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AFORISMA DEL GIORNO

11 gennaio, 2009

HIV e Apobec3: a buon punto il progetto di farmaci che consentono di produrre anticorpi contro il virus

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In un articolo pubblicato sull'ultimo numero di "Science" i ricercatori del “Gladstone Institute of Virology and Immunology” (GIVI) e del “National Institutes of Allergy and Infectious Diseases” (NIAID) pubblicano l'identificazione di un gene capace di influenzare la produzione di anticorpi capaci di neutralizzare l'HIV.
È del 1978 la scoperta nel topo del gene Rfv3 che influenza la produzione di anticorpi contro un retrovirus, ma solo nel 1999 è stato possibile localizzare il gene sul cromosoma 15, in una ridotta sezione comprendente altri 60 geni.
Ora il gruppo di biologi diretti da Warner C. Greene ha dimostrato l'esistenza del legame fra Apobec3 e la produzione di anticorpi neutralizzanti.
Tale scoperta risulta applicabile sul retrovirus dell'HIV in quanto esso utilizza uno dei geni studiati, Vif, per disattivare in modo mirato le proteine Apobec3 umane, impedendo così la produzione di anticorpi neutralizzanti.
Greene commenta "Siamo sul punto di risolvere un mistero trentennale della biologia dei retrovirus e sulla strada di una scoperta che può avere un impatto sullo sviluppo futuro di vaccini contro l'Hiv"
Grazie a questo studio sarà quindi possibile progettare farmaci e vaccini che interferendo con Vif consentano la produzione naturale di anticorpi contro il virus.
È possibile inoltre spiegare così il fenomeno di resistenza di alcune persone nei confronti dell'infezione da Hiv nonostante frequenti esposizioni al virus. Questi soggetti producono un particolare tipo di anticorpi che riconoscono il virus e gli studi sulla mappatura genetica sulla resistenza di questi individui hanno portato a identificare una regione cromosomica in cui sono contenuti proprio i geni Apobec3.

Il gene Apobec3 è un membro della famiglia genica delle citidine deaminasi. E’ uno dei sette geni correlati o pseudogeni trovati in un cluster attraverso le ricerche compiute con la duplicazione e l’amplificazione delle sequenze geniche del cromosoma 22. Membri di questa sequenza codificano proteine che sono strutturalmente e funzionalmente correlate all’ RNA-editing mirando soprattutto a modifiche su citosina e uracile. E’ probabile che queste proteine abbiano un ruolo importante nella mitosi e nel controllo del ciclo cellulare.

Fonte: Molecularlab.it

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Mozobil e Vegf: da Londra un nuovo trattamento per l’uso delle staminali per riparare i danni a cuore e ossa

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Un gruppo di ricercatori dell'Imperial College London ha messo a punto un nuovo trattamento in grado di migliorare significativamente le capacità del corpo di riparare i danni causati da un attacco cardiaco o dalla frattura di ossa. La nuova terapia, descritta sulla rivista Cell Stem Cell, consiste nell'ingannare il midollo spinale e indurlo a sovraprodurre cellule staminali per riparare i danni del corpo. I ricercatori sperano entro la fine di quest'anno di testare il trattamento sugli animali. Se anche questo dovesse avere successo l'obiettivo sarebbe quello di sperimentare la terapia sugli esseri umani che, in questo modo, sarebbero in grado di utilizzare le proprie cellule staminali per rigenerare gli organi malati o danneggiati.
Quando una persona ha una malattia o ha subito un incidente, il midollo osseo sprigiona diversi tipi di cellule staminali per la riparazione e la rigenerazione dei tessuti. Una volta che le staminali raggiungono il loro obiettivo i tessuti - come le cellule del cuore, i vasi sanguigni, le ossa e la cartilagine - iniziano a rigenerarsi. I ricercatori inglesi hanno ora scoperto che esiste un modo per stimolare il midollo osseo a rilasciare due tipi di cellule staminali, quelle in grado di riparare le ossa, i vasi sanguigni e la cartilagine.
Utilizzando infatti il farmaco chiamato "mozobil" e un fattore di crescita naturale chimato "Vegf" è possibile potenziare la produzione di cellule staminali nel sangue più di 100 volte, 'Ciò ha implicazioni importanti. Si tratta di un processo mai utilizzato, ha detto Sara Rankin, coordinatrice dello studio. “Supponiamo” - ha spiegato la ricercatrice – “che una persona arrivi in ospedale a causa di un attacco cardiaco. Somministrargli questa terapia permette di liberare rapidamente cellule staminali nel sangue”.

L'Imperial College London (ufficialmente The Imperial College of Science, Technology and Medicine come chiamato nel suo Royal Charter) è un'università britannica con sede a Londra e classificata quinta tra le migliori al mondo nel 2007. È una delle sole tre università del paese ad aver raggiunto la seconda posizione nelle classifiche di tutti i maggiori quotidiani britannici, superando secondo il Times nel 1999 e 2000 l'Università di Oxford. Gli insenamenti riguardano scienza, ingegneria e medicina, sebbene recentemente si siano aggiunti la Tanaka Business School e un dipartimento umanistico. Il campus principale dell'Imperial si trova a South Kensington, al confine tra il Royal Borough of Kensington and Chelsea e la City of Westminster, con ingresso da Exhibition Road. Il College faceva in precedenza parte della University of London, divenendo indipendente l'8 luglio 2007, nel centesimo anniversario della fondazione.

Fonte: Aduc.it
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07 gennaio, 2009

Il cioccolato è come una droga? Non solo un modo di dire...

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Una conclusione rivoluzionaria: molti di coloro che hanno problemi di obesità, secondo i ricercatori, non sarebbero semplicemente "avidi" di dolci, ma letteralmente dipendenti. "I carboidrati fortemente trasformati come i corn flakes, i dolci e i croissant aumentano rapidamente la quantità di zucchero nel sangue e questo aumento vertiginoso dello zucchero stimola le stesse aree del cervello che sono coinvolte dalla dipendenza da nicotina e da altre droghe". Come affermato dall’autore dello studio, il dr. Thornley, "I tossicodipendenti non riescono a fermarsi, anche se sono consci delle conseguenze negative hanno un bisogno fisico delle sostanze da cui dipendono. Esattamente come fanno molti di coloro che mangiano troppi dolci". Lo scienziato si spinge a proporre iniziative di salute pubblica analoghe a quelle messe in campo contro il tabagismo, a partire da scritte sulle confezioni di dolciumi che avvertano sui potenziali rischi. La ricerca, pubblicata sulla rivista Medical Hypotheses, ha trovato anche altri elementi che rendono affini la dipendenza da dolci a quella dalle droghe: le persone con un alto Indice di Massa Corporea (BMI) hanno un minor numero di recettori nella parte del cervello che genera sensazioni piacevoli. Una caratteristica identica nelle persone dipendenti da cocaina e alcool. Risultati confermati dai ricercatori dell'Università di Princeton, in America, che hanno creato dei veri e propri topi "zucchero-dipendenti", che soffrono fisicamente se gli si sottrae loro il dolce, e "rinascono" quando hanno di nuovo a disposizione lo zucchero-droga. Ma a tagliare la testa al toro, uno studio sugli umani: a un gruppo di donne in sovrappeso sono state offerte due bevande che sembravano identiche, con il medesimo sapore, ma solo una conteneva carboidrati e zuccheri, come il riso e lo sciroppo di glucosio, mentre l'altro aveva alcune proteine. Chiedendo alle donne come si sentissero, il gruppo che ha mangiato il cibo zuccherato si è dichiarato notevolmente più allegro di quello che aveva le proteine. "Il modo in cui queste donne si sono comportate in risposta ai carboidrati è simile a modelli che vediamo nel tossicodipendenti", spiega il capo dei ricercatori Bonnie Spring, professore di medicina preventiva all'Università di Chicago. Ma l'aspetto più affascinante e inesplorato della ricerca riguarda il collegamento tra gli effetti dell'aumento dello zucchero nel sangue e gli effetti del fumo. Pompare rapidamente lo zucchero nel sangue provoca cambiamenti in vari ormoni e sostanze chimiche, tra cui l'insulina e un aminoacido del cervello. Questo crea più benessere di quello creato nel cervello dalla serotonina. Che è la sostanza sollecitata dalla nicotina. Ecco perchè, secondo gli scienziati, mangiare dolci può dare un temporaneo sollievo se ci si sente irritabili e nervosi, proprio come fumare una sigaretta.
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In fase di sperimentazione il primo defibrillatore sottocutaneo

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Il nuovo defibrillatore sottocutaneo è arrivato alla fase di sperimentazione clinica che coinvolgerà 320 pazienti in tutto il mondo. Il primo intervento è stato eseguito il 15 dicembre scorso al City Hospital di Auckland, in Nuova Zelanda, da Margaret Hood; i successivi tre impianti sono stati effettuati due giorni dopo al Policlinico San Donato di Milano da una equipe coordinata da Riccardo Cappato. Successivamente sono stati eseguiti altri 7 interventi ad Auckland e 3 impianti sono stati realizzati in Olanda da Luc Jordaens, direttore dell'Erasmus Medical Centre dell'Università di Rotterdam, per un totale di 14 pazienti trattati a oggi in tutto il mondo. "Tutti i pazienti hanno ripreso la loro vita normale e stanno bene" - racconta Cappato - "Siamo molto soddisfatti della prova di efficacia di questa nuova tecnologia che ha prodotto risultati positivi in tutti i casi". Le alterazioni gravi del ritmo del cuore riguardano complessivamente 250.000 italiani, di cui 170.000 ad elevato rischio di fibrillazione ventricolare, un'accelerazione del battito tanto rapida e tumultuosa da provocare un arresto cardiaco che non lascia scampo alla vittima e che nel nostro Paese provoca ogni anno 60.000 decessi. Unica possibilità di salvezza, uno shock elettrico che "richiama all'ordine" il battito cardiaco facendolo tornare normale: proprio per garantire la scossa salvavita ai pazienti più a rischio, ogni anno in Italia vengono impiantati oltre 10.000 defibrillatori. "Questi apparecchi funzionano come sentinelle: quando il cuore va in tilt, un piccolo generatore situato nel torace fa partire un segnale per l'elettrodo posto nel cuore, costituito da uno o più sottili fili elettrici che danno la scarica giusta per farlo tornare a battere" - spiega Cappato - "Il defibrillatore che abbiamo appena impiantato ha la stessa funzione e dimensione di quello standard (è simile a una saponetta, e in futuro diventerà più sottile e flessibile), ma è completamente sottocutaneo cioè il catetere con l'elettrodo che dà lo shock salvavita resta fuori da cuore e vasi e viene soltanto "appoggiato" sottopelle vicino allo sterno. L'energia necessaria per dare la giusta scossa elettrica al cuore è più elevata, e i vantaggi sono evidenti. L'inserimento, ad esempio, è molto più semplice e veloce: non dovendo entrare nei vasi e nel cuore, bastano 10-15 minuti di intervento anzichè i consueti 45-60 minuti. Inoltre, le complicanze si riducono del 90% per cento". La procedura attuale invece, dovendo "entrare" nel cuore per il posizionamento dell'elettrodo, rende più probabili le infezioni intravascolari e cardiache, la perforazione, l'emorragia (fino al 5 per cento dei casi) e il decesso (nell'1 per mille dei pazienti). Il nuovo apparecchio è indicato per il 50-60 per cento dei pazienti che devono sottoporsi all'impianto di un defibrillatore e soprattutto per i bambini: "Ogni anno in Italia circa 100 piccoli hanno bisogno dell'impianto di un defibrillatore, ma finora i dispositivi erano troppo grandi per loro. Inoltre, con la crescita del bimbo diventava indispensabile cambiare più volte l'elettrodo all'interno del cuore attraverso interventi di espianto e reimpianto che comportavano rischi. - aggiunge Cappato.
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05 gennaio, 2009

Specializzandi: rientra il caso "INPS" ma si riducono i posti disponibili in Sicilia

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A sorpresa arriva dall'INPS la smentita in merito alle richieste universitarie di rimborso dei versamenti integrativi che aveva messo in allarme l'intero corpo dei specializzandi di medicina. Ecco il Messaggio n. 28284 dell'INPS, che dispone la sospensione dei versamenti integrativi precedentemente richiesti alle università.

http://www.sims.ms/doc/Smentita_INPS.pdf

Tuttavia i tagli dei finanziamenti alla sanità voluti dal governo Berlusconi ha portato a una profonda revisione, nel giro di pochi anni, nel numero di posti di specializzazione a cui è possibile accedere nei tre principali atenei siciliani. Nella sola messina si perderanno 55 posti (questo significa 55 ragazzi in più fermi una volta laureati nel caso non riescano a rientrare nelle graduatorie di merito).

Riporto l'articolo tratto dal sito "Messinawebtv":

Orazio Ventura Spagnolo è un neolaureato in medicina e chirurgia che, insieme ai colleghi, tra cui in particolare Tania Stelitano, sottopone alla nostra attenzione di cittadini messinesi una problematica che ci riguarda tutti da vicino: i tagli dei finanziamenti dei posti regionali destinati alla sanità degli atenei siciliani (Catania, Palermo, Messina) per l’anno del 2008 e del 2009. E’ una situazione preoccupante qualora venisse confermata, visto che nel solo ateneo di Messina si perderebbero 55 posti regionali che servono invece a finanziare la formazione e la crescita dei giovani medici che rappresentano il futuro del sistema sanitario regionale. I giovani di cui parliamo hanno scelto di scommettere il loro avvenire su questo territorio, dunque tali tagli sarebbero una ulteriore aggravante del fenomeno della fuga di cervelli che sono costretti ad andar via, seppure controvoglia, dalla nostra terra. I nostri talentuosi giovani ritengono inoltre che qualora debbano essere effettuati tagli, questi siano razionali, e propongono una riprogrammazione in merito a quelle che sono le effettive esigenze del piano sanitario regionale. Inoltre non è da sottovalutare il fatto che i giovani medici svolgono un ruolo importante in termini di efficienza, assistenza e ricerca. La notizia relativa ai tagli arriva dai rappresentanti dell’osservatorio regionale del SIMS, segretariato italiano medici e specializzandi; inoltre lo stesso preside di Medicina, Emanuele Scribano, in contatto con gli altri presidi di Catania e Palermo, l’ha confermata, pur lavorando alacremente contro di essa. Il 15 gennaio ci sarà un’assemblea regionale, durante la quale si parlerà dei finanziamenti e quindi di tali tagli. Questa mobilitazione ha trovato risposta in molti dei rappresentanti delle associazioni del mondo studentesco giovanile presenti a Messina: Piero Adamo con Nino Maisano per l’associazione circolo di azione giovani Quo usque tandem; Felice Panebianco presidente dell’associazione Atreju; Alessio Marchetta come rappresentante dell’associazione Pro-tesis; il dott. Antonio Carnì come rappresentante del Sims di Messina. Sono stati di supporto anche il consigliere provinciale Francesco Avella e Gabriele Luzza come rappresentante degli studenti al senato accademico universitario. Daniele David, responsabile della CGIL per i lavoratori precari, si sta occupando anche degli specializzandi negli ultimi anni: circa venti giorni fa è stato siglato un accordo all’ufficio provinciale del lavoro garantendo ai medici specializzandi le ferie e la malattia, alle quali prima non avevano diritto. Secondo la CGIL i tagli non devono essere indiscriminati: se avvengono in maniera selvaggia il sindacato è contrario. Bisogna arrivare ad un confronto sui criteri nelle sedi opportune, tra Regione e Università. Inoltre è molto importante capire la coerenza tra l’interruzione dei finanziamenti ed i settori a cui questa è rivolta. Sicuramente non si può tagliare nei settori che potrebbero essere la punta di diamante per il futuro della Sicilia, e più in generale, della ricerca italiana. FONTE: Messinawebtv.it Autrice: Maria Gangemi - 24/12/08


E' stato creato su facebook un gruppo che permette di seguire la vicenda => http://www.facebook.com/group.php?gid=38506604018#

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03 gennaio, 2009

Adipokines e Insulina: uno strano rapporto secondo Harvard

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Una certa quantità di grasso accumulato sui fianchi renderebbe maggiormente protetti dall'insorgenza del diabete di tipo 2. E' la singolare conclusione a cui è giunta una ricerca condotta dalla Harvard Medical School e pubblicato dalla rivista "Cell Metabolism". Il grasso sottocutaneo migliorebbe la sensibilità all'insulina e, secondo gli studiosi, proteggerebbe dagli "sfasamenti" glicemici propri del diabete. Ciò avviene in quanto l'adipe in eccesso sui fianchi indurrebbe la produzione di alcuni ormoni, chiamati "adipokines", che hanno effetti positivi sul metabolismo e che possono addirittura compensare gli effetti negativi prodotti dal grasso addominale.

Il dottor Ronald Kahn, che ha guidato la ricerca, ha confermato che i topi a cui è stato trapiantato grasso sottocutaneo non solo hanno visto ridurre le loro cellule adipose ma hanno mostrato un miglior livello di glicemia e di insulina rispetto agli altri topi.

"La cosa sorprendente - spiega il ricercatore Ronald Khan, intervistato dal Daily Mail - è stata che la variabile più importante non è il luogo in cui il grasso si trova, ma il tipo di grasso. Un grasso addominale che non solo non ha prodotto effetti negativi ma ha migliorato la salute dei pazienti".

Tale risultato andrebbe quindi a "sfatare" un assioma fin qui ritenuto fondamentale sulla stretta relazione esistente fra grasso adiposo e controllo glicemico: secondo i primi risultati della ricerca (che rimane comunque applicata ai topi e non ancora all'uomo), il consolidato assioma "grasso = male" sarebbe dunque smentito o profondamente rivisto.

Mentre le ipotesi compiute cercano conferma nell'uomo, i ricercatori sono già proiettati a una ulteriore fase dello studio: identificare con precisione le sostanze prodotte dal grasso sottocutaneo per riprodurle in nuove terapie farmacologiche contro il diabete.
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02 gennaio, 2009

Piante e fiori in ospedale? Aiuterebbero a guarire meglio

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Uno studio dell'Universita' del Kansas, che ha analizzato 90 cartelle di persone che hanno subito un intervento di appendice, ha permesso di osservare una curiosa scoperta: portare in dono una pianta o dei fiori a chi è ricoverato in un ospedale aiuta a velocizzare la guarigione post-operatoria. Fiori e piante non solo sono risultati graditi (9 su 10 li considerano come migliorativi della qualita' della propria camera) ma sono dei veri toccasana. Infatti i malati assumono meno antidolorifici, hanno pressione e pulsazione arteriosa piu' basse e manifestano meno ansia e debolezza. Le piante sarebbero piu' efficaci dei fiori: la loro longevita' induce i pazienti a prendersene cura. Il regno delle Piante comprende circa 350.000 specie di organismi viventi, distinti comunemente con i nomi di alberi, arbusti, cespugli, erbe, rampicanti, succulente, felci, muschi e molti altri ancora. La maggior parte delle piante esistenti e conosciute sono incluse nel gruppo delle Angiosperme (divisione Magnoliophyta), con circa 250.000 specie che si distinguono dalle altre divisioni per la produzione di fiori seguita, dopo l'impollinazione, dalla formazione di semi racchiusi e protetti all'interno di un frutto. La branca della biologia che si occupa dello studio delle piante è la Botanica.
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Importante scoperta italiana sulle cellule staminali

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Svelata dagli scienziati del campus Ifom-Ieo di Milano la strada per eliminare le cellule staminali del cancro, le vere responsabili dell'inguaribilità della malattia. I ricercatori guidati da Pier Giuseppe Pelicci, direttore scientifico del dipartimento di oncologia sperimentale dell'istituto europeo di oncologia (Ieo) e docente di patologia generale all'università di Milano, hanno scoperto come le cellule staminali del cancro diventano immortali.

Sono gli stessi oncogeni, i geni che innescano il processo tumorale, che impediscono alle staminali di invecchiare, mantenendo intatta la loro capacità di formare nuovo tessuto, il tumore. In pratica le cellule madri del cancro si replicano più lentamente delle altre per avere il tempo di riparare i danni. E così facendo diventano virtualmente immortali. La scoperta si è guadagnata le pagine della prestigiosa rivista Nature.

"I farmaci attuali - spiegano, in una nota, gli oncologi che hanno lavorato al progetto - sono diretti contro le altre cellule tumorali, le figlie. Questa scoperta apre la via all'altra fase della cura, mirata a colpire le cellule staminali da cui originano, dunque le madri". Nuovi farmaci con questa funzione sono già in sperimentazione clinica sull'uomo: "Nei prossimi 5-10 anni potrebbero diventare disponibili, per alcune forme di tumore". La ricerca è stata effettuata in collaborazione con l'università degli Studi di Milano.

"Già sapevamo che, a differenza delle normali cellule staminali dei tessuti che invecchiano e muoiono, le staminali del cancro sono immortali e mantengono indefinitamente la loro capacità d'automantenersi e di generare cellule tumorali. Ma - spiega Pelicci - non sapevamo perchè. Come fanno le staminali del cancro a evadere il processo fisiologico dell'invecchiamento e della morte alimentando all'infinito il tumore?", chiede provocatoriamente il ricercatore che ha trovato la risposta al quesito.

Il team ha infatti scoperto che "gli stessi geni responsabili di uno specifico tipo di tumore, nel caso dello studio della leucemia mieloide acuta, sono anche la causa diretta dell'immortalità delle cellule staminali. Questo effetto era del tutto inatteso, perchè si sapeva che le cellule del nostro organismo si difendono dagli oncogeni attivando un processo d'invecchiamento precoce, la senescenza, o addirittura di morte, cioè l'apoptosi". Ma questa procedura di difesa, hanno osservato i ricercatori, non si attiva nelle cellule staminali. "Le cellule staminali, infatti, sopravvivono all'oncogene e non smettono di funzionare".

"Le normali cellule staminali dei nostri tessuti - interviene Andrea Viale, uno degli autori della scoperta - accumulano nel tempo danni a carico del loro genoma, smettono di funzionare e quindi muoiono. Nel caso delle staminali del cancro, sono gli oncogeni a renderle invece immortali aumentando le loro capacità di riparo del danno genomico. In questo modo le cellule staminali leucemiche non invecchiano e continuano ad alimentare, indefinitamente, la leucemia".
Gli scienziati hanno scoperto che gli oncogeni facilitano la riparazione del genoma, e quindi l'immortalità delle cellule staminali, provocando l'attivazione di un gene: il p21). Questo, proseguono, rallenta la proliferazione delle cellule staminali, lasciando loro più tempo per riparare il genoma danneggiato.

In sostanza, le cellule staminali della leucemia non invecchiano perchè proliferano poco. Infatti, straordinariamente, quando l'èquipe di Pelicci ha tolto il gene p21 dalle leucemie, ha visto le cellule staminali proliferare di più, accumulare danni al genoma e quindi morire. E con loro anche la leucemia. Questi risultati forniscono una rappresentazione nuova dei tumori. Essi sono formati da rarissime cellule staminali - che proliferano poco - e da tante cellule figlie che, come già sapevamo, proliferano molto. v

"Tutto questo - affermano i ricercatori italiani - ha una grande implicazione per il trattamento dei tumori: le terapie anti-tumorali disponibili, infatti, colpiscono principalmente le cellule proliferanti, e sono quindi poco, o per nulla, efficaci sulle cellule staminali del cancro. Occorre quindi trovare terapie che agiscano sulle staminali. E ora la strada è segnata".

"La nostra scoperta - commenta Pelicci - definisce un metodo per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. In questo modo, infatti, le cellule staminali del cancro accumuleranno danno genomico, invecchieranno e moriranno, come fanno normalmente le cellule staminali dei nostri tessuti. Nuovi farmaci che inibiscono il riparo del genoma stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell'uomo. Sapremo nei prossimi 5-10 anni quanto sono importanti nella cura dei tumori".

La ricerca è stata realizzata nei laboratori dell'Ieo, in collaborazione con l'università degli Studi di Milano (dipartimento di scienze biomolecolari e biotecnologie e dipartimento di medicina, chirurgia e odontoiatria) e con l'università degli Studi di Perugia (dipartimento di medicina clinica e sperimentale, policlinico Monteluce). Ed è stata possibile grazie ai finanziamenti dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), del ministero della Salute, di Cariplo e della Comunità europea.
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Amanti del rischio? Forse tutta colpa della dopamina...

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Gli amanti del rischio, o quelli che hanno comportamenti impulsivi e pericolosi, hanno un problema di recettori della dopamina. Lo hanno scoperto ricercatori dell'Universita' Vanderbilt che in un articolo apparso sulla rivista Journal of Neuroscience hanno illustrato i risultati delle loro ricerche. La dopamina (o dopammina) è una ammina biogena naturalmente sintetizzata dal corpo umano. All'interno del cervello la dopamina funziona da neurotrasmettitore, tramite l'attivazione di recettori specifici D1, D2 e D3 subrecettori.

La dopamina è anche un neuro ormone rilasciato dall'ipotalamo. La sua principale funzione come ormone è quella di inibire il rilascio di prolattina da parte del lobo anteriore dell'ipofisi.

La dopamina non può essere utilizzata come farmaco ma viene comunemente somministrato un suo precursore: la L-dopa (profarmaco), che subisce decarbossilazione ad opera dell'enzima decarbossilasi degli amminoacidi aromatici. La dopamina agisce sul Sistema nervoso simpatico causando l'accelerazione del battito cardiaco e l'innalzamento della pressione sanguigna. Gli antagonisti dopaminergici sono farmaci che trovano ampio utilizzo come neurolettico in ambito psichiatrico, mentre agonisti dopaminergici sono usati sia come terapia di prima scelta nel morbo di Parkinson, sia -in misura minore- come antidepressivi.

"Abbiamo scoperto - ha spiegato il principale autore della ricerca, David Zald - che la densità di recettori della dopamina è inversamente proporzionale con l'attitudine dei soggetti a cercare nuove esperienze". La conseguenza di questa condizione è che questi soggetti non riescono a "leggere" tutta la dopamina prodotta dal cervello quando vengono vissute emozioni forti e così il soggetto è spinto a cercarne di nuove e sempre più forti. I ricercatori hanno classificato questi soggetti con il termine "novelty seekers", cioe' cercatori di novita'. "Questa condizione spiega Zald - è soltanto il primo passo verso altre forme di abuso come il consumo di droga o altre forme di comportamenti a rischio".
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28 dicembre, 2008

Bug corretto, modifiche, nuovo gruppo su Facebook!

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Nella giornata di oggi è stato riparato un grosso bug che si era verificato nel sito in merito al caricamento con il browser "Internet Explorer". Per motivi non ancora ben comprensibili, nel caricare la pagina il sito rimaneva "tagliato a metà". Ora dovrebbe essere risolto, ma se avete difficoltà nella navigazione vi preghiamo di contattarci o di lasciare un commento nel sito.

Sono state effettuate alcune "rimozioni" dal sito. Innanzitutto sono stati rimossi i banner di alcuni "amici" in cui non risultavamo più riferimenti verso il nostro sito.
E' stato altresì rimosso il banner che puntava a p2pforum, ma per difficoltà nel caricamento dello stesso da parte loro (uno dei motivi per cui si bloccava il caricamento del sito).

Ho provveduto anche a ridurre il numero dei post che vengono presentati in prima pagina. Prossimamente vi sarà un cambio della grafica del sito, al fine di introdurre novità e renderlo maggiormente professionale.

Infine, una notizia: "Sentieri della Medicina" sbarca su Facebook! Per tutti i lettori registrati su facebook, la pagina dove è possibile richiedere di far parte del gruppo di lettori abituali del sito è raggiungibile al seguente indirizzo: http://www.facebook.com/group.php?gid=42709043051&ref=mf

Approfitto per fare gli auguri di buon natale (in ritardo, mea culpa), di ottimo 2009 (in anticipo, hurrà!) e soprattutto auguri di buone vacanze a tutti i nostri lettori!




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26 dicembre, 2008

Influenza: 500 mila a letto entro fine gennaio ma in soccorso arriva un “Numero Verde”

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L’Australiana è arrivata da tempo ma la sfida con i nostri sistemi immunitari si sta intensificando solo in questi giorni. Il virus quest’anno ha già messo a letto per il Natale 100 mila italiani tra adulti e bambini da zero a quattro anni ed il numero è presto destinato a quintuplicarsi, al giro di boa del Capodanno saranno 500 mila, per raggiungere gradualmente i 5-7 milioni del picco previsto tra metà gennaio e fine febbraio.

Il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che con la sua equipe sta lavorando per un controllo dei casi di virus segnalati, commenta: "È il saldo, per ora, dei casi isolati e delle segnalazioni dei medici-sentinella ma ci attendiamo data la diffusione aggressiva del virus favorita dal freddo continuo ed intenso, un'impennata - avverte Pregliasco - subito dopo il Capodanno, diciamo nella prima settimana di gennaio con 500 mila italiani a letto. Ci aspettiamo il picco tra metà gennaio e fine febbraio e prevediamo da 5 a 7 milioni gli italiani che saranno colpiti dall'australiana, ma accanto all'australiana si faranno sentire i virus di stagione, come i rinovirus, con naso chiuso e raffreddore".

Il virus australiano è "aggressivo, cattivo per la sua diffusione ma i suoi effetti saranno - spiega Pregliasco - nella casistica classica: febbre alta, dolori muscolari, un diffuso e fastidioso senso di stanchezza, inappetenza. Raccomandazioni? In primis, trattare la febbre con accortezza e prudenza usando gli antipiretici per abbassarla e non per stroncarla". E poi, "non prendere antibiotici, star al caldo, mangiare leggero, a esempio brodini ricchi di proteine e richiedere l'intervento del medico solo se dopo 4-5 giorni i sintomi non sono passati per evitare ogni eventuale complicanza".

E per coloro che non sono ricorsi subito alla vaccinazione, il virologo avverte come oramai il tempo sia “passato” ma che ciò non vieti di non attuarla ugualmente: “vaccinarsi è un pò tardi ma nessuno vieta di farla, sebbene tale strategia di difesa esplicherà i suoi effetti soltanto dopo una decina di giorni e quindi il rischio di ammalarsi nonostante il vaccino, durante tale periodo, è piuttosto alto".

Intanto, arriva un’arma in più che permetterà di tranquillizzare le famiglie che si ritrovino in difficoltà per l’influenza: da qualche settimana e fino a tutto febbraio è stato istituito un numero verde che vedrà il maggior numero di chiamate proprio durante questo periodo festivo. Basterà digitare l'803.555, il numero unico a disposizione della Protezione civile regionale per avere le informazioni mediche necessarie in modo da curare l'influenza senza muoversi da casa.

L'iniziativa di Regione, Fimmg, Protezione civile ed Ares118 si chiama «Progetto Influenza» e mette in rete per la prima volta i medici di famiglia che lavorano in gruppo nelle Unità di Cure Primarie (Ucp). Si tratta di circa 3.800 (sul totale di 4.800) tra medici e pediatri di tutto il territorio regionale che sono così raggiungibili in modo diretto nei casi di bisogno. Un servizio molto utile - soprattutto per bambini, persone anziane e sole e per malati cronici - che funziona ogni giorno dalle ore 8.00 alle ore 20.00 e permetterà di coadiuvare l’intervento della guardia medica.

Due sono gli obiettivi principali dell'iniziativa: garantire in questo periodo festivo e per tutto il tempo nel quale imperverserà l'«australiana», un punto di accesso unico e celere al sistema sanitario regionale; potenziamento della rete della medicina territoriale al fine di far diminuire gli accessi che intasano i Pronto Soccorso ospedalieri.

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20 dicembre, 2008

Il corteggiamento? Per la Drosophila è anche una questione di... genetica!

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I ricercatori dell'Università di Hokkaido, in Giappone, hanno dimostrato, utilizzando come modello il moscerino della frutta, l'esistenza di un legame diretto fra dimorfismo sessuale cerebrale e differenze di comportamento di genere e per la prima volta hanno anche identificato il minuscolo cluster di cellule che è responsabile del fenomeno. Ken-ichi Kimura che ha diretto lo studio e firma un articolo in merito pubblicato sulla rivista "Neuron" spiega che "Sebbene precedenti ricerche abbiano identificato un numero ridotto di aree cerebrali che hanno un ruolo centrale nell'avvio del comportamento sessuale, non si sapeva nulla sull'identità dei neuroni e delle loro reti nelle regioni cerebrali preposte alla generazione del comportamento di corteggiamento".

Durante il corteggiamento il maschio di Drosofila manifesta una serie di complessi comportamenti stereotipati: si avvicina a essa facendo vibrare le ali in modo da produrre un "canto" che la attira, evitando che questa si allontani, come altrimenti avverrebbe. Kimura e collaboratori sono riusciti a identificare e manipolare i piccoli gruppi di cellule nel cervello del moscerino coinvolte in questo processo, concentrando l'attenzione sui neuroni che esprimono il gene fruitless (fru) che codifica per una proteina espressa solo nel cervello del maschio.
il gene fru agisce in parallelo con un altro gene chiamato doublesex (dsx) come controllore dell'organizzazione cerebrale del comportamento sessuale.
I ricercatori hanno identificato nel maschio un piccolo gruppo di cellule, chiamato P1, che esprimono fru/dsx e sono determinanti per l'avvio del corteggiamento. Nelle femmine le cellule P1 sono assenti poichè per l'azione di una proteina femminilizzante detta DsxF vengono distrutte.

La manipolazione genetica di alcune femmine di moscerino volta alla conservazione delle cellule P1 provoca la manifestazione del comportamento di corteggiamento maschile, anche se nessun'altra parte del cervello ha subito processi di mascolinizzazione. Kimura spiega "P1 è localizzato nella regione dorsale posteriore del cervello ed è composto da soli 20 neuroni che hanno proiezioni che comunicano con il protocerebro. Abbiamo scoperto che la presenza nel cervello della proteina mascolinizzante Fru è necessaria perché le proiezioni dei neuroni P1 si posizionino in modo corretto". I risultati dimostrano che l'azione coordinata dei geni dsx e fru conferisce la capacità di far innescare ai neuroni P1 il tipico comportamento di corteggiamento maschile.

FONTE: Molecularlab.it

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Spagna: scoperto ceppo HIV con attività più aggressiva

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Ricercatori dell'Istituto di ricerche sull'Aids IrsiCaixa, dell'ospedale Trias y Pujol di Badalona, hanno identificato una variante del virus Hiv-1 (il piu' frequente nel mondo occidentale) che causa uno sviluppo fulminante dell'Aids. Nell'1% dei sieropositivi la malattia avanza in pochi mesi, spiegano i ricercatori. Il virus e' stato rilevato in due pazienti infettati nel 2007 -un uomo di 25 anni e un ragazzo di 15- secondo quanto pubblica Clinical Infectious. Inoltre, e' stato localizzato in altri cinque casi, di cui 4 in Catalogna. "Non sappiamo se sia un focolaio particolarmente virulento, certo e' che quanto piu' cerchiamo, piu' lo incontriamo", ha spiegato Javier Martinez-Picazo dell'IrsiCaixa.

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La rivista "Science" premia le staminali riprogrammate come scoperta dell'anno

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Le cosiddette cellule staminali adulte riprogrammate che regrediscono fino allo stadio embrionale dotate della stessa capacita' di trasformarsi in tutti i tessuti del corpo umano come le embrionali. Questa, secondo 'Science', e' la scoperta piu' importante del 2008. In particolare il prestigioso settimanale apprezza le cosiddette staminali etiche per la loro possibile efficacia nella cura di malattie degenerative come l'Alzheimer, il Parkinson, le distrofie (Sla) senza le implicazioni rappresentate dalle embrionali. Nella classifica anche l'osservazione diretta dei pianeti extrasolari e lo sviluppo di nuovi materiali superconduttori.
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Nato a Londra primo bebe' immune dal cancro al seno ereditario

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Nascera' la prossima settimana in Gran Bretagna il primo bebe' del Regno Unito selezionato 'geneticamente' per non avere il cancro al seno di tipo ereditario. I medici hanno selezionato gli embrioni ed eliminato quelli con un gene ereditario che avrebbe assicurato al nascituro oltre il 50 per cento delle possibilita' di sviluppare il cancro. La madre aveva deciso la selezione degli embrioni perche' il marito aveva una storia devastante, risalente a tre generazioni, legata alla malattia: era lui stesso positivo al gene e la sorella di lui, la madre, la nonna e una cugina avevano tutte avuto il cancro al seno. La coppia ha concepito undici embrioni, di cui 5 sono stati trovati privi del gene. Due di questi sono stati impiantati nel grembo della donna ed uno si e' sviluppato. Adesso il gene cosiddetto BRCA-1 e' stato eliminato dall'asse ereditario della coppia. Per i medici si tratta di un passo avanti che segna una pietra miliare nella lotta al cancro: "E' una tecnica che e' stata migliorata e sviluppata nel corso di pochi anni ed ora potra' esser offerta come ottima opzione alle altre coppie che hanno questa anomalia genetica", ha detto Paul Serhal, il ginecologo che ha avuto in cura la donna. La coppia era una delle tre depositarie della stessa anomalia genetica, che si erano dette disponibili all'esperimento: una donna della coppia non ce l'ha fatta a rimanere incinta, un'altra si e' tirata indietro. Si calcola che in Gran Bretagna circa il 5 per cento dei 44.000 casi diagnosticati ogni anno di cancro mammario siano causati dai geni BRCA-1 e BRCA-2, entrambi diagnosticabili gia' negli embrioni. Secondo i medici, migliaia di casi di tumore potrebbero essere evitati attraverso la diagnosi preimpianto (che in Italia, e' proibita alla legge 40). E pare che in Gran Bretagna molte donne che risultano positive al gene si sottopongano alla mastectomia per evitare il tumore. La 27enne madre britannica, di cui non e' stato rivelato il nome, ha detto che dopo aver visto tutte le donne della famiglia del marito soffrire atrocemente, aveva giurato a se stessa di far di tutto per evitare ai propri figli un simile dolore; ma qualunque figlia femmina fosse nata da lei e il marito avrebbe avuto tra il 50 e l'80 di probabilita' di sviluppare il cancro mammario. "Nel corso delle tre ultime generazioni, ogni donna della famiglia di mio marito ha avuto il tumore al seno, tra i 27 e i 29 anni. Abbiamo pensato che, se ci fosse stato il modo per evitarlo ai nostri figli, era una strada che dovevamo percorrere". Nonostante fossero entrambi fertili, i due si sono sottoposti all'inseminazione in vitro per poter fare la diagnostica pre-impianto. I test sono stati realizzati prelevando una singola cellula dagli 11 embrioni, quando avevano appena tre giorni di vita. Sei avevano il gene del cancro al seno; due di quelli che ne erano privi sono stati impiantati, e uno ha attecchito diventando un feto. La coppia ha anche potuto congelare altri due embrioni sani per un eventuale uso futuro. Ovviamente il nascituro potra' sempre sviluppare un altro tipo di cancro.

FONTE: Agi.it/salute
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16 dicembre, 2008

Arriva da Sidney il vino che aiuta a prevenire le complicanze cardiovascolari

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Viene da Sidney, Australia, il "vino piu' sano del mondo, che ripulisce i vasi sanguigni riducendo il rischio di attacchi di cuore". L'annuncio, dato dal dott. Philip Norrie, si basa su di un esperimento che prevede la creazione di "bottiglie di annata" contenenti vino con una quantità di "resveratrolo", un antiossidante che si trova naturalmente nell'uva e rappresentante il fenolo piu' noto dal punto di vista terapeutico, circa cento volte superiore rispetto al normale valore. Il resveratrolo aiuterebbe a mantenere il flusso sanguigno tenendo le arterie libere dai depositi di grasso e riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari ed un vino infuso con alti livelli dell'antiossidante, che non ha odore ne' sapore, agisce come "un puliscipipe vascolare".

Ha aggiunto in modo entusiasta il creatore di tale bevanda come "Mentre gli effetti positivi di un consumo moderato di vino sono da tempo documentati, l'inclusione di quantita' cosi forti di questa sostanza benefica e' una buona notizia per i bevitori. Non si percepisce nemmeno, e pulisce le arterie mentre si beve".

Il medico ha cominciato a produrre uno "chardonnay" e uno "shiraz", con un tasso di 100 mg per bottiglia di resveratrolo, quanto ne e' contenuto di 70-100 bottiglie di bianco standard, e 15-20 bottiglie di rosso standard. "Debbo sottolineare che ovviamente i benefici si ottengono al meglio con un consumo moderato", ha aggiunto, per scoraggiare chi intenda lanciarsi in un una cura salutista a base di forti bevute.

FONTE: Aduc.it
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Specializzandi in protesta per il taglio alle retribuzioni

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Un esercito di trentamila persona. A tanto ammontano gli specializzandi di medicina in Italia, i cui rappresentanti hanno oggi manifestato sotto il Ministero del Welfare contro l'obbligo alla contribuzione con aliquota piena (24,7%) ad un Fondo Speciale dell'Inps nonostante il contestuale 'obbligo' di contribuzione al fondo generale dell'Enpam. Questa contribuzione doppia, con effetti retroattivi al 2006, grava totalmente (per il 35-40%) sulle retribuzioni previste dai contratti di formazione (1.700 euro medi mensili lordi, cioè dalle 25 alle 28 mila euro lordi annuali), con evidenti risvolti sulle condizioni socio economiche di professionisti la cui età varia tra i 26 e i 32 anni.

"Hanno perfettamente ragione e appoggiamo in pieno la loro protesta contro la doppia ed iniqua contribuzione" ha detto il Rettore dell'Università di Roma Luigi Frati, attuale reggente nonchè Preside della Facoltà di Medicina della capitale. "Abbiamo avuto un tempestivo e positivo riscontro da parte del Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi che si sta sta già adoperando per risolvere la questione".

La protesta degli specializzandi contro "una misura iniqua e ingiusta, adottata dal Ministero del Welfare - ha detto Massimiliano Trapani, dell'Associazione Segretariato italiano medici e specializzandi - per rimpinguare le casse dell'Inps", e' stata sostenuta anche dall'Ordine dei Medici ed Odontoiatri di Roma e dalla FNOMCeO.

"Gli specializzandi sono sfruttati, mal pagati, sottoposti ad orari di lavoro massacranti e per di piu' beffati oggi da una doppia contribuzione per cui con una mano gli si danno dei soldi e con l'altra gli vengono tolti", ha osservato il Presidente dell'Ordine, Mario Falconi per il quale "la protesta di questi giovani riguarda anche la qualita' del lavoro: se il Paese non e' all'altezza di saper investire adeguatamente sugli specializzandi, per i quali oltre che saper essere conta e molto il saper fare, non va da nessuna parte".

E la FNOMCeO, con il suo Presidente Amedeo Bianco ha lanciato un nuovo appello affinchè "l'Inps torni a prevedere per i medici specializzandi una contribuzione ridotta: siamo stati vicini ai 30 mila medici in formazione specialistica, sostenendo le loro buone ragioni contro una circolare dell'Inps. Sono fiducioso e auspico una nuova circolare dell'Inps che preveda l'applicazione dell'aliquota ridotta". E questo - ha concluso Bianco - "e' un primo importante passo su un cammino ancora lungo e difficile, per offrire agli specializzandi di oggi e a quelli di domani una posizione previdenziale solida ed efficace".

Per completezza, riportiamo le informazioni tratte dal sito SIMS.MS riguardo la mobilitazione che ha visto protagonisti gli specializzandi a Roma in questi duri giorni per la capitale:

"" nel corso di una partecipatissima mobilitazione che ha avuto luogo in data odierna a Roma, una delegazione delle due associazioni di categoria è stata ricevuta dal Direttore Generale del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Dott Geroldi, il quale ha dato ampie rassicurazioni relativamente al congelamenti degli effetti della circolare INPS venerdì 19 dicembre. La nota che tradurrebbe tale decisione, come da noi richiesto, sarà mandata per conoscenza al MIUR, di modo che lo stesso possa darne comunicazione agli uffici periferici delle Università. Entro il mese di Gennaio dovrebbe finalmente essere sciolto il nodo dell'interpretazione dell'aliquota da applicare.Nel frattempo, non potendo contare a priori su un parere favorevole agli specializzandi, di concerto con l'ENPAM si cercherà di portare avanti la modifica legislativa per il passaggio nell'unico profilo contributivo ENPAM. Nell'immediato, qualora entro venerdì il congelamento della circolare non avesse riscontro, le associazioni hanno proclamato la ripresa dell'astensione a partire da lunedì 22. Vi daremo maggiori dettagli nelle prossime ore.""

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11 dicembre, 2008

A Cosenza: scandalo falsi infermieri. A Roma: scandalo test di ammissione

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Due filoni di indagine di una inchiesta in corso a Cosenza ha portato all'arresto di 72 persone tra la cittadina calabra e Roma e ad avvisi di garanzia per altre 149 persone tutte accusate a vario titolo di truffa, concussione, corruzione ed esercizio arbitrario della professione. I due filoni sono partite da operazioni di verifica condotte sull'operato di un funzionario della segreteria dell'Università Sacro Cuore di Roma e di un infermiere di Cosenza, entrambi arrestati.

L'indagine ha avuto inizio nel 2007 da una segnalazione attuata da un medico di Cosenza che, stanco dell'incapacità professionale di un infermiere, ha presentato un esposto nel quale si chiedeva di accertare l'autenticità del titolo di studio. I carabinieri del Nas di Cosenza hanno così avviato una serie di accertamenti durante i quali è stato individuato un gruppo di persone che avevano organizzato la vendita di falsi diplomi da infermieri, venduti con prezzi variabili dagli ottomila ai diecimila euro.

In seguito, per dare una parvenza di professionalità e i requisiti base richiesti, si svolgeva un brevissimo corso in un clinica privata, sempre nell'hinterland cosentino.

Oltre che in Calabria i carabinieri hanno compiuto accertamenti anche in altre regioni italiane dove i falsi infermieri avevano trovato lavoro. I carabinieri hanno così accertato l'irregolarità del diploma di altri 34 falsi infermieri, alcuni dei quali svolgevano attività nelle sale operatorie mentre altri erano riusciti persino a fare carriera raggiungendo posti di responsabilità dei reparti.

La truffa è iniziata tra il 1975 e il 1976 ed ora alcuni tra i beneficiari sono già andati in pensione. Oltre agli arresti il gip di Cosenza, Loredana De Franco, ha disposto anche il sequestro dei conti correnti e beni mobili e immobili dei falsi infermieri i quali, secondo gli inquirenti, hanno causato un danno erariale pari a 20 milioni di euro che dovranno risarcire allo Stato.

Indagando sui falsi infermieri gli investigatori si sono anche imbattuti in una probabile compravendita di test di ammissione alla facoltà di Medicina e scienze infermieristiche dell'Università Sacro Cuore di Roma. Un funzionario della segreteria dell'ateneo romano riceveva nel suo studio gli studenti interessati ad acquistare in anticipo di test e concordava il prezzo e le modalità di consegna del materiale. Tuttavia su tale filone vi sono ancora indagini in corso e numerose notizie sono riservate.

Fonte: Iltempo.it

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09 dicembre, 2008

Mtv: una prova mediatica di democrazia

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C'è qualcosa che secondo te non funziona? Ci sono regole che vanno cambiate? MTV ti dà la possibilità di farlo unendoti con tutti gli altri ragazzi per costruire insieme la tua proposta di legge di iniziativa popolare da portare in Parlamento.
Sembra difficile, ma non lo è. In occasione dell'Election Day del 14 aprile ci avevate detto quali erano gli ambiti per voi importanti. Ora è arrivato il momento di costruire tutti insieme qualcosa di tangibile e concreto: una legge. Ed è la Costituzione italiana che ci da gli strumenti per farlo con la proposta di legge di iniziativa popolare. La prima cosa che devi fare è scegliere il tema che ti sta più a cuore tra quelli qui sotto. Saranno poi gli studenti di alcune università a scrivere delle proposte di legge sul tema scelto. Poi potrai proporre delle modifiche alla legge e dirci quella che ti convince di più sempre attraverso il sito. Infine raccoglieremo tutti insieme le 50 mila firme necessarie per portare la proposta in Parlamento. Ma ora è il momento di dirci su cosa vuoi provare a cambiare le cose! Dobbiamo essere in tanti perchè riguarda il futuro di tutti noi e solo tutti insieme possiamo farlo!





Vedo tutto che va in panne
Le cose non vanno e adesso ho voglia di cambiarle
Sento troppe voci e non puoi più insonorizzarle
Alza quel volume e fai vedere che hai le palle

Tocca a me cambiarle
Tutte le parole che mi vogliono distrarre
Posso disturbare?
Qua sembra tutto troppo grande
Ma sono qua fuori e sto salendo già le scale

Alza quella testa e fai vedere che hai carattere (1 per la svolta, 0 per le chiacchiere)
Perché le cose qui non vanno e io continuo ad andare a sbattere (2 per la svolta, 0 per le chiacchiere)
Tempo di cambiare adesso butta giù le maschere (3 per la svolta, 0 per le chiacchiere)
Perché le cose qui non vanno e adesso tocca a te combattere (4 per la svolta, 0 per le chiacchiere)

Tocca a te, tocca a noi, tocca a te, tocca a noi, tocca a te, tocca a noi, tocca a te, tocca a noi...

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08 dicembre, 2008

Catania: scandalo in facoltà di Farmacia , 15 vittime in pochi anni

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L'ultima è stata una ragazza di 24 anni, della provincia di Ragusa. Quando ha letto sul giornale di quante persone avesse inghiottito quel laboratorio di Farmacia, adesso chiuso su disposizione della magistratura, sua madre ha preso il coraggio a due mani e ha chiamato l'avvocato Santi Terranova. "Anche mia figlia ha studiato in quel posto, per due anni - ha detto in lacrime - si è ammalata e adesso è morta. Aveva solo 24 anni". E così, il già lungo elenco di vittime del laboratorio dei veleni dove per anni studenti, ricercatori, professori, tecnici e personale amministrativo hanno respirato fumi e maneggiato sostanze altamente tossiche, "in valori superiori di decine e anche di centinaia di volte ai limiti fissati per i siti industriali", come scrivono i pm, si è ulteriormente allungato: le vittime sono diventate 15, gli ammalati oltre venti.

Un numero ancora difficile da definire visto che, oltre alle persone che via via si fanno coraggio e si aggregano a quella sorta di comitato di familiari di vittime del laboratorio di farmacia dell'Università di Catania, che si è radunato attorno all'avvocato Terranova, sono in tanti quelli che negli ultimi giorni hanno telefonato direttamente alla Procura della Repubblica di Catania. E Carla Santocono e Lucio Setola, i due sostituti incaricati della delicata inchiesta dal procuratore Vincenzo D'Agata, si sono ritrovati a parlare con persone ammalate, in stadi più o meno avanzati, che si sono dette disponibili ad aggiungere altri elementi all'inchiesta e a raccontare le loro storie.

Storie del tutto simili a quella di Emanuele Patanè, il 29enne ricercatore che prima di morire per un tumore al polmone ha affidato al suo diario il drammatico racconto di quei suoi anni di lavoro in un ambiente killer e dell'ultimo stadio della sua malattia vissuta nell'assoluta indifferenza di quanti, vertici dell'Università e responsabili della Facoltà, ben sapevano non solo del mancato rispetto delle più elementari norme a tutela della salute ma anche della già lunga lista di vittime e di ammalati. Come dicono gli stessi magistrati negli atti dell'indagine che ha già portato al sequestro del laboratorio, e all'invio di otto avvisi di garanzia per disastro ambientale nel troncone d'inchiesta che presto verrà unificato con quello per omicidio colposo plurimo.

"La cosa che colpisce moltissimo - osservano in Procura - è la giovane età di gran parte delle vittime: quasi tutti ragazzi tra i venti e i trent'anni". Che in quel laboratorio si specializzavano o affrontavano le loro esperienze di dottorato o di ricerca.

Per il 19 dicembre è già stato fissato l'incidente probatorio per stabilire se le falde acquifere e il terreno circostante il laboratorio di Farmacia siano inquinati dai veleni che, come ha già accertato l'inchiesta, venivano smaltiti dai normali scarichi di lavabi e gabinetti. Poi sarà la volta della penosa quanto delicata sfilata dei testimoni, i familiari delle vittime, ma soprattutto gli ammalati, quelli che ancora lottano contro il male che li ha aggrediti in quelle stanze. E proprio per cristallizzare in questo momento le loro dichiarazioni, certamente decisive per l'accertamento delle responsabilità, l'avvocato Terranova ha chiesto alla Procura un secondo incidente probatorio, che consenta di ascoltare immediatamente le persone ammalate nel timore che non tutte potrebbero essere in grado di affrontare un interrogatorio nei tempi lunghi, previsti dal normale iter delle indagini.

Quello che colpisce, ancora una volta, a Catania è il silenzio assoluto che avvolge la vicenda. Con le lacrime agli occhi, i familiari delle vittime dicono di essersi decisi a denunciare solo ora perché sempre dissuasi dal mettersi contro i "poteri forti", gli studenti in queste settimane sballottati da un plesso all'altro dopo il sequestro dell'edificio, esprimono sgomento. Tacciono ancora i vertici della Facoltà a cominciare dal preside Giuseppe Ronsisvalle. Parla, ieri, per la prima volta il presidente della Regione Raffaele Lombardo che, a Catania per fare il punto sullo stato della sanità siciliana, commenta così la vicenda del laboratorio della morte: "È una vicenda gravissima, che mi ha inquietato ed amareggiato enormemente. Non è che ci vuole la Regione o la polizia che controlli. Ci vuole la coscienza di chi sa e magari chiude un occhio facendo correre un rischio e facendo perdere la vita agli altri, che magari non lo sanno o sono costretti a farlo per ragioni di carriera o addirittura di lavoro e di vita".

FONTE: Repubblica.it (some right reserved to them)

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Staminali: sperimentate nuove tecniche contro l'HIV

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Riportare le cellule della pelle prelevate da un paziente affetto da Hiv a uno stadio simile a quello delle staminali e poi reimpiantarle nello stesso paziente per eliminare il virus. La tecnica e' ancora in di sperimentazione sui topi, ma secondo Gerhard Bauer, che presentera' i primi risultati della sua ricerca oggi al cinquantesimo congresso della Societa' americana di Ematologia a San Francisco, e' possibile. Bauer sta lavorando da piu' di dieci anni a questa tecnica insieme al collega Joseph Anderson: l'obiettivo e' identifciare geni anti-Hiv e inserirli nelle cellule staminali prodotte dalla pelle. Al convegno sara' presente anche il suo team dell'Istituto Uc Davis - cure rigenerative - di Sacramento, con il quale presentera' in dettaglio lo sviluppo della sperimentazione fatta sul topo e che consente una sperimentazione genetica in clinica per domostrare la sicurezza del metodo. Bauer spera di poter aprire cosi' la strada per la sperimentazione clinica sull'uomo entro cinque anni. ''Le cellule trasformate, chiamate staminali pluripotenti, sono in grado di differenziare vari tipi di cellule, come le staminali ematopoietiche che si trovano nel midollo osseo e che producono vari tipi di cellule immunitarie. Il prossimo passo e' un test sull'uomo'', ha affermato Bauer.

FONTE: Aduc.it
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Scoppia dall'Irlanda il caso "carne di maiale alla diossina", Italia a rischio?

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Scoppia dall'Irlanda lo scandalo del maiale alla diossina. Carne di maiale infettata da diossina, composto altamente cancerogeno, con concentrazioni 100 volte superiori ai limiti consentiti, sono state scoperte e denunciate dall'agenzia irlandese per i controlli e la sicurezza alimentare (Fsa) che ha inviato all'Unione Europea l'elenco dei Paesi europei che hanno effettuato importazioni, ricevendo container con carne prodotta in Irlanda e potenzialmente contaminata. Ul capo del servizio veterinario di Dublino, Paddy Rogan, ha reso noto che sono tra 20 i 25 i Paesi che potrebbero aver ricevuto carne contaminata.

La commissione europea ha tuttavia emanato un comunicato secondo cui: "La Commissione sta seguendo con grande attenzione questo caso di contaminazione e i provvedimenti che sono stati presi ritirando dal mercato la carne di maiale potenzialmente contaminata". Per la Fsa a provocare la contaminazione sarebbe stata una partita di mangime utilizzato in alcuni allevamenti di suini e sarebbe partita dal mese di settembre.

Il Ministero della Salute italiano si è immediatamente attivato disponendo tutti i controlli necessari sulla carne di maiale proveniente dall'Irlanda e per riscontrare eventuali contaminazione da diossina. Attivate anche le Regioni e i Carabinieri dei Nas, nuclei anti sofisticazioni che avranno il compito di rintracciare le partite di carne di maiale irlandese ed eventualmente distruggerla. Il rintracciamento delle carni irlandesi non dovrebbe essere difficile ma è difficile pensare che tutte le partite di carne contaminata possano essere effettivamente ritrovate e fermate prima della messa in vendita, specialmente se saranno smerciate in zone più povere del paese dove l'acquisto di alimenti deprezzati è molto rapido.

Il direttore della sicurezza alimentare del ministero del Welfare Borrello ha minimizzato, parlando di "modestissime quantità importate a differenza dei flussi di carni bovine da Olanda o Belgio dai quali ci sono Importazioni maggiori".

FONTE: Italia-news.it
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02 dicembre, 2008

SRC-2 e regolazione genica della glicemia

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Sull'ultimo numero della rivista "Science" è comparso un articolo nel quale si sostiene che un coattivatore dell'espressione genica SRC-2 (steroid receptor-2) rivesta un ruolo cruciale nella regolazione della glicemia. Bert W. O'Malley, docente di biologia cellulare presso il "Baylor College of Medicine" , in collaborazione con il Medical Center della Duke University di Durham nel North Carolina, ha infatti dimostrato su cavie murine che la mancanza del gene causi un crollo della glicemia e la morte in breve tempo in caso di digiuno anche di un solo giorno.

I ricercatori han potuto chiarire che a livello molecolare la mancanza del gene SRC-2 impedisce a un importante enzima di convertire lo zucchero immagazzinato nel fegato in una forma che possa circolare nel torrente sanguigno, e tale condizione potrebbe avere implicazioni soprattutto per la patologia nota come "Morbo di Von Gierke", che determina gravi effetti se non viene riconosciuta e trattata in tempo.

La ricerca di O'Malley e colleghi, ha chiarito che l'SRC-2 agisce insieme con un recettore ROR-Alfa, o NR1F1, per influenzare l'attività delle enzima glucosio-6-fosfatasi, che converte il glicogeno presente nel fegato in glucosio.

Ricerche approfondite in tal senso potrebbero ipoteticamente aprire la strada ad un controllo "esterno" della quantità di glucidi liberata dal fegato con la glicogenolisi e potrebbe dunque fornire dei supporti terapetici per il controllo della glicemia, in particolare per coadiuvare le terapie improntate per pazienti sofferenti di insulinomi o iperinsulinemie fisiologiche.

FONTE: MolecularLab.it
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Omomyc, una nuova proteina potrebbe aiutare a combattere il tumore

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Una piccola proteina, chiamata Omomyc, potrebbe aprire uno spiraglio per una cura del cancro efficace e priva degli effetti collaterali delle attuali terapie. La scoperta è attribuita dalla rivista "Nature" ai ricercatori Sergio Nasi e Laura Soucek, ricercatori presso l'Istituto di Biologia e Patologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma.

Sergio Nasi, autore dell'articolo pubblicato su Nature che riporta la scoperta, spiega "La proteina Myc è protagonista nello sviluppo della gran maggioranza dei tumori nell'uomo ma è stata sempre trascurata come bersaglio terapeutico, per due motivi: Myc è una sorta di direttore d'orchestra della crescita dei tessuti anche di quelli sani e si pensava che la sua inibizione avesse effetti devastanti sull'organismo, uccidendo anche le cellule normali. Inoltre non c'erano prove che colpire Myc, cosa tutt'altro che facile, fosse efficace contro il cancro"

"Myc" espleta la sua funzione associandosi ad un'altra proteina chiamata Max; il complesso Myc/Max interagisce con altre molecole sul DNA e regola l'attività di moltissimi geni. Modificando la proteina Myc, sostituendone 4 aminoacidi in punti chiave, i ricercatori del CNR hanno ottenuto l'Omomyc, proteina inibitrice del legame tra Myc e Max. L'attività di Myc viene così reindirizzata divenendo un efficace oncosoppressore.

Nell'articolo pubblicato vengono anche riportati i risultati di uno studio, frutto della collaborazione tra il gruppo del CNR ed il gruppo di Gerard Evan dell'Università di San Francisco, che mostra come l'inibizione di Myc possa rappresentare una terapia efficace e sicura. Utilizzando il modello murino i ricercatori hanno dimostrato che "sebbene l'inibizione di Myc in animali sani rallenti la proliferazione di tessuti in rapida rigenerazione come la pelle ed i villi intestinali, i topi continuano a godere di buona salute. Inoltre, tali effetti collaterali sono ben tollerati e rapidamente reversibili in quanto le anomalie spariscono rapidamente se si spegne Omomyc".

Per quanto riguarda i tumori "In presenza di Omomyc, non solo non si sviluppa più il cancro al polmone ma addirittura, se si accende questa proteina in topi che avevano precedentemente sviluppato il cancro al polmone, anche in stadi molto avanzati, i tumori regrediscono rapidamente fino a scomparire".

I risultati di questo studio pongono le basi per ideare terapie con minori effetti collaterali a danno dell'organismo del paziente. "L'idea è che sia possibile una cura non distruttiva. Un farmaco che bersagli la proteina Myc potrebbe rappresentare una terapia efficace e con minori controindicazioni".

FONTE: Molecularlab.it


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Cina: il bilancio dei bambini intossicati da melamina sale a 294000, con 6 decessi accertati

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Sebbene le cronache nazionali non ne abbiano più parlato, non si arresta il caso di inquinamento del latte alla melamina e relativi effetti tossici attuati sui neonati cinesi. Il ministero della Sanità del paese asiatico ha infatti recentemente rivisto con un forte rialzo il bilancio relativo al numero di pazienti coinvolti. Con una notizia apparsa sul sito internet governativo il 1 dicembre, il governo cinese ha precisato che non sono più 53.000 ma ben 294.000 i bambini malati per aver assunto prodotti al latte contaminato. Di questi, 51.900 sono stati ricoverati e degli 861 ancora in ospedale, 154 sono tuttora gravi, tanto da non poter escludere che il numero dei morti possa salire. Inoltre, è stato confermata la morte sempre legata alla tossicità della melamina, di sei bambini, mentre finora si era parlato soltanto di quattro decessi. Le nuove allarmi cifre danno una dimensione più ampia dello scandalo che ha creato psicosi nel Paese e un'ondata di ritiri di prodotti al latte in tutto il mondo.

FONTE: Aduc.it
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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