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AFORISMA DEL GIORNO

29 luglio, 2010

Primi due trapianti di trachea al mondo, ma il chirurgo che ha operato sbatte la porta: "In Italia non c'è meritocrazia"

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L'equipe guidata dal chirurgo Paolo Macchiarini, dell'azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze, ha eseguito con successo i primi due trapianti di trachea  in persone affette da tumore maligno tracheale, unici al mondo per una particolare tecnica utilizzata. Le due pazienti, una di circa 30 anni di nazionalità Ceca, l'altra di circa 20 anni inglese, sono in fase di dimissione dall'ospedale in condizioni "soddisfacenti". Circa 35 persone dell'equipe hanno lavorato per il successo dell´operazione.

Nel secondo intervento sulla paziente inglese è stata eseguita, per la prima volta in Italia, una radioterapia intraoperatoria in corso di trapianto di trachea, coordinata dal professor Giampaolo Biti, per ridurre al minimo il rischio di recidive tumorali. La prima paziente operata, viene spiegato, era stata sottoposta a chemioterapia, per una preventiva riduzione della lesione neoplastica.

Fra le particolari innovazioni utilizzate in questi interventi è l'inserimento all'interno delle trachee trapiantate di protesi innovative. Sono cilindri fatti su misura con una sorta di maglia riassorbibile in circa tre mesi dall'operazione. Le protesi sono necessarie a sorreggere dall'interno le trachee favorendo il processo di rigenerazione della mucosa.

Le nuove tecniche di chirurgia rigenerativa e le possibilità terapeutiche per la cura del tumore della trachea saranno illustrate dal professor Paolo Macchiarini nel corso di una conferenza stampa in programma domani, venerdi' 30 luglio alle 12.30 nell'Aula magna del Nuovo ingresso dell'Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze, in Largo Brambilla 3.

Secondo il sito Repubblica, il chirurgo Macchiarini, rientrato da poco in italia dopo una lunga esperienza professionale all'estero, avrebbe eseguito gli interventi ma avrebbe anche rassegnato le dimissioni in aperta polemica con la sua azienda ospedaliera.

Come dichiarato al giornale: "Avevo dato la parola a questi due pazienti e quindi li opero, poi basta. L´azienda doveva adempiere a vari impegni ma non lo ha fatto. Non posso nemmeno firmare la lettera di dimissioni per un malato. Non ho una stanza mia in reparto". Macchiarini è un personaggio complesso. Realizza interventi unici, in tanti gli riconoscono grandi capacità ma spesso non incontra la simpatia di chi lavora con lui. A Careggi l´hanno osteggiato per primi gli universitari, bloccando il tentativo del preside Gensini di farlo diventare ordinario.

Sempre secondo il recente articolo della Repubblica, Macchiarini attacca anche l´Università, che non l´ha voluto. "Ero andato via trent´anni fa, ho ritrovato una situazione peggiore. I bravi restano indietro. Figurarsi che il professore ordinario di Careggi nella mia materia vieta agli specializzandi di venire a imparare da me. Così non vanno in sala operatoria. A me ormai non mi fanno più ordinario a Firenze, mi spiace per i miei collaboratori, che non potranno avere una carriera accademica. Penso alle famiglie che fanno di tutto per far studiare i figli e poi li vedono sorpassati perché non c´è meritocrazia. Mi dispiace andare via, anche perché sono toscano ma contro certi muri, soprattutto accademici non si può fare nulla". Parole amare del primo dottore medico chirurgo ad eseguire una operazione di tale complessità in Italia.
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"Tantum what"? Molte donne intossicate per uno "scambio di colori" ...

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Bevono lavanda vaginale per errore, a volte finendo al pronto soccorso. I Centri antiveleni italiani, tra cui quelli di Milano-Niguarda e Pavia, hanno avuto 50 segnalazioni in un mese, tra dicembre e gennaio. E le due strutture hanno deciso di sollevare la questione all'Agenzia italiana del farmaco, che si è messa subito al lavoro. A destare l'allarme il Tantum rosa, diventato farmaco da banco dopo un passato da Sop, medicinale senza obbligo di ricetta per cui non si può fare pubblicità. Sdoganato il bando, il Tantum rosa diventa protagonista di uno spot «che sembra aver tratto in inganno le consumatrici. Se prima di dicembre - fanno notare dal centro pavese - rilevavamo 0,5 casi al mese per uso errato accidentale, dopo l'arrivo dello spot sul piccolo schermo e la classificazione del medicinale come farmaco da banco l'incidenza è salita a ben 16 casi in un mese solo nel nostro centro». L'azienda produttrice corre ai ripari e modifica lo spot, sottolineando a più riprese «l'uso esterno» del medicinale. I casi a questo punto diminuiscono, stando ai dati forniti dal centro di Pavia, ma mantenendo comunque una media più alta rispetto al passato: 9 in 20 giorni, tra il 9 gennaio e il 29 gennaio 2010, contro i 16 casi registrati in precedenza dal Cav pavese. Comunque ben al di sopra dell'incidenza pre-spot di 0,5 al mese.

Sulla questione la commissione di farmacovigilanza dell'Aifa ha presentato una relazione al Comitato tecnico-scientifico, che ha approvato il documento. La strada indicata consisterebbe nella modifica del colore della confezione del medicinale, che passerebbe da rosa a nera o blu, evitando così di confondere e indurre in errore le donne. Il timore è che alcune di loro acquistino e assumano il Tantum rosa confondendolo con altri farmaci da banco che hanno la confezione del medesimo colore e che vanno assunti oralmente. A quelle che hanno finito per berlo, come fosse uno sciroppo, la lavanda vaginale ha causato «qualche problema, ma conseguenze certo non drammatiche», precisa Marcello Ferruzzi, del Cav del Niguarda: sintomi gastroenterici e stordimento, ma anche vertigini, parestesie agli arti e allucinazioni. Il sospetto di alcuni addetti ai lavori è che il Tantum rosa venga usato in alcuni casi per "sballarsi", magari associato all'alcol. La benzidamina avrebbe infatti anche un effetto euforizzante

Fonte: Adnkronos
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26 luglio, 2010

Il microinfusore: un'arma in più per combattere il diabete

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Il paziente con diabete di tipo 1, insulinodipendente, puo' ridurre del 40% il rischio di complicanze assumendo l'insulina attraverso un microinfusore integrato con il controllo continuo della glicemia. Lo dimostra lo studio clinico STAR 3, presentato al Congresso della American Diabetes Association e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Il diabete di tipo I e' una patologia cronica che in Italia interessa oltre 200.000 persone. Lo studio STAR 3 ha dimostrato in particolare che utilizzando il sistema integrato per l'infusione di insulina e il controllo continuo della glicemia si ha una riduzione di 4 volte superiore del livello di emoglobina glicata, rispetto alla terapia multiniettiva. Nello studio, che ha coinvolto 485 pazienti (329 adulti e 156 bambini-adolescenti) la terapia con microinfusore ha permesso una riduzione dello 0.8% del livello di glicata contro lo 0,2% della multiniettiva (da 8.3% a 7.5% anziche' da 8.3% a 8.1%). ''La terapia con il sistema integrato rappresenta la soluzione tecnologicamente piu' evoluta per la gestione del diabete di tipo I - dice Sandro Gentile, Presidente dell' Associazione Medici Diabetologi (AMD) - e questo studio, che rappresenta la pietra miliare della terapia con microinfusore e controllo in continuo del glucosio, combinati in un unico sistema, puo' ridefinire lo standard terapeutico di riferimento. Ma in Italia - aggiunge il diabetologo - l'utilizzo dei microinfusori e dei sistemi integrati e' relativamente basso rispetto agli altri Paesi: da noi vengono riservati ai casi piu' impegnativi, altrove vengono impiegati di routine''.

FONTE: Ansa.it
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24 luglio, 2010

Falluja, allarme tumori: la città bombardata dagli Usa nel 2004 ora è come Hiroshima

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Il tasso di mortalità infantile, di tumori e di leucemie nella città irachena di Falluja, bombardata nel 2004 dalle forze armate statunitensi in merito all'attacco compiuto per la deposizione del dittatore Saddam Hussein, è negli ultimi anni statisticamente superiore a quanto osservato negli anni successivi allo scoppio della bomba nucleare su Hiroshima. A sostenerlo è una ricerca compiuta dall'Università dell'Ulster. La mortalità infantile nella città è quattro volte più elevata rispetto a quanto osservato nelle statistiche da una regione geograficamente vicina come la Giordania, e ben otto volte più elevata rispetto al vicino benestante paese Kuwait. Il tasso di comparsa di tumori nei bambini al di sotto dei 14 anni è praticamente quadruplicato, cosi come da diversi anni imperversano sul web i servizi e le immagini dei bambini colpiti da gravi mutazioni: sotto accusa numerosi agenti chimici rilasciati durante i bombardamenti, fra cui le temibili bombe all'uranio impoverito, nonchè le bombe "al fosforo", che sarebbero state lanciate in modo indiscriminato sui civili per costringere la città alla resa. Infine, interessante è il servizio pubblicato qualche anno fa da "Rai News 24"  e poi ritrasmesso da raitre in merito ad un'inchiesta condotta sull'uso durante il bombardamento di un nuovo tipo di napalm, chiamato MK77. Qui il servizio => http://www.uonna.it/fosforo-su-falluja.htm
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15 luglio, 2010

La Colgate lancia il suo nuovo "Sensitive Pro-sollievo": prove e valutazioni

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Con l’arrivo del caldo si moltiplicano le occasioni di consumo di pasti molto freddi. L’estate in Italia equivale alla stagione dei gelati, dei prodotti freschi consumati all’ombra come pausa presa dopo una giornata di sole intenso. Indiscutibile è il valore nutritivo dei gelati artigianali, che consente un apporto energetico adeguato e oramai reso dai produttori sempre più in linea con le richieste di prodotti quanto meno possibile calorici. Spesso però un pasto troppo freddo o troppo caldo può provocare dei problemi dentari: quante volte abbiamo visto persone al bar fare tipiche smorfie poco dopo aver assaggiato troppo velocemente una dolcissima granita?

Anche una abituale igiene orale può portare lo smalto e le gengive a diventare col tempo particolarmente sensibili agli sbalzi di temperatura, provocando dei fastidi molto intensi. Alcune aree dentarie particolarmente sensibili possono portare a dei veri e propri ostacoli psicologici al consumo di prodotti eccessivamente freddi, limitando in tal modo la libertà alimentare del soggetto. La ricerca in campo odontologico ha permesso la creazione di nuovi prodotti che possono attenuare tali fastidi e favorire la risoluzione definitiva. Quindi, dentifrici che siano in grado di restituire la tollerabilità dentaria agli sbalzi termici. Da qualche giorno ho avuto personalmente la fortuna di valutare in anteprima uno dei nuovi e futuri prodotti di punta della famosa società Colgate. La "Colgate-Palmolive" è attualmente una delle più famose multinazionali americane impegnate nella produzione e della distribuzione di prodotti per la cura del corpo e per l'igiene orale (dentifrici, collutori, spazzolini). Origini antichissime (la prima fabbrica artigianale di saponi fu fondata nel 1806 da Henry W. Colgate), rappresenta una delle società più famose e serie in campo di igiene dentale, si suppone quindi che gli ottimi risultati da loro pubblicizzati nella ricerca odontologica siano effettivamente di aiuto alla cura della propria igiene dentale.


Il prodotto inviatomi è il loro nuovo “Colgate sensitive pro-sollievo”, la formula prevede l’utilizzo del Pro-Argin per “tappare” le falle che si aprono sulla superficie dello smalto e che causano l’esposizione di migliaia di microscopici tubuli che conducono alle terminazioni nervose del dente. Quando i denti entrano in contatto con materiale eccessivamente freddo, quale appunto un gelato o una bibita, si generano degli stimoli che raggiungono dei recettori posti sulla polpa dentaria, e questi inviano segnali attraverso le terminazioni nervose del trigemino, uno dei nervi più sensibili del nostro corpo, causando la fastidiosa sensazione di “ghiacciamento” e quindi di dolore. Anche se la mia igiene orale è già di per se ben curata lo sto ugualmente provando da qualche giorno e il dentifricio pare svolgere al meglio il suo dovere: certo, non esistono dentifrici miracolosi per cui non si può sperare che l’uso di questo prodotto equivalga ad uno “scudo termico”, ma le sensazioni descritte dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua fredda (non gelata!) sono ottime, il Pro-Argin (praticamente l’8% del prodotto è a base di Arginina, amminoacido fondamentale per la riparazione delle fibre connettivali dello smalto) sembra essere d’aiuto per la riparazione delle piccole microfratture dentarie. L’associazione di questo dentifricio ad un alto prodotto Colgate incentrato sulla prevenzione della formazione del tartaro (per impedire lo sviluppo di carie), cosi come dovrebbe essere di abitudine per una corretta igiene orale nei tipici “tre lavaggi al giorno, dopo i pasti”,  può portare all’eliminazione del fastidio degli sbalzi termici. Con buona pace di chi ha voglia di mangiarsi una granita senza smorfie.


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13 luglio, 2010

Il 4 settembre torna in mare Monica Priore: da Capri a Sorrento la sua nuova sfida al DM1

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La trentaquattrenne nuotatrice diabetica pugliese, che il 21 luglio del 2007 attraversò a nuoto lo stretto di Messina, torna a far parlare di se lanciando una nuova sfida al suo più fedele compagno di vita (appunto il diabete) tentando di attraversare a nuoto il tratto di mare che separa Capri e da Sorrento. Monica Priore nasce a Mesagne (BR) il 04/02/1976 ed all'età di 5 anni le viene diagnosticato il diabete mellito di tipo I. Prima bimba ad approdare al centro anti diabetico di Brindisi, Monica viene proiettata in una realtà che, fino a quel momento, apparteneva quasi esclusivamente a gente adulta o addirittura anziana. Con il passare degli anni vede crescere con se anche l’incidenza percentuale del diabete sulla popolazione e matura, pian piano, la ferma convinzione di non dover assistere passivamente ai progressi medico scientifici che ruotano attorno alla sua patologia ed alle “restrizioni” sociali imposte dal vivere la condizione di diabetico. Sceglie lo sport come strumento di comunicazione e, nuotando, inizia a dimostrare che anche scendendo in vasca assieme al proprio diabete si può gareggiare e vincere contro chi in acqua si tuffa senza il timore che il valore glicemico possa compromettere la prestazione. Una serie di medaglie vinte sono state un gran bel messaggio di forza e di speranza per tanta altra gente diabetica ma, purtroppo, gli echi di queste vittorie non potevano raggiungere tutti coloro che avrebbero dovuto ascoltarli. Così Monica decide di alzare il tiro per gridare ancora più forte a tutti “ sono diabetica e questo non è un limite”. Per ampliare il bacino degli auditori del proprio messaggio di speranza nel 2007 Monica diventa la prima atleta diabetica ad aver attraversato a nuoto lo stretto di Messina, riscuotendo consensi e apprezzamento da parte di tanti ragazzi diabetici che hanno riconosciuto in lei un esempio da seguire. Il 4 Settembre di quest’anno, Monica tenterà di fare arrivare un messaggio ancora più forte e significativo a tutti i suo “colleghi diabetici” (come li chiama lei), tentando di portare a spasso il suo diabete per le acque del tirreno da Capri a Sorrento (circa 20km). Tra gli obiettivi che si prefigge nel tentare quest’impresa ci sono quello di dare coraggio e speranza a tutti quelli che vivono male la propria condizione di diabetici e quello di unire in un’unica grande festa diabetici, diabetologi, case farmaceutiche, infermieri, associazioni e chiunque altro militi, per un motivo o per un altro, nel settore diabetologico perché, come dice lei, l’unione fa la forza e tutti insieme contro il diabete qualche risultato lo portiamo a casa.


FONTE: Comunicato stampa
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06 luglio, 2010

Una legge che vieti di fumare in auto: siete favorevoli o contrari?

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La sigaretta accesa in macchina espone ai rischi del fumo passivo, con danni gravi per chi ne è esposto (che sia o non sia fumatore) e con potenziali danni immediati per asmatici e cardiopatici. È ancora un'abitudine diffusa, anche mentre si guida e anche con altre persone a bordo, bambini compresi. Inoltre, niente alibi: viaggiare con il finestrino abbassato serve a poco. Ecco perché molti esperti vedono di buon occhio una legge che vieti di fumare in auto.

Cosa succede nell'abitacolo di un'auto all'accensione di una sigaretta? C'è un'impennata immediata di polveri sottili (PM2,5 e PM10 soprattutto) di composti organici volatili (il benzene, ad esempio) e di monossido di carbonio. Misurazioni precise sono state effettuate da un gruppo di ricerca che ha coinvolto il Laboratorio per la ricerca sul fumo passivo (Istituto nazionale dei tumori di Milano e Simg, Società italiana di medicina generale), la Regione Veneto, le aziende sanitarie di Treviso e di Adria. I dati, apparsi sull'ultimo numero della rivista "Epidemiologia e prevenzione", evidenziano livelli altissimi di inquinanti: le polveri sottili aumentano di 100 volte, le particelle di 10 volte e i composti organici e il monossido di carbonio di tre volte. Per capirsi, sottolineano gli autori, la concentrazione di PM 10 è risultata di oltre 500 microgrammi al metro cubo, più di 10 volte il limite giornaliero fissato dalle normative europee che (in teoria) dovrebbe far scattare il blocco delle auto. E dopo 10 minuti dall'accensione della sigaretta i livelli di polveri sottili erano ancora tali (300 microgrammi al metro cubo) da poter indurre danni seri a chi soffre d'asma o di disturbi cardiaci.

Viaggiare col finestrino abbassato aiuta a tenere bassi i livelli di alcuni inquinanti prodotti dalla sigaretta, ma non tutti: si respira ancora un'aria viziata da milioni di particelle submicrometriche (200 al metro cubo). Il messaggio è chiaro: "Non esistono attualmente possibilità di difendersi dal fumo passivo se si fuma in auto" afferma Giovanni Invernizzi, esperto dell'area pneumologica Simg che ha coordinato il lavoro. "E questo vale anche per chi fuma – precisa – dato che il fumo passivo è un fattore di rischio aggiuntivo che si somma al danno dell'esposizione alle sigarette durante tutta la giornata".

In Italia, il 60 per cento dei fumatori afferma di fumare in auto. "Ci sono valide ragioni per auspicare una legge che vieti il fumo in macchina" scrivono in un editoriale di commento Giovanni Invernizzi, Roberto Mazza, del Centro antifumo dell'Istituto nazionale tumori, e Luca Sbrogiò del Dipartimento di prevenzione dell'Ulss 19 di Adria. "Oltre al danno da fumo passivo, la sigaretta è fonte di distrazione e causa accertata di incidenti" precisano gli autori, ricordando che per queste stesse ragioni il divieto è attivo nella piccola Repubblica di San Marino ed è in discussione in molti Paesi.

A Mosca, durante il summit mondiale sulla sicurezza stradale dello scorso novembre si è dibattuta l'opportunità di vietare le sigarette come principale causa di distrazione al volante insieme a usare telefonini, guardare al di fuori della carreggiata, mangiare e bere. Nel Regno Unito la proibizione della sigaretta al volante è in vigore per i veicoli che sono luogo di lavoro (camion, furgoni, bus e minibus, ad esempio). Il Royal College of Physicians, che riunisce i medici britannici, ha recentemente chiesto di estendere il divieto a tutti gli autoveicoli, allegando pesanti prove degli effetti del fumo passivo sui bambini.

Negli anni si sono succedute varie proposte legislative in materia. Oltre a medici e ricercatori, restano sul piede di guerra anche importanti associazioni come l'Aci e il Codacons. L'ultimo documento, un emendamento proposto in Commissione parlamentare alla Lega Nord alla fine del 2009, che prevedeva multa di 250 euro, cinque punti in meno dalla patente, tutto raddoppiato se ci sono bimbi a bordo, non è per ora rientrato nella riforma del Codice della Strada.

FONTE: Molecularlab.it
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Confermato: le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) non hanno le stesse potenzialità d'uso delle staminali embrionali

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Nel 2007, alcuni scienziati hanno scoperto cellule staminali pluripotenti indotte umane (cellule iPS). Proprio come le cellule staminali embrionali (cellule ES), le cellule staminali pluripotenti indotte si autorinnovano e si trasformano in qualsiasi tipo di cellula o tessuto. Il vantaggio è che non comportano quasi nessuno dei limiti pratici ed etici che ostacolano la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Un nuovo studio ha però scoperto che le cellule staminali pluripotenti indotte non hanno le stesse potenzialità d'uso in alcune applicazioni. Queste scoperte sono state presentate a un evento tenuto dal progetto ESTOOLS ("Platforms for biomedical discovery with human ES cells"), che ha ricevuto una sovvenzione di 12 milioni di euro nell'ambito dell'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologia per la salute" del Sesto programma quadro (6PQ) dell'UE.

Questa importantissima scoperta delle cellule staminali pluripotenti indotte è segno di una nuova speranza per la scienza. La differenza principale rispetto alle cellule staminali embrionali è che queste cellule si ottengono riprogrammando geneticamente le cellule somatiche di un individuo. Eliminando le preoccupazioni che circondano l'uso delle cellule staminali embrionali, le cellule staminali pluripotenti indotte possono essere usate nella ricerca e nella medicina rigenerativa e come modelli per malattie difficili da studiare negli esseri umani. Rimane però la questione se le cellule staminali pluripotenti indotte hanno in effetti le stesse possibilità di applicazione delle cellule staminali embrionali.

I risultati di uno studio condotto dall'Università ebraica di Gerusalemme in Israele (uno dei partner di ESTOOLS) e dall'Ospedale pediatrico di Boston negli Stati Uniti suggeriscono che queste cellule non possono sostituire completamente le cellule staminali embrionali in alcune applicazioni basilari cliniche e di ricerca.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel numero di maggio della rivista Cell Stem Cell e sono stati presentati a Lisbona, in Portogallo, durante il simposio internazionale "Stem Cells in Biology and Disease" che si è tenuto a maggio 2010. Il simposio è stato organizzato da ESTOOLS, che rappresenta il più grande consorzio europeo di ricercatori impegnati nello studio delle cellule staminali embrionali umane (22 partner in tutto; 19 istituti di ricerca accademici e 3 aziende).

In questo studio, il team ha confrontato le proprietà delle cellule staminali pluripotenti indotte ottenute da cellule della pelle di persone affette dalla sidrome dell'X fragile (la forma più comune di ritardo mentale ereditario tra i maschi), con quelle delle cellule staminali embrionali dello stesso difetto genetico (isolate da embrioni). Hanno scoperto che il FMRI (il gene X fragile) era attivo nelle cellule staminali embrionali ma non in quelle staminali pluripotenti indotte.

L'autore principale dello studio, il dott. Nissim Benvenisty dell'Università ebraica di Gerusalemme, ha detto: "Abbiamo notato una differenza tra le cellule staminali pluripotenti indotte e le cellule staminali embrionali, sebbene avessero la stessa mutazione." Ha spiegato che i risultati potrebbero suggerire un fenomeno più generale di differenze epigenetiche tra le due.

"Finchè non capiamo meglio le differenze tra questi due tipi di cellule, la soluzione ottimale potrebbe essere costruire modelli per i disturbi genetici umani usando entrambi i sistemi, se possibile," ha aggiunto il dott. Benvenisty.

Il professor Peter Andrews dell'Università di Sheffield nel Regno Unito ha convenuto che le scoperte del dott. Benvenisty mostrano che le cellule staminali embrionali e le cellule staminali pluripotenti indotte sono strumenti complementari che in alcuni casi possono fornire informazioni diverse sui processi fondamentali delle malattie. "Sottolineano l'importanza di continuare la ricerca con entrambi i tipi di cellule staminali pluripotenti umane. I risultati confermano inoltre il valore e l'importanza del finanziamento europeo dei consorzi di ricerca come l'ESTOOL," ha spiegato il professor Andrews.





FONTE: Molecularlab.it e Cordis
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La Akuel lancia il suo nuovo prodotto per un sesso più sicuro

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L'arrivo dell'estate moltiplica le occasioni di nuovi incontri e nuove relazioni. Nel 2010 tutti oramai sanno quanto sia determinante proteggere la propria integrità fisica in momenti particolarmente infuocati al fine di prevenire patologie fastidiose (esempio: Herpes Simplex 2), complicate (esempiO: Clamidia), temibili (esempio: Gonorrea) e purtroppo anche terribili (esempio: Hiv) e anche e soprattutto per evitare gravidanze indesiderate (n.b. sebbene in quest'ultimo caso è scientificamente provato che l'uso della pillola anticoncezionale risulta essere di gran lunga più efficace). E' la protezione della propria salute che ha portato negli anni a superare ogni forma di "inibizione morale" in merito all'uso dei preservativi, e spesso anzi si invita a parlarne sia in pubblico sia attraverso i media. In particolare si vuole superare quella forma di retenzione di tale argomento che domina nella fascia di età postadolescenziale, laddove i giovani agiscono spesso con ignoranza e incoscienza. Numerose società hanno lavorato, nei mass media attraverso pubblicità articoli e quant'altro, per diffondere il concetto dell'uso di una protezione nei rapporti con i primi patner, sia per un ovvio ritorno economico, sia per supplire alla carenza di cultura in tal senso in ambito giovanile.

Una delle immagini del videogioco della Akuel
Importante è la campagna pubblicitaria svolta dalla Akuel, società da sempre in prima fascia riguardo la vendita di condom. In particolare, utilizzando i più comuni social network (es. Facebook) la società francese sta pubblicando un videogioco (in formato Flash) dove si porta ad avvicinare in modo divertente il tema del sesso. Per accedere al gioco bisogna ovviamente essere maggiorenni. Rifacendosi ai vecchi platform dei primi anni '90, è possibile giocare a "Mr Skin", un videogioco in cui bisogna "correre contro il tempo per le strade cittadine per incontrare finalmente il tuo lui/lei che ti aspetta in un locale, raccogliendo durante il tragitto quanti più prodotti marchiati Akuel possibili. Sei proprio tu Willy o Gina: il protagonista di Mr Skyn in Goldon City il nuovo game on-line di Akuel". Il gioco è stato creato anche e soprattutto per pubblicizzare la vendita della nuova linea di condom "Akuel Skyn", che tramite una nuova composizione ha la caratteristica di "conferire maggiori sensazioni", eliminando uno dei motivi che spesso portano le prime volte all'inibizione all'uso del condom. Ho fatto una prova, in basso a lato potete vedere il mio punteggio:


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Ovviamente oltre al videogioco dal sito è possibile accedere alle presentazioni dei vari prodotti, fra cui appunto questa linea definita "innovativa".


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Sotto stress? La colpa è di un gene...

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Un gruppo di ricercatori del Donders Institute for Brain, Cognition and Behaviour di Nimega (Paesi Bassi) ha identificato in uno studio presentato al Forum Europeo di Neuroscienze ad Amsterdam un gene che sarebbe responsabile della maggiore propensione allo "stress" in soggetti posti sotto forte pressione psicofisica. In pratica gli scienziati hanno utilizzato lo scanner cerebrale per analizzare come il cervello di un gruppo di persone reagisce allo stress. Per indurre la condizione i soggetti sono stati invitati a vedere una scena violenta in un film, seguita da una serie di immagini raffiguranti volti arrabbiati e spaventati. Ebbene, i ricercatori hanno osservato che l'amigdala, una "regione primitiva" del cervello che aiuta a generare e a tenere sotto controllo le nostre emozioni, è piu' attiva in coloro che hanno ereditato il gene dello stress. Secondo gli scienziati, circa la metà di tutte le persone hanno questo gene che li rende più cauti nell'affrontare i problemi, ma anche più vulnerabili alle pressioni. "Questa differenza genetica individuale" - ha spiegato Guillen Fernandez , ricercatore che ha coordinato lo studio - "si manifesta solo quando le persone sono sottoposte a stress. Questa è la prima volta che è stata trovata una variazione genetica responsabile di una risposta diversa agli stimoli emotivi solo quando gli individui sono stressati". Attualmente "stiamo valutando - ha concluso Guillen - se queste persone sono anche più inclini a sviluppare disturbi da stress post-traumatico dopo aver vissuto un vero trauma".


FONTE: Agi.it Salute
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04 luglio, 2010

Muore per meningite la figlia di Niccolò Fabi

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Il mondo della musica viene scosso dalla notizia della morte avvenuta della giornata di ieri della figlia del cantautore romano Niccolò Fabi, scomparsa all'età di due anni per meningite. E' lo stesso artista, uno dei poeti più conosciuti in campo musicale italiano e autore di tante canzoni straordinarie ( "Capelli", "Dica", "Rosso", "Vento d'estate", "Lasciarsi un giorno a Roma" tanto per citarne alcuni), a comunicarlo ai propri fan usando il proprio profilo sul famoso sito Facebook. Di seguito il messaggio postato dall'artista:

"" amici.....vi sto
per scrivere quello che non avrei mai voluto scrivere.........questa
notte una sepsi meningococcica fulminante ha portato via nostra figlia
Olivia, Lulùbella per chi l'ha conosciuta e amata, il dolore devastante
che mi attanaglia la gola è la conseguenza dell'esperienza più
...inaccetabile orrida ingiusta e innaturale che un essere umano può
vivere...inutile dirvi che fino a quando non avrò trovato un modo per
trasformare questo dolore e dare un senso costruttivo a questo incubo,
il palcoscenico sarà l'ultimo posto in cui desidererò stare...so di
poter contare sulla vostra sensiblità e sull'amore che mai come adesso
è l'unico strumento che merita di essere suonato.....un abbraccio che
contiene tutto..nicc""


Il messaggio si conclude con un link al video della canzone composta dallo stesso per parlare del tragico tema della morte (e dedicata in questo caso al tragico destino della figlia) e con dei messaggi che annunciano il ritiro dalle scene in modo indefinito. 

I batteri che sono più frequente causa di meningite sono tre: il Neisseria meningitidis (meningococco) che è un ospite frequente delle prime vie respiratorie, esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 6 (denominati A, B, C, W135, X e Y) causano meningite e altre malattie gravi. In Italia e in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti. I sintomi non sono diversi da quelli delle altre meningiti batteriche, ma nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una terapia adeguata. Lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è, dopo il meningococco, uno degli agenti più comuni della meningite. E il Haemophilus influenzae tipo b che era la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni fino alla fine degli anni Novanta quando l’introduzione della vaccinazione ha ridotto di molto i casi patologici. Il meningococco è purtroppo uno dei batteri più letali in campo infantile: sono rari i casi di infezioni letali, dovuti principalmente all'emersione di ceppi "sporadici" e a rapida crescita che trovano nell'infante una mancata risposta immunitaria o una risposta troppo rallentata rispetto alla sua velocità di crescita, portando quindi ad una compromissione generale del sistema immunitario. Spesso la rapidità delle cure antibiotiche non è sufficiente, l'unica strada percorribile è una prevenzione che si basi sui vaccini ma la variabilità di tali ceppi rende appunto conto delle difficoltà.
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28 giugno, 2010

Mozzarelle blu, primo probabile avvelenato in veneto

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Si moltiplicano le segnalazioni di casi di mozzarelle "blu" sospette in tutta Italia. Mentre procede velocemente il ritiro dal mercato europeo da parte del distributore, i Nas tedeschi sono già al lavoro per verificare le condizioni della fabbrica tedesca produttrice e responsabile di tale caso. I sequestri del prodotto importato dalla Germania arrivano a superare quasi una tonnellata. Intanto nel padovano si registra un primo probabile sospetto di avvelenamento. Un uomo di 32 anni ha riferito al pronto soccorso di avere labbra e gengive infiammate a causa dell'ingestione, qualche settimana prima, di una delle due mozzarelle di una delle sei marche a rischio. Ha quindi mangiato la prima e riposto la seconda in frigo. Il giorno dopo l'ha ritrovata immersa in un liquido azzurro. Sarà l'Istituto zooprofilattico di Legnaro a confermare se c'é relazione tra i sintomi e il cibo consumato. La colorazione blu della mozzarella si verifica dopo alcune ore dall'apertura della confezione e al momento non sono stati segnalati di disturbi fisici particolari da parte di chi le ha consumate. Ma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, invita le aziende distributrici, qualora non avessero già provveduto al ritiro delle partite, ad adottare tutti i provvedimenti cautelativi necessari alla tutela del consumatore. I sequestri delle mozzarelle riguardano tre marchi: Land, venduto da Eurospin, Lovilio, venduto da Lidl, e Malga Paradiso, venduto da MD discount, tutti prodotti in Germania dalla ditta Milchwerk Jager Gmbh & Co.
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Caso "Talidomide": dopo 50 anni primo risarcimento per un caso di focomelia

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La pratica 48396 dopo mezzo secolo ora può dire ufficialmente di essere nata senza braccia a causa di un medicinale contro l’insonnia preso dalla madre. E’ la prima ad aver ottenuto il diritto ad un risarcimento: 4mila euro al mese esentasse aveva promesso il ministro del Welfare Maurizio Sacconi lo scorso anno. Ma non esistono fondi stanziati e i tempi prima di veder arrivare davvero dei soldi sono ancora lunghi: chi ha aspettato cinquant’anni probabilmente dovrà aspettare ancora. Il governo l’aveva promesso in una norma della Finanziaria: risarciremo chi riuscirà a dimostrare il collegamento tra una madre che assume il talidomide durante la gravidanza e le infermità del figlio se si tratta di nati tra il 1959 3 il 1965. Era il 2008, la norma era stata oggetto di una lunga battaglia politica. Da quel momento è andata avanti un’altrettanto lunga battaglia giudiziaria culminata due anni dopo in una raccomandata arrivata il 15 giugno all’avvocato Marcello Stanca che sta seguendo la vicenda. La raccomandata ha l’intestazione del ministero della Salute e ammette: «Sì, esiste nesso causale tra l’assunzione di talidomide dalla madre in gravidanza e l’infermità» nella pratica 48396.

La pratica 48396 è una signora torinese. Si chiama Antonella Bertana, ha 48 anni ed una vita segnata in modo indelebile da questo farmaco. Alla madre l’avevano prescritto il 3 agosto dell’anno precedente. La donna non sapeva ancora di essere incinta, soffriva d’insonnia e si era rivolta ad un medico. Lui aveva preso carta e penna e aveva scritto su un foglio il nome di un calmante a base di talidomide. Quando Antonella è nata il 5 maggio del 1962 non aveva delle braccia, e nemmeno le avambraccia. Il braccio destro oggi è lungo una venitna di centimetri, il sinistro sembra un dito attaccato alla spalla. Abbozzi anatomici sono definiti in gergo tecnico. In quegli anni ne sono nati tanti di bambini così, focomelici e con abbozzi anatomici al posto delle braccia o delle gambe. Ci fu un’impennata paurosa nelle statistiche dei malati, e un’ondata di proteste contro la casa produttrice del farmaco e poi anche contro il ministero della Salute che allora si chiamava in modo diverso. Nel 1965 finalmente il farmaco fu ritirato dal commercio ma intanto centinaia di bambini se ne andavano in giro per l’Italia - e dieci, venti, trenta volte di più in tutto il mondo - senza poter camminare o muoversi come i loro coetanei.

Si stima che oltre 20 mila bambini nel mondo, di cui 10 mila in Europa, siano nati affetti da focomelia, questo difetto che impedisce la crescita delle ossa lunghe. Ma è una stima probabilmente per difetto. «Molti sono morti, altri non hanno avuto genitori che abbiano partecipato alle richieste di risarcimento», spiega Antonella Bertana. E lo stesso ministero ha risposto che non se ne parlava neppure, quando l’avvocato Marcello Stanca ha chiesto ufficialmente una graduatoria di chi avrebbe avuto diritto al risarcimento.

«Siamo stati lasciati soli dallo Stato», racconta ora Antonella Bertana, che ha avuto la fortuna almeno di sopravvivere mentre 4 feti su 10 di donne che assumevano il talidomide sono morti. Ha studiato, lavora, insegna inglese alle elementari, ed è anche in grado di vivere per lunghi periodi da sola. Riesce infatti a compensare la mancanza di braccia con i piedi. «Capita a molti focomelici - spiega - sviluppare una capacità prensile agli altri arti».

Insieme con lei ad avere fatto richiesta di risarcimento sono un’altra decina di vittime della talidomide. Nessuna notizia ancora. Il ministero ha avviato la procedura di esame delle condizioni per accedere al risarcimento solo dopo una sentenza del Tar del Lazio che ordinava di procedere visto che dopo la norma contenuta in Finanziaria nel 2008 sulla questione era sceso il silenzio.

«Il ministero si è messo finalmente in moto nel 2009 ma ha delegato le Asl di tutt’Italia a effettuare la valutazione. Questo ha ritardato l’esame delle pratiche e anche reso diversi da luogo a luogo i parametri seguiti. Oltretutto ha diritto al risarcimento solo chi abbia una prova in grado di confermare l’assunzione da parte della madre del talidomide». La signora Antonella Bertana aveva ancora dopo tanti anni la copia della prescrizione del medico: ma gli altri?


AUTRICE: Flavia Amabile
FONTE: La stampa.it
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19 giugno, 2010

Forti proteste bipartisan sulle recenti decisioni del governo in merito agli assegni di invalidità

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Sembrerebbe una barzelletta di cattivo gusto, ed invece si tratta dell’ennesima trovata di questo Governo. Stiamo parlando del decreto legge n. 78 del 2010, meglio conosciuto come “manovra finanziaria”, che nel comma 1 dell’articolo 10, cancella l’assegno di invalidità per le persone affette dalla sindrome di Down, oltre che per altre numerose categorie di malati ed invalidi. Questo comma, infatti, innalza la percentuale d’invalidità necessaria all’ottenimento del sussidio – per la cronaca 256 euro al mese – da 74% a 85% escludendo di fatto tutti i down che, secondo le tabelle del Ministero della Sanità, hanno un’invalidità pari al 75%. Incredibile ma vero! Tutte le persone affette dalla sindrome di Down e le loro famiglie, che sino ad oggi hanno contato su questo, pur irrisorio, contributo statale dovranno rinunciarvi, a meno di non essere costretti a farsi riconoscere un’invalidità del 100% (individuata solo a chi, oltre alla sindrome di Down, presenta anche gravi disturbi mentali). Tutto questo però avrà il solo risultato di azzerare tutte le battaglie finora condotte dalle associazioni a tutela dei Down. Con il 100% d’invalidità nessun Down potrà più trovare un posto di lavoro. Non ci sono altre considerazioni da fare. Si tratta di un provvedimento scellerato e crudele, come purtroppo se ne individuano moltissimi in questo testo, mosso da ragioni altrettanto scellerate. Sì, è evidente la necessità di tagliare dei costi per lo Stato, ma partire discriminando le categorie più deboli sembra veramente un controsenso. Ci si sarebbe aspettati un provvedimento finanziario che combattesse in maniera concreta l’evasione fiscale, gli alti costi della politica, i molti falsi invalidi e invece ci ritroviamo con un testo di legge che penalizza chi già è in difficoltà. Lo fa bloccando per tre anni gli stipendi agli statali, non riconoscendo gli indennizzi per chi è stato danneggiato dallo Stato (e stiamo parlando di tutte quelle persone che si sono ammalate a seguito di una trasfusione sbagliata) e da ultimo negando la possibilità di un sussidio mensile ai malati di sindrome di Down. Alcuni rappresentanti del partito IDV hanno già presentato una mozione affinchè tale decisione da parte del governo sia al più presto annullata.


Con una lettera al presidente del Consiglio e ai ministri Fazio e Sacconi, sette parlamentari del Pdl, gli onorevoli Scandroglio, Beccalossi, Vignali, Gottardo, Bocciardo, Abelli e Cassinelli, hanno chiesto al Governo di intervenire per evitare l'esclusione dei portatori della sindrome di down dalla fascia di protezione sociale. "Una esclusione - commenta il primo firmatario Scandroglio - che nascerebbe dal combinato disposto del primo comma dell'art. 10 dell'A.S. 2228 e della circolare 30 del 26 marzo 1997. Infatti, con l'innalzamento da 74 a 85 punti quale tasso minimo di riduzione della capacità lavorativa ai fini dell'assegno di invalidità (256,67 euro nel 2010), i portatori di sindrome Down vengono esclusi, così come altre patologie non soggette ad interpretazione". Nella missiva a Berlusconi, i parlamentari Pdl aggiungono: "Appare evidente l'iniquità della suddetta situazione. La richiesta della società civile, delle comunità della solidarietà e di larga parte dei parlamentari, richiede una revisione o della circolare ministeriale o di un intervento in sede legislativa, tesa a ripristinare la protezione sociale dei portatori di trisomia del 21".

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Il "cuore bionico" di Jing He: due pompe centrifughe in attesa di un cuore...

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Importante operazione di cardiochirurgia al san Camillo di Roma dove un uomo coreano di 44 anni è stato operato di cuore con una tecnica innovativa che prevede la completa sostituzione della struttura cardiaca, ormai inservibile a causa di una grave patologia dilatativa non rispondente a nessuna terapia, con due piccole pompe centrifughe: una fa funzionare il ventricolo sinistro, l'altra quello destro.

"Ho solo un po' di tosse", dice Jing He intervistato poco dopo l'intervento perfettamente riuscito, "ma mi sembra di essere rinato". In Italia, è la prima volta che si sostituiscono con pompe artificiali entrambi i ventricoli. Il cardiochirurgo Francesco Musumeci che con la sua équipe ha eseguito l'intervento spiega alla stampa come "il soggetto soffriva di cardiomiopatia dilatativa con grave scompenso". Nonostante fosse già da tempo in lista d'attesa per ricevere un cuore nuovo le sue condizioni sono precipitate con l'insorgere di insufficienze renale ed epatica. "Per salvarlo", spiega ancora Musumeci, "non restava che escogitare un sistema di pompaggio per entrambi i ventricoli". Ma la corporatura minuta di Jin He non consentiva l'impianto di un tradizionale cuore artificiale di peso e dimensioni notevoli, da cui la decisione dell'équipe cardiochirurgica di impiegare una mini pompa, finora utilizzata per sostituire il ventricolo sinistro, anche per il destro. Il paziente sarà ora sottoposto a un lungo followup in attesa di trovare il cuore necessario per sostituire nuovamente le valvole e quindi restituirgli una completa attività vitale. 
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"Cara, la mozzarella è blu perchè tifa Italia?" - Lo strano caso del latticino tedesco...

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La mozzarella è probabilmente uno dei bianchi più nobili in campo alimentari. Ed è, come sappiamo, uno dei prodotti di punta del made in Italy. E' probabilmente per questi motivi che risulta ancora più inquietante la scoperta di mozzarelle che "cambiavano colore": una volta a contato con l'aria tali prodotti, importati dalla Germania, cambiavano colore a causa di un batterio che, fermentando il lattosio contenuto ovviamenet nel prodotto, determinava la comparsa di una colorazione bluastra. Le mozzarelle sono state prodotte in una fabbrica tedesca per conto di un marchio italiano e distribuite da una nota catena di hard discount del nord italia, tuttavia dopo le prime segnalazioni di clienti, con telefonate fra lo sbalordito e il nauseato provenienti da Torino e da Trento, è stata la stessa catena distributiva a ritirarle dal banco. E' alla fine il risultato delle analisi batteriologiche eseguite dall'Istituto Zooprofilattico su campioni prelevati dai Nas a Trento e portato all'attenzione del procuratore di Torino, Guariniello, che ha aperto un'inchiesta, hanno consentito di confermare la presenza di tale batterio e bloccare il prodotto prima che le persone procedessero al consumo. Sono 70mila le mozzarelle sequestrate dai Carabinieri del Nas presso una piattaforma della grande distribuzione. Purtroppo spesso i prodotti del discount nascondono di queste insidie, al fine di vendere prodotti a bassissimo costo spesso si risparmia eccessivamente e si propongono cibi prodotti non in italia, o prodotti con cattive condizioni igiene riguardanti la fabbricazione e la conservazione, o ancora cibi con scarse qualità nutritive (es. troppi grassi, troppi zuccheri semplici, troppi conservanti, ect) che rischiano di inficiare pesantemente sulla salute delle persone se consumate per lunghi periodi di tempo. Non si sa al momento se coloro che hanno consumato ugualmente tal tipo di mozzarelle possano avere dei danni patogeni: in teoria il tutto dovrebbe risolversi con una semplice intossicazione alimentare.
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17 giugno, 2010

Ricevo e pubblico: congresso a Milano il 29 giugno su "Stili alimentari e sostenibilità"

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"" E' ormai diffusa la consapevolezza dell’incidenza degli stili di vita e, in particolare, dell’alimentazione sulla salute delle persone.  Ma siamo davvero consapevoli di quanto le scelte alimentari possano influire anche sulla salute complessiva del pianeta?
Martedì 29 giugno a Milano alle ore 9.00, presso il Museo della Scienza e della Tecnica si svolgerà il convegno del "Barilla Center for Food & Nutrition"

Alimentazione e Ambiente: sano per te, sostenibile per il pianeta

Come alimentarsi al meglio per vivere in un mondo migliore.

Un workshop con istituzioni e associazioni, aziende e studiosi per discutere di stili alimentari e sostenibilità. Una pubblica occasione di confronto, per presentare e approfondire il concetto di "doppia piramide", un unico modello alimentare capace di conciliare l’equilibrio nutrizionale con la tutela e la salvaguardia dell’ambiente.
Tra i relatori l’economista e saggista Jeremy Rifkin e il Presidente del Global Footprint Network, Mathis Wackernagel
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La partecipazione al convegno è libera e gratuita: per intervenire di persona, è sufficiente registrarsi online a questo link dove è pubblicato anche il programma completo dei lavori.
Il convegno sarà trasmesso anche in diretta streaming sul sito http://www.barillacfn.com. 

Grazie per l’attenzione

Responsabile Ambito 5 per il Barilla Center for Food & Nutrition 


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12 giugno, 2010

Lecce: sconfortante errore all'ospedale locale, esame ripetuto per errore informatico

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Si chiama pancolonscopia o esofago gastroduodenoscopia, ma si legge colonscopia: è uno degli esami decisamente più fastidiosi, persino dolorosi e, in genere, chi è costretto ad affrontarlo, sa bene che gli tocca per ragioni molto serie. Nell’immaginario collettivo, l’invasività di quell’esame lo rende di fatto agli occhi dei più un vero incubo. Ma cosa succederebbe se, dopo il fastidio, dovesse arrivare anche la beffa e il malcapitato paziente di turno fosse costretto a ripetere l’esame, per colpa di un errore informatico? Il dubbio è legittimo, ma il problema è che la realtà si spinge oltre l’immaginazione come sempre.

Maria (nome di fantasia, ma non il personaggio in questione), è una donna di 65 anni, madre e vedova da poco più di un quarto di secolo. Soffre di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ossia una malattia dell’apparato respiratorio, caratterizzata da un’ostruzione irreversibile delle vie aeree, di entità variabile a seconda della gravità, con azione progressiva, associata ad uno stato di infiammazione cronica del tessuto polmonare, che, a lungo termine, riduce la capacità respiratoria. Come se non bastasse, è colpita da Diabete Mellito di Tipo 2 e patologie collegate alle precedenti, come cuore polmonare ed ipertensione, oltre ad un’osteoporosi di grado severo, che l’ha costretta a sottoporsi, negli anni, all’impianto di cinque protesi, tra cui una artroprotesi al femore e ad entrambe le ginocchia.

In una paziente del genere, obbligata a ingurgitare più farmaci che cibo solido, la colonscopia diventa un atto dovuto per controllare lo stato generale dell’organismo. Maria ha una figlia, Lidia, chiamiamola così, che si occupa di lei e che prenota la visita l’11 marzo, presso il Centro Cup Web della propria farmacia di fiducia. Con un promemoria, si fissa in testa la data: giovedì 13 maggio, ossia due mesi di attesa per un esame che non mette di certo buon umore.

Poi, un paio di settimane prima della colonscopia, Lidia decide di buttare uno sguardo su quelle carte, che recano il titolo “Informazioni per il paziente”: sono contorte da sembrare scritte in ostrogoto antico; una persona di media preparazione probabilmente per comprenderle si affiderà a qualche illuminazione celeste. Per Lidia è ancora peggio, perché i dubbi si moltiplicano: c’è da comprendere come gestire la terapia insulinica nel giorno precedente all’esame, quando, cioè, viene specificato che bisogna bere esclusivamente liquidi: teme, infatti, il rischio di una crisi ipoglicemica.

Nel cartaceo, si leggono elenchi controversi: Selg Esse 1000, Isocolan 34,8 gr., Moviprep. Sembrano parolacce, ma sono farmaci. Non si capisce, però, quale sia la differenza tra uno e l’altro: se poi, si ha a che fare con una paziente diabetica, che usa abitualmente lassativi in dosi elevate, qualche delucidazione in più non guasterebbe. L’unica nota arriva sul Phospholax: “Solo pazienti giovani e senza patologie pregresse”. Significa che c’è un farmaco in meno da considerare. Il medico curante, a cui chiede chiarimenti, le consiglia di rivolgersi al centro diabetico per delucidazioni sulla terapia insulinica; lo stesso le ribadiscono in farmacia, chiarendo tuttavia che le composizioni saline si avvicinino molto a prescindere dal nome della preparazione.

Con la difficoltà tipica di accedere al centro diabetico, dove vagano in cerca di visita centinaia di pazienti al giorno, Lidia aspetta il miracolo: come un pivot che afferra il pallone da basket, aspetta di intercettare un medico nell’unico istante utile, tra l’arrivo dei dati sui prelievi di sangue e l’inizio delle visite. Il terzo giorno, come nei racconti biblici, un dottore si manifesta ai suoi occhi e le fornisce le indicazioni cercate: “Segui la terapia prescritta, cioè, i tre giorni senza scorie e i 4 litri di bevanda, poco importa con che cosa. Sospendi l’insulina a rilascio prolungato la sera prima dell’inizio della dieta liquida, ma continua con le pillole ed il resto della terapia. Tieni a portata di mano una siringa di insulina rapida. Esegui il controllo della glicemia molto spesso e se supera il valore di 250, iniettale cinque unità, controlla che reagisca opportunamente e, se necessario, chiama il 118”.

Semplice a parole, ma Lidia non si sconforta, anzi prepara l’appuntamento del 13 maggio, eliminando i pasti vietati e tenendo d’occhio la madre, affinché non faccia come i tanti diabetici, che mangiano di nascosto. Poi arriva il giorno della dieta liquida e la notte di sospensione dell’insulina a rilascio graduale: ogni due ore si sveglia, goccia di sangue dalle dita per controllare la glicemia. Tutto a posto, anche la pressione. Maria sembra reggere bene, finché non le tocca ingerire nel disgusto dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 quattro litri della composizione salina. E lì qualche imprecazione scappa.

È il giorno fatidico: Maria arriva, con accenni di crisi asmatiche, scortata da Lidia, all’ambulatorio di chirurgia generale di Casarano. All’esame, i medici la fanno entrare con la figlia. Che sia un intervento doloroso, lo si evince subito, ma Maria non sussurra un lamento: li conserva tutti per la figlia al termine del controllo. Ma il colpo di scena arriva al termine della colonscopia, quando il peggio sembra passato, col medico che si avvicina a Lidia e le spiega che l’esame va ripetuto, perché la pulizia dell’intestino non è stata adeguata ad una diagnosi certa.

Lidia vuole capire cosa non ha funzionato: ha seguito con scrupolo e dovizia di particolari ogni indicazione. “Non doveva bere la soluzione ieri mattina dalle 10 alle 12 – afferma il medico -, ma questa mattina dalle 07 alle 08.30!”. Lidia fa presente che sul foglio di prenotazione le indicazioni siano altre: qui interviene l’infermiera, che ammette come da un po’ di tempo capiti di dover ripetere l’esame ai pazienti che hanno seguito quelle indicazioni, perché sbagliate. C’è un errore, insomma. Il dottore controlla le carte e fornisce il foglio con le informazioni corrette per i pazienti: le prescrizioni, in effetti, non coincidono. Decide di telefonare, inviperito, al centro Cup, ma sono tutti a pranzo e dall’altra parte del cavo nessuna risposta.

Lidia si deve segnare un altro appuntamento a distanza di tre settimane: tutto da ripetere, compresi stress fisico alla madre e trattamento invasivo in tempi stretti. Per alcuni giorni, dopo una procedura umiliante e dolorosa, Maria è risultata confusa e non perfettamente lucida, con vuoti di memoria e prese di posizione insensate. Lidia ha capito che si fosse ripresa del tutto solo quando, dal lavoro le aveva telefonato in un giorno di pioggia per chiedere se stava bene e Maria l’aveva presa in giro, rivoltandole la domanda.

Ma potrebbe essere che le indicazioni riportate sulla prenotazione dal Cup Web siano fallaci solo nella zona specifica del Salento, da dove è stata effettuata la prenotazione. Non resta che verificare. Ed è cosi che il viaggio nelle anomalie sanitarie, porta prima in una farmacia del gallipolino e poi in una del magliese, a ripetere la procedura di prenotazione della colonscopia attraverso il Cup Web: lo stampato è esattamente lo stesso, reca le medesime indicazioni sbagliate. Quindi, è probabile che anche in altri ospedali, diversi da Casarano, qualche paziente si sia visto costretto a ripetere l’esame per un errore informatico.

Per essere ancora più certi, l’indagine passa nel mondo dei Cup Web di Asl di altre regioni, per verificare quel che accade altrove: con sorpresa, si trovano informazioni dettagliate sull’esame e sulla preparazione dello stesso; si ritrova un servizio di medico web, con cui interagire. Decido di scambiare qualche battuta sulle controindicazioni dell’esame, spiegandogli che ho paura, perché mi devo personalmente sottoporre ad una colonscopia. Il medico mi rincuora, ma mi avverte che effettivamente qualche pericolo per la salute c’è. Tuttavia una corretta comunicazione con i dottor, nella fase dell’esame, previene ogni possibile rischio.

Non resta che fare un ennesimo tentativo per capire fin dove sia arrivato l’errore informatico: con l’aiuto di persone fidate, fingo di essere incappato nell’errore di due procedure diverse e chiedo direttamente ad operatori dell’Asl di avere le indicazioni che forniscono al paziente, per la colonscopia: arriva un vero e proprio papiro, ma questa volta fin troppo dettagliato. Non manca niente. Trovo informazioni che altrove non c’erano. A proposito, scopro che anche il secondo foglio, quello ricevuto da Lidia a Casarano, più corretto rispetto a quello della prenotazione Cup, presenta qualche incompletezza non di poco conto: non c’è alcun timbro dell’Asl, quindi, tecnicamente è uno stampato che potrebbe scrivere e rilasciare chiunque (dove sta la certificazione per il paziente che sia la procedura giusta?); ma soprattutto, non reca un’indicazione fondamentale, ossia, che, viste le numerose controindicazioni per i pazienti sottoposti a colonscopia, sia necessario essere accompagnati agli ambulatori da persone adulte, idonee alle guida.

Quello che sconforta, al termine di un viaggio lungo un paio di settimane, è come il lavoro quotidiano di molti medici sia messo in discussione da un dettaglio burocratico, che non trova una palese responsabilità. Ma, soprattutto, come raccontava in una mail, Lidia “la difficoltà e l’umiliazione di un paziente travolto da un copia/incolla fatto male”: anche chi come lei se la cava, ha una buona conoscenza degli ambienti ospedalieri, è rimasta coinvolta in questa situazione.

Si può immaginare che cosa può avvenire ad un paziente che riceve una grave diagnosi in ritardo, perché i reparti sono intasati dalle colonscopie da rifare per un errore di battitura. Ripetere l’esame, con controindicazioni terribili (tanto che si firma un’informativa sui rischi), è un disservizio grave e pericoloso. E c’è un costo che si ripercuote sulla pelle di chi l’esame lo subisce e su tutti quelli che pagano le tasse e che sono costretti ad effettuarlo col ticket. “Agli ospedali d’Italia – scrive Lidia - devo la fortuna di avere ancora una madre. Le ho sacrificato tutto per proteggerla e curarla. Ma non accetto che un banale errore di stampa ponga a rischio la sua salute e quella di chiunque altro”.

AUTORE: Mauro Bortone
FONTE: LeccePrima.it
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Briciole di Medicina (14° Puntata) – Patologie da metalli pesanti

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Qualunque elemento della tavola periodica può essere dannoso per difetto o per eccesso. Possono dar luogo a patologie acute o croniche in base alla modalità di avvelenamento.

AVVELENAMENTO DA PIOMBO

Il piombo agisce bloccando i gruppi sulfidrici degli enzimi o sostituendosi ai metalli che li compongono. L’avvelenamento acuto per ingestione di Sali di piombo si manifesta con diarrea, vomito, crampi addominali e feci nere. Il piombo è eliminato per lo più per via renale, quindi se a livello renale arriva una maggiore quantità di piombo esso si depositerà sugli epiteli e porterà ad un’ insufficienza renale e quindi a morte per collasso cardiocircolatorio. L’avvelenamento cronico porta a una patologia denominata “Saturnismo” che è tipica per esempio dei lavoratori delle tipografie. La via di ingresso è rappresentata dal cavo orale o dalle vie respiratorie. La patologia inizia con sintomatologia vaga (stipsi, pallore, dimagrimento) e poi mostra segni caratteristici quali la comparsa di un orletto gengivale bluastro per deposizione di solfuro di piombo, prosegue con delle emazie con puntini basofili nel nucleo, colica saturnina con addome a barca (simile ad un addome acuto), paralisi muscolari, encefalopatia per costrizione statica dei vasi cerebrali, perdita di conoscenza, sopore, coma e morte in un terzo dei casi. La dose letale è superiore ai 10 grammi di composti solubili oppure a 50 grammi di composti poco solubili. Questo metallo è responsabile di fenomeni di embriotossicità e soprattutto di tossicità cronica professionale, definito saturnismo, in seguito a lenta e cronica penetrazione nell' organismo per via orale o per via respiratoria da inalazione di vapori in cui è sospeso. Ciò avviene nel corso di varie attività lavorative (pittori che adoperano vernici, metallo, fonditori, saldatori ceramisti, ed in passato anche tipografi che componevano la stampa con caratteri di piombo). L'inquinamento ambientale da piombo è derivato negli anni più recenti dalla diffusione del piombo tetraetile come additivo della benzina, che viene eliminato tra i prodotti di scarico che si generano nella combustione del carburante. Il piombo assunto dall' organismo si accumula nei vari organi, soprattutto nel fegato, nel rene e nello scheletro, dai quali viene eliminato con estrema lentezza e dove, di conseguenza, permane per moltissimi anni essendo la sua emivita molto lunga. Nelle cellule esso si deposita preferenzialmente nel nucleo. Gli antichi Romani, e prima ancora di essi i Greci, erano usi a conservare gli alimenti in recipienti di rame o di bronzo con rivestimento interno di piombo, al fine di non fare assumere ad essi il verderame, che dà fenomeni di tossicità acuta ed adoperavano tubature di piombo per gli impianti idrici. Inoltre essi facevano grande uso come dolcificante della sapa,cioè di mosto cotto in recipienti con rivestimento interno di piombo, la quale, come si è compreso successivamente, risultava arricchita di apprezzabili quantità di acetato e di citrato di piombo, per il fatto che i componenti acidi del succo d'uva sono in grado di interagire col metallo formando i suddetti composti, responsabili di marcata attività tossica. In moltissimi reperti ossei rinvenuti nelle tombe di epoca romana sono stati trovati sali di piombo tanto che non mancano gli autori che sostengono che il saturnismo abbia rappresentato una della cause della decadenza romana. Il saturnismo si manifesta con disturbi dell'apparato digerente, che determinano la comparsa della cosiddetta "colica saturnina", con alterazioni del midollo osseo responsabili di anemia, con alterazioni dell'apparato riproduttivo, che causano sterilità e con osteoporosi causata dal fatto che nelle ossa i sali di piombo finiscono gradualmente con sostituire quelli di calcio. Tuttavia, le conseguenze più gravi sono a carico del sistema nervoso centrale e periferico.

AVVELENAMENTO DA MERCURIO

Il mercurio viene assunto sia per inalazione perché tende facilmente ad evaporare oppure per penetrazione attraverso la cute. Sono tossici anche i suoi composti come il cloruro mercurio o sublimato corrosivo che ha azione come dice il nome corrosiva sugli epiteli gastrici; si può avere anche avvelenamento cronico con la comparsa di una patologia chiamata Idrargirismo. Comporta stomatiti, anoressia, stintomi neurologici, insonnia, sintomi renali. Il mercurio è eliminato attraverso l’emuntorio renale quindi dosi massive comportano la stessa patologia del piombo. La dose letale è superiore a 0,1 grammi. Il mercurio viene estratto dai minerali che lo contengono sotto forma di sali, soprattutto di solfuro, dai quali viene ricavato l'elemento puro, che viene utilizzato in moltissime industrie con processi lavorativi responsabili di una imponente discarica nell' ambiente di una serie di composti contenenti 1'elemento. La maggior parte raggiunge direttamente o indirettamente, attraverso i fiumi, il mare. Responsabile di inquinamento, sia pure in misura ridotta in confronto a quella di origine industriale, è l'eliminazione di prodotti di diffusa utilizzazione (ad. es. vernici, medicinali, vari pesticidi, termometri rotti). La tossicità del mercurio metallico consegue all'inalazione dei suoi vapori, che si formano molto lentamente e si manifesta essenzialmente in seguito ad esposizione professionale con danni a carico dei parenchimi renale ed epatico e del sistema nervoso centrale, in quanto attraversa la membrana ematoencefalica. I composti inorganici solubili, soprattutto il cloruro mercuroso (HgCl2) provocano, in seguito ad ingestione accidentale o a scopo suicida, avvelenamenti quasi sempre mortali a causa di una grave insufficienza renale, che interviene perché l'elemento si deposita, oltre che nelle cellule del tratto gastroenterico, anche nel rene. La membrana ematoencefalica non è permeabile ai composti inorganici del mercurio; tuttavia, nei casi di esposizione cronica professionale a composti inorganici, il sistema nervoso è danneggiato dal mercurio metallico che si libera dai depositi presenti negli organi parenchimali.
L'esposizione cronica ai composti inorganici insolubili del mercurio sembra causare, in confronto a quella dei composti solubili, danni meno imponenti. I composti organici sono responsabili (in particolare il metilmercurio) di embriotossicità perché attraversano la placenta e di patologie molto gravi caratterizzate da imponenti disturbi neurologici perché anch'essi, come il mercurio metallico,
attraversano la membrana ematoencefalica. La malattia di Minimata (una città della costa occidentale di un'isola del Giappone) si presentò in forma epidemica, individuata nel 1956, per i casi di avvelenamento acuto letale subiti da diversi suoi abitanti e poi per oltre tremila casi di avvelenamento cronico, che si manifestarono nell' arco di una trentina d'anni, gli uni e gli altri caratterizzati essenzialmente da gravi danni neurologici. I casi iniziali acuti furono tutti letali.
L'eziologia della malattia apparve legata alla continua discarica nel mare di rifiuti contenenti mercurio da parte di un'industria chimica situata nelle immediate vicinanze della città; la patogenesi al fatto che il metilmercurio (ed anche altri derivati organici del metallo) inquinante l'acqua del mare si concentra nelle carni dei pesci e dei crostacei, che rappresentano la più significativa fonte alimentare per i giapponesi.

AVVELENAMENTO DA FERRO

Il ferro se introdotto in difetto può determinare la comparsa di anemia sideropenica mentre se introdotto in eccesso può causare la comparsa di una patologia chiamata Emocromatosi; in quest’ultimo caso si avrà cirrosi, diabete, pigmentazione cutanea. Il diabete emocromatosico si sviluppa perché il ferro in eccesso ha un’azione lesiva sulle cellule endocrine del pancreas.

Il ferro è l'elemento chimico di numero atomico 26. E' il metallo più abbondante all'interno della Terra. Il ferro è il metallo in assoluto più usato dall'umanità, rappresenta da solo il 95% della produzione di metalli del mondo. Il suo basso costo e la sua resistenza (nella forma detta acciaio) ne fanno un materiale da costruzione indispensabile, in particolare se combinato a formare leghe come la ghisa di prima o seconda costruzione, l'acciaio, e molti altri.

Del ferro introdotto con la dieta circa un 20 % è assorbito come Fe legato al gruppo eme (non è influente lo stato di ossidazione); il restante 80 % è assorbito come ferro non emico, che deve essere necessariamente nella forma ridotta. La riduzione avviene facilmente a pH acido, quindi nello stomaco o in presenza di sostanze riducenti, come la vitamina C. Il ferro viene assorbito a livello del duodeno. Nelle cellule e nei fluidi corporei (sangue e linfa) il ferro non è mai libero, ma legato a specifiche proteine di trasporto. All'interno delle cellula della mucosa intestinale, il ferro si lega alla apoferritina; il complesso neoformato si chiama ferritina. Dopodiché il ferro viene liberato e ossidato per raggiungere il circolo sanguigno. Nel sangue il ferro viene nuovamente ridotto e si lega alla transferrina. Come tale viene trasportato al fegato, dove si deposita come ferritina ed emosiderina. Dal fegato, a seconda delle necessità dell'organismo, il ferro viene trasportato ai vari organi, ad esempio al tessuto muscolare, dove è fondamentale per la sintesi della mioglobina o a livello del midollo osseo rosso dove è impiegato per la sintesi dell'emoglobina.

Un apporto eccessivo di ferro tramite l'alimentazione è tossico perché l'eccesso di ioni ferro(II) reagisce con i perossidi nel corpo formando radicali liberi[senza fonte]. Finché il ferro rimane a livelli normali, i meccanismi anti-ossidanti del corpo riescono a mantenere il livello di radicali liberi sotto controllo.

La dose quotidiana di ferro consigliata per un adulto è 45 milligrammi al giorno, 40 milligrammi al giorno per bambini fino a 14 anni. Una eccessiva assunzione o un innaturale accumulo determinano la comparsa di emocromatosi. L'emocromatosi (greco hàima sangue, e chroma, -atos colore), in passato chiamato anche diabete bronzino, è una malattia metabolica rara dovuta all'accumulo di notevoli quantità di ferro in diversi organi e tessuti quali: fegato, pancreas, cute, cuore ed alcune ghiandole endocrine. L'assorbimento intestinale del ferro negli alimenti è aumentato. Ciò è causato, nella maggior parte dei casi, dalla mutazione genetica del gene HFE, localizzato sul cromosoma 6 e strettamente associato al locus genico del complesso maggiore di istocompatibilità.
Nell'emocromatosi il ferro assorbito è in eccesso rispetto alle necessità fisiologiche. Pertanto dapprima aumenta il ferro plasmatico, con saturazione della transferrina e conseguente aumento della ferritina; in seguito il ferro in eccesso si accumula negli organi parenchimatosi, soprattutto fegato, pancreas e cuore. Il sovraccarico di ferro a livello epatico causa cirrosi, nel pancreas può indurre distruzione delle isole di Langerhans con conseguente insorgenza di diabete mellito, mentre nel cuore è responsabile della comparsa di cardiopatia e aritmie. Altre alterazioni sono a carico dell'ipofisi, delle articolazioni e della cute. La causa dell'emocromatosi ereditaria o primaria è genetica. La forma più comune è causata da una mutazione del gene HFE che codifica per una proteina che regola l'assorbimento del ferro alimentare. Le mutazioni più frequenti sono il polimorfismo C282Y e H63D. È stata pure ritrovata una forma più rara di emocromatosi causata da una mutazione del gene che codifica per l'epcidina, una proteina di fase acuta sintetizzata dal fegato che svolge un ruolo chiave nell'omeostasi del ferro. Normalmente l'epcidina inibisce l'assorbimento del ferro a livello intestinale e il rilascio di ferro dai depositi (macrofagi e fegato). Quando è mutata si realizza un incontrollato assorbimento intestinale del ferro che si accumula arrecando gravi danni.

Se nell'organismo normale il peso totale di ferro è di 2-5 grammi, in un adulto con HHC si può raggiungere i 40 grammi. Nel fegato i livelli normali di ferro sono inferiori a 1.000 microgrammi per grammo di peso secco, mentre nel fegato di un adulto con HHC si superano i 10.000μg/g.
Le manifestazioni cliniche dell'emocromatosi compaiono in genere tra i 40 ed i 60 anni di età, i maschi ne sono colpiti con un'incidenza dalle 5 alle 10 volte superiore alle donne.
La classica triade clinica comprendere cirrosi con epatomegalia, iperpigmetazione della pelle e diabete mellito. Altri sintomi sono dolore addominale, astenia, perdita di peso, perdita della libido e amenorrea. La malattia conclamata causa epatomegalia, iperpigmentazione, diabete mellito, angiomi a ragno, splenomegalia, ascite, aritmie, atrofia testicolare, ittero, insufficienza cardiaca congestizia. I pazienti affetti da emocromatosi, qualora la malattia non sia stata diagnosticata e trattata prima che siano avvenuti danni tissutali, presentano un rischio di sviluppare il carcinoma epatocellulare 200 volte superiore rispetto alla popolazione normale.

Durante l'anamnesi è bene valutare, oltre ai precedenti familiari, l'uso di alcol, di ferro, di acido ascorbico. La diagnosi è suggerita dalla presenza di:
- epatomegalia
- iperpigmentazione cutanea
- diabete mellito
- cardiopatia
- artrite
- ipogonadismo

Per valutare le riserve di ferro corporeo si usano:
- il dosaggio del ferro sierico e la percentuale di saturazione della transferrina
- la concentrazione sierica della ferritina
- la biopsia epatica con calcolo dell'indice di ferro epatico
- la TC e/o la RMN del fegato

La terapia prevede la rimozione del ferro in eccesso che avviene in modo ottimale tramite salasso settimanale o bisettimanale di 500 ml per 1-2 anni, poi, una volta ottenuti parametri normali, ogni 3 mesi e tramite la somministrazione di chelanti del ferro.

AVVELENAMENTO DA RAME

Il rame è l'elemento chimico di numero atomico 29. Il suo simbolo è Cu dal termine greco “Cuprum”. E' il metallo che l'umanità usa da più tempo, è un metallo di colore rosato o rossastro, di conducibilità elettrica e termica elevatissime, superate solo da quelle dell'argento; è molto resistente alla corrosione (per via di una patina aderente che si forma spontaneamente sulla superficie, prima di colore brino e poi di colore verde o verde-azzurro) e non è magnetico. È facilmente lavorabile, estremamente duttile e malleabile, ma non è idoneo a lavorazioni con asportazione di truciolo, perché ha una consistenza piuttosto pastosa; può essere facilmente riciclato e i suoi rottami hanno un alto valore di recupero; si combina con altri metalli a formare numerose leghe metalliche (si calcola che se ne usino almeno 400), le più comuni sono il bronzo e l'ottone; Inoltre il rame è batteriostatico, cioè combatte la proliferazione dei batteri sulla sua superficie. Il rame, anche se presente in tracce, è un metallo essenziale per la crescita e lo sviluppo del corpo umano. Una volta assunto attraverso il cibo e l'acqua, viene assorbito dallo stomaco e dal primo tratto dell'intestino; da qua passa nel sangue, legandosi ad una proteina, la ceruloplasmina e quindi portato verso il fegato e da qui distribuito ai vari organi. Gioca un ruolo importante all'interno del metabolismo: dalla normale attività del cervello, del sistema nervoso e cardiovascolare al trasporto del ferro e alla protezione delle cellule contro l'ossidazione. C'è bisogno del rame anche per rafforzare le ossa e assicurare il funzionamento del sistema immunitario.

Si noti che non esistono malattie professionali legate al rame. Esistono invece solo due malattie genetiche, la malattia di Wilson e la sindrome di Menkes. Per Malattia di Wilson si intende una patologia autosomica recessiva metabolica collegata ad un accumulo nei tessuti del rame dovuto ad un difetto nel gene della ATPasi che interviene nel trasporto e nell'escrezione biliare del rame attraverso l'incorporazione nella ceruloplasmina. Si ha quindi carenza di ceruloplasmina e il trasporto avviene ad opera dell’albumina. I sintomi e segni clinici presentano disfagia, cirrosi, movimenti spastici, disturbi a livello della psiche. Il rame si accumula soprattutto nell'encefalo e nel fegato. Si mostra anche l'anello di Kayser-Fleischer ossia un anello di color rame intorno alla cornea. La causa è genetica, il gene coinvolto nella mutazione è il ATP7B, che è stato identificato e clonato nel 1993. La ceruloplasmina è chiamata anche ferrossidasi I, è il principale enzima a base rame che si trova nel sangue; possiede anche funzioni antiossidanti, prevenendo il danneggiamento dei tessuti associato alla ossidazione degli ioni ferrosi. Si stima che la frazione di ceruloplasmina nel sangue vari dal 60 al 90%. La ceruloplasmina aiuta a regolare l'efflusso dei ferro immagazzinato dai tessuti ai siti di produzione dell'emoglobina. Il morbo di Menkes invece rappresenta l'incapacità del rame di essere assorbito dall'intestino, provocando una forte carenza all'interno del corpo.

Funzioni fondamentali del rame a livello fisiologico:

1) Il rame si trova negli enzimi, che sono quelle proteine che aumentano la velocità di reazione delle reazioni chimiche all'interno delle cellule. Sono circa una trentina gli enzimi (e i co-enzimi che sono altre proteine che aiutano gli enzimi) contenenti rame.

2) E’ richiesto per la formazione e il mantenimento della mielina, lo strato protettivo che copre i neuroni; enzimi a base di rame intervengono nella sintesi dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici che permettono le comunicazioni attraverso le cellule nervose.

3) Per mezzo della sua presenza come ione nell’enzima superossido dismutasi, il rame permette alla cellula la neutralizzazione dei radicali liberi che altrimenti causerebbero danni alle cellule stesse.

4) Questo minerale è importante anche per la pelle e lo scheletro. Infatti attraverso l'enzima “tirosinasi” catalizza la formazione della melanina e attraverso l’enzima “lisilossidasi” ha un ruolo importante nella formazione del collagene, proteina pressoché ubiquitaria nel nostro organismo: da qui alterazioni a carico dello scheletro e cutanee in caso di carenza nell’assunzione di tale minerale. Alcune ricerche evidenziano che fratture, anomalie scheletriche e osteoporosi sono più frequenti se vi è carenza di rame.

5) Oltre che per il collagene, la “lisilossidasi” entra in gioco anche per l'elastina ed entrambe le proteine sono importanti per il cuore e i vasi sanguigni. Tra gli effetti collaterali dovuti alla carenza di rame si registrano anche l'ingrossamento cardiaco, le arterie con muscolatura liscia degenerata e aneurismi alle arterie ventricolari e coronariche.

6) La carenza di rame ha notevoli ripercussioni su certi tipi di cellule, come i macrofagi e i neutrofili del sistema immunitario. La funzionalità del sistema immunitario è stata studiata in bambini carenti di rame, prima e dopo la cura. È stato rilevato che la attività dei fagociti (cellule che inglobano materiale estraneo) è aumentata dopo l'assimilazione di rame.

7) Il rame influenza anche il metabolismo del colesterolo: adulti sottoposti ad una dieta povera di rame hanno registrato un aumento dei livelli del colesterolo LDL (Low Density Lipoprotein quello 'cattivo') e una diminuzione del colesterolo HDL (High density Lipoprotein quello 'buono'). Basse assunzioni di rame influenzano negativamente il corretto metabolismo del glucosio e la pressione sanguigna.

8) Il rame è necessario anche durante la gravidanza. Il feto dipende completamente dalla madre per il suo fabbisogno di rame. Il feto accumula rame alla velocità di 0,05 mg/giorno (soprattutto nell'ultimo trimestre) e alla nascita ha mediamente 15 mg di rame, di cui più della metà immagazzinata nel fegato. Queste riserve sono importanti nella primissima infanzia, quando l'assunzione di rame è relativamente bassa. Gran parte del restante rame si trova nel cervello. Per i neonati, il rame si trova nel latte materno. La concentrazione media di rame nel latte materno è 0,32 mg/litro; sebbene questa concentrazione sia più bassa rispetto al latte artificiale, il rame del latte materno viene assorbito meglio essendo maggiormente biodisponibile. A dimostrazione dell'importanza del rame, il latte artificiale per i neonati prematuri arriva a contenere fino a 1-2 mg/litro: questo è necessario poiché hanno avuto meno tempo per accumulare rame durante la gestazione.

AVVELENAMENTO DA PLATINO

Il platino è un composto metallico puro che si presenta simile all'argento, è duttile, malleabile e resistente alla corrosione. Come gli altri metalli della sua famiglia, possiede notevoli capacità catalitiche (una miscela di idrogeno e ossigeno gassosi in presenza di platino esplode). La sua resistenza alla corrosione e all'ossidazione lo rende adatto per produzioni di gioielleria. Altri suoi tratti distintivi sono la resistenza alla corrosione chimica, buone proprietà reologiche alle alte temperature e proprietà elettriche stabili. Tutte queste proprietà sono state sfruttate per applicazioni industriali. Il platino non si ossida all'aria nemmeno ad alta temperatura, può però venire corroso dai cianuri, dagli alogeni, dallo zolfo e dagli alcali caustici. Il platino in natura è una miscela di cinque isotopi stabili e di uno radioattivo, 190Pt, la cui emivita è lunghissima, circa 650 miliardi di anni.
Il platino metallico non è generalmente causa di problemi, data la sua inerzia chimica. I suoi composti sono tuttavia da considerarsi altamente tossici. Agisce a livello del DNA legando i filamenti e impedendo la replicazione cellulare; difatti è usato come agente antineoplastico ma è comunque tossico. Tutti i metalli dello stesso gruppo hanno effetti analoghi.

AVVELENAMENTO DA ARSENICO

L’arsenico (il cui simbolo chimico è As) è un semimetallo che risulta molto più tossico in ogni suo stato combinato rispetto allo stato elementare. È usato in molte leghe metalliche e nella lavorazione del vetro. È un comune inquinante del carbone, pertanto le maggiori fonti di inquinamento industriale da arsenico sono le centrali elettriche a carbone e le fonderie. Essendo il carbone utilizzato molto nei cementifici è molto probabile trovarlo come inquinante dell'aria anche nelle zone di ricadute di questi impianti, insieme al nichel. Viene utilizzato anche nella produzione di pesticidi e nell'industria dei semiconduttori. Le forme chimiche che procurano intossicazione sono l'arsenico elementare e l'As-inorganico, gli arsenicali organici e l'arsina (AsH3).
I composti di arsenicali organici sono generalmente considerati poco assorbibili e il loro assorbimento è relativo alla loro idrosolubilità. Inoltre tali composti, una volta assorbiti, vengono facilmente eliminati con le feci e le urine; infatti sono soggetti a biometilazione epatica detossificante, pertanto gli arsenicali organici sono meno tossici e più facilmente escreti.

L'arsenico inorganico viene ben assorbito dall'apparato gastrointestinale e a livello polmonare generalmente oltre il 50% della dose assunta. Può passare la placenta e determinare un danno fetale, inoltre è considerato cancerogeno per: polmoni, cute, reni e fegato, soprattutto nell'intossicazione cronica, inoltre l'esposizione all'arsenico è un fattore di rischio per il tumore della pelle. I maggiori effetti tossicologici sono determinati dall'arsenico inorganico, in fattispecie:
l'arsenico pentavalente è un disaccoppiante della fosforilazione ossidativa, cioè è capace di sostituirsi al fosfato inorganico (Pi+ADP = ATP) e pertanto il processo di formazione di ATP è bloccato (As+ADP = arseniato instabile che si decompone nuovamente in ADP+As).
arsenico trivalente reagisce con i radicali sulfidrilici (R-SH) dei composti cellulari inattivando enzimi come la piruvato deidrogenasi.

I sintomi immediati di un avvelenamento acuto da arsenico prevedono la comparsa di nausea, vomito, dolori addominali, irritazione cutanea, laringite, bronchite. Dopo un'ora compaiono tutta una serie di segni e sintomi facenti parte di una sindrome da avvelenamento da arsenico:
apparato circolatorio: vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare, edema generalizzato, disidratazione, shock mortale
apparato gastroenterico: diarrea acquosa, diarrea sanguinolenta per distacco dell'epitelio enterico, conseguente a imbizione plasmatica (edema) e formazione di vescicole al di sotto della mucosa; tali vescicole tendono a rompersi e a ledere e distaccare il tessuto
reni: danno glomerulare e tubulare, proteinuria
cute: effetto vescicante
sistema nervoso periferico: neuropatia periferica sensitiva e motoria
sistema nervoso centrale: encefalopatia da danno organico, delirio, coma
midollo rosso: pancitopenia
fegato: steatosi, necrosi, cirrosi

Nella intossicazione cronica da arsenico inorganico appaiono una serie di segni e sintomi quali alito agliaceo, epatotossicità, ematotossicità, neurotossicità, debolezza muscolare, irritazione cutanea (sulla cute possono evidenziarsi segni di vasodilatazione e di pallore per anemia dando luogo all'aspetto caratteristico "latte e rose" della pelle), strie biancastre ungueali, ipercheratosi palmare e plantare.

Nella intossicazione cronica da arsenico organico è molto rara e si tratta di una neurotossicità in cui si verifica un danno organico per inibizione degli enzimi sulfidrilici soprattutto a livello della sostanza bianca e grigia.
Nella rara intossicazione da arsina, dovuta ad assorbimento per via inalatoria, gli effetti sono: crisi emolitiche; l'arsina si combina con l'emoglobina in un composto emolitico (anemia +++). Quindi segue una elevata emoglobinuria con urine scure, ittero, astenia e cefalea. In più si determina: danno tubulare progressivo, insufficienza renale acuta.

La terapia da intossicazione prevede lavanda gastrica, exanguinotrasfusione ed emodialisi, i chelanti come il dimercaprolo o la penicillamina sono poco efficienti.

AVVELENAMENTO DA CADMIO

Il cadmio, utilizzato in molte industrie metallurgiche, è dotato di grave tossicità anche perché, avendo un lungo periodo di dimezzamento, si concentra nell'apparato digerente, nei reni, nei muscoli e nelle ossa dando luogo ad una sintomatologia molto pleomorfa nei soggetti cronicamente esposti a questo metallo nell' ambiente di lavoro. Smaltito nell'ambiente dalle industrie che ne eseguono la lavorazione (il cadmio è anche un prodotto di scarto nella lavorazione dello zinco e del
tungsteno ai quali si trova associato), esso viene concentrato dai vegetali di cui una parte è utilizzata per 1'alimentazione, con conseguente sua penetrazione nell' organismo. Una grave intossicazione cronica per via alimentare colpì, in forma epidemica, in Cina gli abitanti di villaggi situati in prossimità di una fabbrica adibita alla lavorazione di minerali contenenti cadmio, che scaricava i prodotti di scarto in un fiume, le cui acque venivano utilizzate per l'irrigazione dei campi. Altri casi di avvelenamento cronico da ingestione hanno interessato gli operai addetti alla lavorazione di questo metallo ed occasionalmente soggetti che hanno ingerito per lungo tempo l2.evande contenute in lattine saldate con cadmio. Sembra interessante notare che un' apprezzabile quantità di cadmio, presente come contaminante nelle foglie di tabacco, penetra costantemente per inalazione nell' organismo dei fumatori.
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Frutta in abbondanza per difendersi dal caldo e... abbronzarsi!

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Carote, spinaci e albicocche salgono sul podio degli abbronzanti naturali in grado di "catturare" i raggi del sole e garantire una tintarella della salute che rende "belli dentro e fuori". è la Coldiretti a stilare la speciale classifica del cibo che abbronza nell'ambito di "BIO sotto casa" dove sono scesi in campo contro i colpi di calore anche gli assaggiatori della frutta, a Roma all'Auditorium Parco della Musica per un weekend dedicato ai temi dell'agricoltura biologica con la presenza di quasi cento produttori di Campagna Amica grazie all'iniziativa promossa da Aiab, Amab e Coldiretti con il contributo dell'Unione Europea e dell'Italia - Ministero delle Politiche Alimentari e Forestali.

Anche chi è ancora costretto a rimanere in città può difendersi dal caldo e prepararsi la tintarella estiva con una dieta adeguata che si fonda sul consumo di cibi ricchi in Vitamina A che - sottolinea la Coldiretti - favorisce la produzione nell'epidermide del pigmento melanina per donare il classico colore ambrato alla pelle. Con il grande caldo, consumare carote, insalate, cicoria, lattughe, meloni, peperoni, pomodori, albicocche, fragole o ciliegie serve a difendersi dai colpi di calore, ma anche - sottolinea la Coldiretti - a preparare l'abbronzatura estiva. Il primo posto è conquistato indiscutibilmente dalle carote che contengono ben 1200 microgrammi di Vitamina A o quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile. Al posto d'onore - continua la Coldiretti - salgono gli spinaci che ne hanno circa la metà, a pari merito con il radicchio mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliege che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.Con l'arrivo del caldo estivo è importante consumare frutta e verdura fresca, fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l'organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell'esposizione solare.

 Antiossidanti "naturali" sono infatti le vitamine A, C ed E che - sottolinea la Coldiretti - sono contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca. Questi vegetali - conclude la Coldiretti - sono dunque alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, mantengono in efficienza l'apparato intestinale con il loro apporto di fibre e si oppongono all'azione dei radicali liberi prodotti nell'organismo dall'esposizione al sole, nel modo più naturale ed appetitoso possibile. Per consentire a tutti di poter acquistare frutta e verdura italiana al giusto prezzo la Coldiretti ha aperto in tutta Italia quasi 600 mercati di Campagna amica dove è possibile acquistare direttamente dagli agricoltori, tagliando intermediazioni e speculazioni. Peraltro in vista dell'estate il Ministero della Salute ha pienamente promosso l'ortofrutta italiana con addirittura il record del 98,8 per cento dei controlli regolari, con una presenza di residui chimici al di sotto dei limiti di legge, secondo le anticipazioni dei risultati dell'ultimo rapporto ufficiale annuale del Ministero della Salute sul "Controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale" in via di definizione per essere trasmesso all'Autorità Europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Un rapporto che - conclude la Coldiretti - certifica il primato italiano nella qualità e sicurezza alimentare con una percentuale di regolarità del 98,85 per cento per la frutta, dello 98,76 per cento per le verdure, e 99,4 per cento per cereali, vino e olio. Ecco la top ten della salute: 1- Carote 1200 in microgrammi di Vitamina A o in quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile 2 - Spinaci e radicchi 500-600; 3 - Albicocche 350-500; 4- Cicorie e lattughe 220-260 ; 5 - Meloni gialli 200; 6-Sedano 200; 7- Peperoni 100-150; 8- Pomodori 50-100; 9- Pesche 100; 10 - Cocomeri e ciliegie 20-40.
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Sindrome cognitiva amnesica (MCI) nei soggetti di mezza età e diabete

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Una recente ricerca americana condotta dallo staff del dottor David Knopman della "Mayo Clinic" di Rochester, in Minnesota, ha sottolineato come il diabete mal controllato può determinare, nei soggetti di mezza età, un peggioramento delle proprie facoltà mentali e una minore flessibilità di ideazione. Il dottor Knopman ha sottolineato come l'eccesso cronico di glucosio e le possibili complicanze microvascolari potrebbero scaricare il loro effetto ledendo quelle facoltà non ancora pienamente in uso, rappresentando le cosiddette "riserve cerebrali". Una recente ricerca olandese, però, ha per fortuna confermato com questi effetti possono essere scongiurati tenendo quanto più possibile sotto controllo il livello degli zuccheri nel sangue. Questo studio fa da eco ad un ulteriore recente studio aveva sostenuto che il diabete è un importante fattore di rischio per la “sindrome cognitiva amnesica (MCI)”, un problema della memoria a medio termine. Mentre l’occasionale dimenticanza di nomi o collocazione di oggetti è segno di normale sbadataggine, la dimenticanza continua può essere segno della sindrome cognitiva amnesica, una condizione molto più grave. Si ritiene che questa sindrome rappresenti una fase transitoria tra la normale memoria e capacità di pensiero ed il suo deterioramento osservato nel morbo d’Alzheimer, afferma il Dr. Luchsinger, della Columbia University di New York. Il diabete, presente nel 24% dei soggetti arruolati nello studio è stato associato ad un aumento del rischio di sviluppare una MCI amnesica pari a 1.5 volte. Questi risultati forniscono ulteriore supporto al ruolo potenzialmente importante del diabete nello sviluppo del morbo d’Alzheimer.

Fonti. Agi.it e Progettodiabete.org
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31 maggio, 2010

Allarme fumo per le donne: se ne parla al "World No Tobacco Day 2010"

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L'abitudine al fumo non ha piu' sesso; il divario tra uomini e donne, un tempo ben definito, e' sempre piu' ridotto. Addirittura, se la percentuale dei fumatori e' in calo, le donne sono piu' restie ad abbandonare le sigarette e proprio per questo motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' punta sulle fumatrici per celebrare la World No-Tobacco Day che si celebra nella giornata di oggi.

Le donne costituiscono circa il 20% di oltre un miliardo di fumatori nel mondo, una cifra tuttavia destinata ad aumentare. In Italia le fumatrici sfiorano i 5,2 milioni (19,7%); gli uomini 5,9 milioni (23,9%). "E' la prima volta che i due sessi fumano quasi allo stesso modo e purtroppo non e' un bel risultato", ha dichiarato Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanita' inaugurando presso l'ISS il XII Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale, occasione per presentare i risultati del Rapporto sul fumo in Italia 2010, realizzato da dall'Osservatorio Fumo Alcol e Droghe dell'ISS.

"Particolarmente preoccupante poi, e' la crescente incidenza del consumo di tabacco tra le ragazze: il nuovo rapporto dell'OMS 'Donne e Salute' prova infatti che la pubblicita' del tabacco e' sempre piu' indirizzata alle giovani donne e i dati provenienti da 151 paesi mostrano che circa il 7% delle ragazze adolescenti fuma sigarette rispetto al 12% dei ragazzini, - continua Garaci - ma che in alcuni Paesi il numero e' quasi pari". "Le donne che fumano si ammalano e muoiono di tumore del polmone e altre malattie legate al fumo come gli uomini - afferma Carlo La Vecchia, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano - In termini di rischio assoluto vi e' identita' tra i due sessi.

Per evitare in Italia un'epidemia di malattie legate al fumo analoga a quella osservata negli Stati Uniti e in altri paesi nordeuropei, e' prioritario che le generazioni di italiane che hanno oggi tra i 40 e i 60 anni smettono di fumare - raccomanda l'esperto - E' infatti tra queste generazioni di donne, nate tra il 1950 e il 1970, che il fumo si e' diffuso e nelle stesse generazioni cominciano ora a diffondersi le malattie e le morti associate al fumo". Chi dice addio alle 'bionde'? Le donne che sono riuscite a smettere di fumare sono 2,6 milioni (il 9,8% di ex fumatrici) contro 3,9 milioni di uomini (il 15,7%). In totale si fuma di piu' nella fascia d'eta' tra i 45 e i 64 anni e l'eta' media della prima sigaretta e' 17 anni.

FONTE: Agi.it Salute
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Anche gli astrociti giocano un ruolo importante nella genesi dell'epilessia

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Nell'epilessia la colpa non è soltanto dei neuroni: anche altre cellule del cervello hanno un ruolo importante nella genesi delle scariche tipiche di questa malattia neurologica. A rivelarlo è uno studio finanziato da Telethon e dalla Commissione europea, pubblicato sulle pagine di PloS Biology. Il lavoro è il risultato di un'intensa collaborazione tra tre diversi gruppi di ricerca afferenti all'Istituto di neuroscienze del Cnr di Padova e Pisa e all'Istituto neurologico Besta di Milano, coordinati da Giorgio Carmignoto (nella foto al centro con il suo team), Gian Michele Ratto e Marco de Curtis.

In particolare, i ricercatori hanno dimostrato come gli astrociti contribuiscano attivamente alla nascita delle scariche epilettiche. Gli astrociti non sono cellule neuronali ma gliali, sono molto numerose nel cervello dei mammiferi, e oggi sappiamo come esse dialoghino continuamente con i neuroni.

Per chi studia l'epilessia, chiarire i meccanismi biologici, tuttora ben poco conosciuti, che portano allo scatenarsi delle crisi epilettiche è fondamentale per poter sviluppare un approccio terapeutico. L'epilessia è infatti una patologia cerebrale che può avere basi genetiche oppure essere la conseguenza di malformazioni del cervello, traumi, infezioni, ictus o tumori.
Altre volte la causa è addirittura sconosciuta.

Qualsiasi sia l'origine, la manifestazione tipica della patologia epilettica è rappresentata sempre da crisi convulsive, più o meno frequenti, che se non opportunamente trattate possono mettere a rischio la sopravvivenza del paziente. Queste crisi sono la conseguenza di un'anomalia nell'attività elettrica dei neuroni, che raggiungono una sorta di ipereccitazione diffusa ed esageratamente sincrona.

Ad oggi non esiste una cura risolutiva: l'unico trattamento disponibile è a base di farmaci capaci di arrestare le convulsioni, ma non di eliminare i meccanismi anomali che sono la causa dell'equilibrio alterato del tessuto nervoso. Inoltre, questi farmaci sono inefficaci in circa un terzo dei pazienti che tendono a sviluppare un'epilessia cronica, spesso accompagnata da gravi problemi neurologici e relazionali.

Lo studio pubblicato su PloS Biology dimostra come l'interazione tra neuroni e astrociti sia uno dei meccanismi che contribuisce alla generazione delle scariche epilettiche. Ritenuti in passato dei semplici "aiutanti" dei neuroni, gli astrociti si sono rivelati nel corso del tempo cellule che esercitano nel cervello un ruolo decisamente più attivo. Questo vale evidentemente anche per la genesi delle crisi epilettiche: monitorando in laboratorio l'attività di neuroni e astrociti, in diversi modelli sperimentali, Carmignoto e colleghi hanno infatti scoperto che nella zona di generazione delle scariche epilettiche gli astrociti sono in grado di amplificare nei neuroni circostanti lo stato di ipereccitabilità, che può poi tradursi nella scarica epilettica. A riprova di questo, i ricercatori hanno constatato che inibendo l'attività degli astrociti si riducono le scariche epilettiche, e viceversa.

Questo studio rappresenta dunque un significativo passo in avanti nella comprensione dei meccanismi cellulari alla base della patologia epilettica e potrebbe aiutare a delineare una nuova strategia terapeutica per l'epilessia che abbia nell'attività degli astrociti il bersaglio principale. Gli astrociti, queste piccole cellule un tempo considerate poco rilevanti per il buon funzionamento del cervello, continuano dunque a sorprenderci.


Fonte: Molecularlab.it
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