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AFORISMA DEL GIORNO

25 agosto, 2015

SkinVision Melanoma: l'App (a pagamento) per controllare con uno smartphone i propri nei...

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La ricerca e la prevenzione sono due fattori importantissimi da valutare per quanto concerne alcune patologie oncologiche devastanti. E' quasi superfluo parlare del melanoma, una dei tumori più aggressivi e purtroppo maggiormente gravati da elevata mortalità, proprio a causa della difficoltà nel riconoscerli in tempo e nel prevenire, con una rapida diagnosi, la possibilità di complicanze molto gravi. Per questo la startup nel settore della Digital Health SkinVision ha elaborato una tecnologia per smartphone basata su algoritmi visivi per tracciare il cambiamento dei propri nei nel tempo. A partire dal lancio nei principali app market nel 2011 l’applicazione “SkinVision – Melanoma” attualmente è stata scaricata da circa 200000 volte tra gli utenti Android e quelli iOS. Il funzionamento è semplice: basta scattare una foto al neo e attendere che l’app effettui un’analisi a livello visivo, allo scopo di identificare ingrandimenti sospetti come un melanoma, il tipo di cancro da cui prende nome l’applicazione.

Ecco alcune dichiarazioni del CEO Dick Uyttewaal durante la conferenza di presentazione del prodotto: ""Il cancro della pelle si sviluppa in modo caotico e potenziali nei sospettu sono identificati sulla base di segni di crescita non naturale. L'algoritmo all'interno della valutazione online del cliente è basato sul rilevare i segni di crescita non naturale delle lesioni cutanee e si basa su una metodologia matematica applicata alla biologia e chiamata "geometria frattale". L'algoritmo attualmente esamina sette criteri diversi e verrà ulteriormente migliorato sulla base della continua crescita nel nostro database (attualmente superiore a 1 milione di immagini). Un neo cangiante (colore, dimensioni, simmetria, ecc), è un chiaro segno che qualcosa non va e che la persona dovrebbe farsi visitare immediatamente da un dermatologo""

I nei sono classificati utilizzando un semplice sistema identificativo “a semaforo” (utilizzando quindi i colori verde, arancione, e rosso a seconda del rischio).

Ma quanto accurata è la tecnologia di SkinVision per identificare il melanoma? Secondo Uyttewaal è tanto precisa quanto “l’occhio medio di un dermatologo”; c’è anche da dire che si tratta dell’unica app cancer detector ad aver ottenuto la certificazione CE in Europa.

In tal senso dichiara Dick Uyttewaal, CEO della SkinVision, ""Studi medici dimostrano che la sensibilità del dermatologo nel diagnosticare ad occhio nudo un melanoma varia dal 70 al 90%, mentre uno studio del 2014 condotto dall'università di Ludwig Maximillian dimostra come la nostra App abbia una percentuale di efficacia nel diagnosticare melanoma rischiosi fino al 83% del totale, e una sensibilità nel diagnosticare melanoma certamente trasformati del 92%.""

La compagnia di Digital Health ha un fatturato totale che si aggira tra i 5 e i 6 milioni di €, e dal momento del lancio iniziale, la startup di Uyttewaal si è evoluta in una vera e propria “solutions platform“, che monetizza il proprio software attraverso vari modelli di abbonamento – che possono dipendere in base al Paese. È possibile provare l’app senza abbonamento per i primi 30 giorni, ma molti utenti si sono lamentati che bisogna comunque pagare una quota anche per il trial. Secca la replica dai vertici della società, rivendicando il proprio diritto a commercializzare un bene che possa tutelare la salute pubblica per ripagare i costi del suo sviluppo, ma non escludendo in futuro la possibilità di una App "Freemium" qualora questa possa avere una diffusione ancora maggiore.


FONTE: Androidiani

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20 luglio, 2015

[SPECIALE ESTATE] - Allarme zanzare, la Aedes Albopictus sempre più diffusa, come difendersi

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La Aedes albopictus, conosciuta come Zanzara Tigre
gli esperti prevedono una diffusione massima a partire
dalla prima settimana di Agosto.
L'inverno appena trascorso ci ha dato l'assaggio di come il clima stia cambiando. Certo, non si possono prendere i dati un solo anno per fare statistiche corrette, però anche annate così possono aiutarci a capire alcuni fenomeni importanti. Il processo, sebbene sia molto lento, si ripercuote anche sul numero e sul comportamento degli insetti. Negli ultimi 50 anni, complice l'accumulo di gas serra, la temperatura è aumentata in media di un grado. E più recentemente si è assistito a quello che i meteorologi definiscono "tropicalizzazione del clima", un fenomeno che ha portato piogge di particolare intensità, concentrate in pochi periodi dell'anno e alternate a mesi di siccità. Gli esperti confermano questa tendenza ed entro il 2100 prevedono un aumento di 4-5 gradi della temperatura del pianeta e un progressivo inaridimento dell'area mediterranea .

Sebbene le oltre 3.500 specie di zanzare presenti sul nostro Pianeta siano distribuite un po' dappertutto, al di fuori dell'Antartide, la loro massima concentrazione è ancora oggi rilevabile nei luoghi più caldo-umidi dell'Africa e dell'Asia. A causa delle modifiche del clima, però, nei prossimi anni l'habitat potrebbe divenire ancora più favorevole alle zanzare anche alle nostre latitudini con un loro incremento numerico e la loro presenza per periodi più lunghi. Nei momenti di pioggia intensa si formeranno ristagni d'acqua e questo favorirà la riproduzione delle zanzare. Inoltre, l'aumento della temperatura renderà l'inverno meno rigido, facilitando la loro sopravvivenza. Nel prossimo futuro saremo costretti a una scomoda convivenza con popolazioni di zanzare di nuova introduzione anche nel nostro Paese, attive anche nella stagione invernale. Introdurre nuove specie è sempre più a rischio, lo dimostra la Aedes albopictus, nota come Zanzara Tigre e la new entry Aedes koreikus o zanzara coreana, al momento presente nel Veneto anche sopra i 1000 m slm.

I cambiamenti climatici potrebbero divenire un problema reale dal punto di vista sanitario a causa della diffusione di alcune malattie infettive, in particolare quelle veicolate dalle zanzare. Un esempio è la malaria che colpisce soprattutto le popolazioni più povere del pianeta, debilitate dalla malnutrizione e dalle malattie. Anche se oggi rispetto a qualche anno fa il numero di morti per Malaria è diminuito di un quarto, secondo le previsioni pubblicate su un'autorevole rivista scientifica (The Lancet), la malaria è destinata ad aumentare del 16-28% entro la fine del secolo. Il paese in assoluto più a rischio è l'Africa, dove si prevede non solo un aumento della sua diffusione, ma anche un cambiamento delle modalità di propagazione. Si osserva anche una migrazione delle zanzare malariche verso gli altipiani dell'Africa orientale e un vistoso aumento delle zanzare a seguito della deforestazione e della modificazione delle coltivazioni che, a causa delle irrigazioni fornirebbero l'acqua necessaria al loro sviluppo. La comunità scientifica è molto attenta a questo problema e si spera che la ricerca possa portare presto nuovi farmaci e soluzioni. L'introduzione di nuove specie aumenta anche i rischi di diffusione di malattie fino a qualche anno fa assenti in Europa, come per esempio la Chikungunya e il Dengue trasmessi da Zanzara Tigre e da una sua stretta cugina Aedes aegypti (più famosa perché vettore di febbre gialla nei Paesi a clima Tropicale).

La Zanzara Tigre è di colore scuro, con fasce bianche sulle zampe e una linea bianca sul dorso. Così battezzata per la sua aggressività più che per le striature (il suo vero nome è Aedes albopticus), si è diffusa in Italia negli ultimi anni e ha colonizzato le città favorita dai cambiamenti climatici (l'ambiente caldo umido rappresenta la condizione ideale). È arrivata dall'estremo Oriente, trasportata con il commercio di pneumatici usati, dove sotto forma di uova dormienti riesce a superare lunghi periodi di siccità. Una volta che i copertoni saranno accatastati in un piazzale, però, basta una semplice pioggia perché l'acqua stagnante permetta alle uova di schiudersi dando origine alle larve che in pochi giorni sfarfalleranno come giovani e affamate zanzare.

Nei primi anni della sua presenza in Italia, la Zanzara Tigre era ritenuta un "potenziale" vettore di diffusione delle malattie di origine tropicale. L'epidemia di Chikungunya che nel 2007 ha interessato un'ampia area della Romagna, ha costretto le autorità a modificare questa definizione e oggi la Zanzara Tigre è annoverata tra le specie con "confermata" capacità di trasmettere Virus. Questo suo nuovo ruolo la rende "sorvegliata speciale" sia sul piano ambientale sia sanitario. Il controllo delle popolazioni di questa zanzara è comunque indispensabile anche per la qualità della vita di chi vive in aree infestate: le sue punture procurano spiacevoli irritazioni e gonfiori sulla pelle.

Quante zanzare ci sono? Migliaia? Milioni? Non è facile rispondere a questa domanda, ma se si pensa che in una notte una trappola disposta vicino a una risaia può catturare oltre 200.000 zanzare non è sbagliato ipotizzare cifre impronunciabili: le zanzare sono miliardi di miliardi. Le specie note sono circa 3.200, di cui 70 sono quelle identificate in Italia. Tra queste ultime solo 10 sono in grado di pungere l'uomo. Sono le femmine a pungere, i maschi invece si nutrono di liquidi zuccherini che trovano nelle corolle dei fiori, trasportando il polline di fiore in fiore proprio come le api. Le femmine hanno bisogno di nutrirsi di sangue per consentire la maturazione delle uova che ogni specie depone in quantità variabili da 200 a un migliaio. Le uova vengono deposte in agglomerati galleggianti (Culex), oppure singolarmente sul pelo dell'acqua (Anopheles) e in luoghi asciutti (Aedes).

La natura ha dotato le zanzare di un apparato boccale munito di uno stiletto, che in certi casi è lungo quasi quanto il corpo dell'insetto ed è in grado di "perforare" gli indumenti, soprattutto se attillati. Un dato curioso è che la femmina punge fino alla sazietà, che raggiunge dopo aver succhiato una quantità di sangue variabile da 2,8 a 4 mg (pari a 1,5 volte il proprio peso).
A loro volta le zanzare sono preda di uccelli insettivori, rane, libellule, rettili, per i quali costituiscono un alimento altamente nutritivo. Il loro contenuto proteico, infatti, può superare il 40%, oltre il doppio di quello di una normale bistecca.
Identikit della zanzara

Famiglia di appartenenza: Culicidi
Distribuzione: in tutto il pianeta, poli inclusi
Lunghezza massima: 1,5 mm
Peso: 2-2,5 mg
Velocità di spostamento in volo: 1,5-2,5 Km/h
Durata della vita: fino a 4 settimane all'aperto, qualche mese in stanze chiuse.
Quali rischi si corrono?

Tra le specie di maggior interesse vi sono:

-    Culex, la zanzara comune che punge di notte, attirata dall'emissione di anidride carbonica (respirazione), dalla sudorazione e dalla classica lampada accesa;
-    Anopheles, che nelle regioni tropicali può trasmettere la malaria;
-    Aedes caspius, la zanzara delle paludi e delle risaie;
-    Aedes albopictus (Zanzara Tigre), che è particolarmente aggressiva e punge in pieno giorno.

Il fastidio delle puntura è causato dall'iniezione di un liquido irritante che mantiene il sangue fluido (svolge un'azione anticoagulante). Soprattutto nei paesi subtropicali le zanzare possono trasportare microrganismi patogeni: dai plasmodi della malaria (Anopheles), al virus amarilico, responsabile della febbre gialla (Aedes aegypti), al virus della Dengue e della Chikungunya (Aedes aegypti e Aedes albopticus). In Italia il rischio di contrarre malattie trasmesse dalle zanzare è assai ridotto rispetto ai paesi tropicali, ma alcune malattie possono rappresentare un problema reale e quindi non va mai abbassata la guardia. È il caso della Filaria, della West Nile disease, della Chikungunya. Alcune di queste malattie interessano anche gli animali domestici. Oltre ai rischi per la salute, le zanzare possono causare danni al turismo e all'industria alimentare. Ad esempio le loro punture sono un problema per gli allevamenti di maiali (in particolare in Piemonte e Lomellina), perché compromettono la qualità dei prosciutti.

E se la prevenzione non basta? Purtroppo, benché utile e fondamentale, un'attenta attività di prevenzione non è sufficiente a proteggere completamente dalle zanzare. Poche larve sopravvissute possono dare vita a una nuova generazione di zanzare adulte che a loro volta si riproducono generando migliaia di zanzare. Per una protezione totale bisogna integrare diversi sistemi di lotta, completando l'attività di prevenzione con l'utilizzo di insetticidi e repellenti per eliminare e allontanare le zanzare adulte. La prevenzione, infatti, comprende un insieme di misure cautelative che possono ridurre al minimo la presenza delle zanzare, ma è sufficiente un'anomalia climatica imprevista (per esempio un periodo di pioggia più intenso o più lungo) per creare le condizioni favorevoli alla loro moltiplicazione e vanificare gli interventi di prevenzione.

La soluzione ideale per assicurare la massima protezione è di rafforzare le misure di prevenzione con l'uso combinato di prodotti larvicidi e adulticidi. I primi interrompono il ciclo riproduttivo, disinfestando i ristagni d'acqua, i secondi debellano le zanzare adulte volanti e ne limitano la propagazione.

Per vincere le zanzare bisogna utilizzare in modo congiunto diversi sistemi di lotta:

    evitare il contatto con l'insetto, facendo ricorso a metodi sia fisici (zanzariere, indumenti...) sia chimici o naturali (repellenti cutanei);
    agire sull'ambiente domestico per debellare le zanzare e tenerle lontane, utilizzando i prodotti appositamente studiati per la casa, oppure per il giardino e il balcone;
    curare tempestivamente la puntura per calmare il disagio (prurito) ed evitare ogni possibile complicazione (infezioni cutanee provocate dallo sfregamento)

La zanzara Tigre è più piccola delle altre zanzare e predilige le raccolte di acqua stagnante (sottovasi, tombini, recipienti di ogni tipo in cui si raccoglie l'acqua piovana), dove si riproduce con grande rapidità. Dopo ogni puntura la Zanzara Tigre può deporre fino a 100 uova (in asciutta) che, una volta sommerse dall'acqua (piovana o artificiale), si schiudono con un ciclo brevissimo.

Le larve diventano adulte (nel periodo estivo circa in una settimana) e ogni esemplare in una stagione può generare migliaia di figli, nipoti e pronipoti aumentando rapidamente la popolazione di insetti circolanti. In Italia le uova deposte in autunno possono sopravvivere alla stagione invernale e schiudersi in primavera, quando vengono coperte d'acqua per via delle piogge.

La Zanzara Tigre punge di giorno all'aperto, soprattutto nelle ore più fresche della giornata, preferendo gambe, caviglie e viso. Può penetrare anche negli edifici e raggiungere i piani più alti, mentre di notte riposa tra la vegetazione più bassa.

In Italia nel 2007 (in Emilia-Romagna) si sono verificati casi di trasmissione di una malattia tropicale trasmessa dalla Zanzara Tigre all'uomo (Chikungunya) ma al di là del rischio sanitario, questa zanzara è importante perché la sua puntura provoca gonfiori che danno prurito e sono spesso molto fastidiosi.

FONTE: 3BMETEO
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01 luglio, 2015

L'offensiva del Governo sulla Sanità, tagli su tutto per risparmiare 2,3 miliardi di euro

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E’ pronto il nuovo testo dell’intesa Stato Regioni per la riduzione di 2,352 miliardi di euro del fondo sanitario a decorrere dal 2015. Il nuovo testo è all’ordine del giorno della seduta di domani della Stato Regioni anche se alcuni rumors paventano un possibile slittamento dell’intesa alla prossima settimana in sede di Conferenza Unificata.

Le voci toccate dalla manovra, attesa a inizio anno, ma ormai da applicare, almeno per quest’anno, in soli sei mesi visti i continui slittamenti, sono beni e servizi (788 milioni), dispositivi medici (550 milioni), specialistica (106 milioni), riabilitazione (89 milioni), riduzione ricoveri in case di cura private con meno di 40 letti (12 milioni), riduzione spese per primariati (68 milioni), riorganizzazione della rete assistenziale pubblica e privata (130 milioni), riduzione finanziamento farmaceutica (308 milioni) e riduzione investimenti in corso (300 milioni).

Resta il fatto che l’intesa lascia comunque libere le Regioni di trovare misure alternative ai tagli indicati, purché si rispetti l’ammontare complessivo previsto dall’intesa.

Alle misure contemplate ai fini del raggiungimento dei 2,352 miliardi di risparmi, vanno poi aggiunti ulteriori risparmi per 500 milioni l’anno derivanti dall’introduzione dei prezzi di riferimento per tutti farmaci con la revisione del prontuario già prevista dal Patto per la Salute e dalla rinegoziazione del prezzo dei biotecnologici con brevetto scaduto.

Questi 500 milioni di euro, che scatteranno appieno solo dal 2016 (salvo i risparmi eventualmente possibili se sarà rispettata la data del 30 settembre 2015 indicata come termine per l’Aifa per la revisione del prontuario) non è però chiaro se andranno ad aumentare di fatto il “taglio” alle risorse per il Ssn o se saranno invece risparmi da reivestire come previsto dal Patto per la Salute.

Ecco le misure nel dettaglio.

Beni e servizi: Si prevede la rinegoziazione dei contratti di acquisto in essere, compresi i contratti di concessione di costruzione e gestione, per raggiungere uno sconto medio del 5% su base annua.

Risparmio previsto: 788 milioni nel 2015, 795 nel 2016 e 799 nel 2017
 
Dispositivi medici: Per i dispositivi medici si prevede ugualmente la rinegoziazione dei contratti, ma non si indica una percentuale media di sconto fermo restando il tetto del 4,4%. Viene poi  individuata la previsione di tetti di spesa regionali, fermo restando quello nazionale, da fissare coerentemente con la composizione pubblico privata dell’offerta, secondo modalità da definirsi nell’ambito di un tavolo tecnico Stato Regioni.

Viene poi previsto che le aziende produttrici di dispositivi medici dovranno concorrere, fin dal 2015, in proporzione all’incidenza del proprio fatturato sul totale della spesa, al ripiano dell’eventuale sfondamento del tetto programmato in misura del 40% per il 2015, del 45% nel 2016 e del 50% nel 2017.

Sempre in tema di dispositivi medici si valuta anche il possibile impatto (senza però quantificarlo) che deriverà dall’obbligatorietà per gli enti della P.A. di fatturazione elettronica in vigore dal 31 marzo 2015. Le fatture elettroniche consentiranno di rilevare il codice di repertorio, la quantità ed il prezzo dei dispositivi medici venduti agli enti del SSN.

E proprio per monitorare il flusso della fatturazione diventerà operativo presso il Ministero della Salute l’osservatorio prezzi dei dispositivi medici per il supporto ed il monitoraggio delle stazioni appaltanti, con il compito di controllare la coerenza dei prezzi a base d’asta rispetto ai prezzi di riferimento definiti da ANAC o ai prezzi unitari disponibili nel flusso consumi del Sistema informativo e statistico del Ssn.

Risparmio previsto: 550 milioni nel 2015, 792 nel 2016 e 918 nel 2017

 Appropriatezza. Prestazioni specialistiche inappropriate a carico del cittadino e penalizzazioni per medici che le prescrivono
E’ un altro dei pilastri della manovra. Governo e Regioni sono convinti che si possa incidere su prestazioni specialistiche e riabilitative non necessarie ma prescritte ugualmente dai medici. Sarà un decreto ministeriale ad individuare, entro 30 giorni dall’intesa, le condizioni di erogabilità e le indicazioni prioritarie per la prescrizione appropriata delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale ad alto rischio di inappropriatezza.

Al di fuori delle condizioni di erogabilità le prestazioni saranno poste a totale carico dell’assistito. All’atto della prescrizione, il medico dovrà riportare al lato della prestazione prescritta l'indicazione della condizione di erogabilità o indicazione prioritaria.

Saranno anche attivati controlli ad hoc e qualora risulti che un medico abbia prescritto una prestazione senza osservare le condizioni e le limitazioni citate, l'azienda sanitaria locale o l’azienda ospedaliera, dopo aver richiesto al medico stesso le ragioni della mancata osservanza, ove ritenga insoddisfacente le motivazioni addotte, adotterà i provvedimenti di competenza applicando nei confronti del medico dipendente del Ssn una riduzione del trattamento economico accessorio nel rispetto delle procedure previste dal contratto nazionale e nei confronti del medico convenzionato con il Ssn  una riduzione della quota variabile mediante le procedure previste dall’accordo collettivo nazionale di riferimento.

Sanzioni anche per il direttore generale di Asl o ospedale che non abbia applicato le misure penalizzanti ai medici da valutare al momento della verifica dei risultati di gestione.

Su questo le Regioni avevano proposto misure più penalizzanti per i medici andando a incidere sul loro patrimonio, ma la misura non è stata accolta dal Governo come molte altre proposte regionali.

In relazione a questi interventi le Regioni saranno poi tenute a ridefinire i tetti di spesa annui degli erogatori privati accreditati delle prestazioni di specialistica ambulatoriale assicurando un abbattimento medio dell’1% del valore dei contratti in essere.

Risparmio previsto: 106 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.
 
Riduzione dei ricoveri di riabilitazione ad alto rischio di inappropriatezza
Previsto un altro decreto ministeriale, sempre entro 30 giorni dall’intesa, che individuerà i criteri di appropriatezza dei ricoveri di riabilitazione ospedaliera, con riferimento alla correlazione clinica del ricovero con la tipologia di evento acuto, alla distanza temporale tra il ricovero e l’evento acuto e, nei ricoveri non conseguenti ad evento acuto, alla tipologia di casistica potenzialmente inappropriata.

Per i ricoveri clinicamente inappropriati ordinari e diurni, verrebbe applicata una riduzione pari al 50% della tariffa fissata dalla Regione ovvero sarebbe applicata la tariffa media fissata dalla stessa Regione per i ricoveri di riabilitazione estensiva presso strutture riabilitative extraospedaliere. Per tutti i ricoveri oltre soglia clinicamente appropriati, la remunerazione tariffaria per i ricoveri ordinari e diurni, è ridotta del 60% per le giornate oltre-soglia.

Risparmio previsto: 89 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.
 
Applicazione dei nuovi standard ospedalieri
Dall’applicazione dei nuovi standard, e in particolare, dall’incremento previsto del tasso di occupazione dei posti letto, dalla riduzione della degenza media e del tasso di ospedalizzazione

Risparmio previsto: 130 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Taglio case di cura con meno di 40 posti letto
E’ previsto l’azzeramento dei ricoveri in strutture convenzionate con meno di 40 posti letto (destinate alla chiusura in base ai nuovi standard fatta eccezione per le cliniche monospecialistiche).

Risparmio previsto: 12 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Altri risparmi sono previsti sulla spesa per il personale, a seguito della riduzione di strutture complesse e di strutture  semplici  conseguente al riordino della rete ospedaliera con la conseguente riduzione degli incarichi di struttura semplice e complessa, a cui, fanno notare i tecnici ministeriali e regionali, sono associate specifiche voci retributive che a normativa vigente confluirebbero nei fondi della contrattazione integrativa. Le risorse relative al trattamento accessorio liberate a seguito delle riorganizzazioni correlate al rispetto degli standard ospedalieri, non concorrerebbero inoltre all’ammontare complessivo dei fondi destinati annualmente al trattamento accessorio.

Risparmio previsto: 68 milioni di europer ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Si prevede anche la riduzione progressiva del numero delle Centrali operative 118, sempre in seguito alla riorganizzazione della rete ospedaliera. M il risparmio derivante da tale riduzione non è stato ancora quantificato.

Farmaceutica territoriale ed ospedaliera: Si prevede l’introduzione dei prezzi di riferimento nel prontuario farmaceutico. In proposito è previsto che entro il 30 settembre 2015AIFA provveda alla ridefinizione straordinaria del prontuario farmaceutico nazionale prevedendo l’introduzione di prezzi di riferimento relativi al rimborso massimo da parte del SSN di medicinali terapeuticamente assimilabili, sia a brevetto scaduto che ancora coperti da brevetto.
 
Riforma della disciplina di definizione del prezzo dei medicinali biotecnologici dopo la scadenza brevettuale. All’Aifa viene dato il potere di rinegoziare in ribasso con le aziende farmaceutiche il prezzo di un medicinale biotecnologico all'indomani della sua scadenza brevettuale o del certificato di protezione complementare, in assenza di una concomitante negoziazione del prezzo per un medicinale biosimilare o terapeuticamente assimilabile. Anche in questo caso non è calcolato il risparmio atteso da questa misura ai fini del raggiungimento dell’intesa.

Introduzione di disciplina della revisione dei prezzi di medicinali soggetti a procedure di rimborsabilità condizionata (payment-by-result, risk- cost-sharing, success fee). Sempre all’Aifa il potere di rinegoziare con le aziende farmaceutiche in riduzione il prezzo di un medicinale soggetto a rimborsabilità condizionata dopo almeno due anni di commercializzazione, quando i benefici rilevati nell'ambito dei Registri di monitoraggio AIFA siano inferiori rispetto a quelli attesi e certificati. Al momento non è stato però quantificato l’ammontare del possibile risparmio di tale misura.

Governo e Regioni che il complesso delle suddette misure debba comportare un risparmio annuo di almeno 500 milioni di euro.
 
Riduzione del livello di finanziamento e impatto sui livelli di spesa farmaceutica programmati. In conseguenza dell’abbassamento del fondo sanitario 2015 di 2,352 miliardi è stato infine calcolato l’impatto di tale riduzione sull’ammontare delle risorse destinate alla farmaceutica territoriale ed ospedaliera. Fermi restando i vigenti tetti della spesa farmaceutica territoriale ed ospedaliera (pari rispettivamente all’11,35% e al 3,5%), i livelli di spesa programmati diminuiranno di circa 308 milioni di euro.

Arrivano i tetti “regionali” per la territoriale e dell’ospedaliera. Anche per i tetti della farmaceutica la proposta di intesa prevede, analogamente a quanto previsto per i dispositivi medici, l’individuazione di tetti regionali che sarà affidata a un tavolo tecnico Stato Regioni, fermi restando gli attuali tetti nazionali.

Sfondamento fondo per l’innovazione farmaceutica rientra nel tetto della territoriale. Passa in parte la proposta delle Regioni di considerare ai fini del ripiano della spesa farmaceutica territoriale anche il costo per i farmaci innovativi. Nella nuova proposta di intesa viene infatti previsto che la spesa eccedente l'importo finanziato con il fondo per  l'innovazione, istituito dalla legge di stabilità, concorre al raggiungimento del tetto di spesa della farmaceutica territoriale. Come è noto il fondo per l'innovazione ammonta per il 2015 a 500 milioni di euro. Ricordiamo inoltre che le aziende il cui fatturato per la produzione di un farmaco innovativo sfori i 300 mln sono già oggi tenute a un pay back del 20% dell'eventuale sfondamento del Fondo.

Risparmi sugli investimenti già programmati: Rispetto all’ultimo testo si stabilisce che le Regioni si impegnano, con riferimento ai cespiti acquisiti con contributi in conto esercizio a rivedere la programmazione degli investimenti già programmati per il 2015 e non ancora effettuati al fine di assicurare economie non inferiori a 300 mln di euro nel rispetto dei Lea. Per questo la Conferenza delle regioni dovrà darne informazione al tavolo di verifica degli adempimenti entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’intesa.

Rideterminazione del fondo sanitario 2015/2016 e 2017 e possibilità per le Regioni di adottare misure di risparmio alternative: L’intesa prende poi atto della riduzione, a decorrere dal 2015 (e calcolata fino al 2017), di 2,352 miliardi del fondo sanitario, prevedono anche la possibilità che le Regioni possano raggiungere gli obiettivi di risparmio con misure alternative a quelle contemplate dall’intesa.

Nuove misure per la governance del sistema sanitario: In aggiunta a queste misure, Governo e Regioni convengono sulla necessità di introdurre anche nuove misure di governance per garantire maggiore efficienza al sistema sanitario da considerare nell’ambito del lavoro di spending review in atto da parte del Governo.

In particolare:
1) riorganizzazione e ripensamento del sistema aziendale pubblico in una logica di valutazione e miglioramento della produttività, intesa quale rapporto tra il valore prodotto (in termini quantitativi e economici) ed i fattori produttivi utilizzati (in termini quantitativi e economici);
2) individuazione e utilizzo di indicatori standard relativi alla gestione degli immobili, strumentali e non, delle aziende sanitarie pubbliche;
3) valutazione e valorizzazione delle esperienze ed iniziative in ambito di servizi sovra-aziendali, allo scopo di diffondere rapidamente ed efficacemente le migliori pratiche;
4) valutazione della possibilità di realizzazione di un centro di competenza nazionale in materia di stesura dei capitolati per l'acquisizione di beni e servizi:

Medicina difensiva: Governo e Regioni sembrerebbero infine decise a dare una spinta decisiva all’introduzione di modifiche normative sulla responsabilità civile e penale dei professionisti della salute, in modo da favorire l’appropriatezza prescrittiva e limitare gli effetti della medicina difensiva. Come si sa al momento sul tema esistono già diversi ddl all’esame della Camera ma si è ancora in attesa della definizione di un testo unico.


FONTE: QuotidianoSanità.it
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11 giugno, 2015

Dal Pembrolizumab al Nivolumab, nuove prospettive dell'immunoterapia: sconfiggere i tumori con i virus oncolitici...

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Due nuove e promettenti strategie di terapia del cancro. Puntano ambedue sul sistema di difesa immunitario, ma in modi opposti. La prima, svegliandolo da quella sorta di torpore indotto dal tumore stesso e restituendo a globuli bianchi e anticorpi la capacità di aggredire il male. La seconda, invece, stimola direttamente il sistema immunitario con le stesse sostanze che usa il corpo a questo scopo. E per portare questi stimolanti naturali nel tumore sfrutta dei virus-chimera, generati dalla fusione, ad esempio, di quello del raffreddore con quello della poliomielite. Inoltre i virus-chimera attaccano le cellule cancerose, inceppando i loro meccanismi vitali.

Sono queste le principali novità che stanno animando la 51° edizione del congresso dall'American Society of Clinical Oncology, il congresso medico più affollato del mondo - 30 mila specialisti presenti - che stanno discutendo qui a Chicago oltre 5 mila ricerche dedicate esclusivamente alle terapie farmacologiche. Animando, perché i risultati delle sperimentazioni sull'uomo di queste cure a base di farmaci biotech e virus Ogm, manipolati geneticamente, hanno suscitato applausi e ovazioni che non si vedevano da tempo. Ci vorranno ancora anni perché si concludano le ulteriori sperimentazioni necessarie all'entrata nella pratica clinica, ma la sensazione è di essere a una svolta nella guerra al cancro.

Sui virus-chimera, o oncolitici (che distruggono il tumore), si lavora da decenni. Nascono dall'osservazione che alcuni virus attaccano selettivamente le cellule cancerose, ma non sono aggressivi, infettano poche cellule, insufficienti per ottenere un effetto terapeutico. Di qui le ricerche per rendere questi virus molto infettivi unendoli con quelli che aggressivi e infettivi lo sono di natura, come gli adenovirus del raffreddore. Inoltre, dalla recente scoperta dei segnali con cui il sistema immunitario manda l'ordine di attacco alle sue "truppe" (globuli bianchi), e dei geni che producono questi segnali, è nata l'idea di farli portare da virus direttamente dove servono, nel tumore. Mettendoli appunto nei virus-chimera. Il risultato sono microrganismi inesistenti in natura, metà di un virus metà di un altro (chimera appunto) e con l'aggiunta di geni immunitari di un'altra specie (e quindi sono anche Ogm). Iniettati nel tumore in animali da laboratorio, provocano prima una strage di cellule cancerose uccise direttamente dai virus. Poi il sistema immunitario, scatenato dai fattori stimolanti, elimina il tumore.

La Food and Drug Administration, l'ente che autorizza i farmaci negli Stati Uniti, ha appena dato il via libera a una linea di ricerca sull'uomo di un "farmaco a base di virus" contro il melanoma. Fare in modo che questi "mostri" diventino delle cure efficaci non sarà facile. Alcuni si sono rivelati troppo deboli, mentre altri hanno suscitato reazioni troppo potenti, dannose, a volte mortali. Ma si continua a lavorare e i virus più promettenti da cui partire per fare "chimere" con carico di geni immuno-stimolanti sono quello della polio, dell'herpes, del vaiolo bovino e del raffreddore.

Inizia invece a immettere farmaci nella pratica clinica la strategia di "risveglio" del sistema di difesa su cui si è iniziato a puntare oltre 30 anni fa. Risale ad allora la domanda: perché il nostro sistema di difesa, evolutosi per riconoscere un nemico entrato nel corpo e poi distruggerlo, non lo fa con il tumore? L'ipotesi era che la cellula cancerosa, essendo di fatto una cellula normale che si moltiplica senza sosta (queste erano le conoscenze di allora), non venisse rilevata come nemica. E quindi non combattuta. I primi tentativi con stimolatori immunitari andati male e poi le ulteriori conoscenze acquisite sul sistema immunitario rivelarono che la natura nemica del tumore, in realtà, viene scoperta subito. Ma il comando di attacco al tumore sembra debole o eseguito in modo inefficace. Le successive ricerche hanno fatto capire che il problema non sta nel sistema immunitario, ma nel tumore. E' questo ad emettere delle sostanze che "addormentano" il sistema immunitario. Facendola franca.

Negli ultimi anni sono state messe a punto molecole che, bloccando questi inibitori, restituiscono al sistema di difesa tutta la sua capacità di uccidere le cellule cancerose. Hanno prolungato di molto la sopravvivenza a malati con melanoma in fase ormai metastatica. E quest'anno stanno arrivando qui i risultati promettenti di sperimentazioni su altri tipi di tumore. Ieri è stata la volta delle neoplasie del fegato, del colon-retto e di quelli che colpiscono la testa e il collo.

"Il campo dell'immunoterapia diventa ogni anno più eccitante - ha affermato l'oncologa Lynn Schuchter, University of Pennsylvania - . Con questo nuovi studi stiamo rapidamente oltrepassando l'era in cui l'immunoterapia era vista come rivoluzionaria solo per un tipo di tumore, ovvero il melanoma. Al contrario, queste nuove molecole si stanno dimostrando efficaci anche in altri tipi di cancro contro i quali, in pratica, altri trattamenti risultano non funzionare. Inoltre, potremo essere in grado di stabilire in anticipo quali pazienti possono essere i candidati migliori per queste terapie".

In particolare, uno studio di fase III, (l'ultima, che se dimostra benefici consente di chiedere l'immissione in commercio), ha dimostrato l'efficacia del Pembrolizumab in pazienti con cancro del colon-retto con un particolare marcatore genetico: il 62% di questi ha infatti registrato una riduzione della massa tumorale. Inoltre, il tasso di risposta positivo è stato simile (pari al 60%) anche in pazienti con altri tipi di tumore (ad esempio a stomaco, prostata e ovaio) caratterizzati dalla stessa anomalia genetica (mmr). "Questo studio - ha commentato Dung Le del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora - dimostra come l'immunoterapia possa avere implicazioni su una vasta gamma di forme tumorali, incluse le neoplasie più difficili da trattare".

La stessa molecola è stata efficace anche in casi di tumore del collo e testa in un paziente su quattro. Un terzo studio ha dimostrato l'efficacia di un'altra molecola immunoterapica, il Nivolumab, contro il cancro avanzato del fegato, con una risposta positiva in termini di efficacia in un paziente su cinque. Sempre questa molecola ha dato risultati positivi in un ulteriore studio di fase III contro il cancro del polmone del tipo più diffuso ("non a piccole cellule"): i pazienti trattati hanno avuto una maggiore sopravvivenza e minori effetti collaterali rispetto a quelli trattati con chemioterapia standard.

FONTE: Repubblica.it
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10 giugno, 2015

Italia, primo caso di cordoma in paziente pediatrico curato con la radioterapia a protoni

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Una bambina di 9 anni che soffre di cordoma, un tipo di tumore raro che di solito si sviluppa nel sacro o nella base cranica, cioè ai due estremi della colonna vertebrale, con un'incidenza dello 0,5 per milione di persone, ha iniziato per la prima volta in Italia un trattamento con protonterapia, una forma di radioterapia basata su fasci di protoni, anziché di fotoni, più precisa e meno dannosa per i pazienti.

E' la prima paziente pediatrica in Italia e ciò è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS) di Trento - Ospedale Santa Chiara, dove la piccola è ricoverata per il trattamento innovativo, possibile nel nostro paese oltre che a Trento solo a Pavia. Questo tipo di terapia era finita sotto i riflettori in seguito alla vicenda del piccolo Ashya King, malato di tumore al cervello e protagonista di una complessa vicenda giudiziaria, portato via dei genitori dall'Inghilterra per essere trattato a Praga.

Nel mondo ci sono solo 48 centri che utilizzano questa terapia: il tumore viene colpito con fasci di particelle subatomiche (protoni) prodotti da un acceleratore simile, con le debite proporzioni, a quello del Cern di Ginevra. Gli studi ne dimostrano l'efficacia anche per i tumori pediatrici con minori effetti tossici a lungo termine che, soprattutto nel caso dei bambini, possono portare allo sviluppo di altre patologie, anche gravi.

La paziente ha già percorso un complesso percorso con l'asportazione chirurgica di una porzione del tumore che aveva alla base del cranio. L'equipe del professor Franco Locatelli, responsabile dell'Oncologia pediatrica del Bambino Gesù, ha deciso di sottoporla al nuovo metodo. La classica radioterapia, infatti, avrebbe avuto effetti collaterali troppo pericolosi tenendo conto della zona su cui sarebbero stati diretti i fasci radianti. In tutto saranno effettuate 41 trattamenti (dal lunedì al venerdì) per un totale di circa 2 mesi di cure.

"La tecnica, soprattutto nei bambini, comporta meno effetti collaterali a lungo termine e risparmiare quanto più possibile i tessuti sani che non sono stati colpiti dal tumore - spiega la dottoressa Angela Mastronuzzi, neuro-oncologa pediatra del Bambino Gesù - perchè i protoni rilasciano energia direttamente nella sede del tumore. Negli Stati Uniti è usata già da molti anni per il trattamento dei pazienti pediatrici, soprattutto di quelli affetti da tumori del sistema nervoso centrale". È importante però sottolineare che la protonterapia, da sola, non può essere risolutiva.

"Il centro di Trento ha iniziato la sua attività alla fine del 2014 trattando già un buon numero di pazienti adulti con sicurezza, cosa che ci ha spinto a sviluppare l'approccio proposto dai colleghi del Bambin Gesù - dice il dottor Maurizio Amichetti, Direttore del centro di Trento - dopo un confronto che ci ha permesso di analizzare le numerose e complesse caratteristiche di un caso estremamente difficile da affrontare".

FONTE: Repubblica.it
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Nuova campagna anticancro "SAM", Veronesi sottolinea l'importanza della prevenzione "al maschile"

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"Le donne hanno capito prima che scoprire una malattia in fase precoce può fare la differenza. Gli uomini invece sono ancora troppo poco attenti: per questo la prevenzione deve diventare al maschile". Così l'oncologo Umberto Veronesi commenta la campagna "Sam - Salute Al Maschile", promossa dalla Fondazione sua omonima "per creare una nuova cultura della prevenzione". "Negli anni passati - ha spiegato oggi a Milano, per presentare la campagna - abbiamo dedicato molti sforzi alla prevenzione dei tumori femminili, ma ci siamo accorti che abbiamo trascurato un pò il punto di vista maschile. E invece è fondamentale, perché gli uomini da soli non si controllano e non vanno a farsi controllare: per questo dobbiamo "forzarli", per scoprire i tumori in fase precoce". I controlli vanno fatti sin da giovani, "perché ci sono tumori che esordiscono a queste età, come quello del testicolo, e poi per tutti i possibili problemi di infertilità che vanno trattati per tempo".

Anche per questo l'oncologo ha voluto sottolineare "tre consigli preziosi per qualunque uomo: il primo è essere sempre attenti alla propria salute. Il secondo è andare regolarmente dall'urologo o comunque dal medico, fin dall'età più giovane. E il terzo è quello di essere fiduciosi nella scienza medica, che è molto migliorata rispetto anche solo ad alcuni anni fa, ed è in grado di rispondere ai bisogni di ogni persona.

FONTE: ANSA.IT
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14 maggio, 2015

Fecondazione, la Corte Costituzionale fa a pezzi la Legge 40, cade divieto per coppie portatrici di patologie genetiche

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Cade il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche: a quanto si apprende, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di questa norma della legge 40 e del divieto di accedere alla diagnosi pre-impianto.

Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici della Consulta abbiano dichiarato incostituzionale la norma che precludeva, a questo tipo di coppie, l’accesso alla Pma. La questione era stata discussa in udienza lo scorso 14 aprile: a rimettere il caso alla Consulta era stato, con due distinte ordinanze, il tribunale di Roma, nell’ambito di due procedimenti avviati da coppie che si erano viste negare dalle strutture la possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto nonostante fosse stata accertato il fatto che fossero portatrici sane di gravi patologie genetiche. Filomena Gallo, uno degli avvocati delle coppie coinvolte e segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, spiega: «Apprendo dai media la notizia che la Consulta ha dichiarato incostituzionale la norma che vieta la fecondazione assistita alle coppie fertili con malattie genetiche. Esprimo gioia e soddisfazione: ci aspettavamo una sentenza in tal senso, che rispettasse i diritti delle coppie che chiedono l’accesso ai trattamenti sanitari affinché siano rispettati diritto alla salute e principio di uguaglianza». Soddisfazione è espressa anche dalla senatrice Pd Emilia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato: «Un’altra bellissima notizia. Leggeremo con attenzione il dispositivo della Corte Costituzionale che da un altro colpo a una legge ingiusta, perché ripeto la legge 40 è una legge ingiusta».

Maria Cristina Paoloni, Armando Catalano, Valentina Magnanti e Fabrizio Cipriani, soci dell’ associazione Luca Coscioni e portatori di patologie genetiche per cui il tribunale di Roma ha sollevato il dubbio di costituzionalità sulla legge 40 che vieta l’ accesso alla procreazione assistita alle coppie fertili che hanno bisogno di eseguire indagini diagnostiche pre impianto, si rivolgono alla Consulta: «Un grazie ai giudici. Quello che noi desideriamo è solo una gravidanza serena, che non finisca con un aborto o con figlio con bassissime possibilità di sopravvivenza. Cerchiamo solo di crearci una famiglia in un Paese che viene sempre dipinto negativamente per la bassa natalità. Sono a noi lontani concetti come selezione, eugenetica, soppressione di embrioni. Siamo persone a cui la natura ha imposto la trasmissibilità di una malattia che per amore non vogliamo trasmettere ai nostri figli. Non vogliamo sentirci esclusi dal nostro Paese ed essere costretti ad andare all’estero per avere un figlio. Abbiamo conosciuto molte coppie tramite le associazioni di pazienti che non potrebbero permetterselo. Siamo cittadini italiani e vogliamo contribuire ad una vita migliore nel nostro Paese. Ci sentivamo diversi ed esclusi, ora non più”.

Da poco compiuti 11 anni, lo scorso 10 marzo, la legge 40 (del 2004) sulla procreazione medicalmente assistita (pma) è tornata ancora una volta al vaglio della Corte Costituzionale, che si è pronunciata sul divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli. Sottoposta a referendum, la legge 40 è stata uno dei provvedimenti più contestati della storia repubblicana, tanto da essere «smontata» pezzo dopo pezzo nelle aule di tribunale per ben 33 volte. Da quelli di primo grado fino alla Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti di Strasburgo, i giudici hanno eliminato 4 divieti, tra cui l’ultimo è stato quello di fecondazione eterologa. Ma le battaglie giudiziarie non sono ancora terminate, e si è in attesa di udienza sia presso la Consulta che la Grand Chambre della Corte europea anche per il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la revoca del consenso. In questi anni, sono stati eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e crioconservazione, l’obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti (su cui è intervenuta appunto la Consulta nel 2009), il divieto di diagnosi preimpianto (ma per le coppie infertili, quelle che hanno accesso alla Pma, con intervento del Tar del Lazio sulle linee guida) e, appunto, il divieto alla fecondazione eterologa, mentre è rimasto in vigore il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e le coppie omossesuali. È un bilancio positivo quello di questi 11 anni secondo Filomena Gallo che rileva come si sia trattato di «una battaglia per la libertà di accesso alle tecniche e di garanzia del rispetto del diritto alla salute».

Il divieto di fecondazione eterologa, l’obbligo di impiantare al massimo tre embrioni e tutti insieme, il divieto di accesso alle tecniche (e conseguentemente alla diagnosi preimpianto) alle coppie fertili: sono questi i principali punti della legge 40 del 19 febbraio 2004 sulla fecondazione assistita che sono stati smantellati dalle sentenze dei tribunali, ultima quella della Corte Costituzionale che ha «aperto» la fecondazione assistita anche alle coppie in grado di procreare ma portatrici di malattie genetiche. Undici anni di decisioni dei giudici di ogni grado hanno di fatto «smantellato» i capisaldi della legge.

Questa, dunque, la “fotografia” della legge 40 fatta dall’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:
- DIVIETO DI PRODUZIONE DI PIÙ DI TRE EMBRIONI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.
- OBBLIGO DI CONTEMPORANEO IMPIANTO DI TUTTI GLI EMBRIONI PRODOTTI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.
- DIVIETO DI DIAGNOSI PREIMPIANTO: rimosso, per le coppie infertili, con sentenza del Tar del Lazio del 2008 che ha annullato per «eccesso di potere» le Linee Guida per il divieto di indagini cliniche sull’embrione.
- DIVIETO DI ACCESSO ALLE COPPIE FERTILI MA PORTATRICI DI PATOLOGIE GENETICHE: oggetto della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Roma e su cui si è oggi pronunciata la Corte Costituzionale.
- DIVIETO DI ETEROLOGA: abbattuto dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014.
- DIVIETO DI ACCESSO ALLA FECONDAZIONE ASSISTITA PER SINGLE E COPPIE DELLO STESSO SESSO: in vigore. In Italia manca però una legislazione di riferimento

FONTE: Corriere.it
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06 maggio, 2015

Medicina, dal ministero "massimo sforzo" per offrire 6500 posti di specializzazione per il concorso 2015...

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Il secondo concorso nazionale per le specializzazioni mediche si avvicina ai blocchi di partenza. Entro il fine settimana il ministero dell'Istruzione dovrebbe pubblicare il bando che era atteso per fine aprile e che apre le porte alle selezioni in programma entro luglio. E potrebbe farlo mettendo sul piatto 1600 borse in più che si aggiungerebbero alle 4400 già garantite per quest’anno dal ministero dell’Economia e alle 500 che le Regioni dovrebbero licenziare giovedì. In tutto si tratterebbero 6500 borse, meno delle 8mila segnalate come fabbisogno dalle Regioni, ma mille più rispetto all'anno scorso.

Le borse per le specializzazioni in Medicina che riusciranno ad essere finanziate potrebbero essere dunque circa 6.500. La quota, un deciso passo avanti rispetto alle 4.400 al momento finanziate, potrebbe essere raggiunta grazie allo sforzo economico del Miur che troverebbe i fondi aggiuntivi - ben 40 milioni - per altre 1600 borse. E da circa 600-700 contratti che arriverebbero dalle Regioni. Mancherebbe ora solo l'ok del ministero dell'Economia.

Un numero questo più alto rispetto al passato e che rappresenterebbe un primo segnale di attenzione per un fronte, quello dei giovani laureati in medicina, che non troverebbero sufficienti sbocchi nelle specializzazioni mediche, una tappa formativa insostituibile per chi aspira a indossare il camice bianco. Le borse comunque non sarebbero sufficienti a coprire la potenziale domanda, visto che per il Coordinamento Mondo Medico sarebbero almeno 15mila i candidati possibili. In più resta da definire ancora la vertenza dei 300 aspiranti specializzandi che hanno vinto il ricorso dopo aver partecipato al primo concorso.

Il nuovo concorso, dopo i diversi intoppi e le proteste (sfociati in alcuni casi in ricorsi al Tar) che hanno funestato quello dell’anno scorso, avrà anche alcune novità previste da un regolamento appena pubblicato in Gazzetta. Il nuovo Regolamento prevede che ogni candidato potrà concorrere per un massimo di 3 tipologie di Scuola da indicare in ordine di preferenza (e non più 6). I 70 quesiti della parte generale della prova di selezione faranno riferimento alla formazione clinica del percorso di laurea.

La pubblicazione è il passaggio necessario per poter procedere alla pubblicazione del Bando del secondo concorso nazionale. «Il Bando - spiega una nota del ministero - potrà essere emanato a seguito della firma del decreto Miur per la ripartizione delle borse di specializzazione nazionali e della comunicazione da parte delle Regioni delle borse territoriali di cui il Miur è in attesa. Questi adempimenti avverranno nel corso della prossima settimana».

FONTE: Il Sole 24 Ore
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19 aprile, 2015

Il Governo all'attacco dei malati: proposta compartecipazione economica sul costo dei farmaci per malattie croniche e rare

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Un sistema più equo. Dove però rischia di saltare parte delle esenzioni per i malati cronici. Va in questa direzione, secondo quanto annunciato finora dal governo, la revisione dei ticket sanitari. Il sottosegretario alla Sanità Vito De Filippo ha di recente spiegato che le novità terranno conto del reddito del nucleo familiare dell’assistito, una conferma di quanto già previsto dal Patto per la salute siglato l’anno scorso dall’esecutivo e dagli enti regionali. I dettagli della riforma, però, non sono ancora del tutto noti. E nonostante gli interventi dovessero essere definiti entro il 30 novembre 2014, ad oggi non è nemmeno certo quando le nuove regole verranno varate. Anzi, nell’intervento in commissione Sanità del Senato in cui a inizio aprile ha messo in dubbio alcune esenzioni per l’acquisto di farmaci De Filippo ha sottolineato che sarà prima “necessaria una modifica legislativa delle norme vigenti”.

Le novità interverranno sull’attuale sistema di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria che, al di là delle esenzioni, prevede forme di modulazione del ticket in base al reddito dell’assistito solo in alcune regioni. Un quadro di insieme lo dà la relazione sulla normativa vigente stilata dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), uno degli enti partecipanti al gruppo di lavoro sulla revisione del sistema. Per quanto riguarda la spesa per i medicinali, per i non esenti è previsto nella maggior parte dei casi un ticket per confezione di importo fisso (ad esempio 2 euro in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria e provincia autonoma di Bolzano), associato a un costo massimo per ricetta. In Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna e provincia autonoma di Trento non è previsto alcun ticket, mentre la somma da pagare in farmacia varia a seconda del reddito in Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata. Altrove, come nel Lazio, la quota di compartecipazione dipende anche dal prezzo del farmaco.

Le differenze sono ancora più marcate nelle prestazioni specialistiche ambulatoriali, il cui ticket è dato dalla somma della tariffa adottata in ogni regione per la singola prestazione più una ‘quota ricetta’ introdotta nel 2011, il cosiddetto ‘superticket’. Quest’ultimo non viene richiesto in Valle d’Aosta, Basilicata e Trentino Alto Adige, è fisso a 10 euro in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, mentre altrove varia a seconda del reddito familiare o a seconda del valore della ricetta. Nessuna uniformità esiste nemmeno per le esenzioni. A livello nazionale queste sono garantite per chi è affetto da patologie croniche e rare, oltre che per chi si trova in condizioni socio-economiche svantaggiate, valutate in base a reddito e altri parametri. Tali condizioni per il diritto alle esenzioni subiscono poi nelle singole regioni variazioni a vantaggio dei cittadini: in alcuni casi, per esempio, sono esenti tutti i disoccupati. “È evidente – sottolinea la relazione della Agenas – che la variabilità dei sistemi di compartecipazione al costo può determinare condizioni di non equità tra i cittadini in relazione alla residenza”. La conseguenza di ticket elevati, inoltre, “è la ‘fuga’ dal Servizio Sanitario Nazionale verso strutture sanitarie private, spesso in grado di offrire prestazioni a tariffe concorrenziali rispetto ai ticket”. Anche da qui deriva la necessità di una revisione del sistema.

Secondo le previsioni del Patto per la salute, il nuovo ticket non dovrà rappresentare “una barriera per l’accesso ai servizi ed alle prestazioni”. A parità di gettito rispetto alla situazione attuale, andrà considerata “la condizione reddituale e la composizione del nucleo familiare”. Parole sinora rimaste sulla carta. Ma che il sottosegretario De Filippo ha ribadito, sottolineando che il ticket verrà modulato “in relazione alla condizione reddituale del nucleo familiare fiscale dell’assistito, con esclusione degli esenti per patologia. Per l’assistenza specialistica, inoltre, tale importo rimarrebbe comunque al di sotto del valore tariffario della prestazione, per evitare che gli assistiti possano trovare, in regime privato, le medesime prestazioni ad un prezzo inferiore alla tariffa”.

Per quanto riguarda l’assistenza farmaceutica, invece, “la proposta del gruppo di lavoro prevede l’introduzione di una quota fissa per ciascuna confezione di farmaci, di importo ridotto per gli esenti per patologia e, comunque, graduato in funzione della condizione reddituale dell’assistito”. Cosa che secondo De Filippo parte da un presupposto: alcune regioni hanno già autonomamente introdotto quote di partecipazione per gli affetti da malattie croniche e rare in possesso di esenzione. Ma su questa prospettiva è “profondamente contrario” Tonino Aceti, coordinatore nazionale dell’associazione Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanza attiva, che parla di “un attacco a una delle categorie più fragili. Per il resto apriamo a una compartecipazione progressiva in base alla capacità reddituale. Ma tale capacità non deve esse valutata con il nuovo Isee, un modello iniquo come dimostrato dalla bocciatura del Tar dopo i ricorsi presentati dai familiari dei disabili. Resta poi da abolire il superticket”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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15 aprile, 2015

Alzheimer: da studi sull'arginasi una nuova speranza per i pazienti

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Nell'Alzheimer, alcune cellule del sistema immunitario cerebrale iniziano a produrre grandi quantità di un enzima che degrada l'arginina, un amminoacido importante per il corretto funzionamento dei neuroni. Bloccando l'attività di questo enzima è possibile rallentare, almeno nel modello animale, lo sviluppo della malattia.

Una delle concause dell'Alzheimer è lo sviluppo di cellule immunitarie anomale, che all'interno del cervello iniziano a consumare in maniera abnorme l'arginina, un amminoacido che concorre a una corretta espressione dei geni. A scoprirlo sono alcuni ricercatori della  Duke University, che in un articolo pubblicato sul “Journal of Neuroscience” hanno dimostrato che bloccando l'azione di queste cellule si rallenta, almeno nel modello animale, la progressione della malattia.

Matthew J. Kan e colleghi hanno usato un particolare ceppo di topi, chiamato CVD-AD, che sviluppa sintomi anatomici (placche amiloidi e fibrille di proteina tau) e comportamentali del tutto simili a quelli dei pazienti umani affetti da Alzheimer.

Monitorando questi topi per tutto il corso della loro vita, i ricercatori hanno constatato che un particolare tipo di cellule immunitarie che risiede stabilmente nel cervello, le cellule della microglia che esprimono il recettore CD11c, iniziava a dividersi e cambiare in corrispondenza delle fasi iniziali della malattia.

In particolare, Kan e colleghi hanno notato che queste cellule abbondavano proprio nelle aree responsabili della memoria - le più colpite dalla malattia - e che la loro presenza era correlata a un forte aumento della produzione di arginasi, un enzima che degrada l'arginina. I livelli di questo amminoacido nel tessuto cerebrale circostante finivano quindi per essere troppo bassi rispetto al fabbisogno dei neuroni.

I ricercatori hanno provato a somministrare a un gruppo di topi, prima dell'insorgenza dei sintomi della malattia, la difluorometilornitina (DFMO), un farmaco noto per la sua capacità di inibire l'attività dell'arginasi. In questi topi si sono sviluppate meno cellule CD11c, meno placche amiloidi e la memoria si è conservata meglio che nei topi non trattati.

"Tutto ciò ci suggerisce che, se si riesce a bloccare questo processo di deprivazione locale di amminoacidi, è possibile proteggere il topo dal morbo di Alzheimer", ha detto Kan. Va però sottolineato, avvertono i ricercatori, che non si può  pensare di proteggersi con una maggiore assunzione di arginina sotto forma di integratori alimentari, sia perché la quantità di amminoacido che arriva al cervello è strettamente regolata dalla barriera ematoencefalica, sia perché, a meno di non bloccare l'arginasi, esso verrebbe subito degradato.

I ricercatori hanno fatto inoltre un'altra sorprendente scoperta: nelle cellule CD11c anomale era aumentata la produzione di messaggeri chimici che inibiscono il sistema immunitario. "Non è quello che si riteneva che avvenisse nella malattia di Alzheimer", ha detto Kan. Si pensava anzi, ha continuato Kan, che venissero liberate molecole capaci di stimolare l'attività del sistema immunitario, portandolo ad aggredire anche i neuroni sani.

FONTE: Le scienze
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Dal Governo ulteriori tagli al fondo sanitario delle Regioni

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Oggi si sarebbe dovuta sancire l’intesa Stato Regioni su quanto e come tagliare i 2,352 miliardi al fondo sanitario, cui si aggiungono i 285 milioni in meno per l’edilizia sanitaria già decisi nell’intesa del 26 febbraio scorso. In tutto, quindi, 2,637 miliardi in meno per la sanità 2015. Come si sa, questo taglio nasce da una sorta di “corto circuito” tra legge di stabilità e altre norme (spending review, decreto 66/2014), Patto per la Salute e scelte politiche delle Regioni.

Come abbiamo visto la seduta è andata a vuoto, dopo la richiesta delle Regioni di nuove modifiche al testo dell’intesa. Modifiche dell’ultima ora, il cui accoglimento, ha detto la Conferenza dei Presidenti, è condizione “irrinunciabile” per la firma dell’accordo. In questa sede proviamo a ragionare su come si è arrivati a questa manovra di primavera di cui forse solo ora gli addetti ai lavori iniziano a comprenderne la portata per la sanità.

Andiamo con ordine. La legge di stabilità 2015 ha previsto un aumento del contributo a carico delle regioni per il contenimento della spesa pubblica. Sommando vecchi e nuovi oneri si arriva a 4,202 miliardi per le regioni a statuto ordinario e a 467 milioni per quelle autonome.

A queste cifre si devono poi aggiungere quelle “residue” di altre misure finanziarie precedenti che portano il totale a carico delle regioni a un totale di 5,889 miliardi per il 2015.

L’individuazione dei settori di spesa da tagliare è lasciata a un’intesa Stato Regioni (che si sarebbe dovuta sancire entro il 31 gennaio 2015) oppure, in caso di mancata intesa, è previsto che sia il Governo a intervenire direttamente “considerando anche le risorse destinate al finanziamento corrente del Servizio sanitario nazionale”.

Contestualmente la stessa legge di stabilità fa sue le cifre stabilite dal Patto per la Salute per il finanziamento della sanità, fissando in 112,052 miliardi la quota 2015 e in 115,444 mld quella 2016. Ribadendo anche che eventuali risparmi in sanità conseguenti del Patto debbano restare a disposizione del Ssn per fare nuovi investimenti e migliorare i servizi.

Questo il quadro. E poi cosa è successo? E’ successo che le Regioni (Veneto escluso) hanno deciso, con il parere contrario del ministro della Salute e la sostanziale indifferenza dell’Economia, di far pagare alla sanità più della metà del conto.

La decisione è stata presa con una prima intesa il 26 febbraio scorso che ha fissato i “saldi” della manovra complessiva a carico delle regioni, stabilendo appunto in 5,889 miliardi l’ammontare degli oneri a carico delle regioni quale contributo alla riduzione della spesa pubblica (calcolando in questa cifra il combinato disposto degli effetti per il 2015 della legge di stabilità 2015, del decreto legge 66/2014 e della spending review del 2012).

Per coprire questa cifra è stato stabilito:
-  di ridurre di 1,800 miliardi il Fondo per lo sviluppo e la coesione,
-  di ridurre di 2,352 miliardi il Fondo sanitario nazionale
-  di utilizzare 802,13 milioni di euro del Patto verticale incentivato
-  di ridurre di 285 milioni gli investimenti in edilizia sanitaria
-  di ridurre di 285 milioni il limite fissato dalla stabilità per l’indebitamento netto regionale
-  e infine attraverso ulteriori risorse per 364,87 milioni che le Regioni dovranno individuare in successiva intesa

Ma con l’intesa prevista per oggi e poi saltata (ma i saldi della manovra non cambiano) si doveva in particolare individuare i settori dove tagliare i 2,352 miliardi della sanità.

Tra beni e servizi e dispositivi medici risparmi per quasi 1,5 miliardi. Poi altri 195 da tagli alle prestazioni specialistiche e di riabilitazione inappropriate. Altri 10 milioni dal taglio dei ricoveri nelle cliniche con meno di 40 letti e 68 milioni in meno dalla riduzione dei "primariati" nelle strutture semplici e complesse. E infine 545 milioni per la farmaceutica tra prezzi di riferimento, scadenza brevetti e diminuzione del fondo per territoriale e ospedaliera. Queste le stime dei tecnici regionali e ministeriali per le misure previste nell’intesa.

Ma il punto che vogliamo sollevare, alla vigilia di questo “harakiri” delle regioni è un altro. Come è evidente la sanità fa la parte del leone con un totale di 2,637 miliardi, pari a quasi il 50% dell’intera manovra a carico delle regioni. Ma non ci stupisce solo questo. Quello che lascia veramente perplessi (e non stiamo facendo facile demagogia) è che nessuna delle voci di “risparmio” riguarda altri capitoli di spesa delle regioni.

Non si parla di stipendi dei consiglieri (in tutto quasi un miliardo l’anno), di consulenze esterne (in tutto 800 milioni l’anno), di trasferimenti alle varie “aziende regionalizzate, provincializzate, municipalizzate e consortili”, alle quali vanno ogni anno più di 3,2 miliardi di euro.

Nulla sulla spesa di beni e servizi non sanitari, che raggiunge la ragguardevole cifra di 6 miliardi l’anno (bilanci Regioni – Istat 2014).

In questi mesi abbiamo provato a chiedere il perché di queste scelte (o meglio “non scelte”) a diversi esponenti regionali. Ma nessuno ci ha dato una risposta esaustiva, limitandosi a ripetere come un mantra che la sanità “non poteva non essere toccata, visto che da sola copre il 70% delle spese regionali”.

A parte il fatto che tale percentuale è corretta solo se riferita alle spese correnti (scende al 53% se si considera l’insieme dei bilanci, compresa la quota per investimenti), resta il fatto che un segnale di volontà politica ad incidere su altre voci di spesa, anche molto chiacchierate dopo i vari scandali che hanno coinvolto centinaia di consiglieri regionali, non c’è stato.

Se ai tagli alla sanità, sommiamo quelli al Fondo per lo sviluppo e alla coesione(che rientra tra gli interventi pubblici per "rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona", vedi art.119 della Costituzione), si evidenzia che il 75% della manovra decisa in queste settimane dalle Regioni, si basa su queste due voci. Ambedue capitoli di spesa regionale “tutti” rivolti all’esterno per soddisfare un bisogno primario dei cittadini, qual è la salute, e risollevare le realtà più disagiate della penisola.

Di altri tagli, alla politica e ad altre spese di cui si sa sempre troppo poco, per tipologia e destinatari, nulla. E questo ci sembra una grande sconfitta, Prima di tutto per le Regioni stesse che sembrano non aver compreso che quello che ci si aspetta da loro è cha diano per primi il buon esempio.

Rinunciare alla metà dei compensi dei 1.100 consigliari regionali (che viaggiamo mediamente sui 200mila euro l’anno) avrebbe per esempio significato mettere da parte quasi 500 milioni di euro (più o meno l’intera manovra sulla farmaceutica) e rinunciare per un anno a consulenti esterni avrebbe significato risparmiare 800 milioni, magari utili per non soffocare ulteriormente gli investimenti nelle aree più disagiate del Paese. E, credetemi, se le Regioni l’avessero fatto, nessuno avrebbe gridato alla demagogia.

FONTE: Quotidiano Sanità
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30 marzo, 2015

Torino, medico di base sbaglia diagnosi e scappa in Australia, sentenza condanna la ASL a risarcire il paziente

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Colpito da un malore al braccio sinistro dopo una corsa, aveva telefonato al medico di base, che lo aveva visitato soltanto 24 ore dopo, prescrivendogli un farmaco sbagliato. Il paziente, poche ore dopo, era stato ricoverato in ospedale per un’ischemia che, negli anni, lo ha portato alla morte. Dopo una causa lunga 14 anni, la Corte di Cassazione ha stabilito che la Asl è tenuta a pagare i danni provocati del ritardo dell’intervento del medico, che nel 2005 si era trasferito in Australia, rendendo molto difficile un’azione legale contro di lui.

È la prima volta che in Italia viene stabilito un principio che cambierà probabilmente il rapporto di lavoro tra medici di base e pediatri e Asl di competenza – attualmente affidato a un contratto co.co.co – e che potrebbe portare le Aziende sanitarie locali e il Servizio sanitario nazionale a controllare in modo diverso i propri medici e a considerare maggiormente la qualità del servizio offerto ai cittadini.

L’inizio della storia risale al 1997, anno in cui il signor Piero, 58 anni, dirigente d’azienda in pensione di Chivasso (Torino), tornando a casa dopo lo jogging si sente male e avverte un forte dolore alla mano e al braccio sinistro. Come emergerà in seguito, si tratta dei classici sintomi dell’ischemia. Il signor Piero telefona subito al medico di base e, non trovandolo, gli lascia un messaggio in segreteria chiedendo una visita a domicilio e segnalandogli l’urgenza del caso. Il medico lo contatta solo in serata, alle 21.30 e gli consiglia di stare tranquillo e di andare a dormire. Lo visiterà soltanto il giorno successivo, prescrivendogli un calmante. «E’ solo stress», è la diagnosi.

Ma di notte, il signor Piero, mentre va in bagno, cade e sviene. Ricoverato all’ospedale Giovanni Bosco di Torino, i sanitari comunicano ai familiari la causa del malore: ischemia cerebrale. Da quel giorno, il dirigente in pensione non si riprende più. Attraversa anni bui, tra ospedali e cliniche di cura. I danni biologici e psichici riportati sono giudicati irreversibili. Il signor Piero muore il sei agosto del 2011.

La famiglia affronta una lunga causa giudiziaria, seguita, in ambito civile, dagli avvocati Renato Ambrosio, Marco Bona e Umberto Oliva, di Torino, che riescono ad ottenere un risarcimento di 180 mila euro. Ma, soprattutto, spiega l’avvocato Ambrosio, gli avvocati sono soddisfatti perché la Cassazione ha scritto una «sentenza innovativa che in ambito civilistico è in grado di modificare un sistema intero». «Il grosso buco che c’era in sanità – precisa il legale - era generato dal fatto che il medico di base veniva considerato un libero professionista e i danni venivano chiesti solo a lui. Se scappava o non pagava, il paziente non veniva risarcito. Ora sarà la Asl a dover risarcire».

In primo grado, di fronte al tribunale di Torino, i consulenti tecnici accertarono che se il signor Piero fosse stato ricoverato entro 24 ore, il suo danno sarebbe stato ridimensionato in modo notevole. La Asl fu condannata a risarcire, nonostante avesse sostenuto di non dovere pagare i familiari della vittima «non ricorrendo un rapporto di pubblico impiego» con il medico.

In appello invece, non venne stabilito alcun risarcimento perché non sarebbe stato dimostrato, secondo la Corte, il collegamento tra medico e Asl. La Corte di Cassazione, il 27 marzo scorso, ha ribaltato questa tesi sancendo un nuovo principio: che oltre al medico, sia la Asl ad avere delle responsabilità. «È la prima volta che accade in Italia – spiega l’avvocato Marco Bona – la Suprema corte ha stabilito che esiste una legge inequivocabile, quella del 23 dicembre 1978 che istituisce il servizio sanitario nazionale, che dice che la Asl provvede all’assistenza medico generica. Esiste quindi un obbligo ben preciso in capo alle aziende sanitarie».

«L’Asl è responsabile civilmente – scrivono i giudici della Cassazione - ai sensi dell’articolo 1228 del codice civile, del fatto illecito che il medico, con essa convenzionato per l’assistenza medico-generica, abbia commesso in esecuzione della prestazione curativa, ove resa nei limiti in cui la stessa è assicurata e garantita dal Servizio sanitario nazionale in base ai livelli stabiliti secondo la legge».

Secondo i legali che hanno assistito gli eredi del signor Piero, «d’ora in poi è prevedibile una maggiore attenzione dalle Asl nei confronti della qualità del servizio di medici e pediatri». «Oltre alle politiche di risparmio di Regioni e Asl – spiegano - forse si terrà maggior conto di altri principi».

FONTE: Corriere.it
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17 marzo, 2015

Francia, l'Assemblea Nazionale approva la nuova legge sul "Fine Vita"

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Approvata a larghissima maggioranza la proposta sul fine vita che prevede una “sedazione profonda e continua” per i pazienti in fase terminale. L‘Assemblea Nazionale francese si è espressa oggi con 436 voti a favore a 3 contrari, dopo aver respinto nei giorni scorsi gli emendamenti volti a legalizzare il suicidio assistito e l’eutanasia. Il testo approvato oggi in prima lettura, presentato dal deputato socialista Alain Claeys e dal neogollista Jean Leonetti, completa le disposizioni del 2005 e rende vincolanti le “direttive anticipate” dettate dal paziente per rifiutare l’accanimento terapeutico.

Il primo ministro Manuel Valls ha definito il testo “equilibrato”. Si sono espressi contro, invece, i deputati dell’ala destra del Umps mentre parte dei socialisti, gli ecologisti e i radicali di sinistra, si sono astenuti perchè chiedevano di poter arrivare a legalizzare il suicidio assistito. Oltre alla sedazione profonda, il testo approvato in aula prevede che i cittadini maggiorenni possano manifestare le loro direttive sul fine vita, in particolare il rifiuto dell’accanimento terapeutico. Iscritte su un registro nazionale, e revocabili in qualsiasi momento, queste direttive dovranno essere seguite dal medico salvo “nei casi di emergenza vitale per il tempo necessario ad una valutazione completa della situazione”.

“Dormire prima di morire per non soffrire” è lo spirito del nuovo progetto di legge. La cosa trova concordi il 96% dei francesi, che interpellati attraverso un sondaggio realizzato dall’istituto BVA per Orange Itélé, sono a favore della sedazione quando a chiederla è il paziente. La percentuale scende all‘88% nel caso, anche questo previsto dalle nuove disposizioni, in cui la sedazione viene realizzata su decisione del medico nel momento in cui il paziente non può esprimere la propria volontà.

Il provvedimento non convince fino in fondo Mina Welby, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni: “Per molti malati una sedazione prolungata nel tempo la giudico inumana, anche per chi assiste al lento morire di una persona cara. Spero che, dopo un periodo di rodaggio di questa legge, si ripensino e valutino soluzioni più serie e meno timorose nell’aiuto a una morte dignitosa”. Prosegue Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia Legale: “La formula della “sedazione profonda e continua” è una soluzione parziale perché obbliga a passare attraverso una procedura di sedazione in alcuni casi immotivatamente lunga. Tale scelta non corrisponde a una logica medica, ma soltanto alla volontà di evitare uno scontro politico diretto sull’eutanasia. La novità più importante di questa legge, tuttavia, è che darà al malato l’ultima parola (mentre fino ad ora il suo parere non era vincolante per i medici)”.

Ma almeno la Francia ha preso delle decisioni in materia. “Va comunque dato atto al Parlamento francese di incentrare la legge sulla volontà non eludibile del malato di saper fare ciò che il Parlamento italiano non ha il coraggio di fare: discutere e decidere. Nessun gruppo parlamentare ha infatti chiesto finora la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale che abbiamo presentato nel settembre 2013, mentre la maggior parte degli italiani si conferma a favore dell’eutanasia. Proprio per aprire il confronto anche nel nostro Parlamento, giovedì 19 marzo, a un anno dal richiamo alle Camere dell’allora Presidente Napolitano, grazie a Carlo Troilo e Matteo Mainardi terremo presso il Senato della Repubblica, un convegno dal titolo “Liberi fino alla fine: il parlamento si faccia vivo. L’urgenza di buone regole e buona informazione su testamento biologico e eutanasia””.

In Belgio l’eutanasia è stata legalizzata nel 2002 e l’anno scorso è stata estesa anche ai minori e uno studio delle Università di Gand e Bruxelles, pubblicato sul “The New England Journal of Medicine”, sottolinea come il ricorso a questa pratica, nel nord del Paese, sia in crescita. Nel 2007, i decessi nella parte fiamminga dovuti all’eutanasia erano l’1,9%, mentre nel 2013 sono saliti al 4,6%. La ricerca evidenzia due ragioni per questo trend: l’aumento delle richieste (passate dal 3,5% ale 6% nell’arco di sei anni) e l’aumento dei via libera da parte dei medici (cresciuti dal 56,3% al 76,8%). Il profilo di chi fa richiesta delle pratiche di fine vita sono persone in maggioranza tra i 65 e i 79 anni, con un alto livello di educazione, e principalmente malate di cancro.

Secondo gli autori dello studio, quindi, c’è da una parte “una maggiore domanda per l’eutanasia in Belgio” che va in parallelo con “una crescente volontà da parte dei medici di andare incontro a queste richieste” ma “soprattutto dopo il coinvolgimento dei servizi di cure palliative”. Gli studiosi concludono così che, “dopo 11 anni” dall’entrata in vigore della legge belga che la autorizza, “l’eutanasia viene sempre più considerata una valida opzione alla fine della vita in Belgio”. E che per la prima volta, “il tasso di eutanasie praticate nelle Fiandre belghe è significativamente superiore a quello dell’Olanda, pari al 2,8% nel 2010″.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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11 marzo, 2015

Consiglio Superiore di Sanità si esprime sulla "EllaOne": la prescrizione rimane obbligatoria

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Prescrizione obbligatoria per le donne di tutte le età e test solo nel caso ci sia il sospetto di una gravidanza in corso. Il Consiglio superiore di sanità ha espresso il suo parere sulla “pillola dei 5 giorni dopo”. Un pronunciamento  richiesto dal Ministro Lorenzin, in questo senso “per evitare gravi effetti collaterali nel caso di assunzioni ripetute in assenza di controllo medico”. In attesa dei dettagli del dispositivo, la decisione è che il farmaco EllaOne dovrà continuare ad essere venduto in regime di prescrizione  a prescindere dall’età del richiedente. E a prescindere dall’autorizzazione all’accesso diretto del farmaco nelle farmacie da parte della Commissione europea del 12 gennaio.

L’Italia ha quindi deciso, in conformità alle possibilità degli Stati Membri, di non adeguarsi alla decisione europea. Ma l’amministratore delegato della Hra Pharma, l’azienda produttrice della pillola, Alberto Aiuto, non si arrende: “Prendiamo atto di questo, che è un parere non vincolante del Consiglio superiore di sanità, ma aspettiamo le decisioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che può ancora renderci un Paese europeo”.

Altri Stati Ue, tra cui la Germania, che si era inizialmente opposta alla dispensazione di libertà, hanno invece già eliminato l’obbligo di prescrizione. E Aiuto fa riferimento anche a questo: “La Germania, nonostante il parere negativo reso in sede di votazione – ricorda all’Adnkronos Salute – avendo capito che non ci sono motivi scientifici né legali per opporsi ha deciso come massima cautela di mantenere la ricetta solo per le minorenni”. Possibili anche problemi tecnici nella vendita del farmaco in Italia: “L’Aifa – continua l’A.d. di Hra Pharma – dovrà farci sapere come agire, dato che gli Stati non possono mettere in commercio farmaci con scatola e foglietto interno difformi da quelli approvati a livello europeo. Tecnicamente una scatola e un foglietto in cui si dice che c’è obbligo di ricetta non possiamo venderli. Dovranno dirmi cosa fare”.  Negli ultimi 5 anni, afferma l’azienda, la pillola dei 5 giorni dopo è stata già utilizzata da più di 3 milioni di donne in 70 paesi. E sempre su tale contraccettivo, un precedente parere era stato espresso dal Css nel 2011, quando gli esperti del massimo organo consultivo del ministero della Salute avevano proposto un paletto: il farmaco può essere commercializzato come contraccettivo d’emergenza purchè la donna che lo dovrà usare sia prima sottoposta a test di gravidanza per escludere una gravidanza in corso. Tale obbligo cade ora con il nuovo parere del Comitato.

Il via libera della Commissione Ue è seguito all’opinione positiva rilasciata a novembre dalla Commissione per i prodotti medicinali umani (Chmp) dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), secondo cui il contraccettivo d’emergenza EllaOne (ulipristal acetato, 30mg) funziona meglio nelle prime 24 ore e può essere utilizzata in sicurezza senza prescrizione medica. Dunque “rimuovere il bisogno di ottenere la prescrizione dal medico dovrebbe velocizzare l’accesso delle donne a tale medicinale e quindi aumentarne l’efficacia”. La raccomandazione dell’Ema sottolinea inoltre come questo farmaco “può essere utilizzato in modo sicuro ed efficace senza prescrizione medica”.

“A due giorni dall’8 marzo, per le donne italiane è in arrivo un pessimo regalo“. Così commenta la delibera del Consiglio superiore di sanità Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo Pd della Camera. “Solo pochi giorni fa – aggiunge –  il Parlamento tedesco ha approvato una legge, nata da un’iniziativa legislativa del governo, che permette la vendita di EllaOne senza prescrizione medica. Ci auguriamo perciò che il ministro Lorenzin decida guardando all’Europa e con l’obiettivo di dare più diritti e libertà alle donne italiane”.

La palla passa ora all’Agenzia italiana del farmaco, che dovrà pronunciarsi dopo il previsto parere del Css. Una pronuncia che, come già annunciato dal direttore generale Luca Pani, arriverà in tempi brevi, entro marzo. Nel caso di posizione divergente da quella indicata dall’Ema, l’Aifa dovrebbe presentare una decisione motivata da illustrare in sede europea.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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20 febbraio, 2015

Danno e beffa: assolto il pediatra accusato di non aver riconosciuto i sintomi di esordio del diabete giovanile...

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E' arrivata in giornata la sentenza di assoluzione per il medico pediatra accusato di lesioni colpose dai familiari di Plinio Ortolani, il bimbo di Sansepolcro affetto da diabete di tipo 1 riconosciuto tardivamente e che per tal motivo lotta ancora oggi contro gravi danni neurologici. Per la vicenda era stata chiesta l’archiviazione per ben due volte dal pm Julio Maggiore fino alla decisione del gip del Tribunale di Arezzo che a metà dello scorso anno aveva rinviato a giudizio il medico P. B., di Sansepolcro che nel luglio del 2009 aveva in cura il bimbo, con l’accusa di lesioni colpose. La drammatica storia – ripercorsa anche da un servizio della trasmissione “Le Iene” in onda lo scorso anno – ebbe origine quasi 5 anni fa quando Plinio aveva 19 mesi. Dopo aver girato gli ospedali di Sansepolcro, Città di Castello e Perugia venne ricoverato al Meyer di Firenze a causa di un diabete mellito di tipo 1 che, stando alle consulenze di parte della famiglia, sarebbe stato diagnosticato troppo tardi. Plinio oggi ha 7 anni ma deve convivere con le conseguenze permanenti legate alla tardiva diagnosi. Oggi l’udienza e l’assoluzione del medico che, nella sua difesa, aveva respinto ogni tipo di responsabilità avendo chiesto l’effettuazione di analisi ed approfondimenti sullo stato di salute di Plinio.

Mesi fa il pediatra accusato e poi assolto ha ripercorso la sua storia legata al caso di Plinio:

«Quando quel 12 luglio 2009 il padre del bimbo mi telefonò disse che il piccolo aveva la febbre a 37,5, vomito, stanchezza e alitosi, sintomi non riconducibili a un iniziale scompenso diabetico o comunque, secondo i periti, compatibili con altri quadri clinici più comuni in età infantile. Ma il padre riferisce di avermi comunicato sintomi diversi quali febbre, tante sete, tanta pipì, vomito, dimagrimento, alito che sapeva di frutta e problemi per stare in piedi. Se così fosse non riesco a capire perché i genitori si siano fidati dei miei consigli e abbiano atteso il giorno seguente per far visitare il figlio. Il giorno dopo esclusi segni neurologici. Nel sospetto di un iniziale scompenso diabetico, prescrissi l’esame delle urine con carattere di urgenza e telefonai di persona per accertarmi che fosse stato eseguito in breve tempo... Inviai subito Plinio in ospedale per l’esame delle urine e non lo ricoverai per non esporlo a eventuali incidenti di percorso. Chiamai e mi feci comunicare telefonicamete dall’ospedale i risultati delle analisi e alla domanda specifica sulla presenza di glicosuria la risposta datami fu negativa... Quando poi alle 15 venni contattato dal padre per una nuova visita del bimbo, mi recai nel giro di minuti a casa sua: le condizioni di Plinio si erano aggravate e, malgrado i segni clinici fossero da attribuire a cheto-acidosi diabetica, l’esame delle urine refertatomi negativo mi indusse a ricoverarlo con sospetto di sepsi, l’unica diagnosi a mio avviso possibile, escludendo quella del diabete mellito. La complicanza dell’edema cerebrale conseguente alla cheto-acidosi fu diagnosticata il martedì mattina a Perugia».

Il padre del bambino affida invece ad un gruppo facebook pubblico tutto lo sconcerto per questa sentenza d'assoluzione:



"" Si termina il penale a carico del pediatra e di tutti coloro i quali hanno concorso a rovinare mio figlio Plinio. ASSOLTO il pediatra B. P. che ALL'ESORDIO DI DIBETE TIPO1 LO RICOVERA CON GRAVE RITARDO CON UNA DIAGNOSI ERRATA '' STATO SETTICO''. ASSOLTI gli operatori del Laboratorio analisi dell'ospedale di Sansepolcro che con un valore pari a 1260mgdl non applicano il protocollo di emergenza che prevede il ricovero immediato, ed in un secondo momento SBAGLIANO a comunicare tale valore vitale per nostro figlio, oppure il pediatra avendo chiesto il risultato per telefono non lo capisce, a noi ci riferira' che tutto è apposto. ASSOLTI gli operatori sanitari dell'ospedale di Perugia che impartirono una terapia infusionale insulinica inadeguata e reidratativa pari al doppio del dovuto. ASSOLTI gli autisti del 118 che si perse per strada da perugia a firenze con mio figliodentro oramai morente. Plinio in coma fu' dichiarato morto dopo 3 arresti cardiaci il 14 luglio del 2009 oggi con gravi danno neuro motori a VITA!!!! Questi gli esiti del procedimento penale a corico dei sanitari che ne gestrono l'esordio di db1. Attendiamo ora fiduciosi gli esiti del procedimento civile che ha il compito di valutare il comportamento dei sanitari coinvolti e rilevare procapite gli sbagli che hanno cagionato danni permanenti a Plinio se conclamati, poi risarcirlo."" 




FONTE: Ansa.it
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27 gennaio, 2015

Il Governo vara i nuovi LEA: epidurale e fecondazione eterologa saranno a carico delle Regioni

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Sono pronti i tanto attesi nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): il ministro della Salute Beatrice Lorenzin li presenterà mercoledì della prossima settimana agli assessori regionali alla sanità. Per le prestazioni che il Sistema sanitario nazionale deve garantire ai cittadini (a totale carico dello stato o dietro pagamento di un ticket) sono previste risorse aggiuntive per circa 500 milioni di euro (470 per la precisione) che rappresentano il saldo tra le nuove prestazioni che entrano tra quelle ritenute essenziali e quelle che escono dall'elenco.

Tra i nuovi Lea compaiono, per esempio, «analgesia epidurale per il parto senza dolore, procreazione medicalmente assistita (Pma) omologa ed eterologa e screening neonatale. E dovrebbero essere confermati i test per la celiachia oltre che per altre malattie rare prima non previste. Sono poi previste le vaccinazioni gratuite per varicella, pneumococco, meningococco e HPV. Comprese pure prestazioni innovative diagnostiche e di attività clinica. Obiettivo è anche quello di avere una maggiore appropriatezza delle prestazioni sanitarie e cliniche. Per questo motivo, sono previste misure finalizzate a ridurre il ricorso al parto cesareo e criteri di appropriatezza per il ricorso a day hospital, day surgery, ricoveri di lungodegenza e riabilitazione. È inoltre prevista una riduzione dei ricoveri diurni in ospedale a fronte del potenziamento dell’assistenza specialistica ambulatoriale.

Dagli apparecchi acustici a tecnologia digitale agli ausili informatici per la comunicazione per le persone disabili gravi. Sono le protesi di ultima generazione previste, secondo quanto si apprende, nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea). Verranno assicurati dal Servizio sanitario nazionale anche apparecchi per l'incentivazione dei muscoli respiratori, barelle per docce, carrozzine innovative con sistema di verticalizzazione, scooter a 4 ruote, kit di motorizzazione per carrozzine, sollevatori.

Il ministro Lorenzin ha convocato le Regioni dopo avere messo a punto la proposta che verrà esaminata quindi al Ministero della Salute prima del passaggio nella Conferenza Stato-Regioni. Il nodo della sostenibilità per le regioni del nuovo elenco di prestazioni è da mesi al centro del confronto fra governo e Regioni. Questione che avrebbe trovato quindi una soluzione, secondo quanto si apprende, nella individuazione di questi nuovi fonti che sfiorerebbe il mezzo miliardo di euro.

FONTE: Corriere.it
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Specializzazione: Giannini firma il decreto sui giovani medici, corsi accorciati di un anno in cambio di ulteriori 700 posti di lavoro...

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Arriva oggi la firma del ministro Stefania Giannini il decreto di riordino delle scuole di specializzazione. Si tratta dell'ultima formalità - sempre oggi dovrebbe arrivare anche quella della collega alla Salute, Beatrice Lorenzin - che apre le porte al riordino del percorso formativo dei giovani medici. In giornata attesa anche un'audizione del ministro nelle commissioni riunite Cultura e Affari sociali della Camera durante la quale annuncerà la riforma che dovrebbe garantire risparmi in grado di finanziare fino a 700 borse in più per gli specializzandi.

È dunque pronto per entrare in vigore il riordino delle scuole di specializzazione in medicina, con una tabella di marcia serratissima che vedrà già forse entro febbraio la pubblicazione dei bandi per partecipare ai corsi 2015-2016. Corsi che, come detto, saranno più brevi di un anno rispetto a prima (in media quattro anni, al massimo cinque) con la novità in più che gli specializzandi, al termine di questo iter, verranno chiamati a fronteggiare un esame nazionale di certificazione per singola specialità, una sorta di bollino di qualità che ne attesti la preparazione. Ma cosa cambierà, in dettaglio? Innanzitutto verranno accorpate alcune delle scuole e due verranno eliminate (Medicina aerospaziale e Neurofisiopatologia). In totale, le scuole passeranno dalle attuali 57 a 50 e per 30 di esse il percorso verrà accorciato di un anno in linea con gli standard europei: così, a esempio, Psichiatria passerà da 5 a 4 anni e Chirurgia da 6 a 5 anni.

La riforma prevede anche la revisione degli ordinamenti, forse la parte più delicata, delineando le regole per accorpamenti, classi e aree, obiettivi formativi, tronco comune e attività professionalizzanti. Queste ultime in particolare si concretizzeranno con una maggiore pratica al letto del paziente e tirocini in corsia assorbendo almeno il 70% delle attività formative. E potranno essere svolte oltre che nei Policlinici universitari anche nelle aziende ospedaliere. Anche se saranno gli atenei a mantenere la regìa di questi corsi. E proprio su quest'ultimo fronte si inserisce l'ipotesi di cambiare anche i "luoghi" del percorso per la formazione: gli specializzandi fanno già oggi pratica in corsia, ma principalmente nei Policlinici universitari. Con la riforma della formazione medica, secondo il Ddl delega ex art. 22 del Patto per la salute, l'idea è però quella di estendere tale pratica anche negli ospedali del territorio. Il tema è al centro di un tavolo in corso con le Regioni.

AUTORE: Marzio Bartoloni

FONTE: FIMMGROMA.ORG
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13 gennaio, 2015

Sanità, Regioni all'attacco degli anziani: "Eliminare subito l'esenzione del ticket"

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Togliere l’attuale esenzione dal pagamento dei ticket sanitari al compimento dei 65 anni e prevederla solo per anziani con pensioni sociali, patologie gravi, per chi è disoccupato o per le famiglie numerose: è la proposta che le Regioni intendono portare avanti fra le misure per il contenimento della spesa sanitaria. La notizia è stata riferita da Luca Coletto, coordionatore degli assessori alla Sanità (e componente della giunta regionale del Veneto) all’agenzia di stampa Ansa.

«Le aspettative di vita sono aumentate -spiega il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Luca Coletto - e si va in pensione più tardi; dunque non ha senso dare esenzioni a persone non afflitte da gravi patologie. Al tempo stesso ha più senso prevedere esenzioni per chi è disoccupato o a chi vive con una pensione sociale, o a chi mantiene una famiglia numerosa oppure mantiene la famiglia ed ha uno stipendio basso. Non si toglie nulla a nessuno ma si sposta l’attenzione verso chi ne ha più bisogno. Questa è la proposta messa a punto dalle Regioni, tiene conto delle nuove povertà causate anche dalla lunga crisi. Speriamo di parlarne presto con il ministro della Salute: già venerdì 16, nel corso dell’incontro previsto al ministero, una informativa sarebbe auspicabile. I nostri sono indirizzi, ma è il ministero della Salute poi a doverli recepire. Per ora non sappiamo cosa ne pensi il ministero. Le Regioni possono poi ampliare i criteri base, ma questi devono essere definiti dal ministero». Ad oggi per ottenere l’esenzione bisogna avere compiuto 65 anni e avere un reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro annui.

FONTE: Corriere.it
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Ministro Giannini: "Test di Ingresso, si cambia... Specializzazione, più posti ma contratti più brevi"

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Test d’ingresso per Medicina nella prima decade di settembre «auspicabilmente anticipato da una preparazione più mirata alle prove che gli atenei si sono detti disponibili a organizzare». Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, nel corso di un’audizione presso le commissioni riunite Cultura e Affari sociali. Tramonta, quindi, l’esperimento fatto lo scorso anno, con le prove ad aprile. E si corregge la rotta sulle date: non ottobre, ma settembre. Il ministro ha anche sottolineato che si eviterà di scivolare su domande «che hanno costituito un punto di aspra polemica». Dopo la pioggia di ricorsi post test di ingresso, insomma, comincia a prendere forma l’attesa riforma del Test Medicina 2015.

Niente abolizione dell’esame di accesso («Tornando indietro non si garantirebbe più quella qualità formativa che ci invidiano nel mondo»), anche perché il numero chiuso ce lo impone l’Europa. Archiviato, per il momento, il modello francese (che non prevede sbarramenti all’accesso ma una selezione dei futuri medici tramite concorso durante il primo anno di studi). Verrà rivisto il bouquet di materie oggetto d’esame: probabilmente scompariranno le domande di logica e cultura generale, mentre rimarranno Fisica, Matematica, Biologia e Chimica. E nei mesi estivi gli atenei saranno probabilmente tenuti ad organizzare corsi di preparazione al test. Gratis, oppure a prezzi inferiori rispetto a quelli prospettati dalle società private.

Ma resta il problema dell’«enorme domanda» per le facoltà di Medicina: un fenomeno «atipico», che il ministero proverà a risolvere con «test di orientamento nelle scuole - ha detto Giannini -: test di autovalutazione che definirei diagnostici per gli studenti e che la normativa vigente ci consente già di svolgere». «Inoltre - ha aggiunto - renderemo la prova valutativamente più qualificata». «Se con un valido orientamento riusciremo a ridimensionare la domanda di iscrizioni a Medicina ci sono strumenti di valutazione che, personalmente, ritengo più efficaci come, ad esempio, il modello francese» che è un sistema «eticamente più accettabile», ha concluso il ministro. «Noi quest’anno perfezioniamo il modello esistente, poi non dobbiamo precludici la possibilità di riflettere quando e se avremmo ricondotto la domanda di Medicina a numeri ragionevoli, perché 90 mila ragazzi su 220 mila matricole vogliono fare i medici. Mi sembra francamente un dato elevato».

Il tema dell’accesso («delicato, complesso e importante su cui il governo sta doverosamente lavorando»), deve insomma soprattutto superare l’«imbuto» attualmente esistente nelle facoltà di medicina. «La selezione deve essere migliorata e corretta - ha continuato il ministro - tenendo conto di quanti studenti si laureano e quanti specializzandi possiamo garantire». Ricordando che quest’anno a fronte di 8.000 posti per le Specializzazioni è stato possibile erogare 5.500 borse, il ministro ha detto che occorre uno strumento per aumentare le borse di studio in base al fabbisogno degli specializzandi. Insomma, ha spiegato con una metafora, «l’imbuto deve prendere la forma naturale di un cilindro». Mentre ora, aveva sottolineato Giannini - selezioniamo ogni anno un numero limitato di giovani con una prova circoscritta, li facciamo formare in un percorso lungo, complesso e costoso. E dopo oltre sei, sette anni diciamo alla metà di questi laureati che per loro non c’è posto».

Il ripensamento della filiera formativa dei futuri medici va fatto, sostiene infatti il ministro, soprattutto in vista dell’ingresso in corsia: «Aumenteremo le borse di specializzazione a medicina, oltre ad abbreviare di un anno la loro durata», ha annunciato Giannini. Le borse, ha specificato la titolare del dicastero di Viale Trastevere, «saranno incrementate in modo diretto (con uno sforzo economico del Miur) e indiretto (con un’intesa con il ministero della Salute, nel quadro del Patto per la Salute). In questo secondo caso, saranno finanziate dalle Regioni. «Il gruppo di lavoro - prosegue Giannini - che si è insediato al ministero ed è guidato dal presidente del Cun, Andrea Lenzi, ha redatto e consegnano una proposta di revisione delle Scuole di specializzazione. L’obiettivo è di confermare un anno in meno per la specializzazione e lavorare per la riduzione del numero con un accorpamento delle nove tipologie di scuole in 3 aree di studio.

FONTE:  Corriere.it
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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