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AFORISMA DEL GIORNO

06 febbraio, 2009

Messina: convegno sul Neuroblastoma

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Sabato 7 Febbraio presso la sala delle Bandiere di Palazzo Zanca di Messina, si terrà la IV Edizione del simposio scientifico - educativo dal titolo:"Neuroblastoma: il percorso di un bambino fra diagnosi, terapia e ricerca", organizzato da Associazione NB.Il convegno è stato organizzato con l'intenzione di informare il pubblico circa lo stato della ricerca e far comprendere l'importanza che essa riveste, poichè è l'unico mezzo grazie al quale sperare di riuscire a debellere questa grave forma tumorale. Il neuroblastoma (NBL) è un tumore maligno embrionario caratteristico del bambino, che prende origine dal tessuto simpatico, da cui fisiologicamente prendono origine la midollare del surrene ed i gangli del sistema nervoso e simpatico. Fra i vari tumori solidi dell'infanzia è, dopo quelli che interessano il SNC, il più diffuso (8%), con un'incidenza pari 10 casi per milione ogni anno. Per quanto riguarda la sede più diffusa di manifestazione essa cambia a seconda dell'età del soggetto, mentre per i bambini di età inferiore ad un anno ad esempio è molto diffuso nel torace (33%), negli infanti più grandi la sede di maggiore diffusione è l'addome (55-75%).

Si manifesta a tutte le età ma quasi esclusivamente si mostrano in età infantile, e solo nel 10% dei casi l'età supera quella dei 5 anni, 1,5% in età superiore ai 14 anni. Le cause di tale manifestazione rimangono ancora sconosciute, studi hanno dimostrato che fra i fattori di rischio prenatali vi sono l'età della madre (se inferiore ai 20 anni) e l'ipertensione sempre del genitore o l'assunzione, in gravidanza, di barbiturici e idralazina. Anche la sindrome alcolica costituisce un pericoloso precedente per lo sviluppo della massa tumorale, invece non è chiaro che ruolo abbia l'esposizione elettromagnetica. Esistono alcuni eventi morbosi come la malattia di Hirschsprung e la neurofibromatosi di tipo I che talvolta sono associate al neuroblastoma.

Fra i sintomi e i segni clinici evidenziati si mostrano astenia, febbre, calo ponderale, ma anche forme artritiche che possono essere in relazione ad una diffusione metastatica del tumore originale. Una forte diarrea invece è correlata al coinvolgimento di una secernazione anomala del peptide vaso-attivo intestinale VIP.

A seconda della sede di origine ritroviamo:

- Neuroblastoma a insorgenza addominale
- Neuroblastoma a insorgenza toracica, spesso insorge in maniera asintomatica
- Neuroblastoma a insorgenza pelvica
- Neuroblastoma cervico-facciale, tale forma comporta sovente la formazione la sindrome di Bernard-Horner, una forma più comune negli adulti.

Lo sviluppo del neuroblastoma può essere definito in vari stadi

- Stadio 1, confinato nella sola zona originaria, la prima fase
- Stadio 2a
- Stadio 2b
- Stadio 3, l'asportazione completa non è più possibile
- Stadio 4, con infezione sviluppata ad altri organi
- Stadio 4S, forma caratteristica per i bambini con meno di un anno di vita

Per combattere la progressione della neoplasia si sta valutando la possibilità di intervenire alle prime forme di stadiazione della massa aggressiva, per riuscire ad agire tempestivamente studiosi giapponesi hanno elaborato, nel ventesimo secolo, un programma che si basava sulle analisi costanti delle catecolamine; tali esami vengono chiamati screening urinari. Tali studi sono poi stati ripresi da altri paesi, alcuni anche europei. Diversa dal concetto di prevenzione è l'idea di effettuare esami cosiddetti prenatali, ovvero effettuati al futuro nascituro quando è ancora nel grembo materno, molto utili per un intervento rapido.

La tomografia computerizzata è l'esame che più degli altri riesce a fornire indicazioni utili ad una diagnosi. La risonanza magnetica, di ultimo utilizzo, è utile per comprendere se siano presenti complicanze ossee. Per quanto riguarda lo sviluppo metastatico del neuroblastoma esistono altri esami per ottenere un quadro più immediato e preciso e qui vi rientrano esami come biopsia ossea, radiografie e scintigrafia ossea.
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05 febbraio, 2009

Governo: I medici potranno segnalare la "clandestinità" dei pazienti

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Primo si' del Senato al ddl sicurezza tra le polemiche dell'opposizione che parla con Anna Finocchiaro di "manifesto ideologico" verso gli extracomunitari. Dopo la stretta di ieri sul 41bis per i mafiosi oggi il Senato ha approvato norme che "rivoluzionano" la normativa sulla sicurezza. I medici potranno denunciare all'autorita' giudiziarie gli immigrati clandestini. Nel frattempo Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), lancia un appello alla Camera dei deputati affinché "fermi" l'emendamento della Lega Nord che ha ottenuto oggi il via libera di Palazzo Madama, e che elimina il principio di non segnalazione degli immigrati clandestini da parte degli operatori del Ssn, e lo stesso si dichiara "profondamente amareggiato, perché nonostante tutti i nostri sforzi e i molteplici tentativi per far ascoltare la nostra voce, abbiamo visto il Senato lasciar passare la misura". Bianco si appella "alle ragioni del buonsenso, libere da ogni ideologia, affinché vengano ascoltate dai deputati, così che aggiustino questo passaggio del Ddl, che non aumenta la sicurezza ma toglie solo valore al nostro sistema Paese e al nostro Ssn". In particolare, secondo il presidente della Fnomceo, "ci sono due aspetti dell'emendamento che ci preoccupano. Da un lato - spiega - allontana gli irregolari dal Ssn, aumentando paradossalmente la clandestinità. E creando, di fatto, la possibilità che si crei una sanità parallela, con un rischio di incremento delle malattie infettive e trasmissibili, e con un conseguente pericolo di recrudescenza di patologie ormai debellate".

Dall'altro lato "è indubbio che un provvedimento del genere - incalza Bianco - lanci un'immagine del nostro sistema Paese meno solidaristico, gettando ombre su un tratto forte e distintivo del nostro Ssn e della nostra classe medica. Di fatto - conclude il numero uno della Fnomceo con un'ultima stilettata - questo emendamento sottrae alle cure pazienti che hanno l'unico difetto di essere clandestini".

Anche i medici cattolici si ribellano all'emendamento della Lega. "Sono certo - spiega all'Adnkronos Salute il presidente dei medici cattolici, Vincenzo Saraceni - che i medici si asterranno dal denunciare gli irregolari a cui prestano cure. E anche noi daremo indicazioni in tal senso, fatta eccezione, chiaramente, per quei pazienti che si sono macchiati di gravi crimini. Ma questo vale anche per gli italiani, non solo per gli immigrati".

Saraceni si dice convinto che i medici italiani si asterranno dal segnalare i clandestini ai quali prestano cure, "la mia preoccupazione - spiega - è legata alla possibilità che gli irregolari non si rivolgano più al Ssn, per comprensibile paura". E su eventuali ripercussioni sulla salute della collettività, Saraceni riconosce: "non vorrei agitare spettri, ma è chiaro che se una malattia infettiva non viene curata cresce il rischio che si diffonda. E comunque, al di là di questo aspetto, siamo preoccupati per la salute dei singoli".

Dal leader della Fp Cgil, Carlo Podda arriva l'invito ai medici all'"obiezione" di coscienza e alla "disobbedienza civile". "A nome e per conto dell'intera Funzione Pubblica Cgil, che organizza, fra gli altri, i lavoratori ed i medici del servizio sanitario nazionale, condanno fortemente quanto avvenuto - sottolinea -. L'emendamento rappresenta in tutta la sua drammaticità il degrado culturale, valoriale e politico che attraversa la maggioranza di centro destra sul tema dell'immigrazione. Rappresenta, inoltre, una grave lesione del principio di universalità del diritto alla salute, ed indurrà tantissimi stranieri senza permesso di soggiorno a rinunciare alle prestazioni del servizio sanitario nazionale, con tutto quello che ne consegue per i rischi per la salute di tutti i cittadini", spiega Podda.

FONTE: ANSA.IT E ADNKRONOS.IT

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03 febbraio, 2009

L'Alzheimer: un diabete di tipo 3?

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In uno studio pubblicato su "Proceedings of the National Academy of Sciences" sono stati pubblicati i risultati di una ricerca compiuta da un pool di scienziati statunitensi e brasiliani riguardanti una delle più comuni forme di demenza, l'Alzheimer. Si è scoperto un collegamento di tale patologia ad un'altra malattia comune nella terza età, il diabete mellito di tipo 2. Si è infatti osservato come statisticamente curare l'Alzheimer con l'ormone dell'insulina o altri farmaci antiiperglicemici può aiutare pazienti colpiti da demenza senile: l'insulina potrebbe "proteggere" le cellule cerebrali, in particolar modo le cellule della corteccia situate in aree frontali e temporali, e ridurre così i danni arrecati alla memoria a breve termine.

Il legame tra diabete e probabilità di insorgenza dell'Alzheimer è da tempo evidente per gli scienziati: studi condotti in Germania e negli USA hanno chiarito la natura di questa associazione e hanno concluso che la resistenza all'insulina (prima causa del diabete di tipo 2) nelle cellule cerebrali può compromettere la loro attività determinando l'insorgenza dei disturbi tipici dell'Alzheimer.

I recettori dell'insulina sono presenti in tutti i tessuti del corpo e sebbene non siano fondalmentali per il mantenimento in vita del tessuto cerebrale, la loro attivazione prolungata ed esagerata in determinate aree può alterare alcune funzioni cerebrali. Per studiare questo processo, i ricercatori si sono avvalsi di alcuni topi in cui i recettori dell'insulina presenti nei neuroni erano stati disattivati. I risultati hanno confermato che, nei topi geneticamente modificati, la resistenza neuronale all'insulina può interagire con altri fattori di rischio che determinano l'insorgenza dell'Alzheimer. "Questa è la prima dimostrazione del collegamento tra resistenza all'insulina e Alzheimer" ha detto C. Ronald Kahn del Joslin Diabetes Center di Boston "e dimostra come lo sviluppo di nuovi trattamenti per la resistenza all'insulina possano avere un impatto positivo non solo per il diabete, ma anche per altre malattie croniche".

Alcuni ricercatori, in un altro studio, hanno addirittura ipotizzato un altro tipo di legame fra Alzheimer e diabete. Secondo i ricercatori del “Rhode Island Hospital” e della “Brown Medical School”, in seguito a uno studio condotto su 45 soggetti deceduti, il morbo di Alzheimer potrebbe essere in realtà un diabete “di tipo 3”. Durante la ricerca è emerso che i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer presentavano una riduzione di insulina. Già in precedenza, la neuropatologa Suzanne M. de la Monte, aveva comunicato che l'insulina non viene prodotta soltanto nel pancreas, ma anche nel cervello.

L'analisi è stata condotta osservata la corteccia frontale dei pazienti e misurando al suo interno l'insulina, il fattore di crescita insulino-simile (IGF-I) e i recettori per l'insulina. Dall'analisi si è evidenziato che più era avanzata la malattia, minori erano i valori dei parametri tenuti sotto controllo. Nei casi in cui la malattia era più avanzata, sono stati riscontrati alcuni valori come ad esempio quelli riguardanti i recettori dell'insulina, ridotti anche dell'80 % rispetto a quelli di un cervello sano. Secondo i ricercatori, i dati raccolti fanno pensare all'Alzheimer come una nuova forma di diabete che si ripercuote sul cervello, sul suo metabolismo, sul deterioramento delle cellule nervose. Grazie a questo studio e futuri approfondimenti, si potranno sviluppare nuove tecniche di trattamento che potranno migliorare la salute dei pazienti.
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Trasferita Eluana Englaro nella clinica "La Quiete" di Udine

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Eluana Englaro, la ragazza sarda che giace da oltre 16 anni in coma irreversibile, è stata trasferita questa notte da Lecco a Udine e si trova in una stanza della struttura di accoglienza “La Quiete” dove una apposita equipe medica, coordinata dal primario di rianimazione Amato De Monte, attuerà il protocollo di distacco del sondino che la tiene in vita, come previsto dalla sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il padre dovrebbe raggiungerla nel capoluogo friulano a breve. La porta della stanza nella quale si trova Eluana è costantemente sorvegliata da una guardia giurata; altre guardie controllano e sorvegliano la sede, gli ingressi e le strutture della casa di accoglienza.

I medici che si occupano della struttura hanno affermato che si dovrebbe procedere a una graduale interruzione della nutrizione e dell’idratazione, senza distacco del sondino nasogastrico utilizzato attualmente per nutrirla artificialmente.
Infuriano intanto le polemiche, con i vescovi italiani che ribadiscono come l’atto finale è, "al di là delle intenzioni, eutanasia" e si affidano, in questo momento, alla forza della preghiera. Tuttavia, affermano anche la loro vicinanza alla famiglia Englaro, "così duramente provata".

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che a dicembre aveva emesso l'ordinanza che aveva indotto la casa di cura Città di Udine a rinunciare all'ultimo momento, a ospitare Eluana, ha detto che sta "valutando la situazione anche da un punto di vista formale", ma ha mantenuto il riserbo su eventuali nuovi provvedimenti, "alla luce - ha detto - delle situazioni di fatto e di diritto che verranno esaminate".

Di 'incompatibilità oggettiva tra il Servizio sanitario nazionale e l'applicazione del decreto della Corte d'appello di Milano" parla il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella, intervistata dall'ANSA. "Chiederemo informazioni dettagliate alla Clinica La Quiete di Udine, sul protocollo e le modalità amministrative, e chiederemo se è vero che Eluana Englaro non è stata ricoverata a scopo di cura. Vigileremo e, come ministero - ha detto Roccella - faremo in modo di assicurare che siano rispettate le regole del Ssn".

A Udine Eluana è arrivata con un'ambulanza partita nella notte da Lecco, accompagnata da De Monte che, stamani, ha detto di essere "profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino, ma - ha aggiunto - tutto questo passa nettamente in secondo piano davanti al dolore della famiglia Englaro", confermando così la volontà di attuare la sentenza della Corte di Appello di Milano per l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione. Eluana per tre giorni sarà regolarmente alimentata, poi scatterà la procedura di distacco che, attuando un rigido protocollo sanitario già definito. A Udine, stamani, Eluana è stata accolta da una equipe medica che gratuitamente attuerà il protocollo sanitario di distacco.

Il sindaco della città, Furio Honsell, commenta l'arrivo della ragazza con le stesse parole di due settimane fa ("Si tratta di dare una risposta civile a una vicenda umana"), mentre la Chiesa friulana si mobilita in difesa della vita annunciando veglie di preghiere e altre iniziative. Il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, si dice "preoccupato per il possibile conflitto politico" che sulla vicenda si può e in parte si sta scatenando nel Paese, Enrico La Loggia (Pdl) parla chiaramente "di omicidio", mentre Isabella Bertolini (Pdl) sostiene che a Udine "si sta ponendo in atto una vera e propria esecuzione".
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30 gennaio, 2009

Test di ingresso a medicina: ecco il compito dell'anno 2007/08

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Desidero segnalare a tutti i ragazzi che stanno iniziando a prepararsi per i test di ingresso del prossimo settembre che è possibile scaricare a questo indirizzo => http://accessoprogrammato.miur.it/compiti/CompitoMedicina2007.pdf il documento pdf che riporta le domande relative al test di ingresso per medicina e chirurgia per l'anno accademico 2007-08. E' possibile in tal modo prendere visione delle domande e delle relative risposte relative appunto al compito di quest'anno. Una curiosità: il test fu ritenuto valido in base a sole 78 delle 80 risposte, perchè le domande N.71 e N.78 furono ritenute "aperte a più risposte possibili oppure scritte con omessa indicazione della risposta esatta in quanto da un’ulteriore verifica operata dalla commissione istituita per la predisposizione dei quesiti, è risultato che nessuna delle opzioni indicate può essere considerata corretta: il quesito pertanto è annullato.". Le risposte giuste in ogni quesito sono tutte poste alla risposta "A". In caso desideriate trovare ulteriori informazioni utili sui test di ingresso (come prepararli, siti utili, ect) potete osservare sia gli altri post del sito, sia i link presenti ogni tanto sulla destra del sito.

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Roma, specializzandi in protesta occupano le aule della "Sapienza"

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Oltre quattrocento giovani medici aspiranti alla specializzazione, provenienti da tutti Italia e riuniti a Roma per l'assemblea nazionale, hanno annunciato un'assemblea permanente, 'occupando' l'aula di Radiologia dell'università capitolina la Sapienza. All'origine della protesta il ''clamoroso" ritardo nella pubblicazione del bando per l'accesso alla scuola di specializzazione che, a oggi, è di 5 mesi."Una situazione che sta diventando cronica e contro cui bisogna intervenire rapidamente, semplificando le procedure e rispettando le date previste per la pubblicazione dei bandi", spiega all'agenzia Adnkronos Walter Mazzucco, presidente del Sims, Segretariato italiano medici e specializzandi che ricorda come i ritardi rappresentino un ostacolo nella carriera dei giovani camici bianchi, costretti ad attese infinite con il rischio di perdere importanti occasioni di lavoro.

A far scattare l'occupazione una scadenza: oggi, infatti, è l'ultimo giorno, spiega in sintesi Mazzucco, per la trasmissione in conferenza Stato-Regioni della documentazione necessaria perché possa essere istruita la seduta in calendario per il prossimo 5 febbraio. Spetta al ministero del Welfare trasmettere la documentazione. Senza questo 'passaggio' si rischia il mancato inserimento nell'ordine del giorno della questione e, quindi, un ulteriore ritardo dell'iter ancora in alto mare.

"Ci risulta - spiega Mazzucco - che sia in corso un incontro tra i ministri competenti, in particolare Mariastella Gelmini dell'Università e il sottosegretario al Welfare Ferrucio Fazio. Noi resteremo qui, in quest'aula, finchè non ci saranno risposte e atti concreti. Come, ad esempio, l'invio della documentazione alla Stato-Regioni, che comprende anche la valutazione del fabbisogno del numero degli specialisti da formare. Chiediamo che finalmente si sblocchino i concorsi ".

L'assemblea era stata indetta per presentare un dossier-denuncia sull'ammissione alle scuole di specializzazione di area sanitaria in Italia, a cura del Sigm, con un quadro sconfortante degli ultimi 5 anni, con i tanti disagi dei giovani medici in attesa di specializzazione. Un problema che interessa circa 8 mila giovani medici neolaureati e diverse migliaia di laureandi in medicina laureandi che, in mancanza di risposte, subiranno conseguenze concrete per la carriera. Il titolo di specializzazione, ad esempio, è preferenziale per l'accesso al ruolo di dirigente medico. Senza si rischia di perdere occasioni importanti di lavoro.

I giovani medici chiedono una riforma che porti a una semplificazione e il rispetto della data di pubblicazione dei bandi per l'ammissione alle scuole, superando i conflitti tra le diverse amministrazioni che spesso contribuiscono a far aumentare i ritardi.

FONTE: Adnkronos.it
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29 gennaio, 2009

Quale sanità a Messina? Se ne parla in un convegno UIL ma il polo oncologico è ormai quasi un miraggio...

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Le segreterie provinciali della Uil e della Uil Fpl hanno organizzato per martedì 3 febbraio alle 9.30 presso la sala convegni della Cittadella della Salute, ex Mandalari sito in viale Giostra, il convegno "Quale sanità a Messina? Realtà e prospettive della sanità pubblica in città e in provincia". Dopo il saluto di indirizzo del segretario generale della Uil Messina, Costantino Amato, e la relazione introduttiva del segretario provinciale della Uil Fpl, Pippo Calapai, che con l'ausilio di dati e tabelle delineerà il quadro della sanità messinese, interverranno, i direttori generali dell'Ausl 5 e dell'azienda ospedaliera "Papardo", il commissario straordinario dell'azienda "Piemonte" e il direttore scientifico dell'IRCSS "Centro Neurolesi". All'evento prenderanno parte il segretario generale della Uil Sicilia, Claudio Barone, il segretario regionale della Uil Fpl, Enzo Tango e il segretario generale della Uil Fpl, Carlo Fiordaliso. Previsti inoltre gli interventi del sindaco, Giuseppe Buzzanca, del presidente della Provincia, Nanni Ricevuto, e del presidente della sesta commissione regionale "Sanità", onorevole Nino Bennati. Confermata la presenza dell'assessore regionale alla sanità.

Nel frattempo, qualche giorno fa, il Coordinatore per Messina e Provincia del Tribunale per i diritti del malato "Cittadinanzattiva" ha emesso una nota che riassume anche la posizione della stessa associazione a rappresentanza dei cittadini sulla vicenda "Polo oncologico", che le ultime dichiarazioni politiche hanno quasi posto la parola "fine", in senso negativo, su di un progetto che pare oramai spostatosi in altri lidi (Palermo e Catania fra tutte), con grave danno per l'occupazione messinese.


Di seguito riportiamo il testo del comunicato emesso da Cittadinanzattiva:


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La speranza di veder inaugurare il Polo Oncologico di Messina - Fondazione “Saverio D’Aquino” - parrebbe destinata a sfumare definitivamente. Tale decisione è maturata nel corso di un’audizione parlamentare, senza essere dettata da necessità economiche, ma frutto diretto dell’incapacità della politica di assumere scelte coerenti e di progettare lo sviluppo di una intera comunità regionale, caratteristica, peraltro, non esclusiva del comparto della sanità, ma presente in qualsiasi settore della politica regionale.

Cos’è accaduto, di così eclatante, da far cambiare la logica di una scelta apparentemente ponderata e motivata frutto di lunghi anni di impegno e di investimenti; cosa ha determinato il cambio di strategia del governo regionale del Governatore Lombardo? Apparentemente nulla! Nulla che abbia a che fare con logiche e politiche sanitarie; nulla che abbia a che fare con strategie della ricerca o con scoperte miracolose che hanno reso inutile la creazione di un Polo Oncologico regionale.

Molto più semplicemente è accaduto che la “politica siciliana” è perfettamente coerente con se stessa; si auto ridefinisce ad ogni cambio della guardia. Riconosciamo che c’è un desiderio diffuso, nella intera classe politica di governo regionale, che desidera entrare a far parte dei libri di storia, ma di farlo nel modo meno memorabile, scegliendo il profilo della marginalità rispetto a quello dell'interesse generale. Negli anni precedenti la sanità siciliana immaginò e progettò di assecondare lo sviluppo della tutela della salute pubblica impegnandosi a realizzare centri di alta specializzazione, diffusi sul territorio regionale, che svolgessero le funzioni di incubatori dell’eccellenza.

Programmò iniziative a largo respiro. Individuò bacini territoriali ben precisi, legami di rete e sinergie con istituzioni pubbliche e scientifiche, come le università siciliane, che insieme finirono per rappresentare il volano di questo progetto. La cronaca e le scelte assunte successivamente della politica ci confermano che Palermo, Catania e Messina, con le rispettive Università, divennero i luoghi deputati alla nascita di questi incubatori di eccellenza. La traumatologia a Catania, la pediatria a Palermo e l’oncologia Messina. Nessuna priorità, nessuna gerarchia dell’una branca rispetto all’altra, ma un riconoscimento di eccellenze già presenti sul territorio.

Da questa idea di fondo presero l’avvio le prime iniziative, le proposte, i progetti, gli investimenti. In alcune di queste realtà regionali, ove purtroppo non si avvertì il peso della responsabilità pubblica, queste idee rimasero sulla carta. In altre parti della Sicilia, e Messina è una di queste, la condivisione del percorso tracciato, insieme al dovere istituzionale ed alla passione civile, spinsero amministratori, operatori e cittadini a credere in quelle scelte ed a sostenerle fino in fondo con il desiderio di vederle progredire, seppure tra mille difficoltà.

Oggi tra chi ha tentato, anche commettendo errori ed accumulando ritardi, e chi non ha operato, non viene fatta alcuna distinzione. Il nuovo corso della politica, di una politica che speravamo di non dover rivedere e che invece è senza soluzione di continuità, mette tutti, apparentemente, sullo stesso piano: virtuosi, ignavi e attendisti. Con l’assunto “non facciamo alcuna distinzione tra gli uni e gli altri”, peraltro accettato passivamente anche da parte di chi avrebbe dovuto difendere e valorizzare il proprio operato, si è messo in discussione tutto.

Tale cambiamento di rotta, peraltro ufficialmente attribuibile all’assessore alla Sanità del governo Lombardo, il dr Massimo Russo, testimonia come alla politica manchino gli strumenti necessari per valutare, nella loro continuità ed interezza, i processi della politica sanitaria precedente e quindi non sia in grado di indirizzarla. Sia pure, ma ci chiediamo: dove sono i dirigenti generali della Regione Siciliana, che quella continuità dovrebbero far valere?

Si sono dimenticati delle ingenti somme di denaro che sono state impegnate, delle penali che si dovrebbero liquidare alle società che hanno assunto l’appalto per la realizzazione del Polo Oncologico di Messina. Hanno dimenticato le scelte che strutture culturali e di ricerca ed istituzioni sanitarie hanno fatto in tutti questi anni, pensando al polo oncologico? Polo a cui hanno destinato, risorse, uomini e mezzi?

Crediamo che non bastino poche righe, nel corso di un’audizione in commissione sanità all’Ars Siciliana, per dire “scusate abbiamo sbagliato, ricominciamo da capo”. La politica come l’amministrazione ha il “dovere della continuità” delle scelte; ha il dovere di non sperperare le risorse investite, HA IL DOVERE DI NON ADDOSSARE ALLA COLLETTIVITA’ E QUINDI AI CITTADINI IL COSTO DI TANTO SPERPERO. Se all’Ars il dr. Massimo Russo avesse detto che il Polo Oncologico era inutile perché, finalmente, era stata trovata la cura per le patologie oncologiche, ci saremmo sentiti sollevati e non solo per l’importante risultato del mondo accademico e sanitario.

Avremmo finalmente plaudito ad un amministratore che ha il coraggio di fare scelte contro corrente, di non tenere in vita carrozzoni che si rivelano inutili. Ma l’assessore Russo e la giunta di cui egli è espressione autorevole non potevano fare, ahinoi, quest’annuncio. Ne hanno fatto un altro, hanno affermato che nonostante i soldi investiti, le penali che dovranno essere pagate, il polo oncologico deve essere spostato altrove.

Ci chiediamo da dove verranno i soldi per pagare le eventuali penali? Li toglieranno agli sprechi o taglieranno, ancora una volta, i servizi a cui hanno diritto i cittadini siciliani (come quello, da ultimo, i tagli agli ausili per i disabili). Marginale, in questo ultimo contesto, si rileva a questo punto anche la mortificazione che viene data alla città di Messina, agli sforzi di quanti in questi lunghi anni si sono adoperati per fare (lo ripetiamo, fra mille difficoltà) il loro dovere.

Adesso si ricomincia da capo ed il “povero popolo di Sicilia”, nulla potrà fare; pare che non potrà neppure indignarsi. La politica viaggia su altri “alti orizzonti”, su livelli che nessuno di noi semplici e comuni cittadini siciliani, è in grado cogliere. Per questo motivo ci permettiamo di chiedere a coloro che hanno sostenuto e condiviso questo percorso di spiegarci il loro silenzio di oggi.
Forse è per questo che noi cittadini non capiamo la politica; forse perché la politica non parla con i cittadini, forse perché non li ascolta o forse perché ha rinunciato a rappresentarli.

A volte sono i piccoli passi che ci permettono di raggiungere la meta, spesso, però sono i crolli che ci consentono di ricostruire le speranze di un nuovo cammino, di una nuova cittadinanza. Siamo certi, o per lo meno lo speriamo, che verrà una nuova Sicilia, fatta da cittadini attivi, desiderosi di comprendere e pronti ad ascoltare.

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Catania: parte corso di "Medicina del dolore cronico"

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Mercoledì 28 Gennaio alle ore 9,00 a Catania, presso il coro di notte del Monastero dei Benedettini (P.zza Dante), sarà inaugurato il Primo Corso Regionale di Medicina del Dolore promosso dall’U.O. di Medicina del dolore dell’Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele, Ferrarotto - S. Bambino, diretta dal Dott. Sergio Chisari, con il patrocinio del Comune di Catania, della Provincia Regionale di Catania, dell’Assessorato Regionale alla Sanità, dell’Università degli Studi di Catania e dall’ordine dei medici di Catania. Il corso, che si svolgerà dal 28 al 30 Gennaio, rivolto a medici di base e specialisti – spiega il dott. Chisari – intende rappresentare l’avvio, anche nella nostra città, di un’attenta ed approfondita analisi della fisiopatologia e terapia delle sindromi dolorose complesse sia di natura benigna che oncologica"

"Attualmente, infatti, in Italia – aggiunge Chisari -una persona su quattro soffre di dolore cronico. Si stima – aggiunge il responsabile del Centro di Medicina del dolore del OVE - che circa 15 milioni di persone soffrano di tale patologia, solo nel nostro paese, e di notevoli costi economici a livello individuale, familiare, sociale che costituiscono un’emergenza di politica sanitaria da affrontare. La tre giorni promossa in questo senso intende – conclude Sergio Chisari – colmare la mancanza di conoscenza di tale patologia a livello accademico e l’assenza di attenzione da parte del sistema sanitario regionale, che non ha ancora provveduto ad inserirla nei piani di settore determinando serie difficoltà nei ricoveri e nelle procedure terapeutiche e conseguente disagio al paziente."

Fra i tanti relatori interverranno in particolare il prof. Giustino Varrassi dell’Università dell’Aquila, il prof. Guido Orlandini dell’Università di Genova, il dott. Sergio Mameli dell’Ospedale Oncologico di Cagliari e i Prof. Mario Matera, Giovanni Puglisi ed Antonino Gullo dell’Università di Catania.

FONTE: Siciliatoday.net
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Dal Codacons arriva il "Comitato" per le vittime della Sanità siciliana

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Il Codacons, dà il via al Comitato "Vittime della sanità siciliana", in collaborazione con l'Associazione Nazionale per la Tutela dei diritti del malato, l'Associazione Articolo 32 e l'Osservatorio Sanità Sicilia, per lottare uniti contro la malasanità e le lunghe liste d'attesa di ASL e ospedali.
Il Comitato, presente in tutta la Sicilia con varie sedi, promuoverà la più importante azione collettiva di risarcimento a tutela del diritto alla salute dei siciliani contro le lunghe liste d'attesa di ASL e Ospedali che costringono i cittadini a non curarsi o a pagare, anche se esenti, le prestazioni sanitarie.

"Il diritto alla salute – afferma Tanasi, segretario nazionale Codacons - è riconosciuto dall'art. 32 della Costituzione italiana, diritto che viene negato dalle assurde lungaggini della sanità pubblica siciliana. E' impensabile infatti che per esami importanti si debba aspettare molti mesi se non addirittura anni, con evidenti danni esistenziali per i cittadini che necessitano di controlli medici e proprio perché le lamentele in questo senso sono davvero numerosissime agiremo con celerità per trovare delle risposte".

Il Comitato invita inoltre tutti i cittadini a contattare il numero verde 800.955544 per segnalare i tempi lunghi e snervanti delle liste d'attesa ed eventuali altre inadempienze del servizio sanitario pubblico siciliano.

Il numero verde si inserisce nell'insieme di azioni che il comitato porterà avanti sia per migliorare la fruizione dei servizi sanitari siciliani, sia per individuare le cause che impediscono una regolare ed efficiente erogazione delle prestazioni pubbliche.

"Le lamentele che pervengono alle associazioni sono talmente numerose - afferma Tanasi - che il Comitato è un successo già adesso che è appena nato. Oggi - denuncia Tanasi - in alcune province ci vogliono 2 anni per una mammografia, 400 giorni per un ECG; 200 409 giorni per una visita oculistica, senza poi considerare l'impossibilità di moltissime famiglie siciliane nel far fronte, a propri spese, a controlli o visite specifiche presso strutture private. Disagio che si trasforma, nella maggior parte dei casi, nella rinuncia alla prevenzione".

Di seguito l'elenco delle sedi Codacons a cui è possibile rivolgersi per aderire al Comitato:

CATANIA
Via Passo Gravina, 10 - 95125
Avv. Giovanni PETRONE

AGRIGENTO
Via Imera, 50 - 92100
Avv. Pier Luigi CAPPELLO

CALTANISSETTA
V.le Stefano Candura, 20/b - 93100
Avv. Silvia DI BLASI PETRANTONI

ENNA
Via Marchese Mario Grimaldi, 8 - 94100
Avv. Concetta POTENZONE

MESSINA
Via San Filippo Bianchi, 54
Avv. Antonio CARDILE

PALERMO
Via Maestri del Lavoro, 38 - 90124
Avv. Paolo DI STEFANO

RAGUSA
Viale Napoleone Colajanni, 29
Avv. Alessandra LEONARDI

SIRACUSA
Viale Scala Greca, 199/C - 96100
Avv. Giuseppe CANONICO

TRAPANI
Via Rocco Solina, 2 - 91100
Avv. Danilo FRATTAGLI

FONTE: Siciliatoday.net

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Ginnastica estenuante e prolungata? No, bastano tre minuti...

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Le attuali linee guida suggeriscono che le persone dovrebbero svolgere attività fisica aerobica da moderata a intensa per molte ore alla settimana. Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della "Heriot-Watt University" e pubblicato sulla rivista "Bmc Endocrine Disorders" ha rivelato come basterebbero giusto tre minuti di attività fisica intensa per migliorare il proprio metabolismo. Quindi l'attività fisica farebbe bene quando è breve ma intensa, piuttosto che prolungata ed estenuante. I ricercatori hanno studiato gli effetti del cosiddetto "high-intensity interval training (hit)" sul buon funzionamento metabolico di sedici volontari maschi sedentari. Come spiega James Timmons, coordinatore dello studio, "Ciò che abbiamo trovato è che anche svolgendo pochi ma intensi esercizi, della durata di trenta secondi circa ciascuno per una serie di circa tre minuti, si migliora sensibilmente il metabolismo di una persona in sole due settimane".

"Il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete di tipo 2 e' sostanzialmente ridotto grazie alla regolare attivita' fisica. Sfortunatamente, molte persone semplicemente non hanno il tempo di seguire le attuali linee guida sull'esercizio fisico. L'allenamento a basso volume e ad alta intensita' utilizzato nel nostro studio - spiega Timmons - ha migliorato sostanzialmente l'azione dell'insulina e l'eliminazione del glucosio in soggetti di sesso maschile altrimenti sedentari e ciò indica che non abbiamo ancora valutato appieno la tradizionale connessione tra esercizio e diabete".
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Cancro alla cervice: che cos’è il “Progetto ASSIST”, finanziato dalla UE

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Il cancro della cervice è la forma tumorale più comune a livello mondiale. Ogni anno viene diagnosticato in circa 60.000 donne e in più o meno nella metà di esse è causa di decesso. Bloccare il problema sul nascere è un'impresa difficile se la malattia non viene scoperta e curata in uno stadio sufficientemente precoce. Il progetto ASSIST ("Association studies assisted by inference and semantic technologies"), finanziato dall'UE con 2,63 milioni di euro, aveva l'obiettivo di risolvere questo problema attraverso la creazione di collegamenti tecnologici tra centri medici specializzati nella diagnosi e nel trattamento del cancro della cervice, nonché di aumentare lo scambio dei dati e la creazione di maggiori quantità di dati.

Mentre gli scienziati accettato il fatto che il papillomavirus (HPV) rappresenta il maggiore rischio per il cancro della cervice, essi riconoscono anche che l'HPV non è l'unico responsabile. I ricercatori hanno valutato il ruolo dei fattori genetici e ambientali specifici nella determinazione della persistenza dell'HPV e la conseguente progressione della malattia. Studi precedenti avevano suggerito meccanismi patogenici che avrebbero potuto fornire nuovi marcatori del rischio, diagnosi e prognosi e avrebbero condotto a potenziali nuovi trattamenti.

Il progetto ASSIST intendeva combinare i diversi tipi di dati raccolti dai ricercatori, automatizzare il processo di valutazione delle ipotesi mediche, fornire un motore di inferenza capace di valutare il materiale statisticamente, riunire le cartelle cliniche dei pazienti delle istituzioni partecipanti, e sviluppare strumenti grafici espressivi per i ricercatori medici dove indirizzare i loro quesiti.

I ricercatori medici usano studi associativi per individuare i fattori comuni presenti nelle varie malattie. Essi valutano i dati clinici dei test ospedalieri, dati sullo stile di vita (come il fumo o le abitudini alimentari) e dati genetici. I ricercatori confrontano anche i dati dei pazienti con quelli di soggetti sani.

"Quello che cerchiamo di fare è di permettere ai ricercatori medici impegnati negli ospedali e nei centri medici specializzati di usare i dati reciproci e di combinarli in un contesto più ampio", ha detto il professor Pericles Mitkas del Centro per la ricerca e la tecnologia - Hellas, Informatics and Telematics Institute, in Grecia. "Il problema è che ogni ospedale usa formati diversi, regole diverse per la conservazione dei dati, anche se si tratta di esattamente lo stesso test," ha detto il coordinatore del progetto. "Perfino nello stesso ospedale, ogni medico potrebbe avere il suo modo particolare di fare le cose."

Il prof. Mitkas ha fatto notare che il più grande successo raggiunto da ASSIST è stato quello di rafforzare il dialogo tra medici, biologi molecolari e esperti informatici. "Finalmente si parlano e capiscono il rispettivo 'linguaggio tecnico'," ha spiegato.

Tre ospedali in Belgio, Germania e Grecia hanno partecipato alla prima parte del progetto. Dopo essersi trovati d'accordo sulla terminologia e sulla rappresentazione e consultazione dei dati, il team di ricerca ha sviluppato una piattaforma software prototipo che assicura ai ricercatori la ricezione dei dati nel formato richiesto. "Lo facciamo usando la rappresentazione semantica, il ché significa che assegniamo un'interpretazione ad ogni valore per aiutare il computer a capire a cosa si riferisce un determinato dato," ha spiegato il capo del progetto.

Facilitiamo anche l'interpretazione di valori soggettivi come "alto rischio" o "basso rischio", "caso serio" e "caso non serio", e usiamo tecniche inferenti basate su una serie di norme mediche fornite dai medici per dire al computer quali risultati sono più validi," ha detto. "I risultati delle biopsie, ad esempio, sono più attendibili dei risultati del Pap test e potrebbero indicare uno stato precanceroso che il Pap test non ha rivelato."

La piattaforma prototipo ASSIST ha offerto ai ricercatori accesso ai dati dei pazienti dei reparti di ginecologia e ostetricia dei tre ospedali. "Man mano che andiamo avanti, aggiungiamo funzionalità, ma almeno ora i medici hanno tra le mani qualcosa con cui lavorare e valutare," ha detto il prof. Mitkas.

"Più in là, capire il percorso della malattia e i fattori che influiscono su di essa, aiuterà i singoli medici a diagnosticarla più precocemente, prevenirla dando indicazioni alle loro pazienti, e sviluppare farmaci o procedure per curare la malattia," ha detto. "Ma ASSIST è soprattutto uno strumento per i ricercatori, che attraverso i risultati delle loro ricerche potranno aiutare tutte le donne.

FONTE: Cordis & MOLECULARLAB.IT


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25 gennaio, 2009

Considerazioni sulla Fivet

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Negli Stati Uniti e all'estero la fecondazione in vitro (fivet) ha successo, garantendo la possibilita' di avere un bambino al 65-86% delle donne giovani, e al 23-42% nelle ultraquarantenni. Lo dice un ampio studio del Boston IVF e del Beth Israel Deaconess Medical Center condotto su piu' di 6000 donne, riportato dal New England Journal of Medicine. In Italia invece le chance di successo, nonostante il progredire delle tecniche, continuano a calare, ben del 3,6% rispetto al 2003. Un prezzo significativo che secondo il ginecologo Carlo Flamigni si sta pagando alla legge 40.

I risultati dello studio statunitense-israeliano parlano chiaro. A 30 dalla nascita della prima bambina in provetta e oltre un milione di bambini concepiti cosi', la fivet, con cui l'ovulo e lo spermatozoo vengono fecondati in laboratorio e poi impianti nell'utero materno, ha successo. I ricercatori hanno calcolato il tasso cumulativo di nascite nella popolazione, includendo tutte le pazienti sottoposte a fecondazione in vitro nonche' i cicli con embrioni congelati, raddoppiati negli ultimi anni.

Tradizionalmente si riportavano le gravidanze per ogni ciclo di fivet - spiega Beth Malizia, coordinatrice dello studio - ma si trattava di calcoli difficili da capire e potenzialmente fuorvianti'. Come spiega Flamigni, 'la fertilita' nell'uomo e' modesta, e fare i calcoli per ciclo in vitro o ciclo mestruale e' punitivo, visto che le probabilita' sono basse. E' piu' di buon senso ragionare come si e' fatto nello studio, considerando il successo nell'arco di sei cicli di trattamento'. Il risultato cosi' calcolato e' che le chance di successo vanno dal 65% all'86% per le donne piu' giovani, e dal 23% al 42% per quelle dai 40 anni in su.

Delle 3.126 nascite avute, la maggior parte era di bambini singoli, mentre il 27% era rappresentato da gemelli e il 2% da parti trigemellari. In Italia le cifre sono ben diverse, e meno esaltanti. Un bambino su 100 nasce con tecniche di fecondazione artificiale, contro un bambino su 30 in Europa. Secondo il Registro nazionale sulla fecondazione assistita i nati in provetta in Italia sono stati 7.514 nel 2006 su un totale di 554.744 nuovi nati. 'Considerando comunque che da noi poche donne fanno sei cicli - continua Flamigni - le percentuali di successo della fivet per le under 35 sono inferiori al 50%, e molto meno per le ultra quarantenni.

Se in tutto il mondo, ogni anno aumentano un po' di piu' le probabilita' di successo, grazie all'avanzare delle tecniche, in Italia avviene il contrario'. Rispetto al 2003 si e' registrato un -3,6% di successi, che 'significano un 13% in meno di gravidanze, che non e' poco - prosegue - Significa che se nascevano 10mila bambini l'anno, ora ce ne sono 1.300 in meno'.

Senza contare che c'e' stato un piccolo 'aumento dell'abortivita' e un aumento dei parti multipli del 2% nelle donne giovani, per l'obbligo di impiantare i tre embrioni - conclude - Un prezzo significativo che paghiamo alla legge'.

FONTE: ADUC Salute
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La vitamina D? Un toccasana per il cervello

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La vitamina D puo' contribuire a ridurre il declino mentale della terza eta'. E' quanto indica uno studio condotto da ricercatori britannici e statunitensi su 2mila persone di 65 anni e oltre, secondo il quale i soggetti che mostravano livelli di vitamina D piu' bassi avevano il doppio di probabilita' di accusare disturbi cognitivi. La scoperta potrebbe avere conseguenze significative nella terapia dell'Alzheimer e di altre forme di demenza; la vitamina D serve a mantenere la funzionalita' del sistema osseo, favorisce l'assorbimento di calcio e fosforo e rafforza il sistema immunitario.

La vitamina D è un gruppo di pro-ormoni liposolubili; il Gruppo si presenta sotto due forme principali dall'attività biologica molto simile: il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo e sintetizzato negli organismi animali, e l'ergocalciferolo (D2), di provenienza vegetale (ergosterolo).

Pochi alimenti contengono quantità apprezzabili di vitamina D. Un alimento particolarmente ricco è l’olio di fegato di merluzzo. Seguono, poi, i pesci grassi (come il salmoni e le aringhe), il latte ed i suoi derivati, le uova, il fegato e le verdure verdi.

Le prime alterazioni, in caso di deficienza di vitamina D, consistono in: diminuzione dei livelli sierici di calcio e fosforo con conseguente iperparatiroidismo secondario ed aumento della concentrazione di fosfatasi alcalina.
Successivamente si hanno alterazione dei processi di mineralizzazione con rachitismo (nel bambino) ed osteomalacia (nell’adulto) e debolezza muscolare, deformazione ossea e dolori. Alcuni Studi del 2006 hanno portato alla luce come la carenza di vitamina D possa essere collegata con la sindrome influenzale.

La storia della scoperta della vitamina D parte nel 1919 quando venne evidenziato, da Huldschinsky, che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce ultravioletta. Un risultato simile lo si ottenne nel 1922 da A.F. Hess e H.B. Gutman usando, però, la luce solare e nello stesso periodo venne ipotizzata da Mc Collum l’esistenza di un composto liposolubile essenziale per il metabolismo delle ossa, studiando l’azione antirachitica dell’olio di fegato di pesce dal quale riuscì ad identificare una componente attiva. Già nel 1919-1920 Sir Edward Mellanby era pervenuto ad un’ipotesi simile studiando cani cresciuti sempre al chiuso. Nel 1923 Goldblatt e Soames riuscirono a dimostrare che quando il 7-deidrocolesterolo, presente nella pelle, viene colpito dai raggi ultravioletti esso dà origine ad un composto avente la stessa attività biologica del composto lipofilo di Mc Collum. La struttura della vitamina D venne identificata nel 1930 da A. Windaus.
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Un robot? In sala operatoria è bravo quanto un umano...

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Usare un robot per guidare una telecamera nelle operazioni per la rimozione della cistifellea è altrettanto sicuro che lavorare col metodo classico, interamente affidato alla mano e all'occhio umano, secondo un team di ricerca britannico. Il loro studio conferma che oggi usare i robot in chirurgia e' una procedura molto efficace e senza rischi. Ovviamente i robot non sono in grado di sostituire completamente l'uomo ma possono effettuare una vasta gamma di operazioni, tra cui assistere il chirurgo come una vera infermiera. In questo modo il medico non deve aspettare che si liberi un assistente in carne ed ossa e puo' effettuare interventi di urgenza senza perdere tempo, scrivono Kurinchi Gurusamy del Royal Free Hospital di Londra e i colleghi sulla rivista Cochrane Review. I ricercatori hanno analizzato l'efficacia della chirurgia laparoscopica, in cui l'assistente, che sia un robot o un infermiere, si occupa di inserire la telecamera attraverso cui il chirurgo "vede" la parte da operare e che guida il medico alla rimozione della cistifellea. L'analisi del team inglese, che ha passato in rassegna 5 studi precedenti per un totale di 453 pazienti coinvolti, ha messo a confronto gli interventi con e senza robot e non ha trovato differenze a livello di mortalita', complicazioni, durata dell'intervento o della degenza del paziente dopo l'operazione. I robot vengono gia' usati in decine di migliaia di interventi diversi ogni anno e gli esperti prevedono che le macchine assumeranno ruoli sempre maggiori in sala operatoria.

FONTE: Agi.com
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Individuati 7 geni implicati nell'insorgenza della psoriasi

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Un gruppo di ricercatori dell'Università del Michigan ha individuato sette geni implicati in qualche misura nell'insorgenza della psoriasi. Lo studio, pubblicato sul giornale "Nature Genetics", ha passato al setaccio il patrimonio genetico di 1.409 soggetti affetti da psoriasi e di 1.436 individui sani con antenati europei. Lo scopo era scoprire variazioni rivelatrici nei geni-chiave. I ricercatori, guidati dal professor James Elder, della facoltà di Dermatologia dell'università, hanno poi esteso l'osservazione a 21 delle più interessanti sequenze del Dna di altri 5.048 psoriasici e delle sequenze di altri 5.041 soggetti sani. Le variazioni in almeno sette geni hanno indicato il rischio di una risposta immune incontrollata che scatena la psoriasi. Alcuni dei geni osservati sono gia' obiettivo di terapie efficaci contro la psoriasi; altri potrebbero esserlo in futuro.

La psoriasi è una delle più comuni forme di dermatite cronica nel mondo.

Viene riscontrata nel 1-2% della popolazione generale, nel 2% della popolazione della Gran Bretagna, nel 2,6% della popolazione USA e in percentuali minori nei paesi dell’Africa occidentale e del Giappone. È una malattia infiammatoria della pelle, non infettiva, solitamente di carattere cronico e recidivante (per questo un soggetto affetto da psoriasi non sarà mai completamente guarito, ma avrà momenti in cui gli effetti della malattia sono meno incisivi).

Può presentarsi a qualunque età, ma è più comune dai 10 ai 40 anni, e in particolare al momento della pubertà e della menopausa.

Le manifestazioni più comuni sono papule e placche eritematose ben delimitate ricoperte di scaglie argentee o opalescenti. Le lesioni sono di varie dimensioni e la severità può variare da pochi punti di desquamazione di tipo forforoso a dermatosi generali con artrite (artrite psoriasica), esfoliazioni ed eruzioni debilitanti. Nonostante il nome significhi "condizione pruriginosa" il prurito non è sempre presente; in alcuni casi i pazienti si grattano così tanto da portare a una superimposizione di lichen simplex cronico.

I siti più comuni per le lesioni sono lo scalpo (inclusa la zona retroauricolare), le zone di estensione di gomito e ginocchio e la zona lombo-sacrale, ma in alcune sue forme si trova nelle zone di flessione, sui genitali e sulla pianta dei piedi e il palmo delle mani. Le lesioni guariscono senza lasciare cicatrici e senza disturbare la crescita dei peli.

Il 30-50% dei soggetti presenta degenerazioni delle unghie, con ipercheratosi, ispessimento, detrito subunguale, onicolisi, distorsione. Nella fase eruttiva un trauma può causare la comparsa di lesioni lineari (fenomeno di Koebner).
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22 gennaio, 2009

Scandalo "Melamina": due condanne a morte in Cina e un ergastolo

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Termina, almeno a livello giudiziario, il grave scandalo del latte alla Melamina che ha scosso le cronache questa estate. Due persone sono state ritenute responsabili dall'autorità cinese e sono stati condannati a morte dal tribunale di Shijiazhuang nel processo per lo scandalo del latte alla melamina, che ha provocato la morte di almeno sei bambini e ne ha fatti ammalare quasi 300mila in tutta la Cina. Il primo condannato è Zhang Yujun, che ha prodotto e venduto latte in polvere killer. Il secondo condannato è Geng Jinping, che ha distribuito alle varie compagnie che vendono latte in polvere il prodotto contaminato. A Tian Wenhua, la ex-presidente della Sanlu, l'impresa al centro dello scandalo, è stata inflitta una condanna a morte ma l'esecuzione è stata sospesa, cioè potrebbe essere tramutata in ergastolo. Il tribunale ha emesso inoltre condanne ad altri tre imputati a pene minori. Intanto, è notizia recente di come sia stato messo a punto un sistema rapido per rilevare la presenza della melamina. Renato Zanobi, del laboratorio di chimica organica del Politecnico di Zurigo e i suoi colleghi, hanno elaborato un procedimento che consente d'avere il risultato in 30 secondi, anzichè in 20-60 minuti. Il metodo si basa sulla spettrometria di massa e gli ultrasuoni.
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21 gennaio, 2009

I pericoli del Radon: incolore, inodore, cancerogeno.

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Il Radon è un gas radioattivo: non ha odore, non ha colore, non ha sapore, produce particelle ionizzanti che, una volta inalate, si depositano nei bronchi e possono danneggiare il DNA delle cellule. Favorendo la comparsa del cancro al polmone: secondo una ricerca condotta in Inghilterra, appena pubblicata online dal British Medical Journal, ogni anno in Europa 18 mila decessi per questo tumore sarebbero provocati dall'esposizione al radon. In 6 casi su 7 si tratta di fumatori o ex fumatori: su di loro l'effetto del radon è maggiore perché il gas fa schizzare alle stelle il rischio, già assai elevato, di chi cede alle sigarette. Ciò che colpisce ancora di più, però, è scoprire che nel Regno Unito solo il 4% dei casi si registra in chi abita in case con concentrazioni di radon superiori ai 200 becquerel per metro cubo, il limite indicato dalla raccomandazione europea del 1990 per i nuovi edifici (per quelli esistenti la soglia oltre cui sono consigliati interventi di bonifica sale a 400 Bq/m3). In Inghilterra il 70% dei tumori polmonari attribuibili al radon, scrivono gli autori, si manifesta in abitazioni dove il gas è inferiore a 50 Bq/m3(in Italia la media è 70): che i limiti siano da rivedere?

«Non abbiamo evidenze dell'esistenza di una “soglia”, cioè di un valore al di sotto del quale non c'è rischio: la probabilità di tumore polmonare cresce all'aumentare della concentrazione di radon e del tempo di esposizione. I valori di riferimento europei sono un compromesso, fra i tanti possibili, tra diminuzione del pericolo e costo e fattibilità degli interventi per ridurre il rischio — spiega Francesco Bochicchio dell'Istituto Superiore di Sanità, coordinatore del Piano Nazionale Radon . Detto ciò, i dati si spiegano perché gran parte della gente vive in abitazioni dove i livelli di radon sono medio- bassi: in generale, perciò, il numero di tumori polmonari fra chi vive in edifici con tanto radon è comunque più basso rispetto alla quota di casi che si verificano nel resto della popolazione». Di sicuro è bene ridurre l'esposizione: secondo i dati del Piano Nazionale Radon, che a breve diffonderà alcune raccomandazioni, ogni anno circa 3.000 italiani (in gran parte fumatori) muoiono per un tumore al polmone attribuibile al radon. Difendersi a prima vista non pare facilissimo: secondo lo studio inglese, però, basterebbero interventi tutto sommato poco costosi per mettere in sicurezza le case e ridurre il numero di vittime di cancro al polmone. «Misurare il radon costa qualche decina di euro, i rimedi per ridurne l'ingresso (azzerarlo è impossibile) poche centinaia di euro: è bene diffidare di chi propone interventi a prezzi esagerati — specifica Bochicchio —. È possibile intervenire anche sulle case esistenti, ma arginare il radon nei nuovi edifici è di certo più semplice. Nessuno oggi costruisce in funzione dei livelli di radon misurati nel terreno: è difficile quantificarli perché variano molto ed è impossibile prevedere la concentrazione che ci sarà in ciascuna casa. Tra un paio di mesi sarà approvato il documento tecnico del Piano Nazionale Radon con le indicazioni da seguire per le nuove costruzioni» conclude Bochicchio.

FONTE: Corriere della sera "Salute"
AUTRICE: Elena Meli

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IRCCS: quasi un bambino su 10 in Italia offre di un disagio mentale

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Secondo uno studio italiano nella città di grandi e medie dimensioni è diventata allarmante la diffusione dei disturbi mentali fra i bambini. Quasi 1 su 10 fra gli 11 e i 14 anni ne soffre. E a Milano nasce una task force per contrastarli. Ansia, depressione, iperattività patologica, anoressia, disturbo ossessivo. In Italia quasi un bambino su 10 fra gli 11 e i 14 anni soffre di un disagio mentale. A lanciare l'allarme sono gli esperti dell'Irccs "Eugenio Medea" di Lecco, che hanno promosso e coordinato il primo studio epidemiologico italiano realizzato per valutare la diffusione delle patologie psichiche nei pre-adolescenti delle zone urbane. Una ricerca presentata mercoledì 21 gennaio a Milano, con il lancio di una task force interdisciplinare dedicata alla salute mentale dei più piccoli. I dati, in corso di pubblicazione sulla rivista «European Child and Adolescent Psychiatry», sono stati raccolti con la collaborazione di 7 strutture italiane, su un campione di 3.418 ragazzi reclutati sia nelle metropoli che in città medio-piccole. Milano, Roma, Lecco, Pisa, Rimini, Cagliari, Conegliano Veneto i centri coinvolti nella ricerca, iniziata 4 anni fa e chiusa nel 2007. I dati raccolti indicano che l'8,2% degli 11-14enni mostra segnali riconducibili a disturbi mentali clinicamente. Se si aggiungono i casi di disagio emozionale (che non sempre sfociano in un disturbo clinico conclamato), la percentuale sale a 9,8%.

«La preoccupazione non è dovuta a numeri da record», rassicura Massimo Molteni, responsabile dell'Unità di neuroriabilitazione e servizio di psicologia dell'educazione nel polo di Bosisio Parini dell'Irccs Medea. «L'Italia rispetto al resto del mondo si colloca nelle posizioni basse della classifica, ma qui riscontriamo la difficoltà di intervento. Sappiamo che la sofferenza nei bambini è in aumento. Con il calo demografico che incombe, ci sembra doveroso riuscire a preservare quanti più bimbi possibile». Molteni incalza: «La situazione è preoccupante. Anche in una delle Regioni più avanzate come la Lombardia, che ha approvato una delibera sui servizi di psichiatria infantile e ha un sistema che funziona, si riesce a intercettare solo il 5% dei casi».

Con questo spirito a Milano una sessantina di professionisti (medici, psichiatri, psicologi e pediatri, ma anche avvocati, notai, ingegneri, politici, industriali, esperti informatici, sportivi) hanno deciso di dare vita a un piano strategico. Gli obiettivi sono: promuovere ricerche epidemiologiche per calibrare gli interventi, battere la strada della prevenzione stimolando servizi che seguano i minori nel loro percorso di crescita, dare vita a una «città del sorriso.

FONTE: Corriere della Sera "Salute"

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Ricerca sul G-CSF e Mozobil per accelerare la riparazione dei tessuti umani

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Alcuni ricercatori finanziati dall'UE sono riusciti ad ingannare il midollo osseo in modo da far rilasciare un numero maggiore di cellule staminali adulte nel flusso sanguigno. Gli scienziati sperano che le loro scoperte, pubblicate sulla rivista Cell Stem Cell, porteranno allo sviluppo di nuove terapie per accelerare la cura delle malattie cardiache e delle fratture ossee. Il sostegno dell'UE a questo studio è giunto dal progetto INNOCHEM ("Approcci terapeutici innovativi basati sulle chemochine per l'autoimmunità e le infiammazioni croniche"), finanziato nell'ambito dell'area tematica "Biologia, genomica e biotecnologia per la salute" del Sesto programma quadro (6°PQ).


Quando siamo ammalati o abbiamo una ferita, il nostro midollo osseo aumenta la produzione di diversi tipi di cellule staminali per riparare il nostro corpo. "Il corpo si ripara continuamente," ha spiegato la dott.ssa Sara Rankin del National Heart and Lung Institute dell'Imperial College di Londra, nel Regno Unito. "Sappiamo che la pelle si risana quando ci tagliamo e, allo stesso modo, all'interno del corpo ci sono cellule staminali che vigilano e eseguono riparazioni dove necessario. Quando il danno è grave, però, ci sono dei limiti a ciò che il corpo può fare spontaneamente. Una strategia per aumentare il numero di queste cellule staminali nel sangue è quella di raccoglierle, aumentare il loro numero in laboratorio e reinserirle nel corpo. Questa tecnica, però, comporta una serie di complicazioni pratiche e tecniche.

L'altra possibilità consiste nell'usare farmaci per aumentare la produzione di queste cellule da parte del midollo osseo. Questa tecnica viene già usata nei donatori di midollo osseo per aumentare il numero di cellule staminali ematopoietiche in circolo nel loro sangue. Le cellule staminali ematopoietiche si trasformano alla fine in cellule del sangue. In questo recentissimo studio, gli scienziati hanno trattato topi sani con uno o due fattori di crescita, VEGF o G-CSF. Ai topi è stato quindi somministrato un nuovo farmaco chiamato Mozobil.

Quando i topi venivano trattati con VEGF e Mozobil, il loro midollo osseo rilasciava un numero 100 volte maggiore di cellule staminali endoteliali e mesenchimali nel sangue rispetto ai topi non trattati. Le cellule staminali endoteliali possono produrre vasi sanguigni e quindi potrebbero essere usate per riparare i danni al cuore. Le cellule mesenchimali possono trasformarsi in tessuto osseo e cartilagine, e inoltre reprimono il sistema immunitario; il che significa che potrebbero essere usate per curare le malattie autoimmuni (come l'artrite reumatoide) nelle quali il sistema immunitario entra in overdrive. Questo gruppo è il primo a mobilitare in modo selettivo questi due tipi di cellule staminali nel midollo osseo. I topi trattati con G-CSF e Mozobil hanno mobilitato un gran numero di cellule staminali ematopoietiche; questo trattamento è già usato nei trapianti di midollo osseo.

Il prossimo passo che gli scienziati dovranno compiere sarà quello di studiare se queste cellule staminali in più nel sangue accelerano effettivamente la velocità di rigenerazione dei tessuti nei topi che hanno avuto un infarto. Se questi studi avranno un esito positivo, il team spera di provare la nuova combinazione di farmaci in esperimenti clinici su esseri umani entro i prossimi dieci anni. I ricercatori desiderano anche saggiare l'impatto delle malattie e dell'invecchiamento sulla capacità del midollo osseo di produrre diversi tipi di cellule staminali adulte.

"Speriamo che rilasciando più cellule staminali, come siamo riusciti a fare nel nostro nuovo studio, potremo potenzialmente richiedere un numero maggiore di qualunque tipo di cellule staminali si rendano necessarie al corpo per aumentare la propria capacità di ripararsi e accelerare il processo di guarigione," ha commentato la dott.ssa Rankin. "In seguito, il nostro lavoro potrebbe condurre verso nuovi trattamenti per combattere varie malattie e ferite che funzionino mettendo in moto le cellule staminali di una persona dall'interno."
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Livorno, infermiera manometteva referti oncologici

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Manometteva i referti del Corat di Livorno, il centro di raccolta degli esami oncologici della Asl, e poi li spediva ai pazienti. E' l'accusa per la quale un'infermiera è stata arrestata, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. I referti manomessi sarebbero stati più di 400, 33 pap test e 368 al colon retto, e questo avrebbe provocato ritardi nella diagnosi di 18 casi di tumore al colon.


L'infermiera, S. F., 49 anni, è accusata di lesioni personali aggravate, falsità materiale commessa da dipendente pubblico incaricata di pubblico servizio e abuso d'ufficio. Gli inquirenti temono che i casi di tumore diagnosticato in ritardo possano essere superiori ai 18 già scoperti e per questo la procura ha dato incarico a un medico di svolgere una consulenza tecnica sui referti manomessi. L'Asl, però, rassicura: "Nei mesi scorsi - ha spiegato il direttore sanitario, Danilo Zuccherelli - abbiamo già contattato tutti i pazienti vittime della manomissione di referti e verificato il loro stato di salute, riavviandoli dentro un corretto percorso assistenziale". L'infermiera, prima spostata di incarico, attualmente in ferie, sarà sospesa dal lavoro.

Le indagini degli inquirenti Le indagini, coordinate dai pm Paola Rizzo e Giuseppe Rizzo e condotte dalla squadra mobile guidata da Marco Staffa, sono scattate a luglio, dopo una denuncia della Asl, e hanno riguardato i test svolti dal 2006 al 5 luglio 2008, relativi al colon retto e alla cervice dell'utero. Secondo gli investigatori, l'infermiera avrebbe falsificato i referti attraverso un articolato lavoro di fotocopiatura, sostituendo e manomettendo gli originali. Poi avrebbe spedito a casa dei pazienti i referti alterati, inserendo nella banca dati del Corat i risultati falsificati. Ancora poco chiaro, invece, il movente del sabotaggio. Gli inquirenti non escludono che la donna abbia agito per "rappresaglia" contro l'efficienza del Corat o che l'abbia fatto per "snellire" il proprio lavoro e dunque evitare di richiamare quei pazienti sottoposti allo screening per i quali erano necessari ulteriori approfondimenti clinici. La procura ha chiesto e ottenuto l'arresto temendo la reiterazione del reato (l'infermiera non aveva subito provvedimenti disciplinari; l'Asl ha avviato le procedure dopo il provvedimento dei magistrati) e l'inquinamento delle prove. Nella perquisizione domiciliare, gli inquirenti, tra l'altro, hanno trovato un ricettario sottratto a un medico che lavora in un altro reparto dell'ospedale. Sono in corso accertamenti per stabilire se l'infermiera abbia redatto anche false ricette.

L'Asl corre ai ripari "Abbiamo già contattato, nei mesi scorsi, tutti i pazienti vittime della manomissione di referti e verificato il loro stato di salute, riavviandoli all'interno di un corretto percorso assistenziale", ha detto Danilo Zuccherelli, direttore sanitario dell'Asl livornese, aggiungendo che la situazione "ha determinato un ritardo nell'espressione della diagnosi tardiva a carico di 18 pazienti". Zuccherelli ha, poi, ricordato che "si tratta di test preventivi, di screening su soggetti a rischio, sui quali sono state compiute le manomissioni che, in qualche caso, hanno ritardato la corretta diagnosi". "Del resto - ha aggiunto Zuccherelli - lo scopo degli screening è proprio quello di selezionare tra i cittadini i soggetti che sono positivi a un determinato test per sottoporli a ulteriori approfondimenti clinici. E solo a una piccola percentuale dei positivi viene diagnosticata una patologia neoplastica".

FONTE: Ilgiornale.it
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19 gennaio, 2009

In progetto una gomma da masticare "all'insulina" (sugar-free?)

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Dopo il fallimento dell'insulina inalatoria, ritirata dal mercato statunitense nel 2007, una nuova formulazione dell'ormone potrebbe sostituire la via iniettabile. Robert Doyle, chimico alla Syracuse University di New York, ha depositato un brevetto per la realizzazione di una gomma da masticare contenente insulina legata alla vitamina B12 che, quando masticata, rilascia l'ormone. A parlarne è stata la rivista New Scientist.

L'insulina, quando viene assunta per bocca, risulta inefficace per via di enzimi digestivi che rompono la sua molecola. Secondo Doyle, invece, grazie ad una proteina presente nella saliva, il legame con la vitamina B12 la renderebbe stabile, facendo arrivare la molecola dell'insulina intera nel flusso sanguigno. Esperimenti condotti su animali da laboratorio hanno dato buoni risultati, almeno per quanto riguarda le concentrazioni dell'ormone raggiunte nell'organismo.

L'associazione vitamina B12-insulina è stata testata solo in forma liquida, ma ci si aspetta che nell'uomo funzioni meglio come gomma da masticare perchè in questa modo sarebbe assicurata una buona dose di saliva.

La vitamina B12 è una sostanza di colore rosso, cristallina, igroscopica, fotosensibile ed altamente solubile in acqua; è formata da un anello corrinico (composto da 4 anelli pirrolici e tre ponti metinici) con al centro un atomo di cobalto coordinato da quattro atomi di azoto.

L'elevata solubilità in acqua della vitamina B12 le rende pressoché impossibile il passaggio attraverso la membrana cellulare. Per permettere, quindi, l'assorbimento, si utilizza un processo diviso in più parti.

Nello stomaco, l'ambiente acido e la pepsina staccano la cobalamina dalle proteine cui si trova associata ed essa, poi, si lega alla cobalofillina, proteina che viene secreta nella saliva. Nel duodeno, l'azione delle proteasi provenienti dal pancreas determina la degradazione della cobalofillina e la cobalamina, aiutata dall'ambiente alcalino, si lega ad una glicoproteina che viene rilasciata dalle cellule parietali dello stomaco: il fattore intrinseco.

Il complesso vitamina-fattore intrinseco viene riconosciuto da uno specifico recettore, situato sugli enterociti dell'ileo, che lega il tutto e, tramite un processo di endocitosi, ne permette il trasporto all'interno della cellula. La vescicola così formata raggiunge la parte opposta dell'enterocita e, fondendosi con la membrana basolaterale, libera il tutto all'esterno. Durante questo processo, la cobalamina si stacca dal fattore intrinseco (forse per azione delle vescicole lisosomiali) ed una volta all'esterno viene legata da due proteine di trasporto che portano la vitamina ai tessuti: la transcobalamina I e la transcobalamina II. Il complesso che si forma con tali proteine viene riconosciuto da un recettore specifico che permette l'ingresso della vitamina nelle cellule, ancora una volta per endocitosi.

La vitamina B12 viene sintetizzata, in natura, solo da alcune specie di batteri ed in alcune alghe. Nell'intestino umano esistono batteri sintetizzanti cobalamina ma sono situati in zone dove il fattore intrinseco non arriva per cui l'assorbimento di quest'ultima è piuttosto scarso. Le fonti di vitamina B12 sono quelle soprattutto di origine animale, in particolare a livello del fegato. Gli alimenti di origine vegetale non contengono cobalamina, tranne nel caso che abbiano subito una contaminazione microbica (come il Tempeh). Le alghe sono spesso contaminate da microbi per cui la loro assunzione può essere fonte di cobalamina anche se è da tenere presente che la specie spirulina, alga unicellulare molto comune, produce una forma di cobalamina non utilizzabile dall'uomo.

Stati di carenza di vitamina B12 si verificano per lo più a seguito di processi patologici interessanti le cellule parietali dello stomaco o per resezione delle parti di quest'organo che secernono fattore intrinseco (cardias e fondo). A rischio di stati carenziali sono anche le diete strettamente vegetariane per cui si consiglia di utilizzare opportuni integratori. Poiché le riserve dell'organismo di vitamina B12 sono ampie e circa l'80% di quella che viene escreta giornalmente con la bile viene riassorbita dal circolo enteroepatico, ne consegue che passa molto tempo prima che compaiano le alterazioni dovute alla carenza di cobalamina.

Il deficit di cobalamina provoca la comparsa di anemia perniciosa, malattia caratterizzata da: anemia megaloblastica e disturbi del sistema nervoso. È sempre importante, in questi casi, valutare la concentrazione di cobalamina ed acido folico in quanto anche la carenza di quest'ultimo provoca un quadro di anemia megaloblastica senza, però, interessamento nervoso. L'aggiunta di acido folico in una situazione di anemia perniciosa migliora il quadro anemico ma non ha nessun effetto sui disturbi del sistema nervoso che, anzi, continuano a peggiorare.

È stato visto che l'assunzione di alte quantità di vitamina C (>1 g) possono, col tempo, generare stati carenziali di cobalamina. Ciò avviene in quanto, in alte dosi, la vitamina C, in presenza di ferro, si può comportare da ossidante e formare radicali liberi che danneggiano la cobalamina ed il fattore intrinseco.

Attualmente si consiglia di assumere 2 μg/die di cobalamina. Poiché durante la gravidanza e l'allattamento il fabbisogno individuale di vitamina B12 aumenta, rispettivamente, del 20% e del 50%, in genere ben soddisfatti dai 2 μg al giorno, si consiglia a tutte le donne vegetariane che si trovano in queste situazioni di implementare la dose assunta tramite supplementi. Si ritiene che vi possa essere qualche rischio di tossicità a seguito dell'assunzione di quantità di cobalamina superiori ai 200 μg.
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Scozia: al via un test per riparare il cervello con staminali

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Tra qualche mese iniziera' in Scozia il primo test per verificare se le cellule staminali embrionali iniettate direttamente nel cervello dei pazienti colpiti da ictus sono in grado di rigenerare le aree cerebrali danneggiate. Un team del Southern General Hospital di Glasgow ha selezionato quattro gruppi di tre pazienti che nel corso dei prossimi due anni saranno trattati con la terapia sperimentale. I pazienti riceveranno inizialmente una dose iniziale di due milioni di staminali embrionali. Il quantitativo sara' gradualmente portato fino a 20 milioni di cellule, un quantitativo che i dottori ritengono possa essere sufficiente a innescare i processi rigenerativi. La dottoressa Keith Muir, che guidera' la ricerca, si e' detta "molto eccitata" perche' "se funzionera' come ha fatto sugli animali potrebbe consentire di crescere nuove cellule nervose o rigenerare i neuroni in modo da far recuperare ai soggetti colpiti dall'ictus quelle funzioni che altrimenti non potrebbero mai riottenere in altro modo". Mentre solo un terzo dei soggetti sopravvissuti all'ictus infatti si riprende bene, gli altri riportano infermita' permanenti per i danni che il loro cervello ha subito. Al momento l'unico trattamento palliativo e' la fisioterapia per recuperare alcuni movimenti. La societa' che ha sviluppato le staminali e' la Reneuron che inizialmente aveva presentato domanda per effettuare i test due anni fa negli Stati Uniti. Qui' pero' la Food and Drug Administration li ha bloccati. Ora riproveranno in Gran Bretagna dove le regole sulla ricerca sulle staminali sono meno restrittive.

FONTE: Agi.com
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Sardegna: scoperto il batterio Map probabile responsabile del Diabete di tipo 1

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Importantissima scoperta dedotta da una ricerca compiuta in Sardegna in merito all'elevata percentuale di pazienti sofferenti di diabete di tipo 1 o diabete giovanile insulino dipendente. All'origine della gran parte dei casi ci sarebbe il MAP, sigla che indica il "Mycobacterium avium paratuberculosis", un batterio appartenente alla famiglia dei micobatteri responsabili di patologie come lebbra e Tbc, e già noto in passato come batterio a cui era stata attribuita la patogenesi di numerosi casi di malattia di Crohn e di sindrome dell'intestino irritabile.

Come riporta il nuovo numero del mensile Focus, la ricerca condotta da un gruppo di microbiologi sardi dell'Universita' di Sassari afferma come nel 70% dei casi di diabete sardi e inglesi e nel 40% di quelli lombardi è coinvolto tale batterio.

Spiega a Focus il prof. Leonardo Sechi, docente di microbiologia dell'Università di Sassari "A seconda della predisposizione genetica dei pazienti, una persona incontrando il Map sviluppa il diabete, un'altra l'intestino irritabile e un'altra ancora il Crohn. Nei diabetici in cui non c'e' il Map i responsabili sono probabilmente altri patogeni intestinali".

Questo particolare tipo di batterio, che vive all'interno delle cellule che infetta e ha una lunghissima incubazione, viene trasmesso ai bambini con il latte: lo si può trovare nel latte in polvere per neonati, nel latte materno (se la madre è infetta) nei latticini provenienti da animali infetti, e sarebbe persino in grado di resistere alla pastorizzazione.

La ricerca dell'Università di Sassari, attribuendo la stessa origine al Crohn e al diabete, apre dunque alla speranza che per prevenire l'insorgenza del diabete possa essere sufficiente un antibiotico. Come ricorda Focus, in tutto il mondo l'incidenza del diabete-1 aumenta del 3anno, e in Sardegna raggiunge un'incidenza elevatissima: circa 40 casi su 100 mila bimbi.

I micobatteri (Mycobacteryum) sono un genere di bacilli Gram-positivi. Sono caratterizzati dalla presenza di una parete cellulare insolitamente spessa e dalla struttura insolita. Contrariamente a quelle degli altri batteri, formate di solo peptidoglicano (seppure disposto in più o meno strati nelle diverse specie), la parete dei micobatteri presenta uno strato relativamente sottile di peptidoglicano legato ad una serie di molecole composta rispettivamente da arabino-galattani, acidi micolici e glicolipidi fenolici.

Questa parete cellulare così complessa conferisce ai micobatteri il vantaggio di essere completamente impermeabili ad alcune delle sostanze più utilizzate nella terapia medica, compresi alcuni degli antibiotici più comuni: i micobatteri sono infatti sensibili solo alla rifampicina e ad alcuni derivati dell'isoniazide, come l'etanbutolo. D'altro canto, la comprensibile lentezza negli scambi metabolici fra la cellula e l'ambiente esterno, giustificata dalla grande quantità di involucri che i metaboliti devono attraversare per raggiungere la membrana cellulare, dà una spiegazione della caratteristica lentezza di replicazione dei micobatteri nei terreni di coltura artificiali utilizzati in microbiologia.

I micobatteri in medicina vengono tradizionalmente suddivisi in diversi gruppi, a seconda del loro potere patogeno.

Un primo gruppo comprende i cosiddetti micobatteri tubercolari, ossia capaci di scatenare la tubercolosi nell'ospite animale. Questo gruppo è costituito dai tre batteri del cosiddetto Mycobacterium tuberculosis complex: Mycobacterium tuberculosis (responsabile della tubercolosi umana), Mycobacterium africanum (correlato alla stessa patologia del M. tuberculosis, seppure leggermente differente sotto il profilo biochimico ed isolato con maggiore frequenza in Africa) e Mycobacterium bovis (responsabile della tubercolosi bovina, zoonosi trasmissibile all'uomo per via alimentare).

Un altro gruppo, il più nutrito in assoluto, è costituito dai micobatteri non tubercolari, ossia da micobatteri che causano una serie di patologie diverse dalla tubercolosi nell'ospite umano, ma solo in concomitanza di particolari condizioni che abbassino le difese immunitarie dell'organismo colonizzato (si configurano perciò come parassiti opportunisti).

Una classificazione a parte viene fatta per il Mycobacterium leprae, agente etiologico della lebbra, il quale, pur essendo assimilabile al gruppo dei micobatteri non tubercolari, presenta caratteristiche cliniche e biologiche assolutamente peculiari.

Alcuni micobatteri si comportano infine come saprofiti, assolutamente innocui per gli altri organismi, che possono occasionalmente colonizzare l'ospite umano senza però dare luogo a patologie di alcun tipo: un esempio è il Mycobacterium smegmatis.
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18 gennaio, 2009

Staminali e cordone ombelicale: è polemica sulla FIMP

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Lasciate il sangue del cordone ombelicale criocongelato a una biobanca svizzera, "per aggiungere serenita' ai vostri bambini" grazie all'eventuale donazione autologa di staminali. E' l'invito che i pediatri della Fimp (federazione italiana medici pediatri), sezione Verbano Cusio Ossola, rivolgono alle mamme dal sito ufficiale dell'associazione. Un invito singolare, visto che la donazione autologa delle staminali embrionali in Italia e' vietata (non a caso ci si rivolge alla Svizzera) e soprattutto che e', stando alle piu' attendibili evidenze scientifiche, del tutto inutile.

Senza contare un'anomalia, per cosi' dire, deontologica: i pediatri di fatto sponsorizzano una biobanca privata, la Genico (con tanto di link sul sito), invitando le mamme a sostenere a pagamento una pratica discutibile. Il sangue del cordone, spiega il segretario provinciale della Fimp, Fabrizio Comaita, "rappresenta la miglior fonte possibile di cellule dalle quali, in laboratorio, risulta ormai possibile trarre speranza nella cura di molte malattie". I pediatri addirittura sconsigliano esplicitamente la donazione, che "non e' in grado di dare garanzie", e invitano i genitori alla conservazione autologa, che "offre un grande vantaggio per tutelare la vita del piccolo che viene alla luce".

Invitando infine, con tanto di intervista al presidente della biobanca, a richiedere le "salate" prestazioni della Genico, il cui servizio, si riporta fedelmente nel sito, e' "unico al mondo". Un'iniziativa quantomeno "discutibile", commenta il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, "soprattutto perche' medicalmente inutile. L'invito dei pediatri e' curioso, visto che tutte le evidenze scientifiche dimostrano l'inutilita' della conservazione autologa. I pediatri promuovono una crioconservazione a pagamento all'estero, quando in Italia ci sono ottime banche per la donazione del ordone, a cui in numerosi casi si fa ricorso anche da paesi stranieri. Ci dovrebbero spiegare - attacca il sottosegretario - il perche' di questa iniziativa, o perlomeno ci forniscano i dati e ci citino una letteratura adeguata a riprova che quello che suggeriscono alle mamme e' davvero utile".

Prende le distanze anche Giuseppe Mele, presidente nazionale della Fimp: "E' un'iniziativa che ha preso una sezione locale - spiega - ma noi non condividiamo. E l'ho anche detto a loro: state attenti a iniziative pericolose di questo genere". Tuttavia, la notizia, datata 16 dicembre, e' sul sito nazionale Fimp da un mese: "Va tolta, lunedi' mi attivo io per farla cancellare".

FONTE: Aduc

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Nuove speranze per i malati di microcitoma

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Aumentano le armi per combattere il microcitoma, la forma più maligna di tumore polmonare, che rappresenta poco meno del 15% dei 35-40.000 casi di carcinoma ai polmoni diagnosticati ogni anno in Italia. Attualmente si può dire che il microcitoma (definito da molti come il “tumore della sigaretta”) risulta meno diffuso, più pericoloso, meno maschile, e più trattabile rispetto a qualche tempo fa. Questo tumore è direttamente legato al fumo, e, pur se l’incidenza globale è in diminuzione per il progressivo abbandono della sigaretta da parte della popolazione maschile, si registra una tendenza alla crescita tra le donne.

Una nuova arma sarebbe presto a disposizione grazie alla scoperta del MAGE A3, un antigene che solo le cellule tumorali espongono sulla loro superficie e la sua scoperta potrebbe guidare allo sviluppo di un vaccino terapeutico che mira a far riconoscere le unità cancerose per farle distruggere dall'apparato difensivo del malato. Questo vaccino antitumorale, messo a punto dai ricercatori di GlaxoSmithKline e reso più "forte" dalla combinazione di un sistema immunologico adiuvante, cioè di un composto che ne amplifica l'azione sul sistema immunitario è al centro dell'attenzione di un convegno che vede riuniti oggi all'Auditorium GSK di Verona i massimi esperti italiani della materia.

Il nuovo vaccino è attualmente in fase di studio in diversi Paesi del mondo per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule, il più diffuso con l'80% delle diagnosi, e del melanoma, tumore maligno della pelle, e si propone come un'arma in più, a fianco di radio e chemioterapia, per fronteggiare questa gravissima forma di cancro. "Per quantificare il beneficio registrato finora - spiega il dott. Luca Marini, direttore medico oncologia di GSK - posso dire che nella seconda fase dei test clinici, si è registrata una riduzione del 27% del rischio di ricomparsa della malattia nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule, che avevano ricevuto il vaccino dopo l'intervento. Nei malati in cui sono stati selezionati set di geni chiave per predire la risposta al trattamento, la riduzione del rischio di ricaduta di malattia è risultata pari al 43%.

La successiva fase di sperimentazione coinvolgerà 2.270 pazienti risultati positivi all'antigene tumorale Mage-A3". "Il microcitoma, conosciuto anche come carcinoma polmonare a piccola cellule, è un tumore molto aggressivo, che spesso si manifesta con la comparsa di numerosi sintomi quali tosse, difficoltà respiratoria, dolore toracico, debolezza e calo dell'appetito - afferma il prof. Andrea Ardizzoni, direttore della struttura complessa di oncologia medica dell'azienda ospedaliera universitaria di Parma".
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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