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AFORISMA DEL GIORNO

28 febbraio, 2016

Ricetta elettronica, fra vantaggi e nuova burocrazia...

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Una nota della Fimmg, il sindacato dei medici di medicina generale, analizza pro e contro delle prescrizioni dematerializzate che dal 1 marzo saranno valide in tutte le farmacie italiane pubbliche e convenzionate.

Dietro i vantaggi della ricetta elettronica per la prescrizione dei farmaci valida su tutto il territorio nazionale, si cela un “rovescio della medaglia”: “Qualcuno ha confuso gli studi medici con quelli dei Caf, vista la mole di dati anagrafici, codici di esenzione dai ticket, adesso anche quelli di erogabilità e appropriatezza e quant’altro dovremo verificare”. A dirlo è il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, in una nota del sindacato che fa il punto sull’applicazione della normativa sulla circolarità nazionale della ricetta dematerializzata prevista a partire dal primo marzo 2016. “E in più – prosegue Milillo- il medico non potrà più contare sul supporto dell’assistente di studio nella velocizzazione delle procedure di ricettazione, e ci saranno complicazioni anche nelle procedure di coinvolgimento del sostituto medico che per il momento salvo eccezioni (Campania) dovrà continuare ad utilizzare la ricetta rossa. In conseguenza di ciò il rischio è che tutti gli oneri ricadranno sul titolare, con un aggravio di lavoro che significa tempo tolto alle visite e attese più lunghe per gli assistiti”.

La legge che manda in soffitta i blocchetti rossi – spiega la Fimmg – è in realtà del dicembre 2015 e recepisce un decreto di più di tre anni fa. Dopo un po’ di blocchi informatici ora ci siamo: per prescrivere un farmaco, un accertamento o una visita, il medico si collegherà a un sistema informatico, lo stesso visibile al farmacista che ci consegnerà pillole o sciroppi. Ma ricetta elettronica non è ancora sinonimo di abolizione della carta. Per ora, infatti, riceveremo dal medicun piccolo promemoria da consegnare al bancone della farmacia, che permetterà di recuperare la nostra prescrizione anche in caso di malfunzionamenti del sistema o assenza di linea internet. Ma quando il sistema andrà a regime anche questo foglietto sparirà, rendendo la procedura interamente paperless”. Tra i vantaggi della ricetta elettronica, la Fimmg segnala il risparmio sulla stampa e distribuzione delle vecchie ricette rosa e il controllo sulla falsificazione delle ricette stesse o sugli abusi conseguenti il furto dei ricettari.

Ma come funziona, nel concreto, il nuovo sistema? “I medici, per effettuare una prescrizioni – spiega la nota Fimmg – si connettono dal proprio pc a un apposito portale: compilando la ricetta sullo schermo, identica a quella cartacea, un NRE (numero ricetta elettronica) sarà associato al nostro codice fiscale, aggiungendo in automatico anche eventuali esenzioni. Il sistema stampa quindi il promemoria, con il quale possiamo andare in farmacia: con i dati presenti, attraverso i codici a barre stampati sul piccolo foglio A5, il farmacista recupera la prescrizione direttamente on-line e ci consegna la medicina di cui abbiamo bisogno. Ci vorrà ancora tempo perché sparisca anche la vecchia “fustella” da attaccare nei riquadri rossi, poiché anche se i codici della confezione sono inseriti direttamente sul computer ancora non è stato possibile determinare un meccanismo che annulli il valore della fustella rispetto alla necessità di identificare e distinguere i farmaci erogati a carico del SSN da quelli che anche se erogabili vengono invece pagati direttamente dal cittadino. Il procedimento nei prossimi mesi si diffonderà anche per la prescrizioni di esami e visite specialistiche, visto che la ricetta elettronica sarà accettata anche da cliniche, ambulatori e ospedali”.

In questa prima fase di avvio, fino a fine 2017, sono, però, ancora esclusi dal nuovo metodo alcune prescrizioni – precisa il sindacato – come quelle per stupefacenti, ossigeno, prescrizioni per erogazione diretta in continuità assistenziale, per farmaci con piano terapeutico Aifa. La ricetta elettronica, in compenso, vale in tutte le farmacie del territorio nazionale, sia pubbliche che convenzionate. Questo significa che i farmaci potranno essere ritirati anche fuori dalla regione di residenza. Una piccola rivoluzione, soprattutto per chi viaggia spesso o lavora lontano da casa, poiché fino ad oggi una ricetta di un medico Sardo, ad esempio, non valeva oltre il Tirreno, e chi si trovava fuori casa era obbligato a pagare il medicinale per intero. Solo alcune regioni avevano previsto un sistema di rimborsi, per cui però erano necessari permessi speciali e lunghi tempi di attesa.

Ora, grazie al sistema tessera sanitaria le farmacie potranno applicare il ticket della regione di residenza dell’assistito: starà poi alle stesse regioni scambiarsi le informazioni sui medicinali prescritti e, quindi, procedere ai relativi rimborsi compensativi. A partire dal primo marzo dovrebbe essere disponibile per tutte le farmacie il sistema di calcolo di ticket ed esenzioni della regione di provenienza di ogni cittadino. Nel frattempo è già possibile usare le ricette in tutto il paese, vedendo applicati, in via transitoria, i criteri della regione in cui ci si trova.


FONTE: Aboutpharma
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Prescrizioni, in arrivo da martedì la ricetta medica elettronica (con promemoria) ...

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Tutto è pronto: dal prossimo martedì esce definitivamente di scena la ricetta medica cartacea, quella con i tradizionali colori rosso e panna, per essere sostituita da tablet e computer.

La nuova normativa sulla circolarità nazionale della ricetta dematerializzata, approvata lo scorso novembre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale a dicembre, diventa efficace a partire dal 1° marzo 2016: le farmacie dovrebbero essere, per quella data, già nelle condizione di calcolare ticket ed eventuali esenzioni nella Regione di provenienza del malato. Lo ricorda una nota della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia.

Il medico di famiglia, nel momento in cui dovrà prescrivere un farmaco al malato, si collegherà dal proprio computer a un portale dedicato e lì indicherà gli estremi del paziente e del medicinale prescritto. In particolare, nel sistema informatico verrà compilata una ricetta “telematica”, identica a quella cartacea tradizionale, un NRE (numero ricetta elettronica) cui sarà associato il codice fiscale del paziente. Verranno poi aggiunte, in automatico, anche eventuali esenzioni.

Il medico dovrà stampare un piccolo promemoria (della dimensione di un foglio A5) e consegnarlo al paziente. Quest’ultimo, munito di tale documento, si recherà in farmacia e lo consegnerà al farmacista il quale, a sua volta, attraverso i codici a barre stampati sul promemoria, recupererà la prescrizione collegandosi al sistema informatico online. Verrà così consegnata la medicina al malato.

Quando il sistema andrà completamente a regime, sparirà anche il promemoria e tutto avverrà telematicamente, attraverso al trasmissione di dati al sistema informatico centralizzato. Tale procedimento verrà esteso gradualmente anche per la prescrizioni di esami e visite specialistiche, visto che la ricetta elettronica sarà accettata anche da cliniche, ambulatori e ospedali.

Ci vorrà ancora tempo perché sparisca anche la vecchia «fustella» da attaccare nei riquadri rossi, poiché anche se i codici della confezione sono inseriti direttamente sul computer ancora non è stato possibile determinare un meccanismo che annulli il valore della fustella rispetto alla necessità di identificare e distinguere i farmaci erogati a carico del Ssn da quelli che anche se erogabili vengono invece pagati direttamente dal cittadino.




FONTE: Laleggepertutti.it
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Miur, condanna apre buco di 4 miliardi per risarcire specializzandi 1994-2006

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Ennesima condanna per lo Stato nelle vertenze avviate dai medici per la mancata retribuzione negli anni di scuola post-laurea. Anche la Corte d'appello di Roma (sentenza n. 1628) ha accolto i ricorsi presentati dai medici che hanno ottenuto la specializzazione nel periodo 1994-2006, riconoscendo il diritto al risarcimento per l'intero periodo di scuola post-laurea che non fu loro adeguatamente retribuito in aperta violazione della direttiva europea 93/16.

La corte ha stabilito che il danno da risarcire va quantificato nella differenza tra il trattamento economico percepito all'epoca (incrementato dagli scatti triennali) e quello riconosciuto finalmente riconosciuto dallo stato a partire dal 2007: il Miur (ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca) dovrà dunque  versare a ogni singolo ricorrente la somma di 14mila euro più interessi, per ogni anno di specializzazione. Nella sentenza i giudici hanno inoltre disposto che il termine di prescrizione decorre a partire dall'emanazione dei decreti attuativi del 2007 e non dal D. Lgs. n. 368/1999. Ciò significa che il diritto a ottenere il risarcimento non sarà prescritto sino al 2017.

Il ricorso collettivo presso la corte d'appello è stato promosso da un pool nazionale di legali, guidato dagli avvocati Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli, nel contesto di una vertenza che riguarda migliaia di medici che si sono specializzati tra specializzati dall'83 al 2006. Nel complesso della vertenza, lo stato rischia di dover sborsare alla fine una somma che supera i 4 miliardi di euro. Per questo sono stati presentati in parlamento tre disegni di legge che hanno l'obiettivo di arrivare a una transazione generale tra i medici interessati e lo stato per riconoscere i diritti acquisiti, ma abbreviando i tempi, evitando trafile giudiziarie e soprattutto limitando il danno alle casse pubbliche.

La vicenda degli ex specializzandi risale agli anni '80, quando furono promulgate le direttive europee 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE che imponevano agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai camici bianchi per gli anni di specializzazione in medicina.  L'obbligo è entrato in vigore a partire dal 1983, ma i medici immatricolatisi a una scuola di specialità tra gli anni 1982-1991 e 1994-2006 non si sono visti riconoscere fino al 2007 il corretto trattamento economico.


FONTE: Repubblica.it
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15 febbraio, 2016

Medicina, da luglio 2016 cambiano i criteri di punteggio per il voto di laurea

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Cambiano i criteri per il calcolo del punteggio finale del voto di laurea per tutti i corsi di Medicina e Chirurgia. E' stata infatti approvata, quasi sotto silenzio, la mozione presentata il 30 Novembre dal Presidente della Conferenza permanente dei Presidenti di Consiglio di corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, Andrea Lenzi, e la cui copia in formato PDF è reperibile sul sito link linkcoordinamentouniversitario.it . Nel documento si legge come "considerata l’esigenza di uniformare il meccanismo di calcolo del voto di laurea in tutte le sedi anche in conseguenza della valenza che tale votazione ha assunto nel calcolo del punteggio per l’ammissione alla Scuole di specializzazione, valutato che la proposta approvata all’unanimità dalla CPPCLMMC nel maggio 2008 non è stata adottata uniformemente e che di conseguenza i criteri di valutazione ed i meccanismi di calcolo, nelle varie sedi dei CdS,  non sono sovrapponibili, considerato che in data 30 novembre 2015 la CPPCLMMC ha ridiscusso tali criteri e meccanismi, delibera, all’unanimità,  che entro la sessione di luglio 2016 tutti i CdS adottino il sistema già sperimentato ed approvato dalla CPCLMMC".

Si tratta quindi di un provvedimento correlato alla classifica nazionale unica per il concorso delle scuole di specializzazione post laurea e che pertanto avrà effetti anche nei riguardi degli studenti che attualmente frequentano il quinto e il sesto anno della facoltà di Medicina. L'obiettivo sarebbe il riuscire a uniformare il calcolo del voto di laurea a livello nazionale per tutti i dipartimenti, provvedimento quasi conseguenziale all'accorpamento di tutte le graduatorie in un'unica classifica nazionale. 

La riforma del calcolo del voto di laurea in medicina diventerà effettiva già a partire da Luglio 2016 e nello specifico prevede: un voto di base calcolato con media aritmetica (quindi non più media ponderata, sottolineando cosi il sostanziale addio al sistema dei crediti), un punteggio per la prova finale massimo di 7 punti (4 se tesi sperimentale, 2 se tesi compilativa, 3 punti ridistribuiti nei parametri della qualità di esposizione) cui potranno essere sommati ulteriori 7 punti (massimo) per attività quali Erasmus (1 punto per esperienze internazionali, 1 punto per esperienze nazionali, 1 punto per attestazioni di conoscenza di una lingua tramite corso extrauniversitario), progress test (1 punto se attuato per almeno 4 volte in 6 anni), tempistiche di conseguimento della laurea (2 punti) e lodi (1 punto per aver conseguito almeno 4 lodi). Per la lode di laurea sarà necessario aver conseguito almeno un punteggio di 113.

La notizia è stata accolta con entusiasmo dagli studenti dei primi anni, in quanto la proposta va a netto vantaggio per chi può programmare fin da subito esperienze nazionali o all'estero. Non a caso è stata forte la pressione da parte delle associazioni studentesche affinchè il provvedimento fosse reso retroattivo, al fine di ottenere un netto guadagno rispetto agli studenti che si ritrovano già negli ultimi anni e a pochi passi dalla laurea. Non tutte le Università però sembrano mirare ad approvare fin da subito e in modo retroattivo il provvedimento, è il caso del CCS di Torino che, temendo possibili proteste e ricorsi legali al TAR, avrebbe fin da subito anticipato l'intenzione di rendere attivo il nuovo sistema di calcolo soltanto a partire dagli immatricolandi del nuovo anno.

 

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Ricercatrice attacca il ministro Giannini, "Nessun merito del governo sui successi dei cervelli in fuga..."

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C'è la riscossa dei cervelli in fuga, bistrattati in patria, ma apprezzati e pluripremiati all'estero, nell'arringa social della linguista Roberta D'Alessandro contro il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, "colpevole" di essersi vantata via Facebook dei risultati ottenuti a livello europeo da trenta scienziati italiani (lei compresa) vincitori di finanziamenti. E quelle parole di fuoco, che si chiudono con un perentorio #avaste ("basta" in abruzzese), hanno lanciato la ricercatrice nell'olimpo delle star del Web, acclamata da 30mila like e da oltre 13mila condivisioni. "Sono abituata a post per 20-30 amici - ha spiegato D'Alessandro a La Repubblica - ma l'obiettivo era sottolineare che i fondi europei vinti da quelli come me non sono per la ricerca italiana, ma per la ricerca fatta da italiani. Ed è molto diverso".

Traspare rabbia mista a frustrazione in quel post di Facebook che spopola su Internet e che racchiude la faticosa vita oltreconfine di centinaia di italiani come lei: risponde con un duro "non ci sto" alla gioia del ministro Giannini Roberta D'Alessandro, la linguista originaria di un paesino di mille anime nel cuore dell'Abruzzo, in provincia di Chieti, che ha studiato all'Università de L'Aquila, ma che solo all'estero, prima in Germania, poi in Gran Bretagna e in Canada e oggi in Olanda, ha potuto valorizzare (e monetizzare) quel bagaglio di sacrifici, studi e competenze che qui in Italia è considerato pari a zero.

"In Olanda sono diventata docente ordinario a 33 anni - racconta la ricercatrice, che ha vinto fondi europei per due milioni di euro grazie a un progetto sul contatto linguistico degli emigrati italiani in America nel dopoguerra e le lingue romanze nel Sud e Nord America, - nel frattempo ho fatto vari concorsi per rientrare in Italia e arrivavo quasi sempre seconda. Ricevevo i complimenti della commissione e in molti casi veniva messo a verbale che ero più qualificata di chi vinceva. E perdevo perché la mia attività all'estero non era quantificabile, diventava un demerito".

"Per questo - aggiunge - mi è salita la rabbia quando ho letto la frase orgogliosa del ministro sui ricercatori italiani: l'attività svolta all'estero allora non valeva per farmi vincere e tornare in Italia e adesso vale per appropriarsi dei miei meriti? Mi sono sentita cornuta e mazziata, come si dice in Abruzzo. Sono stata costretta a stare fuori dall'Italia e poi vengo contata come italiana?".

FONTE: Tgcom.it
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09 febbraio, 2016

Facebook, contro la "Safer Internet Day" adolescenti attaccano sui social i malati di diabete con furti di password e post di insulti

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Brutta sorpresa oggi per i circa ottomila iscritti al gruppo facebook "Tutti i diabetici riuniti in rete", uno dei principali gruppi social dedicati a questa grave patologia. All'accesso alla bacheca del gruppo, invece dei soliti messaggi dedicati al diabete, i membri hanno trovato in condivisione ben altri tipi di messaggi, con insulti e minacce ai malati e ai loro familiari. La password è stata rubata agli amministratori con l'inganno, mediante un furto d'identità. Autori dell'ignobile furto un gruppo di adolescenti che si fanno chiamare con il termine "ShitStorm", apparentemente già saliti al disonore delle cronache per il furto di altri gruppi facebook famosi, dal blog "giallozafferano" a gruppi di tifo calcistico.

Impossibile comprendere se si tratti di una semplice "bravata" fatta da quattro ragazzini annoiati al fine di protestare contro la "Safer Internet Day" (giornata mondiale dedicata alla lotta al bullismo e alla sicurezza in rete) o se il furto rientri in una strategia per tentare qualche truffa online a chi rimane ancora inconsapevolmente membro. Il fatto che i numerosi post di protesta vengano cancellati fa purtroppo ipotizzare il fine di aggirare, oltre a disturbare, i poveri malati.

I precedenti amministratori, dopo aver inutilmente tentato di recuperare con il dialogo il controllo del loro gruppo e segnalando l'accaduto a facebook (che, al momento dopo 24 ore, non ha ancora restituito i diritti di gestione ai legittimi proprietari), si sono visti costretti a creare loro malgrado una nuova pagina di riferimento e a segnalare i profili dei presunti responsabili alle autorità. Segnalazioni che purtroppo sono sempre vane, sia per l'inerzia con cui Facebook opera in termini di moderazione, sia perchè questi "Troll" quasi sempre operano dietro Proxy Server, "coprendo" cosi le tracce del proprio agire e rendendosi non rintracciabili.

Di seguito il messaggio di benvenuto al nuovo gruppo (LINK), in cui si descrive l'accaduto:

""Ciao! Siamo gli amministratori di Tutti i diabetici uniti in rete. Purtroppo nei giorni scorsi gli hacker di Shitstorm sono riusciti ad entrare nel gruppo e siamo stati estromessi. Siamo riusciti a rientrare, ma non siamo più in grado di garantire la sicurezza di tutti gli iscritti. Per questo motivo ti invitiamo ad abbandonare il vecchio gruppo e a continuare il nostro viaggio insieme in questo nuovissimo gruppo chiuso "TIDUIR - Tutti i diabetici uniti in rete". Se conosci qualcuno che ancora non è a conoscenza della situazione, ti prego di avvisarlo e di girargli questo messaggio. Ci scusiamo per il disagio non dipendente dalla nostra volontà. Grazie""

Ricordiamo alcune semplici regole per "difendersi" sui social network da attacchi del genere. E' consigliabile:
-  Avere un solo admin.
-  In caso di più admin, consultarsi personalmente prima di intraprendere qualunque iniziativa.
-  Controllare attentamente tutte le nuove richiesta di iscrizione (da quando è attivo il profilo, quanti amici ha, quali sono gli interessi, se è già amico di altri iscritti)
-  Segnalare gli appartenenti al gruppo ShitStorm a Facebook.
-  Non accettare amicizie sospette.

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04 febbraio, 2016

Messina, rinviati gli esami di Abilitazione alla professione medica per mancanza dei plichi

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Incredibile ciò che è accaduto questa mattina all’ex Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina, dove si doveva svolgere l’esame di Stato di Abilitazione all’esercizio della professione di Medico. La prova si è svolta correttamente in tutta Italia, tranne che ha Messina, poiché il Cineca, il maggior centro di calcolo d’Italia e consorzio che si occupa della predisposizione delle prove a livello nazionale, ha inviato all’Ateneo peloritano 125 plichi, mentre gli studenti iscritti alla prova erano 155. Alle ore 8,30 di oggi, dunque, nel momento in cui sono stati consegnati i plichi inviati dallo stesso CINECA, ci si è accorti dell’assenza di ben 30 buste.

Il responsabile della Direzione Amministrativa Servizi Didattici, Ricerca e Alta Formazione, Carmelo Trommino, ha immediatamente allertato il MIUR che, verificato l’errore del CINECA e predisposti i necessari atti, ha rinviato le prove a data da destinarsi.

Non tarda ad arrivare la reazione del Rettore dell’Università degli Studi di Messina Pietro Navarra: “Ritengo innanzitutto doveroso – afferma Navarra – scusarmi con i candidati per quanto accaduto. Il mancato invio di alcune buste contenenti i compiti e la relativa documentazione d’esame, tuttavia, è da attribuire esclusivamente a un errore del CINECA e per questo l’Università si riserva di avviare un’azione risarcitoria. Tra l’altro, almeno in via informale, i funzionari del CINECA hanno già riconosciuto l’errore, imputandolo a un difetto di trascrizione del numero di candidati da noi comunicato nei mesi scorsi.

L’amministrazione ha seguito costantemente l’evolversi di quanto stava accadendo, cercando di alleviare il più possibile il disagio dei candidati e per questo non posso che ringraziare tutto il personale tecnico amministrativo ed i docenti coinvolti nella procedura. Nel contempo, già stamattina abbiamo sollecitato il MIUR a individuare nel più breve tempo possibile la data del nuovo esame, affinché i candidati dell’Università degli Studi di Messina non vengano ulteriormente penalizzati rispetto ai loro colleghi”.

Il Cineca era finito già nella bufera nell’ottobre 2014, quando gestendo le prove nazionali di accesso alla Scuola di specializzazione in Medicina, divise in tre macrosettori, aveva somministrato le domande preparate per il settore Area Medica ai candidati del settore Servizi clinici, e viceversa. L’errore avea comportato la necessità di ripetere gli esami per 8.319 dei 12.168 candidati totali e aveva spinto il presidente del Cineca, Emilio Ferrari, e il suo direttore, Marco Lanzarini, a rassegnare le dimissioni dagli incarichi.

FONTE: MessinaOra.it
AUTORE: Simone Intelisano
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28 gennaio, 2016

Medici e "colpa grave", approvato il ddl Gelli, tutte le novità

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Cambia la responsabilità del medico, sia dal punto di vista penale, poiché non sarà più responsabile neppure per colpa grave se rispetta le linee guida, che civile, con la definitiva affermazione della responsabilità extracontrattuale con conseguente inversione dell'onere della prova e dimezzamento del termine di prescrizione. Sono queste alcune delle principali novità contenute nel ddl Gelli di riforma delle professioni sanitarie, approvato, oggi, in prima lettura, alla Camera dei deputati, con 307 voti favoreoli e 84 contrari.

Salutato con soddisfazione dagli addetti ai lavori e dallo stesso relatore Federico Gelli del Pd, il testo rappresenta "un risultato storico, una svolta nella lotta alla medicina difensiva perché assicura l'equilibrio tra la tutela dei medici, che hanno bisogno di svolgere il loro delicato compito in serenità, e il diritto dei cittadini dinanzi ai casi di malasanità" ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ai margini dell'approvazione. Diverse le modifiche apportate all'impianto originario, nei lavori delle commissioni parlamentari.

Ecco tutte le novità:

Best practice e linee guida: Le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida, alle quali i sanitari devono necessariamente attenersi nell'esecuzione delle prestazioni richieste, dovranno assicurare un ruolo di equilibrio ed essere indicate dalle società scientifiche e da istituti di ricerca individuati da un decreto del Ministro della salute e iscritti in un elenco apposito. Le linee guida verranno poi inserite nel sistema nazionale e pubblicate sul sito dell'Istituto superiore di sanità, nonché aggiornate ogni due anni.

Responsabilità civile e penale dei medici: In materia di responsabilità civile, la riforma istituisce un doppio binario, in cui la responsabilità è quella contrattuale per le strutture sanitarie, con estensione anche alle prestazioni svolte in regime intramurario o attraverso la telemedicina, ed extracontrattuale invece per i medici, che svolgono la propria attività presso le strutture sanitarie o in rapporto convenzionale con il servizio sanitario nazionale. La responsabilità di tipo extracontrattuale, con consequenziale ribaltamento dell'onere della prova e prescrizione dimezzata a cinque anni viene estesa anche ai medici di medicina generale. Quanto alla responsabilità penale, invece, il testo prevede l'inserimento nel codice penale dell'art. 590-ter, teso a sanzionare l'esercente la professione sanitaria che provoca la morte o la lesione personale del paziente a causa della sua imperizia: i reati (di omicidio colposo e di lesioni personali colpose) resterebbero in tal caso solo in ipotesi di colpa grave, esclusa però se il medico agisce nel rispetto delle buone pratiche clinico-assistenziali e delle linee guida.

Azione di rivalsa: L'azione di rivalsa nei confronti del medico potrà avvenire soltanto per dolo o colpa grave. Ad essere confermato nel testo è anche il tetto massimo di tre annualità per agevolare la stipula di polizze assicurative a prezzi calmierati. Viene escluso, infine, il possibile intervento della Corte dei Conti.

Strutture sociosanitarie: L'ambito di intervento della responsabilità professionale viene esteso altresì alle strutture sociosanitarie.

Audit e Risk Management: I verbali e gli atti relativi all'attività di gestione del rischio clinico non potranno essere utilizzati o acquisiti nei procedimenti giudiziali. Quanto al risk management, il ruolo di coordinamento potrà anche essere svolto dai medici legali e dai dipendenti delle strutture sanitarie in possesso di adeguata formazione ed esperienza triennale.

Garante diritto alla salute: Il ddl si occupa in generale del diritto alla salute, sancendo la sicurezza delle cure la cui garanzia è affidata dalle regioni al difensore civico, che potrà essere adito per segnalare le disfunzioni del sistema. Viene esclusa la possibilità di rivolgersi al garante per il diritto alla salute effettuando segnalazioni anonime.Viene istituito inoltre un Osservatorio nazionale sulla sicurezza nella sanità, col compito di raccogliere i dati sulla "malasanità" al fine di prevenire e gestire il rischio sanitario e formare e aggiornare il personale in modo adeguato.

Assicurazioni: sarà un decreto del Ministero dello sviluppo economico ad individuare i requisiti minimi e le garanzie per le polizze assicurative delle strutture sanitarie, anche per le forme di autoassicurazione e per le misure analoghe di assunzione diretta del rischio. In caso di cessazione definitiva dell'attività sanitaria per qualsiasi causa, dovrà inoltre essere previsto un periodo di ultrattività della copertura per far fronte alle richieste di risarcimento presentate entro i 10 anni successivi riferite a fatti verificatisi in costanza della polizza. L'ultrattività è estesa altresì agli eredi e non può essere assoggettata alla clausola di disdetta.

FONTE: Studio Cataldi
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26 gennaio, 2016

Chirurgia, allarme della Acoi: "Troppi risparmi sul SSN, allarme strumenti operatori di mediocre qualità..."

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La ricerca di un prezzo sempre più basso ha ridotto in maniera drastica la qualità degli strumenti chirurgici al punto tale che "i bisturi in Italia non tagliano più". L'allarme arriva dalla Acoi, l'Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani che ha ricevuto segnalazioni da migliaia di medici in tutta Italia. La "mediocre qualità" dei bisturi utilizzati oggi ha conseguenze sia estetiche, perché il taglio perde la famosa precisione chirurgica, sia infettive.

Per Diego Piazza, presidente dell'Acoi, "la continua ricerca del prezzo di mercato più basso, con criteri di valutazione spesso discutibili da parte delle commissioni regionali, ha determinato un livellamento verso il basso della qualità. Il prezzo non può e non deve essere l'unico criterio di valutazione, a scapito della qualità e della sicurezza".

I pazienti, dice Piazza, "hanno diritto, come peraltro stabilito dalla Carta della qualità in chirurgia già nel 2007, alla tecnica chirurgia più appropriata secondo gli studi di evidenza scientifica. La mediocre qualità dei bisturi utilizzati oggi ha conseguenze sia estetiche, perché il taglio perde la famosa precisione chirurgica, sia infettive, perché, aumentando il trauma cutaneo per incidere una superficie, si aumenta il rischio di contaminazione batterica della ferita. E' evidente che, dovendo aumentare la forza per incidere una superficie, si rischia di tagliare oltre le intenzioni dell'operatore".

"Quanto ai costi - prosegue il presidente dell'Acoi - possiamo affermare che si tratta di una scelta antieconomica, perché per uno stesso intervento può essere necessario utilizzare più bisturi, cosa che non si verificherebbe con un buon bisturi che, al contrario, potrebbe essere utilizzato più volte durante lo stesso intervento". Per questi motivi "è indispensabile che le società scientifiche di chirurgia siano parte attiva nel processo di selezione e scelta dei dispositivi medici. Se continuiamo a privilegiare il prezzo a scapito della qualità, fino a fare scomparire quasi del tutto le caratteristiche minime di funzionalità del prodotto, addirittura dei dispositivi medici ad elevata tecnologia il cui malfunzionamento può avere affetti letali, che tipo di sicurezza e qualità forniamo ai nostri pazienti?", conclude Piazza.

FONTE: Repubblica
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Aumentano i debiti degli italiani per operazioni, esami e terapie

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Un prestito di 10 mila euro da rimborsare in quarantotto mesi, per pagare un intervento chirurgico in una struttura privata o la parcella del dentista, può costare, per esempio, 11.523 euro, rimborsabili con rate mensili di 239 euro, oppure 11.628 con rate da 242 euro, a seconda delle diverse fonti di finanziamento. Se il tempo del rimborso si accorcia a 24 mesi, anche la cifra totale da restituire può scendere a poco più di 10.700 euro, ma la rata da versare ogni mese si alza fino a 450 euro circa. Che ne valga la pena o meno, lo giudicherà ciascuno in base alle proprie necessità e alle proprie tasche. Per avere i conti, del resto, basta usare uno dei tanti simulatori online (molti non chiedono dati anagrafici) proposti dalle società di intermediazione creditizia.

C’è solo l’imbarazzo della scelta: si va su internet e alla voce «prestiti per spese mediche» o anche solo »prestiti» (allora la finalità «medica» si troverà tra altre voci: arredamento, viaggi e vacanze, matrimonio, camper…) e si scoprono finanziamenti offerti da banche o da finanziarie. Ma prestiti vengono proposti anche dagli istituti bancari agli sportelli, dall’Inps per i pensionati, da Posteitaliane, nonché da strutture sanitarie private, dalle «catene» di centri di cure dentali e da singoli medici ai loro pazienti, attraverso convenzioni con finanziarie. Il fenomeno dell’indebitamento per curarsi è in aumento. Secondo dati raccolti da Facile.it in collaborazione con Prestiti.it (società di mediazione del credito), delle 20 mila richieste di prestito personale giunte da giugno a novembre 2015 solo a questi portali quasi il 4% aveva come finalità dichiarate le «spese mediche». Gli esperti di queste società hanno stimato che nello stesso periodo siano stati erogati in totale in Italia a sostegno di prestazioni sanitarie 28 mila prestiti, per un ammontare complessivo di 340 mila euro. L’analisi delle domande giunte ai due comparatori indica che la cifra media richiesta per un prestito personale di questo tipo è 6.600 euro; 44 anni l’età media del richiedente. Nel 2013 la stessa fonte, scandagliando 30 mila domande per tutte le possibili finalità, rilevava che i finanziamenti per spese mediche erano l’1%.

Ma per quali necessità in particolare? Stando alle analisi, non pochi si indebitano per operazioni di chirurgia estetica (vai poi a sapere se per motivi funzionali, o solo per togliersi le borse sotto gli occhi…), ma molti cercano un prestito per pagare cure odontoiatriche, per affrontare lunghe terapie, o un intervento chirurgico in una struttura privata. Lo conferma un’indagine di Altroconsumo dell’ottobre 2015: su 1.680 italiani (età 25-74 anni) interpellati con un questionario, il 13% ha dichiarato di aver chiesto un prestito in banca per pagare prestazioni sanitarie. E quanto testimoniano, ad esempio, due segnalazioni giunte al PIT Salute (Progetto Integrato di Tutela) del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva. Dalla Liguria: «Mia madre, che ha più di 70 anni, deve essere sottoposta ad un’operazione, con una certa urgenza a detta del chirurgo. È già in lista d’attesa da mesi nel Servizio sanitario, così ora stiamo pensando di rivolgerci a una clinica privata, ma per pagarla chiederemo un prestito». E dalla Sicilia: «Sono un paziente oncologico, da tempo uso un farmaco che mi consente di sopravvivere. Fino a qualche mese fa era passato dal Servizio sanitario, ora è diventato a pagamento e costa molto. Impossibile comprarlo per me che prendo 800 euro al mese di pensione. Chiederò un prestito, ma lo concederanno a un malato di 78 anni?».

«Non stupisce che aumenti la domanda di credito per cure mediche — commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato- Cittadinanzattiva —. La spesa sanitaria privata è a livelli importanti (33 miliardi nel 2014, secondo l’indagine Censis-RBM Salute, di giugno 2015; il 2% in più rispetto all’anno precedente, ndr) e la prospettiva è ancora più preoccupante, perché si comprimono le risorse economiche della Sanità pubblica e scarseggiano le politiche per migliorare l’accesso ai servizi». I conti sono presto fatti:«Per effetto anche dell’ultima Legge di stabilità — sottolinea Aceti —, possiamo contare su 7 miliardi di euro in meno rispetto a quanto era stato previsto dal Patto per la salute per la Sanità nel 2015-2016. Inoltre, lo Stato chiede alle Regioni un contributo alla finanza pubblica per circa 15 miliardi attraverso la riduzione della spesa nel periodo 2017-2019, e ciò potrà avvenire anche mettendo mano, ancora una volta, alle risorse del Servizio sanitario».

Quali sono le criticità sanitarie che gli italiani si trovano a fronteggiare? «Una segnalazione su quattro da parte dei cittadini — dice Aceti — riguarda difficoltà di accesso alle cure pubbliche, a causa delle liste d’attesa, addirittura in settori molto importanti come l’oncologia. Sono sempre di più le persone che si vedono «rifiutare» le prestazioni». Secondo l’ultimo Rapporto PIT Salute (novembre 2015), le segnalazioni di lunghi tempi d’attesa sono il 58%, nel 28% dei casi per interventi: 2 anni per protesi d’anca o per ricostruzione mammaria, 12 mesi per protesi al ginocchio, 10 mesi per la cataratta. Sono casi, questi, in cui spesso si decide di ricorrere a strutture private pagando tramite un prestito, magari per affrontare anche una trasferta in un’altra regione o all’estero. «La mobilità c’è soprattutto per prestazioni di alta specialità — sottolinea Aceti —, spostarsi però ha un costo, ora anche più alto: molte Regioni hanno chiuso i rubinetti dei contribuiti per sostenere spese di trasporto e soggiorno per l’accompagnatore, e in base alle nuove norme di recepimento della direttiva europea sulle cure transfrontaliere chi voglia curarsi all’estero deve anticipare tutte le spese. Ma perfino la necessità di un’indagine diagnostica urgente può mandare in crisi una famiglia che magari si è già indebitata per assistere un malato di Alzheimer».

«La prima voce di spesa sanitaria privata, secondo i nostri dati, è comunque quella per i farmaci — prosegue Aceti —. Siamo a conoscenza di casi di persone che hanno chiesto un prestito per comprare i nuovi farmaci contro l’epatite C, risolutivi ma molto costosi, che al momento lo Stato rimborsa solo per alcune condizioni cliniche. Altri si indebitano per acquistare farmaci innovativi oncologici, che gli ospedali dispensano gratuitamente solo se il loro budget lo consente. In generale, in questo momento vediamo a tutti i livelli della Sanità un’attenzione spasmodica alla tenuta dei conti, mentre le famiglie chiedono che il Servizio sanitario sia di sostegno ai loro redditi, che faciliti loro la vita, invece che complicarla costringendole a indebitarsi». Ma farsi dare un prestito per fronteggiare spese necessarie per curarsi può essere «rischioso», può esporre a brutte sorprese? L’Arbitro Bancario Finanziario, sistema stragiudiziale di risoluzione delle controversie per servizi bancari e finanziari nel 2014 ha ricevuto quasi 4 mila ricorsi in materia di prestiti (per tutte le finalità, non soltanto per quelle « mediche»): 3.673 sono stati i ricorsi su contratti di «cessione del quinto» e 264 le controversie su quelli di «credito ai consumatori». 


FONTE: Corriere della Sera
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05 gennaio, 2016

Oroscopo 2016 tutto da ridere...

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L'oroscopo 2016 tutto da ridere del Dottor COX (tratto della pagina Facebook "Anatomia Patologica è il male")


ARIETE:Quest'anno il vostro cuore sarà di certo più leggero, perché anche grazie al supporto di pianeti lenti come Plutone e Saturno sarete in grado di dimenticare rapidamente tante cose, tra cui anche alcuni torti subiti: la colossale sbronza di Capodanno, che corona un brillante percorso di etilismo cronico, vi permette di aprire il 2016 all'insegna della sindrome di Korsakoff. La vostra vita sembrerà finalmente un film: "Memento" di Christopher Nolan.

TORO: Gli astri vi amano, ma non le donne, visto che preferiscono persino uno specializzando in anatomia patologica piuttosto che voi. Prendete il coraggio a due mani e iniziate pure voi un internato in dermatologia, che almeno lì è pieno di tettone! Bene la salute: non è Lupus, ma nessuno sa cosa sia.

GEMELLI: Le stelle sono chiare: è il momento di cambiare! Vendete tutti i libri di medicina e trasferitevi in Costa Rica per aprire un bar sulla spiaggia, dove tra qualche anno servirete cocktail ai vostri ex compagni di corso, ormai ricchi ed affermati.
 
CANCRO: Dopo le recenti festività molte persone vi venerano: se non riuscite a capirne il motivo è perché tra cenoni e dolci ora avete la stazza di Budda. Bene le finanze, meno la Finanza: piantare la oh maria salvador nelle aiuole condominiali è stata una pessima idea. Le stelle suggeriscono di rivedere il titolo della ricerca che intendete proporre al vostro relatore, infatti "Rapimenti alieni e incidenza del teratoma ovarico" potrebbe generare qualche imbarazzo, a meno che il vostro relatore non sia Roberto Giacobbo.

LEONE: Se durante lo scorso anno avete sofferto portando un segreto nel vostro cuore, sappiate che è arrivato il momento di condividerlo con amici e parenti: non temete di esternare il vostro desiderio di specializzarvi in anatomia patologica! Gli amici vi saranno vicini e vi aiuteranno a cambiare idea.

VERGINE: Il vostro carattere vi rende persone estremamente attente ai dettagli: il 2016 vi donerà la giusta intuizione per finire di mettere a punto quella truffa aggravata che stavate pianificando con il sogno di fuggire all'estero e mollare per sempre la medicina.

BILANCIA: Quest'anno la vostra vita professionale avrà una svolta, e i colleghi vi mostreranno la loro fiducia nei vostri confronti affidandovi un importante incarico quotidiano: nel 2016 infatti passerete interminabili ore mantenendo i muri dei reparti durante i tirocini. Le stelle vi daranno improvvisamente l'opportunità di liberarvi di cose che non vi servono: aspettatevi una appendicectomia d'urgenza.

SCORPIONE: L'interpretazione dei fondi di formalina ha dato un responso incontrovertibile: chi inala la formalina è un imbecille. In amore tutto sarà più chiaro: sarete friendzonati senza mezzi termini. Per i single occhi aperti nelle prossime occasioni sociali: la tipa che cercate di limonare al party Erasmus potrebbe non essere una tipa. Potrebbe presto essere necessario confessare ai vostri genitori che in realtà non fate esami da quattro anni, e che cucinate MDMA nella vostra stanza, invece di studiare.

SAGITTARIO: Il 2015 non è stato brillante dal punto di vista professionale e le vostre mansioni non vi soddisfano del tutto: rimuovere i cerotti nell'ambulatorio delle prove allergiche ha lo stesso effetto di un Mariuzzi sbattuto ripetutamente sui testicoli. Se sarete pazienti la quadratura di Giove vi premierà con una fortunatissima tesi dal titolo "L'incontinenza fecale nel paziente geriatrico: una analisi retrospettiva multicentrica".

CAPRICORNO: La congiunzione di Marte e Saturno è del tutto inutile, come pure i vostri sforzi per passare farmacologia. Ma restate positivi, perché il vostro futuro è sempre nel settore della farmaceutica: prendete in considerazione il commercio all'estero di costosi farmaci biologici rubati dal vostro policlinico.

ACQUARIO: Non è nel vostro carattere essere sospettosi, ma il vostro partner potrebbe effettivamente nascondervi qualcosa: se un giorno dovesse aprirsi e confessare di essere affetto dalla sindrome di Klüver-Bucy, ricordate che potrebbe essere solo una scusa per giustificare la sua eccessiva tendenza ad esplorare il mondo usando la bocca, il che alla lunga potrebbe causare problemi alla stabilità della coppia.

PESCI: Dopo le disavventure sentimentali del 2015, siete pronti a ricominciare da zero: dopo tanti sforzi potrebbe essere finalmente il momento per chi desidera cambiare sesso. A tutti gli altri, Venere regala fascino senza fine e forse quella tipa che avete puntato in facoltà non si ricorderà di quando le avete asfaltato le scarpe al freedrink.

(si ringraziano gli autori della pagina facebook "Anatomia Patologica è il male")


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16 dicembre, 2015

Sciopero Sanità, i medici del SSN in rivolta, il Governo impone alle Regioni il taglio di ulteriori posti letto per finanziare i nuovi contratti...

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Ripresentato un emendamento alla Stabilità che prevede un concorso straordinario per consentire agli ospedali di rispettare la nuova legge che limita la lunghezza dei turni di lavoro. Ma le risorse dovrebbero trovarle le Regioni, risparmiando su posti letto e prestazioni "superflue". E se ne parla solo nel 2017: nel frattempo solo contratti a termine.

L’ennesimo dietrofront del governo, che lunedì notte ha ripresentato un emendamento alla legge di Stabilità con cui dà il via libera a un concorso straordinario per medici e infermieri, non è bastato. I camici bianchi, come annunciato già all’inizio di novembre, sono in sciopero per 24 ore in segno di protesta contro la riduzione dei fondi per la sanità pubblica e un piano di assunzioni che considerano ancora troppo fumoso e lontano nel tempo. L’adesione, secondo i sindacati di categoria, è del 75%, e sono a rischio 2 milioni di prestazioni ospedaliere e ambulatoriali tra cui 250mila visite pediatriche. Questo mentre il Servizio sanitario nazionale è alle corde a causa dell’entrata in vigore delle nuove norme sui turni di lavoro e i riposi obbligatori: è di ieri la notizia che in un ospedale sardo sono saltati dei trapianti di reni perché i chirurghi avevano superato le 13 ore di lavoro e hanno dovuto posare il bisturi. Un caos che dura da quasi un mese e che l’emendamento governativo non risolve in modo definitivo, oltre al fatto che non mette nero su bianco il numero degli ingressi in organico. Nonostante il ministro della Salute Beatrice Lorenzin avesse parlato di un fabbisogno “indicativo” di 6mila persone.

Secondo Massimo Cozza, della Fp Cgil, “la sanità è ormai a pezzi, con profonde diseguaglianze regionali e con una accessibilità sempre più ridotta per liste di attesa e ticket”. E le assunzioni promesse sono “ipotesi di assunzioni basate sui risparmi delle Regioni, ma sappiamo che i budget delle Regioni sono già al limite”. Biagio Papotto, segretario generale di Cisl Medici, sostiene che “i medici sono stanchi di vedere corsie di pronto soccorso invase da barelle con persone che chiedono aiuto e che cercano solo sollievo nella loro sofferenza. Protestiamo innanzitutto per questo e anche per quel giusto salario, quella giusta gratificazione che ormai ci è negata da circa 6 anni”. “Scioperiamo per il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Perché le due cose non sono scindibili. La sorte della sanità pubblica non è separata dalla sorte dei medici pubblici. O stanno insieme o crolla tutto”, ha detto il segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed, Costantino Troise, intervistato da quotidianosanita.it.

Quando all’emendamento per il rafforzamento degli organici, Anaao Assomed sottolinea che “il colpo ad effetto, necessario all’immagine e al marketing del ceto politico, si esaurisce nella possibilità per le Regioni di procedere ad assunzioni di personale e stabilizzazione di precari, ma ad invarianza del tetto per la spesa del personale congelata al lontano 2004”. Risultato: “Senza soldi aggiuntivi, e senza deroghe al tetto di spesa, le parole rischiano solo di essere una beffa, l’ennesima promessa scritta sull’acqua, affidata non più ai fantastiliardi derivanti dalla riduzione immediata della medicina difensiva ma ad improbabili risparmi, incerti nei tempi e nei numeri. Ormai, però, il trucco è scoperto: nessuna posta in campo per il rinnovo di contratti e convenzioni, risorse solo virtuali per assunzioni, pure giudicate necessarie, ulteriore sottrazione al monte salari dei medici di circa 100 milioni all’anno”. Di qui lo sciopero, nato come mobilitazione contro il mancato incremento del fondo sanitario nazionale, si è trasformato in una mobilitazione per le assunzioni e contro il precariato. Si tratta della prima mobilitazione dell’intera categoria dal 2004, quando al governo c’era Silvio Berlusconi.

Il concorso si svolgerà solo nel 2017. Nel frattempo si metterà una pezza con contratti flessibili prorogabili fino a ottobre. Le Regioni intanto, stando all’emendamento Pd riformulato dai relatori, dovranno predisporre la riduzione dei posti letto e mettere a punto un piano sul fabbisogno di personale, entrambi da trasmettere entro il 29 febbraio. Da lì dovranno arrivare le coperture per le assunzioni flessibili e per il successivo concorso, da bandire “entro il 31 dicembre 2016″ e concludere “entro il 31 dicembre 2017″, riservando il 50% dei posti disponibili ai precari con “almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni”.

Oltre che dalla riduzione dei posti letto, i risparmi dovrebbero derivare dalla “attivazione di strutture di risk management in tutte le strutture sanitarie”, strutture incaricate anche di “rilevare il rischio di inappropriatezza nei percorsi diagnostici e terapeutici”, “facilitare l’emersione di eventuali attività di medicina difensiva attiva e passiva” e “sensibilizzare il personale alla prevenzione del rischio sanitario”. In questo modo si punta a contenere i costi delle prestazioni “superflue”, prescritte più che altro per evitare il rischio che il paziente in seguito faccia causa rivendicando di non essere stato seguito in modo adeguato. Questa parte dell’emendamento recepisce l’articolo due del disegno di legge Gelli sulla riforma della responsabilità professionale, che all’inizio il governo puntava a recepire interamente nella manovra per coprire i costi delle assunzioni con i risparmi che ne sarebbero derivati. Ma domenica notte c’è stata una marcia indietro e si è deciso che il ddl proseguirà il suo iter su un percorso separato.

“Penso – ha sostenuto la Lorenzin – che le regioni non avranno problemi a recuperare i 300 milioni necessari, perché abbiamo permesso gli strumenti per le assunzioni previste. È una scommessa che le Regioni possono assolutamente vincere”. Una posizione contestata dall’assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto: “Il governo trova sempre il modo, a parole, di trovare i soldi per tutto e per tutti. La realtà è che il ministro Lorenzin non può non sapere che i soldi non ci sono. Basta con il gioco delle tre carte”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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26 novembre, 2015

Sanità, in arrivo 4000 assunzioni "forzate" ma le Regioni invocano una proroga...

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Si sapeva da un anno. Eppure la scadenza ha trovato la maggior parte degli ospedali impreparati ad affrontarla in modo strutturale e stabile. Ieri sono entrati in vigore i nuovi orari di lavoro europei, adottati in Italia con una legge datata 2014: non più di 48 ore di lavoro a settimana per i medici, diritto a 11 ore di riposo minimo tra un turno e l’altro.

Molto caos ma per ora ripercussioni limitate sull’assistenza grazie a soluzioni tampone delle singole aziende sanitarie. Però la situazione deve essere regolarizzata. Il governo sta lavorando a un emendamento alla legge di Stabilità, la prossima settimana all’esame della Camera. Lo sforzo è mettere insieme fondi per l’assunzione di 4 mila tra medici e infermieri. Gli organici sono ridotti al lumicino specie nelle Regioni in deficit. Decaduta invece l’ipotesi di rinviare di due-tre mesi l’applicazione del sistema europeo, come chiedevano con insistenza le Regioni a corto di ossigeno. Il ministero della Salute l’ha valutata per poi scartarla. Una mossa del genere ci esporrebbe alla procedura di infrazione comunitaria, sospesa perché l’Italia si era impegnata ad allinearsi entro il 25 novembre agli altri Paesi, con un anno di ritardo. Solo a questo patto aveva evitato le sanzioni.

Conferma l’indirizzo del governo Federico Gelli, responsabile sanità alla Camera del Pd: «Ci sarà una ripartizione equa tra precari e neoassunti anche attraverso un concorso per assumere chi da anni lavora nel servizio pubblico. Le risorse? Quelle che derivano dai tagli del ministero della Salute». Altri fondi potrebbero arrivare dal disegno di legge sulla responsabilità professionale, promosso dallo stesso Gelli, approvato la scorsa settimana in commissione Affari sociali della Camera. Una parte potrebbe essere inglobato nella Stabilità. È difficile però calcolare quali vantaggi economici porterebbero queste norme. Qualche centinaio di milioni di euro nel 2015. Nel tempo miliardi, sono le attese. L’obiettivo è sollevare in parte i medici dal peso della responsabilità professionale in sede civile (denunce dei cittadini) e diminuire i costi legati alla cosiddetta medicina difensiva (eccesso di esami diagnostici e visite per mettersi al riparo da procedimenti giudiziari).

Sulla proroga avevano insistito da subito le Regioni. «Noi non siamo contrari alla direttiva europea. Però le Asl devono essere messe in condizione di organizzarsi con nuove assunzioni. Il blocco del turn over va sospeso», dice Sergio Venturi, coordinatore della Commissione salute in Conferenza Stato-Regioni. Massimo Cozza, Cgil Funzione pubblica: «Bene l’arrivo di migliaia di colleghi. Vanno presi subito in servizio basandosi su graduatorie e bandi pubblici». Il gruppo di legali dei Consulcesi annuncia che darà battaglia con ricorsi. L’intera categoria si è mostrata intransigente e refrattaria ad ogni trattativa su una deroga: «Non rinunciamo ai riposi». Come è andata il primo giorno? Disagi contenuti nelle grandi strutture dove i direttori hanno provveduto a coprire i buchi riducendo i tempi di apertura di certi servizi o unificando i turni di guardia. Per le Regioni la giornata si è chiusa bene: è stata raggiunta l’intesa per il riparto del Fondo sanitario, 110 miliardi per il 2015. Grazie a un meccanismo premiale, appositamente finanziato, nessuna amministrazione perderà più dello 0,50 rispetto all’anno precedente.

FONTE: Corriere.it
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24 novembre, 2015

UE forza il Governo allo sblocco del turnover nel SSN: previste tremila assunzioni fra i precari

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Assunzione di almeno tremila medici e assorbimento dei precari per far fronte all’entrata in vigore delle norme europee sui riposi e l’orario di lavoro di medici e infermieri. Lo prevederebbe un emendamento alla Legge di Stabilità, ancora in corso di definizione da parte del Governo, che sarà presentato alla Camera. Obiettivo: lo sblocco del turn over in sanità. Secondo una recente rilevazione della Fp-Cgil Medici, su un totale di 108.115 medici del Servizio sanitario nazionale (uomini 64.101, 59,28%; donne 44.014, 40,72%), i precari sono 7.399 (uomini 2.989, 40,4%; donne 4.410, 59,6%).

Dal 25 novembre anche l’Italia dovrà infatti rispettare la normativa che regola l’orario di lavoro in sanità. In pratica scatterà l’abrogazione della vigente normativa nazionale con la quale si disapplicavano alcune disposizioni europee. Due le regole che entreranno in vigore: la durata media dell’orario di lavoro non potrà in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario; inoltre, è previsto il diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Ma per far fronte alla nuova organizzazione imposta dalle norme Ue, avverte la Fp-Cgil Medici, al Servizio sanitario nazionale mancano «almeno cinquemila medici».

Oltre ai prevedibili disagi in corsia e per i pazienti, la nuova normativa potrebbe causare sanzioni salate ai responsabili dei turni, decise dalle Direzioni territoriali del lavoro. In caso di violazione delle 48 ore medie settimanali si applica la sanzione pecuniaria da 200 a 10.000 euro, mentre in caso di violazione delle 11 ore di riposo giornaliere la multa va dai 100 ai 3.000 euro.


FONTE: Corriere.it
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23 novembre, 2015

Medici e nuovi orari: introdotto l'obbligo di riposo interturno di 11 ore, aumenta la prospettiva occupazionale?

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Scatta mercoledì la pausa obbligatoria tra due turni in corsia. Il dibattito: «Così saltano i trapianti», «Ma lo stress fa sbagliare». L’infettivologo Bruno: «Senza professionisti in più, le liste d’attesa per i malati si dilateranno»

«Altro che obbligo di riposo di 11 ore tra un turno e l’altro. Solo una settimana fa, tra sabato e domenica, due chirurghi della mia équipe hanno lavorato 18 ore di fila per salvare due vite umane. Così abbiamo potuto eseguire un doppio trapianto di fegato». Da dopodomani, con l’entrata in vigore della pausa obbligatoria imposta dall’Unione europea, tutto ciò non sarà più possibile: «Uno dei due interventi dovrebbe saltare». Luciano De Carlis, 61 anni, ha oltre millesettecento trapianti sulle spalle: la sua passione per il bisturi è nata quando da liceale ha sentito in tv la notizia del primo trapianto cardiaco della storia della medicina eseguito da Christian Barnard. A sua volta De Carlis può vantare primati importanti: è stato tra i primi chirurghi a fare il trapianto di fegato, poi a eseguirlo da un donatore vivente e, infine, tra i pochi al mondo, a realizzarlo da un donatore in arresto cardiaco. Primario all’ospedale Niguarda di Milano, il chirurgo è tranchant : «La professione del medico non può essere ridotta a una questione di contabilità oraria. Non è nel nostro Dna».

A neppure nove chilometri di distanza, nei padiglioni del Policlinico, alle 8.30 del mattino di venerdì entra in servizio un altro medico, Sergio Costantino, cardiologo, anche lui 61 enne: è l’uomo che ha portato il diritto al riposo nelle corsie italiane. «Mi sono messo a studiare le norme in materia all’inizio degli anni Duemila, in un momento nel quale il peso dei turni per me era insostenibile - spiega -. Così ho scoperto la direttiva europea 93/104. Ma per farla applicare ci sono voluti 15 anni di lotte». Costantino si è districato tra leggi, contratti di lavoro e sentenze, mosso da un’unica convinzione: «Come documenta il New England Journal of Medicine , la mancanza di sonno dovuta a turni lavorativi prolungati è il tallone d’Achille della professione medica». Gli studi dimostrano che «il 30 per cento degli errori evitabili avviene nelle ore di fine turno di notte».

L’ultima battaglia che divide gli 80 mila medici ospedalieri è, insomma, l’orario di lavoro. L’Italia è uno degli ultimi Paesi ad allinearsi all’obbligo di riposo di 11 ore: gli ospedali che non lo rispetteranno, rischieranno sanzioni che possono superare i 50 mila euro. Ma i reparti, colpiti dalle spending review degli ultimi anni, hanno già un numero di medici ridotto all’osso. E, in futuro, potrebbe andare anche peggio, tanto che tra 10 anni potrebbero mancare all’appello 15 mila specialisti. Senza nuove assunzioni - e il sindacato ospedaliero Anaao ne chiede subito almeno cinquemila - chi curerà i pazienti, mentre i dottori si riposeranno? «Bisogna fare i conti con la realtà - dice Raffaele Bruno, primario di Infettivologia al Policlinico San Matteo di Pavia -. Oggi come oggi uno dei turni ospedalieri più frequenti è il mattino-notte (dalle 8.30 alle 14.30, per rimontare alle 20.30, fino all’alba del giorno dopo) e, in molti casi, non c’è neppure una pausa di riposo tra il lavoro notturno e l’inizio del turno mattutino. Ora non sarà più possibile. E, senza medici in più, le liste d’attesa per i malati si allungheranno». Il mago dei trapianti del Sant’Orsola Malpighi di Bologna, Antonio Daniele Pinna, non usa giri di parole: «La conseguenza è che salteranno visite e operazioni».

Il lavoro no-stop però può diventare insopportabile: «Capita di lavorare dalle 8 del mattino alle 7 di sera - racconta Chiara Rivetti, medico di Pronto soccorso a Chieri (Torino) -. Poi di andare a casa per un paio d’ore e di riprendere, con la reperibilità, dalle 9 di sera fino a dopo mezzanotte. E il mattino alle 8 bisogna ritornare in corsia». Non mancano i risvolti sindacali: «Il pericolo di sfruttamento - sottolinea Martino Trapani, presidente Commissione Giovani Medici di Milano - non può essere sottovalutato: va rivisto il reale fabbisogno di medici». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si sta battendo per lo sblocco del turn over e per la stabilizzazione dei precari. La partita si giocherà durante l’approvazione della legge di Stabilità.


FONTE: Corriere.it
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29 ottobre, 2015

Messina a secco da una settimana, si prospetta emergenza igienico-sanitaria: disagi enormi per gli ospedali, disabili e anziani

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Messina, ultima nelle classifiche di vivibilità, è ancora senz’acqua, da ben sei giorni, con enormi disagi per i cittadini, dopo la rottura sabato scorso dell'unica condotta dell’acquedotto di Fiumefreddo, a Calatabiano, per una frana. E la situazione non è destinata a migliorare: l'allerta meteo attesa per sabato nelle zone ioniche della città potrebbe aggravare ulteriormente il problema. Il direttore dell’Amam, l’azienda Meridionale acque di Messina, Luigi La Rosa, ha fatto sapere che per i prossimi sei giorni l’erogazione dell’acqua non verrà ripristinata poiché ancora ci sono problemi per nuovi piccoli smottamenti a Calatabiano. C'è l'ipotesi di un by-pass tra l’acquedotto dell’Alcantara e quello di Fiumefreddo di Sicilia per risolvere l’emergenza. Lo stato di emergenza potrebbe prolungarsi ulteriormente. Un "Ritorno al futuro" amaro per una delle città più arretrate, e senza futuro, di tutta l'Europa.

L’Amam (Azienda meridionale acque Messina) aveva fatto sapere in una nota che i tecnici hanno individuato «una significativa attività del fronte franoso» che non consentirebbe di ripristinare l’erogazione dell’acqua. Le riparazioni fin qui effettuate sembrano non essere sufficienti. Si prospetta quindi che per diversi giorni, forse 3 o 4 ancora, l’acqua mancherà in quasi tutta la città. Intanto proseguono le code nei pochi punti dove le cisterne erogano acqua ai cittadini. Anche giovedì scuole e uffici pubblici chiusi. Disagi enormi per ospedali e negozi, problemi anche per disabili e anziani. Sono cinque giorni che la città è a secco e si prospetta anche una grave emergenza igienico sanitaria. E intanto, monta la protesta sul web, soprattutto sui social, dove l’hashtag #Messinasenzacqua è salito nella classifica dei trend topic nella serata di mercoledì, tra lamentele, ironia e tanta, tanta inutile rabbia.

Il sindaco Accorinti, che è stato bloccato all'ultimo minuto dal suo entourage mentre programmava un fine settimana di trasferta a Torino "per impegno istituzionale", intanto ha dichiarato: «Chiederemo lo stato di calamità naturale: la situazione è gravissima e peggiore del previsto», poi alla rete tv locale RTP ribadisce che la prima preoccupazione deve essere "il ritorno a scuola dei ragazzi il prima possibile". Nessuna dichiarazione invece in merito alle mancate verifiche sull'acquedotto, praticamente unica via di rifornimento idrico alla città, nè tantomeno alcuna dichiarazione sul perchè non si siano mai programmate o chiesti finanziamenti per prevenire il problema con valide alternative, come appunto l'idea del "bypass con l'Alcantara". Il rifornimento dalla fonte dell'Alcantara fu chiuso dal sindaco precedente nel 2009 per danni alla struttura e per i costi eccessivi, e il discorso in merito non fu mai più ripreso.

Intanto i messinesi anche mercoledì si sono radunati per rifornirsi dalle autobotti nei due punti individuati dell’autoparco e dell’ex Gazometro. I residenti lamentano le file di ore e la carenza di informazioni. Tra chi ha avuto più difficoltà i diversamente abili e gli anziani. Il portavoce del Movimento peloritano democrazia disabile Mario Midolo spiega: «Sono ben 5 giorni che Messina è senza un goccio d’acqua nei serbatoi delle abitazioni private e nessuno, fra i responsabili delle istituzioni o tra le decine di associazioni di categoria, ha pensato di chiedere ai disabili, agli anziani soli e agli ammalati non ricoverati di segnalare la loro situazione». L'assessorato alle Politiche Sociali ha previsto, per i casi di grave emergenza socio sanitaria che  interessano anziani e disabili, la possibilità di contattare il Pronto Soccorso Sociale al numero telefonico 335-6986510. Operatori del settore verificheranno la condizione ed il grado di disagio per i casi gravi e i rimedi da attuare. Gli enti gestori, a cui il comune di Messina ha affidato il servizio, si occupano dell'assistenza alle categorie più fragili e sono stati allertati in una logica di interventi integrati.

Riguardo la situazione degli ultimi due "ospedali" residui della città (l'ospedale Piemonte, come da tempo discusso nelle cronache messinesi, non esiste più): situazione "accettabile" al Polo Policlinico che "resiste" per mezzo di una fonte autonoma e di serbatoi, infatti anche le lezioni universitarie non sono state sospese. Situazione molto più critica al Polo Papardo, dove è la Protezione Civile a rifornire esternamente, ma dovrebbero essere garantite le scorte fino a fine emergenza.


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24 ottobre, 2015

Il DEF del governo Renzi "strangola" il SSN: previsti 15 miliardi di tagli in 3 anni e aumento dei Ticket dal 2017

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Proseguono i tagli compiuti dal non votato governo del non eletto Presidente del Consiglio Matteo Renzi al SSN: al fine di reperire ulteriori fondi per riportare i bilanci sotto il 3%, cosi come imposto dal governo europeo, è stato previsto nel DEF un taglio al Fondo Sanitario nazionale di ben 15 miliardi in tre anni, dal 2017 al 2019. Parzialmente salvi i conti per il 2016, con un fondo di 111 miliardi di euro, appena un miliardo in più di quest'anno.

La manovra, trasmessa ieri al Quirinale per la firma e attesa al Senato lunedì, prevede infatti un contributo a carico delle Regioni di 3,9 miliardi nel 2017 e di 5,4 miliardi nel 2018 e 2019. In tutto sono 14,7 miliardi di euro da recuperare con lo stesso meccanismo con i quali sono stati operati gli ultimi tagli al Fondo sanitario: intesa tra le Regioni, o intervento d’imperio dell’esecutivo. Con quei tagli il Fondo sanitario rimarrebbe congelato a 111 miliardi di euro per tutto il prossimo triennio. In termini reali sarebbe una riduzione netta rilevante. E stare dentro quel tetto sarà molto più difficile per le Regioni, considerato che già oggi otto di loro non riescono a rispettarlo e sono costrette ad alzare addizionali e ticket (saliti del 26% dal 2008) per compensare.

Per i governatori, poi, c’è il problema dei disavanzi che stanno emergendo dopo la sentenza della Consulta di luglio sulla contabilizzazione delle anticipazioni dello Stato. Usate in modo distorto, hanno creato un buco di bilancio di 6 miliardi in Piemonte, ma il fenomeno, dice la Corte dei conti, è molto più ampio e riguarda altre Regioni. Dal governo, con la legge di Stabilità, si attendeva una soluzione che sterilizzasse gli effetti della sentenza, potenzialmente devastanti per i conti regionali, ma che dalle ultime bozze è scomparsa, e che dovrebbe essere ora delegata ad un decreto apposito.

E sempre a proposito di tasse, l'aumento dei Ticket sanitari non saranno i soli ulteriori fardelli promossi dal DEF di questo non eletto governo, previsti infatti ulteriori e forti aumenti dell'IVA. L’aliquota Iva del 10% salirà al 13% nel 2017, invece che crescere al 12% nel 2016 e di un altro punto l’anno successivo. Così l’aliquota del 22%, che passerebbe al 24% nel 2017 e al 25% l’anno dopo, invece che aumentare di un punto l’anno prossimo, di due nel 2017 e ancora di uno 0,5%, per finire al 25,5% nel 2018. Solo quel mezzo punto è definitivamente risparmiato. Nello stesso tempo, però, vengono definitivamente cancellati 6,2 miliardi di tagli alle agevolazioni fiscali, che entravano a regime nel 2017, mentre l’aumento delle accise nel 2018 si riduce da 700 a 350 milioni. Un bel regalo del "Gufo" Renzi e degli attuali ciarlatani del Parlamento a milioni di famiglie immerse in anni di grande difficoltà.

FONTE: Corriere.it
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05 ottobre, 2015

Premio Nobel per la Medicina 2015 a tre grandi protagonisti nella lotta contro le parassitosi

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Sono due uomini e una donna i vincitori del Nobel per la Medicina 2015: l’irlandese William C. Campbell, il giapponese Satoshi Omura e la cinese Youyou Tu. I primi due sono stati premiati per le loro ricerche contro i nematodi, parassiti responsabili di diverse infezioni, la dottoressa Tu per aver scoperto nel 1972 una nuova terapia contro la malaria, l’artemisinina, oggi il farmaco antimalarico più usato al mondo. La scienziata cinese è la dodicesima donna a ricevere il Nobel per la Medicina: la prima è stata Gerty Cori nel 1947. I candidati al Nobel per la Medicina (tradizionalmente il primo dei premi assegnati ogni anno) erano 327, di cui 57 nominati per la prima volta. L’ammontare del premio è di 8 milioni di corone svedesi, ovvero 855mila euro, da dividere fra i tre scienziati.

«Accetto umilmente il premio, è un giorno molto felice»: sono state le prime parole di Satoshi Omura. «Ci sono molti ricercatori che hanno ottenuto moltissimi risultati - ha aggiunto -. Il mio lavoro non è stato condotto pensando che avrei vinto un Nobel, ma sono stato fortunato. E sono molto contento che quello in cui ho creduto si sia rivelato corretto», afferma. Omura ha ricordato un aneddoto riguardo all’origine degli studi che gli sono valsi il massimo riconoscimento scientifico: teatro della sua scoperta è stato «un campo da golf sul mare, fra erba, sabbia e legno», dove il ricercatore ha trovato il microrganismo che è alla base del farmaco rivelatosi in grado di ridurre l’incidenza delle due gravi parassitosi.

Quello assegnato oggi è un premio alla lotta contro le malattie della povertà, che colpiscono centinaia di milioni di persone ogni anno. Le ricerche sulle infezioni provocate da parassiti condotte da Campbell e Omura hanno infatti permesso di mettere a punto nuove armi contro malattie (come la cecità fluviale e la filariasi linfatica) che affligono un terzo della popolazione mondiale, concentrata in Africa sub-sahariana, Sud Asia e Centro-Sud America. La cinese Tu ha dato un enorme contributo alla lotta contro la malaria, grazie appunto alla scoperta dell’artemisina. «Quest’anno i premi Nobel hanno sviluppato terapie che hanno rivoluzionato la cura di alcune delle malattie parassitarie più devastanti», si legge in una nota del Karolinska Institutet di Stoccolma, che assegna i riconoscimenti. Due scoperte - rileva il comitato dei Nobel - che hanno fornito all’umanità nuove armi per combattere malattie debilitanti: le conseguenze in termini di miglioramento della salute umana e di riduzione della sofferenza sono «incommensurabili». Dopo decenni di progressi limitati nello sviluppo di terapie efficaci contro malattie come la cecità fluviale, la filariasi linfatica e la malaria, le scoperte degli scienziati insigniti del premio Nobel 2015 hanno cambiato radicalmente la situazione.

Le malattie causate da parassiti, bersaglio di nuove terapie messe a punto da Campbell e Omura, hanno rappresentato per millenni una piaga per l’umanità. E ancora oggi costituiscono un grave problema di salute globale nelle popolazioni più povere del mondo. Le terapie sviluppate da Campbell e Omura hanno rivoluzionato il trattamento di alcune delle più devastanti di queste patologie: hanno scoperto un nuovo farmaco, l’ivermectina, i cui derivati hanno abbassato radicalmente l’incidenza della cecità fluviale (o oncocerchiasi) e della filariasi linfatica e si sono dimostrati efficaci contro un crescente numero di altre patologie parassitarie. La cecità fluviale e la filariasi linfatica sono entrambe causate da vermi parassiti. Come suggerisce il nome, la prima porta a perdita della vista per un’infiammazione cronica della cornea. La filariasi linfatica (che colpisce oltre 100 milioni di persone) porta a gonfiore cronico, a sintomi clinici a lungo termine e a disabilità come l’elefantiasi (linfedema) e idrocele scrotale.

Satoshi Omura, 80 anni, nato nel 1935 nella prefettura di Yamanashi, ha sempre lavorato in Giappone ed è professore emerito nell’Università di Kitasato. Microbiologo esperto nell’isolamento di prodotti naturali, si è focalizzato su un gruppo di batteri, gli streptomyces, che vivono nel terreno e sono noti per produrre una pletora di agenti con attività antibatteriche (inclusa la streptomicina, scoperta dal premio Nobel 1952 Selman Waksman). Omura ha messo in piedi un inedito, eccezionale metodo per coltivare su larga scala e caratterizzare questi batteri e, grazie alle sue straordinarie abilità, ha isolato nuovi ceppi di streptomyces da campioni di terreno e li ha coltivati con successo in laboratorio. Ne ha selezionati 50 fra i più promettenti, con l’intento di analizzare più a fondo la loro attività contro microrganismi dannosi, e da questi ne ha scelto uno solo, da cui ha estratto, insieme a un team di lavoro della Merck di cui faceva parte anche Campbell, il principio attivo dell’Avermectin. Un antibiotico usato oggi da 300 milioni di persone ogni anno, una delle più importanti svolte farmacologiche per i Paesi in via di sviluppo, pari all’impatto che un secolo prima aveva avuto la penicillina. Decisivo il contributo dello stesso Campbell (85 anni), classe 1930, nato a Ramelton in Irlanda: dopo la laurea al Trinity College di Dublino, Campbell ha lavorato in America, all’Università del Wisconsin, al Merck Insitute for Therapeutic Research, e oggi è professore emerito alla Drew University di Madison, nel New Jersey. Campbell ha cominciato a studiare le colture di Omura, mostrando appunto che uno dei componenti era notevolmente efficace contro parassiti in animali domestici e di allevamento. L’agente bioattivo è stato purificato e chiamato avermectina, e successivamente modificato a livello chimico fino ad arrivare alla più efficace ivermectina. Questo farmaco è stato poi testato sull’uomo con successo.

Youyou Tu, 85 anni, è nata nel 1930 in Cina, dove ha condotto la carriera scientifica, e dal 2000 è ai vertici dell’Accademia di Medicina tradizionale cinese. Le sue ricerche hanno portato alla scoperta dell’artemisinina, medicinale che ha significativamente ridotto il tasso di mortalità dei pazienti colpiti da malaria (con milioni di vite salvate in Africa, Asia meridionale e Sud America), malattia provocata da un parassita trasmesso dalle zanzare, che provoca febbre e in casi gravi anche danni cerebrali e morte. Sono a rischio di contrarla oltre 3,4 miliardi di persone nelle zone più povere del mondo, con 450mila morti ogni anno. Fino alla metà del secolo scorso veniva curata tradizionalmente con clorochina o chinina, ma con scarso successo. Dagli studi della dottoressa Tu, immunologa ma anche esperta di medicina tradizionale e di erbologia (un ibrido per la prima volta premiato con il Nobel), è “nato” il nuovo farmaco contro la malaria, nato da erbe cinesi studiate e utilizzate da oltre 1.500 anni per curare le febbri. Le sue grandi scoperte nascono proprio dallo studio delle erbe: nel 1967, nonostante la sua avversione per gli scienziati, Mao Zedong avalla il progetto top secret ‘523’ per studiare le erbe tradizionali cinesi: la malaria era infatti la principale causa di morte in diverse province della Cina meridionale e si diffondeva sempre di più nel Vietnam del Nord, alleato di Mao, durante la guerra con il Vietnam del Sud. Tu svolge dunque i suoi studi in un periodo difficile: durante la rivoluzione culturale cinese i ricercatori erano relegati al gradino più basso della scala sociale e le denunce nei loro confronti era all’ordine del giorno. Nonostante questo, Tu si concentra sull’erbologia classica, visita in tutto il Paese gli anziani esperti, si focalizza su 380 estratti di erbe usati tradizionalmente contro la malaria. E i risultati arrivano nel 1969, quando la scienziata ha 39 anni.

Una di queste erbe, l’Artemisia annua, ottiene risultati verificabili sui topi: contrasta effettivamente la malaria, come sostenevano testi di medicina cinese vecchi di 1.600 anni. Yoyuyou Tu è stata anche la prima ad aver sperimentato il composto da lei stessa isolato: «Come capo del mio gruppo di ricerca, avevo io la responsabilità». Ma ci vogliono anni di tentativi: gli antichi testi prescrivevano di bollire l’erba, cosa che si rivela nociva. Nel 1972 Tu e i suoi colleghi ottengono finalmente, dopo vari tentativi di estrazione eliminando le tossine dell’erba, la sostanza pura, artemisinina o Qinghaosu: è il nuovo farmaco contro la malaria, che in 40 anni ha salvato milioni di vite. L’artemisinina rappresenta una nuova classe di agenti antimalarici che uccidono rapidamente i parassiti della malattia in uno stadio precoce del loro sviluppo, cosa che spiega la sua potenza senza precedenti. Oggi è usata in ogni parte del mondo e, in terapie combinate, riduce la mortalità di oltre il 20% in generale e del 30% nei bambini. Solo per l’Africa, ciò significa più di 100mila vite salvate ogni anno. Tra i numerosi premi vinti dalla Tu, l’Albert Einstein World Science Prize nel 1987 e l’Albert Lasker per la Medicina nel 2011, prima volta per un cinese.

«È un premio a chi ha lottato e dedicato una vita alle malattie tropicali neglette: l’oncocercosi, la filariasi linfatica e la malaria, fino ad arrivare a trovare farmaci che le hanno sconfitte e dato speranza a popolazioni che fino a quel momento erano abbandonate a loro stesse. E questo non può che fare piacere alla comunità di scienziati e medici» ha commentato Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive parassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità. Per Massimo Andreoni, presidente della Simit (Società Italiana di malattie infettive e tropicali), «si tratta di un riconoscimento importantissimo che, come sempre accade, arriva dopo diversi anni dal momento della scoperta. L’esigenza del tempo, nasce per avere la prova provata che i farmaci funzionino».

Il genetista Edoardo Boncinelli fa notare che con il Nobel per la Medicina di quest’anno «si sono ricordati che il premio è intestato alla medicina e alla fisiologia e hanno assegnato il riconoscimento interamente a tre scienziati che hanno scoperto nuove medicine. Di solito, invece, si approfitta dell’occasione per premiare la biologia, la biochimica, la genetica». Carlo Alberto Redi, biologo all’Università di Pavia e accademico dei Lincei, parla di «un Nobel molto meritato, ma anche molto tardivo, assegnato a tre biologi che hanno salvato milioni di vite. E le cui ricerche sono un modello per gli studenti, perché dalla biologia di campo sono arrivate a quella sintetica nell’applicazione medica. Va bene essere cauti, ma mi sembra un po’ troppo».

Per Medici senza frontiere, infine, «il Nobel di quest’anno ha un grande valore simbolico. L’aspetto più bello è che segna un’inversione di tendenza: c’è finalmente la consapevolezza che la ricerca a vantaggio dei Paesi in via di sviluppo deve essere valorizzata», ha detto Stella Egidi, responsabile medico dell’organizzazione.

FONTE: Corriere.it
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