AFORISMA DEL GIORNO

22 marzo, 2010

Obama vince la sua sfida: approvata dalla Camera USA la nuova riforma sanitaria

Nella notte si consuma uno dei più importanti atti governativi della storia del governo degli Stati Uniti. Barack Obama vince la sua sfida contro lo strapotere delle assicurazioni e riesce a far approvare dalla Camera con 219 "sì" contro 212 "no" una riforma che in 14 mesi e fino all'ultimo era sembrata in forte bilico fra l'approvazione, la bocciatura e lo stralcio.

""Questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma. Questo è il vero cambiamento. Siamo un popolo capaci di grandi cose"" ha commentato a mezzanotte, ora di Washington, il presidente americano, la cui legge approvata assume una straordinaria importanza dato che estenderà entro il 2014 a 32 milioni di americani un'assistenza medica di cui erano finora sprovvisti.

La riforma sanitaria americana è uno degli argomenti più spinosi di sempre, una vera "Bomba Politica" che ha messo in crisi governi di sinistra (democratici) ben più solidi quali ad esempio il governo Clinton. Obama invece ce l'ha fatta, giocando su di un terreno dove da mezzo secolo tutti i presidenti erano stati sconfitti. Ha affrontato una piaga sociale, che vede l'America molto più indietro degli altri paesi ricchi per la qualità delle cure mediche offerte all'insieme della popolazione. Sfidando i repubblicani e la feroce opposizione filoimprenditoriale, i democratici hanno messo la loro firma esclusiva su una delle più ambiziose normative sociali del paese. I repubblicani (la destra) hanno provato fino all'ultimo a non permettere l'approvazione, dipingendo questa legge come la "socializzazione delle cure mediche" e "l'anticamera di una bancarotta di Stato". La manovra infatti costerà 940 miliardi di dollari in 10 anni.

La pattuglia più numerosa dei "dissidenti" era quella degli antiabortisti, guidati dal deputato Bart Stupak del Michigan. E' stato decisivo l'intervento di Barack Obama nelle ultimissime ore per riuscire a convincere il fronte degli incerti del suo partito, in particolare agli attivisti antiabortisti ha offerto una "garanzia speciale" tramite un "ordine esecutivo" che rafforza il divieto di usare i fondi federali per rimborsare le spese delle interruzioni di gravidanza. A quel punto Stupak e la pattuglia di antiabortisti sono passati a favore della riforma, garantendo la maggioranza per l'approvazione della legge. L'ultimo voto al Senato è previsto in pochi giorni, ed entro questa settimana Obama dovrebbe firmare la legge.

I primi effetti di questa riforma, in vigore da subito, colpiranno gli abusi più odiosi delle assicurazioni. Sarà vietato alle compagnie assicurative rescindere una polizza quando il paziente si ammala. Sarà illegale rifiutarsi di assicurare un bambino invocando le sue malattie pre-esistenti. Diventeranno fuorilegge anche i tetti massimi di spesa, usati dalle assicurazioni per rifiutare i rimborsi oltre un certo ammontare (un costume particolarmente deleterio per i pazienti con patologie gravi che richiedono terapie costose, come il cancro). I genitori avranno il diritto di mantenere nella copertura della propria assicurazione sanitaria i figli fino al compimento del 26esimo anno di età, una norma particolarmente attesa in una fase in cui i giovani stentano a trovare un posto di lavoro (e quindi non hanno accesso all'assicurazione che di solito è connessa a un impiego stabile). Più avanti, entro il 2014, scatteranno gli altri aspetti della riforma, quelli che porteranno 32 milioni di americani ad avere finalmente diritto a un'assistenza. Di questi, la metà circa entreranno sotto la copertura della mutua di Stato per i meno abbienti, il Medicaid. Quest'ultimo garantirà cure gratuite fino alla soglia di 29.000 dollari di reddito annuo lordo, per una famiglia di quattro persone. Altri 16 milioni dovranno invece comprarsi una polizza assicurativa. Ma potranno farlo scegliendo in una nuova Borsa competitiva sorvegliata dallo Stato, e riceveranno sussidi pubblici fino a 6.000 dollari, onde evitare che l'assicurazione gli costi più del 9,5% del loro reddito. Multe salate per le aziende con oltre 50 dipendenti che non offrono l'assicurazione sanitaria ai dipendenti. Perché questo resterà comunque anche dopo la riforma il tratto distintivo del sistema sanitario americano, imperniato sulle assicurazioni private, e ben lontano dai servizi sanitari nazionali dei paesi europei.

Manca, nella riforma, quello che all'origine doveva essere l'aspetto più radicalmente innovativo: la cosiddetta opzione pubblica. Di fronte alle accuse di voler imporre un "socialismo medico di tipo cubano"  -  secondo uno slogan usato dalla destra populista del "Tea Party Movement"  -  i democratici hanno abbandonato quell'idea, che avrebbe creato un'assicurazione di Stato disponibile a tutti, a costi contenuti, per far concorrenza alle assicurazioni private. In compenso ci sarà una stangata fiscale sulle multinazionali farmaceutiche, per finanziare una parte dei costi della riforma.

Dal punto di vista politico, la vittoria alla Camera ha del miracoloso perché appena due mesi fa la riforma sembrava condannata, quando i democratici persero un'elezione cruciale nel seggio senatoriale del Massachusetts che era stato di Ted Kennedy. Proprio le compagnie assicurative hanno fornito a Obama l'opportunità per riprendere l'iniziativa: il rincaro del 39% delle tariffe imposto dal colosso assicurativo Blue Cross in California un mese fa è diventato il simbolo di un sistema iniquo e perverso. Da quell'episodio è cominciata la riscossa di Obama, che ha accusato i repubblicani di essere al servizio di un capitalismo sanitario che accumula profitti speculando sulle sofferenze dei cittadini.

FONTE: Repubblica.it

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