Sentieri della Medicina - LOGO

AFORISMA DEL GIORNO

28 luglio, 2013

Università, Boom di domande per Medicina

1 commenti
Accesso a Medicina sempre più difficile. A settembre, superare il test per intraprendere la carriera di medico sarà più ostico degli anni passati. Il numero di coloro che entro il 18 luglio scorso ha fatto domanda è cresciuto notevolmente rispetto a 12 mesi fa mentre i posti messi a disposizione dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sono rimasti praticamente invariati. Così, per gli oltre 84mila aspiranti che il 9 settembre si presenteranno puntuali negli atenei italiani per confrontarsi col quizzone di 60 domande, la strada si fa in salita. E a complicare le cose, rendendole più incerte ancora, sarà il bonus-maturità, voluto dall’ex ministro Francesco Profumo, che la neoministra Maria Chiara Carrozza non se l’è sentita di congelare.

La valanga di polemiche seguite alla prima versione del meccanismo dei “percentili” che regola il premio ha infatti prodotto soltanto una rivisitazione del sistema di attribuzione del bonus che lascia invariate le disparità tra concorrenti. L’anno scorso, secondo i dati comunicati ufficialmente da viale Trastevere, gli studenti delle superiori che fecero domanda per sostenere il test di ammissione a Medicina furono 68.426, quest’anno 84.165: il 23 per cento in più. Evidentemente, ai giovani italiani quella del medico deve apparire una carriera che può garantire un futuro lavorativo. I posti messi in palio dal ministero sono 10.748 per Medicina e chirurgia, praticamente lo stesso numero del 2012, e 984 per Odontoiatria. Con test di ammissione unico per tutte e due le facoltà.

Per comprendere che quest’anno l’accesso sarà più difficile basta fare una semplice divisione tra aspiranti e i posti. Nel 2012, per la sola facoltà di Medicina era disponibile un posto ogni 6 candidati e qualcosa: 6,37 per l’esattezza. Quest’anno, ci sarà un posto ogni 8 candidati circa: uno ogni 7,83, per la precisione. L’unica consolazione per le migliaia di concorrenti che si stanno preparando – da soli o seguendo costosissimi corsi – è che per la prima volta la graduatoria sarà nazionale e non sarà possibile subire la beffa che centinaia di studenti hanno dovuto sopportare in passato. Quando, con un dato punteggio, si veniva esclusi nell’ateneo in cui si era presentato domanda ma si sarebbe riusciti ad entrare in altri atenei del Belpaese.

Con la graduatoria nazionale, tutto questo, non sarà più possibile. Resta il fatto che questo stesso meccanismo penalizzerà i figli dei meno abbienti: uno studente di Catania senza gradi disponibilità economiche potrebbe trovare piuttosto sconveniente, o addirittura impossibile, studiare a Torino, Milano o Udine ed essere costretto a rinunciare al sogno del camice bianco. Inoltre, quest’anno, il bonus-maturità – variabile da uno a 10 punti, per color che si sono diplomati con almeno 80 centesimi – renderà il test di ammissione una specie di lotteria, perché due ragazzi col medesimo punteggio al diploma e lo stesso nel test di ammissione, che nella graduatoria del test occuperebbero due posti vicinissimi, nella classifica generale – data dal punteggio del test più quello relativo al bonus – potrebbero occupare due posizioni distanti anche qualche migliaio di posti.

Infatti, il bonus-maturità verrà attribuito in base alla distribuzione dei voti conseguiti da tutti i candidati della medesima commissione – che è composta da due quinte classi – e sarà più alto, a parità di punteggio, nelle commissioni dove i voti sono stati bassi e minore in una commissione, anche dello stesso istituto, dove sono fioccati i voti alti. E a nulla, a questo punto, servirà il corso di formazione – pagato dai genitori da 400 a 4mila euro – che tantissimi studenti delle scuole superiori hanno seguito durante i mesi invernali, prima degli esami di maturità, e continuano a seguire in questi giorni per allenarsi a risolvere le domande del test.

AUTORE: Salvo Intravaia
FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

18 luglio, 2013

Il vantaggio della formulazione liquida monodose della levotiroxina

1 commenti

L’ampia diffusione di patologie tiroidee rendono la terapia ormonale sostitutiva una delle cure mediche maggiormente prescritte a livello mondiale. Per circa cinque milioni di italiani l’assunzione di levotiroxina (principio attivo analogo dell’ormone tiroideo T4) rappresenta l’unico sollievo efficacemente riconosciuto per la cura dell’ipotiroidismo ovvero l’insufficiente sintesi ormonale da parte della tiroide.

L’attenzione va posta in particolare sull’assunzione farmacologica della levotiroxina  la quale – essendo una terapia cronica – va seguita per tutta la vita. Affinché l’ormone sia pienamente efficiente occorre prenderlo di mattina a digiuno, attendendo – in alcuni casi – fino ad un’ora prima di fare colazione, poiché gli alimenti comprometterebbero il corretto assorbimento dell’ormone. Senza tener conto degli effetti di malassorbimento del farmaco in compresse uniti alle costanti difficoltà nella modalità di somministrazione e calibrazione del dosaggio che – richiedenti continui adeguamenti della dose – interferiscono massicciamente sulle condizioni di vita e di benessere del paziente.
Sebbene la cura assicuri la giusta dose di ormone tiroideo e migliori il funzionamento dell’organismo, ha, tuttavia, insito nelle proprie indicazioni d’uso il suo stesso tallone d’Achille. Secondo un’indagine Doxa per IBSA farmaceutici un paziente su tre fatica a seguire correttamente la terapia e che oltre il 66% dei pazienti fa colazione prima dei canonici trenta minuti. Inoltre in un recente Rapporto Health Search presentato all’ultimo Congresso nazionale della SIMG, la compressa non andrebbe d’accordo né con gli organi del tratto gastrointestinale, né con i farmaci antiacidi utilizzati per la digestione, avvalorando l’associazione fra ipotiroidismo e malattie dello stomaco.

La ricerca scientifica si è perciò indirizzata verso lo studio di soluzioni più versatili, che non necessitano di raffinate calibrazioni per trovare il dosaggio ideale e che consentano di ridurre il rischio di interazione fra farmaco e altri farmaci, cibo e/o bevande qualora queste venissero assunte troppo ravvicinate. Da questi sforzi è stata messa a punto l’innovativa formulazione liquida monodose della levotiroxina che, rispetto alla classica compressa – essendo già dissolta e pronta per l’assimilazione – è in grado di superare problemi di malassorbimento, migliorando sensibilmente la qualità della vita e l’aderenza alla terapia dei pazienti.

In particolare, si è arrivati a queste nuova via scoprendo che le soluzioni liquide garantiscono una migliore permeazione del principio attivo (fino al 30% più rapida), persino nei pazienti con problemi di malassorbimento gastrico e intestinale. In pratica, eliminando la fase di dissoluzione tipica delle compresse, i farmaci in forma liquida si miscelano direttamente con i fluidi gastrointestinali, rendendosi subito disponibili, anche in casi di patologie come celiachia o intolleranza al lattosio. Questa ottimizzazione del processo potrebbe consentire anche di ridurre il rischio di interazione tra farmaco e cibo e/o bevande qualora queste venissero assunte  troppo ravvicinate, con evidenti risvolti positivi sulla garanzia del risultato terapeutico. Il vantaggio delle formulazioni liquide costituisce un grande passo in avanti a livello terapeutico.

FONTE: www.tiroide.com
Leggi tutto...

Grazie al gene "XIST" nuove prospettive di terapia genetica per la sindrome di Down

0 commenti
Si aprono all'orizzonte nuove prospettive per una terapia genetica per la Sindrome di Down. Per la prima volta è stata neutralizzata in provetta la terza copia del cromosoma 21 responsabile della sindrome. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, non ha ancora un'applicazione clinica ma è una premessa importante per una futura "terapia cromosomica" di questa malattia. Il lavoro, che si deve a un gruppo coordinato da Jeanne Lawrence dell'università americana Massachusetts Medical School, potrebbe aiutare anche a comprendere meglio i meccanismi di base delle malattie dovute ad anomalie cromosomiche.

Neell'uomo vi sono 23 coppie di cromosomi, tra cui due cromosomi sessuali, per un totale di 46 cromosomi. Nelle persone con la sindrome di Down invece vi sono tre (anziché due) copie del cromosoma 21, e questa 'trisomia 21' provoca la malattia che causa disabilità cognitive, un maggior rischio di leucemia infantile, difetti cardiaci e del sistema immunitario.


A differenza delle malattie genetiche causate dal difetto di un singolo gene, la correzione genetica di un intero cromosoma è stata finora impossibile. I ricercatori sono riusciti nell'impresa sfruttando la funzione naturale di un gene chiamato Xist, che normalmente 'spegne' uno dei due cromosomi X che si trovano nei mammiferi di sesso femminile e che sono ereditati da madre e padre. Spegnendo questo cromosoma X in più si rende l’espressione dei geni collegati al cromosoma X, nelle femmine, simile a quella dei maschi che hanno solo un cromosoma X.

I ricercatori hanno quindi pensato di sfruttare questa abilità del gene applicandola al cromosoma responsabile della sindrome di Down. Hanno quindi trasferito il gene Xist nelle cellule staminali derivate da pazienti con la sindrome di Down. Il gene ha rivestito la terza copia extra del cromosoma 21, mettendolo a 'tacere', ossia ha modificato la sua struttura in modo che non ha più potuto esprimere geni. Confrontando cellule con e senza il cromosoma supplementare silenziato, si è osservato che il gene Xist aiuta a correggere gli schemi insoliti di crescita e di differenziazione cellulare osservati nelle cellule derivate da persone con la sindrome di Down.


FONTE: Ansa.it
Leggi tutto...

10 luglio, 2013

Diabete, è allarme in Basilicata: cresce la prevalenza di nuovi casi rispetto al resto del paese

0 commenti
Sono “preoccupanti” i dati sulla diffusione del diabete in Basilicata, la percentuale di diabetici in regione è del 6,9%, un dato questo superiore alla media nazionale che si attesta al 5,5% e tra i più elevati d’Italia con un tasso di mortalità che nel 2009 era di 35 casi su centomila persone, in linea con il trend italiano.

Un dato certamente preoccupante quello che si legge nel “Libro Bianco sul diabete” presentato ieri mattina nell’auditorium dell’ospedale San Carlo di Potenza. A pesare sulla popolazione lucana è il forte impatto dell’obesità, il rapporto denuncia che il 32,9% dei soggetti residenti in Basilicata, principalmente rientranti nella fascia di età compresa tra i 6 e i 17 anni, risulta in eccesso di peso, un dato notevolmente superiore al valore nazionale. In regione ci si muove poco, ad impattare negativamente sono anche la sedentarietà e la mancanza di attività fisica, in regione il 48,4% della popolazione non pratica alcuno sport o attività fisica. In più la Basilicata si contraddistingue per un consumo ridotto di ortaggi, frutta e verdura, il consumo di alimenti ricchi di grassi risulta piuttosto elevato fra i lucani, infatti il 30,9% degli abitanti consuma snack più di una volta a settimana, infine risulta elevato anche il consumo di dolciumi, il 49,8% ne consuma più di una volta a settimana, sebbene alto questo dato è in linea con il trend nazionale. Tutto questo rende i lucani a forte rischio diabete.

Il “Libro Bianco” è un report sulla patologia diabetica nato dalla collaborazione tra l’Osservatorio regionale sul diabete e l’Istituto di igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Presentare il primo Libro Bianco sul diabete significa fare una fotografia sulla stato di salute dei lucani – ha detto Attilio Martorano, assessore regionale alla Sanità – da qui partiamo per porre in essere una intensa e articolata lotta al diabete, e lo facciamo con due progetti, da un lato orientanti alla conoscenza delle cause di questa malattia e dall’altro con un’ iniziativa che miri alla prevenzione”.

FONTE: Nuova del Sud
Leggi tutto...

09 luglio, 2013

Oxford, nato a Giugno bambino da embrione con DNA "studiato" mediante tecnica NGS

0 commenti
È nato il primo bambino il cui embrione è stato selezionato attraverso una nuova tecnica di sequenziamento del genoma, che promette di rivoluzionare la fecondazione in vitro. Lo ha annunciato l'Eshre (società per la riproduzione umana e l'embriologia) nel corso del suo meeting annuale, specificando che il bambino è nato in giugno, sano e senza problemi.

La fecondazione in vitro è una tecnica di lotta alla sterilità faticosa e costosa, poiché molti degli embrioni impiantati non arrivano al termine della gravidanza: solo il 30% sopravvive. Si sospetta che l'elevata mortalità sia dovuta a difetti genetici non identificati, e che uno screening per selezionare gli embrioni migliori aumenterebbe molto le probabilità di successo. Le metodologie sperimentate finora, tuttavia, avevano dei problemi che ne hanno causato l'insuccesso durante i test clinici, oppure risultavano molto costose.

La tecnica usata in questo caso, detta Ngs (Next generation sequencing), permette invece di sequenziare l'intero genoma in modo rapido ed economico, e di eliminare gli embrioni con anormalità che potrebbero causare un aborto o che presentano altri difetti genetici gravi; il tutto senza necessità di congelare l'embrione nell'attesa dei risultati.

Lo studio sulla Ngs è stato condotto da Dagan Wells del Nihr Biomedical Research Centre dell'Università di Oxford, alla guida di un'équipe internazionale. La nuova metodologia è stata testata inizialmente verificando la sua capacità di individuare cellule di embrioni con difetti genetici noti. È stata poi sperimentata su due puerpere volontarie, di 35 e 39 anni, una delle quali aveva già subito aborti spontanei.

Il dottor Wells ha dichiarato: «Negli anni passati i risultati di test clinici casuali hanno suggerito che la maggior parte delle fecondazioni in vitro beneficerebbe di uno screening dei cromosomi dell'embrione, e alcuni studi riferiscono di un miglioramento del 50% nel numero di gravidanze ottenute. Tuttavia i costi dei test genetici non sono alla portata di molte pazienti. Next Generation Sequencing è un modo per rendere i test cromosomici più accessibili per un gran numero di persone. Il nostro prossimo passo saranno test clinici casuali per rivelare l'autentica efficacia di questo approccio, che cominceranno entro quest'anno».

FONTE: Ilsole24ore
Leggi tutto...

02 luglio, 2013

Università, l’Ocse sbugiarda stampa e politica. “Troppi costi e studenti = falso!"

0 commenti
Tutta la verità sull’università italiana, ovvero: come ti sbugiardo dieci anni di proclami (e programmi) politici che hanno fatto del luogo comune e dell’analisi falsata il grimaldello per entrare nel sistema dell’istruzione e giustificarne la progressiva demolizione, dalle guerre sante dei berluscones contro la scuola pubblica agli strali dei “professori” chiamati da Monti a tagliare la spesa statale per l’istruzione. “Abbiamo troppi laureati”, no troppi professori, l’università pubblica “costa troppo”, la laurea “non vale nulla”… Tutte clamorosissime “balle”, e lo certifica l’Ocse che ha appena diffuso l’edizione 2013 del suo Rapporto sullo stato dell’istruzione a livello mondiale (scarica). Si parla anche dell’Italia, eccome. Numeri su numeri, statistiche comparative tra nazioni su spesa, costi privati, quantità di professori, studenti, laureati e dottorandi. E ancora, analisi su benefici e costi socioeconomici dell’istruzione universitaria e del valore del titolo accademico.

Il battagliero e informale network di ricercatori “Roars“ ha studiato le 440 pagine di dati e si è divertito a confrontarli con quanto dichiarato negli ultimi anni dal variopinto pool di “esperti” chiamati a vario titolo dalla politica e dalla stampa a contribuire al discorso pubblico su emergenze e prospettive del sistema universitario. Tra gli altri Gelmini, Giavazzi, Andrea Ichino, Profumo, Martone. Il confronto tra il proclama del momento e il dato fornito dall’Ocse è spesso esilarante, ma è soprattutto preoccupante: in un attimo rivela il livello di approssimazione delle analisi e delle valutazioni di chi per anni ha avuto tra le mani la delega al settore o è stato chiamato a dire la sua, in virtù di una patente di competenza scientifica pubblicamente riconosciuta. Ecco le cantonate più grosse.

1. “L’università italiana costa troppo”
Era la grande convinzione del ex ministro Mariastella Gelmini che nella stagione dei tagli e della contestazione del 2009 apostrofava così le voci del dissenso: “È risibile il tentativo di qualcuno di collegare la bassa qualità dell’Università italiana alla quantità delle risorse erogate. Il problema, come ormai hanno compreso tutti, non è quanto si spende (siamo in linea con la media europea)”. Ma cosa dice l’Ocse in proposito?

L’esatto contrario della Gelmini: ad eccezione di Repubblica Slovacca e Ungheria, l’Italia spende meno di tutte le altre nazioni europee (61% della media Ocse, 69% della media Eu21). Mentre la maggior parte delle altre nazioni hanno riconosciuto la natura strategica delle spese per istruzione, l’Italia, con la sola eccezione dell’Ungheria, è la nazione che ha effettuato i tagli più pesanti (il rapporto Ocse non fornisce il dato relativo alla sola spesa per università, ma un dato aggregato relativo all’intera spesa per istruzione). Se si considera la percentuale della spesa pubblica destinata all’istruzione, si scopre che l’Italia è ultima su 32 nazioni. Insomma, Gelmini bocciata su tutta la linea.

2. Troppi studenti. Parola di Giavazzi, l’uomo della spending review
L’altro mantra che si ripete da tempo è l’eccessivo numero di studenti. Tra chi si esercita in affondi letali per il mondo accademico italiano spicca Francesco Giavazzi, economista ed editorialista del Corriere. Che non ha alcun dubbio in proposito, tanto che quando Mario Monti l’ha chiamato a realizzare la spending review e tagliare teste molti in università si son fatti il segno della Croce.

Ed ecco che sul sito de Lavoce.info, l’esperto getta il sasso nello stagno al motto “Siamo davvero sicuri che questo Paese abbia bisogno di più laureati?” (28/11/2012).  Ma ha ragione Giavazzi, sono davvero troppi gli studenti dell’università italiana? Niente affatto e l’Ocse lo certifica. Come percentuale di laureati nella fascia più giovane (25-34 anni) l’Italia è all’ultimo posto in Europa (21% contro 39% della media Ocse). Se si considera che il Brasile è una nazione non-Ocse, l’Italia è al penultimo posto tra i Paesi Ocse dato che solo la Turchia (19%) ha meno laureati di noi. Sarà allora che abbiamo troppi docenti.

3. Contrordine: sono troppi i professori
Se non sono troppi gli studenti tocca prendersela con i professori, altrimenti il gioco a chi spara sull’università non funziona più. Per accreditare l’idea che gli atenei siano in balia di masse di baroni, orde incontrollate di docenti,  Giavazzi usa le pagine del Corriere. La sentenza è inappellabile: “Non c’è dubbio che nell’università siamo in troppi”  (24 ottobre 201o).

Non c’è dubbio. Ma anche qui, sbaglia. Ricorda l’ingegner Giuseppe De Nicolao, professore e analista all’università di Pavia: su 26 nazioni considerate solo 5 hanno un rapporto studenti/docenti peggiore del’Italia (Indonesia, Repubblica Ceca, Arabia Saudita, Belgio e Slovenia). Dato che Indonesia e Arabia Saudita sono paesi non-Ocse, l’Italia risulta essere quart’ultima tra i paesi Ocse per rapporto docenti/studenti. “Eppure anche questo dato, disponibile a tutti e da alcuni anni, non è mai stato utilizzato perché non funzionale come altri a dare addosso al sistema universitario. Fa parte di quel corredo di parametri sistematicamente occultato da chi guardava ai numeri del settore con gli occhiali dell’ideologia politica”.

4.L’ultima spiaggia: troppi dottorandi
A un certo punto se non sono troppi i laureati e neppure i professori a qualcuno viene in mente che possano essere i dottorandi, ad esempio a Sergio Benedetto, illustre professore del Politecnico di Torino ma sopratutto l’uomo messo a capo dell’organismo di valutazione della ricerca, deputato dall’Anvur a premiare o punire 95 atenei stabilendo criteri per l’erogazione di 800 milioni di fondi. Incarico delicatissimo, dunque.

Ebbene Benedetto su Repubblica annuncia: “Ora rivedremo anche i corsi di dottorato, con criteri che porteranno a una diminuzione molto netta” (Repubblica, 4/02/2012). Ma l’assunto iniziale era corretto, ovvero l’Italia ha un numero di dottorandi  tanto spropositato da doverlo ridurre? Nel seguente grafico viene riportata la percentuale di studenti che proseguono i loro studi fino al conseguimento del dottorato di ricerca. L’Italia è al di sotto della media Ocse e si colloca in 21esima posizione su 32 nazioni. Per la spiegazione delle età medie di entrata particolarmente elevate in alcune nazioni (Islanda, Spagna, Portogallo, Corea, …) si veda la discussione a p. 296 del Rapporto “Education at a Glance”.

 5. La moltiplicazione dei fuoricorso
Ma ecco il turno di Francesco Profumo che se la prende con i fuori corso d’Italia, massa di fannulloni che non avrebbe pari in tutta Europa. “I fuori corso all’università esistono solo da noi (…) All’Italia manca il rispetto delle regole e dei tempi. Credo che la scuola sul rispetto delle regole debba dare un segnale forte perché gli studenti fuori corso hanno un costo, anche in termini sociali” (Corriere, 15-10-2012). Vero, non vero?

Anche questo non è vero, a insistere sullo stesso punto è però l’ex sottosegretario Michel Martone (quello che laurearsi dopo i 28 anni “è da sfigati”), su Repubblica: “Il problema dell’età media dei laureati in Italia esiste”. L’Ocse dice esattamente il contrario: l’età media dei laureati italiani è addirittura più bassa della media europea. In realtà il mancato rispetto dei tempo nominali è un fenomeno diffuso a livello mondiale, mentre nelle dichiarazioni degli “esperti” viene propagandato come il piccolo e imperdonabile vezzo di un Paese che tira a campare, azzoppato dal carrozzone universitario, mentre l’Europa e il mondo corrono.

6. Lo studente che costava troppo. Il problema che non è mai esistito
Ad avvertire che “spendiamo troppo per gli studenti” è Roberto Perotti, economista della Bocconi che nel libro L’università truccata (Einaudi) ha messo in croce il malcostume accademico dei privilegi. Ma ha commesso anche qualche errore di conto.

L’assunto iniziale (e quindi i rimedi finali intesi come proposte di riforma in appendice al discorso) sono falsi. “Si basano infatti sul precedente rapporto Ocse e su una rielaborazione fai-da-te del Perotti del dato sulla spesa per studente che già lo stesso rapporto indicava come inutilizzabile a fini comprativi”, spiega De Nicolao. Il rapporto mostra che la spesa media per studente lungo la durata media del suo corso di studi, lungi dall’essere la quarta al mondo, è invece 14-esima con un valore pari al 75% della media Ocse”. In altre parole il sistema universitario italiano non è quella babele di sprechi e costi ingiustificati che si vuol sempre rappresentare nel dibattito pubblico. O almeno, l’Italia (almeno in questo) non è la pecora nera d’Europa.

 7. Il falso mito delle rette troppo basse, una mina sull’istruzione di massa
Altro mito da sfatare buttato in pasto al dibattito sul destino dell’istruzione universitaria è il seguente: “Non possiamo più permetterci un’università quasi gratuita”, sempre Giavazzi (Corriere, 24-10-2010). Vero, perché dobbiamo pagare noi per masse di studenti sfaccendati, professori e ricercatori parassitari?

Peccato che anche questo dato sia del tutto campato in aria. Dalle comparazioni Ocse per l’Italia risulta un quadro della situazione decisamente diverso: il nostro Paese si posiziona decimo in classifica sulle 25 nazioni considerate per costo delle tasse e addirittura terza se si considera poi l’aumento delle rette dell’ultimo anno, soprattutto nelle private. Qui effettivamente la retta corre e forse dovrebbe essere posta più attenzione nel dibattito pubblico. Tanto che, considerando solo le private, l’Italia è addirittura seconda in Europa per costo delle rette, seguita dall’Inghilterra. Ma (chissà perché) di questo non si parla mai mentre si riempiono fiumi d’inchiostro sul falso mito dell’università semi-gratuita per tutti.

 8. Il sistema pubblico ci costa e ci danneggia tutti. Quelli che…  ”meglio le private”
Ma ecco che Andrea Ichino, fratello del giuslavorista Pietro con cattedra all’università di Bologna, metteva in dubbio i benefici sociali della laurea: “Uno dei nostri argomenti, però, è che chi ha provato a misurare empiricamente la presenza di questi benefici sociali [della laurea], aggiuntivi rispetto a quelli privati, ha trovato poco o nulla”, scriveva proprio su “Roars” il 18 febbraio scorso.

La questione viene analizzata in dettaglio dall’Ocse che sfata l’ennesimo falso mito: i benefici sociali conseguenti da un laureato italiano maschio sono 3,7 volte maggiori dei costi pubblici  (media Ocse: 3,9), nel caso di una laureata femmina sono 2,4 volte maggiori  (media Ocse: 3,0). Quindi un euro speso in ricerca ne porta da 2,4 a 3,7.

I ritorni economici di un laureato italiano (ovvero i benefici meno i costi sostenuti), sia pubblici (169mila dollari) che individuali (155mila dollari) elaborati dall’Ocse per i laureati non solo sono di entità del tutto paragonabile ai valori degli altri paesi, ma  in Italia il ritorno per la collettività sarebbe superiore addirittura a quello individuale. In altre parole, incentivare e investire sull’accesso al sistema universitario conviene a tutti, anche a chi decide altrimenti.

 9. L’affondo finale: quelli che “La laurea non serve”. Parola di Oscar Giannino
Ma cosa ti laurei a fare? L’università non serve ormai a nulla. L’ultimo a sostenerlo, forse per ragioni strettamente personali, è stato Oscar Giannino, beccato in castagna a vantare titoli mai posseduti: “Cinquantamila universitari in meno vuol dire che i giovani non sono fessi, vedono l’università senza merito come inutile”. Anche qui l’Ocse ristabilisce due elementi di verità. Nel seguente grafico viene rappresentato il maggior guadagno percentuale che deriva dall’essere laureati rispetto a possedere un diploma di istruzione secondaria.

Per i laureati italiani tale maggior guadagno (+48%) non appare trascurabile, anche se negli altri paesi Ocse tende ad essere ancora maggiore (media Ocse: +57%). Non solo. Il beneficio della laurea (il cui valore legale è sempre a rischio di abolizione) emerge anche rispetto al dato occupazionale. Nell’ultimo grafico si osserva infatti la minore probabilità di disoccupazione tra chi ha in tasca un diploma di laurea e chi non lo ha. Il tasso di occupazione per i laureati italiani è pari al 79% (media Ocse:84%) contro il 75% dei maturati (media Ocse: 84%) ed il 58% per chi si è fermato alla media inferiore (media Ocse: 58%). Se da un lato, la situazione italiana è peggiore della media Ocse, il differenziale  di quattro punti percentuali tra laureati e maturati è identico. Tutto il resto è, semplicemente, falso.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
Leggi tutto...

01 luglio, 2013

Diabete, allarme in Sicilia: 290 mila soggetti ammalati, 5% della popolazione è a rischio

0 commenti
Allarme diabete in Sicilia. Ormai, stando alle ultime stime si può considerare un'epidemia silenziosa che avanza e che preoccupa non poco specialisti e soprattutto le istituzioni sanitarie dell'Isola che da anni si battono con campagne di prevenzione per tentare di frenare il trend sempre più in aumento. Non a caso, dall'ultima indagine risulta che la percentuale di diabetici in Sicilia supera la media nazionale. Oggi sono 290 mila i soggetti diabetici accertati in tutte e nove le province, ma almeno il 40 per cento di questi non sa ancora di essere portatore di questa patologia.

La Sicilia ha un numero di diabetici accertati che è tra i più alti del Paese, con una percentuale che supera il 5,8 per cento della popolazione, contro una media nazionale – stando ai dati Istat del 2012 - del 5,5 per cento. E l’Isola si colloca al terzo posto tra le regioni per numero di diabetici, rapportato al numero degli abitanti, con un indice di mortalità che è superiore a quello del resto del Paese. Con i circa 2.500 decessi l'anno per la mancata prevenzione delle complicanze, il diabete costituisce la quarta causa di mortalità in Sicilia. Mortalità che risulta essere superiore a quella del resto del Paese, in particolare tra le donne, con il 40% in più rispetto agli uomini.

Nel 2011, nella popolazione generale italiana, la media di diabetici era del 4,9, in Sicilia del 5,4. Un aumento, esponenziale, anno dopo anno, che indica epidemia. E si sa quanto il diabete non controllato possa arrecare ulteriori danni alla salute. Tra le complicanze, la retinopatia che può portare, nel tempo, alla cecità, patologie cardiache, renali, neurologiche e possibili amputazioni degli arti inferiori. In questo panorama seriamente preoccupante, nasce l’indagine sul diabete in Sicilia, realizzata da "Az Salute" con la collaborazione dell’assessorato regionale alla Salute, le nove Asp territoriali, i medici diabetologi. Dall’indagine emerge una situazione fortemente inquietante, ma anche un impegno regionale di grande spessore organizzativo, tanto che il Piano Sanitario Regionale ha incluso il diabete tra le priorità di intervento, alla luce del particolare impatto epidemiologico sul territorio.

Questa mattina all'assessorato regionale alla Salute questi dati sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa al quale ha partecipato l'assessore Lucia Borsellino. "Diabete e scompenso – ha detto l’assessore alla Salute - sono tra le patologie a maggiore impatto sulla popolazione siciliana e sulle quali si concentra, prevalentemente, la programmazione sanitaria regionale e locale. Recenti provvedimenti hanno dato, sul piano organizzativo, un forte impulso alla gestione integrata di queste patologie, come dimostrano i dati relativi alle attività scaturenti da una maggiore attenzione allo sviluppo della rete dei servizi sul territorio. Anche il recente provvedimento per il monitoraggio delle prescrizioni rientra tra le azioni di maggiore appropriatezza, a tutela dei pazienti e a supporto degli operatori, per l’attuazione delle quali l’assessorato, oggi, può fornire idonei strumenti ed evidenze per il governo clinico. Una buona cura, infatti, nasce favorendo un’alleanza tra il paziente, il suo medico di famiglia e lo specialista".

Analizzando i dati dell'indagine si evidenzia che poco più di 290 mila i siciliani che hanno ricevuto una diagnosi di diabete. Di questi, intorno al 10 per cento è affetto da diabete di tipo 1, il cosiddetto diabete giovanile o insulino-dipendente. E i casi attesi sono quasi 4 mila nella fascia di età 0-17 anni, in buona percentuale con diabete di tipo 1. Ben 190 mila diabetici sono in età 18-69 anni, il resto sono over 70. Ed è noto che la prevalenza del diabete aumenta con l’età, fino a raggiungere il 20,3 per cento nelle persone con età uguale o superiore ai 75 anni. E si stima che per ogni due-tre persone con diabete ce ne sia una che ancora non lo sa. Nell’Isola, ci sarebbe il 30-50 per cento di diabetici non diagnosticati, percentuale che porterebbe i siciliani portatori della malattia ad oltre 400 mila.

Sempre secondo i dati più aggiornati forniti dall’assessorato della Salute della Regione Siciliana, l’Asp di Palermo ha il più alto numero di assistiti: 42.437. Catania ne ha 36.646, Messina 23.879, Siracusa 23.843, Trapani 19.725, Agrigento 18.775, Ragusa 14.857, Caltanissetta 9.488, Enna 8.963. Nel corso del 2011, la spesa media pro capite è risultata essere intorno ai 2.500 euro. Il valore più elevato è stato registrato nell’Asp di Messina (2.674), mentre quello più basso è stato osservato nell’Asp di Agrigento (2.192). Se moltiplichiamo la media di 2.500 euro l’anno per il numero di assistiti, si arriva ad una cifra che sfiora i 500 milioni di euro l’anno, senza contare le complicanze e i ricoveri ospedalieri. Ecco l’importanza della prevenzione che dovrebbe essere intensificata. Negli ultimi anni, si assiste ad un significativo cambiamento del diabete di tipo 2 (intorno al 90% dei casi). Fino a pochi anni fa, era una patologia che colpiva in età adulta, oggi si sta diffondendo anche tra i giovani. Tra le cause, l’aumento dell’obesità tra i giovanissimi, fenomeno che, oggi, arriva a toccare anche il 30 per cento in età scolare.

Carla Giordano, ordinaria di Endocrinologia dell'Università di Palermo e componente del Consiglio nazionale della Società italiana di Endocrinologia: "Il diabete in Sicilia sta galoppando verso un’epidemia. E come se non bastasse si assiste alla presenza di diabete 'doppio' una forma emergente dove diabetici di tipo 1, insulino-dipendenti, hanno anche le caratteristiche del tipo 2, un fenomeno che prima non si osservava".

E poi c'è il dato dell'ospedalizzazione: sono intorno a 46 mila i siciliani portatoti di diabete che, ogni anno, fanno ricorso a ricoveri ospedalieri in regime ordinario per qualsiasi causa, con un picco di ospedalizzazione negli anziani tra i 60 e i 70 anni. Solo nel campo della diagnosi sono quasi 7.500, la maggior parte donne (54,8 per cento), una tendenza che vede in prima linea Catania, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani, mentre per le province di Agrigento e Caltanissetta si evidenzia una maggioranza negli uomini. L’Asp con più ricoveri ospedalieri è Palermo, con 10.329, seguita da quella di Catania (9.746), Messina (6.746), Agrigento (4.631), Trapani (4.424), Siracusa (3.442), Caltanissetta (2.921), Ragusa (2.699), Enna (1.895).

FONTE: Ilsitodipalermo.it
Leggi tutto...

29 giugno, 2013

E' morta la grande astrofisica italiana Margherita Hack

0 commenti
E' morta questa mattina a Trieste l'astrofisica Margherita Hack. Dopo la morte nello scorso anno di Rita Levi Montalcini, ancora una volta ci lascia una delle figure scientifiche italiane più prestigiose del panorama mondiale. Animalista convinta e vegetariana sin da bambina, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997. È un membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'ESA e della NASA. In Italia, con un'intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale.

Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Nel 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.

In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l'asteroide 8558 Hack.

Margherita Hack è molto nota anche per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico. E' stata una esponente di spicco dell'Ateismo in Italia, non ha creduto in nessuna religione o forma di soprannaturalismo, sostenendo con forza che l'etica non deriva dalla religione ma da "principi di coscienza" che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

Sul tema della questione energetica Margherita Hack si è espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che l'Italia attualmente non è in grado di mantenere delle centrali e che l'Italia è un paese poco affidabile. La Hack sostiene che esiste «una paura irrazionale, anche scientifica, per l'energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell'energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere». Ha anche sottolineato l'importanza della ricerca in questo campo e la necessità di "sviluppare al massimo le energie rinnovabili" che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico.
Leggi tutto...

28 giugno, 2013

Diabete, imposto alla Regione Sicilia l'aumento del numero di strisce per l'autocontrollo della glicemia

0 commenti
La Sicilia, sebbene abbia recentemente recepito il primo Piano Nazionale del Diabete, rimane fanalino di coda per autocontrollo della glicemia: la Regione concede ogni mese solo 25 strisce reattive per il diabete di tipo 1 e 12 strisce per il diabete di tipo 2 insulino-trattato, per il controllo della glicemia. In base alle recenti raccomandazioni delle Societa' Scientifiche della diabetologia (SID-AMD-SIEDP), sarebbero necessarie 150 strisce al mese per il diabete di tipo 1 e 100 strisce per il diabete di tipo 2 insulino-trattato. Sono i dati emersi durante il seminario "Il diabete in Sicilia: facciamo un passo avanti" svoltosi oggi al Palazzo dei Normanni di Palermo con il supporto organizzativo di Roche Diabetes Care.

"Siamo molto lieti che la Regione Sicilia abbia recepito il Piano Nazionale del Diabete ma adesso dobbiamo passare dalla teoria alla pratica? - spiega Gianna Miceli, Presidente dell'Associazione dei Pazienti AIAD di Ragusa. La mancata concessione di un numero adeguato di strisce e' particolarmente grave e se le associazioni dei pazienti avessero invece visto riconosciuto prima il proprio ruolo di coordinamento non avremmo accumulato questo ritardo. Siamo contenti che il Piano Nazionale Diabete finalmente ci attribuisca un ruolo non piu' meramente consultivo perche' cosi' potremo dare una maggiore collaborazione alle Istituzioni".

"Per i giovani diabetici l'autocontrollo e' uno strumento di liberta' e di consapevolezza che li stimola ad adottare un corretto regime alimentare e uno di stile di vita attivo e non solo a vedere quanto hanno di glicemia- commenta Alfonso La Loggia, Responsabile della Unita' Operativa Dipartimentale di Diabetologia dell'eta' evolutiva della ASP di Caltanissetta e Delegato per l'area Diabete in Sicilia della SIEDP - Societa' Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica. La normativa sulle strisce e' vecchia e deve essere adeguata, per dare la possibilita' al diabetologo di "cucire su misura" la migliore cura per il singolo paziente".

FONTE: Agi Salute
Leggi tutto...

27 giugno, 2013

Si è spento Stefano Borgonovo, campione simbolo della lotta alla SLA

0 commenti
Si è spento oggi pomeriggio Stefano Borgonovo. L'ex attaccante di Como, Milan, Fiorentina, Pescara, Udinese e Brescia, è morto a 49 anni, dopo una lunga battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica. Borgonovo lascia la moglie Chantal e quatto figli Andrea, Alessandria, Benedetta e Gaia. Nel 2008 ha dato vita alla Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, per sostenere la ricerca contro la Sla, che lui chiamava scherzosamente «la stronza».

Il 5 settembre 2008 Borgonovo ha annunciato di essere malato di sclerosi laterale amiotrofica. La notizia raggiunge anche il ritiro della Nazionale, che era impegnata nella preparazione a due incontri di qualificazione ai Mondiali di Calcio del 2010. Da allora ha creato una Fondazione che ha raccolto fondi per la ricerca. Lui stesso in carrozzina è sceso più volte in campo insieme alla sua inseparabile compagna Chantal. Il mondo del calcio è in lutto per il calciatore che insieme all'amico Roberto Baggio a Firenze con la maglia viola ha formato per anni la coppia «B2» tanto amata dai tifosi della Fiorentina. 

La Ferdercalcio italiana, dopo aver ricevuto la notizia, ha chiesto formalmente alla Fifa di scendere in campo con il lutto al braccio nella semifinale della Confederations Cup contro la Spagna, e di far osservare 1' di silenzio prima dell'inizio della partita.
Leggi tutto...

Crisi nel settore medico, il paradosso di un lavoro che "c'è" ma non viene "coperto" da sufficienti specializzati

0 commenti
Da Ippocrate in poi i medici sono sempre stati personaggi cardine di qualsiasi struttura sociale. Per ruolo e funzione pubblica. In Italia da qualche tempo qualcosa è cambiato. E non in meglio. La categoria si dibatte fra crisi strutturali e nefaste prospettive future. Giovani e anziani medici vedono a rischio il loro futuro professionale. Le fonti della crisi sono almeno tre.

Il primo fronte dell'emergenza riguarda i giovani: i medici e gli odontoiatri approdano alla libera professione in media a 37 anni d'età e con un reddito inferiore a 17mila euro all'anno (più precisamente 16.786 euro). I dati sono stati ricavati dall'Enpam, l'ente previdenziale di medici e odontoiatri, analizzando le nuove iscrizioni al proprio fondo della libera professione. Si tratta di numeri che evidenziano due aspetti. Da un lato quello dell'ingresso tardivo nel mondo del lavoro; dall'altro il problema dell'adeguatezza delle pensioni future (se guadagno poco e per giunta in tarda età, l'assegno che mi attende sarà probabilmente non adeguato ad affrontare la vecchiaia).

Il secondo allarme riguarda la staffetta generazionale. L'Osservatorio sul lavoro dell'Enpam - che diffonderà domani tutti i dati analitici del mondo della sanità - evidenzia che dal 2016 quasi un milione di italiani rimarrà senza medico di famiglia. Fra tre anni infatti ci saranno 600 medici di medicina generale in meno. Considerando che ogni medico di famiglia può avere fino a 1.500 pazienti, questo significa che circa 900mila italiani potrebbero rimanere senza medico curante. Un numero destinato a crescere ulteriormente per via dei pensionamenti futuri. Dal 2016, un'intera generazione di medici di famiglia andrà in pensione alterando gli equilibri della categoria. Fra tre anni infatti 1.499 iscritti al fondo di previdenza della medicina generale compiranno l'età del pensionamento (68 anni).

Nello stesso anno, dalle scuole di formazione in medicina generale è prevista l'uscita di meno di 900 nuovi medici di famiglia. «Nei prossimi anni potremmo essere costretti a chiamare specialisti e medici di famiglia dall'estero - dichiara il presidente della Fondazione Enpam, Alberto Oliveti -. Allo stesso tempo in Italia migliaia di laureati in medicina rischiano di non avere accesso ai percorsi di post laurea perché, a causa dei tagli alle borse di studio, non viene messo a bando un numero sufficiente di posti nelle scuole di specializzazione e formazione». Ma l'Enpam avverte che il numero dei camici bianchi impegnati nella medicina di famiglia che andranno in pensione ogni anno continuerà a crescere anche dopo il 2016 e raggiungerà il picco nel 2022 (quando saranno quasi 4.900 gli iscritti al fondo della medicina generale a compiere l'età di 68 anni). Ci sono dunque tutti gli ingredienti per un gigantesco paradosso: mentre medici di famiglia e specialisti diminuiscono si nega a molti laureati in medicina di proseguire il loro percorso di formazione post laurea. Basta fare due conti: alla conclusione dei corsi di laurea che stanno per cominciare usciranno circa 9 mila medici mentre a oggi i posti nei percorsi di specializzazione sono 4.500 e quelli nelle scuole di formazione in medicina generale poco più di 900. Se i posti non verranno aumentati, migliaia di laureati rimarranno senza prospettive mentre gli italiani rimarranno senza medico.

Con la riforma delle professioni ratificata da pochi mesi è entrato in vigore l'obbligo di assicurazione per tutti i professionisti. Entro il 13 agosto chi non sarà coperto da polizza non potrà esercitare. Il punto è che le assicurazioni non sono obbligate a coprire i professionisti e i medici (categoria ad alto rischio di cause di risarcimento) spesso restano senza polizze. Tre le categorie più a rischio: ortopedici, ginecologi e chirurghi. Secondo i dati più recenti pubblicati dall'Ania, l'associazione delle imprese assicuratrici, nel 2010 il numero di sinistri denunciati alle assicurazioni è triplicato rispetto a quanto accadeva 15 anni prima. Questo induce le compagnie a rifiutare di garantire i medici che hanno probabilità quasi certe di subire sinistri con richieste di risarcimenti miliardari. E dal 13 agosto chi rimane senza assicurazione rischia di non poter più nemmeno esercitare. Ippocrate certo non crederebbe ai suoi occhi.

FONTE: Corriere.it
AUTORE: Isidoro Trovaro
Leggi tutto...

26 giugno, 2013

Diabete di tipo 1, in arrivo nuova insulina Decludec, a rilascio "lento" (fino a 42 ore) per la gestione basale della glicemia

2 commenti
Controllo delle ipoglicemie, interventi più mirati sugli stili di vita e nuovi test per arrivare alla diagnosi del diabete di tipo 1 il prima possibile. Sono alcune delle novità presentate al 73° congresso dell'American Diabetes Association in corso a Chicago. L'attenzione dei ricercatori è sempre più focalizzata sul controllo delle ipoglicemie che sono una delle principali conseguenze del paziente in terapia con le insuline. Uno spiacevole effetto collaterale che può indurre il paziente a somministrarsi una dose inferiore del farmaco o addirittura a non prenderlo per scongiurare questo rischio. L'ipoglicemia può causare perdita dei sensi, coma, cadute e quindi fratture e nei casi più gravi persino la morte, specie se si tratta di episodi notturni.

Tra le novità in corso di sperimentazione presentate all'Ada, c'è un dispositivo intelligente in grado di intervenire quando i livelli di glicemia nel sangue scendono troppo, riducendo così la durata e l'incidenza delle ipoglicemie notturne. "Questa nuova tecnologia che l'FDA sta valutando rappresenta una svolta strategica nello sviluppo di un pancreas artificiale", ha dichiarato al congresso Rich Bergenstal, direttore esecutivo dell'International Diabetes Center e principale autore dello studio ASPIRE (Automation to Stimulate Pancreatic Insulin Response) pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Mirano alla riduzione delle ipoglicemie anche i nuovi farmaci in arrivo tra cui degludec, un'insulina basale a lento rilascio che ha dimostrato di ridurre del 43% il rischio di ipoglicemie notturne. "Il meccanismo d'azione del degludec è davvero innovativo perché assicura il rilascio di insulina in modo costante nell'arco di 24 ore con una durata superiore alle 42 ore", spiega Francesco Giorgino, ordinario di Endocrinologia all'università di Bari.  "Questo significa che se il paziente dimentica di assumere l'insulina alla solita ora, non corre il rischio di andare in ipoglicemia perché degludec permette una flessibilità nell'orario di somministrazione con un intervallo minimo di otto ore".

Proprio all'Ada sono stati presentati i dati su degludec dello studio Once Long condotto nell'arco di due anni su 4330 pazienti con la compilazione di un questionario internazionale utilizzato per misurare la qualità di vita dei pazienti. I dati hanno evidenziato un miglior punteggio relativo allo svolgimento delle comuni attività quotidiane, come camminare e vestirsi. Inoltre, il gruppo trattato con degludec ha totalizzato un punteggio più favorevole in relazione al malessere fisico, in grado di condizionare le attività giornaliere. La 'nuova insulina' ha già ricevuto l'approvazione dell'Agenzia europea del farmaco e dovrebbe essere disponibile a breve anche in Italia.

Fare attività fisica e seguire una dieta equilibrata purtroppo non basta a far diminuire il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti obesi affetti da diabete di tipo 2. È quanto emerge dallo studio Look Ahead (Action for Health in Diabetes) condotto su oltre 5000 adulti obesi o sovrappeso tra i 45 e i 76 anni diagnosticati con diabete di tipo 2 e seguiti per oltre 11 anni. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha seguito una dieta e un programma di attività fisica e l'altro, invece, ha frequentato delle sessioni di counselling su nutrizione, attività fisica e in generale stili di vita.

Al termine si è visto che anche se nel primo gruppo c'è stata una riduzione del peso dell'8,6%, il rischio di complicanze cardiovascolari non si è ridotto in confronto al gruppo di pazienti che avevano ricevuto solo un supporto informativo senza seguire alcuna dieta o programma sportivo. Dunque, quanto contano gli stili di vita? "I risultati di questo studio non devono indurci a pensare che l'attività fisica non svolga un ruolo fondamentale per la prevenzione e la cura del diabete", chiarisce Stefano Del Prato, presidente della Società italiana di Diabetologia. "Numerose ricerche hanno dimostrato che muoversi serve sia perché permette la perdita di grasso addominale sia perché migliora la captazione del glucosio. Per cui il paziente va sempre incoraggiato a svolgere un'attività fisica".

Fondamentale naturalmente anche l'alimentazione. "Non esiste una dieta per il diabetico, ma ci sono delle regole alimentari che dovremmo seguire tutti a partire dai nostri figli". Prima regola, quella di imparare a contare quanti carboidrati portiamo in tavola sia quelli a tutti noti (pane, patate, pizza) sia quelli nascosti per esempio nelle banane, nei mirtilli o nelle carote disidratate.

Infine, individuare il prima possibile i soggetti a rischio di diabete di tipo 1. È questo l'obiettivo dei ricercatori dell'American Diabetes Association che insieme alla Juvenile Diabetes Research Foundation stanno elaborando un test del rischio che include parametri come l'Indice di Massa Corporea, i livelli di C-peptide a digiuno e quelli di glucosio.

FONTE: Repubblica.it
Leggi tutto...

Diabete giovanile, Science: “Funziona vaccino che spegne risposta immunitaria”

0 commenti
Importante conferma per il mondo della scienza che studia nuovi armi di terapia e prevenzione contro le varie forme di diabete: secondo quanto pubblicato dalla rivista "Science Translational Medicine", sarebbe attualmente possibile impiegare con successo un vaccino avente una azione "preventiva". Si tratta di un tipo di vaccino agente con un meccanismo "inverso" rispetto a quanto accade per i comuni vaccini, cioè attua uno "spegnimento" delle linee linfocitarie responsabili del processo autoimmune che porta all'inderogabile distruzione delle cellule Beta del pancreas (le cellule producenti insulina). Il vaccino, messo a punto dalla Stanford University School of Medicine, è stato testato su 80 pazienti dal gruppo di Lawrence Steinman che, in un’intervista all’Ansa, ha detto: “Al momento stiamo organizzando un trial clinico più grande su un maggior numero di pazienti dopo aver visto gli ottimi risultati sui primi 80”. “L’abbiamo testato su pazienti cui era stata fatta la diagnosi di diabete 1-3 anni prima – precisa – e visto che i soggetti vaccinati producono più insulina. Inoltre nel sangue dei pazienti sono ridotte le cellule immunitarie "nocive", che provocano lo sviluppo del danno”.

Analizzando i dati di una recente indagine epidemiologica si evidenzia che sono poco più di 290 mila i siciliani che hanno ricevuto una diagnosi di diabete. Di questi, intorno al 10% è affetto da diabete di tipo 1, il cosiddetto diabete giovanile o insulino-dipendente. E i casi attesi sono quasi 4 mila nella fascia di età 0-17 anni, in buona percentuale con diabete di tipo 1. Ben 190 mila diabetici sono in età 18-69 anni, il resto sono over 70. Ed è noto che la prevalenza del diabete aumenta con l’età, fino a raggiungere il 20,3 per cento nelle persone con età uguale o superiore ai 75 anni. E si stima che per ogni due-tre persone con diabete ce ne sia una che ancora non lo sa. Nell’Isola, ci sarebbe dal 30 al 50% di diabetici non diagnosticati, percentuale che porterebbe i siciliani portatori della malattia ad oltre 400 mila.
Leggi tutto...

25 giugno, 2013

Google Glass, chirurgo mostra le grandi potenzialità dell'uso di questo strumento in sala operatoria

0 commenti
I Google Glass saranno in vendita non prima del 2014, ma dei possibili utilizzi di questo strumento di "realtà aumentata" si parla ormai da mesi (da maggio sono in vendita a 1.500 dollari per gli sviluppatori di applicazioni). E dagli Stati Uniti arriva la proposta di un altro settore dove potrebbero rivelarsi utili: un medico, Rafael Grossmann dell'Eastern Maine Medical Center, li ha indossati in sala operatoria per un intervento di chirurgia allo stomaco e ha documentato il tutto in tempo reale sul suo blog.

«Ho preso ogni precauzione per assicurare che la privacy del paziente, da cui ho ottenuto un consenso informato, fosse tutelata - spiega Grossman sul blog, specificando di non avere mai mostrato dati identificativi né il volto della persona operata -. Volevo dimostrare che questo è uno strumento intuitivo con grandi potenzialità per la salute, in modo particolare per la chirurgia. Potrebbe migliorare le consultazioni all'interno di una equipe, favorire il parere di esperti dall'esterno, ma anche rivelarsi un utile strumento didattico». Grossmann ha indossato i Glass per tutta la durata dell'intervento e le immagini che i suoi occhiali carpivano erano proiettate sul display di un iPad. Oltre che sul blog, il medico ha documentato l'operazione in tempo reale grazie a un "hangout" su Google, ovvero una conversazione di gruppo. «Credo sia la prima volta che i Glass entrano in una sala operatoria - conclude Grossmann -. Siamo riusciti a mostrare la tecnica endoscopica in modo veloce, economico e mantenendo anonima l'identità del paziente».

FONTE: Corriere.it
Leggi tutto...

24 giugno, 2013

Speranze per la Sla, positivi i primi test con trapianto di staminali cerebrali umane

0 commenti
Sono considerati positivi (senza effetti avversi) i primi test di trapianto di cellule staminali cerebrali su sei pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (n.d.a. era scritto amniotica ma era un refuso!). Lo ha annunciato il professor Angelo Vescovi, coordinatore degli studi, in un convegno a Roma. La ricerca è stata autorizzata dall'Istituto Superiore di Sanità e concepita dall'associazione Neurothon. La prima parte della sperimentazione, iniziata il 25 giugno dello scorso anno con il primo trapianto al mondo di cellule staminali cerebrali umane, scevre da qualunque problematica etica e morale, è terminata con successo a fine marzo di quest'anno. Non sono stati rilevati eventi avversi legati alle procedure mediche con risultati migliori della sperimentazione parallela in corso in Usa.

«Siamo soddisfatti ed orgogliosi di aver mantenuto la promessa fatta ai nostri sostenitori, ai malati e alle loro famiglie, di avviare una sperimentazione di terapia cellulare sulla Sla» ha detto il professore Angelo Vescovi. «Il nostro è uno studio sperimentale condotto secondo i più rigorosi criteri scientifici ed etici, per una malattia neurologica mortale». La sperimentazione, ha precisato il biologo, viene svolta secondo la normativa internazionale in accordo alle regole dell'European Medicine Agency e con le cellule prodotte in stretto regime di norme di buona fabbricazione, vale a dire riconosciute dalle commissioni sanitarie nazionali come idonee all'utilizzo di studi clinici, con certificazione dell'Aifa, confermando l'Italia fra i paesi che fanno test di avanguardia nell'ambito delle staminali.

Alla luce dei dati preliminari dei primi test, l'Istituto superiore e l'Aifa hanno autorizzato l'avvio della seconda parte della sperimentazione che prevede il trapianto in zone più alte del midollo spinale, cioè nella regione cervicale. «La nostra ricerca - ha sottolineato Vescovi - è sostenuta da un'associazione no profit e il nostro metodo, in opera dal 1999, non è stato brevettato. Grazie al nostro metodo con pochissimi campioni di cellule fetali neuronali prelevate da aborti spontanei è possibile produrre una quantità illimitata di cellule staminali».

FONTE: Ansa.it
Leggi tutto...

16 giugno, 2013

USA, il genoma umano non è brevettabile

0 commenti
Con una decisione all'unanimità, i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti hanno stabilito la non brevettabilità dei singoli geni appartenenti al patrimonio genetico degli esseri umani, aprendo altresì la strada alle proprietà intellettuali biologiche nel caso del DNA di sintesi realizzato in laboratorio.

La decisione pone fine alla lunga contesa legale che in questi anni ha coinvolto Myriad Genetics, società biotecnologica nota per aver ideato un test sui rischi di cancro ai seni o alle ovaie tramite l'isolamento dei geni BRCA 1 e BRCA 2, e quindi l'identificazione delle mutazioni dei predetti geni.

Myriad pretendeva di brevettare BRCA 1 e BRCA 2 per il semplice fatto di averli scoperti nei suoi laboratori, ma la Corte Suprema ha deciso altrimenti: i due tratti genetici rappresentano un prodotto della natura, quindi qualsiasi pretesa di brevettabilità è nulla e non può basarsi sulla sola identificazione.La sentenza USA pone un limite importante - e per certi versi storico - alla proliferazione del biotech protetto dai diritti d'autore e di invenzione, aprendo altresì la strada a metodi di test clinici alternativi - e magari concorrenziali dal punto di vista economico - che partano dalle stesse basi genetiche.

A Myriad non è andata come previsto, nondimeno le azioni della società sono salite in seguito alla sentenza della Corte Suprema. Il perché è presto detto: accanto alla non brevettabilità dei geni naturali, la Corte ha stabilito che i segmenti di DNA complementare sintetizzati in laboratorio a partire dagli elementi genetici originari possono essere sottoposti all'Ufficio Brevetti statunitensi per la concessione di un eventuale brevetto biotecnologico.

FONTE: Punto-Informatico.it
AUTORE: Alfonso Maruccia
Leggi tutto...

15 giugno, 2013

Sigaretta elettronica, denuncia del Salvagente: “Metalli pesanti nei liquidi”

0 commenti
Piombo, cadmio, cromo e arsenico. Sono queste le sostanze tossiche, forse cancerogene, presenti nel liquido delle sigarette elettroniche. E’ questo il risultato dell’inchiesta del settimanale Il Salvagente, che ha fatto analizzare il liquido da un team del dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli. Dopo i test, il procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha aperto un nuovo fascicolo nell’ambito dell’inchiesta sulle sigarette elettroniche.

I valori – ha spiegato Guariniello al settimanale – sembrerebbero molto elevati, in special modo in un campione, nel quale la concentrazione di arsenico sarebbe più elevata di quella ammessa per l’acqua potabile. Valuteremo attentamente”.

Ma la preoccupazione non si ferma alla concentrazione di liquido rilevata. Il settimanale avverte che “in assenza di una normativa di riferimento, che stabilisca le sostanze ammesse e i relativi limiti, nelle ricariche può finire di tutto”. Una situazione definita “fuori controllo dove, oltre a una regolamentazione di settore, mancano anche i controlli”. A preoccupare è principalmente l’assenza di una “valutazione del rischio”, in mancanza della quale “nessuno può stabilire gli effetti di una, seppur minima, quantità di arsenico o piombo assorbita dal corpo umano per inalazione”. I produttori contattati dal Salvagente, non sottovalutano il problema e hanno dichiarato di “monitorare la presenza dei metalli pesanti e chiedono “urgentemente una regolamentazione” che disciplini direttamente la produzione dei liquidi per le sigarette elettroniche.

Il Codacons corre ai ripari: “Avviare subito analisi a tappeto sui liquidi per e-cigarettes venduti in tutti i negozi d’Italia, ed il ministero della Salute, sulla base del principio di precauzione, disponga il sequestro dei prodotti pericolosi per la salute“.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
Leggi tutto...

13 giugno, 2013

Test di Ingresso: il ministro Carrozza salva i "Bonus Maturità", previsti cambiamenti per il prossimo anno

1 commenti
Il bonus maturità si salva, ma viene modificato in extremis. Così quest’anno debutterà finalmente il punteggio extra da assegnare ai test di ingresso delle facoltà a numero chiuso, in virtù del voto ottenuto dagli studenti all’esame di maturità. Una novità che era stata introdotta dal governo Prodi nel 2008, ma poi era stata rinviata anno dopo anno, finché l’ex ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, a fine aprile, aveva dato il via libera. Ma le sue regole avevano creato polemiche per il rischio che proprio gli studenti più meritevoli venissero danneggiati. E così ieri Maria Chiara Carrozza, che ha preso il posto di Profumo in viale Trastevere, ha firmato un altro decreto ministeriale, con criteri del tutto nuovi.

Il voto di maturità non verrà più pesato in base ai risultati ottenuti nella stessa scuola nell’anno precedente, considerando la distribuzione nei cosiddetti ‘percentili’. Al punteggio dei test di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e Professioni sanitarie verrà aggiunto un bonus compreso tra 1 e 10 punti, anziché 4 e 10. Lo otterranno tutti gli studenti con voto di maturità superiore a 80/100 e “non inferiore – si legge nel decreto – all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/2013”. Ovvero, per aspirare al bonus, bisognerà essere nel 20 per cento più bravo degli studenti valutati dalla stessa commissione. Una volta rispettati questi due criteri, il punteggio extra verrà assegnato secondo la seguente tabella:

voto compreso tra 80 e 82 – 1 punto
voto compreso tra 83 e 85 – 2 punti
voto compreso tra 86 e 88 – 3 punti
voto compreso tra 89 e 90 – 4 punti
voto compreso tra 91 e 92 – 5 punti
voto compreso tra 93 e 94 – 6 punti
voto compreso tra 95 e 96 – 7 punti
voto compreso tra 97 e 98 – 8 punti
voto compreso tra 99 e 100 – 9 punti
voto pari a 100 e lode – 10 punti

Forse le nuove regole smorzeranno le polemiche, ma solo per quest’anno, visto che sono già state messe in discussione. “Il nuovo decreto ministeriale – fa sapere infatti il Miur – punta a mitigare quelle che sono state ritenute delle criticità”, ma non può intervenire in radice a causa dei vincoli imposti dal decreto legislativo del 2008, su cui non si può intervenire per decreto ministeriale. Per questo, Carrozza ha già insediato una commissione che dal prossimo anno apporterà nuove modifiche al bonus maturità, “al fine di garantire un sistema di accesso ai corsi a numero programmato equilibrato e che sia in grado di valorizzare le potenzialità dei candidati”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
Leggi tutto...

10 giugno, 2013

Lavoro e qualità di vita, Usa e Australia in testa. Ma l’Oriente avanza

0 commenti
Stati Uniti, universo di opportunità in tutti i settori. Regno Unito, nuovo laboratorio mondiale dell’internet technology. Australia, polo in espansione per attività estrattive e ricerca, in grado di garantire un’ottima qualità della vita. Ma anche Hong Kong, Singapore ed Emirati Arabi. Occidente, ma non solo: gli orizzonti dei cervelli in fuga si fanno ogni giorno più ampi, la bussola sta già puntando verso l’Oriente e il Sud del mondo, che oggi paiono lontani ma che stanno scalando le classifiche dell’economia globale. Lo dicono i più recenti studi di Onu e Ocse, e lo dicono gli stessi expat, che la condizione di highly skilled migrants (migranti altamente qualificati, ndr) la vivono sulla propria pelle. E che forniscono un quadro chiaro sulle destinazioni più ambite in questo momento: al primo posto c’è l’America (24%), seguita da Gran Bretagna (13%) e Australia (13%).

La ricerca, pubblicata da Escp Europe, École supérieure de commerce de Paris, e dalla società di reclutamento globale Hydrogen e condotta su un campione di 2mila highly skilled workers residenti in 90 paesi (dagli imprenditori, ai senior manager di grandi aziende, ai lavoratori autonomi), analizza le dinamiche alla base delle migrazioni. Nonostante la crisi, gli Usa restano la terra promessa. Prima economia mondiale, sono un polo di attrazione gravitazionale per i professionisti in tutti i settori analizzati: scientifico, tecnologico, finanziario, minerario e legale. Un gradino più giù c’è l’Inghilterra, oggi il secondo technology hub mondiale dopo gli Usa. “Lì c’è la Silicon Valley – spiega Dan Fox, managing director of technology practice di Hydrogen – a Londra abbiamo la Silicon Roundabout a Old Street, dove nascono migliaia di start up hi-tech che richiamano giovani da tutta Europa”.

Il terzo posto dell’Australia si spiega con la possibilità di lavorare in settori ad altissima specializzazione (è seconda nel settore minerario, terza per finanza e ricerca, quarta nei comparti legale e hi-tech) sommata all’alta qualità della vita. Ma le nuove realtà hanno gli occhi a mandorla: infatti al quarto posto c’è Singapore, fucina di aziende che presto segneranno la strada in tema di ricerca scientifica e biotech e al quinto Hong Kong. E nelle nuove mete si parla anche arabo: negli Emirati, al nono posto davanti alla Germania, gli expat non pagano tasse e scelgono di rimanere sempre più a lungo grazie alla alta qualità della vita. Perché sulla scelta di una nuova patria non influiscono solo i fattori economici.

In base allo Human Development Index indicatore di sviluppo dal 1993 adottato dall’Onu accanto al Pil per misurare lo sviluppo umano nei paesi membri, nel 2013 Australia e Usa sono al secondo e al terzo posto al mondo dietro la Norvegia (mentre il Regno Unito crolla in 26esima posizione). Risultati sostanzialmente confermati da un altro indice, il Better Life Index elaborato dall’Ocse, tentativo di misurare “la felicità del cittadino”, secondo cui tra i paesi dalla qualità della vita più alta figura al primo posto l’onnipresente Australia, seguita da Svezia, Canada, Norvegia, Svizzera e Usa.

La prima discriminante nella scelta è il permesso di lavoro. Gli Usa sono la meta migliore, ma restare a lavorare è difficile: i visti H1B (per dipendenti) vengono assegnati una volta l’anno e i posti sono 65 mila. Per l’anno 2013-2014 le candidature si sono aperte il primo aprile: 4 giorni dopo ne erano arrivate 124 mila e si è proceduto per lotteria. I non estratti? Dovranno aspettare il primo aprile 2014 per presentare una nuova richiesta. Il procedimento è a carico del datore di lavoro e costa tra i 5 e i 15 mila dollari, indipendentemente dal fatto che la richiesta venga accettata o no. L’Australia è vivibile ma non facile da raggiungere: i professionisti in cerca di visto devono inserire i propri dati online nel programma governativo Skill Select e se la loro qualifica non è tra quelle richieste è inutile fare domanda.

Opposta la situazione nei paesi emergenti. Nel Golfo Persico ottenere il visto è facile: in Kuwait, dove su 1,2 milioni persone impiegate nel settore privato i locali sono solo 60mila, l’expat firma il contratto e dopo qualche settimana riceve il visto di residenza, lavoro e assistenza sanitaria. In Qatar si occupa di tutto l’azienda, e lo stesso avviene a Dubai. I paesi in crescita sono già più facili da approcciare, dunque, e rientrano nell’orizzonte di interesse di un numero sempre più elevato di highly skilled migrants. Entro il 2020 – si legge nel Rapporto sullo sviluppo umano dell’Onu – la produzione economica combinata di Brasile, India e Cina supererà le produzione aggregata di Canada, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Usa. Non è un caso quindi se, secondo Hydrogen e Escp Europe, la Cina è undicesima tra i paesi più desiderati, appena dietro la Germania locomotiva d’Europa. E neanche che dopo di lei ci sia il Brasile.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
AUTORE: Marco Quarantelli
Leggi tutto...

07 giugno, 2013

Università, Test d'ingresso 2013 rinviati a Settembre, ecco le nuove date

0 commenti
Fonti ministeriali fanno sapere che saranno posticipati a settembre i test d’ammissione per le facoltà a numero chiuso. Mercoledì sarà varato un decreto che stabilisce lo slittamento.

Il nuovo decreto ministeriale sulle modalità delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato nazionale per l’anno accademico 2013-14,  sostituirà quello emanato il 24 aprile scorso e prevede la ridefinizione dei criteri di valorizzazione del percorso scolastico e il posticipo delle date delle prove a settembre. Così ripartite: il 3 settembre per i Corsi di Laurea e di Laurea Magistrale a ciclo unico, direttamente finalizzati alla formazione di Architetto, il 4 settembre per i Corsi di Laurea delle professioni sanitarie, il 9 settembre per i corsi di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria, il 10 settembre per il corso di laurea magistrale in Medicina Veterinaria.

Il provvedimento, che mantiene la graduatoria nazionale, prevede dunque l’emanazione da parte delle Università di nuovi bandi entro il 25 giugno e, lo stesso giorno, la riapertura delle iscrizioni sul portale Universitaly con possibilità di aggiornare le informazioni, incluse le preferenze. La nuova scadenza per le iscrizioni on line sarà fissata al 18 luglio, mentre per il pagamento dei contributi di iscrizione presso le Università la scadenza sarà il 25 luglio.

Intanto il ministro per l’Istruzione Maria Chiara Carrozza, dai microfoni di Radio1 ha ribadito che “è fondamentale recuperare i 300 milioni di investimento del fondo di finanziamento ordinario per le Università statali, a partire da quest’anno. Questi soldi servono, eravamo al limite, ora siamo sotto al limite. Dobbiamo far laureare il 40 per cento della popolazione giovanile, perché l’Italia – ha spiegato – deve diventare il paese della conoscenza, della manifattura, tutte cose che diventano il motore dell’economia. Non dobbiamo vedere l’università come un luogo per elites, ma per intraprendere un percorso di crescita e far capire che il titolo di studio non è un pezzo di carta, ma strumento di sviluppo, di crescita”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
Leggi tutto...

Briciole di Medicina (18° Puntata) - Il Saturnismo

1 commenti
Il piombo è un minerale, simbolo Pb, numero atomico 82. È un metallo tenero, denso, duttile e  malleabile, ha una bassa conducibilità, è molto resistente alla corrosione e parzialmente resistente agli acidi (resiste all'acido solforico, si scioglie con l'acido nitrico). Di colore bianco azzurrognolo, esposto all'aria si colora di grigio scuro. Si presume che tutto il piombo esistente sia derivato dal decadimento dell'uranio(U) 238 che si trasforma in piombo (Pb) con un tempo di dimezzamento di circa 4.51 miliardi di anni. 

Il piombo allo stato nativo esiste, ma è piuttosto raro. In genere viene trovato associato allo zinco, all'argento e principalmente al rame, viene quindi estratto insieme a questi metalli. Può inoltre ritrovarsi associato a zolfo o a carbonio, il minerale più comune è la galena (solfuro di piombo, PbS), che ne contiene l'86,6%. Altri minerali comuni sono la cerussite (carbonato di piombo, PbCO3) e l'anglesite (solfato di piombo, PbSO4). Gran parte del piombo in uso oggigiorno proviene però da fonti riciclate.

Il piombo è un metallo velenoso, può provocare intossicazioni sia di tipo sociale (extraprofessionale) sia di tipo professionale.

Modalità di intossicazione extraprofessionale:

·         Scarichi industriali (fonderie, industrie ceramiche, ecc.)
o    Via respiratoria
o    Catena alimentare
·         Pericolose modalità di conservazione e preparazione di cibi e bevande
o    Contenitori smaltati o chiusi con saldature con leghe al Pb contenenti cibi o bevande acidule
o    Bevande alcoliche preparate con serpentine con saldature al Pb
o    Tubature  contenenti  Pb  usate  per  la  distribuzione  di  acqua  potabile  che  oggi  non esistono quasi più
·         Picacismo  (frammenti  di vernice  muraria):  è un disturbo del comportamento alimentare che porta  a ingerire  frammenti  di vernice in bambini o in adulti. Può essere correlato a disturbo psichico oppure associato a disturbi pediatrici quali anemia infantile o celiachia infantile o parassitosi intestinale.
  
Modalità di intossicazione professionale:
 
-       Estrazione mineraria, raffinazione e manipolazione di piombo, rame, zinco, argento
-       Fabbricazione di derivati del piombo come arseniato di piombo o ossidi di piombo
-       Industria delle vernici, smalti e mastici
-       Industria e manutenzione degli accumulatori
-       Fabbricazione di tubature
-       Fabbricazione di proiettili e armi da fuoco
-       Industria delle ceramiche e delle stoviglie
-       Industria del cristallo e Vetrificazione delle terraglie
-       Industria della plastica e della gomma
-       Industria della stampa con uso di piombo (linotype, monotype, ect) e Cromolitografia
-       Sale per l’addestramento all’uso delle armi da fuoco
-       Operazioni di tempera dell’acciaio con bagni di piombo
-       Zincatura delle lamiere o stagnatura delle lamiere
-       Lavori di demolizione in ambito urbano o industriale
-       Riciclaggio dei metalli

Il Decreto legislativo 81 del 2008 ha indicato: 

-       il valore limite di esposizione ambientale in un turno lavorativo di 8 ore pari a 0,15 mg/m3

-       il valore limite biologico tollerato pari a 60 microgrammi/dl per gli uomini e 40 microgrammi/dl per le donne.

Modalità di assorbimento del piombo

·         Via alimentare (maggiormente in ambito extraprofessionale, tramite alimenti contaminati)

·         Via respiratoria (maggiormente in ambito professionale tramite vapori, fumi e polveri, soprattutto se le polveri hanno diametro inferiore a 10 micron)

·         Via cutanea (maggiormente Pb organico come Tetraetile, tetrametile, stearato, naftenato, ecc.)
Un esempio di assorbimento di piombo che si verificava tramite più modalità (inalato per vapori, per contatto cutaneo e per ingestione accidentale) è dato dalla vecchia “benzina piombata”, cioè benzina in cui veniva aggiunto tetraetile di piombo con effetto antidetonante. Attualmente tale molecola non viene più utilizzata a tale scopo, la benzina è stata arricchita di amine aromatiche le quali tuttavia sono più cancerogene, soprattutto se il veicolo non è dotato di marmitta catalitica. 

Modalità di distribuzione in circolo del piombo

Si distribuisce al sangue, laddove risiede maggiormente all’interno dei globuli rossi e in piccola parte (10% circa) nel plasma legato a proteine o come frazione libera. Si distribuisce poi ai tessuti di accumulo, in particolare il tessuto osseo, laddove si deposita nel tessuto trabecolare e nel tessuto corticale compatto. La emivita del piombo nel tessuto osseo è di 7 anni. E i tessuti di fegato e rene, laddove la emivita è di 2 mesi.

L’escrezione avviene:

·         Via fecale (bile, secreto pancreatico, secreto gh. Intestinali, perdita epitelio intestino)
·         Escrezione urinaria (filtrazione glomerulare, escrezione tubulare)
·         Latte
·         Sudore
·         Annessi cutanei (Capelli & Unghie)

Patologia e clinica

L’avvelenamento da piombo prende il nome di Saturnismo. L’intossicazione può essere acuta o cronica.
Gli effetti tossici si manifestano principalmente a carico di:
1)    Midollo osseo (interferenza con l’emopoiesi e con l’emoglobinogenesi)
2)    Sistema nervoso (encefalopatia saturnina, danni ai nervi periferici)
3)    Rene (nefropatia da tubulopatia, insufficienza renale acuta o cronica, rene grinzo saturnino)

ð  ALTERAZIONI NELLA SINTESI DELL’EMOGLOBINA

Il piombo provoca un arresto della sintesi dell’eme, e quindi dell’emoglobina, in quanto interferisce con tre enzimi della catena biochimica:
1-    Ala sintetasi (forme severe, croniche, mancata sintesi di acido delta-amino-levulinico)
2-   Ala deidratasi (forme acute, mancata sintesi del porfobilinogeno dalla ALA)
3-   Ferro chelatasi (forme acute, mancata associazione del ferro alla protoporfirina 9°)
Ciò determina nei soggetti avvelenati la comparsa di anemia, solitamente ipocromica. Nel sangue e nelle urine di un soggetto con avvelenamento da piombo troveremo:
1)    Aumento dell’acido delta-Amino-Levulinico (forme acute, nelle forme croniche diminuzione) nel plasma e nelle urine
2)    Aumento della copro-porfirina 3° nel plasma e nelle urine
3)   Diminuzione intraeritrocitaria dell’enzima Ala-deidratasi e dell’enzima ferro-chelatasi
4)   Aumento del contenuto di Protoporfirina 9° negli eritrociti
5)   Aumento del contenuto di Zinco-protoporfirina 9° nel plasma
6)   Aumento del contenuto di Ferro circolante e della Transferrina
A livello del midollo osseo troveremo:
1)   Deficit di maturazione degli eritroblasti
2)   Aumento del numero di reticolociti circolanti
3)    I reticolociti avranno una tipica punteggiatura basofila da precipitato proteico e una minore resistenza alle variazioni osmotiche
Inoltre si avrà una diminuzione della emivita eritrocitaria (< 120 giorni) e un  lieve aumento funzionale del volume splenico per incremento della emocateresi. 

ð  ALTERAZIONI A LIVELLO RENALE

I reni possono essere l'obbiettivo della tossicità da piombo sia acutamente che cronicamente; infatti l'effetto tossico diretto sull'epitelio tubulare e lo spasmo delle arteriole renali può essere responsabile di un'insufficienza renale acuta con proteinuria e cilindruria grave.
L'esposizione cronica provoca invece il cosiddetto rene grinzo saturnino, condizione di insufficienza renale cronica dovuta all'ischemia cronica per spasmo arteriolare.
La conseguente ipertensione arteriosa è responsabile dell'aumentato rischio cardiovascolare nei soggetti esposti a piombo.
La gotta saturnina è invece dovuta alla diminuita escrezione di acido urico  (iperuricemia per danno tubulare).

ð  ALTERAZIONI A LIVELLO DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE E PERIFERICO

Il piombo (grave esposizione acuta o subacuta) esplica effetti tossici diretti a livello del sistema nervoso centrale per spasmo delle arteriole e conseguente edema cerebrale diffuso. Per dosi intossicanti generalmente > 150 microgrammi/dl, si ha l’instaurarsi di una gravissima forma di intossicazione detta Encefalopatia saturnina acuta, con convulsioni e coma.
Il sistema nervoso periferico è invece interessato nelle forme croniche, con polineuropatia e paralisi periferica (tipica è la paralisi del nervo radiale, si avrà un rallentamento della velocità di conduzione del nervo per fenomeno di demielinizzazione (riscontrabile in diagnosi mediante ElettroMioGrafia, si ha paralisi dei muscoli del gruppo posteriore di braccio e avambraccio con difficoltà motorie a gomito e polso e ipoestesia della pelle dorsale delle dita centrali della mano. Non si ha paralisi delle dita della mano perché queste sono innervate dal solo nervo mediano).

ð  ALTERAZIONI A LIVELLO GASTROENTERICO

A livello dell'apparato gastroenterico il piombo è responsabile della colica saturnina, dolore addominale “a cintura” (simile a pancreatite) di tipo spastico dovuto alla diretta azione del piombo sulla muscolatura liscia intestinale, parzialmente risolvibile con spasmolitici. A questa si associa stipsi e meteorismo, manifestazioni tipicamente preceduti da dolenzia addominale diffusa e sapore metallico in bocca.
La deposizione del metallo in sede gengivale è responsabile del colorito bluastro (Orletto di Burton) visibile a livello del colletto degli incisivi esterni e dei canini. Si origina per reazione del piombo presente nei capillari con l'idrogeno solforato dei residui alimentari.

Ø  ALTERAZIONI RICONDUCIBILI AD AVVELENAMENTO ACUTO

·         Nausea, vomito, diarrea, scialorrea, sapore metallico, intensi dolori addominali
·         Anemia emolitica
·         Ittero per epatopatia (anche lieve)
·         Insufficienza renale acuta
·         Encefalopatia saturnina (convulsioni, ipertensione cerebrale, edema cerebrale)

Ø  ALTERAZIONI RICONDUCIBILI AD AVVELENAMENTO CRONICO

·         anemia (con alterazioni eritrocitarie: aumento delle protoporfirine, alterazioni mitocondriali, eritrociti immaturi in circolo)
·         disturbi trofici gengivali (orletto di Burton)
·         encefalopatia da piombo, cefalea, amnesia, alterazioni cognitive, astenia, parestesia ed irritabilità, nervosismo, disturbi psichici, tremori
·         nefrosclerosi con: ematuria, proteinuria, cilindruria, oliguria e ipertensione
·         colica saturnina: dolore addominale a cintura (tipo pancreatite) provocato dalla contrazione della muscolatura liscia della parete intestinale (attenuabile tramite gluconato di calcio), nausea vomito, stipsi
·         elevata incidenza di mortalità neonatale
·         documentata infertilità nella donna; nell’uomo si evidenzia oligospermia
·         paresi del radiale;
·         anoressia, calo ponderale, astenia degli estensori, colorito cinereo del volto,
·         alterazione del metabolismo purinico, gotta acuta saturninica
·         Nefropatia cronica (rene grinzo saturnino) con ipertensione arteriosa e IRC
·         Gastrite cronica e duodenite, coliche persistenti
·         Vasculopatia e cardiopatia ipertensiva

DIAGNOSI DI AVVELENAMENTO DA PIOMBO

Oltre a contesto anamnestico ed obiettivo, esistono indicatori di dose (esami che indicano la dose alla quali si è stati esposti) e indicatori di effetto (indicatori dell'effetto sull'organismo dell'esposizione al piombo).

Indicatori di dose

·         Piombemia corretta per la conta dei globuli rossi (talora gli stati anemici conseguenti all'esposizione al piombo possono dare falsi negativi), indicatore di esposizione. Non è un indicatore adatto per stimare le riserve tissutali.
 
·         Piombemia dopo somministrazione di 1 g di un chelante del piombo, il Ca-Na2-EDTA. Se elevata, indica la presenza di riserve tissutali.

·         Piomburia corretta per la conta dei globuli rossi. Si eleva dopo due settimane; come per la piombemia, non è un indicatore adatto per stimare le riserve tissutali.

Indicatori di effetto

·         Acido delta aminolevulinico deidratasi eritrocitaria: la sua inibizione è l'indice più affidabile e più precoce di esposizione al piombo. Deve però essere ricordato che esposizioni croniche o recenti all'alcool possono inibire l'enzima, inoltre l’esame può essere poco indicativo se vi è una pre-esistente anemia iper-rigenerativa. Per cessazione all’esposizione si normalizza rapidamente.

·         Zinco-Protoporfirina IX eritrocitaria: la valutazione della concentrazione di questa molecola correla direttamente con l'azione biologica del piombo. Rimane elevata per alcuni mesi, rendendola efficace per valutare i depositi di piombo tissutale.

·         Acido delta aminolevulinico urinario: aumenta in corso di intossicazioni da piombo e di porfiria acuta intermittente (con problemi di diagnosi differenziale).

·         Coproporfirine urinarie: diminuiscono rapidamente dopo esposizione e rappresentano un buon indice di esposizione acuta.
Leggi tutto...

SENTIERI DELLA MEDICINA

In questo blog ci sono post e commenti

Commenti recenti

Post più popolari