamente sul livello dell'assistenza e si preannunciano nuovi aggravi, si tratti o meno di ticket''. Il vero obiettivo, invece, conclude il presidente Simg, e' quello di ''investire in appropriatezza e innovazione''.

FONTE: Ansa.it
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Tassa sui ricoveri, polemiche e smentita, ma non un discorso chiuso...

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Le ipotesi circolate sulla riforma dei ticket sui ricoveri "sono destituite da ogni fondamento operativo". Lo precisa in una nota il ministro della Salute, Renato Balduzzi. "Sono idee che gli uffici tecnici del Ministero - ha affermato - avevano formulato prima del giuramento dell'attuale governo e che il ministro ha rifiutato di prendere in considerazione fin dall'inizio del suo mandato". Il ministro ha inoltre esortato a "evitare speculazioni politiche".

Si chiude cosi una polemica nata in questi giorni in merito alla possibilità di introduzione di un ticket per i ricoveri ospedalieri e privati. Erano state esposte due ipotesi: una di franchigia in base al reddito, con percentuale tra il 7 e il 9 per mille; l'altra di introdurre sei scaglioni di reddito con ticket modulati per tutti. La prima proposta era quella in sostanza avanzata dall'Agenas, anche se la prima simulazione dell'Agenzia guardava a una percentuale in base al reddito del 3 per mille. La seconda ipotesi, poteva prevedere sei scaglioni di reddito (6.000-12.000-18.000-30.000-40.000 e over 40.000) dei quali solo il primo potrebbe essere del tutto esente, ma già dal secondo si poteva iniziare a pagare, ad esempio, uno o due euro sui farmaci.

Tuttavia non parrebbe un discorso del tutto chiuso. Se ne potrebbe riparlare più avanti, soprattutto se gli obiettivi economici dell'ultima Finanziaria possano essere, e con tutta probabilità sarà cosi, non raggiunti. Una partecipazione ''con un importo modesto e correlato al reddito familiare'' è ancora all'ipotesi. E' lo stesso ministro della Salute a precisarlo confermando il lavoro sui ticket per disegnare ''un percorso alternativo, in relazione alla insostenibilità dell'impatto sociale e assistenziale che avrebbe una mera applicazione di quanto ad oggi già fissato in materia di ticket, così come concordemente evidenziato dagli interlocutori tecnici e politici che il Ministro Balduzzi ha inteso informalmente consultare''.

''Questo è il senso dell'incontro di questa mattina al Ministero, dove si sono illustrate le diverse ipotesi in campo a partire dalla produzione degli effetti di quelle del precedente Governo. Gli importi e le cifre riportate dagli organi di stampa - fa ancora sapere il ministro con una nota - si riferiscono quindi non alle nuove ipotesi che questo Ministero sta costruendo ma a quelle che deriverebbero da una meccanica e rigida applicazione dell'impostazione data dal precedente Governo. L'alternativa a cui si sta pensando è quella di modalita' di partecipazione alla spesa sanitaria e assistenziale da parte dei cittadini socialmente piu' equa, e definita in modo tale da non creare problemi ai pazienti affetti da patologie croniche, e che tenga anche conto della numerosita' del nucleo familiare. In questo modo il contributo che ciascun assistito può essere chiamato a dare sara' di importo modesto e comunque correlato al reddito familiare''. Su questa problematica il Ministro Balduzzi auspica che ''si possa aprire una seria e pacata discussione''.

FONTE: Tgcom.it
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30 maggio, 2012

La sfida del supercomputer "Watson": trovare diagnosi immediate e certe, come i personaggi della tv...

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Lo scrittore inglese Arthur Conan Doyle creò Sherlock Holmes, icona della letteratura gialla, ispirandosi al medico Joseph Bell di cui fu allievo all'ospedale di Edimburgo quando pensava di intraprendere la carriera medica. Il professor Bell dimostrava una fredda lucidità scientifica, ma anche brillanti abilità deduttive basate sull'osservazione, le stesse qualità con cui l’investigatore Holmes risolveva casi apparentemente insolubili. Nella finzione narrativa le avventure di Holmes erano raccontate dal suo amico John Watson. Lo Sherlock Holmes dei nostri giorni è un medico, il dottor Gregory House, protagonista di una fortunata serie televisiva ambientata in un ospedale del New Jersey. House è, per stessa ammissione dei suoi autori, grandi cultori dei libri di Doyle, la trasposizione medica dei metodi investigativi di Sherlock Holmes: in ogni episodio viene presentato un caso clinico impossibile che House risolve grazie alle sue straordinarie abilità deduttive.
 

Adesso House ha trovato nella realtà un rivale degno di lui e, per un curioso scherzo del destino, si chiama proprio come Watson, il bistrattato aiutante di Sherlock Holmes (anche se in realtà il suo nome deriva dal fondatore di IBM, Thomas J. Watson). Watson è un super computer IBM capace di confrontare contemporaneamente i dati di tutta la letteratura medica disponibile: analizza 200 milioni di pagine per ogni caso clinico e fornisce la risposta in 3 secondi (guarda). Molti medici non hanno le conoscenze enciclopediche di cui sembra disporre il dottor House televisivo e spesso nella realtà la diagnosi di un paziente con una sintomatologia insolita può richiedere la consultazione di molti testi, l’invio di mail a colleghi, telefonate chilometriche, numerose discussioni e ore di verifiche su internet. Bisogna cercare in una gran massa di dati, ordinarli e selezionarli per costruire pian piano un’ipotesi diagnostica verosimile. Oggi le informazioni mediche raddoppiano ogni 5 anni e a volte le ultime scoperte impiegano da 6 mesi a 1 anno per essere pubblicate e possono passare anche 15 anni perché siano poi tradotte in pratica clinica di routine. Watson invece taglia tutti questi passaggi in pochi secondi e non lo fa per finta come il Dr. House della TV.
 

Le sue virtù sono state presentate alla conferenza della Healthcare Information and Management Systems Society (HIMSS) di Las Vegas: il primo Watson è entrato da poco in funzione al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e il suo data base contiene tutte le conoscenze sui tumori oggi disponibili al mondo. I suoi consigli aiutano a giungere più rapidamente a una diagnosi e a individuare i trattamenti più accurati e personalizzati a seconda del paziente. Diversamente dai medici non dimentica mai nulla e presto sarà in grado di apprendere dalle esperienze che gli provengono da ogni nuovo caso e di rispondere anche ai comandi verbali dei medici che potranno fare a meno della tastiera. Nei progetti IBM c’è anche quello di realizzare un modello “bed-side”, cioè un Watson da affiancare al letto del malato capace di monitorarlo attimo per attimo, molto meglio di qualsiasi infermiere o medico di guardia. Il supercomputer Watson è affascinante, ancor più di Gregory House, soprattutto perché si tratta di realtà e non di un film televisivo. Gli mancano però le sette doti che secondo uno studio della Mayo Clinic un buon medico deve possedere per curare bene i suoi pazienti: dare sicurezza, essere comprensivo, umano, empatico, schietto, rispettoso e accurato. Doti che neppure il dottor House possiede tutte. E forse proprio per questo, ricorda tanto il supercomputer Watson.

AUTORE: Cesare Peccarisi
FONTE: Corriere.it
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Nuovi passi per la ricerca anti-belenofobia: abbattere la paura degli aghi tramite nuove tecnologie...

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Già negli anni Sessanta, i creatori della serie tv Star Trek avevano ipotizzato l'utilizzo di siringhe senza ago. Nel 2012 il sogno potrebbe diventare realtà: i ricercatori del MIT hanno infatti messo a punto una tecnologia che eliminerà l'ago ipodermico. Si tratta di un dispositivo che utilizza la meccanica dell'alta pressione per introdurre i farmaci nel corpo umano.

Negli ultimi decenni, i laboratori scientifici hanno sempre cercato nuove soluzioni alternative alla siringa con ago tradizionale, basti pensare ai cerotti alla nicotina. Ma questi ritrovati rilasciano solo quelle molecole adatte al trasferimento attraverso l'epidermide, rendendo così limitata la disponibilità dei farmaci da poter introdurre a causa della diversa densità molecolare di ognuno.

Una notizia davvero positiva per tutti coloro che soffrono di belenofobia (ossia la paura degli aghi). "Abbiamo approntato questa soluzione proprio per venire incontro ai pazienti con questa paura - spiega la ricercatrice Catherine Hogan - specialmente quelli che sono costretti a praticarsi le iniezioni da soli, per i quali la belenofobia costituisce un enorme ostacolo all'efficacia di questi rimedi".

Per la verità, non si tratta di una tecnologia completamente nuova: il principio su cui essa si basa è quello tradizionale dello stantuffo che spinge il farmaco liquido come nelle siringhe normali. La particolarità sta nel fatto che il liquido viene letteralmente "sparato" nel corpo a una velocità pari a quella del suono (circa 340 metri al secondo).

Il team di sviluppo del MIT, guidato da Ian Hunter e George N. Hatsopoulos - docenti di Ingegneria Meccanica - ha realizzato allo scopo un piccolo ma potente magnete circondato da una bobina in rame, che avvolge completamente un pistone collegato all'interno della fiala dove si introduce il farmaco. Quando viene attivato il meccanismo, il campo generato dal magnete spinge il pistone in avanti, iniettando il farmaco attraverso l'ugello della fiala che è ampio quanto il pungiglione di una zanzara.

Il meccanismo può rilasciare il farmaco a diversi gradi di velocità e intensità - dipende dal tipo e dalla quantità di farmaco che si deve iniettare - e la sensazione che proveranno i pazienti, assicurano gli scienziati del MIT, "sarà né più né meno quella di una puntura di zanzara. Anzi, il più delle volte non se ne accorgeranno neanche".

Fra i vantaggi di questa tecnologia, secondo il professor Hunter, ci sarebbe quello di ridurre il rischio di pungersi accidentalmente. Incidente assai frequente nelle strutture sanitarie: l'ultima stima dei Centers for Disease Control and Prevention parla di oltre 380mila casi di punture accidentali all'anno.

Autore: Cristiano Vaccarella
Fonte: Punto Informatico
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Oltre diecimila professionisti in 10 anni emigrati all'estero, forte immigrazione di professionisti di qualifica medio-bassa...

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Medici, avvocati e architetti in fuga all'estero per trovare lavoro. Sono oltre 10 mila i professionisti che tra il 1997 e il 2010 si sono trasferiti stabilmente in altri paesi europei. Circa 4mila persone vivono in gran Bretagna, 1500 scelgono la Svizzera e  poco più di 1000 persone optano per la Germania. Lo conferma l'indagine del centro studi del Forum nazionale dei Giovani in collaborazione con il Cnel.

I lavoratori altamente qualificati che lasciano l'Italia sono medici (2640), insegnanti delle scuole superiori (1327), avvocati (596) e architetti (214). Tuttavia il Belpaese è un polo di attrazione per chi arriva dall'estero. Il saldo tra gli arrivi e le partenze è positivo per circa mille unità. Tra il 2007 al 2010 sono arrivati in Italia professionisti rumeni (5125), spagnoli (1306) e tedeschi (1030). In genere, la loro qualifica è medio-bassa: la maggior parte sono infermieri (6531).

Per i lavoratori altamente qualificati lasciare il proprio paese non è una passeggiata. Secondo il Cnel, i principali ostacoli sono la libera circolazione in Europa, il riconoscimento dei titoli, l'omogeneità dei percorsi formativi. I professionisti più agevolati nella mobilità Ue sono i medici e gli architetti. Le maggiori difficoltà le incontrano psicologi e giornalisti; seguono notai, commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati. Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) l'Italia risulta avere una regolamentazione tra le più complicate in Europa. Peggio solo la Slovenia, la Turchia e il Lussemburgo.

Tra gli oltre 2 milioni di iscritti agli ordini professionali, appena il 9,4% ha meno di 30 anni. Nell'indagine, un notaio su due ha più di 50 anni e quasi tre medici su quattro sono over 45. Ci sono più giovani nella categoria dei giornalisti e degli avvocati: oltre il 60% ha meno di 45 anni.

FONTE: Repubblica.it
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25 maggio, 2012

Finalmente legge il provvedimento che vieta l'uso di protesi al seno a scopi estetici per donne minorenni, multe fino a 20 mila euro

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Via libera all'unanimità da parte della commissione Affari sociali della Camera al ddl che istituisce i registri regionali e nazionale delle protesi mammarie e che vieta gli interventi al seno a fini estetici sulle minorenni. Il ddl, esaminato in terza lettura dalla commissione in sede legislativa, è legge ed entrerà in vigore con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Con l'entrata in vigore del provvedimento i chirurghi che non rispetteranno il divieto di intervento «under 18» (pazienti sulle quali si potrà impiantare una protesi solo in caso di indicazione medica di«gravi malformazioni congenite») rischieranno una multa fino a 20mila euro e tre mesi di sospensione dall'attività. Il provvedimento, fortemente voluto dall'allora sottosegretario alla Salute Francesca Martini, era stato presentato dall'ex ministro della Salute Ferruccio Fazio e aveva ricevuto il primo via libera alla Camera il 22 dicembre 2010. Alla fine del 2011, sulla scia dello scandalo delle protesi francesi difettose Pip, il Senato aveva ripreso l'esame, approvando il testo con l'inasprimento delle pene da 5mila agli attuali 20mila euro. Ora il ministero della Salute avrà sei mesi di tempo per emanare il decreto che stabilirà tempi e modi per la raccolta dei dati nel registro nazionale, che sarà tenuto dalla direzione generale farmaci e dispositivi medici del ministero.
 

Sempre al ministero spetterà ogni anno il compito di fare una relazione al Parlamento sui dati raccolti dai registri, che dovranno contenere anche le indicazioni sui tipi di protesi e di riempimenti, oltre alla durata degli impianti. Nei registri, di cui ogni Regione dovrà dotarsi, andranno indicati «tipologia e durata degli impianti, con informazioni dettagliate circa il materiale di riempimento utilizzato ed etichettatura del prodotto, gli effetti collaterali ad essi connessi nonchè l'incidenza dei tumori mammari e delle malattie autoimmuni». 

FONTE: Corriere.it
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Eternit, il disprezzo estero per la legge italiana: nonostante la sentenza nessuna volontà di risarcire

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I protagonisti belgi del processo Eternit non intendono versare alle parti civili gli indennizzi stabiliti dal tribunale di Torino. Lo si e' appreso oggi in ambienti vicini a Palazzo di Giustizia. A pagare (si tratta di ''provvisionali'') dovrebbero essere il barone Louis De Cartier, manager belga condannato a 16 anni di carcere, e la societa' Etex, riconducibile alla galassia della multinazionale Eternit. In totale si tratta di circa cento milioni di euro, la maggior parte dei quali (oltre il 70%) ricade su De Cartier.

Il 13 febbraio i giudici hanno condannato la società Eternit al pagamento dei danni provocati dalla lavorazione dell'amianto a ex dipendenti, familiari e abitanti di Casale Monferrato, luogo in cui aveva sede la fabbrica. Una condanna dovuta soprattutto al fatto che dalle indagini si è scoperto che i vertici delle aziende erano ben consapevoli dei danni che poteva provocare la fibra lavorata. Una sentenza storica, festeggiata e applaudita dalla stampa italiana ed estera. Ma la felicità è durata poco. Ora i protagonisti del processo, la società belga imputata e i manager, non intendono versare volontariamente alle parti civili gli indennizzi stabiliti dal tribunale di Torino, si apprende da alcune voci vicine agli ambienti del Palazzo di Giustizia. A pagare dovrebbero essere il barone Louis De Cartier, manager belga condannato a 16 anni di carcere, e la società Etex, riconducibile alla galassia della multinazionale Eternit. Un totale si tratta di circa cento milioni di euro, la maggior parte dei quali ricadrebbe su De Cartier. La prassi, per quel che riguarda questo caso, vorrebbe che le provvisionali venissero versate subito dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado, termine scaduto la scorsa settimana. Ma è arrivato il rifiuto. «Non è normale questo disprezzo assoluto sia per la vicenda in sé che per le decisioni dei tribunali italiani». Così commenta la vicenda l'avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali di parte civile del processo Eternit, in merito alla decisione della società belga di non corrispondere le provvisionali stabilite dai giudici di Torino. «Durante il processo non hanno dato notizie. Adesso cercano di sottrarsi all'esecuzione della sentenza», conclude l'avvocato.

Fonte: Quotidiano piemontese
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22 maggio, 2012

Legge 40, la Consulta mantiene il divieto di fecondazione eterologa

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La Corte Costituzionale non boccia la parte della Legge 40 del 2004 che vieta la fecondazione eterologa- quella con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia - nel nostro Paese. La Consulta ha rimandato gli atti ai tribunali di Firenze, Catania e Milano - cui si erano rivolte delle coppie sterili e che avevano sollevato la questione di costituzionalità - invitandoli a considerare la nuova sentenza Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, che il 3 novembre scorso aveva, di fatto, stabilito che vietare la fecondazione eterologa nei paesi comunitari è legittimo.

La sentenza di Strasburgo si riferiva al ricorso di due coppie austriache sterili contro il divieto, stabilito dalla legge austriaca, di ricorrere a tecniche di fecondazione eterologa. Un divieto che, secondo la Corte, non viola «l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione dei diritti dell'uomo». In una prima sentenza, il primo aprile 2010, la Corte aveva dato ragione alle due coppie, per le quali l'unico modo per avere un figlio è il ricorso alla fecondazione eterologa in vitro, ma il governo austriaco, sostenuto da quello italiano e quello tedesco, aveva chiesto una revisione del caso davanti alla Grande camera. A novembre la Corte ha ribaltato il proprio giudizio, sottolineando che, viste le questioni etiche sollevate ma anche la rapidità dei progressi medici, ogni paese ha un ampio margine di manovra nel normare questa materia, e quindi la legge austriaca non lede di per sè i diritti delle due coppie.

A commentare la sentenza della Consulta sono i legali delle coppie sterili che si sono rivolte ai tre tribunali. «È una sentenza positiva, anche se interlocutoria. La Consulta poteva dichiarare che il divieto di fecondazione eterologa è costituzionale, invece ha rinviato gli atti» commenta l'avvocato Filomena Gallo. «Si tratta solo di un arrivederci - aggiunge il legale Gianni Baldini -. La sentenza di Strasburgo dice che la legittimità del divieto di fecondazione eterologa deve essere valutato dai singoli Stati, in base alle loro specificità storiche, politiche e culturali. I tribunali di Milano, Firenze e Catania nel loro ricorso hanno ritenuto che quel divieto possa essere in contrasto con la Costituzione italiana. Quindi, a meno che non vogliano contraddirsi, i tre tribunali non potranno che ribadire la necessità di un intervento della Corte Costituzionale».
 

La Consulta era chiamata a valutare la costituzionalità della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita in merito al divieto di fecondazione eterologa, cioè con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia. Ad attendere la sentenza erano innanzitutto i centri di procreazione medicalmente assistita: far cadere il divieto, rilevano, significherebbe anche fermare il turismo procreativo che ha, oltre all'impatto emotivo sulla coppia, anche un alto costo sociale. Già diverse pronunce della Consulta hanno di fatto «riscritto» la legge 40. Quattro volte la legge è finita sui banchi della Corte Costituzionale (nel 2005, due volte nel 2009 e una nel 2010). Se si considerano anche i ricorsi per altre parti della legge - come quelli per ottenere la possibilità di congelamento degli embrioni, la diagnosi preimpianto e il limite di utilizzo di tre embrioni per ciclo di fecondazione - sono complessivamente 16 le volte che i giudici hanno ordinato l'esecuzione delle tecniche di fecondazione secondo i principi costituzionali, affermando i diritti delle coppie e non secondo la legge 40. 

FONTE: Corriere.it
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Fine della scoperta di nuovi farmaci? Fra crisi economica e necessità di cambiamenti culturali...

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Circa mezzo secolo fa, nel periodo d'oro dell'industria farmaceutica, i bassi costi di ricerca e produzione nonchè la spinta di un nuovo modello industriale basato sulla serrata concorrenza hanno permesso un continuo progredire della ricerca farmacologica, la quale a sua volta ha concesso un numero infinito di pillole a scopo terapeutico, dal controllo della pressione arteriosa al controllo della glicemia fino alla risoluzione delle infezioni batteriche. Attualmente però, proprio a causa della crisi economica dovuta a impoverimento di risorse delle nazioni, tale modello economico e culturale è in difficoltà: il costo per portare un nuovo farmaco sul mercato si aggira sul miliardo di dollari, con un processo che può durare oltre 15 anni. Quasi del tutto abbandonate le strade della ricerca farmacologica "pubblica", le industrie più conosciute del settore stanno affrontando a sua volta un periodo di crisi economica e il taglio continuo dei budget sta distruggendo il solido telaio su cui si basavano le operazioni più comuni. La conferma arriva dalla preoccupazione espressa da molti rappresentanti mondiali del mondo accademico nonchè molti gruppi di pazienti, i quali temono non più un allungamento ma una vera e propria cancellazione di quei progetti la cui possibile realizzazione potrebbe portare benefici terapeutici a molte malattie attualmente insolute.

Ad essere colpite maggiormente sono le malattie con bassa frequenza di soggetti colpiti. Se da un lato gli sforzi economici residui della ricerca si stanno concentrando su quelle malattie a larga diffusione mondiale, dall'altro si sta concretizzando un abbandono totale di quei percorsi che potrebbero portare a soluzioni per malattie coinvolgenti una frequenza bassa di pazienti, con il risultato di una disastrosa "selezione naturale".

Inoltre, proprio in quest'ultimo decennio si sta concretizzando il timore espresso da tanti ricercatori in merito allo sviluppo di una farmaco-resistenza generalizzata: molti ceppi batterici stanno "emergendo" in quanto resistenti ai più comuni farmaci antibiotici.

Lo scorso anno il direttore generale dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) Margaret Chan ha avvertito che il mondo stava andando verso una "era post-antibiotica" ed espresse il timore che molte infezioni comuni potrebbero non avere più una cura valida e quindi potrebbero ancora una volta "uccidere senza sosta". Una regressione al passato davvero non auspicabile.

Infine, ulteriore problema segnalato dall'OMS e da considerare: l'aumento generalizzato dell'età media sta causando un incremento dell'incidenza delle patologie neurologiche quali ad esempio Alzheimer e Parkinson, dove tuttora vi è una carenza di farmaci a efficacia sicura, da cui un ulteriore "peso" per la ricerca.

Il vecchio modello della ricerca farmacologica non funziona più bene. Il modello è inefficiente. Nove volte su dieci, molecole che mostrano la promessa in fase precoce sono destinati al fallimento nei processi successivi. Il cosiddetto "Blockbuster method" - che impegna ingenti somme di denaro per trovare un farmaco che promette di trattare una parte enorme della popolazione, e generando cosi un ritorno di denaro per coprire altre perdite sperimentali - non può più sostenere il settore, perchè il denaro non va più a coprire le perdite sperimentali ma le perdite di settore.

Ma è tutta colpa della crisi economica? Con una opinione controversa, Chas Bountra, professore di medicina traslazionale all'Università di Oxford, accusa i rallentamenti del ritmo di ricerca alla scarsa possibilità di approfondire la conoscenza molecolare umana: "Non capiamo abbastanza di malattie umane o abbastanza sulla modalità d'azione dei farmaci esistenti. Prendete per esempio il paracetamolo. Tutti noi lo prendiamo, tutti noi sappiamo dei suoi effetti collaterali ad alte dosi, ma non sappiamo ancora esattamente con precisione quale sia il suo sito molecolare d'azione. E se non siamo in grado di appurarlo, come possiamo progettare molecole migliori e quindi meno inclini a controindicazioni? Trovare nuove proteine o geni del corpo che possano essere indicate come obiettivi di un farmaco senza possibili ripercussioni ha, attualmente, le probabilità di una vincita ad una lotteria. Ci sono più di 20.000 proteine ​​nel corpo umano, e nessuna di queste proteine ​​potrebbe essere un obiettivo per la scoperta di un nuovissimo farmaco. La nostra capacità, anche nel 2012, per essere in grado di dire una proteina sta andando a lavorare in questo gruppo di pazienti o un sottoinsieme di pazienti, è spaventosamente bassa".

Un'altra minaccia al mondo della ricerca farmacologica è la duplicazione. "Noi ricercatori non pubblichiamo i nostri fallimenti, o se le facciamo pubblicare, si pubblicano troppo tardi. Di conseguenza altri accademici, le altre aziende, continuare a lavorare sullo stesso obiettivo, continuare a sprecare risorse e le carriere e esporre i pazienti a molecole che hanno una probabilità di fallimento elevata" dichaira il prof Bountra.
 

Il Prof. Patrick Vallance, presidente di ricerca e sviluppo di prodotti farmaceutici della famosa industria GlaxoSmithKline, pensa che il settore stia diventando sempre più aperto: "Una delle cose che abbiamo fatto è di dichiarare pubblicamente ogni passo della nostra attività di ricerca e sviluppo. E mentre pubblichiamo i nostri risultati, rendiamo i nostri protocolli disponibili ai revisori. Questo modo di agire è di aiuto per dare una migliore visibilità di ciò che è in cantiere". Per esempio, la GlaxoSmithKline ha messo 13.500 "strutture molecolari" che hanno il potenziale di uccidere la malaria a conoscenza di pubblico dominio. Prof Vallance dice che l'azienda ha agito così perché la dispersione di risorse per fenomeni di duplicazione è un "problema difficile da decifrare". E aggiunge: "Perché non permettere a chiunque di dare un'occhiata a questi composti e vedere se si può pensare a qualcosa di più intelligente di quanto stiamo facendo, e vedere se riescono a raggruppare in un certo modo o individuare un modello che abbiamo perso?", ma, sostiene, dobbiamo essere realistici su questo punto: "Ci sarà sempre un certo grado di sovrapposizione, perché a crearla è la stessa concorrenza fra industrie". Per la cronaca, anche il gruppo del prof Bountra di Oxford ha preso la decisione di pubblicare tutti i loro successi e fallimenti.

Il professor Paul Workman dell'Istituto di ricerca sul cancro punta ad un altro tema scottante: "Con i problemi della crisi finanziaria si è sviluppata una sorta di vuoto che molti di noi descrivono come "la valle della morte". Questa è la valle tra ricerca di base e l'innovazione da un lato, e il beneficio per il paziente e il successo commerciale dall'altro, con questo abisso in mezzo in cui vi è una mancanza di fondi e i numerosi casi di fallimento".

Lo studioso inglese è comunque ottimista sul fatto che la scienza possa ancora progredire e portare nuove opportunità di successo, ma il problema di fondo è che "la scienza ci sta portando nella direzione opposta ai farmaci generici di successo, cioè ci sta spingendo verso la medicina "personalizzata". Questo significa che in un futuro non lontano si potrà identificare il paziente a cui il principio attivo usato per la terapia può dare benefici semplicemente attraverso un test genetico del suo DNA. Tuttavia, solo un piccolo numero di pazienti potrebbe beneficiare di una determinata terapia, ma ne trarrà beneficio in modo ottimale.

E' necessario quindi un cambiamento culturale. Ciò che il mondo accademico sta sostenendo da qualche anno è la necessità di un nuovo modello che veda nella stretta collaborazione fra differenti gruppi di ricerca al fine di concentrare le poche risorse economiche e umane rimaste in tale campo e ridurre al minimo gli sprechi di tempo e denaro. Tale collaborazione dovrebbe attuarsi solo nelle fasi iniziali, in quanto nelle fasi avanzate di sviluppo una concorrenza "commerciale" e "industriale" è inevitabile, come affermato dallo stesso prof Workman: "Ci sarà una forte concorrenza per ottenere il miglior primo farmaco, per essere sicuri di fare il processo giusto e mostrare di possedere e poter vendere la migliore medicina".
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[OFF TOPIC] - Pianura padana, una new entry delle zone a rischio sismico...

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Strano destino quello della pianura padana: fino alla fine dello scorso decennio era considerata una zona a basso potenziale di rischio sismico, cioè "abbastanza sicura", al contrario dal 2003 in poi si è osservata un aumento di attività tellurica che ha determinato il cambiamento del suo colore da "verde" a "gialla", cioè zona a rischio medio. Un colore che rischia di cambiare ancora, constatati gli ultimi eventi che andranno a influire sui dati raccolti e sulle previsioni future. Infatti nella giornata di oggi si sono susseguite le scosse di assestamento, alcune di intensità quasi simile a quella che nella tarda notte di ieri ha sconvolto l'entroterra della provincia ferrarese causando morte, paura e crolli. Ma cosa sta succedendo, dal punto di vista sismico, alla pianura piadana? Ce lo spiega l'articolo di Giovanni Caprara del "Corriere della Sera" con la collaborazione del sismologo Massimo Cocco dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Come mai un terremoto nel mezzo della Val Padana di intensità medio-alta (5.9 della scala Richter) seguito da una fitta sequenza di altri sismi, alcuni altrettanto potenti?

È il frutto dello scontro tra le placche della crosta terrestre, l'africana contro quella europea. Questo in generale. In particolare è la conseguenza della compressione tra nord e sud che si crea fra le due zolle del pianeta. La spinta degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, ieri ha prodotto una faglia lunga una quarantina di chilometri tagliando la Val Padana tra est e ovest, fra Ferrara e Modena, scuotendola vigorosamente. Nell'arco della giornata si è registrato oltre un centinaio di sismi di varia magnitudo ma alcuni con livelli tra 4 e 5 della scala Richter, quindi rilevanti e in grado provocare seri danni, disastri e purtroppo vittime.

Queste zone della Val Padana sembravano in passato un'area relativamente tranquilla ma negli ultimi tempi tutto pare cambiato. Come mai?

Fino al 2003, quando si è compilata l'ultima carta del pericolo sismico, non era nemmeno considerata. Non essendo stati fino ad allora raccolti dati strumentali non era classificata e quindi giudicata a bassa sismicità. Altrettanto successe a San Giuliano di Puglia. Ma gli eventi accaduti hanno costretto a una revisione ponendola all'improvviso nella classifica del pericolo nella terza categoria; vale a dire medio-bassa. L'Aquila, per fare un confronto, è in prima categoria. Negli anni precedenti si erano verificati episodi consistenti. Ad esempio il terremoto di Cento (5.4 della scala Richter) nel 1987 e di Rovigo (4.7) del 2011. Nei mesi più recenti i fenomeni si sono intensificati scuotendo l'intera regione. Dal gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma venne colpita da terremoti di magnitudo 4.9 e 5.4, a distanza di pochissimi giorni. I due sismi di gennaio, pur avvenuti a profondità molto diverse (30 e 60 km) rispetto ai 6-8 km di quelli di ieri, sono anch'essi legati ai movimenti della stessa «microplacca adriatica», che negli ultimi tempi ha avuto un'attività piuttosto intensa.

Questi avvenimenti erano considerati segnali premonitori di scosse più forti o venivano giudicati normali?


Nessuna sorpresa, sottolineano i geofisici. Tutto rientrava nel quadro conosciuto del territorio e anche un sisma lievemente superiore al passato, intorno a 6 gradi della scala Richter, era ritenuto nella norma, prevedibile. Ed è quello che è accaduto. Storicamente il caso più violento di cui si abbia traccia risale al 1570 riguardante un terremoto a Ferrara con una magnitudo di 5.5 della scala Richter. Un altro evento studiato di recente è quello avvenuto nel 1639 con epicentro nei pressi di Finale Emilia dove produsse danni analoghi a quelli di ieri. Gli effetti, poi, dipendono anche dalla profondità dell'ipocentro del sisma e più sono superficiali più si fanno sentire. Quelli di ieri erano tutti inferiori ai dieci chilometri di profondità e infatti le onde si sono trasmesse rapidamente in modo ampio facendo scattare i sismometri nell'intera Italia settentrionale, dal Friuli, al Trentino, alla Liguria, e verso Sud, fino all'Italia centrale. C'è da aggiungere che la Pianura Padana è ricoperta da uno spesso strato di sedimenti e questo tipo di suolo genera degli effetti di amplificazione che si distribuiscono nel territorio.


Come mai una sequenza di scosse così prolungata nel tempo e di consistente intensità?


La compressione fra le due placche che ha generato la faglia deve liberare l'energia accumulata. E questo può avvenire in tre maniere. La prima in un breve arco di ore, come sembra stia avvenendo in questo caso, con movimenti tellurici di media intensità superiori al quinto grado della scala Richter; la seconda con piccoli sismi che si distribuiscono in qualche giorno; il terzo modo è invece un rilascio di energia lento e lieve al punto da non fare nemmeno sussultare i pennini dei sismografi e quindi nessuno se ne accorge. I geofisici non possono sapere che cosa sia realmente accaduto nel sottosuolo e come le rocce, nella loro diversa natura, reagiranno alle pressioni.
 

È possibile sapere che cosa accadrà nei prossimi giorni, settimane o anche mesi, cioè se la Terra proseguirà nei suoi tremori?

La Pianura Padana è prevedibile che continuerà a sussultare come ha fatto negli ultimi tempi. E quindi terremoti intorno al quinto grado della scala Richter è verosimile che possano ancora verificarsi. Troppo spesso dimentichiamo che viviamo in un Paese altamente sismico. Ora i sismologi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia compiranno una campagna di indagini nell'area coinvolta e installeranno nuove apparecchiature per analizzare più in dettaglio i movimenti che il suolo manifesterà al fine di approfondirne la conoscenza e di decifrare meglio eventuali comportamenti.



FONTE: Corriere della Sera
AUTORE: Giovanni Caprara
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